Naspi anche a chi lascia l’Italia. Statali in pensione dopo 9 mesi. Bonus Manovra per i 110 e lode

Inps
NASPI ANCHE A CHI LASCIA L’ITALIA

Una recente novità previdenziale riguarda la nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) che ha preso il posto di Aspi e mini-Aspi dal 1° maggio 2015. L’indennità  di disoccupazione è rivolta a tutti i lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il lavoro, a cui vanno aggiunti gli apprendisti, i soci di cooperative che hanno stipulato un rapporto di lavoro in forma subordinata e il personale artistico inquadrato con rapporto di lavoro subordinato. Sono escluse dalla tutela le risoluzioni consensuali e le dimissioni, fatta eccezione per quelle per giusta causa e quelle rassegnate durante il periodo di tutela della maternità.
Il lavoratore disoccupato viene convocato dal centro per l’impiego, entro 2 mesi dalla data di licenziamento, per effettuare il primo colloquio conoscitivo e viene iscritto all’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro). Contestualmente stipula un patto di servizio che prevede la disponibilità a incontri di orientamento e formazione e l’accettazione di congrue proposte di lavoro.
In seguito al parere espressamente richiesto e fornito dal Ministero del lavoro, l’Inps ha di recente modificato parzialmente il suo orientamento in caso di espatrio del lavoratore: la Naspi infatti, in tale fattispecie, potrà essere percepita per tre mesi anche dai disoccupati che escono dall’Italia per soggiornare all’estero con momentanea sospensione degli obblighi previsti dalla legge.
Restano, invece, invariati i requisiti richiesti per accedere al trattamento economico di disoccupazione e cioè: nei quattro anni precedenti alla disoccupazione involontaria occorre aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione e negli ultimi dodici mesi almeno 30 giornate di lavoro effettivo, con alcune eccezioni.
La durata della Naspi 2018, varia a seconda di quanti contributi si sono stati versati negli ultimi quattro anni prima del licenziamento involontario, ma la durata massima è di 24 mesi. Diverse le polemiche su quest’indennità, soprattutto sulla durata e sulla modalità di calcolo che, secondo i sindacati, penalizzano alcune categorie di lavoratori, tra cui gli stagionali.
Fine dell’Asdi
Tra le altre novità prefigurate per i lavoratori, nel corso di quest’anno, c’è stato l’addio all’Asdi, l’assegno sociale di disoccupazione che aveva preso il via a gennaio 2016 ed era riservato ai soggetti che avevano fruito già della Naspi per la durata massima.
Prorogato per tutto il 2017, dal 1° gennaio 2018 non è più in vigore e le risorse che prima erano destinate a questo assegno sono andate a finanziare il Reddito di inclusione (Rei).
Mentre è rimasta immodificata l’indennità di disoccupazione agricola, che spetta ai lavoratori agricoli, con almeno due anni di contribuzione Naspi versata e che abbiano accreditati sulla loro posizione assicurativa non meno di 102 contributi giornalieri corrisposti nei 24 mesi precedenti la domanda.
Nessuna novità è intervenuta anche per la Dis-coll, la disoccupazione pensata per i collaboratori coordinati e continuativi (con o senza progetto) rimasti senza lavoro. Per essere ammessi a beneficiare di tale prestazione – si ricorda – bisogna essere disoccupati, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata Inps, non avere partita Iva e avere corrisposto almeno tre mensilità di contribuzione dal 1 gennaio dell’anno precedente.
L’assegno di ricollocazione
Un ulteriore importante innovazione, introdotta sempre nel 2018 con l’obiettivo di evitare i licenziamenti collettivi, ha interessato sia le aziende strategiche sia quelle allocate nelle aree di crisi complessa. E’ stato difatti reso possibile per il personale in Cigs accedere all’assegno di ricollocazione prima del licenziamento (in precedenza era indispensabile essere disoccupati da almeno 4 mesi) per poi iniziare un percorso finalizzato a un nuovo lavoro entro 12 mesi. L’assegno – si sottolinea – va dai 250 euro (al Sud, sotto i tre mesi di assunzione) ai 5mila euro (per un contratto di almeno un anno) e viene pagato al centro per l’impiego o all’agenzia privata accreditata a ricollocazione effettuata.
Importante, lo strumento della conciliazione protegge l’impresa da possibili contenziosi, mentre l’indennità è defiscalizzata per i primi nove mesi. Il lavoratore, invece, incassa la Cigs e partecipa attivamente alla ricerca del nuovo posto di lavoro. Una volta reperito, oltre al nuovo stipendio, potrà intascare anche il 50% della Cigs residua.

Lavoro
MALATTIA, QUANDO SCATTA IL LICENZIAMENTO

Licenziare un dipendente assente per malattia è possibile, ma solo al trascorrere di un determinato periodo di tempo. Nelle prime settimane di malattia, infatti, il dipendente non può essere licenziato visto che la legge lo tutela preservandolo da eventuali provvedimenti disciplinari da parte del datore di lavoro. Nel contempo il lavoratore percepisce un’indennità di malattia che nei primi tre giorni (periodo di carenza) è corrisposta dal proprio datore di lavoro, mentre per quelli successivi dall’Inps. Da parte sua il dipendente ha l’obbligo di comunicare l’assenza per malattia al datore di lavoro, di richiedere il certificato medico e di rispettare l’obbligo di reperibilità negli orari delle visite mediche.
Ma torniamo a parlare del licenziamento per malattia. Come anticipato questo non è possibile nei primi giorni, tuttavia una volta decorso un determinato arco di tempo – chiamato periodo di comporto – al datore di lavoro viene lasciata la libera facoltà di poter recedere anticipatamente il contratto di lavoro. È l’articolo 2210 del Codice Civile, precisamente nel II comma, a permettere il licenziamento per malattia una volta trascorso il periodo di comporto, il quale è quantificato dal CCNL a cui fa riferimento il lavoratore. Ad esempio, per gli impiegati con meno di 10 anni di servizio il periodo di comporto è di 3 mesi, mentre per quelli con anzianità superiore è di 6 mesi. Per avere la certezza di quanti giorni di assenza non bisogna superare, quindi, bisogna fare riferimento al contratto collettivo di riferimento.
Di solito, comunque, il periodo di comporto è pari a 180 giorni che tra l’altro è anche il limite annuo dei giorni di assenza per malattia che l’Inps retribuisce. Scaduto il 180esimo giorno, quindi, il dipendente non percepisce alcuna indennità sostitutiva. Prima di concludere è bene sottolineare che il periodo di comporto può essere secco, ossia quando fa riferimento a un’unica malattia ininterrotta, o anche per sommatoria, ossia quando nel calcolo si tiene conto di tutti i giorni di assenza per malattia effettuati nel corso dell’anno anche se non consecutivi.

Manovra
STATALI IN PENSIONE DOPO 9 MESI

Per i dipendenti della Pubblica amministrazione che usciranno con quota 100 sarà prevista una norma ad hoc, che conterrà “un preavviso di 9 mesi”. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, nel corso dell’Intervista di Maria Latella su SkyTg24, fornendo ulteriori dettagli sulla possibilità per gli statali di lasciare il lavoro usufruendo della nuova misura previdenziale promossa dal governo giallo-verde. “Voglio anche concorsi più veloci e unici, perché ci vuole omogeneità in preparazione”, ha aggiunto il ministro. Quanto al turn over, Bongiorno ha ribadito: “Ho sempre detto che investiremo nella pubblica amministrazione, a differenza dei precedenti governi. Con noi non si taglia. Abbiamo un turn over al 100%, quindi per 100 persone che escono ce ne saranno 100 che entrano. La norma è già finanziata”.

Manovra
BONUS PER I 110 E LODE

Tra gli interventi inseriti in manovra c’è poi il bonus lavoro per le giovani eccellenze italiane che riguarderà i datori di lavoro che assumono laureati da 110 e lode. I datori di lavoro – per un anno ed entro il limite di 8mila euro – potranno evitare di versare i contributi previdenziali (esclusi Inail) se assumeranno con contratto subordinato a tempo indeterminato laureati o dottori di ricerca in possesso dei requisiti. Si tratta di giovani che hanno riportato una votazione pari a 110 e lode che abbiano ottenuto il titolo “dal 1° gennaio 2018 al 30 giugno 2019 e prima del compimento del 30esimo anno di età, in università statali e non statali legalmente riconosciute, italiane o estere se riconosciute equipollenti in base alla legislazione vigente in materia, ad eccezione delle Università telematiche”.
Per i dottori di ricerca, invece, il titolo deve essere ottenuto “prima del compimento del 34esimo anno di età, in università statali e non statali legalmente riconosciute italiane ad eccezione delle Università telematiche”. L’esonero, si legge ancora, “è riconosciuto anche per assunzioni a tempo parziale, purché con contratto subordinato di tipo indeterminato. In tal caso, il limite massimo dell’incentivo è proporzionalmente ridotto”. L’esonero “si applica anche nei casi di trasformazione, avvenuta tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2019, di un contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato fermo restando il possesso dei requisiti previsti alla data della trasformazione”.

Carlo Pareto

Inps, news sui pensionamenti nella Scuola. Nuovi tutor su Alternanza Scuola-Lavoro

Inps
PRECISAZIONI SUI PENSIONAMENTI NELLA SCUOLA

Da quest’anno, l’Inps per la prima volta ha assunto su di sé l’attività di certificazione del diritto a pensione per il personale del comparto Scuola, a differenza degli anni precedenti in cui la certificazione veniva effettuata dagli Uffici territoriali del Miur, salvo successiva verifica da parte dell’Inps in sede di liquidazione della pensione.
La necessità di procedere ad una preventiva verifica del diritto a pensione deriva dalla peculiare esigenza del comparto scuola di poter garantire all’inizio di ogni anno scolastico la continuità didattica.
Quest’anno sono pervenute oltre 41.000 domande di cessazione, con un aumento delle richieste di collocamento a riposo di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. L’Inps ha certificato il riconoscimento del diritto a pensione, con decorrenza dal prossimo 1° settembre, per oltre 36.700 persone, mentre per le restanti 4.600, in linea con la percentuale dello scorso anno, tale diritto non è stato al momento riconosciuto. Per queste ultime posizioni l’Istituto, in stretta collaborazione con i competenti uffici ministeriali, sta provvedendo ad ulteriori approfondimenti.
Gli esiti delle verifiche sono stati comunicati al Miur, tramite invii dei files contenenti gli elenchi, a partire dal 30 aprile scorso, con contestuale aggiornamento sulle lavorazioni via via effettuate dalle strutture territoriali dell’Istituto.
Con riferimento alle notizie di stampa riguardanti le presunte diverse modalità di calcolo, l’Ente di previdenza precisa che l’Inps ha da sempre adottato il criterio dell’anno commerciale per la verifica del diritto a pensione. L’eventuale differente modalità di calcolo adottata dal Ministero in ogni caso può comportare esclusivamente limitate differenze con riferimento ai periodi pre-ruolo riconosciuti con provvedimenti di competenza del Miur.
Infine, l’Istituto evidenzia che il passaggio dell’attività di certificazione, garantendo la piena certezza del diritto, assicura la coerenza tra diritto verificato in anticipo e diritto in sede di liquidazione della pensione, superando il problema dei disallineamenti che si sono verificato negli scorsi anni.
Proprio recentemente il direttore generale dell’Inps, Gabriella Di Michele, ha incontrato i sindacati della scuola, ai quali ha illustrato tutta l’attività posta in essere, testimoniando la grande attenzione e considerazione con cui la vicenda è seguita dall’Ente assicuratore.

Scuola – lavoro
AL VIA LA SINERGIA TRA ANPAL E MANAGERITALIA

Sono partiti: dal 12 luglio scorso – a Milano, Napoli e Roma – i tutor per l’alternanza scuola-lavoro di Anpal sono stati formati sul modello ‘food4minds’, l’iniziativa di Manageritalia volta a migliorare la sinergia tra scuole e aziende. E’ diventato così operativa l’intesa – firmato lo scorso 16 gennaio tra Anpal Servizi e la federazione dei manager del terziario – finalizzata a migliorare i percorsi di transizione dall’istruzione al lavoro dei giovani studenti, attraverso il coinvolgimento di imprese e istituti scolastici in un processo formativo continuo, congiunto, virtuoso e innovativo che vede i manager fare da ponte portando in classe le competenze che servono oggi in azienda e sul mercato.
L’accordo – che resterà in vigore fino al 31 luglio del 2020 – prevede, subito dopo la formazione dei tutor, di incidere su altri due ambiti specifici: la diffusione da parte dei tutor di Anpal del modello ‘food4minds’ nelle scuole che aderiranno al programma; il coinvolgimento dei manager – associati a Manageritalia – sia per aiutare i giovani a realizzare esperienze di alternanza scuola-lavoro di qualità, sia per portare nelle scuole le conoscenze e le esperienze del mondo del lavoro e dell’impresa.
La sinergia tra Anpal e Manageritalia si inserisce all’interno del Piano operativo di Anpal Servizi 2017-2020 per il potenziamento delle attività di alternanza scuola-lavoro degli Istituti di istruzione secondaria superiore. Piano che prefigura – in particolare – l’introduzione nelle scuole, in collaborazione con il Miur, della figura del tutor per l’alternanza. Piano che finora ha portato a stringere alleanze anche con Confprofessioni, Fondazione Consulenti per il lavoro e Federturismo.
“La sinergia con Manageritalia è un ulteriore tassello della strategia messa in campo da Anpal per potenziare l’alternanza scuola-lavoro in Italia”, ha spiegato il presidente dell’Agenzia nazionale per le politiche attive, Maurizio Del Conte. “Nel caso specifico, la convenzione firmata con la federazione dei manager del terziario – ha proseguito Del Conte – è anche un esempio di contaminazione e di valorizzazione delle esperienze”.
Uno dei compiti più importanti dell’Anpal “è quello di trasferire competenze, metodologie e strumenti per realizzare percorsi di alternanza di successo”, ha aggiunto Del Conte. “E più in generale di favorire – ha continuato – la costruzione di un sistema di transizione dei giovani dall’aula ai luoghi di lavoro che, tenendo conto delle differenze tra i territori e tra le regioni, funzioni in tutta la Penisola. Le statistiche dimostrano infatti che, nei Paese dove l’alternanza scuola-lavoro è una realtà virtuosa e consolidata, i tassi di disoccupazione giovanile sono più bassi”.
“E’ compito dei manager, riconosciuti in un’indagine da tutti gli italiani come i tutor per antonomasia dei giovani e gli abilitatori al lavoro di tutti, preoccuparsi – ha detto Guido Carella, presidente Manageritalia – che scuola e mondo del lavoro siano allineati sulle competenze che servono oggi e domani in mercato sempre più sfidante. Un dovere anche ‘egoistico’, per avere risorse ben formate, ma soprattutto un impegno sociale per la crescita economica e sociale del paese”.
“Il nostro metodo, ‘food4minds’, nasce dall’esperienza e dalle richieste dei manager ed è stato testato con successo – ha assicurato – sul campo coinvolgendo licei, istituti tecnici e professionali e manager di aziende grandi, medie e piccole. È anche un modo per rimettere al centro dello sviluppo i territori con le loro particolarità e specializzazioni economiche e competitive”.
‘food4minds’ è l’iniziativa di Manageritalia che con un metodo studiato e testato vuole migliorare la sinergia scuola/mondo del lavoro e ad avere lavoratori e cittadini più vicini a quello che mercato e società chiedono oggi. Questo metodo inverte lo schema classico dell’alternanza scuola-lavoro che prevede gli stage in azienda. ‘food4minds’ porta, infatti, i manager e l’azienda dentro la scuola, così da coinvolgere intere classi e garantire un’esperienza di qualità.
Il percorso si articola in 3 fasi: identificazione e analisi di alcune professionalità aziendali e scelta dei manager da coinvolgere; attività dei manager in classe, per far sperimentare agli studenti la realtà della vita aziendale, coinvolgendoli in problematiche tipiche del loro lavoro; interventi in classe di alcuni formatori professionisti esterni, per trasmettere agli studenti alcune competenze generalmente non erogate dalla scuola.
I tutor per l’alternanza hanno come missione di sostenere e accompagnare le scuole nella realizzazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro. In particolare attraverso la costruzione di una forte collaborazione con le imprese e con gli altri attori del mercato del lavoro. Dallo scorso marzo, i primi 220 tutor – selezionati e formati dall’Anpal in collaborazione con il Miur e con Unioncamere – sono attivi in circa 1250 scuole sull’intero territorio nazionale. L’obiettivo è quello di raggiungere 5 mila scuole con 1000 tutor.
Ogni tutor – che segue sei scuole e sarà attivo fino a luglio 2020 – si occupa di: garantire un efficace e sistematico rapporto con le imprese, gli enti pubblici, le associazioni, il terzo settore e tutti i potenziali soggetti ospitanti, promuovendo la loro partecipazione ai percorsi di alternanza scuola-lavoro; monitorare costantemente i fabbisogni di professionalità, individuare le figure professionali e le competenze richieste dal mercato del lavoro per fornire indicazioni alle scuole sugli sbocchi professionali e sui relativi percorsi da intraprendere.
E ancora: offrire alle scuole la possibilità di sviluppare progetti personalizzati in linea con le aspettative degli studenti, che abbiano valore orientativo e sviluppino nei giovani competenze coerenti con le proprie attitudini e aspirazioni, e con i propri obiettivi formativi e professionali; favorire la diffusione di buone prassi e di strumenti per migliorare la qualità dei percorsi di alternanza.

Bankitalia
IMPRESE PIU’ PESSIMISTE

Imprese più pessimiste a causa del peggioramento “delle condizioni dei mercati finanziari”. Secondo l’indagine condotta dalla Banca d’Italia tra il 28 maggio e il 15 giugno 2018 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, “i giudizi sulla situazione economica generale sono peggiorati in tutti i settori di attività”. L’evoluzione, spiega Via Nazionale, è in parte attribuibile al peggioramento delle condizioni dei mercati finanziari osservato nei giorni di avvio dell’indagine”. Le valutazioni complessive sulla domanda corrente sono rimaste pressoché stabili. Le attese sulla domanda, sia interna sia estera, sono invece divenute meno favorevoli. I piani di spesa per investimenti nell’anno in corso sono risultati appena meno positivi nel confronto con lo scorso trimestre. Le attese sull’occupazione sono in peggioramento, in particolare fra le imprese edili.

Carlo Pareto

Incidenti sul lavoro. Nel 2017 aumentano le morti bianche

Assegno di ricollocazione

LA DOMANDA ANCHE DAI PATRONATI

A partire dal 28 maggio scorso è più semplice fare richiesta per l’assegno di ricollocazione, la dote che lo Stato fornisce al disoccupato che percepisce la Naspi Inps da almeno 4 mesi per la sua formazione e riqualificazione, così da renderlo “appetibile” per le imprese e il mercato del lavoro in generale: sarà infatti possibile – ha fatto recentemente sapere il Ministero del lavoro – richiederlo anche rivolgendosi ai patronati convenzionati con l’Anpal.

E’ entrato così nella piena operabilità il principale strumento delle politiche attive del lavoro introdotto con il Jobs act, la cui messa a regime si è avuta il 14 maggio dopo un periodo di sperimentazione. «In questo modo si completano le misure previste dal Jobs Act – ha al riguardo dichiarato il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte – e si vedono quindi i frutti del lavoro svolto dalla nascita dell’Agenzia ad oggi, un lavoro pioneristico per molti aspetti, che abbiamo portato avanti insieme al Ministero del Lavoro e in forte sinergia con le Regioni».

«Sono soddisfatto – ha del pari affermato l’ex ministro del Welfare, Giuliano Poletti – con l’avvio definitivo dell’assegno di ricollocazione, strumento essenziale per dare concreta attuazione alle politiche attive, aiutiamo le persone a trovare un lavoro: tutte le nostre politiche sono state finalizzate a questo obiettivo, non ad offrire un sostegno assistenzialistico».

L’assegno di ricollocazione può essere richiesto dai beneficiari di Naspi Inps da almeno 4 mesi. La somma di denaro messa a disposizione può essere utilizzata presso un Centro per l’Impiego o un’Agenzia per il lavoro accreditata, che assegnerà un tutor al disoccupato, per essere affiancato in un programma personalizzato di ricerca intensiva di un nuovo impiego.

L’importo dell’assegno – da un minimo di 250 euro ad un massimo di 5.000 euro, a seconda del tipo di contratto e del grado di difficoltà per ricollocare il disoccupato – viene riconosciuto all’ente che fornisce il servizio di assistenza alla ricollocazione, solo se la persona titolare dell’assegno trova lavoro.

Le tipologie di contratto per le quali si riconosce l’esito occupazionale sono il tempo indeterminato, compreso l’apprendistato, il tempo determinato, maggiore o uguale a 6 mesi (3 mesi per Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia). Il destinatario dell’assegno può scegliere liberamente l’ente da cui farsi assistere: il Centro per l’Impiego o l’operatore accreditato scelto assegnerà – come detto – un tutor che lo affiancherà attraverso un programma personalizzato di ricerca intensiva per trovare nuove opportunità di impiego adatte al suo profilo.

La sperimentazione finora ha interessato circa 29 mila destinatari estratti in maniera casuale dallo stock di potenziali destinatari comunicati dall’Inps. Costoro potevano iscriversi al programma rivolgendosi ai centri per l’impiego dove era stato sottoscritto il patto di servizio personalizzato, oppure registrandosi al sito – ottenendo le credenziali di accesso per l’area riservata – e seguendo l’apposita procedura. Dal 14 maggio 2018 l’assegno di ricollocazione è entrato a regime per tutti gli aventi diritto.

Incidenti sul lavoro

NEL 2017 AUMENTANO LE MORTI BIANCHE

Tra gennaio e dicembre del 2017 sono state presentate all’Inail 635.433 denunce di infortuni sul lavoro (-0,2% rispetto al 2016), 1.029 delle quali con esito mortale (+1,1% rispetto al 2016). Lo rende noto l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro.

Denunce di infortunio 

La diminuzione delle denunce di infortunio, 1379 in meno rispetto al 2016 – secondo i dati Inail – è dovuta esclusivamente al calo degli incidenti in occasione di lavoro (-0,7%), mentre quelli accaduti nel tragitto casa-lavoro, in itinere, sono aumentati del 2,8%. Sull’inversione di tendenza registrata tra il 2016 e il 2017 (-0,2%) ha avuto un peso decisivo, secondo l’Istituto, il mese di dicembre, nel quale sono state rilevate 3.395 denunce in meno (39.524 contro 42.919) rispetto allo stesso mese del 2016 (-7,9%), anche in presenza di un numero più basso di giorni lavorativi (18 contro 20).

Alla diminuzione delle denunce presentate all’Istituto nei 12 mesi del 2017 ha contribuito in modo decisivo la gestione Agricoltura, che ha fatto segnare un calo del 5,2% (1.848 casi in meno), mentre il Conto Stato ha presentato un aumento dello 0,4% (443 denunce in più) e l’Industria e servizi un sostanziale pareggio (+26 casi).

A livello territoriale si assiste a un netto contrasto tra Nord e Centro-Sud. Tra gennaio e dicembre le denunce di infortunio sono, infatti, aumentate al Nord-Est (1.171 casi in più) e al Nord-Ovest (+1.133), mentre sono diminuite al Centro (-1.108 casi), al Sud (-1.435) e nelle Isole (-1.140). Gli aumenti più sensibili, sempre in valore assoluto, si sono registrati in Lombardia (+1.708 denunce) ed Emilia Romagna (+1.177), mentre le riduzioni maggiori sono quelle della Sicilia (-1.304) e della Puglia (-1.078).

Infortuni mortali

Per quanto riguarda gli incidenti mortali, le denunce presentate all’Inail nei 12 mesi del 2017 sono state 1.029, con un incremento dell’1,1% all’analogo periodo del 2016 (+1,1%). L’incremento registrato nel 2017 è dovuto agli incidenti mortali avvenuti in itinere (+5,2%), mentre quelli in occasione di lavoro sono diminuiti dello 0,4%.

Tra i motivi dell’incremento delle denunce mortali tra il 2016 e il 2017, secondo i dati dell’Istituto, rientrano senz’altro i cosiddetti incidenti plurimi, eventi, cioè, che hanno provocato la morte di almeno due lavoratori contemporaneamente. Nel 2017 si sono verificati, infatti, 13 incidenti plurimi rispetto ai sei del 2016. Tra gli incidenti plurimi del 2017 spiccano, in particolare, le due tragedie avvenute in gennaio in Abruzzo, a Rigopiano e Campo Felice.

L’aumento si è registrato nella gestione Industria e servizi (+1,9%), in Agricoltura (+6,0%), mentre il Conto Stato riduce la percentuale del 29,5%. Dall’analisi territoriale emerge un aumento delle denunce mortali nel Nord-Ovest e nel Mezzogiorno e un calo nel Nord-Est e nel Centro.

L’incremento maggiore (+44 decessi) si è avuto nel Nord-Ovest (Lombardia +19, Liguria +16, Piemonte +7, Valle d’Aosta +2), seguito dal Mezzogiorno con 15 casi in più (Abruzzo +28, Molise +2, Campania -9, Puglia -3, Basilicata -3, Calabria nessuna variazione) e dalle Isole, con un caso in più (Sicilia +5, Sardegna -4). Le denunce di infortunio con esito mortale sono in diminuzione, invece, nel Nord-Est (-40 casi), dove ai cali rilevati in Veneto (-28), Emilia Romagna (-13) e provincia autonoma di Trento (-5) si contrappone l’incremento del Friuli Venezia Giulia (+6 casi), mentre per la provincia autonoma di Bolzano non si rileva nessuna variazione. In diminuzione anche il dato del Centro (-9 decessi), sintesi della riduzione rilevata in Umbria e nelle Marche (-5 ciascuna) e dell’aumento di un caso nel Lazio, con la Toscana che conferma, invece, lo stesso numero di denunce del 2016.

Banche

PERSI 44MILQ POSTI DI LAVORO IN 8 ANNI

Forte calo dell’occupazione nel comparto bancario. Secondo quanto rilevato da First Cisl, in otto anni sono andati persi 44mila posti di lavoro. A fine 2009 i bancari italiani erano 330mila, nel 2017 sono scesi quasi a quota 286mila. Solamente nel corso del 2017 i posti persi sono stati 13.500. Un’emorragia, spiega il sindacato, “che prosegue con i piani di uscita dei grandi gruppi”.

“Al Nord abbiamo perso un addetto ogni 10, al Sud quasi 2 su 10. E’ un tributo occupazionale enorme versato sull’altare della mancata riforma del sistema bancario. Il cambiamento non può più attendere”, ha commentato il segretario generale di First Cisl, Giulio Romani, che ha aggiunto: “I tempi per una riforma che tuteli il risparmio e il lavoro e che rilanci l’occupazione sono maturi”.

“Nessuno – ha proseguito Romani – venga più a dirci che il personale costa troppo: ai 2,9 miliardi di utile realizzati dai cinque maggiori gruppi bancari italiani nei primi tre mesi del 2018 hanno dato un enorme contributo i 5 miliardi delle commissioni nette, che sono strettamente correlate al fattore lavoro e valgono il 119% del costo del personale, contro il 112% di fine 2017. L’efficienza del personale è dunque molto alta e il costo del lavoro assorbe solo il 33% dei proventi operativi. Lo straordinario apporto dei dipendenti va riconosciuto tangibilmente: il tempo dei tagli economici e occupazionali è finito, è ora di coinvolgere i lavoratori negli organi di controllo delle banche”.

Quanto al rilancio occupazionale, ha spiegato il responsabile dell’Ufficio Studi di First Cisl, Riccardo Colombani, si tratta di “una priorità, poiché dal 2009 abbiamo avuto flessioni a doppia cifra in tutte le aree del Paese, anche se una lettura superficiale delle rilevazioni della Banca d’Italia può trarre in inganno, indicando illusori incrementi in province come Torino o Bergamo, che nell’ultimo anno sembrano cresciute l’una di 3.000 e l’altra di 500 addetti, mentre non è così”.

“Il problema – ha continuato Colombani – è che per il 2017 la vigilanza ha attribuito alla provincia della nuova capogruppo gli addetti delle ex direzioni delle banche che sono state oggetto di integrazione, per cui chi lavora nelle ex sedi delle venete è conteggiato come fosse a Torino, sede legale di Intesa Sanpaolo, chi sta negli ex uffici centrali di Banca Marche e di Etruria è sul conto di Bergamo, sede di Ubi, chi è nelle direzioni delle tre casse acquisite da Cariparma è contabilizzato a Parma. Stimando opportuni correttivi sulle varie regioni coinvolte, riteniamo realistico affermare che in otto anni il Nord Ovest ha perso poco meno dell’11% dei suoi bancari, il Nord Est il 12,5% circa, l’Italia Centrale poco più del 16% e il Mezzogiorno quasi il 17%, mentre nel solo 2017 il Sud è sceso più del 5% contro un calo di poco superiore al 4% al Nord, con il Centro anche in questo caso collocato su un valore intermedio”, ha concluso il responsabile.

Carlo Pareto

Gig economy. Boeri: Serve un salario minimo per i lavori atipici

Pensioni

127MILA QUELLE LIQUIDATE NEL 2017

Nel 2017 sono state liquidate 124.464 pensioni ai lavoratori del settore pubblico con un aumento dell’8,4% rispetto a quelle liquidate nel 2016. Gli assegni erogati infatti sono passati da 114.833 del 2016 a 124.464 nel 2017.

In aumento anche gli importi medi mensili passati dai 2.018,33 euro del 2016 ai 2.069,42 euro nel 2017, con incremento percentuale del 2,5%. E’ quanto si legge nell’Osservatorio dell’Inps che ha aggiornato a maggio i dati statistici.

Ammontano invece a oltre 2,8 milioni le pensioni dei dipendenti pubblici in vigore al 1 gennaio 2018, in aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente. L’importo complessivo annuo delle pensioni (importo complessivo mensile moltiplicato 13) è di 69.328,8 milioni di euro, con incremento percentuale del 2,6% rispetto all’anno 2017, in cui l’importo risultava di 67.577,3 milioni di euro.

Nella ripartizione delle pensioni per categoria e sesso l’Inps registra che il 58,6% del totale dei trattamenti pensionistici è erogato alle donne, contro il 41,4% erogato ai maschi. In tutte le categorie di pensione, eccetto la categoria delle pensioni di inabilità, si rileva una maggior presenza di pensionate sui pensionati, con differenziazione massima nelle pensioni ai superstiti in cui le femmine rappresentano il 18,6% del totale delle pensioni e i maschi il 3,2%.

Per quel che riguarda la distribuzione geografica degli assegni di pensione vigenti al 1 gennaio 2018

l’Osservatorio dell’Inps annota come il maggior numero delle prestazioni sia concentrato nell’area settentrionale della penisola con il 40,9% del totale nazionale, seguito dal 36,0% delle prestazioni erogate nell’area meridionale, isole comprese. Infine, l’Italia Centrale assume, con il 23%, il valore minore nel rapporto con il totale. Esiguo il numero delle pensioni erogate all’estero pari allo 0,1% del totale.

Boeri

SERVE SALARIO MINIMO PER ATIPICI

Per il milione di lavoratori della Gig economy, un neologismo dall’americano gergale che indica i cosiddetti ‘lavoretti’ e include molti atipici compresi i riders, bisognerebbe introdurre un “salario minimo a prestazione”. Lo afferma il presidente dell’Inps, Tito Boeri, aggiungendo che in Italia sarebbe necessaria anche l’approvazione di nuove leggi che ‘obblighino’ i grandi gruppi del settore a iscriversi alla piattaforma on line dell’istituto di previdenza per le prestazioni occasionali.

Assegno di ricollocazione

LA DOMANDA ANCHE AI PATRONATI

A partire dal 28 maggio scorso è diventato più semplice fare richiesta per l’assegno di ricollocazione, la dote che lo Stato fornisce al disoccupato che percepisce la Naspi da almeno 4 mesi per la sua formazione e riqualificazione, così da renderlo “appetibile” per le imprese e il mercato del lavoro in generale: è infatti possibile – ha fatto il Ministero del lavoro – richiederlo anche rivolgendosi ai patronati convenzionati con l’Anpal.

E’ entrato così nella piena operabilità il principale strumento delle politiche attive del lavoro introdotto con il Jobs act, la cui messa a regime si è avuta il 14 maggio dopo un periodo di sperimentazione. «In questo modo si completano le misure previste dal Jobs Act – ha dichiarato il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte – e si vedono quindi i frutti del lavoro svolto dalla nascita dell’Agenzia ad oggi, un lavoro pioneristico per molti aspetti, che abbiamo portato avanti insieme al Ministero del Lavoro e in forte sinergia con le Regioni».

«Sono soddisfatto – ha affermato l’ex ministro, Giuliano Poletti- con l’avvio definitivo dell’assegno di ricollocazione, strumento essenziale per dare concreta attuazione alle politiche attive, aiutiamo le persone a trovare un lavoro: tutte le nostre politiche sono state finalizzate a questo obiettivo, non ad offrire un sostegno assistenzialistico».

L’assegno di ricollocazione può essere richiesto dai beneficiari di Naspi da almeno 4 mesi. La somma di denaro messa a disposizione può essere utilizzata presso un Centro per l’Impiego o un’Agenzia per il lavoro accreditata, che assegnerà un tutor al disoccupato, per essere affiancato in un programma personalizzato di ricerca intensiva di una nuova occupazione.

L’importo dell’assegno – da un minimo di 250 euro ad un massimo di 5.000 euro, a seconda del tipo di contratto e del grado di difficoltà per ricollocare il disoccupato – viene riconosciuto all’ente che fornisce il servizio di assistenza alla ricollocazione, solo se la persona titolare dell’assegno trova lavoro.

Le tipologie di contratto per le quali si riconosce l’esito occupazionale sono il tempo indeterminato, compreso l’apprendistato, il tempo determinato, maggiore o uguale a 6 mesi (3 mesi per Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia). Il destinatario dell’assegno può scegliere liberamente l’ente da cui farsi assistere: il Centro per l’Impiego o l’operatore accreditato scelto assegnerà un tutor che lo affiancherà attraverso un programma personalizzato di ricerca intensiva per trovare nuove opportunità di impiego adatte al suo profilo.

La sperimentazione ha interessato circa 29 mila destinatari estratti in maniera casuale dallo stock di potenziali destinatari comunicati dall’Inps. Costoro potevano iscriversi al programma rivolgendosi ai centri per l’impiego dove era stato sottoscritto il patto di servizio personalizzato, oppure registrandosi al sito – ottenendo le credenziali di accesso per l’area riservata – e seguendo l’apposita procedura. Dal 14 maggio 2018 l’assegno di ricollocazione è entrato a regime per tutti gli aventi diritto.

Commercio

7 IMPRESE SU 10 GUIDATE DA DONNE

Le imprese guidate da donne sono per la maggior parte propense a occuparsi di commercio di mercato, ben 7 su 10 si occupano di questo settore. E la maggior parte mostrano una particolare attenzione alla sostenibilità e alla green economy. Lo scenario emerge dal 5° Forum di Terziario Donna Confcommercio, nell’ambito del quale si è svolto a Roma il convegno “Economia responsabile per dare valore al futuro”.

“Il terziario di mercato – ha dichiarato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli – è la prima scelta delle donne che vogliono fare impresa, oltre il 70% delle donne che fa impresa, infatti, la fa nei nostri settori dove si produce più valore, più benessere più futuro forse anche grazie a una marcia in più che hanno le donne”.

A insistere sul tema è stata Patrizia Di Dio, presidente di Terziario Donna Confcommercio. “Dobbiamo essere consapevoli che la sostenibilità e la responsabilità sociale – ha affermato – non sono temi che hanno a che fare solo con l’etica, non esprimono solo un’economia virtuosa, ma sono anche un tema di competitività, una leva strategica vincente su cui puntare per migliorare le performance e i risultati delle nostre imprese e sono un patrimonio immateriale di capacità che noi donne imprenditrici già possediamo e applichiamo spontaneamente”.

Le imprese femminili hanno una maggiore attenzione verso la sostenibilità ambientale, secondo stime Si.Camera su dati Fondazione Symbola-Unioncamere (Rapporto GreenItaly 2017), le imprese femminili (con almeno un dipendente) del terziario che hanno investito negli ultimi 8 anni, dal 2010 al 2017, in prodotti e tecnologie green sono il 30,2% contro il 24,3% nel caso delle imprese maschili. La media del terziario è pari al 25,6%.

Nel campo della sostenibilità ambientale, le imprese femminili mostrano una più elevata propensione ad investire nella green economy rispetto a quelle maschili. Recenti ricerche hanno dimostrato come la responsabilità sociale di impresa, in una visione che vede l’impresa relazionarsi con la comunità territoriale senza perseguire solamente la massimizzazione del profitto, sono più competitive.

Durante i lavori è stata presentato il volume “Il Neuromarketing nel negozio”, il nuovo manuale della collana “Le Bussole”, che affronta un tema nuovo per gli esercizi commerciali, applicando concretamente, il ‘neuromarketing’ alla gestione del negozio, ovvero quali sono i meccanismi mentali che guidano le decisioni dei clienti. Un aspetto che può aiutare i negozianti a rivolgere l’attenzione ai propri clienti in modo nuovo, per capire meglio i loro comportamenti, i loro bisogni inespressi. Una attività ancora più importante adesso che la concorrenza dell’e-commerce diventa pressante.

Carlo Pareto

Pensioni, come chiedere il cumulo dei contributi

Periodi assicurativi in gestioni diverse
COME RICHIEDERE IL CUMULO DEI CONTRIBUTI ALL’INPS

Se nel corso della nostra vita lavorativa abbiamo lavorato presso più gestioni previdenziali, come ad esempio la gestione pubblica e l’Inps, abbiamo la possibilità di richiedere il cumulo dei periodi assicurativi tra le diverse gestioni. Il cumulo, a differenza della ricongiunzione onerosa, può essere fatto in maniera totalmente gratuita, e permette di ricevere un’unica pensione. Questo sistema è utilizzabile solamente da chi ha versato i contributi in almeno due gestioni previdenziali differenti. Il cumulo dei contributi è una misura agevolativa particolarmente utile, perché consente che venga effettuata la liquidazione di un’unica prestazione pensionistica in base alle regole di ciascun fondo e, comunque, calcolata in base alle rispettive contribuzioni. Ecco più in dettaglio, a cosa serve e come si richiede il cumulo dei contributi all’Inps.

Cosa occorre
Contribuzione versata in diverse gestioni pensionistiche;
Pin Inps dispositivo;
Documento di riconoscimento;

L’iter procedurale
Il cumulo dei contributi può essere richiesto all’Inps dietro esplicita richiesta dell’interessato, avendo cura di indicare espressamente nell’istanza di accesso al beneficio previdenziale, tutti i periodi di contribuzione accreditati nelle diverse gestioni previdenziali. Attraverso questa operazione è possibile essere ammessi sia alla pensione di vecchiaia che a quella anticipata, ma per poter usufruire di tale istituto è necessario che il richiedente non sia già pensionato in uno dei fondi per cui viene richiesto il cumulo stesso. Questa procedura, infatti, permette di ridurre i tempi di accesso alle varie tipologie di pensione, aiutando l’assicurato a perfezionare prima tutti i requisiti previsti.

La domanda
La richiesta del cumulo dei contributi potrà essere trasmessa presso la sede Inps territorialmente competente, in base alla propria residenza. Ogni cittadino può autenticarsi sul sito dell’Istituto di Previdenza e inviare in modalità telematica la propria domanda autonomamente, qualora sia in possesso del pin Inps dispositivo. Giova infatti ricordare a tale riguardo, che il possesso del solo pin Inps non consente l’inoltro delle istanze all’Istituto, ma occorre che il codice pin sia convertito in pin dispositivo. Un’alternativa alla trasmissione personale è l’assistenza fornita da un Ente di Patronato: il personale esperto del Patronato può, in molti casi, guidare al meglio l’interessato e assisterlo sia in fase di compilazione che di trasmissione della domanda telematica all’Istituto. Per informazioni, al riguardo, è inoltre possibile contattare telefonicamente il call center dell’Inps al numero verde 803.164.

La comparazione
Il cumulo dei contributi, come detto, può essere richiesto all’Inps in modo del tutto gratuito. Mentre non avviene lo stesso con la ricongiunzione contributiva verso la gestione ex Inpdap, che, viceversa, è concessa a titolo oneroso e può arrivare a costare anche migliaia di euro. Un altro istituto, quasi simile, spesso utilizzato dai soggetti contribuenti, è quello della cosiddetta totalizzazione: anche questo sistema è difatti gratuito, ma permette il calcolo del trattamento pensionistico operato unicamente con il sistema contributivo, che, come è noto, è più sfavorevole rispetto al retributivo. In ogni caso, il cumulo, rappresenta indubbiamente un grande vantaggio in confronto agli altri sistemi di ricongiunzione dei contributi dalle diverse gestioni previdenziali.

Rivoluzione per invalidità ai pazienti oncologici
ARRIVA PROTOCOLLO VELOCE
Da cinque controlli per ottenere il riconoscimento dell’invalidità a uno solo, con lo specialista che fa la diagnosi, che compila il ‘certificato introduttivo’ che va direttamente all’Inps. Questo il contenuto dell’accordo siglato oggi tra gli Istituti Fisioterapici Ospedalieri (Ifo), la Regione Lazio e l’Inps per i pazienti oncologici, il primo di questo genere nel Paese, che promette di accorciare i tempi per il riconoscimento.
Il protocollo prevede una procedura informatica per la trasmissione del primo certificato all’Inps, saltando l’accesso presso il medico di base e l’accertamento sanitario delle Asl nelle Regioni che hanno un accordo di semplificazione. Il certificato era già disponibile dai singoli medici dal 2013, ma era stato usato pochissimo, appena 1500 volte nel 2014, ragione per cui l’Inps ha deciso di siglare accordi con i singoli centri d’eccellenza. “Questo protocollo – ha affermato il presidente dell’Inps Boeri – ha il vantaggio di unire il rigore degli accertamenti alla rapidità, riducendo gli oneri per le famiglie.
Potenzialmente tocca una platea importante, i malati di tumore sono la categoria più importante con il 28% delle prestazioni di invalidità per queste malattie oncologiche. Può riguardare il benessere di moltissime persone”.
Il protocollo verrà applicato per primi dagli Ifo, ma secondo il presidente della Regione Nicola Zingaretti sarà esteso in tempi brevi anche agli altri istituti oncologici laziali: “Nel caso delle cure oncologiche e dell’accesso ai diritti ci troviamo di fronte allo Stato egoista che non ragiona mettendo al centro il diritto della persone – ha commentato -. Lo Stato ha lavorato a canne d’organo, affastellando provvedimenti, e il costo finale di questo non dialogo lo si scarica sul cittadino. Credo che il protocollo abbia un valore importante perché interviene su uno Stato amico delle persone, vicino ai cittadini”.
L’accordo consentirà quindi l’attivazione tempestiva della pratica di invalidità presso l’Inps fatta dallo specialista oncologo al momento della diagnosi. Il Protocollo, di durata 18 mesi, permetterà ai medici di utilizzare il “certificato oncologico introduttivo”, grazie al quale sarà possibile acquisire fin da subito – durante il ricovero o cura presso le Strutture sanitarie – tutti gli elementi necessari alla valutazione medico legale, evitando al malato eventuali ulteriori esami e accertamenti. Si tratta del primo protocollo sperimentale in ambito oncologico ed è finalizzato a ottimizzare e mettere a sistema tale procedura nel Lazio e su tutto il territorio nazionale.
Si tratta, insomma, di un passaggio fondamentale per la semplificazione della relazione con il cittadino e soprattutto per il percorso del paziente fragile come quello oncologico. La regolare compilazione del “certificato oncologico introduttivo” da parte degli oncologi permette indubbi vantaggi: appropriatezza, equità, omogeneità delle valutazioni e adeguatezza delle previsioni di revisione sull’intero territorio nazionale. Consente inoltre  celerità dell’accertamento, fornendo alla Commissione tutti gli elementi necessari per la valutazione, escludendo quindi ulteriori accertamenti specialistici o richieste di documentazione integrativa (cartelle cliniche, esami istologici o strumentali). Il protocollo rientra negli obiettivi perseguiti dalla Regione Lazio e dall’Inps di favorire al massimo le collaborazioni istituzionali e di migliorare il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione. La presenza della convenzione per l’accentramento degli accertamenti per l’invalidità civile, firmata tra l’Istituto e la Regione Lazio nel dicembre 2017, consentirà inoltre agli interessati di essere sottoposti a un’unica visita Inps. In aggiunta, nei casi di documentata gravità della patologia, il giudizio medico per il rilascio delle prestazioni di invalidità potrà essere espresso agli atti con la certificazione specialistica oncologica della struttura abilitata, evitando anche in questi casi la visita Inps.

Centri per l’impiego
TROVATO LAVORO SOLO AL 3% DEI DISOCCUPATI
“Il Presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte ha recentemente dato al Messaggero risultati imbarazzanti dei Centri per l’Impiego? Noi invece, da parte nostra, rincariamo la dose sia sull’Anpal che sui Centri per l’Impiego, il problema è profondo e parte dall’alto”. Così si è espressa l’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro che ha tuonato di fronte alle dichiarazioni fallimentari rese dal Presidente dell’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive che vedono i 600mila impiegati dei Centri per l’Impiego trovare lavoro al solo 3% dei disoccupati che vi si rivolgono. “Invitiamo tutti a leggersi il Decreto 4/2018 dello stesso Anpal che al punto 4 stabilisce come linee di indirizzo dei prossimi tre anni per i centri per l’impiego convocare i disoccupati entro 90 giorni da quando effettuano la Did Online ossia da quando dichiarano l’immediata disponibilità all’impiego richiedendo un appuntamento.
I disoccupati per definizione sono persone che vivono in una situazione di profonda fragilità. Se richiedono un appuntamento richiedono un aiuto. Ma con che coraggio i servizi per l’Impiego dello Stato italiano si possono prendere 90 giorni di tempo per convocare un disoccupato che invoca assistenza? Soprattutto che tipo di assistenza visto che il disoccupato arrivato al Centro per l’Impiego si ritrova a mettere due firme su qualche foglio senza ricevere alcuna assistenza, orientamento, sostegno o formazione.
Va peraltro considerato che il disoccupato oltre ad avere un costo sociale incide anche sulle casse dello Stato nel caso prenda la Naspi, comunemente chiamata disoccupazione Trovare lavoro a chi percepisce la Naspi può quindi essere un risparmio enorme per le casse dello Stato visto che questo disoccupato può altresì pesare sulle casse dell’Inps fino a 24 mesi.”
Il passaggio dai Centri per l’Impiego è poi obbligatorio nella maggior parte delle Regioni per partecipare a progetti quali Garanzia Giovani o altre iniziative di politiche attive promosse dalle singole regioni. “Se i risultati dei centri per l’impiego sono quelli imbarazzanti dichiarati dal Presidente dell’Anpal con anche 90 giorni per avere un appuntamento qualcuno ci spieghi perché nella maggior parte delle Regioni come ad esempio nel Lazio i disoccupati in cerca di lavoro per i vari progetti nazionali e regionali quali Garanzia Giovani e Bonus Generazioni che coprono la fascia fino a 39 anni vengono costretti dalle procedure a passare dai centri per l’impiego anche due volte nonostante magari scelgano di farsi assistere da agenzie per il lavoro private convenzionate e accreditate con Regioni e Anpal.
Il passaggio obbligatorio dai centri per l’impiego dunque oltre ad essere un collo di bottiglia che blocca il disoccupato anche per due-tre mesi è un chiaro fuori pista per chi cerca lavoro che da non tecnico del sistema nonostante abbia diritto a farsi seguire da strutture private più efficienti sceglie nell’80% dei casi di farsi assistere dai centri per l’impiego per il solo fatto che è il primo ente che gli capita davanti. Il modello da seguire è quello della Campania dove il disoccupato non è obbligato a passare dai Centri per l’Impiego ma può andare direttamente e liberamente all’agenzia per il lavoro che preferisce.” Questo quanto riportato nella nota dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Roma.

Carlo Pareto

Assegno di ricollocazione, lavori usuranti e reddito di inclusione: le novità

Lavoro

SLITTA A MAGGIO L’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE

Slitta a maggio l’entrata a regime dell’assegno di ricollocazione, che era stato preventivato per il 3 aprile scorso. Lo prevede una nuova delibera Anpal, Agenzia Nazionale Politiche Attive per il Lavoro che sposta la partenza del contributo per i disoccupati senza peraltro fissare una nuova data. Le cause del rinvio sono da attribuire a problemi di adeguamento del sistema informatico da parte dei patronati che hanno richiesto tempi più lunghi del previsto.

Cos’è – Si tratta del contributo economico che va da 250 a 5.000 euro per i servizi per il lavoro che offrono un’opportunità di impiego ad un disoccupato che sia almeno da quattro mesi percettore di Naspi, la nuova indennità di disoccupazione erogata dall’Inps, ma anche a chi rientra nelle politiche di contrasto alla povertà (nel Rei) o è in cassa integrazione straordinaria Inps.

Un assegno che diventa tanto più pesante quanto più è difficile (per formazione, territorio e via dicendo) ricollocare il lavoratore in questione. La somma viene incassata dai centri per l’impiego, dalle agenzia per il lavoro o da altri enti accreditati se l’operazione ha avuto successo, cioè se ha portato a un contratto di lavoro.

A quanto ammonta – L’assegno di ricollocazione va da mille a 5mila euro se il disoccupato trova un nuovo impiego a tempo indeterminato, apprendistato compreso. Da 500 a 2.500 euro se si firma un contratto a termine di almeno 6 mesi. Nelle regioni considerate “meno sviluppate” (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) si può scendere a 250 fino a 1.250 euro se si instaura un rapporto a tempo tra i tre e sei mesi.

L’entità dell’assegno varia anche a seconda della difficoltà di reinserimento occupazionale dell’interessato, stabilita nella fase di profilazione. Si terrà conto, tra l’altro, di età, sesso, livello di istruzione, collocazione geografica, precedente esperienza lavorativa.

Chi ne ha diritto – L’assegno può essere richiesto non solo da chi ha diritto alla Naspi dell’Inps da almeno quattro mesi ma anche dai beneficiari del Reddito di inclusione e dai lavoratori in accordi di ricollocazione. L’importo dell’assegno non viene attribuito alla persona disoccupata ma al soggetto che si prende in carico il lavoratore; inoltre, viene corrisposto solamente a risultato occupazionale acquisito. Una novità appena introdotta riguarda la procedura prevista dall’ultima manovra grazie alla quale il servizio può essere anticipato per i lavoratori già in Cigs Inps.

La procedura – Una volta che il disoccupato presenta domanda, sceglie chi eroga il servizio di assistenza: può essere un centro per l’impiego o un ente accreditato ai servizi per il lavoro. La richiesta dell’assegno è volontaria e si può presentare anche in via telematica. Il centro per l’impiego, entro 15 giorni, deve decidere se rilasciare o meno l’assegno dopo le verifiche. Se viene accettato si deve quindi elaborare il Patto di servizio personalizzato e il programma di ricerca intensivo. A quel punto il disoccupato deve partecipare agli incontri concordati e deve accettare le offerte congrue di lavoro ricevute. Se rifiuta può andare incontro a sanzioni che partono da una prima riduzione dell’assegno e arrivano alla sua perdita totale.

Come ottenere l’assegno – La somma viene intascata dal centro per l’impiego o dall’agenzia privata per il lavoro “a risultato raggiunto”, cioè alla firma del contratto subordinato. Il disoccupato, per ottenere l’assegno, deve presentare al servizio pubblico (una novità è il coinvolgimento anche dei patronati) la dichiarazione di immediata disponibilità a lavorare, la “Did”, e richiedere la somma. Il servizio si conclude dopo 180 giorni, con una possibile proroga di altri 180 giorni in caso di assunzione con contratto di almeno sei mesi.

Pensione lavori usuranti

DOMANDA ENTRO IL 1° MAGGIO

È in scadenza la domanda per il riconoscimento dei requisiti che garantiscono l’accesso alla pensione anticipata per chi svolge lavori usuranti. Entro il 1° maggio 2018 i lavoratori interessati sono chiamati a presentare il modulo AP45 all’Inps a cui viene fatta richiesta per accedere anticipatamente alla pensione, nel caso si perfezionino i requisiti, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019. Stando alla normativa, inserita nella Legge di Bilancio 2017, infatti, è necessario l’invio dell’istanza all’Inps prima della domanda di pensione vera e propria, perché l’istituto possa riconoscere il beneficio per i lavori usuranti e il rispetto di determinati requisiti.

I requisiti- Il lavoratore, incaricato di svolgere mansioni particolarmente pesanti, ha diritto alla

pensione prima di aver maturato i requisiti previsti dal trattamento ordinario. L’età minima varia sulla base della tipologia di attività lavorativa svolta e va da un minimo di 61 anni e 7 mesi fino a un massimo di 64 anni e 7 mesi di età. Rispettato il requisito anagrafico, sia gli autonomi che i lavoratori dipendenti dediti a lavori pesanti devono vantare un minimo di 35 anni di contributi.

Le categorie – Tra le macro-categorie di lavoratori interessati alla pensione anticipata per lavoro usurante troviamo i conducenti di veicoli di capienza complessiva non inferiore a nove posti adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo; gli addetti alla cosiddetta ‘linea catena’; gli impegnati in mansioni particolarmente usuranti; i lavoratori notturni a turni e/o per l’intero anno (lavoratori a turni che prestano attività nel periodo notturno per almeno 6 ore non meno di 64 giorni lavorativi l’anno; i lavoratori che prestano la loro attività per almeno 3 ore tra la mezzanotte e le cinque del mattino per periodi di lavoro di durata pari all’intero anno lavorativo).

La domanda – Qui il modulo per Ap45 Inps dedicato ai lavoratori in oggetto per presentare domanda di pensione anticipata. Sarà l’Inps a valutare e a comunicare l’esito della domanda di valutazione dei requisiti. Solo dopo una conferma da parte dell’istituto il lavoratore potrà richiedere anticipatamente la pensione con decorrenza a partire dal 1° gennaio 2019 o nei mesi successivi.

Reddito d’inclusione

PRESENTATI I DATI RELATIVI AL PRIMO TRIMESTRE

A tre mesi dal lancio del Reddito di Inclusione (REI) l’Osservatorio statistico Inps ha prodotto i primi dati sulle domande di richiesta del beneficio.

Nella sede di Palazzo Wedekind il Presidente Tito Boeri, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni hanno recentemente presentato a giornalisti ed esperti del settore i risultati ottenuti dal REI nel primo trimestre del 2018.

Il Presidente Tito Boeri ha sottolineato l’importanza di avere una misura di contrasto alla povertà efficiente. “Il Reddito di Inclusione, il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) e le misure regionali collegate sottolineano l’attenzione dell’Istituto verso le famiglie in difficoltà” – ha affermato il Presidente – “I primi risultati che abbiamo, aggiornati al 23 marzo, parlano di 251mila famiglie raggiunte, corrispondenti a 870mila persone. Abbiamo raggiunto quasi il 50% della platea obiettivo di questa misura. È un dato rilevante. Non esistono schemi di contrasto alla povertà in altri paesi che abbiano superato il 40-50%”.

Tito Boeri ha tracciato un profilo delle persone che hanno fatto richiesta della misura, evidenziando un boom di richieste al sud. “Il dato rileva una evidente incidenza di richieste dove il tasso di disoccupazione è maggiore: 7 nuclei familiari su 10 dei beneficiari appartengono dal sud Italia” – ha aggiunto il Presidente – “È straordinaria la richiesta del beneficio proveniente da famiglie con presenza di persone disabili: un quinto dei richiedenti è rappresentato da questa categoria. L’aiuto alle famiglie in difficoltà con persone disabili è un ampliamento importante reso possibile dal Rei rispetto al preesistente Sia. È importante allargare la platea dei beneficiari di questo strumento e l’obiettivo è raggiungere, a partire da luglio, 2,7 milioni di persone”.

Sull’efficienza dello strumento e l’importanza di controllare i flussi di domanda, il Presidente dell’Istituto ha commentato: “È importante mantenere e controllare questa macchina e chi fa richiesta del beneficio. C’è un grande lavoro dietro il controllo delle domande che arrivano. È difficile raggiungere le persone davvero bisognose. Nelle esperienze internazionali sappiamo che ci sono stati moltissimi fallimenti, abbiamo messo su una macchina che si rivolge esclusivamente a chi davvero ne ha bisogno e siamo orgogliosi del corretto funzionamento della stessa”.

Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti è intervenuto elogiando la rete, permanente e stabile, di supporto alle persone bisognose, specificando che la misura del Reddito di Inclusione rientra attivamente in questo network. Nel tracciare la linea, il Ministro Poletti ha rilevato che è importante dedicare centinaia di milioni di euro alle misure di contrasto alla povertà.

Nel suo intervento il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, analizzando l’andamento economico del Paese, ha rivendicato la funzionalità del Rei. “È uno strumento efficiente che va difeso. Non abbiamo messo in campo una misura passiva che viene semplicemente a fronteggiare una condizione di difficoltà sociale” – ha dichiarato il Premier – “Abbiamo messo in campo uno strumento fondamentale ed efficiente, che va tutelato per aiutare davvero chi vive in condizioni di povertà assoluta”.

Carlo Pareto

In Italia 7 pensioni su 10 sotto la soglia dei mille euro al mese

Inps

7 PENSIONI SU 10 SOTTO I MILLE EURO

In Italia 7 pensioni su 10 sotto la soglia dei mille euro. Lo scorso primo gennaio il 70,8% delle pensioni erogate per il settore privato, 12,8 milioni di assegni, sono infatti state inferiori a 1.000 euro. E’ quanto documenta l’Inps nel suo osservatorio sulle pensioni, rilevando che per le donne la percentuale è decisamente inferiore arrivando all’86,6%.

Nel complesso al primo gennaio 2018 le pensioni erogate erano 17.886.623 con un calo di circa 143 mila unità rispetto a inizio 2017: di queste 13.979.136 erano di natura previdenziale, mentre le rimanenti 3.907.487 sono di natura assistenziale. La spesa complessiva annua risulta pari a 200,5 miliardi di euro (di cui 179,6 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali): un dato, spiega l’Istituto, ottenuto moltiplicando per 13 mensilità (12 nel caso delle indennità di accompagnamento) il valore dell’importo mensile di gennaio.

Pensioni liquidate – Per quanto riguarda le pensioni liquidate, nel 2017 sono state 1.112.163 per il settore privato: di queste poco meno della metà (553.105, pari al 49,7%) erano di natura assistenziale (507.177 per gli invalidi civili e 45.928 assegni sociali). L’Inps sottolinea come gli importi annualizzati, stanziati per le nuove liquidate del 2017, ammontano a 10,8 miliardi di euro, un valore che rappresenta circa il 5,4% dell’importo complessivo annuo in pagamento allo scorso primo gennaio.

Nuove pensioni – Le nuove pensioni erogate ai dipendenti privati sono state 335.246, il 30,1% del totale, per un importo annualizzato di 5,44 miliardi (il 50,2% del totale). Le nuove prestazioni erogate agli autonomi sono state invece 215.439. Le pensioni liquidate nelle altre gestioni e assicurazioni facoltative sono state 8.373.

Gestioni – Oltre la metà delle pensioni – spiega l’Inps – è in carico alle gestioni dei dipendenti privati delle quali quella di maggior rilievo (95,6%) è il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti che gestisce il 48,2% del complesso delle pensioni erogate e il 61,1% degli importi in pagamento. Le gestioni dei lavoratori autonomi elargiscono il 27,5% delle pensioni per un importo in pagamento del 23,9% mentre le gestioni assistenziali erogano il 21,8% delle prestazioni con un importo in pagamento di poco superiore al 10,4% del totale.

Consulenti lavoro

VADEMECUM SU INCENTIVI OCCUPAZIONE

Un vademecum sugli incentivi occupazione Mezzogiorno e occupazione Neet. E’ il contenuto della circolare n.8/2018 della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, una serie di Faq che tendono a coprire la maggior parte delle casistiche possibili sul tema.

I consulenti del lavoro ricordano che “sono stati pubblicati a gennaio 2018 i decreti direttoriali Anpal n. 2 e 3, rispettivamente per l’incentivo occupazione Mezzogiorno e per l’incentivo occupazione Neet, di giovani, tra i 16 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (Neet), aderenti al programma ‘Garanzia Giovani'”. “L’Inps -continua la nota dei professionisti- ne ha reso possibile l’applicazione con la pubblicazione delle circolari n. 48 e 49 del 19 marzo scorso, contenti le procedure telematiche per le richieste dei relativi incentivi economici. Adesso, quindi, il quadro delle possibili combinazioni di assunzione con esonero, disegnato per l’anno 2018, è completo. Dopo, infatti, l’intervento della legge 205/17, commi 100 e seguenti, l’ultimo tassello erano proprio le attese circolari Inps, necessarie a sbloccare i predetti decreti dell’Anpal”.

“Lo scenario -conclude la nota- che si presenta è alquanto complesso e articolato. I predetti incentivi, infatti, si possono anche combinare fra loro (solo nel primo anno). In tal caso, occorre fare attenzione alle regole di fruizione, che sono differenti e vanno considerate prendendo a riferimento il quadro normativo di ogni singola misura. La Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha predisposto la circolare n.8/2018, un vademecum contenente una serie di Faq che tendono a coprire la maggior parte delle casistiche possibili. Un utile strumento per orientare il consulente del lavoro nella scelta della misura ad hoc per ogni potenziale assunzione”.

lavorare in Italia

TUTTE LE AGEVOLAZIONI

Agevolazioni fiscali a favore di chi decide di trasferire la residenza in Italia per lavoro. Tali misure sono previste dal fisco per sostenere lo sviluppo economico, scientifico e culturale del Paese. Alcune sono in vigore da diversi anni, altre sono state emanate di recente. Obiettivo comune: attirare risorse umane.

Tra queste (consulta la guida), il sistema tributario agevola i redditi prodotti in Italia da docenti e ricercatori residenti all’estero che rientrano nel Paese.

Altro regime fiscale agevolato, ricorda l’Agenzia delle Entrate, “è stato pensato anche per i cosiddetti lavoratori ‘impatriati’ del quale possono usufruire: laureati che hanno svolto attività lavorative all’estero; studenti che hanno conseguito un titolo accademico all’estero; manager e lavoratori con alte qualificazioni e specializzazioni”.

100mila euro – Regime che prevede l’esenzione per 5 anni del 50% del reddito di lavoro autonomo o dipendente prodotto in Italia. Oppure, per i nuovi residenti, c’è un’imposta sostitutiva per 15 anni sui redditi prodotti all’estero: 100.000 euro annui (25.000 per ogni familiare).

Nuove ipotesi – Si tratta di una serie di misure introdotte dalla legge di bilancio 2017 (legge 11 dicembre 2016, n. 232) intervenuta per potenziare l’efficacia delle norme esistenti e introdurre nuove ipotesi, “in modo da configurare un sistema variegato e capace di cogliere le diverse realtà”.

Statali

MENO CAPI E PIÙ TRAVET

Meno capi e più dipendenti semplici: se le amministrazioni statali non possono decidere in autonomia di aumentare il numero dei dirigenti possono tuttavia tagliarlo per far posto a dipendenti ‘semplici’. Insomma, magari si perde un vertice ma, con lo stesso budget, si acquistano due o più travet non graduati. A stabilirlo sono le linee guida sui fabbisogni di personale, messe a punto dalla ministra P.A Marianna Madia. Si tratta di uno schema di decreto, già presentato a Regioni e Comuni, per orientare gli enti nella stesura dei piani per le assunzioni.

Inail – Accredia

-16% INFORTUNI NELLE IMPPRESE CERTIFICATE

Le imprese che sono passate da un livello di sicurezza base a un livello certificato hanno registrato una riduzione del 16% degli infortuni, che nel 40% dei casi sono risultati meno gravi rispetto a quelli nelle aziende non certificate. E’ quanto emerge dal Quaderno dell’Osservatorio Accredia dedicato alla salute e alla sicurezza sul lavoro, frutto della collaborazione con Inail e Aicq presentato oggi a Roma dal presidente dell’Inail, Massimo De Felice, di Accredia, Giuseppe Rossi e dell’Associazione Italiana Cultura Qualità Claudio Rosso.

Questo “è un primo risultato utile – ha detto il presidente De Felice – per individuare i fattori che hanno condotto le imprese sulla strada della certificazione e per valutare gli esiti di questa propensione alla qualità”.

Il nuovo quaderno dell’Osservatorio Accredia, a sei anni dalla prima edizione, conferma la maggiore efficacia delle politiche di prevenzione nelle aziende che adottano dei sistemi di gestione certificati sotto accreditamento. L’entità di queste riduzioni, secondo i dati raccolti, può variare sensibilmente a seconda del settore di attività. In quello del legno, per esempio, il calo della frequenza degli infortuni nelle aziende certificate è solo del 7%, mentre l’indice che ne misura la minore gravità tocca il 61%. Il tessile, invece, registra una riduzione del 10% dell’indice di frequenza e del 30% di quello di gravità.

Secondo De Felice la normazione tecnica volontaria è “un ausilio prezioso”, perché “potenzia la legislazione”. Con la certificazione, ha detto infine il presidente Inail, “è garantito il rispetto delle norme, documentata la qualità dell’impresa, correttamente tutelata la competitività. Sono tutti mezzi e azioni che contribuiscono, in grande, al miglioramento del sistema socio-economico”.

Carlo Pareto

Come cambiano le pensioni. A riposo più tardi ma con il portafoglio più gonfio

Età e scatti

COME CAMBIANO LE PENSIONI

In quiescenza più tardi ma con il portafoglio più gonfio. E’ quanto emerge dai dati sui flussi di pensionamento del 2017, confrontati con quelli dell’anno precedente, diffusi dall’Inps. Dall’ultimo monitoraggio dell’Istituto di previdenza risulta che gli assegni erogati l’anno scorso sono aumentati del 7,1%, passando dai 970 euro del 2016 ai 1.039 del 2017. E’ salita anche l’età media di decorrenza, pari a 66,7 anni nel 2017 invece dei 66,4 anni del 2016.

Scatti – Sono aumentati del 7,1% gli importi medi delle pensioni liquidate nel 2017, passando dai 970 euro del 2016 ai 1.039 euro del 2017. Per la prima volta, dunque, l’importo medio dei nuovi assegni ha superato i mille euro. Nel dettaglio, si va dai 2.275 euro al mese per le pensioni di anzianità dei lavoratori dipendenti ai 239 euro delle pensioni di vecchiaia dei lavoratori parasubordinati. Tra le due categorie, gli artigiani e i commercianti, con pensioni di vecchiaia rispettivamente pari a 842 euro e 927 euro.

Età – L’età media di decorrenza è aumentata di tre mesi, passando dai 66,4 anni del 2016 ai 66,7 dell’anno scorso. Sembrano soglie alte ma che, in realtà, subiscono l’influenza delle pensioni di reversibilità, concesse quest’anno a un’età media di 75 anni. Per questo motivo l’Inps sottolinea che “per il 2017 sia i requisiti di età per la vecchiaia, sia quelli di anzianità per la pensione anticipata, sono rimasti immutati rispetto al 2016, anno quest’ultimo che aveva invece visto l’aumento di tutti i requisiti rispetto all’anno precedente di 4 mesi per effetto dell’incremento della speranza di vita e di ulteriori 18 mesi e 12 mesi rispettivamente per le lavoratrici dipendenti ed autonome”.

Nel dettaglio, l’età di decorrenza per le pensioni di vecchiaia l’anno scorso è stata di 66,6 anni per gli uomini (come nel 2016) e di 64,8 per le donne (invece dei 64 anni dell’anno precedente) mentre le pensioni di anzianità sono scattate a 61,2 anni (61 nel 2016) per i lavoratori e a 59,9 per le lavoratrici (59,6 nel 2016). L’età per gli assegni di invalidità è invece rimasta invariata per gli uomini, attestandosi a 53,8 anni, mentre per le donne è aumentata dai 51,6 anni del 2016 ai 51,8 anni del 2017.

Numeri – E’ aumentato del 6,2% il numero di pensioni liquidate nel 2017, passando dalle 486.076 del 2016 alle 516.706 dell’anno passato. In aumento anche quelle di vecchiaia, pari a 155.592 rispetto alle 125.436 del 2016 (+24% ) mentre quelle anzianità/anticipate sono ammontate a 140.193 rispetto alle 120.371 dell’anno precedente (+16,4%). In calo invece le pensioni di invalidità – che passano dalle 51.424 del 2016 alle 41.432 del 2017 – e quelle ai superstiti, pari a 179.489 rispetto alle 188.848 dell’anno precedente.

Sono poi aumentate nel 2017 le liquidazioni di pensioni sopra i 3mila euro, passate dalle 16.015 del 2016 alle 20.041 certificate al 2 gennaio 2018. In calo invece le pensioni sotto i 500 euro, pari nel 2017 a 40.505 contro le 47.268 registrate nell’anno precedente; mentre salgono a 46.309 rispetto alle 43.701 registrate nel 2016 le pensioni tra i 1.000 e i 1.500 euro, così come aumentano a 34mila (rispetto alle 29.700 dell’anno precedente) quelle da 1.500 a 2.000 euro e le pensioni fino a 2.999 euro pari a 32.958, rispetto alle 28.910 del 2016.

Inps

PENSIONAMENTI 2018 DEL COMPARTO SCUOLA

Il decreto ministeriale 919 del 23 novembre 2017, relativo alle cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2018, ha fissato al 20 dicembre 2017 il termine finale per la presentazione ovvero la revoca da parte di tutto il personale del Comparto Scuola, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, delle domande di cessazione per dimissioni volontarie dal servizio con effetti dal 1° settembre 2018. Il termine per la presentazione della domanda di cessazione dal servizio dei dirigenti scolastici è fissato invece al 28 febbraio 2018.

La circolare 4 descrive le istruzioni operative per la predisposizione delle posizioni assicurative propedeutiche al pensionamento del personale del Comparto. A tale riguardo la circolare raccomanda la massima collaborazione tra il personale Inps e il personale Miur.

Consulenti lavoro

CHIARIMENTI E ANTICIPAZIONI SU AGEVOLAZIONI ASSUNZIONI GIOVANI

La Legge di Bilancio 2018 riscrive il quadro delle agevolazioni per le assunzioni a tempo indeterminato, le conversioni dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato e le prosecuzioni dei contratti di apprendistato in un rapporto a tempo indeterminato.

La circolare numero 3 del 2018 della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro analizza queste novità, approfondendo le diverse condizioni previste per fruire degli sgravi, e fornisce alcune ipotesi sul provvedimento Anpal per le assunzioni nelle regioni del Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna) che potranno riguardare, non solo i giovani, ma anche i soggetti privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.

In particolare, l’agevolazione effettuata nelle suddette regioni può essere incrementata, limitatamente al 2018, fino al 100% dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro, sempre con esclusione dei premi INnail, ma fino ad un massimo di 8.060 euro annui. Occorre ora attendere apposito provvedimento attuativo dell’Agenzia che indichi requisiti, modalità e condizioni per fruirne.

Anpal-Manageritalia

INTESA SU ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

Avvicinare il mondo delle scuole e quello delle aziende, indirizzare e arricchire la formazione scolastica con le competenze richieste dal mondo del lavoro. E’ questo l’obiettivo della convenzione firmata recentemente tra Anpal Servizi e Manageritalia e presentata a Roma in occasione dell’evento ‘Un caffè con… manager imprenditore’.

L’intesa è finalizzata a migliorare i percorsi di transizione dall’istruzione al lavoro dei giovani studenti, attraverso il coinvolgimento di imprese e istituti scolastici in un processo formativo continuo, congiunto e virtuoso che vede i manager fare da ponte. Alla base dell’accordo c’è ‘Food4minds’, l’iniziativa di Manageritalia volta a migliorare la sinergia scuola/mondo del lavoro e ad avere lavoratori e cittadini più vicini a quello che mercato e società chiedono oggi.

Gli interventi previsti andranno a incidere in particolare su tre ambiti specifici: la formazione dei tutor di Anpal Servizi sul modello ‘Food4Minds’ e ulteriori attività di informazione e comunicazione che i due soggetti riterranno utili per rafforzare i processi di transizione; la diffusione da parte dei tutor di Anpal Servizi del modello ‘Food4Minds’ nelle scuole che aderiranno al programma; il coinvolgimento dei manager – associati a Manageritalia – sia per favorire l’ospitalità dei giovani nei percorsi di alternanza scuola-lavoro, sia per portare nelle scuole le conoscenze e le esperienze del mondo del lavoro e dell’impresa.

La convenzione – che resterà in vigore fino al 31 luglio del 2020 – “è un esempio di contaminazione e di valorizzazione delle esperienze a costo zero”, ha spiegato il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte, nel suo intervento illustrativo nella sede di Manageritalia. L’evento inaugurale è stato, inoltre, l’occasione per parlare di una possibile collaborazione tra Anpal e Manageritalia nell’ambito della ricollocazione dei manager che perdono il lavoro. Un problema che esiste e che va affrontato con politiche attive adeguate visto che – stando proprio ai dati di Manageritalia – ogni anno il 20% dei dirigenti (circa 4 mila) esce dal contratto.

In tal senso, le migliori “opportunità -ha aggiunto Del Conte- nascono dal confronto e da una collaborazione strutturale in grado di valorizzare la professione dei manager in accordo con le istituzioni”. E’ allora necessario, ha proseguito, “costruire una rete strategica per diffondere le esperienze di ricollocazione di maggior successo, con l’obiettivo di replicarle in maniera sistematica e in contesti territoriali diversi”.

“La collaborazione con Anpal -ha detto Guido Carella, presidente Manageritalia- è una grande opportunità per valorizzare e mettere al servizio del Paese le competenze dei manager. Sul primo fronte utilizzando l’esperienza di successo fatta con ‘Food4minds’, dove i manager sono ponte tra il mondo del lavoro e la scuola per portare le competenze richieste oggi sul mercato. Nel caso delle politiche attive per il lavoro dei manager per non disperdere un patrimonio di professionalità oggi indispensabili a tante nostre aziende per competere. Questo dimostra che le sinergie con il pubblico sono una delle strade maestre per gestire un contesto in continuo cambiamento”.

Carlo Pareto

Istat. Diminuiscono i pensionati ma aumenta il reddito

Addio all’Asdi

AMMORTIZZATORI SOCIALI INPS 2018: COSA CAMBIA

Dall’addio definitivo all’Asdi alle nuove regole della cassa integrazione. Dall’1 gennaio 2018 sono scattate diverse novità sul fronte degli ammortizzatori sociali, alcune delle quali introdotte con la legge di Bilancio. Altre erano già in programma, dato che il sistema è ancora oggetto di una significativa trasformazione per effetto di norme approvate negli ultimi anni. Le principali novità riguardano soprattutto la cassa integrazione guadagni straordinaria per le imprese di rilevanza economica e strategica con più di 100 dipendenti e per quelle delle 12 aree di crisi complessa. Significativo, al riguardo, il dato contenuto nel recente rapporto della Uil: da gennaio a ottobre 2017 sono state autorizzate oltre 302 milioni di ore di cassa integrazione (in flessione del 39,9% rispetto allo stesso periodo del 2016), di cui la gestione straordinaria ha assorbito il 62,4% del montante complessivo (189 milioni di ore). Ma se nei primi 10 mesi di quest’anno sono diminuite le ore di cassa integrazione straordinaria, rispetto al 2007 – l’inizio della crisi – sono quasi triplicate. Erano 71 milioni dieci anni fa a fronte delle 189 milioni del 2017. Più lieve l’aumento dell’ordinaria (da 59 milioni di ore del 2007 rispetto agli 87 milioni di ore del 2017).

L’assegno di ricollocazione – Un prolungamento di 12 mesi per Cassa integrazione straordinaria e mobilità è prospettato per le imprese delle 12 aree di crisi complessa, per le quali si utilizzeranno le risorse non spese. Nel 2016 sono stati stanziati 216 milioni di euro per l’anno di riferimento (con richieste per 167 milioni) e 117 milioni di euro per il 2017. Un’altra novità, introdotta con l’obiettivo di evitare i licenziamenti collettivi, riguarda sia le aziende strategiche sia quelle nelle aree di crisi complessa. Sarà possibile per il personale in Cigs accedere all’assegno di ricollocazione prima del licenziamento (prima bisognava essere disoccupati da almeno 4 mesi) per poi iniziare un percorso che porti a un nuovo lavoro entro 12 mesi. L’assegno va dai 250 euro (al Sud, sotto i tre mesi di assunzione) ai 5mila euro (per un contratto di almeno un anno) e viene pagato al centro per l’impiego o all’agenzia privata accreditata a ricollocazione effettuata. Lo strumento della conciliazione protegge l’impresa da possibili contenzioni, mentre l’indennità è defiscalizzata per i primi nove mesi. Il lavoratore, invece, intasca la Cigs e partecipa attivamente alla ricerca del nuovo posto di lavoro. Una volta trovato, oltre al nuovo stipendio, potrà intascare il 50% della Cigs residua. Per questa operazione sono disponibili 200 milioni per il 2018.

Naspi anche a chi lascia l’Italia – Una recente novità riguarda la nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) che ha preso il posto di Aspi e mini-Aspi dal 1° maggio 2015. L’indennità  di disoccupazione è rivolta a tutti i lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il lavoro, a cui vanno aggiunti gli apprendisti, i soci di cooperative che hanno stipulato un rapporto di lavoro in forma subordinata e il personale artistico inquadrato con rapporto di lavoro subordinato. Sono escluse dalla tutela le risoluzioni consensuali e le dimissioni, fatta eccezione per quelle per giusta causa e quelle rassegnate durante il periodo di tutela della maternità. Il lavoratore disoccupato viene convocato dal centro per l’impiego, entro 2 mesi dalla data di licenziamento, per effettuare il primo colloquio conoscitivo e viene iscritto all’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro). Il lavoratore stipula un patto di servizio che prevede la disponibilità a incontri di orientamento e formazione e l’accettazione di congrue proposte di lavoro. In seguito al parere fornito dal Ministero del lavoro, l’Inps ha modificato parzialmente il suo orientamento in caso di espatrio del lavoratore: la Naspi potrà essere percepita per tre mesi anche dai disoccupati che escono dall’Italia per soggiornare all’estero con momentanea sospensione degli obblighi previsti dalla legge. Invariati i requisiti: nei 4 anni precedenti alla disoccupazione involontaria bisogna aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione e negli ultimi 12 mesi almeno 30 giornate di lavoro effettivo, con alcune eccezioni. La durata della Naspi 2018, varia a seconda di quanti contributi si sono stati versati negli ultimi 4 anni prima del licenziamento involontario, ma la durata massima è di 24 mesi. Diverse le polemiche su quest’indennità, soprattutto su durata e modalità di calcolo che, secondo i sindacati, penalizzano alcune categorie di lavoratori, tra cui gli stagionali.

Fine dell’Asdi – Tra le altre novità che attendono i lavoratori nel 2018 c’è l’addio all’Asdi, l’assegno sociale di disoccupazione che aveva preso il via a gennaio 2016 ed era destinato ai soggetti che avevano fruito già della Naspi per la durata massima. Prorogata per tutto il 2017, dal 1° gennaio 2018 non è più in vigore e le risorse che prima erano destinate a questo assegno ora andranno a finanziare il Reddito di inclusione (Rei). Resta invariata anche l’indennità di disoccupazione agricola, che spetta ai lavoratori agricoli, con almeno due anni almeno 2 anni di contributo Naspi versato e che abbiano almeno 102 contributi giornalieri versati nei 24 mesi precedenti la domanda. Nessuna novità anche per la Dis-coll, la disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi (con o senza progetto) rimasti senza lavoro. Per ottenerla bisogna essere disoccupati, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata Inps, non avere partita Iva e avere versato almeno tre mensilità di contribuzione dal 1 gennaio dell’anno precedente.

Istat

MENO PENSIONATI MA AUMENTA REDDITO

Nel 2016 i pensionati sono circa 16,1 milioni e percepiscono in media 17.580 euro lordi, 257 euro in più rispetto all’anno precedente. Lo rileva l’Istat specificando che tra il 2015 e il 2016 il numero di pensionati scende di 115mila unità e che per 3,2 milioni di famiglie la pensione é l’unica fonte monetaria di reddito. Le donne sono il 52,7% dei pensionati e ricevono in media importi annuali di circa 6mila euro inferiori a quelli degli uomini.

Le diminuzioni più rilevanti si riscontrano tra i pensionati di vecchiaia (quasi 94mila in meno), tra quelli di invalidità previdenziale (circa 57mila in meno) e tra i superstiti (quasi 29mila in meno). Sono invece in aumento i pensionati sociali (+5mila circa) e quelli d’invalidità civile (+52mila). Il reddito pensionistico sembra proteggere da situazioni di forte disagio economico. Nel 2015 l’incidenza delle famiglie a rischio di povertà tra quelle con pensionati (16,5%) è sensibilmente inferiore a quello delle altre famiglie (24,2%).

Professionisti

CONSULENTI DEL LAVORO ATTESTANO STATO DI DISOCCUPAZIONE

Stop alle incertezze sullo stato di disoccupazione dei lavoratori assunti tramite i Consulenti del lavoro. Lo prevede la Legge Finanziaria 2018 che assegna alla Fondazione Consulenti per il Lavoro la possibilità di ricevere dall’Anpal i dati relativi ai soggetti in stato di disoccupazione o a rischio di disoccupazione. Ciò permetterà alle agenzie per il lavoro, nonché agli iscritti all’albo nazionale dei soggetti accreditati ai servizi per il lavoro (ex art. 12 Dlgs. 150/2015, fra cui la Fondazione Consulenti per il Lavoro) di avere precisa contezza sullo stato dei lavoratori e sui loro precedenti occupazionali. I consulenti del lavoro, tramite della Fondazione Consulenti per il Lavoro, potranno dunque accedere legittimamente alla banca dati informativa dell’Anpal per confermare lo status occupazionale dei lavoratori in via di assunzione e la presenza di eventuali precedenti contratti a tempo indeterminato nella pregressa carriera degli stessi.

Tale informazione si rivelerà fondamentale per confermare definitivamente la legittimità della fruizione del nuovo incentivo occupazionale triennale per i giovani, varato nella stessa legge di stabilità 2018. “Scelta del legislatore assolutamente coerente e in linea con quanto deciso negli anni scorsi in materia di mercato del lavoro – ha commentato Marina Calderone, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro – scelte che confermano la centralità dei consulenti del lavoro rispetto alla gestione del rapporto di lavoro, anche per il ruolo di grande impulso dato alle politiche attive con la gestione di 8milioni di lavoratori”.

“Così – ha sottolineato – i datori di lavoro avranno la possibilità di avere la certezza dei presupposti dei rapporti di lavoro da instaurare e quindi la garanzia della legittimità della decontribuzione applicata in base alle nuove assunzioni agevolate, previste dalla Finanziaria 2018”.

Lavoro

GLI AUMENTI DEGLI STATALI

Un aumento lineare, che fa crescere di circa il 4,5% lo stipendio fisso (il «tabellare») e offre aumenti effettivi fra i 45 e i 60 euro netti al mese, a seconda della posizione economica di ogni dipendente, attestandosi intorno ai 50 euro per i livelli di inquadramento dove si concentra la maggioranza del personale; un bonus temporaneo da 21-25 euro per dieci mesi, pensato con l’obiettivo di sterilizzare l’effetto degli aumenti sul bonus da 80 euro (che da 26.600 euro lordi in su scende al crescere del reddito); e un ricco elenco di materie lasciate alla contrattazione integrativa, a cui dovrebbe toccare il solito compito di differenziare gli stipendi singoli in base alla “produttività” dopo che dal testo dell’intesa nazionale sono usciti anche i meccanismi che avrebbero dovuto azzerare i premi individuali negli uffici in cui le valutazioni sono prodighe con tutti.

Aumenti lineari

Sono questi i tre risultati pratici dell’accordo sul contratto nazionale per le oltre 240mila persone che lavorano in ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici «non economici» come l’Enac, l’Inps o il Cnel. L’intesa, siglata nella notte dell’antivigilia di Natale, fissa la linea che sarà seguita anche per gli altri comparti, dalla sanità alla scuola passando per gli enti territoriali. E mostra il compito principale dei nuovi contratti: recuperare almeno in parte il tempo perduto negli otto anni di blocco, rimandando al futuro le sfide più complicate come l’allineamento degli stipendi fra i vecchi comparti ora confluiti sotto un’unica etichetta. O, appunto, la questione eterna delle buste paga differenziate in base alle solite parole d’ordine del «merito» e della «produttività».

L’effetto netto

Meglio, allora, partire dal pratico. L’aumento del 4,5%, con qualche piccolo aggiustamento fra categoria e categoria, non si spiega con l’inflazione del periodo contrattuale. Nel 2016-2018, infatti, l’indice cumulato dei prezzi al consumo (Ipca, al netto dei beni energetici importati) che dovrebbe guidare i ritocchi degli stipendi pubblici si ferma al 2,5%. Il rinnovo, allora, guarda più indietro, e punta nei fatti a sanare almeno un pezzo del passato, anche prima che dal 30 luglio 2015 la sentenza 178 della Consulta imponesse di scongelare la macchina dei contratti. Calcolatrice alla mano, con i soldi messi a disposizione dalla manovra, e necessari a tradurre in pratica gli 85 euro medi di aumento previsti come «prezzo politico» dall’intesa del 30 novembre 2016, il recupero si spinge indietro fino al 2013.

Gli arretrati

Questo slancio determina anche la misura degli arretrati, l’una tantum che arriverà nella prima busta paga utile dopo che il pre-accordo appena raggiunto avrà passato l’esame del ministero dell’Economia e della Corte dei conti e otterrà quindi la firma definitiva. L’una tantum recupera gli effetti del rinnovo solo sul 2016 e 2017, ma le cifre dipendono dallo stanziamento complessivo. Se lo stipendio interessato, come probabile, sarà quello di marzo 2018, per un ministeriale medio (area seconda, posizione economica F4) l’una tantum sarà di 570 euro lordi. Per calcolarla, bisogna considerare l’andamento progressivo degli aumenti, che nel caso degli statali valgono 300 milioni per il 2016, 900 milioni per il 2017 prima di raggiungere il livello a regime da 2,85 miliardi dal 2018. La stessa dinamica si incontra nei tabellari di ogni categoria, che rispetto ai livelli di partenza crescono dello 0,46% nel 2016 e dell’1,4% nel 2017 prima di arrivare al +4,5% del prossimo anno. L’una tantum di ognuno, quindi, sarà la somma degli aumenti relativi alle 13 mensilità del 2016, alle altrettante di quest’anno e ai primi due mesi del prossimo, nel caso di avvio effettivo dei nuovi contratti a marzo. Da aprile, poi, sarà incorporata nel tabellare anche l’indennità di vacanza contrattuale (154 euro lordi per il ministeriale citato poche righe sopra).

La questione 80 euro

A completare i calcoli c’è infine il “bonus” per le fasce più basse, che oscilla dai 21,10 ai 25,80 euro lordi al mese a seconda della posizione economica ed è previsto solo per dieci mesi: da marzo, quando gli aumenti contrattuali dovrebbero appunto arrivare nei cedolini, a dicembre, quando scadrà il triennio. La sua funzione è quella di evitare che gli aumenti contrattuali facciano perdere ai diretti interessati una parte del bonus Renzi, completando il lavoro della manovra che ha modificato le soglie di reddito di riferimento del bonus: dal 2018 gli 80 euro cominceranno ad alleggerirsi dai 24.600 euro di reddito lordo in su (e non più da 24mila), e spariranno a partire da 26.600 euro lordi (e non più da 26mila). L’effetto reale sulle singole buste paga, però, dipende da un incrocio di variabili, perché il bonus Renzi si calcola sul reddito complessivo (non solo quello da lavoro). E soprattutto il puntello è temporaneo: e la prossima manovra dovrà riaffrontare il problema.

Carlo Pareto

Inps. Solo un nuovo posto di lavoro su cinque è a tempo indeterminato

Lavoro

INPS: SOLO 1 POSTO SU 5 È FISSO

Solo un nuovo posto di lavoro su cinque è a tempo indeterminato. Lo segnala l’Inps in un report sul precariato recentemente diramato. Nei primi dieci mesi dell’anno, scrive l’Inps, sono stati creati oltre mezzo milione di posti in più ma alla crescita delle assunzioni il maggior contributo è stato dato dai contratti a tempo determinato (+28%) e dall’apprendistato (+26,3%); sono invece diminuite le assunzioni a tempo indeterminato (-3,7%), contrazione interamente imputabile alle assunzioni a part time. Tra le assunzioni a tempo determinato appare significativo – sottolinea l’Inps – l’incremento dei contratti di somministrazione (+21,7%) e ancora di più dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento sempre all’arco temporale gennaio-ottobre, sono passati da 160mila (2016) a 363mila (2017), con un incremento del 126,4%. Questo significativo aumento – come, in parte, anche quello dei contratti di somministrazione e dei contratti a tempo determinato – può essere posto, evidenzia ancora l’Inps, in relazione alla necessità per le imprese di ricorrere a strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher, cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo e sostituiti, da luglio e solo per le imprese con meno di 6 dipendenti, dai nuovi contratti di prestazione occasionale.

L’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni, informa l’Inps, è stata del 24% nei primi dieci mesi del 2017 mentre nel 2015, quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato, la quota di assunzione a tempo indeterminato era stata del 38,5%. Le trasformazioni complessive – includendo accanto a quelle da tempo determinato a tempo indeterminato anche le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti – sono risultate nel periodo gennaio-ottobre 2017 310.000, un livello analogo a quello del medesimo periodo del 2016 (+0,5%). Per le cessazioni, la crescita è dovuta principalmente ai rapporti a termine (+25,8%) mentre le cessazioni di rapporti a tempo indeterminato risultano sostanzialmente stabili (+0,8%).

Istat

MENO PENSIONATI MA AUMENTA REDDITO

Nel 2016 i pensionati sono circa 16,1 milioni e percepiscono in media 17.580 euro lordi, 257 euro in più rispetto all’anno precedente. Lo rileva l’Istat specificando che tra il 2015 e il 2016 il numero di pensionati scende di 115mila unità e che per 3,2 milioni di famiglie la pensione é l’unica fonte monetaria di reddito. Le donne sono il 52,7% dei pensionati e ricevono in media importi annuali di circa 6mila euro inferiori a quelli degli uomini.

Le diminuzioni più rilevanti si riscontrano tra i pensionati di vecchiaia (quasi 94mila in meno), tra quelli di invalidità previdenziale (circa 57mila in meno) e tra i superstiti (quasi 29mila in meno). Sono invece in aumento i pensionati sociali (+5mila circa) e quelli d’invalidità civile (+52mila). Il reddito pensionistico sembra proteggere da situazioni di forte disagio economico. Nel 2015 l’incidenza delle famiglie a rischio di povertà tra quelle con pensionati (16,5%) è sensibilmente inferiore a quello delle altre famiglie (24,2%).

Professionisti

CONSULENTI DEL LAVORO ATTESTANO STATO DI DISOCCUPAZIONE

Stop alle incertezze sullo stato di disoccupazione dei lavoratori assunti tramite i Consulenti del lavoro. Lo prevede la Legge Finanziaria 2018 che assegna alla Fondazione Consulenti per il Lavoro la possibilità di ricevere dall’Anpal i dati relativi ai soggetti in stato di disoccupazione o a rischio di disoccupazione. Ciò permetterà alle agenzie per il lavoro, nonché agli iscritti all’albo nazionale dei soggetti accreditati ai servizi per il lavoro (ex art. 12 Dlgs. 150/2015, fra cui la Fondazione Consulenti per il Lavoro) di avere precisa contezza sullo stato dei lavoratori e sui loro precedenti occupazionali. I consulenti del lavoro, tramite della Fondazione Consulenti per il Lavoro, potranno dunque accedere legittimamente alla banca dati informativa dell’Anpal per confermare lo status occupazionale dei lavoratori in via di assunzione e la presenza di eventuali precedenti contratti a tempo indeterminato nella pregressa carriera degli stessi.

Tale informazione si rivelerà fondamentale per confermare definitivamente la legittimità della fruizione del nuovo incentivo occupazionale triennale per i giovani, varato nella stessa legge di stabilità 2018. “Scelta del legislatore assolutamente coerente e in linea con quanto deciso negli anni scorsi in materia di mercato del lavoro – ha commentato Marina Calderone, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro – scelte che confermano la centralità dei consulenti del lavoro rispetto alla gestione del rapporto di lavoro, anche per il ruolo di grande impulso dato alle politiche attive con la gestione di 8milioni di lavoratori”.

“Così – ha sottolineato – i datori di lavoro avranno la possibilità di avere la certezza dei presupposti dei rapporti di lavoro da instaurare e quindi la garanzia della legittimità della decontribuzione applicata in base alle nuove assunzioni agevolate, previste dalla Finanziaria 2018”.

Soldi, ferie e malattia

COSA CAMBIA PER GLI STATALI

Aran e sindacati hanno recentemente firmato l’Ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro 2016 – 2018 per i pubblici dipendenti appartenenti alle Funzioni Centrali, nuovo comparto nel quale sono confluiti i precedenti comparti di Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti Pubblici non Economici, Agid, Cnel ed Enac. Il primo contratto di lavoro del settore pubblico ad essere rinnovato dopo 8 anni di blocco della contrattazione nazionale che coinvolge circa 240 mila lavoratori. Il contratto riconosce aumenti economici a regime, pari a circa 85 Euro medi e prevede altresì, per il 2018, un elemento perequativo della retribuzione destinato solo alle categorie collocate nelle fasce più basse della scala parametrale. Sono riconosciuti anche gli arretrati contrattuali per il periodo 2016-2017. E’ L’Aran a fare il punto sul contratto del pubblico impiego appena siglato dai sindacati.

L’intesa, si legge nella nota, interviene anche sulle relazioni sindacali e su molti aspetti normativi (assenze, permessi e congedi, orario di lavoro e banca delle ore, ferie, codici disciplinari, rapporti di lavoro flessibile). C’era infatti la necessità di riscrivere alcune parti del contratto superate dalle norme di legge vigenti e, comunque, non più attuali. Inoltre, si è reso necessario armonizzare, in un unico quadro regolativo, le discipline contrattuali dei diversi comparti di provenienza.

In materia di relazioni sindacali, il nuovo contratto definisce nuove regole semplificate che valorizzano gli istituti della partecipazione sindacale, nel rispetto dei distinti ruoli dei datori di lavoro e delle organizzazioni sindacali. In questo ambito, è stato previsto un nuovo Organismo paritetico (“Organismo paritetico per l’innovazione”) che avrà il compito di instaurare un dialogo costruttivo e collaborativo con le organizzazioni sindacali. Sono state anche riviste ed aggiornate le materie attribuite alla contrattazione integrativa, con l’obiettivo di chiarirne il contenuto e la portata.

Sotto il profilo normativo, è stata elaborata una disciplina comune degli istituti del rapporto di lavoro quali l’orario, le ferie, i permessi, tra cui quelli, del tutto nuovi, previsti per l’effettuazione di terapie, visite specialistiche ed esami diagnostici. Il quadro generale degli istituti è stato rivisitato e aggiornato alla luce dei più recenti interventi legislativi.

Di particolare rilevanza, spiega la nota Aran, è l’introduzione della disciplina delle ferie solidali, che consente ai dipendenti con figli minori in gravi condizioni di salute, che necessitino di una particolare assistenza, di poter utilizzare le ferie cedute da altri lavoratori. Altre novità rilevanti riguardano le tutele introdotte per le donne vittime di violenza le quali, oltre al riconoscimento di appositi congedi retribuiti, potranno avvalersi anche di una speciale aspettativa. Per le stesse, viene altresì prevista la possibilità di ottenere il trasferimento ad altra sede in tempi rapidi e con procedure agevolate.

Ampliate le tutele riconosciute in caso di malattie gravi che richiedano terapie salvavita (quali chemioterapia ed emodialisi): infatti, le condizioni di miglior favore, prima previste per i soli giorni di assenza nei quali si effettuano le terapie, sono estese anche al periodo successivo nel quale sia impossibile tornare al lavoro, per gli effetti invalidanti dovuti alle terapie effettuate. Il contratto ha inoltre recepito le nuove disposizioni sulle Unioni civili, prevedendo che tutte le tutele del contratto riferite al matrimonio riguardino anche ciascuna delle parti dell’unione civile.

Aggiornate inoltre, prosegue la nota, le tipologie di rapporto di lavoro flessibile con particolare riguardo ai contratti di lavoro a tempo determinato, in coerenza con i principi di non discriminazione più volte affermati anche a livello europeo e con le modifiche normative recentemente introdotte. A tal fine, sono state estese ai dipendenti a tempo determinato alcune tutele (ad esempio, in materia di ferie e di diritto allo studio) Presso ciascuna amministrazione, è stato inoltre previsto un tetto complessivo per i rapporti di lavoro flessibile.

Il nuovo contratto collettivo, in attuazione della Riforma Madia, ha poi operato una revisione del codice disciplinare dei dipendenti pubblici, prevedendo specifiche sanzioni in caso di assenze ingiustificate in prossimità dei giorni festivi o per assenze collettive. Alla luce delle recenti modifiche legislative, è stato individuato un nuovo meccanismo per l’attribuzione degli incentivi economici al personale, che ha l’obiettivo di riconoscere premi aggiuntivi a coloro che abbiano ottenuto le valutazioni più elevate.

Il contratto ha infine creato le basi per promuovere un nuovo modello di “welfare contrattuale”, che consenta di sviluppare e diffondere sistemi analoghi a quelli già presenti nel settore privato. E’ stata prevista la possibilità di riconoscere ai dipendenti prestazioni integrative nei seguenti ambiti: sostegno al reddito della famiglia (aiuti economici e sussidi), supporto all’istruzione e promozione del merito dei figli (ad esempio borse di studio), contributi a favore di attività culturali, ricreative e con finalità sociale; prestiti a favore di dipendenti in difficoltà ad accedere ai canali ordinari del credito bancario o che si trovino nella necessità di affrontare spese non differibili; polizze sanitarie integrative delle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale.

Carlo Pareto