Legge elettorale. Renzi: “O Rosatellum o Consultellum”

La legge elettorale passa, anche, per la direzione del Pd convocata per oggi dal segretario Matteo Renzi. Vi prende parte anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. In platea diversi ministri, tra cui Andrea Orlando, Dario Franceschini, Marco Minniti. Assente invece l’esponente della minoranza e presidente della Puglia Michele Emiliano. Ma al centro della relazione non poteva non esserci la legge elettorale. Il segretario del Pd pone la questione in modo netto: O Rosatellum o il Consultellum, “tertium non datur”. Renzi in direzione spiega che sulla legge elettorale il Pd sta facendo un ultimo tentativo e pur dicendo di non andare “pazzo” per il tema, chiede “uno sforzo ulteriore” per la legge elettorale che serve all’Italia. Il Rosatellum per Renzi “ha elementi di forza sul Consultellum” con il Pd “baricentro di una coalizione più ampia”. Poi un affondo, nonostante le intenzioni espresse di non fare polemiche, verso il suo ex compagno di partito e ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani. “Meno male che non c’è Giachetti, perché sennò ci potrebbe raccontare quante volte alcuni nostri amici hanno cambiato idea sulla legge elettorale… ci vorrebbe la Var!”.

La direzione del Partito democratico, al termine della riunione, ha approvato all’unanimità la relazione del segretario, Matteo Renzi, sul Rosatellum. Il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, nel suo intervento alla direzione dem, ha chiesto, in vista dell’approdo della legge in Aula, “grande attenzione ai voti segreti”. “Non possiamo fallire”, ha detto Rosato che ha descritto i punti della legge e “la fatica di mettere insieme 8 forze politiche” per raggiungere “un equilibrio delicato sul testo”. Rosato ha anche evidenziato il fatto che “il voto unico aiuta a costruire la coalizione”. Intanto il Rosatellum prosegue il suo cammino con la votazione degli emendamenti. L’approdo in Aula è previsto per martedì. La commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato voto positivo all’emendamento, a firma del presidente Andrea Mazziotti, che recepisce alcuni punti contenuti nella legge sui partiti approvata alla Camera e ferma da tempo al Senato. L’emendamento, riformulato dal relatore di maggioranza Emanuele Fiano di modo da renderlo valido anche al Senato, prevede che i partiti che non hanno uno Statuto potranno presentarsi alle elezioni solo se indicano elementi minimi di trasparenza come il legale rappresentante, il titolare del contrassegno, gli organi del partito, la composizione e le funzioni. Una norma non gradita ai 5 Stelle da sempre allergici alla trasparenza.

Dopo il ritiro degli emendamenti di Ap sugli sbarramenti restano invariate le soglie del 3% sia alla Camera che al Senato, compresa quella dell’1% per le liste civetta. Cambia invece il numero dei collegi uninominali del Senato che saranno 109 anziché 102. Approvato anche l’emendamento del relatore Emanuele Fiano (Pd)che prevede che ci si potrà candidare in 1 collegio uninominale e in 5 plurinominali (in un listino proporzionale). In caso di elezione in questi collegi si dovrà optare per quello in cui la propria lista ha ottenuto meno voti.  Tra le altre novità la Commissione affari costituzionali ha approvato un emendamento che prevede che la scheda elettorale abbia un tagliando anti-frode. Un altro emendamento prevede che nel caso in cui due candidati in un collegio uninominale ottengano lo stesso numero dei voti “è eletto il più giovane d’età”. Approvato anche un emendamento sulle quote in base al quale il limite del 60% ai candidati dello stesso sesso per i collegi uninominali e plurinominali del Senato viene calcolato a livello regionale e non più nazionale.

La legge elettorale, così come si sta configurando piace anche alla minoranza del Pd. “La reintroduzione del concetto di coalizione è fondamentale” afferma Andrea Orlando. “Non c’è niente di peggio del Consultellum – sostiene il ministro – ha ragione Renzi quando dice che di legge elettorale se ne occupano 350 persone ma, il giorno dopo, gli effetti riguarderanno tutti. Non possiamo permetterci un ulteriore collasso del rapporto tra società e istituzioni”.

Rosatellum. Sono 321 gli emendamenti presentati

Legge elettoraleÈ contenuto il numero degli emendamenti al Rosatellum bis. Ne sono stati depositati, stamattina, soltanto 321. “Un numero ragionevole”, ha commentato il presidente alla commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti. “Ci sono tutte le condizioni per lavorare bene da martedì” quando inizieranno i voti in commissione. Mazziotti ha sottolineato il “clima diverso rispetto all’inizio dell’iter sul tedeschellum quando vennero presentati circa 780 emendamenti”.

Anche le forze che hanno votato contro l’adozione del testo in commissione, hanno presentato infatti pochi emendamenti: 39 da M5S, 28 Mdp, 21 Sinistra Italiana e 26 Fdi. “Da parte nostra non c’è alcun intento ostruzionistico e il numero degli emendamenti lo dimostra.

Vogliamo poter discutere”, ha detto Alfredo D’Attorre di Mdp. Quanto al Pd, ieri sera il capogruppo dem Ettore Rosato spiegava che le proposte di modifiche presentate (sono 31) sono tutte “tecniche,

aggiustamenti e correzioni. Nulla che incida sull’impianto della legge”. I dem si preparano a fronteggiare le accuse di incostituzionalità mosse da Mdp e M5S. “Abbiamo sottoposto il testo a

diversi costituzionalisti – ha fatto sapere Rosato – e non ci sono rischi di incostituzionalità”.

Per quanto riguarda gli emendamenti di Mdp, in particolare vengono messi in evidenza un paio di punti giudicati a rischio incostituzionalità. Uno di questi è il fatto che il voto dato nell’uninominale passi anche alle liste che sostengono il candidato nel collegio e poi la ‘pesca a strascico’ con le liste civetta, in quanto il Rosatellum prevede che i voti dei partiti che non raggiungono il 3 per cento siano ‘assorbiti’ dal partito o coalizione a cui sono collegati. E poi l’emendamento per introdurre la possibilità di voto disgiunto, le preferenze al posto dei listini bloccati, per inasprire le sanzioni

per chi non rispetta la parità di genere nelle liste e per, spiega D’Attorre, smascherare il meccanismo delle “coalizioni farlocche.

Presenteremo un emendamento perché le coalizioni, per presentarsi, debbano aver sottoscritto un programma comune”. Una serie di proposte simili sono state depositate anche da Sinistra Italiana ed alcuni emendamenti sono comuni con Mdp come l’introduzione delle preferenze, il voto disgiunto e lo stop alla possibilità della ‘pesca a strascico’ con le liste civetta. Vi sono anche emendamenti di diversi gruppi per la sottoscrizione digitale delle liste. I 5 Stelle hanno presentato 39 emendamenti e le richieste principali di modifica si concentrano su preferenze, voto disgiunto e scorporo.

Come il Pd anche Forza italia non ha presentato emendamenti che toccano l’impianto del Rosatellum. Tra le proposte (sono 16), in particolare, raccontano fonti azzurre, il partito di

Silvio Berlusconi ha predisposto una ‘modifica’ al testo base sul nodo della premiership, che in sostanza attribuisce alla forza politica della coalizione più votata la facoltà di indicare il futuro leader. Una mossa, fanno notare, che corrisponde alla volontà del Cav (dello stesso avviso è anche Matteo Salvini) di riconoscere la guida della futura coalizione di centrodestra al partito che conquisterà più consensi alle prossime politiche.

Tra le modifiche, la norma anti-brogli elettorali, vecchio cavallo di battaglia del Cav e quella (a firma Elena Centemero) per rendere ancor più stringenti le regole di genere vigenti. Forza Italia proporrà poi l’emendamento sul Trentino, sponsorizzato dalla deputata altoatesina Michaela Biancofiore per lo scorporo, con l’obiettivo di assegnare alcuni seggi pure al movimento forzista nel recupero proporzionale e non lasciare carta bianca alla Svp.

Tra gli emendamenti dei 5 Stelle anche una norma anti-Berlusconi che prevede l’incandidabilità del capo politico condannato. L’emendamento si riferisce alla leadership di Silvio Berlusconi. Non saranno ammesse alla competizione elettorale – si legge nell’emendamento – le forze politiche che indicheranno come “capo della forza politica” chi in base alle leggi attuali “al momento del deposito del programma elettorale non possa essere candidato” o “non possa ricoprire la carica di deputato”.

L’ULTIMA OCCASIONE

ITALICUM-legge elettorale“Le buone ragioni, alla fine, hanno ragione. Da tre anni proponiamo una coalizione di centro sinistra, prima da soli, piano piano in buona compagnia. L’impianto del Rosatellum è convincente, migliorabile ma convincente. Posso capire l’opposizione di Di Maio. Incomprensibile il no di Mdp”. Così il Segretario del Psi, Riccardo Nencini commenta gli sviluppi sulla legge elettorale. Dopo un primo rinvio infatti la Commissione Affari Costituzionale può essere riconvocata per votare l’adozione del Rosatellum 2.0 come testo base. E al termine della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio è stato deciso che il nuovo testo della legge elettorale approderà nell’Aula di Montecitorio il prossimo 10 ottobre.

Infatti la Presidente della Camera Laura Boldrini ha confermato la validità del testo del Rosatellum bis in quanto non contrasta con le nuove norme elettorali per il Trentino, votate a giugno con scrutinio segreto. È arrivato quindi il ‘responso’ della presidente Boldrini ed è negativo rispetto alle osservazioni e critiche tecnico-procedurali sollevate oggi da M5S e Mdp sulla ‘validita” del Rosatellum bis, in quanto – a loro dire – contrastava con le nuove norme elettorali per il Trentino, relative al numero dei collegi. Boldrini, al contrario, respingendo la tesi dei pentastellati e di Mdp, ha di fatto confermato il parere già precedentemente espresso dal presidente della commissione, Andrea Mazziotti.

In sostanza, il testo di legge elettorale presentato dal Pd, il cosiddetto Rosatellum bis, non viola quanto votato dall’Aula a giugno scorso, l’ormai famoso emendamento Biancofiore. Di conseguenza, viene ancora spiegato, la commissione può procedere con i lavori sul Rosatellum bis, che ora sarà adottato come testo base. Infatti, è stata riconvocata la riunione della Affari costituzionali per procedere al voto.

Il testo era stato rinviato per una questione procedurale sollevata da M5S e da Mdp. La questione sollevata riguardava ancora una volta il voto dell’Aula della Camera dell’8 giugno scorso che ha approvato un emendamento con cui si fissavano a 231 i collegi complessivi per la Camera, di cui 6 in Trentino Alto Adige. Questi numeri non possono essere rimessi in discussione, perché non può essere rivisto un voto dell’Aula; per questo il relatore Emanuele Fiano ha fissato in 231 i collegi uninominali maggioritari del nuovo testo, il Rosatellum 2.0. M5S, appoggiato da Mdp, ha chiesto di approfondire il vincolo del voto d’Aula dell’8 giugno anche per quanto riguarda i restanti seggi, che il Rosatellum prevede di assegnare con metodo proporzionale.

“Io avevo già esaminato la questione e deciso su questo, comunicandolo alla Commissione il 6 settembre scorso”. Ha spiegato il presidente della Commissione Andrea Mazziotti. “Ma la presidente della Camera ha la decisione ultima e quindi è giusto attendere che si pronunci. Per altro la Presidente aveva già confermato quanto avevo detto il 6 settembre”. Comunque la Commissione Affari costituzionali della Camera non ha modificato il termine per presentare gli emendamenti, fissato a domani alle 17, nonostante oggi non sia stato adottato il testo base. Una richiesta, quella dei 5 Stelle, che il relatore della legge elettorale, Emanuele Fiano giudica infondata. “Non condividiamo affatto l’impostazione dei 5 Stelle” sul ‘nodo Trentino’ relativo al numero dei collegi. “Non è fondata”. Dello stesso avviso Forza Italia, con Francesco Paolo Sisto.

“Di Maio dice che la proposta di legge elettorale presentata alla Camera è contro i cinquestelle – ha affermato il senatore socialista Enrico Buemi – non credo proprio, ma, se lo teme, ce n’è una che si potrebbe far rivivere e che tra l’altro è stata ampiamente sperimentata, il cosiddetto Mattarellum approvato nel 1993”. “I cinquestelle allora non esistevano neanche nella mente di Casaleggio padre, Grillo faceva solo il comico e, a quanto si dice, con pagamenti del cachet non proprio rispondenti alle norme fiscali vigenti”, ha continuato Buemi. “Il Movimento e il suo nuovo leader Di Maio si esprimano favorevolmente e stiano tranquilli – ha concluso Buemi – con il Mattarellum la governabilità è garantita, salvo usi strumentali dell’azione giudiziaria, Berlusconi e Prodi (Mastella), remember?”

E mentre Angelino Alfano, leader di Ap, parla della necessità di emendamenti concordati per il Rosatellum bis, dal M5S si grida al complotto contro il movimento. Duro il commento di Rosato nei confronti degli ex compagni di partito usciti dal Pd per fondare Mdp. “Questo progetto di legge rappresenta per Mdp l’occasione buona per ottenere finalmente quello che quel partito ha dichiarato di volere: una coalizione di centrosinistra per il governo del paese. Non vedo quindi alcun fondamento sostanziale per la loro contrarietà. Altra faccenda è se invece puntano a correre in beata solitudine, come stanno facendo in Sicilia, con l’unico obiettivo di far perdere il centrosinistra. Se così stanno le cose lo dicano apertamente, senza giustificarsi con tecnicismi del tutto incomprensibili”.

L.Elettorale: tutto fermo in attesa del nodo Trentino

Legge elettoraleTutto fermo in attesa che venga sciolta la riserva sul ‘nodo Trentino’. Intanto, crescono i numeri a sostegno di chi pensa di ripartire dal vecchio testo base. Dopo il via libera di Mdp, Sinistra italiana e Ap – contrari invece ad inizio estate – anche i 5 Stelle, viene riferito sia dal presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Andrea Mazziotti, sia da Forza Italia che Mdp, hanno leggermente ammorbidito la linea, aprendo uno spiraglio sulla ripresa del confronto ripartendo dal proporzionale alla tedesca, pur ribadendo la condizione che si approvi prima la legge che abolisce i vitalizi, all’esame del Senato, e pur ammettendo la mancanza di fiducia sulla effettiva tenuta di un eventuale nuovo accordo senza che si vada a stravolgere il tedesco, ad esempio con il premio di maggioranza alla coalizione.

Quanto al Pd, il capogruppo in commissione e relatore sulla legge elettorale, Emanuele Fiano, si è limitato a dire: “Attendiamo che la presidente Boldrini ci dica come procedere” sulle nuove norme elettorali in Trentino, modificate dal voto segreto a giugno, che decretò la fine del patto tra dem, pentastellati, azzurri e Lega. In sostanza, finché non verrà sciolta la riserva sulla questione del Trentino, da trasformare in una norma transitoria che entrerebbe in vigore solo dalle elezioni successive a quelle del 2018, il Pd non ha intenzione di compiere alcun passo viste le minacce lanciate da Svp di voler uscire dalla maggioranza, proprio in vista dei delicati voti su Nota di aggiornamento al Def e legge di Bilancio.

Anche nella riunione odierna dell’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, spiega il presidente Mazziotti, “emerge un ampio orientamento a ripartire dal testo precedente”, cioè il ‘Fianum’, approdato in Aula lo scorso giugno e poi messo in cantina dopo il fallimento del patto a quattro. Da sottolineare oggi la leggera apertura fatta dai pentastellati. Quanto al nodo Trentino, riferisci Mazziotti, la “riserva non è stata ancora sciolta”, sono al lavoro i tecnici e la “presidente Boldrini ci farà sapere se è fattibile la strada” del ‘lodo Brunetta’, spiega ancora Mazziotti, che quindi ha aggiornato a martedì prossimo la riunione dell’ufficio di presidenza.

Forza Italia mostra ottimismo: “Si e’ allargato il consenso sul Tedeschellum – osserva Francesco Paolo Sisto – anche i 5 Stelle oggi hanno mostrato un’apertura, dicendo però che si deve ripartire da quel testo e su questo temono colpi di mano”. Il tedeschellum, per gli azzurri, garantisce sia tempi più rapidi che un consenso più ampio, quindi si deve andare avanti. Dello stesso avviso Mdp, che innanzitutto premette: “Abbiamo la conferma tecnica che anche se l’approdo in Aula dovesse slittare ad ottobre ci sarebbe comunque il contingentamento dei tempi, purché in Aula vada il Tedeschellum”. Insomma, vari elementi “rafforzano la necessità che si deve ripartire da quel testo, altrimenti non se ne farà nulla. Anche i 5 Stelle, conclude D’Attorre, dicono che “l’unica strada possibile per loro e’ ripartire dal Tedeschellum”. Mdp condivide i paletti posti da M5S: “Ogni modifica al testo non può stravolgere l’impianto del sistema tedesco, non è che si parte da lì e poi con emendamenti lo si trasforma in un simil Porcellum. Se questa è la preoccupazione dei 5 Stelle, noi garantiamo che non lo permetteremo”.

Legge elettorale. Ultima possibilità di intesa

Legge elettoraleLa Commissione Affari costituzionali della Camera ha ripreso l’esame della legge elettorale, rinviatagli dall’Aula l’8 giugno scorso, dopo che un voto a scrutinio segreto fece saltare l’accordo tra Pd, M5s, Fi e Lega. Tutti i gruppi parlamentari hanno espresso la disponibilità a riprendere l’esame della legge elettorale partendo dal testo che l’Aula ha rinviato in Commissione. È quanto è emerso alla seduta della Commissione Affari costituzionali come riferisce il presidente Andrea Mazziotti. Danilo Toninelli ha detto che M5s, è disponibile ma vuole prima l’approvazione della legge sui vitalizi che comunque può essere approvata in breve tempo. Il primo gruppo ad intervenire sollecitando la ripresa dell’esame partendo dal testo dell’Aula è stato Forza Italia con Francesco Paolo Sisto, che ha invitato i gruppi a essere “flessibili”: “Se alla fine tutti i gruppi saranno un po’ scontenti – ha detto poi ai cronisti – vorrà dire che ognuno ha fatto una piccola rinuncia ma la legge sarà buona”. Forza Italia spinge per un sistema tedesco (anche se quello presentato di tedesco ha solo il nome). Che nella versione all’italiana corrisponderebbe a una sorta di proporzionale corretto. Un modo evidentemente per decidere le alleanze dopo aver votato. “Bisogna bandire gli interessi personali – ha proseguito Paolo Sisto – e abbandonare la scritturazione di regole autoreferenziali nella consapevolezza che la migliore transazione è quella che vede tutti un po’ scontenti. Abbiamo fiducia che la Camera, lavorando alacremente, saprà onorare il proprio ruolo e, così, rispondere alla necessità di evitare che le sentenze diventino, per inerzia ed incapacità di decidere, leggi dello Stato”.

Anche Alfredo D’Attorre (Mdp) e Stefano Fassina (Si) hanno invitato a ripartire subito: “Ipotizzare che la legge elettorale si faccia dopo quella di Bilancio è escluso”, ha detto D’Attorre. “Non sono possibili altri rinvii. Si riparta dal modello tedesco, aggiungendo almeno il voto disgiunto”. “I grandi partiti – ha aggiunto – devono spiegare cosa è successo, perché hanno cambiato idea”. Infine, afferma D’Attorre, un “accordo largo non vuol dire che a una singola forza politica possa essere riconosciuto potere di veto sul testo”.

Un sì è giunto anche da Maurizio Lupi, pur chiedendo una serie di modifiche, come altrettanto ha fatto Ignazio La Russa, che si è pronunciato per un premio di coalizione. Anche la Lega, con Giancarlo Giorgetti, pur dando la disponibilità a ripartire dal proporzionale, ha detto di preferire un maggioritario. Posizione ribadita successivamente anche dal segretario Salvini.  “Mi auguro – afferma – che Berlusconi che dice di voler vincere lavori a un centrodestra forte e compatto che si ottiene con una legge chiaramente maggioritaria, in cui si sa chi vince la sera del voto”.

Una sollecitazione a omogeneizzare i sistemi di Camera e Senato è giunta dal presidente del gruppo Misto, Pino Pisicchio, che ha anche ipotizzato di ripartire da Palazzo Madama, dove non ci sono voti segreti sulla legge elettorale. Per Pisicchio “il Parlamento non può subire l’umiliazione di rinunciare ad approvare una legge elettorale. È necessario che la politica acquisisca la consapevolezza che andare al voto con i due pezzi di legge elettorale sopravvissuti al vaglio della consulta significa avere la certezza dell’ingovernabilità. Non è certamente questo l’obiettivo che il Parlamento può perseguire. Dobbiamo, dunque andare avanti alla ricerca di un punto di convergenza”.

Danilo Toninelli, pur dicendo di “rivendicare il lavoro fatto fino a giugno”, quando M5s fece l’accordo con Pd, Fi e Lega, ha detto che occorre prima approvare la legge sui vitalizi altrimenti il “clima politico” renderebbe difficile portare avanti la legge elettorale. Ad una domanda del relatore Emanuele Fiano, Toninelli ha risposto che comunque i vitalizi possono essere approvati in breve tempo.

Fiano, parlando come capogruppo del Pd in Commissione, ha anch’egli dato la disponibilità, purche’ del futuro accordo facciano parte i quattro principali partiti che sottoscrissero il patto a giugno, allargando anche ad altri l’intesa. Domani una nuova seduta e l’ufficio di presidenza che potrebbe stabilire il termine per la presentazione del testo base e degli emendamenti.

Legge elettorale, dalla fretta all’immobilismo

Italicum, al via l'esame in commissione alla CameraPer ora tutto rinviato a dopo i ballottaggi. La legge elettorale è stata messa in freezer ed è difficile che venga ripresa a breve. In soli pochi giorni si è passati dalla fretta eccessiva alla calma assoluta. L’ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali, che deve decidere come e se riprendere l’esame della legge elettorale, ha infatti rinviato la propria seduta alla settimana dal 20 al 25 giugno, in attesa di una decisione in merito da parte della Conferenza dei capigruppo.

Alla riunione erano assenti tanto M5S che la Lega. Forza Italia, con Francesco Paolo Sisto, ha chiesto una “pausa di riflessione” fino a dopo i ballottaggi delle amministrative, cioè il 25 giugno. Di contro i partiti centristi che la scorsa settimana si sono impegnati contro la legge elettorale, oggi hanno chiesto di portarla avanti, con Domenico Menorello (Ci) e Gian Luigi Gigli (Des-Cd). Per il Pd Emanuele Fiano ha chiesto di attendere le deliberazioni della Conferenza dei capigruppo che decide quando il testo andrà in Aula. Alfredo D’Attorre (Mdp), pur d’accordo su una breve pausa di riflessione, ha osservato che se il testo non va in aula entro fine luglio, difficilmente esso verrà approvato ai primi di agosto per poterlo inviare al Senato.

Il presidente della Commissione Andrea Mazziotti ha quindi deciso di sospendere l’ufficio di presidenza e riprenderlo nella settimana tra il 20 e il 25, dopo che la Conferenza dei capigruppo avrà deciso se e come portarlo in Aula. “Forza Italia – riferisce Mazziotti – ha chiesto una pausa di riflessione fino a dopo i ballottaggi. M5S e Lega non erano presenti, mentre Mdp ha convenuto sulla pausa di riflessione ma ha posto il tema della necessità di avere l’approvazione in prima lettura entro agosto, prima della pausa estiva”. Infine, “anche le forze centriste hanno detto sì alla pausa di riflessione ma sottolineando la necessità di tentare di riavviare il lavoro sulla legge elettorale”. “Il mio punto di vista – conclude il presidente della commissione – è che la pausa ha senso perché non ci sono le condizioni per lavorare in commissione, ma è chiaro che se i gruppi vogliono davvero procedere devono sollecitare la capigruppo a calendarizzare la legge elettorale per l’Aula a luglio. Una cosa che faranno, hanno annunciato, Mdp e le forze centriste”.

L’impressione dei vari gruppi, tuttavia, è che al momento non ci sono né le condizioni né la volontà delle forze maggiori – leggasi Pd e M5, con qualche distinguo da parte di FI – di riaprire la partita sulla legge elettorale. Discorso diverso per i partiti minori, che preferirebbero evitare un ritorno al voto con il Consultellum al Senato, dove la soglia di sbarramento è all’8%.

Matteo Renzi in una intervista a Repubblica tv afferma che “il voto subito lo chiedevano Lega e M5s. Non solo io non l’ho mai chiesto, ma ho sempre detto che la data delle elezioni sarebbe stata oggetto di una discussione con il presidente del Consiglio Gentiloni e poi prerogativa del presidente della Repubblica. Il tema della data delle elezioni non è quello che ha fatto rompere il patto sulla legge elettorale. Il patto l’ha rotto Grillo” dice ancora Renzi che aggiunge: “Siamo tutti molto tranquilli sul fatto che si vota a scadenza naturale. Su questo non c’è più discussione”. E poi esclude un’altra iniziativa del Pd. Di legge elettorale ha parlato anche il leader di Ap, Angelino Alfano: “La priorità è l’economia e una legge di bilancio che investa su famiglie e imprese e che abbatta il debito pubblico, temi sui quali presenteremo le nostre proposte nei prossimi giorni”. “La legge elettorale viene dopo l’economia. Abbiamo due leggi, per Camera e Senato, che sono legali e applicabili. Noi non abbiamo i numeri in Parlamento per riaprire il confronto, se qualcuno vorrà avanzare delle proposte le valuteremo”.

L. elettorale, torna lo spettro del patto del Nazareno

Italicum, al via l'esame in commissione alla CameraFinalmente si parte. Il testo base è arrivato e il primo voto è stato espresso dai senatori della commissione Affari costituzionali. A favore del Rosatellum hanno votato Pd, Ala, Lega, Svp, Democrazia solidale, contraria nel merito ma disponibile a contribuire all’avvio dell’iter. Contrari Fi, Si, Mdp, Cinquestelle e Alternativa libera. Assente Ap, astenuti Direzione Italia, Civici innovatori, Per l’Italia e Fratelli d’Italia.

La proposta del Pd prevede cinquanta per cento di seggi assegnati su base maggioritaria e cinquanta per cento su base proporzionale, con sbarramento al 5 per cento. Ma non passa molto dal voto che già cambiano gli scenari con l’ingresso nel dibattito di un sistema ispirato al modello tedesco. Non voci di corridoio ma le parole dello stesso relatore Emanuele Fiano, del Pd, che parlando con i giornalisti afferma: “Siamo disponibili al dialogo. Vediamo su quali punti concentrare questo dialogo”. Conferma quindi la disponibilità, come chiesto da Forza Italia e Silvio Berlusconi in persona, di arrivare a un sistema elettorale molto simile a quello tedesco. Tanto che Cuperlo torna a parlare di patto del Nazareno. Sulla legge elettorale, afferma, si dovrebbe “ricercare un accordo più ampio della sola maggioranza che sostiene il governo che tenga insieme i due principi fondamentali che servono al Paese: la governabilità e la rappresentanza”. “Un eventuale nuovo patto del Nazareno – aggiunge – metterebbe in discussione alcuni dei principi su cui il Pd è sorto – a partire dal maggioritario – e costringerebbe l’evoluzione del quadro politico verso ciò che a parole tutti vogliono negare: una prospettiva di larghe intese e un governo che non sia espressione di una parte”.

Cauto Mazziotti. Il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, invita infatti alla prudenza. “Aspettiamo, si parla di trattative in corso e bisogna vedere su cosa si baseranno”. “Se si arriva a un consenso più ampio” rispetto alle forze politiche che oggi hanno approvato il ‘Rosatellum’ come testo base, “allora è una cosa positiva, anche se le trattative sono al di fuori della commissione. E’ chiaro che se dovesse cambiare qualcosa in modo esplicito si ragionerà su cosa fare in commissione, per ora le trattative sono esterne. Intanto è stato compiuto un atto formale, con l’adozione del testo base. E se ci fosse un’intesa più ampia, poi si tratterà di vedere l’ampiezza di questa intesa – sottolinea Mazziotti – e capire se ci saranno emendamenti su singole e piccole modifiche o se ci saranno emendamenti” che modificano di molto il testo attuale.

Come detto, Forza Italia ha votato contro il testo base sulla legge elettorale. Francesco Paolo Sisto, capogruppo FI in commissione Affari costituzionali spiega: “Non solo perché contiene elementi maggioritari a cui il partito di Silvio Berlusconi è contrario, ma anche perché secondo gli azzurri il modello elettorale targato Pd presenta serissimi rischi di incostituzionalità”. E poi aggiunge: “Presenteremo emendamenti per ‘proporzionalizzare’ il testo”, ovvero per “introdurre elementi che rendano questo sistema il più proporzionale possibile. Vedremo, se son rose fioriranno”.

Parole a cui si aggiungono quelle dell’esponente del Pd Andrea Marcucci, che in una intervista ad Affari Italiani afferma: “L’offerta di Berlusconi è un punto di partenza, vedremo nei prossimi giorni il comportamento di Forza Italia. Sosteniamo con forza e convinzione il governo Gentiloni ma la possibilità di votare in autunno non è una bestemmia”. Insomma si aggiungono nuovi elementi al dibattito sul voto a ottobre.

COALIZIONE RIFORMISTA

Votazioni-Urna-4Si apre una nuova fase di incertezza e contrapposizione sulla legge elettorale: il testo base presentato dal relatore Andrea Mazziotti è stato ritirato vista la contrarietà del Pd e di parte della maggioranza. Il nuovo relatore della legge elettorale Emanuele Fiano che ha preso il posto di Mazziotti, presenterà il nuovo testo base stasera al termine dei lavori dell’Aula. Lo ha detto lo stesso Fiano in ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali. Mentre i tempi dell’iter parlamentare saranno decisi domani pomeriggio in una nuova riunione dell’Ufficio di presidenza. Ma è probabile che a questo punto si allungheranno i tempi di approvazione della legge elettorale, sia per ragioni procedurali, sia per le contrapposizioni politiche.

Mazziotti aveva proposto un testo minimalista che estendeva l’Italicum dalla Camera al Senato: un proporzionale seppur con premio alla lista che supera il 40%. Il Pd invece punta ad un sistema più maggioritario, in particolare ad un Mattarellum rivisto, con il 50% dei deputati eletti in collegi uninominali e 50% con metodo proporzionale. Una sistema elettorale su cui si esprime con favore il segretario del Psi Riccardo Nencini: “Prende corpo finalmente l’idea di una coalizione riformista. Una legge elettorale a prevalenza maggioritaria è indispensabile per dare un governo stabile all’Italia e per consentire agli elettori di scegliersi i loro rappresentanti. Per questo non abbiamo condiviso il testo Mazziotti che va in un’altra direzione”. Il Partito socialista ha infatti di recente presentato una proposta per un sistema elettorale ispirato al Mattarellum.

Il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, a Rainews 24, parlando della legge elettorale ha detto che di immaginare di “che alla Camera avremo una larga maggioranza e abbiamo la convinzione di costruire un consenso anche al Senato”. Quanto al proporzionale del testo del relatore, afferma: “Non mi concentro sulle polemiche, si sapeva che noi non volevamo il proporzionale, abbiamo proposto il Mattarellum. Chi presenta un testo prettamente proporzionale ha fatto il suo lavoro, non contestiamo nulla, ma noi il proporzionale non lo vogliamo. Ci sono molti partiti che vogliono il proporzionale, da M5s a Ap a Mdp, non è che il relatore abbia fatto uno sforzo di fantasia”. “La legge elettorale proposta dal Pd, dice ancora Ettore Rosato prevede il 50 per cento di collegi uninominali e il 50 per cento di recupero proporzionale e “disegna una coalizione di centrosinistra ‘soft'” che è “logico costruire partendo dall’attuale esperienza di governo: con Mdp e anche Alfano, perché no”.

TUTTO DA RIFARE

italicumleggeLa maggioranza si spacca sull’Italicum bis. Il testo base sulla legge elettorale, presentato giovedì scorso dal relatore, Andrea Mazziotti, non piace al Partito democratico che lo boccia senza appello. Il segretario Renzi commenta: “Noi abbiamo oggi in discussione alla Camera la legge elettorale, spero che il Pd possa convincere gli altri partiti ad andare verso il ‘mattarellum’, se non al 75% almeno al 50%, come da proposta avanzata dal Pd. Speriamo ci siano i numeri”. Neanche al Psi piace il testo avanzato della Commissione Affari Costituzionali: “I Socialisti – afferma Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera – non possono sostenere il testo base per la riforma delle legge elettorale così come è stato presentato in Commissione Affari Costituzionali dal relatore Mazziotti. A suo tempo – ha aggiunto – avevamo espresso le nostre critiche di fondo all’Italicum e più recentemente avevamo presentato delle nostre proposte. Oggi confermiamo dunque la distanza dal testo di riforma perché riteniamo che non garantisca sufficientemente il diritto di rappresentanza e il rapporto tra eletti ed elettori”.

Il testo invece piace ad Alternativa popolare, che in commissione Affari costituzionali voterà a favore. L’Italicum bis a questo punto ha pochissime chance di sopravvivere: assieme al Pd, infatti, voteranno contro anche la Lega, i verdiniani, i fittiani e le minoranze linguistiche. Un insieme di gruppi che, in commissione, detengono la maggioranza. A favore, invece, si esprimeranno sicuramente Forza Italia, Alternativa popolare, M5S.

Sinistra italiana e Mdp sono contrarie ai capilista bloccati, contenuti nel testo base, vedono però con favore la soglia di sbarramento al 3%, ma hanno duramente criticato la linea del Pd, definita “arrogante”. Se, come tutto lascia prevedere, il testo base sarà cestinato, la partita sulla legge elettorale si riapre, con il rischio che i tempi si allunghino. L’approdo in Aula, infatti, è fissato per lunedì 29 maggio, ma calendario alla mano difficilmente l’appuntamento sarà rispettato, anche se il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, non vede problemi in tal senso. Del resto, fanno osservare dal Pd, basta presentare un nuovo testo base nel giro di pochi giorni, magari già domani o al massimo giovedì. E il nuovo testo base a cui mirano i dem è la loro proposta, ovvero un Mattarellum corretto: metà proporzionale e metà maggioritario.

Percorso niente affatto scontato per Ap, secondo cui se viene bocciato il testo base si ricomincia da zero, “con un nuovo giro di orizzonte per vedere quali disegni hanno convergenza Parlamento”. Intanto Alfano conferma che Ap questa sera voterà sì al testo presentato dal relatore”. “Il testo base – ha aggiunto Maurizio Lupi, capogruppo di Ap al Senato – ha un premio di governabilità, noi riteniamo che questo premio vada dato alla coalizione mentre per il Pd alla lista e la differenza è notevole. Ma, se si bloccherà tutto si ritorna da capo e ci dovrà essere un nuovo relatore ed un nuovo testo proposto che cerchi un punto di contatto con gli altri”.

Da regolamento l’indicazione del relatore spetta al presidente della commissione, e al momento Mazziotti – ma non c’è alcuna dichiarazione ufficiale – non sembrerebbe orientato a fare un passo indietro. Il Pd, al contrario, vorrebbe un relatore dem. Si fanno i nomi di Emanuele Fiano o Matteo Richetti, ma c’è anche chi sostiene che potrebbe arrivare dalla minoranza dem. Il Pd, intanto, sta già lavorando alla ricerca di intese sulla sua proposta: sono in corso contatti con FI, ma soprattutto nell’area di centrosinistra. Il modello targato dem, è il ragionamento, potrebbe far gola a Pisapia e anche alle altre forze di sinistra, perché favorisce le aggregazioni: “Certamente siamo interessati ad aprire un confronto utile con chi nel centrosinistra vuole lavorare con noi. Spero che la proposta venga valutata bene da tutti, perché garantisce un giusto equilibrio”, afferma Maurizio Martina. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro Dario Franceschini che ricorda è sulla legge elettorale è “un principio elementare cercare un’intesa la più larga possibile”. “Per definizione va fatta cercando un’intesa fra maggioranza ed opposizione. E una regola che riguarda tutti” ha aggiunto.

Arriva l’Italicum bis ma manca l’accordo

Italicum-modificheE’ un “Italicum bis” il primo testo di riforma della legge elettorale. Il relatore Andrea Mazziotti presenta in commissione alla Camera il testo base, che sarà il punto di partenza della discussione tra i partiti. E sceglie di estendere al Senato l’Italicum, la legge della Camera così come corretta dalla Consulta. Un proporzionale quasi puro, che piace a M5s e FI, riuniti in un insolito asse, ma viene bocciato dal Pd, che fino all’ultimo aveva spinto per una correzione maggioritaria. “Il nostro voto non è scontato”, dichiara il capogruppo Ettore Rosato. E Matteo Renzi dichiara scetticismo sulle chance della riforma di arrivare in porto: “Grandi manovre di chi a parole chiede una legge ma non la vuole e perde tempo”.

Il testo base, che dovrà essere emendato con l’obiettivo di arrivare in Aula il 29 maggio, arriva alle 8 di ieri sera, al termine di una giornata convulsa, di scontro acceso tra i partiti. E disegna un sistema proporzionale, con soglia di sbarramento al 3% (al Senato su base regionale) e premio di maggioranza per la lista che raggiunga il 40%. Con la possibilità, però, che un partito ottenga il premio in una sola delle due Camere e dunque comunque non possa governare da solo. I capilista saranno bloccati, gli altri se la giocheranno con le preferenze. Ora saranno gli emendamenti a segnare le posizioni dei partiti ma il Pd potrebbe dire no al testo base – anche se in passato si era detto favorevole all’Italicum corretto – perché se si parte da qui sarà difficile correggere la legge in senso maggioritario.

I radicali italiani, tra cui Riccardo Magi, in una nota apprezzano l’introduzione nel testo depositato in commissione Affari Costituzionali alla Camera “la possibilità per i cittadini di firmare per la presentazione delle liste anche in modalità digitale e la facoltà per i sindaci di delegare i cittadini all’autentica delle firme. Si tratta – afferma Magi – di richieste che avevamo sottoposto al presidente della Commissione Andrea Mazziotti e dunque lo ringraziamo per averle accolte. Al di là dell’impianto generale della legge, che non è certo quello auspicato da noi radicali, queste semplici ma rivoluzionarie riforme aiuterebbero a ottenere condizioni minime di praticabilità democratica, non solo per la fase elettorale ma anche per quella referendaria e di iniziativa popolare. Ecco perché è importante attivarsi affinché l’opzione della firma in modalità digitale e la delega all’autenticazione delle firme siano confermata nel testo che sarà approvato”. “Rappresenterebbe un primo fondamentale passo per riconquistare l’accesso a strumenti democratici, ostacolato da restrizioni irragionevoli, discriminatorie e ormai del secolo scorso”.

Il testo piace a FI, perché va sulla linea data in mattinata da Silvio Berlusconi, durante una riunione con i suoi: proporzionale e contrarietà netta a ogni tipo di “correttivo maggioritario” o a sostituire i capilista bloccati con le preferenze. Una linea che fa infuriare il Pd: “Berlusconi vuole un nuovo Porcellum – afferma Matteo Richetti – su questo non ci può essere intesa. Non pensavamo che la Prima Repubblica tornasse così in fretta”.

I Dem, che non nascondono l’irritazione verso il relatore Mazziotti, restano sulla loro proposta di un sistema sul modello tedesco (o una sorta di Mattarellum corretto): seggi assegnati per il 50% col proporzionale e per il 50% col maggioritario, con soglia di sbarramento al 5%. I collegi sarebbero assegnati a candidati di coalizione: un dettaglio studiato in chiave di dialogo con Giuliano Pisapia, che infatti promuove la proposta Dem, mentre Pier Luigi Bersani e i suoi lo bocciano. Il testo Pd piace alla Lega e ad Ala ma gli altri partiti la bocciano (M5s è contrario ai collegi e FI teme di essere sfavorita al Nord). E in commissione si registra una singolare convergenza anti-Pd tra M5s e Fi: non è – sostengono – un sistema tedesco, ma il “Verdinellum”, sistema voluto da Denis Verdini. I Cinque stelle denunciano “l’inciucio” e fanno un nuovo appello al Pd perché sostenga l’estensione al Senato della legge della Camera.

Alla fine è proprio la linea dell’Italicum corretto a passare: M5s e FI promuovono il testo base, il Pd lo mette “sub iudice”. Ma non farà ostruzionismo e lavorerà per cambiare il testo: “Siamo responsabili”, dichiara Emanuele Fiano.