giovedì, 3 Dicembre, 2020

Sulla decriminalizzazione delle sostanze stupefacenti. Parte 3

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Il percorso pensato e razionale si propone di guidare ogni lettore, anche il più reticente, all’interno di un percorso sociologico, logico e giuridico che permetta di individuare la necessità del nuovo approccio metodologico di contrasto al narcotraffico internazionale.

Insieme, nella dissertazione della rubrica, ripercorreremo brevemente la storia del proibizionismo quale espressione dell’etica puritana occidentale; si passa poi ad una doverosa seppur non profonda analisi della realtà economica delle narco-imprese che, nonostante la repressione esercitata, operano sul mercato come odierne multinazionali. La loro struttura composita di organico “aziendale”, le connivenze esterne, la situazione sociale portano ad un rapido avvicendamento di “operatori e vertici” per cui il risultato è quello di una azienda veloce ed efficace dura da affrontare e sconfiggere.

In questo scenario il puritanesimo intellettuale che sottende la politica di contrasto nazionale, viene messo in discussione dal manifesto questionante di Ethan Adam Nadelmann, teorizzatore della legalizzazione negli Usa. Il saggio mette in luce gli effetti criminogeni scaturenti dalla pratica del proibizionismo, per cui non sarà possibile negare come proprio questa politica consenta il proliferare della criminalità organizzata.

La regolamentazione risulta costituire, dati alla mano, la forma di contrasto maggiormente incisiva; legalizzare il mercato nero gestito dalle organizzazioni criminali garantirebbe, per lo Stato Italiano, un vantaggio fiscale stimato in 10 miliardi con prospettive di crescita del PIL pari al + 2,3%8.

In seconda battuta illustreremo le odierne istanze e situazioni internazionali in tema di contrasto al narcotraffico, e come il nuovo percorso indicato dalle molteplici agenzie delle Nazioni Unite indirizzi verso approcci socio-giuridici innovativi.

La ricerca comparativa ripropone le diverse realtà legislative extra-nazionali che, attraverso virtuosi approcci antropologici, preservano la salute del cittadino dimostrandosi maggiormente adeguate nel contrastare il narcotraffico. Si desidera dimostrare, alla luce di realtà certe, che una adeguata politica di regolamentazione è in grado di migliorare la qualità della vita di gran parte della comunità.

Le esperienze esterne in tema di legalizzazione delle droghe “leggere” e di somministrazione controllata di droghe “pesanti”, potrebbero suscitare un ripensamento delle politiche nazionali prescindendo finalmente da preconcetti giudizi di valore.

Da ultimo si darà conto della realtà Italiana, del dibattito politico che aspira a reprimere attivamente le “emergenze rappresentate dalla criminalità di tipo mafioso” ( Relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia sul periodo luglio 2013 – giugno 2014), e della realtà giuridica; quest’ultima, di matrice proibizionista, soffre l’indecisione politica ed il decisionismo degli organi giurisdizionali.

Attraverso la metodologia empirica della ricerca sociologica si è rilevato, su un campione anonimo, il grado di consapevolezza riguardo gli effetti indiretti legati al mondo del commercio illegale delle droghe e, la percezione sulla necessaria valutazione di politiche alternative al proibizionismo. L’intervista online da me strutturata, di matrice quantitativa, renderà lampanti le istanze espresse dall’odierno campione di intervistati. Cittadini consapevoli che aspirano a salvaguardare l’integrità dello Stato, delle Istituzioni e della società nel suo complesso.

La ricerca sul campo ha rivelato una “sensibilità dell’opinione pubblica” contrastante con l’attuale spiraglio politico della depenalizzazione. 

Questi dati concordano con i fatti apportati a sostegno dell’approccio legislativamente consapevole che, pur mantenendo la differenza di genere tra droghe, afferma l’esigenza di superare l’immanenza del testo normativo.

I giovani socialisti sono stanchi del degrado socio economico generato dallo spaccio illegale e della inefficiente militarizzazione dei quartieri. Noi giovani pensiamo che la risposta al problema dello spaccio illegale sia il “Monopolio di Stato” sulle droghe. Lo stesso potrebbe,infatti, garantire il controllo sulla produzione, la commercializzazione e la qualità delle sostanze introdotte nel mercato. Sebbene sospinti da buone intenzioni, non sappiamo se la via da percorrere sia quella giusta. E’ per questo motivo che ti chiediamo di rispondere alle nostre brevi domande https://forms.gle/zYVPeP4kNpgsT4W87

 

Parte prima

Parte seconda

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