Atp di Shanghai, Wta di Hong Kong e Tianjin: la sfilata degli “invincibili”

2018 US Open - Day 4Non si potevano che commentare con ‘semplicemente ingiocabili’, le vittorie di mostri sacri della racchetta agli ultimi tornei. E, quando si parla di campioni insuperabili e invincibili, all’appello non poteva mancare Novak Djokovic, che ha vinto il torneo di Shanghai in maniera strepitosa. In forma più che smagliante, sembra davvero lui il candidato a raggiungere il primo posto della classifica mondiale in questa fine d’anno. Con Nadal fuori, Federer che ha perso da Coric qui a Shanghai in semifinale, e la conquista del suo quarto titolo proprio qui a Shanghai, Nole si avvicina al primato: ora è a soli 35 punti nella Race per il vertice. Infatti, in finale, ha sconfitto facilmente il giovane e valido croato, nettamente per 6/3 6/4: semplicemente imbattibile. Perfetto al servizio e a rete, da fondo e in attacco, sbaglia quasi nulla, concede ancora meno, gli riesce tutto alla perfezione, sposta qualsiasi avversario e controlla perfettamente il match, scegliendo lui quando mettere pressione e quando frenare il ritmo e lo scambio. Semplicemente superiore. Punto. Per lui dei fiori, la coppa ed anche un orologio Rolex in premio. Ma c’è anche la nostra Camila Giorgi, che conquista il secondo titolo in carriera al Wta di Linz (in Austria), dopo quello del 2015 a S’ Hertogenbosch (su Belinda Bencic, per 7/5 6/3). Ha sconfitto la russa, che partiva dalle qualificazioni, Ekaterina Alexandrova, per 6/3 6/1. Una partita senza storia, perfetta la sua, che non era neppure al top della forma per un problema alla gamba. Papà Sergio voleva addirittura che si ritirasse, invece Camila è stata travolgente. Ma, per lei, per quest’anno, la stagione è finita. Raggiunge il suo best ranking e sale alla posizione n. 28 della classifica mondiale. A proposito d’Italia, da segnalare un altro successo, anche se ‘incompleto’. Quello di Lorenzo Sonego (giovane di talento di Torino, classe 1995), che ha raggiunto la scorsa settimana la semifinale del Challenger di Firenze, dove ha perso dal futuro vincitore del torneo: Pablo Andujar. L’azzurro si è arreso allo spagnolo solo dopo due ore e un quarto di gioco, con il punteggio di 6/2 4/6 6/1. Ha sicuramente pesato la maggiore esperienza dell’avversario, ma lodevole la reazione che Sonego ha avuto nel secondo set e il fatto che ha sempre lottato su tutte le palle, ci ha sempre creduto (nella rimonta) e non ha mai mollato su nessun colpo (rischiando tanto, anche a costo di sbagliare, e spingendo su ogni tiro): dal servizio a tutto il resto. L’attuale n. 32 al mondo (mentre Lorenzo è n. 101 al mondo attualmente, dopo essere stato il n. 86, suo best ranking) avrebbe poi conquistato il titolo qui a Firenze, imponendosi – in due set netti – sull’argentino Marco Trungelliti con il punteggio di 7/5 6/3. Lo stesso coach di Sonego, Gianpiero Arbino, ha evidenziato (come ha spiegato ad Ubitennis a Lorenzo Colle) che le sue maggiori qualità sono la passione per il tennis e la serenità con cui gioca. Inoltre, ha tutte le carte in regola del vincente, che sono tre principalmente: talento, testa e le persone giuste attorno. E poi, tanta, tanta caparbietà: se un colpo non gli riesce, lo ritenta finché non riesce, anche a costo di continuare a sbagliarlo; come accaduto per la palla corta contro Andujar, oppure – oltre alla smorzata – con il rovescio lungolinea. Ama restare sulla difensiva da fondo, ma – se costretto – viene tranquillamente bene in avanti in attacco a rete; riassumendo, questo lo schema tattico che predilige.

Per quanto riguarda il tennis femminile, altre sorprese arrivano dai tornei di Hong Kong e di Tianjin. In quest’ultimo si impone una solida Caroline Garcia, che annichilisce un’altra ‘Carolina’: Karolina Pliskova, che sconfigge per 7/6(7) 6/3. La francese sale alla posizione n. 16 del ranking mondiale, classico il suo ‘aeroplanino’ di gioia finale dopo la vittoria. Non deve fare molto, tanti, troppi gli errori della ceca, che sembra sofferente (forse qualche disturbo fisico per lei?) e rassegnata poi nel finale, dove ha un lieve sussulto che la porta dal 5-1 al 5-3 (recuperando uno dei tanti break subiti e servizi di battuta persi). Più lottato il primo set, abbastanza in equilibrio: la Garcia era partita pure male e la Pliskova conduceva 5 punti a 1; ma poi la rimonta irrefrenabile della francese ha lasciato esterrefatta l’avversaria, incapace di reagire quasi. Ha sbagliato tantissimo anche al servizio, cosa assolutamente incredibile per lei. Ed era super favorita.

Nel torneo di Hong Kong, invece, la sorpresa arriva dalla cinese, classe 1992, Wang Qiang. Dopo aver vinto, in questo 2018, il torneo di Guangzhou (infliggendo un netto e severo 6/2 6/1 alla Puntinceva), era arrivata sino in semifinale al torneo di Pechino, dopo aver battuto Aryna Sabalenka con un doppio 7/5. La bielorussa non è riuscita a fare meglio al successivo torneo di Tianjin, dove ha perso ai quarti dalla svizzera ritrovata (e ritornata dopo l’intervento alla mano destra: non facile per lei giocare ancora di nuovo) Timea Bacsinszky, con un doppio 7/6; ha commesso lo stesso errore, perdendo la partita allo stesso modo: rimanendo troppo a fondo, spostando poco l’avversaria – ma, al contrario, lasciandosi spostare dall’avversaria (il che ha evidenziato i suoi problemi di mobilità laterale) -, giocando troppo centrale e non venendo in attacco a rete, subendo le palle senza peso o in back dell’avversaria, sbagliando invece a ricercare traiettorie più lobate e meno in topspin, che hanno permesso alle sue avversarie di spingere di più e metterle più pressione e velocità, costringendola all’errore e a prendere maggiori rischi, andando fuori controllo nei colpi spesso. Tuttavia i margini per migliorare per lei ci sono tutti, questa è la notizia più che positiva. Non è la sola avversaria che la Wang ha dominato. Non è andata meglio neppure a Karolina Pliskova, che ha sempre perso dalla cinese: contro di lei la n. 8 al mondo al mondo aveva perso anche al torneo di Wuhan per 6/1 3/6 6/3 a favore di Qiang; ed anche al successivo torneo di Pechino, dove la padrona di casa si è imposta addirittura con un doppio 6/4. E per la Pliskova è continuato il periodo nero anche alla Kremlin Cup del torneo di Mosca, dove ha perso subito da Vera Zvonareva per 6/1 6/2, in un match da dimenticare assolutamente: troppi errori, scarsa mobilità, gioca troppo centrale, non riesce ad essere incisiva col servizio e non riesce a guidare lo scambio, soprattutto soffre tantissimo le palle basse (in back in particolare) dell’avversaria e quelle senza peso; ma brava la Zvonareva a spostarla, giocando di precisione. Parte subito alla grande e va 4-0 con la palla del 5-0; poi Karolina ha un sussulto d’orgoglio e va 4-1, ma – da lì – altri due game per Vera, che chiude nettamente il primo set. Nel secondo, la Pliskova ottiene un game in più e gioca il game più bello e più lottato proprio sul 5-2 e servizio per l’avversaria, in cui la Zvonareva è costretta ad annullare diverse palle break e ha anche altri match point a disposizione, cancellati dalla Pliskova; ma l’ultimo dritto, sbagliato malamente e mandato fuori da Karolina, la dice lunga sul fatto che non sia ancora al meglio e al top.

Per tornare alla Wang, Qiang gioca la partita perfetta in semifinale a Hong Kong contro la Muguruza. Un match durissimo, un incontro terminato solo al terzo set, ma molto lottato. Wang è sempre sembrata avere quel colpo in più, eppure non riusciva a chiudere, a fare punto, tanto che la Muguruza era sempre avanti nel punteggio e la cinese costretta ogni volta a rincorrere; ma ha vinto la partita mentalmente, con una forza, una concentrazione, un’ostinazione, un coraggio e un mordente eccezionali. E con colpi da manuale. Garbine ha giocato benissimo, ma lei ancora meglio se si può. Ingiocabile semplicemente di nuovo. L’allieva dell’ex tennista e campione australiano Peter McNamara (classe 1955) ha dato spettacolo; e l’unico consiglio che le ha dato il suo coach al cambio campo è stato: “pensa positivo e ce la farai, potrai riuscire a vincere”. Parte, contro la spagnola nel primo set, un break avanti; poi si fa strappare subito di nuovo la battuta sino al 2-2, poi la Muguruza passa a condurre per 3-2. Dunque in 5 game 4 break complessivi reciproci. Nel secondo succede la stessa cosa: break subito in apertura di servizio, che non tiene però. Se la cinese perde il primo set al tie break per 7 punti a 5, nel secondo trova il break necessario per allungare il match al terzo, aggiudicandoselo per 6-4; il finale dell’incontro ha ancor di più dell’incredibile. La Wang si trova sotto 5-4 per la spagnola, serve e va sotto 0-40 e seconda di servizio; eppure riesce a vincere il game ed a pareggiare i conti sul 5-5; poi trova addirittura il break decisivo che le farà conquistare il set e il match per 7-5. Da una parte una Muguruza nervosissima, dall’altra una concentrata e lucida Wang. Tuttavia il 6/7(5) 6/4 7/5 che le è stato necessario e indispensabile per arrivare in finale l’ha pagato. Di fronte ha trovato un’altra tennista esordiente ‘ingiocabile’, che ha fatto la partita perfetta della vita, lasciando ferma a guardare la Wang, stanca, confusa e sorpresa, stupita dall’aggressività, dalla velocità, dalla potenza e dalla profondità dei colpi dell’avversaria, che non le ha mai dato modo di entrare in partita né di prendere ritmo. Si è trattato della tennista ucraina Dayana Yastremska, che le ha imposto un categorico 6/2 6/1. La giovane di Odessa, nata nel 2000, con all’attivo tre tornei ITF, attuale n. 66 del mondo, ha impartito una dura lezione alla cinese. Sicuramente, molto ha inciso per la Wang un malessere e una stanchezza fisici. Così come le era accaduto in semifinale al torneo di Wuhan, quando è stata costretta a ritirarsi contro Anett Kontaveit, che stava vincendo per 6/2 2-1.

Barbara Conti

Wta di Wuhan. Cina: un ‘lasciapassare’ per Sabalenka e Tomic

sabalenka-12La stagione di tennis in Cina è cominciata e regala subito due risultati interessanti. Il primo è che, al Wta di Wuhan, si afferma la talentuosa Aryna Sabalenka. Si aggiudica, così, il secondo titolo stagionale, dopo quello a New Haven (nel Connecticut) dello scorso agosto (imponendosi su Carla Suarez Navarro per 6/1 6/4). Inoltre, la ventenne di Minsk guadagna ben quattro posizioni nel ranking mondiale, salendo dalla n. 20 alla n. 16. Ora insegue le favorite per Singapore, per aggiudicarsi un posto anche lei nelle Olimpiadi di fine anno. Un 2018 da incorniciare per lei, in cui la tennista bielorussa allenata da Tursunov è molto cresciuta. Per lei la top ten non è più assolutamente un’impresa impossibile e si candida a diventare la prossima numero uno al mondo nel giro di poco tempo probabilmente, la nuova Serena Williams; che eguaglia per grinta, per potenza, per completezza di colpi e per estro. Convincono sempre più la sua tecnica e il suo gioco. Non è questione solo di tattica e schema, che applica alla perfezione e che indovina la maggior parte delle volte; ma è soprattutto la sua capacità di far vedere di essere brava in ogni tipo di tiro, a stupire. Qui a Wuhan, in finale, affrontava l’altra giovane molto interessante estone Anett Kontaveit. La bielorussa si sbarazza della giovane di Tallin in poco tempo, lasciandole solo un game in più rispetto a quanto fatto contro la spagnola Carla Suarez Navarro a New Haven: sei games in luogo di cinque, per un doppio 6/3 che sa di superiorità da ogni punto di vista. Nel primo set Aryna vola subito sul 4-1 ed ha la possibilità del 5-1, che sfuma; però, poi, riesce a chiudere il primo set tranquillamente per 6/3. Nel secondo troverà il break decisivo fondamentale sul 3-3, che la porterà avanti per 4-3, per poi consolidare il vantaggio sul 5-3 e infine chiudere con un altro 6/3. La verità, però, è che la bielorussa ha eccelso in ogni circostanza; la Kontaveit non ha retto lo scambio ed è stata costretta a fare miracoli per fare il punto. La Sabalenka l’ha spostata in ogni parte del campo, l’ha aggredita con colpi potenti e profondi, l’ha attaccata e ha fatto punto a rete sia con gli smash che con le volées, mentre l’altra è sembrata in questo un po’ ancora ‘acerba’ al net; ma comunque generosa nel non mollare e nel passare un paio di volte, con due passanti di rovescio straordinari, la tennista di Minsk. La bielorussa ha giocato bene in contenimento con il back o lo slice, ma soprattutto in top in accelerazione e in velocità. Ha servito ancora meglio, mettendo a segno qualche aces e sbagliando pochissimo anche nelle seconde di battuta. Potente e precisa, ha peccato solo ancora un pochino in mobilità (soprattutto laterale), ma è forte principalmente di tenuta mentale, da un punto di vista caratteriale di attitudine e approccio al match, con una fredda lucidità che le permette di impostare tutto il gioco alla perfezione. Se fa male con il suo dritto micidiale in accelerata, sicuramente è molto solido anche il suo rovescio, in particolare in lungolinea. Quello che di lei sorprende, per il momento, è la continuità di rendimento, la sua regolarità nell’essere continua nell’ottenere e conseguire risultati importanti; questo la rende competitività con le top ten e le prime del mondo, un po’ in difficoltà attualmente e in deficit di vittorie; questo dipende anche dalla straordinaria condizione fisica e dall’ottimo stato di salute della bielorussa evidentemente. Speriamo prosegua su questa strada: fa bene al tennis e alle colleghe avere un talento del genere nel circuito, che costringe anche loro a ‘crescere’. E crediamo assolutamente che ormai nel tennis la Sabalenka sia una certezza e non più una meteora. Se vediamo il percorso fatto nel torneo di Wuhan ben ce ne rendiamo conto. Ha battuto in rassegna: Carla Suárez Navarro (per 7/6 2/6 6/2); Elina Svitolina (n. 6 al mondo, per 6/4 2/6 6/1); Sofia Kenin (per 6/3 6/3); Dominika Cibulková (per 7/5 6/3); e Ashleigh Barty (per 7/6 6/4); nella semifinale era addirittura sotto nel punteggio per 5-3 40-0, tutto per l’avversaria, ma è riuscita a portare la Barty al tie break ed a vincerlo facilmente (andando subito avanti per 5 punti a 2). Inoltre, nel secondo set ha fatto ben l’85% di punti con le prime di servizio, a dimostrazione della potenza, solidità ed efficacia della sua battuta.
All’Atp di Chengdu, invece, brutta sorpresa per l’Italia. Dopo una semifinale strepitosa, crollo di Fabio Fognini in finale. L’azzurro arriva all’ultimo turno ed affronta Bernard Tomic. Inseguiva il suo quarto titolo stagionale, dopo le vittorie a San Paolo (su Jarry, per 1/6 6/1 6/4), Bastad (su Gasquet, per 6/3 3/6 6/1) e Los Cabos (su Del Potro, per 6/4 6/2). Si è fatto sorprendere dall’australiano, ma in compenso ha raggiunto la posizione n. 13 del mondo e insegue gli altri per il Master di fine anno. Sicuramente quello che abbiamo notato è il costante riferimento a mister Corrado Barazzutti sugli spalti, che lo ha sostenuto e incoraggiato. Sembrava favorito dopo l’avvincente semifinale contro Fritz, da cui si è fatto sorprendere nel primo set perdendolo al tie break per 7 punti a 5; dal secondo Fabio ha dilagato, prima con un netto 6/0 senza storia, poi andando a vincere definitivamente con un 6/3 soddisfacente e convincente nel terzo parziale. Tra gli appalusi del pubblico e di Barazzutti, assolutamente soddisfatti (come lui stesso) della sua performance. Al ligure, invece, non è riuscita l’impresa contro Tomic, pena anche un po’ di sfortuna; ma soprattutto il nervosismo (Fognini ha anche rotto una racchetta) e un po’ di deconcentrazione (o di stanchezza anche). Forse si sentiva sicuro, dopo l’importante vittoria al turno precedente, ed era convinto di poter controllare il match. Invece tutto è andato storto. Ha avuto subito, nel primo game, due palle break sul 40-15 a suo favore, ma le ha sciupate e, così, si è ritrovato immediatamente sotto 3-0. Poi ha messo a segno un game (per il 3-1) e da lì è incominciata la carrellata di punti per Tomic che lo ha portato sino al 6/1 nel primo set. Tanti i gratuiti di Fabio, oltre a un po’ di sfortuna per colpi usciti di poco; il servizio ha funzionato un po’ meno bene del solito, ma soprattutto lo ha tradito in particolare il dritto in accelerata e non è riuscito con il suo rovescio a contrastare la regolarità di Tomic. L’australiano, infatti, ha giocato di solidità, sbagliando pochissimo, anche se non di potenza e velocità. Di precisione nel piazzare bene soprattutto il dritto in accelerata, spostando Fabio, che si è trovato in difficoltà: gli mancava sempre un passino per arrivare bene sul colpo. Forse il tennista sanremese avrebbe dovuto insistere più sul rovescio e aggredirlo di più, ma non era facile giocare con palle prive di peso come quelle di Tomic, anche in back. Ha costretto a giocare più difensivo, in back appunto, anche Fognini, che così è rimasto troppo ancorato alla linea di fondo campo, al lungo scambio, che ha messo in gioco Tomic. Mentre sarebbe dovuto venire più a rete, dove ha fatto la differenza con le volées straordinarie da manuale e da vero doppista; eccetto due passanti di rovescio incrociato, stretti in cross, dell’australiano, l’azzurro al net è stato superiore: Bernard, al contrario, ha sbagliato delle volées facilissime. Fabio è stato imbrigliato nello scambio prolungato, e troppo centrale, con colpi senza potenza né profondità, da cui avrebbe dovuto cercare di uscire. La sfortuna e il nervosismo hanno fatto il resto: Bernard ha recuperato in extremis e per miracolo quasi, alcune smorzate ben eseguite di Fabio. Viceversa alcune palle corte, che potevano essere vincenti, non sono riuscite all’italiano, che si è molto disperato per questo: non riusciva a giocare bene come voleva ed era molto nervoso per questo. Barazzutti ha cercato di sostenerlo e incoraggiarlo e nel secondo set c’è stata una reazione di Fognini, che ha trovato il break decisivo sul 3-3 per andare 4-3 e poi 5-3 e chiudere il secondo parziale per 6/3. Nel terzo era avanti nel punteggio e aveva l’opportunità di chiudere, m l’ha sciupata. Prima ha fatto break, ma poi si è fatto di nuovo strappare il servizio; si è arrivati, così, al tie break: era avanti 6 punti a 3, ma si è fatto pareggiare e poi lo ha perso per 9 punti a 7, sfumando altri match point preziosi. Incredulo Tomic, che non si aspettava di vincere, che ha esultato di gioia sincera. Fabio è sembrato un po’, nel finale, buttare via la partita sfiduciato e amareggiato dal suo rendimento in campo, al di sotto del suo alto livello standard. Più demerito suo che merito di Tomic (che non ha fatto nulla di eccezionale e si è limitato ad attendere l’errore di Fabio); molti dritti facili sbagliati da Fabio, che si è forse anche un po’ colpevolizzato per tutti i suoi troppi errori commessi. Giornata ‘no’ che dispiace, soprattutto dopo e alla luce della straordinaria vittoria nei quarti su un altro australiano: Matthew Ebden, su cui si è imposto facilmente con un netto 6/4 6/2, in poco più di un’ora di gioco (un’ora e sei minuti appena); da manuale quella partita. Ma, si sa, non tutti i match sono uguali e capitano le giornate in cui tutto va storto. Peccato contro Tomic, perché Fabio sembrava davvero aver trovato la tattica giusta e riuscire ad imporsi in campo, più aggressivo. Forse avrebbe dovuto pensare a Roger Federer: pochi scambi a fondo e poi subito a rete a chiudere con uno smash o una volée da maestro. Oppure tentare maggiormente lo schema del serve&volley; al servizio, infatti, ha messo a segno anche qualche aces, nonostante alcuni doppi falli da segnalare. Ma l’importante è ragionare sul match perso contro Tomic con Barazzutti e concentrarsi su Pechino, anche in vista del Master di fine anno.

Tennis: Djokovic, Bertens e Sabalenka show prima degli Us Open

sabalenkaOrmai sono entrati nel vivo gli Us Open, ma prima il tennis ha regalato l’exploit di Aryna Sabalenka e di Kiki Bertens, e confermato lo stato di grazia di Novak Djokovic. Intanto è stato introdotto lo shot clock e sono state ‘presentate’ nuove regole anche per la Coppa Davis.
Djokovic sale alla posizione n. 6 del ranking mondiale e segna il record di essere l’unico tennista ad aver vinto tutti i tornei del Master 1000 (almeno una volta). Non solo, ma al Master di Cincinnati è stato in grado di battere in finale Roger Federer con un doppio 6/4: evidente un crollo fisico dell’elvetico, ma convincente il tennis del serbo. Infatti, dopo la vittoria al Grand Slam di Wimbledon, parte bene anche al primo turno del Grand Slam degli Us Open. A Flushing Meadows si sbarazza abbastanza facilmente di Fucsovic, concedendogli solamente il secondo set, con un lieve calo di concentrazione; ma poi dilaga negli altri set con un gioco formidabile come quello dei ‘suoi’ tempi migliori: da vero numero uno, come nel 2011. 6-3 3-6 6-4 6-0 il punteggio finale; il ko nell’ultimo set dimostra quanto il serbo si fosse ritrovato (dopo essere riuscito a ottenere il break decisivo nel terzo e averlo chiuso per 6/4). Un risultato positivo anche per l’enorme caldo che ha provocato molti disagi: sofferente Nole, ma anche l’italiano Stefano Travaglia è stato costretto al ritiro per disidratazione (con il corpo affaticato e i muscoli ‘induriti’) contro il polacco Hurkacz e ha protestato contro gli organizzatori per le condizioni difficili in cui si svolgono i match (con anche oltre i 40°). Una ‘follia’ a suo avviso, che lo ha costretto a una flebo per riprendersi (una cosa simile era successa anche a Simona Halep). Se Stefano Travaglia si è ‘arreso’ sul parziale di 2/6 6/2 6/7 0/3, anche Marco Cecchinato è stato eliminato dal francese Benneteau (per 6/2 6/7 3/6 4/6), ma ha accusato problemi alla mano destra (probabilmente per una vescica, che non gli ha permesso di mantenere il livello espresso all’inizio nel primo set).
Viceversa agli Us Open ha dilagato Roger Federer contro il giapponese Nishioka: nettamente, per 6/2 6/2 6/4; due set speculari, nel terzo sembrava la stessa storia però poi -quando lo svizzero è andato a servire sul 5/2- si è fatto brekkare e dopo il nipponico ha tenuto la sua battuta (sorridente e divertito per il tennis messo in campo, pensando solo a fare più punti possibili al campione elvetico e i più belli e migliori che potessero farlo esultare di gioia contento così, anche solo di quella piccola soddisfazione che si era tolto di fare punti straordinari a un immenso campione); dopo il 5/3 è stato il 5/4, ma a quel punto Federer non ha sbagliato e ha chiuso 6/4. Tuttavia il giapponese lo ha fatto molto correre, ma alla fine ha prevalso il talento (soprattutto a rete) dello svizzero, con punti da manuale.
Nessun problema neppure per Alexander Zverev che ha vinto facilmente per 6/2 6/1 6/2 sul canadese Polansky. Per quanto riguarda l’Italia, poi, buone notizie sono venute da Fabio Fognini (testa di serie n. 14), che ha sconfitto l’americano Mmoh al quarto set (dopo aver perso il primo) per 4/6 6/2 6/4 7/6(4). Curiosità, la moglie Flavia Pennetta ha iniziato una collaborazione con Eurosport (come commentatrice, proprio a partire da Flushing Meadows che vinse prima del ritiro), che trasmette il torneo del Grand Slam. Male, invece, nel femminile dove perde Camila Giorgi: incassa un severo 6/4 7/5 da Venus Williams; diciamo severo perché è stato un match molto lottato ed equilibrato e l’azzurra avrebbe anche potuto vincere e comunque portare la partita al terzo set; sicuramente per lei una sconfitta molto amara che le fa male, per le molte occasioni sciupate: ha lottato Camila, ha fatto punti eccellenti da vera n. 1 con tutti i colpi, ma poi ha commesso troppi errori con cui ha sprecato e annullato tutto il vantaggio conquistato. Troppo fallosa, nonostante la tenacia di essere sempre comunque combattente e incisiva, mettendo in difficoltà la testa di serie n. 16. Tutto ok per Serena Williams, che ha imposto un doppio e netto 6/2 alla tedesca Witthoeft (dopo il 6/0 6/4 alla Linette); a Serena -tra l’altro- è stata assegnata la testa di serie n. 17 tra le polemiche.
La sorpresa invece arriva dall’eliminazione proprio della testa di serie n.1 Simona Halep. Evidentemente la campionessa non ha recuperato la stanchezza di aver giocato (e vinto) tanto nelle ultime settimane. In appena 76 minuti viene eliminata da Kaia Kanepi (n. 44 del mondo) con un drastico 6/2 6/4. Tuttavia per lei questo 2018 rimane comunque positivo: ha vinto al Roland Garros il suo primo Grand Slam, su Sloane Stephens (per 3/6 6/4 6/1). Proprio l’americana agli US Open ha faticato contro la valida ‘esordiente’ Kalinina: si è imposta solo al terzo set per 4/6 7/5 6/2. Inoltre la rumena aveva iniziato l’anno conquistando il torneo di Shenzhen, superando la Siniakova per 6/1 2/6 6/0; e poi ha trionfato in Canada al Wta di Montréal, dove ha vinto sempre sulla Stephens per 7/6 3/6 6/4. Dopo l’esperienza della Rogers Cup, l’avevamo vista impegnata nel Wta di Cincinnati. Se nel primo caso è riuscita a completare il quadro delle vittorie, nel secondo si è fermata in finale. In Canada aveva battuto la Pavljučenkova, Venus Williams, Caroline Garcia, Ashleigh Barty e la Stephens ovviamente. A Cincinnati, invece, Alja Tomljanovic, di nuovo Ashleigh Barty (testa di serie numero 16), Lesja Curenko e Aryna Sabalenka. In finale ha perso da Kiki Bertens, che si è imposta per 6-2 6-7 2-6. Il prolungarsi al terzo set della finale femminile ha fatto slittare anche quella maschile successiva tra Djokovic e Federer; ma ha disegnato un doppio scenario curioso: da un lato il tracollo fisico della rumena, dall’altra parte il trionfo e la commemorazione all’Olimpo delle top players della giovane tennista olandese (coetanea, tra l’altro della Halep, classe ’91). La Bertens diventa n. 13 al mondo e segna il record di battere ben 4 ‘top ten’ in un solo torneo. Infatti durante la straordinaria settimana a Cincinnati Kiki ha sconfitto, in fila: Coco Vandeweghe (per 6/2 6/0), Caroline Wozniacki (che si è ritirata quando l’olandese era avanti per 6/4), Anett Kontaveit (per 6-3 2-6 6-3), Elina Svitolina (n. 7 del mondo, per 6-4 6-3) e Petra Kvitová (n. 6 del mondo, per 3-6 6-4 6-2), prima di imporsi in una finale mozzafiato sulla rumena Halep. Quest’ultima resta comunque la n. 1 al mondo, a discapito della Wozniacki, che rimane n. 2. Quest’anno, ritornata dopo l’infortunio, la Kvitova aveva vinto il torneo di Madrid (sulla terra rossa) proprio sulla Bertens (per 7-6 4-6 6-3), e successivamente sull’erba il Wta di Birmingham (sulla Rybarikova per 4-6 6-1 6-2). Probabilmente ha ceduto anche lei per stanchezza, poiché in campo è apparsa stremata. Comunque, attuale n. 5 del mondo, è assolutamente ritornata, ritrovata e più competitiva che mai.
Del Wta di Cincinnati resterà di certo l’impresa di Kiki Bertens in finale (dopo essersi ‘vendicata’ della Kvitova), che rimonta quando la partita sembrava chiusa: perde malamente il primo set per 6/2; anche nel secondo sembrava in vantaggio e favorita la Halep, invece l’olandese è riuscita a restarle attaccata nel punteggio e a portarla al tie-break; qui la rumena gioca meno bene, sbaglia di più, concede qualcosina in più, è più fallosa e commette più errori gratuiti che allungano gli scambi e rimettono in partita la Bertens, che non si lascia scappare l’occasione e -concentrandosi- trova più aggressività e sicurezza, più adrenalina e convinzione che le permettono di acciuffare il tie-break e il secondo set. Così al terzo la situazione è completamente ribaltata: stavolta è Kiki a dominare gli scambi più aggressiva, a spostare e far correre la Halep, sempre più in affanno. L’olandese vince, incredula, con un’esultazione finale tra le lacrime di gioia e commozione.
Un’impresa simile ha compiuto Aryna Sabalenka. Classe 1998, vince il torneo di New Haven battendo la Stosur per 6/3 6/2, la Gavrilova per 6-3 6-7 7-5, la Bencic per 6-3 6-2 e la Görges per 6/3 7/6. Si porta così alla posizione n. 20 del ranking mondiale, dopo la vittoria in finale su Carla Suarez Navarro. La spagnola si era avvantaggiata di tre ritiri: di Johanna Konta nel secondo turno, di Petra Kvitová nei quarti di finale e di Mónica Puig in semifinale. Il match della finale è stato senza storia, completamente dominato dalla bielorussa: 6/1 6/4, con la Sabalenka già avanti 5-0 dopo soli 24 minuti di gioco. Superiore in tutti i colpi, la bielorussa si è assolutamente meritata la conquista del suo primo titolo e della top 20. Non solo ha ringraziato il suo coach, a cui ha attribuito tutto il merito: “in sei mesi mi hai cambiato la vita” -ha detto riconoscente-. Il suo più grande merito è stato aver vinto tutte partite diverse: nervosissima contro la Gavrilova, si sono sempre rincorse nel punteggio regalandosi molte chance a vicenda. Nel secondo set la partita sembrava finita, poiché la Sabalenka era avanti 4-0 con la palla del 5-0; poi ha sprecato quell’occasione e da lì è cominciata la rimonta della Gavrilova, brava nel tie-break, giocato malamente dalla Sabalenka. Nel terzo la bielorussa è riemersa in tutta la sua maturità; ma durante la partita ha rotto una racchetta per il nervosismo: era tesissima. Contro la Bencic ha controllato bene il match, anche se c’è stato equilibrio, ma è stato più facile forse per lei, perché la svizzera le ha concesso davvero tanto. Bel match contro la Görges, in cui ha rischiato tantissimo: sembrava addirittura favorita quest’ultima, poi ha scelto di adottare una tattica forse poco produttiva, ovvero quella di venire in avanti a rete in attacco, con il risultato che veniva passata dalla Sabalenka o sbagliava le volée perché leggermente in ritardo; ma hanno fatto vedere delle ottime cose. Un po’ come quando, contro la Gavrilova, la Sabalenka è voluta avanzare e veniva sistematicamente passata con precisione dall’avversaria. Tuttavia abbiamo visto Aryna servire bene e tentare anche gli attacchi a rete, quasi per provare un nuovo schema tattico di gioco, per essere una tennista più completa. La violenza e profondità dei suoi colpi, soprattutto del dritto anomalo, sono indubbi poi. Tuttavia prosegue il momento ‘no’ della Gavrilova, che agli Us Open ha perso da una ritrovata Azarenka (altra bielorussa di talento) per 6/1 6/2.

Corsa agli Australian Open: Ok Kerber e Del Potro e Bautista-Agut

Tennis - Sydney International - Sydney Olympic Park, Sydney, Australia, January 13, 2018. Germany's Angelique Kerber kisses the trophy after winning the Women's final against Australia's Ashleigh Barty. REUTERS/Steve Christo

Tennis – Sydney International – Sydney Olympic Park, Sydney, Australia, January 13, 2018. Germany’s Angelique Kerber kisses the trophy after winning the Women’s final against Australia’s Ashleigh Barty. REUTERS/Steve Christo

Ormai tutto è puntato sugli Australian Open, al via da lunedì 15 gennaio, tanto che già sono arrivati i primi risultati delle qualificazioni. Tra gli azzurri passano Lorenzo Sonego, che ha sconfitto l’egiziano Safwat per 6/3 7/5 e Salvatore Caruso, che ha battuto Gombos per 3/6 6/3 6/3; hanno perso, invece, Alessandro Giannessi da Escobedo in due set (per 6/3 6/2) e Stefano Napolitano, eliminato al terzo set dal canadese Pospisil. Per quanto riguarda gli scontri di tabellone, invece, al primo turno Paolo Lorenzi avrà Dzumuhr, Fabio Fognini Zeballos, Andreas Seppi una wild card (il francese Corentin Moutet), Francesca Schiavone la lettone Jelena Ostapenko e la Giorgi, dopo un primo turno agevole contro una giocatrice uscente dalle qualificazioni, avrà un match meno facile o contro l’australiana Ashlegh Barty o Aryna Sabalenka. Il main draw del tabellone maschile si rivela particolarmente interessante perché vede Roger Federer, Novak Djokovic e Alexander Zverev dalla stessa parte. Più aperto il tabellone femminile, con il forfait di Serena Williams – che salterà gli Australian Open -.
Ma prima i tornei di Sydney (Wta ed Atp) e l’Atp di Auckland hanno regalato episodi significativi. Uno simpatico da segnalare a parte è stata la divertente danza di Andrea Petkovic, contro la svizzera Belinda Bencic, al torneo Koyoong Classic, durante una lunga interruzione per pioggia; mentre hanno mandato in diffusione della musica durante la sospensione, la giocatrice tedesca ha animato la pausa ballando con euforia alcuni passi sulle note mandate in diffusione appunto durante uno stop che dunque si è rivelato esilarante, originale e fuori del comune, di certo insolito e inusuale.
Ma veniamo agli altri tornei. Il Wta di Sydney ci ha regalato il ritorno di Angelique Kerber: l’ex numero uno tedesca torna a vincere il suo primo torneo dell’anno, dopo un 2017 un po’ altalenante (di poche luci e molte ombre); si impone proprio sulla Barty (che partiva da qualificata), facilmente, in due set in cui domina, nonostante la caparbietà della giocatrice australiana. Con un doppio 6/4, in poco più di un’ora, viene a capo di un match che non l’ha mai impensierita troppo: i suoi colpi si sono rivelati più potenti e profondi, si è mossa bene in campo e ha corso in maniera composta, è venuta a rete dimostrandosi a suo agio. La cosa che le ha funzionato di più -però-, e che forse le ha regalato la chance in più, è stato il servizio: ben l’81% di prime vincenti servite, con ben quattro break point conquistati, non è una percentuale da poco. Tra l’altro la Barty potrebbe essere l’avversaria della Giorgi al secondo turno degli Australian Open, una giocatrice regolare comunque insidiosa – tanto da battere Daria Gavrilova in semifinale al terzo set (per 3/6 6/4 6/2) a Sydney-; il nome della tennista marchigiana, però, si lega anche a quello di Angelique Kerber. Il Wta di Sydney, infatti, ha regalato non poche emozioni a Camila Giorgi, artefice di un ottimo torneo; una corsa che procedeva tranquilla e spedita (in discesa per lei e in salita per le avversarie) sino a quando non ha incontrato in semifinale proprio la tedesca, che si è sbarazzata dell’azzurra con un netto 6/2 6/3. L’italiana ha giocato bene, ma è sembrata un po’ più fallosa del solito. Ha rischiato tanto, troppo; comunque è riuscita a tenere la partita abbastanza in equilibrio, anche se nel giro di poco si è trovata sotto di un set. Dopo aver perso il primo set, però, la tennista nostrana ha avuto una grossa opportunità che non ha sfruttato; non ha saputo cogliere il leggero momento di calo, deconcentrazione e di black out della tedesca per portare il match al terzo set. Aveva l’occasione di conquistare il secondo parziale. Era avanti 3-0 con anche la palla del 4-0 a disposizione: una vera chance irripetibile. Invece -non solo ha mancato quella-, ma si è fatta anche rimontare sino al 3-3 e poi superare sino alla chiusura del set per 6/3 (dunque senza più conquistare neppure un altro game). Comunque un torneo che le ha regalato soddisfazioni. Nei precedenti turni, infatti, la Giorgi aveva conquistato due importanti vittorie: prima sulla ceca Petra Kvitova per 7/6(7) 6/2 (giocandosela alla pari contro i colpi potenti della Kvitova), poi sulla Radwanska, impartendo una dura lezione alla polacca infliggendole un amaro 6/1 6/2 (con Aga completamente oscurata da una Giorgi decisamente in giornata e in forma, in uno splendido stato di grazia: forse il suo miglior match di sempre). Contro la Radwanska le è riuscito praticamente tutto e il risultato così netto le dà ancor più prestigio; ma il match contro Petra Kvitova sicuramente è da incoronate per l’equilibrio lottato tra le due.
Per quanto riguarda il maschile, la sezione maschile dell’Atp di Sydney regala una duplice sorpresa, proveniente da due giovani. Innanzitutto è il giovane Medvevdev (contro cui ha perso Fabio Fognini) a conquistare il titolo, vincendo il suo primo torneo al terzo set. Dunque una finale equilibrata e lottata, terminata a suo favore per 1-6 6-4 7-5. Ma ancor più stupefacente è conoscere chi era il suo avversario: la giovane rivelazione tutta australiana Alex De Minaur. Medvedev, proprio come contro Fabio Fognini, rimonta dopo ver perso il primo set. Classe 1996 lui, natìo di Mosca, classe 1999 l’altro (originario proprio di Sydney), sono simili come tattica di gioco e fisicamente: entrambi alti (Medvedev sfiora per poco i due metri, raggiungendo il metro e 98 di statura) e longilinei, esili ma non deboli, i loro colpi fanno molto male per la loro regolarità e incisività.
L’altro Atp in Nuova Zelanda ad Auckland ha mostrato due giocatori eccezionali. Un ritrovato Del Potro, che arriva in finale convincendo. Sconfigge prima Shapovalov per 6/2 6/4, poi Khachanov per 7/6(4) 6/3; ma non è solo un giustiziere dei Next Gen, ma si dimostra competitivo con i più forti, stracciando con un doppio 6/4 lo spagnolo David Ferrer. Con il potente dritto e il servizio ritrovato ha fatto faville, sicuro e abbastanza costante nel rendimento. Dall’altra parte lo spagnolo Roberto Bautista-Agut, che ha entusiasmato il pubblico soprattutto nella semifinale avvincente contro Robin Haase: finita al terzo set, tutti e tre terminati al tie-break (rimontando sotto di un set), per 6/7(7) 7/6(3) 7/6(5); nel primo set Haase gioca bene ed è anche più preciso di Bautista-Agut, continuando a giocare bene anche nel secondo sembrava favorito e destinato alla vittoria; poi lo spagnolo riesce a strappare il secondo set al tie-break, forse per un leggero calo di stanchezza dell’avversario e qualche errore gratuito in più di troppo; ma, a quel punto, trova sempre più fiducia e si impone in modo sempre più incisivo nel set, guadagnando sempre più campo e facendo correre sempre di più Haase (mentre nel primo era stato il contrario). Quest’ultimo riesce comunque a tenere in equilibrio il match e portarlo al tie-break, ma l’altro sembra più lucido e giocare meglio i punti decisivi, che gli regalano la finale contro Del Potro.
Quest’ultima è speculare alla semifinale appena descritta. 6/1 4/6 7/5 il punteggio finale a favore, a sorpresa forse, proprio dello spagnolo Bautista-Agut. All’inizio è lui che muove l’argentino in campo e ha migliori percentuali al servizio (con 5 aces a 2 messi a segno); l’arma vincente si dimostrerà il suo dritto (anche a sventaglio) ad uscire in cross sul rovescio di Del Potro. Non c’è storia: troppi punti vincenti in più per lo spagnolo e troppi errori gratuiti per l’argentino; il parziale di 6/1 non lascia spazio ad equivoci. Ma, si sa, l’argentino è un grosso lottatore e non molla mai. Anche il secondo set continua con un livello migliore da parte di Bautista-Agut, che però si va sempre più affievolendo. Del Potro ritrova il servizio, mentre lo spagnolo commette qualche doppio fallo di troppo (ben 4) anche sui punti decisivi. E così l’argentino chiude il secondo set per 6/4. Nel terzo c’è sempre più equilibrio: Del Potro che cerca di puntare sulla sua arma vincente dell’accelerata potente di dritto, mentre Bautista-Agut che cerca di spostare la traiettoria dei colpi sul suo rovescio. Ma quest’ultima tattica sembra riuscire sempre meno allo spagnolo e il favorito pare essere diventato proprio l’argentino. Se tutti possono pensare a Bautista-Agut come l’erede e sostituto di Nadal, tutti di certo ora vedono l’argentino destinato a conquistare i prossimi Australian Open. Invece c’è il flop di Del Potro, che in vantaggio sul 5/4 potrebbe chiudere 6/4 anche il terzo e decisivo set e invece si fa rimontare sul 5-5. A quel punto tutti pensano al tie-break, anche finale giusto di un match lottato ed equilibrato; ma è Roberto Bautista Agut a fare il break decisivo e chiudere (con un’accelerata di dritto eccezionale, veloce, potente e profonda, sul rovescio di Del Potro) per 7/5 la finale e conquistare il titolo all’Atp di Auckland: riassunto, la testa di serie n. 5 batte la n. 2 in un match emozionante e altalenante. Di certo la summa di tutto è che entrambi i giocatori sono destinati ad essere protagonisti agli Australian Open 2018 e ad arrivare sino in fondo al Grand Slam.

Tennis: uomini a Shanghai e Stoccolma, donne
ad Hong Kong e Tianjin

roger federer

Nel tennis i nomi di queste ultime due settimane sono: Roger Federer, Rafael Nadal, Juan Martin Del Potro, Grigor Dimitrov, Fabio Fognini, Jerzy Janowicz, Maria Sharapova, Aryna Sabalenka, Sara Errani, Anastasija Pavljučenkova, Daria Gravilova. Andiamo con ordine.

Roger Federer conquista l’Atp di Shanghai con una finale perfetta su Rafael Nadal battendo lo spagnolo per 6/3 6/4 (che durante la premiazione si complimenta con l’altro per la straordinaria partita interpretata): toglie il tempo e il ritmo all’avversario, mandando in confusione un falloso (e nervoso) Rafa. Lo svizzero è in forma davvero smagliante e si prepara con fiducia ed ottimismo ad affrontare il torneo di casa a Basilea. Sembra davvero a un passo (attuale n. 2 del mondo) dal replicare il momento di gloria del 2004, quando dominò incontrastato la vetta della classifica mondiale. Molto positiva la vittoria in semifinale su Juan Martin Del Potro, in rimonta per 3-6 6-3 6-3; una battaglia di nervi vinta dall’elvetico, che fa la differenza sul 3-3: un game lunghissimo, più di venti colpi giocati, in cui l’argentino non riesce a portarsi avanti nel punteggio e si innervosisce, infastidito anche dal movimento del pubblico sugli spalti, che costringe gli organizzatori e l’arbitro a chiedere in cinese di fare silenzio e di prendere posto rapidamente.

Molta preoccupazione aveva destato il suo polso, dopo una brutta caduta con il peso del corpo proprio sul polso a cui aveva subito tre interventi. Invece Juan Martin Del Potro, uscito in semifinale a Shanghai per mano di Nadal (perdendo per 6-4 0-6 3-6 2-6), si dimostra un combattente doc e arriva a giocare la sua 20esima finale in carriera all’Atp di Stoccolma, contro Grigor Dimitrov. Tutti davano il bulgaro per favorito, dato l’ottimo momento agonistico che sta vivendo (e le vittorie a Brisbane, Sofia e Cincinnati di quest’anno). Invece Grigor si deve arrendere all’argentino: per lui i 55mila euro di montepremi e punti preziosi che comunque lo fanno salire in classifica. Il bulgaro ad ogni modo c’è, ma – clamorosamente – nella finale contro l’argentino appare come sfiduciato, meno aggressivo e determinato del solito; attacca, ma viene infilato dai passanti fulminanti di Juan Martin, gioca troppo sul dritto potentissimo dell’avversario e invece usa poco le palle corte, ma è generoso nel lottare. Più bravo e più paziente l’argentino, che tiene bene lo scambio ed è impeccabile. E si aggiudica così, – per la seconda volta consecutiva – il titolo, confermandosi vincitore assoluto. Dimitrov si afferma campione di sportività con i suoi abbracci sinceri di congratulazioni che ha rivolto sia a Fognini che a Del Potro. Quest’ultimo ha fatto la differenza con il servizio (con percentuali di prime e di seconde nettamente più alte, superiori di almeno un buon 10-15% rispetto a quelle di Dimitrov), con cui ha recuperato molte volte lo svantaggio nel punteggio alla battuta appunto; per non parlare poi degli aces messi a segno (saranno ben nove alla fine del match per l’argentino).

Sembrava davvero il momento di Dimitrov che, invece, ha un attimo di stand by, un po’ come Nadal. Forse pagano un po’ la stanchezza per i tanti incontri giocati, tanto che Rafael Nadal non sa se scenderà in campo a Basilea. Lo spagnolo è sempre n. 1, ma sicuramente la sconfitta contro Roger Federer gli pesa. Ai quarti di finale di Shanghai contro Grigor Dimitrov (che sconfigge per 6-4 6-7 6-3), inchiodato dalle risposte vincenti e dai servizi potenti del bulgaro, lo spagnolo si innervosisce e cerca di intimorire l’avversario. Si dimostra anche lui aggressivo in risposta e riesce a centrare la finale. Si gioca con il tetto coperto, per il maltempo che imperversa da giorni, dove sono rappresentati i petali di una magnolia. Perde Rafa contro Federer, ma non sembra intenzionato ad arrendersi. Viceversa Dimitrov si rende protagonista di due altri interessanti match di grande livello nell’Atp di Stoccolma. Al secondo turno contro il giovane polacco Jerzy Janowicz (classe 1990), degno dei migliori NextGen, che batte per 7/5 7/6. E contro Fabio Fognini, che disputa davvero un bel torneo qui in Svezia, ma deve arrendersi al bulgaro in semifinale per 6/3 7/6(2); il punteggio non rende giustizia al ligure, perché ci vuole davvero il miglior Dimitrov per batterlo e Fognini lotta e corre su ogni palla e adotta ogni tipo di colpo per cercare di mettere in difficoltà l’altro. Ma in finale arriverà Grigor.

Per quanto riguarda il tennis italiano – poi – da segnalare il ritorno (dopo due settimane di squalifica per positività – da presunta contaminazione indiretta e non da assunzione volontaria – al letrozolo) di Sara Errani. La tennista romagnola prima arriva in semifinale al Wta di Tianjin in singolare, dove invece vince in doppio con la Begu. Poi si aggiudica l’ITF di Suzhou, in Cina (con un montepremi di circa 60mila dollari), battendo agevolmente (in meno di un’ora, appena 50 minuti di gioco) la cinese 19enne Hanyu Guo con un punteggio drastico di 6/1 6/0. Concede solo un game questa tennista grintosa e vogliosa di tornare a vincere.

Ma il Wta di Tianjin segna il ritorno anche di un’altra tennista: l’ex numero uno Maria Sharapova (che qui aveva ottenuto una wild card). La siberiana rivive l’euforia del 2005 (quando era al vertice del ranking mondiale) e regala una finale “entusiasmante” – per sua stessa ammissione – contro la rivelazione del torneo: la 19enne bielorussa Aryna Sabalenka. Vero talento indiscusso, si dimostra molto ostica, giocatrice completa e solida, in grado di mettere molto in difficoltà qualsiasi avversaria con colpi precisi, potenti e di gran classe. Capace di fare qualsiasi cosa, coraggiosa, lotta e – aggressiva – non si lascia intimorire; mette a segno numerosi aces e viene a rete con buoni risultati. Con un titolo ITF all’attivo, tutti si rendono conto che è destinata a ben migliori e più alti traguardi. Dopo aver eliminato Sara Errani, approda in finale e sta quasi per avere la meglio sulla Sharapova (che vincerà con il punteggio di 7/5 7/6 – per 8 punti a 6 -). Ci vuole tutta la determinazione, la grinta, la rabbia e l’orgoglio della tigre siberiana per non cedere, non mollare e recuperare. Sempre in rimonta, la Sabalenka avrebbe potuto chiudere il match: due volte avanti di un break, si fa strappare il servizio e pareggiare; giusto il tiebreak del secondo set, lottato e giocato magnificamente dalla Sharapova. In lacrime la Sabalenka per l’occasione sfumata, gioia ed esultazione per Maria (che subito immortala il successo con un selfie con i fan). Però, nel successivo Wta di Mosca in casa, la siberiana non riesce a rendere altrettanto ed esce al primo turno eliminata dalla Rybarikova per 7/6 6/4. Un torneo cui teneva particolarmente e in cui non riesce a disegnare un altro traguardo. Forse ha accusato un po’ di stanchezza per tutte le partite giocate.

Al di là dei giochi di parole, la vittoria di una finale è sembrata un po’ una maledizione anche per la russa Anastasija Pavljucenkova. Vincitrice su Daria Gravilova del torneo di Hong Kong; qui si era imposta in tre set sulla tennista russa naturalizzata australiana con il punteggio di 5-7 6-3 7-6(3). Eppure – subito dopo – al successivo torneo di Mosca è uscita al primo turno per mano della Kasatkina (che arriverà in finale dove sarà battuta dalla Goerges per 6/2 6/1) in due set netti con un parziale di 7/6 6/1 (crollando nel secondo set, senza storia).

Sicuramente una finale avvincente e lunghissima quella con la Gavrilova ad Hong Kong; che ha qualcosa a che fare con quella maschile di Shanghai. Numerose le interruzioni per pioggia, così come nel maschile si era dovuto giocare in più giorni con il tetto coperto. Poi una curiosa alternanza di chiamate per il medical time out: prima della Pavljucenkova per problemi all’addome (vicino all’anca e all’inguine); poi della Gavrilova per un infortunio alla coscia destra (torna in campo con una vistosa fasciatura forse per un risentimento muscolare); infine di nuovo di Anastasija per un dolore alla spalla. Le due si rincorrono anche nel punteggio e sono molte le palle break, i set point ed i match point sfumati prima del punteggio definitivo. Forse la russa è stata avvantaggiata dalla maggiore potenza e profondità di colpi, che all’inizio l’hanno vista favorita rispetto a quelli di una Gavrilova – dotati, però, di maggiore rapidità e velocità – sicuramente più mobile in campo. Quando, infine, la Pavljucenkova ha ritrovato il potente servizio (con molti aces messi a segno) è riuscita a sferzare il colpo decisivo per mettere la firma su questa finale e su questo torneo.