PES. A Rota Giovani attivisti socialisti per le europee del 2019

fgs spagnaQuasi un migliaio di giovani attivisti progressisti si stanno radunando in Spagna per il loro campo estivo annuale dei giovani socialisti europei in vista della campagna elettorale europea del 2019.

Delegazioni di oltre 40 organizzazioni giovanili socialiste e socialdemocratiche di tutta Europa si incontreranno per una settimana di formazione elettorale, raduni ed eventi sociali.

Il campo è ospitato da Juventudes Socialistas de España (Giovani socialisti spagnoli) nella città costiera di Rota, sostenuta dai giovani socialisti della Catalogna.

L’obiettivo principale dell’evento è preparare la campagna elettorale europea fornendo un programma di formazione completo progettato per mobilitare gli attivisti, stimolare i sostenitori e diffondere le migliori pratiche in tutta la famiglia politica progressista.

Le sessioni di formazione della campagna durante il campo estivo comprendono una serie di seminari ospitati dal Partito dei socialisti europei, tra cui:

Combattere l’estremismo di destra
Scrivere il Manifesto della Gioventù PES
Social media e strategie di campagna, guidati da esperti del lavoro del Regno Unito
Mobilitare gli elettori e realizzare il potenziale di voto, guidato dal professor Andre Krouwel dell’Università di Amsterdam
Combattere il sessismo in politica, guidato da PES Women
Dozzine di seminari politici organizzati per tutta la settimana comprendono dibattiti sulla democratizzazione dell’economia, le conseguenze economiche della disuguaglianza di genere (ospitata da PES Women), la politica di immigrazione, disabilità e design universale, salute mentale, lotta alla discriminazione e molti altri.

Il presidente del PSE Sergei Stanishev, il presidente del gruppo S & D Udo Bullmann e il presidente della FEPS Maria João Rodrigues parleranno tutti alla cerimonia di apertura del campo. Altri ospiti per tutta la settimana includono leader politici, eurodeputati, giovani attivisti ed esperti accademici.

Stanishev ha infatti affermato:

“È completamente giusto che il campo estivo SES del 2018 – che giunge in un momento cruciale alla vigilia delle elezioni del 2019 – dovrà svolgersi in Spagna, dove la nuova squadra socialista di Pedro Sánchez sta già cambiando le cose in meglio dopo anni di governo di destra guidato da austerità.
Il compagno Sánchez e il suo collega primo ministro socialista, António Costa, stanno dimostrando dove le autentiche politiche progressiste possono arrivare. Ecco perché le centinaia di giovani riuniti qui sono così determinati a vincere le elezioni europee l’anno prossimo: perché sanno che questo è l’unico modo di cambiare l’Europa a vantaggio dei suoi cittadini.

Considero il duro lavoro di YES e dei suoi partner in tutta Europa, nella preparazione di questo spettacolare evento – il primo di molti importanti eventi della campagna tra oggi e le elezioni del prossimo giugno!”

Lisbona gioca d’attacco col governo di minoranza

Costa AntonioMentre in Italia i vincitori delle ultime elezioni annaspano, nel piccolo Portogallo il segretario del Partito Socialista Antonio Costa, primo ministro da novembre 2015 con un governo di minoranza, gioca una partita d’attacco. Senza preoccuparsi troppo del fatto che il suo partito non ha la maggioranza in Parlamento e il suo esecutivo sta in piedi grazie ai voti di comunisti, blocco di sinistra e verdi.

Forte del successo ottenuto alle amministrative dello scorso ottobre, adesso Costa ha avviato un’intensa preparazione per le politiche del 2019. L’obiettivo per la prossima legislatura è quello conquistare la maggioranza dei seggi, in modo da non dipendere più da appoggi esterni in Parlamento.

A metà aprile, con una mossa a sorpresa, il premier ha preso in contropiede gli alleati di governo. L’occasione è stata fornita dalla nuova legge di Bilancio e dal deficit. Il ministro Mario Centeno, che da pochi mesi è anche presidente dell’Eurogruppo (il vertice dei ministri delle Finanze Ue), ha annunciato un’accelerazione del piano di rientro del deficit che quest’anno dovrà scendere dell’1,7 per cento. Immediatamente Blocco di sinistra e Partito comunista hanno fatto muro dandogli una settimana di tempo per fare marcia indietro e riportare la riduzione del deficit dello 0,7 per cento. A questo punto, il Presidente della Repubblica ha avvertito il governo che senza un accordo sul Bilancio dello Stato sarebbe stato costretto a mettere fine alla legislatura e a indire le elezioni anticipate.

Ma il ministro delle Finanze non ha ceduto e ha sfidato la sinistra, sostenendo che la misura era necessaria per il “futuro del Paese” e non rischiare di perdere fondi strutturali europei. Poi, a due giorni dalla scadenza dell’ultimatum, Costa ha annunciato un accordo con Riu Rio, il nuovo segretario del Partito socialdemocratico, pronto ad assicurare i suoi voti per far passare in Parlamento le misure su bilancio, patto di stabilità e fondi europei. Visto che c’erano, Costa e Rio hanno firmato anche un accordo sulla posizione del Portogallo nei confronti della Siria. Il segnale è inequivocabile: ormai l’esecutivo può disporre di un secondo forno (quello socialdemocratico) e la sinistra è finita nell’angolo.

Subito dopo il patto con il partito di Rio, il governo ha messo in campo una legge di sostegno per i genitori single che non possono pagare l’affitto. Un messaggio per rimarcare che la barra resta ferma verso quella politica di riformismo socialista che lo ha caratterizzato dalla nascita. Ma, e questa è la novità, bisogna anche fare molta attenzione ai conti. Senza chiedere di aumentare a dismisura la spesa pubblica solo perché il Pil continua a crescere, come ha appena ratificato il Fondo monetario internazionale che ha rivisto al rialzo la crescita di quest’anno (più 2,4 per cento).

E così il 18 aprile, quando la discussione sul Bilancio dello Stato è arrivata in Parlamento, i rappresentanti della sinistra hanno potuto solo sottolineare nei loro interventi che cosa li separa dal governo sulla politica di bilancio. Il giorno dopo, il più importante quotidiano portoghese dava conto del dibattito e della replica del premier titolando “La discordia del successo”. Già, perché Costa, forte dei risultati conseguiti dal governo e dalla crescita elettorale (caso unico in Europa) del Partito socialista, ha replicato con bastone e carota.

Prima, ha assicurato che «la riduzione del debito per i prossimi anni non mette in discussione le misure concordate in questa legislatura». Poi ha lanciato un avvertimento agli attuali alleati di governo: «Una partita di calcio dura 90 minuti, una legislatura dura 4 anni». E quella in corso finisce l’anno prossimo…

Felice Saulino
SfogliaRoma

Portogallo. I socialisti vincono le amministrative

portogallo

Il partito socialista portoghese ha stravinto le elezioni amministrative di domenica scorsa conquistando il 38% dei consensi su scala nazionale e vincendo 158 comuni su un totale di 308. Per il leader e primo ministro portoghese Antonio Costa si tratta di un successo senza precedenti “Il partito socialista ha avuto la sua migliore affermazione alle amministrative, confermando una tendenza iniziata due anni fa” ha detto Costa. Il partito socialista, facendo fronte con i comunisti, è tornato al potere in Portogallo nel 2015, nel pieno della grande crisi economica mondiale. Dall’opposizione il leader socialdemocratico di centrodestra Pedro Passos Coelho ha ammesso la sconfitta parlando apertamente di “uno dei peggior risultati nella nostra storia” e lasciando intuire l’intenzione di dimettersi mentre la stampa parla di una débacle “umiliante” per la sua formazione.

Ma il voto non ha premiato tutta la coalizione di governo. Anche per i comunisti quella di ieri è stata una giornata da dimenticare: il Partito comunista ha perso nove comuni a favore dei socialisti, inclusa la storica roccaforte di Almada, a sud di Lisbona. Il Portogallo, attualmente, sta vivendo una fase economica straordinaria, con la crescita ai massimi degli ultimi quindici anni e il più basso tasso di disoccupazione dal 2009. Costa a più riprese si è impegnato di voltare pagina rispetto alle politiche di austerità e ha già cancellato alcune delle misure di austerity concordate tra il governo di centrodestra e il Fondo Monetario Internazionale e la Ue tra il 2011 e il 2014.

Il deficit ha raggiunto il livello più basso di sempre, mentre l’agenzia Standard & Poor’s ha appena alzato il rating del paese, e sarà presto seguita da tutte le altre. Il primo ministro socialista Antonio Costa non si è limitato soltanto a tenere i conti in ordine, ma ha anche fatto molto per aiutare in particolare i ceti più colpiti dalla crisi e dalle misure di austerità adottate negli ultimi anni. Per esempio il suo governo ha alzato il salario minimo, ha abbassato l’età pensionabile e ha aumentato gli investimenti pubblici, in particolare quelli nella sanità: in pochi anni il Portogallo ha recuperato diverse posizioni nelle classifiche internazionali sulla qualità dei servizi sanitari.

Costa ha anche avuto successo in quelli che in Portogallo chiamano i “temi divisivi”, cioè i diritti civili. Il governo ha rimosso le barriere alle adozioni da parte delle coppie omosessuali, mentre è in corso un dibattito sulle leggi che prevedono l’introduzione dell’eutanasia e del suicidio assistito. A luglio il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’8,9 per cento, il livello più basso dal novembre 2008. L’economia dovrebbe crescere quest’anno del 2,5 per cento, sostenuta da turismo ed esportazioni. «Non c’è molto da dire: quest’anno avremo la crescita migliore di questo secolo», ha detto pochi giorni fa Costa, che secondo gli ultimi sondaggi gode dell’approvazione del 48,9 per cento dei portoghesi.

Domenica questa popolarità si è trasformata nella conquista di 9 delle 15 città più popolose del paese, tra cui la capitale Lisbona. Il principale partito del centrodestra, il Partito Socialdemocratico (PSD), ha invece perso molto: è riuscito a mantenere il controllo della seconda città del paese, Porto, ma ne ha perse altre dieci. L’attuale leader del partito, l’ex primo ministro Pedro Passos Coelho, responsabile di molte delle politiche economiche di austerità adottate negli ultimi anni, sarà probabilmente costretto alle dimissioni da leader del partito.

UE, GELO AL VERTICE

Renzi Merkel

Un vertice all’insegna della polemica quello della seconda giornata a Bruxelles che ha visto, secondo quanto riferiscono fonti comunitarie, un sapido scambio di battute tra il nostro Presidente del Consiglio e la Cancelliera tedesca. Oggetto del contendere la questione delle garanzie europee per i conti correnti bancari e il raddoppio del gasdotto russo-tedesco North Strem nonostante le sanzioni comunitarie a Putin per la crisi Ucraina e l’invasione della Crimea. Già ieri, alla riunione dei leader del PSE, Matteo Renzi aveva anticipato le critiche che avrebbe oggi rivolto ad Angela Merkel sul tema dell’Unione monetaria e in particolare chiedendo le ragioni della contrarietà della Germania alla garanzia Ue su conti correnti bancari di fronte a un’Europa che in questi anni di crisi ha visto calare crescita e occupazione nei confronti degli Stati Uniti.

“Non potete raccontarci che state donando il sangue all’Europa, cara Angela”, ha detto Renzi rivolto alla Merkel. Lo stesso Presidente del Consiglio italiano ha poi però addolcito il peso delle sue parole spiegando che c’era stato “tutto tranne che un attacco alla Germania.

Il North Stream due

Il North Stream due

North Stream e South Stream
Ho posto delle domande alla cancelliera con la quale ho un legame di amicizia e stima che non mi impedisce di formulare quesiti, dagli aeroporti greci al Northstream”. Una battuta velenosa quella di Renzi che sostanzialmente con quel “donare il sangue” si riferiva all’affare degli aeroporti regionali greci acquistati da Berlino a prezzi di saldo nell’ambito delle misure imposte dal programma di salvataggio finanziario della troika e al raddoppio del gasdotto North Stream, per far arrivare il metano russo in Germania attraverso il Mar Baltico bypassando l’Ucraina, ndr).

South Stream

Il progetto abortito del South Stream

Renzi ha spiegato che non si è trattato di un attacco alla Germania, ma ‘solo domande’ mentre la Merkel ha commentato che “L’Italia è per la comunione dei depositi (bancari, ndr) e vorrebbe partecipare a Southstream; anche la Bulgaria ha obiezioni. Non è la prima volta che abbiamo opinioni diverse, ma alla fine troviamo un accordo”. Southstream è il gasdotto che attraversando Mar Nero, Bulgaria e Grecia, doveva portare il metano russo in Italia, ma la sua costruzione, cui partecipava l’Eni, è stata annullata da Mosca dopo le sanzioni di Usa e Ue.

Gasdotti e sanzioni
“Non abbiamo nessun tipo di problema a corrispondere a questo impegno – ha detto Renzi a proposito delle sanzioni alla Russia – ma ho trovato di dubbio gusto confermare le sanzioni senza aprire prima una discussione su un punto sorprendente: mentre un anno fa si è detto no al South Stream con una scelta che ha creato un contenzioso pazzesco, improvvisamente alla chetichella adesso si fa passare il principio del raddoppio del North Stream”. La questione del gasdotto North Stream ha precisato Renzi “per noi è anche politica e non solo commerciale; sarà la Commissione a decidere” sottolineando che nel corso del vertice la posizione dell’Italia è stata “maggioritaria” e che “solo Germania e Olanda si sono espressi contro”.
Anche il premier slovacco, Robert Fico, avrebbe attaccato la politica tedesca sul Nord Stream e per mettere in evidenza le contraddizioni tedesche rispetto alle sanzioni russe, avrebbe citato al riguardo un proverbio africano: “Non è importante che gli elefanti saltino o facciano l’amore, l’importante è che l’erba venga comunque schiacciata”.

Le garanzie ai conti correnti bancari
Quanto all’altra spinosa questione delle resistenze tedesche alla garanzia europea sui conti bancari, esse derivano anche dalla politica economica del Governo italiano che con l’ultima finanziaria ha puntato tutto su una crescita in deficit rinviando il rientro del colossale debito pubblico a tempi migliori. Inoltre l’Italia sta da tempo cercando di dare vita a una ‘bad bank’ che assorba oltre 200 miliardi di euro di crediti deteriorati generati dalla crisi del 2008 che rendono difficile il credito alle attività produttive, ma si scontra con le resistenze di Bruxelles che non vuole che si diano ‘aiuti di Stato’ sotto nessuna forma. Per questo Renzi si è scontrato con la Merkel e ha definito ‘lunari’ le parole del commissario Ue ai Servizi finanziari, Jonathan Hill: “Abbiamo una sua lettera e abbiamo fatto ciò che ci ha detto la Commissione. L’Italia rispetta tutte le regole europee. Mette in gioco la propria reputazione nel rispettare l’Europa. Purtroppo in passato i governi italiani duravano meno di un gatto in autostrada. Ora invece è diverso, il rispetto delle regole è per noi un punto di onore”. Ma non solo la Merkel e Hill perché anche il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, martedì scorso in un’intervista aveva ribadito la sua contrarietà a una veloce soluzione sulla questione dello schema di assicurazione europea dei depositi, il terzo pilastro dell’unione bancaria.

Renzi comunque era tutt’altro che isolato perché la posizione italiana sarebbe stata sostenuta da altri leader, tra cui il presidente francese François Hollande, il primo ministro portoghese Antonio Costa, il premier greco Alexis Tsipras e il bulgaro Boyko Borissov. “È importante – ha detto – che l’unione bancaria sia completata con la garanzia europea sui depositi”.

Infine il Presidente del Consiglio italiano ha lanciato una stoccata anche sul tema migranti: “Chi è in ritardo è l’Europa non l’Italia”, rispondendo così a quella che ha definito la ‘stravagante’ richiesta di procedura d’infrazione per la mancata identificazione dei nuovi arrivati.

Un vertice straordinario per il Pse
Il commento di Maria Cristina Pisani, portavoce nazionale del Psi: “L’ennesimo esito interlocutorio del vertice dei leader del Pse, svoltosi a Bruxelles prima del Consiglio europeo, segnala il permanere di un preoccupante stato di afasia politica del partito a cui si può porre rimedio soltanto con un profondo ripensamento della mission dei socialisti europei. Il Psi non può che rinnovare la richiesta, già formulata dal segretario Riccardo Nencini, che si celebri in tempi rapidi un congresso straordinario del Pse per definire nuove strategie, affrontare e risolvere i problemi che incombono nel Vecchio Continente, a cominciare dalla revisione dei trattati e dall’immigrazione, questioni – conclude l’esponente del Psi –  che non possono essere risolte senza una nuova prospettiva e una rinnovata agenda”.

Portogallo. Il governo Costa
ora affronta la Troika

Costa Antonio

Antonio Costa

Dopo le rassicurazioni del neo-premier António Costa sulla volontà di mantenere gli impegni nazionali in sede europea, il Portogallo socialista si troverà ad affrontare la prova della Troika.

Ricapitolando le vicende dello Stato lusitano, nel 2008 Lisbona si ritrovò ad affrontare la crisi con un debito relativamente modesto e una spesa pubblica contenuta. Le pressioni speculative, tuttavia, portarono alle stelle il costo del denaro, facendo slittare il Paese fin sull’orlo del fallimento. L’intervento di Commissione Europea, FMI e BCE, con un prestito di circa 83 miliardi di euro, è riuscito a evitare tale situazione, imponendo però il regime di austerità. Dal 2011, il Portogallo ha quindi effettuato vistosi tagli alla spesa pubblica, soprattutto nei settori dell’istruzione e della sanità. Non solo, le misure hanno riguardato anche riduzioni di stipendi e pensioni e un forte incremento delle tasse.
I risultati li conosciamo tutti: il 20% della popolazione portoghese è al di sotto della soglia di povertà, causando nuove emigrazioni e forti disparità di reddito sul piano interno.

Con le elezioni legislative dello scorso ottobre, la crisi ha favorito fortemente le sinistre, portando Costa alla testa del primo governo della storia lusitana ad essere sostenuto da una maggioranza ‘rossa’, dopo incessanti negoziati sia interni alla coalizione che con il presidente della Repubblica Aníbal Cavaco Silva.

Ad oggi, nonostante le durezze della campagna elettorale, le forze a sinistra del Partido Socialista sembrano aver messo da parte le richieste più estreme – su tutte l’uscita dalla NATO – in nome della risoluzione delle questioni più urgenti. Il governo è infatti al lavoro per saldare il debito e tentare la risalita economica.

Ma il modello portoghese potrebbe diventare la nuova via delle sinistre europee, alternativa a quella portata avanti da Syriza in Grecia (e magari ottenere ulteriore consenso qualora in Spagna si dovesse andare verso un’alleanza tra PSOE e Podemos, sebbene non sia da escludere un accordo PSOE-Ciudadanos). A differenza del movimento di Tsipras, infatti, il governo di Costa ha deciso di evitare lo scontro frontale con la Troika, lavorando soprattutto sul piano interno.

La formula è quella dei piccoli passi, del lento superamento delle politiche di austerity tramite il graduale miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, magari con l’introduzione di nuovi diritti e libertà.

Giuseppe Guarino

Portogallo. Costa conferma l’impegno in Europa

costaL’allarme Portogallo non esiste. Nonostante il terrore post voto diffuso dal centro-destra e dal presidente della Repubblica Aníbal Cavaco Silva, Lisbona non abbandonerà l’Unione Europea. Ad affermarlo è il neo-premier socialista, António Costa, in occasione della sua prima partecipazione ad un Consiglio Europeo.
Secondo il Primo Ministro, accolto dal presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, l’impegno del Portogallo nelle istituzioni comunitarie, è chiaro e non in discussione.

“Ho fatto in modo che la meta del mio primo viaggio all’estero fosse proprio l’Unione Europea”, ha dichiarato Costa in occasione del vertice di Bruxelles, per ribadire ciò che è ovvio: l’Unione è un investimento strategico, fondamentale. Nel processo di integrazione europea, il governo portoghese, da quando nel 1976 Mario Soares chiese l’adesione all’UE, ha avuto una posizione costante e continuerà ad averla, ovviamente, sempre in prima linea.

Si mettono a tacere così mesi di polemiche dovuti soprattutto alla presenza del Bloco de Esquerda tra i partiti della maggioranza. Il Bloco, infatti, raccoglie in coalizione istanze marxiste e trozkiste, mettendo fortemente in discussione la partecipazione portoghese alle istituzioni comunitarie ed atlantiche.

La riaffermazione del ruolo europeo della nazione lusitana è una vittoria di Costa e del Partido Socialista, che afferma così sin da subito la propria egemonia sulla coalizione di governo, dando un forte segnale agli alleati. Dopo il merito di aver raggiunto accordi impossibili per riuscire a formare il governo, la scommessa più grande del neo-premier sarà quella di riuscire a tenere ancora alle corde la sinistra comunista. La presenza acclamata al Consiglio Europeo è il primo importante passo in questo senso.

Giuseppe Guarino

Portogallo. Nato il governo
monocolore socialista

Il Portogallo ha il suo primo governo esclusivamente di sinistra. Dopo 51 giorni dalle elezioni, infatti, il Presidente della Repubblica Aníbal Cavaco Silva ha nominato il nuovo Primo Ministro e ieri ha accettato la sua squadra di governo. Il nuovo premier portoghese è dunque ufficialmente António Costa, leader del Partido Socialista.

Antonio Costa

Antonio Costa

La notizia è del tutto eccezionale, in quanto la situazione di stallo succeduta alle elezioni pareva destinata a protrarsi ancora a lungo. Le consultazioni si erano infatti concluse con la vittoria del Partido Social Democrata (che al di là del nome, appartiene all’area di centro-destra e aderisce al PPE) dell’ormai ex premier Pedro Passos Coelho, che aveva ottenuto la maggioranza relativa dei voti e dei seggi (rispettivamente 38.53% e 107).

Tuttavia, Passos Coelho non è riuscito a trovare il modo di formare una coalizione, in quanto gli altri partiti entrati in parlamento appartengono esclusivamente alla sinistra (oltre al Partido Socialista, anche i comunisti del Bloco de Esquerda e i verdi della Coligação Democrática Unitária) che, insieme, possono vantare 123 seggi su 230.

Forti le incertezze e le controversie. Costa ha dovuto firmare al Presidente della Repubblica una lettera di garanzia nella quale si impegna a rispettare gli impegni internazionali di Lisbona nelle sedi internazionali della NATO e dell’Unione Europea. Su tale punto si è imperniato lo scontro post-elettorale tra i socialisti e i comunisti lusitani, data la contrarietà di questi ultimi riguardo l’appartenenza al Patto Atlantico.

Ciononostante, Socialisti, Comunisti e Verdi saranno per la prima volta insieme tra i banchi della maggioranza. L’esecutivo, però, sarà un monocolore socialista, con il Bloco e la Coligação a dare il proprio appoggio esterno. Per Costa e i socialisti non sarà facile rimanere in carica per i prossimi quattro anni, soprattutto per la maggioranza risicata e i contrasti a sinistra con il Bloco de Esquerda, che promuove istanze simili a quelle di Syriza.

Giuseppe Guarino

Lisbona. Bocciato Coelho,
le sinistre al governo

Carlos César (presidente del PS) e António Costa (segretario del PS)

Carlos César (presidente del PS) e António Costa (segretario del PS)

L’onda lunga della crisi finanziaria ed economica che ha sconvolto l’Occidente a partire a partire dagli Stati Uniti nel 2008, continua a manifestare i suoi effetti sulla tenuta dei governi europei alle prese con ricette economiche sempre più indigeste alla popolazione.

Oggi la sinistra portoghese, che è uscita maggioritaria in Parlamento dalle ultime elezioni del 4 ottobre, ha respinto il programma del governo di destra, di minoranza, guidato dal premier uscente Pedro Passos Coelho, provocandone le immediate dimissioni a soli 11 giorni dalla sua entrata in carica. La “mozione per respingere” il governo presentata dal Partito socialista è stata approvata con 123 voti a favore e 107 contrari.

In questo caso la sinistra radicale, il partito socialista, si sono alleati per formare il prossimo governo, guidato dal leader del Ps Antonio Costa, con l’intento dichiarato di porre fine alla politica di austerità adottata dal 2011 dalla coalizione di destra “Portugal a Fronte”. Anche il partito comunista Pcp, di Jeronimo da Sousa, ha infatti annunciato di avere approvato il patto di governo con i socialisti e i neo-trotzkisti del Bloco de Esquerda per la formazione di un governo delle sinistre.

Il caso portoghese si inserisce nella scia dell’esperienza greca dove il governo delle sinistre radicali ha ripetutamente vinto le elezioni nonostante abbia perso il braccio di ferro contro la finanza internazionale lasciando chiaramente intendere che gli elettori costretti a subire i ricatti degli speculatori preferiscono, se costretti, soggiacere ai programmi di austerità nelle mani di governi di sinistra piuttosto che in quelli di una destra che ovunque a creato e pilotato, a suo favore, le crisi economiche e finanziarie dentro e fuori dal Vecchio Continente.

I mercati reagiscono ovviamente male alla novità anche perché temono che così come avvenuto con Atene, anche Lisbona voglia ridiscutere i termini imposti dall’Europa per dar corso al programma di aiuti. Sul fondo di queste crisi che ora divengono politiche, c’è il nodo non sciolto dei costi sociali imposti alla popolazione che è la sola a pagare sempre il prezzo delle crisi mentre la classe dirigente che ha provocato i danni e gestito la ‘cura’ ed è la vera colpevole, non solo non paga mai, ma spesso si trova ancora al potere, così com’è stato fino a ieri per la Grecia e il Portogallo.

Che questo andazzo non sia più possibile lo si verificherà nei prossimi appuntamenti elettorali, a cominciare dalla Spagna.

Alvaro Steamer

Portogallo. Arriva un governo di socialisti e comunisti

jeronimo_de_sousa_e_antonio_costaSi prevede una sterzata a sinistra per il Portogallo, il governo formato dopo le politiche del 4 ottobre dal premier Pedro Passos Coelho potrebbe cadere già domani e cedere il posto a una coalizione fra socialisti e sinistre.

Lo scenario che si prevede per domani è la costituzione di un governo guidato da una coalizione composta dai Socialisti di Antonio Costa alleati ai comunisti e alla sinistra radicale. Con 122 seggi su 230, l’insieme delle forze di sinistra in parlamento dispongono della maggioranza per respingere il programma di governo presentato dal premier Pedro Passos-Coelho, cosa che implica immediate dimissioni. La decisione di far cadere il governo di destra, voluto dal Presidente della Repubblica portoghese Anìbal Cavaco Silva, è arrivata dal Partito Socialista portoghese, che ha chiesto ai suoi deputati di votare contro il programma di Passos-Coelho. Mentre oggi il partito comunista Pcp di Jeronimo da Sousa ha annunciato di avere approvato un patto di governo con i socialisti e i neo-trotzkisti del Bloco de Esquerda per la formazione di un governo alternativo guidato dal leader del Ps Antonio Costa.

Aveva fatto molto discutere la presa di posizione del Presidente Silva contro l’alleanza di Sinistra, poco prima di decidere di affidare l’incarico al premier conservatore: “In 40 anni di democrazia, nessun governo portoghese è dipeso dal supporto di forze auti-europeiste, ovvero da forze che sostenevano l’abrogazione del Trattato di Lisbona, del Fiscal Compact, del Patto per la Crescita e la Stabilità, così come lo smantellamento dell’unione monetaria e la fuoriuscita del Portogallo dall’Euro, oltre che lo scioglimento della NATO. Questo è il peggior momento per un cambiamento radicali delle fondamenta della nostra democrazia”.

Tuttavia l’elettorato del Paese con le ultime elezioni ha orientato il voto proprio in questa direzione, nonostante il primo Partito sia stato il Paf di Passos-Coelho, seguito da quello socialista di Costa, la vera sorpresa è stata la rimonta del Blocco di Sinistra, spesso soprannominato “la Syriza del Portogallo” che ha guadagnato il 18,5% dei voti e 36 seggi in Parlamento.

Il problema posto dall’emergere di queste formazioni è tutt’altro che politico: anche se Costa ha voluto rassicurare che non rinnegherà le sue posizioni favorevoli al posizionamento deciso del Portogallo nell’Eurozona, il mercato ha subito risposto in maniera negativa. La Borsa di Lisbona è in queste ore in caduta libera, l’indice guida della piazza finanziaria portoghese, il PSI 20, mostra un tonfo del 3,80% a 5.290 punti.

Liberato Ricciardi

Per saperne di più:
Portogallo: socialisti voteranno contro governo
Portogallo: i socialisti, la sinistra e il golpe bianco
Il Portogallo verso un governo di sinistra
Portogallo, prevale la destra, ma non ha una maggioranza

Portogallo, prevale la destra
ma non ha una maggioranza

Passos Coelho portogallo

Pedro Passos Coelho

Il Portogallo va contro corrente e non punisce l’austerità voluta dal proprio governo, e decide di andare avanti con un nuovo mandato al premier di centrodestra, Pedro Passos Coelho, anche se non riesce a centrare l’obiettivo della maggioranza assoluta.
Ottiene 104 seggi su 230 nel nuovo parlamento portoghese dove la coalizione Psd-Cds di Portugal a Fronte si afferma con il 38,3%, ma perde la maggioranza assoluta che aveva dal 2011, il Partito socialista di Antonio Costa, ex sindaco di Lisbona, ottiene il 32,4% e 85 seggi, Bloco de Esquerda 19 deputati con il 10,2% ed i comunisti-verdi della Cdu 17 con l’8,3%. A sorpresa conquista un deputato con l’1,4% ed entra per la prima volta in parlamento il partito eco-animalista Pan. Il risultato del centrodestra integra l’1,5% e i 5 seggi ottenuti da liste locali del Psd. Circa metà dei deputati eletti ieri non faceva parte del precedente parlamento.
Molto distanziato il post trotzkista Blocco di sinistra, la formazione dell’attrice Catarina Martins che si ispira alla greca Syrizia, con il 9,1%, mentre la lista del Partito comunista con i Verdi e’ al 7,3%.
Un governo di minoranza rischierebbe di avere vita breve, visto che dal 1974 in Portogallo nessun esecutivo privo della maggioranza assoluta è riuscito a concludere la legislatura.
Le elezioni hanno registrato un’affluenza intorno al 50%, in lieve aumento rispetto al record negativo del 2011 ma comunque bassa a dimostrare la delusione per una crisi da cui il Paese stenta a uscire, malgrado sia finito il commissariamento della troika Fmi-Ue-Bce. Un portoghese su cinque vive infatti ancora sotto la soglia della povertà.  Antonio Costa, vicepresidente e portavoce del Partito Socialdemocratico (Psd) al governo, si è rivolto ai portoghesi per rivendicare “una grande vittoria” mentre i suoi sostenitori festeggiavano nel quartier generale della coalizione “Portugal a Frente”.
“Manterremo il nostro impegno a garantire la ripresa economica e manterremo il nostro atteggiamento di dialogo”, ha assicurato. Della coalizione, che ha portato avanti un piano di riforme e di austerità per far uscire il Paese da tre anni di recessione, fanno parte anche i democristiani di Cds-PP.
I media smentiscono che ci possa essere una reale coalizione tra socialisti, i marxisti del Blocco di Sinistra e il gruppo guidato dal Partito Comunista, che nel caso otterrebbe più deputati che i conservatori. Il Diario de Noticias ricorda nella sua prima pagina le parole di António Costa di ieri, quando ha ribadito di non voler alimentare una “maggioranza negativa”. “Soluzione governo instabile”, titola invece il quotidiano Pubblico in linea con l’Economic Daily, che ha lancia la domanda: “Stabilità, per quanto tempo?”.
Il giornale più venduto del paese, il Correio de Manha, punta su un “governo di Passos ma con il supporto di Costa”, mentre il popolare Jornal de Notícias evidenzia anche le elezioni confermano la “fiducia nella coalizione conservatrice”
Per il leader dei socialisti, Duarte Cordero, però , nessuno dei candidati ha ottenuto la maggioranza. La decisione sull’incarico spetta comunque al presidente Anibal Cavaco Silva.
Di certo i socialisti scontano ancora l’eredita’ del loro ex premier, José Socrates, che aveva accumulato gran parte dei debiti che hanno reso necessario il salvataggio da 78 miliardi della troika nel 2011. Socrates solo a settembre è tornato libero dopo gli arresti domiciliari per una serie di scandali.

Laura Agostini