La separazione bancaria approda alla Camera

monte-paschi-bancaLa Commissione Finanze della Camera ha iniziato la discussione sulle proposte di legge relative alla separazione tra banche ordinarie e banche d’affari. Le varie proposte sono accomunate dalla medesima finalità fondamentale, la salvaguardia e la tutela del risparmio dei cittadini.

In generale le banche che svolgono attività di “commercio in proprio” di strumenti finanziari non dovrebbero svolgere anche le attività di raccolta del risparmio tra il pubblico né effettuare l’esercizio del credito.

In alcune proposte opportunamente si fa riferimento alla legge Glass-Steagall che venne introdotta negli Usa dal presidente Roosevelt nel 1933 per combattere la speculazione e impedire l’utilizzo del risparmio delle famiglie in operazioni ad alto rischio da parte delle banche.

Il tema della separazione è diventato da tempo oggetto di discussione a livello mondiale, ma in Italia si è imposto soprattutto dopo il gennaio 2016 quando i governi europei, anche il nostro, hanno sottoscritto l’obbligo di applicare il “bail in” in caso di dissesti bancari. Per coprire i buchi dei fallimenti bancari la nuova norma impone di rivalersi sugli azionisti, sugli obbligazionisti e sui depositi oltre i 100.000 euro .

E’ il passo obbligato dopo l’approvazione del decreto legge relativo alle “Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio”. C’è da sperare che la Camera concluda in tempi brevi l’iter legislativo del provvedimento in questione.

Intanto i dati riguardanti la salute del sistema bancario, evidenziati dalla Banca d’Italia, devono far riflettere. Si evince che il 70% delle sofferenze bancarie, pari a 140 miliardi di euro su un totale di 210, è in mano al 3% dei debitori! Il che significa che il restante 97% dei debitori detiene solo il 30% delle sofferenze bancarie.

Non possono essere, quindi, le famiglie e le pmi a pagare per le sofferenze succitate. I responsabili sono i grandi gruppi e le grandi imprese. E’ chiaro che le sofferenze sono state determinate dai prestiti facilmente concessi a chi evidentemente ex ante non era degno di credito. Continuiamo a ritenere indispensabile il puntuale accertamento delle responsabilità specifiche degli amministratori e del management delle singole banche.

Le perdite accumulate dalle cinque banche a rischio fallimento, in primis il Monte dei Paschi di Siena, sfiorano i 20 miliardi di euro, quasi pari a una manovra finanziaria. Purtroppo si calcola che dal 2013 i risparmiatori abbiano perso almeno 30 miliardi dei loro risparmi, più di 10 miliardi sarebbero stati persi solo dai 200 mila azionisti delle due banche popolari venete.

Rispetto al problema delle sofferenze il governo e le autorità sembrano navigare ancora a vista. Secondo noi, bisognerebbe considerare le esperienze altrui. In Germania, per esempio, nel caso della Erste Abwicklungsanstalt, l’agenzia centrale creata per far fronte alle sofferenze bancarie tedesche, lo Stato ha recuperato quasi tutti i 246 miliardi di non performing loans. Berlino non solo ha fatto una rigorosa analisi delle cause ma ha anche accertato le responsabilità. Naturalmente sono state realizzate le opportune politiche per la crescita dell’economia reale.

Si ricordi che, dopo l’esplosione della crisi finanziaria globale, per stabilizzare i relativi sistemi bancari nazionali, la Germania spese 238 miliardi, la Spagna 52 e gli Stati Uniti 426. Purtroppo l’Italia non si attivò in merito prima dell’entrata del bail in.

In conclusione si può affermare che, eliminate le varie degenerazioni, il sistema bancario italiano non sarebbe in pessime condizioni. Infatti il livello degli impieghi sul totale degli attivi, cioè i prestiti che le banche fanno sul totale delle loro attività, è quasi del 70%, mentre in Germania sarebbe del 56%. Inoltre i livelli dei derivati in Italia, sul totale degli attivi, sono meno del 10% a fronte di una media Ue del 20%, mentre in Germania essi arrivano al 34%.

L’argomento della separazione bancaria e della difesa del risparmio è troppo importante perché diventi materia per un ulteriore scontro elettorale ed ideologico. Potrebbe invece diventare un campo di fruttuosa cooperazione, mostrando che il bene comune è superiore agli interessi partitici o di bottega. Sarebbe anche un modo concreto per mostrare che in Italia vi sono anche degli statisti e non solo dei politicanti.

Mario Lettieri* Paolo Raimondi**
*già sottosegretario all’Economia **economista

Usa e infrastrutture: nessun modello d’investimento

InfrastruttureAncora non si conosce il vero orientamento del presidente Trump per i settori dell’economia reale degli Usa.
Cancellando le poche regole introdotte a suo tempo dal presidente Obama per contenere le spinte speculative, le sue decisioni riguardanti il mondo bancario e finanziario hanno deluso quanti si aspettavano i cambiamenti promessi in campagna elettorale.
Dubbi e perplessità sorgono anche per quanto riguarda il finanziamento del vasto programma infrastrutturale annunciato, che prevede ben 1.000 miliardi di dollari di investimento.
Si farà ricorso ad obbligazioni e a fondi pubblici mirati a specifici progetti a beneficio degli utenti, oppure verranno messi in campo dei partenariati pubblico-privati (PPP) in cui si garantiscono maggiori privilegi alla parte privata?
Potrebbe sembrare una domanda secondaria ma non lo è per niente.
Se il governo si farà carico dell’intero investimento, lo Stato evidentemente si aspetterà di essere ripagato attraverso una maggiore efficienza dei settori produttivi e dai tributi fiscali derivanti dall’aumento dei redditi e dei consumi. Se si privilegiano i partenariati, gli investitori privati incasseranno le tariffe pagate dai consumatori e, forse, giovandosi anche di una rilevante garanzia pubblica.
In Italia si conosce bene la differenza in quanto negli anni, si è, purtroppo, in gran parte privatizzata la distribuzione dell’acqua, che da bene pubblico è sempre più diventato un servizio gestito da privati. Lo stesso avviene per la gestione delle autostrade che hanno portato ricchi introiti ai privati a fronte di scarsi investimenti e di insufficienti manutenzioni della rete.
Lungi da noi l’intento di criminalizzare il modello dei partenariati. Al contrario, esso può essere uno strumento molto valido se ben utilizzato e ben controllato. Occorre però riconoscere che non è il toccasana alternativo per tutti gli investimenti pubblici.
Negli Stati Uniti si stima che la componente privata degli investimenti nei servizi di interesse pubblico produce su base decennale in media un profitto annuo tra l’8 e il 18%.
Sono soprattutto i fondi di “private equity”, controllati dalle banche, ad operare in questi settori. Molte città americane, come è noto, in passato hanno “delegato” ai privati la gestione di molti servizi pubblici.
In una situazione di tassi di interesse zero, le banche e i fondi finanziari scalpitano per investire nei progetti infrastrutturali e in certi servizi pubblici. Ecco perché il programma di Trump suscita grandi consensi da parte del sistema bancario.
Indubbiamente la materia è complessa e ha notevoli riverberi. È noto, per esempio, che ogni investimento pubblico nelle infrastrutture genera un aumento del valore di mercato dei terreni e degli immobili già esistenti nella zona, generando effetti perversi nell’aumento dei prezzi delle case e degli affitti.
Si ricordi che Trump è un immobiliarista che ha accumulato le sue ricchezze in questo settore. Perciò non vorremmo che in futuro gli Usa diventassero un gigantesco fondo di investimento immobiliare.
Comunque speriamo che il presidente americano ci sorprenda positivamente e fughi con le sue scelte le non poche perplessità circolanti sulla natura del suo governo.

Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Mps, la ricapitalizzazione resta complicata

mps-uLa vicenda di ricapitalizzazione del MPS resta sempre complicata. Per l’intervento del capitale pubblico nell’aumento di capitale del MPS è stato necessario chiedere l’autorizzazione all’Esecutivo comunitario. Tuttora la richiesta è in esame all’UE. Oggi da Bruxelles, Ricardo Barroso, portavoce per la politica di concorrenza della Commissione europea, rispondendo ai giornalisti durante il briefing quotidiano dei lavori, ha precisato: “L’Italia ci ha chiesto l’autorizzazione per il piano di ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena, e noi stiamo lavorando in contatto con le autorità italiane e con il supervisore europeo (un ramo della Bce, ndr) per stabilire se il piano è compatibile con le regole Ue sugli aiuti di Stato”.

Secondo il Financial Times di oggi, c’è una situazione di stallo fra la Commissione e il Supervisore unico (il “Single Supervisory Mechanism”, stabilito presso la Banca centrale europea) su chi debba dare per primo il via libera al piano del governo italiano per la ricapitalizzazione precauzionale di Mps.

Il nocciolo della questione, a quanto si apprende a Bruxelles, sta nel fatto che è il Supervisore europeo, che conosce bene i bilanci delle banche, a dover certificare se sono effettivamente presenti le tre condizioni necessarie affinché l’antitrust comunitario possa concludere che l’aiuto di Stato per la ricapitalizzazione preventiva è compatibile con le regole Ue.

Le tre condizioni sono: 1) che la banca sia solvibile; 2) che vi sia un ammanco di capitale registrato dagli stress test delle autorità bancarie europee in caso di “scenario avverso”; 3) che l’aumento di capitale non sia impiegato per coprire perdite già subite o probabili da parte della banca interessata.

Dopo che la BCE, in quanto supervisore, avrà verificato la sussistenza delle tre condizioni richieste, la Commissione per la politica della concorrenza dovrebbe dare il via libera all’operazione. Tuttavia, sarebbe opportuno ricordare che l’intervento dello Stato per salvare il MPS stride con le regole di libero mercato preferite dall’Unione Europea.

Salvatore Rondello

Via libera al salva banche. Ora è legge

MPS-Monte Paschi Siena

Via libera definitivo della Camera al decreto legge sulla tutela del risparmio nel settore creditizio. I voti favorevoli sono stati 246, i contrari 147 e 22 gli astenuti. Sul provvedimento è stata approvata ieri la fiducia posta dal governo. Con il voto di oggi il Parlamento ha dato il via libera definitivo al sistema di garanzia pubblica a sostegno delle banche, finanziato con un fondo da 20 miliardi, messo a punto per fronteggiare in prima battuta la crisi Mps. Un provvedimento che rappresenta “un passo avanti per garantire più sicurezza economica a famiglie e imprese” ha detto il premier Paolo Gentiloni. Restano le polemiche delle opposizioni per un decreto. Nel dibattito sulla fiducia è intervenuta Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi.

Tra le principali modifiche introdotte dal Senato e confermate da Montecitorio figurano le cosiddette ‘liste di debitori anonime’, il tetto facoltativo al compenso dei manager e il piano di educazione finanziaria presentato nei mesi scorsi alla Camera e ‘recuperato’ da Palazzo Madama del decreto legge ‘salva risparmio’. Viene quindi riaperto il termine, fino al prossimo 31 maggio, per ottenere i rimborsi previsti per gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche poste in risoluzione. Un indennizzo che potrà essere sollecitato, ed è un’altra delle modifiche introdotte in prima lettura, anche dal coniuge, dal convivente e dai parenti entro il secondo grado. Critiche dalle opposizioni che definiscono il testo come un ulteriore regalo al mondo bancario. Ma a sollevare polemiche in Parlamento è stato però soprattutto il compromesso sulla ‘black list’ dei debitori delle banche in crisi, dei quali saranno pubblicati i soli profili di rischio.

Ecco in sintesi le principali novità:

– ARRIVA LISTA PROFILI RISCHIO DEBITORI: non ci saranno indicazioni dei nomi ma dei “profili di rischio e meriti di credito” di chi ha ricevuto prestiti sopra l’1% del patrimonio netto delle banche che chiedono il sostegno pubblico.

– NIENTE RIACQUISTO PER BOND COMPRATI DOPO 2016: il burden sharing sarà attenuato attraverso il riacquisto delle azioni in cambio di bond senior solo per le obbligazioni acquistate prima dell’entrata in vigore del bail in, il primo gennaio 2016. Prevista anche una misura anti-speculatori, con un limite al riacquisto delle azioni che il risparmiatore ottiene con l’applicazione del burden sharing fissato al prezzo di acquisto dei bond subordinati, non al loro valore nominale.

– POSSIBILI TETTI A COMPENSI MANAGER, MASSIMO 450MILA EURO: la ricapitalizzazione potrà essere subordinata a limiti ai compensi per il cda e dell’alta dirigenza degli istituti coinvolti. Il richiamo, ha sottolineato il sottosegretario Pier Paolo Baretta, è alle norme Ue che prevedono “una retribuzione al massimo di quindici volte il salario medio nazionale dello Stato membro (o di dieci volte il salario medio della banca). Il salario medio italiano corrisponde a circa 28 mila euro, moltiplichiamo per 15 dà circa 450 mila euro”.

– CAMBIANO NORME SU DTA: Cambiano i termini per il versamento del canone in capo a tutte le banche che trasformano le Dta, le imposte anticipate qualificate, in crediti d’imposta. La modifica consente di far valere per l’esercizio 2016 quanto versato a luglio scorso. Il canone è dovuto fino al 2030.

– PARTE LA STRATEGIA NAZIONALE PER L’EDUCAZIONE FINANZIARIA: Con 1 milione di euro l’anno nasce un comitato ad hoc con 11 componenti (anche un rappresentante dei consulenti finanziari), che parteciperanno a titolo gratuito

– PIÙ AMPIA PLATEA RIMBORSI FORFAIT, TEMPO FINO 31/5: si riaprono fino a fine maggio i termini per presentare la domanda per gli obbligazionisti delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. Potrà accedere al meccanismo forfettario all’80% anche chi ha ricevuto i bond da coniugi, conviventi more uxorio o parenti fino al secondo grado e il prezzo pagato per i bond non sarà più conteggiato nel tetto a 100mila euro per il patrimonio mobiliare, tra i criteri per l’accesso al rimborso. Disposta anche la gratuità di tutte le spese di istruttoria a carico delle banche.

BANCHE CON FIDUCIA

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Approvato il decreto banche. Con 340 sì e 126 voti contrari  la Camera  approva la fiducia. Il voto finale e definitivo sul testo si terrà domattina. Sul sistema bancario italiano è intervenuto l’Ocse nel Rapporto economico con cui ha oggi invitato l’Italia a definire con urgenza “azioni rapide” per ridurre le sofferenze. Gli istituti bancari italiani presentano “sotto molti aspetti numerose vulnerabilità rispetto a quelli di altri Paesi”, a partire dall'”ingente” stock di crediti deteriorati. L’organizzazione suggerisce quindi che le autorità di vigilanza definiscano “obiettivi quantitativi graduali, mirati a ciascuna banca, credibili e con scadenze precise” da rispettare grazie ad un sistema di incentivi o contromisure.

Nel corso dei lavori parlamentari per i socialisti è intervenuta in dichiarazione di voto, Pia Locatelli, capogruppo alla Camera. “In questa sede – ha detto – è quasi superfluo ricordare che la crisi finanziaria del 2008, iniziata negli Usa, estesa dalla finanza all’economia, ha rapidamente travolto anche l’Europa. Noi oggi ne stiamo ancora pagando le conseguenze e ciononostante non riflettiamo abbastanza sull’errore madornale commesso nel 1999 dall’amministrazione Clinton, di eliminare la barriera tra banche d’affari e banche commerciali contenute nella legge Glass-Steagall voluta da Roosvelt 66 anni prima dopo Grande crisi del ‘29. Ricordo questo per sottolineare quanto sia importante oggi legiferare con attenzione su un settore che è globale, interdipendente, vitale per l’intero sistema e che ancora una volta meriterebbe discussioni ben più approfondite di quella che abbiamo avuto. Non sono pochi 20 miliardi. Sono circa 120 euro a testa, e non può ripetersi ancora che quando si tratta di profitti questi siano, per le banche, sempre privati mentre invece se si tratta di perdite è la collettività a farsene carico. È giusto intervenire per evitare danni al sistema e ridurli per gli incolpevoli risparmiatori tratti in inganno da operatori finanziari con pochi o nessuno scrupolo, ma più giusto ancora sarebbe anche approfittare di queste urgenze per introdurre regole a salvaguardia della trasparenza e della moralità del settore. Noi socialisti – ha concluso la parlamentare socialista – voteremo la fiducia, ma il mio appello a questo Governo, come a quello precedente, è di limitare questa procedura che comprime il ruolo del Parlamento e nello stesso tempo priva il Governo di un proficuo rapporto nella elaborazione di scelte che riguarderanno tutto il Paese”.

Intanto al Senato è stato depositato in commissione Finanze il testo base per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle Banche. Frutto della sintesi di tredici testi, ha particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori, ed è stato illustrato dal presidente e relatore del provvedimento, Mario Mauro Marino. Il termine per gli emendamenti in commissione è fissato per mercoledì alle 20 e in Aula l’approdo dovrebbe essere già la prossima settimana. Cuore del ddl l’articolo 3 sulle competenze dell’organismo d’inchiesta. Ci sarà un anno di tempo per verificare “la gestione” delle banche in crisi o finite sotto l’ombrello pubblico, compresi i “criteri di remunerazione dei manager” e “la correttezza del collocamento” di titoli al retail, ma anche “l’efficiacia dell’attività di vigilanza”. Secondo la bozza del testo la bicamerale dovrà essere composta da 20 deputati e 20 senatori, e dovrà “concludere i lavori entro un anno dalla sua costituzione”. Dopo i primi 6 mesi il presidente della bicamerale (eletto come gli altri membri dell’ufficio di presidenza a scrutinio segreto) dovrà presentare una relazione al Parlamento sull’andamento dei lavori.

Ecco le principali misure:

SALTA LISTA NOMI DEBITORI, SOLO PROFILI RISCHIO: Salta la lista dei nomi dei debitori insolventi delle banche salvate dallo Stato. E’ stata invece trovata una soluzione di compromesso che prevede una relazione quadrimestrale al Parlamento in cui vengono indicati dal Mef i profili di rischio ma non i nominativi dei debitori. Saranno indicati i profili di rischio di chi ha crediti in sofferenza pari o superiori all’1% del patrimonio della banca.

– STOP RIMBORSI PER CHI HA ACQUISTATO OBBLIGAZIONI DAL 2016: Nessun meccanismo di compensazione per chi ha acquistato obbligazioni subordinate di una banca soggetta a ricapitalizzazione precauzionale dopo il primo gennaio 2016, data di entrata in vigore del bail in. Si introduce, in chiave anti-speculativa, un limite massimo al corrispettivo per l’acquisto delle azioni rivenienti dal burden sharing: i rimborsi per i risparmiatori retail delle banche soggette a salvataggio pubblico non supereranno quindi il prezzo di acquisto delle obbligazioni subordinate.

– GARANZIA DELLO STATO: Non sarà necessario presentare un piano di ristrutturazione per ottenere la garanzia statale sulla liquidità se le passività saranno rimborsate entro due mesi e nei casi in cui la concessione della garanzia debba essere approvata in via individuale dalla Commissione europea, è possibile, in deroga a quanto previsto, garantire passività con scadenza a due mesi.

– RIMBORSI 4 BANCHE ANCHE A CONIUGI E PARENTI STRETTI: Si amplia la platea dei risparmiatori delle quattro banche poste in risoluzione (Banca Etruria, Carife, Banche Marche e Carichieti) che potranno chiedere il rimborso forfettario. Potranno accedere all’indennizzo anche i coniugi o conviventi more uxorio e i parenti degli obbligazionisti fino al secondo grado di parentela. E’ stata poi decisa l’esclusione del valore d’acquisto delle obbligazioni azzerate dal tetto dei 100mila euro di patrimonio mobiliare di proprietà dell’investitore, che è una delle condizioni per accedere all’indennizzo, ed è stata disposta la gratuità di tutte le spese di istruttoria.

– PROROGA AL 31 MAGGIO PER RICHIESTA RIMBORSI: Prorogata al 31 maggio la possibilità per i risparmiatori delle quattro banche in risoluzione di chiedere il rimborso forfettario.

– POSSIBILE TETTO COMPENSI MANAGER SE ENTRA STATO: Il Tesoro nel momento in cui procederà alla ricapitalizzazione precauzionale di una banca potrà chiedere non solo la rimozione dei manager ma anche fissare un tetto agli stipendi di Cda e alta dirigenza.

Banche. Il grido di allarme dei socialisti

santoro buemi del bue

Alla sala Caduti di Nassiriya del Senato conferenza stampa sulla crisi delle banche promossa dall’Avanti!, con la partecipazione del direttore Mauro Del Bue, del presidente dell’associazione Interessi comuni Angelo Santoro e del senatore Enrico Buemi. Del Bue nella sua introduzione ha ricordato i tre temi che i socialisti intendono mettere sul tappeto. Il primo si riferisce alla proposta di legge che ha come primo firmatario proprio Buemi, per la istituzione di una commissione d’indagine sulle banche, e che é stata presentata già nel dicembre del 2015. Si tratta di un’iniziativa che poneva l’esigenza di un’indagine sistemica sulla situazione di crisi degli istituti di credito italiani prima della vicenda delle quattro banche e del dramma Mps. Il secondo si riferisce al diniego della competente commissione del Senato a fornire i nomi dei grandi debitori insolventi del Mps e delle altre banche.

Quello dei socialisti è un grido di protesta e di allarme. Il terzo é attinente la proposta di una amnistia finanziaria rispetto alle segnalazioni della Centrale rischi bancaria dove i micro debitori vengono non solo schedati e impossibilitati a utilizzare una qualsiasi banca, ma in molti casi devono per questo chiudere la loro attività, mentre i macro debitori vengono coperti e mai segnalati continuando cosi a far danni al sistema. Santoro ha richiamato il fatto che in questa crisi è venuta meno la fiducia dei cittadini nei confronti delle banche e ha approfondito il tema dell’amnistia finanziaria. A suo giudizio è una questione di equità. I pesci grossi non possono continuare a nuotare mangiandosi quelli piccoli. Santoro ha anche aperto una riflessione sulle banche diventate private, vedasi Banca d’Italia, che si comportano ancora come se fossero pubbliche. E Buemi ha evidenziato in particolare la necessità di una riforma complessiva del sistema bancario. Ha dichiarato in particolare la necessità di tornare alla distinzione tra banche di regolamentazione dei prestiti e dei risparmi e quelle d’affari. La contraddizione consiste nell’utilizzare il risparmio privato in attività a rischio. Questo ha generato una funzione del settore bancario in cui la prima é assolutamente secondaria rispetto alla seconda. Sulla proposta di legge per la costituzione della commissione d’indagine, con poteri giudiziari, Buemi ha messo in risalto, infine, che le proposte di legge, in tutto diciassette, sono di natura parziale e che solo quella socialista punta l’indice contro l’intero sistema.

Il sistema bancario naviga pericolosamente a vista

bancarottaDi fronte alle crisi bancarie che investono di volta in volta differenti Paesi della zona euro, la cosa peggiore, e suicida, che l’Unione europea possa fare sarebbe di trattarle come mere questioni nazionali. Oggi sembra toccare all’Italia, domani chissà.

Ne è prova il fatto che le autorità preposte, a cominciare dalla Banca centrale europea, dalle banche centrali nazionali e dalla Commissione europea, navigano a vista, senza una chiara politica. Non si tratta, infatti, di tamponare gli effetti finanziari ed economici della grande crisi globale, ma di approntare misure che neutralizzino in modo definitivo la finanza della speculazione senza regole e che rimettano in moto lo sviluppo produttivo.

Gli attuali grandi problemi del sistema bancario italiano hanno due nomi: crediti inesigibili per oltre 200 miliardi di euro e gravissime responsabilità degli amministratori delle banche e degli organi di controllo della Banca d’Italia.

Il primo problema, ovviamente, è in gran parte dovuto agli effetti della crisi globale, che ha portato ad una drastica diminuzione nelle produzioni, nei commerci e nei consumi. Ciò ha messo molti imprenditori in ginocchio, rendendoli impossibilitati a mantenere la regolarità dei pagamenti e dei rimborsi per i prestiti precedentemente chiesti ed ottenuti.

Per il secondo problema si dovrebbe invece mettere sotto i riflettori le banche e soprattutto la Centrale Rischi della Banca di’Italia. Come è noto, le banche e le società finanziarie devono comunicare mensilmente alla Banca d’Italia il totale dei crediti verso i propri clienti, sia i crediti superiori a 30.000 euro che i crediti in sofferenza di qualunque importo. Il compito primario della Centrale Rischi è quello di valutare i crediti concessi per rafforzare la stabilità del sistema bancario. Si sottolinea inoltre che dal 2010 essa scambia queste informazioni con le altre banche centrali europee e con la Bce.

Come è possibile, dunque, che, sia a livello nazionale che a livello europeo, siano stati permessi e tollerati prestiti e altre operazioni finanziarie che, stranamente solo oggi, scopriamo essere ad altissimo rischio?

Comunque nel sistema europeo vi sono molte altre anomalie che meritano attenzione ed interventi correttivi. L’Autorità bancaria europea, per esempio, oggi giustamente analizza criticamente i crediti concessi dalle banche ma, nel contempo, permette un leverage altissimo per le banche. Permette cioè che siano sufficienti tre (3) euro di capitale per creare finanza per 100. Permette anche che certe attività finanziarie, come i cosiddetti asset di terza categoria, che sono in gran parte derivati asset backed security, trattati e tenuti fuori mercato e quindi con un valore altamente incerto, vengano contabilizzati dalle banche secondo criteri interni molto convenienti alle stesse.

Dopo il 2008 dovrebbe essere ovvio tener conto del fatto che l’intero sistema bancario internazionale è profondamente interconnesso e perciò pericolosamente esposto al contagio e a crisi sistemiche. Eppure Bruxelles, Francoforte, e spesso anche Berlino e Parigi, preferiscono, sbagliando, l’approccio nazionale a quello europeo. In questo modo si rischia di giocare al massacro.

Ce lo ricorda anche l’Office of Financial Research (OFR), l’agenzia del ministero del Tesoro americano, creata nel 2010 dalla legge di riforma finanziaria, la Dodd-Frank, con il compito di studiare i lati oscuri del sistema finanziario allo scopo di ridurne i rischi.

Nell’ultimo rapporto dello scorso dicembre l’OFR ammonisce che le banche americane di importanza sistemica si sono esposte per oltre 2 trilioni di dollari nei confronti dell’Europa, di cui circa la metà in derivati otc tenuti fuori bilancio.

Quando Wall Street  e le banche americane vendono derivati lo fanno per proteggersi da eventuali fallimenti; quando invece li acquistano esse offrono una copertura a eventuali crisi di altre banche. In questo caso di quelle europee.

Consapevoli delle difficoltà bancarie in Europa, gli Usa hanno lanciato questo allarme. L’OFR ne ne lancia anche un altro tutto interno al sistema di Wall Street. Avvisa che già alla fine del 2015 anche le assicurazioni americane sulla vita hanno abbondantemente superato i 2 trilioni di dollari in derivati finanziari. Il 60% di tale “montagna” sarebbe stato sottoscritto soltanto dalle 9 maggiori banche americane ed europee, quelle too big to fail: Goldman Sachs, Deutsche Bank, Bank of America, Citigroup, Credit Suisse, Morgan Stanley, Barclays, JPMorgan Chase e Wells Fargo.

L’allarme non è da sottovalutare, si ricordi che soltanto l’AIG, il gigante delle assicurazioni, a suo tempo dovette essere salvato con 182 miliardi di soldi pubblici!

Anche in questo caso si evince la urgenza di rispondere alla globalizzazione dei mercati finanziari e del sistema bancario con regole globali e condivise.

Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**

*già sottosegretario all’Economia  **economista

Banche. Psi, serve una commissione d’inchiesta

banca-soldiDal 31 gennaio inizierà in Senato l’esame del ddl per l’istituzione di una commissione di inchiesta sul settore bancario. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza della commissione Finanze del Senato. Il 17 gennaio, riferisce il presidente della Commissione Finanze, Mauro Marino, verrà presentata la relazione finale dell’indagine conoscitiva sul settore bancario e il 25 verrà votata. A Palazzo Madama sono già stati depositati 13 ddl di maggioranza e opposizione che chiedono proprio una commissione di inchiesta sulle banche perciò Marino conta di presentare il 31 “una proposta di sintesi”. Intanto, sempre al Senato, stasera l’aula dovrebbe votare la proposta del Movimento 5 stelle di esaminare con urgenza proprio un ddl sulla commissione di inchiesta. La maggioranza ha già calendarizzato questa iniziativa ma nel caso l’assemblea dovesse chiedere una accelerazione allora l’ufficio di presidenza della commissione Finanze si riconvocherà per anticipare i tempi già fissati.

A ricordare che il Psi ha proposto da tempo una commissione di inchiesta è Riccardo Nencini: “Abbiamo presentato molti mesi fa  – ha affermato il segretario del Psi – il disegno di legge per istituire una commissione d’inchiesta sulle banche. Ecco l’occasione per formarla. Qui e ora. I socialisti naturalmente la voteranno. E siccome lo Stato mette un pacco di soldi per icostituire il capitale di MPS, è bene conoscere quali sono stati i soggetti con importi più significativi che non hanno onorato il loro debito”.

“Molte famiglie – ha detto ancora Nencini – hanno pagato prezzi altissimi. È giusto rendere noti i nomi di chi ha contribuito a creare questa situazione. A giudizio del presidente dell’autority competente Antonello Soro non servirebbe neppure una legge giacché le persone giuridiche coinvolte dal 2011 sarebbero esentate dal segreto dovuto alle normative che regolamentano la privacy. Condivido l’esigenza posta da Patuelli. E se serve cambiare una legge, si sappia che i socialisti sono pronti a presentare le modifiche necessarie. Non è concepibile che, mentre lo stato è costretto, per salvare i risparmiatori onesti, a sborsare miliardi di euro, non si possa sapere chi siano coloro che, prendendo i dati ufficiali di Mps, hanno determinato un terzo circa dell’insolvenza creditizia della banca con finanziamenti singoli superiori ai tre milioni. Soprattutto, se, come trapela, si tratta di gruppi economici di notevole rilievo. Non si può distruggere il sistema bancario e rapinare i piccoli risparmiatori, salvati solo dai soldi di tutti i cittadini, senza conoscere l’identità dei responsabili che, assieme alla dirigenza, ne hanno determinato il crollo. Questo vale per Mps, e per le altre banche che si apprestano a ricevere soldi pubblici. Dunque annuncio che anche i socialisti al Senato presenteranno alla Commissione Finanze un emendamento per rendere pubblica l’identità dei soggetti coinvolti”.

Intanto in Senato comincia il percorso del decreto Salva-risparmio nell’ambito del quale si sta già mettendo a punto un calendario delle audizioni a partire dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Le audizioni proseguiranno nel corso dei prossimi giorni. Dopo Padoan, previsto per giovedì, martedì della prossima settimana sarà la volta dell’Abi e Bankitalia e mercoledì della Consob. L’incardinamento del decreto ci sarà tra oggi e domani. Tra i temi che terranno banco, la proposta del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il quale chiede di rendere pubblici i nomi dei primi 100 debitori delle banche salvate con soldi pubblici. “L’audizione dell’Abi di martedì – ha spiegato Marino – sarà l’occasione per presentare in modo ufficiale” questa proposta e si comincerà a capire quale potrebbe essere l’emendamento che vada nella direzione auspicata. Se le banche vengono salvate con i soldi pubblici è eticamente giusto che si conoscano i nomi dei principali debitori. Il convincimento espresso dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, dovrebbe essere infatti fatto proprio dal governo. “Penso – aveva spiegato Patuelli in un’intervista – al varo di una norma di legge sia per le banche risolute sia per quelle preventivamente salvate dallo stato”. Quindi il decreto dovrebbe essere modificato e l’esecutivo sta pensando quali correzioni apportare e a inserire una norma ad hoc.

Azionisti banche venete, “state sereni”

banca-popolare-vicenzaIl 15% è stato offerto come rimborso forfettario a chiusura e stralcio di ogni contenzioso ai circa 175.000 azionisti di Veneto Banca e Popolare di Vicenza o, meglio, non si è avviata ancora nessuna trattativa perché i rispettivi consigli direttivi delle due banche devono ancora riunirsi per discuterne; vedrete che deliberare poi sarà tutta un’altra storia, ma ne parleremo in seguito. Ebbene, si è messa in moto nuovamente la “vigliacca” macchina della speranza dove ognuna delle parti in commedia recita il proprio ruolo. La sceneggiata vede riemergere dal letargo anche le associazioni che non hanno mai rappresentato gli interessi degli azionisti, le quali, pur non avendo letto il copione dei teatranti già lo contestano. Dunque, gli azionisti. Azionisti che dividiamo subito in grandi e piccoli per non fare confusione.

I primi, i grandi azionisti, non solo non ci fanno pena perché riteniamo che a consuntivo, anche se da qualche anno gli è andata male, da questa incresciosa situazione non hanno rimesso nulla, anzi, semmai tra dare e avere degli ultimi anni alla peggio hanno pareggiato: diciamo che non conoscevano nessuno e sono stati bravi. Quello che invece ci interessa, e anche molto, è sottolineare le ipocrite speranze date nuovamente ai secondi, i tanti piccoli azionisti che sono stati letteralmente rovinati da questo grande inganno delle azioni “truffaldine”, peraltro avallate dalla Banca d’Italia che, oltretutto, in Veneto Banca pare avesse un suo uomo sotto mentite vesti. Questa povera gente, già condannata più volte alla disperazione nell’anno appena trascorso, sarà ancora una volta e gratuitamente strumentalizzata perché gli si vuole far credere che potrà contare su una somma che, se e quando la otterrà, la vedrà chissà fra quanto tempo. In Banca Etruria, vogliamo ricordare, che su decine di migliaia di azionisti “truffati”, anche in maniera rozza, ad oggi, nonostante siano passati alcuni anni, ne sono stati rimborsati solo in parte, qualche decina. È questo il modo in cui affrontiamo le cose nel nostro Paese? Sempre sulla pelle della povera gente! Visco, il governatore della banca d’Italia, dovrebbe andare in mezzo a queste persone con il cappello in mano per scusarsi, altro che partecipare ai summit per risanare un’economia che, peraltro, è stato complice nel lasciar bruciare la maggior parte dei risparmi degli italiani caduti in questo grande inganno! Non lo abbiamo mai sentito proferire parola su questi casi drammatici il dott. Visco, qualcuno dei suoi è apparso in televisione, giusto un’anno fa, per brindare al Bail-in, oltretutto, presentandolo come panacea di tutti i mali e, mentre buttavano fumo negli occhi fiduciosi degli italiani, le banche venivano smantellate, fuse, e ricostruite altrove. È per l’incompetenza di questa gente che sono finiti nella disperazione centinaia di migliaia di azionisti; e ora dovrebbero essere loro le persone preposte a risanare il sistema bancario italiano?

Per tornare alle banche venete, chi prenderà la parola per dire agli azionisti di “stare sereni”, l’amministratore delegato Fabrizio Viola appena arrivato dal Monte Paschi di Siena? Ma via, non scherziamo!

Angelo Santoro

Dal governo 20 miliardi a tutela delle banche

Sistema bancarioVia libera sia alla Camera con 389 voti favorevoli e 134 contrari che al Senato, con 221 sì, 60 no e tre astenuti, alla relazione del Governo per autorizzare un debito aggiuntivo fino a 20 miliardi di euro per finanziare eventuali misure “salva banche”, con scostamento rispetto agli obiettivi programmatici. A Montecitorio hanno votato a favore Pd, Ap-Ncd e i deputati di Ala e di Forza Italia. Contro M5S, Sel, Cor e Lega. A Palazzo Madama, oltre ai gruppi di maggioranza si sono espressi a favore i gruppi di Fi e Ala-Sc (con un ‘giudizio sospeso’). Hanno votato contro Cor, Lega, Si e M5S.

Un via libera che per il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ”rafforza la capacità del sistema italiano di crescere e consolidarsi”. La crescita, a sua volta, spiega il titolare di via XX settembre, ”sarà un ulteriore elemento facilitatore del risanamento bilanci bancari”. Il ministro assicura quindi che, in caso di presentazione di uno o più interventi, il governo ”cercherà una valutazione condivisa, la più ampia possibile, delle misure specifiche”.

Nel suo intervento in Aula alla Camera il ministro Padoan ha confermato il quadro già delineato davanti alle commissioni Bilancio dei due rami riunite: “Anche se la richiesta di autorizzazione riguarda un aspetto specifico lo strumento che si chiede di attivare si inserisce in una strategia complessiva che tiene conto delle esigenze del paese, della necessità di tutela dei risparmiatori e del sistema”. “Il governo – ha detto il ministro dell’Economia – ribadisce il suo impegno alla tutela dei risparmiatori retail, nei margini concessi dalle norme europee: gli impatti, assicura, saranno “minimizzati o resi inesistenti”. E il sistema è sano, le criticità sono specifiche e ben note. L’intervento “precauzionale” chiesto dal governo, “al di là dei casi specifici, ha di per sé un impatto positivo sul grado di fiducia del sistema bancario, degli operatori, del mercato e porta valore all’azione del governo e all’azione pubblica”. “L’azione pubblica, ha detto Padoan, sarà “ispirata a due principi fondamentali: mantenere la stabilità finanziaria che è un bene di tutti e non solo delle singole banche e tutelare al meglio i risparmio”.