Marcello Foa è il nuovo presidente della Rai

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Marcello Foa è il nuovo presidente della tv pubblica. Come ampiamente previsto dopo l’accordo Salvini-Berlusconi, la commissione di Vigilanza della Rai ha espresso parere favorevole alla nomina del giornalista italo-svizzero. Sono stati 27 i voti favorevoli, tre i contrari, una scheda è risultata nulla e una bianca. Su 40 componenti della bicamerale hanno votato in 32. Raggiunto, dunque, il quorum di due terzi grazie ai voti del Movimento 5 Stelle, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. “Non ho mai militato in un partito né prese tessere, né cercato appoggi politici per fare carriera. Sono stato sempre coerente con me stesso, cercando di fare con umiltà il mio mestiere in base agli insegnamenti dei maestri, da Montanelli e Cervi”, le prime parole del neo presidente. “Il mandato che ho ricevuto dal governo – ha sottolineato – non è politico, ma professionale”.

In realtà la nomina di Foa rientra nella prassi usata sin dalla prima Repubblica: il Governo in carica nomina i vertici della tv di Stato. Anche qui le promesse di Salvini e Di Maio di depoliticizzare la Rai sono andate a farsi benedire. La carriera di Foa, da sempre vicino al centrodestra, sta lì a dimostrarlo. Il M5S si è allineato da subito all’alleato di Governo. “E’ assolutamente un presidente di garanzia. Il suo è un nome di altissimo spessore” ha evidenziato il M5s con la deputata Mirella Liuzzi. Di altro avviso il Pd, che fino alla fine è restato sulle barricate. I parlamentari dem in Vigilanza hanno depositato una richiesta immediata di accesso agli atti per presunti vizi di forma durante la votazione. Richiesta respinta al mittente dal presidente Alberto Barachini. “E’ incomprensibile e grave che il presidente si sia trincerato dietro non meglio precisate procedure parlamentari per impedire all’opposizione di verificare le schede della votazione provocando così un vero e proprio vulnus tra noi e il presidente”, ha detto il senatore Pd Margiotta.

Nei prossimi giorni si conosceranno i nuovi direttori dei telegiornali, che saranno affidati a nomi vicini all’Esecutivo. Nel frattempo, però, la stampa estera si è già scatenata contro il nuovo numero uno di Viale Mazzini. “Fake news journalist” attacca il quotidiano britannico The Guardian, definendo Foa un cronista “che ha spesso diffuso storie false”. Tra le bufale il giornale inglese cita una sulla partecipazione di Hillary Clinton a “cene sataniche” durante la campagna elettorale. Elencate anche le sue uscite contro gay e vaccini. “Particolarmente filo-russo, pro-Assad e chiaramente euroscettico” il commento di Le Monde. Il quotidiano francese titola: “Nomina controversa alla guida della Rai”. E in pagina aggiunge che la nomina rappresenta l’ennesimo “smacco per l’altro partner della maggioranza, il Movimento 5 Stelle, che senza sosta, dalla sua fondazione nel 2009, non ha smesso di denunciare la politicizzazione della Rai”.

F.G.

Commissioni. Un ex Mediaset presidente Vigilanza Rai

RaiLa Rai in mano a un ex di Madiaset con il silenzio assenso dei Cinque Stelle che non battono ciglio, loro che volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Sono stati così eletti dalle Camere i quattro consiglieri di amministrazione della Rai di nomina parlamentare. L’Aula del Senato ha eletto Rita Borioni (101 voti), componente uscente e riconfermata in quota Pd, e Beatrice Coletti (133), manager televisivo, candidata scelta dal M5s. Alla Camera sono stati eletti Igor De Biasio e Gianpaolo Rossi. De Biasio, in quota Lega e sostenuto dalla maggioranza, ha ottenuto 312 voti, mentre Rossi, intellettuale vicino a FdI, ne ha incassati 166. In commissione di vigilanza era stato eletto presidente Alberto Barachini, parlamentare di Forza Italia, con 22 voti, un voto in più del quorum  che era di 21. L’elezione di Barachini è arrivata al terzo scrutinio dopo le prime due votazioni andate a vuoto.

Sul profilo di Barachini, giornalista neoeletto senatore, mantiene qualche riserva M5s, come ha spiegato il senatore Gianluigi Paragone, che a caldo si è augurato che questi non faccia “gli interessi di Mediaset, ma quelli degli italiani”. Da parte sua, Barachini ha chiesto ai colleghi, in particolare di M5s (che comunque avevano votato scheda bianca), di essere “valutato sul merito” e ha aggiunto di volere “una Rai imparziale e radicata sul territorio”.

Per quanto riguarda l’altra commissione rimasta ancora senza vertice, il Copasir, è stato eletto presidente Lorenzo Guerini. L’esponente del Pd ha ottenuto 8 voti e una scheda bianca. Un assente (Elio Vito). Il Copasir inizierà il suo lavoro in concreto la prossima settimana, martedì riuniremo l’Ufficio di presidenza e tutti insieme decideremo quali saranno i temi all’attenzione del Comitato”, ha spiegato Guerini ai cronisti alla Camera che gli chiedevano se il Copasir metterà subito all’Odg la questione migranti.

“Voglio ringraziare tutti i parlamentari, in particolare il Pd per aver indicato il mio nome per la presidenza – ha poi detto il neo presidente del Copasir -. L’avvio dei lavori delle commissioni di garanzia e delle Giunte è un passaggio fondamentale per i lavori del Parlamento”.

Ciò che sta succedendo su Commissioni di garanzia e Copasir è “incredibile”. È il commento di Luigi Bersani di Leu. “Le famose opposizioni – parlo di Pd e Forza Italia – attribuiscono la presidenza della Vigilanza Rai a un uomo Mediaset. Siamo al dadaismo puro, e non voglio neanche parlare di altro. In altri tempi una cosa così avrebbe suscitato il finimondo. Tanto valeva aspettare qualche mese, se si risolvono i problemi di Berlusconi, metterci direttamente lui e tanti saluti. Questa sarebbe l’opposizione”. Rimane invece ancora in stallo il rinnovo dei vertici della Cassa Depositi e Prestiti.

Cdp, Rai e Copasir. Domani inizia la ‘lottizzazione’

bossi_bianche_gallarate_ansaA quaranta giorni dal nuovo Esecutivo ancora nessuna legge emanata, ma nel campo delle cariche pubbliche è già tutto pronto sul tavolo per domani. Una giornata intera in cui si stabiliranno le nuove poltrone pubbliche ad emanazione del Governo: assemblea Cdp, presidenza del Copasir (la commissione parlamentare di garanzia sui servizi segreti), commissione di vigilanza sulla Rai e voto in Parlamento per l’elezione di 4 consiglieri del Cda di Viale Mazzini che per la prima volta – dopo la riforma Renzi – saranno eletti da deputati e senatori (due per ciascuna delle Camere).
Mentre sul versante delle nomine per le ‘minoranze’ sembra ormai cosa fatta: alla guida del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica dovrebbe andare il dem Lorenzo Guerini e la vigilanza Rai ai Forzisti (Maurizio Gasparri o Alberto Barachini), nulla di fatto invece per il Copasir e il Cda di Viale Mazzini. Per il suolo di presidente della Cdp a Matteo Salvini piacerebbe Marcello Sala, ex Sea e liquidatore della banca della Lega Credieuronord. Il ministro dell’Economia Tria, tuttavia, preferirebbe un nome di maggiore esperienza come quello di Dario Scannapieco (ex Tesoro e ore vicepresidente Bei), i grillini più movimentisti vorrebbero invece Fabrizio Palermo, attuale Cfo della Cassa.
L’accordo non ancora raggiunto su Cassa Depositi e Prestiti è legato a quello mancato sul Cda di Viale Mazzini. La maggioranza gialloverde non ha ancora raggiunto l’intesa e gli iscritti di Rousseau saranno chiamati a votare per scegliere il nome del candidato pentastellato. Cinque i nomi, tra i 200 curricula giunti in Parlamento, che i vertici del Movimento propongono ai militanti: Paolo Cellini, Beatrice Coletti, Paolo Favale, Claudia Mazzola, Enrico Ventrice. Depennati dunque giornalisti più noti come Michele Santoro e Giovanni Minoli.
Per la presidenza della Tv di Stato invece cresce l’ipotesi di insediare Giovanna Bianchi Clerici, la giornalista varese voluta dalla Lega, al vertice in sostituzione di un’altra donna, Monica Maggioni.