SSN, campagna nazionale contro il razzismo

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Una grande campagna di sensibilizzazione per “mettere al bando il razzismo e l’ intolleranza dal nostro Servizio sanitario nazionale”: coinvolgendo l’opinione pubblica, puntando ad un messaggio contro il razzismo ed in favore della tolleranza, con l’affissione di manifesti nelle farmacie e nelle Asl. E’ la proposta lanciata dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, dopo l’episodio di razzismo denunciato da una dottoressa di Cagliari. L’idea, annuncia Anelli, “é coinvolgere anche gli altri professionisti sanitari e le associazioni dei cittadini”. Altri manifesti saranno affissi per le strade, negli studi e negli ospedali.

“Lancio un’idea – spiega Anelli – che spero possa essere condivisa anche dalle altre federazioni degli Ordini delle professioni sanitarie e dalle associazioni dei cittadini: mettere in piedi, tutti insieme, una grande campagna contro il razzismo”. Alla campagna sono aderite l’ Associazione Medici di origine Straniera in iIalia (AMSI) e la Confederazione internazionale-Unione Medica Euro-Mediterranea (U.M.E.M), che ringraziano la Fnomceo.

“La collega Maria Cristina Deidda, con la sua denuncia – afferma Foad Aodi ,fondatore dell’ AMSI e dell’UMEM, riferendosi alla dottoressa che ha denunciato l’episodio di razzismo in cui vari pazienti si sono lamentati per aver atteso “per colpa di un negro” – ha testimoniato in modo encomiabile la grande sensibilità dei professionisti italiani verso i diritti umani e l’uguaglianza: mettendo in evidenza quelli che sono i valori fondanti della nostra professione e della nostra società, a prescindere dal colore della pelle, dalla religione, dalle opinioni, o da chi, nella situazione amministrativa, è regolare o irregolare “.

“Siamo indignati e preoccupati – prosegue Aodi – per l’aumento crescente degli episodi di razzismo e di discriminazione nei confronti dei professionisti della sanità e dei cittadini di origine straniera. Molte segnalazioni giungono allo sportello AMSI , il quale ha registrato un aumento del 35 per cento, negli ultimi tre anni in particolare, di episodi di discriminazione nei confronti dei cittadini di origine straniera . Le donne lo sono per motivi legati al velo, gli uomini per la barba lunga . Spesso si viene discriminati per il colore della pelle o per i soli vestiti religiosi e tradizionali. Le segnalazioni provengono maggiormente dalle regioni Lombardia , Veneto, Trentino Alto Adige , Marche e Sardegna. Gli episodi si verificano spesso al pronto soccorso , nelle Asl, al Cup,nei centri di fisioterapia ed analisi”.

“Si registra – prosegue Aodi, che é anche consigliere dell’ OMCEO di Roma con delega ai rapporti coi Comuni e agli Affari Esteri – un aumento dello sfruttamento dei professionisti della sanità di origine straniera: con personale sottopagato , ritardi nei pagamenti e licenziamenti continui senza giusta causa, come ci viene raccontato allo sportello Amsi, dove le segnalazioni provengono da tutte le regioni italiane, in particolare dal centtro- sud. “Continuiamo a combattere la “guerra tra poveri” , gli episodi di razzismo e le discriminazioni: utilizzando la “terapia del dialogo” , la conoscenza ed il principio dei diritti e doveri , l’uguaglianza e la solidarietà”.

Con AMSI e U.M.E.M aderiscono all’ iniziativa anche il Movimento internazionale “Uniti per Unire” e le associazioni e comunità aderenti, comprese le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), la ONLUS Emergenza Sorrisi-Ong, attiva da anni nella cooperazione sanitaria col Terzo Mondo, e la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa -(Cili-Italia).

Fabrizio Federici

Sanità. Medici in Italia, una carenza preoccupante

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Dal Nord al Sud d’Italia, oggi è un continuo rincorrersi di notizie sulla progressiva carenza di medici negli ospedali pubblici e in tutto il nostro sistema sanitario: una vera emorragia, causata anzitutto dal progressivo pensionamento dei medici in carica, dei quali il 51,5% ha già più di 55 anni. Le proiezioni da qui al 2025 dicono che più di 40.000 medici andranno in pensione (soprattutto medici di famiglia); mentre da qui al 2022, calcolando anche i nuovi laureati e specializzandi, e anche se dovesse verificarsi uno sblocco totale del turnover, ci sarà comunque un “buco” di più di 11.000 dottori.

L’emorragia deriva non solo dal pensionamento: dal 2012 al 2017, ad esempio, ben 24.651 dirigenti medici hanno lasciato il servizio sanitario per i più vari motivi (inclusi anche trasferimenti all’estero e passaggio a più remunerativi impieghi privati). In particolare, la carenza di dottori riguarderà soprattutto medici di base e anestesisti; e poi igienisti, patologi clinici, internisti, chirurghi, nefrologi e riabilitatori.

L’ AMSI, Associazione Medici di origine Straniera in Italia, lancia il suo allarme per questa carenza di medici e altri professionisti nel settore della sanità italiana: viste anche le numerose richieste che arrivano all’ associazione da cliniche private e ospedali, dal sud al nord .
Sono state più di 100 le richieste dall’inizio del 2018. Maggiormente vengono dal nord (Piemonte, Lombardia, Veneto): dove sono richiesti ortopedici, pediatri, anestesisti, medici di famiglia, specialisti presso gli ospedali, medici sul territorio e presso i centri di pronto soccorso, guardia medica e 118. Tanti medici di origine straniera si presentano presso le strutture, e possono lavorare quando si tratta di chiamate dirette a tempo determinato in ospedali, e a tempo indeterminato nelle cliniche private. Poi, però, non possono sostenere nessuna selezione, a causa del requisito della cittadinanza italiana, obbligatoria per poter sostenere concorsi presso le strutture pubbliche.

“Siamo molto preoccupati per questa carenza di medici e professionisti della sanità in Italia, e dalla mancanza di soluzioni e di programmazione per colmare questa carenza, ormai europea e mondiale”, dichiara il prof. Foad Aodi, fondatore dell’ AMSI e delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento internazionale “Uniti per Unire”. Per Aodi, “urge affrontare le questioni dei concorsi per i professionisti della sanità d’ origine straniera, del numero chiuso presso le Università, della programmazione del numero di specialisti presso le scuole di specializzazione, in base alle esigenze di oggi. Bisogna anche risolvere i problemi inerenti ai turnover e ai medici in pensione”
“Esprimiamo inoltre solidarietà e vicinanza a tutti i cittadini colpiti da episodi di razzismo e discriminazione, ormai in aumento”, prosegue Aodi. “Questi episodi sono più del 35 per cento rispetto all’ anno scorso, secondo il nostro sportello congiunto Amsi, Co-mai e Uniti per Unire: vedi i casi del collega del Senegal Ibrahima Diop e della giovane atleta italiana Daisy Osakue, vittima nei giorni scorsi dell’ ennesima e deprecabile aggressione razzista. Le nostre associazioni Amsi ,Co-mai e Uniti per Unire sono impegnate costantemente nel promuovere e sostenere iniziative contro il razzismo: opponendosi nettamente a chi , quotidianamente, semina odio tra gli esseri umani”

“Il ruolo degli stranieri in Italia – continua Aodi – in realtà è fondamentale, soprattutto nei settori della sanità, dell’agricoltura, dell’edilizia, dell’ elettronica,della gastronomia, delle badanti e colf . Con l’Amsi abbiamo potuto verificare – grazie ad un nostro accurato studio – come, negli ultimi dieci anni, il numero dei medici di nazionalità italiana è sensibilmente sceso ed è stato in parte bilanciato dalla presenza dei medici stranieri: ma non negli ospedali, o come medici di famiglia (sempre per la problematica dei concorsi). Ribadiamo il nostro #No al razzismo e #Si al rispetto dei valori umani e ad una campagna d’informazione contro #intolleranza cieca e per fini politici” .

Aodi conclude ribadendo che gli italiani non sono un popolo di razzisti, ma stanno solo vivendo una fase molto difficile dal punto di vista sociale, politico, economico e dell’ integrazione. Adesso tocca alla politica riaffermare il principio della buona convivenza e della tolleranza e del rispetto reciproco.

Fabrizio Federici

Un piano nazionale contro la violenza sulle donne

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“Il delicato tema della violenza sulle donne è di strettissima attualità. Con tutte le nostre associazioni siamo quotidianamente impegnati nel dare voce alle tante donne vittime di violenza e soprusi”, commenta il prof. Foad Aodi, medico fisiatra e fondatore delle Comunità del Mondo Arabo in Italia ( Co-Mai), dell’ Associazione Medici Stranieri in Italia ( AMSI) e del Movimento internazionale “Uniti per Unire”. Che aggiunge: “Grazie ad un accurato studio del dipartimento Donne delle Co-Mai e di Uniti per Unire, in collaborazione con AMSI, abbiamo purtroppo verificato che molto spesso, in Italia, ci sono episodi di discriminazione verso le donne compiuti, solo ed esclusivamente, per il colore della loro pelle o per il modo di vestirsi.

È sufficiente leggere molti articoli di giornali, in questi giorni, che citano casi di numerose discriminazioni contro donne e bambini immigrati , donne arabe , musulmane o di colore , i cui casi sono aumentati del 25 per cento dall’inizio del 2018 . Per questo dobbiamo batterci non solo per difendere i diritti di tutte le donne, ma anche per debellare per sempre le discriminazioni razziali, religiose e dovute al colore della pelle”. Gli fa eco Nicola Lofoco, portavoce del Movimento Uniti per Unire : “Contrastare la violenza contro le donne è un impegno che il nostro movimento ha preso sin dalla sua nascita. Per questo, tramite le nostre iniziative, siamo convinti che riusciremo a sensibilizzare ancora di più le istituzioni del nostro Paese su quest’ importante questione”.

Ad Anguillara Sabazia, s’ è tenuta l’altra sera una cena di beneficenza per raccogliere fondi in favore dell’ associazione “ Casa del rifugio per le donne vittime di violenza “ di Roma. col patrocinio, appunto, delle Co-mai e di “Uniti per Unire” .

“La mission dell’ evento – ha ribatito Cinzia Spaccatrosi , organizzatrice – è stare accanto alle donne per difenderne la dignità e i diritti: nell’ obiettivo di proteggerle dai soprusi fisici e psicologici, far loro riacquistare autostima e fiducia in sè stesse e nelle istituzioni e darle sostentamento economico “.

Sono intervenuti autorità e rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, coordinatore nazionale del nuovo partito ” Italia in Comune”. “La violenza sulle donne – ha sottolineato Nawal El Mandli, d’ origine marocchina , del dipartimento donne della Co- Mai e di Uniti per Unire – è una cosa spregevole e vergognosa, che provoca grandi danni per la donna, in tutta la sua integrità. Si parla tanto di femminicidio, e qui posso solo appellarmi a tutte le donne, italiane e di origine straniera , affinchè non abbiano paura di denunciare e a farsi aiutare contro il mercato nero dello sfruttamento sessuale degli esseri umani, e contro la violenza durante i tragitti in mare”.

Fabrizio Federici

Amsi: professionisti della Sanità a Congresso

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S’è svolto a Roma il Congresso AMSI, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia: col patrocinio dell’ Ordine del Medici Chirurghi e Odontoiatri di Roma, della Confederazione Internazionale Unione Medica Euro Mediterranea – UMEM , del Movimento Internazionale “Uniti per Unire” e della BTL-ITALIA, col suo centro studi B-ACADEMY. Hanno partecipato oltre 100 professionisti della sanità, italiani e d’ origine straniera; l’ Amsi ha presentato le statistiche relative al censimento dei professionisti della sanità d’ origine straniera che “non solo lavorano in modo sinergico e in armonia coi colleghi italiani”, sottolineano le Associazioni, “ma contribuiscono sensibilmente alla crescita economica , allo sviluppo della cooperazione del nostro Paese e delle politiche per l’ integrazione ”.

Stando a quanto riportato da Amsi e UMEM, il numero di questi professionisti è in crescita rispetto agli ultimi anni, ma non di molto: gli arrivi, infatti (soprattutto da Siria, Egitto, Iraq, Africa), oggi sono bilanciati dalle partenze ( per Europa dell’ Est, Libano ,Israele, Somalia).

In tutto vi sono, ad oggi, più di 65.000 professionisti della sanità d’origine straniera : 18.500 medici; 38.000 infermieri; 3.500 farmacisti; 4.000 fisioterapisti e 1000 psicologi. La maggior parte lavora nelle strutture private italiane, per l’impedimento a partecipare ai concorsi pubblici, che richiedono la cittadinanza italiana.

«Negli ultimi quattro anni si registra un aumento del 20 per cento di ritorni di questi professionisti nei loro Paesi d’ origine (specie Libano, Giordania, Romania, Albania, Paesi africani e sudamericani), per motivi economici o familiari», spiega il Prof.Foad Aodi, Fondatore di Amsi ed Umem e Consigliere dell’ OMCEO di Roma. «Oltre a ciò registriamo anche un aumento del 30 per cento delle richieste di professionisti della sanità italiani che chiedono di poter svolgere degli stage o di lavorare all’estero».

Altrettanto in aumento sono le richieste di medici italiani e di origine straniera da parte dei Paesi europei (Inghilterra, Scozia ,Belgio, Olanda ), mediterranei e arabi (Arabia Saudita ,Qatar,Siria, Libia ,Iraq,Sudan,Somalia), insieme alle nazioni africane e sud- americane(specie Congo, Nigeria, Senegal ed Ecuador). Inoltre si registra una diminuzione di oltre il 60 per cento dei medici laureati provenienti dai Paesi dell’ Europa dell’ Est, in controtendenza a come fu appena dopo la caduta del Muro di Berlino: lo stesso si può dire per l’arrivo degli studenti di Medicina, in netto calo a causa dei difficili esami di ammissione a questo corso di laurea.

«Ribadiamo, come proposto nel nostro progetto #BuonaSanita’, cui hanno aderito centinaia di Associazioni – prosegue Foad Aodi – l’ indispensabilità d’ una vera, innovativa legge europea sull’ immigrazione, coinvolgente tutti i Paesi UE come si sta discutendo in questi giorni in Europa. Basata su un’immigrazione programmata, sul rispetto di diritti e doveri reciproci: promuovendo la cooperazione internazionale , la creazione di nuove strutture sanitarie e di nuovi servizi socio-sanitari sia ai confini UE che nei nostri Paesi d’ origine . Vogliamo costruire ponti di dialogo, non muri di chiusura, come stanno facendo alcuni Paesi europei”.

Nel ringraziare tutti gli intervenuti al Congresso (dal 2000 ad oggi sono stati organizzati più di 600 convegni AMSI) Aodi lancia il suo appello al mondo sanitario e politico per prendere in considerazione il progetto “#BuonaSanità” , e affrontare urgentemente le questioni principali ricordate nello stesso progetto. Come precariato, numero chiuso dei laureati, programmazione del numero degli specialisti, tutela del diritto dalla salute, definizione d’ un codice di condotta internazionale per le Ong , lotta alle aggressioni e alle discriminazioni contro i professionisti della sanità, combattere la “medicina difensiva” e la fuga dei cervelli, colmare la carenza di medici specialisti, medici di famiglia, pediatri ed anestesisti sia negli ospedali che nel territorio, ecc…

Infine, Amsi e Uniti per Unire si rivolgono al Governo e a tutte le forze politiche per promuovere politiche per l’ integrazione; e li invitano a non continuare a creare dissidi politici e mediatici sulla pelle degli immigrati, regolari o irregolari, solo per scopi elettorali.

Al dibattito sono intervenuti anche il Preside della Facoltà di Medicina e Farmacia della “Sapienza”, Carlo Della Rocca (che presto incontrerà il prof. Aodi per intensificare la collaborazione comune), il sindaco di Cerveteri e Coordinatore Nazionale del nuovo movimento politico “Italia in Comune”, Alessio Pascucci, l’esponente del Comitato Centrale della FNOMCeO, Vicepresidente dell’ OMCeO di Roma e Vicesegretario nazionale della FIMMG, Pierluigi Bartoletti, e il Presidente dell’ ONG “Emergenza Sorrisi”, Dr. Fabio Avenavoli che hanno dato la loro massima disponibilità di portare avanti le proposte dell’AMSI coinvolgenti le istituzioni e Ong che rappresentano.

Fabrizio Federici

Ricerca, firmato accordo tra Amsi, Umem e Unicamillus

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La sanità come strumento di cooperazione che favorisce la conoscenza tra i popoli, le culture e le religioni: con questa premessa l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), la Confederazione Internazionale Unione Medica Euro-mediterranea- UMEM, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il Movimento Internazionale “Uniti per Unire” con le realtà aderenti, hanno siglato un protocollo d’ intesa con l’Università “UNICAMILLUS” di Roma, Saint Camillus International University of Health Sciences. Un accordo che nasce spontaneamente sia dal lungo impegno sostenuto da AMSI, Uniti per Unire ed UMEM a favore dell’integrazione dei professionisti della sanità d’ origine straniera in Italia e del dialogo interculturale, che dall’attività di formazione e ricerca condotta da “Unicamillus” attraverso i suoi corsi di laurea medico-scientifici, aperti a studenti comunitari e non, e disponibili in lingua inglese (Medicina e Chirurgia; Fisioterapia; Ostetricia; Scienze Infermieristiche; Tecniche di Laboratorio Biomedico; Tecniche di Radiologia Medica per Immagini e Radioterapia).
Tra i principali punti dell’accordo, siglato da Foad Aodi, medico fisiatra, Fondatore di AMSI e UMEM e Presidente di Uniti per Unire, e Gianni Profita, Rettore di Unicamillus: promuovere l’attività congiunta e l’offerta formativa dell’Ateneo nei Paesi arabi, africani, euromediterranei e sudamericani; incoraggiare la ricerca scientifica sulle patologie più emergenti, anche attraverso insegnamenti innovativi, col coinvolgimento di medici di Amsi e Uniti per Unire; sostenere la cooperazione internazionale; favorire lo scambio socio-sanitario, i gemellaggi, gli stage e l’uso della telemedicina; sviluppare la progettazione e l’ erogazione di corsi e conferenze per l’aggiornamento professionale.
“È un accordo molto importante, che rafforza la nostra missione per la costruzione di ponti di dialogo interculturale e interreligioso tra l’Italia e i nostri Paesi d’ origine”, dichiara il Prof. Foad Aodi. “In questo modo – aggiunge – viene valorizzata la medicina come strumento di cooperazione internazionale, di dialogo e conoscenza tra i popoli. Ringraziamo l’Università Unicamillus per la grande sensibilità dimostrataci, e per il suo contributo significativo per la formazione di tanti studenti del mondo”.

“Unicamillus – aggiunge il rettore Profita – ha anche l’ambiziosa missione di portare la sanità al centro del dialogo tra le nazioni. In questo senso, la sua attività accademica appare simbiotica con quella, estremamente meritoria, dei membri di AMSI, UMEM e Uniti per Unire. La salute non ha colore politico e ancora meno colore della pelle. E’ un valore assoluto, per il quale il Nord e il Sud del mondo devono impegnarsi senza sosta. L’accordo firmato insieme al Prof. Aodi, quindi, non solo era, per l’Università, ineludibile, ma direi quasi inevitabile.”

Fabrizio Federici

Un Manifesto contro
chi alimenta il razzismo

razzismoNon si arresta il lavoro a favore del dialogo interculturale e interreligioso sostenuto insieme dall’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (Amsi), dal Movimento Internazionale “Uniti per Unire” e dalla Rete della Diaspora Africana Nera in Italia (REDANI). Con loro ci sono anche numerose Associazioni e comunità aderenti a “Uniti per Unire”, che nel calderone della polemica alimentata dalle recenti dichiarazioni di alcuni politici, difendono il rispetto delle diversità. E lo fanno ancor più a seguito degli episodi razzisti avvenuti in Nord Italia: che rischiano ” d’ alimentare il pregiudizio nei confronti dei cittadini e medici stranieri in Italia, minando la loro buona convivenza con gli amici italiani”, sottolinea Foad Aodi, Fondatore di Amsi e Co-mai.
Così, i principi di questi movimenti, frutto della collaborazione e dunque dell’integrazione di cittadini e professionisti di diversi Paesi e religioni, diventeranno ora un Manifesto dal titolo #UnitineiColori, con l’obiettivo d’ arrestare il pregiudizio e rispondere con la pace a “certi attacchi verbali”…”Lanciamo l’invito a sottoscrivere questo manifesto a tutte le forze politiche e alle realtà, italiane e internazionali, che si sentono figlie d’ una stessa madre umanità”, dichiara Aodi.
Tra le proposte del manifesto: Uniti per l’Italia e gli italiani; Uniti per la cultura e la costituzione italiana; Uniti per una vera integrazione; Uniti per combattere il razzismo; Uniti per prevenire il terrorismo; Uniti per una buona e costruttiva informazione; Uniti per una vera cooperazione internazionale; Uniti per accordi bilaterali con i Paesi d’ origine dell’immigrazione; Uniti per la Solidarietà, e per adeguati aiuti sanitari ed umanitari. Uniti per la collaborazione con le istituzioni; Uniti per il rispetto delle diversità; Uniti per un’immigrazione programmata e qualificata.
Uniti, infine, contro l’immigrazione irregolare, e contro la “fuga dei cervelli” all’estero dovuta alle difficoltà occupazionali ( sia nel Terzo Mondo che in italia); contro le discriminazioni e il razzismo religioso; Uniti per il dialogo, la conoscenza e la pace.
Da parte sua, Susanne Diku, dell’ ufficio Presidenza Amsi e Presidente di REDANI (Rete della Diaspora Africana Nera in Italia), prosegue: “La REDANI, in merito ai fatti di Macerata, ha parlato d’ una vera “regressione culturale in corso nel Paese, che porta ad un’ intolleranza verso lo straniero”. E TAMTAM d’Afrique, associazione delle donne d’ origine congolese (RDC), impegnata da anni per la difesa della dignità di ogni persona, si congratula con Uniti per Unire per il suo impegno instancabile nella denuncia del razzismo, e per il suo grande contributo all’integrazione e alla costruzione di una società democratica.

Fabrizio Federici

Morte nel Mediterraneo e “Far West” a Macerata

Immigrati-naufragioStando a quanto riportato da Olivia Headon, portavoce dell’Oim, l’Organizzazione internazionale sui migranti, il numero delle vittime nel naufragio d’ un barcone lungo le coste libiche  è ancora incerto: 8 dei cadaveri rinvenuti sulle coste della Libia sarebbero pakistani, e 2 libici, mentre in totale  risultano dispersi 90 migranti, in gran parte pakistani.
L’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) commenta, attraverso la voce del Presidente, prof. Foad Aodi, che parla anche per le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e  per la Confederazione Internazionale Unione Medica Euromediterranea (UMEM, di cui  è fondatore): “Basta con la catena di morte nel Mediterraneo. Quel che ci auguriamo,  come medici d’ origine straniera, ma, ancora prima, come cittadini europei aventi rispetto per la vita, è che i Governi, italiano, libico e sovranazionale, lavorino su piu’ fronti, per incrementare i servizi socio sanitari su ambo le Sponde. Sollecitiamo l’urgenza d’ una legge Europea per regolare l’immigrazione”, prosegue,  “che trascenda i personalismi, i colori e i partiti (specialmente in questa campagna elettorale in Italia). Urge una legge salvavita. Le sole armi che abbiamo “in mano” per contrastare l’immigrazione irregolare sono la prevenzione e l’ unione, senza fare allarmismo e senza divulgare notizie infondate su terrorismo e immigrazione. Siamo al corrente, in realtà,  solo del 30-35% dei decessi nel Mediterraneo; dei molti che muoiono a inizio del viaggio o prima di intraprenderlo, in Libia, e che sono sottoposti a torture e violenze, non abbiamo alcuna notizia. Amsi e Umem invitano a una maggiore cooperazione, per contrastare il dramma comune dell’immigrazione irregolare, contro la violenza sulle donne e la scomparsa dei minori non accompagnati (oltre 20 mila nell’ultimo anno)”.
“No alla giustizia fai da te, no al razzismo e le discriminazioni. Siamo angosciati per questa pericolosa atmosfera che riguarda l’immigrazione e i cittadini di origine straniera in Italia”, sottolinea ancora, con forza, il Presidente delle Co-mai, commentando la sparatoria di Macerata ed esprimendo “solidarietà ai 6 feriti”, tutti stranieri. Aodi auspica che “la giustizia faccia il suo percorso”, e  manifesta la preoccupazione delle Co-mai per “la strumentalizzazione politica eccessiva che crea allarmismi e fobie nei confronti dei cittadini di colore o di diverse religioni, in particolar modo in questa fase pre-elettorale.
Alcuni partiti – incalza – attaccano immigrati, musulmani, arabi, donne con il velo, altri invece non parlano più di immigrazione e integrazione per paura di perdere voti”. Invitiamo tutte le forze politiche a una maggiore responsabilità nelle loro dichiarazioni”, conclude Aodi, richiamando alla responsabilità anche i mass-media. 
 
Fabrizio Federici
Fabrizio Federici

AMSI e UMEM: medici
che lavorano all’estero

obiettori_medici-abortisti-ginecologiNegli ultimi 2 anni, 3500 medici giovani e 1500 medici ospedalieri e in pensione hanno chiesto di poter trovare lavoro, o comunque fare esperienza lavorativa, all’estero: rivolgendosi agli appositi sportelli di AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia, e UMEM, Unione Medica Euromediterranea. Questi i dati – certo non incoraggianti per la sanità italiana – che, insieme al “Manifesto Sanità e multiculturalismo”, saranno presentati il 2 dicembre mattina, alla clinica “Ars Medica” di Roma, nel corso del Congresso AMSI – col patrocinio di UMEM e movimento “Uniti per Unire” – centrato su “Urgenza in cardioogia e medicina sportiva” (con rilascio di 6 crediti ECM per i partecipanti).

“Presso il nostro sportello AMSI, UMEM e “Uniti per Unire”- precisa Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore di AMSI e UMEM, e membro del “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’alleanza delle Civiltà UNAOC-organismo ONU.- arrivano numerose telefonate, e richieste tramite Email, Whatsapp, Facebook, da parte di medici italiani e d’ origine straniera che desiderano lavorare all’estero o farvi esperienza professionale, o far ritorno ai loro Paesi d’ origine. La maggior parte delle richieste di lavoro all’estero proviene dal Sud (Campania,Sardegna,Sicilia, Puglia), dal Centro (Lazio: Roma, Latina, Frosinone ) e dall’ Emilia Romagna. Da parte di medici giovani e medici ospedalieri esercitanti nelle branche di chirurgia, neurochirurgia, oculistica, ginecologia, chirurgia plastica e vascolare, Pronto soccorso e cardiochirurgia: principalmente per motivi economici e di sviluppo professionale, anche perché i giovani medici italiani hanno poche possibilità di fare chirurgia applicata ed esperienza varia in Italia”.

Le richieste di fare esperienze lavorative varie e di ricerca all’ estero provengono, invece, da medici ancora ospedalieri, universitari e in pensione: soprattutto da Veneto, Lombardia, Piemonte, Trentino e Campania. Quest’ultima categoria è formata maggiormente da medici esperti e specialisti in diabetologia, ginecologia, pediatria, malattie cardiovascolari e infettive, endocrinologia, dermatologia, gastroenterologia, angiologia e pnemologia .

” I Paesi ambiti dai nostri colleghi italiani”, prosegue il Prof. Aodi, “sono soprattutto Israele, Giordania, Libano, Spagna, Francia, Belgio, Germania, Austria, Svezia, Portogallo, Tunisia, Palestina, Albania, Romania, Qatar, Cuba e altri Paesi dell’ Africa”.

Infine, Aodi si rivolge al mondo delle istituzioni, sanitario, universitario e degli Ordini professionali: “Bisogna affrontare subito questi problemi, e prevenire quella che oggi, in Italia, si preannuncia come vera e propria carenza di medici: causata da fuga all’estero, numero chiuso degli accessi all’ Università, alto numero di medici che nei prossimi anni andranno in pensione, e ‘alto numero di medici internazionali che iniziano a ritornare nei loro Paesi d’ origine (Paesi arabi, africani e dell’ Europa sudorientale, come Albania e Romania”.

Fabrizio Federici

Multiculturalismo e le nuove frontiere della medicina

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“Sanità e multiculturalismo”: questo il tema del Manifesto programmatico che AMSI, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (operante da 16 anni ella difesa dei diritti dei circa 18.500 camici bianchi d’origine estera operanti nella penisola , e nella promozione di servizi sanitari – soprattutto ambulatori attivi sul territorio – per la salute di immigrati e cittadini italiani, e nello scambio internazionale d’esperienze in campo sanitario), ha promosso insieme alla Confederazione Internazionale Unione Medica Euro Mediterranea (UMEM), al Movimento internazionale “Uniti per Unire”, “Emergenza Sorrisi” ONLUS, e a una rete di ONG, comunità e associazioni varie. Il Manifesto viene arricchito giorno dopo giorno con proposte di attualità (sollevate in base alle esperienze professionali fatte in vari Paesi, e secondo le diverse culture, religioni e specializzazioni). Che, nell’era della globalizzazione, evidenziano, da un lato, quella che ormai è la dimensione internazionale della medicina; dall’altro, il legame tra Sanità e conoscenza culturale e religiosa.

Ecco i punti qualificanti del Manifesto. Il diritto alla salute universale: i servizi sanitari devono essere assicurati a tutti – italiani e non – indipendentemente dalle possibilità economiche della persona, dallo status amministrativo del paziente (con o senza permesso di soggiorno) e dall’età (tutti i minori indistintamente devono poter essere seguiti da un pediatra). Sì all’istruzione obbligatoria: è importante assicurarsi che tutti i minori immigrati vadano a scuola con regolarità, senza distinzione di sesso ed età, e sì ad una maggiore prevenzione nelle scuole, contro l’insorgere di crisi ansiose e depressive dovute a discriminazioni e disagi sociali. No alle cure “fai da te” e alle abitudini che, senza alcuna ragione di salute, danneggiano o mortificano il corpo, come l’infibulazione genitali femminili. Sì alla circoncisione in strutture sanitarie pubbliche e private autorizzate per non finire negli ambulatori clandestini. Sì a una maggiore cooperazione internazionale , per assicurare prevenzione e cura nei Paesi in via di sviluppo: ma anche ad una legge europea sull’immigrazione, per garantire una vera politica sovranazionale europea per la gestione dei flussi migratori. Si’ a un’adeguata programmazione dell’ingresso in Italia dei professionisti della sanità d’origine straniera, in base alle esigenze del mondo del lavoro, e mediante precisi accordi con gli altri Paesi.

Venendo ai problemi più strettamente pratici e deontologici delle professioni sanitarie, il Manifesto sottolinea l’importanza dell’aggiornamento professionale per tutti gli operatori della sanità: su salute globale, patologie emergenti, impiego dei mediatori interculturali (dei quali occorre senz’altro creare un albo nazionale) nel rapporto medico-paziente, rispettando quel filo comune esistente tra medicina, cultura e religione; il tutto con erogazione di crediti ECM. Per combattere adeguatamente disoccupazione, sottoccupazione e precariato nella medicina, e la “fuga dei cervelli” all’estero, si propone anzitutto un censimento preciso delle professioni sanitarie in Italia, e la creazione d’una rete di sportelli (come quella già esistente, di AMSI e UMEM e U. x U. ) che permetta un miglior incontro tra domanda e offerta di professioni sanitarie.

Secondo le statistiche dell’UMEM ci sono più di 500 mila medici di origine straniera che esercitano in Europa; e negli ultimi tempi sono aumentate del 35 per cento le richieste di medici italiani di recarsi all’estero, e del 50 quelle, di altri Paesi, di medici italiani e stranieri per lavorare da loro.

Infine, mentre si ribadisce che ogni medico ha diritto a un equo compenso, da fissare con dei minimi tariffari, si pensa a un miglior rapporto degli Ordini dei Medici col territorio : sviluppando anche i servizi “online” e ogni canale utile a potenziare i rapporti medici-cittadinanza, e potenziando i corsi d’aggiornamento professionale. No, in ultimo, alla “medicina difensiva” : è importante contrastare l’eccesso di analisi prescritte dai medici per evitare denunce o cause legali da parte dei pazienti (fenomeno che oggi costa annualmente 120 milioni di euro, tra spese legali e per esami clinici spesso inutili), creando un nuovo clima di fiducia, in prospettiva una vera “alleanza per la salute”, tra medici e pazienti.

“Diamo il nostro contributo alla Sanità italiana e a quella multiculturale con un Manifesto che speriamo possa migliorare il Sistema Sanitario Nazionale, dando concreti spunti di cooperazione e risultando utile anche ad altri Ordini professionali” , dichiara il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, Presidente e fondatore di AMSI e UMEM, appellandosi al Governo italiano e agli albi professionali .“E affermare, nelle scelte di tutti i giorni, il legame sanità-multiculturalismo rappresenta, diremmo, lo strumento migliore per abbattere, da un lato, i muri della paura; e contrastare, dall’altro, chiusura e isolamento di certe comunità e di alcuni cittadini immigrati.I l confronto e il dialogo multiculturale e multidisciplinare, da sempre scelte distintive di AMSI ,UNITI PER UNIRE e UMEM, e lo sviluppo di tutti i canali moderni d’ aggiornamento (telemedicina, gemellaggi, stages, ecc…), arricchiscono i contenuti scientifici, e propongono un modello di collaborazione veramente innovativo. Oltre a combattere il mercato degli esseri umani, e i casi di violenza contro donne e bambini durante i viaggi della speranza che affrontano gli immigrati”.

Fabrizio Federici

Associazioni e sviluppo sostenibile della società

lazio

“Valori come Volano: il ruolo delle associazioni civili nello sviluppo sostenibile della società”. Questo il tema dell’incontro organizzato il 6-7 ottobre, alla sede della Regione Lazio in Via Cristoforo Colombo, dall’associazione “Fare Rete, innovAzione BeneComune” con la partecipazione di rappresentanti delle associazioni di volontariato e delle istituzioni, tra cui il Vicepresidente emerito della Consulta, Paolo Maddalena, e il consigliere regionale Teresa Petrangolini.

Il Prof. Foad Aodi, “Focal Point” per l’Integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà-UNAoC (Organismo ONU), Fondatore dell’Associazione Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI), dell’ Unione Medica Euromediterranea(UMEM), e membro della Commissione Salute Globale FNOMCeO, nel suo intervento ha riassunto la storia dell’AMSI e dell’UMEM, ripercorrendo le loro iniziative per l’integrazione dei professionisti della sanità di origine straniera in Italia e nell’area Euromeditteranea e la diffusione delle buone pratiche per l’integrazione e aspetti di sanità ed immigrazione.
L’ AMSI, associazione non lucrativa, offre tutela ai propri iscritti; li aiuta nell’inserimento professionale; promuove l’aggiornamento professionale, collaborando con le Istituzioni pubbliche e private italiane e straniere e divulgando le proprie attività tramite i mezzi di comunicazione. “Dal 2000- spiega il prof. Aodi – abbiamo aperto una rete di poliambulatori per l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini: la nostra esperienza ha confermato che gli immigrati non diffondono malattie in Italia , ma si ammalano, di fronte ai disagi – economici, lavorativi, abitativi – che incontrano, spesso sviluppano consistenti patologie ( che spesso, addirittura, trovandosi senza permesso di soggiorno, non denunciano neanche al Pronto soccorso degli ospedali; e lo stesso avviene per molti infortuni sul lavoro). Altra piaga inaccettabile è il destino di migliaia di minori immigrati, non accompagnati, che scompaiono: vittime di giri criminali, abusi sessuali e lavorativi, e del trafico nero dei trapianti d’organi. Secondo una ricerca dei rappresentanti dell’UMEM in Europa attualmente in Europa piu’ di 20.000 immigrati minori non accompagnati risultano scomparsi e senza tracce”.La Confederazione Internazionale Unione Medica EuroMediterranea , UMEM, invece, è una confederazione che opera all’interno delle professioni sanitarie, delle associazioni, aziende, Università, ONG, comunità, federazioni, sindacati che s’ occupano di medicina in Italia e nell’area Euromediterranea . Difende il diritto “universale” alla salute attraverso una sanità che lavori oltre i confini, promuovendo lo sviluppo della ricerca scientifica, la sinergia tra aziende sanitarie pubbliche e private, la diffusione della telemedicina e delle nuove tecnologie, e la conoscenza interculturale e interreligiosa. Secondo le ultime statistiche dell’UMEM, in Europa esercitano più di 500 mila medici di origine straniera .

Come AMSI, UMEM e movimento Uniti per Unire”, sottolinea ancora il prof.Foad Aodi, “proponiamo alle istituzioni il nostro Manifesto della sanità e multiculturalismo; e chiediamo anzitutto di diffondere maggiormente l’informazione sull’accesso alle strutture sanitarie pubbliche per gli immigrati e gli italiani , così da potenziare la prevenzione. Poi , di aumentare i posti S.T.P. (“Straniero Temporaneamente Presente”), per gli immigrati ancora sprovvisti di permesso di soggiorno; e di comunicare a tutte le moschee e i centri culturali islamici e le comunità d’ origine straniera in Italia di esortare i loro fedeli, soci e connazionali a vaccinare i propri figli. E’ importante anche potenziare i corsi d’aggiornamento professionale, con crediti ECM, per i professionisti della sanità, italiani e d’origine straniera (i quali ultimi, circa 62.000, in Italia lavorano soprattutto nella sanità privata ). Sui temi, soprattutto, delle patologie emergenti e di quelle degli immigrati, che sono in aumento (cardiovascolari, ortopediche, psicologiche, ginecologiche ,dermatologiche, gastroenterologiche e pneumologiche ), e sulle patologie rare. Infine, lanciamo un appello alla classe politica perché raggiunga al più presto un accordo per l’approvazione della legge sullo “ius soli” temperato (cioè con la concessione della cittadinanza subordinata alla conoscenza di lingua e cultura italiane): senza continuare con il tira e molla (in corso ormai da più di 10 anni), creando tante aspettative e delusioni tra gli stessi immigrati e i loro figli, vittime di scontri politici da decenni”.

Fabrizio Federici