Bolzaneto e Asti. Strasburgo condanna ancora l’Italia

bolzaneto1“I ricorrenti, trattati come oggetti per mano del potere pubblico, hanno vissuto durante tutta la durata della loro detenzione in un luogo ‘di non diritto’ dove le garanzie più elementari erano state sospese”. Così i giudici di Strasburgo definiscono, nella sentenza di condanna dell’Italia, la situazione vissuta da 48 persone a Bolzaneto. I togati evidenziano inoltre che “l’insieme dei fatti emersi dimostra che i membri della polizia presenti, gli agenti semplici, e per estensione, la catena di comando, hanno gravemente contravvenuto al loro dovere deontologico primario di proteggere le persone poste sotto la loro sorveglianza”.
La Corte europea dei diritti umani che ha condannato già l‘Italia per Diaz ora torna sul G8 di Genova per le azioni dei membri delle forze dell’ordine, e soprattutto perché lo Stato non ha condotto un’indagine efficace.
Nella sentenza è stato messo in risalto il fatto che “nessuno ha passato un solo giorno in carcere per quanto inflitto ai ricorrenti”. E la Corte osserva che questo è stato causato principalmente da due elementi: il primo l’impossibilità di identificare gli agenti coinvolti, sia perché a Bolzaneto non portavano segni distintivi sulle uniformi, che per la mancanza di cooperazione della polizia con la magistratura. Il secondo fattore invece “sono le lacune strutturali dell’ordine giuridico italiano” al tempo dei fatti. Nella sentenza la Corte afferma di “aver preso nota della nuova legge sulla tortura entrata in vigore il 18 luglio di questo anno, ma che le nuove disposizioni non possono essere applicate a questo caso”.
Tuttavia la condanna europea non dimentica che la tortura nelle carceri non si è fermata al G8: nella stessa sentenza l’Italia è stata condannata anche perché alcuni agenti di polizia penitenziaria di Asti nel 2004 hanno torturato due detenuti, Andrea Cirino e Claudio Renne. La Corte ha inoltre stabilito che lo Stato dovrà versare 80 mila euro per danni morali ad Andrea Cirino e alla figlia di Claudio Renne. Quest’ultimo ha subito torture da Paese incivile ed è morto all’inizio di quest’anno. Le cinque guardie carcerarie che nel 2004 avevano torturato i due detenuti, erano state tutte assolte dal tribunale di Asti. L’indagine era partita quando un ex agente, arrestato per spaccio di droga, aveva raccontato tutto alla polizia.

Morto Claudio Renne, denunciò le torture in carcere

CARCERE DI NAPOLI“Morire di carcere. È morto Claudio Renne, uno dei detenuti torturati nel carcere di Asti più di cinque anni fa. Mi ha dato la triste notizia il Garante dei detenuti del Piemonte, Bruno Mellano”. Lo scrive su facebook Rita Bernardini, Radicali italiani. “Claudio era ricoverato alle Molinette dal 27 dicembre, giorno in cui Bruno Mellano lo aveva ancora visto in carcere, perché rifiutava di andare in ospedale, ma nella stessa giornata si era convinto e lo avevano trasferito; stava molto male. Con la Garante comunale Gallo e l’avvocato, Mellano sta seguendo la vicenda del risarcimento legato alla detenzione di Asti dove furono accertati episodi di maltrattamento e ‘tortura’”. Conclude Bernardini nel suo post.
La storia di Claudio Renne ha dell’incredibile per un Paese civile come dovrebbe essere l’Italia. Nel dicembre del 2004 mentre era detenuto in carcere ad Asti. Renne viene spogliato completamente, messo in cella di isolamento, priva di vetri alle finestre, di materasso, di lavandino, sedie e di sgabelli. Viene lasciato così per due mesi. Per due giorni viene lasciato completamente nudo. Gli viene razionato il cibo, gli viene dato solo pane e acqua.
Claudio Renne viene picchiato ripetutamente, anche più volte al giorno, con calci e pugni su tutto il corpo. Gli viene diagnosticata la frattura di una costola. Gli viene impedito di dormire e viene picchiato più volte al giorno. Gli viene strappato con le mani il codino che aveva ai capelli.
A far partire l’inchiesta fu un’assistente carceraria riuscita a entrare nel braccio dell’isolamento, area che non è nemmeno videosorvegliata. Vedendo Renne con il volto tumefatto, chiamò l’ambulanza e lo fece ricoverare. Fece una segnalazione e partì l’indagine. In pochi mesi il commissario di polizia Antonella Reggio raccolse numerose testimonianze, comprese quelle di Andrea Cirino e Claudio Renne che all’inizio negarono. Renne era diventato una delle vittime predilette di una squadretta composta da 15 poliziotti che, protetti da un muro di omertà, li aveva sottoposti a feroci pestaggi e vessazioni. Dopo l’inchiesta si venne infatti a sapere che i detenuti e agenti sapevano, come l’allora direttore del carcere di Asti Domenico Minervini.
Nonostante le inchieste e i giudizi per i responsabili accertati non c’è stata nessuna condanna perché a tutt’oggi il reato di tortura non esiste