mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Venezuela, l’Italia si esclude dall’Europa

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Isolati in Europa. Forse per una propria decisione autolesionistica, per incapacità oppure per marcare ancora di più la propria natura sovranista che deve mettere in discussione tutto ciò che viene discusso a livello europeo. Fatto sta che l’Italia è stato stato l’unico Peasi dei 28 a bloccare una proposta di compromesso Ue sul Venezuela, avanzata dalla ministra degli Esteri svedese Margot Wallstrom, con cui si accettava il ruolo di Juan Guaidò come presidente ad interim fino a nuove elezioni.

La discussione è avvenuta alla riunione dei capi delle diplomazie Ue a Bucarest. Non si sarebbe trattato di un riconoscimento formale di Guaidò, ma implicito.

“Maduro ha perso il controllo del paese e la popolazione sta soffrendo. Ci sono 70 giovani assassinati in una settimana dal faes, le forze speciali di polizia, e 700 persone in carcere, 80 minorenni addirittura bambini”. È la denuncia di Juan Guaidó, il presidente dell’Assemblea nazionale autoproclamatosi in Venezuela capo dell’esecutivo, che in un’intervista al Tg2, se la prende con il nostro paese.

“Evidentemente – continua – c’è una scarsa conoscenza di ciò che sta accadendo. Invito il sottosegretario agli esteri a informarsi, un’altra Libia qui non è possibile”, afferma ancora Guaidò, rispondendo ad una domanda sulle parole di Manlio Di Stefano che, annunciando la contrarietà dell’Italia a riconoscerlo come leader venezuelano, ha invitato ad evitare “lo stesso errore fatto in Libia”. “Invitiamo l’Italia a fare la la cosa corretta perché i giorni qui si contano in vite che si perdono”, ha detto Guaidò sottolineando l’importanza del riconoscimento da parte dell’europarlamento.

“Visto che siamo già stati scottati dalle ingerenze in altri Stati non vogliamo arrivare al punto di riconoscere soggetti che non sono stati votati. Per questo non riconosciamo neppure Maduro e per questo l’Italia continua a perseguire la via diplomatica e di mediazione con tutti gli Stati per arrivare ad un processo che porti a nuove elezioni ma senza ultimatum e senza riconoscere soggetti che non sono stati eletti”, fa sapere il vicepremier Luigi Di Maio parlando in Aula alla Camera della situazione venezuelana e confermando le preoccupazioni del M5s di favorire la guerra civile. “Il cambiamento lo decidono i venezuelani: dobbiamo creare i presupposti per favorire nuove elezioni”, ha aggiunto il vicepremier.

Di Maio così smetisce ancora una volta il ruolo del ministro degli esteri Moavero Milanesi, voluto nel governo come figura di garanzia dal Presidente Mattarella. Non è la prima volta che la polica estera non passa per la Farnesina ma viene dettata direttamente alternativamente dai due vicepremier. Infatti quello che il ministro degli Esteri contratta con i suoi omologhi, ieri riuniti a Bucarest, o quello che il capo del governo Conte contratta con la Mogherini, dunque con la Commissione della Ue, viene sistematicamente messo in discussione, o smentito, dal livello politico della maggioranza.

La frattura del governo italiano è arrivata ore dopo che il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione a favore del riconoscimento di Guaidó, invitando Bruxelles e gli Stati membri a fare lo stesso. Lo avevano già fatto gli Stati Uniti e vari Paesi dell’America latina, mentre altre nazioni tra cui Francia, Regno Unito, Germania e Spagna hanno dato un ultimatum al presidente Nicolas Maduro, la cui rielezione considerano illegittima: se entro il fine settimana non avrà indetto nuove elezioni, riconosceranno l’oppositore.

All’Eurocamera, malumori sono derivati dalle posizioni assunte nel voto, cui ha dato voce il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani: “Ho appena annunciato a Juan Guaidó che il Parlamento lo riconosce come presidente ad interim del Venezuela. Spiace che Movimento 5 Stelle Europa, Lega e molti del Pd si siano astenuti, senza schierarsi contro la dittatura di Nicolas Maduro”.

Guaidó ha contestato i membri italiani dell’Europarlamento che “non hanno sostenuto la risoluzione del Parlamento. Denota un po’ di scarsa conoscenza di quello che succede da noi. L’Italia può fare molto per il mio Paese. La vostra è una comunità ricca in cultura e talento che ha portato molti investimenti e sviluppo in Venezuela e spero che continui a farlo”.

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