Grecia. L’Eurogruppo chiede altri sacrifici

grecia-pago-deuda-fmi--644x362Più che una tragedia è un dramma senza fine quello che sta consumando Atene. La povertà dilaga e luglio è sempre più vicino, quando Atene dovrà rimborsare oltre sei miliardi di debiti e potrebbe trovarsi a corto di liquidità.
la crisi non demorde e 2,8 miliardi di euro hanno lasciato i conti bancari nei primi due mesi del 2017, segno di una nuova ondata di preoccupazione. Le banche sono in sofferenza, denunciano un picco di prestiti non rimborsati.
Oggi i ministri europei dell’Economia riuniti a Bruxelles cercano l’accordo per finanziare un’altra tranche di aiuti, dopo gli 85 miliardi stanziati ad agosto del 2015. Per partecipare all’esborso, il Fondo monetario internazionale chiede più sacrifici al governo greco. Nuovi tagli alle pensioni e più tasse. Perché il Pil nell’ultimo trimestre è andato peggio delle previsioni, da +0,9% è sceso a +0,3%. E il programma di rientro del debito non sta andando bene. All’inizio del mese sono è stato richiesto di adottare misure per assicurare il raggiungimento di ambiziosi obiettivi di finanza pubblica. La richiesta è giunta dai creditori in modo da ottenere che il Fondo monetario internazionale possa tornare a partecipare al piano di salvataggio finanziario. Tra le richieste, un nuovo taglio alle pensioni, e un ampliamento della base imponibile; in tutto un piano di risanamento pari al 2% del prodotto interno lordo.
Ma il premier Alexis Tsipras ha dichiarato che non è disposto a chiedere ulteriori sacrifici al suo Paese. Da qui, le ragioni delle trattative in corso. Eppure la Grecia ha ricevuto il più grande prestito internazionale della Storia: in tutto 110 miliardi di euro, anche da Paesi dell’Unione più poveri. Ma tutto questo non è servito, la crisi continua a perdurare. Nel frattempo l’Eurogruppo sta tentando di porre rimedio a una situazione che non solo rischia di far naufragare un Paese già in ginocchio, ma porterebbe alla ribalta i partiti euroscettici su tutto il resto del Continente, già alle prese con il rafforzamento dei partiti dell’ultradestra.
Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha dichiarato che la Grecia, i suoi creditori europei e il Fondo Monetario Internazionale hanno fatto progressi nella ultime settimane, nella prospettiva di un via libera da parte dei Paesi dell’eurozona al ritorno a Atene della missione di vigilanza del salvataggio greco. “Abbiamo avuto molte conversazioni nelle ultime settimane e vedo dei progressi. Oggi vedremo se questo progresso è sufficiente per il ritorno” delle istituzioni ad Atene, ha spiegato Dijsselbloem entrando alla riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze che si tiene oggi a Bruxelles. Anche Pierre Moscovici, commissario europeo per gli Affari economici, ha espresso la proprio fiducia rispetto al fatto che la riunione abbia “successo”, sottolineando che la Grecia ha compiuto “molti progressi” in materia di crescita economica e soddisfacimento dei propri obiettivi in termini finanziari. Sia Moscovici che Dijsselbloem hanno rimarcato come le istituzioni contino sul fatto che il programma di salvataggio prosegua con la partecipazione del Fmi. La Commissione europea prevede una lieve ripresa dell’occupazione pari a un 2,2% nel 2017. Inoltre, l’ultima estate, per il turismo è andata oltre le comuni aspettative.
Ma visto che la Grecia non può, al momento, tirare ancora la cinghia, e minaccia nuove elezioni, quello di oggi è solo un pre-accordo. Mercoledì a Berlino la questione sarà discusse da Angela Merkel e dalla leader del FMI, Christine Lagarde.
Infatti nel corso della giornata anche il ministro delle Finanze della Germania, Wolfgang Schauble, ha fatto sapere che per oggi non si attende un accordo finale sulla Grecia. A riportarlo il quotidiano greco “Kathimerini”, che cita il portavoce di Schauble. “Non ci aspettiamo un accordo finale dall’Eurogruppo di oggi, ma una valutazione dei progressi”, avrebbe detto il portavoce Juerg Weissgerber. “Speriamo – ha aggiunto – che le istituzioni possano tornare in modo relativamente rapido ad Atene”.

Germania: la svolta di Schulz su lavoro e welfare

schulzMartin Schulz il picconatore. Per la prima volta da quando è in campo, lo sfidante di Angela Merkel nella corsa alla cancelleria ha dato un segnale su quello che sarà il suo programma elettorale. Ed è un netto spostamento a sinistra della Spd, in nome del lavoro e del welfare. È un attacco deciso alla “Agenda 2010”, ossia al pacchetto di riforme targato Gerhard Schroeder, che costò al predecessore della Merkel il posto e l’alienazione dell’elettorato più di sinistra, ma che secondo molti rappresentò comunque una spinta propulsiva notevole per la cosiddetta locomotiva tedesca. Come rivela stamattina la Bild, si comincia dai sussidi di disoccupazione, la cui erogazione – secondo il piano dell’ex presidente del parlamento europeo – dovrà essere sensibilmente prolungata. La ministra federale del Lavoro, Andrea Nahles, sarebbe già al lavoro nella stesura del programma, scrive il giornale. Attualmente, un disoccupato sotto i cinquant’anni riceve di norma il sussidio per 12 mesi, per persone sopra i cinquant’anni si può arrivare a 24 mesi. Varata nel 2003, peraltro con il determinate apporto di Frank-Walter Steinmeier, appena eletto capo dello Stato, la “Agenda 2010” conteneva norme di riforma riguardanti il mercato del lavoro, le pensioni, il fisco e la sanità: le contestazioni, discussioni e controversie, anche fra gli stessi partiti di governo, ancora oggi sono pane quotidiano nel dibattito pubblico tedesco. Fu il momento culminante della cosiddetta “Neue Mitte” (il “nuovo centro”, variante tedesca della “terza via” blairiana), lanciata proprio da Schroeder nel 1998: ebbene, oggi Schulz, anche sull’onda dell’euforia di una sequenza ininterrotta di sondaggi-boom, a proposito dell””Agenda 2010″ non esista a parlare apertamente di “errori che è giusto correggere”.

Il messaggio è rivolto non solo alla base socialdemocratica, ma anche a chi negli anni si è allontanato dalle urne, oppure ha finito per scegliere i populisti  dell’Afd di Frauke Petry.

Cominciare dalle riforme di Schroeder è dunque una scelta anche simbolica: vuol dire tornare a tematiche di forte impatto sociale, segnando sull’altro fronte una smarcamento più netto nei confronti della Cdu di Frau Merkel. Non a casa la sinistra della Spd ha subito applaudito all’iniziativa, e segnali di apprezzamento arrivano pure dalla Linke, che però avverte che “un semplice make-up dell’Agenda 2010 non basterà”. Ma non finisce qui. Tocca anche il tema del precariato, il candidato socialdemocratico alla cancelleria: “Non è possibile che la nostra offerta ai giovani è che il 40% dei contratti di chi ha tra i 25 e i 35 anni sia a tempo determinato”. Tradotto: nuove regole per arginare il ricorso sistematico ai contratti a tempo. E parlando a Bielefeld ad un’iniziativa del mondo del lavoro, il candidato socialdemocratico ha annunciato di voler anche di voler incidere sulle pensioni, fermando il progressivo calo del loro valore. Un importante sostegno alla svolta di Schulz arriva dalla popolare presidente della Renania Palatinato, Malu Dreyer: “Bisogna avere il coraggio di continuare a sviluppare le riforme. Quando una persona senza propria colpa perde l’occupazione, la discesa puo’ essere molto rapida. Queste sono cose che fanno paura”. “Martin, l’imperatore dei lavoratori”, titola oggi la Zeit Online: “Ma ora deve provare che sul tema della giustizia sociale fa sul serio”.

CLUB APERTO

merkelLo spread rialza la testa. Il suo stazionare intorno quota 200 fa capire che non sono permesse distrazioni in una Europa piena di incertezze. “Un Paese ad alto debito come l’Italia deve continuare ad operare per la riduzione” dello spread ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan intervenendo ad un convegno. “Le vicende di questi giorni e di queste ore ci ricordano in modo sgarbato che un Paese ad alto debito non può permettersi di non continuare a operare per la sua discesa”. Appesantito dall’incertezza politica, infatti ieri lo spread del Btp con il Bund si è portato sopra i 203 punti, massimo da ottobre 2014, e quest’oggi staziona in area 200. Una incertezza che non solo italiana ma che coinvolge anche paesi come la francia.

Padoan ha poi ribadito che “il dialogo con l’Ue continua, perché il Paese e il governo rispettano le regole e le usano per il consolidamento fiscale e la crescita”. Bruxelles ha chiesto all’Italia interventi per correggere il deficit strutturale del 2017 di circa 3,4 miliardi di euro. Il governo sta studiando una serie di misure che non abbiano però un effetto depressivo sulla crescita. In riferimento al terremoto in Centro-Italia, il ministro ha assicurato che “molte risorse aggiuntive saranno messe a disposizione. Naturalmente bisogna usarle, non solo stanziarle”.

La Francia è a quota 74 punti base di spread. Pesano le elezioni presidenziali francesi fra aprile e maggio, con la candidatura di Marine Le Pen con un programma di addio all’euro, ma anche lo scenario italiano dove non si escludono elezioni anticipate. E i mercati ragionano sui tempi dell’uscita della Bce dall’acquisto di debito – che metterebbe sotto fortissima pressione i bilanci pubblici – ora che l’inflazione dell’Eurozona è tornata a un passo dal 2%.

Oggi il cancelliere tedesco, in conferenza stampa a Varsavia con la premier Szydlo, è tornato a parlare di europa affermando che “non devono esserci club esclusivi, in cui altri stati membri non possano entrare”. Questo il messaggio lanciato oggi da Angela Merkel, che è tornata sul concetto di “Europa a diverse velocità” e ricordando che le diverse velocità in realtà già esistono in Europa. L’idea di una Europa a integrazione variabile esiste nei da tempo: Su ogni obiettivo fino ad ora raggiunto: mercato unico, euro e Schengen. La riforma di Lisbona nel 2009 l’ha dotata di un motore giuridico preciso, modulato sulle cosiddette cooperazioni rafforzate. “E’ importante che a ogni stato membro sia lasciata aperta la possibilità di collaborare in un nuovo campo”, ha spiegato Merkel. “Magari uno Stato dice, ‘non voglio adesso’. Ma non deve esser possibile che si creino dei club esclusivi, in cui altri non possano entrare. Questa deve essere la base della nostra collaborazione”, ha continuato la cancelliera. “Se uno Stato dice ‘non voglio ancora venire la”, questo deve essere possibile”, ha aggiunto. E meccanismi del genere esistono nei trattati, ha concluso.

E sempre in tema di Europa il sottosegretario britannico per la Brexit David Jones, dopo aver spiegato ai parlamentari che le Camere voteranno sull’accordo prima del parlamento europeo ha detto che il governo britannico non tornerà a negoziare con l’Unione europea se il parlamento voterà contro la sua proposta di accordo per l’uscita dalla Ue. Jones ha detto di “non poter pensare ad un più grande segnale di debolezza: rimandare il governo all’Unione europea e dire che vogliamo negoziare ulteriormente…non posso essere d’accordo”. Jones ha aggiunto che se la Gran Bretagna e la Ue non arriverrano ad un’intesa entro i due anni concessi in base all’articolo 50 del trattato di Lisbona, il Regno Unito si ritirerebbe dai patti commerciali della World Trade Organisation. Insomma una europa che marcia sempre più separata.

Gentiloni, crescita e lavoro per rilanciare la Ue

“Con la cancelliera Merkel abbiamo parlato del destino dell’Europa: sappiamo che attraversa una fase difficile. Italia e Germania sono tra i paesi convinti della straordinaria importanza del futuro europeo”. Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni a Berlino dove ha incontrato Angela Merkel. Il premier, in costante contatto con l’Italia per seguire l’evoluzione delle forti scosse di terremoto che hanno colpito l’Italia centrale, ha avuto un bilaterale con la cancelliera. “Italia e Germania – ha continuato – intendono lavorare insieme per rilanciare la Ue pensando alle sfide che ha davanti su crescita, lavoro, investimenti, migranti e difesa dei nostri principi”, ha aggiunto. “Non possiamo dare la sensazione che in un mare in tempesta l’Ue si muova con un piccolo cabotaggio e adotti una sorta di flessibilità a corrente alternata: molto rigida sui decimali dei bilanci e molto ampia sulle questioni fondamentali come la questione migratoria”.

Poi sui migranti ha aggiunto: prima si parlava di “un’Europa a due velocità, oggi mi pare si parli di un’Europa a due rigidità, molto rigida su alcune cose, molto meno su altre”. “Spero che su questione migratoria si possa fare una scommessa comune di tutta l’Europa”, ha aggiunto il premier. Non è solo l’Italia, anche la Germania sopporta il peso, ha proseguito Gentiloni, “non possono essere solo quattro paesi a sostenere il peso del problema migratorio”.

“L’Ue – ha aggiunto – attraversa una fase difficile ma l’Italia e e la Germania sono convinti della straordinaria importanza del futuro  dell’Ue”. “Nei prossimi appuntamenti, e” in particolare “nel Vertice di Roma a marzo “dovremo confermare i valori  dell’Unione e descrivere i prossimi passi avanti possibili  per rilanciare l’Europa pensando alle sfide”, ad esempio “su  crescita, lavoro e investimenti”.

Nel corso della conferenza stampa Angela Merkel ha definito l’immigrazione  un problema di tutta l’Ue. “Non è un problema che riguarda singoli paesi ma tutta l’Unione europea. Libera circolazione e Schengen si possono affrontare solo se si trova una soluzione al problema della migrazione”. “Non c’e’ ancora una soluzione sostenibile sull’immigrazione e non tutti i paesi europei sono allo stesso livello sulla responsabilità che si assumono”.

LA STRAGE DI BERLINO

berlinoLa Germania colpita al cuore, pochi giorni prima di Natale dal Sedicente Stato Islamico. Un camion è piombato sulla folla in un mercatino natalizio di Berlino. Il mercato nel quale è avvenuto l’incidente si trova nella Breitscheidplatz, nei pressi della chiesa intitolata al Kaiser Guglielmo, sulla Kurfuerstendamm. Il bilancio della polizia e vigili del fuoco è di 12 morti e 50 feriti il bilancio delle vittime dell’attacco al mercato natalizio di Berlino.

Anche una giovane italiana sarebbe dispersa a Berlino. Lo riferisce l’Huffington Post precisando che il suo cellulare è stato trovato sul luogo della strage. Un ragazzo l’ha trovato e consegnato alla polizia. Gli appelli lanciati sui social network dai parenti in cerca di notizie sono rimasti ancora senza risposta e la ragazza non si sarebbe recata oggi presso il posto di lavoro. Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha detto che non è esclusa una vittima italiana, pur aggiungendo che si attendono conferme dalla polizia tedesca. Intanto è stata diramata una direttiva a tutti i prefetti e questori per chiedere di “rafforzare i controlli nelle aree di maggiore afflusso di persone in occasione dello svolgimento di eventi o cerimonie previste per le prossime festività natalizie nonché verso luoghi che notoriamente registrano particolare afflusso di visitatori”. Questa la decisione al termine della riunione del Comitato di analisi strategica antiterrorismo presieduta al Viminale dal ministro dell’Interno, Marco Minniti.

Come il 14 luglio scorso a Nizza, un uomo alla guida di un camion uccise 86 persone sulla Promenade des Anglais, stavolta la tragedia e il terrore hanno colpito la folla nel mezzo del Mercato natalizio situato in pieno centro della parte ovest della città. Quello della Chiesa del ricordo è uno dei mercatini più affollati della capitale tedesca: si trova a due passi dalla frequentatissima Kurfuerstendamm, la via principale dello shopping e del Kadewe, il grande magazzino di Berlino e di fianco all’Europa center, uno dei più noti centri commerciali della città. “Secondo informazioni della polizia, presumibilmente è stato compiuto un attentato con un camion”: lo scrive l’agenzia Dpa citando un portavoce della polizia.
L’autista del camion con targa polacca, presunto autore dell’attacco, è stato arrestato. Lo ha riferito un portavoce della polizia tedesca, aggiungendo che un secondo sospetto attentatore sarebbe invece morto. Si tratterebbe del passeggero del camion che si è scagliato sulla folla. Ma poche ore fa un’altra notizia: non sarebbe il profugo pakistano arrestato subito il complice dell’attentato. I media tedeschi avevano diffuso le notizie che erano trapelate dalle forze dell’ordine dopo l’arresto ma che adesso sembrano messe in discussione.
Al momento la cancelliera tedesca Angela Merkel sta seguendo la situazione con il suo ministro degli Interni Müller così come ha dichiarato il portavoce del governo, Steffen Seibert,

Merkel si ricandida a Berlino, ma pensa all’Europa

angela-merkel-a-essen“Non tutti i profughi entrati in Germania potranno rimanere, anche le loro domande di asilo verranno esaminate, e la situazione straordinaria dell’anno scorso non si potrà ripetere”. Angela Merkel esce dal Congresso della CDU a Essen, con la ricandidatura in tasca per le politiche 2017 e una maggioranza schiacciante. Unico punto fermo in un’Europa che sbanda, la Cancelliera si è mossa ancora una volta con destrezza e senso dei tempi anticipando la richiesta che sarebbe arrivata dai maggiorenti per una sterzata a destra sul tema dell’immigrazione. Anticipando la richiesta, l’ha fatta sua, ma depotenziata, così da non entrare in contraddizione sulla linea politica delle ‘porte aperte’ che un anno fa a Karlsruhe aveva lasciato senza fiato per la sorpresa non solo la platea congressuale – ovazione di nove minuti – ma tutta l’Europa. Citando i ‘grandi vecchi’, Adenauer e Khol, aveva scavalcato a sinistra gran parte degli esponenti della socialdemocrazia europea, fin troppo timidi sul tema immigrati, sempre timorosi di perdere consensi a destra.
La Cancelliera aveva ricordato un principio che dovrebbe essere alla base di qualunque impegno politico, quell’‘imperativo umanitario’ che dovrebbe governare le decisioni dei Governi di fronte al dramma di centinaia di migliaia di migranti in fuga da fame e guerre. E mentre prometteva al Congresso di adoperarsi per ridurne il flusso, qualche mese dopo avrebbe annunciato con un altro colpo a sorpresa, la decisione del suo governo di accogliere i profughi siriani.

Come a Karlsruhe un altro lunghissimo applauso dei delegati ha accolto le sue parole quando ha affermato che il velo integrale che copre il viso “deve essere proibito” e che in Germania non potrà mai valere la sharia, la legge islamica, né si potranno creare “società parallele” dove valgono leggi diverse da quelle a cui devono rispondere i tedeschi.

Dunque anche le affermazioni di oggi a Essen, vanno lette ricordando quanto ha fatto fino a oggi, non solo l’accoglienza dei siriani, ma anche il discutibilissimo accordo con Erdogan per fare della Turchia un enorme campo profughi, capace di frenare il flusso di migranti diretti verso il nord Europa.

Un passaggio l’ha dedicato anche alla Brexit, avvertendo Londra che non ci sarà la possibilità di avere libero accesso al mercato unico europeo senza accettare la libertà di circolazione dei cittadini: l’Unione non è come il dolce natalizio tedesco, il Rosinenpickerei, non si può spiluccare, prendersi solo l’uva passa e lasciare agli altri la mollica. O tutto o niente.

Angela Merkel ha infine rivendicato con un pizzico di orgoglio la sua posizione in Europa, ricordando che la Germania da tempo non è più il ‘malato d’Europa’ ed è anzi divenuta un’‘ancora di stabilità” per il Vecchio Continente. Ha parlato insomma come se si preparasse non solo alla ricandidatura a Berlino, ma a essere eletta Cancelliera d’Europa.

C. Co.

Schulz lascia il Parlamento europeo e torna a Berlino

Merkel-SchulzLa sfida alla Cancelliera Angela Merkel stavolta potrebbe arrivare direttamente dagli scranni del Parlamento europeo, anzi dalla Presidenza. Martin Schulz conferma le indiscrezioni delle ultime ore e annuncia la chiusura della sua esperienza politica a Bruxelles per dedicarsi alla politica tedesca. Lo ha annunciato lo stesso politico alla redazione europea di Ard, secondo quanto riporta anche la Dpa. “Ho preso la mia decisione, l’anno prossimo correrò al Bundestag come capolista del mio partito, l’Spd, nel Land del Nordreno-Vestfalia. Continuerò a battermi per l’Europa dal livello nazionale”. Viene così confermata l’indiscrezione che compare questa mattina sulla prima pagina della Sueddeutsche Zeitung.
Schulz viene considerato, insieme al leader dei socialdemocratici tedeschi Sigmar Gabriel, tra i possibili candidati del partito per competere con la cancelliera cristianodemocratica Angela Merkel, che ha già confermato di correre per un altro mandato, la ritirata di Schulz dall’Europa arriva infatti giusto in tempo, poiché la designazione del candidato socialdemocratico alla Cancelleria è prevista in gennaio.
“In tutto il mio mandato – ha detto Schulz – mi sono sforzato di rendere più influente il Parlamento, unica istituzione europea i cui membri sono eletti direttamente”. Schulz ha ringraziato i colleghi deputati e il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, “amico e vero europeo”. “Più che mai il mondo ha bisogno di un’Europa forte e unita – ha aggiunto – e la Germania, lo Stato più grande dell’Unione, ha una responsabilità tutta particolare”.
Tuttavia la scelta ‘personale’ e nazionale di Schulz rischia di influire negativamente su un’Europa già barcollante e incerta. La scelta di una sua successione apre una partita che potrebbe coinvolgere non solo l’Europarlamento ma anche il Consiglio Europeo e la Commissione. La conquista della guida degli eurodeputati, metterebbe in totale minoranza i socialisti, in un’Europa ormai a guida quasi esclusiva dei popolari farebbero che hanno la presidenza sia del Consiglio Europeo (con Donald Tusk) che della Commissione (con Jean-Claude Juncker). Di conseguenza se la presidenza degli eurodeputati finisse in mano ai popolari, a farne le spese potrebbe essere Tusk o Juncker.
Ma nemmeno il tempo di vedere uscire dalla porta Schulz che arriva l’ennesima doccia fredda per l’Europa. Il candidato presidenziale dell’estrema destra austriaca, Norbert Hofer, ha affermato che spingerà per un referendum sulla appartenenza alla Ue, se l’Unione diverrà più centralizzata in seguito alla Brexit.
Anche se l’Ue è importante per l’Austria, ha detto Hofer alla Bbc, egli voleva “una Unione Europea migliore”.
Le nuove elezioni presidenziali austriache sono in programma per il 4 dicembre e i sondaggi indicano attualmente una situazione di parità.

Ucraina. Ok di Putin a missione Ocse, gelo con la Merkel

vladimir-putin-angela-mer-008Dopo un anno di stallo, il formato ‘Normandia’(l’incontro fra Russia e Ucraina, mediato da Germania e Francia) è tornato a riunirsi, senza grandi aspettative, ma alla fine qualcosa ha prodotto.
Vladimir Putin “ha accettato” la proposta di una missione armata dell’Osce nel Donbass, lo ha annunciato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, sottolineando che il Presidente russo ha chiesto di “attivare l’elaborazione di questa questione” durante l’attuale presidenza Osce della Germania. Inoltre, sempre secondo Peskov, il Cremlino ha valutato “positivamente” il vertice di ieri a Berlino.
“Entro la fine di novembre, dobbiamo approvare una tabella di marcia. Sarà un documento sull’attuazione di tutti gli accordi di Minsk”, ha detto Poroshenko in conferenza stampa, dopo il vertice nella capitale tedesca. Un lavoro che sarà svolto nel prossimo mese dai ministri degli Esteri dei 4 Paesi.  Il presidente ucraino aveva chiesto l’istituzione di una forza dell’Osce, organizzazione sicurezza e cooperazione europea, per garantire sicurezza nelle regioni orientali del Paese dove nonostante l’accordo di Minsk i combattimenti non sono mai cessati del tutto.
“Come avevo già previsto”, ha detto Merkel, non c’è stato “alcun miracolo ma abbiamo parlato di un processo che ha molte sfaccettature” e “questo è il progresso di oggi”, la “stesura di una roadmap, quindi di un ‘sequenziamento’ dei diversi passi” che non erano indicati in “maniera così dettagliata” nell’accordo di Minsk.
Il governo tedesco ha insistito fino all’ultimo momento per non parlare soltanto delle violazioni degli accordi di stabilizzazione in Ucraina e che fosse messo sul tavolo anche il tema della crisi umanitaria ad Aleppo. A tale riguardo Angela Merkel ha affermato:”La situazione è ancora più disastrosa di prima. E questo è chiaramente dovuto agli attacchi aerei siriani e russi su persone non protette, ospedali e medici. Naturalmente si parlerà di questo”.
Putin è arrivato a Berlino dopo aver annunciato una tregua di otto ore in Siria. L’annuncio è stato fatto prima dell’incontro con i due leader europei e il Presidente ucraino.
Anche il presidente francese Francois Hollande, da sempre grande oppositore di Assad, aveva detto che si sarebbe impegnato a “fare di tutto” assieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel affinché la tregua ad Aleppo sia “prolungata”.
Poco prima dell’incontro al tavolo con i Presidenti Poroshenko e Hollande, il cancelliere tedesco ha quindi fatto sapere che sarebbe stata dura nei confronti della Russia sulla questione ucraina e siriana. Il portavoce del governo, Steffen Seibert, ha espresso delusione di fronte ai brutali attacchi e alla cattiva situazione umanitaria ad Aleppo. Inoltre ha dichiarato che un cessate il fuoco di poche ore non sarà sufficiente a rendere la situazione migliore. Putin dal canto suo ha detto che vuole maggiore chiarezza da parte degli Usa nel dividere gruppi ribelli dai terroristi. Altro tema caldo è l’Ucraina orientale. Per mesi i diplomatici tedeschi e francesi hanno cercato invano di compiere progressi nel campo della sicurezza e nello sviluppo politico. Mosca chiede chiarezza sul futuro politico della regione di Luhansk e Donetsk, prima di accettare di un cessate il fuoco, e secondo gli osservatori dell’Ocse oltre la metà di tutte le violazioni del cessate il fuoco sono state a discapito delle truppe ucraine più che per i separatisti.

Theresa May vuole le liste
dei lavoratori stranieri

mayIl premier britannico Theresa May ha fatto sapere di volere un accordo per operare in “piena libertà nel mercato unico”. Libertà che significa poter fare un giro di vite sui lavoratori stranieri che lavorano in Gran Bretagna. Il ministro dell’Interno britannico, Amber Rudd, ha infatti annunciato che l’esecutivo intende chiedere alle imprese di rivelare il numero dei dipendenti stranieri per favorire l’assunzione dei cittadini inglesi. Insomma Londra alza la posta nella trattativa per la Brexit dopo il referendum del 23 giugno.

“Non chiamatemi razzista” si è difesa Rudd che intende “stanare” quelle società che abusano delle regole esistenti e “spingerle a comportarsi meglio”. I primi a criticare l’idea sono stati gli imprenditori mentre, riferisce la Bbc, almeno un deputato conservatore – Rudd è intervenuta oggi alla conferenza del partito a Birmingham – ha definito la proposta del ministro come “controversa”.

Rudd, nominato all’Interno al posto del premier May a luglio, ha spiegato che i freni extra ai lavoratori e agli studenti stranieri potrebbero essere necessari “per cambiare la tendenza” dell’opinione pubblica sull’immigrazione alla luce del voto sulla Brexit (il referendum del 23 giugno sull’uscita dall’Ue). Il ministro ha accusato le aziende di “sfuggire” alle loro responsabilità non addestrando un numero sufficienti di lavoratori britannici e ha aggiunto che andrebbe irrigidito l’attuale sistema che obbliga le società a pubblicizzare i posti disponibili nel Regno Unito solo per 28 giorni prima di rivolgersi fuori dal Paese”.

In base alle proposte avanzate da Rudd – che durante la campagna per il referendum era peraltro contro la Brexit, come il grosso dei conservatori – le società che assumono fuori dal Regno Unito dovranno dimostrare cosa hanno fatto “per incoraggiare prima i candidati locali” e quale sia l’impatto delle scelte dei candidati stranieri sul mercato del lavoro locale. Secondo il ministro, l’attuale sistema non dà alle aziende “un chiaro incentivo” a considerare correttamente i meriti dei candidati britannici e a spendere di più per addestrarli a fare i lavori di cui hanno bisogno. Rudd ha detto di essere pronta – “anche se non abbiamo ancora definito i particolari”, ha chiarito – a “rivelare i nomi e puntare il dito” contro quelle società che non dovessero rispettare i nuovi vincoli. “C’e’ ancora un giovane su 10 disoccupato tra i 18 ed i 24 anni nel Regno Unito. I voglio che il mondo degli affari pensi prima a persone istruite localmente, dove possibile…e collaborare con noi per fare in modo da avere una forza lavoro locale piu’ preparata”.

Intanto la May ha anche chiarito la sua strategia per la Brexit. Il famigerato “cherry picking” (prendere solo il meglio o buttare il resto) dall’Unione Eruopea – che Angela Merkel aveva chiarito non sarebbe stato consentito a Londra – è invece quello cui punta il numero uno di Downing Street. Il premier conservatore ha annunciato che vuole un accordo con Bruxelles che le offra la “massima libertà” per operare all’interno del mercato unico ma intende anche avere il controllo esclusivo sulle sue frontiere e, soprattuto, “tenere fuori la Corte di Giustizia” europea, vista da Londra come un nemico con le sue regole. “Voglio dare alle compagnie britanniche la massima liberta’ per operare all’interno del mercato unico e consentire alle societa’ europee a fare lo stesso qui” ha detto May alla conferenza del partito Conservatore a Birmingham. Nei giorni scorsi Londra si è destata dal torpore post Brexit on le minacce del numero uno di Nissan-Renault, Carlo Ghosn, di sospendere gli investimenti nel Regno Unito se le vetture prodotte nel Paese saranno costrette a pagare un dazio per essere vendute nel resto d’Europa.

Vienna verso le presidenziali, stop a richieste d’asilo

rifugiati-austriaRipartono i respingimenti da parte di Vienna. Dopo le proteste per le recinzioni al Brennero, il quotidiano austriaco Der Standard fa sapere che il governo austriaco ha raggiunto un accordo sul cosiddetto ‘provvedimento d’emergenza’ che prevede, tra l’altro, un sostanziale stop alle richieste di asilo, respingimenti in “paesi sicuri” e fino a 2.200 soldati per controllare i propri confini. La ‘Notverordnung’ avrà una durata di sei mesi ma potrà essere prolungata tre volte.
Una volta entrata in vigore, richieste di asilo al confine saranno possibili solo in casi eccezionali (come il rischio di torture nel paese di provenienza oppure la presenza di parenti in Austria) e se il richiedente viene trovato su territorio nazionale e se la via della sua fuga verso l’Austria non potrà più essere ricostruita.

Non è ancora chiaro – scrive il giornale – se il provvedimento entrerà in vigore quando sarà raggiunto il tetto delle 37.500 richieste di asilo o addirittura prima. L’intesa è stata raggiunta dopo lunghe trattative tra socialdemocratici (Spö) e popolari (Övp).

Le ragioni del provvedimento però sembrano essere di tipo politico, dagli ultimi sondaggi per le prossime elezioni presidenziali del 2 ottobre, sembra essere in vantaggio ancora una volta la Destra.
Un sondaggio rivolto a seicento persone e pubblicato dal tabloid Oesterreich ha mostrato che il sostegno a Hofer (candidato dell’estrema destra) è del 53 per cento, l’1 per cento in più rispetto a un sondaggio di fine luglio, contro il 47 per cento all’ex capo dei verdi Alexander Van der Bellen.

Un altro sondaggio, su un campione di 778 persone con un margine d’errore del 3,6 per cento, pubblicato dal giornale Kurier, ha rilevato che il 38 per cento sarebbe convinto della vittoria di Hofer, mentre il 34 per cento ritiene che la vittoria andrà a Van der Bellen.

Ad alimentare il consenso e lo scontento popolare verso la destra in Europa è soprattutto la questione, mai risolta dall’Europa, dei migranti. Non a caso infatti Angela Merkel, il cui partito CDU ha perso terreno con una storica sconfitta elettorale, ha sfruttato il dibattito parlamentare sul bilancio 2017 per difendersi ricordando che la crisi dei migranti è migliorata. L’obiettivo – anche ad uso elettorale – è quello di non intaccare il benessere dei tedeschi: “La Germania resterà la Germania, con tutto ciò che amiamo e ci è caro”, è tornata ad assicurare Merkel. Un frase che, secondo Der Spiegel, ha ormai
sostituito il “ce la facciamo” con cui la cancelliera preparò il paese all’apertura delle frontiere un anno fa.

Ma Vienna si muove anche su altri fronti, puntando il dito anche contro i Paesi confinanti. Il ministro degli Interni austriaco Wolfgang Sobotka ha dichiarato che Vienna avrebbe portato Budapest in tribunale se l’Ungheria si rifiuterà di riprendersi indietro i migranti.

Nel frattempo e in attesa di conoscere dettagliatamente il provvedimento, il CIR (Consiglio Italiano Rifugiati) esprime grande preoccupazione ed allarme per l’accordo raggiunto dal governo austriaco sulla ‘Notverordnung’