REFERENDUM ILVA

Ilva-678x381Finalmente fatto l’accordo sull’Ilva. È stato raggiunto e siglato al ministero dello Sviluppo economico l’accordo sull’Ilva da sindacati, azienda e commissari, alla presenza del vicepremier e ministro Luigi Di Maio. I sindacati poi sottoporranno il testo al referendum tra i lavoratori.

Il vicepremier e ministro Luigi Di Maio ha detto: “Siamo all’ultimo miglio, sono state 18 ore di trattativa in cui i protagonisti sono stati ovviamente i rappresentanti dei lavoratori, in cui si è cercato di raggiungere il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili.  Adesso aspettiamo la firma, non dire gatto se non ce l’hai nel sacco…”.

Per il segretario della Uil Carmelo Barbagallo “è stata la trattativa più lunga e complessa della moderna storia sindacale. Il positivo risultato è merito della lotta dei lavoratori e della determinazione e competenza della categoria al tavolo. Ora, occorre dare attuazione all’accordo perché si può e si deve guardare al futuro dei lavoratori e della città di Taranto in una prospettiva di sviluppo e di salvaguardia della sicurezza e dell’ambiente. Da questa intesa, che rilancia l’Ilva, potranno trarre beneficio la stessa industria nazionale, l’occupazione e l’economia del Paese”.

La segretaria della Fiom, Francesca Re David, ha affermato: “Per noi per essere valido deve essere approvato dai lavoratori con il referendum. Gli assunti sono tutti, si parte da 10.700 che è molto vicino al numero di lavoratori che oggi sono dentro e c’è l’impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione su salario e diritti, era quello che avevamo chiesto, sull’esito delle assemblee dei lavoratori siamo fiduciosi. Nell’accordo sull’Ilva con ArcelorMittal abbiamo ottenuto quello che abbiamo chiesto sin dall’inizio, quindi siamo soddisfatti, 10.700 lavoratori verranno assunti subito e sono sostanzialmente quelli che ora lavorano negli stabilimenti, ossia tutti quelli non in cassa integrazione. Contemporaneamente parte anche un piano di incentivi alle uscite volontarie e l’azienda si è impegnata ad assumere tutti gli altri che restano in carico all’Ilva senza penalizzazioni e con l’articolo 18. Molto migliorato anche il piano ambientale che porta all’accelerazione delle coperture dei parchi e a un limite fortissimo delle emissioni. Se Ilva vuole produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio lo deve fare senza aumentare di nulla le emissioni che ci sono. Ora, sottoporremo l’intesa, come sempre al giudizio dei lavoratori che è per noi vincolante, oggi sottoscriveremo l’accordo ma la firma definitiva ci sarà solo al termine dei referendum. I tempi? Cercheremo di farlo naturalmente entro il 15 settembre, ci mettiamo subito al lavoro”.

Il segretario genovese della Fiom, Bruno Manganaro, ha detto: “Per Genova confermato l’organico, 1474 dipendenti. Aspettiamo la firma ma è chiaro che rispetto alla fase in cui venivano ipotizzate la messa in discussione di salario e diritti, siamo soddisfatti. Non ci saranno esuberi e per Genova viene riconfermato l’Accordo di programma con un organico di 1474 lavoratori. Ora comincia una lunga storia con una nuova organizzazione della fabbrica che dovremo gestire con il più grande gruppo industriale dell’acciaio, ma rispetto alle premesse l’accordo è un buon risultato”.

Di Maio ha anche affermato: “Comunque, con l’intesa non si annulla la gara per l’aggiudicazione deIl’Ilva. La gara non aveva la possibilità di tutelare l’interesse pubblico concreto e attuale. L’accordo fa sì che l’interesse pubblico concreto e attuale non si realizzi per l’eliminazione della gara”.

Il ministro ha poi spiegato: “Da quello che si è ottenuto al tavolo stanotte, già possiamo dire che non ci sarà il Jobs Act nell’azienda, che i lavoratori saranno assunti con l’articolo 18, che ci saranno 10.700 assunzioni come base di partenza e che non ci saranno esuberi: tutti riceveranno una proposta di lavoro da Mittal”.

Il premier Giuseppe Conte , da Ischia, ha affermato: “Di Maio ha fatto un lavoro veramente egregio, è stato molto sapiente il percorso che abbiamo costruito, abbiamo acquisito il parere dell’Anac e dell’Avvocatura dello Stato, sono emerse irregolarità evidenti, ma l’annullamento della gara non è così semplice. Non basta un vizio formale occorre dimostrare che attraverso quell’annullamento si realizza meglio l’interesse pubblico. I dati che sono stati resi noti sono di assoluta eccellenza”.

La cordata AmInvestco, infatti, avrebbe accettato di assumere nella nuova Ilva, da subito,  10.700 lavoratori. Dopo la  proposta lanciata ieri sera di portare a 10.300 gli assunti nella nuova Ilva al 2021, Fim Fiom Uilm e Usb, infatti, hanno cercato di  ampliare la platea. I sindacati hanno lavorato per cercare di arrivare ad un organico di 10.700-10.800 unità entro il 2022 includendo nel perimetro gli elettrici, i chimici e i marittimi di affiliate che prima erano stati esclusi.

Dal testo inoltre sembra uscito il riferimento proposto dall’azienda sempre ieri sera di intese con il sindacato sul contenimento dei costi anche attraverso riduzioni dell’orario di lavoro. Quanto al contratto integrativo i sindacati hanno chiesto che Mittal preveda sul Pdr 2019 e 2020 un ‘una tantum’ che possa tradursi in un aumento salariale del 4%. Nel testo dell’accordo che sindacati e azienda stanno scrivendo per sottoporlo alla plenaria approvazione referendaria dei lavoratori, entra anche il piano sugli esodi incentivati: Mittal conferma infatti 250 milioni da offrire complessivamente per agevolare l’uscita volontaria dei lavoratori.

L’accordo in arrivo vede anche la conferma da parte di Mittal dell’impegno a  riassorbire tutti gli eventuali esuberi che dovessero rimanere dal 2023 in capo alla vecchia Ilva. L’azienda infatti si è impegnata a riassumere tutti quei lavoratori Ilva che al termine della gestione dell’amministrazione straordinaria non abbiano usufruito né di incentivi all’esodo né di prepensionamenti né di una offerta di lavoro all’interno della nuova Ilva e che rientreranno senza alcuna differenza salariale rispetto a quelli già assunti da Mittal.

Dopo tutte le note vicende con toni accusatori e minacce di annullamento della gara fatte dal vicepremier e ministro Di Maio, la questione dell’Ilva si è finalmente conclusa seguendo il percorso già delineato dal governo Gentiloni con il ministro Carlo Calenda.

Salvatore Rondello

Ilva. Arriva il via libera dall’Antitrust europeo, ma…

Ilva-Riva

L’Antitrust della Ue ha dato il via libera all’acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal ponendo alcune condizioni. L’ampio pacchetto di misure correttive include l’eliminazione del gruppo Marcegaglia dal consorzio di acquisto e numerose cessioni tra cui gli impianti di ArcelorMittal di Piombino, oltre a Liegi (Belgio), Dudelange (Lussemburgo), Skopje (Macedonia), Ostrava (Repubblica ceca) e Galati (Romania). Per Bruxelles la vendita ad ArcelorMittal di Ilva deve contribuire al risanamento ambientale di Taranto.

Margrethe Vestager, la commissaria Ue alla concorrenza, ha dichiarato: “La decisione odierna garantisce che l’acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal, che andrà a creare il produttore d’acciaio di gran lunga più grande d’Europa, non si traduca in un aumento dei prezzi dell’acciaio a danno delle industrie europee, dei milioni di persone che vi lavorano e dei consumatori”. Al termine della sua indagine, la Commissione ha espresso il timore che l’operazione come era stata inizialmente proposta avrebbe comportato l’aumento dei prezzi dei prodotti piani in acciaio al carbonio laminati a caldo, laminati a freddo e zincati.

La nuova entità avrebbe infatti controllato il 40% della loro capacità produttiva, arrivando a detenere una quota di mercato molto più grande di qualsiasi suo concorrente in Europa. Da qui la serie di numerose cessioni avanzata da ArcelorMittal. Vestager ha assicurato che gli impianti dismessi andranno a uno o più acquirenti che li gestiranno su base duratura in regime di concorrenza.

ArcelorMittal si è infatti impegnata a organizzare una procedura di vendita aperta, non discriminatoria e trasparente a cui potranno partecipare tutti gli operatori interessati, e questa comunicherà quindi alla Commissione gli acquirenti scelti. Bruxelles valuterà se questi dispongono della capacità (competenze, risorse finanziarie) e degli incentivi necessari per continuare a gestire e a sviluppare le attività di produzione in modo duraturo come concorrenti attivi. In altri termini, la vendita di impianti ad acquirenti che progettino di chiuderli in futuro non sarebbe per Bruxelles una soluzione accettabile.

Inoltre, ArcelorMittal, con l’esclusione del gruppo Marcecaglia (concorrente significativo nei prodotti piani in acciaio al carbonio zincato), si è anche impegnato a non acquistare quote del gruppo nel quadro dell’operazione. Questo consente di evitare che la concorrenza possa risultare ulteriormente indebolita a causa del rafforzamento dei legami strutturali tra le imprese.

La commissaria dell’Antirust Ue, ha evidenziato: “La vendita ad ArcelorMittal dell’Ilva, dovrebbe anche contribuire ad imprimere un’accelerazione agli urgenti interventi di risanamento ambientale della zona di Taranto e per questo è opportuno che tali essenziali interventi di bonifica proseguano senza indugi”.

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha commentato il via libera condizionato dell’Antitrust Ue per l’acquisizione di Ilva da parte di Arcelor- Mittal: “Ora manca solo l’accordo sindacale e poi finalmente, dopo anni di crisi e problemi, Ilva potrà diventare un’acciaieria competitiva e all’avanguardia nella protezione dell’ambiente e delle persone. Non perdiamo questa occasione per Taranto e per l’Italia”.

Il caso Ilva sembra ormai avviato alla conclusione con una soluzione accettabile anche per gli aspetti ecologici. Sotto quest’ultimo aspetto, anche la Regione Puglia e gli altri Enti Locali, che hanno contestato l’accordo firmato al Mise, non avrebbero più motivi plausibili a tutela dell’ambiente e della salute degli abitanti.

Salvatore Rondello

ACCORDO CONGELATO

emiliano ilvaAncora grane dall’Ilva, ma stavolta a mettere i paletti è il Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, duro contro l’iniziativa del Governatore della Puglia, Michele Emiliano, che ha deciso con il Comune di Taranto, di impugnare davanti al Tar la legge firmata da Paolo Gentiloni lo scorso 29 settembre. Michele Emiliano, e il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, hanno infatti annunciato ricorso al Tar del Lazio contro il decreto del presidente del Consiglio relativo al nuovo piano ambientale dell’Ilva proposto da Am Investco con un investimento di 1,1 miliardi di euro e interventi sino ad agosto 2023. Calenda ha fatto sapere che ha deciso di congelare il negoziato sull’Ilva aspettando la decisione del Tar e commenta preoccupato la decisione dei due enti locali: “Mentre Governo, parti sociali e molti enti locali coinvolti stanno costruttivamente lavorando per assicurare all’Ilva, ai lavoratori e a Taranto investimenti industriali per 1,2 mld, ambientali per 2,3 miliardi e la tutela di circa 20.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti, il comune di Taranto e la Regione Puglia decidono di impugnare il DPCM ambientale mettendo a rischio l’intera operazione di cessione e gli interventi a favore dell’ambiente”. Il Ministro poi precisa: “Nonostante la presentazione dettagliata di piano ambientale e industriale fatta al tavolo istituzionale del Ministero, peraltro disertato all’ultimo minuto dal Sindaco di Taranto, l’impegno preso a convocare un tavolo dedicato a Taranto e l’anticipo dei lavori di copertura dei parchi confermato oggi dai commissari, continua la sistematica e irresponsabile opera di ostruzionismo delle istituzioni locali pugliesi” Infine Calenda conclude amareggiato: “Si tratta credo del primo caso al mondo in cui un investimento di riqualificazione industriale di queste dimensioni viene osteggiato dai rappresentati del territorio che più ne beneficerà. Spero vivamente che Regione e Comune abbiano ben ponderato le possibili conseguenze delle loro iniziative e le responsabilità connesse”.
Calenda poi non ha dimenticato di puntare il dito direttamente contro Michele Emiliano: “Ha detto che i bambini di Taranto gli chiedono di impugnare il decreto, invece io penso che i bambini di Taranto ci chiedono di coprire i parchi, di fare gli investimenti. Qui c’è una campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini”.
Ieri è arrivata la notizia dell’iniziativa della Regione Puglia comunicata direttamente dal presidente Michele Emiliano, che ha definito il decreto “illegittimo” perché “concede di fatto una ulteriore inaccettabile proroga al termine di realizzazione degli interventi ambientali, di cui alle prescrizioni Aia, già da tempo scadute e sinora rimaste inottemperate”.
Sul piano ambientale è intervenuto stupito anche il Ministro dell’Ambiente che ha difeso il decreto. “Noi – dice Gian Luca Galletti – abbiamo presentato un Piano ambientale che supporta un Piano industriale dove si spendono oltre due miliardi per l’ambientalizzazione; ci sono novità anche rispetto alla precedente Aia (Autorizzazione integrata ambientale): non c’è la copertura del solo parco minerario principale ma anche quella di alcuni parchi minori”. “Oltretutto c’è una clausola di salvaguardia fortissima – conclude – cioè fino alla fine dell’ambientalizzazione, finché non sarà completato l’ultimo degli interventi previsti dall’Aia, la produzione avrà un tetto a 6 milioni di tonnellate l’anno, che è esattamente quello che Ilva produce oggi”.
“Ci auguriamo che le conseguenze dell’impugnazione non penalizzino ulteriormente un territorio e una popolazione che stavano trovando una soluzione equilibrata a problemi di anni”, ha commentato preoccupato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Preoccupati e contrariati anche i sindacati, il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli è duro contro l’iniziativa della Puglia: “Affidare al TAR il proprio disappunto per essere in un tavolo parallelo a quello col sindacato è un atteggiamento infantile e grave. Non si può trascinare una vicenda in cui è in ballo il risanamento ambientale e la difesa di migliaia di posti di lavoro a capricci per la propria visibilità politica. La Regione Puglia ha tante possibilità e responsabilità da esercitare per dare il proprio contributo positivo. Oggi ha deciso di buttare la palla in tribuna a danno di ambiente, occupazione e sviluppo. Prenda esempio dalle altre quattro regioni coinvolte che hanno ben accolto la loro partecipazione al tavolo istituzionale”. Preoccupata la Uil, per la quale potrebbero venire fuori scenari drammatici soprattutto sul fronte occupazionale qualora il Tar dovesse accogliere il ricorso.
Mentre per il segretario confederale della Cgil Maurizio Landini, quella di Emiliano “è una scelta sbagliata”. “Questo non è il momento dei tribunali, c’è una trattativa in corso, è il momento della responsabilità”. “Oggi – ha proseguito Landini – è opportuno far ripartire gli investimenti e la copertura dei parchi minerari. È importante – ha proseguito – portare ArcelorMittal a utilizzare tutte le tecnologie migliori e le soluzioni possibili” per ambientalizzare l’Ilva.
Nel frattempo però arrivano notizie anche dall’Europa. Il commissario europeo alla Concorrenza Margrethe Vestager, durante la conferenza stampa che ha seguito l‘inaugurazione dell‘anno accademico dell‘università Bocconi, ha fatto sapere che l’Antitrust europea vuole arrivare a chiudere l‘esame relativo all‘acquisizione di Ilva da parte della cordata formata da Arcelor Mittal e Gruppo Marcegaglia prima della scadenza legale, a fine marzo. “Abbiamo aperto un‘indagine dettagliata che porteremo avanti ma vogliamo arrivare in anticipo rispetto alla scadenza legale” ha affermato Vestager, spiegando che l‘analisi dell‘Ue riguarda “alcune tematiche legate alla concorrenza”, in particolare “se nelle procedure ci sono degli aspetti che danneggiano gli attuali clienti che acquistano materiale e acciaio in Europa”.
“Dobbiamo essere veloci e se troveremo eventuali problematiche di concorrenza sarà l‘acquirente che dovrà occuparsene, quindi risolverle e fare chiarezza” ha concluso.
Da questo punto di vista il gruppo Marcegaglia ha già fatto sapere di essere pronto, nel caso in cui l’Antitrust imponesse il ritiro, a dare via libera a CDP e Intesa. “In caso di uscita del gruppo Marcegaglia da Am InvestCo siamo aperti sia a un incremento dell’attuale quota di Banca Intesa, sia all’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti. Per ArcelorMittal le due opzioni sono equivalenti”, ha dichiarato Aditya Mittal, ad di ArcelorMittal Europa e direttore finanziario del gruppo, a margine dell’ArcelorMittal Day di Parigi.

Ilva. Mittal rassicura, ma i sindacati non si fidano

ilvaSi riapre ancora la sfida targata Ilva dopo il no al tavolo al Mise di Calenda. Il braccio di ferro è ancora una volta tra l’azienda rilevata dalla cordata Am Invest Co e i sindacati sul piede di guerra per gli esuberi annunciati senza dimenticare il diritto alla salute che sembra finito in secondo piano nei piani del governo e dell’azienda.
“ArcelorMittal e governo abbiano ben chiaro che i lavoratori e il sindacato non permetteranno ulteriori rinvii in termini di garanzie ambientali, occupazionali e di diritto per il futuro, rifiutando logiche di possibili ‘scambi’ su modalità e tempistiche del risanamento ambientale legato alla salute dei lavoratori e della comunità tarantina e ionica”. Così si legge nel documento unitario del Consiglio di fabbrica dello stabilimento Ilva di Taranto. Inoltre il segretario generale della Fim-Cisl Marco Bentivogli ha affermato in un’intervista a Linkiesta: “Non è solo una questione di esuberi non accettiamo alcun licenziamento ma bisogna pensare anche al piano industriale che deciderà il destino dell’Ilva. Serve un piano di investimenti per il sito di Genova, e soprattutto per il rilancio di Taranto. In questi anni di commissariamento non è stato fatto alcun investimento nella manutenzione degli impianti tarantini, per cui si riparte da molto indietro”. E nonostante lo stop di ieri di Calenda i sindacati registrano il loro punto a favore grazie allo sciopero che ieri ha interessato soprattutto gli stabilimenti di Taranto e di Cornigliano.
“Procedura ex articolo 47 firmata da Governo. Calenda ha bloccato trattativa per successo scioperi”. È quanto si legge in un tweet sulla vertenza Ilva del segretario generale della Fiom, Francesca Re David.
Ma da parte dell’azienda si cerca di rassicurare sia i lavoratori che il Governo accusato dai sindacati di non aver fatto abbastanza per dare “un segnale di discontinuità con il passato”.
“La sfida di gestire Ilva non è facile, ma sono giovane e sono qui per rimanere a lungo termine”. Lo ha detto a Cernobbio Aditya Mittal, Cfo di ArcelorMittal, socio industriale all’85% del consorzio Am Invest Co che ha rilevato Ilva, spiegando che il suo gruppo “ha sofferto moltissimo negli ultimi anni dal punto di vista della produzione e ha sofferto la comunità per negligenze ambientali, noi vogliamo migliorare queste condizioni”. Mittal ha poi aggiunto: “Vogliamo trovare una soluzione insieme a Governo, Istituzioni locali e sindacati per un futuro sostenibile di Ilva”.
Insomma la partita sull’Ilva è ancora aperta e adesso la patata bollente è in mano ai sindacati che non solo dovranno trattare per scongiurare gli esuberi, ma dovranno far in modo da riuscire a mantenere i livelli retributivi.

Ilva. Trattativa sindacale rinviata. Uil, fatto grave

ilva-operaiTutto rinviato, la trattativa tra i sindacati e il consorzio guidato dal gigante dell‘acciaio ArcelorMittal per definire il numero dei dipendenti della “nuova” Ilva, slitta al 9 ottobre. A darne notizia, attraverso una lettera, il Segretariato Generale del Ministero dello Sviluppo Economico, inviata a Am Investo Italy, ai Commissari straordinari di Ilva e ai sindacati.
“Il rinvio – si legge nella lettera – si giustifica con la necessità di completare l’iter di approvazione delle norme che consentiranno la corretta esecuzione del piano ambientale, nonché per consentire la preparazione più esauriente possibile di tutta la documentazione necessaria al corretto avvio del confronto tra le parti per il raggiungimento di un’intesa”. In altre parole, per avviare la trattativa il Mise attende le valutazioni del Ministero dell’Ambiente sui rilievi fatti, tra l’altro, da Comune di Taranto, Regione Puglia e Fiom. La questione riguarda il piano ambientale presentato a luglio dal consorzio che comprende ArcelorMittal, Gruppo Marcegaglia e Banca Intesa per il sito di Taranto dell’Ilva. Entro fine settembre il ministero dell‘Ambiente dovrà indicare le nuove prescrizioni. Il piano è stato criticato dall’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente della Puglia, secondo cui le date indicate per completare interventi sugli impianti sono troppo lontane e c’è il rischio di un’infrazione alle procedure Ue.
“Un fatto gravissimo”, dice il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, oggi a Bari dove partecipa ai lavori dell’Assemblea Uil delle Regioni meridionali tuttora in corso presso la Fiera del Levante di Bari, che spiega: “Si riducono i tempi per un serio confronto tra le parti dopo che in sede istituzionale sono stati resi noti più di 4.000 esuberi. Una condizione inaccettabile che contrasteremo in ogni dove. Stigmatizziamo e ci opponiamo a questo rinvio, assicurando i lavoratori che faremo tutto ciò che è possibile per salvaguardare i livelli occupazionali ed il rilancio di quelli produttivi”.
“La siderurgia è strategica per il Sud – ha continuato Palombella – ed in tal senso basti considerare il ruolo che svolge il sito siderurgico di Taranto nell’economia regionale e nazionale”. E conclude: “Ma se non salviamo con determinazione e coraggio la siderurgia nazionale, salvaguardando la condizione di chi ci lavora, rischiamo di rimanere con un pugno di mosche in mano e vanificare ogni ipotesi di possibile crescita industriale”.

Ilva. La cordata Am Investco si aggiudica la gara

ancelor mittalPer l’acquisizione di Ilva la cordata Am Investco Italy ha offerto 1,8 miliardi di euro e la vince.
La cordata formata da ArcelorMittal, Marcegaglia e Intesa Sanpaolo, nella “classifica aggiudicataria” che sarà ufficializzata nel pomeriggio da Ilva, precede la concorrente AcciaItalia, guidata dagli indiani di Jindal e di cui fanno parte Cdp, Arvedi e Del Vecchio.
La decisione dei commissari straordinari di Ilva (Enrico Laghi, Piero Gnudi e Corrado Carrubba) deve essere ancora comunicata al ministero dello Sviluppo Economico: sarà il ministero a dover emettere un decreto ufficiale per sancire la scelta.
La graduatoria è stata identificata analizzando il prezzo offerto, il piano industriale, quindi le garanzie occupazionali, e il piano di investimenti ambientali, ma a definire la graduatoria è stato in particolar modo il prezzo, dal momento che per gli altri parametri le due offerte sono risultate di fatto in linea.
Sembra tutto pronto ormai, infatti il ministro Carlo Calenda ha già convocato per il 30 maggio i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Ugl Metalmeccanici, Cgil, Cisl e Uil per “comunicare lo stato di attuazione della procedura relativa alla cessione degli impianti”. Successivamente scatterà un periodo di 30 giorni per verificare la rispondenza del piano ambientale presentato dall’azienda assegnataria alle indicazioni del ministero dell’Ambiente, che entro l’autunno emetterà un proprio decreto.
Tuttavia l’ultimo scoglio riguarda l’Europa e l’ok dall’Antitrust UE: ArcelorMittal in Europa è infatti tra le aziende leader e rischierebbe di sforare il 40% delle quote di mercato.

ILVA verso la svolta. Due cordate per l’acquisto

Ilva-RivaILVA, la più grande acciaieria italiana, dopo le vicende con il Gruppo Riva è al centro di grandi interessi. Oltre al prezzo di acquisto, il gruppo Marcegaglia-ArcelorMittal prevede investimenti per ulteriori 2,3 miliardi.

Nei giorni scorsi ha fatto un passo indietro il gruppo turco Erdemir. Adesso, due cordate, capeggiate da due indiani, si contendono l’acquisizione di ILVA.

Da un lato c’è Lakshmi Mittal patron di ArcelorMittal, numero uno mondiale dell’acciaio, dall’altro Sajjan Jindal numero uno di Jindal South West (JSW). Per sapere chi vincerà bisogna aspettare più di un mese, ma ormai il conto alla rovescia è avviato. Dopo alcune proroghe (l’ultima sembra decisa più che altro per razionalizzare i tempi), oggi entro le ore 12.00 sono state presentate le offerte vincolanti, nessuno dei concorrenti pensa di tirarsi indietro, anzi. Negli ultimi giorni i due colossi siderurgici si sono spesi molto sui media per convincere l’opinione pubblica che la loro sia la migliore offerta per Taranto. ArcelorMittal attraverso la joint Venture Am Investco, si presenta in cordata con il gruppo italiano Marcegaglia (al 20%). Jindal si presenta con il 35% della cordata Acciaitalia insieme a Cdp (27,5%), Delfin (27,5%)e Arvedi (10%).

Quest’ultimo gruppo, formato con il 65% in mani italiane, in realtà, rappresenta la nascita della cordata italiana per il salvataggio dell’Ilva da sempre vista con uno occhio di favore dal governo. Ieri il consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti presieduto da Claudio Costamagna è stato convocato in via straordinaria per decidere il nuovo piano d’azione in vista della scadenza del termine ultimo per la presentazione delle offerte vincolanti. Secondo quanto si è appreso dopo il board, sarebbe stata formalizzata la decisione di dar vita ad una newco, nome sociale AcciaiItalia Spa, che al momento ha come partner Cdp, la Delfin di Leonardo Del Vecchio ed il gruppo Arvedi.

La newco, come anticipato dallo stesso Giovanni Arvedi nei giorni scorsi, è aperta ad altri partner fra cui lo stesso gruppo Erdemir che ha lasciato aperta la possibilità (concessa dal bando di gara) di rientrare nella procedura dopo che la troika di esperti nominati dal governo avranno espresso il loro parere sui piani ambientali presentati dai concorrenti, ovvero verso novembre. Secondo quanto si apprende, nessuno dei tre soci italiani avrà più del 50%. La quota di Cdp dovrebbe aggirarsi intorno al 45%, quella di Delfin fra il 30-35% e Arvedi stare sotto il 20%. A Giovanni Arvedi, titolare dell’omonimo gruppo siderurgico e ideatore del progetto ambientale e industriale per risanare e rilanciare l’Ilva, riandrà la gestione operativa dei complessi siderurgici del Gruppo, ovvero Taranto, Genova e Novi Ligure che, sempre secondo quanto è stato anticipato nei giorni scorsi dall’ingegnere Arvedi agiranno in sinergia con le sue acciaierie di Trieste e Cremona.

Il finanziamento del progetto, sempre secondo quanto si apprende, prevede l’emissione di un bond a cui saranno chiamate a partecipare le banche creditrici dell’Ilva, a partire, secondo quanto risulta all’ANSA, da Intesa San Paolo. Questa cordata dovrà ora vedersela con l’altra cordata in campo costituita dal tandem ArcelorMittal e Marcegaglia. Al momento i due fronti sembrano ben divisi ma la vicenda Ilva insegna che i colpi di scena possono arrivare in ogni momento. Nei giorni scorsi Giovanni Arvedi ha voluto pubblicamente ribadire la sua antica amicizia e stima per la famiglia di acciaieri di Gazoldo degli Ippoliti. Da parte sua Antonio Marcegaglia nel ricambiare la stima ha però ribadito che il gruppo di trasformazione dell’acciaio è legato da una joint-venture con ArcelorMittal.

Se dovesse vincere il gruppo ArcelorMittal in tandem con Marcegaglia, il controllo dell’acciaieria non sarebbe più italiano.

Con il rilancio dell’ecomostro di Taranto a 10 milioni di tonnellate di produzione e una sterzata verso l’innovazione, dovrebbe esserci la svolta ecologica. Già si avanza l’ipotesi di quotare in Borsa la società di gestione. E’ la proposta di Saijan Jindal, presidente della Jsw a capo della cordata che contende l’impianto di Taranto ad ArcelorMittal e Marcegaglia, mentre slittano per la terza volta i termini per la presentazione delle offerte vincolanti. “Il mio sogno è riportare Fiat, che oggi si rifornisce interamente all’estero, a utilizzare acciaio completamente italiano”, confessa Jindal.

E’ l’ultimo atto di una saga sul futuro dell’Ilva: sequestrata ai Riva, al centro di una guerra giudiziaria con le associazioni locali sul piede di guerra (chiesta oggi la revoca della facoltà d’uso degli impianti per inquinamento), con l’ex premier Renzi che incontrò a Taranto i sindacati per discutere di occupazione e del danno da inquinamento. In ballo 13.000 posti di lavoro ma anche la salute dei tarantini.

La decisione dei commissari sulla terza proroga per la presentazione delle offerte, sarebbe arrivata su richiesta delle due cordate. Anche se Jindal cade dalle nuvole: “non ne sappiamo niente”, assicura. La concessione di altro tempo potrebbe preludere a contromosse. Coincide infatti con l’offensiva della Jsw, (affiancata in cordata da Cassa Depositi e Prestiti, Arvedi e Leonardo Del Vecchio), con i giornalisti invitati a Mumbai e agli stabilimenti produttivi di Vijayanagar. Obiettivo: smontare l’idea che il gruppo sia troppo piccolo e che il suo piano industriale di riportare la produzione a 10 miliardi di tonnellate/anno contro gli otto a cui punta la cordata avversaria ma allo stesso tempo dando una svolta ecologica a Taranto sia velleitario.

A tal proposito Mr. Jindal ha affermato: “Prevediamo 10 milioni di tonnellate, che genereranno posti di lavoro anche se nell’immediato probabilmente ci sarà qualche riduzione dei posti di lavoro concordata con i sindacati”. Il modello è in parte quello di Vijayanagar, dove Jindal ha creato dal nulla in quindici anni, in un’area poverissima, uno stabilimento grande come una cittadina che dà lavoro a 22.000 persone e a prima vista non sembra avere le polveri sottili che assillano Taranto. L’Italia come porto d’ingresso in Europa e con standard qualitativi finalmente europei. Attraverso la cattura delle polveri sottili per riciclarle, l’utilizzo di acciaio pre-ridotto e la progressiva sostituzione del gas al carbone, ma anche il riavvio dell’altoforno “Afo 5” spento dal 2015 (altra differenza con la cordata avversaria), in cinque anni Jindal prevede una “decarbonizzazione” di Taranto. A Vijayanagar, assicurano i tecnici dello stabilimento, ciò significa 1.600 tonnellate al giorno di polveri sottili in meno. “Taranto – dice Jindal – ha un potenziale fantastico, ha bisogno di una buona leadership attenta non solo ai soldi, ma all’ambiente, all’occupazione, alla qualità”.

Il progetto di un gruppo in una condizione disastrosa, lo aveva bocciato così ArcelorMittal Europe, giorni fa. Da Mumbai trapela una contro-critica altrettanto feroce: in realtà siamo gli unici interessati all’Ilva, i nostri concorrenti comprerebbero l’Ilva solo per mantenerla fuori dai giochi e non avere competitor. Gli investitori invitano a non sottovalutare nessuno dei due indiani in pista: “vanno presi sul serio, non dimentichiamo che ormai sono metà del Mit o della Silicon Valley, e anche quelli di Jsw sembrano gente seria”, dice da Singapore Alberto Forchielli, esperto del Far East e delle ristrutturazioni a capo del fondo Mandarin. I giochi aperti, oggi sono stati chiusi.

Jsw e i partner del consorzio Acciai Italia, che corrono per aggiudicarsi l’Ilva di Taranto contro la cordata guidata da Arcelor-Mittal, hanno intenzione di quotare la società di gestione e prevedono il ritorno al break-even in tre anni.

ArcelorMittal che, attraverso la joint Venture Am Investco, si presenta in cordata con il gruppo italiano Marcegaglia (al 20%), ha fatto sapere che intende portare la produzione (attualmente a 5,8 milioni di tonnellate) fino a 6 milioni, utilizzando i tre altiforni attualmente in uso (e non utilizzare l’altoforno più potente, l’Afo 1 oggi spento).

Inoltre farà lavorare a Taranto altri 2 milioni di tonnellate di bramme per le finiture. L’obiettivo di ArcelorMittal è di produrre a Taranto acciaio di alta qualità destinato alle imprese automobilistiche.

Jindal, che si presenta con la cordata AcciaItalia, punta anche lui a una produzione di 6 milioni di tonnellate da ciclo integrale, risanando e utilizzando però Afo 1 (operazione che, secondo alcune stime, richiederebbe 250-300 milioni di euro). Entrambi i gruppi puntano al pareggio di bilancio in tre anni.

Secondo Jindal, AcciaItalia dovrebbe poi andare in Borsa con la possibilità per i soci finanziari (Cdp e Delfin) di ridurre la propria quota a vantaggio del mercato. Quanto alle speranze di una decarbonizzazione di Taranto, auspicata da molti, è ormai acquisito che nel breve periodo nessuno dei due concorrenti potrà fare a meno del carbone.

ArcelorMittal parla di una decarbonizzazione possibile nel lungo periodo, mentre Jiidal utilizzerà subito il gas per ridurre del 20% nel tempo l’utilizzo del carbone, ma il carbone comunque rimane ancora la fonte energetica principale del ciclo integrale. Entrambe le cordate si serviranno anche di forni elettrici per ridurre le emissioni.

Questi gli elementi finora trapelati dei due piani ambientali e industriali che sono stati presentati in busta chiusa al notaio Marchetti di Milano. L’apertura delle buste è prevista per le ore 16,00. Dopo un esame dei requisiti formali, nei giorni successivi partirà la fase di valutazione delle offerte. Questa fase durerà 30 giorni, nei quali saranno possibili dei rilanci sulle offerte a fronte della perizia sul valore degli asset dell’Ilva effettuata dall’advisor Leonardo. Al termine della fase di valutazione, si passerà all’individuazione dell’aggiudicatario che sarà scelto nei giorni successivi e comunque entro il prossimo mese di aprile.

Dal momento dell’aggiudicazione i vincitori hanno 30 giorni per presentare un nuovo piano ambientale e chiedere la nuova Aia che sarà data con il relativo Dpcm. Fra concessione della nuova Aia (c’è tempo fino al 30 settembre 2017), autorizzazioni varie più passaggio all’Antitrust, il trasferimento degli asset dell’Ilva dall’Amministrazione Straordinaria ai nuovi proprietari dovrebbe avvenire fra settembre e novembre 2017. Da questo momento il nuovo proprietario avrà ancora 18 mesi per ultimare il Piano ambientale sul quale vigilerà l’amministrazione straordinaria dell’Ilva che continuerà ad essere nei suoi poteri fino al 2019. Finalmente, forse si sta risolvendo positivamente una annosa questione del nostro Paese.

Salvatore Rondello

Ilva, a febbraio le offerte, vendita rinviata a settembre

ilvaA un anno dalle rassicurazioni dell’allora ministro Guidi per la cessione ai privati del colosso Ilva, la vendita dell’impianto siderurgico si prospetta ancora lontana. Le offerte saranno infatti presentate entro l’8 febbraio, ma il termine, proposto dai commissari straordinari dell’Ilva alle cordate concorrenti, non è perentorio e potrebbe essere prorogato. Dalla presentazione delle offerte, la fase di aggiudicazione durerà 30 giorni e l’effettivo trasferimento dei complessi aziendali è previsto fra settembre e ottobre.
Il commissario straordinario dell’Ilva, in audizione in commissione Bilancio, Enrico Laghi, ha annunciato: “Finora abbiamo realizzato interventi per 320 milioni e abbiamo ordinativi per 800 milioni di euro” questo significa che l’Ilva ha le risorse sufficienti e quindi “arriviamo a coprire il piano ambientale che stiamo eseguendo”. Ma oggi in audizione erano presenti anche Sindacati e Confindustria che hanno chiesto che il trasferimento agli investitori in gara degli asset del gruppo Ilva, in particolare il colosso siderurgico di Taranto, avvenga al più presto. Le cordate sono la joint venture Am Investco Italy, formata da ArcelorMittal e Marcegaglia Carbon Steel, e Acciaitalia, formata da Acciaieria Arvedi, Cassa Depositi e Prestiti, ai quali si è aggiunto come partner industriale il gruppo Jindal.
In fatto di gestione resta l’ultimo nodo da sciogliere: i soldi dei Riva. Con l’accordo di transazione fra l’Ilva in amministrazione straordinaria e la famiglia Riva dello scorso mese di dicembre, sono necessari ancora alcuni adempimenti prima che i fondi (più di 1,3 miliardi di euro), attualmente ancora in Svizzera, arrivino in Italia. Il procuratore di Milano Francesco Greco, ha fatto sapere che se non ci saranno problemi, i fondi arriveranno in Italia a fine febbraio.
Ma nel frattempo Laghi ha riferito di una situazione societaria in netto miglioramento rispetto al 2015, l’Ilva ha migliorato i suoi conti chiudendo il 2016 con una produzione in deciso aumento (+23%) e una forte riduzione delle perdite. Il negativo del’Ebitda è stato di -220 milioni, con un miglioramento del 62% rispetto al rosso da 546 milioni del 2015. In miglioramento anche il fatturato: passato dai 2,1 miliardi del 2015 ai 2,2 miliardi del 2016. La produzione ha raggiunto i 5,8 milioni di tonnellate (+23% rispetto al 2015). In crescita anche lo spedito con 5,5 milioni di tonnellate, (+17%).
Laghi ha anche rassicurato i deputati della Commissione presieduta da Francesco Boccia, di essere sulla buona strada per la realizzazione del piano ambientale previsto dall’Aia attualmente in vigore (una seconda Aia sarà fatta in base al piano ambientale presentato dall’investitore vincente).
“Abbiamo le risorse per coprire gli investimenti relativi al piano Ambientale” ha detto Laghi. “Finora abbiamo realizzato interventi per 320 milioni e abbiamo fatto ordinativi per ulteriori 800 milioni di euro”. “Entro il mese di giugno – ha aggiunto – consegneremo le aree sequestrate che potranno essere quindi dissequestrate a beneficio del trasferimento degli asset agli investitori”.

Ilva, Natale sotto il segno dell’incertezza

Ilva-TarantoL’Ilva continua a far parlare di sé e dell’incognita del futuro di una delle industrie storiche italiane.
Oggi c’è stata la ripresa dell’attività degli altiforni Ilva, dopo il black out di questa notte a seguito del crollo improvviso di una delle gru che serve allo scarico dalle navi di minerali e fossile, le materie prime usate nella produzione dell’acciaio.

Ma lo Stato quando si tratta di Ilva si comporta da “interventista”: il governo, infatti, ha fatto pressione su Eni perché continuasse a rifornire di gas gli altoforni dell’Ilva di Taranto, scongiurandone così la chiusura minacciata entro il 29 dicembre.
Eni aveva annunciato la sospensione della fornitura di gas alla fine del mese a causa della fine del cosiddetto “regime di defalut”, proprio mentre il governo sta lavorando a un piano per il rilancio della più grande azienda siderurgica italiana. Lo stesso Renzi ha promesso un decreto ad hoc previsto per la vigilia di Natale, ma dopo la notizia del mancato salvataggio da parte della cordata dei privati per lo Stato il sito di Taranto potrebbe rappresentare uno dei tanti “carrozzoni” da addossarsi.

Le spese per l’intervento statale non sono di poco conto: la pesantissima zavorra dei debiti con le banche (1,5 miliardi di euro), i fornitori (come l’Eni e una fidejussione da 240 milioni), l’Inps (che attende i contributi dei dipendenti non versati), i costi da sostenere per il risanamento e, non ultimo, il rapporto con gli attuali azionisti, la famiglia Riva (90%) e il gruppo Amenduni (10 per cento).
A tutto questo vanno poi sommati i risarcimenti che deriverebbero da un’eventuale sentenza di condanna nel maxi processo che si sta celebrando a Taranto. Il gup Vilma Gilli ha accolto molte delle richieste, oggi anche quella di Usb, di costituzione di parte civile presentate da 1.100 tra associazioni ed enti pubblici, per un ammontare complessivo di danni superiore ai 30 miliardi di euro.

La cordata dei privati formata da parte del tandem formato dagli indiani di ArcelorMittal e dal gruppo Marcegaglia, a fronte dei costi e dei rischi ha preferito quindi ritirarsi piuttosto che impegnarsi in per un’azienda che ha sei reparti formalmente sotto sequestro e la situazione dell’area non sequestrata con un alto rischio, tanto che continuano a registrarsi incidenti (l’ultimo l’11 dicembre).

Ma gli operai rischiano anche dal punto di vista economico: l’azienda rischia di non potere pagare gli stipendi a partire da gennaio, il commissario nominato dal governo Piero Gnudi, intervenuto in audizione alla Camera ha infatti avvertito: “Oggi purtroppo i denari in cassa li abbiamo finiti. Possiamo pagare gli stipendi di dicembre e forse di gennaio, ma più in là non si può andare”.

Mentre per il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi si prospetta solo l’intervento dello Stato per risanare l’impresa e cederla poi, in futuro, ai privati. Questa sembra ormai essere la decisione definitiva del governo, dimenticando che il rischio è anche quello di incorrere in una procedura europea per “aiuto di Stato”.

Maria Teresa Olivieri

SALVATAGGIO ANNUNCIATO

ILVA-Renzi-acciaierie

“Stiamo valutando se intervenire sull’Ilva con un soggetto pubblico”, per tutelare occupazione e ambiente, quindi “rilanciarla sul mercato”. Lo ha detto il  premier Matteo Renzi in una intervista a Repubblica. Il governo vuole salvare l’occupazione e per farlo si dice disposto a fare qualcosa:  “Siamo per l’acciaio gestito da privati” ma non al costo di “far saltare Taranto”. Il ricasco occupazione sarebbe drammatico. Il costo sociale insostenibile. E allora ecco la proposta: “Rimettere in sesto quell’azienda per due o tre anni, difendere l’occupazione, tutelare l’ambiente e poi rilanciarla sul mercato. Ci sono tre ipotesi. L’acquisizione da parte di gruppi esteri, da parte di italiani e poi l’intervento pubblico. Non tutto ciò che è pubblico va escluso. Io sono perché l’acciaio sia gestito da privati. Ma se devo far saltare Taranto, preferisco intervenire direttamente per qualche anno e poi rimetterlo sul mercato”. Continua a leggere