Legge elettorale, dalla fretta all’immobilismo

Italicum, al via l'esame in commissione alla CameraPer ora tutto rinviato a dopo i ballottaggi. La legge elettorale è stata messa in freezer ed è difficile che venga ripresa a breve. In soli pochi giorni si è passati dalla fretta eccessiva alla calma assoluta. L’ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali, che deve decidere come e se riprendere l’esame della legge elettorale, ha infatti rinviato la propria seduta alla settimana dal 20 al 25 giugno, in attesa di una decisione in merito da parte della Conferenza dei capigruppo.

Alla riunione erano assenti tanto M5S che la Lega. Forza Italia, con Francesco Paolo Sisto, ha chiesto una “pausa di riflessione” fino a dopo i ballottaggi delle amministrative, cioè il 25 giugno. Di contro i partiti centristi che la scorsa settimana si sono impegnati contro la legge elettorale, oggi hanno chiesto di portarla avanti, con Domenico Menorello (Ci) e Gian Luigi Gigli (Des-Cd). Per il Pd Emanuele Fiano ha chiesto di attendere le deliberazioni della Conferenza dei capigruppo che decide quando il testo andrà in Aula. Alfredo D’Attorre (Mdp), pur d’accordo su una breve pausa di riflessione, ha osservato che se il testo non va in aula entro fine luglio, difficilmente esso verrà approvato ai primi di agosto per poterlo inviare al Senato.

Il presidente della Commissione Andrea Mazziotti ha quindi deciso di sospendere l’ufficio di presidenza e riprenderlo nella settimana tra il 20 e il 25, dopo che la Conferenza dei capigruppo avrà deciso se e come portarlo in Aula. “Forza Italia – riferisce Mazziotti – ha chiesto una pausa di riflessione fino a dopo i ballottaggi. M5S e Lega non erano presenti, mentre Mdp ha convenuto sulla pausa di riflessione ma ha posto il tema della necessità di avere l’approvazione in prima lettura entro agosto, prima della pausa estiva”. Infine, “anche le forze centriste hanno detto sì alla pausa di riflessione ma sottolineando la necessità di tentare di riavviare il lavoro sulla legge elettorale”. “Il mio punto di vista – conclude il presidente della commissione – è che la pausa ha senso perché non ci sono le condizioni per lavorare in commissione, ma è chiaro che se i gruppi vogliono davvero procedere devono sollecitare la capigruppo a calendarizzare la legge elettorale per l’Aula a luglio. Una cosa che faranno, hanno annunciato, Mdp e le forze centriste”.

L’impressione dei vari gruppi, tuttavia, è che al momento non ci sono né le condizioni né la volontà delle forze maggiori – leggasi Pd e M5, con qualche distinguo da parte di FI – di riaprire la partita sulla legge elettorale. Discorso diverso per i partiti minori, che preferirebbero evitare un ritorno al voto con il Consultellum al Senato, dove la soglia di sbarramento è all’8%.

Matteo Renzi in una intervista a Repubblica tv afferma che “il voto subito lo chiedevano Lega e M5s. Non solo io non l’ho mai chiesto, ma ho sempre detto che la data delle elezioni sarebbe stata oggetto di una discussione con il presidente del Consiglio Gentiloni e poi prerogativa del presidente della Repubblica. Il tema della data delle elezioni non è quello che ha fatto rompere il patto sulla legge elettorale. Il patto l’ha rotto Grillo” dice ancora Renzi che aggiunge: “Siamo tutti molto tranquilli sul fatto che si vota a scadenza naturale. Su questo non c’è più discussione”. E poi esclude un’altra iniziativa del Pd. Di legge elettorale ha parlato anche il leader di Ap, Angelino Alfano: “La priorità è l’economia e una legge di bilancio che investa su famiglie e imprese e che abbatta il debito pubblico, temi sui quali presenteremo le nostre proposte nei prossimi giorni”. “La legge elettorale viene dopo l’economia. Abbiamo due leggi, per Camera e Senato, che sono legali e applicabili. Noi non abbiamo i numeri in Parlamento per riaprire il confronto, se qualcuno vorrà avanzare delle proposte le valuteremo”.

L. elettorale, torna lo spettro del patto del Nazareno

Italicum, al via l'esame in commissione alla CameraFinalmente si parte. Il testo base è arrivato e il primo voto è stato espresso dai senatori della commissione Affari costituzionali. A favore del Rosatellum hanno votato Pd, Ala, Lega, Svp, Democrazia solidale, contraria nel merito ma disponibile a contribuire all’avvio dell’iter. Contrari Fi, Si, Mdp, Cinquestelle e Alternativa libera. Assente Ap, astenuti Direzione Italia, Civici innovatori, Per l’Italia e Fratelli d’Italia.

La proposta del Pd prevede cinquanta per cento di seggi assegnati su base maggioritaria e cinquanta per cento su base proporzionale, con sbarramento al 5 per cento. Ma non passa molto dal voto che già cambiano gli scenari con l’ingresso nel dibattito di un sistema ispirato al modello tedesco. Non voci di corridoio ma le parole dello stesso relatore Emanuele Fiano, del Pd, che parlando con i giornalisti afferma: “Siamo disponibili al dialogo. Vediamo su quali punti concentrare questo dialogo”. Conferma quindi la disponibilità, come chiesto da Forza Italia e Silvio Berlusconi in persona, di arrivare a un sistema elettorale molto simile a quello tedesco. Tanto che Cuperlo torna a parlare di patto del Nazareno. Sulla legge elettorale, afferma, si dovrebbe “ricercare un accordo più ampio della sola maggioranza che sostiene il governo che tenga insieme i due principi fondamentali che servono al Paese: la governabilità e la rappresentanza”. “Un eventuale nuovo patto del Nazareno – aggiunge – metterebbe in discussione alcuni dei principi su cui il Pd è sorto – a partire dal maggioritario – e costringerebbe l’evoluzione del quadro politico verso ciò che a parole tutti vogliono negare: una prospettiva di larghe intese e un governo che non sia espressione di una parte”.

Cauto Mazziotti. Il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, invita infatti alla prudenza. “Aspettiamo, si parla di trattative in corso e bisogna vedere su cosa si baseranno”. “Se si arriva a un consenso più ampio” rispetto alle forze politiche che oggi hanno approvato il ‘Rosatellum’ come testo base, “allora è una cosa positiva, anche se le trattative sono al di fuori della commissione. E’ chiaro che se dovesse cambiare qualcosa in modo esplicito si ragionerà su cosa fare in commissione, per ora le trattative sono esterne. Intanto è stato compiuto un atto formale, con l’adozione del testo base. E se ci fosse un’intesa più ampia, poi si tratterà di vedere l’ampiezza di questa intesa – sottolinea Mazziotti – e capire se ci saranno emendamenti su singole e piccole modifiche o se ci saranno emendamenti” che modificano di molto il testo attuale.

Come detto, Forza Italia ha votato contro il testo base sulla legge elettorale. Francesco Paolo Sisto, capogruppo FI in commissione Affari costituzionali spiega: “Non solo perché contiene elementi maggioritari a cui il partito di Silvio Berlusconi è contrario, ma anche perché secondo gli azzurri il modello elettorale targato Pd presenta serissimi rischi di incostituzionalità”. E poi aggiunge: “Presenteremo emendamenti per ‘proporzionalizzare’ il testo”, ovvero per “introdurre elementi che rendano questo sistema il più proporzionale possibile. Vedremo, se son rose fioriranno”.

Parole a cui si aggiungono quelle dell’esponente del Pd Andrea Marcucci, che in una intervista ad Affari Italiani afferma: “L’offerta di Berlusconi è un punto di partenza, vedremo nei prossimi giorni il comportamento di Forza Italia. Sosteniamo con forza e convinzione il governo Gentiloni ma la possibilità di votare in autunno non è una bestemmia”. Insomma si aggiungono nuovi elementi al dibattito sul voto a ottobre.

COALIZIONE RIFORMISTA

Votazioni-Urna-4Si apre una nuova fase di incertezza e contrapposizione sulla legge elettorale: il testo base presentato dal relatore Andrea Mazziotti è stato ritirato vista la contrarietà del Pd e di parte della maggioranza. Il nuovo relatore della legge elettorale Emanuele Fiano che ha preso il posto di Mazziotti, presenterà il nuovo testo base stasera al termine dei lavori dell’Aula. Lo ha detto lo stesso Fiano in ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali. Mentre i tempi dell’iter parlamentare saranno decisi domani pomeriggio in una nuova riunione dell’Ufficio di presidenza. Ma è probabile che a questo punto si allungheranno i tempi di approvazione della legge elettorale, sia per ragioni procedurali, sia per le contrapposizioni politiche.

Mazziotti aveva proposto un testo minimalista che estendeva l’Italicum dalla Camera al Senato: un proporzionale seppur con premio alla lista che supera il 40%. Il Pd invece punta ad un sistema più maggioritario, in particolare ad un Mattarellum rivisto, con il 50% dei deputati eletti in collegi uninominali e 50% con metodo proporzionale. Una sistema elettorale su cui si esprime con favore il segretario del Psi Riccardo Nencini: “Prende corpo finalmente l’idea di una coalizione riformista. Una legge elettorale a prevalenza maggioritaria è indispensabile per dare un governo stabile all’Italia e per consentire agli elettori di scegliersi i loro rappresentanti. Per questo non abbiamo condiviso il testo Mazziotti che va in un’altra direzione”. Il Partito socialista ha infatti di recente presentato una proposta per un sistema elettorale ispirato al Mattarellum.

Il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, a Rainews 24, parlando della legge elettorale ha detto che di immaginare di “che alla Camera avremo una larga maggioranza e abbiamo la convinzione di costruire un consenso anche al Senato”. Quanto al proporzionale del testo del relatore, afferma: “Non mi concentro sulle polemiche, si sapeva che noi non volevamo il proporzionale, abbiamo proposto il Mattarellum. Chi presenta un testo prettamente proporzionale ha fatto il suo lavoro, non contestiamo nulla, ma noi il proporzionale non lo vogliamo. Ci sono molti partiti che vogliono il proporzionale, da M5s a Ap a Mdp, non è che il relatore abbia fatto uno sforzo di fantasia”. “La legge elettorale proposta dal Pd, dice ancora Ettore Rosato prevede il 50 per cento di collegi uninominali e il 50 per cento di recupero proporzionale e “disegna una coalizione di centrosinistra ‘soft'” che è “logico costruire partendo dall’attuale esperienza di governo: con Mdp e anche Alfano, perché no”.

TUTTO DA RIFARE

italicumleggeLa maggioranza si spacca sull’Italicum bis. Il testo base sulla legge elettorale, presentato giovedì scorso dal relatore, Andrea Mazziotti, non piace al Partito democratico che lo boccia senza appello. Il segretario Renzi commenta: “Noi abbiamo oggi in discussione alla Camera la legge elettorale, spero che il Pd possa convincere gli altri partiti ad andare verso il ‘mattarellum’, se non al 75% almeno al 50%, come da proposta avanzata dal Pd. Speriamo ci siano i numeri”. Neanche al Psi piace il testo avanzato della Commissione Affari Costituzionali: “I Socialisti – afferma Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera – non possono sostenere il testo base per la riforma delle legge elettorale così come è stato presentato in Commissione Affari Costituzionali dal relatore Mazziotti. A suo tempo – ha aggiunto – avevamo espresso le nostre critiche di fondo all’Italicum e più recentemente avevamo presentato delle nostre proposte. Oggi confermiamo dunque la distanza dal testo di riforma perché riteniamo che non garantisca sufficientemente il diritto di rappresentanza e il rapporto tra eletti ed elettori”.

Il testo invece piace ad Alternativa popolare, che in commissione Affari costituzionali voterà a favore. L’Italicum bis a questo punto ha pochissime chance di sopravvivere: assieme al Pd, infatti, voteranno contro anche la Lega, i verdiniani, i fittiani e le minoranze linguistiche. Un insieme di gruppi che, in commissione, detengono la maggioranza. A favore, invece, si esprimeranno sicuramente Forza Italia, Alternativa popolare, M5S.

Sinistra italiana e Mdp sono contrarie ai capilista bloccati, contenuti nel testo base, vedono però con favore la soglia di sbarramento al 3%, ma hanno duramente criticato la linea del Pd, definita “arrogante”. Se, come tutto lascia prevedere, il testo base sarà cestinato, la partita sulla legge elettorale si riapre, con il rischio che i tempi si allunghino. L’approdo in Aula, infatti, è fissato per lunedì 29 maggio, ma calendario alla mano difficilmente l’appuntamento sarà rispettato, anche se il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, non vede problemi in tal senso. Del resto, fanno osservare dal Pd, basta presentare un nuovo testo base nel giro di pochi giorni, magari già domani o al massimo giovedì. E il nuovo testo base a cui mirano i dem è la loro proposta, ovvero un Mattarellum corretto: metà proporzionale e metà maggioritario.

Percorso niente affatto scontato per Ap, secondo cui se viene bocciato il testo base si ricomincia da zero, “con un nuovo giro di orizzonte per vedere quali disegni hanno convergenza Parlamento”. Intanto Alfano conferma che Ap questa sera voterà sì al testo presentato dal relatore”. “Il testo base – ha aggiunto Maurizio Lupi, capogruppo di Ap al Senato – ha un premio di governabilità, noi riteniamo che questo premio vada dato alla coalizione mentre per il Pd alla lista e la differenza è notevole. Ma, se si bloccherà tutto si ritorna da capo e ci dovrà essere un nuovo relatore ed un nuovo testo proposto che cerchi un punto di contatto con gli altri”.

Da regolamento l’indicazione del relatore spetta al presidente della commissione, e al momento Mazziotti – ma non c’è alcuna dichiarazione ufficiale – non sembrerebbe orientato a fare un passo indietro. Il Pd, al contrario, vorrebbe un relatore dem. Si fanno i nomi di Emanuele Fiano o Matteo Richetti, ma c’è anche chi sostiene che potrebbe arrivare dalla minoranza dem. Il Pd, intanto, sta già lavorando alla ricerca di intese sulla sua proposta: sono in corso contatti con FI, ma soprattutto nell’area di centrosinistra. Il modello targato dem, è il ragionamento, potrebbe far gola a Pisapia e anche alle altre forze di sinistra, perché favorisce le aggregazioni: “Certamente siamo interessati ad aprire un confronto utile con chi nel centrosinistra vuole lavorare con noi. Spero che la proposta venga valutata bene da tutti, perché garantisce un giusto equilibrio”, afferma Maurizio Martina. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro Dario Franceschini che ricorda è sulla legge elettorale è “un principio elementare cercare un’intesa la più larga possibile”. “Per definizione va fatta cercando un’intesa fra maggioranza ed opposizione. E una regola che riguarda tutti” ha aggiunto.

Arriva l’Italicum bis ma manca l’accordo

Italicum-modificheE’ un “Italicum bis” il primo testo di riforma della legge elettorale. Il relatore Andrea Mazziotti presenta in commissione alla Camera il testo base, che sarà il punto di partenza della discussione tra i partiti. E sceglie di estendere al Senato l’Italicum, la legge della Camera così come corretta dalla Consulta. Un proporzionale quasi puro, che piace a M5s e FI, riuniti in un insolito asse, ma viene bocciato dal Pd, che fino all’ultimo aveva spinto per una correzione maggioritaria. “Il nostro voto non è scontato”, dichiara il capogruppo Ettore Rosato. E Matteo Renzi dichiara scetticismo sulle chance della riforma di arrivare in porto: “Grandi manovre di chi a parole chiede una legge ma non la vuole e perde tempo”.

Il testo base, che dovrà essere emendato con l’obiettivo di arrivare in Aula il 29 maggio, arriva alle 8 di ieri sera, al termine di una giornata convulsa, di scontro acceso tra i partiti. E disegna un sistema proporzionale, con soglia di sbarramento al 3% (al Senato su base regionale) e premio di maggioranza per la lista che raggiunga il 40%. Con la possibilità, però, che un partito ottenga il premio in una sola delle due Camere e dunque comunque non possa governare da solo. I capilista saranno bloccati, gli altri se la giocheranno con le preferenze. Ora saranno gli emendamenti a segnare le posizioni dei partiti ma il Pd potrebbe dire no al testo base – anche se in passato si era detto favorevole all’Italicum corretto – perché se si parte da qui sarà difficile correggere la legge in senso maggioritario.

I radicali italiani, tra cui Riccardo Magi, in una nota apprezzano l’introduzione nel testo depositato in commissione Affari Costituzionali alla Camera “la possibilità per i cittadini di firmare per la presentazione delle liste anche in modalità digitale e la facoltà per i sindaci di delegare i cittadini all’autentica delle firme. Si tratta – afferma Magi – di richieste che avevamo sottoposto al presidente della Commissione Andrea Mazziotti e dunque lo ringraziamo per averle accolte. Al di là dell’impianto generale della legge, che non è certo quello auspicato da noi radicali, queste semplici ma rivoluzionarie riforme aiuterebbero a ottenere condizioni minime di praticabilità democratica, non solo per la fase elettorale ma anche per quella referendaria e di iniziativa popolare. Ecco perché è importante attivarsi affinché l’opzione della firma in modalità digitale e la delega all’autenticazione delle firme siano confermata nel testo che sarà approvato”. “Rappresenterebbe un primo fondamentale passo per riconquistare l’accesso a strumenti democratici, ostacolato da restrizioni irragionevoli, discriminatorie e ormai del secolo scorso”.

Il testo piace a FI, perché va sulla linea data in mattinata da Silvio Berlusconi, durante una riunione con i suoi: proporzionale e contrarietà netta a ogni tipo di “correttivo maggioritario” o a sostituire i capilista bloccati con le preferenze. Una linea che fa infuriare il Pd: “Berlusconi vuole un nuovo Porcellum – afferma Matteo Richetti – su questo non ci può essere intesa. Non pensavamo che la Prima Repubblica tornasse così in fretta”.

I Dem, che non nascondono l’irritazione verso il relatore Mazziotti, restano sulla loro proposta di un sistema sul modello tedesco (o una sorta di Mattarellum corretto): seggi assegnati per il 50% col proporzionale e per il 50% col maggioritario, con soglia di sbarramento al 5%. I collegi sarebbero assegnati a candidati di coalizione: un dettaglio studiato in chiave di dialogo con Giuliano Pisapia, che infatti promuove la proposta Dem, mentre Pier Luigi Bersani e i suoi lo bocciano. Il testo Pd piace alla Lega e ad Ala ma gli altri partiti la bocciano (M5s è contrario ai collegi e FI teme di essere sfavorita al Nord). E in commissione si registra una singolare convergenza anti-Pd tra M5s e Fi: non è – sostengono – un sistema tedesco, ma il “Verdinellum”, sistema voluto da Denis Verdini. I Cinque stelle denunciano “l’inciucio” e fanno un nuovo appello al Pd perché sostenga l’estensione al Senato della legge della Camera.

Alla fine è proprio la linea dell’Italicum corretto a passare: M5s e FI promuovono il testo base, il Pd lo mette “sub iudice”. Ma non farà ostruzionismo e lavorerà per cambiare il testo: “Siamo responsabili”, dichiara Emanuele Fiano.

Legge elettorale. Arriva il testo base

Riforma-legge-elettoraleL’incontro tra il Partito democratico e il relatore delle legge elettorale (e presidente della commissione Affari Costituzionali) Andrea Mazziotti, si è svolto solo oggi. Il relatore presenterà entro stasera il testo base. Lo ha annunciato lui stesso nel corso della riunione della commissione. Mentre il termine per gli emendamenti è fissato per martedì alle 10. Il presidente del gruppo misto alla Camera Pino Pisicchio ne svela i contenuti: “Il Pd propone un modello che recupera i principi del Mattarellum in una versione che prevede il 50% degli eletti in collegi uninominali”, con metodo maggioritario, “e il 50% con liste proporzionali”. Pisicchio prosegue: “Non c’è una indisponibilità pregiudiziale ad un sistema così concepito, ma occorre chiarire molte cose. Come verranno scelti gli eletti del proporzionale?”. “Ancora con le liste bloccate no! Poi registriamo in commissione posizioni assai diverse tra le forze maggiori, che rendono difficile la chiusura del cerchio”.

“Noi che abbiamo senso delle istituzioni – dice il capogruppo Pd Emanuele Fiano al termine dei lavori della commissione – affidiamo la nostra proposta e ci rimettiamo al mandato del presidente Mazziotti, che presenterà un Testo base. Non faremo ostruzionismo ma ci teniamo le mani libere”.  Un no netto arriva da Forza Italia. Fonti parlamentari “azzurre” sostengono che la proposta Dem non può essere definita un sistema tedesco perché non è del tutto proporzionale e ricalca piuttosto il cosiddetto “Verdinellum”. Alla Lega invece la proposta piace. “A noi va bene il Mattarellum: la proposta del Pd somiglia al Mattarellum e quindi può andare” dice Giancarlo Giorgetti. “Però, ha sottolineato, vogliamo fare presto”.

A parlare di Verdinellum o Pregiudicatellum è anche il M5S. “Il Pd esce allo scoperto e propone la legge elettorale di Verdini”. Lo scrive in un tweet Danilo Toninelli, responsabile riforme del M5S, confermando il ‘no’ del Movimento alla proposta del Pd.

Legge elettorale: giovedì arriva il testo base

urna elettoraleIl relatore alla legge elettorale nonché presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, Andrea Mazziotti, avrà una serie di incontri informali con i gruppi parlamentari così da arrivare alla presentazione di un testo base giovedì 11 maggio. E’ quanto emerso all’ufficio di presidenza della Commissione che ha anche indicato nel 16 maggio il “possibile” termine degli emendamenti.

Mazziotti, parlando con i giornalisti al termine dell’ufficio di presidenza, ha spiegato che dopo la richiesta di rinvio di una settimana della presentazione del testo base, avanzata ieri da Fi, Pd e Ap, “si è ipotizzato il giorno dell’11 maggio” come termine per la presentazione del testo base, “presupponendo che i gruppi che hanno chiesto il rinvio si pronuncino con una loro proposta, così come poi gli altri gruppi”.

Per rispettare la decisione della Conferenza dei capigruppo di portare in Aula il testo il 29, i tempi in commissione diverrebbero più serrati. Il possibile termine per gli emendamenti è dunque martedì 16 maggio. Mazziotti ha spiegato che la decisione su questo termine sarà presa al momento della presentazione del testo base, quindi giovedì 11: “Se quest’ultimo sarà condiviso da molti gruppi, si può presumere che gli emendamenti saranno pochi”, e sarà confermato il 16; se invece ci sarà la richiesta di più tempo per gli emendamenti, a causa della condivisione non ampia del testo, il termine potrebbe essere fissato in un altro giorno”.

Per facilitare il consenso Mazziotti scriverà ai Presidenti dei Gruppi chiedendo di indicare dei referenti con cui egli svolgerà incontri informali per poter giungere più agevolmente ad una sintesi. La prossima seduta della Commissione si svolgerà mercoledì 10 maggio, lasciando i giorni precedenti “per consentire gli incontri anche tra i gruppi”.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso si è augurato che si faccia sul serio. “E’ un momento nel quale le forze politiche sono chiamate a confrontarsi sulle decisioni da assumere per dotare il Paese di una legge elettorale compiuta per entrambi i rami del Parlamento. Si tratta di un obiettivo

essenziale, da perseguire con la massima determinazione, come ha ricordato pochi giorni fa il presidente della repubblica”. Nei giorni scorsi si era parlato del sistema tedesco. Un sistema che il ministro Franceschini definisce come una delle “possibili ipotesi” lasciando quindi margini di manovra.

Intanto Berlusconi resta alla finestra. “Forza Italia – dice – ha presentato la sua proposta di riforma ufficiale, attendiamo quella definitiva del Pd, visto che ogni giorno ce ne è una…”. La prossima settimana, tra mercoledì e giovedì, Berlusconi è atteso a palazzo Grazioli per tornare ad occuparsi in prima persona di legge elettorale e partito. In programma c’è anche una riunione con i coordinatori regionali azzurri per fare il punto in vista delle amministrative di giugno.

“La prima mossa spetta al Pd”, dicono a palazzo Grazioli, lasciando intendere che la vera trattativa sulla legge elettorale ancora non è partita. Sono in corso contatti informali, ma niente di concreto.

Nencini: “Per vincere serve sinistra riformista larga”

EVIDENZA-Matteo Renzi

“Continuo a leggere dichiarazioni fantasiose di autorevoli dirigenti del PD. Sostengono che il PD, in perfetta solitudine, sia in grado di vincere le elezioni a mani basse. Suggerisco loro di chiedere ai candidati sindaci in lizza nelle amministrative di giugno”. E’ quanto ha dichiarato in una nota il Segretario del Psi, Riccardo Nencini nel momento in cui si inizia a ragionare sulla legge elettorale. “Ovunque i candidati del PD, ed anche quelli socialisti, a partire da Spezia, godono dell’appoggio di una sinistra riformista larga. Senza quell’appoggio avremmo l’Italia dei municipi nelle mani dei grillini o del centro-destra, in molti comuni ricompattato”.

“Aggiungo chiarezza a chiarezza: se il Governo Renzi ha ballato su alcuni provvedimenti – dalle unioni civili alle riforme istituzionali – la causa va ricercata nelle divisioni dei gruppi parlamentari del PD. Le cronache ne sono strapiene. Da lì veniva il ricatto, altroché da chi ha sostenuto quel Governo – e questo – con responsabilità. Raccolgo le prove, un bel pacco, un bel fiocco, e le regalo agli smemorati” – ha concluso.

Intanto sulla legge elettorale si rimanda ancora. Il Pd, Forza Italia e Ap hanno chiesto in Commissione Affari costituzionali della Camera il rinvio di una settimana della presentazione del testo base della legge elettorale, che sarebbe dovuto essere presentato entro domani. Richiesta subito accolta dalla Commssione: “Il rinvio della presentazione del testo base è una richiesta alla quale non si può non dareseguito, visto che viene da tre gruppi, Pd, Fi e Ap, che hanno la maggioranza sia alla Camera che al Senato”. Lo ha detto il relatore alla legge elettorale e presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, parlando con i giornalisti dopo la seduta della Commissione. Secondo Mazziotti è ancora possibile rispettare la data del 29 maggio come termine per portare la legge elettorale in Aula, ma ciò implica “organizzare i lavori in Commissione per
assicurare tempi congrui al confronto”. Per esempio il termine degli emendamenti era stato fissato al 12 maggio, e questo potrebbe quindi slittare. Ma il tutto verrà deciso nell’ufficio di presidenza di domani pomeriggio”.

A chiedere in Commissione lo slittamento è stato il capogruppo di Fi, Francesco Paolo Sisto, a cui si è subito associato quello del Pd, Emanuele Fiano, e quindi Dore Misuraca di Ap. “Con la mia richiesta – ha spiegato ai giornalisti Sisto – ho cercato di stanare il Pd, perché porti in Commissione le dichiarazioni che vengono fatte fuori. Pretendere di guidare il dibattito dagli studi Tv è scorretto”. Per questo ho chiesto al Pd di esplicitare le proprie posizioni così da consentire la presentazione di un testo base che risponda alla volontà dei gruppi”.
“Come Pd – ha detto ai cronisti Fiano – vogliamo un lavoro parlamentare serio. Noi abbiamo avanzato varie proposte e chiediamo che anche altri gruppi abbiano la capacità di proposta”. Critici sullo slittamento Alfredo D’Attorre (Mdp) e Gianluigi Gigli (Des-Cd), mentre Andrea Cecconi (M5s), ha detto di non essere contrario al breve rinvio se questo consente poi di lavorare speditamente. Il relatore e presidente di Commissione Andrea Mazziotti, ha sottolineato che Fi, Pd e Ap hanno la maggioranza sia alla Camera che al Senato, per cui occorre “prendere atto della richiesta di slittamento”. “Trovo normalissimo – ha spiegato – che ci siano interlocuzioni anche fuori dal Parlamento, ma l’importante è che poi il dibattito si trasferisca in Commissione”.

Per Paolo Romani, capogruppo di Fi al Senato, “nel tempo che rimane a questa legislatura, che sia ottobre cosa molto improbabile o febbraio-marzo cosa più probabile, ho l’impressione che il nostro futuro passi dalla definizione della nuova legge elettorale su cui ci confronteremo. Al Senato come Forza Italia e i movimenti a noi collegati siamo nelle condizioni di essere gli interlocutori autentici di chi vorrà fare una proposta seria. Tutto questo deve essere preceduto da un dibattito serio al nostro interno”. I centristi non perdono tempo e raccogliendo “con atteggiamento costruttivo i rumors sulla proposta di un modello elettorale alla tedesca” manifestano il loro dubbi: “Da sempre ne siamo convinti sostenitori. La trasposizione nell’ordinamento italiano non può tuttavia essere effettuata a pezzetti, secondo le convenienze del momento. Il modello tedesco necessita di una coerenza interna e impone una logica di sistema, che implica l’introduzione della sfiducia costruttiva, senza la quale costruiremmo si’ un sistema tedesco, ma quello di Weimar… In altri termini, il modello tedesco non può essere solo uno specchietto per le allodole, mirante a riproporre surrettiziamente le liste bloccate”.

Legge elettorale. In settimana il testo base

Totoministri Montecitorio“Al momento non vi sono elementi che portino a uno slittamento dei tempi della presentazione del testo base sulla legge elettorale”. Fa chiarezza il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, e relatore, Andrea Mazziotti, che conferma l’intenzione già preannunciata nei giorni scorsi di voler presentare il testo base “entro questa settimana”.
Certo, poi – riconosce Mazziotti – nelle scorse ore ci “sono state tante dichiarazioni fuori dal parlamento sulla legge elettorale”, come ad esempio la bocciatura del Provincellum da parte del neo eletto segretario del Pd Matteo Renzi e “ci sono state le primarie, quindi ora il problema non è tecnico ma politico e ho segnalato oggi l’opportunità a tutti i gruppi di dichiarare, tra domani e dopodomani, eventuali prese di posizione in commissione” sul modello elettorale che preferiscono.

“Stiamo lavorando ancora sul testo base. Si tratta di capire – aggiunge Mazziotti al termine della riunione della commissione Affari costituzionali – qual è la situazione attuale” dopo le prese di posizione, fuori dal Parlamento, di alcune forze politiche sulla legge elettorale, “e quindi, sulla base di queste, depositare il testo base. I tempi sono quelli fissati. Entro la settimana il deposito del testo base, cosi’ abbiamo concordato in commissione e ad ora nulla è emerso che faccia presupporre tempi diversi”, conclude il relatore.

Eppure il clima a Montecitorio è di attesa: soprattutto dell’eventuale evoluzione delle proposte del Partito democratico dopo la chiusura della partita interna con l’esito delle primarie, che ha rimesso in sella Matteo Renzi. “Le primarie – afferma il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato – hanno rafforzato il Pd e la sua leadership: servono perché il partito vada avanti nelle riforme” . Di Maio dei 5 Stelle si dice disponibile “a discutere in commissione perché per noi il Legalicum non è inscalfibile. Ma dico no alle grandi ammucchiate: se parliamo di premio a lista facciamo la fine di Prodi con Mastella e di Berlusconi con Fini. Partiamo dal 40 per cento e dal 3 per cento per la soglia di sbarramento”.

La legge elettorale non è responsabilità esclusiva del Pd, aggiunge il sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi sottolineando che “il Pd da solo non può
farcela. Occorre che tutte le forze politiche siano responsabili. Ci siamo sentiti dire molti no e vorremmo delle proposte concrete”. Da Forza Italia Renato Schifani chiede un testo condiviso “da tutte le forze politiche che garantisca rappresentanza e governabilità”. “Dal canto nostro ribadiamo un sì al premio alla coalizione e non alla lista per consentire la aggregazione di movimenti e partiti che, seppur distinti nella loro identità, poggiano le loro radici su valori fondamentali comuni. Scrivere insieme le regole di funzionamento della democrazia costituisce un principio irrinunciabile da chi crede nella coesione sociale e politica del nostro paese”, conclude il senatore azzurro.

Sulla legge elettorale un “no” tira l’altro

EVIDENZA-Matteo RenziIl no secco di Renzi al Provincellum riapre i giochi sulla legge Elettorale e spariglia le carte in commissione Affari costituzionali della Camera. E così, il testo base a cui sta lavorando il presidente della commissione e relatore, Andrea Mazziotti, che era atteso tra martedì e mercoledì della prossima settimana, rischia di dover essere riscritto, con un possibile conseguente slittamento dei tempi. A prospettare questa ipotesi è lo stesso Mazziotti, che tuttavia mostra cautela:

“Aspettiamo di vedere cosa succede la prossima settimana, viste le dichiarazioni di Renzi. A questo punto è opportuno aspettare le primarie e poi riapriamo la discussione”. In effetti le primarie hanno congelato il dibattito politico a partire dalle dimissioni di Renzi fino ad ora lasciando tutto in una sorta di limbo. La legge elettorale infatti è troppo importante per essere lasciata a caso. E li futuro segretario del Pd vorrà occuparsene in prima persona.

Mazziotti aggiunge che è ovvio “che dovrò sentire i gruppi uno per uno, perché il Pd ha dato la sua posizione sul Provincellum, ora si tratta di capire”, alla luce di come è cambiato il quadro, “quali saranno le posizioni degli altri gruppi e cosa diranno la prossima settimana. E’ chiaro che la posizione di Renzi pone un problema”. Mazziotti garantisce comunque che si cercherà di rispettare il calendario dei tempi fissato, ma “se dovessero emergere delle difficoltà vedremo”. Dunque sul testo base si riparte da zero? “Aspettiamo la settimana prossima per capire le posizioni del Pd e degli altri gruppi, è difficile dirlo oggi. E poi una parte delle motivazioni” di Renzi per cui non gradisce il Provincellum, ovvero collegi sì ma con sistema proporzionale che comporta una competizione solo interna allo stesso partito senza avere la certezza su chi sarà eletto, “si possono anche correggere” mantenendo l’impianto generale del Provincellum, ipotizza Mazziotti.

Il tema centrale resta quello della governabilità agganciato alla necessità di dare rappresentatività. I listoni non risolvono i problemi delle diversità di pensiero tipici della frammentazione partitica. Infatti le divergenze non scompaiono ma si ripropongono internamente.

Il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio si augura che il Parlamento non subisca “la sorte di rassegnazione ad andare al voto con i moncherini dell’Italicum e del Porcellum: farà una legge elettorale che metterà insieme rappresentanza e governabilità . Fuori da questo schema obbligato c’è solo il caos”.

A commentare la parole di Mazziotti ci pensa il deputato e capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari costituzionali, Francesco Paolo Sisto. “Le parole del Presidente Mazziotti confermano il disorientamento istituzionale causato dalla disinvoltura renziana nel dare e togliere le carte sulla legge elettorale, nello scombinare così programmi e tempi di lavoro, mentre tutto è fermo in attesa che finisca l’inquinamento ambientale causato dalle primarie Pd”. “Le troppe proposte Dem sul tavolo, le tante uscite estemporanee dell’ex premier e le contemporanee dichiarazioni in senso opposto di Orlando, altro candidato alla segreteria Pd, fanno pensare che in realtà si stia menando il can per l’aia per impedire qualsiasi riforma elettorale. Una somma irresponsabilità che contravviene agli autorevoli richiami del Presidente Mattarella, a un prioritario dovere democratico e agli interessi dell’Italia tutta”.