Ilva, ultimi giorni di assemblee. Sì da Novi Ligure

Ilva_Taranto_BluR439Domani, giovedì 13 settembre, volgono al termine le operazioni di referendum di tutti lavoratori del gruppo Ilva sull’accordo tra sindacati e ArcelorMittal, ovvero il colosso che nel 2017 ha vinto la gara per l’assegnazione dell’azienda siderurgica.
Nel frattempo i lavoratori dello stabilimento di Novi Ligure del gruppo Ilva hanno approvato l’accordo raggiunto con Arcelor Mittal sul rilancio dell’azienda. Quasi il 90% dei dipendenti ha detto si all’intesa con il colosso che nel 2017 ha vinto la gara per l’assegnazione dell’azienda siderurgica. Secondo fonti sindacali, dei 730 aventi diritto, hanno votato in 510. I voti favorevoli sono stati 456 (89,4%), i contrari 52 (10,2%), le schede nulle 2.
Venerdì scorso, 7 settembre, avevano detto sì all’accordo i lavoratori di Racconigi: su 153 aventi diritto e 111 votanti, i sì sono stati 93, i no solamente 15. Schede nulle: 3.
Attesa per Taranto dove l’adesione, secondo fonti sindacali, è stata alta. Le schede saranno tutte raccolte nelle urne fino a giovedì 13 settembre, quando avverrà lo spoglio. Nel corso delle due assemblee dei giorni scorsi sono stati coinvolti i lavoratori di nove reparti. Ieri 10 assemblee, mercoledì 7 assemblee e giovedì 13 altre quattro.
Intanto i sindacati metalmeccanici di Taranto replicano all’accusa lanciata da Massimo Battista, dipendente Ilva, ex sindacalista, ora consigliere comunale di Taranto, che ieri ha annunciato le dimissioni dai Cinque Stelle in netta contestazione con l’intesa al MiSe (“M5S ha tradito, aveva promesso la chiusura delle fonti inquinanti”, sostiene) e il suo passaggio come indipendente. “È un referendum farsa – l’accusa di Battista ai sindacati – si va tra i lavoratori ma l’accordo e’ già stato firmato al MiSe, tutto è già deciso”. Per Battista, che aveva aderito ai Cinque Stelle venendo dal movimento cittadino “Liberi e Pensanti” che vuole la chiusura dell’Ilva, anche le modalità di svolgimento del referendum sono “una farsa”. “Si vota senza riservatezza – spiega – e i lavoratori non vengono nemmeno identificati”.
Il sindacato FLMUniti-Cub ha denunciato violazioni e pressioni verso i lavoratori in un comunicato: “In queste ore molti lavoratori ILVA denunciano che nel momento di esprimersi sull’accordo attraverso il referendum, vengono fatti votare a scheda aperta davanti ai delegati e chi esprime la volontà di votare no viene richiamato dal delegato e invitato a votare sì. Inoltre a molti non viene chiesto nessun cartellino o documento”.
Hanno paura del dissenso. I firmatari stanno violando la riservatezza del voto. Sapevamo che l’esito del referendum rischiava di essere distorto poiché i seggi sono presidiati solo dai favorevoli al sì, è questo è quello che sta avvenendo”, si legge ancora nel comunicato. La FLMUniti-CUB nel “denunciare la violazione dello stesso accordo al punto VII (clausola finale) utilizzerà tutti i mezzi per contrastare i metodi vergognosi ed intimidatori utilizzati per comprimere la libertà di esercitare la propria opinione”.

Ilva. Di Maio tira il freno. Incertezze sulla prosecuzione

Ilva_Taranto_BluR439

Continuano le polemiche sull’Ilva. All’incontro di oggi al MISE, inusualmente, al tavolo sull’Ilva, il Ministro Di Maio ha invitato 62 soggetti diversi tra associazioni ed enti locali. Lo ha annunciato ieri il ministro dello Sviluppo economico parlando alla trasmissione ‘Omnibus’ su La7. Luigi Di Maio, nel corso della trasmissione, ha detto: “Troppe sigle oggi al tavolo sull’Ilva? Ebbene ci sono i portatori di interesse e questo a riprova che il metodo del M5S è ascoltare tutti. Il tema è sempre lo stesso: per anni ci sono state tante parti del Paese che non sono state ascoltate. Arcelor Mittal ha chiesto di voler spiegare il piano a tutti gli stakeholder e che si sta solo applicando il metodo di ascolto che il M5S ha sempre voluto assicurare. Non riesco a capire perché si sta facendo tanto baccano. Sto cercando di mettere insieme tutte le sensibilità di quel territorio, ma non per risolvere in due ore il dossier Ilva perché stamattina il tavolo non è decisionale”.

La decisione di allargare la partecipazione al tavolo istituzionale alle 62 delegazioni ha fatto salire i toni. Alcuni hanno bollato l’iniziativa come un affollamento che non consentirebbe un confronto serio mentre il tempo stringe e una nuova incertezza grava sulla trattativa in attesa del verdetto dell’Avvocatura di Stato sull’eventuale annullamento dell’aggiudicazione della gara sull’Ilva alla cordata AmInvestco.

La decisione di allargare il confronto ha colto alla sprovvista la stessa ArcelorMittal. Già ieri Di Maio aveva precisato: “Il tavolo non è stato convocato per trasformarsi in un club privato dove si discute nell’oscurità e che tutto deve essere trasparente”.

Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, non è andato al tavolo inter-istituzionale sull’Ilva convocato per oggi al ministero dello sviluppo economico, considerandolo una sceneggiata voluta dal ministro Luigi Di Maio. Melucci ha affermato: “L’incontro è stato esteso a una serie di sigle pseudo associative e comitati, tra i quali si rinvengono quelle delle aggressioni in prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento. Sigle dunque spesso inclini al dileggio delle istituzioni, sigle che hanno parte della responsabilità di aver lacerato la comunità ionica in questi anni. Il ministro ha perciò scelto i suoi interlocutori e ha tracciato definitivamente la linea dei lavori, contro ogni nostro ulteriore possibilismo. Il Comune di Taranto non parteciperà a nuove iniziative in questa forma. L’azienda e i commissari sanno dove trovare il sindaco quando la legge della Repubblica italiana prevederà il suo coinvolgimento. Il Comune di Taranto non si presterà a questo dilettantismo spaccone, che il ministro Di Maio ci spaccerà sicuramente per trasparenza e democrazia, ma in realtà è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio”.

Dunque, un altro conflitto istituzionale è stato provocato dal governo giallo-verde.

Nei giorni scorsi c’è stato un incontro di Arcelor Mittal con il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. Arcelor Mittal ha affermato di restare ‘fiduciosa’ di poter completare l’acquisizione di Ilva, con una nota in cui ha confermato di aver incontrato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Nella nota di Arcelor Mittal di allora si legge: “Confermiamo che abbiamo incontrato questo pomeriggio il vicepresidente del Consiglio, onorevole Di Maio per discutere le nostre proposte aggiuntive che riflettono il nostro impegno per il rilancio di Ilva con particolare attenzione alle sfide ambientali e sociali. Abbiamo partecipato a questa gara in buona fede e restiamo fiduciosi che potremo presto completare la transazione iniziando ad implementare i piani industriale, sociale ed ambientale che hanno come obiettivo il riposizionamento di Ilva ai primi posti dell’industria europea dell’acciaio”.

Le controproposte migliorative presentate da Arcelor Mittal per l’Ilva al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, hanno registrato passi avanti sul piano ambientale ma non sono soddisfacenti per quanto riguarda l’occupazione. Lo ha spiegato lo stesso ministro al termine dell’incontro con gli esponenti della multinazionale dell’acciaio che ieri hanno incontrato il ministro per illustrare le loro controproposte. Per Di Maio l’aspetto legato alle controproposte sul piano occupazionale va approfondito.

Di Maio ha detto: “Abbiamo incontrato Arcerlor Mittal che ci ha presentato delle controproposte migliorative. Sul piano ambientale si registrano passi avanti, ma sul piano occupazionale la situazione non è soddisfacente e va approfondita”.

Allora, il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, dopo gli esiti tutt’altro che definiti dell’incontro tra il ministro Luigi Di Maio e gli acquirenti di Ilva, ha commentato: “L’incontro al Ministero dello Sviluppo economico tra il ministro Luigi Di Maio e i vertici di AM InvestCo non ha aggiunto nulla di nuovo alla vicenda dell’Ilva, se non ulteriori incertezze che non fanno che aggravare la situazione. Pur non conoscendo ancora i contenuti delle nuove proposte migliorative sul piano ambientale siamo certi che su questo punto siano stati fatti dei passi in avanti; tuttavia, dall’incontro odierno ci saremmo aspettati un percorso certo e definito sulla strada da seguire per riuscire ad arrivare a una soluzione entro luglio, come avevamo auspicato. Inoltre, come annunciato dalla stessa azienda e dal ministro Di Maio, sui livelli occupazionali non ci sono novità. La nostra posizione su questo punto è chiara: zero esuberi o non firmeremo alcun accordo. Ogni giorno che passa questa vicenda assume contorni sempre più indefiniti. Nel frattempo c’è un’azienda che vive una profonda sofferenza, lavoratori e intere famiglie che vorrebbero delle risposte certe e coerenti. Per tutte queste ragioni continuiamo a ritenere urgente e fondamentale una ripresa della trattativa sindacale”.

Nei giorni scorsi, il ministro Di Maio ha minacciato di annullare gli accordi per la cessione di Ilva. Un atto pericoloso che complicherebbe la difficile situazione dell’acciaieria di Taranto. La situazione, a parte i passi avanti sull’impatto ambientale, si è arenata sugli aspetti occupazionali che avevano già bloccato le trattative portate avanti da Calenda.

Oggi, al Ministero dello sviluppo è ripreso il tavolo sull’Ilva per la presentazione della proposta dell’addendum migliorativo. Al  tavolo si sono presentati i rappresentanti delle 62 sigle, tra cui  Arcelor Mittal, enti locali e associazioni ambientali e di  cittadini. Il segretario della Fiom Cgil, Francesca Re David, ha commentato: “Con 62 sigle si può fare poco altro che ascoltare.  Non credo ci sia spazio per un confronto. Si sta parlando di un contratto di assegnazione col governo: senza l’esecutivo non c’e’ nessuna  possibilità di andare avanti, solo che questo non e ‘ un tavolo”.  Il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, si è così espresso: “Un happening non serio che rischia di essere inutile”.

Il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, al tavolo sull’Ilva, avrebbe detto: “So bene che questa procedura può sembrare inusuale, ma ci tenevo a far vedere a tutti i soggetti interessati l’evoluzione del piano da parte di Mittal perché una cosa è leggerlo e un’altra parlarne dal vivo”.

Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, entrando al Mise, ha commentato: “Ci auguriamo che non sia una passerella, ci sono tanti cittadini col fiato sospeso. Gli incontri devono finire con un’assunzione di responsabilità in particolare del ministro. Vogliamo esaminare l’addendum che Mittal presenta alla luce delle integrazioni che ci sono state: ci aspettiamo che si avvii subito un confronto sul piano industriale e soprattutto degli esuberi. Ci aspettiamo che nel nuovo piano industriale si azzerino gli esuberi: senza l’azzeramento degli esuberi diventa complicato stabilire ogni altro passo. Mi auguro che ci siano delle priorità: c’è chi ha rappresentanza e chi ne ha meno, mi auguro chi deve decidere è chi ha rappresentanza”.

Il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, ha detto: “Rischio passerella? Fate voi i vostri conti: è un incontro di due ore con 62 associazioni e quattro componenti per ogni associazione. Significa che l’azienda presenterà l’addendum, il ministro commenterà e poco altro. Questo non è serio. È chiaro che è un happening pre feriale che non rispetta quello che stanno vivendo i cittadini a Taranto. Per cui servirebbe di aprire un confronto serio: sono due mesi che il ministro ha giurato sulla costituzione di portare avanti il lavoro per lo spiino amico e il lavoro, ma in realtà abbiamo fatto solo due incontri più questo happening oggi che appunto rischia di essere completamente inutile e quel che riguarda il confronto. Di Maio è abituato in televisione a fare i monologhi ma deve sapere che deve confrontarsi: se ha delle idee forti non deve scappare, non deve buttare la palla in tribuna, deve parlare con il sindacato, che rappresenta l’85% dei lavoratori, ha aggiunto”.

Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, arrivando al Mise per il tavolo sull’Ilva, ha detto: “E’ un tavolo molto affollato però meglio un tavolo affollato che un tavolo deserto. Siamo venuti soprattutto per ascoltare, è giusto sentire anche le associazioni. Continuo a ritenere che ci sono due tavoli principali di questa trattativa. Uno è quello sulle relazioni industriali, tra il possibile nuovo azionista e il governo, che è titolare attraverso i commissari, e le sigle sindacali che vorranno firmare l’accordo; l’altro tavolo è quello con gli enti locali e le regioni. Di tempo se ne è perso già tanto. Dopodiché, siccome siamo persone responsabili, ritengo che i tavoli quando vengono convocati, la gente ci vada e dica la sua al tavolo. Non partecipare trovo sia un modo forse per farsi notare”. E’ evidente l’allusione fatta in riferimento all’assenza tra gli altri del sindaco di Taranto.

Il vertice istituzionale sull’Ilva è stato preceduto da una vigilia agitata. Contestando un eccessivo allargamento della partecipazione, hanno disertato l’incontro, oltre al primo cittadino di Taranto, Rinaldo Melucci, anche i sindaci dell’area di ‘crisi’ del tarantino, e il presidente della Provincia ionica, Martino Tamburrano.

La stessa ArcelorMittal, che ha presentato la sua proposta migliorativa per l’acquisto del siderurgico, ha inviato una lettera a Di Maio precisando di non essere stata informata dell’allargamento a tanti soggetti, ma sottolineando un’apertura al dialogo e la necessità di un percorso condiviso. Nella missiva, ArcelorMittal ha anche sottolineato l’opportunità che all’incontro partecipino il ministero dell’Ambiente e i tecnici del Mise che hanno lavorato alla controproposta.

Di Maio ha sottolineato: “Stiamo parlando del futuro di migliaia di cittadini e lavoratori, e chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare. Da ministro lo accetto, ma ne trarrò le dovute conseguenze. Ma è finita l’epoca delle riunioni che escludono i cittadini da qualsiasi tipo di discussione. I vecchi schemi mentali ci hanno portato dove siamo oggi e non ripeteremo gli errori di chi ci ha preceduto. Il nostro metodo, che fa rima con partecipazione, è un altro”.

Anche il governatore pugliese Michele Emiliano ha sottolineato l’importanza di un’ampia partecipazione: “A chi fa paura la presenza dei cittadini ai tavoli istituzionali ai quali col governo del Pd non era ammessa neanche la Regione Puglia?”.

Invece, i comitati dei cittadini di Taranto temono che la volontà del governo sia scongiurare la chiusura dell’Ilva e legare il futuro del territorio alla produzione dell’acciaio.

ArcelorMittal si è impegnata a raggiungere, entro il 2023, una riduzione delle emissioni di CO2 per tonnellata di acciaio liquido pari al 15% rispetto ai dati del 2017 come si legge nell’addendum proposto da ArcelorMittal e presentato al tavolo. Il piano ha previsto anche l’impegno, per il periodo successivo alla durata del Piano industriale, a mantenere la produzione dell’acciaieria a ciclo integrato ad un livello non eccedente gli 8 milioni di tonnellate di acciaio liquido annue.

Alla fine dell’incontro, il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha detto: “Non sono ancora soddisfacenti le modifiche presentate da ArcelorMittal per il piano di rilancio dell’Ilva. Ho chiesto ad ArcelorMittal dei miglioramenti sul piano ambientale e occupazionale, e per me non sono ancora soddisfacenti”.

Il governatore Michele Emiliano, condividendo le affermazioni del ministro Di Maio, ha affermato: “Le proposte di ArcelorMittal sono un piccolo passo avanti assolutamente insufficiente a garantire la salute dei miei concittadini. Attendiamo una nuova reale proposta da ArcelorMittal o altrimenti non daremo il nostro assenso”.

Il segretario del Pd, Maurizio Martina, ha detto: “Convocare 62 realtà per due ore significa non discutere ma costruire un palcoscenico a uso e consumo del vicepremier Di Maio. Così non si fa politica industriale, il tavolo è l’ennesima operazione propagandistica”.

Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato, ha commentato: “Per Ilva, Di Maio ha convocato 62 sigle. Una babele di voci e pareri che consente al ministro di fare ammuina e giustificare la sua incapacità di decidere, che mette a rischio la più grande acciaieria d’Europa e la vita di 14 mila lavoratori. Basta con questo governo gialloverde, nemico delle aziende e dei lavoratori”.

Alla fine, duro anche il commento di Marco Bentivogli, segretario generale di Fim Cisl: “Pensavamo che comprendesse che se in Tv ci sono ancora giornalisti che non sanno cosa è la libertà di informazione e gli consentono il monologo, un ministro non può scappare dal confronto democratico dove i monologhi non sono ammessi. Il ‘club privato’ rischia di essere proprio la confusione di domani utile solo a nascondere le sue intenzioni e a evitare di confrontarle con noi. Ci auguriamo che il Ministro comprenda che mortificare le istituzioni democratiche e il sindacato sia quanto di più sbagliato e controproducente specie in una partita difficile come l’Ilva. Da quando ha assunto il dicastero Di Maio ci ha incontrato il 18 giugno e il 9 luglio e ha prorogato i commissari fino al 15 settembre. Il tutto mentre le opere ambientali rallentano, le aziende dell’indotto licenziano e l’impianto è ogni giorno più pericoloso”.

La crisi dell’Ilva, negli ultimi cinque anni sarebbe costata all’Italia circa 16 miliardi di euro in meno sul Pil nazionale.

Finora, il governo attuale, limitandosi a dichiarazioni di insoddisfazione, non ha avanzato nessuna proposta concreta sull’Ilva e le incertezze sui destini legati all’acciaieria continuano ad aumentare.

Salvatore Rondello

Di Maio “gira” la questione Ilva a Cantone

ilva 3“In queste ore abbiamo provveduto a inviare tutte le carte all’Anac affinché faccia le dovute verifiche sulla procedura di aggiudicazione” per la cessione dell’Ilva ad Arcelor Mittal. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, in audizione davanti alle Commissioni riunite di Industria, commercio, turismo e Lavoro, previdenza sociale di Camera e Senato, spiegando che “stiamo approfondendo ulteriormente la regolarità della procedura di aggiudicazione, soprattutto a seguito di varie segnalazioni pervenute”.
Un’iniziativa che risponde alla lettera del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha scritto al ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, per sollevare perplessità sulla gara per l’aggiudicazione di Ilva. Nella lettera, di due giorni fa, Emiliano chiede a Di Maio di rivedere i passaggi della gara che il 26 maggio 2017 ha affidato alla cordata Arcelor-Mittal la proprietà dell’Ilva. Secondo il governatore ci sarebbero alcuni punti a rischio incostituzionalità. Tuttavia la decisione del neo Capo del Mise potrebbe portare ad allungare ulteriormente l’iter Ilva, tanto che è intervenuto sull’argomento anche l’ex Ministro del Mise, Carlo Calenda, contrario all’iniziativa di Di Maio che non farebbe altro che riflettere strumentalizzazione politiche: “Emiliano d’accordo con Di Maio offre al suo ‘nuovo’ leader scuse per non decidere su Ilva. Per questo scrive a 13 mesi dalla gara! E per questo Di Maio pubblica la lettera di Emiliano dopo 13 minuti. Evidente gioco delle parti. Asilo nido sulla pelle di operai e tarantini”.
Secondo Emiliano l’aggiudicazione è stata disposta a favore di una cordata che “notoriamente concentra una cospicua fetta della produzione di acciaio a livello europeo e mondiale, nonché quote di mercato Ue – fa notare ancora Emiliano – con un evidente e conclamato rischio Antitrust, essendo superiori al 40%”. Tant’è che la Commissione europea ha dato il suo via libera “sotto condizione” ovvero “l’eliminazione del gruppo Marcegaglia dal consorzio di acquisto e numerose cessioni di altri impianti” fatto questo che sostanzialmente cambierebbe il profilo del soggetto aggiudicatario. Di qui la richiesta a Di Maio di “opportune verifiche sulla correttezza della procedura di gara espletata, eventualmente avvalendosi dell’Anac”, l’autorità anticorruzione.
Ma Carlo Calenda spiega che nella procedura di gara — passata al vaglio della Commissione Ue e dell’Antitrust — c’è stata un’importante differenza di prezzo tra le due cordate: 1,8 miliardi di AmInvestCo contro 1,2 miliardi di AcciaItalia. E aggiunge Calenda che “il prezzo è stato decisivo per il 50%. Il piano occupazione di ArcelorMittal era migliore. L’altro tema, quello per la riconversione ambientale, ha dato un punteggio superiore ad AcciaItalia. Ma ArcelorMittal ha accettato in toto il piano di copertura dei parchi minerari previsto dai commissari”.

PARCO GIOCHI

Ilva-678x381Ancora in sospeso la questione Ilva, sulla quale si continua a ‘giocare’. Ieri l’idea del fondatore del Movimento Cinque Stelle aveva fatto discutere non poco, secondo Beppe Grillo “nessuno ha pensato di chiuderla” ma l’Ilva può essere riconvertita. Usando “circa 2,2 miliardi di euro che sono stati immessi in un fondo quando l’Europa si chiamava Ceca delle imprese del carbone e acciaio”. Essendo il più grande impianto siderurgico, per il fondatore del Movimento “potremmo fare come hanno fato nel bacino della Ruhr dove non hanno demolito, hanno bonificato”: Obiettivo, “rivalutare uno dei più bei golfi d’Europa”. Parole a cui ha subito replicato l’ex ministro del Mise, Carlo Calenda, che ha parlato del video di Grillo “da terrazza su mare stile grande Gatsby delirava su riconversione in parco giochi della prima acciaieria europea” e ironizza su twitter “la parte video ‘magari la riconvertiamo per farci un parco turistico’ e tutta l’altra roba onirica la consideriamo ottimisticamente come una ‘licenza poetica’ all’artista. Ci fermiamo al tweet. E speriamo che si eviti la chiusura”. A frenare Beppe Grillo è stato proprio l’attuale Capo del Mise e Capo politico del M5S, Luigi Di Maio che fa sapere che sull’Ilva “Grillo, come altri, in questo momento esprime opinioni personali”. Così a Radio Anch’Io su Radio Rai, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio risponde a una domanda sull’ipotesi ventilata dal fondatore del Movimento di chiudere la fabbrica Ilva di Taranto e trasformarla in un parco, sul modello di quanto fatto in Germania in alcuni impianti. Sull’Ilva, ha aggiunto, “non prendo tempo” ma “non prendo una decisione finché non ascolterò le parti. Al Mise abbiamo diverse centinaia di dossier da affrontare: tutto sarà gestito con responsabilità, senza proclami”.
Poi, commentando l’opinione dell’ex titolare del Mise, Carlo Calenda, secondo cui invitare ai tavoli di crisi i rappresentanti politici locali è un errore, Di Maio ha sottolineato: “Calenda non è più ministro, adesso il ministro dello Sviluppo Economico sono io e se Calenda permette vorrei cambiare un po’ di cose. Poi, alla fine, saranno i cittadini a giudicarmi”.
Matteo Salvini, impegnato a Brindisi nell’ambito del suo tour elettorale per le amministrative, sulla questione Ilva afferma che “i posti di lavoro sono sacri” e soprattutto “nessuno pensa di chiudere domani, non siamo qua per chiudere” e che bisogna “produrre con compatibilità ambientale”.
Ma non è questione più di consenso dei cittadini una soluzione si deve trovare. Sta alla finestra la società Am Investco di Arcelor Mittal che lo scorso anno offrì una cifra ritenuta congrua dal governo e dai commissari, ma che non riesce a trovare un’intesa con i rappresentanti dei lavoratori e che non sa cosa farsene di una delle più grandi acciaierie d’Europa. In mezzo a questa miriade di problemi ci sono 11 mila lavoratori che temono la fine della cassa integrazione per il 31 luglio. Non a caso i sindacati Cgil-Fiom, Cisl-Fim e Uil-Uilm hanno scritto una lettera al ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, per chiedere “un incontro urgente” sull’Ilva per “conoscere le azioni che il governo intende mettere in campo”. Nella lettera i sindacati ricordano la “fase delicata” in sui si trova la trattativa con la società Am Investco “che dal primo luglio potrebbe prendere possesso degli stabilimenti senza un’intesa sindacale”.
“In questa fase di stallo continua a verificarsi ciò che da tempo denunciamo: ogni giorno di ritardo nella vicenda Ilva è un pezzo di terreno perso che danneggia tutti. Oggi al Pla2 l’ennesimo paradosso dove, nonostante lamiere pronte per la lavorazione della Cimolai, i saldatori vengono lasciati a casa perché l’azienda – a dire dei responsabili – non ha soldi per rinnovare i patentini degli operatori. Siamo in attesa di un nuovo incontro e che il governo avvii nuovamente la discussione su Ilva, ma intanto le condizioni dello stabilimento peggiorano”, così il segretario Fim Cisl, Valerio D’Alò.
In tutto questo non poteva mancare lo scontro in campo politico con oggetto ‘Ilva’, dove mesi in cui abbiamo assistito ai litigi tra Emiliano e Renzi, adesso è la volta degli screzi tra il senatore Luigi Vitali e il sindaco tarantino Arnaldo Melucci.
E mentre il neo-ministro dell’ambiente Costa, vede una Taranto ambientalmente ben tenuta, le associazioni ambientaliste vedono nella chiusura dello stabilimento la sola soluzione. L’associazione Peacelink ha scritto ai ministri della Salute, Giulia Grillo, dell’Ambiente, Sergio Costa, e al governatore pugliese, Michele Emiliano, denunciando che “solo ora si delineano i contorni di un possibile disastro ambientale in una nuova area del territorio tarantino: parliamo dello smaltimento delle scorie contaminate dell’Ilva”.

Ilva, l’Ue ‘espelle’ Marcegaglia che prova a trattare

jehlArriva la richiesta dell’Antitrust europeo: nella partita per la vendita e il salvataggio dell’Ilva la società dell’ex presidente di Confindustria non potrà più esserci. Bruxelles teme una riduzione della concorrenza e un aumento dei prezzi per i prodotti piani di acciaio, soprattutto per le pmi dell’Europa meridionale. Per l’Antitrust Marcegaglia (socio con il 15%) dovrà quindi abbandonare la cordata Am Investco. Ma da parte della cordata si minimizza. Mentre secondo la Reuters ArcelorMittal sta valutando l‘ipotesi di cedere a un‘azienda italiana il suo impianto siderurgico La Magona a Piombino, nell‘ambito dei possibili rimedi antitrust.
“Per una fusione di questa portata è normale un approfondimento dell’antitrust europeo. Vogliamo convincere la Commissione della validità del nostro progetto per l’Ilva”. Così Matthieu Jehl, vice presidente di Arcelor Mittal e Amministratore delegato di Am InvestCo, in audizione in commissione Industria al Senato riferendo sulla decisione della Commissione Ue di avviare una seconda fase di analisi sull’acquisizione del gruppo Ilva da parte di ArcelorMittal. “Stiamo lavorando a stretto giro con la Commissione – ha aggiunto Jehl – vogliamo convincere Bruxelles della validità della nostra soluzione per Ilva. Naturalmente tutte le informazioni sono confidenziali. Al momento abbiamo assunto tutti gli impegni richiesti e continueremo a lavorare con loro”. Con l’Antitrust – ha concluso – stiamo trattando riga su riga ma non posso fare ulteriori commenti. Non posso commentare nè su Marcegaglia, nè su Cassa Depositi Prestiti. Quando avremo la decisione dell’Antitrust, sapremo qualcosa”.
Nel corso dell’audizione alla Commissione Industria del Senato. Jehl ha presentato il piano industriale e ambientale e gli impegni di investimento di 2,4 miliardi fino al 2024, assicurando che il gruppo continuerà a investire anche dopo questa data: “Per un sito di queste dimensioni si parla di 100-120 milioni l’anno”. Jehl ha ribadito l’impegno ad occupare 10mila lavoratori, a cui riconoscere l’attuale quadro retributivo, e la volontà di riportare l’Ilva ad una “situazione sostenibile”, garantendo “forte trasparenza” e puntando all'”integrazione” con la comunità locale.
“Inizieremo nel 2018 con tutti i piani ambientali e vogliamo realizzarli nel più breve tempo possibile”, ha dichiarato il vicepresidente di ArcelorMittal, facendo notare che gli obiettivi delle emissioni sono inferiori ai limiti attuali e a quelli Bat; “cosa – ha specificato – che vogliamo raggiungere ogni giorno, 365 giorni l’anno”.
“Penso che si debba concludere rapidamente”, afferma invece il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, sul caso Ilva. Intervenendo a Circo Massimo su Radio Capital spiega: “Abbiamo ottenuto, facendo un lavoro molto duro, il riconoscimento dei livelli salariali precedenti e continua il confronto per abbassare il numero degli esuberi”. Calenda sottolinea che 5,3 miliardi di euro di investimenti sono una cifra molto alta. Alla domanda se l’indiano sia stato convinto risponde: “Sì con un pressing soave”.

Ilva: riparte la trattativa, obiettivo ridurre esuberi

Ilva-RivaLa trattativa su Ilva può riprendere da dove era iniziata: 10 mila lavoratori saranno assunti (su 14 mila dipendenti) da Am Investco con il livello salariale attuale. Dopo aver fatto saltare il tavolo il 9 ottobre scorso, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha ottenuto che Arcelor Mittal congelasse l’avvio delle procedura ex articolo 47 della legge 428/1990, in base al quale i lavoratori non avrebbero avuto continuità nel rapporto di lavoro rispetto a trattamento economico e anzianità. Una proposta su salario e inquadramento che Calenda aveva giudicato “irricevibile” e contro cui i lavoratori erano scesi in sciopero. Oggi Arcelor-Mittal ha confermato i suoi precedenti impegni sull’occupazione, riconoscendo l’attuale struttura salariale e l’anzianità retributiva, dicendosi intenzionata a legare la parte variabile delle retribuzioni alla realizzazione del piano industriale e aperta a discutere il possibile riconoscimento dei contratti esistenti e dei relativi diritti. Per Calenda ora il negoziato è libero da pregiudiziali e “dovrà cercare di ridurre gli esuberi”.

I 10 mila dipendenti erano stati indicati dall’azienda nella presentazione dell’offerta di acquisto ma il numero finale di quanti resteranno all’Ilva non può che essere oggetto della trattativa. In ogni caso, il governo ha sempre assicurato che i 4.000 lavoratori restanti saranno impiegati nell’attuazione del piano ambientale. A questo punto, il compito che attende azienda e sindacati è compiere una analisi di dettaglio del piano industriale e del piano ambientale. Già fissati a questo scopo i prossimi appuntamenti rispettivamente il 9 e il 14 novembre. In questo lasso di tempo, si riunirà anche un tavolo istituzionale con i presidenti di 5 regioni e i sindaci di 40 comuni coinvolti nel rilancio del gruppo siderurgico. Dopo lo strappo del governatore della Puglia, Michele Emiliano, e del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che hanno impugnato davanti al Tar il Dpcm sul piano ambientale, Calenda ha invitato tutti alla massima collaborazione. Il ministro ha rivolto un appello affinché il ricorso sia ritirato, ricordando che per Ilva vengono messi in campo investimenti pari a 5,3 miliardi, “una piccola finanziaria” (composta da 2,4 miliardi di investimenti ambientali e produttivi, 1,1 miliardi per le bonifiche e 1,8 miliardi per i creditori). Melucci ha però confermato che il Comune proseguirà il ricorso, considerato l’unico modo per effettuare “resistenza”, nel quadro di uno stato di diritto, all’esclusione degli enti locali dal negoziato. Emiliano, dopo l’incontro di ieri con Calenda, aveva preso atto con rammarico della decisione del governo di non convocarli al tavolo, ma pur ribadendo la propria posizione, ha invocato la necessaria collaborazione per assicurare la massima tutela della salute dei cittadini pugliesi. I sindacati hanno salutato con favore lo sgombero dal tavolo di quelle che avevano definito “pregiudiziali”. Per Fim, Fiom e Uilm ora la trattativa è ai blocchi di partenza: l’obiettivo è di escludere licenziamenti e puntare a un rilancio vero ed ecosostenibile degli stabilimenti siderurigici. Se sono vere le cifre fornite da Mittal rispetto ai volumi produttivi, il negoziato – sostengono – dovrà partire da esuberi zero. Punto centrale sarà il processo di risanamento ambientale, che non potra’ essere contrapposto alla questione occupazionale.

Ilva, Ancelor Mittal e il suo piano da 4mila esuberi

ilva-operaiLa nuova gestione Ilva parte con il ‘piano’ sbagliato per i lavoratori, annunciando ben 4mila esuberi. In una missiva la cordata Am InvestCo annuncia che saranno 9.930 i dipendenti del Gruppo Ilva che intende impiegare per il rilancio del gruppo siderurgico. La lettera è stata inviata ai sindacati in vista dell’incontro di lunedì prossimo al Mise.
“Le suddette allocazioni – si legge nella lettera – sono soggetti a leggeri aggiustamenti tenendo fermo il numero complessivo di 10.000 lavoratori”. I 10mila lavoratori che resteranno nel gruppo Ilva, saranno assunti ‘ex novo’ da Am InvestCo. Nella lettera scritta ai sindacati si chiarisce che per i 10mila lavoratori non vi sarà “continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto dai dipendenti con le società, neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità”, ciò vuol dire che i nuovi contratti rientreranno nell’alveo del Jobs act con la perdita delle garanzie dell’articolo 18.
“Per gli assunti – attaccano i sindacati – ci sarà un nuovo contratto di lavoro, rinunciando quindi all’anzianità di servizio e all’integrativo aziendale e determinando in tal modo un taglio salariale consistente e inaccettabile. Se questo è l’atteggiamento di Mittal nei confronti dei lavoratori diretti – denuncia la Fiom Cgil – il rischio è il massacro sociale dei lavoratori dell’indotto. Per la Fiom, sulla base di quanto formalizzato da Arcelor Mittal, non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale. L’unica risposta possibile a tale provocazione è una forte azione conflittuale di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Lunedì prossimo ci presenteremo all’incontro convocato al ministero dello Sviluppo economico unicamente per conoscere cosa vorrà fare il governo di fronte a questa inaccettabile posizione assunta da Arcelor Mittal”.
Nel dettaglio del piano di ripartizione delle risorse, 7.600 sarebbero impiegati a Taranto, 900 a Genova, 700 a Novi ligure, 160 a Milano, 240 in altri siti. Per un totale di 9.600 addetti. Quanto alle controllate sono previsti 160 dipendenti in forze AIsm, 35 a Ilvaform, 90 Taranto Energia. Inoltre sono previsti 45 dirigenti in funzione. A questi numeri si aggiungono i dipendenti francesi delle società Socova, Tillet che rientrano nel perimetro del gruppo. Gli esuberi, come assicurato dal Governo, saranno impiegati nelle attività di ambientalizzazione del sito di Taranto gestito dall’Amministrazione Straordinaria.
Nel frattempo però cresce la preoccupazione, soprattutto a Genova, dove è stata già annunciata la mobilitazione e manifestazioni di protesta. Nel capoluogo ligure sono circa 600 esuberi previsti nel solo cantiere di Cornigliano. Secondo gli amministratori locali, le intenzioni della nuova proprietà Ilva “risultano ancora più incomprensibili dove si consideri l’efficienza, da tutti riconosciuta, e la competitività economica dell’impianto di Cornigliano. Ricordiamo – spiegano Regione e Comune – che lo stabilimento genovese è parte di un accordo di programma siglato nel 2005 da Ilva, Comune, Regione, Governo e sigle sindacali, nel quale già venivano delineate le linee guida per il futuro dello stabilimento e dei suoi occupati”.

Ilva, slitta decisione a maggio. Sciopero degli operai

enrico laghiSlitta ancora la decisione sull’acquirente del colosso Ilva, uno dei tre commissari straordinari, Enrico Laghi, ha confermato le voci secondo le quali avverrà entro il mese di maggio la scelta sulla cordata che acquisirà il più grande gruppo siderurgico italiano.
L’aggiudicazione di Ilva a uno dei due contendenti Am Investco Italy e Arcelor Mittal da una parte e Acciai Italia dall’altra avverrà “a maggio. Intorno alla metà del mese” ha detto il commissario straordinario di Ilva e presidente del collegio sindacale di Acea a margine dell’assemblea degli azionisti dell’azienda capitolina. “Siamo molto soddisfatti. La competizione è molto accesa, e questo è positivo per noi”. Alla domanda se possano cambiare le compagini, Laghi ha risposto: “non prima dell’aggiudicazione se mai dopo”.
Leonardo & Co., advisor dei commissari straordinari di Ilva insieme a Rothschild e Boston Consulting, sta valutando le offerte. La scelta definitiva sul vincitore sarà poi sancita definitivamente con un decreto del ministero per lo Sviluppo Economico.
Successivamente scatterà un periodo di 30 giorni per verificare la rispondenza del piano ambientale presentato dall’azienda assegnataria alle indicazioni del ministero dell’Ambiente, che entro l’autunno emetterà un proprio decreto. A quel punto, scatterà l’esecutività del contratto di acquisizione.
Nel frattempo ieri e oggi sono stati indetti a Taranto due giorni di sciopero da Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltrasporti per i lavoratori delle pulizie industriali e civili all’interno dell’impianto siderurgico.
A motivare la protesta sono le cattive condizioni di lavoro presenti in alcune aziende dell’indotto (in particolare le ditte appaltatrici Ecologica spa e Quadrato spa, ma chiamata in causa è anche l’Ilva), contrassegnate dall’assenza di strutture, servizi e spazi adeguati.
Filcams Cgil Fisascat Cisl Uiltrasporti Uil insieme con i lavoratori “contestano le logiche economiche connesse al massimo profitto aziendale ed improntate al massimo ribasso, peraltro imposto dalla committente cioè l’Ilva, considerando che tali logiche determinano pessime condizioni di lavoro, non per ultimo per effetto di sostanze dannose alla salute veicolate all’esterno dello stabilimento senza alcun tipo di precauzione e per l’insicurezza sociale che tutto ciò genera”, si legge in un comunicato.

Ilva, salute, occupazione:
Taranto vuole risposte certe

Il decimo decreto del Governo nazionale, che allunga ulteriormente i tempi di applicazione delle prescrizioni previste dall’Aia e conferisce una sostanziale immunità agli imprenditori che rileveranno le sorti dell’Ilva, è un fatto a dir poco gravissimo, considerate le statistiche allarmanti sulle morti per tumore causate dall’inquinamento ambientale in provincia di Taranto. Si tratta di un insulto ai cittadini tarantini e ai lavoratori dell’ILVA, che da anni attendono risposte e tempi certi non solo da un punto di vista occupazionale, ma anche del diritto alla tutela della salute e dell’ambiente. Del resto, il sentore che un fosco futuro attenda Taranto e lo stabilimento siderurgico era già arrivato sin dalla dichiarazione d’interesse da parte di Arcelor Mittal e dalla successiva richiesta di un’ulteriore deroga a quelli che sono i dettami dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, ritenuti troppo costosi, con buona pace, appunto, della salute dei cittadini tarantini e della tutela dell’ambiente.

Non è pensabile acquisire il più grande stabilimento siderurgico d’Europa senza assumere l’impegno della bonifica e dell’applicazione delle prescrizioni Aia, senza dimenticare che a tale impegno va allegata una cronologia dei tempi di esecuzione e un piano industriale serio e concreto, che garantisca i livelli occupazionali attuali, sia diretti che indiretti. Fornire garanzie certe è essenziale, anche in virtù delle difficoltà finanziarie, delle forti perdite in bilancio e della sovrapproduzione che Arcelor Mittal ha affrontato negli ultimi due anni. Pensare che la reale intenzione dell’investitore sia dismettere l’attività dell’Ilva di Taranto, mantenendo solo alcune quote di produzione, per portare a termine una vera e propria operazione speculativa, non è poi campato in aria. E sarebbe una tragedia immane per la provincia ionica, per la Puglia e per l’intero sistema economico nazionale, una mazzata che non ci possiamo permettere, specie in una delle province con maggiore disoccupazione del Paese.

Una cordata tra Arcelor Mittal e Marcegaglia non è certo una buona notizia per Taranto, quindi. Ricordiamo tutti che proprio Marcegaglia, dopo aver acquisito gratuitamente immense aree e capannoni nella provincia ionica, anche grazie a cospicui finanziamenti pubblici, ha licenziato senza troppi fronzoli circa 100 lavoratori. Un bigliettino da visita inquietante, che non merita la piena fiducia dei cittadini, del sindacato, della Regione Puglia e del Governo.

Aldo Pugliese
Segretario regionale Uil di Puglia
dal blog della
Fondazione Nenni