lunedì, 18 Febbraio, 2019

Svezia, una No fly zone per
la caccia al sub misterioso

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Kanholmsfjarden, al largo di Stoccolma da dove sono partiti i messaggi di SOS

Kanholmsfjarden, al largo di Stoccolma da dove sono partiti i messaggi di SOS

Nuova puntata della “Caccia a Ottobre Rosso’, come definisce ormai più di un mezzo di informazione la ricerca spasmodica dell’unità misteriosa che venerdì scorso ha lanciato due messaggi di SOS dalla zona di Kanholmsfjarden, l’arcipelago di scogli, isole e isolotti nel Mar Baltico al largo di Stoccolma, e captato su un canale criptato riconducibile all’enclave russa sul Baltico di Kaliningrad. Da ieri le autorità di Stoccolma hanno istituito una no-fly zone attorno all’area dell’avvistamento, nel Mar Baltico, a circa 50 chilometri dalla capitale.

Ma perché molti pensano al film del 1990 diretto da John McTiernan, tratto dal romanzo La grande fuga dell’Ottobre Rosso dal romanzo di Tom Clancy? La ragione è che molti stanno pensando che possa trattarsi di un sottomarino russo in difficoltà nelle acque gelide dell’arcipelago di Stoccolma, memori di quanto avvenuto 14 anni fa anche perché il clima da spy-story da Guerra fredda, è favorito dai recenti avvenimenti tra Kiev e Mosca. Insomma il primo sospetto è che si tratti di un incidente a un sottomarino nucleare russo, un nuovo caso dopo quello del “K-141 Kursk” trasformatosi in una gigantesca tomba nucleare sul fondo del baltico con i suoi 118 marinai il 10 agosto di del 2000.

Un incidente terribile e drammatico che mise alla prova anche la credibilità dello stesso presidente Putin, che per giorni ignorò la tragedia pur di non ammettere la paternità del disastro dopo aver ignorato per 48 ore l’affondamento. Un evento drammatico anche perché si ritiene che i mezzi navali occidentali avrebbero potuto salvare l’equipaggio del K-141 se fossero stati allertati per tempo e se Mosca avesse acconsentito il tentativo di recupero.

Mosca da parte sua ha negato la presenza di suoi sommergibili e ieri ha persino suggerito la pista – subito smentita dall’Aja – di un sottomarino olandese presente nell’area. Secondo la Marina svedese potrebbe trattarsi anche di un piccolo sommergibile, difficile da intercettare, o di un mezzo subacqueo per il trasporto di sub.

K141 KurskLe smentite di Mosca, oggi come allora, non convincono e lo dimostra la decisione del governo svedese di continuare nelle ricerche e di istituire la no-fly zone sul luogo del possibile affondamento. Inoltre si ritiene possibile che si sia trattato di uno sconfinamento russo in acque territoriali svedesi, una pratica non nuova e piuttosto frequente soprattutto negli anni della Guerra Fredda quando Nato e Patto di Varsavia erano soliti mettere alla prova le capacità di segnalazione dell’avversario. Una pratica militare di importanza strategica che oggi sembra tornata in voga; i sottomarini nucleari sono in grado di viaggiare per settimane in immersione e di passare sotto i ghiacci del Polo ed erano da soli in grado di minacciare da vicino con i loro missili a testata atomica gli Usa come l’Urss.

Certo è che le tensioni si sono accentuate dopo l’ingresso di Estonia, Lettonia e Lituania nella Nato e che Mosca sta facendo di tutto per dissuadere Stoccolma dall’ingresso nell’Alleanza atlantica, un test per il nuovo governo a guida socialdemocratica di Stefan Lofven, salito alla ribalta della cronaca all’inizio del mese per il riconoscimento della Palestina.

In questo quadro non è allora un caso se, come riferisce La Stampa, si è saputo solo oggi che nel 2008 Vladimir Putin avrebbe proposto all’ex premier polacco e futuro presidente del Consiglio europeo Donald Tusk di dividersi l’Ucraina. Lo ha raccontato l’ex ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski al magazine online americano The Politico: “Voleva che partecipassimo alla spartizione dell’Ucraina” ha dichiarato nell’intervista, salvo poi correggersi parzialmente su Twitter: “Alcune mie parole sono state male interpretate”, ha sostenuto, ma senza specificare quali.

Comunque il comando militare di Tallin ha fatto sapere che la Guardia di frontiera mantiene in allerta mezzi e uomini nei pressi delle isole estoni di Saaremaa e Hiiumaa, in stretto collegamento con Svezia, Finlandia e Lettonia.

“Gli eventi che si svolgono nelle acque svedesi – ha commentato il Ministro estone degli Affari Esteri Urmas Paet in un’intervista a Postimees – fanno parte delle tensioni sulla sicurezza in Europa, con la presenza di un numero crescente di navi militari nel Mar Baltico. Il numero di violazioni dello spazio aereo è cresciuta negli ultimi anni e abbiamo anche più navi di qualsiasi tipo nel Mar Baltico, ad esempio, le navi della Marina russa vicino alle frontiere marittime di altri Paesi. La situazione è diventata molto più tesa”.

Oltre a queste, ci sono state violazioni dello spazio aereo svedese da parte di aerei militari russi, e un quasi-collisione tra un caccia russo e un aereo svedese per la sorveglianza militare il 2 ottobre scorso. Un esperto militare svedese, Tomas Ries, ha spiegato come l’aumento dell’attività militare della Russia nei pressi di Svezia possa essere una risposta di Mosca alla volontà della Svezia e della Finlandia di cooperare maggiormente con la NATO in relazione alla crisi ucraina. Ma tra le possibilità, forse la più plausibile, c’è quella di una Russia decisa a mostrare la sua supremazia militare sul Mar Baltico.

Armando Marchio

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