Cronaca di un fallimento annunciato

Spiace dover sottolineare un altro svarione del governo gialloverde fasciogrillino che è pur sempre il Governo della Nazione.
Nonostante i roboanti annunci sulla Conferenza sulla Libia e sull’assegnazione da parte del nostro maggiore alleati di una presunta “cabina di regia” delle operazioni per una mediazione fra le fazioni in lotta nella vicina ed amica nazione mediterranea essa, prevista a Palermo fra Lunedì e Martedì si trasformerà in un flop politico e diplomatico.
Non solo le annunciate presenze di Trump e Putin non sono alle viste, con buona pace di Conte che pensava di bissare lo storico incontro di Pratica di Mare, non solo hanno annunciato forfait i leader europei più interessati ad una soluzione di pace ovvero Angela Merkel e Macron; ma persino l’attore principale delle questioni libiche non pare affatto intenzionato a mettere piede a Palermo visto il così gran numero di assenze.
Così il Generale Haftar da cui dipende una parte importante del territorio libico, la personalità politica centrale per una possibile soluzione condivisa non intende soddisfare la “mediazione” italiana.
Isolati in Europa, snobbati dai protettori mondiali e ignorati persino dai libici.
Mai Palazzo Chigi è apparso così sprovveduto in materia di politica estera; mai la Farnesina ha incassato così tante umiliazioni in un periodo così breve.
Anche questo è lo specchio deformato del nostro paese, che è assai meglio dei suoi governanti pro-tempore.

Bobo Craxi

Tria e Conte spaventati dallo spread

tria conte

Dopo che lo spread ha superato quota 320 punti, sono arrivate le parole del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervenuto nella trasmissione ‘Porta a Porta’ sull’andamento del differenziale tra Btp e Bund: “Lo spread sopra i 300 punti non è una febbre a 40, ma neanche 37, ma è un livello che non possiamo tenere così troppo a lungo. Uno spread alto pone un problema al sistema bancario. Ci saranno gli stress test il prossimo mese, lì si vedrà situazione e vedremo come intervenire”.

Il titolare del Tesoro sembrerebbe di aver avviato il governo ad un percorso di ragionevolezza. Ma, si potrebbe anche dubitare. La borsa di Milano è la maglia nera in Europa da quando sono arrivate le prime notizie sulla manovra.

Il governo, intanto, tira dritto sulla manovra. Ma Tria ha anche detto: “Per ora non ci sono motivi per cambiarla, perché pensiamo che sia corretta, e non ho nessun piano B. Monitoreremo quello che accade sui mercati, sarà un’analisi razionale della situazione economica nella quale decideremo cosa fare. Al momento non ci sono elementi nuovi. Quanto ai rapporti con l’Europa, è chiaro che c’è un confronto costruttivo, c’è un dialogo con il commissario Ue Pierre Moscovici e con il vice presidente Dombrovskis, ma la lettera di ieri della Commissione Ue per molte parti mi ha lasciato perplesso e un po’ sorpreso per alcune valutazioni superficiali. Forse è stata scritta un po’ in fretta. È la prima volta che la Commissione Ue boccia una manovra da quando esiste questa giunta di regole denominate Fiscal compact. Ma nelle prime due decadi circa dall’introduzione dell’euro le regole sono state molto spesso violate, per primi da Germania e Francia, e non sono neanche state condannate, e poi ci sono state varie procedure di infrazione”.

Insomma, sembrerebbe che il governo stia maturando l’idea di poter cambiare la manovra, ma ha bisogno di ‘salvare la faccia’.

Tria ha così risposto, poi, alla domanda sulle critiche fatte dal portavoce della Presidenza del Consiglio Rocco Casalino sull’operato del Mef: “Non desidero commentare volgarità e minacce contro funzionari dello Stato  specie se questi ricoprono una funzione di garanzia ed indipendenza universalmente riconosciuta e prevista dall’ordinamento”.

Dura la reazione del Movimento 5 Stelle, che in una nota ha sottolineato: “L’audio rubato al Portavoce del Presidente del Consiglio, Rocco Casalino, è un’altra vergognosa pagina di giornalismo. Quelle parole erano dette in privato e tali dovevano rimanere. Non si trattava affatto di minacce ma il Portavoce riportava quella che è la linea del Movimento 5 Stelle, perché tutto il Movimento è convinto che alcuni tecnici del Mef non svolgono il proprio ruolo con indipendenza e professionalità. Ci sorprende che il ministro Tria invece di fare valutazioni di merito e pulizia nel suo Ministero li difenda a prescindere”.

Sull’argomento è intervenuto anche il premier, Giuseppe Conte che ha affermato: “Non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto affermato un mese fa. Già in quell’occasione ho espresso piena fiducia al mio portavoce Rocco Casalino”.

Il vicepremier Luigi Di Maio è intervenuto in merito allo spread affermando:  “Intervenire sullo spread significa monitorare lo stato della situazione, ascoltare gli istituti di credito, vedere le criticità. Sono fiducioso che lo spread nelle prossime settimane inizierà a scendere perché sono le settimane di dialogo con l’Unione europea e saranno definiti i dettagli della legge bilancio e ci sarà quindi consapevolezza sulla manovra”.

Da Mosca, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha detto alla stampa: “Se lo spread si alzasse ancora, e comunque anche se si mantenesse elevato, come ora a questo punto, certo sarebbe chiaramente una problema. Un problema di sistema. Perché paghiamo tanto di interesse. Dobbiamo augurarci che scenda, abbassiamo tutti i toni e facciamo sistema perché ciò avvenga”.

Domani potrebbe presentarsi il conto di Standard & Poor’s, con il rischio di un nuovo declassamento del rating italiano.

Ma il premier Conte ha spiegato: “Se arrivasse il downgrade, lo valuteremo. Io non sono contento se lo spread è alto. Ognuno deve contribuire facendo la propria parte. Io faccio la mia e infatti cosa ho detto fin da subito? Serve un dialogo costruttivo: la nostra manovra è seria, i fondamentali sono solidi, il codice di comunicazione che abbiamo adottato è un codice molto più tranquillo che in passato. E’ vero, c’è stata qualche dialettica verbale ma adesso dobbiamo metterla da parte e lavorare tutti assieme concentrandoci sull’obiettivo. Dobbiamo fare in modo che questo spread si abbassi”.

Matteo Salvini, dopo che la Lega e M5S hanno additato le banche come principali responsabili della crisi attuale, adesso sarebbe favorevole all’ipotesi di ricapitalizzazione delle banche in caso di aumento dello spread fino a quota 400, ventilata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti.

Sulle affermazioni di Giorgetti, Salvini ha detto: “Se qualcuno ne ha bisogno noi ci siamo. Senza fare gli interventi del passato. Se qualche banca o qualche impresa avrà bisogno noi ci siamo”.

Per quanto riguarda lo spread, Matteo Salvini ha aggiunto: “Se segue l’economia reale, scenderà inevitabilmente”.

Così, Matteo Salvini, o ha manifestato tutte le sue lacune sulla conoscenza delle teorie economiche, oppure ha saputo mentire.

Nel giorno del Consiglio direttivo della Bce, il Financial Times ha lanciato un appello alla Bce affinché rinvii la sua manovra di parziale riduzione degli stimoli monetari. Secondo il quotidiano finanziario: “Ci sono buone ragioni per riconsiderare i piani attuali”.

La Bce, invece, ha in programma di portare avanti fino a dicembre gli acquisti netti di titoli pubblici e privati dell’area euro, per poi interrompere questo canale e proseguire unicamente con il rinnovo dei titoli già accumulati che giungeranno a scadenza.

Ma, secondo il Financial Times vi sarebbe un crescente numero di fattori che metterebbero a repentaglio il quadro di miglioramento dell’economia in base al quale la Bce aveva deciso questo percorso. La crescita dell’area euro più debole, le tensioni internazionali sul commercio e le tensioni di mercato sull’Italia sarebbero i fattori di preoccupazione. La politica monetaria non va decisa a beneficio di un singolo Paese, ha chiarito il quotidiano londinese, ma le prospettive di risalita dell’inflazione sono meno solide. Pertanto, ha invitato la Bce a riflettere seriamente su un rinvio della rimozione degli stimoli.

La Banca centrale europea non si è smentita ed ha mantenuto la rotta tracciata sulla politica monetaria. Come ampiamente previsto ha confermato tutti i livelli dei tassi di interesse: zero sulle operazioni di rifinanziamento principali, 0,25 per cento sulle operazioni di rifinanziamento marginali e meno 0,40 per cento sui depositi presso la stessa banca centrale. L’istituzione ha anche confermato l’orientamento a mantenere i tassi ai livelli attuali almeno fino all’estate del 2019 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare lo stabile ritorno dell’inflazione ai livelli auspicati: inferiore ma vicina al 2 per cento sul medio periodo (circa 18-24 mesi).

Infine, in una nota, la Bce ha anche confermato “l’orientamento a concludere gli acquisti netti di titoli pubblici e privati dell’area euro, che proseguono ridotto al ritmo di 15 miliardi di euro al mese, dopo dicembre, se i dati più recenti confermeranno le prospettive di inflazione a medio termine”.

Questo aspetto è più controverso dato che il percorso di parziale riduzione del livello di stimolo è stato deciso nell’ottica di una economia in ripresa che favorisce la normalizzazione dell’inflazione. Da alcuni mesi, invece, stanno aumentando i segnali di indebolimento nell’area euro.

Nella consueta conferenza stampa esplicativa, il presidente Mario Draghi, al termine del Consiglio direttivo, ha affermato: “In un contesto di crescita economica diffusa sono necessarie politiche di bilancio in grado di ripristinare margini, e questo risulta particolarmente importante nei Paesi dove il debito pubblico è alto e dove il pieno rispetto delle regole Ue è cruciale per salvaguardare la fiducia”.

Il messaggio di Draghi è rivolto anche all’Italia, ribadendo quanto già affermato in precedenti interviste.

Sulla questione italiana, in ambito europeo, ci sarebbe qualche novità. La portavoce della Commissione, Mina Andreeva, a Bruxelles, oggi, ha riferito: “Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha avuto ieri un colloquio telefonico con la cancelliera tedesca Angela Merkel sui temi di attualità europei, e in particolare sulla manovra finanziaria italiana e sui negoziati per la Brexit”.

La portavoce non ha aggiunto nulla sul contenuto del colloquio riguardante la manovra italiana, limitandosi a ricordare che ieri il governo tedesco aveva preso posizione in merito alla questione.

Il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, aveva in effetti espresso il sostegno di Berlino alla posizione della Commissione, che ha respinto martedì il documento programmatico di bilancio italiano chiedendo di ripresentarne una versione rivista entro tre settimane, ma lasciando le porte aperte al dialogo con Roma.

Siebert, durante una conferenza stampa, ha detto: “La Commissione ha sottolineato, e noi l’appoggiamo fortemente in questo, che quello in corso (col governo italiano sulla manovra) è un processo cooperativo, e che si aspetta un dialogo costruttivo con l’Italia, e noi salutiamo con molto favore questo dialogo cooperativo e costruttivo”.

L’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in una sua intervista, ha affermato: “Il Governo ha ottenuto quello che cercava: lo scontro con la Commissione Europea sulla Legge di Bilancio. Si sta costruendo il leit motif che ci accompagnerà alle elezioni europee. Il Governo è per il popolo, ma è ostacolato dalla burocrazia europea. Come si evolverà la linea del Governo nelle prossime settimane? Un ripensamento sulla dimensione e sui contenuti della manovra? I due vice premier hanno escluso che si cambi di un solo euro. Il ministro dell’Economia ha anticipato che se si sforassero gli obiettivi interverrebbero tagli di spesa. La crescita sarebbe frenata ulteriormente. Gli obiettivi di deficit e debito si allontanerebbero. Ma cosa farà il governo se i mercati voteranno contro il Paese con più decisione? Una stretta fiscale? Ma questo sarebbe inaccettabile per i partiti di governo. Si dice che se lo spread si avvicinasse a quota 400 ci sarebbe una risposta adeguata. Quale? Operazioni straordinarie sul debito? Il sottosegretario Giorgietti ha detto che se continua così bisognerà ricapitalizzare le banche. Quanti soldi ci vorrebbero? Dove andrebbe a finire il rapporto debito-pil? Come potremmo far fronte al panico e al contagio? Gli scenari peggiori sono facilmente immaginabili. Quanto ne sono coscienti i registi della teoria dello scontro frontale?”.

Le domande che ha posto Pier Carlo Padoan sono quelle di un economista serio e responsabile.

Tuttavia, il governo Conte potrebbe aver trovato il cavaliere bianco che salverà l’Italia. Avrà il volto di Vladimir Putin? Presto per dirlo ma ieri, a seguito del bilaterale con il premier Giuseppe Conte a Mosca, dal presidente russo è arrivata un’apertura importante ed ‘Il Sole 24 Ore’, oggi, ha aperto con l’articolo: “Putin: pronti a comperare i BTP”.

Ma, alla domanda postagli nella conferenza stampa successiva all’incontro con il presidente del Consiglio, Putin ha chiarito di non voler intromettersi nel dialogo sulla legge di bilancio in corso tra il governo M5S-Lega e Bruxelles, ma ha aggiunto: “Non ci sono remore di carattere politico sull’acquisto di titoli di Stato italiani dal fondo sovrano russo”.

Naturalmente, da parte sua, Conte ha precisato: “Non sono venuto qui per chiedere a Putin di comprare titoli italiani tramite il fondo sovrano. I fondamenti dell’economia italiana sono solidi, ci viene riconosciuto all’estero, meno in patria. Faccio una battuta: se poi all’esito di valutazioni tecniche il fondo sovrano e la banca centrale lo faranno sarà perchè come io credo, è conveniente, farebbero un buon affare ad investire in Italia”.

E’ chiara, dunque, la sfida lanciata ai mercati ed all’Unione europea dal governo Conte forte dell’appoggio della Russia che sicuramente acquisterà i titoli del debito pubblico italiano. Dunque, il sospetto già manifestato da questo giornale sarebbe sempre più plausibile: il governo Conte è strumento della Russia nel tentativo di distruggere l’Unione europea.

Salvatore Rondello

SENZA PRECEDENTI

commissione europa

Arrivata la lettera dall’Europa e chiaramente non ci sono sorprese al riguardo, nessuno da Bruxelles poteva accettare condizioni simili. La lettera con la richiesta di chiarimenti sul documento programmatico di bilancio italiano verrà pubblicata oggi, nel giorno in cui il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici è in missione a Roma per incontrare il ministro del Tesoro Giovanni Tria, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e in serata il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. 
“Le dimensioni della deviazione sono senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità”. Lo scrivono Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis nella lettera che il commissario francese ha consegnato oggi al ministro Giovanni Tria durante la sua visita a Roma e resa nota a mercati chiusi. Il documento di due pagine quantifica “un gap pari all’1,5% del Pil” che al cambio fanno circa 25 miliardi di euro. E dunque questa “evidente e significativa deviazione dalle raccomandazioni adottate dal Consiglio è fonte di gravi preoccupazioni”. Sottolinea inoltre “un non rispetto particolarmente serio con gli obblighi del Patto” e chiede al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre. 
L’Italia appare sempre più isolata, arriva per Roma anche un duro attacco del cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, presidente di turno dell’Unione Europea: “Non abbiamo comprensione per la proposta di bilancio che l’Italia ha inviato a Bruxelles, non pagheremo certamente le promesse elettorali e populiste degli altri. Ci aspettiamo quindi – ha aggiunto Kurz in un tweet – che il governo italiano rispetti le norme vigenti, i criteri di Maastricht valgono per tutti”.


Il premier Giuseppe Conte, arrivando al Palazzo Justus Lipsius di Bruxelles per il vertice europeo, ha così risposto alle domande sulla manovra nell’ipotesi di bocciatura: “Confido in un dialogo costruttivo, sicuramente avremo delle osservazioni e ci confronteremo con esse. Porterò il messaggio di una manovra che abbiamo studiato molto bene, è una manovra per invertire la tendenza, noi vogliamo crescere”.

Prima dell’incontro bilaterale con la Cancelliera Angela Merkel, alla domanda dei giornalisti se c’è un margine per cambiare la manovra, ha detto: “Noi l’abbiamo studiata molto bene, quindi direi che non c’è”.

Per quanto riguarda la Brexit, il tema in agenda per l’incontro di oggi, Conte ha affermato: “Sicuramente disponibili a mantenere una finestra aperta per la chiusura del negoziato che ci auguriamo di poterlo chiudere, ma mi sembra un po’ complicato”.

Sulla manovra del governo, senza alcun dubbio, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato: “Siamo convinti di quello che abbiamo fatto. Più passa il tempo, più mi convinco che la manovra è molto bella”.

A proposito dell’accoglienza critica che ha avuto il documento programmatico di bilancio in seno all’esecutivo Ue, Conte ha detto: “Mi rendo perfettamente conto che non è questa la manovra che si aspettavano alla Commissione Europea: è comprensibile che ci siano queste prime reazioni. Mi aspetto delle osservazioni critiche: valuteremo e inizieremo a sederci ai tavoli. Da oggi il commissario Pierre Moscovici dovrebbe essere a Roma a parlare con il ministro Giovanni Tria. Noi ovviamente risponderemo alle osservazioni critiche”.

Il decreto legge in materia fiscale, ha prodotto profonde divisioni nello stesso governo presieduto da Giuseppe Conte. Secondo quanto affermato dal vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, il testo sarebbe stato ‘manipolato’ da qualche ‘manina’. Anche su questo il premier Conte rassicura: “Venerdì sarò a Roma: lo controllerò come si fa sempre, articolo per articolo. Verrà mandato al Quirinale un testo conforme alla volontà deliberata nel corso del Consiglio dei ministri. Tra Lega e M5S non c’è nessuna frattura. Controlleremo il testo dell’articolo e sarà inviato”.

Massimo Garavaglia, viceministro dell’Economia, parlando con i cronisti in Transatlantico, ha detto: “Il contenuto del decreto fiscale lo conoscevano tutti”. Smentendo di essere lui la ‘manina’ denunciata dal vicepremier Di Maio, ha risposto: “Non so nulla, che è successo? Ho visto ai Tg che c’è stata un po’ di confusione: raccontatemi. Siamo a corto di notizie”,

Il presidente della Camera, Roberto Fico, in proposito alle presunte manomissioni nel decreto fiscale, ha detto: “Al di là di cosa sia successo, su cui il Consiglio dei ministri vedrà nella sua interlocuzione, io sono fermamente contrario a che ci sia questo articolo”. Così si è dichiarato contrario allo scudo fiscale senza rispondere sulla ‘pace fiscale’.

Intanto, lo spread tra Btp e Bund si è ampliato ancora arrivando a toccare i 315 punti base per poi assestarsi in area 313. Il rendimento del 10 anni italiano è salito fino al 3,61% per riportarsi al 3,59% secondo i dati riportati da Bloomberg. Oggi lo spread ha superato quota 320.

Il giornale ‘Der Spiegel’ ha corretto l’articolo su cui ieri si sono immediatamente innescate nuove polemiche tra il governo italiano e la Commissione europea, e la fonte ufficiale da cui aveva ricavato le informazioni riportate: l’eurocommissario al bilancio Guenter Oettinger ha ringraziato. Ieri il settimanale tedesco aveva riferito che oggi o domani l’esecutivo comunitario avrebbe recapitato all’Italia una lettera del commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici (che oggi e domani è a Roma per una serie di incontri) con cui avrebbe rigettato il piano di Bilancio notificato nei giorni scorsi dal ‘Bel Paese’.

Il tutto era stato attribuito alle rivelazioni di Oettinger. Poco dopo, tuttavia, questa lettura dei fatti era stata smentita dallo stesso eurocommissario, che aveva precisato che le sue erano valutazioni personali e che la commissione non aveva ancora deciso nulla.

Ora lo Spiegel riporta che l’Ue dovrebbe inviare una lettera all’Italia entro due settimane e che sulla base delle cifre attuali, secondo Oettinger la manovra verrebbe bocciata. Ma appunto, intanto, si negozierà e proprio per questo mentre Moscocivi è a Roma il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte sta incontrando diversi leader a Bruxelles, al vertice europeo.

Lo Spiegel ha scritto: “Una precedente versione di questo articolo aveva erroneamente riportato che la Commissione europea aveva già bocciato il piano di bilancio dell’Italia. La Commissione ha affermato di non aver ancora preso una decisione definitiva se respingere o meno il piano. Non verrà inviata domani una lettera di bocciatura, come inizialmente riferito, ed è attesa unicamente dopo che si saranno concluse le discussioni tra Moscovici e il governo italiano”.

“Grazie! Ho molto apprezzato”, ha affermato Oettinbger rispondendo al giornale tedesco. Si tratta dello stesso eurocommissario che nelle passate settimane aveva creato un caso con dichiarazioni, anche allora poi corrette, in cui inizialmente era stato riportato che aveva detto che i mercati avrebbero insegnato agli italiani come votare.

Il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, consegnerà, oggi a Roma, direttamente al ministro dell’Economia Giovanni Tria una lettera con richieste di chiarimenti dell’esecutivo comunitario, sul piano di Bilancio notificato dall’Italia. A seguito del faccia a faccia al ministero di Via XX Settembre, è prevista una conferenza stampa congiunta Tria-Moscovici alle 18 e 30.

Ma a criticare la manovra del governo c’è anche la Confindustria. Il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, nel corso del suo intervento all’assemblea generale dell’associazione, ha dichiarato: “Il governo del cambiamento non ha prodotto una manovra di vero cambiamento: tutti comprendiamo che il dividendo che si ricerca è quello elettorale, non quello della crescita. No, quindi, alle promesse elettorali scassa bilancio e di scarso impatto su crescita e lavoro. Abbiamo già pagato un prezzo elevato alle modalità con cui il governo è giunto ad aggiornare il Def, per poi modificarlo, senza per questo convincere mercati ed Europa. Il punto di fondo non era e non è l’innalzamento del deficit 2019 al 2,4% del Pil. Se il maggior deficit fosse dovuto a un drastico innalzamento degli investimenti e degli stimoli alla crescita assumerebbe tutt’altro significato agli occhi di Europa, mercati e agenzie di rating e soprattutto al mondo delle imprese. Se invece il maggior deficit si persegue per continuare sulla vecchia strada di miliardi aggiuntivi alla spesa corrente, come a tutti gli effetti avviene destinandoli a reddito di cittadinanza e prepensionamenti, ecco che allora le stime di maggior crescita del Pil del governo non risultano credibili e il debito pubblico continuerà a salire. Non saranno 5 miliardi soli di investimenti pubblici in più a far salire il Pil dallo 0,9% potenziale a cui anche il governo lo stima, al +1,5% programmatico indicato dal governo stesso”.

All’orizzonte si profila una nuova crisi. Ci sono già dei segnali significativi: il crollo della produzione automobilistica a settembre, il calo dell’export e le misure protezionistiche.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato all’Assemblea di Assolombarda a Milano, ha scritto: “Per affrontare le sfide che ha di fronte l’Italia occorre uno sforzo condiviso e una capacità di dialogo costruttivo da parte della politica, delle imprese, delle associazioni di categoria e della società civile. Il rallentamento del ciclo del commercio internazionale e i segnali di ulteriori tensioni e misure protezionistiche rischiano di pesare sulla fiducia. E’ indispensabile uno sforzo condiviso per dimostrare la capacità del nostro Paese di affrontare le sfide. Servono un dialogo costruttivo e un alto senso di responsabilità da parte della politica, delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni e della società civile, per scelte consapevoli, con una visione di lungo termine, nell’interesse collettivo. Confido nell’apporto che gli imprenditori sapranno dare con determinazione e impegno al progresso della nostra comunità”.

Il Presidente della Repubblica, ricordando al Teatro Era di Pontedera la figura del predecessore Giovanni Gronchi, difendendo la validità dell’Unione europea, ha detto: “Non va dimenticato che la sua presidenza ha accompagnato la scelta della nascita e dell’avvio dell’integrazione europea. Di quella che oggi si chiama Unione Europea e che, pur con lacune e contraddizioni, ha assicurato un patrimonio inestimabile di pace e di benessere. Insomma, una ‘coscienza internazionale nuova’. Sono i prodromi anche di quel ‘nuovo atlantismo’, attribuito al presidente Gronchi, che sostanzialmente prendeva atto del gigantesco passo in avanti rappresentato dall’abbandono di alleanze puramente militari di reciproco sostegno in caso di aggressione da parte di paesi terzi, per giungere ad alleanze politico-difensive come lo stesso Trattato dell’Atlantico del Nord, in una logica di integrazione”.

Le parole del Presidente Sergio Mattarella, sono di grande importanza, in questo particolare momento storico in cui gli atteggiamenti e le espressioni dell’attuale governo rischiano di portare l’Italia verso un isolamento.

Domani, dopo il Consiglio Ue, ci sarà l’Eurosummit.

Salvatore Rondello

Terremoto politico in Baviera. La Spd dimezza i voti

angela-merkel

Le urne bavaresi hanno confermato il pronosticato terremoto politico in Baviera, dove i cristiano-sociali di Horst Seehofer hanno perso la maggioranza assoluta, crollando al 37,3%. Sfondano i Verdi, che diventano la seconda forza del Land, mentre è drammatico il tonfo dei socialdemocratici, spodestati proprio dagli ecologisti. Anche nel sud della Germania infine avanza l’ultradestra, con l’ingresso nel parlamento regionale di Alternative fuer Deutschland, che conquista sì le due cifre ma non i risultati clamorosi che sperava. Le onde di questo terremoto politico locale si potrebbero propagare anche a Berlino dove si temono effetti sulla politica federale. Per valutare la tenuta della Grosse Koalition occorrerà comunque aspettare le amministrative in Assia, il 28 ottobre, fra due domeniche.

Persi sul terreno oltre 10 punti rispetto al 2013 (quando il partito cristiano sociale svettava al 47,7% governando da solo), ma è rimasto il primo partito della Baviera. Markus Soeder, candidato presidente della Csu, ha quindi rivendicato il diritto a formare il nuovo governo affermando: “Non è una giornata facile e abbiamo avuto un risultato doloroso. Ma una cosa è chiara: non solo siamo il partito più forte, ma abbiamo anche un chiaro mandato a governare”.

Soeder ha anche annunciato di ‘voler parlare con tutti i partiti, ma non con l’Afd’. Stando ai risultati elettorali, la Csu potrebbe formare un esecutivo con i Verdi, che hanno trionfato col 17,8% (+9,2 rispetto al 2013), ma forse anche con i Freie Waehler, politicamente più affini e fra i vincitori della serata con l’11,6% (+2,6).

È stato duramente ridimensionata  dalle urne anche la Spd che assieme alla Cdu di Angela Merkel forma la Grande Coalizione, il governo federale che regge il Paese. La Spd ha visto il suo consenso dimezzato rispetto a cinque anni fa (con il 9,7% dei voti). Così al secondo posto, dopo la Csu si sono piazzati i Verdi, protagonisti di una rimonta di quasi dieci punti percentuali.

Il prossimo parlamento bavarese sarà quindi composto da 205 seggi, ripartiti come segue, in base ai risultati elettorali: Csu 85 seggi, Verdi 38, Freie Waehler 27, Spd 22, Afd 22, Fdp 11. L’affluenza alle urne è stata del 72,5% degli aventi diritto, contro il 63,6 di cinque anni fa. Erano chiamati alle urne oltre 9,4 milioni di elettori.

Il segretario generale della Csu, Markus Blume, ha detto: “Giornata amara. Risultato che accettiamo con umiltà e dal quale dovremo trarre lezioni”.

Markus Soeder, candidato di spicco del partito alle elezioni, ha detto. “L’elettorato, tuttavia, ci ha affidato il chiaro compito di formare un governo… accettiamo questo compito”. Il leader del partito e ministro dell’Interno federale, Seehofer si è pronunciato in favore di una coalizione con i Liberi Elettori (Freie Waehler) senza escludere la volontà di parlare con tutte le forze democratiche, ad eccezione di Afd. L’estrema destra Afd è entrata per la prima volta nel parlamento regionale bavarese, con il 10,2% e lo stesso numero di seggi dell’Spd. Ha ottenuto l’11,6% delle preferenze la lista civica Freie Waehler, considerata potenziale futura alleata della Csu in una coalizione, così come potrebbero esserlo i Liberali della Fdp, che con il 5,1% delle preferenze hanno superano di poco la soglia di sbarramento e sono tornati a sedere nel parlamento bavarese. Come anticipato dai sondaggi della vigilia, Die Linke, con il 3,5% delle preferenze, al di sotto dello sbarramento, non è entrata in parlamento .

Salvatore Rondello

Un Fondo Monetario per il futuro dell’Europa

lagarde draghiL’integrazione politica dell’Europa è pensata dagli europeisti come un evento positivo di per sé, o una possibile alternativa alla marginalizzazione degli Stati ai quali gli europeisti appartengono, perché convinti che solo la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa possa evitare la disaggregazione del Vecchio Continente.
Dopo l’interruzione che il processo d’integrazione ha accusato con la crisi del 2007/2008 e il diffondersi di movimenti antieuropei, nati come reazione agli esiti negativi della crisi, la proposta di istituire un Fondo Monetario Europeo è stata considerata positivamente dalla Commissione Europea, perché ritenuta strumentale rispetto al processo interrotto, che può essere rilanciato attraverso il preventivo approfondimento dell’integrazione dell’area euro con l’istituzione di un ministero dell’economia e delle finanza e la trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM – acronimo dell’espressione inglese European Stability Maechanism) in un Fondo Monetario.
La creazione del “Fondo” è oggetto di attenzione da parte degli analisti dei problemi europei, non solo perché essa è uno dei punti dell’accordo tra i partiti che daranno luogo al nuovo governo in Germania, ma anche perché la proposta di istituire il “Fondo” è stata avanzata inizialmente dal Presidente francese Emmanuel Macron, che sin dal suo insediamento all’Eliseo ha manifestato la ferma intenzione di rilanciare il processo di integrazione, con un impegno non riscontrabile in molti dei suoi predecessori politici francesi.
La proposta, fatta propria dalla Commissione, è valutata dagli analisti secondo due differenti prospettive: per alcuni di essi, la proposta di Macron dovrebbe essere realizzata in funzione della costruzione di un’Europa “protettiva”, contraddistinta da una maggiore solidarietà; secondo altri, per la Germania (o almeno per una parte consistente della classe politica tedesca) la proposta dovrebbe essere lo strumento per il potenziamento del controllo dei bilanci degli Stati membri, al fine di rendere più efficaci le regole fiscali dell’Eurozona e di favorire l’aumento della competitività europea.
Le differenti visioni che i due principali Paesi dell’Unione Europea hanno della costituzione del “Fondo” dimostrerebbe, a parere dell’analista Hans Kundnani (“L’Unione Europea è la brutta copia del Fondo Monetario”, Limes n. 1/2018), che una maggiore integrazione, realizzata attraverso l’adozione di un Fondo Monetario, potrebbe risultare non “automaticamente giovevole” per tutti i Paesi membri dell’Eurozona. “La trasformazione dell’ESM in un Fondo Monetario Europeo – afferma Kundnani – potrebbe inserirsi nel filone dell’allarmante mutazione dell’UE innescata dalla crisi dell’euro. Benché da allora l’integrazione sia proseguita – gli Stati membri hanno di fatto ceduto quote di sovranità in modi prima impensabili – vi è ragione di credere che questa fase del progetto comunitario sia qualitativamente differente da quelle che l’hanno preceduta. Non è da escludere che, sullo slancio dello slogan ‘più Europa’, emerga una UE profondamente dissimile dal progetto idealizzato nell’immaginario europeista”. I timori di Kundnani non sono del tutto infondati.
La Germania è sicuramente aperta all’idea di istituire, per l’Europa, un Fondo Monetario; lo dimostra il fatto che di esso viene fatta menzione, come si è detto, nell’accordo di programma della “grande coalizione” destinata ad esprimere il governo tedesco per i prossimi anni; sulla sua costituzione, però, pesa il pensiero dell’ex ministro delle finanze Wolfgang Schäuble. Questi, pur escluso dal nuovo governo, prima di lasciare l’incarico, non ha mancato di indicare quali dovrebbero essere i compiti dell’”Fondo”, se mai sarà istituito. In un documento non ufficiale, Schäuble ha auspicato che il fine del “Fondo” sia quello di prefigurare il rischio di default per quei Paesi che dovessero mancare di mantenere i loro conti pubblici in regole.
A tal fine, la Germania, secondo Schäuble, dovrebbe proporre, all’interno del “Fondo”, l’istituzione di «un meccanismo di ristrutturazione dei debiti” dotato delle forza necessaria a garantire in caso di necessità una plausibile condivisione degli oneri fra il “Fondo” e gli Stati i cui conti pubblici accusassero un deficit. In altri termini, mentre l’obiettivo esplicito per la Germania dovrebbe essere quello di introdurre una disciplina idonea a motivare gli Stati a ridurre i loro debiti, quello implicito delle raccomandazioni di Schäuble, invece, sembra essere, secondo Kundnani, non tanto la realizzazione di un’”Europe qui protège”, secondo la proposta di Macron, quanto quello di ridurre l’esposizione tedesca a futuri salvataggi simili a quelli effettuati nei confronti di Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro.
Al riguardo, non va dimenticato che Schauble, nelle sue esternazioni contrarie all’adozione di una politica europea di solidarietà nei confronti degli Stati maggiormente in crisi, ha sempre riflesso un atteggiamento critico largamente condiviso dall’opinione pubblica tedesca. Basti ricordare – come fa Kundnani – che alla vigilia del summit straordinario tenuto a Bruxelles nel 2015 per discutere della crisi greca, l’inflessibile Schäuble proponeva, nel caso la Grecia avesse rifiutato di accettare le condizioni dei creditori, “di trasferire 50 miliardi di beni pubblici patrimoniali greci in un fondo fiduciario in Lussemburgo, per poi privatizzarli. E di espellere ‘temporaneamente’ la Grecia dall’Eurozona”.
Un’altra esternazione di Schäuble, sulle finalità che il Fondo Europeo dovrebbe avere, non è meno intransigente di quella manifestata nel documento non ufficiale, fatto circolare prima di abbandonare l’incarico di ministro delle finanze; a suo parere, al “Fondo”, dotato del potere di regolari ispezioni e raccomandazioni, dovrebbe essere trasferita la vigilanza sui bilanci degli Stati; inoltre, all’interno dei suoi organi collegiali di gestione, il diritto di voto dovrebbe essere proporzionale al reddito dei singoli Stati, e solo chi ha più del 20% delle quote dovrebbe avere diritto di veto: in sostanza, secondo Schäuble, solo Berlino e Parigi.
Se ciò avvenisse, nell’area euro sarebbero definitivamente stabilite differenze fra livelli diversi di sovranità politica dei Paesi in base al censo, consentendo solo ai governi economicamente più influenti di usare il loro potere per far fare agli altri ciò che trovano più conveniente per sé.
Qualora la ripresa del processo di integrazione politica dell’Europa avvenisse sull’onda della crisi dell’euro e secondo le raccomandazioni di Schäuble, si avrebbe ragione di pensare che l’Unione Europea sia destinata a divenire – afferma Kundnani – “più coercitiva, oltre che più tedesca”; se ciò accadesse, nella ripresa del processo di integrazione diverrebbe centrale l’impiego della condizionalità esterna.
Il “principio di condizionalità”, collegato ai programmi di accesso alle risorse del Fondo Monetario Internazionale allo scopo di garantirne un uso adeguato, a partire dal 2002 è entrato a far parte delle linnee guida del governo dell’Eurozona; esso è stato accolto, in tempi precedenti la Grande Recessione, ad integrazione della procedura di indirizzo e verifica delle “performances” degli Stati richiedenti solidarietà e sostegno finanziario alle istituzioni comunitarie.
Il principio è stato applicato, dapprima, alla concessione degli aiuti alla Grecia nel 2010, e successivamente, soprattutto dopo l’adozione del Meccanismo Europeo di Stabilità, nella forma di “stretta condizionalità” nell’esercizio delle procedure di controllo seguite dall’Unione sulle politiche economiche degli Stati membri dell’Eurozona. L’intromissione nella sovranità statale, conseguente ai controlli comunitari e fondati sulla stretta condizionalità è stata tradizionalmente giustificata, sostenendo che ad essa si ricorreva per proteggere e garantire l’interesse “comune” alla stabilità nella zona euro.
Le limitazioni ai poteri sovrani degli Stati, seguite alla rigida applicazione del principio della stretta condizionalità, sono state poste in essere, però, in assenza di qualsiasi condizione di reciprocità, sulla quale è fondata l’appartenenza degli Stati membri all’Unione, e quindi all’Eurozona. Ciò ha spinto molti di essi a lamentare il fatto che le procedure condizionali implichino una cessione di sovranità statale, non solo perché avviene in assenza di reciprocità tra gli Stati, ma anche perché effettuata nell’ambito di un rapporto bilaterale tra gli Stati in condizioni di necessità e quelli chiamati a rispondere alla richiesta di aiuto; rapporto, nel quale la garanzia è costituita, non da uno specifico asset patrimoniale, bensì da un trasferimento di poteri sovrani dei Paesi richiedenti aiuto a soggetti istituzionali non legittimati ad esercitarli, com’è accaduto, è il caso di ricordarlo, in occasione della lettera Trichet-Draghi al governo italiano ai tempi della presidenza Monti.
La costituzione di un Fondo Monetario Europeo, a somiglianza del Fondo Monetario Internazionale, renderebbe particolarmente preoccupante l’estensione della condizionalità esterna per le sorti dei Paesi della cosiddetta “periferia”, costituita da quelli economicamente più deboli; il rischio infatti è che l’Europa diventi il veicolo di “trasmissione e imposizione” della volontà della Germania e degli altri Paesi enucleati intorno ad essa; o, più specificamente, che l’Eurozona, coincidente con il cosiddetto “nucleo”, emerso a partire dalla crisi dell’euro, si identifichi nel gruppo degli Stati non disposti a spingersi oltre nel processo di integrazione sin qui raggiunto, nella prospettiva di una “nuova Europa”, il cui principio legittimante non sia più quello della solidarietà, ma quello della competitività.
Quale che sia la composizione del governo espresso dalla “Große Koalition”, è indubbio che il Paese che più incarna la trasfigurazione dell’Europa sognata dai “padri fondatori” sia la Germania. Angela Merkel, destinata a presiedere il nuovo governo di coalizione, ha negli ultimi tempi sempre vagheggiato – afferma Kundnani – un’Europa competitiva”; un’Europa, cioè, “capace di competere economicamente, e pure geopoliticamente, con altre regioni del globo”, anche a costo di “sacrificare quello stesso modello che l’Unione una volta rappresentava”.
Conclusivamente, la proposta di rilanciare il progetto di integrazione dell’Europa, con la costituzione di un Fondo Monetario Europeo simile al Fondo Monetario Internazionale, se si considera quanto è accaduto a seguito della crisi dell’euro, è inevitabile che, più che un’”Europe qui protège”, si prospetti, per i Paesi economicamente più deboli, un’”Europe qui surveille et punit”, come vuole la logica esclusiva e neoliberista di Wolfgang Schäuble.

Usa-Ue, arriva la tregua nella guerra sui dazi

trump juncker

Finalmente una tregua tra Donald Trump e l’Europa dopo che ad Helsinki, nell’incontro con Putin, il presidente Usa aveva detto che ‘il nemico è l’Europa’. Jean Claude Juncker è andato alla Casa Bianca nella speranza di disinnescare le tensioni commerciali con gli Usa che rischiano di incrinare in maniera irreversibile le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. Il presidente della Commissione Ue è riuscito a strappare un accordo.

Dopo l’incontro, Donald Trump ha detto:    “Oggi è un grande giorno, abbiamo lanciato una nuova fase nei rapporti tra Usa ed Europa.    L’obiettivo è quello di zero tariffe, zero barriere commerciali non tariffarie e zero sussidi sui beni industriali che non siano auto”.

Visibilmente soddisfatto anche Juncker, che è riuscito lì dove non erano riusciti Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Juncker ha affermato: “Ero venuto qui per trovare un’intesa e l’abbiamo trovata”.

Dalla Germania sono arrivati commenti positivi all’accordo di tregua, stipulato ieri dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker con il presidente Usa Donald Trump, sulle dispute commerciali. Un’intesa costruttiva, secondo Berlino che ribadisce il suo pieno appoggio all’esecutivo Ue.

La portavoce di Angela Merkel, Ulrike Demmer, ha affermato: “Il governo saluta l’accordo per una azione costruttiva sul commercio. La Commissione può continuare a contare sul nostro sostegno”.

L’intesa prevede che l’Ue si impegna a aumentare le importazioni di soia e gas liquefatto statunitensi, assieme a una tregua sui dazi mentre Bruxelles e Washington negozieranno un percorso per azzerare le tariffe nei servizi, nella chimica, nella farmaceutica, nei beni industriali, salvo le auto (nodo sensibile agli occhi della Germania).

Dalla Francia, inverosimilmente, sono arrivati commenti freddi all’accordo di tregua raggiunto ieri da Jean-Claude Juncker e Donald Trump sul nodo del commercio. Il ministro delle Finanze Bruno Le Maire ha affermato: “Parigi vuole chiarimenti sull’intesa raggiunta. La Francia ha sempre detto che bisognava evitare una guerra commerciale, che avrebbe fatto solo perdenti. Quindi è un bene tornare al dialogo con gli americani”. Tuttavia l’esponente transalpino Le Maire ha detto: “L’agricoltura deve restare fuori dalle discussioni e che l’Europa non transigerà sulle sue regole. Abbiamo delle norme sanitarie, alimentari e ambientali a cui teniamo perché garantiscono la salute dei consumatori”.

I riferimenti polemici appaiono diretti all’impegno, annunciato da Juncker ieri dopo l’incontro alla Casa Bianca, ad aumentare le importazioni di soia Usa, senza precisare se questo includa anche soia Ogm.

La presa di posizione francese si accomuna al pensiero dei movimenti populisti europei che anche in Italia avversano fortemente le coltivazioni Ogm.

Invece, una autorevole francese, Christine Lagarde, direttore del Fmi, ha così commentato: “Sono lieta di sapere che gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo  per lavorare insieme e ridurre le barriere commerciali e, insieme con altri partner, rafforzare la WTO. L’economia globale può avere solo benefici quando i paesi si impegnano a risolvere in modo costruttivo i disaccordi commerciali senza ricorrere a misure eccezionali”.

Da diverso tempo, il Fmi manifesta preoccupazioni per il diffondersi del protezionismo nel mondo.

Saro

STRETTA SOVRANISTA

RimpatriContinua la stretta sull’immigrazione imposta da Matteo Salvini. Dopo la stretta sugli sbarchi, arriva il giro di vite sull’asilo dei migranti. E questa volta il ministro Matteo Salvini fa pressione direttamente sulle prefetture con una circolare a prefetti e presidenti delle Commissioni per il riconoscimento della protezione internazionale, cui il ministro dell’Interno chiede personalmente “velocità e attenzione nel dare accoglienza a chi scappa veramente dalla guerra ma anche nel bloccare tutti coloro che non ne hanno diritto”.

Un giro di vite che preoccupa i funzionari dell’Unhcr che incontreranno la prossima settimana il ministro Salvini, con cui discuteranno della situazione dei richiedenti asilo. Lo ha reso noto il responsabile per il Sud Europa dell’agenzia Onu, Felipe Camargo. “Chiederemo di continuare a fare ciò che l’Italia ha fatto finora – ha detto -. L’Italia è stata generosa, ha offerto l’opportunità di protezione internazionale a chi lo ha richiesto. Chiederemo di accelerare le procedure e di essere sicuri che ci sia un’integrazione effettiva”.

Attualmente sono al vaglio 136mila richieste di asilo, si legge nella comunicazione del ministero guidato da Salvini: “Un numero significativo e con andamento crescente se si considera che lo scorso anno sono state presentate oltre 130mila istanze, di gran lunga superiori ai 119mila migranti sbarcati sulle nostre coste”. Poi il ministro Salvini mette sotto la lente di ingrandimento una norma introdotta nel 1998 sull’asilo. Secondo questa norma questo viene concesso quando ricorrono “seri motivi” di carattere umanitario, nei casi in cui non sussistono i requisiti per il riconoscimento della protezione internazionale”. Salvini la vuole depotenziare e rendere restrittiva perché secondo il leghista questa norma ha “di fatto legittimato la presenza sul territorio nazionale di richiedenti asilo non aventi i presupposti per il riconoscimento della protezione il cui numero, nel tempo, si è sempre più ampliato”. Così il ministro chiede di valutare con rigore questi “seri motivi”, che non possono essere “una mera constatazione di criticità”. Insomma porte chiuse. Si allinea con Salvini Giorgia Meloni, leader di Fdi. Il suo bersaglio la politica dell’accoglienza: “La protezione umanitaria – afferma – che esiste solo in Italia, consente a persone che non hanno diritto allo status di rifugiato di restare nella nostra nazione e va eliminata dal circuito dell’accoglienza”.

E il pugno di ferro sui migranti passa anche attraverso altri canali. Sempre oggi Salvini ha comunicato di aver spostato 42 milioni del budget del Viminale dall’accoglienza migranti ai rimpatri volontari. “Quello che fino a poco fa era un business che faceva arricchire pochi sulle spalle di molti – afferma – diventa un investimento in sicurezza. La voce è sempre quella, immigrazione, ma c’è modo e modo di usare i fondi che stanno sotto quella voce”. Intanto il ministro annuncia che la questione Brennero, diventata particolarmente calda negli ultimi giorni (con Vienna che si è detta pronta a introdurre “misure di protezione” al confine), sarà affrontata in un vertice a tre (Italia-Austria-Germania), previsto per mercoledì sera a Innsbruck.

Mentre si è svolta oggi una conferenza stampa del premier ungherese Victor Orban con Angela Merkel. “L’Ungheria non è lo stato di primo ingresso per i migranti – ha detto Victor Orban-. Ma lo è la Grecia”. “Non è nostro compito registrare i migranti che arrivano dalla Grecia non registrati. Noi pensiamo che la Germania debba rimandare indietro i migrati in Grecia e non in Ungheria”, ha aggiunto. “Si è chiarito che io e la cancelliera, che Germania e Ungheria vedono il mondo in un modo diverso. Ma aspiriamo a una stretta collaborazione”. Lo ha detto Victor Orban, oggi a Berlino, in conferenza stampa con Angela Merkel. “Sulla migrazione abbiamo prospettive molto diverse – ha sottolineato anche la cancelliera – per quel che riguarda Schengen e la distribuzione dei profughi. Collaboriamo bene, invece, per quel che riguarda Frontex e lo sviluppo in Africa, e il contrasto delle ragioni della fuga”, ha aggiunto Merkel.

Entra nella mischia anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz che ribadisce la lianea sovranista: “È la Germania che sta prendendo delle decisioni. Sono decisioni che potrebbero richiedere una nostra risposta”. Ha detto il cancelliere austriaco. L’Austria vuole “una soluzione europea”, cioè frontiere esterne più forti a salvaguardia di Schengen, ed è stata una “avanguardia” nel lottare per questo. “Non voglio speculare” su quanto faremo. “Siamo pronti per diversi scenari”.

Merkel ricuce strappo con la CSU, ma serve ok SPD

schulz merkel und seehofer beginnen beratungen ber groe koalitionContro tutti i pronostici che davano ormai per sconfitta la Cancelliera, Angela Merkel ‘passa’ anche questa e va avanti. Alla fine la Cancelliera ha ricucito lo strappo con il ministro dell’Interno Horst Seehofer accettando l’istituzione di zone al confine per identificazione ed espulsione più rapida degli stranieri è già registrati in altri Paesi, per contrastare gli ingressi illegali in Germania.
L’intesa prevede un’applicazione rigidissima del regolamento di Dublino, quello che stabilisce che i profughi facciano domanda nel primo Paese di approdo in Europa, restando in quel Paese. Un vero punto a sfavore per l’Italia che è, e resta, geograficamente, il primo Paese comunitario in cui hanno ingresso i migranti.
Angela Merkel, dopo la serratissima riunione, ha parlato ieri sera di un “buon compromesso” che, “limita i flussi secondari che minacciano Schengen”. L’incognita resta ancora sul terzo partito della coalizione di governo, i socialisti tedeschi dell’Spd, che deve ancora far sapere se accetterà i termini dell’intesa. Tuttavia l’accordo pesa su Roma e sulla sua mancata diplomazia dimostrata nelle ultime settimane. Come si legge in un articolo di Tonia Mastrobuoni su Repubblica, nel punto 3 del documento sottoscritto da Cdu e Csu, i respingimenti interesserebbero i Paesi confinanti. “Nei casi in cui i Paesi rifiutino accordi amministrativi sui respingimenti diretti, il respingimento avviene al confine con l’Austria, in base a un accordo con l’Austria”. I profughi provenienti dunque dall’Italia, che si è rifiutata finora di sottoscrivere un’intesa bilaterale con Berlino, verranno bloccati direttamente al confine.
E mentre da Vienna Kurz si è detto pronto a serrare i confini, dall’Italia non arriva nessun commento dal Governo che più di tutti ha dato battaglia contro i migranti e che ora si ritrova pagato con la stessa moneta. Dai Paesi di Visegrad invece, nonostante il Vicepremier Salvini abbia più volte spalleggiato le iniziative dei Paesi dell’Est europeo, arriva un duro monito contro Roma. L’accordo raggiunto fra Angela Merkel e Horst Seehofer sui migranti è – secondo il premier ceco Andrej Babis – “il chiaro segnale che chi sbarca in Italia e Grecia non ha diritto di scegliere di vivere in Germania”. “Forse ora Italia e Grecia capiranno e chiuderanno le loro frontiere” ha twittato il primo ministro di Praga questa mattina, commentando l’accordo fra la cancelliera tedesca e il suo ministro dell’interno.
L’àncora di salvezza per Salvini che sulla questione migranti ha solo mostrato improvvisazione e inesperienza potrebbe arrivare inaspettatamente proprio dai socialisti tedeschi. I vertici dell’Spd non danno per scontato il loro assenso all’accordo CDU e CSU sui migranti. La presidente dell’Spd Andrea Nahles ha affermato: “Per adempiere al punto tre dell’accordo servono intese con l’Italia e con l’Austria. Ci prenderemo tutto il tempo che occorre”.
Mentre l’ex presidente del Parlamento europeo e già leader dell’Spd, Martin Schulz, non usa mezzi termini contro l’accordo e guarda in prospettiva europea: “L’epoca in cui si poteva ritenere che la Csu fosse un partito responsabile nei confronti dell’Europa è definitivamente finita”. Il consenso europeo viene sacrificato alle esigenze delle “urne in Baviera”. Per Schulz “non può accadere che un paio di persone fuori di testa che si insultano e si offendono reciprocamente per settimane, adesso vogliono che l’Spd deve decidere in 24 ore”.

INTERNAZIONALE POPULISTA

austria-sebastian-kurz-migrant-policy-horst-seehofer-angela-merkel-matteo-salvini-eu-news-974074C’è un collante in Europa e non è l’unione, ma una nuova destra che accomuna il ministro degli interni italiano e il premier ungherese, passando per il giovane Primo Ministro austriaco per finire con il ministro dell’Interno tedesco, Seehofer.
Nel mezzo c’è il Vecchio Continente che non riconosce più le basi sulle quali è nata l’Unione europea e inizia a perdere pezzi, come la Gran Bretagna.
Proprio dalla City arriva un duro monito su quanto sta avvenendo in Europa e il dito viene puntato contro il Vicepremier Matteo Salvini.
Uno dei quotidiano più importanti di Londra in un editoriale a firma del noto giornalista tedesco Wolfgang Münchau attacca il leader leghista.
Per Financial Times Matteo Salvini più di Donald Trump, è una “minaccia” per l’Unione Europea, poiché mentre la minaccia rappresentata da Trump, scrive Wolfgang Münchau, è “ovvia, diretta e brutale”, quella “posta dal signor Salvini potrebbe essere più potente”. “Ciò che rende la minaccia del signor Salvini per l’ordine stabilito dall’Ue così potente è la sua assenza di paura. È il primo politico italiano moderno senza un bisogno emozionale di sentirsi tra amici a Davos o a Bruxelles. E mentre i più esperti leader europei sono riusciti a intrappolare il relativamente inesperto signor Conte”, si legge in relazione al recente Consiglio europeo, “la realtà politica è che il signor Salvini può staccare la spina della coalizione” tra Lega e M5S “in qualsiasi momento. Probabilmente aspetterà fino a dopo le elezioni europee del prossimo anno”, sottolinea il Financial Times.
Infine l’affondo duro che di fatto vede nell’elezione di Salvini o Trump un problema per la tenuta democratica: “Il problema con l’Ue è che la sua stabilità dipende dal fatto che persone come Salvini o Trump non vadano mai al potere”. L’Ue “rischia di diventare la repubblica di Weimar dei nostri tempi”.
Pronta la replica del leader della Lega Matteo Salvini, a margine di un evento a Milano: “Io sono felice perché stiamo ridando orgoglio, dignità e un futuro diritto al lavoro e alla vita a milioni di italiani e, spero, a milioni di europei”. E non dimentica di parlare ancora una volta ‘alla pancia’ dell’elettorato “chi deve avere paura sono quelli che hanno mangiato a scrocco fino a ieri”, commenta.
Nel cuore dell’Europa intanto scricchiola il Governo più solido, quello della Cancelliera Angela Merkel, che era riuscito a tenere insieme una coalizione di cui facevano parte sia la Csu che l’Spd. Adesso Horst Seehofer, Ministro dell’Interno del governo Merkel, ha minacciato le dimissioni in seguito alla crisi dei migranti e all’esito controverso del vertice europeo della scorsa settimana. La Csu di Seerhofer contraria al no dei respingimenti della Merkel si sta preparando ad affrontare le elezioni bavaresi in ottobre e non ha intenzione di cedere ancora terreno dopo l’emorragia di consensi verso l’estrema destra registrata l’anno scorso. Ma ora il governo tedesco è appeso a un filo. Oggi la riunione a Berlino tra Angela Merkel e Horst Seehofer con il presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble a fare da mediatore, uno degli ultimi tentativi per trovare un compromesso nella crisi politica aperta tra i due partiti che si riflette sulla tenuta nazionale dell’Esecutivo. Sul tavolo le dimissioni sia dal governo che dal suo partito, la bavarese Csu, se non ci sarà un compromesso: ‘Tirerò le conseguenze nei prossimi tre giorni’. Oggi la Csu vuole un incontro di vertice con la Cdu, e Seehofer deciderà subito dopo cosa fare. “La stabilità del governo per noi non è in discussione, e neppure la fine del gruppo parlamentare comune è la strada giusta”, ha detto intanto il presidente della Baviera, Markus Soeder, secondo il quale “c’è bisogno di maggiore sicurezza sulle frontiere” ma il suo partito, la Csu, è comunque disponibile al compromesso. Da parte sua, la Cdu vede ancora spazio per un compromesso. Senza un’intesa con Seehofer da trovare al massimo entro il 4 luglio, la Cancelliera dovrebbe accettare le dimissioni del suo ministro. Sarebbe la fine della coalizione e a quel punto la Merkel dovrebbe presentarsi in Parlamento a chiedere la fiducia, per certificare la mancanza di una maggioranza. Da quel momento dovrebbero passare 60 giorni prima di tornare al voto.
Ma se la “tenuta dell’Unione” è messa in discussione a Berlino, a Bruxelles l’Unione vede farsi protagonisti politici con il vessillo dell’Euroscetticismo. Da ieri, primo luglio Sebastian Kurz, premier austriaco, è anche presidente del Consiglio Ue, l’organo dell’Unione europea che riunisce tutti i capi di Stato e di governo dei Ventotto. Kurz, enfant prodige della politica austriaca, guiderà l’Unione europea per sei mesi ed è lo stesso giovane ministro degli Esteri che aveva minacciato di chiudere il Brennero e che ha cavalcato la paura dei migranti in una politica che lo ha incoronato Primo ministro austriaco.

STALLO SUPERATO

Giuseppe-ConteDopo una lunghissima riunione, al summit dei ventotto Paesi Ue, si è approdati ad un accordo. L’Unione Europea è salva e potrà proseguire il suo cammino.

Il premier Giuseppe Conte, lasciando all’alba il vertice europeo, visibilmente soddisfatto, ha elencato, un articolo dopo l’altro, il testo delle conclusioni del summit per dimostrare come i partner Ue abbiano recepito e sottoscritto molte delle richieste del piano in dieci punti presentato da Roma. Conte ha detto: “E’ stato un lungo negoziato. Da questo Consiglio europeo esce un’Europa più responsabile e solidale: l’Italia da oggi non è più sola”.

Il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, dopo una maratona di trattative durata tredici ore, con un laconico messaggio su Twitter poco dopo le 4,30 della notte, ha annunciato il superamento dello stallo di ieri al vertice di Bruxelles: “I leader dell’Europa a 28 hanno raggiunto un accordo sulle conclusioni del Consiglio europeo, incluso il tema delle migrazioni”.

Era stata proprio l’Italia ad opporsi alle conclusioni del Consiglio. Nella giornata di ieri, proprio la posizione italiana aveva fatto saltare la prevista conferenza stampa dello stesso Tusk con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Roma infatti aveva chiesto che fosse subordinata a un’intesa su tutti i contenuti del documento, compresa la questione della gestione dei flussi migratori. Il premier italiano, scontrandosi fra gli altri con il primo ministro svedese, Stefan Lofven che gli ha rinfacciato un atteggiamento non appropriato, ha rivendicato: “Sono un giurista e questo documento ha un solo numero di protocollo, dunque va approvato in toto o l’Italia non ci sta”.

Nella prima giornata del vertice si sono inseguite le indiscrezioni, diffuse prima da parte francese e poi da parte delle fonti governative italiane, sui possibili contenuti dell’accordo cui stavano lavorando il presidente Emmanuel Macron e il leader italiano. Illustrandoli, Conte all’alba di venerdì ha spiegato: “E’ passato il principio che il tema della regolazione dell’emigrazione e della gestione dei flussi migratori deve essere affrontato secondo un approccio più integrato, come avevamo richiesto, che riguardi sia la dimensione esterna, sia quella interna, sia il controllo delle frontiere”. Inoltre, ha sottolineato, “è affermato il principio chi arriva in Italia arriva in Europa”. Testualmente, in realtà, in questo punto delle conclusioni è scritto che la sfida dell’immigrazione “non riguarda un singolo Stato membro, ma l’Europa nel suo insieme”.

Conte ha continuato: “Nel paragrafo 3 è affermato il principio che tutte le navi che solcano il Mediterraneo devono rispettare le leggi, quindi anche le Ong, e non devono interferire con le operazioni della guardia costiera libica”. Questo punto nella prima bozza non c’era.

Il premier Conte ha poi citato il paragrafo 5, che afferma: “Il principio di un nuovo approccio per quanto riguarda il salvataggio in mare: d’ora in poi si prevedono azioni basate sulla condivisione e quindi coordinate tra gli Stati membri”. Conte ha continuato: “Sempre al paragrafo 5 è prevista poi la possibilità di creare, di istituire dei centri di accoglienza per consentire lo sbarco, e se del caso il transito dei migranti anche verso paesi terzi sotto il coordinamento e la cooperazione dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati e dell’Organizzazione internazionale per le Migrazioni”. Questo punto riguarda le “piattaforme di sbarco regionali” al di fuori dell’Europa, e in particolare in Nordafrica, di cui già si parlava nella prima bozza di conclusioni. Tra le altre rivendicazioni di palazzo Chigi, i 500 milioni di finanziamento del fondo per l’Africa e la dichiarazione di principio sulla necessità di riformare il regolamento di Dublino.

Infine, il punto della possibilità di creare centri di accoglienza negli Stati membri ma su base volontaria. Si tratta, in sostanza, della prefigurazione di quella “coalizione dei volenterosi” di cui parlava nei giorni scorsi la cancelliera Merkel: un accordo fra gli Stati membri che vorranno effettivamente condividere la gestione dello smistamento dei migranti dopo il loro salvataggio in mare e sbarco nei “centri di accoglienza” (o, come vengono chiamati nelle conclusioni, “centri controllati”) che funzioneranno “con il pieno sostegno dell’Ue”.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, all’uscita dal Consiglio, ha detto: “L’accordo sulle conclusioni del Consiglio europeo sull’immigrazione, raggiunto stamattina dopo una lunga notte di negoziati, è una tappa importante perché siamo riusciti a ottenere una soluzione europea e un lavoro di cooperazione. L’Europa vivrà ancora per lungo tempo la sfida dell’immigrazione: dobbiamo farvi fronte a restando fedeli ai mostri valori. In molti avevano previsto che non ci sarebbe stato un accordo, che sarebbe stato il trionfo delle soluzioni nazionali. Stasera siamo riusciti a trovare una soluzione europea”.

Angela Merkel ha definito ‘un buon segnale’ il fatto che sia stato raggiunto un accordo a 28. La cancelliera, che rischia la tenuta del suo governo, è riuscita ad ottenere il riferimento ai movimenti secondari. Infatti, nel documento si legge: “I paesi devono prendere tutte le misure necessarie e collaborare strettamente tra di loro per contrastare i movimenti secondari”. Si tratta ora di capire se basterà a Horst Seeheofer, il ministro tedesco falco.

Secondo il premier polacco, Mateusz Morawiecki, la chiave che ha aperto la porta ad un’intesa, è stata la volontarietà di partecipare ai meccanismi che sono stati introdotti. Di sicuro i leader sono riusciti a trovare un compromesso su cui pochi avrebbero scommesso alla vigilia della riunione e l’Italia porta a casa un segnale forte dopo una trattativa a tratti anche dura, portata avanti dall’inizio con l’intenzione di chiudere a 28.

Dal vertice è anche venuto il via libera al rinnovo delle sanzioni alla Russia, che ora dovranno essere adottate formalmente. Quindi, non è stata accolta la proposta dell’Italia, fortemente voluta da Salvini, di ridurre le sanzioni alla Russia. Anzi, c’è stata un’estensione delle sanzioni.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha manifestato scetticismo sugli accordi di Bruxelles, dicendo: “Non mi fido delle parole vediamo che impegni concreti ci sono perché finora è sempre stato ‘viva l’Europa viva l’Europa, ma poi paga l’Italia. Vediamo che principi, che soldi e che uomini ci sono, fermo restando che i principi fondamentali era e continua ad essere la protezione delle frontiere esterne, non lasciare sola l’Italia, in investimento vero in Africa e non a parole”. Poi, Salvini ha annunciato: “Le navi delle Ong non vedranno più l’Italia se non in cartolina, ribadendo il no all’accesso ai porti per le navi umanitarie. Ora ci sono due navi davanti alla Libia di Proactiva Open Arms. Chiedo che oggi stesso pubblichino l’elenco dei finanziatori. Loro e le altre Ong, fanno politica, mi danno del razzista e del fascista ma, come dicono i militari italiani e libici, aiutano gli scafisti. L’unico modo per bloccare l’esodo è permettere a quelle ragazze e a quei ragazzi di avere un futuro nelle loro città”. Il vicepremier e ministro dell’ Interno, Matteo Salvini, ospite di “Circo Massimo” su Radio Capital, ha così commentato i risultati del vertice europeo.

Oggi le Borse europee si presentano toniche in mattinata, in recupero dopo le recenti perdite, spinte anche dall’accordo raggiunto nella notte a Bruxelles sui migranti.

Un accordo, tuttavia, non del tutto chiaro e lacunoso che ha lasciato aperte molte problematiche gestionali. Sicuramente positivo è stato il segnale unitario dell’Ue.

Salvatore Rondello