I Comuni italiani contro il ‘decreto Milleproroghe’

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Protestano i Comuni italiani contro il ‘decreto Milleproroghe’. Lo ha denunciato Antonio Decaro, presidente dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), nel corso di un’audizione alla Camera: “Nel dl Milleproroghe è stato fatto un furto con destrezza ai danni delle periferie. Con un emendamento notturno al Senato, sono stati tolti soldi alle periferie, un vero e proprio furto con destrezza. Per la prima volta c’era un investimento importante per le periferie, per dare risposte immediate all’emergenza abitativa. Sembrava l’occasione giusta a porre rimedio a un disagio economico e sociale, che esiste, lo dicono tutti. È successo che con un emendamento sono saltati fondi per 1,6 miliardi che sarebbero andati a quasi 20 milioni di abitanti, un terzo della popolazione italiana. Per questo, ha concluso, è necessario porre rimedio. Se non accadrà ci opporremo in tutte le sedi: faremo ricorso al Tar e alla Corte Costituzionale e tutti i sindaci sono pronti a venire a protestare davanti a Montecitorio. Il Milleproroghe era stato approvato il 7 agosto al Senato, ma andrà in seconda lettura alla Camera l’11 settembre. In quest’occasione l’emendamento che blocca il bando per le periferie potrebbe essere ancora modificato. Chiediamo di porre rimedio a un errore gravissimo dal punto di vista sociale, economico e anche dei rapporti reciproci tra le istituzioni. Se non accadrà, useremo dal punto di vista giuridico tutti gli strumenti a disposizione: il ricorso al tribunale amministrativo e alla Corte Costituzionale e, se sarà necessario, tutti i sindaci sono disponibili a venire qui a sfilare con i cittadini davanti a Montecitorio con le fasce tricolore”.

L’appello è arrivato, oltre che dall’Anci, anche da Ance, Legambiente, Fondazione Riuso e Audis.

La polemica era scoppiata proprio ad agosto, quando il governo aveva bloccato la seconda tranche del Piano periferie dei governi Renzi e Gentiloni, che prevedeva 2,1 miliardi di finanziamenti dallo Stato e con effetti calcolati in 3,9 miliardi di cofinanziamenti. Le prime convenzioni (24) erano state firmate nella primavera del 2017, le altre 96 a fine 2017: e proprio queste sono state bloccate, fino al 2020. Secondo la sottosegretaria Laura Castelli lo stop era stato necessario per rispettare una sentenza della Corte costituzionale, la 74 del 2018, che stabilisce che serve un’intesa con gli enti territoriali (quindi le Regioni) nell’assegnazione dei fondi e che non si può intervenire solo su richiesta del Comune. Il governo prevede quindi di dirottare i fondi già stanziati (140 milioni nel 2018, 320 nel 2019, 350 nel 2020 e 220 nel 2021) in un fondo che serva per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle Province e dei Comuni, non solo per quelli che hanno partecipato al bando. Una scelta che i Comuni non appoggiano, tutt’altro: anche perché molti Comuni dei 96 coinvolti intanto hanno già investito nella progettazione, come Milano, dove il sindaco Sala ribadisce il furto con destrezza. O Bologna, che denuncia il rischio di perdere progetti per 18 milioni di euro messi in cantiere. O del Veneto, che perde 150 milioni: i sindaci se la sono presa con la Lega, mandante politico dell’operazione. Sul piede di guerra il Pd, che però ha votato l’emendamento.

Il presidente dell’Anci ha concluso: “Parliamo di strade, risanamenti edilizi, sicurezza idrogeologica e sismica, giardini, parchi giochi, scuole, infrastrutture indispensabili a ridare decoro ai luoghi più poveri e abbandonati in città grandi, medie e piccole. Al nord, al centro, al sud indipendentemente dal colore politico di chi li governa”.

Dunque, anche il decreto ‘milleproroghe’, tra i primi provvedimenti del governo Conte, non va incontro alle necessità dei cittadini come viene demagogicamente propagandato da Lega e M5S, ma complicherebbe i problemi anziché semplificarli.

Roma, 05 settembre 2018

Salvatore Rondello

Arriva il piano casa. Una priorità del governo

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Settantacinquemila alloggi per frenare l’emergenza abitativa. È il piano casa che il governo si prepara a varare mettendo sul mercato immobili dell’edilizia residenziali pubblica non utilizzati. L’operazione, guidata dal ministero delle Infrastrutture e trasporti (Mit) fortemente appoggiata dal Governo, mette assieme Cassa depositi e prestiti, Ance, Abi e Federcasa. Il piano prevede 2 provvedimenti: il primo riguarda 22 mila alloggi entrati a far parte del patrimonio degli istituti di credito. Cioè immobili sottoposti a procedura consensuale esecutiva: quando le imprese costruttrici falliscono e non possono pagare i creditori e così gli immobili entrano a fare parte del patrimonio delle banche. Si stima che sono circa 120 quelli in questa situazione. Il piano prevede che circa 22 mila di questi alloggi sia dato in affitto alle fasce deboli della popolazione a prezzi calmierati con possibilità di acquisto da parte degli inquilini. Se l’inquilino, per causa non dipendenti dalla sua volontà (perdita del lavoro ad esempio) non versa il canone, il pagamento verrà effettuato dal Fondo morosità, già finanziato con 30 milioni. Tale operazione viene finanziata con il secondo provvedimento che mette mano a quel 30% di alloggi residenziali pubblici non utilizzati o utilizzati in modo scorretto. Qui il pacchetto comprende circa 55 mila alloggi.

Per fare il punto sullo stato di avanzamento del programma di recupero e razionalizzazione degli alloggi il segretario del Psi e Vice ministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini, ha ricevuto a Roma i rappresentanti di tutte le Regioni. Il Mit già stanziato 470 milioni di euro circa e ha predisposto e messo a disposizione un sistema di monitoraggio informatico per verificare l’effettivo tiraggio della spesa da parte delle Regioni. “I dati del monitoraggio – ha detto il vice ministro Nencini – ci restituiscono un andamento della spesa soddisfacente che riguarda i primi interventi di manutenzione ordinaria degli alloggi. Occorre però che le Regioni – ha puntualizzato Nencini – adottino ogni iniziativa per accelerare le loro possibilità di spesa. Far fronte alla crescente emergenza abitativa è una delle grandi priorità di questo Governo”, ha aggiunto Nencini.
Il Vice ministro, durante la riunione, ha anche sottolineato che “il governo ha mantenuto l’impegno di anticipare con la Legge di stabilità 2016, una consistente parte dei 470 milioni per rendere disponibili in tempi rapidi alloggi non assegnati poiché in stato di degrado”- ha sottolineato Nencini. Le risorse infatti verranno trasferite a breve alle Regioni. Il Vice Ministro ha altresì annunciato, nel corso della riunione, che si metteranno in campo nuovi interventi di carattere normativo per ridurre il disagio abitativo.

La crisi, ha aggiunto Nencini, ha fatto allungare le liste d’attesa per avere diritto ad un alloggio popolare: “Il piano casa è indispensabile – ha aggiunto Nencini – serve un impegno extra per rispondere all’emergenza abitativa”. Per il piano mancano ancora 600 milioni, ma per Nencini “i finanziamenti si troveranno perché c’è un forte impegno della Presidenza del Consiglio nel portare avanti il progetto. Questo piano casa è un intervento da sinistra riformista e deve essere avviato in tempi brevi. L’ultimo progetto in residenze abitative risale a dieci anni fa, al governo Prodi. Ma la crisi dei redditi ha innescato l’emergenza, ha allargato la fascia di povertà e generato un bisogno esteso al quale dobbiamo dare risposta”. “Inoltre – ha aggiunto Nencini – non vi sarà ulteriore consumo di suolo: l’obiettivo è ristrutturare e, dove non è possibile, demolire e ricostruire”.

Redazione Avanti!

Casa, in tre anni tasse su del 143,5%

Casa-Tasse-ImuUna tassa patrimoniale in Italia già c’è e si chiama IMU (e TASI) e questa imposta negli ultimi tre anni è più che raddoppiata passando dai 9,8 miliardi di euro del 2011, quando era in vigore l’Ici, ai 23,9 miliardi della combinazione Imu-Tasi del 2014. Come risultato, spiega l’Ance, l’associazione dei costruttori che è stata ascoltata in audizione davanti alla commissione finanze della Camera, si è avuto “un incremento della pressione fiscale sul possesso del 143,5% in soli tre anni”.

Nel 2014, evidenzia l’Ance, le imposte sugli immobili risultano aumentate del 9,8% rispetto al 2013, ovvero 3,8 miliardi di euro in più. Tale incremento è da attribuirsi principalmente al maggior gettito derivante dall’introduzione della Tasi che va ad aggiungersi all’Imu già prevista nel biennio precedente 2012-2013. In particolare, si passa da 20,4 miliardi di euro del 2013 (Imu) ai 23,9 miliardi del 2014 (Imu+Tasi), pari ad un incremento del 17,1%. Confrontando il gettito fiscale sugli immobili del 2014 con gli anni precedenti al 2013, emerge che il gettito rimane pressoché invariato rispetto al 2012 (42,29 miliardi di euro), mentre si osserva un forte incremento del 27,9% rispetto al 2011.

L’aumento del gettito nel 2014, rispetto al 2011, è da attribuire all’incremento della tassazione sul possesso degli immobili che, passa da 9,8 miliardi di euro del 2011 (Ici) a 23,89 miliardi di euro del 2014 (Imu+Tasi), determinando un incremento della pressione fiscale sul possesso del 143,5% in soli tre anni. Nel 2014, il 56,7% del prelievo sugli immobili è riconducibile all’Imu+Tasi (nel 2011 con l’Ici era il 29,8%), un ulteriore 17,1% alle imposte di natura “reddituale”, mentre le imposte sui trasferimenti e sulle locazioni incidono rispettivamente per il 21,2% ed il 5%.

Redazione Avanti!

Casa, parte a marzo il piano da 400 milioni

Edilizia_case_costruzioni_ediliL’emergenza abitativa è da sempre uno dei più grandi problemi del nostro Paese, ma negli ultimi tempi a causa della crisi inizia ad aumentare e a toccare centinaia di famiglie italiane. Per far fronte a un bene primario come quello dell’abitare è stato presentato un modello di intervento “Housing Sociale: una soluzione al disagio abitativo” oggi, 18 febbraio, a Roma. Il progetto è stato patrocinato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con la collaborazione di Ance (Associazione nazionale costruttori edili), Abi (Associazione Bancaria Italiana) e Cdp Investimenti Sgr. A metà marzo il piano prevede investimenti pubblici per 150 milioni e altri 250 di agevolazioni fiscali per chi interviene su alloggi già costruiti o che sono invenduti. Insomma una totale di 400 milioni che dovrebbero consentire al provvedimento di dare frutti rapidamente.

Riccardo Nencini, viceministro dei Trasporti, ha aperto i lavori: “In Italia ci sono circa 45 mila abitazioni di edilizia residenziale pubblica a fronte di un fabbisogno di circa 700 mila famiglie”, e sottolineando “di queste un terzo sono sfitte e il 15% occupate da famiglie che non sono sotto la soglia di povertà: se sommiamo questi dati si evidenzia un problema straordinariamente ampio” e riportando i dati su come il nostro Paese si stia trasformando portando sì alla diminuzione demografica, ma allo stesso tempo all’aumento del numero di famiglie (perlopiù composte da due soggetti). Il problema rilevato dal segretario del Psi è che a scontare la mancanza di politiche adeguate sul fabbisogno abitativo siano soggetti che non si trovano al di sotto della soglia di povertà (come studenti, giovani coppie, anziani), ma che necessitano di un alloggio e conclude: “Questo progetto si rivolge agli ultimi, non agli ultimissimi”.

L’obiettivo del Piano è infatti quello di agevolare famiglie e soggetti tramite agevolazioni fiscali sul mutuo, ma il punto su cui si focalizza il Piano è la riqualificazione e riutilizzazione di immobili inutilizzati, rimettendoli sul mercato come edilizia sociale. Sono previste tre tappe: le imprese, d’intesa con banche e soggetti istituzionali come Fondo Fia di Cdp, propongono una valorizzazione degli immobili. Se l’operazione è valida sotto il profilo dell’equilibrio finanziario gli immobili passano nella disponibilità dei fondi immobiliari, specifici per ciascuna banca. Infine i fondi, partecipati da Cdp investimenti sgr, formuleranno un’offerta alla banca e all’imprese si occuperanno del completamento degli interventi edilizi e della gestione. Il tutto senza intaccare ulteriormente altri terreni, e in questo modo si cerca di ridare ossigeno anche alle imprese che possono valorizzare gli immobili che rischiano in questo modo di deteriorarsi.

Dopo la presentazione dei dati da parte degli esperti Ance che hanno evidenziato quanto sia importante l’art.26 del cosiddetto “Sblocca Italia”, (art. 133/2014) nel rilevare le proprietà demaniali inutlizzate e nel loro reimpiego, il Ministro Lupi ha chiuso i lavori ponendo l’accento sull’impiego delle “risorse a disposizione”. “La revisione del catasto – dice Lupi – dovrà essere di equità perché ci sono situazioni legate al passato che creano diversità ma non potrà essere un ulteriore appesantimento della pressione fiscale sulla casa: dovrà essere a invarianza di gettito, con un controllo non dalla periferia ma dal centro”. E conclude, “se no non è una riforma ma l’ennesima imposizione fiscale”. A margine dell’evento Nencini ha annunciato: “Entro metà marzo sarà pronto un provvedimento per un piano casa da circa 400 milioni di euro che metterà a disposizione 20 mila alloggi invenduti a affitto calmierato, per la vendita a prezzi calmierati o affitto con possibilità di vendita”, spiegando che il provvedimento si dividerà in due parti: “150 milioni di euro per il sostegno agli affitti e il secondo di 240-250 milioni di vantaggi fiscali per coloro che intervengono su alloggi che già esistono e sono invenduti”.

Maria Teresa Olivieri