E Toninelli inventa il tunnel del Brennero

toninelli

Dopo 53 giorni il decreto per Genova è al punto di partenza. Va riscritto. Da cima a fondo. Sparirà la norma, inserita dai 5 Stelle, che impediva alla società di costruzioni legate ai concessionari autostradali anche con minime partecipazione azionarie di realizzare il ponte. Un dietro front annunciato, visto che il provvedimento, così come era stato scritto, escludeva di fatto quasi tutte le aziende italiane che operano nel settore.

Resta fermo invece il no secco ad Autostrade che, salvo colpi di scena in sede di conversione, non potrà toccare nemmeno una pietra. Eppure, sempre ieri, l’ad del gruppo Atlantia, Giovanni Castellucci, era tornato alla carica, ribadendo la disponibilità a demolire e ricostruire il viadotto, come previsto dalla concessione e dalle norme europee, e a farlo in nove mesi. Il manager ha poi rimandato al cda la decisione su un eventuale ricorso. Di certo l’offerta, che abbrevierebbe i tempi, come ha più volte detto il governatore della Liguria, Giovanni Toti, resta ancora in pista. A spingere l’esecutivo a cambiare il decreto è stato anche l’Antitrust che ha messo in luce l’errore. Un divieto, quello alle ditte di costruzioni, che avrebbe causato una accesa battaglia legale, e che ora verrà corretto con un emendamento al testo. L’autorità ha invece rinnovato il no ad Autostrade, che non potrà realizzare l’infrastruttura, come chiesto dall’esecutivo. Insomma dopo quasi due mesi siamo ancora il punto di partenza.

Ma ieri è stata anche la giornata della protesta, con durissime contestazioni al ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Gli sfollati di Genova contestano il “no” del governo alla ricostruzione del ponte Morandi da parte di Autostrade per l’Italia. E spiegano, per bocca del portavoce del Comitato di via Porro, Franco Ravera, che coinvolgerla “sarebbe stato meglio”. Secondo Ravera, infatti, lo “scontro ideologico a Roma si ripercuote su Genova” e nel decreto per gli sfollati non ci sono sicurezze: rischiamo di star fuori casa per anni”.

Il ministro Toninelli anche oggi si è esibito in una performance di stile esaltando il “trasporto su gomma del tunnel del Brennero”. Tunnel che non esiste. Del Brennero esiste solo il valico. “È un decreto scritto con i piedi – ironizza Riccardo Nencini, segretario del Psi, sul suo profilo Facebook, riferendosi alla gaffe del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli – al di sotto del minimo sindacale chiesto dai genovesi. E soprattutto si profila un ritardo colpevole nella ricostruzione del ponte. Il ministro l’avrà scritto viaggiando nel tunnel del Brennero. Al buio. Tra lo scavo di una talpa e ruspe in movimento”.

Per il completamento del Tunnel del Brennero che il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha già dato per completato e molto trafficato, mancano almeno 8 anni. Quando sarà completata, nel 2026, la Galleria di base del Brennero (BBT) con i suoi 64 km sarà il tunnel ferroviario sotterraneo più lungo del mondo. Passerà al di sotto delle Alpi da Innsbruck, in Austria, a Fortezza, in Italia. La galleria sarà il collegamento più importante nell’asse ferroviario ad alta capacità Berlino-Palermo, ed è stata concepita per privilegiare il trasporto delle merci su rotaia rispetto a quello si gomma.

Ponte Morandi. Arriva la bollinatura al decreto

genova ponte

Arriva finalmente dopo innumerevoli rinvii il via libera della ragioneria al decreto che contiene misure per affrontare l’emergenza. Il decreto infatti era stato più volte presentato come cosa fatta ma altrettante volte ritirato. L’ultimo episodio pochi giorni fa per lo stop imposto dalla ragioneria dello Stato in quanto nel testo non venivano indicate le coperture di spesa. Il decreto, ottenuta la bollinatura viene tramesso al Quirinale.

“Non è detto che sia un dl soddisfacente” ha commentato il presidente della Liguria Giovanni Toti. Il governo, nel nuovo decreto, ha stanziato altri 20 milioni di euro di risorse per Genova, che verranno trasferite alla contabilità speciale intestata al Commissario delegato alla ricostruzione. Nomina che, a oltre un mese dalla tragedia, ancora manca. In base all’ordinanza del 20 agosto in cui si dava disposizione di di 33,5 milioni, viene emessa, si legge nella bozza del decreto, una integrazione “di 9 milioni di euro per l’anno 2018 e 11 milioni di euro per l’anno 2019″. Le risorse sono coperte con l’uso del Fondo per le emergenze nazionali.

Scettico il presidente della Liguria, Giovanni Toti per il quale “bisognerà vedere cosa c’è scritto dentro dopo questo balletto fatto in una settimana e mezzo tra un ministero e l’altro”. Toti non ha risparmiato critiche al decreto: “Mi sembra che venga fatto per escludere gli enti locali”, ha dichiarato. “Mi dà l’impressione che il governo voglia gestire la situazione a Roma e non in Liguria. Ma va bene tutto, siamo laici, basta che si raggiungeranno i risultati”, ha aggiunto, tornando a chiedere lo sblocco dei fondi per la realizzazione del Terzo Valico: “Mi fiderei di più del ministro Toninelli se sbloccasse questa mattina stessa quel miliardo e mezzo di euro, già bollinato, per il quinto lotto del Terzo Valico, che rischia di rallentare sensibilmente. Sarebbe un danno straordinario, e credo che l’opinione pubblica non reagirebbe bene. E neanch’io reagirei bene”. Poi, sulla proposta lanciata dal ministro delle Infrastrutture su Facebook di realizzare un ponte “multilivello”, Toti risponde: “Temo abbia ragione Gino Paoli. Quel ponte non è un parco cittadino dove andare a passeggiare. Mi sembra un’idea surreale”.

E il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi torna sulla questione del commissario ha aggiunto: “Mi auguro che venga indicato il nome quando esce il decreto o immediatamente dopo, in modo da recuperare tempo”.

Il Decreto Genova reintroduce, in deroga agli articoli 4 e 22 del Jobs Act, la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività. La misura potrà essere autorizzata “sino ad un massimo di 12 mesi complessivi” per gli anni “2019 e 2020”. La sostenibilità dell’onere finanziario per la copertura sarà verificata in sede di accordo governativo e qualora dal monitoraggio emerga che è stato raggiunto o sarà raggiunto il limite di spesa, non possono essere stipulati altri accordi. Nel caso in cui Autostrade non pagasse o ritardasse le spese di ricostruzione del ponte sarà lo Stato ad anticiparle, attingendo al Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale.

Decreto per Genova. I nodi del ponte Morandi

genova ponte

Il decreto per Genova  esaminato dal Cdm prevede un nuovo commissario straordinario per definire gli interventi urgenti per l’affidamento dei lavori di ricostruzione del ‘Ponte Morandi’ avvalendosi dei poteri di sostituzione e di deroga. Aiuti ai privati, sconti fiscali, sostegno  alle piccole e micro imprese, al trasporto pubblico locale, alle attività del porto, sono alcune delle misure contenute. Il piano  di sicurezza delle autostrade sarà fatto ogni due anni. In bozza ci sono i compiti alla nuova  Agenzia, tra cui il monitoraggio e la vigilanza sui lavori.

Toti ha attaccato: “Troppa  fretta e inesperienza”. Boccia (Confindustria): “Se il ponte non  si fa entro l’anno è colpa del governo”. Nel Dl per Genova, fatto in 16 articoli, è anche prevista l’istituzione di una Zes (zona economica speciale) e di una zona logistica speciale per il porto. Sono previste esenzioni per chi ha immobili o attività nella ‘zona rossa’ e la sospensione fino a fine 2019 delle notifiche di cartelle e della riscossione.

Tra Autostrade e Spea Engineering si parlava di criticità del ponte Morandi già tre anni fa. Le comunicazioni, informali, avvenivano via mail o chat e sarebbero state in termini discordanti rispetto alle comunicazioni ufficiali. E’ quanto emerge dalle analisi che gli uomini del primo gruppo della guardia di finanza stanno effettuando sulla documentazione acquisita nelle scorse settimane.

Per il piano sicurezza autostrade è previsto di stilare un piano nazionale per l’adeguamento e lo sviluppo di strade e autostrade, da aggiornare ogni due anni, anche attraverso il monitoraggio sullo stato di conservazione e sulle necessità di manutenzione delle infrastrutture. E’ uno dei compiti della nuova Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) che sarà istituita con il ‘decreto urgenze’. Nella bozza si prevede che l’agenzia effettui anche la vigilanza tecnica sull’esecuzione dei lavori e sovrintenda alle ispezioni di sicurezza.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, concludendo il convegno organizzato a Torino da Confindustria Piemonte a sostegno della Torino-Lione, ha affermato: “Se il nuovo ponte non sarà fatto entro un anno sarà colpa di questo governo. Bisogna cominciare anche a parlare di colpe future. Ognuno si prenda le proprie responsabilità”.

Danilo Toninelli, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, nella trasmissione Rai ‘Porta a Porta’, ha detto: “Autostrade non metterà neanche una mattonella nella ricostruzione del ponte ma dovrà pagare. Il ponte lo ricostruirà lo Stato e accanto a Fincantieri ci sarà probabilmente Italferr, che da decenni fa attività di ricostruzione”.

Il presidente di Autostrade, Fabio Cerchiai, in un’intervista al ‘Messaggero’, ha detto: “Secondo la convenzione,  Autostrade ha l’obbligo e il diritto di provvedere nel tempo più breve possibile alla  ricostruzione del ponte. Così come il ministro dei Trasporti ha l’obbligo di documentare eventuali violazioni del concessionario, cosa che fino ad oggi non ha fatto. Siamo aperti ad ogni contributo che possa aiutare a ricostruire il ponte prime e meglio. Fincantieri è benvenuta”. Sulle ipotesi di modifica unilaterale della convenzione con il governo, Cerchiai ha osservato: “Cambiare per decreto regole sulle quali i grandi investitori internazionali fanno affidamento per i loro investimenti, aprirebbe un capitolo pericoloso sul piano della credibilità del paese. Chiunque può comprendere che non è solo un problema che riguarda Autostrade. Inoltre se il governo non dovesse rispettare quanto previsto dalla convenzione non potremmo restare inerti, dovremmo tutelarci. Tra l’altro vorrei ricordare che noi agiamo nell’interesse di circa 31mila lavoratori e 55mila azionisti, piccoli e grandi, italiani e stranieri”.

Quanto ad un’interlocuzione con il governo, Cerchiai ha detto: “Saremmo felici di sedere attorno ad un tavolo”. E sui rischi per il viadotto prima del crollo, Cerchiai ha spiegato: “Del ponte si sono occupati in tanti: le strutture tecniche di Autostrade, i progettisti di Spea, una serie di consulenti esterni di livello internazionali, le strutture del ministro, da nessuno di loro è stata mai evidenziata una situazione di urgenza”. Sul crollo del ponte ha detto: “Purtroppo una tragedia terribile e l’aggettivo prescinde da qualunque considerazione sugli accertamenti delle responsabilità che eventualmente emergeranno”.

L’arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha detto: “Il mondo guarda a Genova e all’Italia. L’essenziale è fare presto: qualunque ritardo per motivi di competizione politica o economica sarebbe imperdonabile, non si specula sui morti. Penso alla gente e alla città. La gente anzitutto. Duecentocinquanta famiglie sfollate da una cinquantina di caseggiati vicini ai monconi del ponte. Le amministrazioni stanno cercando tutti gli alloggi possibili e noi stessi, come Chiesa, ci stiamo impegnando. Ma queste persone desiderano rimanere nel loro quartiere e bisogna tenerne conto il più possibile, cercare al più presto soluzioni vicine e ricostruire il quartiere”.

Domani siamo già ad un mese dal crollo del ponte ed ancora una volta, l’atteggiamento del governo rischia di allungare i tempi. Non si sa chi sarà il nuovo Commissario e quali poteri gli verranno conferiti. Contestualmente si vuol fare nascere una nuova Agenzia ma non si tiene conto dei tempi necessari per renderla operativa. L’esclusione di Autostrade rischia di allungare i tempi di realizzazione per possibili liti giudiziarie. Inoltre, le spinte governative sulle nazionalizzazioni vengono dichiarate senza sapere con quali coperture di bilancio potranno essere fatte. Di certo, sarà sempre più difficile che possano arrivare nuovi capitali dall’estero per essere investiti nel nostro Paese. Il viaggio di Tria in Cina non ha portato nuovi capitali stranieri da investire nel nostro Paese, anzi sarà l’Italia a dare un contributo allo sviluppo della Cina.

Salvatore Rondello

In arrivo in cdm il ‘decretone’ per Genova

genova ponte

Venerdì prossimo arriverà nel Consiglio dei ministri il ‘decretone’ per Genova. Il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, in audizione alla commissione Ambiente della Camera, ha annunciato che venerdì prossimo arriverà al Consiglio dei Ministri il ‘decretone’ per Genova precisando che si tratta di un decreto ‘molto importante’ che conterrà ‘un aiuto alle famiglie in tema di mutui e un aiuto alle imprese con agevolazioni fiscali’. Un aiuto alle famiglie offerto dalla società Autostrade, pari a mezzo miliardo di euro, è stato rifiutato dal Governo ed il vicepremier Di Maio disse che ‘non si potevano accettare elemosine’ (l’elemosina corrispondeva a circa 800 mila euro pro capite per i genovesi sfrattati).

Il ministro Toninelli ha spiegato: “Nel decreto non ci sarà solo la parte su Genova, ma anche interventi sulla manutenzione e una parte relativa ai sensori.

Nel decreto per Genova, la ricostruzione del Ponte sarà il primo obiettivo. Partendo dalle regole attuali del Codice degli Appalti, sulla base dell’eccezionalità, potremo affidare direttamente a una società pubblica, pensiamo a Fincantieri, l’appalto per la ricostruzione del Ponte. Sulle concessioni autostradali, intendo dare un segnale di svolta ben preciso:  d’ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nell’ammodernamento delle infrastrutture  che hanno ricevuto in concessione, dovranno rispettare in modo più stringente gli obblighi di manutenzione a loro carico e, più in generale, dovranno comprendere che l’infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico che il Paese. Sul Mose oggi si assiste ad una sorta di paralisi da parte del soggetto tecnico operativo incaricato di realizzare l’opera per conto dello Stato (concessionario Consorzio Venezia Nuova). Inadempienza ingiustificata e pericolosa rispetto ad un’opera marittima, che rischia di aggravare le condizioni di manutenzione”.

Il ministo Toninelli ha anche aggiunto: “Siamo al lavoro, abbiamo lavorato anche stanotte al decreto, che ho definito ‘decretone’, molto importante per far ripartire immediatamente Genova  oltre all’attività per la messa in sicurezza delle opere infrastrutturali. I lavori di ricostruzione del ponte non possono essere affidati ed eseguiti da chi giuridicamente aveva la responsabilità a non farlo crollare. Consentire ad Autostrade per l’Italia di ricostruire il ponte  sarebbe una follia  e sarebbe irrispettoso nei confronti dei familiari delle vittime del crollo del Morandi”. Poi il ministro ha evidenziato: “Su questo il governo è compatto. Inoltre, sulla ricostruzione del ponte deve esserci il progetto, il sigillo dello Stato. E la ricostruzione va affidata a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica dotato di adeguate capacità tecniche”. Toninelli ha anche annunciato: “ Nei prossimi giorni convocherò tutti i concessionari delle infrastrutture chiedendo un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a realizzare un programma di riammodernamento delle infrastrutture. E’ indifferibile l’esigenza di intervenire su un sistema malato che non ha giustificazione né corrispondenza negli altri Paesi europei. In un’ottica di revisione degli schemi di convenzione risulta altrettanto necessario ristabilire un rapporto fisiologico tra concedente e concessionario anche attraverso l’adozione di misure punitive nei confronti delle società nel caso di ricorsi manifestamente strumentali”.

In realtà, il giorno precedente, il governatore della Liguria, ospite del forum Ambrosetti a Cernobbio, ha lanciato un messaggio imperativo: “Chiediamo al governo di varare subito il decreto per ricostruire il ponte per consentirci di metterci subito al lavoro non appena arriva il dissequestro della Procura”. Un provvedimento che per il governatore deve limitarsi a prevedere la deroga al Codice degli appalti per consentire immediatamente a Fincantieri e all’architetto Renzo Piano di approntare la fase operativa nella quale, ovviamente, saranno coinvolte altre eccellenze italiane. Ma la strategia del Governo non sembrava che andasse nella stessa direzione. Pur confermando a breve l’iniziativa del governo, il vicepremier e leader del M5S, Luigi Di Maio ha confermato la volontà di escludere Autostrade dalla partita.

Di Maio, parlando con i giornalisti alla Fiera del Levante, ha detto: “Io non faccio ricostruire il ponte a chi lo ha fatto crollare. Autostrade avrà nei prossimi giorni un’altra brutta sorpresa. Per quanto ci riguarda, il ponte Morandi lo deve ricostruire un’azienda di Stato come Fincantieri, perché dobbiamo monitorare cosa si farà”.

La differenza dunque è nel ruolo di Autostrade e nella revoca della concessione che prevede che spetti al concessionario il ripristino dell’opera.

Ma per Toti passare per la revoca della concessione rischia di allungare pericolosamente i tempi per la ricostruzione. Così il governatore della Liguria ha lanciato un messaggio anche a Salvini: “Non è il momento delle parole ma dei fatti. Teniamo separate le responsabilità dalla ricostruzione: Autostrade, come impone la concessione, ci mette i soldi ma non si oppone che la ricostruzione del ponte sia affidata a Fincantieri sul progetto di Piano”.

Con riferimento alla Commissione del Mit e al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli che lo attacca per non aver ancora soddisfatto le richieste delle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni ha replicato: “Duecento famiglie sono già state sistemate in alloggi e il completamento avverrà nei prossimi giorni. Il ministro credo abbia ben altro di cui occuparsi….”. La conclusione brusca di Toti allude  alle dimissioni dell’ingegner Bruno Santoro, annunciate dal ministero delle Infrastrutture, dalla Commissione ispettiva del Mit che opera per individuare le cause del crollo del Ponte Morandi. Santoro, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui fatti del “Morandi”, è stato il terzo componente che lascia la commissione ispettiva aggiungendosi alle dimissioni di fine agosto di altri due indagati: il professore Antonio Brencich e il presidente Roberto Ferrazza, provveditore alle opere pubbliche per il Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, tutte persone nominate dall’attuale governo Conte.

Salvatore Rondello

Autostrade, quanto costa il ritorno allo Stato

autostradaUno studio della Fillea-Cgil ha calcolato, mettendo nero su bianco, tutte le voci economiche di una eventuale revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. Secondo Fillea, il ritorno dello Stato a gestore diretto della rete autostradale, magari attraverso Anas, potrebbe arrivare a costare fino a 18,2 miliardi di euro. Anche mantenendo un margine di ricavi netti di circa 500 milioni l’anno, senza interventi straordinari di finanza pubblica, si rientrerebbe dei costi complessivi in circa 38-39 anni.

Il segretario generale della Fillea-Cgil, Alessandro Genovesi, ha spiegato: “I costi per la manutenzione ordinaria sostenuti da Aspi sono circa 310 milioni l’anno. Per manutenzione straordinaria, ampliamento opere esistenti, cofinanziamento grandi opere, servono minimo 1,3 miliardi l’anno per almeno i prossimi quattro anni (totale 5,2 miliardi). I costi operativi e organizzativi (subentro Anas, clausola sociale Pavimental, acquisto e manutenzione mezzi) ammontano 175 milioni l’anno. Nella lista vanno poi inseriti il mancato incasso da concessioni (per lo Stato) e mancate entrate di sovrapprezzo (Anas) per circa 430 milioni euro l’anno e il mancato incasso da imposte dirette per utili di azienda connessi ad attività ordinaria per concessione pari a 350 milioni circa”.

I calcoli della Fillea Cgil tengono conto dei bilanci ufficiali presentati e delle proiezioni dello stesso ministero dei Trasporti. Teorizzando per il futuro gli stessi ricavi operativi da pedaggi di Aspi, pari a circa 3 miliardi l’anno, i diversi oneri di cui all’articolo 9 della concessione (al netto degli eventuali indennizzi di cui all’articolo 9 bis della Convenzione stessa, che potrebbero non essere riconosciuti per colpa grave o in compensazione di più sanzioni di importo massimo 150 milioni di euro), costerebbero allo Stato, magari con il subentro di Anas, tra i 15,8 miliardi ed i 18,2 miliardi di euro.

Genovesi ha concluso: “Ipotizzando, quindi, il ritiro della concessione per gravi colpe ed in decretazione di urgenza per tutela di interessi nazionali, quindi senza riconoscimento dell’eventuale indennizzo, e assumendo gli importi dovuti più bassi e gli attuali livelli delle tariffe (pedaggi), lo Stato dovrebbe farsi carico direttamente e tramite Anas di circa 2,5 miliardi di euro l’anno di nuovi costi (tra costi per manutenzione, investimenti e mancate entrate) e, anche mantenendo un margine di ricavi netti di circa 500 milioni l’anno, senza interventi straordinari di finanza pubblica, rientrerebbe dei costi complessivi in circa 38/39 anni”.

Le valutazione sono state fatte dal sindacato della Cgil che per tradizione ideologica propenderebbe alla statalizzazione dell’economia del Paese. Ma quando i costi finiscono per gravare ulteriormente sul bilancio dello Stato e quindi su tutti gli italiani è doveroso fare chiarezza. La scelta del Governo per lo statalismo potrebbe risultare pretestuosa, ma potrebbe anche far parte di un disegno strategico per accentrare il potere economico e politico nelle mani dell’esecutivo. La posta in palio, con la politica del cambiamento, dunque, sarebbe la democrazia del nostro Paese, tenuto conto che ancora non si sono visti elementi concreti di ‘buon governo’.

Salvatore Rondello

Telepass. Arriva la multa dell’Antitrust di 200mila euro

A far rispettare la legge stavolta ci pensa l’Antitrust che dà ragione alle lamentele portate avanti dalle associazioni dei consumatori e infligge una multa di 200mila euro a Telepass s.p.a per aver attivato un servizio che, senza ottenere il preventivo consenso degli abbonati, ha di fatto causato un raddoppio del canone.
Lo annuncia una nota dell’Autorità precisando che la sanzione irrogata ha tenuto conto del fatto che Telepass, a partire da dicembre, attuerà un meccanismo di opt-in, tale da permettere una scelta consapevole dei consumatori circa l’attivazione del nuovo servizio. Telepass Spa, si legge nel comunicato di Antitrust dal primo gennaio 2016 ha proceduto alla unificazione dei servizi Opzione Premium e Opzione Premium extra, servizi accessori al servizio di pagamento elettronico del pedaggio autostradale, offrendo così soltanto il nuovo servizio Premium. In tal modo, Telepass ha attivato nei confronti dei clienti già sottoscrittori del contratto Opzione Premium (che prevedeva il servizio di assistenza solo in autostrada) un nuovo servizio (il soccorso sull’intera viabilità stradale), conseguentemente applicando, a partire dal 1 gennaio 2017, un aumento del canone (da 0,78 a 1,50 euro mensili), senza chiedere preventivamente il consenso espresso.
Nelle e-mail di annuncio del cambio di tariffa, si prospettava l’adesione tacita del cliente in caso di mancata risposta entro 60 giorni dal suo ricevimento.
Secondo l’Authority, inoltre, la prassi di Telepass sulla comunicazione e il cambio di tariffa “non è risultata rispettosa dei canoni di diligenza esigibili da un operatore quale Telepass, ed è stata in grado di condizionare indebitamente le scelte economiche dei consumatori”.
L’Autorità, per i contratti sottoscritti dal 13 giugno 2014, ha così ritenuto violato anche l’articolo 65 del Codice del consumo che sancisce l’obbligo per i professionisti di ottenere un consenso espresso e consapevole dai consumatori prima di fornire loro un nuovo servizio quando questo comporti un pagamento supplementare.

Variante di valico. Nencini: “Impegno mantenuto”

Autostrada variante di valicoLa Variante di Valico nel tratto appenninico autostradale tra Bologna e Firenze è diventata realtà. Dopo 24 anni necessari per le autorizzazioni e 9 di lavori, in totale 33 anni, oggi è passata la prima automobile. L’opera è stata inaugurata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, secondo cui la chiusura del cantiere “è la dimostrazione che l’Italia non è il paese delle incompiute. Oggi mandiamo in soffitta i professionisti del ‘tanto non ce la faremo mai'”. Gli anni impiegati sono però stati veramente tanti, anche calcolando la elevata difficoltà tecnica ed ingegneristica dovuta a un territorio non facile. L’inaugurazione della Variante di Valico ha detto ancora Renzi “dà il senso che che se questo paese si tira su le la maniche è in grado di fare opere che segnano la storia della ingegneria del mondo”. Aggiungendo poi “anche che per la burocrazia perché nessuno ci mette 32 anni per dare via libera”.Nencini Renzi

La Variante è il nuovo collegamento tra Barberino del Mugello e Sasso Marconi, 59 km di rete potenziati, di cui 32 in una nuova sede, con 41 gallerie e altrettanti viadotti, per un costo complessivo di 4,1 miliardi di euro, contro i 2,5 previsti inizialmente on smentendo quindi una vecchia tradizione italica in cui il costi finali non coicidono mai con previsioni. Inoltre il raffronto con i costi per chilometro sostenuti all’estero per la costruzione sono impietosi e non sempre sono completamente giustificabili con la morfologia del territorio.
Costi totalmente a carico della società Autostrade, hanno precisato oggi durante la cerimonia il presidente Fabio Cerchiai e l’a.d. Giovanni Castellucci. Autostrade si è assunta tutti i rischi di esecuzione, senza alcun trasferimento in tariffa dei costi o maggiori oneri e gestirà la concessione fino al 2038. La prima idea dell’opera risale al 1982, l’inserimento nella convenzione è del 1997, l’inizio dei lavori al 2006. Gli automobilisti potranno scegliere se utilizzare il vecchio tracciato o percorrere il nuovo tratto di 32 km, che consentirà di risparmiare 15 minuti nel tempo di percorrenza, con un valico appenninico situato 226 metri più in basso del precedente, per un minor consumo annuo stimato in 100 milioni di litri di carburante.

“L’Italia mette l’acceleratore sulle opere pubbliche, sbloccando i progetti – ha detto Renzi – e questo può portare la crescita, con il numerino 1 davanti. Oggi dimostriamo di essere in grado di fare opere che segnano l’ingegneria in tutto il mondo. Occorre ancora superare gli ostacoli burocratici, il fatto che ci siano voluti 24 anni per iniziare i lavori sta lì a dimostrarlo, ma quando si dà il via libera siamo in grado di fare cose che non si fanno in altre parti del mondo. L’Italia ringrazia tutti voi ingegneri, operai e tecnici, uomini e donne che hanno realizzato quest’opera”.
Il segretario del Psi e vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini ha parlato in un tweet di impegno mantenuto. “Oggi tagliato uno dei grandi nodi italiani. Un primato tecnologico straordinario. È una giornata di festa”.

Ginevra Matiz

Autostrada, o cara. Pedaggi sempre più esosi

ARMOCIDA - ARMOCIDA - AUTOSTRADE: PEDAGGI PIU' CARI DAL 2012Ad inaugurare il nuovo anno sono arrivati puntuali gli aumenti dei pedaggi autostradali che hanno raggiunto, in poco tempo, già picchi superiori all’8 % sul costo medio. Nonostante qualche rara eccezione nelle regioni del Sud – Italia, i costi autostradali, approvati dal Ministero delle Infrastrutture (MIT) e da quello dell’Economia (MEF), hanno fatto registrare un aumento medio del 3,9 % in tutta la penisola.
‘’Siamo riusciti a contenere gli aumenti delle tariffe autostradali grazie a un’azione di calmieraggio svolta del Ministero: a fronte di richieste che per alcune tratte arrivavano al 18%, l’incremento si è fermato alla media del 3,9 per cento.’’ Così giustifica la manovra il Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, il quale prosegue, annunciando che: ‘’Abbiamo già previsto incontri con Aiscat, l’associazione delle concessionarie, con cui avviare un dialogo per verificare strade nuove e consensuali rispetto agli attuali automatismi di adeguamento delle tariffe’’. Tra le autostrade più colpite dagli aumenti troviamo la Strada dei Parchi (+ 8,28 %) e le Autostrade Centropadane (+ 8,07 %). Il caso più eclatante rimane quello del tratto Venezia – Padova dove il pedaggio lievita da 0,95 centesimi sino alla soglia dei 3 euro. Un incremento così forte dei costi ha lasciato in uno stato di insoddisfazione la stragrande maggioranza dei pendolari e degli autotrasportatori. Decisamente risoluto è il giudizio del Presidente della Cna-Fita, Cinzia Franchini, che avverte: ‘’Se il cambiamento tanto invocato non sarà praticato laddove veramente ce n’è bisogno, come sulla Venezia – Trieste (tratte Autovie venete +7,17%) e in ogni tratto autostradale dove le gestioni continuano imperterrite a garantirsi extra-budget a spese degli autotrasportatori, gli appelli a non essere «distruttivi» saranno vani, inutili ed insipienti’’.
Da sempre profondamente impegnato nelle politiche di miglioramento della viabilità è Luciano Romanzi, Segretario Regione Lazio del PSI e Presidente della Comunità Montana dell’Aniene, il quale dichiara: ‘’ Questo rincaro è assolutamente ingiustificabile e non trova riscontri in interventi migliorativi sul tratto autostradale.‘’ Memori delle manifestazioni dei ‘’Forconi’’ dello scorso 9 dicembre, è fondamentale cercare di trovare un punto di mediazione che possa permette, a coloro che transitano su tutto il territorio nazionale, di muoversi agevolmente ed a un costo appropriato.
Alessandro Munelli