mercoledì, 30 Settembre, 2020

Sulla decriminalizzazione delle sostanze stupefacenti. Parte 10

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Le istituzioni di livello federale, Guardia Costiera e Servizi di Dogana sono consapevoli degli effetti irrisori dell’attività di contrasto tesi solo al contenimento dell’importazione illegale trascurando tutto quello che precede e ne consegue.

Dal 1981 al 1987 le spese federali per reprimere il fenomeno criminoso aumentano da uno a tre miliardi di dollari che, devono essere suddivise tra i vari attori dell’azione di controllo delle frontiere: DEA, FBI, US Marshalls, Guardia Costiera … eccetera.

Nel 1987 la spesa complessiva del sistema penitenziario, calcolando le spese locali e federali, ammonta a 10 miliardi; i reclusi per reati connessi alla droga, escludendo coloro che hanno posto in essere reati al fine di acquistarla, sono 750.000 l’anno di cui i tre quarti riconducibili al solo possesso di cannabinoidi.

Nel 1986, su 30 milioni di consumatori, le forze dell’ordine hanno agito reprimendo solo il 2% del totale. Queste stime esulano dal calcolo del tempo impiegato dai magistrati, pubblici ministeri e forze dell’ordine per istruire i processi contro gli indagati. Non si tiene conto degli investimenti posti in essere per sostenere il sistema penitenziario nel suo complesso e, gli eventuali percorsi di reinserimento e riabilitazione. 

Il 1986 è un anno importante, si palesa in modo netto e lampante il rapporto tra la geopolitica Usa e proibizionismo. Sotto la minaccia dell’aumento dei dazi doganali alle importazioni con l’abolizione del General Agreement of Tariff and Trade, gli americani creano un sistema di certificazione che agevola, spesso e volentieri, paesi conniventi col narcotraffico. Nell’ottobre dello stesso anno viene imposta la politica di cooperazione forzata che, come lamentano i governi latino-americani dell’epoca, obbedisce a criteri discrezionali e unilateralmente imposti da Washington. Come ha sostenuto Francois-Xavier Dudouet, storico francese, gli Stati Uniti portano avanti una strategia che “si basa sia sull’occupazione ideologica dello spazio che, sull’occupazione di tipo economico e militare”.

Sono trascorsi più di 40 anni dall’inizio della “guerra alla droga” e l’azione geopolitica di contrasto al narcotraffico risulta ancora assolutamente inadeguata.

I giovani socialisti sono stanchi del degrado socio economico generato dallo spaccio illegale e della inefficiente militarizzazione dei quartieri. Noi giovani pensiamo che la risposta al problema dello spaccio illegale sia il “Monopolio di Stato” sulle droghe. Lo stesso potrebbe,infatti, garantire il controllo sulla produzione, la commercializzazione e la qualità delle sostanze introdotte nel mercato. Sebbene sospinti da buone intenzioni, non sappiamo se la via da percorrere sia quella giusta. E’ per questo motivo che ti chiediamo di rispondere alle nostre brevi domande https://forms.gle/zYVPeP4kNpgsT4W87

 

 

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta

Parte quinta

Parte  sesta
Parte settima

Parte ottava

Parte nona

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