venerdì, 26 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Sulla decriminalizzazione delle sostanze stupefacenti. Parte 8

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Come gli altri paesi dell’Unione Europea e del mondo, l’Italia, non è in grado di porre in essere indagini statistiche dirette alla stima oggettiva e veritiera del valore degli aggregati economici associati alla commercializzazione delle sostanze stupefacenti.

I dati utilizzati quali parametri di riferimento nelle medie statistiche sono dedotti dalle principali agenzie internazionali: European Monitoring Center forDrug and Drug Addiction (EMCDDA) e United Nations Organization on Drug and Crime (UNODC).

Queste organizzazioni internazionali monitorano il mercato della droga non il supporto delle rilevazioni statistiche effettuate dalle istituzioni nazionali.

Questo variegato aggregato di informazioni, provenienti da enti pubblici e organizzazioni private, stentano a rilevare la diretta entità delle attività illecite.

L’Ufficio Statistico dell’Unione Europea (Eurostat), coerentemente alla reale situazione del reperimento dei dati, considera, quali indicatori di riferimento nel calcolo del mercato nero delle droghe, la domanda, le informazioni relative agli utilizzatori finali e, i loro comportamenti di consumo per tipologia di sostanza.Nella metodologia di misurazione dei dati, l’Eurostat, ha raccomandato l’applicazione del “criterio di prudenza”; risulta perciò improbabile stabilire stime veridiche dei bilanci economici delle imprese clandestine che operano nel mercato delle sostanze stupefacenti.

A livello globale non sussiste una coerenza metodologica univoca della comunità internazionale tesa alla rilevazione diretta delle coltivazioni, delle attività di trasformazione, dei consumi e degli investimenti attuati dai cartelli criminali; altra difficoltà valutativa si riscontra nel “pregiudizio funzionale”, sono gli apparati repressivi ad essere preposti alla raccolta delle informazioni oggi disponibili. In ambito nazionale si evince, nella parzialità dei dati raccolti, che il nostro paese risulta “prevalentemente importatore di stupefacenti, con una significativa quota di commercializzazione interna e una modesta attività di esportazione di cocaina e di eroina”. Già da tempo è noto, nel territorio nazionale, il fenomeno della criminalità organizzata e la virulenza ad essa collegata. Il mancato tempestivo intervento da parte dello Stato ha reso dubbia l’attendibilità di talune istituzioni politiche che esitano, ancora oggi, ad intervenire in maniera efficace ed efficiente. La politica proibizionista perseguita delle istituzioni nazionali non è riuscita a diminuire le importazioni di hashish e marijuana (tabella 1); si è già sottolineato come il dato comparativo dei risultati ottenuti, costituito dal numero dei sequestri effettuati nell’anno precedente, non tiene conto di veritiere stime del mercato nero. Il decremento delle operazioni di sequestro è anche attribuibile al “susseguirsi degli interventi sulla disciplina normativa in materia di sostanze stupefacenti e, nelle modifiche operate sul quadro sanzionatorio penale e amministrativo che presidia l’attività di repressione delle Forze dell’Ordine”. A causa delle molteplici carenze normative e, nell’assenza di una univoca materia legislativa, le narco-imprese nazionali hanno potuto aumentare i loro profitti.

Questi dati fanno riferimento ad un flusso “registrato” pari a 113.157,29 Kg di hashish e 33.440,86 Kg di marijuana come dimostra la tabella riportata.

Altre metodologie estimative, parimenti approssimative e variabili, sono “rilevate” attraverso l’uso di approcci metodologici che pretendono, con un calcolo forfettario, di inerire la quantità dei raccolti. 

Altra difficoltà empirica sussiste nella rilevazione dei dati indiretti, l’esempio più rilevante si riferisce al calcolo del tasso di mortalità inerente al “presunto (ab)uso di sostanze stupefacenti SARM (Substance Abuse Related Mortality), in riferimento a quest’ultimo, l’UNDCP24, ha affermato che “non esiste un chiaro e unanime consenso su che tipo di morte bisognerebbe includere in una definizione di SARM”.

Sebbene non manchino le analisi di esperti seriamente impegnati ad inferire sulle informazioni attinenti il giro d’affari del mercato illecito del traffico delle sostanze stupefacenti, quest’ultimo rappresenta ugualmente una grande incognita.

Solo disciplinando in maniera condivisa dei parametri certi, sarebbe possibile arrivare a dati reali sulla produzione; ma giungere ad un reperimento di dati plausibili, al fine di consentire una conoscenza dell’effettiva dimensione del volume d’affari del mercato nero, è oggi poco probabile e in definitiva, antieconomico.

I giovani socialisti sono stanchi del degrado socio economico generato dallo spaccio illegale e della inefficiente militarizzazione dei quartieri. Noi giovani pensiamo che la risposta al problema dello spaccio illegale sia il “Monopolio di Stato” sulle droghe. Lo stesso potrebbe,infatti, garantire il controllo sulla produzione, la commercializzazione e la qualità delle sostanze introdotte nel mercato. Sebbene sospinti da buone intenzioni, non sappiamo se la via da percorrere sia quella giusta. E’ per questo motivo che ti chiediamo di rispondere alle nostre brevi domande https://forms.gle/zYVPeP4kNpgsT4W87

 

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Parte terza

Parte quarta

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Riguardo l'Autore

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Polemico, pronto alla sfida e disponibile a mettere in discussione la propria idea. Antonio Musmeci Catania è dottore in Giurisprudenza, indirizzo comparato europeo e transnazionale, presso l'Università degli Studi di Trento. Si laurea nel 2016 con la tesi di ricerca in sociologia del diritto dal titolo: "Decriminalizzazione di alcune attività criminali: La regolamentazione delle sostanze stupefacenti – Nuova politica di contrasto alla macro e micro criminalità organizzata". Ad oggi collabora con il mensile Mondoperaio e con l'Allora! Il giornalino degli italiani in Australia. Dopo una breve esperienza in qualità di sottufficiale della marina mercantile italiana riprende gli studi grazie alla borsa di studio per merito della Fondazione Roma Terzo Pilastro Internazionale e nel 2019 si diploma al master di II livello Lumsa in “Esperti in politica e relazioni internazionali” con la tesi di ricerca in storia del pensiero politico dal titolo: "La democrazia governante, Craxi e la grande riforma - Le resistenze partitiche alla necessità di cambiamento". A seguito dello stage presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Pubblica Amministrazione - ufficio per le attività internazionali-, decide di approfondire le tematiche relative al made in Italy attraverso il master in Global Marketing, Comunicazione & Made in Italy realizzato dal Centro Studi Comunicare l'Impresa in collaborazione con la Fondazione Italia Usa. Ad oggi lavora, studia e continua a scrivere per voi!

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