Pensioni. La quota 100 mette in allarme la pubblica amministrazione

Quota 100

RIFORMA IRRAGIUNGIBILE PER LE DONNE

La riforma delle pensioni 2019, è stato detto dal presidente dell’Inps Tito Boeri, è maschilista. E a parte il numero uno dell’Inps non sono mancati altri commenti sulla Quota 100 che hanno evidenziato come si tratti di una misura che non favorisce certo le donne, visto che per loro raggiungere un’anzianità contributiva di 38 anni è tutt’altro che semplice. Orietta Armiliato, sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, ha al riguardo evidenziato: “Le Donne non sono e non vogliono essere spettatrici idiote del destino della loro pensione e dunque scrivono, partecipano, condividono il loro dissenso e lo disseminano ovunque. Si passano la voce, si documentano, si attivano e comprendono perfettamente che questa non è una manovra per donne, e dunque chiedono ai membri delle commissioni ed al Governo di inserire emendamenti in nostro favore nella Legge di Bilancio”.

Armiliato, a proposito della misura principale della riforma delle pensioni, ha sottolineato: “Quota 100 è irraggiungibile per le lavoratrici, sono tanti, troppi gli anni di contribuzione che sono richiesti dal provvedimento che stanno per proporre a meno che, non venga finalmente valorizzato e riconosciuto il ‘lavoro di cura’ che tutte le donne indistintamente per radicata convenzione socio-culturale (e opportunismo di comodo…) svolgono, lavorando di fatto h 24 per 365 giorni l’anno e 366 giorni ogni quattro anni fuori e dentro casa, a vantaggio di tutta la comunità”. Su questo fronte, però, non sembra che verrà fatto molto, anche se la richiesta avanzata dal Cods è parte integrante della piattaforma unitaria sindacale relativa alla previdenza.

Probabile nuova governance all’Istituto di previdenza

BRAMBILLA VERSO LA PRESIDENZA INPS

Novità in arrivo per l’Inps. A quanto ha appreso e diffuso l’Adnkronos il governo si accinge a modificare la governance dell’Istituto di previdenza reintroducendo il Cda al posto dell’attuale assetto commissariale che concentra gran parte dei poteri nelle mani del presidente. La misura sarà inserita nella manovra di bilancio assieme alla riforma Fornero attraverso un ddl collegato o un decreto legge.

L’accordo raggiunto tra Lega e M5S, sempre secondo quanto diramato dall’Adnkronos, prevedrebbe anche una accelerazione del ricambio al vertice dell’Inps dove l’attuale presidente Tito Boeri, nominato dal governo Renzi e in rotta con il vicepremier Matteo Salvini che più volte ne ha chiesto le dimissioni, verrebbe fatto decadere con l’entrata in vigore delle nuove norme sulla governance. L’accelerazione dell’esecutivo sarebbe arrivata anche a seguito delle ultime uscite del numero uno dell’Inps, sempre critico sulle scelte dell’esecutivo in materia previdenziale. Al suo posto, sempre stando alle stesse fonti, andrebbe Alberto Brambilla, da sempre vicino alla Lega e sottosegretario al Lavoro nei governi Berlusconi. Brambilla sarebbe comunque affiancato, oltre che dal ricostituito Cda, da un direttore generale indicato dal M5S.

Pensioni

QUOTA 100, STATALI IN ALLARME

La quota 100 nel pubblico impiego desta preoccupazione non solo nei sindacati ma anche nel ministro per la Pa Giulia Bongiorno che ha annunciato di voler emanare una norma ad hoc temendo esodi negli uffici. “Si deve garantire la continuità dell’azione amministrativa – ha recentemente detto Bongiorno ad ‘Agorà’ su Raitre – si valuterà che tipo di convenienza avrà il dipendente a usufruirne o meno. Perché non è detto che poi tutti ne usufruiranno” e andrà stabilito se dovranno dare “un preavviso”.

A stretto giro i sindacati hanno di riflesso parlato di possibili “penalizzazioni” e “disparità” per gli statali. Per Antonio Foccillo, segretario confederale Uil, la quota 100 potrebbe essere “l’ennesima norma che crea differenze tra pubblico e privato in quanto costringerà molti impiegati pubblici a rimanere più a lungo rispetto ai privati e sembra addirittura contraddire l’idea del turn over al 100% contenuta nel ddl concretezza” ha sostenuto Foccillo all’Adnkronos nel commentare l’approvazione del provvedimento al Cdm della scorsa settimana.

Per Serena Sorrentino, segretaria generale Fp Cgil invece, “le modifiche che si paventano sulle pensioni, ancorché non essere la cancellazione della legge Fornero, rischiano di non affrontare la penalizzazione che si determina nel pubblico impiego data dalla minore entità dell’assegno previdenziale, in virtù dell’anticipo di uscita rispetto al requisito ad oggi in essere per l’anzianità contributiva e l’erogazione del trattamento di fine rapporto dopo 27 mesi dal pensionamento”.

Comunque, ha ulteriormente aggiunto Sorrentino “se una quota di dipendenti deciderà di accedere a quota 100, l’effetto di esodo previsto nei prossimi tre anni si aggraverà. Per questo servono misure urgenti e straordinarie per lo scorrimento rapido delle graduatorie in essere, procedure concorsuali tempestive e stabilizzazione dei precari” ha sottolineato la sindacalista apprezzando la volontà di Bongiorno che ha annunciato una norma ad hoc anche per formulare concorsi rapidi ed omogenei, e laddove nel ddl concretezza per le assunzioni a tempo indeterminato si fa riferimento ai vincitori di concorso e allo scorrimento delle graduatorie nel limite massimo dell’80% delle facoltà di assunzione maturate per ogni anno.

La questione delle pensioni rappresenta in ogni caso “un aspetto delicato e dovrà essere oggetto di un confronto con i sindacati” ha dichiarato all’AdnKronos il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga. Va definito come la “quota 100 si può calare nel comparto pubblico – ha continuato – quindi invitiamo il ministro ad aprire un confronto rispetto alla materia previdenziale e a non fare l’errore di penalizzare i lavoratori pubblici”. Anche perché ha rimarcato Ganga “deve essere incentivato un sistema di relazioni sindacali partecipativo, le cui caratteristiche sono state definite nei nuovi contratti, per renderle più snelle ed efficaci”.

Inail

INORTUNI, AUMENTANO I MORTI SUL LAVORO

Aumentano i morti sul lavoro nei primi nove mesi del 2018. Da gennaio a settembre di quest’anno le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail sono state 834, 65 in più rispetto alle 769 denunciate nello stesso periodo del 2017 (+8,5%). L’aumento dei casi mortali è dovuto soprattutto all’elevato numero di decessi avvenuti lo scorso mese di agosto in confronto all’agosto 2017 (109 contro 65), alcuni dei quali causati da incidenti ‘plurimi’, ovvero quelli che causano contemporaneamente la morte di due o più lavoratori. I casi di infortunio denunciati all’Inail, invece, sono stati 469.008, in diminuzione dello 0,5% rispetto all’analogo lasso di tempo del 2017.

Decessi – I dati rilevati al 30 settembre evidenziano, a livello nazionale, un incremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, che sono passati da 551 a 581 (+5,4%), sia di quelli occorsi in itinere, in aumento del 16,1% (da 218 a 253). Nei primi nove mesi di quest’anno si è registrato un rialzo di 67 casi mortali (da 648 a 715) nella gestione Industria e servizi e di cinque casi in Agricoltura (da 100 a 105), a fronte di un decremento di sette casi nel Conto Stato (da 21 a 14).

Incidenti ‘plurimi’. L’ascesa dei casi mortali è dovuta soprattutto all’elevato numero di decessi avvenuti lo scorso mese di agosto rispetto all’agosto 2017 (109 contro 65), alcuni dei quali causati da incidenti ‘plurimi’, ovvero quelli che provocano contemporaneamente la morte di due o più lavoratori. Nel solo mese di agosto, infatti, si è contato lo stesso numero di vittime (36) in incidenti plurimi dell’intero periodo gennaio-settembre 2017. Tra gli eventi di quest’anno con il bilancio più tragico si ricordano, in particolare, il crollo del ponte Morandi a Genova e gli incidenti stradali avvenuti a Lesina e a Foggia, in cui hanno perso la vita numerosi braccianti. Allargando l’analisi dei dati ai primi nove mesi, nel 2018 tra gennaio e settembre si sono verificati in totale 18 incidenti plurimi che sono costati la vita a 66 lavoratori, in confronto ai 12 incidenti plurimi del 2017, che hanno determinato 36 morti.

Analisi territoriale. L’analisi territoriale mostra una crescita di 40 casi mortali nel Nord-Ovest (da 183 a 223), di 15 nel Nord-Est (da 196 a 211) e di 14 al Sud (da 165 a 179). Modeste flessioni si riscontrano, invece, al Centro (da 158 a 156) e nelle Isole (da 67 a 65). A livello regionale spiccano i 20 casi in più del Veneto (da 70 a 90) e i 19 in più della Lombardia (da 94 a 113). Cali significativi si riscontrano, invece, in Abruzzo (da 38 a 22) e nelle Marche (da 28 a 15). L’aumento rilevato nel raffronto tra i primi nove mesi del 2017 e del 2018 è legato prevalentemente alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono stati 64 in più (da 696 a 760), mentre quella femminile ha contato un decesso in più (da 73 a 74). L’incremento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani (da 649 a 698), sia quelle dei lavoratori extracomunitari (da 84 a 97) e comunitari (da 36 a 39).

Analisi per età. Dall’analisi per classi di età emerge come quasi una morte su due abbia coinvolto lavoratori di età compresa tra i 50 e i 64 anni, con un rialzo tra i due periodi di 67 casi (da 322 a 389). In progresso anche le denunce che hanno riguardato gli under 34 (da 132 a 154) e gli over 65 (da 59 a 62). In discesa, invece, le morti dei lavoratori tra i 35 e i 49 anni (da 256 a 229).

Infortuni – I casi di infortunio denunciati all’Inail sono stati 469.008, in flessione dello 0,5% rispetto al medesimo periodo del 2017. I dati rilevati allo scorso 30 settembre hanno evidenziato, a livello nazionale, un ridimensionamento dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 401.474 a 398.759 (-0,7%), mentre quelli in itinere, avvenuti cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, hanno fatto osservare un balzo pari allo 0,3%, da 70.044 a 70.249. Tra gennaio e settembre il numero degli infortuni denunciati è calato dello 0,5% nella gestione Industria e servizi (dai 375.499 del 2017 ai 373.670 casi del 2018), del 2,4% in Agricoltura (da 25.219 a 24.610) e del -0,1% nel Conto Stato (da 70.800 a 70.728).

Analisi territoriale. L’analisi territoriale mostra una sostanziale stabilità delle denunce di infortunio sul lavoro nel Nord-Ovest (-0,01%), una diminuzione al Centro(-2,0%), al Sud (-0,5%) e nelle Isole (-3,1%), e una lieve ascesa nel Nord-Est (+0,4%). Tra le regioni con le maggiori flessioni percentuali si segnalano la Provincia autonoma di Trento (-9,2%), la Valle d’Aosta (-5,0%) e l’Abruzzo (-4,1%), mentre gli incrementi maggiori sono quelli rilevati in Friuli Venezia Giulia (+4,1%), nella Provincia autonoma di Bolzano (+4,0%) e in Molise (+2,4%).

I lavoratori. Il decremento rilevato nel raffronto tra i primi nove mesi del 2017 e del 2018 è legato quasi esclusivamente alla componente femminile, che riscontra una caduta pari all’1,5% (da 167.631 a 165.145), rispetto al -0,01% di quella maschile (da 303.887 a 303.863). La discesa ha interessato gli infortuni dei lavoratori italiani (-1,7%) e di quelli comunitari (-0,4%), mentre per i lavoratori extracomunitari l’incremento è stato dell’8,0%. Dall’analisi per classi di età emergono decrementi per i lavoratori delle fasce 30-44 anni (-4,1%) e 45-59 anni (-1,4%). Viceversa, le classi fino a 29 anni e 60-69 anni registrano un aumento pari, rispettivamente, al +3,5% e al +5,2%.

Malattia – Dopo la diminuzione riscontrata nel corso di tutto il 2017, in controtendenza in confronto al costante aumento degli anni precedenti, nei primi nove mesi di quest’anno le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail sono tornate a lievitare, anche se a un ritmo sempre più decrescente nelle diverse rilevazioni mensili. Al 30 settembre scorso la crescita si è attestata al +1,8% (pari a 771 casi in più rispetto allo stesso periodo del 2017, da 43.312 a 44.083). Si tratta della variazione più bassa osservata quest’anno: a gennaio, infatti, l’aumento riscontrato era stato pari al +14,8%, a febbraio al +10,3%, a marzo al +5,8%, ad aprile al +5,5%, a maggio al +3,1%, a giugno al +2,5%, a luglio al +3,5% e ad agosto al 2,3%. L’incremento ha interessato in particolare l’Agricoltura, con un salto percentuale pari al 5,2% (da 8.397 a 8.831), e l’Industria e servizi, le cui denunce di malattia professionale sono schizzate dell’1,0% (da 34.387 a 34.739), mentre nel Conto Stato il numero delle patologie denunciate è diminuito del 2,8% (da 528 a 513).

Analisi territoriale. L’analisi territoriale evidenzia aumenti delle denunce al Centro (+809), dove si concentra oltre un terzo del totale dei casi protocollati dall’Istituto, al Sud (+385 casi), dove le tecnopatie denunciate sono quasi un quarto del totale, e nel Nord-Ovest (+120). In calo, invece, il dato del Nord-Est (-233) e delle Isole (-310). In ottica di genere si rilevano 850 denunce di malattia professionale in più per i lavoratori (da 31.412 a 32.262, pari al +2,7%) e 79 in meno per le lavoratrici (da 11.900 a 11.821, per una diminuzione dello 0,7%). L’innalzamento ha riguardato le denunce dei lavoratori italiani, passate da 40.494 a 41.237 (+1,8%) e quelle dei lavoratori comunitari, da 834 a 910 (+9,1%), mentre le denunce dei lavoratori extracomunitari sono calate del 2,4% (da 1.984 a 1.936).

Patologie. Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (26.732 casi), con quelle del sistema nervoso (5.065) e dell’orecchio (3.369), nei primi nove mesi di quest’anno hanno continuato a rappresentare le prime tre malattie professionali denunciate e sono pari a circa l’80% del totale. Seguono le denunce di patologie del sistema respiratorio (1.973) e dei tumori (1.753).

Carlo Pareto

Contribuenti e fisco, una guerra continua

Ecosostenibilità

L’IMPEGNO COMUNE DI INPS E ANTER

Associazioni, PA e aziende sono sempre più attente all’ambiente e lo dimostrano ogni giorno attraverso la promozione e l’adozione di pratiche eco-sostenibili. E proprio in occasione del suo 120° anniversario, l’Inps insieme ad Anter (Associazione Nazionale a Tutela delle Energie Rinnovabili) ha recentemente presentato a Roma – nella Sala Angiolillo di Palazzo Wedekind – la partnership che si declina in importantissime iniziative, singole e congiunte, a sostegno della tutela ambientale.

I valori e le attività di Anter, per tutelare l’ambiente e promuovere l’adozione di comportamenti eco-sostenibili, sono stati favorevolmente accolti dall’Inps, da tempo impegnato in una transizione energetica. Infatti, l’Istituto di Previdenza, una delle amministrazioni più importanti del paese, incrementa i processi di dematerializzazione e il monitoraggio dei consumi di carta e inchiostro in tempo reale. Inoltre, il parco delle autovetture di servizio è stato notevolmente ridotto e tutti i veicoli a trazione tradizionale sono, o stanno per essere sostituiti, da nuove vetture elettriche o full hybrid (con motore termico ed elettrico integrati). Le misure adottate hanno difatti permesso all’Ente di previdenza di risparmiare 65.000 euro, cifra che corrisponde ad una contrazione dei consumi del 10%.

Grazie a questa collaborazione saranno inoltre coinvolte in anteprima le 20 scuole capitoline che hanno partecipato al programma educativo sviluppato dall’associazione: “Il Sole in Classe”. Dal 7 all’11 maggio, i ragazzi potranno conoscere, attraverso un percorso didattico che li porterà dalle profonde trasformazioni della rivoluzione industriale alla voglia di riscoprire le bellezze naturali, 20 opere inedite di proprietà dell’Inps. “L’Energia dell’arte” com’è stata chiamata l’esposizione temporanea ospitata da Palazzo Wedekind, è concepita come un complemento alla formazione già ricevuta dalle scuole primarie e secondarie di primo grado, nell’ambito de “Il Sole in Classe”, un programma gratuito al quale hanno partecipato 46.000 alunni lo scorso anno in tutta Italia.

Parlando dell’impegno dell’Inps in ambito ambientale il Presidente Tito Boeri ha evidenziato come “solitamente le politiche che portano a risparmi energetici implicano aumenti dei costi, mentre quelle che hanno come obiettivo il contenimento dei costi, conducono quasi inevitabilmente ad un aumento del consumo energetico. Le misure che sono state studiate e assunte dall’Inps, e in particolare dalla Direzione Acquisiti e Appalti, invece non creano questa contraddizione, perché portano a risparmi energetici abbassando nel contempo i costi”.

Durante la conferenza di presentazione dell’iniziativa è stata infine annunciata un’altra impresa itinerante promossa da Anter, con il patrocinio di Inps: “SalviAmo il Respiro della Terra – Ricerca e Tour”. Nel corso della tappa capitolina – che avrà luogo il 10 maggio – verranno illustrate le buone pratiche che permettono di migliorare la qualità dell’aria dentro e fuori casa e sarà, altresì, presentata una ricerca nazionale finalizzata al monitoraggio delle polveri sottili e all’individuazione della loro origine.

Antonio Rainone, presidente Anter, ha in proposito dichiarato: “Aver stretto una collaborazione così prestigiosa con l’Inps – oltre a essere un onore – rappresenta il riconoscimento più bello che ci sia per il lavoro svolto. I nostri 72 ambasciatori volontari hanno raggiunto oltre 1.500 istituti scolastici e sensibilizzato 120 mila alunni dal 2014. Siamo felici che un Istituto importante come quello presieduto dal Professor Boeri abbia voluto affiancarsi ad Anter, con l’obiettivo di dare vita a nuove azioni che premino l’impegno di ciascuno di noi, per il bene di tutti. La nostra associazione persegue obiettivi ambiziosi ed ha sempre avuto a cuore le generazioni future: quest’anno, per esempio, con “Salviamo il Respiro della Terra, tour e ricerca”, manifestazione che può vantarsi del patrocinio dell’Inps, avvieremo una ricerca quasi inedita, ma di primissima importanza in Italia, con i massimi esperti universitari per cercare di capire meglio cosa respirano i nostri figli, in tutto l’arco della giornata”. Passiamo tra l’80 il 90% del tempo al chiuso. Ma non ci sono dati nazionali in merito. La ricerca diventerà anche tour: l’associazione organizzerà degli incontri divulgativi con le famiglie in tutte le città coinvolte, da nord a sud del Paese. Le prime tappe saranno Parma, Salerno e Roma, rispettivamente l’8 il 9 e il 10 maggio, in concomitanza con l’esposizione “L’Energia dell’arte”. Parteciperanno docenti universitari, economisti, ma anche Giobbe Covatta con tutta la sua ironia.

Lavoro

LICENZIAMENTO: QUANTO COSTA AL DATORE DI LAVORO

Il licenziamento ha un costo che il datore di lavoro è chiamato a coprire quando licenzia uno o più dipendenti come contributo a sostegno della disoccupazione. Previsto inizialmente dalla Riforma Fornero come contributo alla mobilità, con le modifiche apportate al Jobs Act in materia di disoccupazione nel 2016 tale somma viene ora dedicata al finanziamento della Naspi.

L’ultima modifica al costo del licenziamento applicato al datore di lavoro è attiva dal 1° gennaio 2018, data in cui è scattato l’aumento dell’aliquota contributiva a carico al fine di finanziare i ticket licenziamento, che a sua volta finanzia la Naspi e ha il fine di ridurre il numero di licenziamenti.

Il datore di lavoro affronta un costo per il licenziamento solo nel caso di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato o degli apprendistati interrotti alla fine del periodo di formazione. In caso di scadenza di un contratto di lavoro a tempo determinato o di decesso del dipendente non è previsto alcun contributo, come anche per il licenziamento dei collaboratori domestici, degli operai agricoli e degli operai extracomunitari stagionali.

Il contributo da pagare viene calcolato sulla base del massimale mensile della Naspi: l’aliquota è al 41% per i licenziamenti individuali e quelli collettivi avviati entro il 20 ottobre 2017. Nel caso di imprese all’interno dell’applicazione della Cassa Integrazione Guadagni Straordinari che fanno ricorso a licenziamenti collettivi, l’aliquota è stata innalzata all’82%.

Per esempio, nel caso di un licenziamento individuale, considerando che il massimale Naspi per il 2017 è di 1.195 euro, il contributo che il datore di lavoro deve pagare è di 489,95 euro, ovvero il 41% del massimale (applicato ogni 12 mesi di anzianità del dipendente negli ultimi tre anni). Nel caso il rapporto lavorativo duri da 36 mesi o oltre, il contributo può arrivare a quota 1.469,85 euro.

Per l’accertamento dei requisiti in materia di invalidità civile

AL VIA LA CONVENZIONE INPS REGIONE CAMPANIA

Come riportato in una recente informativa dell’istituto, la Direzione regionale dell’Inps, la Regione Campania e le Asl di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno, hanno recentemente sottoscritto un importante protocollo d’intesa per l’affidamento all’Ente di previdenza dell’accertamento dei requisiti sanitari prescritti in materia di invalidità civile, cecità, sordità, handicap e disabilità.

Attraverso questo considerevole accordo la Regione Campania dà attuazione a quanto prefigurato dalla legge 111 del 2011, in materia di delega delle funzioni di accertamento sanitario per l’Invalidità Civile all’Inps che, in questo modo, potrà continuare a gestire in via esclusiva l’intero iter procedurale sanitario ed amministrativo.

Il rilevante traguardo, fortemente voluto dai vertici delle Istituzioni interessate, in particolare dal Presidente della regione Vincenzo De Luca e dal Direttore regionale dell’Inps Giuseppe Greco, si è potuto fattivamente conseguire anche grazie all’attenzione ed ai suggerimenti formulati al riguardo dai Comitati provinciali dell’Istituto, fatti propri e promossi dal Presidente del Comitato regionale Pettrone.

L’intesa, che prevede pure il trasferimento all’Inps di parte delle risorse finanziarie prima impegnate dal servizio Sanitario regionale, offrirà all’Inps l’opportunità di realizzare un notevole innalzamento dei livelli del servizio reso agli utenti: in maniera particolare, l’accorciamento dei tempi di attesa, per effetto soprattutto dell’incremento dei medici preposti alle visite.

Inoltre, in un’ottica di maggiore “prossimità” del servizio, in aggiunta alle sedi già investite di tali compiti, l’Inps ha preventivato l’attività delle Commissioni anche nei Centri Medico Legali Inps di Sala Consilina, Vallo della Lucania, Sapri ed Aversa, accogliendo le richieste da più parti ed a più voci sollecitate, di agevolare i soggetti più socialmente fragili (ultrasettantacinquenni ed affetti da particolari patologie) residenti in zone decentrate e mal collegate.

Un’altra significativa novità – recita l’informativa Inps – attiene la previsione di uno scambio di dati tra le istituzioni coinvolte, così da garantire un efficiente ed economico svolgimento delle rispettive funzioni d’istituto; non solo, ma al fine di sveltire il procedimento, le Asl si impegnano ad assicurare corsie privilegiate per gli utenti che dovranno sottoporsi a visite specialistiche o strumentali richieste dalle Commissioni Inps.

Nel protocollo di accordo è stata altresì postulata una costante attività di monitoraggio sui risparmi di spesa conseguiti e sul miglioramento degli standard quantitativi, qualitativi e tecnologici del sistema.

Il monitoraggio permetterà, in più, di valutare e ottimizzare le soluzioni gestionali assunte e di innalzare ulteriormente il servizio offerto; a questo proposito è stato ipotizzato il coinvolgimento del Centro Interdipartimentale per la Ricerca in diritto, economia e management della Pubblica Amministrazione (Cirpa), che ha sviluppato una consolidata esperienza multidisciplinare nello studio delle problematiche di amministrazione e controllo di aziende e enti pubblici.

Per conferire infine maggiore rilevanza all’Accordo, nelle prossime settimane è prevista la presenza in Campania del Presidente dell’Inps Tito Boeri che, incontrando il Presidente della Regione Vincenzo De Luca, avrà modo di evidenziarne i pregi e i significativi risultati attesi a favore dell’intera utenza campana interessata.

Economia

I NUMERI DELLE LITI COL FISCO

E’ una guerra di logoramento quella che si combatte tra contribuenti e fisco nelle aule delle commissioni tributarie. Negli ultimi 10 anni le giacenze, cioè la quota di contenziosi aperti, sono praticamente dimezzate nel primo grado, mentre sono aumentate dell’80,6% nel secondo grado. E’ quanto emerge dai dati contenuti nelle relazioni del Mef e della Corte dei conti, sullo stato del contenzioso tributario, ed elaborati dall’Adnkronos.

Nelle relazioni di monitoraggio sullo stato del contenzioso tributario e sull’attività delle commissioni tributarie del ministero dell’Economia, si riportano i dati relativi agli ultimi anni. In particolare tra il 2007 e il 2017 si registra una riduzione delle cause aperte del 31,3% che portano il totale da 607.817 a 417.635 ricorsi da giudicare.

L’operazione di smaltimento però non è omogenea. A ridurre drasticamente le pratiche aperte sono state esclusivamente le commissioni tributarie provinciali (primo grado), che in 10 anni sono riuscite a dimezzare la quota di cause pendenti, passando da 522.278 a 263.117 con un calo del 49,6%. Purtroppo le commissioni tributarie regionali (secondo grado) non sono riuscite a percorrere la stessa strada virtuosa e, nello stesso periodo, hanno invece fatto lievitare le giacenze dell’80,6%, passando da 85.539 a 154.518 cause aperte.

La Corte dei conti, nel dossier sul contenzioso delle commissioni tributarie, evidenzia che più di una causa su tre è in attesa di giudizio da un periodo superiore ai tre anni; di questi uno su 10 attende la sentenza da più di 5 anni. Su un totale pari al 37,1% degli atti pendenti al 31 dicembre 2016, il 27,4% degli atti è giacente da più di 2 anni e meno di 5 mentre il 9,7% attende da oltre 5 anni. Al 31 dicembre 2016 risultano 811 casi in attesa di giudizio da più di 15 anni; più della metà è fermo ancora al primo grado di giudizio (491 ricorsi).

Carlo Pareto

Crescono i lavoratori stagionali ed è boom
del sommerso

Ape social

PER EDILI ANCHE CON DICHIARAZIONE CASSE

Gli operai edili che vogliono presentare domanda per l’ottenimento dell’Ape sociale, potranno sostituire le attestazioni delle mansioni svolte in via continuativa, che devono essere rilasciate dal datore di lavoro, con una idonea dichiarazione, sottoscritta dai responsabili delle Casse edili, dalla quale risultino i periodi durante i quali sono stati iscritti alle Casse stesse. Lo ricorda il ministero del Lavoro, citando una comunicazione Inps che fa seguito alle difficoltà segnalate dalle organizzazioni sindacali, per gli operai edili, di reperire i datori di lavoro per la sottoscrizione della relativa attestazione da allegare alla domanda di Ape sociale.

La comunicazione, si legge nella nota del ministero, chiarisce che la dichiarazione rilasciata dalle casse edili dovrà essere allegata alla domanda telematica e che il richiedente dovrà dichiarare, nell’apposito campo, che, stante l’impossibilità di reperire i datori di lavoro, è stata allegata la dichiarazione delle casse edili interessate, in modo da consentire ai competenti uffici del ministero del Lavoro, dell’Inail e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro le verifiche di loro competenza.

Economia

CESSIONE DEL QUINTO PENSIONATI: ULTIME NOVITA’

I pensionati possono tornare a rivolgersi all’Inps per la cessione del quinto. Questa tipologia di prestiti era stata recentemente sospesa dall’ente previdenziale, che, con la disposizione 1.446 del 31 marzo 2017, aveva stabilito il recesso dalle convenzioni stipulate con banche e finanziarie per la cessione del quinto.

Molti gli interventi registrati in seguito a tale decisione nei quali sono state spiegate le motivazioni di questa iniziativa.

In pratica il Ministero, tramite il decreto 24.126 del 27 marzo 2017, ha aggiornato i tassi effettivi globali anti usura e, di conseguenza, è stato necessario modificare le convenzioni in atto tra l’Istituto Previdenziale e le banche.

Più nello specifico, il Ministero ha aggiornato le classi di importo rilevanti ai fini delle operazioni di cessione del quinto dello stipendio e della pensione secondo i seguenti parametri: < 15.000 euro e > 15.000 euro.

Pertanto dal primo aprile sono state sospese le procedure burocratiche di accreditamento, chiedendo a banche e finanziarie che erogano prestiti con cessione del quinto di operare in regime diretto.

Con la determinazione presidenziale n.78 del 14/04/2017 è stato approvato il nuovo schema di convenzione, permettendo così all’Inps di riattivare i finanziamenti ai pensionati.

Per aderire al nuovo schema di convenzione, gli istituti di credito e gli intermediari finanziari interessati, in possesso dei requisiti di legge, potranno aderire al nuovo testo di convenzione rivolgendosi alla Direzione Centrale Organizzazione e Sistemi Informativi.

Ricordiamo che, tramite Inps, non vengono erogati prestiti personali ai dipendenti privati.
Possono accedere ai finanziamenti dell’ente pubblico, legati alla cessione del quinto, i dipendenti del settore pubblico e statale, i dipendenti di Poste Italiane e delle società collegate e i dipendenti della Magistratura, oltre ai pensionati di questi settori.

Chi non fosse in possesso di questi requisiti e volesse richiedere un finanziamento con cessione del quinto, può comparare le offerte su un comparatore come PrestitiOnline.it, che permette di calcolare la rata del finanziamento e visualizzare in pochi click il preventivo personalizzato.

Tra le società partner del network focalizzate su questo comparto del credito vi è Pitagora, uno tra i leader nella cessione del quinto.

E’ bene consigliare sempre, quando si procede alla richiesta di un finanziamento, di informarsi sulle condizioni applicate e sulle  caratteristiche del prodotto.

PrestitiOnline.it mette a disposizione degli utenti una guida dedicata alla cessione del quinto, dove si possono trovare consigli utili.

In particolare ricordiamo che la legge prevede che un contratto di cessione del quinto debba contenere i seguenti elementi:

il tasso di interesse praticato;

ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi i maggiori oneri in caso di mora;

l’ammontare e le modalità del finanziamento;

il numero, gli importi e la scadenza delle singole rate;

il tasso annuo effettivo globale (Taeg);

Devono inoltre essere specificate le condizioni analitiche secondo cui il Taeg può essere eventualmente modificato, l’importo e la causale degli oneri che sono esclusi dal calcolo del Taeg e le eventuali garanzie richieste.

Sottolineiamo che, per questa tipologia di prestiti, le coperture assicurative sono obbligatorie.

Il richiedente deve in ogni caso fornire, oltre ai propri dati anagrafici e personali, alcuni allegati che consentano di definire la sua posizione lavorativa (o pensionistica) e reddituale.

Ma è boom del nero

CRESCONO I LAVORATORI STAGIONALI

Bar e ristoranti pieni, stabilimenti balneari presi d’assalto. Ma anche alberghi e villaggi vacanze sold out. L’estate ha portato un buon giro d’affari e anche opportunità di lavoro per tanti, giovani e meno giovani. Ma se è cresciuta l’offerta di impiego stagionale, in media il 10% in più rispetto allo scorso anno, sale anche la quota di lavoro nero: più della metà dei lavoratori (quasi il 60%) è stato impiegato senza contratto o con rapporti irregolari. E’ quanto emerge da un’indagine dell’Adnkronos che ha sondato sindacati e associazioni di categoria nelle principali località turistiche italiane.

Il dato positivo riguarda la maggiore richiesta di personale rispetto alle stagioni scorse. A incidere positivamente il ‘risveglio’ dell’attività di molti piccoli esercenti e delle strutture recettive minori che, evidentemente superata la fase più acuta della crisi, sono tornate (+15%) ad avvalersi di personale esterno. Ma anche le strutture più grandi, dalle catene alberghiere ai villaggi vacanze, hanno incrementato l’offerta di lavoro, +5%.

Il problema, segnalano i sindacati interpellati, è la natura spesso completamente fuori dalle regole del rapporto di lavoro. Un trend confermato anche dai controlli della Guardia di Finanza che, dall’inizio dell’estate, ha scoperto 1.450 i lavoratori ‘in nero’ o irregolari. Un fenomeno diffuso in tutta Italia ma che registra punte di sommerso vicine al 70% in diverse realtà meridionali. Si segnalano, in particolare, aree di grande evasione contributiva in Campania e Calabria. A pesare, segnalano le associazioni datoriali, è anche l’incertezza normativa percepita dopo l’uscita di scena dei voucher e le novità introdotte successivamente.

In queste realtà sono comunque frequenti i controlli e le sanzioni da parte della Guardia di Finanza, così come è costante l’azione degli ispettori del ministero del Lavoro su tutto il territorio nazionale. In particolare, sono stati 1.450 i lavoratori “in nero” o irregolari scoperti da inizio estate dalle Fiamme Gialle: 268 di loro sono stranieri, 27 i minori, impiegati soprattutto nei campi agricoli. In Sicilia, in un’operazione anti-caporalato e contro lo sfruttamento della manodopera della Gdf di Siracusa, è̀ stato applicato, tra le prime volte in assoluto, il ‘controllo giudiziario d’azienda’. Istituto, introdotto lo scorso anno, che prevede la nomina di uno o più̀ amministratori da affiancare all’imprenditore nella gestione dell’attività̀.

Ma, segnalano i sindacati, non basta. Per fronteggiare veramente il sommerso, fanno notare, servirebbe una maggiore disponibilità a denunciare lo sfruttamento, sia da parte dei lavoratori sia da parte degli operatori onesti, che subiscono una concorrenza sleale. Per questo, l’invito è a utilizzare i canali a disposizione per far emergere le situazioni di sfruttamento. La prima cosa da fare è denunciare la propria condizione all’Ispettorato del Lavoro che ha sede presso la Direzione Principale del Lavoro competente. Ma un lavoratore irregolare può denunciare la sua condizione anche presso la Guardia di Finanza. E, ricordano i sindacati, se necessario per tutelare la propria posizione, possono farlo anche in forma anonima.

Carlo Pareto

Eravamo un paese per giovani. Protagonisti e storie del Risorgimento

libro_iacovino_adnNon una collezione di “medaglioni” o di “busti”, tipo Gianicolo o Pincio, inevitabilmente corrosi dal tempo e, soprattutto, noiosamente simili. Ma una serie di ritratti in presa diretta, scritti con taglio cinematografico, con grande attenzione ai lati umani (difetti compresi) dei personaggi, e ai mille dettagli della vita quotidiana. Questo è “Eravamo un paese per giovani” (Orvieto, Intermedia ed., 2016, €. 15,00): libro che Velia Iacovino, giornalista già condirettore dell’ADNKRONOS, ora direttore editoriale di “Futuro quotidiano”, e Marcello Giannotti, giornalista già collaboratore di AKI e RAI, hanno dedicato a tanti protagonisti del nostro Risorgimento, tutti decisamente giovani, spesso caduti proprio nel fiore della vita.
Del Risorgimento, diciamo la verità, tanti italiani hanno un’idea da un lato vaga, frutto soprattutto di reminescenze scolastiche; dall’altro annoiata,per la retorica patriottarda con cui il tema, il più delle volte, è stato trattato a scuola, anche dopo il fascismo. Questo libro di Iacovino e Giannotti cerca di comare queste lacune: affrontando la materia fuori della retorica come, all’opposto, della denigrazione a priori, fatta per strumentalizzazioni politiche, tipica degli ultimi decenni.E guardando, invece, a quella sorta di “religione civile del Risorgimento”, fortemente laica, tipica di altri Paesi europei, Francia anzitutto (che non esclude, anzi postula, l’indagine seria su quelle che sono, tuttora, ombre e ambiguità del processo risorgimentale).
Sfilano così, davanti al lettore, i giovani Michele Morelli e Giuseppe Silvati,sfortunati promotori della rivoluzione liberale napoletana del 1820- ’21 contemporanea di quella spagnola), giustiziati poi dai borbonici, a trent’anni, nel settembre del ’22; e Ciro Menotti, il commerciante di Carpi che, nel 1831, commette l’ errore di fidarsi del duca Francesco IV, cercando di coinvolgerlo nell’insurrezione liberale di Modena. Don Enrico Tazzoli, il sacerdote d’ idee liberali e rivoluzionarie, una sorta di Don Minzoni dell’ 800, che a quarant’anni, nel dicembre 1852, è tra i martiri di Belfiore, animatori della congiura mazziniana di Mantova; e il giovanissimo Righetto (nome anagrafico mai accertato), trovatello di 12 anni che, come i suoi coetanei d’un secolo dopo, nella Napoli del ’43, cade partecipando alla guerra di popolo, nella Repubblica Romana del 1849 ( a lui, a Roma, son dedicati oggi una scalinata sulle pendici di Monteverde e un tratto del viale del Gianicolo). Sino a Cristina Trivulzio di Belgioioso (1808- 1871), la nobile milanese, poi aderita alla causa garibaldina, organizzatrice degli ospedali nella Roma del ’49 ( che da giovane, incredibilmente, sempre a Roma e poi in Francia, ha una lunga storia d’amore con Luigi Napoleone, il futuro Napoleone III, e futuro nemico del ’49). E ad Enrichetta di Lorenzo (1820- 1871): la donna che, infelicemente sposata, abbandona marito e figli travolta dalla passione per Carlo Pisacane, Il mazziniano d’idee socialiste che il 2 luglio 1857, coi suoi trecento seguaci, cade presso Padula, vittima – come già Adelchi, Gioacchino Murat, i fratelli Bandiera – dell’ illusione che il Sud, angariato e depresso ma immerso nel suo secolare sonno, scelga improvvisamente di seguire i cospiratori venuti da lontano, ribellandosi ai suoi governanti.

Fabrizio Federici

Doctor’s Life, canale tv dei medici stranieri in Italia

FOAD e MARRA

FOAD e MARRA

“Il 70% dei medici d’ origine straniera torna nel suo Paese dopo la laurea in Italia, ma conserva il legame con l’Italia anche attraverso l’aggiornamento professionale di ‘Doctor’s Life’. Grazie al gruppo Adnkronos, per aver riportato la nostra voce con grande professionalità dal 2000: trasmettendo in tempo reale notizie, ricerche e dati statistici dai nostri Paesi d’ origine su immigrazione, sanità e cooperazione internazionale”. È il benvenuto di Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore e Presidente dell’Associazione dei Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), membro della Commissione “Salute Globale” della Federazione Nazionale Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), e consigliere della Fondazione dell’Ordine dei Medici di Roma, al nuovo palinsesto di “Doctor’s Life”. Il primo canale per formare e informare i medici italiani e stranieri, edito da Adnkronos Salute, in onda sul canale 440 della piattaforma SKY.

Il lancio ufficiale è avvenuto a Roma presso il Palazzo dell’Informazione in Piazza Mastai, per la ricorrenza del V compleanno di Doctor’s Life. Il canale trasmetterà a partire da settembre talk show, interviste e mini-documentari su argomenti innovativi di carattere scientifico; ed erogherà corsi ECM. Dopo aver esteso i suoi ringraziamenti al promotore dell’evento, il proprietario e direttore dell’ ADNKRONOS Giuseppe Pasquale Marra, Aodi ha riportato, alla presenza di esperti di sanità, ricerca e informazione, le statistiche dell’ AMSI, avanzando inoltre le sue proposte: “In Italia 17 mila medici, 37 mila e 200 infermieri, 4000 fisioterapisti, 3.500 farmacisti e 270 psicologi sono di origine straniera, provenienti da tutti i continenti. In circa 16 anni – ha proseguito – abbiamo organizzato più di 440 corsi e convegni di aggiornamento professionale, internazionale e interdisciplinare. Chiediamo di dedicare il 30% dei corsi erogati da Doctor’s Life a immigrazione e sanità: per arricchire il bagaglio formativo dei professionisti della sanità italiani e di origine straniera, con un aggiornamento continuo sulle patologie emergenti e con una sezione sulle patologie che piu’ frequentemente si riscontrano tra gli immigrati nei loro viaggi. Ci avvaliamo, per questo, dell’esperienza degli ambulatori AMSI per stranieri, maturata dal 2001, e della nostra rete di oltre 400 Associazioni e Comunità italiane e d’ origine straniera, che aderiscono appunto all’ AMSI e al movimento per il dialogo interculturale ed interreligioso “Uniti per unire”. Va promossa la ricerca scientifica sullo stile di vita, l’alimentazione e le sindromi ansiose e depressive degli immigrati e dei rifugiati. E vanno combattute le cure “fai da te”, e soprattutto le pratiche illegali, come la mutilazione dei genitali femminili ( purtroppo ancora frequente tra gli immigrati, e in vari gruppi di stranieri in Italia, N.d.R.) ; va invece autorizzata, ma solo nelle strutture pubbliche, o comunque in grado d’offrire piena igiene e sicurezza, la pratica della circoncisione”.

È seguìta la proposta dell’europarlamentare Lara Comi, per la costituzione di un tavolo di lavoro concentrato sulla ricerca scientifica, attraverso il quale il nostro Paese possa fruire dei fondi europei per la ricerca, alla stregua degli altri Paesi UE. L’europarlamentare ha invitato l’AMSI alla collaborazione, per vigilare sulla circolazione dei medici in Europa e sul riconoscimento dei loro titoli di studio e professionali conseguiti all’estero, per ottimizzarli.
“L’AMSI accoglie con entusiasmo quest’ invito, mettendo a disposizione tutta la sua esperienza in materia di riconoscimento dei titoli di studio”, risponde Aodi. “Occorre vigilare sulla circolazione in Europa di medici e altri operatori sanitari. I titoli di studio rilasciati dalle Università devono seguire degli standard di qualità ed essere riconosciuti in maniera uniforme. Molti errori sono stati compiuti in passato, creando illusioni sui posti di lavoro: vedi la strategia attuata dal cancelliere tedesco Angela Merkel, che ha proposto di facilitare l’accesso ai soli rifugiati siriani qualificati in Germania, provocando così la fuga dei professionisti della sanità siriani dall’Italia e dagli altri Paesi appunto verso la Germania”.

Fabrizio Federici

Tortura: Buemi, in Italia c’e’ bisogno di una legge

Genova scuola Diaz 'macelleria messicana'

La ‘macelleria messicana’ della scuola Diaz

Il 7 aprile del 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per i fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova. In quella scuola, dopo l’irruzione delle forze dell’ordine nella notte del 21 luglio 2001, utlizzando anche la falsa prova di una bottiglia molotov, avvennero fatti gravissimi ai danni di ragazzi inermi che non avevano alcuna responsabilità negli incidenti avvenuti durante le proteste. Furono ore terribili di sopraffazione e violenza gratuita che un ufficiale di polizia definì una “macelleria messicana” utilizzando un’espressione usata dalla stampa per descrivere i fatti della rivoluzione messicana e nel ’45 da Ferruccio Parri per condannare Piazzale Loreto. Il giorno dopo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi in uno dei suoi consueti tweet, si impegnò a far approvare in Parlamento il ‘reato di tortura’, esaudendo così una promessa del nostro Paese alle Nazioni Unite risalente a quasi trent’anni prima.

Il provvedimento, già approvato in prima lettura sia dal Senato sia dalla Camera fra marzo 2014 e aprile 2015, si è arenato nelle secche della commissione Giustizia di Palazzo Madama presieduta da Francesco Nitto Palma (Forza Italia). Successivamente se ne sono perse anche le tracce perché è proprio scomparso dall’ordine del giorno della stessa commissione. Ma le cose cambiano, anche il peso relativo di certi partiti e di certi esponenti.
Così adesso ritorna in discussione al Senato il ddl per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale: “C’è bisogno di dare all’Italia una legge in questo campo”, dice all’Adnkronos il relatore del disegno di legge, il senatore del Psi Enrico Buemi, secondo il quale “dovremmo concludere domani se il dibattito non si sviluppa pretestuosamente”. “Sullo sfondo – chiarisce il senatore – rimane la discussione se debba essere reato specifico del pubblico ufficiale o reato generale con l’aggravante del pubblico ufficiale”, con la possibilità di “pensare a un emendamento – aggiunge- che metta al riparo da rischi di una denuncia pretestuosa, che è un po’ quello che avevano manifestato i rappresentanti delle forze dell’ordine”.

Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, aggiunge: “La proposta di introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale è di una rilevanza eccezionale e andrebbe a colmare una lacuna gravissima presente nel nostro ordinamento giuridico”. “L’Italia nel lontano 1988 ha preso un impegno con le Nazioni Unite ratificando il Trattato contro la tortura per sanzionare efficacemente proprio i comportamenti costituenti tortura. Da allora – prosegue Gonnella – nulla è accaduto. In Italia non vi è il reato. Siamo divenuti spazio di impunità e luogo di rifugio per chi commette all’estero tale crimine lesivo della dignità umana”. “Chiediamo pertanto ai senatori – conclude il presidente di Antigone – di fare quanto nelle loro facoltà affinché si arrivi nel più breve tempo possibile alla sua approvazione in via definitiva evitando il ping pong parlamentare e dando via libera al testo licenziato dalla Camera dei Deputati nell’aprile 2015 mettendo da parte le modifiche apportate in commissione giustizia del Senato che, oltre ad allontanare l’approvazione definitiva, presentano diverse e significative criticità”.

Boko Haram: “Venderemo le vostre figlie”

ragazze-rapite-NigeriaLa notte fra il 14 e il 15 aprile, alcuni uomini armati hanno fatto irruzione nella scuola della città di Chibok in Nigeria, asserendo di essere dell’esercito. Ma quando gli uomini hanno appiccato il fuoco e hanno iniziato ad urlare “Allah Akbar” l’incubo si è fatto reale per le 276 studentesse dell’ esclusivo collegio nigeriano. “In quel momento abbiamo capito”, dice una ragazza di 16 anni, fuggita al rapimento. Ben poco si conosceva sulla vicenda, fino ad oggi, quando Abubakar Shekau, capo del gruppo estremista Boko Haram – il cui nome in lingua hausa è traducibile come “l’educazione occidentale è sacrilega” – con un video di 57 minuti ha rivendicato il sequestro. “Venderò le vostre figlie in nome di Allah”, queste le parole dal terrorista riferendosi alle 223 adolescenti ancora nelle mani dei sequestratori, mentre circolano notizie su un loro possibile trasferimento in Ciad o Camerun dove sarebbero state vendute per 12 dollari ciascuna. La richiesta è ben chiara; vogliono che il governo proibisca l’istruzione femminile. Continua a leggere

Primarie. Nencini: Renzi lo conosco bene, per questo voto in maniera convinta Bersani

Intervento del Segretario del Psi, Riccardo Nencini, intervistato dall’Adnkronos. Nencini commenta l’evoluzione del quadro politico e delle primarie. Per il segretario Nencini «In italia servono alleanze tra la Sinistra riformista e un partito cattolico liberal-democratico. Questo asse va creato perchè da lì passa il buongoverno del Paese».


Il segretario del Psi Riccardo Nencini ospite di… di AvantiTV