SANZIONATO

092317653-2fbd8c69-29b1-4ba6-8bfa-1dbbed2c045dUna decisione storica, il Parlamento europeo condanna il presidente Ungherese Viktor Orban con il voto favorevole di 448 eurodeputati, mentre 197 hanno votato contro e 48 si sono astenuti.
Il Parlamento chiede così di aprire la procedura contro l’Ungheria per dare l’ok all’applicazione dell’articolo 7 dei Trattati per violazione delle norme sullo stato di diritto. L’assemblea ha approvato la risoluzione di Judith Sargentini sulla situazione in Ungheria.
“Una votazione storica del Parlamento a favore dello stato di diritto”, è il commento della relatrice del testo, l’eurodeputata dei Verdi Judith Sargentini. “L’Europa sarà sempre a favore dello stato di diritto. L’articolo 7 va applicato lì dove lo stato di diritto è in pericolo”, aveva detto poco prima il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. “Rispettiamo meglio l’Ue, non sporchiamo la sua immagine, cerchiamo di difenderne l’immagine, diciamo sì al patriottismo, no al nazionalismo esagerato che detesta gli altri e cerca di distruggerli”, ha esordito Juncker. “L’Europa – ha aggiunto – deve restare un continente di apertura e tolleranza, non sarà mai una fortezza in un mondo che soffre, non sarà mai un’isola, resterà multilaterale, il pianeta non appartiene a pochi”.

L’articolo 7 del Trattato di Lisbona può essere applicato nel caso in cui si riscontri una grave violazione da parte di uno Stato membro ai valori fondati dell’Unione europea. I valori sono indicati all’articolo 2 dello stesso trattato. L’elenco comprende il rispetto per la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto e il rispetto per i diritti umani.
Orban e il suo governo però hanno sempre respinto tutte le accuse: “Difenderemo le nostre frontiere anche contro di voi se sarà necessario. Solo noi possiamo decidere con cui vivere e come gestire le nostre frontiere, abbiamo deciso di difendere l’Ungheria e l’Europa e non accettiamo che le forze pro-immigrazione ci ricattino”.
In realtà il monito all’Ungheria è arrivato più di un anno fa. Adesso però la parola passa al Consiglio europeo, che dovrà votare con una maggioranza dei 4/5 dei paesi membri confermando che esiste “un chiaro rischio di una seria violazione”.

l primo voto spetta al Parlamento, dove è necessario raggiungere la maggioranza dei due terzi dei votanti e la maggioranza assoluta dei membri. Se c’è l’approvazione da parte dell’assemblea, la palla passa al Consiglio Ue: qui avvengono i due passaggi successivi. In prima istanza, il Consiglio si esprime sul “rischio manifesto” di una grave violazione dei diritti da parte dello Stato membro: è necessario il voto favorevole di quattro quinti dei membri. Se si raggiungono i quattro quinti, il Consiglio è poi chiamato a votare all’unanimità l’”esistenza di una grave e persistente violazione” dei diritti da parte dello Stato.

Nel frattempo continua lo scontro all’interno degli schieramenti e dello stesso Governo italiano, da una parte la Lega che difende Orban, spalleggiato da Fratelli D’Italia, dall’altro il Movimento Cinque Stelle che si posiziona sullo stesso schieramento del Pd.


Dall’Europa il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, rispondendo a una domanda in conferenza stampa a Berlino, su quale sia la posizione generale della cancelliera sull’Ungheria ha affermato: “L’Ue è una comunione di valori, e può funzionare solo se tutti rispettano e difendono i valori comuni”.

Polonia, decisione storica dell’Ue per lo Stato di diritto

ziobroPer la prima volta nella storia, la Commissione europea ha deciso di attivare contro Varsavia la procedura prevista dall’articolo 7 (l’ultima fase della procedura di infrazione sul sistema giudiziario ordinario) del Trattato per il rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori fondamentali dell’Ue. La Commissione Europea “ha concluso che esiste un chiaro rischio di seria violazione dello Stato di diritto in Polonia”, ha dichiarato il vicepresidente Frans Timmermans, precisando che le riforme attuate nel settore giudiziario comportano che ora nel Paese “la magistratura si trova sotto il controllo politico della maggioranza di governo”.
Nel mirino di Bruxelles vi è una ampia riforma della magistratura, che secondo l’esecutivo comunitario comporta un pericolo di politicizzazione dei magistrati. In particolare le due leggi, una sul Consiglio della magistratura, e una sulla Corte suprema, che affidano i poteri di nomina dei nuovi membri a guardasigilli e presidente, privando la magistratura della propria autonomia.
L‘esecutivo comunitario ha comunque dato tre mesi a Varsavia, dove il nuovo primo ministro si è insediato solo questo mese, per rimediare alla situazione e ha aggiunto che tornerà sui suoi passi se tutto verrà rivisto.
Ma la Polonia andrà avanti, così come dichiarato oggi dal Guardasigilli Zbigniew Ziobro, secondo il quale “si tratta di una mossa politica” di Bruxelles, che cerca di esercitare pressione. La Polonia, ha aggiunto, rispetta lo stato di diritto e le soluzioni che si propone di implementare in questo paese esistono in altri diversi paesi.
Il vice presidente della Commissione, Frans Timmermans, che negli ultimi due anni ha condotto i colloqui col governo polacco, dominato dal leader del partito Legge e Giustizia Jaroslaw Kaczynski, ha detto di star agendo con “la morte nel cuore”, ma di essere obbligato a intraprendere azioni per proteggere l‘Unione nel suo insieme. Inoltre Timmersmans ha lasciato le porte aperte a Varsavia: ”Siamo aperti al dialogo 24 ore su 24, sette giorni su sette”, sottolineando però che “come guardiani del trattato, la Commissione ha la massima responsabilità… Se l‘applicazione dello stato di diritto viene lasciata completamente ai singoli Stati membri, ne soffrirà l‘intera Ue”.
Ora se Varsavia dovesse continuare su questa strada e nel caso in cui il Consiglio dovesse andare avanti con la procedura, la Polonia sarebbe sottoposta a diverse sanzioni, la più grave delle quali è la perdita del diritto di voto nel Consiglio.