Guerra in Siria. Macron è pronto, ma Trump frena

macron 2Il giovane presidente francese, come il suo predecessore Sarkozy, Emmanuel Macron è già pronto ad entrare in guerra contro Damasco e afferma: “Abbiamo la prova che la settimana scorsa sono state utilizzate armi chimiche in Siria da parte del regime”.
La Francia vuole “togliere la possibilità di utilizzare armi chimiche” al regime siriano, affinché “mai più si debbano vedere le immagini atroci viste in questi giorni, di bambini e donne che stanno morendo”, ha aggiunto. Quanto ai tempi di un eventuale intervento, il capo dell’Eliseo si è limitato ad affermare: “Ci sono decisioni che prenderemo quando lo riterremo più utile ed efficace”. Poco prima di rilasciare questa intervista a TF1 il presidente francese ha avuto un colloquio telefonico con la cancelliera Angela Merkel. Stando a quanto comunicato dal portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, i due leader hanno discusso soprattutto della situazione in Siria. Ma Berlino non sembra intenzionata a ‘correre’ al fianco dei francesi e la cancelliera tedesca ha fatto sapere oggi che la Germania non prenderà parte ai raid contro il governo Bashar al Assad, questo nonostante sia “ovvio che Damasco non ha distrutto tutto il suo arsenale chimico”. Berlino – ha proseguito la cancelliera – “sosterrà ogni messaggio volta a sottolineare che l’uso di armi chimiche è inaccettabile”. Ma frenare sulla possibilità di un intervento è proprio The Donald: il presidente Usa dopo aver minacciato la Russia via Twitter sull’appoggio del Cremlino al regime di Damasco, adesso posticipa gli attacchi siriani.
“Non ho mai detto quando un attacco in Siria avrà luogo. Potrebbe avvenire molto presto oppure no!”, ha scritto Trump su Twitter. Il presidente degli Usa ha aggiunto: “A ogni modo, con la mia amministrazione, gli Stati Uniti hanno fatto un grande lavoro per eliminare lo Stato islamico dalla regione”. In conclusione, Trump si è chiesto: “Dov’è il vostro ‘Grazie, America’?”. Con il nuovo messaggio, Trump pare compiere una parziale marcia indietro rispetto alle sue intenzioni di compiere un intervento militare in Siria. Inoltre, Trump conferma quanto affermato ieri, 11 aprile, dalla portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders. In una conferenza stampa, questi ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno ancora preso alcuna decisione su un’operazione militare in Siria.
In queste ore però i riflettori sono accesi anche sugli accordi commerciali da 18 miliardi tra la Francia di Macron e l’Arabia Saudita del Principe ereditario, Mohammed bin Salman, che ha annunciato che il Regno sosterrà un’operazione militare in Siria, se i suoi alleati decideranno di avviarla.

TEMPO DI RICOSTRUIRE

folla

Chiuse le operazioni di voto e di conteggio è il tempo di capire cosa è successo. Il centro sinistra ancora tramortito dalla valanga elettorale deve fare i conti con se stesso. La cosa più sbagliata sarebbe far finta di nulla. Il dimissioni a effetto posticipato di Renzi non hanno contribuito a stemperare le tensioni. Anzi. Sono viste come un modo di restare per guidare la transizione. E la temperatura  interna sale con il leader del Pd che è andato all’attacco chiudendo a ‘intese con gli estremisti’, facendo riferimento sia alla Lega che al Movimento Cinque stelle. E oggi ha ribadito la linea: “Le elezioni sono finite, il Pd ha perso, occorre voltare pagina. Per questo lascio la guida del partito. Non capisco le polemiche interne di queste ore. Ancora litigare? Ancora attaccare me? Nei prossimi anni il Pd dovrà stare all’opposizione degli estremisti” e del M5s. “Per me il Pd deve stare dove l’hanno messo i cittadini: all’opposizione. Se qualcuno del nostro partito la pensa diversamente, lo dica in direzione lunedì prossimo o nei gruppi parlamentari”. Direzione alla quale sembra che il segretario del Pd non prenda parte.

Intanto il segretario del Psi Riccardo Nencini, non nasconde la propria delusione per i risultati ottenuti dalla Lista Insieme: “Abbiamo provato a fermare la slavina con le sole mani. Non ce l’abbiamo fatta. La lista Insieme è stata al di sotto di ogni aspettativa dentro il risultato più negativo di sempre per la sinistra italiana. Ci sono due cose da fare nell’immediato: ricostruire un fronte riformista capace di sostenere la sfida di questi tempi e schierarsi all’opposizione di governi composti da forze politiche con programmi alternativi a quelli del centro-sinistra. Il PSI avvierà nelle prossime ore una riflessione al suo interno per valutare le decisioni da prendere”.

Ma la novità è la probabile discesa in campo di Carlo Calenda, ministro uscente dello Sviluppo economico all’indomani dall’apertura delle ostilità tra i favorevoli a un accordo con M5s e i contrari, capitanati dallo stesso segretario. La decisione di Calenda è stata comunicata via twitter, alle otto e mezza di stamani, quando ha scritto che “non bisogna fare un altro partito ma lavorare per risollevare quello che c’à”. “Domani – ha aggiunto – mi vado ad iscrivere al Pd”. Un annuncio che è stato immediatamente salutato con favore da molti big del partito, alcuni dei quali ieri sera hanno espresso, apertamente o meno, le proprie perplessità per la scelta di non dimettersi immediatamente comunicata da Renzi.

Tra i retweet dell’annuncio di Renzi, spiccano quelli del portavoce Matteo Richetti, del vicesegretario Maurizio Martina, di Anna Finocchiaro, di Luigi Zanda (autore di una nota molto critica ieri nei confronti di Renzi) ma soprattutto del premier Paolo Gentiloni, che tra ieri e oggi ha avuto un giro di conversazioni e scambi di valutazioni con i principali leader politici e di governo europei, a partire da Angela Merkel e Emmanuel Macron.

“La sconfitta alle elezioni politiche di domenica – ha detto Martina – è inequivocabile e impone un’analisi profonda. Gli elettori ci hanno dato un segnale inequivocabile e dopo cinque anni di governo, oggi, tocca ad altri l’onore e l’onore di guidare l’Italia. Bisogna che la nostra discussione sia all’altezza del problema e non degeneri in sterili polemiche inconcludenti”.

A Calenda sono giunte anche le congratulazione telefoniche dello stesso Renzi, che però su Facebook ha ribadito con maggiore forza quanto detto ieri al Nazareno: “Nei prossimi anni – ha scritto – il PD dovrà stare all’opposizione degli estremisti. Cinque Stelle e Destre ci hanno insultato per anni e rappresentano l’opposto dei nostri valori. Sono anti europeisti, anti politici, hanno usato un linguaggio di odio. Ci hanno detto che siamo corrotti, mafiosi, collusi e che abbiamo le mani sporche di sangue per l’immigrazione: non credo che abbiano cambiato idea all’improvviso. Facciano loro il Governo se ci riescono, noi stiamo fuori. Per me – ha aggiunto – il Pd deve stare dove l’hanno messo i cittadini: all’opposizione. Se qualcuno del nostro partito la pensa diversamente, lo dica in direzione lunedì prossimo o nei gruppi parlamentari”.

Sulla impossibilità di fare un governo con i 5 Stelle sgombra il tavolo allontanando ogni anche il ministro Dario Franceschini: “Non ho mai pensato sia possibile fare un governo con M5s e tantomeno con la destra. Sufficientemente chiaro? Non trovo nemmeno traccia nel Pd di qualcuno che abbia in mente di farlo, quindi sono inutili polemiche o velenosi depistaggi mediatici”. “Abbiamo perso le elezioni e quindi l’unica strada giusta e possibile è andare all’opposizione. Nel Pd siamo e saremo tutti d’accordo su questo”. MA poi aggiunge: “Ma dovremo ragionare di errori compiuti e delle strade per rifondare Pd e nostro campo”. Più netto il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino che si dice “disposto a dare una mano”. Poi su Renzi aggiunge: “Sono d’accordo sulle dimissioni di Renzi da segretario avendo io chiesto l’azzeramento dei vertici perché quando si prende una batosta del genere, la più pesante del partito dal dopoguerra, un pezzo di responsabilità ce l’hanno tutti i vertici a cominciare dal sottoscritto”.

Sul fronte delle prospettive per la formazione del governo, l’attenzione è puntata sulle future mosse del Capo dello Stato e sulla reale possibilità di un dialogo tra M5s e il Pd, per ora apertamente osteggiato da Renzi. Beppe Grillo, interpellato sulla questione, ha detto che tutto è in mano al “capo politico” Luigi Di Maio, che stasera festeggerà la vittoria pentastellata nella sua Pomigliano d’Arco, mentre da via Bellerio Matteo Salvini ribadisce la propria indisponibilità a un governo coi grillini. Sul fronte dei delusi, è scettica Emma Bonino sulla possibilità di un governo assieme a M5s, e la presidente Laura Boldrini esprime su Facebook tutta l’amarezza per il risultato di LeU, sul quale sollecita una “discussione approfondita”. Tanto che Pier Luigi Bersani commentando su twitter l’esito del voto si sbilancia: “Facciamo un discorso onesto. In pochi mesi, nemmeno noi di Liberi e Uguali abbiamo trovato la soluzione. Ma almeno abbiamo visto per tempo il problema! Se nel mondo progressista si smette finalmente di negare il problema, una sinistra plurale potrà riprendere il suo cammino”.

Merkel IV. La SPD dice sì alla Grosse Koalition

olaf scolzArriva il ‘sì’ dei socialdemocratici tedeschi che non era affatto scontato, soprattutto dopo i malumori in seno alla base del Partito. Il voto favorevole dell’Spd consente ad Angela Merkel di tornare sulla scena europea con un mandato forte, basato sul programma europeo scritto nel primo capitolo nell’accordo di Grande Coalizione. L’accordo di questa Grande Coalizione è il primo in Germania ad aver riconosciuto al futuro dell’Europa il primo punto del programma di governo.
“È stata fatta chiarezza: la Spd entrerà nel prossimo governo”, con queste parole il presidente a interim del partito socialdemocratico, Olaf Scholz, sgombera ogni dubbio sotto il cielo di Berlino per il rinnovo del Bundestag. Ben il 66%, la maggioranza degli iscritti e votanti al partito socialdemocratico Spd ha votato, per posta, a favore della cosiddetta “GroKo” e dunque per governare per la terza volta insieme ai partiti di centrodestra Cdu e Csu: 363 mila i voti validi su 463.723 tesserati.
L’annuncio è stato dato domenica mattina dalla Willy Brandt Haus, sede berlinese dello storico partito della sinistra tedesca.
Il via libera alla Grosse Koalition da parte della base Spd è, secondo il cancelliere tedesco, Angela Merkel, “una buona base per lavorare insieme”. Una grande fatica, ma finalmente “dopo sei mesi dal voto i cittadini aspirano a un esecutivo che prenda decisioni”. E la Cancelliera ha detto che “molti sono i compiti da affrontare”, sollecitando una formazione “veloce” del governo per “poter iniziare a lavorare”.
Nel nuovo Governo non ci sarà il Presidente Martin Schulz che, sceso in campo un anno fa per l’Spd, prima ha perso le elezioni, poi ha fatto sbandare il partito fra opposizione e governo, uscendo di scena definitivamente. Al nuovo presidente Olaf Scholz dovrebbe andare invece la guida delle Finanze per anni custodite dal falco dell’austerità targato Cdu, Wolfgang Schäuble.

A rischio il vento nuovo del welfare tedesco

shulz merkel

Una volta le conquiste in Europa del welfare e sindacali giungevano dal Regno Unito e dalla Svezia. Erano progettate e realizzate dai laburisti inglesi e dai socialdemocratici scandinavi. Ora invece il vento nuovo dello stato sociale arriva dalla Repubblica federale tedesca: l’Ig Metall (il sindacato dei metalmeccanici) fa da apripista e la cornice politica è quella dell’accordo per un nuovo governo di grande coalizione tra i cristiano democratici (Cdu-Csu) di Angela Merkel e i socialdemocratici di Martin Schulz (Spd).

L’intesa sindacale è clamorosa, epocale, va in controtendenza rispetto al resto del mondo: prevede la riduzione dell’orario di lavoro e anche un aumento del 4,3% delle retribuzioni. Il nuovo contratto collettivo di lavoro dei metalmeccanici è all’insegna della flessibilità. Nelle fabbriche si potrà lavorare 28 ore la settimana invece di 35 per un periodo limitato di tempo (da 6 mesi a 2 anni). Non subirà un taglio del salario chi sceglierà di lavorare 28 ore alla settimana per occuparsi dei figli piccoli o di parenti anziani malati o perché svolge un lavoro usurante. Sempre su base volontaria si potrà anche lavorare di più salendo da 35 a 40 ore la settimana.

Lo storico accordo pilota è stato raggiunto martedì 6 febbraio a Stoccarda, è arrivato dopo tredici ore di trattative e diversi giorni di sciopero. Si applicherà prima a 900 mila metalmeccanici nel Land del Baden-Württemberg (accoglie gli impianti della Porsche e della Daimler), il terzo Stato tedesco per estensione e per popolazione, e poi all’intera Germania dove gli iscritti a Ig Metall sono circa 3,9 milioni.

Certo gli imprenditori tedeschi si possono permettere i costi di questo contratto: gli utili sono alti, l’economia e le esportazioni tedesche corrono, l’occupazione sale, i conti pubblici vanno bene. Berlino ha raccolto i frutti delle riforme strutturali realizzate all’inizio del 2000 da Gerhard Schröder anche a scapito del welfare. Il cancelliere socialdemocratico tedesco, tra le critiche della sinistra del suo partito, attuò delle severe riforme per il lavoro, le pensioni e la sanità. I sacrifici furono duri, ma la vacillante economia tedesca tornò ad essere fortemente competitiva e affrontò bene la sfida delle “tigri” asiatiche e dell’euro. Chi pagò il prezzo dei tagli ai salari e alle prestazioni sociali furono invece Schröder e la Spd: il primo uscì malamente dalla scena politica, i secondi da allora finirono nel tunnel buio delle sconfitte elettorali, mentre è cresciuta l’estrema destra populista.

Però l’economia tedesca è tornata ad essere una potente locomotiva. Sarà una coincidenza, ma il nuovo vento del nord tedesco in favore del welfare e dei lavoratori arriva assieme all’intesa per dare vita a un governo di unità nazionale tra i democristiani e i socialdemocratici. Mercoledì 7 febbraio, dopo una lunghissima maratona di trattative, è stato trovato l’accordo: Angela Merkel è confermata cancelliera, ma la Spd conquista tre ministeri chiave: Esteri, Finanze e Lavoro.

Così dopo 5 lunghi mesi di “vacatio” del governo (le elezioni politiche si sono svolte a settembre) la Germania potrà evitare il pericolo di un nuovo ricorso alle urne. La Merkel è soddisfatta: l’accordo è il presupposto per «un governo stabile». L’impresa è stata complicata: l’intesa con i socialdemocratici sui ministeri «non è stata facile».

Tuttavia sia tra i democristiani tedeschi, principalmente tra quelli più conservatori della Baviera (la Csu), sia soprattutto all’interno della Spd lo scontento è forte. Gran parte dei socialdemocratici attaccano Schulz per aver dato il disco verde a un nuovo governo di grande coalizione dopo aver detto «mai più». Le conseguenze sono state immediate: Schulz ha rinunciato a diventare ministro degli Esteri e alla presidenza del partito. Tuttavia ha confermato la bontà della nuova alleanza con la Merkel: «Con la nuova coalizione ci sarà un cambio di direzione» in Germania e sulla Ue. Traduzione: il futuro governo liquiderà la politica del rigore finanziario per puntare a un programma di investimenti nella Repubblica federale e in Europa in favore dell’occupazione, delle infrastrutture pubbliche, della scuola, della ricerca, delle esigenze sociali.

Comunque non tutti gli ostacoli sono stati superati sulla strada del governo di grande coalizione. La Spd ha indetto un referendum tra gli oltre 460 mila iscritti per sapere se sono favorevoli o contrari a questa scelta. I risultati si dovrebbero conoscere domenica 4 marzo, lo stesso giorno delle elezioni politiche in Italia. L’esito del referendum non è scontato. Nelle elezioni di settembre i socialdemocratici sono stati duramente penalizzati e sono scesi al minimo storico di voti per i risultati giudicati deludenti del precedente esecutivo di “larghe intese”. È a rischio il nuovo vento in favore del welfare, potrebbe subire una “gelata” a Berlino.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Grosse Koalition, arriva il primo Sì, quello della CDU

merkelNel matrimonio di Governo tedesco arriva il primo passo avanti. I cristiano democratici (Cdu) tedeschi oggi hanno approvato l‘accordo di coalizione con i social democratici (Spd), portando la leader dei conservatori Angela Merkel a un passo più vicino al quarto mandato da cancelliere della più grossa economia europea. Un risultato a cui non poco ha contribuito la proposta della Merkel per la sua fedelissima Annegret Kramp-Karrenbauer per l’incarico di segretario generale della Cdu.
Karrenbauer sarà la prima donna ad assumere l’incarico di vice dopo sei uomini, in un Partito il cui Presidente è la Merkel da ben 18 anni. La Karrenbauer, governatrice del piccolo Land del Saarland sarà confermata dal congresso straordinario del 26 febbraio prendendo il posto di Peter Tauber.
Nel frattempo la Merkel porta acsa il suo risultato, sui 975 delegati presenti, soltanto 27 hanno votato contro l’intesa raggiunta con i socialdemocratici. Per un governo di Grosse Koalition è decisivo, adesso, il voto della base dell’Spd, che sta consultando con un voto per posta i suoi 463mila tesserati. Il risultato sarà noto domenica 4 marzo.
Adesso tocca all’Spd che si ritrova con sempre meno consensi e superata nei sondaggi anche dal partito di destra populista e xenofoba Alternative fuer Deutschland.

ASSE CONTRO IL POPULISMO

merkel gentiloniBerlino e Roma si ritrovano insieme a pochi giorni dal 4 marzo, data fatidica per entrambi i Paesi. Da una parte le sorti della Grosse Koalition in mano ai tesserati dell’Spd, dall’altra le elezioni per il Governo italiano e l’inizio della nuova legislatura. L’attuale presidente Gentiloni è in visita dalla Cancelliera Merkel e augura che la GoKo si farà. “Per la verità non ho fatto appelli al voto in un senso o nell’altro. Ho dato una valutazione politica: per il mio Paese l’accordo di coalizione che si è realizzato in Germania è una cosa buona e giusta, che aiuta il progetto europeo e quindi penso che la decisione dei vertici dell’Spd di sottoscriverlo vada in una direzione importante per l’Europa e per l’Italia”, afferma Paolo Gentiloni in conferenza stampa a Berlino con la cancelliera Angela Merkel parlando dell’accordo sulla Grande Coalizione in Germania. Il Presidente del Consiglio però non dimentica di rassicurare i tedeschi della controparte italiana. “Dopo il voto sarà il presidente della Repubblica a indirizzare il Paese” ma “l’Italia avrà un governo e penso che avrà un governo stabile”, dice Paolo Gentiloni sottolineando di non vedere “nessun rischio che l’Italia abbia un governo su posizioni populiste e antieuropee”, e aggiunge: “Credo che l’unico pilastro possibile per una coalizione stabile e pro europea di governo possa essere la coalizione di centrosinistra guidata dal Pd”.
L’ottimismo dell’ex Ministro degli Esteri porta con se alcuni esempi. Tra Italia e Germania “c’è una visione comune che certamente sarà importante per il rilancio dell’Unione europea. I rapporti che abbiamo tra Italia e Germania, con la Francia e con altri Paesi europei – ha sottolineato – oggi sono fondamentali per cogliere l’occasione che l’Europa ha davanti”. “Nel 2016 – ha proseguito – sembrava sgretolarsi il progetto europeo, nel 2017 sono state date risposte ai rischi del populismo, nel 2018 abbiamo il dovere di rispondere a una domanda di Europa che c’è sulle grandi questioni globali” “L’Europa – ha concluso – deve svolgere ruolo più importante. Abbiamo una congiuntura economica favorevole senza precedenti, è un’occasione che dobbiamo cercare di cogliere nei prossimi mesi e nei prossimi anni”.
L’Europa è uno dei temi al centro di questa campagna elettorale, tanto che proprio Lega e M5S stanno battendo gli stessi temi di antieuropeismo. “L’Europa che vogliamo è federale, con un un ministro degli Esteri e un unico ministro delle finanze. Il presidente della Commissione Europea dovrà essere eletto direttamente dai cittadini”. Così il vice ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Riccardo Nencini promotore della Lista “Insieme”, candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra, ha detto a margine di un incontro elettorale. “Per essere competitivi nella globalizzazione servono piattaforme economiche e istituzionali solide e autorevoli. Per questo motivo l’Unione Europea va riformata. L’alternativa offerta da Lega e Grillini – ha concluso Nencini – ci ridurrebbe a colonia”.
Da parte sua la Cancelliera Angela Merkel ha rafforzato l’idea di un’Europa inclusiva, mettendo la centro la’ccoglienza dei migranti e ringraziando l’Italia per il lavoro fatto fino ad ora. “Negli ultimi anni abbiamo avuto una stretta cooperazione fra Italia e Germania, soprattutto per la questione della migrazione. Le attività sulla rotta nel Mediterraneo sono eminenti ed estremamente significative, e voglio ringraziarti di tutto cuore, caro Paolo”, ha detto Merkel a Gentiloni che ribatte: “Non possiamo accettare l’idea che un paese si tiri fuori dalle responsabilità comuni sul tema dei migranti – ha sottolineato il premier -. Ognuno deve fare la sua parte, nessuno può pensare di usare una parte dello schema europeo rifiutando le altre”, e aggiunge: “Grazie al nostro impegno le reti dei trafficanti hanno diminuito la loro capacità di presa, sono diminuiti gli sbarchi, diminuiti i morti in mare e sono aumentati i ritorni volontari assistiti dalla Libia verso i paesi di origine”.
“Quando l’Ue discute del suo bilancio pluriennale i cittadini chiedono di impegnare risorse su questi temi: non mi rassegnerò mai all’idea che si possa separare l’efficienza economica dalla democrazia e dal modello sociale europeo” fatto di “società aperta, impegni per il clima, libero commercio”. Ha ribadito Gentiloni per il quale i populismi si possono battere solo se l’Europa investirà risorse del suo bilancio sul modello sociale europeo e sulla gestione del fenomeno migratorio: così si potranno battere i populisti.

Germania, dopo Spd anche giovani CDU contro GOKO

merkelI giovani si riprendono la politica… in Germania. Le due formazioni storiche SPD e CDU uscite ammaccate dalle ultime elezioni vengono scosse dai giovani dei rispettivi partiti. Dopo i socialdemocratici tedeschi che hanno messo in forse un nuovo governo di Grosse Koalition a guida Merkel, adesso a seminare dubbi e malumori è lo stesso partito della cancelliera.
La Merkel ha l’opportunità di “creare nuovi volti” nella formazione del gabinetto. Da parte sua Jens Spahn, giovane e nuova stella della CDU, nonché vice ministro dell’Economia uscente nella Grosse Koalition di Angela Merkel, in un’intervista rilasciata al quotidiano austriaco “Die Presse am Sonntag” ha detto di vedere il suo partito preparato per il dopo Merkel. Secondo Spahn, infatti, la Cdu ha brave persone ovunque, in particolare il primo ministro sassone Michael Kretschmer, e il leader del partito della Turingia Mike Mohring, oltre al vicepresidente della formazione politica Julia Kloeckner, Paul Ziemiak e Carsten Linnemann. In una conversazione con la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, l’ex primo ministro della Cdu dell’Assia Roland Koch ha anche chiesto alla Merkel che la loro successione fosse regolata. “La leadership del partito, e anche la leader Angela Merkel, devono agli elettori una risposta alla necessità che per la prossima generazione, la responsabilità prenda il sopravvento”, ha dichiarato Koch. Il politico della Cdu pensa che non abbia senso aspettare fino alle prossime elezioni per un cambiamento nella direzione del partito. Critiche da Spahn anche circa la perdita del ministero delle Finanze, che sarà nelle mani dell’Spd, e di quello dell’Interno, che andrà alla Csu. Non sono mancate le polemiche, inoltre, per il fatto che nessun ministro appartiene all’ex Germania dell’Est. Il primo ministro della Sassonia-Anhalt, Reiner Haseloff, ha dichiarato al “Bayerischer Rundfunk”: “La Baviera ha dodici milioni di abitanti e tre ministri. I nuovi stati federali, che sono stati aggiunti nel 1990, hanno 15 milioni di abitanti e non hanno ministri”.
Ma la Merkel non sembra intenzionata a cedere il passo e fa sapere che governerà per l’intera legislatura. La Cencelliera difende l’accordo con la Spd per la formazione di un nuovo governo di larga coalizione in Germania. “Desidero che la Spd dica di si all’accordo – ha detto – durante i negoziati abbiamo gettato le basi perché questo accada, e perché sia la Spd sia l’Unione Europea siano orgogliosi di questo risultato”.
Ma non dimentica di sottolineare durante un’intervista in tv che i Cristiano Democratici abbiano pagato, dice, un prezzo molto alto sull’altare del compromesso. “La Cdu ha pagato un alto prezzo per garantire la stabilità del governo – ha dichiarato Merkel – A valutare la situazione dal punto di vista delle parti in causa, la CSU ha ottenuto grandi vantaggi e quindi posso dire che la sicurezza interna resta una nostra competenza, l’integrazione pure, siamo tornati a far girare l’econmia: costruire, vivere, affittare…si è trattato di una decisione consapevole perché effettivamente praticabile, nonostante sia anche stato in una certa misura doloroso”. “Abbiamo concordato anche le politiche. Non si può lasciar fare a un ministro delle finanze quello che vorrebbe. Abbiamo in programma il pareggio di bilancio. E le politiche europee le faremo insieme”, ha spiegato la cancelliera in un’intervista alla Zdf.

Schulz cede alle pressioni dell’Spd e rinuncia agli Esteri

schulz-620x372Arriva la doccia gelata per la Cancelliera Angela Merkel e la Grosse Koalition, a sorpresa il leader dei socialdemocratici tedeschi, Martin Schulz, rinuncia la Ministero degli Esteri.
“Dichiaro la mia rinuncia all’ingresso nel governo tedesco – scrive Schulz – e spero allo stesso tempo che il dibattito sul personale finisca”. “Ho sempre sottolineato – aggiunge – che saremmo entrati in una coalizione se ci fossero state nel contratto le nostre rivendicazioni di socialdemocratici per un miglioramento nell’istruzione, nell’assistenza, nella previdenza, nel lavoro e nel fisco. Sono orgoglioso di poter dire che questo è accaduto. E quindi per me è ancor più importante che i membri dell’Spd al voto della base si pronuncino a favore di questo contratto, dal momento che loro di questi contenuti sono convinti esattamente quanto me”.
Ieri infatti nella riunione in casa Spd sono piovute ancora critiche sull’attuale segretario, nessuna divergenza sull’accordo con la Cdu ma critica alle ambizioni dell’ex presidente del Parlamento europeo. La base scalpita e chiede un cambio ai vertici, gli stessi che si rendono conto che il Partito continua a perdere pezzi e credibilità agli occhi degli elettori delusi da Schulz che fino a poco tempo prima delle urne aveva sempre ribadito un secco no a un’altra coalizione con la Merkel. Ieri il ministro tedesco degli Esteri, Sigmar Gabriel, si era scagliato contro Schulz, dicendo: “Ciò che resta, è soltanto il dispiacere di vedere a che punto da noi nell’Spd si agisce con poco rispetto gli uni verso gli altri e di vedere che la parola data conta così poco”. Proprio quest’ultimo sarebbe stato escluso dalla lista non ufficiale dei ministri e secondo i sondaggi Gabriel resta uno dei politici più popolari del Paese.
In ogni caso la decisione finale è in mano alla base del Partito che il 4 marzo deciderà se accontentare i vertici del Partito o portare Berlino a nuove elezioni. Quel giorno infatti dovrebbero essere annunciati i pareri definitivi dei circa 460mila iscritti all’Spd, chiamati a pronunciarsi sulla Grosse Koalition.

Spd. Sulla grande coalizione la parola alla base

SPD-coalizione

Una volta raggiunto l’accordo fra i conservatori di Angela Merkel e i socialdemocratici per una nuova Grosse Koalition, in Germania l’ultima parola spetta alla base della Spd. I 463.723 militanti che risultavano iscritti al partito il 6 febbraio potranno votare per dire sì o no all’intesa: si tratta di persone di almeno 14 anni, non necessariamente originarie della Germania.

La consultazione interna si terrà dal 20 febbraio al 2 marzo, il voto sarà espresso via posta e un risultato dovrebbe essere annunciato il 4 marzo. Difficile prevedere l’esito: nonostante la direzione del partito si sia schierata apertamente a favore dell’accordo, e nonostante le concessioni importanti da Merkel alla Spd, si preannuncia un risultato combattuto. A gennaio i circa 640 delegati della Spd, cioè i quadri del partito, avevano già fatto emergere le loro divisioni approvando solo con il 56% l’apertura dei negoziati per un nuovo governo di Grosse Koalition, o ‘GroKo’ come la chiamano i media. Uno schiaffo per il leader Spd Martin Schulz, il quale mercoledì ha annunciato che lascerà la presidenza del partito e mira a ricoprire il ruolo di ministro degli Esteri nel nuovo esecutivo.

Il leader dei giovani Spd contro la Groko
Il leader dei giovani della Spd, Kevin Künhert, è diventato il portabandiera dei socialdemocratici contrari a una riedizione della GroKo. Recentemente ha lanciato una campagna di adesione alla Spd con l’unico obiettivo di attirare dei membri ostili a un’alleanza con la destra, e in poche settimane il partito ha ottenuto circa 25mila nuove iscrizioni.

Se base spd dice sì
Se la base della Spd voterà sì alla nuova Grosse Koalition, Angela Merkel nel mese di marzo dovrà essere eletta cancelliera dal Bundestag per un quarto mandato. In questa eventualità, la sua candidatura verrà presentata formalmente dal presidente Frank-Walter Steinmeier e dovrà ottenere il sostegno della maggioranza assoluta dei parlamentari. A quel punto il capo dello Stato dovrà nominare i ministri su proposta della cancelliera. L’esecutivo, dunque, potrebbe essere in funzione già nella seconda metà di marzo, cioè circa sei mesi dopo le legislative, un record. Il quarto mandato di Merkel dovrebbe terminare, di norma, nell’autunno del 2021.

Se base Spd dice no
Se la base della Spd votasse invece no all’accordo per una nuova Grosse Koalition, la Germania cadrebbe in una situazione politica inedita e difficile: o un governo di minoranza, sempre a guida Merkel, oppure il ritorno alle urne. In questa eventualità gli scenari sono regolati dall’articolo 63 della Costituzione tedesca.

L’articolo 63 della costituzione
La Carta prevede che il capo dello Stato proponga ai deputati un candidato alla cancelleria, che nel caso preciso sarà con ogni probabilità Angela Merkel dal momento che i conservatori sono arrivati in testa alle legislative: se Merkel dovesse fallire nel tentativo di raccogliere una maggioranza assoluta al Bundestag un secondo voto si potrà tenere nei 14 giorni successivi; in caso di nuovo fallimento, in un terzo voto le sarà sufficiente la maggioranza semplice per essere eletta. A quel punto Steinmeier avrà sette giorni di tempo per decidere se nominare Merkel cancelliera per guidare un governo di minoranza. In caso contrario, può sciogliere il Bundestag e indire nuove elezioni.Nei fatti sarebbe Merkel a decidere quali dei due scenari preferisce, cioè se il governo di minoranza o il ritorno alle urne. Ma dal momento che la cancelliera ha detto che non intende governare senza una maggioranza chiara, la dissoluzione del Parlamento sembra l’opzione più probabile in caso in cui la Grosse Koalition dovesse saltare. Nuove elezioni si dovrebbero allora celebrare nei 60 giorni successivi.

Germania: grande coalizione sempre più vicina

merkel-schulzÈ in dirittura d’arrivo l’accordo per il governo di Grosse Koalition (GroKo) in Germania: cristiano-democratici e Spd puntano a chiudere già oggi, al più tardi martedì, i negoziati-maratona per dar vita a un governo dopo oltre quattro mesi di stallo post-elettorale. I conservatori della Cdu/Csu di Angela Merkel e i socialdemocratici sono ottimisti. È l’ultimo scatto: se tutto andrà bene, l’accordo dovrebbe essere presentato domani.

Rimangono ancora alcuni nodi, difficiltà non indifferenti su mercato del lavoro e sanità. Ma il segretario dell’Spd, Martin Schulz, ha annunciato che è stato raggiunto “un accordo molto importante sull’Europa, una cosa determinante che prevede nuovi investimenti, un fondo di investimento per l’eurozona e la fine del ‘dogma del risparmio'”. Due temi cari alla Spd continuano tuttavia a rimanere aperti: la riforma del sistema di assicurazione sanitaria per ridurre le disparità tra gli assicurati pubblici e privati e la rigorosa supervisione dei contratti di lavoro a tempo determinato. Le trattative hanno pero’ trovato anche altri punti fermi: l’intesa a favore di più mezzi contro la disoccupazione giovanile e una fiscalizzazione più equa nei confronti dei giganti tecnologici americani, Amazon, Google, Apple.

Sull’Europa, si tratta di “fare un patto sociale per l’Europa”, ha spiegato ancora Schulz, il Parlamento europeo deve essere rafforzato e deve essere resa possibile un’ampia partecipazione dei cittadini al dibattito sulla riforma. “Abbiamo adesso una vera opportunità, insieme con la Francia, di rendere l’Europa più democratica, più sociale e più capace di agire”. L’ex presidente del Parlamento europeo ha aggiunto che “il Paese può avere un buon futuro solo se in un’Europa unita e forte e che la Spd condivide questa posizione insieme a Cdu e Csu”. L’accordo dovrà poi ottenere il ‘placet’ della maggioranza dei circa 440.000 iscritti socialdemocratici, in un referendum che andrà avanti varie settimane a cavallo tra febbraio o marzo. In realtà l’SPD, che alle urne ha ottenuto una sonora sanzione per gli anni al governo con Merkel, è diviso sull’alleanza: molti rimangono scettici dopo i due precedenti GroKo (2005-2009 e 2013-2017) che hanno portato all’Sps alle sconfitte elettorali, la peggiore registrata a settembre. Nel tentativo di convincere la sua recalcitrante base, Schulz ha previsto una “revisione a metà mandato” dell’accordo con Merkel.

Se l’intesa dovesse invece essere bocciata dall’Spd, la cancelliera dovrà provare a formare un governo di minoranza o accettare nuove elezioni, con il rischio di far volare la destra estrema di Afd. Se si votasse oggi, dice infatti un sondaggio Bild, Cdu-Csu e Spd non avrebbero più la maggioranza.