Visite fiscali. Cosa devono fare i lavoratori in caso di malattia

Visite fiscali

ARRIVA UNA GUIDA DELL’INPS

Cosa devono fare i lavoratori in caso di malattia? Per risolvere dubbi e domande arriva una guida sulla certificazione telematica e sulle visite mediche di controllo. Un vademecum con cui l’Inps vuole rispondere alle richieste più frequenti di dipendenti, pubblici e privati, indicando i passi da seguire quando, causa malattia, si è impossibilitati ad andare al lavoro.

“La prima cosa da fare – ricorda l’istituto – è contattare il proprio medico curante che ha il compito di redigere e trasmettere il certificato in via telematica all’Inps. Certificato e attestato cartacei (l’attestato indica solo la prognosi, ossia il giorno di inizio e di fine presunta della malattia; il certificato indica la prognosi e la diagnosi, ossia la causa della malattia) sono accettati solo quando non sia tecnicamente possibile la trasmissione telematica”.

Il lavoratore, si legge, “deve prendere nota del numero di protocollo del certificato e controllare l’esattezza dei dati anagrafici e dell’indirizzo di reperibilità per la visita medica inseriti”. Inoltre, può “verificare la corretta trasmissione del certificato tramite l’apposito servizio sul sito Inps, inserendo le proprie credenziali (codice fiscale e Pin o Spid per consultare il certificato; codice fiscale e numero di protocollo per consultare l’attestato)”.

Reperibilità – Nel certificato, “il medico deve inserire (solo se ricorrono) l’indicazione dell’evento traumatico e la segnalazione delle agevolazioni per cui il lavoratore, privato o pubblico, sarà esonerato dall’obbligo del rispetto della reperibilità”. Per quanto attiene le fasce per le visite fiscali di controllo, possono essere disposte d’ufficio dall’Istituto o su richiesta dei datori di lavoro per i propri dipendenti. La reperibilità cambia tra privato e pubblico: i lavoratori privati sono tenuti a essere reperibili nelle fasce 10-12 e 17-19. Per quelli pubblici, nelle fasce 9-13 e 15-18.

Assenza – Infine, “se il lavoratore risulta assente alla visita domiciliare, viene invitato a recarsi, in una data specifica, (generalmente il giorno dopo), presso gli ambulatori della struttura territoriale Inps di competenza. E’ comunque tenuto a presentare una giustificazione valida per l’assenza per non incorrere in eventuali azioni disciplinari da parte del datore di lavoro”.

Dipendenti pubblici

TORNANO I BUONI PASTO

Buone notizie per i buoni pasto degli statali. Il ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno ha annunciato che dal 6 agosto torneranno ad essere erogati da un nuovo fornitore. “Come promesso, il servizio di erogazione dei buoni pasto per i dipendenti pubblici riprenderà il prossimo 6 agosto” ha reso noto Bongiorno, aggiungendo che è stato individuato il nuovo fornitore. “Un ottimo risultato raggiunto in poco tempo, in sinergia con le strutture competenti del Ministero dell’Economia e di Consip” ha aggiunto il ministro.

Dopo la disdetta della convenzione con Qui!Group, il ministero si era messo al lavoro per risolvere la situazione prima possibile evitando di danneggiare ulteriormente i dipendenti pubblici. Il caos sui buoni pasto è esploso dopo che la Consip ha annunciato la risoluzione della convenzione con la società Qui!Group “per reiterato, grave e rilevante inadempimento delle obbligazioni contrattuali”. Tra i disservizi contestati al fornitore la mancata spendibilità dei buoni emessi ed il mancato rimborso degli stessi alle imprese esercenti. Da qui la chiusura dell’accordo con il fornitore di Qui!Ticket.

Previdenza

PENSIONE, COSA DOBBIAMO ATTENDERCI

Pensione, si cambia. Dal prossimo anno ogni biennio si provvederà ad adeguare i requisiti per la pensione con le aspettative di vita. Dal 1° gennaio 2019 l’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni (71 per l’opzione contributiva), mentre per la pensione anticipata saranno necessari 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini. Per le donne 42 anni e 3 mesi.

Tuttavia non faremo in tempo a metabolizzare questo cambiamento che ci sarà un nuovo adeguamento: nel 2021, infatti, l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia salirà di altri 3 mesi, arrivando a 67 anni e 3 mesi.

D’altronde i miglioramenti nel campo della medicina e della farmacologia hanno fatto sì che la speranza di vita si allungasse, attivando un processo costante nel tempo: secondo le previsioni dell’Istat, infatti, ogni biennio le aspettative di vita dovrebbero crescere di circa 2 o 3 mesi, comportando così un aumento dell’età pensionabile.

Quindi è vero che in futuro vivremo di più, ma è anche vero che la maggior parte del tempo la passeremo lavorando. Con la crescita costante dell’età pensionabile (sempre che le previsioni dell’Istat siano confermate), infatti, in futuro non si potrà andare in pensione prima dei 70 anni.

Lo conferma una interessante, recente infografica realizzata da Money.it in cui sono indicati i cambiamenti che interverranno sul fronte previdenziale nei prossimi anni. Come possiamo vedere dall’immagine, dal 2021 in poi l’età pensionabile aumenterà di 2 mesi ogni biennio, superando i 68 anni nel 2031 e i 69 nel 2043. Un giovane di 20 anni, che oggi probabilmente ha appena iniziato a lavorare (oppure a studiare in un corso universitario), dovrebbe quindi attendere il 2069 per andare in pensione, alla veneranda età di 71 anni e 3 mesi.

Tutti disoccupati, così 600mila famiglie

SUD: RAPPORTO SVIMEZ

Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila)”. Così la Svimez che parla “di sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche”. E definisce “preoccupante la crescita del fenomeno dei ‘working poors'”, ovvero del “lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all’esplosione del part time involontario”.

Nel 2019 “si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale: la crescita del prodotto sarà pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud”. E’ quanto prevede la Svimez, nelle anticipazioni del Rapporto di quest’anno. Nel 2017, si spiega, “il Mezzogiorno ha proseguito la lenta ripresa” ma “in un contesto di grande incertezza” e “senza politiche adeguate” rischia di “frenare”, con “un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo” nel giro di due anni (dal +1,4% dello scorso anno al +0,7% del prossimo).

“Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati”. E’ questo il ‘bollettino’ della Svimez sulla ‘fuga’ dal Sud, il cui peso demografico non fa che diminuire.

La Svimez, l’associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno, nelle anticipazioni del Rapporto 2018 lancia l’allarme sul “drammatico dualismo generazionale”. E spiega: “il saldo negativo di 310 mila occupati tra il 2008 e il 2017 al Sud è la sintesi di una riduzione di oltre mezzo milione di giovani tra i 15 e i 34 anni (-578 mila), di una contrazione di 212 mila occupati nella fascia adulta 35-54 anni e di una crescita concentrata quasi esclusivamente tra gli ultra 55enni (+470 mila unità)”. Insomma, sintetizza, “si è profondamente ridefinita la struttura occupazionale, a sfavore dei giovani”.

Carlo Pareto

Inps. Sono circa 5,8 milioni i pensionati con meno di mille euro al mese

Malattia

ARRIVA L’AUTOCERTIFICAZIONE PER I PRIMI 3 GIORNI DI MALATTIA

Il Ddl Romani che permette l”autodichiarazione’ per i primi tre giorni di assenza dal lavoro per malattia incassa il sostegno della Federazione degli Ordini dei medici. Quella di “autogiustificare i primi tre giorni di assenza per malattia dal lavoro” è una proposta che la Fnomceo – su impulso del presidente dell’Ordine di Piacenza, Augusto Pagani – porta avanti “da quattro anni e che è stata, lo scorso dicembre, oggetto di un Ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio nazionale, che ha dato mandato alla presidente Chersevani e a tutto il Comitato centrale di sollecitare una revisione, in tal senso, della legge Brunetta”, ricostruisce la stessa Federazione.

“E gli appelli non sembrano essere rimasti inascoltati: è stato infatti assegnato alla Commissione Affari costituzionali del Senato il Ddl presentato da Maurizio Romani, vicepresidente della Commissione Igiene e sanità. Se sarà approvato – spiega la Fnomceo – in presenza di un disturbo che il lavoratore ritiene invalidante ma passeggero, sarà lui stesso, sotto la sua esclusiva responsabilità, a comunicarlo al medico, che si farà semplice tramite per la trasmissione telematica all’Inps e al datore di lavoro. Il Ddl incide poi, ridimensionandole, sulle pene ai medici, anche per porre rimedio ad alcune contraddizioni ed eccezioni di incostituzionalità rilevate nella legge Brunetta”.

La Fnomceo esprime, dunque, “vivo apprezzamento e sostiene il Ddl – ha sottolineato Maurizio Scassola, vicepresidente della Federazione -. Ci sono disturbi come il mal di testa o lievi gastroenteriti, la cui diagnosi non può che essere fatta sulla base di sintomi clinicamente non obiettivabili. Il medico, in questi casi, deve limitarsi, all’interno del rapporto di fiducia che lo lega al paziente, a prendere atto di quanto lamentato. Riteniamo che un’auto-attestazione potrebbe essere utile, prima ancora che a sollevare il medico, a responsabilizzare il paziente come del resto già avviene, con ottimi risultati, in molti Paesi anglosassoni. Auspichiamo dunque un iter rapido e l’approvazione entro fine legislatura”.

Boeri

PENSIONE, PER 6 MILIONI E’ SOTTO I MILLE EURO

Sono circa 5,8 milioni i pensionati che non arrivano a 1.000 euro al mese. Lo certifica l’Inps nel Rapporto annuale, presentato recentemente dal presidente Tito Boeri. Nel dettaglio, al 31 dicembre 2016, sono 1,68 milioni quelli che percepiscono un assegno sotto i 500 euro al mese, il 10,8% del totale, e 4,15 milioni quelli che si fermano a 999 euro mese, il 26,7%.

Il 21,8% invece, circa 3,38 milioni di pensionati, non supera quota 1.500 mentre il 17,9%, circa 2,78 milioni, percepisce assegni fino a 1999 euro al mese. Sono invece il 10,6%, circa 1,6 milioni, quelli che possono godere di una pensione poco sotto i 2.500 euro mentre a percepire assegni di poco meno di 3000 euro è il 5,4% del totale dei pensionati, 845mila persone. Il 6,8% infine, poco più di 1 milione di pensionati, riceve una pensione oltre i 3mila euro al mese.

Per Boeri l’unica strada possibile per mettere i giovani in condizione di poter accedere a una pensione dignitosa è “fiscalizzare una componente dei contributi previdenziali all’inizio della carriera lavorativa per chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato”. Ed è certamente migliore “di molte di quelle proposte nella cosiddetta fase due del confronto governo-sindacati sulla previdenza”.

Boeri ha ribadito la necessità di non bloccare gli automatismi per l’accesso all’età pensionabile legati alle aspettative di vita. “Bloccare l’adeguamento dell’età pensionabile agli andamenti demografici non è affatto una misura a favore dei giovani – ha rimarcato – scarica sui nostri figli e sui figli dei nostri figli i costi di questo mancato adeguamento”.

Lavoro – Il Rei, il Reddito di Inserimento che prenderà forma nel 2018, non è sufficiente a coprire l’intera platea degli indigenti in Italia. E’ un primo passo ma va modificato. E’ questa la richiesta che è arrivata dal presidente Inps per il quale “manca ancora in Italia uno strumento universalistico” a sostegno della disoccupazione e della indigenza. Due le modifiche da apportare: ai criteri di accesso al beneficio e all’importo corrisposto.

Jobs Act – Lo stop all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del contratto a tutele crescenti “ha rimosso il tappo alla crescita delle imprese sopra la soglia dei 15 dipendenti” ha affermato Boeri che plaude così all’effetto prodotto dal Jobs act. “C’è stata un’impennata nel numero di imprese over 15: dalle 8mila al mese di fine 2014 alle 12mila con il contratto a tutele crescenti”, ha detto annotando come “questa crescita porta vantaggi sul piano della formazione permanente”.

Contratto – Sì a un salario minimo in Italia per garantire “il duplice vantaggio di un decentramento della contrattazione e di uno zoccolo retributivo minimo per quel crescente numero di lavoratori che sfugge alle maglie della contrattazione”. E’ questo l’sms che il presidente dell’Inps ha inviato al tavolo di confronto tra Confindustria e sindacati che hanno ripreso a dialogare sul modello contrattuale. Soprattutto ai sindacati che sono, ha affermato ancora, “paradossalmente i maggiori detrattori del salario minimo temendo che tolga spazio alla contrattazione”.

Sulla drammatica vicenda di Torino

LE PRECISAZIONI DELL’INPS

L’Inps esprime l’auspicio di una completa e pronta guarigione della signora Concetta Iolanda Candido, il cui dramma, che si è consumato ieri presso l’Agenzia complessa di Torino Nord, ha colpito profondamente i vertici e tutti i dipendenti dell’Istituto. Il pensiero e la solidarietà dell’Inps vanno alla donna e alla sua famiglia, che in queste ore stanno affrontando momenti terribili. La signora Candido era stata licenziata il 13 gennaio scorso e il 24 gennaio aveva presentato domanda di Naspi. Alla data di cessazione del rapporto di lavoro, però, la lavoratrice era in malattia e questo ha impedito la liquidazione della prestazione.

Per la normativa vigente, infatti, se alla data di cessazione del rapporto di lavoro vi è in corso un periodo di malattia, per avere diritto alla Naspi occorre riacquistare la capacità lavorativa, sia pure in maniera residua.

Il riacquisto della capacità lavorativa deve essere certificato dal medico che ha attestato la malattia. Questo certificato non era allegato alla domanda di Naspi ed è stato richiesto alla signora il 27 aprile dall’agenzia Inps di Torino Nord.

La richiesta del certificato e di altra documentazione mancante è stata anche inviata il 10 maggio al

Patronato che seguiva la pratica. Il certificato medico è stato redatto il 25 maggio dal medico curante, che ha attestato il riacquisto della capacità lavorativa dalla medesima data. Il certificato è stato presentato all’Inps il 26 maggio e confermato l’8 giugno dal medico di sede.

La Naspi è stata così liquidata ed è stato disposto il primo pagamento per il periodo dal 1° al 15 giugno, con valuta del 26 giugno sull’IBAN fornito e regolarmente verificato. La Naspi della signora Candido decorre pertanto dal 1° giugno 2017 per un totale di 683 giorni, con pagamento previsto fino al 27 aprile 2019.

Perdere il posto di lavoro è un’esperienza devastante dal punto di vista economico e soprattutto sociale e può condurre chiunque a uno stato di fragilità ed a tragedie come quella vissuta ieri. Il ruolo sociale dell’Inps responsabilizza ogni giorno chi lavora al servizio dei cittadini e sempre più sarà profuso ogni sforzo perché l’utenza sappia di potersi rivolgere all’Istituto con fiducia, certa di ottenere la garanzia del massimo impegno.

Garanzia giovani

A 510MILA PROPOSTA ALMENO UNA MISURA DI PROGRAMMA

Prosegue la crescita del numero dei giovani presi in carico e di quello dei giovani ai quali è stata offerta un’opportunità concreta tra quelle previste da Garanzia Giovani. Il report settimanale sull’attuazione del programma evidenzia, infatti, che, al 28 giugno, i presi in carico sono 956.388, 2.541 in più rispetto alla settimana scorsa, con un incremento del 66,4% rispetto al 31 dicembre 2015, data che segna la conclusione della “fase 1” del programma; tra questi, sono 510.151 quelli cui è stata proposta almeno una misura del programma, 954 in più rispetto alla settimana scorsa, con un incremento, rispetto al 31 dicembre 2015, del 100,6%.

Aumenta anche il numero dei giovani che si registrano: sempre al 28 giugno, gli utenti complessivamente registrati sono 1.379.106, 3.267 in più rispetto a una settimana fa, con un incremento del 50,8% rispetto al 31 dicembre 2015. I giovani registrati al netto delle cancellazioni oggi sono 1.185.759, pari all’86% del totale dei registrati, con un incremento del 50,5% rispetto al 31 dicembre 2015.

Rispetto al 31 Dicembre 2015 l’incidenza dei giovani registrati al netto delle cancellazioni sul totale dei registrati passa dall’86,2% all’86% (-0,2%); l’incidenza dei giovani presi in carico sui giovani registrati al netto delle cancellazioni passa dal 73% all’80,7% (+7,7%); l’incidenza dei soggetti cui è stata proposta una misura del programma sui giovani presi in carico passa dal 44,2% al 53,3% (+9,1%).

Quanto a “Crescere in Digitale”, progetto promosso dal Ministero del Lavoro insieme con Google ed Unioncamere, a 94 settimane dal lancio sono 99.393 i giovani iscritti attraverso la piattaforma www.crescereindigitale.it. Le imprese che hanno aderito al progetto sono 6.222, disponibili ad accogliere 8.880 tirocinanti. Da sottolineare che le imprese che decideranno di assumere il giovane al termine del tirocinio potranno beneficiare di incentivi fino a 8.060 euro.

Carlo Pareto