Lavoro, boom di assunzioni di apprendisti. Battuti i contratti a tempo indeterminato

Inps

DIRITTO ALLA NASPI: ULTIME NOVITÀ

A seguito di alcune segnalazioni, pervenute da parte degli enti di patronato, con le quali veniva lamentato il mancato accoglimento di domande di Naspi presentate al termine della fruizione dell’indennità di mobilità ordinaria o dei trattamenti di disoccupazione speciale per l’edilizia,  l’Inps ha approfondito la problematica sia da un punto di vista normativo che procedurale evidenziando, in particolare, il caso in cui l’istanza di Naspi venga presentata nei sessantotto giorni dal termine dell’ultima rioccupazione a tempo determinato e la decadenza dell’indennità di mobilità ordinaria dei trattamenti di disoccupazione speciale per l’edilizia intervenga all’interno di detti sessantotto giorni.

Della problematica è stato interessato il competente Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il quale  con nota n. 8774 del 28 maggio 2018 ha chiarito che “ nulla osta a che i lavoratori che maturino le condizioni fissate dalla legge per richiedere l’indennità Naspi possano accedere a tale ultima prestazione qualora ne facciano istanza entro i 68 giorni successivi dal termine dell’ultimo rapporto di lavoro a tempo determinato intrattenuto e la scadenza della prestazione di mobilità o del trattamento speciale edile ex legge 451 del 94 intervenga all’interno del medesimo arco temporale, intendendosi per scadenza il termine della prestazione per intero godimento della prestazione stessa.”

Preso atto delle precisazioni ministeriali, l’Inps, con apposito messaggio Intranet di imminente pubblicazione, fornirà agli operatori addetti le istruzioni procedurali volte alla gestione della casistica sopra menzionata.

Coldiretti

AL VIA LA PROCEDURA DEI VOUCHER IN AGRICOLTURA

Al via l’attesa procedura Inps per l’utilizzo dei voucher in agricoltura dopo l’approvazione della riforma da parte del Parlamento con la legge 96 del 2018 che ne ha semplificato l’utilizzo. Lo annuncia la Coldiretti nel precisare che sono operative le prime modifiche come l’allungamento della durata da 3 a 10 giorni entro cui è possibile svolgere la prestazione occasionale, un aggiornamento molto atteso dalle imprese agricole con l’inizio della vendemmia. “E’ Un primo segnale di sburocratizzazione – secondo Coldiretti – che va nel verso auspicato dal mondo agricolo, ma ora ci auguriamo che anche le altre modifiche previste dalla legge diventino operative con la medesima tempestività all’interno della procedura Inps. Anche perché con i voucher circa 50mila posti di lavoro occasionali possono essere recuperati con trasparenza nelle attività stagionali in campagna dove sono impiegati soltanto per le attività svolte da disoccupati, cassintegrati, pensionati e giovani studenti che non siano stati operai agricoli l’anno precedente”.

I voucher ritornano – spiega la Coldiretti – a dieci anni della loro introduzione in Italia che è avvenuta il 19 agosto 2008 con circolare Inps che per la prima volta autorizzava la raccolta dell’uva attraverso voucher con l’obiettivo di ridurre burocrazia, riconoscendo la specificità del lavoro agricolo. Nel corso degli anni successivi all’introduzione nel 2008 è stato allargata la possibilità di utilizzo alle altre attività di agricole ma – sottolinea la Coldiretti – il settore è rimasto fedele all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti, cassintegrati e disoccupati) a differenza degli altri comparti produttivi. Meno del 2% del totale dei voucher – afferma Coldiretti – è stato impiegato in agricoltura dove sono nati e

rappresentano un valido contributo all’emersione del lavoro sommerso.

Non è un caso – precisa la Coldiretti – che il numero di voucher impiegati in agricoltura sia praticamente rimasto stabile dal 2011 senza gli abusi che si sono verificati in altri comparti. In agricoltura sono stati venduti negli ultimi cinque anni prima dell’abrogazione poco più di 2 milioni di voucher, più o meno gli stessi dei 5 anni precedenti, pari all’incirca a 350mila giornate/anno di lavoro. Il valore complessivo delle integrazioni di reddito accordate per le prestazioni a pensionati, studenti, cassintegrati e disoccupati ammonta – conclude la Coldiretti – a circa 22 milioni di euro all’anno mentre la regione dove sono stati più impiegati è il Veneto con poco più di ¼ del totale.

Lavoro

BOOM ASSUNZIONI APPRENDISTI

Nell’ultimo anno 283.030 giovani under 30 sono entrati nel mondo del lavoro e stanno imparando un mestiere grazie all’apprendistato. Lo rivela un rapporto di Confartigianato che mostra “la crescita record” di assunzioni di apprendisti registrata tra aprile 2017 e marzo 2018, pari al 20,2% in più rispetto al 2017 e che superano dell’11,4% le 254.000 assunzioni di giovani a tempo indeterminato avvenute nello stesso periodo. Dei 283.030 nuovi apprendisti, 164.976 sono maschi e 118.054 donne.

Tra gennaio e maggio 2018, sottolinea inoltre il rapporto, l’aumento dei contratti di apprendistato ha avuto un’ulteriore accelerazione che li ha portati a sorpassare le altre tipologie di rapporti di lavoro: ne sono stati attivati 134.358 (il 96% dei quali riguardanti giovani under 30) con una crescita del 13,7% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Largamente battuti i contratti a tempo indeterminato (+3,1%), i contratti a tempo determinato (+8,4%), i contratti stagionali (+7%) e i contratti intermittenti (+8,8%).

Lavoro

PUBBLICO IMPIEGO, PIÙ DIPENDENTI PRECARI

Il numero dei dipendenti pubblici si ferma a 3 milioni 356 mila, segnando ancora un altro calo annuo (-0,2%), sintesi di una riduzione dei posti ‘fissi’ controbilanciata da una crescita di quelli precari. È quanto emerge dall’Annuario statistico della Ragioneria generale dello Stato, che aggiorna i dati al 2016.

Rispetto all’anno prima si contano 29 mila 687 occupati a tempo indeterminato in meno (-1%), mentre le unità di lavoro flessibili salgono di 22 mila 718 (+7,8%). Il totale vede una discesa di 6 mila 969 unità tra il 2015 e il 2016. Il costo del lavoro resta poco mosso, praticamente invariato, risultando pari a 159 miliardi e 651 milioni di euro (erano 159 miliardi e 525 milioni l’anno precedente).

I conti ancora non risentono degli effetti del rinnovo contrattuale: pur decorrendo dal 2016 l’accordo è stato firmato solo alla fine del 2017 e i primi aumenti sono stati caricati nelle buste paga a inizio 2018.

Lavoro

SEMPRE MENO GIOVANI CAPITANI D’IMPRESA

Sempre meno giovani al comando delle imprese italiane. Tra marzo 2013 e marzo 2018 le cariche di amministratore nelle imprese del nostro Paese sono cresciute di circa 48mila unità, ma continuano a diminuire i giovani coinvolti nelle ‘stanze dei bottoni’ dell’azienda-Italia. Complessivamente, infatti, nei 5 anni considerati la percentuale di amministratori con più di 50 anni è passata dal rappresentare il 53,3 al 61% del totale delle cariche, con una perdita invece di 7,7 punti percentuali per quella degli under 50.

Questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’elaborazione Unioncamere-InfoCamere sulle persone con carica di amministratore nelle imprese italiane negli ultimi cinque anni.

Al 31 marzo di quest’anno gli amministratori di imprese in Italia sono 3,8 milioni, quasi 50 mila unità in più rispetto alla stessa data di cinque anni fa. Un aumento che, però, segnala un forte movimento tra le classi di età a tutto vantaggio per quelle degli over 50 rispetto ai più giovani. Tra il 2013 e il 2018, gli amministratori tra i 50 e 69 anni sono aumentati di 194mila e in quella degli ‘over 70’ di altre 125mila, per una crescita complessiva di 319mila unità per l’insieme degli over 50.

A questa espansione ha fatto eco una forte contrazione degli amministratori con meno di 50 anni di età: a fine marzo di quest’anno erano 1,5 milioni con una diminuzione totale di oltre 270mila unità negli ultimi 5 anni (il 15% in meno rispetto al 2013), dei quali 251 mila nella classe tra i 30 e i 49 anni e 20 mila in quella under 30.

Sul versante territoriale, ancora una volta i dati rivelano un’Italia divisa in due: da una parte, nelle ripartizioni del Centro e del Mezzogiorno, si assiste complessivamente ad una crescita nel numero degli amministratori (79mila in più nei 5 anni in esame, di cui 30mila al Centro e 49mila al Sud), Dinamica opposta nelle circoscrizioni settentrionali, con una riduzione più lieve nel Nord-Est (-8mila unità, -1,0%) e più rilevante nel Nord-Ovest (-24mila unità, -2,0%).

Lo spostamento della distribuzione per età della popolazione verso le classi più anziane interessa invece tutte le aree geografiche dello stivale. Rispetto al 2013, in tutte le ripartizioni si evidenzia una riduzione del numero di amministratori nelle due fasce di età più giovani e un aumento marcato per quelle oltre i 50 anni: il processo d’invecchiamento dei capitani d’impresa appare più accentuato al Sud e Isole sia in termini assoluti (+102mila unità) che relativi (+20,9%) di quello riscontrato nelle regioni centro-settentrionali, dove il”grigio” dell’età si fa largo soprattutto al Nord-Ovest (+82.500 unità quanto ai valori assoluti) e al Centro (+17,6% in termini relativi).

La tendenza si conferma pienamente anche su base regionale: in tutte le 20 regioni italiane, sia per la classe di età 50-69 anni che per quella over70, si registrano variazioni in aumento nel quinquennio esaminato. Particolarmente significativa la performance del Molise, che primeggia in termini di crescita relativa in entrambe le classi (rispettivamente +28 e +47%) e della Calabria (+24 e +42%).

Guardando ai settori produttivi, nei cinque anni considerati il fenomeno dell’invecchiamento degli amministratori caratterizza tutte le attività, con incrementi di quasi il 30% nella classe 50-69 anni e superiori al 40 % in quella degli over 70 nei due settori dell’alloggio e ristorazione e dei servizi alle imprese.

Sul fronte opposto, la riduzione degli amministratori under 50 incontra pochissime eccezioni, tra cui vanno segnalate quella degli amministratori under 30 dell’agricoltura (aumentati di oltre 2.000 unità) e dei servizi di informazione e comunicazione (+463).

Poiché i dati sulle cariche riflettono da vicino l’evoluzione dello stock di imprese, la lettura per tipo di attività evidenzia una contrazione nei settori che, nel periodo esaminato, hanno visto ridursi in modo più sensibile il numero di imprese: manifatturiero (-19mila amministratori), costruzioni (-17mila) e attività immobiliari (-4.600).

Carlo Pareto

Statali. Firmato il decreto che sblocca le assunzioni nelle amministrazioni pubbliche

Pensioni Inps

QUANDO ARRIVA LA QUATTORDICESIMA

Ancora due mesi di attesa e poi circa 3,5 milioni di pensionati riceveranno dall’Inps la tanto attesa quattordicesima, la somma aggiuntiva di pensione con un importo che varia dai 336 ai 655 euro. La quattordicesima però sarà corrisposta solamente a quei pensionati che soddisfano determinati requisiti, i quali sono stati riformati dalla Legge di Bilancio del 2017. Nel dettaglio con questa manovra finanziaria è stato stabilito che ne possono beneficiare soltanto coloro che hanno più di 64 anni e con un reddito complessivo inferiore a due volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti Inps che per il 2018 è pari a 507,42. Quindi, per ottenere la quattordicesima il reddito annuo non deve essere superiore a 13.192 euro e in tal caso l’importo sarà pari a 336 euro per i lavoratori autonomi (con almeno 18 anni di contributi) e privati (con 15 anni di contributi). Per gli autonomi la quattordicesima aumenta a 420 euro per un’anzianità contributiva compresa tra 18 e 28 anni e a 504 euro se questa è superiore ai 28 anni. Gli stessi importi valgono per i privati ma in tale ipotesi il primo scatto si ha con un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 25 anni e il secondo per quella superiore ai 25 anni. Gli importi della quattordicesima salgono per coloro che hanno una situazione reddituale non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni, ovvero a 9.894,69. Nel dettaglio, prendendo come riferimento le precedenti fasce di anzianità contributiva per lavoratori dipendenti e autonomi, gli importi della quattordicesima lievitano rispettivamente a 437, 546 e 655 euro. Giova per ogni opportunità ricordare che la quattordicesima per i pensionati verrà corrisposta – come per i lavoratori a cui spetta – nel mese di luglio 2018, in concomitanza con l’assegno previdenziale. Precisamente questa sarà pagata lunedì 2 luglio 2018.

Previdenza

CHI VA IN PENSIONE PUÒ LAVORARE ANCORA

Si potrebbe pensare che pensione e lavoro siano contrapposti, ovvero che l’uno escluda l’altro. In realtà non è così dal momento che si può andare in pensione pur continuando a lavorare. La Legge Dini del 1995, infatti, pur stabilendo che il dipendente che vuole andare in pensione ha l’obbligo di cessare l’attività lavorativa non vieta la ripresa del lavoro una volta che questo comincerà a percepire l’assegno previdenziale. Obbligo che comunque non interessa i lavoratori autonomi e parasubordinati i quali non devono interrompere l’attività lavorativa per avere diritto al trattamento pensionistico. Quindi chi ha un lavoro subordinato e vuole accedere alla pensione deve innanzitutto cessare dal servizio attuale. Solo dopo aver effettivamente percepito il primo assegno può riprendere a lavorare, iniziando una nuova attività oppure chiedendo di essere riassunto alla precedente azienda. È bene sottolineare, però, che per chi ha meno di 63 anni e la pensione calcolata interamente con sistema contributivo è prevista una riduzione dell’assegno previdenziale: nel dettaglio questo perde il 100% della pensione se inizia un’attività come subordinato, mentre in caso di lavoro autonomo viene decurtato il 50% della pensione che eccede il trattamento minimo stabilito dall’Inps (che per il 2018 è pari a 507,46 euro). Per tutti gli altri pensionati è invece possibile cumulare la prestazione pensionistica con i redditi derivanti da attività lavorativa. Continuare a lavorare dopo la pensione comporta il versamento dei contributi all’Inps. Questi non vanno persi ma sono utili per ottenere un incremento dell’importo della pensione; tuttavia il ricalcolo non è immediato poiché il pensionato può richiederlo solamente dopo 5 anni dalla decorrenza della pensione. Si può chiedere eccezionalmente anche dopo 2 anni, ma per una sola volta.

Lo studio

MIGLIORA IL RAPPORTO TRA ATTIVI E PENSIONATI

Aumenta il numero degli occupati, mentre decresce rispetto al 2015 il numero di pensionati, che si riduce di quasi 115.000 unità: il rapporto attivi/pensionati tocca quindi nel 2016 quota 1,417, dato migliore dal 1997 (primo anno utile al confronto); il tutto mentre la spesa pensionistica pura è aumentata dal 2015 al 2016 del solo 0,22%. Nel triennio 2014-2016 si registra un incremento medio annuo dello 0,57%, tra i più bassi di sempre. Sono queste alcune delle principali evidenze emerse dal Quinto Rapporto ‘Il Bilancio Previdenziale italiano. Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2016’, a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Presentato alla fine di febbraio scorso al governo e alle commissioni parlamentari, il documento, realizzato con il patrocinio del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fornisce una visione d’insieme del complesso sistema di welfare italiano, illustrando gli andamenti della spesa pensionistica, delle entrate contributive e dei saldi nelle differenti gestioni pubbliche e privatizzate che compongono il sistema pensionistico del Paese e opera al contempo un’utile riclassificazione della spesa all’interno del più ampio bilancio dello Stato.

“Nel pieno di una campagna elettorale nella quale ‘promesse e proclami’ si sono concentrati sul tema delle pensioni e dell’assistenza -ha detto Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali- argomenti che interessano da vicino un’ampia platea di potenziali elettori, come ad esempio i 16,1 milioni di pensionati italiani (più di 8 dei quali totalmente o parzialmente assistiti dallo Stato) o, ancora, quanti anelano alla giusta quiescenza, diventa quanto mai indispensabile fare chiarezza grazie ai numeri. Numeri che evidenziano innanzitutto come, al di là dell’opinione comune supportata dai dati Istat, la dinamica della spesa per le pensioni sia assolutamente sotto controllo”.

Nel 2016, la spesa pensionistica italiana relativa a tutte le gestioni ha raggiunto, al netto della quota Gias (vale a dire la gestione per gli interventi assistenziali), i 218.504 milioni di euro, mentre le entrate contributive sono state pari a 196.522 milioni di euro, per un saldo negativo di 21.981 milioni. A pesare sul disavanzo, in particolare, la gestione dei dipendenti pubblici, che evidenzia un passivo di ben 29,34 miliardi parzialmente compensato dall’attivo di 2,22 miliardi del Fondo pensione lavoratori dipendenti, il maggior fondo italiano, e dai 6,6 della gestione dei parasubordinati. Rispetto al 2015, aumentano invece del 2,71% i contributi versati: si riduce quindi di 4,56 miliardi il saldo negativo di oltre 26 miliardi registrato nel 2015. Prosegue nel 2016 la riduzione del numero di pensionati, che ammontano a 16.064.508 unità, segnando il punto più basso dopo il picco del 2008.

Tocca invece il massimo livello di sempre il rapporto tra occupati e pensionati, dato fondamentale per la tenuta di un sistema pensionistico a ripartizione come quello italiano. Con un numero di prestazioni in pagamento a propria volta in diminuzione, interessante invece notare come il rapporto tra numero di prestazioni in pagamento e numero di pensionati sia pari a 1,43, dato più elevato dal 1997, il rapporto tra numero di prestazioni in pagamento e popolazione tocca invece quota 2,638, di fatto una prestazione per famiglia (spesso di tipo assistenziale).

Nel 2016, risultano in pagamento in Italia 4,1 milioni di prestazioni di natura interamente assistenziale (invalidità civile, accompagnamento, di guerra) e ulteriori 5,3 milioni di pensioni che beneficiano, in una o più quote, di parti assistenziali (maggiorazioni sociali, integrazioni al minimo, importi aggiuntivi etc). L’insieme delle prestazioni ha riguardato 4.104.413 soggetti, per un costo totale annuo di oltre 21 miliardi di euro (+502 milioni e +2,41% rispetto al 2015). Per queste prestazioni, ricorda il Rapporto, non è però stato di fatto versato alcun contributo (o, a più, sono state versate contribuzioni modeste e per pochi anni). “In questa prospettiva – ha commentato Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali – separare la spesa previdenziale da quella assistenziale è un ‘esercizio’ necessario su più fronti”.

Innanzitutto, a livello contabile,” perché consente – ha spiegato Brambilla – di fare chiarezza su spese molto diverse tra loro per finalità e modalità di finanziamento, ma che troppo spesso sono impropriamente comunicate, come se fossero assimilabili tra loro”. E poi si tratta, ha proseguito, “di un esercizio di equità tra chi ha versato e chi no: non bisogna infatti dimenticare che il nostro modello di welfare prevede per finanziare le pensioni una tassa di scopo, i contributi sociali, mentre l’assistenza è finanziata dalla fiscalità generale”.

Statali

1.900 ASSUNZIONI AL VIA

“Bene la firma del decreto che sblocca quasi 1900 assunzioni nelle amministrazioni pubbliche”. La segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino ha commentato, così, parlando con l’Adnkronos il via libera recente da parte dei ministri Padoan e Madia al decreto che autorizza ad assumere e a bandire concorsi in diverse amministrazioni dello Stato. “Dopo le amministrazioni centrali occorre che si muovano anche le Regioni per la sanità e gli Enti locali per i comuni” ha aggiunto Sorrentino. La firma, ha fatto notare la segretaria generale, “è un primo passo importante insieme al piano triennale di stabilizzazione come previsto nell’accordo del 30 novembre del 2016”. “Dopo questo passaggio, ora, è il momento dell’approvazione di un piano straordinario per nuove assunzioni nelle pubbliche amministrazioni – ha concluso -. Il fabbisogno rimane alto e, allo stesso tempo, le condizioni di lavoro sono sempre più insostenibili, soprattutto per il personale che lavora a contatto con il pubblico”.

Carlo Pareto

Inps, le nuove modalità per presentare la domanda Naspi

Inps

LA CONSISTENZA DEI RAPPORTI DI LAVORO

Alla fine del 2017, secondo l’Inps, nel settore privato si registra un saldo tra i flussi di assunzioni e cessazioni rilevati nel corso dell’anno pari a +488.000, superiore a quello corrispondente del 2016 (+326.000) e inferiore a quello del 2015 (+613.000).

Il saldo annuo complessivo, che misura la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro, riflette dinamiche diverse per le singole tipologie contrattuali: è pari infatti a -117.000 per i contratti a tempo indeterminato, a +58.000 per i contratti di apprendistato, a +10.000 per i contratti stagionali e, soprattutto, a +537.000 per i contratti a tempo determinato.

La dinamica dei flussi

Nel corso del 2017 è aumentato il turnover dei posti di lavoro grazie soprattutto alla forte crescita delle assunzioni (tra gennaio e dicembre 2017 in aumento del 18,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Sono lievitate anche le cessazioni ma ad un ritmo inferiore (+17%).

Al rialzo delle assunzioni il maggior contributo è stato dato dai contratti a tempo determinato (+27,3%) e dall’apprendistato (+21,7%); sono invece diminuite le assunzioni a tempo indeterminato (-7,8%), contrazione imputabile soprattutto alle assunzioni a part time.

Tra le assunzioni a tempo determinato appare significativo l’incremento dei contratti di somministrazione (+21,5%) e ancora di più quello dei contratti di lavoro a chiamata che, con riferimento sempre all’arco temporale gennaio-dicembre, sono passati da 199.000 (2016) a 438.000 (2017), con un progresso del 120%. Questo significativo incremento – come, in parte, anche quello dei contratti di somministrazione e dei contratti a tempo determinato – può essere posto in relazione alla necessità per le imprese di ricorrere a strumenti contrattuali sostitutivi dei voucher, cancellati dal legislatore a partire dalla metà dello scorso mese di marzo e sostituiti, da luglio e solo per le imprese con meno di 6 dipendenti, dai nuovi contratti di prestazione occasionale.

Questi andamenti hanno comportato una contrazione dell’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni: 23,2% nei dodici mesi del 2017 contro il 42% del 2015, quando era in vigore l’esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato.

Le trasformazioni complessive – includendo, accanto a quelle da tempo determinato a tempo indeterminato, anche le prosecuzioni a tempo indeterminato degli apprendisti – sono state nel 2017 371.000, in flessione in confronto al medesimo lasso di tempo del 2016 (-15,6%). Su tale diminuzione ha influito l’attesa per i nuovi sgravi contributivi entrati in vigore il 1 gennaio 2018.

Quanto alle cessazioni sono rimbalzate soprattutto quelle di rapporti a termine (+25,3%) mentre le cessazioni di rapporti a tempo indeterminato sono rimaste sostanzialmente stabili (-0,2%).

Tra le cause di cessazione, i licenziamenti riferiti a rapporti di lavoro a tempo indeterminato risultano pari a 616.000, in discesa rispetto al corrispondente periodo di gennaio-dicembre 2016 (-6,7%) mentre sono in ascesa le dimissioni (+6,1%). Il tasso di licenziamento, calcolato sull’occupazione a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti, è risultato per il 2017 pari al 5,3%, inferiore a quello rilevato per lo stesso periodo del 2016 (5,5%).

Le retribuzioni iniziali dei nuovi rapporti di lavoro

Quanto alla struttura retributiva dei nuovi rapporti di lavoro, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute a gennaio-dicembre 2017, una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro che passano dal 57,4% del 2016 al 54,3% del 2017.

La fruizione degli incentivi “Occupazione Giovani” e Occupazione Sud”

Tra gennaio e dicembre 2017 sono stati incentivati 58.942 rapporti di lavoro nell’ambito del Programma “Garanzia Giovani” e 111.466 rapporti di lavoro (88.956 assunzioni e 22.510 trasformazioni) nell’ambito della misura “Occupazione Sud”.

Inps

NUOVE MODALITA’ DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA NASPI

E’ operativamente partita dalla settimana scorsa, secondo quanto comunicato dallo stesso Inps, la sperimentazione di una modalità semplificata e personalizzata di presentazione della domanda di indennità di disoccupazione NASpI.

L’Inps, attraverso i dati disponibili nelle proprie Banche dati, individuerà tempestivamente i lavoratori dipendenti che hanno perduto involontariamente la propria occupazione e metterà a loro disposizione sul Portale www.inps.it, nell’Area MyINPS, il link per l’accesso diretto alla domanda di NASpI precompilata.

La domanda, opportunamente integrata con le informazioni in possesso dell’utente, consentirà a questi lavoratori, se in possesso di tutti i requisiti legislativamente previsti, l’accesso alla prestazione NASpI.

Il servizio verrà esteso gradualmente alla generalità degli assicurati con contratto di lavoro dipendente cessati involontariamente dal lavoro.

Canone Rai

ECCO CHI NON DEVE PAGARLO

Con l’estensione della fascia di reddito per l’esenzione dal pagamento del Canone Rai per gli over 75, annunciata recentemente dal premier uscente Paolo Gentiloni, il reddito che permette l’esenzione dal pagamento dell’imposta passa da 6.173 euro a 8mila euro. Con questa misura, gli esentati passeranno così da 115mila attuali a 350mila. La misura, si legge in una nota della Rai, è “volta a promuovere l’inclusione sociale” ed è “in linea con analoghe misure già in atto per i principali broadcaster pubblici europei, in completa sintonia con i principi di uguaglianza sostanziale e di libero accesso all’informazione sanciti dalla Costituzione e propri della mission Rai”.

Ma come funziona l’esenzione per gli over 75? E quali sono gli altri soggetti interessati?

Over 75 – I cittadini che hanno compiuto 75 anni, con reddito annuo familiare che con il decreto di oggi sale a 8mila euro, devono richiedere l’esenzione presentando la dichiarazione sostitutiva presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate oppure spedirla con raccomandata, senza busta, al seguente indirizzo: Agenzia delle Entrate – Ufficio Torino 1 Sat – Sportello abbonamenti tv – Casella Postale 22, 10121 -Torino. La richiesta deve essere accompagnata da un documento di identità valido e deve essere presentata entro: il 30 aprile per essere esonerati tutto l’anno, e il 31 luglio per essere esonerati dal secondo semestre.

Per continuare ad avvalersi dell’agevolazione negli anni successivi – si legge sul sito dell’Agenzia delle Entrate e se le condizioni di esenzione permangono, non è necessario presentare ulteriori dichiarazioni. Se, invece, si perdono i requisiti è necessario versare il canone. Chi, infine, nel corso dell’anno attiva per la prima volta un abbonamento al servizio radiotelevisivo, deve inviare la richiesta di esenzione entro 60 giorni dalla data in cui sorge l’obbligo di pagare il canone. Coloro che, in presenza dei requisiti previsti, hanno pagato il canone per gli anni 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015 possono chiederne il rimborso tramite il modello disponibile anche presso gli uffici dell’Agenzia, accompagnato dalla dichiarazione sostitutiva che attesta il possesso dei requisiti.

Diplomatici e militari stranieri – Sono esentati dal pagamento del canone tv, per effetto di convenzioni internazionali, anche gli agenti diplomatici, i funzionari o gli impiegati consolari, i funzionari di organizzazioni internazionali, i militari di cittadinanza non italiana o il personale civile non residente in Italia di cittadinanza non italiana appartenenti alle forze Nato di stanza in Italia.

Qualora l’intestatario dell’utenza elettrica residenziale non sia il dichiarante, ma sia un componente della sua stessa famiglia anagrafica, è necessario riportare anche i dati anagrafici (nome, cognome e codice fiscale) del componente della famiglia anagrafica del dichiarante che sia intestatario dell’utenza elettrica residenziale. La dichiarazione sostitutiva, inoltre, deve essere presentata anche per comunicare il venir meno dei presupposti di una dichiarazione sostitutiva precedentemente presentata, ad esempio nel caso di cessazione anticipata dell’incarico diplomatico.

Il modello va presentato direttamente dall’interessato, unitamente a un valido documento di riconoscimento, tramite plico raccomandato senza busta, al seguente indirizzo: Agenzia delle entrate – Ufficio Torino 1 – Sportello abbonamenti TV – Casella postale 22 – 10121 Torino. La dichiarazione sostitutiva, inoltre, può essere presentata in ogni giorno dell’anno e produce effetti in base alla data di decorrenza della condizione di esenzione e fino alla data di scadenza della stessa.

Carlo Pareto

Def, si punta agli incentivi per i neoassunti

Lavoro-assunzioniIl Governo sta studiando il taglio dei contributi previdenziali per i neoassunti a tempo indeterminato limitato ai giovani di età inferiore a 35 anni che entrano nel mercato del lavoro e quindi solo per il primo impiego stabile. Lo spiegano alcuni tecnici vicini al dossier Def per il 2018. Si tratterebbe di una dotazione per 3 anni di taglio contributivo che spetta al giovane assunto per la prima volta con un contratto a tempo indeterminato. Un giovane che abbia già avuto un lavoro stabile ma lo abbia perso, avrà diritto alla decontribuzione solo per il periodo che manca al raggiungimento dei 3 anni di impiego stabile.

Il taglio dei contributi per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro quindi dovrebbe valere su tutto il territorio nazionale. Non appare in discussione invece l’ipotesi di un taglio strutturale dei contributi per la vita lavorativa del neo assunto. Il taglio dei contributi previdenziali limitato ai giovani e al primo impiego dovrebbe costare meno di un miliardo. Se si guarda ai dati sulle assunzioni con l’esonero contributivo nel 2015 (quando per le nuove assunzioni era totale per quanto riguarda i contributi Inps) si vede che le assunzioni degli under 30 hanno riguardato meno di un terzo del totale con circa 362.034 contratti su 1,17 milioni instaurati con l’esonero (altri 353.000 contratti circa hanno riguardato persone tra i 30 e i 39 anni). Anche per le trasformazioni la proporzione è stata di oltre 112.000 trasformazioni per i contratti a tempo indeterminato degli under 30 su 402.364 complessive (oltre 130.000 per persone tra i 30 e i 40 anni).

Attualmente, le aziende possono beneficiare anche nel 2017 della decontribuzione fino a 8.060 euro per tutti i neoassunti con contratto a tempo indeterminato nel Meridione.

In merito, l’Inps ha diffuso la circolare applicativa dell’incentivo, valido per le Regioni “meno sviluppate” (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) o “in transizione” (Abruzzo, Molise e Sardegna). Lo sgravio può essere richiesto per le assunzioni effettuate tra il 1° gennaio 2017 ed il 31 dicembre 2017, nei limiti delle risorse specificamente stanziate che, per le Regioni meno sviluppate, ammontano a 500 milioni di euro e, per le Regioni in transizione, a 30 milioni di euro, come viene spiegato in una nota. “L’incentivo è fruibile in dodici quote mensili dalla data di assunzione/trasformazione del lavoratore e riguarda i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro entro un massimo di 8.060 euro annuali per ogni lavoratore assunto”, aggiunge l’Inps.

I provvedimenti in corso di studio da parte del Governo dovrebbero rappresentare una estensione territoriale e temporale su quanto finora previsto per le Regioni dell’Italia meridionale.

Si tratterebbe, dunque, di un altro provvedimento ‘tampone’ di breve periodo del Governo che non risolve i problemi strutturali finalizzati ad una stabile ripresa economica ed occupazionale, ma che vorrebbe alleviare il disagio sociale dei giovani.

Salvatore Rondello

Scuola, arriva maxi concorso da 63.700 cattedre

Scuola-riformaMaxi concorso per la scuola da 63 mila e 700 cattedre. È quanto si appresta a fare il ministero dell’Istruzione che ha chiesto il ‘permesso’ a quello dell’Economia per bandire il concorso, entro novembre, riservato ai soli docenti abilitati, che servirà a selezionare gli insegnanti per il triennio 2016-2018. a questi nuovi docenti si aggiungeranno poi nello stesso triennio le stabilizzazioni di 30 mila precari della Gae (graduatorie a esaurimento) rimasti tagliati fuori nell’ultima infornata. E’ il seguito della ‘buona scuola’ definitivamente approvato nel luglio scorso.

Anticipazioni del bando sono state pubblicate dal Sole 24 Ore secondo cui la maggior parte dei posti interesserà gli istituti superiori (16.300) e che le materie più gettonate saranno matematica, lingue e italiano. “I posti messi a bando – scrive il quotidiano della Confindustria – saranno 63.700. Così suddivisi: 6.800 per la scuola dell’infanzia, 15.900 per la primaria, 13.800 per le medie e 16.300 per la secondaria di secondo grado. I restanti posti, più o meno 10.900, saranno destinati agli insegnanti di sostegno e a quelli che residuano dall’ultima fase, la C, della maxi tornata di stabilizzazioni prevista dalla legge 107 (con un costo di circa 2,2 miliardi di euro, a regime)”.

In agenda – scrive il Sole 24 Ore – c’è anche la stabilizzazione dei circa 30mila precari inseriti nelle graduatorie a esaurimento che non si è riusciti a immettere in ruolo quest’anno. Complessivamente, nel prossimo triennio, il Miur ha conteggiato oltre 93mila posti vacanti. Come per la precedente selezione “Profumo”, anche il nuovo maxi-concorso sarà riservato solo agli abilitati. Quindi potranno partecipare anche i docenti in possesso di Tfa e Pas (si potrà così far salire giovani forze fresche in cattedra, abbassando l’età media del corpo docente, oggi intorno ai 50 anni). Secondo i calcoli del ministero potrebbero essere interessati al nuovo concorso circa 250mila candidati.

Differentemente invece dalla precedente selezione, il Miur starebbe pensando, per questa nuova, a eliminare la prova preselettiva per le scuole medie e superiori, puntando su uno scritto e un orale (lezione simulata, introdotta per la prima volta nel 2012). Alla primaria sarà richiesto un livello minimo per l’inglese.

Precari della scuola, la carica dei settemila

Scuola-PrecariSono settemila i docenti in mobilità che da quest’anno avranno l’agognato ‘posto fisso’: saranno titolari di cattedra e non più supplenti. I  sindacati protestano per i trasferimenti. Volpari (PSI): “È innegabile, le assunzioni sono un fatto positivo”.

Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, lo ha annunciato in una conferenza stampa aggiungendo anche che verranno assunti altri 55mila docenti entro novembre. Le parole della Giannini hanno fatto seguito di poco alla spedizione della mail del MIUR che è partita un minuto dopo la mezzanotte con la quale il ministero comunicava agli insegnanti precari se erano stati assunti o meno e dove erano destinati, così come previsto dal piano straordinario della riforma cosiddetta della ‘Buona scuola’. Coinvolti – spiega l’Anief – circa 60 mila docenti precari per il piano di immissioni in ruolo con relativa collocazione sui futuri albi territoriali gestiti dai presidi, ma sono solo 10 mila, uno ogni sei, a ricevere la proposta di assunzione con una mail. Per decidere gli insegnanti hanno dieci giorni: entro l’11 settembre il posto dovrà essere accettato in quanto “chi rinuncia alla nomina è automaticamente escluso dalle fasi successive ed è cancellato da tutte le graduatorie in cui è iscritto”.

10MILA INSEGNANTI IN PIÙ
Secondo il ministro, “ad oggi abbiamo assunto 38mila insegnanti, di cui 29mila ad agosto e 9mila stanotte. Sono 10mila insegnanti in più nella scuola italiana”. Quanto ai 55mila che restano per l’organico di potenziamento la stima “attendibile” è di una “mobilità ridottissima”, pari al 5-6%. Per gli altri insegnanti – ha detto – è prevista, per l’ultimo anno, la supplenza annuale. Una volta concluso il piano di assunzioni previsto dalla riforma “il 10-15%” dei docenti sarà ufficialmente “in mobilità”.
Quanto al capitolo ‘trasferimenti’ “il grosso sarà dalla Sicilia verso il Nord, soprattutto in Lombardia, e dalla Campania non solo verso il Settentrione, ma anche nel Lazio, polo attrattivo Roma e dintorni”. Giannini ha poi spiegato che sui 38mila insegnanti finora assunti “uno su due ha meno di 40 anni e l’87,3% è donna”. Il ministro ha anche annunciato che il Fondo di funzionamento delle scuole è stato più che raddoppiato e “sarà assegnato la settimana prossima e non tra dicembre e gennaio” come avveniva prima e questo vorrà dire che per gli istituti scolastici ci sarà “non solo la certezza su quanto c’è in cassa ma anche poter programmare le attività con contezza del budget disponibile”.

PROTESTE SUI TRASFERIMENTI
Entusiasta il Presidente del Consiglio che ha colto l’occasione per polemizzare contro chi protesta: “Per decenni c’è stata la creazione di precariato, noi abbiamo messo un punto definitivo a questa vicenda e iniziato ad assumere. Ovviamente c’è chi non è contento perché deve spostarsi di qualche chilometro perché è assunto non quando sperava lui, ma la legge sulla scuola non è che un inizio.
Nel sindacato c’è però chi contesta la soluzione trovata: “Chi ha creato questo cervellotico meccanismo – che porterà all’assunzione di 1 docente su 5 che ha presentato domanda lontano dalla sua provincia, non 1 su 10 come va dicendo il ministro Giannini – ha messo su un vero ricatto: chi non accetta è fuori delle graduatorie. Anche se abita a Caltanissetta e la ‘ruota della fortuna’ lo ha spedito a Cuneo. E quel posto perso si trasformerà pure in supplenza annuale, alimentando ancora precariato”. “Il Miur ha infatti riattivato il meccanismo, già pluribocciato dai giudici, delle collocazioni in ‘coda’: solo la prima provincia di preferenza del precario aspirante al ruolo viene considerata dall’algoritmo ministeriale utile all’inserimento ‘a pettine’; in tutte le altre 99 province, i candidati al ruolo vengono relegati in fondo alle graduatorie. Inoltre, l’amministrazione ha omesso di pubblicare quelle derivanti delle preferenze espresse dei precari, costringendoli a presentare le domande online, senza gli elementi necessari per capire se e dove valeva la pena chiedere l’assunzione con priorità”. “Saranno migliaia i docenti – afferma Marcello Pacifico, presidente Anief – che verranno collocati online in province inaspettatamente lontane. E che chiederanno spiegazioni ai giudici, con il nostro patrocinio”.

VOLPARI: UN FATTO SICURAMENTE POSITIVO
“A poche ore dalla fatidica mezzanotte e un minuto – commenta Giancarlo Volpari, responsabile nazionale scuola del Psi – fioccano già le polemiche da parte delle associazioni di categoria che minacciano il ricorso ai tribunali. Non so se volutamente o no, ma sul problema delle sedi e dei trasferimenti dimenticano che nel pubblico impiego, e non solo, questa è stata sempre la regola. E comunque non bisogna dimenticare che in futuro si potrà sempre chiedere il trasferimento.  Tutto sommato però bisogna prendere atto che l’applicazione della legge sulla ‘Buona scuola’, approvata solo prima delle vacanze, sta dando i suoi primi risultati positivi. L’assunzione di migliaia di precari – conclude l’esponente socialista – è sicuramente una buona cosa soprattutto alla luce del problema della disoccupazione”.

Armando Marchio

 

Buone nuove dall’INPS: già 76 mila aziende assumono

Il presidente dell'Inps Tito Boeri

Il presidente dell’Inps Tito Boeri

Tra le nubi ogni tanto arriva qualche segnale che indica un possibile cambio in positivo delle previsioni economiche del Paese. Questa volta è l’Inps ad aprire uno spiraglio nelle nubi: “I primi dati che abbiamo” sulle assunzioni a tempo indeterminato con la decontribuzione, previste dalla legge di Stabilità, – ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri – “sono incoraggianti: nei primi 20 giorni, ossia dall’1 al 20 febbraio, 76mila imprese hanno fatto richiesta”., spiegando che l’istituto fornirà “sistematicamente” i dati e “a fine mese forniremo i numeri con la comparazione sulle imprese e le assunzioni fatte negli anni precedenti”. Il riferimento è alla possibilità di non versare i contributi (fino a un tetto di 8.060 euro) previdenziali per tre anni, per le assunzioni a tempo indeterminato avvenute nel corso del 2015, introdotta con la legge di Stabilità per il 2015. Dalla decontribuzione sono esclusi premi e contributi Inail. Il presidente dell’Istituto ha anche aggiunto che le persone coinvolte dalle assunzioni potrebbero essere molte di più di quelle 76mila richieste arrivate.
L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa per la firma della convenzione tra Inps, sindacati e Confindustria, sull’attività di raccolta, elaborazione e comunicazione dei dati sulla rappresentanza delle organizzazioni sindacali. Nel dettaglio la convenzione per la certificazione degli iscritti, ha validità triennale ed è stata sottoscritta dalla direttrice generale di Confindustria, Marcella Panucci, e dai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Farà riferimento ai termini dell’accordo Confindustria, Cgil, Cisl e Uil del 28 giugno 2011 e al Testo unico sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014.

La firma della convenzione viene a cadere nel momento in cui dopo la prese di posizione del leader della FIOM Landini, il Governo ha fatto sapere di voler finalmente mettere mano all’art.39 della Costituzione, ovvero a stabilire finalmente regole certe di democrazia interna per partiti e sindacati. Boeri definisce così la convenzione come “un passo molto importante per assicurare stabilità al sistema delle relazioni industriali e va a colmare un vuoto lasciato sull’articolo 39 della Costituzione” aggiungendo che l’istituto è pronto a raccogliere le informazioni sulla rappresentanza e “ad aprile partiremo con le prime rilevazioni. E i dati saranno pubblicati ai primi di maggio”.
Per Boeri comunque non è detto che si debba intervenire per legge perché “se le parti sociali sono in grado di farlo e di autoregolamentarsi non credo sia necessario un intervento legislativo”. Di certo le regole di democrazia interna possono creare qualche problema a sindacati e partiti, si pensi ad esempio a Forza Italia, che non ha mai fatto un vero congresso, e ai tanti mini-sindacati la cui rappresentanza reale è non sempre dimostrata. Ma anche nei tre sindacati più importanti, ci sono dubbi e resistenze. Meno nella CGIL, ma da Annamaria Furlan, leader della Cisl arriva ad esempio un no: “Renzi, come presidente del Consiglio, farebbe meglio a guardare dove c’è più urgenza di riformare: si occupi della crescita”.

Agricoltura, fioriscono le assunzioni

giovani-agricoltoriSe nelle grandi imprese l’occupazione nel mese di giugno, in termini destagionalizzati resta invariata rispetto a maggio – sia al lordo sia al netto dei dipendenti in cassa integrazione guadagni (Cig) – nell’àmbito dell’agricoltura si è registrato un autentico boom di assunzioni. L’incremento del numero di lavoratori dipendenti è stato infatti del 5,6% nel secondo trimestre del 2014 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat in occasione della diffusione dei numeri sull’occupazione nelle grandi imprese italiane a giugno. “Questi dati, confermano che – nonostante tutto – l’agricoltura continua a rappresentare un ambito produttivo che tiene” ha dichiarato all’Avanti! Oreste Pastorelli, deputato Psi, nonché membro della VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici alla Camera. Continua a leggere