Nuova fiction della Rai. Non dirlo al mio capo 2: due volte più impegnato

capo 2

La fiction “Non dirlo al mio capo 2” (coprodotta da Rai Fiction e Lux Vide, per la regia di Gianluca Manfredonia), diventa ancor più impegnata nella seconda stagione. In onda, con altri 12 episodi avvincenti, si fa più corale con l’introduzione di nuovi personaggi e protagonisti. Ciò dà modo di scandagliare ulteriori problematiche; per una serie che, però, non dimentica – ancora una volta – di omaggiare un’altra grande fiction di fortuna di Rai Uno: “Don Matteo”; il primo ciclo di “Non dirlo al mio capo” era stato annunciato proprio dalla decima stagione di “Don Matteo”, mentre – in “Non dirlo al mio capo 2” – compare proprio in una scena, mentre i protagonisti guardano la serie alla tv sul divano di casa.

Procediamo con ordine e partiamo ad analizzare le singole novità. Innanzitutto, dicevamo, una storia che si fa sempre più corale. Non c’è più solo la storia d’amore tra Lisa Marcelli (Vanessa Incontrada) e l’avvocato Enrico Vinci (Lino Guanciale) a fare da perno centrale. C’è il ritorno anche della ex moglie di quest’ultimo, Nina Valentini (Sara Zanier). Ne nascerà, così, un triangolo curioso, che porterà a un contendimento dell’uomo tra le due donne – tra la moglie e l’amante -, tra cui lui non sa decidere. Tanto che, nei primi episodi, si dice che “il tre non è un numero perfetto” in amore, perché porta scompiglio, gelosie, invidie, dispetti. Tuttavia, ciò dà modo di comprendere meglio la personalità dell’avvocato: in amore, come sul lavoro, dava rispetto a chi meritava la sua stima, per avergli mostrato a sua volta onestà e rispetto; dunque non è il solito cinico, spietato e senza cuore. Però, quando c’è competizione, non sempre ‘amor vincit omnia’, ma anzi – si titola – ‘omnia vincit amor’; cioè non sempre è l’amore a vincere su tutto, perché spesso ci facciamo distrarre da altri interessi meno nobili; però, poi, alla fine un modo lo si trova per ritrovare un sentimento genuino.

E così si punta tutto a ribadire l’importanza della famiglia, ricordando anche quanto sia importante l’esempio e l’educazione dei genitori per i figli. In ciò l’arrivo di un nuovo personaggio serve proprio a ribadire tale aspetto. Si tratta di Aurora Marcelli (Beatrice Vendramin), sorellastra di Lisa, che se la ritroverà a carico a casa sua; è affetta da un disturbo della personalità, per cui subisce il peso delle emozioni più degli altri e del normale. Comunque ciò non giustifica il fatto che arriverà ad avere una storia e a far innamorare di sé il ragazzo della figlia naturale di Lisa, Mia (Ludovica Coscione): ovvero Romeo (Saul Nanni). All’inizio sembra esserci amicizia fra le due ragazze e l’interesse di Romeo per Aurora non sembra far vacillare la complicità della giovane con Mia. Quest’ultima la tollera, perché, come le aveva insegnato la madre: Aurora è malata e va aiutata. Sopporta fino a quando Aurora non esagera e vuole costringere la classe a danneggiare la scuola, per farla restare chiusa e saltare qualche giorno di lezioni. Allora la denuncia pubblica di Mia, davanti a tutti, della malattia di Aurora sarà ufficiale e ciò porterà all’allontanamento da parte di Romeo da lei, in quanto Aurora ne sarà umiliata. Dunque la condanna di ogni forma di discriminazione. E, a proposito di giovani e adolescenti, non manca il tema del bullismo molto ricorrente. Però, pronte per Aurora, arriveranno le scuse di Mia e di Lisa: perché lei vuole solamente qualcuno “che abbia il coraggio di provarci con lei”, anche una casinista come la sorellastra, per superare il suo ‘disagio’.

Quindi l’importanza della famiglia, ma anche i valori della solidarietà e dell’amicizia. E, a proposito di quest’ultima, non possiamo non citare la ritrovata consigliera di Lisa: Assuntina Cercilli (Chiara Francini), alias ‘Perla’. Sarà lei la sua confidente più intima e preziosa. Inoltre, dietro la scure dura di ‘Perla’, si nasconde la voglia di sentirsi ed essere ‘utile’, che gli altri abbiano bisogno di lei per aiutarli. Il suo personaggio, però, non è importante solo per questi due aspetti (l’amicizia per Lisa e il profondo senso di umanità che ha verso gli altri), ma anche perché diventerà segretaria dello studio Vinci, mostrando quanto sia rilevante la figura di una segretaria. Darà il suo contributo a fare ordine nello studio di Enrico, oltre che a cambiare l’uomo (un po’ nullafacente) che era Rocco Tancredi (Antonio Gerardi), che diventerà migliore grazie a lei. Insieme aiuteranno molto Lisa nel gestire la sua famiglia (i tre figli e la casa) e il lavoro (tra Enrico e Nina). Basterà tutto questo? Intanto Lisa si contraddistingue per il suo ruolo di assistente ineccepibile, abile e astuta; tuttavia non è ancora un avvocato esperto e ciò pregiudica la sua carriera. Come se non bastasse è donna e madre. E qui si sfiora l’altra tematica molto approfondita dalla fiction. Oltre al bullismo, anche la malasanità, ma soprattutto la discriminazione delle donne sul posto di lavoro. Se lei subisce le duplici angherie di Enrico e Nina, con un po’ di quello che potrebbe essere riconducibile al mobbing, sono due altre nuove figure che incrementano l’analisi di tale argomento. Si tratta di due giovani rampanti, ambiziosi e spregiudicati (anche troppo), aspiranti avvocati e che vogliono entrare a far parte dello studio Vinci. Ovvero, Cassandra Veggiani (Aurora Ruffino) e Massimo Altieri (Gianmarco Saurino). La prima deve tirare fuori tutto il suo cinismo per non soccombere e l’altro mettere da parte ogni forma di galanteria per non restare indietro. Se il secondo non vuole sfigurare per un forte senso di orgoglio personale, la prima è disposata a tutto pur di trionfare: anche a vendersi, ad andare a letto con chi possa darle un’occasione (e non perché non abbia moralità o sentimenti buoni), perché è la dura legge del mondo del lavoro; occorre sempre una raccomandazione e saper scendere a compromessi, soprattutto per una giovane donna e belle, intelligente e in gamba, di cui tutti sono pronti ad approfittarsi; ma sembrerebbe non Vinci, interessato più all’acume giuridico. Dunque c’è anche una sorta di satira sociale, dietro una parodia comica della donna in carriera e dell’aspirante giovane visto come una ‘futura promessa’. Di certo la comicità aspra, a tratti dura, non manca. Si ride, ci si diverte anche, si scherza – ma non su tutto, non su certe cose, sembra ammonire la serie -. Anche Lisa è buona e cara, sempre cortese, gentile, accondiscendente, disponibile, ma fino a un certo punto: su alcuni dettami non transige e non è disposta a venire meno ai suoi saldi principi morali, che vuole trasmettere ai figli.

Così, spesso, ci si ritrova a chiedersi (come il titolo di un altro episodio): di chi è la colpa? Ci si colpevolizza, ci si sente in colpa, ci si frustra e si è invasi da sensi di colpa mortali. E qui arriva l’altro importante insegnamento della fiction: tutti sbagliamo, abbiamo le nostre responsabilità e la nostra parte di colpa da doverci accollare. Dunque non è semplicemente una storia di triangoli amorosi; per questo ho titolato il pezzo “Non dirlo al mio capo 2: sempre più impegnato!”: sia perché è impegnata socialmente la fiction, che perché è impegnato tra due donne l’avvocato Enrico Vinci, oltre che sempre più occupato dal suo lavoro.

Ma se la storia diventa sempre più corale, allora questi nuovi personaggi non sono i soli. Come se non bastasse, infatti, oltre alle figure di Cassandra e Massimo arriva anche – da lontano – un amico di Enrico; ad incasinare ancor di più la sua vita e quella di Lisa, che incontra accidentalmente, come se non fosse più che sufficiente lo scompiglio che già ha portato il ritorno di Nina; lei ha deciso di lavorare nello studio con lui e Lisa, dunque la sfortuna e la maledizione del numero tre anche sul lavoro (oltre che in amore, per un triangolo di gelosie e invidie; anche nel lavoro genera una competizione esasperata e a tratti pericolosa); ma ci vuole invece collaborazione, come ammonisce ‘Perla’. Il cerchio dei legami sentimentali si allarga così, per enfatizzare la portata dell’amicizia complice e consigliera (anche con l’amico di Enrico). Invece, per quanto riguarda l’aspetto della competizione, ciò sarà ancor più esacerbato: come Enrico dovrà scegliere tra Lisa e Nina, così sul lavoro dovrà stabilire chi tenere a fine prova tra Cassandra e Massimo; solo uno dei due resterà nel suo studio: chi vincerà? E, soprattutto, come evolveranno le personalità dei personaggi? Questi ritorni dal passato (per Enrico e per Lisa, della sorellastra) come incideranno su di loro? Che ricordi ed emozioni faranno riaffiorare e come li cambieranno? E, tra Perla e Rocco è veramente pace fatta? Sono davvero entrambi più ‘buoni’? Mentre ci interroghiamo su questo ed attendiamo che la fiction ci sveli le risposte a tali quesiti, intanto subito un’altra domanda sorge spontanea: quali altri temi ci proporrà la fiction, su cui riflettere e che tratterà con la sua solita ironia vincente? Di certo non smetterà mai di farci sorridere e di divertirci anche, così come di sorprenderci, sempre pronta a stupirci. Una serie che potremmo definire perennemente in divenire e che, fino all’ultimo, lascia col dubbio e col fiato sospeso, pronta a prendere deviazioni inaspettate per finali stupefacenti. E questa è davvero la sua forza, aggiunta alla bravura e alla freschezza degli attori, perfettamente a loro agio nei panni dei loro personaggi, tutti protagonisti.

Intanto, curiosità, forse – notavamo – il nome Cassandra non è a caso: nota figura mitologica greca, che gli stessi Omero e Virgilio su tutti rammentano, era la gemella di Eleno (il figlio di Ecuba e di Priamo, re di Troia). Fu sacerdotessa nel tempio di Apollo, da cui ebbe la facoltà della preveggenza, in quanto capace di prevedere terribili sventure e per tale motivo odiata da molti. Il nome cala a pennello sul personaggio di Aurora Ruffino nella fiction, in quanto sarebbe adatta proprio per il suo rigore, per la sua precisione, per la sua possibilità – così – di controbilanciare il caos che a tratti regna nello studio (soprattutto da parte di Lisa); ma, come la Cassandra mitologica, anche quella della fiction deve superare le angherie, le inimicizie, le avversioni sul campo nel mondo del lavoro, da parte dei colleghi uomini come Massimo, e le antipatie delle altre colleghe femmine, invidiose della sua bellezza e del suo talento; non è sempre tutto facile per lei, in apparenza così ‘avvantaggiata’ e ‘fortunata’.

Ba. Co.

“Una vita spericolata” di Marco Ponti: tre giovani alle prese con il destino

vita spericolata filmÈ uscito nelle sale il 21 giugno scorso il film per la regia di Marco Ponti: “Una vita spericolata”. Nel cast: Lorenzo Richelmy, Matilda De Angelis, Eugenio Franceschini (che ha sostituito nel ruolo Domenico Diele, che inizialmente doveva avere la parte prima dei suoi problemi giudiziari e della condanna). Compaiono, però, anche Antonio Gerardi, Massimiliano Gallo e Michela Cescon.
Una storia di giovani e per giovani. Una commedia realistica (molto poco comica e più realistica), in cui non mancano gag divertenti e battute esilaranti, grazie anche alla verve spontanea degli attori, ma che è soprattutto una denuncia sociale aspra della situazione di stallo attuale che vive il nostro Paese, in cui soprattutto le nuove generazioni non trovano né un futuro né un possibile sbocco (professionale e umano di realizzazione). Per loro sembra quasi non esserci possibilità di trovare una propria identità e un proprio ruolo nella società. Tutto parte, come suggerisce il titolo, dalla citazione dell’omonima canzone di Vasco Rossi: “Una vita spericolata”, piena di difficoltà e di problemi da superare. Perché la vera protagonista è proprio la vita, in toto, a 360 gradi. “Forse questo film parla di una cosa sola: di quanto sia importante avere una vita intensa, dignitosa, generosa e, ovviamente, spericolata. Ho voluto incentrarmi -ha spiegato il regista Marco Ponti- sulla fase dell’esistenza in cui la vita stessa ti arriva addosso con la massima velocità possibile, adottando e descrivendo il tutto con uno spirito e un carattere adolescenziale”, che desse freschezza al film.
E la storia parte proprio da quando uno dei protagonisti si reca in banca. Roberto Rossi (Lorenzo Richelmy) è un meccanico la cui officina è in fallimento; gli pignorano la casa e perde tutto (anche la fidanzata Eva, Desirée Noferini, che lo lascia). Considerato da tutti un fallito e un buono a nulla, decide di prendersi il suo riscatto tentando proprio di chiedere un prestito alla banca. Lì incontra una giovane ragazza (Matilda De Angelis); ma il loro incontro si trasformerà prima in una lite con il personale e i responsabili della banca (rappresentati dal direttore interpretato da Michele De Virgilio), poi in una rapina non voluta, nata accidentalmente. Sorta per “divergenze di veduta”. I giovani partiranno in fuga, accompagnati dall’amico di Rossi (Bartolomeo, detto BB, alias Eugenio Franceschini), uno sfaticato ma buono d’animo e generoso. Inseguiti dalla polizia sognano di fuggire lontano: ci riusciranno? Arriveranno a coronare il loro sogno di libertà?
La situazione che si presenta è tragicomica, direi tragica, ma fa’ ridere dal nervosismo e dalla tensione palpabile. La banca non concede il prestito ai “poveretti” come Rossi; non vuole venirgli incontro ed investire (dando fiducia) – come dice il ragazzo- “nella vera risorsa del Paese: i giovani”. Quelli che lavorano in banca diventano degli “sciacalli”; non c’è giustizia: la polizia non è in grado di risolvere casi di corruzione e di traffico illecito di soldi riciclati (che tra l’altro circolano all’interno della stessa banca) o di droga; ma non è solo la corruzione, con l’arrivismo o il solo interesse personale privato che guidano ogni azione, il male dell’Italia. Il fatto è che neppure l’economia può crescere se “pochi hanno tanto e molti hanno poco”. E non è neppure il solo divario esistente (quello economico fra ricchi e poveri, fortunati e sfortunati), l’unico gap a dividere a metà il nostro Stato. C’è anche appunto il divario Nord-Sud, ma se si dice che “tutto il mondo è Paese” è vero che la situazione di stallo non cambia da Nord a Sud. Si parte da Torino e si arriverà in Puglia, ma non è che cambi poi molto. Inoltre non è devastata solo l’economia, il nostro Paese non è martoriato solo economicamente, ma anche dal punto di vista ambientale: “prima tracciano una riga sulla cartina, che poi diventa l’alta velocità che spazza via i piccoli paesi come il nostro” ragionano insieme Rossi e BB. E non sono solo i piccoli centri cittadini a ‘sparire’: intere fabbriche chiudono e un sacco di lavoratori vengono mandati a casa. La disoccupazione imperversa. E non è l’unico scempio. I ragazzi, disperati, si ‘vendono’, buttano via i loro sentimenti e la loro umanità, o finendo in mano alla malavita organizzata oppure sognando di andare a “L’isola dei famosi” o in tv, magari da Maria De Filippi. Questo è il loro sogno: la fama e la gloria, diventare noti sul piccolo e grande schermo; ma sono successi effimeri. Il personaggio di Matilda De Angelis, infatti, è una nota giovane attrice prodigio di telenovele di successo che non tutti riconoscono, ma che molti sfruttano. Il suo nome d’arte è “Soledad Agramante”. Soledad appunto, solitudine, come sono ‘sole’ e ‘solitarie’ le anime dei tre ragazzi protagonisti; loro sono alla ricerca della loro identità e il film è intramezzato da brevi narrazioni della loro vita vera: la verità sulla loro vita; ma non sappiamo mai davvero chi siano, soprattutto Soledad, che racconta tante storie, quante ne ha sentite, quante le bugie che le hanno raccontato. Eppure sono ragazzi che sognano solamente una vita normale. Ogni caso di cronaca è strumentalizzato dai media (la cui icona è la giornalista tv di cui veste i panni Stella Novari), dediti solamente allo scoop. Eppure al momento della rapina in banca, che non voleva fare, Rossi continua a gridare: “Non voglio i soldi! Non voglio niente!”, “Voglio solo andare via!”. E, prima di scappare, alle telecamere che li inquadravano e cercavano di strappargli una dichiarazione loro dicono solamente: “Siamo innocenti!”. È il grido sommesso, disperato e quasi rassegnato di una generazione allo sbaraglio. Non manca, poi, la pittura del mondo delle escort (di cui un po’ Soledad fa parte). Corpi venduti quasi al miglior prezzo e al miglior offerente in cambio del niente che hanno indietro se non delusioni, amarezza, rimpianti, dolore, umiliazione, frustrazione, vergogna, repulsione per se stesse di donne ‘mercificate’. Rimpiazzate subito poco dopo da altre vittime come loro: per quanto giovane talento prodigio, a soli 23 (o 25) anni Soledad è già vecchia, a lei si preferisce una 17enne uscita da Disney Channel che ha un botto di followers su Instagram. E così si sente una fallita, una che “ha avuto la sua grande occasione e l’ha sprecata”. D’altronde è lo stesso Vasco a ricordare in “Delusa” che: “Ehi tu ‘delusa’ attenta che chi troppo ‘abusa’ rischia poi di più”. E allora ci si chiede: appurato che “il mondo fa schifo”, un dato di fatto ormai purtroppo, ma “che cosa è successo a questo mondo?” ci si domanda. Se nessuno crede più in loro giovani (la banca non dà credito, crede solo alla burocrazia), nessuno la cerca e la vuole più per fare contratti (Soledad), per loro sembra finita. È davvero la fine di ogni speranza? Eppure lei (Soledad) non chiede poi tanto alla vita: sogna solo di avere l’ultimo I-phone 5 come desiderio massimo. Se la polizia (impersonificata dal capitano Greppi, alias Massimiliano Gallo) è incapace e corrotta essa stessa (almeno qui nel film nella parodia viene un po’ ridicolizzata per estremizzare i connotati tragici della situazione nazionale) e se l’interesse che sembra regnare è solo quello per il denaro, loro invece hanno ancora degli ideali: “sono i buoni”, come sottolinea più volte BB, che ama donare il denaro della rapina a tutti e sogna di poterne regalare un po’ anche ai bimbi poveri e bisognosi dell’Albania dove andranno a fuggire. Non solo, ma anche la donna più perfida (Elena Castiglioni, alias Michela Cescon), cattiva e ‘avida di sangue e di sofferenza’, odia ‘la violenza gratuita’ (cioè che non porta soldi), ma poi forse ci ripenserà. A tale proposito da notare il bacio (tipo quello di stampo mafioso di fedeltà al clan) che concede a Soledad: che sia lei (la Castiglioni) la sua vera madre, o lei (Soledad) è solo la figlia putativa che si è concessa per trovare una strada? In realtà ciò che accomuna i personaggi è che tutti cerano ‘amore’. Se il tema delle escort ad esempio ci ricorda quando Massimiliano Bruno lo affrontò con ironia in “Nessuno mi può giudicare” con Paola Cortellesi, sicuramente Ponti lo racconta in modo più serioso. Inoltre tutti i temi sono affrontati in maniera rapida, in rapida successione e sequenza senza soffermarvisi troppo, quasi accennati e non approfonditi (il che appesantirebbe i toni). Quasi a dire “Veloce come il vento” per citare il film che vede protagonista Matilda De Angelis con Stefano Accorsi. Forse perché lei stessa, va “veloce come il vento” (come dice Vasco nella canzone “Rewind”: “perché tu vai vai, veloce come il vento”); quasi a riavvolgere la sua vita (e quella degli altri due con lei), a ricominciare tutto da capo, da zero, azzerando e annullando tutta la sofferenza. E non è la sola. Infatti i tre si ritroveranno “a ridere e sorridere dei guai, proprio come non hanno fatto mai” (sempre per mantenere la linea tracciata dai brani del Blasco) perché “vogliono trovare un senso a questa vita anche se non ce l’ha e se non ha un senso domani arriverà, ormai è qua” (sempre per parafrasare le sue parole): loro tre insieme in fuga. Su una macchina a tutta velocità, guidata come un pilota di rally o di formula Uno da Eugenio Franceschini (BB). Allora potremmo pensare a un nuovo progetto che li vede protagonisti in “Veloce come il vento due” con Stefano Accorsi. Sicuramente essere al volante di quell’auto da corsa sarà stata un’esperienza emozionante indescrivibile, molto eccitante per il giovane attore. Ma non si può neppure escludere un sequel di “Una vita spericolata”, visto il finale aperto: magari lei incinta, in attesa di un figlio che non sa di chi dei due sia, a cui deve dare un futuro e dovrà affrontare le difficoltà di trovare un lavoro quale giovane madre con figlio a carico. E tutto ricomincia di nuovo. Perché, come ricorda Vasco, “stammi vicino e poi col tempo tutto si aggiusterà”. Se lo scenario sembra quello descritto da Vasco Rossi in “Sono innocente…ma”, a proposito della frase pronunciata proprio da Rossi nel film, loro capiscono bene che alla fine la lezione che più hanno imparato è che: “buoni o cattivi non è la fine, prima c’è il giusto o sbagliato da sopportare”.
Se sembra che “qui non arrivano gli angeli” (per dirla alla Vasco Rossi), c’è chi è ancora integerrimo ed agisce con integrità morale e fa rispettare le regole e viene in soccorso. Per ironia della sorte, se paiono esserci invece che angeli due demoni (gli uomini della Castiglioni Rambo e Rambo due la vendetta, alias rispettivamente Mirko Frezza e Alessandro Bernardini) loro agiscono “sempre in buona fede” (per citare una battuta del film). E saranno proprio la musica e la fede (cioè la religione) a salvarli -o forse no?-: la banda musicale durante la festa per il santo patrono in un paese della Puglia. E forse dunque non è un caso che il nome (o meglio il cognome) del protagonista interpretato da Lorenzo Richelmy (Roberto Rossi) possa essere al contempo un tributo al rocker Vasco oppure una citazione (solidale) al noto donatore benefico citato sempre nelle offerte per beneficenza (Mario Rossi) per donare il 5X1000 ad esempio alla Chiesa Cattolica (come un po’ sogna, come detto, BB). Del resto, se un minimo di romanticismo è accennato è rappresentato proprio da Soledad: “anima fragile” come canterebbe Vasco Rossi, delicata e sensibile in fondo, anche se si cela dietro la maschera della ‘cinica dura’. Se “non è niente male essere qui con voi” – dice a Rossi e BB -, si prende coscienza con amarezza che (nel bene e nel male però) “Niente è mai come te lo aspettavi”; parafrasando, potremmo dire, “Tutto può succedere” per citare un film in cui compare Matilda De Angelis (che si dimostra sempre più attrice giovane ma adatta a ruoli impegnati, che molto l’hanno fatta maturare artisticamente, professionalmente ed umanamente e che con coraggio ha fortemente voluto e ricercato; tra l’altro nel film “Una vita spericolata” c’è un’altra attrice della fiction con Matilda: Benedetta Porcaroli). Del resto tutto il repertorio di Vasco Rossi andrebbe bene e si potrebbe citare per questo film, lui sempre così attento al disagio giovanile. Qui, certo, questa problematica regna sovrana accanto a crisi economica, di valori morali, disoccupazione e quant’altro. Come poter riuscire a superare tutto questo? Si capisce che l’arma vincete è una sola: il coraggio, anche per (voler) andare via e fuggire. E questi tre ragazzi ne hanno da vendere, non hanno paura di affrontare nulla. Basterà? Soledad è la nuova “Sally” che sogna di vivere “Come nelle favole”. Sarà in grado di trasformare in realtà vera la favola che ha disegnato nella sua mente con la sua fantasia? Sicuramente un primo passo è la fuga da tutto ‘il male’: per far sì che si inizi ad avere una situazione di cambiamento per cui “c’è chi dice no” alla corruzione, al malaffare; come fanno loro tre, in un certo qual modo, scappando via. Per disegnare davvero “un mondo migliore”. Ma quanta strada c’è da fare, quanta fatica, non è affatto facile: “Eh già!” verrebbe da esclamare con Vasco. Ognuno dei tre sembra pensare il messaggio racchiuso nel brano: “Come vorrei”. Hanno bisogno di “Cambia-menti”, ma non è semplice attuarli. Per loro è tutto un andare e venire come ne “Il mondo che vorrei”. I giovani come Soledad e i suoi amici sono in grado di insegnare agli adulti come il suo manager Leonardi (Antonio Gerardi) ‘lezioni morali’ importanti proprio coi loro esempi di coraggio; ma Gerardi stesso non si dimostrerà da meno, anzi sarà e si comporterà come un vero padre per Soledad. E questo film sembra proprio disegnato sul repertorio musicale di Vasco Rossi: un viaggio attraverso le sue canzoni per conoscere meglio il disagio giovanile; un regalo indiretto (o forse voluto?), dunque, del regista, per tutti i fans del Blasco; che sicuramente avrà successo. Per promuoverlo al meglio forse basterebbe un pensiero di Matilda De Angelis per tutte le giovani ragazze come lei che sognano di intraprendere la sua strada. La giovane attrice non ha nascosto -in un’intervista a Mattia Pasquini di “Amica”- di “odiare l’ipocrisia” e amare viceversa la correttezza, la precisione e il rigore (compresa la puntualità agli appuntamenti). Già questo basterebbe, anche se le recenti parole di Anna Falchi hanno rincarato molto la dose inasprendo i connotati della vicenda (reclutamento giovani talenti e attrici): “per fare tv oggi ti ci vuole un potente, come manager o come amante” ha asserito senza mezzi stermini a “Tv fan page”.

1993, la serie. Un anno meraviglioso e confuso

1993 la serieDopo un’attesa che sembrava interminabile, per chi ha vissuto appieno la prima serie, rimanendone totalmente coinvolto emotivamente, fino a “traslarsi” virtualmente in quell’epoca, ha finalmente avuto inizio la fiction di Sky Atlantic, 1993, secondo capitolo di quella che dovrebbe essere non una semplice trilogia, ma “La Trilogia”. Uno spaccato socio-politico di quegli anni di paurosa cupezza che hanno visto spazzata via un’intera classe politica, i suicidi di personaggi illustri quali Sergio Moroni, Gabriele Cagliari e Raul Gardini, e l’attacco della Mafia allo Stato, culminato nei terrificanti omicidi dei Giudici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con vere e proprie scene di guerra. A proposito di ciò, in questa seconda serie è stato ricreato un altro attentato che ha segnato il 1993, quello di via Fauro, che doveva compiersi tramite l’esplosione di un’autobomba ai danni del conduttore Maurizio Costanzo, allora impegnato attivamente, assieme a colleghi come Michele Santoro, nella lotta contro la Mafia. Solo per miracolo, Costanzo e la sua compagna di allora Maria De Filippi scamparono a morte sicura. Nella fiction, si è ricostruita alla perfezione la situazione dell’esplosione, che ha coinvolto anche una delle protagoniste, Veronica Castello (Miriam Leone), scaraventata per terra dalla forza d’urto dello scoppio.

Questa prima puntata, inizia con Leo Notte che pronuncia la frase di Danton al patibolo, “Cosa importa se muoio, ho speso bene i miei soldi, ho fatto bene baldoria, ho accarezzato molte donne… Andiamo a dormire”, e con l’iconica immagine di Bettino Craxi che esce dall’Hotel Raphael, mentre viene sommerso dalle monetine lanciate dalla folla inferocita ed urlante. Sono stati tre i personaggi che nella prima puntata, più di tutti si sono presi la scena: Protagonista principale, Leo Notte (Stefano Accorsi), pubblicitario, oramai entrato a far parte del cerchio magico dell’allora giovane imprenditore Silvio Berlusconi, novità di questa serie, interpretato ottimamente da Paolo Pierobon, in maniera realistica. Tale caratteristica è venuta fuori proprio perché l’attore non ha mai scimmiottato un personaggio come il Cavaliere, fin troppo caricaturizzato in questi anni. Tornando a Notte, per lui il difficile compito di convincere “Sua Emittenza”, come veniva chiamato allora il proprietario di Rete 4, Canale 5 e Italia 1, a scendere in politica, perché” bisognava smettere di incassare colpi, reagendo”, e l’unico capace di far ciò è Silvio Berlusconi.

Poi, Luca Pastore (Domenico Diele), un poliziotto coinvolto in una trasfusione di sangue infetto, con la conseguenza di una sieropositività che lo rende tanto più vulnerabile, quanto più voglioso di scoprire il più possibile su questo scandalo sanitario. Questo lo porta ad essere accecato da una sete di verità, da ricercare a tutti i costi, raggiungendo anche compromessi illeciti con il deputato Democristiano Gaetano Nobile, pur di far arrestare il più stretto collaboratore (nella fiction s’intende) dell’allora Ministro della Sanità Gaetano De Lorenzo. Le novità che riguardano Pastore, sono, intanto il rapporto sempre più stretto con Antonio Di Pietro (Antonio Gerardi), a formare una “inseparabile” coppia che fa dell’odi et amo il trait d’union. Poi l’arrivo nella sua vita di una donna, anche lei sieropositiva, che gli starà sempre vicino nel corso delle puntate.

Infine l’Onorevole leghista Pietro Bosco (Guido Caprino), devastato dopo la traumatica fine del rapporto con Veronica Castello, dovuta alla violenza di questi nei confronti della donna. Un uomo ormai diventato l’ombra di se stesso, quasi sempre ubriaco e in situazioni di continui eccessi, capace di toccare il fondo anche in Parlamento, quando durante una seduta sventola un cappio da impiccagione, urlando contro i socialisti. Quest’azione scatena l’ira dell’Onorevole Formentini, candidato Sindaco a Milano, al quale Bosco chiede di poter lasciare Roma, per andare nella città meneghina ad occuparsi del futuro Consiglio Comunale. Formentini accetta, sotto promessa giurata di un cambiamento delle abitudini di Pietro, ma alla fine sarà Gianni Bortolotti a prendere il suo posto, convinto proprio da Bosco, che lo sostituirà nella Commissione di Vigilanza Rai.

PUNTI DEBOLI:
Storie e dialoghi che si intrecciano in un vorticoso turbinio di situazioni che, se da una parte danno brio, ritmo e quella trepidazione, sale dell’intero prodotto, possono risultare un po’ confuse per chi guarda con leggerezza una serie tv che va vissuta più che guardata.

PUNTI FORTI:
Senza dubbio l’arte di riuscire a riprodurre nei minimi dettagli ogni situazione, che rende la rappresentazione di questa fiction, un capolavoro stilisticamente figlio delle migliori soluzioni scenografiche. Inoltre entusiasmante il richiamo a personaggi del passato, quali Gigi Marzullo e Gad Lerner, nei cui programmi Sottovoce e Milano Italia sono stati ospiti rispettivamente Veronica Castello e l’Onorevole Pietro Bosco. Per un attimo, è come se il tempo si fosse fermato, per un attimo è 1993.

Alessandro Nardelli