mercoledì, 30 Settembre, 2020

Svezia appiattisce curva endemica senza lockdown

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La scelta coraggiosa e controcorrente della Svezia è una rivelazione. A metà luglio, mentre i preoccupanti dati sui decessi rendevano sempre più rumoroso il coro di critiche contro la risposta alla pandemia, il primo ministro svedese, Stefan Lovfen, non ha ceduto di un millimetro. La scelta di Stoccolma è stata senza nessun lockdown per non distruggere l’economia, forse con la speranza di raggiungere l’immunità di gregge.
Il 16 luglio la nazione scandinava stava registrando un numero di morti pro capite superiore a quello degli Stati Uniti.
Il premier svedese ha dichiarato al quotidiano Aftonbladet: “La strategia è quella giusta, ne sono assolutamente convinto”.
Due settimane dopo, i dati dicono che la Svezia è riuscita ad appiattire la curva epidemica senza nessun lockdown. La media settimanale dei nuovi casi è scesa a 200 alla fine del mese scorso, a fronte dei circa 1.140 di metà giugno. E il numero quotidiano di decessi legati al coronavirus è da due settimane a due cifre, dopo aver toccato un massimo di 115 a metà aprile. L’epidemia sembra quindi essere sotto controllo. Alcuni critici ritengono che il prezzo, in termini di vite umane, sia stato troppo alto ma non ci elementi per stabilire se con il lockdown fossero stati minori. Il governo sperava segretamente di raggiungere l’obiettivo di immunizzare la popolazione lasciando circolare il Covid.
Agli osservatori locali viene naturale fare il confronto dei dati Worldometers con i vicini nordici: 567 morti per milione di persone possono apparire molti se paragonati con i 106 della Danimarca, i 59 della Finlandia o i 47 della Norvegia. Il quadro cambia se la comparazione è con i 581 morti per milione di abitanti dell’Italia o i 680 della Gran Bretagna, dove la curva epidemica stenta ad appiattirsi.
Anders Tegnell, epidemiologo capo dell’Agenzia della Sanità Pubblica di Stoccolma non ha dubbi: “La via svedese funziona”. Di avviso diverso i venticinque accademici svedesi che, in un editoriale pubblicato da Usa Today, scrivono che l’approccio del governo ha avuto come effetti “morte, tormento e sofferenza”. Rincarando la dose hanno scritto: “Abbiamo dato al mondo un esempio su come non affrontare una malattia contagiosa mortale”.
Niente lockdown, niente mascherine, e chiusura, in un primo momento, solo per scuole superiori e università. Agli svedesi è stato chiesto solo di astenersi dai viaggi non essenziali e lavorare da casa quando possibile. Negozi e ristoranti hanno dovuto ridurre il numero di persone che potevano entrare ma non hanno mai chiuso. Gli assembramenti sono stati vietati, sì, ma solo oltre le 50 persone. Agli ultrasettantenni è stato suggerito di non uscire ma è stato lasciato tutto al loro buonsenso, senza la minaccia di sanzioni.
Maria Furberg, infettivologa dell’Università di Umea, al sito specializzato MedPageToday, ha dichiarato: “Gli svedesi, in generale, hanno cambiato il loro comportamento durante la pandemia e la pratica del distanziamento sociale è stata molto diffusa. Da marzo a inizio giugno tutti i negozi erano pressoché vuoti, la gente aveva smesso di cenare con gli amici e le famiglie avevano interrotto i contatti persino con i parenti più stretti. Un lockdown non avrebbe potuto essere più efficace. Lavarsi le mani, usare il più possibile i disinfettanti e stare a casa al primo segnale di freddo è diventato la normalità molto presto”.
Secondo Mozhu Ding, epidemiologo del Karolinka Institute: “L’appiattimento della curva è dovuto probabilmente a una combinazione di misure adottate da individui, aziende e effetti della vasta campagna di informazione lanciata dal governo. Anche senza un lockdown rigido e obbligatorio, molte aziende hanno consentito ai dipendenti di lavorare da casa e le università hanno offerto corsi a distanza agli studenti”.
Un altro fattore potrebbe essere stato l’arrivo della bella stagione, con la chiusura delle scuole e la possibilità di compiere escursioni nella natura. Secondo Anne Spurkland, immunologa dell’università di Oslo: “Forse la Svezia ha finalmente raggiunto un controllo maggiore della disastrosa diffusione del virus nelle case di riposo, il che può spiegare fino a un certo punto il tasso di mortalità relativamente alto”. Infatti, la metà delle 5.730 morti registrate dalla Svezia sono avvenute nei ricoveri per anziani. Spurkland  ha aggiunto: “Troppo presto per stabilire che l’approccio svedese sia stato il più saggio. Occorrerà aspettare l’autunno e vedere se si verificherà una seconda ondata in Norvegia e nelle altre nazioni vicine che hanno imposto il lockdown”.
Le cautele richieste alla popolazione sembrano far escludere, come sostengono i critici più accesi, che lo scopo del governo fosse l’immunità di gregge, ovvero quanto vagheggiato dal premier britannico Boris Johnson all’inizio dell’epidemia. Eppure dichiarazioni fatte di recente come quella di Karin Tegmark Wisell, microbiologa capo dell’Agenzia della Sanità Pubblica: “Gran parte della popolazione non è protetta perché non è infetta”. L’obiettivo sembrerebbe fallito, dal momento che la positività agli anticorpi nella popolazione svedese appare inchiodata al 10%. La questione potrebbe però essere più complessa.
Uno studio del Karolinska Institute ha infatti dimostrato che il 30% degli asintomatici o degli infetti da coronavirus con sintomi deboli risultano negativi agli anticorpi ma possiedono un’immunità legata ai linfociti T. Ding ha commentato. “È una notizia splendida dal punto di vista della sanità pubblica, le persone risultate negative al test degli anticorpi potrebbero essere comunque immuni al virus a livello cellulare”.
Uffici e fabbriche sono restati aperti, con l’invito a lavorare da casa e a non uscire in caso di malattie. Gli svedesi hanno continuato a viaggiare e a spostarsi, senza limitazioni. Insomma, la Svezia non ha ‘chiuso’ e la sua economia nel primo trimestre è stata l’unica col segno più tra quelle dei Paesi avanzati: +0,4% rispetto a un anno prima e +0,1% rispetto ai precedenti tre mesi. Il dato del secondo trimestre ancora non è uscito e per fine anno le stime, piuttosto discordanti, saranno in positivo.
Il governo svedese prevede un calo del 6% del Pil quest’anno, contro il -3,5% della Danimarca e il -4,1% della Norvegia, le altre due economie scandinave che, a differenza di Stoccolma, hanno introdotto i lockdown e ‘chiuso’ abbondantemente le loro economie. Lars Calmfors, professore emerito di economia internazionale e ricercatore presso l’Università di Stoccolma, ha affermato: “E’ possibile che la Svezia abbia fatto meglio di altri Paesi, ma è ancora troppo presto per dirlo. Abbiamo chiuso meno di altri paesi, il che potrebbe far pensare che abbiamo fatto un pò meglio finora. Ma tutto dipenderà da ciò che accadrà in autunno: abbiamo ridotto abbastanza la diffusione dell’infezione o aumenterà di nuovo? Se aumenta, la nostra economia ne risentirà”.
Più ottimista di Calmors, è il capo epidemiologo svedese, Anders Tegnell, la mente della strategia ‘soft’ del governo, secondo il quale la popolazione svedese potrebbe aver raggiunto una sorta di “immunità di gregge parziale” che la renderebbe pronta ad affrontare la seconda ondata di Coronavirus, prevista per l’autunno.
Nel corso di un’intervista rilasciata al Financial Times, Tegnell ha detto: “In autunno ci sarà la seconda ondata e la Svezia avrà un alto livello di immunità e il numero di casi sarà probabilmente piuttosto basso. La Finlandia, al contrario, dovrà forse richiudere tutto?”.
Le stime economiche sulla crescita del Pil svedese, in realtà, sono piuttosto ballerine. Capital Economics, una società di consulenza macro, ha riferito a luglio di prevedere per quest’anno una sorprendente crescita dell’1,5%, mentre per Danimarca e Norvegia stima un -3% annuale. I grandi organismi internazionali sono invece più pessimisti. L’Ocse, nel suo ultimo Outlook, colloca le previsioni di crescita del Pil per la Svezia tra -7,8% e -6,7%, a seconda della gravità di una potenziale seconda ondata. E pone la Danimarca leggermente avanti con una forchetta compresa -7,1% e -5,8%.
La Commissione europea vede leggermente meno nero e stima un -5,3% per la Svezia, contro il -8,7% dell’Eurozona e il -5,25% della Danimarca. Dati più recenti di Statistics Sweden riportano che i consumi delle famiglie sono diminuiti del 4,5% circa da inizio anno. All’inizio di aprile la Riksbank, la banca centrale svedese, aveva previsto uno scenario catastrofico per il 2020: -6,9% nel caso più ottimistico e -9,7% nel caso più nero. A luglio, però ,la banca centrale ha aggiornato la sua proiezione. Ora i due scenari proiettano un range tra -4% e -5,7% di crescita del Pil, cioè un 2020 nettamente meno brutto di quello della maggior parte degli altri paesi avanzati.
Mentre infuria la polemica tra pro e contro l’approccio soft svedese, il Financial Times nota che la maggior parte delle grandi aziende del Paese, a inizio estate, hanno registrato tutte utili migliori delle attese. Da Nokia al big delle tlc Ericsson, fino a Elettrolux, leader mondiale degli elettrodomestici, alla banca Handelsbanken, alla catena di attrezzistica Assa Abloy, tutti sono andati meglio delle attese.
Esbjorn Lundevall, capo stratega azionario della banca Seb, ha commentato al Financial Times: “Non ho mai visto una proporzione così elevata di aziende realizzare, nel secondo trimestre, profitti migliori del previsto. Quasi tutte le società lo hanno fatto”.
Sempre al Financial Times, Alrik Danielson, amministratore delegato del produttore svedese di cuscinetti a sfera Skf, un gruppo, con sede a Goeteborg, che ha tenuto aperti i suoi uffici in Svezia durante la crisi e i cui profitti operativi nel secondo trimestre sono diminuiti di quasi la metà rispetto a un anno fa, ma sono saliti di oltre un terzo rispetto alle aspettative degli analisti, ha dichiarato:  “Mantenere la società aperta, le scuole aperte, non significa che non siamo stati colpiti. Ma significa che non eravamo obbligati a non lasciare le nostre case. Ciò ha indubbiamente aiutato le aziende. Ci siamo rapidamente adattati alla nuova realtà, anche se non sappiamo come andrà avanti”. Le azioni della Skf, i cui cuscinetti a sfera sono utilizzati dalle macchine per la carta alle automobili, sono sostanzialmente piatti dall’inizio del 2020, ma sono aumentati di oltre la metà dal loro punto più basso toccato a marzo, quando è scoppiata la pandemia.
L’approccio ‘sotf’ del governo ha sicuramente fatto bene allo spirito degli svedesi che, in generale, hanno affrontato la pandemia con maggiore ottimismo e con più fiducia rispetto a chi è stato costretto a restare chiuso in casa. Tuttavia il numero dei contagi e dei morti in Svezia è stato alto, specie in rapporto alla popolazione. Attualmente i casi di coronavirus in Svezia sono sopra le 80.000 unità e i morti a quota 5.700, con punte particolarmente elevate. soprattutto tra la popolazione anziana.
Il bilancio è molto più alto di quello degli altri Paesi scandinavi. La Svezia, che ha 10 milioni abitanti, ha registrato più contagi e più morti di Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda messe insieme, che complessivamente contano 17 milioni di abitanti. In totale infatti questi 4 Paesi contano attualmente oltre 32.000 contagiati e circa 1.200 decessi.
Il proscenio globale da coronavirus sembra ormai dominato dalle opere pirandelliane: ‘A ciascuno il suo’, ‘Così è se vi pare’ e ‘Questa sera si recita a soggetto’.

 

Salvatore Rondello

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