Le ferie sono un diritto. Quando vanno pagate quelle non godute

Inps

A LUGLIO CROLLO RICHIESTE CIGS

Continuano a diminuire le richieste di cassa integrazione: a luglio le aziende hanno chiesto 14,5 milioni di ore di cassa con un calo del 25,7% rispetto a giugno e del 57,4% in confronto a luglio 2017. Nei primi sette mesi sono state chieste 139,5 milioni di ore di cassa con una flessione del 37,9% rispetto ai 224,6 dei primi sette mesi del 2017. Si sfiorano i livelli dei primi sette mesi del 2008, prima della crisi economica quando erano 118,27 milioni.

A giugno crescono invece le richieste di disoccupazione: nel complesso – secondo quanto si legge nell’Osservatorio sulla Cassa integrazione dell’Inps – sono state presentate 139.390 domande di NASpI e 2.081 di DisColl. Nello stesso mese sono state inoltrate 714 richieste di ASpI, miniASpI, disoccupazione e mobilità, per un totale di 142.185 domande, il +5,5% in confronto al mese di giugno 2017 (134.756 istanze). Rispetto a maggio si registra un aumento del 38,3%. Nei primi sei mesi dell’anno si registra una crescita del 4,9% con il passaggio da 726.232 a 762.228 domande nel complesso.

Tra gennaio e giugno 2018 i datori di lavoro privati hanno fatto nel complesso 3.892.000 assunzioni (+6,9%) mentre le cessazioni sono state 3.001.000 (+12,0%) con un saldo positivo di 891.000 contratti. Lo rileva l’Inps nell’Osservatorio sul Precariato sottolineando che per i contratti a tempo indeterminato la variazione netta è stata positiva per 140.000 unità. Il risultato è stato possibile anche grazie al buon andamento delle trasformazioni da tempo determinato a indeterminato (+84.000) che registrano un progresso del 58,7% sul primo semestre 2017.

Ferie non godute

QUANDO VANNO PAGATE

Le ferie sono un diritto irrinunciabile per il lavoratore, come sancito dall’articolo 36 della Costituzione. Ciò significa che il datore di lavoro non può impedire al dipendente di godere delle ferie di cui ha diritto e che il lavoratore, invece, non può assolutamente rinunciarci.

Non si può rinunciare alle ferie neppure dietro la promessa di ricevere una somma in denaro. Permettere all’azienda di pagare le ferie, infatti, sarebbe un disincentivo al loro utilizzo.

Nel dettaglio la legge sull’orario di lavoro – dlgs 66/2003 – stabilisce che il dipendente abbia diritto a 4 settimane di ferie ogni anno, 2 delle quali devono essere godute entro l’anno di maturazione in maniera consecutiva. Le altre 2 settimane, invece, devono essere godute entro i 18 mesi successivi, scaduti i quali l’Inps le considera comunque fruite dal punto di vista contributivo e quindi i datori di lavoro vi devono versare i contributi come se queste fossero state godute. Le ferie residue, quindi, non possono essere monetizzate dal dipendente, se non in alcuni casi eccezionali. Ad esempio, il dipendente assunto con contratto a tempo determinato con durata inferiore a un anno può rinunciare al godimento delle ferie maturate e chiedere all’azienda che queste gli vengano retribuite una volta concluso il rapporto lavorativo. Vengono pagate, inoltre, le ferie residue (quelle maturate durante l’anno e nei 18 mesi precedenti) al dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato in caso di scioglimento anticipato del rapporto di lavoro.

C’è un altro caso, infine, in cui il lavoratore può farsi pagare le ferie. Bisogna infatti sapere che alcuni Ccnl prevedono delle regole più vantaggiose per i lavoratori, riconoscendo loro più giorni di ferie rispetto a quelli previsti dalla normativa vigente. Per questo motivo la legge riconosce loro la possibilità di monetizzare le ferie che eccedono le 4 settimane. Solo in questo caso, quindi, in alternativa al loro godimento si può richiedere il pagamento di un’indennità sostitutiva delle ferie.

Corte di Cassazione

AMIANTO: ULTIME NOVITÀ

Per avere diritto alla maggiorazione contributiva a seguito di esposizione all’amianto durante l’attività lavorativa, non è necessario che il lavoratore fornisca i dati esatti relativi alla frequenza e alla durata dell’esposizione. È sufficiente che si accerti tramite consulenza tecnica la rilevante probabilità di esposizione al rischio. Sulla base di questo ragionamento la Cassazione, con l’ordinanza 20934/2018 , ha accolto parzialmente il ricorso presentato da un lavoratore nei confronti dell’Inps.

L’accertamento della soglia minima di esposizione all’amianto necessaria per il conseguimento delle maggiorazioni contributive sulla pensione può essere accertata anche tramite elementi presuntivi. Lo ha precisato la Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 20934/2018 depositata recentemente con la quale i giudici del Supremo Collegio hanno accolto le doglianze di un lavoratore ribaltando la sentenza della Corte d’Appello di Napoli. Il lavoratore aveva chiesto l’accertamento del diritto alla maggiorazione contributiva per esposizione all’amianto prevista dall’art. 13, comma 8 della legge 257/1992 per l’attività espletata a bordo di diverse navi come operaio motorista e frigorista allorché era stato esposto all’amianto senza adozione da parte datoriale di adeguate misure di protezione.

La Corte d’Appello aveva rigettato la domanda in quanto l’assicurato, sprovvisto della certificazione Inail di esposizione ultradecennale all’amianto, non era riuscito a dimostrare della soglia minima di esposizione prevista dal d.lgs. 277/1991 (100 ff/l per oltre dieci anni) limitandosi a pretendere il riconoscimento dell’invocato diritto sulla scorta della mera presenza di amianto nei luoghi di lavoro e del rischio di contrarre malattie professionali. Secondo la Corte d’Appello, in sostanza, l’assicurato sarebbe stato tenuto ad indicare e provare la c.d. soglia qualificata tramite un’apposita Ctu che nel caso di specie non era stato possibile esperire anche in ragione dell’elevato numero delle navi a bordo della quali egli aveva lavorato.

La tesi della Cassazione

La Corte di Cassazione ha tuttavia sconfessato, a seguito del ricorso presentato dai legali dell’assicurato, l’impostazione seguita dalla Corte di Merito. Accusata di essere troppo restrittiva. Secondo i giudici di Piazza Cavour, al fine di non rendere impossibile il riconoscimento del beneficio gravando il lavoratore di una probatio diabolica, sotto il profilo probatorio non risulta necessario che il lavoratore “fornisca la prova atta a quantificare con esattezza la frequenza e la durata dell’esposizione, potendo ritenersi sufficiente, qualora ciò non sia possibile, avuto riguardo al tempo trascorso e al mutamento delle condizioni di lavoro, che si accerti, anche a mezzo di consulenza tecnica, la rilevante probabilità di esposizione del lavoratore al rischio morbigeno, attraverso un giudizio di pericolosità dell’ambiente di lavoro, con un margine di approssimazione di ampiezza tale da indicare la presenza di un rilevante grado di probabilità di superamento della soglia indicata dalla legge (Cass. Sez. L, Sentenza n. 16119 del 01/08/2005, Sez. L, Sentenza n. 19456 del 20/09/2007)”.

In altri termini, in assenza di certificazione Inail, l’accertamento della soglia qualificata di esposizione può essere compiuto mediante il ricorso ad elementi di tipo presuntivo in tutti i casi in cui non sussista la materiale possibilità di accertare tramite Ctu il livello di inquinamento all’interno del luogo di lavoro, per il tempo trascorso e la rimozione delle fonti di inquinamento. Per tale ragione la Corte ha cassato la sentenza impugnata dall’assicurato rinviando la causa alla Corte d’Appello in diversa composizione.

Istat

PEGGIORA LA FIDUCIA DELLE FAMIGLIE E DELLE IMPRESE

Peggiora ad agosto il clima di fiducia di famiglie e imprese. Secondo le rilevazioni dell’Istat l’indice che misura la fiducia dei consumatori è sceso da 116,2 di luglio a 115,2; mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese è passato da 105,3 a 103,8.

La flessione dell’indice di fiducia dei consumatori è dovuta principalmente al deterioramento della componente economica (da 141,3 a 136,6), mentre quella personale aumenta per il secondo mese consecutivo passando da 107,8 a 108,5. Un calo contenuto caratterizza sia il clima corrente (da 113,3 a 112,8) che quello futuro (da 120,9 a 119,3).

Guardando alle imprese, il clima di fiducia registra una dinamica negativa più accentuata nel settore manifatturiero (da 106,7 a 104,8) e nei servizi (da 105,9 a 104,7) rispetto alle costruzioni (da 139,9 a 139,3); in controtendenza il commercio al dettaglio dove l’indice aumenta da 102,7 a 104,2.

Carlo Pareto

Olivetti. Processo per Amianto, tutti assolti

olivetti“Finché non saranno depositate le motivazioni non sapremo il perché di questa sentenza. Ma se emergeranno dei profili per l’impugnazione, la impugneremo. E daremo battaglia”. È il commento del pg Carlo Maria Pellicano uno dei 3 magistrati che hanno sostenuto la pubblica accusa nella decisione della Corte di Appello di Torino sul processo Olivetti. “Per ora – ha concluso – noi e la difesa siamo sull’1-1”. Sono stati tutti assolti gli imputati per il Processo per Amianto dalla corte d’Appello di Torino, per la quale il fatto non sussiste. Viene così ribaltata la sentenza di primo grado emessa nel luglio del 2016 dal tribunale di Ivrea. Assolti quindi anche i big di questo processo, a partire da Carlo De Benedetti, il fratello Franco e l’ex Ad alla Olivetti, Corrado Passera. Le tredici condanne si sono trasformate in altrettante assoluzioni. La Procura generale di Torino, invece, aveva chiesto la conferma delle sentenze di primo grado per tutti gli imputati.
Per il legale della Fiom-Cgil e dell’Associazione familiari delle vittime dell’amianto, costituiti come parti civili nel processo, Laura Longo sono stati almeno 14 i casi di decessi dovuti all’esposizione dei lavoratori all’amianto, negli stabilimenti dell’Olivetti a Ivrea e nel circondario. Esposizione al di fuori delle norme di sicurezza della quale erano accusati manger e dirigenti transitati per Ivrea dagli anni ’80.
Ma è stata la controversia scientifica sul tema del cosiddetto “effetto acceleratore” nelle malattie provocate dall’amianto a far cadere le accuse al processo Olivetti. Questa l’analisi che, nell’attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, viene fatta sia dall’accusa che dalla difesa. “In pratica – spiega uno degli avvocati – il dirigente è considerato responsabile solo per i primi due anni di esposizione del lavoratore all’amianto. In questo caso De Benedetti è stato in carica a partire dal 1978 e i dipendenti erano stati colpiti dalla patologia in un periodo precedente. Se fosse accertata l’esistenza di un “effetto acceleratore” sarebbe diverso. Ma nella comunità scientifica non c’è un consenso unanime. E quindi la giurisprudenza non può tenerne conto”.
Le difese hanno fatto leva sulle ultime sentenze della cassazione in materia, che negli ultimi anni hanno annullato diverse condanne simili.

Morti amianto: tutti assolti. Familiari: Giustizia di classe

Una manifestazione di protesta

Una manifestazione di protesta

Sono stati tutti assolti gli otto ex manager della Breda Termomeccanica-Ansaldo, accusati di omicidio colposo per la morte di una decina di operai causata, secondo l’accusa, dall’esposizione all’amianto nello stabilimento milanese di viale Sarca tra gli anni ‘70 e il 1985. Il pm di Milano Nicola Balice aveva chiesto che gli otto ex amministratori della Breda Termomeccanica-Ansaldo, venissero condannati con pene da 2 anni a 4 anni e 11 mesi di reclusione. Nella sua lunga requisitoria, che ha richiesto tre udienze, Balice ha parlato di condotte “gravemente colpose” da parte degli imputati, che “sapevano di mettere a rischio i lavoratori” e che “se ne sono infischiati fino al 1985” delle norme sull’amianto.
Ma con l’assoluzione è stata ignorata la richiesta dell’avvocato dell’Inail, così come quelle di altre due associazioni parti civili, Medicina Democratica e Aiea, che si è costituito parte civile nel processo e aveva chiesto un risarcimento di 1 milione e 661mila euro, più altri 830mila euro per le spese sostenute per curare i lavoratori malati, poi deceduti.
Dopo la lettura del verdetto è esplosa la rabbia dei familiari delle vittime: “Vergogna! Questa è una giustizia di classe, le vittime pagano e gli assassini restano impuniti”. Non a torto, visto che la sentenza in linea con altre assoluzioni a Milano per casi analoghi. Un mese fa sono stati assolti l’ex ad e l’ex presidente di Fiat Auto per i casi di operai morti per forme tumorali provocate dall’esposizione all’amianto dopo aver lavorato nello stabilimento dell’Alfa Romeo di Arese (Milano); all’inizio dell’anno invece sono stati assolti quattro ex manager dell’Enel imputati per omicidio colposo nel processo di secondo grado con al centro i casi di otto operai morti tra il 2004 e il 2012 a causa, secondo l’accusa, dell’esposizione all’amianto presente nella centrale dell’azienda a Turbigo, in provincia di Milano. Infine lo scorso anno assolti con formula piena i nove ex manager di Pirelli accusati a Milano di omicidio colposo e lesioni gravissime per i 28 casi di operai morti o ammalati a causa dell’amianto, dopo aver lavorato negli stabilimenti milanesi dell’azienda tra gli anni ’70 e ’80.

Pensione anticipata. Spunta l’ipotesi
della proroga

Inail e Confindustria

AL VIA PREMIO IMPRESE PER SICUREZZA

Confindustria e Inail hanno di recente lanciato la V edizione del Premio Imprese per la sicurezza, con la collaborazione tecnica dell’Associazione Premio Qualità Italia (Apqi) e di Accredia, ente italiano di accreditamento. “L’iniziativa – ha spiegato Inail in una nota – ha lo scopo di diffondere la cultura della prevenzione premiando le aziende che si distinguono per l’impegno concreto e per i risultati gestionali conseguiti in materia di salute e sicurezza”. Il Premio, rivolto a tutte le imprese, anche non aderenti al sistema Confindustria, è assegnato per tipologia di rischio (alto o medio-basso) e per dimensione aziendale. Le imprese che intendono aderire all’iniziativa possono farlo attraverso il sito di Confindustria, cliccando sul banner del Premio, raggiungibile anche dal link Inail Prevenzione e sicurezza. Il termine ultimo per l’invio dei questionari on line è il prossimo 26 giugno alle ore 14. Le aziende che risulteranno finaliste potranno chiedere una riduzione del tasso di premio Inail tramite il modello OT24, secondo le modalità disponibili sul sito www.inail.it.

Inps

400 MILIONI DI VOUCHER VENDUTI IN OTTO ANNI

Da agosto 2008, inizio della sperimentazione sull’utilizzo dei voucher per vendemmie di breve durata, al 31 dicembre 2016 risultano venduti 400,3 milioni di buoni lavoro di importo nominale pari a 10 euro a 1.765.810 persone. La progressiva estensione degli ambiti oggettivi e soggettivi di utilizzo del lavoro accessorio è andata di pari passo con l’aumento della vendita dei voucher, che ha registrato un tasso di crescita del 58% dall’anno 2014 all’anno 2015, e del 24% dal 2015 al 2016. E’ quanto ha comunicato l’Inps, che ha precisato come, “in occasione di questo aggiornamento, sono stati effettuati una serie di interventi di normalizzazione dei dati relativi alle vendite: è stato eliminato l’effetto distorsivo recato dalle transazioni che, dopo l’emissione del voucher, non risultano andate a buon fine, e pertanto la banca dati riporta esclusivamente l’importo dei voucher per i quali risulta perfezionata l’operazione di vendita”.

Attualmente, ha riferito l’ente di previdenza, l’acquisto dei voucher presso i tabaccai è di gran lunga prevalente, con l’80% del totale venduto nel 2016. La tipologia di attività per la quale è stato complessivamente acquistato il maggior numero di voucher è il Commercio (17,4%). La consistenza della voce ‘altre attività’ (34,5%; include ‘altri settori produttivi’, ‘attività specifiche d’impresa’, ‘maneggi e scuderie’, ‘consegna porta a porta’, altre attività residuali o non codificate) è il riflesso della storia del lavoro accessorio, all’origine destinato ad ambiti oggettivi di impiego circoscritti (quindi codificabili), negli anni progressivamente ampliati, fino alla riforma contenuta nella legge n. 92 del 2012 che amplia di fatto l’utilizzo di lavoro accessorio per qualsiasi tipologia di attività.

Riguardo le aree geografiche, il ricorso ai voucher è concentrato nel Nord del paese. Guida la graduatoria il Nord-est con 146,3 milioni di voucher venduti incide per il 36,5%, mentre il Nord-ovest con 118,7 milioni di voucher venduti incide per il 29,7%. La regione nella quale si è avuto il maggiore ricorso ai voucher è la Lombardia, con 70,7 milioni di buoni lavoro venduti. Seguono il Veneto e l’Emilia Romagna.

Secondo quanto calcolato dall’Inps, il numero di lavoratori è cresciuto significativamente negli anni, mentre il numero medio di voucher riscossi dal singolo lavoratore è rimasto sostanzialmente invariato: circa 60-70 voucher l’anno. Poiché l’importo netto che il lavoratore riscuote per ogni voucher è di 7,50 euro, si ricava (come ordine di grandezza) che il compenso annuale medio netto oscilla attorno a 500 euro. Non ci sono differenze significative tra i sessi in termini di compenso.

L’età media è andata decrescendo fino al 2014, anno dal quale è stabile; il differenziale di età tra i sessi è sempre diminuito. La percentuale di femmine è progressivamente aumentata, ed è finora di poco superiore al 52%. La quota di lavoratori di cittadinanza extracomunitaria è lievitata costantemente e nel 2016 è di poco superiore al 9%. Non ci sono differenze significative nel numero medio di voucher riscossi rispetto alla cittadinanza.

Per ogni soggetto può essere calcolato il primo anno di lavoro accessorio, al fine di quantificare il numero di ‘nuovi’ lavoratori che accedono al sistema dei voucher: la quota di ‘nuovi’ lavoratori, maggioritaria, è andata progressivamente riducendosi negli anni. Su 1.765.810 lavoratori che hanno svolto attività nel 2016 il numero di ‘nuovi’ lavoratori è stato pari a 892.311, vale a dire il 51% (tale quota era del 71% cinque anni prima). Sempre per i 1.765.810 lavoratori che hanno svolto attività nel 2016 risulta che oltre la metà (53,7%) ha incassato nell’anno un numero di voucher minore o uguale di 40, e circa un lavoratore su dieci (10,9%) ha riscosso nell’anno più di 200 voucher.

Rischi per la salute

IN ITALIA CI SONO ANORA 650 CHILI DI AMIANTO PER CITTADINO

L’incendio sulla Pontina accende i riflettori sull’emergenza amianto in Italia. Fino al 1992 l’Italia è stato il secondo produttore europeo, dopo l’allora Unione Sovietica, e ancora ad oggi, su tutto il nostro territorio, ci sono circa 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali che lo contengono in circa 50 mila siti e un milione di micrositi. A conti fatti, ogni italiano è minacciato da 650 chili di amianto, un record che non ci rallegra affatto, considerando i numeri della strage che esso provoca.

L’incognita dell’amianto nell’aria dopo il rogo nello stabilimento della Eco x

Secondo dati dell’Osservatorio nazionale sull’amianto, ogni anno nel nostro Paese avvengono 6.000 decessi per patologie asbesto-correlate; 1.900 sono i nuovi casi di mesotelioma, secondo i dati pubblicati da “I numeri del cancro in Italia 2016 di Aiom /Airtum”. Gli uomini sono esposti più delle donne: uno su 234 in Italia rischia di sviluppare questa patologia mentre per le donne la percentuale è di una su 785. I decessi oncologici per mesotelioma in entrambi i sessi si attestano al 4%.I pazienti ad oggi, in Italia, con diagnosi di mesotelioma sono 2.732.

Minacciate 2.400 scuole

Per quanto riguarda la mappa del rischio, ai primi posti ci sono purtroppo le scuole: in2.400 istituti sono presenti materiali di asbesto. Esposti al pericolo circa 350.000 studenti e 50.000 dipendenti, tra docenti e non. Negli ospedali, negli altri edifici pubblici, negli aeromobili, nelle navi e negli altri mezzi militari l’amianto è ancora largamente presente, e purtroppo continua e continuerà a mietere molte vittime. Si stima che saranno necessari ben 1000 anni per rimuovere totalmente ogni traccia di amianto in Italia. Il Presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha stimato, ottimisticamente, in 85 anni il tempo necessario per poter bonificare tutto l’amianto presente nel territorio nazionale. Nonostante la sua accertata pericolosità (anche Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro delle Nazioni Unite, ha infatti riconosciuto l’amianto come cancerogeno e ha chiesto di bandirne l’utilizzo in ogni sua forma), non esiste una normativa internazionale che ne limiti la produzione e la commercializzazione. La Confederazione Internazionale dei Sindacati (Ituc), e il Sindacato Mondiale dell’Industria (IndustriAll) hanno sostenuto dodici nazioni africane nel chiedere l’inserimento dell’amianto nella lista dei materiali pericolosi della Convenzione di Rotterdam i cui componenti si riuniranno, a Ginevra, entro il 5 maggio prossimo. Sono sessanta i paesi nel mondo ad aver bandito l’amianto.

Pensione anticipata

SPUNTA L’IPOTESI DELLA PROROGA

Sarebbe dovuta partire il primo maggio, come stabilito dalla Legge di Bilancio, e invece ancora si attende l’avvio dell’Ape social, la misura sperimentale che prevede l’anticipo pensionistico per soggetti in stato di bisogno con 63 anni di età e almeno 30 anni di contributi. Il decreto-attuativo è stato firmato dal premier Paolo Gentiloni lo scorso 18 aprile, tuttavia il suo iter si è arrestato dopo il parere emesso dal Consiglio di Stato. Palazzo Spada infatti suggerisce di modificare la platea dei beneficiari e le tempistiche per il riconoscimento delle domande da parte dell’Inps. Nello specifico, per poter estendere l’Ape social agli operai agricoli e a coloro che non hanno i requisiti per la Naspi (indennità di disoccupazione) e sono disoccupati da almeno 3 mesi è necessario cambiare la legge. Tra le modifiche da apportare al provvedimento anche la proroga del termine per la presentazione delle domande “almeno al 31 luglio”. Inoltre, dovrà essere riconosciuta la decorrenza retroattiva per consentire ai soggetti interessati di poter beneficiare dei trattamenti dal termine fissato dalla legge al primo maggio. “Palazzo Chigi sta predisponendo il testo del decreto sull’Ape Social a seguito delle valutazioni del Consiglio di Stato”, ha spiegato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, aggiungendo che il provvedimento sarà pronto “fra qualche giorno”. Seguiranno poi il vaglio della Corte dei Conti e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Per ora, comunque, le domande non possono essere presentate tanto che risulta sempre più plausibile l’ipotesi di una proroga di 15 giorni per la presentazione della domanda per il riconoscimento delle condizioni d’accesso alla prestazione (al 15 luglio) e per la redazione delle graduatorie (al 15 ottobre). Tema che sarà sul tavolo del prossimo incontro tra Governo e sindacati previsto per il corrente mese di maggio. Riguardo l’Ape volontaria invece, il ministro Poletti ha chiarito che “è pronta” ma che “è il ministro dell’Economia che ha il controllo puntuale del procedimento”. In questo caso il ritardo è superiore a quello dell’Ape sociale in quanto il decreto su questa seconda misura sperimentale non è ancora stato presentato al Consiglio di Stato. Il prestito sulla futura pensione potrà essere richiesto dai lavoratori con almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi fino al 31 dicembre 2018. Ma quando diventerà operativo?

Carlo Pareto

Piemonte rafforza studio su effetti da amianto

radiologiaAvviare un progetto di respiro nazionale e europeo, che funga da modello per lo studio del mesotelioma, attraverso investimenti sulla ricerca pre-clinica che permettano di conoscere le cause della malattia e individuare nuovi farmaci e nuove terapie. Con questo obiettivo si è riunito oggi pomeriggio presso l’assessorato regionale alla Sanità il Comitato strategico amianto. Presenti all’incontro l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta, l’assessore regionale all’Ambiente Alberto Valmaggia, il direttore dell’azienda ospedaliera di Alessandria Giovanna Baraldi, il direttore dell’Asl di Alessandria Gilberto Gentili, il responsabile del Centro sanitario amianto del Piemonte Massimo D’Angelo, il sindaco di Casale Titti Palazzetti in qualità di presidente, i rappresentanti delle associazioni delle vittime dell’amianto, dell’Arpa e dei sindacati.

Il progetto voluto dall’Associazione familiari vittime amianto, che può contare su un finanziamento di 3,8 milioni di euro e sarà gestito dall’azienda ospedaliera di Alessandria come capofila, vedrà il coinvolgimento dell’Università degli Studi di Torino e in particolare del dipartimento di Oncologia di cui fanno parte gli istituti di ricerca del San Luigi di Orbassano, di Candiolo e delle Molinette. L’Università di Torino affiancherà le istituzioni già coinvolte, l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, l’Istituto scientifico romagnolo per la studio e la cura dei tumori, il dipartimento di Medicina traslazionale e il dipartimento di Scienze della salute dell’Università del Piemonte orientale. All’interno di questa revisione del piano, la Regione individuerà un garante scientifico della ricerca, con il compito di assicurare la funzionalità e la coerenza di tutte le attività.

“Stiamo mettendo in campo le migliori competenze a disposizione, per far sì che l’attività sia di livello altissimo e sia in grado di fungere da modello sul piano nazionale e non soltanto in ambito locale – ha spiegato l’assessore Saitta -. Gli enti coinvolti saranno considerati “alla pari”, e ognuno contribuirà con le proprie conoscenze e capacità. Come Regione ci attrezziamo per garantire la realizzazione di questi obiettivi”.
“L’attività sarà di ampio respiro ma continuerà ad avere come riferimento l’azienda ospedaliera e i presidi di Casale e Alessandria attraverso l’Ufim, che sarà rafforzata per garantirne l’operatività nel tempo – ha sottolineato il direttore Baraldi -. In questo contesto rivestirà particolare importanza l’individuazione del responsabile scientifico, come figura di garanzia, unitarietà e fattibilità”.

Eternit bis. Il processo per i 258 morti d’amianto

processo-eternitA Torino è iniziata (e rinviata al 4 novembre) davanti al giudice Federica Bompieri l’udienza preliminare “eternit bis”, processo che vede alla sbarra l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny. Il reato contestato è l’omicidio doloso di 258 persone, morte a causa di patologie correlate all’esposizione dall’amianto. Si riapre dopo lo stop di un anno fa, con il quale il gup Federica Bompieri aveva chiesto alla Corte Costituzionale di esprimersi sull’eccezione sollevata dai legali dello stesso Schmidheiny, i quali sostenevano l’impossibilità di essere processati due volte per lo stesso reato. Nel maxiprocesso, però, il reato contestato era quello di disastro doloso, mentre nel nuovo processo è quello di omicidio doloso. Il riferimento è al maxiprocesso in cui, però, era contestato il reato di disastro doloso (con condanne in primo grado e in Appello, poi spazzate dalla prescrizione pronunciata dalla Cassazione)
“La sentenza della Corte Costituzionale – ha spiegato uno dei legali, Astolfo Di Amato, prima di entrare – ha chiarito molte cose, ha detto che non si può processare due volte per lo stesso reato, il fatto è sostanzialmente identico, riteniamo quindi che il processo sia improcedibile”.
Fuori dal Palazzo di Giustizia c’erano i rappresentanti delle associazioni e nella maxi aula 1, i parenti costituitisi parte civile.
“Il processo rappresenta la ripresa della speranza per tutti i cittadini coinvolti in questi tragici eventi e per la parti civile costituite in questo processo, sia vittime sia associazioni. Poi la grande speranza è che si riesca a concludere velocemente l’udienza preliminare e si vada a dibattimento celermente”. Lo ha detto Laura d’Amico, legale dell’Associazione familiari e vittime dell’amianto, a margine dell’udienza che vede l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny accusato di omicidio doloso per la morte di almeno 258 persone, a causa dell’espozione all’amianto. “Ci aspettiamo il rinvio a giudizio – ha aggiunto d’Amico – per il reato di omicidio doloso”.
Presente il sindaco di Casale Monferrato, Titti Palazzetti, che al suo arrivo ha detto: “Sono qui per rappresentare non solo le vittime, i loro familiari e i malati, ma tutta la città perché crediamo ancora nelle istituzioni e chiediamo giustizia”. E ancora: “Schmidheiny – ha aggiunto – deve pagare per ciò che ha fatto consapevolmente”.
Sulla vicenda interviene pure Legambiente: “Dopo la vergognosa prescrizione del 2014 ci auguriamo che il processo Eternit bis possa restituire giustizia alle vittime dell’amianto e alle loro famiglie. Chi ha inquinato e ha procurato morte e dolore non può cavarsela con un nulla di fatto”.

Inps. Nuovo modulo domanda per il SIA
e novità sull’Amianto

Sostegno all’inclusione attiva (Sia)

SOSTITUZIONE NUOVO MODULO DI DOMANDA

Con riferimento al  proprio messaggio interno n.3275 del 2 agosto scorso, con il quale sono stati resi disponibili il modulo di domanda ed il tracciato informatico per l’invio delle domande Sia da parte dei Comuni, l’Istituto informa che, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha provveduto ad apportare alcune opportune integrazioni al modulo citato. In particolare, il Quadro H “Condizioni necessarie per godere del beneficio” è stato integrato con la presa d’atto, da parte del richiedente il beneficio, della necessità di:

presentare nuova dichiarazione Isee, entro il termine di due mesi, in caso di nascita o decesso di un componente, da parte del richiedente medesimo;

inviare il reddito annuo previsto, entro il termine di trenta giorni, nell’ipotesi di variazione della situazione lavorativa, da parte del componente il nucleo familiare di cui sia variata la condizione lavorativa.

Il nuovo modulo di domanda, con le integrazioni apportate, è stato allegato al predetto messaggio e sostituisce quello precedentemente inviato. E’ stato, inoltre, predisposto – prosegue l’Istituto – un flusso di lavoro in grado di gestire i possibili ritorni da parte dell’utenza e le richieste di chiarimento da parte di cittadini e Comuni, con particolare riferimento ai soggetti ai quali verrà comunicata la reiezione della domanda. La gestione delle richieste di chiarimenti da parte dei cittadini e Comuni, in merito alle verifiche già effettuate, è a carico delle Strutture territoriali Inps così come indicato nell’allegato A – Flusso Sia rigetto domanda, dal momento che il Sia viene esteso a tutti i Comuni d’Italia. L’utente – informa ancora l’Ente di previdenza – che riceverà una reiezione della domanda per mancato possesso dei requisiti richiesti, potrà recarsi direttamente presso il proprio Comune (quello a cui ha presentato l’istanza e dal quale ha ricevuto la comunicazione di rigetto/accoglimento) per chiedere informazioni e inoltrare, eventualmente se del caso, una richiesta di riesame. Nell’ipotesi in cui l’utente decida, invece, di rivolgersi direttamente all’Inps, potrà rivolgersi al Contact Center Multicanale (Ccm) o, in alternativa, potrà utilizzare il servizio Web “Inps Risponde” disponibile sul sito www.inps.it.

 

Inps

AMIANTO: ULTIME NOVITA’

Via libera ai benefici pensionistici anche ai non iscritti all’Inps. Se serve loro a perfezionare i requisiti per la pensione d’anzianità in uno degli anni 2017 e 2018, i lavoratori possono incrementare fino a cinque anni i contributi relativi ai periodi di lavoro nel corso dei quali siano risultati esposti all’amianto. A precisarlo è lo stesso Ente di previdenza nella circolare n. 154/2016. Il beneficio fa parte del pacchetto d’interventi disposto a favore dei lavoratori (ex) esposti all’amianto, previsto dai commi 274-279 dell’unico articolo della legge n. 208/2015 (legge Stabilità 2016). Interessa, espressamente, gli ex lavoratori occupati presso imprese che hanno espletato attività di scoibentazione e bonifica, e che siano affetti da patologia asbesto-correlata derivante proprio dall’esposizione all’amianto. L’agevolazione consiste nel riconoscimento di una maggiorazione ai fini contributivi del periodo d’esposizione all’amianto durante l’attività lavorativa, fino a un massimo di cinque anni. In particolare, il beneficio deriva dall’applicazione del coefficiente 1,5 ai contributi maturati in tutto il lasso di lavoro con esposizione all’amianto; l’anzianità contributiva che ne deriva (in misura maggiorata), è valida sia ai fini del diritto sia della misura della pensione. Finora tale possibilità stata una prerogativa dei lavoratori iscritti all’Istituto nazionale della previdenza sociale. L’art. 1, comma 275,della legge n. 208/2015 (Stabilità 2016) l’ha esteso ai lavoratori transitati in fondi diversi dall’Inps. I destinatari della misura, spiega la circolare dell’Inps, sono i lavoratori che:

in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro sono transitati in fondi obbligatori gestiti, prima del 1° gennaio 2012, da enti diversi dall’Istituto, siano forme esclusive, esonerative o sostitutive dell’Ago (assicurazione generale obbligatoria dell’Inps);

possono far valere nell’Ago per Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti) e in altre forme non meno di 30 anni (1.560 settimane) di anzianità assicurativa e di contribuzione utile ai fini del diritto alla pensione di anzianità;

risultino in possesso dei requisiti anagrafici e di contribuzione che, con l’applicazione della maggiorazione, in base ai requisiti di accesso (comprese le “finestre”) vigenti prima della riforma Fornero, conseguono il diritto alla decorrenza della pensione di anzianità negli anni 2017 e 2018;

non hanno soddisfatto le condizioni prescritte per far scattare il diritto alla decorrenza della pensione negli anni 2015 e 2016.

Assegno verso la pensione

Con messaggio n. 3329/2016, inoltre, l’Ente assicuratore fornisce una precisazione in merito al beneficio cosiddetto dell’assegno di accompagnamento alla pensione, sempre destinato a quanti hanno avuto esposizione all’amianto. Anche tale misura premiale, come l’altra, fa parte del pacchetto d’interventi a favore dei lavoratori (ex) esposti all’amianto previsto dai commi 274-279 dell’unico articolo della legge n. 208/2015 (legge di Stabilità 2016). Consiste in un assegno di accompagnamento (cioè un’indennità numeraria) corrisposto fino alla quiescenza che avvenga entro l’anno 2018. Normato dal dm 29 aprile 2016 l’agevolazione ha quali destinatari i lavoratori che non svolgono attività lavorativa alla data di presentazione della domanda; che perfezionano i requisiti utili alla decorrenza della pensione di anzianità negli anni 2016, 2017 e 2018. La domanda si poteva inoltrare entro il 30 giugno, per ottenere un sussidio pari all’assegno sociale. Nel messaggio l’Inps chiarisce che lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, esercitata dopo la data di trasmissione dell’istanza, comporta l’incompatibilità di accesso al beneficio ovvero la decadenza a partire dall’inizio dell’espletamento dell’attività lavorativa, nonché l’impossibilità di avere nuovamente accesso all’agevolazione al termine dello svolgimento dell’attività lavorativa, con il recupero di eventuali somme indebitamente corrisposte. Il sussidio, spiega infine l’Inps, spetta per dodici mensilità, a prescindere dalla situazione reddituale personale e familiare del richiedente, non è reversibile e non è utile ai fini del calcolo della pensione.

 

Imprese

PER IL 66% DELLE DONNE MANAGER LE QUOTE ROSA SERVONO

Sono ben oltre la maggioranza le donne-manager di tutto il mondo che si dicono convinte dell’importanza di avere le quote rosa come metodo efficace per inserire le donne nei contesti aziendali di leadership. A rilevarlo è un’analisi internazionale condotta dal 2009 al 2015 da Women’s International Networking (Win), rielaborata dall’Adnkronos. Secondo la ricerca di Win, infatti, ben il 66% delle donne-manager di tutto il mondo è favorevole all’introduzione delle quote rosa, una scelta ancora ritenuta importante. Riguardo gli ostacoli alla carriera, il 61% delle donne-manager intervistate evidenzia la mancanza di opportunità, mentre appena il 19% sottolinea il poco tempo a disposizione, due fattori ritenuti comunque ancora i principali ostacoli allo sviluppo della carriera delle donne-manager. “Non bisogna cambiare le donne ma creare il giusto ambiente di lavoro in cui possano esprimere il proprio potenziale” ha affermato Kristin Engvig, imprenditrice, fondatrice e Ceo di Win.”Se accogliamo la diversità di genere e le diversità più in generale, nuove idee e creatività arriveranno di conseguenza” ha osservato. “Promuovo la diversità perché penso che possa portare prospettive più interessanti nella vita e nel lavoro. La diversità comunque è già una realtà” ha sottolineato il Ceo dell’organizzazione nata nel 1997 per promuovere la leadership femminile e le pari opportunità nei luoghi di lavoro. Ma cosa scelgono le donne lavoratrici? Stando all’analisi di Win, dal 2009 al 2015 sono aumentate sensibilmente (dal 17% al 31%) le donne che vorrebbero togliere tempo al lavoro per dedicarlo più a se stesse che alla famiglia, anche se per la maggior parte delle donne (50%) l’equilibrio ideale desiderato è dividere equamente il tempo tra famiglia, lavoro e se stesse. Eppure, evidenzia la ricerca, la realtà è ancora lontana dal desiderio anche se un 10% delle donne-manager ha modificato un bilancio esistenziale prevalente, in cui il lavoro prende il 60% del tempo lasciando il 40% equamente diviso tra famiglia e se stesse, mentre negli ultimi 7 anni è aumentata consistentemente (+16%) la consapevolezza delle donne-manager di essere adeguatamente valorizzate in azienda. Intanto Win continua a spingere sulla leadership rosa nel mondo del lavoro, tema che verrà ripreso alla Win Conference di Roma, l’evento europeo dedicato alla leadership femminile, che torna nella Capitale dal 28 al 30 settembre. Al Forum sono attesi 900 partecipanti per una tre giorni dedicata alle best practice aziendali su conciliazione, pari opportunità e mentoring. E proprio sul mentoring l’analisi di Win rileva che sta crescendo il numero delle donne-manager che ritengono una priorità poter avere un mentor in azienda: a dichiararlo è ben l’86% contro il 79% del 2009. Molto forte, inoltre, la solidarietà fra donne in azienda: ben il 90% ci crede e offre supporto alle colleghe, un dato in crescita rispetto all’89% registrato nel 2009. Inoltre le donne-manager dimostrano molta fiducia nell’utilizzo dei social media per affrontare e superare le difficoltà delle donne sul lavoro. Tanto che a credere nel ‘potere’ dei social è l83% delle manager, contro il 17% registrato nel 2009. E tutti questi saranno i temi al centro della conferenza romana di Win dedicata alla leadership e al networking femminile, la più grande d’Europa e che si svolgerà all’Ergife Palace Hotel.Al forum parteciperanno manager e top manager di aziende multinazionali, rappresentanti della politica, delle istituzioni, del mondo universitario e delle Ong che, sottolinea Win, “stanno contribuendo a cambiare il modo, lasciando più spazio alle donne, alle loro idee e creatività e che plasmano così il dibattito sulla ‘diversity’, l’inclusione cioè delle donne e delle minoranze nelle aziende, e sull’uguaglianza di genere.

Carlo Pareto

INPS. Sostegno per persone terremotate e lavoratori affetti da patologie da Amianto

Anche l’Istituto di previdenza si è mobilitato in favore delle popolazioni terremotate

L’INPS PER LE PERSONE COLPITE DAL SISMA DEL 24 AGOSTO 2016

Presenza INPS

Nelle regioni interessate dal sisma del 24 agosto 2016, tutte le Strutture territoriali dell’Inps – comunica l’Ente assicuratore – sono attive e garantiscono i servizi. Inoltre, al fine di assicurare le informazioni necessarie agli utenti, nonché la continuità dei pagamenti delle pensioni e delle prestazioni a sostegno del reddito, sono previsti per i beneficiari residenti nelle zone interessate servizi alternativi di emergenza.

Non appena sarà possibile l’accesso ai territori colpiti, saranno allestiti Uffici mobili, per agevolare gli assicurati e i pensionati che avessero necessità di ricevere informazioni e presentare domande di prestazioni. Di tale attivazione sarà data ampia informazione.

Pagamento delle prestazioni

L’Inps, fa sapere l’Istituto, in collaborazione con Poste Italiane, ha attivato il “pagamento in circolarità” di prestazioni pensionistiche e non pensionistiche temporanee ed occasionali – limitatamente a quelle incassate in contanti agli sportelli – modalità che consente la riscossione della pensione e delle altre prestazioni presso qualsiasi ufficio postale del territorio nazionale. Tale modalità è consentita per tutti i pagamenti localizzati presso uffici postali ubicati nei comuni colpiti dal terremoto. I beneficiari sono esonerati dall’obbligo della presentazione del certificato di pensione e della lettera di avviso.

Al momento della corresponsione, il pensionato – o la persona delegata alla riscossione – dovrà esibire un documento d’identità valido o un documento sostitutivo rilasciato dagli uffici anagrafici attivati nei comuni colpiti. Tale modalità sarà operante fino al ripristino della funzionalità degli uffici postali dichiarati inagibili.

Sospensione del recupero dei debiti da prestazioni gestite dall’Inps

L’Inps, ha altresì provveduto a differire l’avvio della procedura di recupero conseguente alla revoca della prestazione per omessa dichiarazione del reddito relativo agli anni 2012/2013 ed a sospendere l’avvio delle notifiche di debito. E saranno, inoltre, sospese le trattenute sulle prestazioni per recupero debiti a partire dalle erogazioni del mese di ottobre in quanto i mandati di pagamento per il mese di settembre sono già stati inviati e non sono più modificabili.

Sospensione delle visite di revisione per i minorati civili e le persone con handicap in possesso di verbali con rivedibilità

L’Istituto – informa ancora l’Ente di previdenza – ha anche sospeso gli accertamenti sanitari di revisione ai sensi della Legge 114/2014 (invalidità civile, cecità civile, sordità, handicap e disabilità) nei confronti dei cittadini residenti nei territori interessati, e saranno giustificate le assenze che dovessero verificarsi per le visite di revisione già calendarizzate.

Sospensione dell’invio degli avvisi di addebito per la riscossione coattiva dei contributi previdenziali

L’Inps – prosegue la nota dell’Ente – ha, al momento, sospeso l’invio, nei territori interessati, degli avvisi di addebito per la riscossione coattiva dei contributi previdenziali (Ava) nei riguardi di tutti i soggetti contribuenti ivi residenti.

L’Istituto – conclude l’informativa – ha, infine, già condiviso con la Protezione Civile l’utilizzo di un immobile Inps come supporto all’attività di soccorso o come alloggio per gli sfollati.

Previdenza

BOERI CAMBIA L’INPS

L’Inps cerca di voltare pagina: il presidente Tito Boeri ha infatti recentemente “firmato” tre “atti per la riorganizzazione”, tre ‘pilastri’ su cui appoggiarsi per aumentare la presenza sul territorio, riqualificare e ringiovanire il personale, razionalizzare la dirigenza, con nuove modalità per il conferimento degli incarichi. Tante le novità contenute nei tre nuovi documenti, chiamati ‘determinazioni del presidente’. I primi effetti, spiegano dall’Inps, inizieranno a vedersi già da settembre.

transitati in una gestione di previdenza diversa da quella dell’Inps

BENEFICI AD EX LAVORATORI AFFETTI DA PATOLOGIA ABSESTO CORRELATA

Con circolare n. 154 sono state fornite le istruzioni per l’applicazione dell’art. 1, comma 275, della legge 28 dicembre 2015 n. 208 relativa alle disposizioni previste per i lavoratori che, in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro, siano transitati in una gestione di previdenza diversa da quella dell’Inps. I destinatari della disposizione in oggetto sono i lavoratori indicati all’articolo 1, comma 117, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 che:

a) in seguito alla cessazione del rapporto di lavoro, siano transitati verso forme pensionistiche obbligatorie dei lavoratori dipendenti gestite, prima del 1° gennaio 2012, da enti diversi dall’Inps – siano esse esclusive, esonerative o sostitutive dell’assicurazione generale obbligatoria – derogando al disposto dell’articolo 1, comma 115, della legge n. 190 del 2014;

b)   possono far valere nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti e nelle forme pensionistiche di cui alla lettera a) complessivamente almeno trenta anni (pari a 1560 settimane) di anzianità assicurativa e di contribuzione utile ai fini del diritto per la pensione di anzianità;

c)   in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alle disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico nel corso degli anni 2017 e 2018;

d)   non hanno maturato il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico di cui all’articolo 1, comma 117, della legge n. 190 del 2014 e s.m. nel corso degli anni 2015 e 2016.

I soggetti interessati possono avvalersi del beneficio della maggiorazione dell’anzianità assicurativa e contributiva utile ai fini del diritto e della misura della quota retributiva della pensione di anzianità cosi come previsto nella Circolare n. 154.

Fondi di solidarietà per il sostegno del reddito

SETTORE GRUPPO ORMEGGIATORI E BARCAIOLI DEI PORTI ITALIANI

I Fondi di solidarietà, in processi di ristrutturazione, situazioni di crisi, riorganizzazione aziendale, riduzione o trasformazione di attività di lavoro, oltre ad assicurare ai lavoratori delle imprese di vari settori, interventi di tutela economica, nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per cause che sono previste in materia di integrazione salariale ordinaria o straordinaria, possono erogare assegni straordinari di esodo agevolato, prestazioni integrative di prestazioni pubbliche in caso di cessazione del rapporto di lavoro e sostenere attività formative.

Con decreto n. 95440 del 18 aprile 2016 del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, è stato istituito presso l’Inps il Fondo di solidarietà bilaterale del settore dei Gruppi ormeggiatori e barcaioli dei porti italiani. Il Fondo cura interventi a tutela del reddito nei casi di riduzione o sospensione temporanea dell’attività lavorativa per le causali previste in materia di cassa integrazione ordinaria o straordinaria. Con la Circolare n. 141 del 3 agosto 2016 si forniscono indicazioni e chiarimenti relativi all’ambito di applicazione del Fondo di solidarietà bilaterale del settore, le sue caratteristiche normative, le prestazioni e le modalità di denuncia e versamento dei contributi dovuti fino al mese di luglio 2016, con le relative istruzioni contabili.

Quando si cerca un lavoro

5 ERRORI DA NON COMMETTERE

Cercare lavoro è già una vera e propria occupazione. E proprio per questo è bene agire in modo strategico e pianificato, per evitare di commettere errori che, in una situazione di questo tipo, possono rivelarsi fatali. Parola di Francesca Contardi, docente in Gestione delle carriere all’Università Liuc di Castellanza, che ha lanciato un nuovo blog, una piattaforma professionale per raccontare il mondo dell’occupazione dal punto di vista di chi trova lavoro agli altri da 20 anni. E che suggerisce i 5 errori da non commettere assolutamente quando, appunto, si è alla ricerca di un impiego. “In un mondo sempre più connesso – ha dichiarato Francesca Contardi – è importante coltivare la propria presenza online e avere dei canali attraverso i quali poter comunicare in modo diretto e friendly con le persone. Mentre i social privilegiano l’immediatezza dell’interazione, la piattaforma blog permette ai lettori di usufruire dei contenuti nel momento per loro migliore e quando è più utile”. “La ricerca di occupazione – ha sottolineato – è una situazione molto stressante e può mettere a dura prova chiunque. Ci sono, però, alcuni errori che è bene non commettere per evitare di bruciarsi delle opportunità importanti”. Ecco, quindi, punto per punto, i 5 errori da non commettere quando si cerca lavoro.

1. Descrivere le proprie esperienze e le proprie competenze usando termini inappropriati: il 90% dei curriculum che un selezionatore riceve contiene le stesse formule che, proprio perché ormai inflazionate, hanno perso significato. “Capacità di lavorare in team”, oppure “persona motivata”, ma anche “ottime doti relazionali” sono praticamente ovunque. Meglio sostituirli con termini meno di impatto, magari, ma che hanno un significato reale.

2. Rispondere a qualsiasi annuncio, anche a quelli non in linea con il proprio profilo: è inutile negarlo, candidarsi a qualsiasi ruolo è una inutile perdita di tempo che non porterà ad alcun risultato. Molto meglio focalizzarsi solo su un numero limitato di offerte e, piuttosto, costruire un network di relazioni che possa portare vantaggi al proprio percorso professionale.

3. Giocarsi la carta della ‘vittima’ durante il colloquio. Cercare di impietosire il selezionatore apparendo disperati non è la scelta giusta, anzi. Soprattutto in quelle situazioni in cui le aziende per cui si è lavorato hanno affrontato situazioni economiche difficili. Di solito la scelta ricade su chi ha saputo reagire e non piangersi addosso.

4. Fare richieste economiche non in linea con il proprio profilo: non conoscere la propria situazione contrattuale – non solo in termini di salario fisso, ma anche di variabile, benefits o agevolazioni – potrebbe portare a fornire informazioni non complete, che magari poi possono rivelarsi una scelta negativa e che, nel lungo periodo, non premia. Si inizierà un nuovo lavoro guadagnando meno e, soprattutto, sarà più difficile ottenere uno stipendio adeguato.

5. Accettare qualsiasi condizione e/o richiesta e non negoziare il compenso: se vengono fatte richieste che si reputano inaccettabili o comunque inadeguate, è meglio declinare subito per evitare di trovarsi in situazioni spiacevoli dopo. Altrettanto importante, inoltre, negoziare il proprio compenso prima che l’assunzione sia avvenuta. Una volta firmato il contratto, sarà molto difficile tornare a discutere di denaro e chiedere un aumento.

Sotto l’ombrellone

9 MANAGER SU 10 RESTANO CONNESSI

Con le pinne, il fucile… e lo smartphone. Sembra essere questo il nuovo tormentone estivo 2016, almeno per i professionisti italiani. Secondo un sondaggio condotto dalla società internazionale di recruitment Hays, su un campione di più di 300 fra manager e top manager, il 97% degli intervistati utilizzerà il proprio telefonino per ricevere aggiornamenti dall’ufficio anche in vacanza. E se il 34% lavorerà anche dal bagnasciuga, il 51% darà una sbirciatina alla propria casella di posta elettronica aziendale. Secondo l’indagine Hays, dunque, in molti dovranno accantonare pigri pomeriggi sotto il sole ed escursioni alla scoperta di luoghi sconosciuti, per dedicarsi a questioni lavorative, anche durante le tanto agognate ferie. Lavorare in vacanza, infatti, non è più un’eccezione e se alcuni si limiteranno a tenere sotto controllo la mail aziendale, altri dovranno a malincuore immolare alcune ore (23%) o intere giornate (11%) sull’altare del lavoro. “Da anni – ha affermato Carlos Manuel Soave, Managing Director di Hays Italia – il rapporto tra professionisti italiani e vacanze è cambiato. Complice l’iperconnessione, molti dei manager intervistati non riescono più a staccare la spina per godersi qualche giorno di meritato riposo. Controllano la posta e partecipano a call dalle spiagge, sottraendo tempo prezioso a se stessi e ai propri compagni di viaggio”. Tra i dispositivi tecnologici più utilizzati dai manager in vacanza, al primo posto spicca indiscusso lo smartphone (97%), seguito da notebook e tablet (rispettivamente 32% e 31%). Pochissimi (2%) scelgono lo smartwatch, ancora considerato troppo di nicchia. E, se dovessero trovarsi in vacanza su un’isola deserta, i manager italiani non rinuncerebbero mai al proprio smartphone (46%), alla macchinetta del caffè (27%) e ad altri tecno-gadget come l’e-book (17%), mentre al contrario dimenticherebbero volentieri a casa agenda (25%) e orologio (18%). “Passare i giorni di ferie lavorando – ha avvertito Soave – è un grosso errore che può compromettere il benessere psicofisico del professionista. Lo scopo delle vacanze estive è invece quello di ‘disconnettersi’ dall’ufficio, staccare la spina e dedicare il proprio tempo alla famiglia, agli amici e a se stessi per ricaricare mente e corpo di nuova energia in vista delle sfide del nuovo anno”. Ma dove vanno in vacanza i manager italiani? Agosto è, come da tradizione, il mese delle vacanze per oltre il 90% dei professionisti e se più di 1 italiano su 2 ha pianificato le classiche due settimane di ferie, c’è chi ha deciso di concedersi 3 o più settimane lontano dall’ufficio (40%). Il mare resta sempre la meta per eccellenza, scelta dal 76% degli intervistati; il 26% preferisce il fresco della montagna, mentre il 23% partirà per un viaggio on the road o per visitare una città d’arte (11%). Complice l’instabilità politica internazionale, oltre il 71% dei manager ha optato per una località turistica italiana, mentre solo il 36% è uscito dal Belpaese. Quasi 7 su 10 hanno trascorso le vacanze con la famiglia, il partner (30%) o gli amici (21%). Ma con chi, i manager del Belpaese non vorrebbero mai andare in vacanza? Tra i compagni d’ufficio, al primo posto c’è il temutissimo ad (34%), tallonato dal collega di scrivania (26%) e dal direttore finanziario (14%).

Carlo Pareto

De Benedetti,
sentenza di fallimento

Auto, banche, editoria, meccanica, telefoni, finanza, energia, sanità, alimentare, informatica. Carlo De Benedetti, 81 anni, nato a Torino e residente da anni in Svizzera, è uno dei nomi blasonati dell’imprenditoria italiana. L’Ingegnere, denominazione derivante dalla laurea presa in gioventù, è entrato ed uscito da mille attività diverse, a volte con blitz velocissimi o appena meno (Fiat, Banco Ambrosiano, Buitoni, Omnitel). Ma il nome del presidente del gruppo Espresso-Repubblica è legato soprattutto all’Olivetti, un tempo la perla dell’industria elettronica italiana ed europea, la società che inventò e presentò a New York il primo personal computer nel lontano 1965 (era una macchina calcolatrice programmabile da tavolo).
De Benedetti è un personaggio potente e importante dell’aristocrazia imprenditoriale italiana, famosissimo anche all’estero. Per cinquant’anni si è scontrato prima con Gianni Agnelli (l’Avvocato) e poi con Silvio Berlusconi (il Cavaliere), il Gotha del capitalismo nazionale. Ha duellato per l’egemonia sul sistema imprenditoriale italiano non dimenticando la politica. Spinse per la trasformazione del Pci in una forza liberaldemocratica, ha sostenuto successivamente il Pds-Ds-Pd. Ha prima criticato e poi apprezzato Matteo Renzi, conquistatore della segretaria del Pd e quindi della presidenza del Consiglio.
Grandi successi e storiche sconfitte si sono accavallati in cinquant’anni di attività. L’Olivetti, acquistata nel 1978 e ceduta decenni dopo, è un esempio tipico della sua parabola. Prima è arrivata la disfatta industriale, la chiusura del gruppo, un tempo guidato con grandi successi sui internazionali da Adriano Olivetti (all’inizio produceva macchine da scrivere e poi computer), e adesso è sopraggiunta la batosta giudiziaria. De Benedetti, cavaliere del lavoro della Repubblica, è stato condannato in primo grado dal tribunale di Ivrea a 5 anni e 2 mesi di reclusione. Le accuse sono: lesioni e omicidio colposo per la morte di alcuni lavoratori dell’Olivetti affetti da mesotelioma pleurico, il cancro causato dall’amianto usato nella produzione. Sono stati condannati anche Franco, fratello dell’Ingegnere, e alcuni dirigenti dell’azienda. Carlo De Benedetti ha respinto le accuse e ha annunciato ricorso in appello contro la sentenza: «Sono stato condannato per reati che non ho commesso».
La sconfitta giudiziaria è seguita a quella imprenditoriale della morte dell’Olivetti, un tempo un gioiello dell’industria per l’innovazione tecnologica e per il rispetto dei diritti dei lavoratori. Erano scelte volute da Adriano Olivetti, l’imprenditore-proprietario precursore, l’ingegnere visionario attento alle condizioni di lavoro e di salute degli operai. Mercato e politica, per il figlio di Camillo fondatore dell’azienda, potevano andare d’accordo: teorizzò l’esigenza di reinvestire i profitti in favore della collettività dei lavoratori. Fece scelte coraggiose in politica: partecipò, assieme a Pertini, Parri e Carlo Rosselli, al salvataggio del leader socialista Filippo Turati, sottraendolo alle carceri fasciste.

Vittorie e capitomboli. Le coincidenze, alle volte, sono strane. Carlo De Benedetti, appena qualche giorno fa, ha puntato il dito contro i fallimenti della classe dirigente italiana, perché negli ultimi anni le disuguaglianze sociali sono diventate troppo alte e perché la crisi economica resta e la disoccupazione rimane alta. L’Ingegnare ha detto al ‘Corriere della Sera’: il fallimento «non è certo colpa di Renzi; ma Renzi, come me, fa parte delle élite. E la gente se la prende con lui dopo due anni di governo». Tuttavia, come in passato, è tornato a parlare di politica ed ha anche indicato al presidente del Consiglio le sue ricette per superare le crisi in politica estera, interna, istituzionale, finanziaria ed economica.

Niente male per chi ha sulle spalle non poche sconfitte su vari fronti. De Benedetti alcuni anni fa ha lasciato tutte le cariche dirigenziali al vertice del suo gruppo e ha mantenuto solo l’incarico nell’editoria: è presidente della galassia Espresso-Repubblica (il settimanale, il quotidiano romano, i giornali e le radio locali). Anche nell’editoria l’Ingegnere ha la sua ricetta per superare la crisi: tagliare (l’occupazione giornalistica) e concentrare l’informazione (la fusione con “La Stampa” e il “Secolo XIX” è in corso d’opera). Sono scelte già note e praticate con esiti non entusiasmanti, non sembrano decisioni di risanamento e di sviluppo, ma di ridimensionamento con conseguenze pericolose. Una cosa è certa: negli ultimi nove anni “la Repubblica” e “l’Espresso” hanno visto il tracollo delle vendite e dell’occupazione.

Rodolfo Ruocco

Inps. Arriva la 14esima.
In scadenza la domanda per esposizione Amianto

Inps
14ESIMA 2016 IN PAGAMENTO A LUGLIO

Anche quest’anno, dal 1° luglio, sarà corrisposto dall’Inps, dall’ex Inpdap e dall’ex Enpals, la cosiddetta quattordicesima ovvero quella somma aggiuntiva annuale che la legge 127/2007 ha previsto a favore dei pensionati con età non inferiore a 64 anni e percettori di un determinato reddito.

Per accedere a tale beneficio, oltre ad essere titolari di pensione e aver compiuto nel corso dell’anno corrente i 64 anni, occorre avere redditi personali (non si considera il reddito del coniuge) non superiori a una volta e mezzo l’importo annuo del trattamento minimo. Pertanto per l’anno 2016 in considerazione del fatto che il trattamento minimo mensile è fissato in € 501,89 la soglia di reddito prevista da non superare per ottenere la 14° mensilità è pari a € 9.786,61.

Per verificare se si ha o meno diritto a tale somma bisogna tener conto di tutti i proventi personali valutati al lordo, con la sola esclusione dei redditi della casa di abitazione, o derivanti dalla percezione degli assegni al nucleo familiare o dalle indennità di accompagnamento o dai redditi conseguenti al pagamento dei trattamenti di fine rapporto o da quelli soggetti a tassazione separata.

Pertanto i redditi rilevanti al fine dell’esclusione del beneficio sono i redditi da pensione comprese quelle erogate da stati esteri; redditi di lavoro autonomo, interessi bancari, postali, dei Bot, dei CCT e dei titoli di Stato, assegno di mantenimento corrisposto dal coniuge separato, prestazioni assistenziali (escluse le indennità di accompagnamento per invalidi civili, per ciechi e sordomuti), redditi di terreni e fabbricati (esclusa la casa di abitazione).

Possono aver diritto alla somma aggiuntiva, in presenza delle condizioni richieste, anche i titolari di assegno di invalidità liquidato ai sensi dell’art. 1 della L. 222 del 1984 ed i titolari di pensione in totalizzazione purché almeno una quota di pensione sia a carico di una delle predette gestioni.

Per l’anno 2016 l’importo aggiuntivo sarà di 336 euro per i pensionati ex lavoratori dipendenti che abbiano un anzianità contributiva fino a 15 anni e per i pensionati ex autonomi che hanno versato fino a 18 anni di contribuzione; sarà, invece, pari a 420 euro se si sono versati contributi come dipendente da 15 a 25 anni e come lavoratore autonomo da 18 a 28; infine l’incremento salirà a 504 euro per i pensionati ex dipendenti con più di 25 anni di contribuzione e per i pensionati ex lavoratori autonomi con più di 28 anni di contributi.

Se deve essere concesso il beneficio della “quattordicesima” a una pensione di reversibilità per stabilire la fascia di attribuzione per l’importo dell’incremento da assegnare, il numero dei contributi accreditati a favore del coniuge si abbatte del 40%.

Da notare che la 14° mensilità non spetta a tutte quelle pensioni di carattere assistenziale (ad esempio, invalidità civile o assegno sociale). In generale il pensionato ottiene questo beneficio che, di norma, viene erogato in base alla dichiarazioni reddituali prodotti dai pensionati (modelli red) già acquisiti dall’Istituto. Possono verificarsi casi in cui queste dichiarazioni reddituali non siano state compilate oppure siano state compilate in modo errato e allora è necessario riprodurre nuovamente la domanda all’Ente Previdenziale.

Le modalità di erogazione della “quattordicesima”:

Lav. dipendenti                   Lav. Autonomi                        Somma aggiuntiva

(anni di contribuzione)      (anni di contribuzione)

fino a 15                              fino a 18                                          euro 336,00

sopra i 15 e fino a 25          sopra i 18 e fino ai 28                     euro 420,00

oltre i 25                              oltre i 28                                          euro 504,00

 

Inps

A LUGLIO PAGAMENTO BONUS 4 FIGLIO

L’Inps ha diffuso le istruzioni operative per la fruizione del bonus quarto figlio per l’anno 2015 in favore dei nuclei familiari con almeno quattro figli minori e con l’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) inferiore a 8.500 euro. Il primo pagamento da parte dell’Istituto verrà effettuato nel mese di luglio e sarà di massimo 500 euro. Le eventuali risorse residue rispetto al budget complessivo di 45 milioni di euro verranno ripartite proporzionalmente con una successiva integrazione. Per ricevere il beneficio non occorre presentare alcuna domanda poiché l’Inps utilizzerà, in automatico, la domanda già presentata dai beneficiari dell’assegno per i tre figli minori .Tuttavia l’istituto sottolinea come sia necessario che, nell’anno 2015 o 2016, sia stata presentata una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) dalla quale risultino almeno quattro figli minori, di cui il quarto figlio sia nato o adottato nel 2015. In assenza di una DSU con queste caratteristiche, occorre presentare una nuova DSU entro il 31 maggio 2016. Al fine di consentire l’erogazione del bonus, l’Inps spiega come sia importante che gli Uffici comunali completino l’inserimento, nella procedura prestazioni sociali, delle richieste di pagamento relative alle domande di cui al citato articolo 65, già presentate dagli utenti per il 2015 e non ancora inserite da parte dei Comuni nella predetta procedura prestazioni sociali. Qualora le domande di assegno per i tre figli minori già presentate per il 2015 non siano state inserite dai Comuni entro lo scorso 31 maggio, i pagamenti del bonus quarto figlio subiranno un ritardo tecnico e l’erogazione da parte dell’Istituto verrà effettuata solo nel mese di dicembre 2016.

 

Inps
DOMANDA PER BENEFICI PREVIDENZIALI LEGATI ALL’AMIANTO

Con il messaggio n. 2769 del 21 giugno 2016, sono state fornite le istruzioni operative per l’attribuzione, entro l’anno 2018, delle risorse del fondo finalizzato all’accompagnamento alla quiescenza istituito dalla legge di stabilità 2016, per i lavoratori di cui all’articolo 1, comma 117, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, che non maturino i requisiti previsti per il pensionamento. I soggetti destinatari possono beneficiare, fino alla prima decorrenza utile della pensione di anzianità, di un sussidio per l’accompagnamento alla pensione pari all’importo dell’assegno sociale, che può essere riconosciuto a decorrere dal 1° gennaio 2016 e non oltre il 31 dicembre 2018. I medesimi possono conseguire il diritto alla decorrenza della pensione di anzianità, negli anni 2016, 2017 e 2018, anche tenendo conto della contribuzione figurativa accreditata nel periodo di percezione del sussidio e della conseguente maggiorazione dell’anzianità assicurativa e contributiva. La domanda di accesso ai benefici doveva essere presentata dagli interessati all’Inps entro e non oltre il 30 giugno 2016. Proprio a tal fine è stato predisposto un apposito modulo nella sezione Modulistica, con la denominazione AP99. Per maggiori informazioni sui requisiti e le modalità di inoltro della domanda, è opportuno consultare il predetto Messaggio n. 2769 del 21 giugno 2016.

 

P.A. e Social Network
PREMIATO IL CANALE YOU TUBE DELL’INAIL

Più di 2.600 video, oltre 1.100 iscritti e quasi un milione di visualizzazioni totali. Questi alcuni dei numeri più significativi raggiunti finora dal canale YouTube dell’Inail, vincitore del premio innovazione nell’ambito dell’ultima edizione dello Smau di Bologna, principale fiera italiana dedicata all’IT, in quanto “esempio virtuoso nell’adottare tecnologie digitali che hanno concretamente migliorato le performance del proprio business”.

È uno strumento di informazione su dati, servizi e adempimenti. Aperto nel dicembre 2010, attualmente il canale YouTube rappresenta la più grande videoteca online dedicata alla sicurezza sul lavoro in Italia e supporta efficacemente la comunicazione dell’Inail nelle attività istituzionali, come convegni, seminari e incontri. È anche un archivio delle trasmissioni e dei servizi dedicati all’Istituto, prodotti da radio e tv nazionali e locali, e uno strumento di informazione sui servizi Inail, sugli adempimenti per le aziende e sui dati relativi agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali.
Spazio anche alle campagne informative per studenti, lavoratori e aziende. La presenza dell’Inail sui principali social network negli ultimi anni ha favorito l’accesso di un pubblico ampio ed eterogeneo a informazioni sui rischi e sulla prevenzione, sui percorsi post infortunio, sulle ricerche in atto: dalle scuole agli enti pubblici, dalle aziende ai media, dai giovani creativi alle famiglie. Nel canale YouTube, in particolare, trovano spazio le campagne informative rivolte alle scuole, alle università, ai giovani, ai lavoratori, alle aziende e agli enti pubblici, come i 23 video realizzati in animazione computerizzata della serie di Napo, frutto del lavoro di un consorzio europeo del quale fa parte anche l’Istituto, che sollevano domande, offrono risposte e stimolano il dibattito su aspetti specifici della sicurezza sul luogo di lavoro, dalle sostanze chimiche al rumore, dallo stress all’elettricità. L’attenzione ai linguaggi espressivi della contemporaneità si ritrova anche nella sezione dedicata ai cortometraggi, molti dei quali nascono nell’ambito di concorsi promossi dall’Inail, come quello dedicato a Marco Fabio Sartori.

Una sezione è dedicata ai filmati storici. Il canale YouTube, inoltre, ospita i filmati storici dell’Istituto, che raccontano mestieri e modi di lavorare, rischi e criticità del passato. Sono documenti importanti per la storia del lavoro, spesso utilizzati da ricercatori e tesisti, per studiare attività oggi scomparse o per ricostruire ambienti di lavoro in relazione al rischio e alla sicurezza. In questi anni l’Inail ha continuato nell’attività di ricerca e recupero di video, in modo particolare di quelli che hanno preceduto la nascita del canale. L’attività quotidiana di monitoraggio e aggiornamento ha concorso alla crescita sia dei contatti che degli iscritti al canale, che si configura sempre di più come punto di riferimento per il reperimento di video storici, richiesti anche dalla Rai e dalle reti private per i propri programmi di approfondimento.

Carlo Pareto