Torneo di Stoccarda a Federer. Bene Gasquet e Krunic nei Paesi Bassi

roger federer stoccardaL’assenza dai campi non ha influito negativamente sul ritorno di Roger Federer. Lo svizzero, dopo lo stop per la stagione sulla terra rossa, torna a giocare sull’erba a Stoccarda. Perfettamente a suo agio sulla superficie, in una forma fisica ottima (fisico asciutto, freschezza agonistica, sembra ringiovanito), disegna il campo che è una bellezza. Sicuro al servizio, quando lascia partire il dritto si apre il campo (ma anche col rovescio, in accelerata con quale dei due fondamentali gli capiti prima) e va a chiudere col passante di rovescio o in avanti a rete con la volée o lo smash. Solitamente è questo il suo schema vincente, ma non disprezza il serve&volley. Specialmente sull’erba diventa in-giocabile e neppure il potente dritto di Milos Raonic (fino a 137 km/h) riesce a fermarlo e ad impedirgli di alzare la coppa in Germania. Per 6/4 7/6 si aggiudica il suo 98esimo titolo in carriera. Più lottato il secondo set perché lo svizzero si è complicato un po’ la vita insistendo di più appunto proprio sul dritto micidiale del canadese; tuttavia ha saputo giocare meglio i punti decisivi e fondamentali: il talento dell’elvetico è indiscusso, ma sicuramente la sua arma vincente per essere un campione così “longevo” è proprio la forza mentale più che la tecnica ineccepibile e straordinaria, un’esperienza che non si può insegnare. Ed in questo insegna molto la semifinale contro l’australiano Nick Kyrgios: una dura battaglia terminata solamente al terzo set (6-7 6-2 7-6) e dopo due tie-break in cui non sono mancate le occasioni al giovane ‘Aussie”; non facile rimontare, sotto di un set, per il n. 1 del mondo contro il re degli aces, perfettamente a suo agio sull’erba. Anche al successivo torneo di Halle, sempre in Germania, parte bene e continua la sua corsa ad accumulare vittorie su vittorie: vince facile il primo turno contro Aljaz Bedene per 6/3 6/4. A Stoccarda è bastata un’ora e venti minuti circa al 36enne svizzero per completare quella che era la sua 148^ finale (record di e per pochi altri tennisti) e portarsi a casa la ‘Mercedes Cup’ (con la macchina in palio con cui è tornato a casa prima di ripartire appunto per Halle).
Se Federer è il re di Stoccarda, nei Paesi Bassi (all’Atp 250 di ’s-Hertogenbosch, Atp 250 proprio come quello appena citato di Stoccarda con un montepremi di 656mila euro e poco più, circa), invece, vi sono due trionfatori: Richard Gasquet (che si aggiudica il derby francese contro Chardy) e Aleksandra Krunic (che si era imposta al Foro Italico sulla nostra Roberta Vinci). Ma vediamo meglio nel dettaglio cosa è successo.
La finale maschile nei Paesi Bassi a Gasquet. Gasquet va subito avanti nel punteggio e si porta in vantaggio per 4-2 nel primo set; ma a questo punto Chardy fa contro-break, però poi perde di nuovo il servizio e manda il connazionale a servire per il primo set. Grazie a due passanti strepitosi di Gasquet (prima di dritto incrociato e poi di rovescio) si aggiudica il primo set definitivamente; da segnalare anche un recupero straordinario su una volée, con il rovescio in corsa che mette all’incrocio delle righe prima di riportarsi di nuovo in vantaggio. Non bastano i dritti potenti (anche a 147 km/h) di Chardy, che spreca le occasioni di break che ha. Nel secondo set, infatti, Chardy va addirittura avanti 5-3, ma si fa rimontare prima 5-4 poi 5-5 ed è tie-break; ma Gasquet nel tie-break va subito avanti e lo conquista abbastanza tranquillamente.
Il momento clou che però ha fatto svoltare e ‘rigirare’ il match e il secondo set (ovvero annullando la possibilità di allungarlo al terzo set per Chardy e di ritornare in partita e rimontare, per poi andare a vincere) è stato proprio quando è andato a servire sul 5-3. Chardy conduceva per 40-15 sul 5-3, ma -prima un passante incredibile di Gasquet- poi soprattutto una palla chiamata out sulla sua seconda di servizio lo ha fatto particolarmente innervosire (dopo un errore di rovescio, che ha mandato lungo), facendogli perdere il controllo, i nervi e la concentrazione. Ha dato così la palla break a Gasquet, che poi se ne è procurata un’altra con uno straordinario passante di rovescio incrociato in cross ad uscire a cui è seguito il doppio fallo di Chardy che, al cambio campo, ancora discuteva di quella palla (la seconda di servizio) con l’arbitro. Gasquet ha completato, successivamente, a 15 il recupero sul 5-5 (con un ace).
Il tie-break che ne è derivato si è svolto così: 1-0 Gasquet, 1-1, 2-1 Gasquet (su un errore in risposta di Chardy), 2-2 (Gasquet manda lungo un recupero di rovescio), 3-2 Gasquet con uno stupendo passante di dritto rasoio alla rete, errore di dritto di Gasquet ed è 3-3, 4-4 con una bella volée di Gasquet, errore dritto di Chardy e Gasquet va 5-4 (due match points con il servizio a disposizione), ace di Gasquet ed è 6-4 per lui, poi 6-5 con Chardy che si aggiudica il punto con un dritto in attacco in avanzamento, 7-5 Gasquet con un recupero su una palla bassa di dritto che trasforma in demi-volée in attacco in controtempo che non riesce a prendere Chardy, su cui non arriva decretando, così, la vittoria definita del connazionale francese.
Tra l’altro, qui ad ‘s-Hertogenbosch, Gasquet (testa di serie n. 2) aveva battuto il giovane greco Stefanos Tsitsipas (testa di serie n. 5) per 7/6(2) 7/6 (4) ai quarti e Bernard Tomic in semifinale per 6/4 6/7(8) 6/2 (semifinale dura e molto combattuta che, ciononostante, non gli ha impedito di vincere la finale).
La finale femminile di ‘s-Hertogenbosch. Ad imporsi è la serba Aleksandra Krunic (testa di serie n. 7), in grado di battere in semifinale niente di meno che la testa di serie n. 1 Coco Vandeweghe in tre set per 2/6 7/6(4) 7/6(1): la statunitense è sempre una giocatrice temibile, soprattutto ha dimostrato di esserlo particolarmente sull’erba, superficie che predilige e che ben si confà al suo schema tattico aggressivo, al suo tennis d’attacco e al suo gioco basato sempre sul ricercare il colpo vincente con pochi scambi (dunque un risultato che vale doppio per la Krunic). Poi altri tre set sono serviti alla serba per aggiudicarsi la finale del torneo e imporsi sulla belga Kirsten Flipkens, che va avanti di un set nel primo parziale subito per 7/6; poi la Krunic rimonta, prendendo sempre più terreno riuscendo a fare il break decisivo che la porterà sul 7/5 (dopo un parziale in equilibrio ancora, ma in cui la Flipkens concede qualcosina in più, facendo qualche errore in più). Poi dilaga per 6/1 nel terzo e decisivo set, andando subito 4-1 e poi 5-1. Impegno premiato per la giovane atleta, che non ha mai mollato, ma è stata più incisiva quando è servito, approfittando del momento di cedimento dell’avversaria e di ogni suo ‘regalo’ (ogni gratuito concesso), entrando sempre più in partita fino a dominare nel terzo e decisivo set. La serba, a soli 25 anni, sale così alla posizione n. 44 del mondo e si impone nel torneo, nonostante una vistosa fasciatura al braccio. Inutile non associare e far tornare alla mente il ricordo che la lega all’Italia. Infatti la Krunic agli Internazionali Bnl d’Italia di quest’anno, lo scorso maggio, ha affrontato proprio la nostra Roberta Vinci nella sua ultima partita che ha disputato prima del ritiro definitivo ufficiale dal tennis giocato. In quel turno la serba ha trionfato con il punteggio di 2-6 6-0 6-3, parziale che ha entusiasmato ancor di più tutti i fans azzurri che hanno sperato nella vittoria dell’atleta di casa.

Tennis, si riparte da Auckland e Brisbane. Titoli per Goerges e Svitolina

julia-goergesGennaio, nel tennis, è sicuramente il mese del primo dei quattro Grand Slam: gli Australian Open. In questo 2018, l’edizione 106 si giocherà a Melbourne dal 15 al 28 gennaio prossimi; ma prima tanto tennis di preparazione. A partire dai tornei Wta di Auckland e Brisbane. E già regalano molte emozioni e sorprese. Innanzitutto al torneo di Brisbane, si è ritirata al primo turno per crampi la Muguruza. La spagnola, n. 2 del mondo, al terzo set contro la serba Aleksandra Krunic conduceva avanti nel punteggio per 7-5 6-7 2-1, ma non ce l’ha fatta: ricominciare al top, con una forma fisica eccellente, non è mai facile. Soprattutto in Australia a Brisbane, con un forte vento fastidioso e molto insidioso, che mina l’equilibrio del match e del parziale.
A proposito di maltempo, due casi da citare: il fatto che la forte pioggia abbia spostato la finale a Shenzhen su un campo indoor (al chiuso, ma non coperto però dalle reti televisive). E poi, un altro esempio è stata la finale della Wozniacki contro Julia Goerges. La tedesca ha battuto la danese in maniera netta in Nuova Zelanda per 6-4 7-6, in un’ora e 33 minuti di partita. La n. 14 del mondo, non solo fa break immediatamente in apertura a Caroline, ma non le dà respiro, con le sue risposte vincenti (e imprendibili) sul servizio dell’avversaria: di potenza, di precisione e, soprattutto, di velocità togliendole il tempo e non dandole modo di giocare affatto, ma mettendole sempre più pressione. La danese prova ad essere più aggressiva, a venire avanti a rete: ma è quasi umiliata con smash poco convincenti, ma -a onor del vero- minati dal vento, appunto, che l’ha costretta a giocarli in maniera scomposta. Apprezzabile, come sempre, il forte impegno di Caroline, che non ha mai mollato e ha sempre lottato. Una Goerges davvero tornata in gran forma e che si preannuncia una giocatrice completa, temibile, competitiva e cresciuta di livello rispetto allo scorso anno, più incisiva.
A proposito di forma ritrovata e non si possono citare altre due tenniste del torneo di Brisbane: Karolina Pliskova e Elina Svitolina (vincitrice del torneo degli Internazionali Bnl d’Italia di Roma). La prima si è fermata in semifinale. La ceca si è arresa alla potenza dell’ucraina, con un doppio 7/5, in un’ora e 40’ di gioco. Karolina era avanti 4-1, poi si è fatta rimontare ed è andata a perdere il primo set per 7/5 appunto. Nel secondo, viceversa, è Elina ad andare subito avanti di un break sul 2-1 e poi brava ad evitare il tie-break finale. La Pliskova, però, è apparsa stanca e sfiduciata ad un certo punto, quasi fosse andata in confusione. Forse la differenza l’ha fatta solo davvero il servizio, che non ha funzionato al massimo per la ceca, mentre è stato di percentuali alte per l’ucraina. Ma anche nei fondamentali, la Svitolina è stata più precisa e più incisiva, costringendo all’errore la Pliskova soprattutto di dritto (suo fondamentale più forte tra l’altro). Troppo fallosa la ceca, ha sbagliato due volée facili a rete, molto strano per lei, e ha sofferto le palle basse in back di difesa della Svitolina; ma ha fatto due punti eccezionali su quello che è stato forse il game più lungo della partita: il 3-2 per l’avversaria nel secondo set. Svitolina ancor più scatenata in finale, dove ha incontrato la sorpresa e rivelazione bielorussa Aliaksandra Sasnovich: ha vinto undici titoli ITF di singolare e sette in doppio. Il suo best ranking è stata la posizione n. 92 (raggiunta nell’ottobre del 2014); ha giocato anche per la Bielorussia in Fed Cup. Una severa lezione impartitale dall’ucraina: 6/2 6/1, che non lascia equivoci. In poco più di un’ora. Troppo fallosa (le percentuali di errori gratuiti e di servizi vincenti non lasciano spazio ad equivoci), non è riuscita quasi a scambiare e giocare, messa in difficoltà dalla Svitolina che sale subito 3-1, in entrambi i set. La Sasnovich ha provato ad attaccare, ma è sembrata impossibilitata a girare il match, soprattutto per i tanti doppi falli eseguiti. La Svitolina le ha dato poche possibilità, ma lei ha sprecato anche le poche occasioni avute: chances che si è costruita con il rovescio, ma l’ucraina ha preferito lo scambio dritto contro dritto che l’altra ha accettato (e subito, quasi rassegnata, forse per i colpi più potenti e profondi di Elina).
Anche la russa Maria Sharapova è ritornata. La siberiana ha raggiunto la semifinale al torneo di Shenzhen, perdendo da Katerina Siniakova. La ceca, di origine russa, ha chiuso la partita al quarto match point per 6-2 3-6 6-3 (dopo numerose interruzioni per pioggia). Altro buon risultato da segnalare, che riguarda gli italiani, la vittoria in doppio ad Auckland (in Nuova Zelanda) di Sara Errani in coppia con l’olandese Schoofs. Le due tenniste prima avevano vinto in semifinale, per 6-4 6-3, sulle giapponesi Nao Hibino e dalla croata Darija Jurak; poi hanno trionfato in finale sulle super favorite e testa di serie n. 1 del seeding (l’altra coppia tutta nipponica formata da Eri Hozumi e Miyu Kato), in poco più di un’ora di gioco, con un parziale di 7-5 6-1.