Mps, la ricapitalizzazione resta complicata

mps-uLa vicenda di ricapitalizzazione del MPS resta sempre complicata. Per l’intervento del capitale pubblico nell’aumento di capitale del MPS è stato necessario chiedere l’autorizzazione all’Esecutivo comunitario. Tuttora la richiesta è in esame all’UE. Oggi da Bruxelles, Ricardo Barroso, portavoce per la politica di concorrenza della Commissione europea, rispondendo ai giornalisti durante il briefing quotidiano dei lavori, ha precisato: “L’Italia ci ha chiesto l’autorizzazione per il piano di ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena, e noi stiamo lavorando in contatto con le autorità italiane e con il supervisore europeo (un ramo della Bce, ndr) per stabilire se il piano è compatibile con le regole Ue sugli aiuti di Stato”.

Secondo il Financial Times di oggi, c’è una situazione di stallo fra la Commissione e il Supervisore unico (il “Single Supervisory Mechanism”, stabilito presso la Banca centrale europea) su chi debba dare per primo il via libera al piano del governo italiano per la ricapitalizzazione precauzionale di Mps.

Il nocciolo della questione, a quanto si apprende a Bruxelles, sta nel fatto che è il Supervisore europeo, che conosce bene i bilanci delle banche, a dover certificare se sono effettivamente presenti le tre condizioni necessarie affinché l’antitrust comunitario possa concludere che l’aiuto di Stato per la ricapitalizzazione preventiva è compatibile con le regole Ue.

Le tre condizioni sono: 1) che la banca sia solvibile; 2) che vi sia un ammanco di capitale registrato dagli stress test delle autorità bancarie europee in caso di “scenario avverso”; 3) che l’aumento di capitale non sia impiegato per coprire perdite già subite o probabili da parte della banca interessata.

Dopo che la BCE, in quanto supervisore, avrà verificato la sussistenza delle tre condizioni richieste, la Commissione per la politica della concorrenza dovrebbe dare il via libera all’operazione. Tuttavia, sarebbe opportuno ricordare che l’intervento dello Stato per salvare il MPS stride con le regole di libero mercato preferite dall’Unione Europea.

Salvatore Rondello

Via libera al salva banche. Ora è legge

MPS-Monte Paschi Siena

Via libera definitivo della Camera al decreto legge sulla tutela del risparmio nel settore creditizio. I voti favorevoli sono stati 246, i contrari 147 e 22 gli astenuti. Sul provvedimento è stata approvata ieri la fiducia posta dal governo. Con il voto di oggi il Parlamento ha dato il via libera definitivo al sistema di garanzia pubblica a sostegno delle banche, finanziato con un fondo da 20 miliardi, messo a punto per fronteggiare in prima battuta la crisi Mps. Un provvedimento che rappresenta “un passo avanti per garantire più sicurezza economica a famiglie e imprese” ha detto il premier Paolo Gentiloni. Restano le polemiche delle opposizioni per un decreto. Nel dibattito sulla fiducia è intervenuta Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi.

Tra le principali modifiche introdotte dal Senato e confermate da Montecitorio figurano le cosiddette ‘liste di debitori anonime’, il tetto facoltativo al compenso dei manager e il piano di educazione finanziaria presentato nei mesi scorsi alla Camera e ‘recuperato’ da Palazzo Madama del decreto legge ‘salva risparmio’. Viene quindi riaperto il termine, fino al prossimo 31 maggio, per ottenere i rimborsi previsti per gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche poste in risoluzione. Un indennizzo che potrà essere sollecitato, ed è un’altra delle modifiche introdotte in prima lettura, anche dal coniuge, dal convivente e dai parenti entro il secondo grado. Critiche dalle opposizioni che definiscono il testo come un ulteriore regalo al mondo bancario. Ma a sollevare polemiche in Parlamento è stato però soprattutto il compromesso sulla ‘black list’ dei debitori delle banche in crisi, dei quali saranno pubblicati i soli profili di rischio.

Ecco in sintesi le principali novità:

– ARRIVA LISTA PROFILI RISCHIO DEBITORI: non ci saranno indicazioni dei nomi ma dei “profili di rischio e meriti di credito” di chi ha ricevuto prestiti sopra l’1% del patrimonio netto delle banche che chiedono il sostegno pubblico.

– NIENTE RIACQUISTO PER BOND COMPRATI DOPO 2016: il burden sharing sarà attenuato attraverso il riacquisto delle azioni in cambio di bond senior solo per le obbligazioni acquistate prima dell’entrata in vigore del bail in, il primo gennaio 2016. Prevista anche una misura anti-speculatori, con un limite al riacquisto delle azioni che il risparmiatore ottiene con l’applicazione del burden sharing fissato al prezzo di acquisto dei bond subordinati, non al loro valore nominale.

– POSSIBILI TETTI A COMPENSI MANAGER, MASSIMO 450MILA EURO: la ricapitalizzazione potrà essere subordinata a limiti ai compensi per il cda e dell’alta dirigenza degli istituti coinvolti. Il richiamo, ha sottolineato il sottosegretario Pier Paolo Baretta, è alle norme Ue che prevedono “una retribuzione al massimo di quindici volte il salario medio nazionale dello Stato membro (o di dieci volte il salario medio della banca). Il salario medio italiano corrisponde a circa 28 mila euro, moltiplichiamo per 15 dà circa 450 mila euro”.

– CAMBIANO NORME SU DTA: Cambiano i termini per il versamento del canone in capo a tutte le banche che trasformano le Dta, le imposte anticipate qualificate, in crediti d’imposta. La modifica consente di far valere per l’esercizio 2016 quanto versato a luglio scorso. Il canone è dovuto fino al 2030.

– PARTE LA STRATEGIA NAZIONALE PER L’EDUCAZIONE FINANZIARIA: Con 1 milione di euro l’anno nasce un comitato ad hoc con 11 componenti (anche un rappresentante dei consulenti finanziari), che parteciperanno a titolo gratuito

– PIÙ AMPIA PLATEA RIMBORSI FORFAIT, TEMPO FINO 31/5: si riaprono fino a fine maggio i termini per presentare la domanda per gli obbligazionisti delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. Potrà accedere al meccanismo forfettario all’80% anche chi ha ricevuto i bond da coniugi, conviventi more uxorio o parenti fino al secondo grado e il prezzo pagato per i bond non sarà più conteggiato nel tetto a 100mila euro per il patrimonio mobiliare, tra i criteri per l’accesso al rimborso. Disposta anche la gratuità di tutte le spese di istruttoria a carico delle banche.

BANCHE CON FIDUCIA

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Approvato il decreto banche. Con 340 sì e 126 voti contrari  la Camera  approva la fiducia. Il voto finale e definitivo sul testo si terrà domattina. Sul sistema bancario italiano è intervenuto l’Ocse nel Rapporto economico con cui ha oggi invitato l’Italia a definire con urgenza “azioni rapide” per ridurre le sofferenze. Gli istituti bancari italiani presentano “sotto molti aspetti numerose vulnerabilità rispetto a quelli di altri Paesi”, a partire dall'”ingente” stock di crediti deteriorati. L’organizzazione suggerisce quindi che le autorità di vigilanza definiscano “obiettivi quantitativi graduali, mirati a ciascuna banca, credibili e con scadenze precise” da rispettare grazie ad un sistema di incentivi o contromisure.

Nel corso dei lavori parlamentari per i socialisti è intervenuta in dichiarazione di voto, Pia Locatelli, capogruppo alla Camera. “In questa sede – ha detto – è quasi superfluo ricordare che la crisi finanziaria del 2008, iniziata negli Usa, estesa dalla finanza all’economia, ha rapidamente travolto anche l’Europa. Noi oggi ne stiamo ancora pagando le conseguenze e ciononostante non riflettiamo abbastanza sull’errore madornale commesso nel 1999 dall’amministrazione Clinton, di eliminare la barriera tra banche d’affari e banche commerciali contenute nella legge Glass-Steagall voluta da Roosvelt 66 anni prima dopo Grande crisi del ‘29. Ricordo questo per sottolineare quanto sia importante oggi legiferare con attenzione su un settore che è globale, interdipendente, vitale per l’intero sistema e che ancora una volta meriterebbe discussioni ben più approfondite di quella che abbiamo avuto. Non sono pochi 20 miliardi. Sono circa 120 euro a testa, e non può ripetersi ancora che quando si tratta di profitti questi siano, per le banche, sempre privati mentre invece se si tratta di perdite è la collettività a farsene carico. È giusto intervenire per evitare danni al sistema e ridurli per gli incolpevoli risparmiatori tratti in inganno da operatori finanziari con pochi o nessuno scrupolo, ma più giusto ancora sarebbe anche approfittare di queste urgenze per introdurre regole a salvaguardia della trasparenza e della moralità del settore. Noi socialisti – ha concluso la parlamentare socialista – voteremo la fiducia, ma il mio appello a questo Governo, come a quello precedente, è di limitare questa procedura che comprime il ruolo del Parlamento e nello stesso tempo priva il Governo di un proficuo rapporto nella elaborazione di scelte che riguarderanno tutto il Paese”.

Intanto al Senato è stato depositato in commissione Finanze il testo base per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle Banche. Frutto della sintesi di tredici testi, ha particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori, ed è stato illustrato dal presidente e relatore del provvedimento, Mario Mauro Marino. Il termine per gli emendamenti in commissione è fissato per mercoledì alle 20 e in Aula l’approdo dovrebbe essere già la prossima settimana. Cuore del ddl l’articolo 3 sulle competenze dell’organismo d’inchiesta. Ci sarà un anno di tempo per verificare “la gestione” delle banche in crisi o finite sotto l’ombrello pubblico, compresi i “criteri di remunerazione dei manager” e “la correttezza del collocamento” di titoli al retail, ma anche “l’efficiacia dell’attività di vigilanza”. Secondo la bozza del testo la bicamerale dovrà essere composta da 20 deputati e 20 senatori, e dovrà “concludere i lavori entro un anno dalla sua costituzione”. Dopo i primi 6 mesi il presidente della bicamerale (eletto come gli altri membri dell’ufficio di presidenza a scrutinio segreto) dovrà presentare una relazione al Parlamento sull’andamento dei lavori.

Ecco le principali misure:

SALTA LISTA NOMI DEBITORI, SOLO PROFILI RISCHIO: Salta la lista dei nomi dei debitori insolventi delle banche salvate dallo Stato. E’ stata invece trovata una soluzione di compromesso che prevede una relazione quadrimestrale al Parlamento in cui vengono indicati dal Mef i profili di rischio ma non i nominativi dei debitori. Saranno indicati i profili di rischio di chi ha crediti in sofferenza pari o superiori all’1% del patrimonio della banca.

– STOP RIMBORSI PER CHI HA ACQUISTATO OBBLIGAZIONI DAL 2016: Nessun meccanismo di compensazione per chi ha acquistato obbligazioni subordinate di una banca soggetta a ricapitalizzazione precauzionale dopo il primo gennaio 2016, data di entrata in vigore del bail in. Si introduce, in chiave anti-speculativa, un limite massimo al corrispettivo per l’acquisto delle azioni rivenienti dal burden sharing: i rimborsi per i risparmiatori retail delle banche soggette a salvataggio pubblico non supereranno quindi il prezzo di acquisto delle obbligazioni subordinate.

– GARANZIA DELLO STATO: Non sarà necessario presentare un piano di ristrutturazione per ottenere la garanzia statale sulla liquidità se le passività saranno rimborsate entro due mesi e nei casi in cui la concessione della garanzia debba essere approvata in via individuale dalla Commissione europea, è possibile, in deroga a quanto previsto, garantire passività con scadenza a due mesi.

– RIMBORSI 4 BANCHE ANCHE A CONIUGI E PARENTI STRETTI: Si amplia la platea dei risparmiatori delle quattro banche poste in risoluzione (Banca Etruria, Carife, Banche Marche e Carichieti) che potranno chiedere il rimborso forfettario. Potranno accedere all’indennizzo anche i coniugi o conviventi more uxorio e i parenti degli obbligazionisti fino al secondo grado di parentela. E’ stata poi decisa l’esclusione del valore d’acquisto delle obbligazioni azzerate dal tetto dei 100mila euro di patrimonio mobiliare di proprietà dell’investitore, che è una delle condizioni per accedere all’indennizzo, ed è stata disposta la gratuità di tutte le spese di istruttoria.

– PROROGA AL 31 MAGGIO PER RICHIESTA RIMBORSI: Prorogata al 31 maggio la possibilità per i risparmiatori delle quattro banche in risoluzione di chiedere il rimborso forfettario.

– POSSIBILE TETTO COMPENSI MANAGER SE ENTRA STATO: Il Tesoro nel momento in cui procederà alla ricapitalizzazione precauzionale di una banca potrà chiedere non solo la rimozione dei manager ma anche fissare un tetto agli stipendi di Cda e alta dirigenza.

Banche. Il grido di allarme dei socialisti

santoro buemi del bue

Alla sala Caduti di Nassiriya del Senato conferenza stampa sulla crisi delle banche promossa dall’Avanti!, con la partecipazione del direttore Mauro Del Bue, del presidente dell’associazione Interessi comuni Angelo Santoro e del senatore Enrico Buemi. Del Bue nella sua introduzione ha ricordato i tre temi che i socialisti intendono mettere sul tappeto. Il primo si riferisce alla proposta di legge che ha come primo firmatario proprio Buemi, per la istituzione di una commissione d’indagine sulle banche, e che é stata presentata già nel dicembre del 2015. Si tratta di un’iniziativa che poneva l’esigenza di un’indagine sistemica sulla situazione di crisi degli istituti di credito italiani prima della vicenda delle quattro banche e del dramma Mps. Il secondo si riferisce al diniego della competente commissione del Senato a fornire i nomi dei grandi debitori insolventi del Mps e delle altre banche.

Quello dei socialisti è un grido di protesta e di allarme. Il terzo é attinente la proposta di una amnistia finanziaria rispetto alle segnalazioni della Centrale rischi bancaria dove i micro debitori vengono non solo schedati e impossibilitati a utilizzare una qualsiasi banca, ma in molti casi devono per questo chiudere la loro attività, mentre i macro debitori vengono coperti e mai segnalati continuando cosi a far danni al sistema. Santoro ha richiamato il fatto che in questa crisi è venuta meno la fiducia dei cittadini nei confronti delle banche e ha approfondito il tema dell’amnistia finanziaria. A suo giudizio è una questione di equità. I pesci grossi non possono continuare a nuotare mangiandosi quelli piccoli. Santoro ha anche aperto una riflessione sulle banche diventate private, vedasi Banca d’Italia, che si comportano ancora come se fossero pubbliche. E Buemi ha evidenziato in particolare la necessità di una riforma complessiva del sistema bancario. Ha dichiarato in particolare la necessità di tornare alla distinzione tra banche di regolamentazione dei prestiti e dei risparmi e quelle d’affari. La contraddizione consiste nell’utilizzare il risparmio privato in attività a rischio. Questo ha generato una funzione del settore bancario in cui la prima é assolutamente secondaria rispetto alla seconda. Sulla proposta di legge per la costituzione della commissione d’indagine, con poteri giudiziari, Buemi ha messo in risalto, infine, che le proposte di legge, in tutto diciassette, sono di natura parziale e che solo quella socialista punta l’indice contro l’intero sistema.

Il sistema bancario naviga pericolosamente a vista

bancarottaDi fronte alle crisi bancarie che investono di volta in volta differenti Paesi della zona euro, la cosa peggiore, e suicida, che l’Unione europea possa fare sarebbe di trattarle come mere questioni nazionali. Oggi sembra toccare all’Italia, domani chissà.

Ne è prova il fatto che le autorità preposte, a cominciare dalla Banca centrale europea, dalle banche centrali nazionali e dalla Commissione europea, navigano a vista, senza una chiara politica. Non si tratta, infatti, di tamponare gli effetti finanziari ed economici della grande crisi globale, ma di approntare misure che neutralizzino in modo definitivo la finanza della speculazione senza regole e che rimettano in moto lo sviluppo produttivo.

Gli attuali grandi problemi del sistema bancario italiano hanno due nomi: crediti inesigibili per oltre 200 miliardi di euro e gravissime responsabilità degli amministratori delle banche e degli organi di controllo della Banca d’Italia.

Il primo problema, ovviamente, è in gran parte dovuto agli effetti della crisi globale, che ha portato ad una drastica diminuzione nelle produzioni, nei commerci e nei consumi. Ciò ha messo molti imprenditori in ginocchio, rendendoli impossibilitati a mantenere la regolarità dei pagamenti e dei rimborsi per i prestiti precedentemente chiesti ed ottenuti.

Per il secondo problema si dovrebbe invece mettere sotto i riflettori le banche e soprattutto la Centrale Rischi della Banca di’Italia. Come è noto, le banche e le società finanziarie devono comunicare mensilmente alla Banca d’Italia il totale dei crediti verso i propri clienti, sia i crediti superiori a 30.000 euro che i crediti in sofferenza di qualunque importo. Il compito primario della Centrale Rischi è quello di valutare i crediti concessi per rafforzare la stabilità del sistema bancario. Si sottolinea inoltre che dal 2010 essa scambia queste informazioni con le altre banche centrali europee e con la Bce.

Come è possibile, dunque, che, sia a livello nazionale che a livello europeo, siano stati permessi e tollerati prestiti e altre operazioni finanziarie che, stranamente solo oggi, scopriamo essere ad altissimo rischio?

Comunque nel sistema europeo vi sono molte altre anomalie che meritano attenzione ed interventi correttivi. L’Autorità bancaria europea, per esempio, oggi giustamente analizza criticamente i crediti concessi dalle banche ma, nel contempo, permette un leverage altissimo per le banche. Permette cioè che siano sufficienti tre (3) euro di capitale per creare finanza per 100. Permette anche che certe attività finanziarie, come i cosiddetti asset di terza categoria, che sono in gran parte derivati asset backed security, trattati e tenuti fuori mercato e quindi con un valore altamente incerto, vengano contabilizzati dalle banche secondo criteri interni molto convenienti alle stesse.

Dopo il 2008 dovrebbe essere ovvio tener conto del fatto che l’intero sistema bancario internazionale è profondamente interconnesso e perciò pericolosamente esposto al contagio e a crisi sistemiche. Eppure Bruxelles, Francoforte, e spesso anche Berlino e Parigi, preferiscono, sbagliando, l’approccio nazionale a quello europeo. In questo modo si rischia di giocare al massacro.

Ce lo ricorda anche l’Office of Financial Research (OFR), l’agenzia del ministero del Tesoro americano, creata nel 2010 dalla legge di riforma finanziaria, la Dodd-Frank, con il compito di studiare i lati oscuri del sistema finanziario allo scopo di ridurne i rischi.

Nell’ultimo rapporto dello scorso dicembre l’OFR ammonisce che le banche americane di importanza sistemica si sono esposte per oltre 2 trilioni di dollari nei confronti dell’Europa, di cui circa la metà in derivati otc tenuti fuori bilancio.

Quando Wall Street  e le banche americane vendono derivati lo fanno per proteggersi da eventuali fallimenti; quando invece li acquistano esse offrono una copertura a eventuali crisi di altre banche. In questo caso di quelle europee.

Consapevoli delle difficoltà bancarie in Europa, gli Usa hanno lanciato questo allarme. L’OFR ne ne lancia anche un altro tutto interno al sistema di Wall Street. Avvisa che già alla fine del 2015 anche le assicurazioni americane sulla vita hanno abbondantemente superato i 2 trilioni di dollari in derivati finanziari. Il 60% di tale “montagna” sarebbe stato sottoscritto soltanto dalle 9 maggiori banche americane ed europee, quelle too big to fail: Goldman Sachs, Deutsche Bank, Bank of America, Citigroup, Credit Suisse, Morgan Stanley, Barclays, JPMorgan Chase e Wells Fargo.

L’allarme non è da sottovalutare, si ricordi che soltanto l’AIG, il gigante delle assicurazioni, a suo tempo dovette essere salvato con 182 miliardi di soldi pubblici!

Anche in questo caso si evince la urgenza di rispondere alla globalizzazione dei mercati finanziari e del sistema bancario con regole globali e condivise.

Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**

*già sottosegretario all’Economia  **economista

Banche. Psi, serve una commissione d’inchiesta

banca-soldiDal 31 gennaio inizierà in Senato l’esame del ddl per l’istituzione di una commissione di inchiesta sul settore bancario. Lo ha deciso l’ufficio di presidenza della commissione Finanze del Senato. Il 17 gennaio, riferisce il presidente della Commissione Finanze, Mauro Marino, verrà presentata la relazione finale dell’indagine conoscitiva sul settore bancario e il 25 verrà votata. A Palazzo Madama sono già stati depositati 13 ddl di maggioranza e opposizione che chiedono proprio una commissione di inchiesta sulle banche perciò Marino conta di presentare il 31 “una proposta di sintesi”. Intanto, sempre al Senato, stasera l’aula dovrebbe votare la proposta del Movimento 5 stelle di esaminare con urgenza proprio un ddl sulla commissione di inchiesta. La maggioranza ha già calendarizzato questa iniziativa ma nel caso l’assemblea dovesse chiedere una accelerazione allora l’ufficio di presidenza della commissione Finanze si riconvocherà per anticipare i tempi già fissati.

A ricordare che il Psi ha proposto da tempo una commissione di inchiesta è Riccardo Nencini: “Abbiamo presentato molti mesi fa  – ha affermato il segretario del Psi – il disegno di legge per istituire una commissione d’inchiesta sulle banche. Ecco l’occasione per formarla. Qui e ora. I socialisti naturalmente la voteranno. E siccome lo Stato mette un pacco di soldi per icostituire il capitale di MPS, è bene conoscere quali sono stati i soggetti con importi più significativi che non hanno onorato il loro debito”.

“Molte famiglie – ha detto ancora Nencini – hanno pagato prezzi altissimi. È giusto rendere noti i nomi di chi ha contribuito a creare questa situazione. A giudizio del presidente dell’autority competente Antonello Soro non servirebbe neppure una legge giacché le persone giuridiche coinvolte dal 2011 sarebbero esentate dal segreto dovuto alle normative che regolamentano la privacy. Condivido l’esigenza posta da Patuelli. E se serve cambiare una legge, si sappia che i socialisti sono pronti a presentare le modifiche necessarie. Non è concepibile che, mentre lo stato è costretto, per salvare i risparmiatori onesti, a sborsare miliardi di euro, non si possa sapere chi siano coloro che, prendendo i dati ufficiali di Mps, hanno determinato un terzo circa dell’insolvenza creditizia della banca con finanziamenti singoli superiori ai tre milioni. Soprattutto, se, come trapela, si tratta di gruppi economici di notevole rilievo. Non si può distruggere il sistema bancario e rapinare i piccoli risparmiatori, salvati solo dai soldi di tutti i cittadini, senza conoscere l’identità dei responsabili che, assieme alla dirigenza, ne hanno determinato il crollo. Questo vale per Mps, e per le altre banche che si apprestano a ricevere soldi pubblici. Dunque annuncio che anche i socialisti al Senato presenteranno alla Commissione Finanze un emendamento per rendere pubblica l’identità dei soggetti coinvolti”.

Intanto in Senato comincia il percorso del decreto Salva-risparmio nell’ambito del quale si sta già mettendo a punto un calendario delle audizioni a partire dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Le audizioni proseguiranno nel corso dei prossimi giorni. Dopo Padoan, previsto per giovedì, martedì della prossima settimana sarà la volta dell’Abi e Bankitalia e mercoledì della Consob. L’incardinamento del decreto ci sarà tra oggi e domani. Tra i temi che terranno banco, la proposta del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il quale chiede di rendere pubblici i nomi dei primi 100 debitori delle banche salvate con soldi pubblici. “L’audizione dell’Abi di martedì – ha spiegato Marino – sarà l’occasione per presentare in modo ufficiale” questa proposta e si comincerà a capire quale potrebbe essere l’emendamento che vada nella direzione auspicata. Se le banche vengono salvate con i soldi pubblici è eticamente giusto che si conoscano i nomi dei principali debitori. Il convincimento espresso dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, dovrebbe essere infatti fatto proprio dal governo. “Penso – aveva spiegato Patuelli in un’intervista – al varo di una norma di legge sia per le banche risolute sia per quelle preventivamente salvate dallo stato”. Quindi il decreto dovrebbe essere modificato e l’esecutivo sta pensando quali correzioni apportare e a inserire una norma ad hoc.

Azionisti banche venete, “state sereni”

banca-popolare-vicenzaIl 15% è stato offerto come rimborso forfettario a chiusura e stralcio di ogni contenzioso ai circa 175.000 azionisti di Veneto Banca e Popolare di Vicenza o, meglio, non si è avviata ancora nessuna trattativa perché i rispettivi consigli direttivi delle due banche devono ancora riunirsi per discuterne; vedrete che deliberare poi sarà tutta un’altra storia, ma ne parleremo in seguito. Ebbene, si è messa in moto nuovamente la “vigliacca” macchina della speranza dove ognuna delle parti in commedia recita il proprio ruolo. La sceneggiata vede riemergere dal letargo anche le associazioni che non hanno mai rappresentato gli interessi degli azionisti, le quali, pur non avendo letto il copione dei teatranti già lo contestano. Dunque, gli azionisti. Azionisti che dividiamo subito in grandi e piccoli per non fare confusione.

I primi, i grandi azionisti, non solo non ci fanno pena perché riteniamo che a consuntivo, anche se da qualche anno gli è andata male, da questa incresciosa situazione non hanno rimesso nulla, anzi, semmai tra dare e avere degli ultimi anni alla peggio hanno pareggiato: diciamo che non conoscevano nessuno e sono stati bravi. Quello che invece ci interessa, e anche molto, è sottolineare le ipocrite speranze date nuovamente ai secondi, i tanti piccoli azionisti che sono stati letteralmente rovinati da questo grande inganno delle azioni “truffaldine”, peraltro avallate dalla Banca d’Italia che, oltretutto, in Veneto Banca pare avesse un suo uomo sotto mentite vesti. Questa povera gente, già condannata più volte alla disperazione nell’anno appena trascorso, sarà ancora una volta e gratuitamente strumentalizzata perché gli si vuole far credere che potrà contare su una somma che, se e quando la otterrà, la vedrà chissà fra quanto tempo. In Banca Etruria, vogliamo ricordare, che su decine di migliaia di azionisti “truffati”, anche in maniera rozza, ad oggi, nonostante siano passati alcuni anni, ne sono stati rimborsati solo in parte, qualche decina. È questo il modo in cui affrontiamo le cose nel nostro Paese? Sempre sulla pelle della povera gente! Visco, il governatore della banca d’Italia, dovrebbe andare in mezzo a queste persone con il cappello in mano per scusarsi, altro che partecipare ai summit per risanare un’economia che, peraltro, è stato complice nel lasciar bruciare la maggior parte dei risparmi degli italiani caduti in questo grande inganno! Non lo abbiamo mai sentito proferire parola su questi casi drammatici il dott. Visco, qualcuno dei suoi è apparso in televisione, giusto un’anno fa, per brindare al Bail-in, oltretutto, presentandolo come panacea di tutti i mali e, mentre buttavano fumo negli occhi fiduciosi degli italiani, le banche venivano smantellate, fuse, e ricostruite altrove. È per l’incompetenza di questa gente che sono finiti nella disperazione centinaia di migliaia di azionisti; e ora dovrebbero essere loro le persone preposte a risanare il sistema bancario italiano?

Per tornare alle banche venete, chi prenderà la parola per dire agli azionisti di “stare sereni”, l’amministratore delegato Fabrizio Viola appena arrivato dal Monte Paschi di Siena? Ma via, non scherziamo!

Angelo Santoro

Dal governo 20 miliardi a tutela delle banche

Sistema bancarioVia libera sia alla Camera con 389 voti favorevoli e 134 contrari che al Senato, con 221 sì, 60 no e tre astenuti, alla relazione del Governo per autorizzare un debito aggiuntivo fino a 20 miliardi di euro per finanziare eventuali misure “salva banche”, con scostamento rispetto agli obiettivi programmatici. A Montecitorio hanno votato a favore Pd, Ap-Ncd e i deputati di Ala e di Forza Italia. Contro M5S, Sel, Cor e Lega. A Palazzo Madama, oltre ai gruppi di maggioranza si sono espressi a favore i gruppi di Fi e Ala-Sc (con un ‘giudizio sospeso’). Hanno votato contro Cor, Lega, Si e M5S.

Un via libera che per il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ”rafforza la capacità del sistema italiano di crescere e consolidarsi”. La crescita, a sua volta, spiega il titolare di via XX settembre, ”sarà un ulteriore elemento facilitatore del risanamento bilanci bancari”. Il ministro assicura quindi che, in caso di presentazione di uno o più interventi, il governo ”cercherà una valutazione condivisa, la più ampia possibile, delle misure specifiche”.

Nel suo intervento in Aula alla Camera il ministro Padoan ha confermato il quadro già delineato davanti alle commissioni Bilancio dei due rami riunite: “Anche se la richiesta di autorizzazione riguarda un aspetto specifico lo strumento che si chiede di attivare si inserisce in una strategia complessiva che tiene conto delle esigenze del paese, della necessità di tutela dei risparmiatori e del sistema”. “Il governo – ha detto il ministro dell’Economia – ribadisce il suo impegno alla tutela dei risparmiatori retail, nei margini concessi dalle norme europee: gli impatti, assicura, saranno “minimizzati o resi inesistenti”. E il sistema è sano, le criticità sono specifiche e ben note. L’intervento “precauzionale” chiesto dal governo, “al di là dei casi specifici, ha di per sé un impatto positivo sul grado di fiducia del sistema bancario, degli operatori, del mercato e porta valore all’azione del governo e all’azione pubblica”. “L’azione pubblica, ha detto Padoan, sarà “ispirata a due principi fondamentali: mantenere la stabilità finanziaria che è un bene di tutti e non solo delle singole banche e tutelare al meglio i risparmio”.

Banche: ancora sul tavolo
i contenziosi irrisolti

Sistema bancarioI contenziosi con le banche sono ancora sul tavolo, nessuno li ha risolti e nessuno li ha fermati, diciamo che per un po’ sono stati dimenticati dalla vittima, ma certo non dal “carnefice”.

Dopo un dispiacere si sente il bisogno di rifiutare anche solo il ricordo di ciò che ha provocato la ferita, in molti casi soprattutto perché ci si vede responsabili di quanto è accaduto. Si è coscienti che il problema non solo non è stato risolto, ma lo abbiamo rifiutato lasciandolo coscientemente nel cassetto. Vuoi per l’impossibilità di farlo, ma soprattutto per la prudenza di non lasciarsi trasportare da quella emotività collettiva che avrebbe potuto, come è successo a molti, peggiore la situazione.

Abbiamo rinunciato perfino di ascoltare e leggere sull’argomento specifico, preferendo svaghi e letture diverse. Chi non si è dato pace, mi riferisco quelle persone che per pagare un debito di diecimila euro, per esempio, ne hanno contratti dieci da mille euro, magari perché consigliati dalla stessa banca creditrice o dal loro contabile sono finiti nel tritacarne della follia, al punto di ricevere non più una telefonata al giorno, ma dieci: qualcuno si è perfino ucciso dalla disperazione. Adesso con più freddezza possiamo iniziare a riparlare di quel problema irrisolto, la ferita è ancora aperta ma non infetta. Ora è possibile guardare con freddezza cosa non ha funzionato, e anche in chi avevamo riposto la fiducia. Ma cosa è cambiato oltre alla scomparsa dell’emotività del momento?

Si è modificata la consapevolezza che le banche da paladine dell’arroganza, loro stesse, oggi, sono attività fallibili, proprio come le nostre. Con una differenza fondamentale, che quando abbiamo accettato di stipulare un mutuo, piuttosto che un prestito, noi abbiamo firmato le garanzie che ci sono state richieste e, in molti casi, anche costosissime assicurazioni. Mentre le banche, invece, hanno “truffato” i nostri risparmi vendendoci delle azioni senza valore con la lucidità e la consapevolezza di “fotterci”, il tutto mentre la Banca d’Italia si girava dall’altra parte per non vedere!

Questo immenso fiume di disperati è stato messo nelle condizioni di non poter far valere le sue buone ragioni perché il funzionario con cui avevano trattato – solo poco tempo prima – non c’è più, così come non c’è più la filiale e nemmeno quello che una volta si chiamava “capo area”. Con una velocità incredibile, le banche, hanno portato a compimento una serie di fusioni dove oggi non si capisce più nulla; noi non ci capiamo nulla; i professionisti che hanno succhiato i nostri ultimi spiccioli sapendo che non sarebbe servito a niente non ci capiscono nulla; le associazioni nate per tutelare gli interessi dei risparmiatori, non ci capiscono nulla. Tutto questo perché il sistema – complice dei misfatti – ha permesso alle banche “truffatrici” di mimetizzarsi, insomma le banche sono ancora lì ma non ci sono, perché tra fusioni e contro fusioni è come avessero smontato il banchetto delle tre carte in autogrill per fuggire col bottino.

Visto, però, che ora abbiamo assorbito il colpo, e la ferita sta rimarginando, possiamo affrontare di nuovo l’argomento è confrontarci con i mutui ipotecari che vedranno portare via le nostre case dalla signora “ipoteca”, perché nel frattempo la macchina degli uffici legali degli istituti di credito non si è fermata. Noi, invece, ci siamo fermati, nella “illusione” che i professionisti a cui avevamo affidato la nostra “vita”… ci avessero difesi.

Angelo Santoro

Pragmatismo in risposta
al populismo

L’alternativa al populismo passa dalla ricerca pragmatica di soluzioni che favoriscano il ritorno ad un’economia libera ma anche al servizio delle persone e attenta al bene comune.

Questo comporta scelte distruttive, fuori dagli schemi ideologici tradizionali, contenenti misure di politica economica un tempo incompatibili con il vecchio schema che contrapponeva labouristi a conservatori.

L’assunto di fondo è che sia tornata di attualità l’ispirazione ideale del Kennedysmo della nuova frontiera che riteneva che il radicalismo degli ideali e lo sguardo lungo sul futuro, dovessero accompagnarsi al realismo delle soluzioni, spesso per definizione fuori dagli schemi ideologici tradizionali.

Sulla stampa internazionale sono usciti in questi giorni alcuni interessanti articoli che analizzano le cause della vittoria di Trump negli Stati Uniti e dell’avanzata dei movimenti nazional populisti nelle grandi democrazie occidentali.

Alcuni di questi fanno risalire il fenomeno a ragioni sostanzialmente di carattere economico di cui l’immigrazione di massa è un tassello importante ma non decisivo.

Non siamo insomma diventati tutti razzisti ed impauriti, ma stando a queste analisi economiche avremmo perso la fiducia nel fatto che questo sistema economico sia in grado di servire le persone e non solo di mettere le persone al suo servizio o di emarginarle.

Le classi dirigenti occidentali al timone nell’era della globalizzazione che ha duramente impattato sulle economie dei paesi occidentali negli ultimi 20 anni, appartenenti ai partiti conservatori e progressisti avrebbero indifferentemente lavorato a favore di un sistema economico che ha generato un passaggio di reddito dai salari netti dei lavoratori al valore degli utili e dei dividendi lucrati dagli azionisti.

Il sistema avrebbe in parole povere smesso di funzionare per aumentare il benessere dei lavoratori salariati che costituiscono il grande bacino di domanda in grado di acquistare prodotti e servizi prodotti e venduti da quelle aziende che hanno invece aumentato in modo esponenziale i loro profitti proprio comprimendo il costo del lavoro.

Tale processo sarebbe comunque destinato ad avvitarsi su se stesso per un graduale indebolimento della domanda prodotta proprio da quella classe media che ha visto una contrazione progressiva del proprio potere d’acquisto.

Da sinistra tornano ad alzarsi le voci di coloro he invocano Keynes alla faccia del crescente indebitamento di molte importanti economie europee ma anche di quella americana che non più di due anni fa ha visto il proprio Governo federale sfiorare il default.

La realtà è che viviamo una fase congiunturale soprattutto nei paesi occidentali che richiederebbe un pragmatismo freddo e analitico molto lontano dalle scelte di pancia che vengono propinate a gran voce dai movimenti nazional populisti, dal conservatorismo pro-establishemnt che i partiti tradizionali esprimono e dalle ricette economiche ispirate da assunti ideologici preconcetti.

È vero che alcuni stati sono super indebitati e questo vale soprattutto per l’Italia che alla luce del suo peso economico, espone a rischi di attacchi speculativi l’intera area Euro, ma è vero anche che dopo decenni di politiche della supply side economics e cioè tese ad aumentare la produttività e la competitività dell’offerta, accompagnate da politiche di contenimento della spesa pubblica, l’economia richiede a gran voce uno shock positivo di domanda che svolga una funzione anticiclica.

Una politica economica di stimolo della domanda disruptive che ristabilisca fiducia nel futuro, quindi aspettative positive, propensione degli imprenditori ad investire e delle banche commerciali a fornire credito.

Continuare ad agire sul lato dell’offerta, come la teoria economica liberista ha imposto ai Governi negli ultimi 25 anni, ha avuto una sua utilità in termini di riduzione del tasso di aumento dei prezzi e di aumento di produttività dell’offerta, ma va riconosciuto che le ricette adottate fino ad oggi non aiutano l’economia ad uscire dalla spirale dflazionista e recessiva in cui sembra essere irrimediabilmente caduta.

Continuare ad immettere liquidità nel sistema nella speranza che le banche secondo criteri di mercato la facciano confluire in piani di investimento privati delle imprese, si sta dimostrando una misura sterile ai fini della ripresa strutturale dell’economia.

Le banche commerciali sono strutturalmente avverse al rischio e tendono a trattenere la liquidità generata da BCE realizzando investimenti finanziari con rendimenti più interessanti, invece che re-immetterla nell’economia facendo credito alle imprese ; le stesse imprese infatti sono altamente insolventi e operano su un mercato competitivo e soprattutto debole con una domanda stagnante se non strutturalmente in calo.

Molte imprese inoltre non solo chiedono credito e non ottenendolo evitano di investire deprimendo ulteriormente la domanda aggregata, ma spesso non lo chiedono perché non esiste una domanda di prodotti e servizi che giustifichi la realizzazione di investimenti: perché aumentare la produzione o la produttività se si opera in un contesto in cui mancano gli ordini ?

Qual’è quindi la risposta di un riformismo pragmatico e post-ideologico che abbia lo scopo di far ripartire l’economia in modo che sia in grado di generare posti di lavoro reddito e nuova domanda ?

Un piano di investimenti pubblici strategici che si concentri sulle aree di arretratezza strutturale italiana ma anche di altri paesei europei ed occidentali che hanno un diretto impatto sulla qualità della vita dei cittadini:

o Trasporto pubblico locale
o Recupero urbanistico delle periferie
o Bonifiche ambientali
o Coibentazione e risparmio energetico di tutti gli edifici pubblici
o Banda larga e telecomunicazioni
o Sicurezza, controllo dei confini e difesa

A differenza però di quanti propongono un aritmetico aumento della spesa che consenta di realizzare questi investimenti, un riformismo pragmatico e post-ideologico deve continuare a perseguire la riduzione della spesa corrente e una forte razionalizzazione delle funzioni di acquisto nella pubblica amministrazione a partire da sanità e scuola, aree di intervento considerate invece sempre a torto intoccabili, ma ricche invece di sprechi e diffusi fenomeni di corruzione nella gestione degli appalti.

Fabrizio Macri – Zurigo