Lombardia, laboratorio
del neofascismo

fascisti milanoLa Lombardia è tornata ad essere da tempo laboratorio privilegiato del neofascismo. Da Varese a Pavia, da Monza a Cantù e a Como è un fiorire di iniziative e di propaganda.

Milano e i Comuni della Città metropolitana sono stati da tempo scelti dalle organizzazioni neofasciste e neonaziste come luoghi di incontro, di convegni e manifestazioni anche a livello europeo. Il fenomeno sta sempre più assumendo dimensioni che destano profonda preoccupazione in tutti noi.

Il blitz del 29 giugno 2017 a Palazzo Marino da parte di militanti di CasaPound, resisi protagonisti di saluti romani, violenze ed aggressioni, mentre era in corso la seduta del Consiglio Comunale democraticamente eletto dai cittadini, ha costituito un fatto di una gravità senza precedenti. L’assalto a Palazzo Marino e la contestazione al Sindaco Sala hanno rappresentato un salto di qualità nella sfida alle istituzioni nella città Medaglia d’oro della Resistenza.

Un blitz che aveva registrato un suo preambolo il 9 aprile 2017, quando alcuni militanti di CasaPound avevano inscenato una protesta contro l’accoglienza dei migranti durante una seduta del Consiglio Comunale di Monza. Una prova di forza che ha avuto il suo fondamento in quanto accaduto il 29 aprile 2017 al Cimitero maggiore di Milano, quando un migliaio di neofascisti sono andati a commemorare al campo X i caduti della Repubblica di Salò.

Da allora è stato un crescendo di iniziative, manifestazioni, provocazioni neonaziste e neofasciste.

Nella notte tra il 24 e il 25 settembre 2017, al Parco Nord di Milano, è stato devastato da neofascisti il Monumento al Deportato, realizzato su progetto dell’architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso, deportato a Mauthausen e dal figlio Alberico.

Nella giornata del 29 aprile, in cui ricorre l’anniversario della sanguinosa uccisione del giovane Sergio Ramelli, vittima di una aggressione squadristica del Cub di medicina di Avanguardia Operaia, e di Enrico Pedenovi, consigliere provinciale dell’Msi, assassinato dal gruppo terrorista Prima Linea, omicidi efferati, da sempre condannati dall’Anpi e dalle forze democratiche, i neofascisti inscenano a Milano manifestazioni di aperta apologia del fascismo. Il 29 aprile di quest’anno, un gruppo di circa 200 appartenenti a CasaPound, Forza Nuova e Lealtà e Azione hanno compiuto un’ignobile parata in piazzale Loreto per ricordare Mussolini e il nefasto e tragico ventennio fascista. La provocazione neofascista conclusasi con saluti romani è avvenuta proprio nel luogo dove sorge il Monumento dedicato ai Quindici Martiri, partigiani e antifascisti, prelevati dal carcere di San Vittore per ordine del capitano della Gestapo Theodor Saevecke e fucilati all’alba del 10 agosto 1944 da un plotone della Muti.

Il giorno prima, il 28 aprile 2018, due donne che, per tutelare il decoro della loro abitazione, avevano provveduto a staccare un manifesto abusivo incollato sul loro edificio, per la sfilata a ricordo di Ramelli e Pedenovi, sono state aggredite da neofascisti. Le due signore hanno dovuto ricorrere alle cure mediche e hanno sporto denuncia alla Questura di Milano. Ricordiamo, infine, la decisione del Comune di Cologno Monzese di organizzare, nei giorni immediatamente precedenti la ricorrenza del 73° anniversario della Liberazione, un campo militare tedesco che avrebbe offeso la memoria dei cittadini di Cologno Monzese che lottarono per la libertà e che furono vittime della deportazione nei lager nazisti. L’intervento dell’Anpi, che si è rivolta al Prefetto di Milano, la dottoressa Lucia Lamorgese, ha evitato questo ulteriore oltraggio.

Il 1° luglio si è verificata un’ulteriore gravissima provocazione nel quartiere di Niguarda: la distruzione della targa dedicata a Gina Galeotti Bianchi, la partigiana Lia, alla quale è intestato il giardino di via Hermada. Gina Galeotti Bianchi è stata la prima caduta dell’insurrezione a Milano contro i nazifascisti. Niguarda fu il primo quartiere ad insorgere, il 24 aprile 1945 e la partigiana Lia mentre era uscita insieme con la staffetta e amica Stellina Vecchio per portare ai partigiani l’ordine di insurrezione, venne colpita e uccisa da una raffica di mitra sparata da un camion carico di soldati tedeschi in fuga. Gina Galeotti Bianchi era incinta e aveva appena riferito a Stellina Vecchio di essere contenta perché “il nostro bambino nascerà in un paese libero”.

In questo quadro si inserisce il provocatorio evento organizzato il 6 e 7 luglio da Lealtà e Azione nella città di Abbiategrasso. La “festa del sole” ad Abbiategrasso è stata promossa dall’organizzazione neonazista e antisemita Lealtà e Azione che si ispira al generale nazista delle Waffen SS Leon Degrelle e a Corneliu Codreanu, fondatore della Guardia di ferro rumena, movimento ultranazionalista e antisemita, protagonista di spaventosi pogrom antiebraici negli anni 30 e 40.

Nonostante il tentativo di Lealtà e Azione di presentarsi sotto una veste dialogante e insospettabile, traspare la vera natura degli organizzatori. Sul manifesto di indizione vi compare l’immagine di un lupo, uno degli emblemi di Lealtà e Azione, con una rosa rossa in bocca, a ricordare lo stemma della X Mas, dove la rosa era posta tra i denti di un teschio al fine di esaltare la bella morte. Infine, immancabile, il concerto nazi rock, con band che inneggiano ai “martiri” della Repubblica di Salò, al suprematismo bianco e ai pogrom degli ebrei. Tra i gruppi che si sono esibiti i “Bullets”, autori dell’inno di Lealtà e Azione, in cui si esalta l’antisemita Corneliu Codreanu (“i valori che cerchiamo/noi li troviamo in Corneliu Zelea Codreanu”).

All’iniziativa, svoltasi in uno spazio pubblico, colpevolmente concesso a Lealtà e Azione dall’amministrazione comunale, hanno partecipato due assessori della Giunta regionale lombarda, esponenti di primo piano di Forza Italia, di Fratelli d’Italia e numerosi parlamentari della Lega.

Ciò che ci ha lasciato profondamente sbalorditi, tra le altre cose, è l’atteggiamento dell’assessore leghista alla cultura della Regione Lombardia che è intervenuto l’11 maggio scorso ad un importante convegno sull’ottantesimo anniversario della emanazione delle famigerate leggi antisemite, alla presenza di Liliana Segre, del Rabbino Capo di Milano Alfonso Arbib, del giornalista Ferruccio de Bortoli, dell’Arcivescovo di Milano, e che con grande disinvoltura e indifferenza ha voluto partecipare alla festa realizzata da una associazione neonazista e antisemita.

L’aspetto più grave e inquietante della manifestazione di Abbiategrasso è rappresentato, appunto, dallo stretto rapporto stabilitosi tra Lealtà e Azione e Lega di Salvini.

Stiamo assistendo in Lombardia, al preoccupante progetto di stabilire tutte le interlocuzioni possibili dell’estrema destra, soprattutto, con la Lega guidata da Salvini. D’altra parte non è una novità quella costituita dal collegamento di realtà neofasciste con la Lega. Lealtà e Azione ha scelto di appoggiare candidati della Lega o candidare propri militanti nel partito di Salvini, alle elezioni del 4 marzo scorso. E ora, i neofascisti lombardi vanno all’incasso “politico”.

Lo scenario che si profila per la nostra regione e a livello nazionale, dove la Lega ha un ruolo determinante nel governo, è preoccupante e inquietante. A livello nazionale i primi passi del governo salviniano fanno felici i neofascisti per i porti chiusi, il fronte anti-Ong, la proposta del censimento dei Rom. Si rivela così la vera natura del fascismo, profondamente razzista sin dalle origini. È sotto gli occhi di tutti che la questione immigrazione diventa terreno di coltura per i germi del fascismo. Ci sono persone a cui si mette in testa che le ideologie nazifasciste e razziste sconfitte dalla Resistenza italiana ed europea siano ancora oggi la risposta alle problematiche attuali, scaricando su chi fugge dalle guerre e dalla fame la responsabilità della crisi della società contemporanea. La discriminazione razziale e l’odio per lo straniero così come la purezza etnica sono risposte tragicamente già date nel secolo appena trascorso.

L’Anpi provinciale di Milano e l’Anpi nazionale hanno aderito all’appello e al presidio unitario svoltosi, con successo, ad Abbiategrasso. Oltre all’Anpi hanno aderito: la senatrice Liliana Segre, Aned, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Comunità Ebraica di Milano, Associazione Italia Israele di Milano, Forum dei Musulmani Laici, Fiap, Anppia, Aicvas, Anpc, Cgil-Cisl-Uil, Acli, Libera, Comunità di Sant’Egidio, Pd, Liberi e Uguali, Partito socialista, Rifondazione comunista, Potere al popolo.

La senatrice Liliana Segre ha rivolto una interrogazione urgente al ministro dell’Interno Salvini con la quale ha chiesto la “revoca delle autorizzazioni, così da scongiurare la realizzazione di una iniziativa di patente carattere anticostituzionale, che offende i valori di fondo della nostra Repubblica e di ogni forma di convivenza civile.” All’appello si è aggiunta una lettera di 22 sindaci, di centrosinistra, ma anche di centrodestra, del territorio sud Milano, con la richiesta di cancellare il raduno neofascista.

Il presidio antifascista ad Abbiategrasso contro la festa di Lealtà e Azione ha visto la partecipazione di oltre 400 persone, alla presenza di Carla Nespolo, presidente nazionale dell’Anpi, che è intervenuta nel corso della manifestazione.

Da registrare anche la presenza della consigliera regionale lombarda del Movimento 5stelle, Monica Forte, e di numerosi attivisti pentastellati.

L’aspetto forse più interessante e significativo dell’intera vicenda è proprio costituito dall’ampio e unitario fronte antifascista mobilitatosi contro la provocatoria iniziativa di Lealtà e Azione.

Non è più tollerabile che a 73 anni dalla Liberazione dal nazifascismo si ripetano iniziative e vengano concessi spazi pubblici a organizzazioni neofasciste come Lealtà e Azione, CasaPound e Forza Nuova.

Le leggi ci sono (la Scelba e la Mancino), ma vanno applicate. Compito dello Stato è di adoperarsi per contenere e respingere ogni tentativo, oggi purtroppo ricorrente, di esaltazione del fascismo, per far conoscere cosa è stato il fascismo durante il ventennio e negli anni della strategia della tensione. Ci dimostri questo Stato di essere finalmente quello Stato antifascista delineato dalla Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza, sciogliendo gruppi dichiaratamente nazifascisti e infliggendo a chi fa apologia di fascismo e diffonde intolleranza e razzismo esemplari condanne.

La mobilitazione unitaria contro le provocazioni neofasciste e neonaziste è fondamentale, ma non basta. Se tutto questo avviene vuol dire che qualche cosa di profondamente grave si è verificato nel nostro tessuto sociale. Il ventre molle del Paese contaminato dal razzismo e dal fascismo non è mai del tutto scomparso. Solo che nel secondo dopoguerra ci si vergognava di tirarlo fuori. Il lutto e la disperazione provocati dal nazifascismo creavano una sorta di pudore intorno a certe tendenze. Il tempo ha cancellato la memoria delle tragedie. Ed ecco ora riaffacciarsi violentemente queste pulsioni razziste e xenofobe. Ma tutto ciò ha una spiegazione ben precisa. Se il fascismo in Italia è stato sconfitto militarmente il 25 aprile 1945, non lo è stato culturalmente, idealmente e storicamente. Riteniamo, infatti, che accanto all’impegno per rinnovare profondamente lo Stato sia essenziale vincere e combattere l’indifferenza che troppe volte si registra di fronte allo svilupparsi e al rifiorire di movimenti neofascisti e razzisti. Nostro compito è quello di continuare a sviluppare una intensa controffensiva di carattere ideale, culturale e storico soprattutto nei confronti dei giovani, per ricordare le tragedie provocate dal nazifascismo nel corso del Novecento e per combattere la sempre più preoccupante deriva xenofoba, razzista e antisemita che sta investendo l’Europa e il nostro Paese.

Roberto Cenati
Presidente del Comitato provinciale Anpi di Milano
(Patriaindipendente.it)

Beni confiscati alle mafie: l’Agenzia è fondamentale

agenzia beni confiscatiIl regolamento approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri del 26 aprile scorso su proposta del Ministero dell’Interno – relativo alla disciplina sull’organizzazione e la dotazione delle risorse umane e strumentali per il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ed in attuazione della riforma del Codice Antimafia – presenta carenze procedurali e organizzative che rischiano di mettere l’Agenzia nelle condizioni di non poter esercitare in pieno le funzioni istituzionali di restituzione alla collettività dei patrimoni sottratti alle mafie e ai corrotti. Seppur la legge 17 ottobre 2017, n. 161 abbia introdotto un potenziamento della struttura con l’ampliamento della dotazione organica di personale (da 30 a 200 unità), non si può non ribadire che si sarebbero potute fare scelte più incisive, prevedendo una procedura diversa dalla mobilità, ad es. tramite concorsi di selezione pubblica di professionalità con competenze interdisciplinari. Non ci sono, altresì, certezze dei tempi per portare a regime l’organico nonostante l’urgenza di rendere l’Agenzia pienamente operativa. Non si può non evidenziare che i compiti dell’Agenzia hanno una forte valenza territoriale vista la collaborazione con le Prefetture, le Amministrazioni locali, gli Uffici giudiziari, i coadiutori e le diverse rappresentanze sociali per rendere efficace e veloce il percorso di riutilizzo dei beni e delle aziende sequestrate e confiscate. I nuclei di supporto delle Prefetture ed i tavoli provinciali sulle aziende sequestrate e confiscate di recente introduzione richiedono, pertanto, un presidio dell’Agenzia costante ed efficiente. Non si può quindi procedere con una visione meramente burocratica senza considerare l’esperienza concreta maturata e le buone pratiche amministrative e sociali attivate dal 1996 ad oggi. Le organizzazioni e le associazioni firmatarie del presente Appello esprimono una forte preoccupazione sul metodo sinora adottato e chiedono, quindi, che il confronto con le organizzazioni sindacali di settore possa proseguire nei prossimi giorni in maniera proficua e si rendono disponibili sin da subito a fornire ogni utile suggerimento ed indicazione per migliorare il sistema e l’operatività dell’Agenzia, spinti dalla convinzione che rappresenti un soggetto della Pubblica Amministrazione essenziale nell’azione di contrasto al potere economico e finanziario delle mafie e dei corrotti e di valorizzazione per finalità pubbliche e sociali dei beni mobili, immobili e aziendali confiscati.

Acli, Arci, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre, Cgil, Legambiente, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Uil

ITALIANI DI DIRITTO

ius-soli-sinistraIl Partito democratico fa dietrofront sulla questione ius soli che rischia ora di diventare una spada di Damocle per la tenuta del governo. Dopo i tentennamenti in casa Dem e le minacce di Mdp, ora a rompere definitivamente gli indugi è proprio il Presidente del Consiglio. “L’impegno che abbiamo descritto alcune settimane fa rimane, è un lavoro da fare, l’autunno non è ancora finito. Non devo ricordare quando comincia e finisce l’autunno, è una consapevolezza acquisita. Resto alle parole che ho detto alcune settimane fa, siamo ancora in estate, l’impegno che abbiamo descritto rimane”, Paolo Gentiloni, chiude le polemiche dal vertice italo-greco di Corfu’ e ribadisce l’impegno dell’esecutivo: lo ius soli sarà approvato entro il 21 dicembre.
Dal Partito democratico inoltre arriva anche l’invito a porre la fiducia e a chiudere definitivamente la questione. Il Presidente del Pd, Matteo Orfini, ha chiesto al Governo, e in particolare al ministro Delrio, di porre sullo ius soli la questione di fiducia. “Ai ministri che chiedono lodevolmente di accelerare, suggerisco di lavorare più rapidamente per sciogliere il nodo fiducia. Perché è proprio a loro che compete questa decisione”.
Da parte del Partito socialista, da sempre favorevole allo ius soli, arriva il pieno appoggio per varare la legge. “Se il governo porrà la fiducia sullo jus soli, i socialisti la voteranno. Si tratta di una proposta che abbiamo lanciato nel 2009 e che pochi giorni fa, nell’incontro degli amministratori socialisti a Orvieto, abbiamo confermato”, fa sapere il segretario del PSI, Riccardo Nencini, sull’ipotesi di porre la fiducia al provvedimento sullo ius soli.
Ma in maggioranza arrivano subito le alzate di scudi di Ap. “Orfini – dice il presidente dei deputati di Ap Maurizio Lupi – chiede ai ministri del Pd di lavorare perché si giunga alla richiesta di fiducia sullo ius soli. Questo balletto per cui su ogni problema si fa un passo avanti e due indietro sempre e solo per polemiche tutte interne al Pd è diventato stucchevole. Orfini si metta il cuore in pace, la richiesta di fiducia spetta al presidente del Consiglio, e il Consiglio dei ministri è un organo collegiale nel quale i ministri di Ap non daranno mai l’assenso alla fiducia”. Mentre invece i cattolici di Dellai si schierano dalla parte di Gentiloni. “La legge sullo ius soli non solo è giusta ma anche doverosa. In un paese consapevole del proprio futuro e dei propri stessi interessi una legge di questo tipo, e proprio in un momento come questo, dovrebbe costituire uno dei pilastri della comune costruzione democratica”, afferma Lorenzo Dellai, Presidente di Democrazia Solidale e Capogruppo ‘DeS-Cd’ alla Camera. “In italia – spiega – non è così e questo è uno dei segnali del cedimento strutturale del paese e della sua costituzione politica. Grave che accanto alla destra scatenata e ai grillini furbescamente balbettanti, si siano messi di traverso alcuni esponenti del centro. Almeno per noi, al di là della consunzione del termine, la parola ‘centro’ evoca una tradizione culturale e politica che non ha mai avuto paura di condurre battaglie di civiltà, di solidarismo e di apertura. Un centro che rinunci a questo si annulla in un generico moderatismo, insipido sul piano valoriale e inutile su quello politico”. Conclude Lorenzo Dellai.
Ma ancora dal Pd si cerca di correre ai ripari, il senatore Vaccari infatti dice che sullo ius soli “al Senato mancano una trentina di voti con il rischio che, se si fosse messa la fiducia, non solo non si avrebbe avuto la legge che introduce lo ius soli temperato e lo ius culturae, ma avrebbe potuto cadere anche il Governo prima ancora di adottare la legge di bilancio”. Lo dice, in una nota, il senatore del Pd Stefano Vaccari che afferma: “In Senato non c’erano le condizioni per approvarla”. “Se non si fosse messa la fiducia – prosegue – il Ddl si sarebbe comunque impantanato per le migliaia di emendamenti già predisposti dalla Lega, con il placet delle destre e del Movimento 5 stelle, ostili al provvedimento”.
Oggi, nel giorno in cui molti bambini e ragazzi sono al loro primo giorno di scuola, la presidente della Camera, Laura Boldrini, afferma: “Penso sia un provvedimento molto atteso da molti giovani che sono nati in Italia. Sono giovani che vanno a scuola con i nostri figli e dei paesi dei loro genitori non conoscono neanche la lingua, giovani che sono a tutti gli effetti italiani. Credo sia conveniente per tutti farne dei buoni cittadini”.
Nel frattempo arriva al rush finale la legge d’iniziativa popolare per superare la Bossi-Fini e abolire il reato di clandestinità. La proposta di legge promossa da Radicali Italiani, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD con il supporto di centinaia di sindaci, associazioni e movimenti, ha già raccolto 34mila, ma all’obiettivo finale mancano le ultime 16mila firme. “Dobbiamo fare lo sforzo di ragionare non solo con la pancia. La legalità aiuta la sicurezza. Serve una politica positiva. La Bossi-Fini limita la possibilità di operare la legalizzazione e quindi alimenta una situazione di insicurezza generale”, ha detto Emma Bonino.
La campagna “Ero Straniero – L’umanità che fa bene” è stata lanciata ufficialmente il 12 aprile in una conferenza stampa al Senato da Emma Bonino e dalle altre organizzazioni

Maria Pisani nuova portavoce Forum Giovani

pisaniIl Forum Nazionale Giovani – organizzazione di rappresentanza giovanile che riunisce oltre 80 associazioni e 4 milioni di giovani – durante il suo quinto congresso a Roma ha eletto come portavoce la socialista Maria Cristina Pisani, che subentra a Giuseppe Failla delle Acli. È la prima volta la piattaforma di organizzazioni che rappresenta i giovani presso le Istituzioni e la società civile, elegge come portavoce una donna.

Pisani, già portavoce del Partito Socialista Italiano, ha ventisei anni, è lucana, collabora con AssoGiovani, e da sempre è impegnata per i diritti delle donne.
Inoltre sta portando avanti la battaglia per una legge sul “fine vita” in Italia, incontrando anche Massimo Fanelli, detto “Max”, malato di Sla, Sclerosi laterale amiotrofica che ha deciso di sospendere tutte le cure per lasciarsi morire, contro la mancata calendarizzazione di una legge sul fine vita. “Libertà di essere, libertà di scegliere. È questa la ragione che ci ha spinto a inviare, in attesa che anche il Parlamento batta un colpo – scriveva pochi giorni fa, Maria Pisani – una lettera a tutti i nostri consiglieri regionali per invitarli a presentare nelle rispettive regioni la proposta di legge «Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT). Istituzione e accesso al Registro Regionale» per consentire a ciascun cittadino di dichiarare anticipatamente le proprie volontà circa le cure e i trattamenti sanitari ai quali desidera o non desidera essere sottoposti in condizione irreversibile di non intendere e di volere. Un appello che estenderemo anche ai nostri amministratori”.
Riccardo Nencini, segretario del PSI, ha fatto pervenire gli auguri alla nuova portavoce del Forum Nazionale dei Giovani: “Una buona notizia. Un giusto riconoscimento a una donna che continuerà a portare avanti le battaglie per i diritti spesso negati delle ragazze e dei ragazzi di questa Italia. Auguri di cuore a Maria”

Tra le congratulazioni per la nomina non potevano mancare quelle degli FGS – Federazione Giovani Socialisti:

“La compagna Maria Pisani, eletta oggi nuova portavoce del Forum Nazionale Giovani. La prima donna a ricoprire questo ruolo! Una bellissima notizia per tutta la comunità socialista, che guadagna un altro importante ruolo di primo piano all’interno del panorama politico giovanile. In bocca al lupo!”

Redazione Avanti!

Notizie in breve

La Fondazione Turati ha acquisito la biblioteca personale di Livio Labor

La Fondazione Filippo Turati di Firenze ha acquisito le Carte e la Biblioteca di Livio Labor per atto di donazione della famiglia. La donazione va ad incrementare il fondo relativo al Movimento politico dei lavoratori (Mpl), già posseduto e versato
da Labor stesso.
Livio Labor (1918-1999) fu Presidente delle Acli dal 1961: quindi promotore della costituzione dell’Associazione di cultura politica (Acpol), trasformatasi nel 1970 in partito, come Mpl. Coordinatore nazionale, Labor guidò il Movimento alle elezioni del 1972 e poi alla confluenza nel Psi.
Designato nella Direzione del 1973, fu eletto senatore alle elezioni del 1976 . Nel 1982, assunse la presidenza dell’Istituto per la formazione professionale dei lavoratori.

Contrastare la povertà.
Un impegno prioritario

Reddito-di-cittadinanzaPer la sinistra riformista un intervento per contrastare la povertà dovrebbe essere un impegno prioritario. Così come dovrebbe essere prioritario un approccio unitario e sistematico al tema: siccome esistono diversi tipi di povertà ci si è per lo più indirizzati verso politiche frammentate e interventi parcellizzati: verso gli anziani, i non autosufficienti, perdendo però di vista il quadro d’insieme.

L’Italia, insieme alla Grecia, rimane uno dei due soli Paesi privi di una misura nazionale di contrasto alla povertà. E’ un brutto primato che il Governo ha annunciato di voler superare. Come? Questo ancora non si sa. Stante anche il pesante macigno della sentenza della Corte Costituzionale sullo sblocco delle pensioni. Si è tuttavia sviluppato un dibattito, come sempre succede in questi casi, contornato di numeri e proposte, non sempre chiari. Una cosa infatti è il reddito minimo, un’altra il reddito di cittadinanza, un ‘altra cosa ancora il reddito di inserimento. Sullo sfondo c’è ovviamente il nodo della compatibilità di uno qualsiasi di questi strumenti con la sostenibilità dei conti pubblici. Il punto di partenza è quello della individuazione della platea dei destinatari.

Durante la crisi la povertà si è radicata ancora di più dove era già presente: il Sud, gli anziani, le famiglie numerose, i disoccupati. Si è tuttavia allargata anche al Nord e a settori ritenuti fino a poco fa immuni: ai giovani, agli stessi occupati. Prima della crisi c’erano 2,4 milioni di poveri, ora ce ne sono 6 milioni. Prima della crisi (2007) il problema riguardava per lo più gli anziani, ora riguarda anche i giovani. Prima della crisi toccava il Mezzogiorno, ora tocca anche il Nord. Prima della crisi toccava chi non aveva un lavoro, ora riguarda anche chi un lavoro ce l’ha.

Se per esempio ci si concentrasse sulla povertà assoluta si avrebbe una platea più ristretta di destinatari, ma anche maggiori chances di successo. Un obiettivo dovrebbe essere proprio l’introduzione graduale, a partire dal 2016,  del reddito di inserimento sociale (REIS) nell’ambito di una strategia nazionale  contro la povertà. Il REIS (tra l’altro è una proposta alla quale hanno lavorato le ACLI e un cartello di organizzazioni sindacali, del terzo settore e della rappresentanza dei Comuni) si rivolge a coloro che versano in condizioni di povertà assoluta: ogni nucleo familiare riceve un importo mensile pari alla differenza tra il proprio reddito e la soglia di povertà assoluta, determinata in base ad alcuni parametri come il numero dei componenti il nucleo famigliare o la collocazione geografica.

La somma è quindi variabile ma il principio guida è lo stesso: quello dell’accesso universale ad un livello di vita minimamente accettabile e ad uno stock di servizi alla persona (socio-educativi, sostegno psicologico ecc.) finalizzati all’inserimento sociale. L’introduzione sarebbe graduata in un arco temporale di quattro, cinque anni parallelamente alla revisione di strumenti alternativi di contrasto alla povertà, come ad es. la social card. Il costo varierebbe da circa 1,5 miliardi il primo anno fino ai circa 7 miliardi del quarto anno, una volta entrato a regime. La proposta dei 5 Stelle invece costa molto di più e si rivolge a quei 10 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà relativa, quattro in più dei destinatari del REIS. Ci sono quindi quattro milioni di persone che vivono in condizioni di povertà relativa rispetto ai quali l’obiettivo è quello di non farli impoverire ancora di più. Per questi non serve il REIS, ma servono politiche attive per il lavoro, la famiglia ecc. Insomma misure diverse.

I soggetti del REIS infine sarebbero lo Stato, i Comuni che gestiscono il welfare sul territorio, e le organizzazioni del terzo settore, quei corpi intermedi tanto vituperati senza dei quali è però impensabile poter costruire il welfare di domani. Sono gli stessi soggetti che dovrebbero tra l’altro gestire e progettare quegli interventi di sostegno sociale e di inserimento lavorativo che fanno da corollario al REIS. Se si vuole costruire una coalizione sociale non antagonista, ma riformista, in cui abbiano piena cittadinanza le idee e le proposte dei socialisti, la costruzione della welfare community, che fa leva sui soggetti della sussidiarietà orizzontale, è la sfida dei prossimi anni. La difficile sostenibilità del nostro modello di welfare con enormi sprechi ed inefficienze e tuttavia elevati livelli di spesa rimane un punto su cui ragionare; laddove l’apporto non sostitutivo ma integrativo dell’intervento pubblico, delle organizzazioni del privato sociale e del terzo settore è un nodo ineludibile per poter costruire anche l’alleanza sociale del riformismo di domani.

Loreto Del Cimmuto

(segretario federazione romana Psi)

Stati Generali per
gli italiani nel mondo

domus_mariaeMercoledì 11 presso la Domus Mariae a Roma, si è riunito il Comitato organizzatore* degli Stati Generali degli ‘Italiani nel mondo’.La decisione di indire gli “stati generali” arriva alla fine di un processo che si è sviluppato in modo autonomo all’interno del mondo associativo Continua a leggere

Montezemolo scomoda Monti per fare il bis. E la chiamano 3° Repubblica

La grande kermesse della società civile che vuole Monti dopo Monti non poteva sperare di meglio. Il presidente del Consiglio in carica guarda “con favore” al fermento che c’e’ nel movimento messo insieme da Montezemolo, Riccardi, Bonanni, Olivero e Dellai che sabato scorso ha tenuto a battesimo il nuovo soggetto che si candiderà alle prossime elezioni. Ma chiarisce di non voler dare ora il suo “impegno”. Continua a leggere