Banche venete: per i manager sanzioni più severe

DEF-Padoan-SenatoDopo l’approvazione del decreto per banche venete la commissione Finanze del Senato ha dato l’ok a diversi ordini del giorno. Tra questi uno impegna il governo a favorire “l’adozione tempestiva di una normativa sulla responsabilità degli  amministratori delle banche fallite, con particolare riguardo alle responsabilità dei vertici aziendali”. La nuova normativa – secondo l’odg a firma Franco Carraro (Fi), Gianluca Rossi (Pd) e Paolo Tosato (Ln-Aut) – dovrà prevedere da un lato “un inasprimento delle pene per coloro che verranno ritenuti colpevoli dei reati ascritti” e dall’altro “il riconoscimento di particolari condizioni nelle quali si sono svolte in specifiche situazioni le responsabilità affidate agli amministratori nell’ottica della continuità aziendale”. Un altro impegno sarà quello di valutare l’adozione di misure che garantiscano “un equo trattamento di ristoro a tutti gli investitori coinvolti e penalizzati da comportamenti illeciti nella gestione delle banche e che hanno causato le crisi del sistema bancario susseguitesi negli ultimi due anni”.

Lo stesso ordine del giorno approvato dalla commissione Finanze del Senato al dl Banche venete impegna poi il governo a valutare “l’opportunità di prevedere misure finalizzate a tutelare i piccoli risparmiatori che hanno investito a seguito di operazioni di collocamento e di esecuzione degli ordini di vendita di azioni messe in atto nei loro confronti, con scarsa trasparenza e senza le necessarie informazioni sul grado di rischio degli istituti”.

Il via libera della commissione al dl Banche venete è arrivato anche grazie alle assenze dei senatori Bartolomeno Pepe (Gal) ed Eva Longo (Ala), mentre la senatrice Maria Cecilia Guerra (Mdp), confermando l’intenzione già circolata ieri, ha votato contro il mandato al relatore. “Anche i piccoli azionisti possono – ha detto il ministro dell’Economia, Pier  Carlo Padoan, rispondendo al question time alla Camera – essere considerati vittime di comportamenti illeciti, ma gli effetti delle loro scelte e i comportamenti impropri degli  amministratori non possono gravare sulle tasche di tutti gli altri contribuenti”. “Chi compra azioni di una società, sia pure di una banca, – ha spiegato parlando – assume un rischio elevato, che contempla la possibilità di perdere interamente l’investimento. Compensare con un intervento a carico della collettività coloro che hanno assunto questo rischio vorrebbe dire far pagare anche ai contribuenti che non sono in grado di effettuare alcun risparmio né investimento le scelte di altri  contribuenti che hanno disposto di rendite e patrimoni più consistenti”.

E riferendosi alle responsabilità degli amministratori ha aggiunto: “Ho già espresso con chiarezza il mio convinto sostegno affinché al danno provocato corrispondano sanzioni severe e adeguate alla responsabilità degli amministratori colpevoli del dissesto, strumenti sanzionatori severi sono peraltro già previsti dal nostro ordinamento, e il mio auspicio è che la magistratura e le autorità di vigilanza li applichino nel modo più rigoroso e severo possibile”.

“Per quanto riguarda il meccanismo di ristoro, la liquidazione delle banche venete è stata accompagnata da un rilevante supporto pubblico, proprio per limitare i danni alla comunità della Regione interessata dal dissesto”, ha aggiunto, “l’intervento del governo ha evitato che da un giorno all’altro migliaia di lavoratori rimanessero senza occupazione, ha consentito ai correntisti di non subire alcun danno, ha fatto salvi i diritti dei risparmiatori che hanno acquistato obbligazioni ordinarie” e “si prevede che l’eventuale fuoriuscita di personale avvenga esclusivamente su base volontaria”. Inoltre, ha aggiunto, “abbiamo concordato con le autorità europee la possibilità di ristorare i clienti che sono stati indotti ad acquistare obbligazioni subordinate attraverso pratiche improprie, in quanto quei titoli presentano caratteristiche di rischio non adeguate al profilo dei risparmiatori stessi”.

Banche venete, via libera al decreto

venetobancaIl comunicato emesso al termine della riunione del Consiglio dei Ministri in cui è stato varato il decreto per il salvataggio delle banche assume il valore storico di un proclama. Esso recita: “Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni e del ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e di Veneto Banca S.p.a. e per garantire la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio”.

Il Consiglio dei ministri che ha esaminato il decreto per il salvataggio delle due banche venete è durato circa venti minuti.

Il decreto legge si intitola: “Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza Spa e di Veneto Banca Spa” ed aprirebbe la strada alla separazione delle attività ‘sane’ dei due istituti da quelle ‘malate’.

C’è voluta una grande abilità del Governo e dei tecnici del Ministero dell’Economia a districarsi in uno stretto percorso tra comunicazioni, direttive e norme europee per portare avanti l’operazione senza incorrere in una violazione della normativa comunitaria sugli aiuti di Stato.

L’esecutivo ha pensato ad un decreto in cui si è stabilita la liquidazione coatta amministrativa di Bpvi e Veneto Banca, secondo la normativa nazionale, ma attraverso il ricorso a risorse pubbliche che serviranno a finanziare una ‘bad bank’, dove confluiranno crediti deteriorati, e consentiranno a Intesa SanPaolo di comprare la parte ‘buona’ degli istituti.

Un’operazione senza precedenti, si distingue dal salvataggio pagato dal fondo di risoluzione per le altre quattro banche italiane (Etruria, Marche, Carife e CariChieti) e da quella del Santander (in Spagna) su Banco Popular in cui ha pagato un istituto privato. In questo caso lo Stato si carica di tutti i maggiori rischi.

Con l’entrata in vigore della Direttiva sul Bail in, dal 2016, in caso di crisi bancaria la condivisione degli oneri da parte di chi ha investito nella banca è diventata fondamentale.

Come ha spiegato in una conferenza stampa il Ministro dell’Economia Padoan: “Il provvedimento apre ora la strada alla separazione delle attività ‘sane’ dei due istituti da quelle ‘malate’. “Una ‘good bank’ e una ‘bad bank’ dove saranno collocate tutte le attività in sofferenza. Per la banca ‘buona’ è stata selezionata, dopo un esame trasparente, Intesa San Paolo che ha presentato l’offerta più significativa. Le due banche venete “cesseranno di operare come banche venete ma continueranno ad operare come componenti del gruppo Intesa Sp e non ci sarà alcun interruzione dello servizio agli sportelli. Quindi, da domani, si svolgerà l’attività normale allo sportello delle due banche. Non c’è nessuna interruzione dell’attività”. Il ministro ha anche affermato: “L’esborso per lo Stato ammonta a circa 5,5 miliardi di euro e complessivamente sono mobilizzate risorse a favore dell’operazione fino ad un massimo di 17 miliardi di euro”. Poi il ministro ha aggiunto: Le risorse arriveranno infatti 4 miliardi e 785 milioni in termini di ‘anticipo di cassa a disposizione di Banca Intesa per ottenere il proprio rafforzamento patrimoniale’ e ‘per adeguare il capitale necessario all’acquisizione delle due venete. Ci sono poi ulteriori 400 milioni, unico altro esborso immediato a copertura di garanzie”.

Sugli esuberi Padoan ha precisato: “L’ammontare delle risorse destinate a Intesa San Paolo, ossia i 4,785 miliardi di euro, potrebbe essere usato con benefici anche nella gestione degli esuberi”.

Il Ministro dell’Economia ha anche aggiunto: “Si tratta di un provvedimento che stabilizza l’economia del Veneto, protegge i risparmiatori e salvaguarda l’attività economica delle banche venete, nel pieno rispetto delle regole europee. Il governo ha usato le regole europee nel modo migliore possibile per stabilizzare e diminuire le fragilità, presunte o vere, del sistema creditizio italiano. Da questa operazione non c’è impatto sulla finanza pubblica. Si utilizzano risorse già disponibili”.

Dopo le conclusioni del Ministro dell’Economia, il Presidente Gentiloni ha detto: “Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri consentirà di rassicurare e di stabilizzare la situazione dei due istituti. Confido in Parlamento nel sostegno più ampio possibile”.

Poi ha proseguito: “Questa crisi delle banche venete, ha raggiunto livelli che hanno reso necessario l’intervento di salvataggio a favore dei correntisti e dei risparmiatori, di chi in queste banche lavora e a favore dell’economia del territorio, del nostro sistema bancario e della sua efficienza, per evitare i rischi di un fallimento disordinato”.

Il 23 giugno scorso, la Banca Centrale Europea ha dichiarato le due banche in condizione di dissesto (failing or likely to fail). Successivamente il Comitato di risoluzione unico (SRB – Single Resolution Board) ha valutato se vi fossero tutti i tre requisiti per una risoluzione secondo la direttiva europea per i salvataggi bancari (BRRD), giungendo alla conclusione che non sia possibile dichiarare la risoluzione in quanto non sussiste il requisito dell’interesse pubblico.

Nella nota del Consiglio dei Ministri sul decreto si legge: “Di conseguenza si è ritenuto di fare ricorso alla normativa nazionale, e in particolare al ‘Testo unico bancario’, che prevede l’avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa. Tuttavia, atteso che l’applicazione della procedura ordinaria rischierebbe di produrre conseguenze negative per il tessuto produttivo e sociale, per l’occupazione e per i risparmiatori, il Governo ha ritenuto necessario adottare misure pubbliche a sostegno di una gestione ordinata della crisi delle due banche, nel contesto di una speciale procedura d’insolvenza.

Le misure adottate prevedono aiuti compatibili con il mercato interno ritenuti ammissibili dalle regole europee in quanto volti a evitare danni economici più ampi, subordinati all’approvazione da parte della Commissione europea. L’aiuto di Stato è consentito dalla Comunicazione della Commissione europea dell’agosto 2013 alle seguenti condizioni:

1. i costi della liquidazione devono essere contenuti al minimo necessario;

2. le distorsioni alla concorrenza devo essere limitate;

3. gli azionisti e i creditori subordinati devono condividere l’onere dell’operazione;

4. in caso di acquisizione di un ramo d’azienda da parte di un soggetto terzo, l’operazione non deve pregiudicare le capacità operative di quest’ultimo.

Gli aiuti di Stato, necessari a mitigare l’effetto della liquidazione sul territorio grazie alla continuità dell’accesso al credito da parte delle famiglie e delle imprese, nonché alla gestione dei processi di ristrutturazione delle banche in liquidazione, ammontano a 4,785 miliardi di euro. A questa cifra, viene rilevato, si aggiungono circa 400 milioni quale fair value delle garanzie prestate dallo Stato sugli impegni delle banche in liquidazione, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro.

Gli aiuti di Stato sono adeguatamente coperti dai crediti delle due banche.

Il decreto legge consente al ministro dell’Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d’Italia, di:

1. sottoporre le due banche a liquidazione coatta amministrativa, disponendo altresì la continuazione dell’esercizio dell’impresa;

2. prevedere la cessione dell’azienda bancaria o di rami di essa ad un acquirente;

3. effettuare misure di sostegno pubblico a sostegno della cessione.

Su indicazione del Ministro, i commissari liquidatori nominati dalla Banca d’Italia possono cedere l’azienda bancaria a un soggetto selezionato sulla base di una procedura aperta, concorrenziale, non discriminatoria di selezione dell’offerta di acquisto più conveniente. Sono previste norme speciali per assicurare l’immediata efficacia della cessione nei confronti dei terzi, anche in considerazione della necessità di assicurare la continuità dell’esercizio dell’impresa per evitare lo scioglimento dei contratti conseguente all’avvio della procedura concorsuale.

Il ministro è autorizzato a effettuare interventi pubblici a sostegno dell’operazione: a) concessione della garanzia dello Stato a copertura dello sbilancio di cessione; b) erogazione di un supporto finanziario per ricostituire i fondi propri del cessionario per un ammontare idoneo a fronteggiare l’assorbimento patrimoniale derivante dalle attività ponderate per il rischio acquisito; c) concessione della garanzia dello Stato sull’adempimento di obblighi assunti dalle due banche in relazione a impegni, dichiarazioni e garanzie da esse assunti; d) erogazione al cessionario di fondi a sostegno di misure di ristrutturazione aziendale.

Al fine di massimizzare il valore dei crediti deteriorati e di altri attivi non ceduti, il provvedimento legislativo abilita il Ministero a cedere questi ultimi alla Società per la Gestione di Attività S.p.a., il cui capitale è da esso interamente posseduto. Il corrispettivo della cessione è rappresentato da un credito verso le banche in liquidazione: i proventi della gestione del portafoglio trasferito sono destinati interamente alle banche in liquidazione e sono, dunque, disponibili per i creditori di quest’ultime.

Per i creditori subordinati delle banche che siano investitori al dettaglio è previsto un meccanismo di ristoro analogo a quello previsto dal decreto legge n. 59 del 2016. Come in quel caso, le prestazioni sono a carico del ‘Fondo interbancario di tutela dei depositanti’. Le disposizioni in materia fiscale sono volte a rendere fiscalmente neutre le operazioni di cessione e gli interventi pubblici che le possono accompagnare. Esse sono volte, inoltre, a consentire il trasferimento dei crediti per le imposte differite delle banche in liquidazione al cessionario dell’azienda bancaria.

Le risorse necessarie per il sostegno pubblico sono prelevate dal fondo salva risparmio costituito con il decreto legge n. 237 del 23 dicembre 2016, incrementate di 300 milioni di euro per l’anno 2018”.

Sulla base delle norme Ue‎, la Commissione Europea ha approvato le misure varate  dalle autorità italiane per facilitare la liquidazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Per l’esecutivo comunitario le misure sono in linea con le regole Ue sugli aiuti di Stato.

Le misure includono la vendita di una parte delle attività di Bpvi e Veneto Banca a Intesa SanPaolo. I depositi, sottolinea la Commissione, restano ‘totalmente protetti’.

L’annuncio della Commissione segue la dichiarazione della Bce, per la quale le due banche sono in fallimento, o quasi (likely to fail), e la decisione del Single Resolution Board di rimettere la questione alle autorità nazionali. La legge Ue prevede che, in un caso come questo, si applicano le leggi nazionali sull’insolvenza.

Se le autorità del Paese membro, l’Italia in questo caso, ritengono che sia necessario fornire un sostegno pubblico, si applicano le regole Ue sugli aiuti di Stato, in particolare la comunicazione sulle banche del 2013, che richiede il ‘burden sharing’, vale a dire il contributo di azioni e obbligazioni subordinate per coprire i costi della liquidazione delle banche. Non devono contribuire le obbligazioni ordinarie, né i correntisti, che restano pienamente protetti.

Per la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager, “l’Italia ritiene che l’aiuto pubblico sia necessario per evitare perturbazioni nell’economia della regione Veneto in conseguenza della liquidazione delle due banche, che escono dal mercato dopo un lungo periodo di serie difficoltà finanziarie. La decisione della Commissione europea permette all’Italia di adottare misure per facilitare la liquidazione dei due istituti: l’Italia sosterrà la vendita e l’integrazione di alcune attività e il trasferimento dei dipendenti ad Intesa SanPaolo”.

Il Consigliere delegato di Intesa San Paolo dichiara: “Oggi abbiamo deliberato l’acquisizione di parte delle attività di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, due istituti ormai in condizione di dissesto conclamato e per i quali erano andati falliti precedenti tentativi di salvataggio il cui costo per la nostra banca, unito a quello sopportato per la crisi delle quattro banche locali dell’autunno 2015, è stato pari a oltre 1,5 miliardi euro. Peraltro, Intesa Sanpaolo aveva dato la sua disponibilità a sottoscrivere una quota parte di un versamento di 1,2 miliardi per un ulteriore capitalizzazione delle due banche, non andata in porto per l’insufficiente partecipazione del sistema bancario. Senza l’offerta di Intesa Sanpaolo, l’unica significativa presentata nell’asta competitiva indetta dal Governo, la crisi delle due banche avrebbe avuto un grave impatto sull’intero sistema bancario italiano, con conseguenze drammatiche sull’economia nazionale, mettendo anche a rischio le prospettive di ripresa del Paese. Il nostro intervento -rileva- consentirà di mettere in sicurezza oltre 50 miliardi di risparmi affidati alle due banche e di tutelare 2 milioni di clienti, di cui 200.000 aziende operanti in aree tra le più dinamiche del Paese. Oltre a ciò, l’integrazione delle due banche e del relativo personale sarà gestita senza licenziamenti ma solo attraverso uscite volontarie. A seguito dell’acquisizione – prosegue Messina – Intesa Sanpaolo metterà a disposizione dell’economia reale dei territori in cui operano le due banche venete un plafond di 5 miliardi di erogazioni di nuovo credito, a valere sul secondo semestre 2017, che si sommano ai 50 miliardi già previsti in Italia per l’intero anno. Inoltre, Intesa Sanpaolo contribuirà al ristoro degli investitori retail di obbligazioni subordinate, per un ammontare complessivo di 60 milioni. L’offerta, oggi deliberata dal nostro CdA, è stata avanzata a condizione che non venisse pregiudicata la forza patrimoniale di Intesa Sanpaolo a presidio di 860 miliardi di risparmi affidati alla nostra banca, né intaccate le prerogative dei suoi azionisti. A seguito dell’integrazione delle reti delle due banche, Intesa Sanpaolo diventerà banca di riferimento nel Nordest, seconda rete commerciale in Sicilia e rafforzerà ulteriormente la sua presenza in Puglia. In questi territori – aggiunge Messina – la nostra banca intende rimanere elemento centrale per le famiglie e le imprese, secondo un modello di fare banca che fa di Intesa Sanpaolo un protagonista riconosciuto a livello europeo. La nostra è una banca radicata nei territori in cui opera e per questo siamo convinti che il valore più importante siano le persone: clienti e dipendenti. Questa sarà la nostra priorità anche in tutti i territori dove i gruppi bancari Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono presenti”.

Il Codacons afferma : “Il salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza costerà ad ogni singola famiglia italiana la bellezza di 708 euro”.

Commentando il decreto, il Presidente Carlo Rienzi denuncia: “Il decreto varato in tutta fretta dal Consiglio dei ministri che mobilizza risorse per complessivi 17 miliardi di euro è una vergogna. Ancora una volta il Governo mette le mani in tasca agli italiani per salvare le banche ridotte al fallimento da una mala-gestione i cui costi vengono scaricati sulla collettività. I cittadini si ritrovano doppiamente danneggiati dalla crisi di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza: una prima volta attraverso il crollo delle azioni delle due banche, già costato 19 miliardi di euro ai risparmiatori assieme agli aumenti di capitale e alle perdite degli ultimi anni; la seconda volta attraverso le risorse pubbliche che il Governo mette a disposizione del salvataggio, 17 miliardi di euro pari a 708 euro a famiglia, soldi che potrebbero essere destinati a ridurre le tasse, completare le opere incompiute o mettere in sicurezza le scuole a rischio”.

Il Codacons, con la denuncia del Presidente Rienzi, ricorda l’intervento del Fondo Atlante che, aveva già acquisito, in tempi non lontani, quasi completamente la proprietà delle due banche. In conclusione il salvataggio delle due banche venete è stato fatto doppiamente con i soldi dei contribuenti. Inoltre, il decreto crea un pericoloso precedente che non scoraggia le male gestioni delle banche, anzi le incoraggia con il patrocinio del governante di turno. Così, con la complicità della UE e delle autorità monetarie sembrerebbe ormai definitivamente tramontata l’etica nella gestione delle banche. E’ evidente che il decreto sancisce il principio della tutela del risparmio con i soldi della collettività dei contribuenti e quindi con altro risparmio. A tal proposito, si potrebbe aprire, dunque, anche un dibattito sull’art. 31 della Costituzione (quello sulla tutela ed incoraggiamento del risparmio). I furbetti che indebitamente si sono appropriati di notevoli importi patrimoniali, assieme a chi lo ha consentito, invece, potranno continuare a circolare liberamente in barba ai principi di onestà e di etica comportamentale che dovrebbero essere la base fondante di sane democrazie.

Salvatore Rondello

Banche, il Psi vota per la Commissione d’Inchiesta

banca marcheL’Aula della Camera ha dato il via libero definitivo con 426 voti favorevoli e tre astenuti, all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. “Noi socialisti sosteniamo la scelta di una Commissione d’inchiesta sulle banche: è assolutamente necessario fare luce sui casi di cattiva gestione del risparmio, sulla mancanza di morigeratezza gestionale, sugli errori del passato, per indicare e per correggere; perché è assolutamente intollerabile che i risparmiatori e i contribuenti vengano chiamati a patire le conseguenze delle commistioni di interessi e delle scelte azzardate speculative”. Ha detto la deputata Pia Locatelli, intervenendo alla Camera per dichiarazione di voto sulla proposta di legge di istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario.
Composta da venti deputati e venti senatori, la commissione avrà un anno di tempo per chiudere i lavori. I componenti avranno il compito di verificare “la gestione degli istituti di credito che sono rimasti coinvolti in situazioni di crisi”, i criteri di remunerazione dei manager, il corretto collocamento al pubblico di prodotti ad alto rischio e “l’efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari poste in essere dagli organi preposti, cioè Bankitalia e Consob.
“Quello che va certamente approfondito è il tema delicatissimo del controllo pubblico: ovvero se non è stato sufficientemente approfondito, oppure se gli organismi preposti non abbiano gli strumenti necessari per incidere efficacemente in questi casi”, ha detto ancora la Capogruppo dei socialisti alla Camera e ha così espresso il voto favorevole del Psi.
Alla commissione inoltre, limitatamente all’oggetto delle indagini di sua competenza, non può essere opposto il segreto d’ufficio né il segreto professionale o quello bancario, fatta eccezione per il segreto tra difensore e parte processuale nell’ambito del mandato. È previsto invece l’obbligo del segreto per i componenti della Commissione, i funzionari e il personale addetti alla Commissione stessa, nonché per ogni altra persona che collabora.

I banchieri hanno “ucciso” l’impresa e il lavoro

Sempre più spesso sono tentato di non occuparmi più di banche e banchieri, peraltro una decisione che potrebbe lasciare intendere che sono stato comprato, com’è che si dice? “Meglio essere invidiati che compatiti!”. Oppure farei felici le tante persone a cui sono antipatico, quelle che godrebbero nel pensare: “hai visto? Lo hanno punito!”. Invece, niente di tutto questo, la decisione va maturando perché i fatti accaduti pare non interessino nessuno, nemmeno tutti i cittadini che, in un modo o nell’altro, sono stati “mortificati” dai funzionari di banca che ancora salutano con deferenza.

Ma soprattutto vorrei smettere di scrivere perché ho annoiato me stesso, è frustrante dialogare con dei muri di gomma. Il mio intendimento era di andare oltre le finzioni della politica e l’indifferenza dei segnalati alla “Centrale Rischi”. Però mentre capisco la politica, non comprendo chi ha subito l’onta della povertà per colpa delle “banche truffatrici”. Quello che è successo nel nostro Paese ha davvero dell’incredibile, e non capisco perché la gente non reagisce? A volte mi chiedo se è ricattata, o se non hanno sudato i soldi che hanno perso! Lo chiedo perché milioni di correntisti gettati nella spazzatura sono una quantità spropositata di episodi tutti da “Rivoluzione francese”. E nessuno di loro, a parte i cartelli di protesta, ha reagito!

Intanto, migliaia di funzionari, amministratori di banca, che hanno provocato il dissesto finanziario del Paese, non vengono puniti. Anzi, li premiano, passano da un’istituto di credito all’altro con stipendi raddoppiati e incarichi di maggior prestigio. La storia è sempre quella, le persone si infuriano in privato, come volessero spaccare il mondo, poi quando chiamate in pubblico per metterci la faccia si tirano indietro. Se è così, come lo è, hanno fatto bene le banche, e ancora di più i banchieri, a metterli in mezzo alla strada. A volte quasi mi viene voglia di fare tifo per loro, e chiedere scusa se in questi quattro anni mi sono tanto appassionato all’argomento banche: pensavo ne valesse la pena!

Pensavo ne valesse la pena per le imprese che non riescono ad anticipare le fatture per pagare i dipendenti; ne valesse la pena per gli artigiani che producono le cose più preziose; ne valesse la pena per i commercianti i quali devono rifornire i magazzini; ne valesse la pena per le grandi imprese che si devono approvvigionare di materie prime; ne valesse la pena per le famiglie in difficoltà che magari hanno bisogno di una visita medica e non possono pagare il ticket. Mi chiedo se sia ancora il caso di parlarne; mi chiedo dove sono queste persone, e anche se esistono davvero, e se esistono chi le finanzia? Possibile che tutto sia ancora nelle mani di quel migliaio di “incompetenti” che hanno affossato l’economia italiana?

L’assurdo è che nessuno ne parla in termini propositivi, tutto tace! Tutto tace da parte delle Associazioni di categoria; tutto tace da parte di Confindustria; tutto tace da parte dei sindacati; tutto tace da parte dei politici indebitati; tutto tace perché tantissime aziende e persone sono indebitate e “ricattate” dal sistema bancario. Ancora una domanda, come uscire da questo empasse? Certo non se ne esce ognuno per se’, proprio perché attraverso questo sistema hanno ingannato con promesse che sapevano di non poter mantenere. Ora la maggior parte della gente lavora in nero, e molte attività produttive si sono associate per disperazione alla Mafia S.p.A. Tutto questo sta distruggendo l’economia italiana! Dentro il sistema credito si è insediata la corruzione, e l’usura di ultima generazione è promossa da molti istituti di credito.

Angelo Santoro

La separazione bancaria approda alla Camera

monte-paschi-bancaLa Commissione Finanze della Camera ha iniziato la discussione sulle proposte di legge relative alla separazione tra banche ordinarie e banche d’affari. Le varie proposte sono accomunate dalla medesima finalità fondamentale, la salvaguardia e la tutela del risparmio dei cittadini.

In generale le banche che svolgono attività di “commercio in proprio” di strumenti finanziari non dovrebbero svolgere anche le attività di raccolta del risparmio tra il pubblico né effettuare l’esercizio del credito.

In alcune proposte opportunamente si fa riferimento alla legge Glass-Steagall che venne introdotta negli Usa dal presidente Roosevelt nel 1933 per combattere la speculazione e impedire l’utilizzo del risparmio delle famiglie in operazioni ad alto rischio da parte delle banche.

Il tema della separazione è diventato da tempo oggetto di discussione a livello mondiale, ma in Italia si è imposto soprattutto dopo il gennaio 2016 quando i governi europei, anche il nostro, hanno sottoscritto l’obbligo di applicare il “bail in” in caso di dissesti bancari. Per coprire i buchi dei fallimenti bancari la nuova norma impone di rivalersi sugli azionisti, sugli obbligazionisti e sui depositi oltre i 100.000 euro .

E’ il passo obbligato dopo l’approvazione del decreto legge relativo alle “Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio”. C’è da sperare che la Camera concluda in tempi brevi l’iter legislativo del provvedimento in questione.

Intanto i dati riguardanti la salute del sistema bancario, evidenziati dalla Banca d’Italia, devono far riflettere. Si evince che il 70% delle sofferenze bancarie, pari a 140 miliardi di euro su un totale di 210, è in mano al 3% dei debitori! Il che significa che il restante 97% dei debitori detiene solo il 30% delle sofferenze bancarie.

Non possono essere, quindi, le famiglie e le pmi a pagare per le sofferenze succitate. I responsabili sono i grandi gruppi e le grandi imprese. E’ chiaro che le sofferenze sono state determinate dai prestiti facilmente concessi a chi evidentemente ex ante non era degno di credito. Continuiamo a ritenere indispensabile il puntuale accertamento delle responsabilità specifiche degli amministratori e del management delle singole banche.

Le perdite accumulate dalle cinque banche a rischio fallimento, in primis il Monte dei Paschi di Siena, sfiorano i 20 miliardi di euro, quasi pari a una manovra finanziaria. Purtroppo si calcola che dal 2013 i risparmiatori abbiano perso almeno 30 miliardi dei loro risparmi, più di 10 miliardi sarebbero stati persi solo dai 200 mila azionisti delle due banche popolari venete.

Rispetto al problema delle sofferenze il governo e le autorità sembrano navigare ancora a vista. Secondo noi, bisognerebbe considerare le esperienze altrui. In Germania, per esempio, nel caso della Erste Abwicklungsanstalt, l’agenzia centrale creata per far fronte alle sofferenze bancarie tedesche, lo Stato ha recuperato quasi tutti i 246 miliardi di non performing loans. Berlino non solo ha fatto una rigorosa analisi delle cause ma ha anche accertato le responsabilità. Naturalmente sono state realizzate le opportune politiche per la crescita dell’economia reale.

Si ricordi che, dopo l’esplosione della crisi finanziaria globale, per stabilizzare i relativi sistemi bancari nazionali, la Germania spese 238 miliardi, la Spagna 52 e gli Stati Uniti 426. Purtroppo l’Italia non si attivò in merito prima dell’entrata del bail in.

In conclusione si può affermare che, eliminate le varie degenerazioni, il sistema bancario italiano non sarebbe in pessime condizioni. Infatti il livello degli impieghi sul totale degli attivi, cioè i prestiti che le banche fanno sul totale delle loro attività, è quasi del 70%, mentre in Germania sarebbe del 56%. Inoltre i livelli dei derivati in Italia, sul totale degli attivi, sono meno del 10% a fronte di una media Ue del 20%, mentre in Germania essi arrivano al 34%.

L’argomento della separazione bancaria e della difesa del risparmio è troppo importante perché diventi materia per un ulteriore scontro elettorale ed ideologico. Potrebbe invece diventare un campo di fruttuosa cooperazione, mostrando che il bene comune è superiore agli interessi partitici o di bottega. Sarebbe anche un modo concreto per mostrare che in Italia vi sono anche degli statisti e non solo dei politicanti.

Mario Lettieri* Paolo Raimondi**
*già sottosegretario all’Economia **economista

Usa e infrastrutture: nessun modello d’investimento

InfrastruttureAncora non si conosce il vero orientamento del presidente Trump per i settori dell’economia reale degli Usa.
Cancellando le poche regole introdotte a suo tempo dal presidente Obama per contenere le spinte speculative, le sue decisioni riguardanti il mondo bancario e finanziario hanno deluso quanti si aspettavano i cambiamenti promessi in campagna elettorale.
Dubbi e perplessità sorgono anche per quanto riguarda il finanziamento del vasto programma infrastrutturale annunciato, che prevede ben 1.000 miliardi di dollari di investimento.
Si farà ricorso ad obbligazioni e a fondi pubblici mirati a specifici progetti a beneficio degli utenti, oppure verranno messi in campo dei partenariati pubblico-privati (PPP) in cui si garantiscono maggiori privilegi alla parte privata?
Potrebbe sembrare una domanda secondaria ma non lo è per niente.
Se il governo si farà carico dell’intero investimento, lo Stato evidentemente si aspetterà di essere ripagato attraverso una maggiore efficienza dei settori produttivi e dai tributi fiscali derivanti dall’aumento dei redditi e dei consumi. Se si privilegiano i partenariati, gli investitori privati incasseranno le tariffe pagate dai consumatori e, forse, giovandosi anche di una rilevante garanzia pubblica.
In Italia si conosce bene la differenza in quanto negli anni, si è, purtroppo, in gran parte privatizzata la distribuzione dell’acqua, che da bene pubblico è sempre più diventato un servizio gestito da privati. Lo stesso avviene per la gestione delle autostrade che hanno portato ricchi introiti ai privati a fronte di scarsi investimenti e di insufficienti manutenzioni della rete.
Lungi da noi l’intento di criminalizzare il modello dei partenariati. Al contrario, esso può essere uno strumento molto valido se ben utilizzato e ben controllato. Occorre però riconoscere che non è il toccasana alternativo per tutti gli investimenti pubblici.
Negli Stati Uniti si stima che la componente privata degli investimenti nei servizi di interesse pubblico produce su base decennale in media un profitto annuo tra l’8 e il 18%.
Sono soprattutto i fondi di “private equity”, controllati dalle banche, ad operare in questi settori. Molte città americane, come è noto, in passato hanno “delegato” ai privati la gestione di molti servizi pubblici.
In una situazione di tassi di interesse zero, le banche e i fondi finanziari scalpitano per investire nei progetti infrastrutturali e in certi servizi pubblici. Ecco perché il programma di Trump suscita grandi consensi da parte del sistema bancario.
Indubbiamente la materia è complessa e ha notevoli riverberi. È noto, per esempio, che ogni investimento pubblico nelle infrastrutture genera un aumento del valore di mercato dei terreni e degli immobili già esistenti nella zona, generando effetti perversi nell’aumento dei prezzi delle case e degli affitti.
Si ricordi che Trump è un immobiliarista che ha accumulato le sue ricchezze in questo settore. Perciò non vorremmo che in futuro gli Usa diventassero un gigantesco fondo di investimento immobiliare.
Comunque speriamo che il presidente americano ci sorprenda positivamente e fughi con le sue scelte le non poche perplessità circolanti sulla natura del suo governo.

Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Mps, la ricapitalizzazione resta complicata

mps-uLa vicenda di ricapitalizzazione del MPS resta sempre complicata. Per l’intervento del capitale pubblico nell’aumento di capitale del MPS è stato necessario chiedere l’autorizzazione all’Esecutivo comunitario. Tuttora la richiesta è in esame all’UE. Oggi da Bruxelles, Ricardo Barroso, portavoce per la politica di concorrenza della Commissione europea, rispondendo ai giornalisti durante il briefing quotidiano dei lavori, ha precisato: “L’Italia ci ha chiesto l’autorizzazione per il piano di ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena, e noi stiamo lavorando in contatto con le autorità italiane e con il supervisore europeo (un ramo della Bce, ndr) per stabilire se il piano è compatibile con le regole Ue sugli aiuti di Stato”.

Secondo il Financial Times di oggi, c’è una situazione di stallo fra la Commissione e il Supervisore unico (il “Single Supervisory Mechanism”, stabilito presso la Banca centrale europea) su chi debba dare per primo il via libera al piano del governo italiano per la ricapitalizzazione precauzionale di Mps.

Il nocciolo della questione, a quanto si apprende a Bruxelles, sta nel fatto che è il Supervisore europeo, che conosce bene i bilanci delle banche, a dover certificare se sono effettivamente presenti le tre condizioni necessarie affinché l’antitrust comunitario possa concludere che l’aiuto di Stato per la ricapitalizzazione preventiva è compatibile con le regole Ue.

Le tre condizioni sono: 1) che la banca sia solvibile; 2) che vi sia un ammanco di capitale registrato dagli stress test delle autorità bancarie europee in caso di “scenario avverso”; 3) che l’aumento di capitale non sia impiegato per coprire perdite già subite o probabili da parte della banca interessata.

Dopo che la BCE, in quanto supervisore, avrà verificato la sussistenza delle tre condizioni richieste, la Commissione per la politica della concorrenza dovrebbe dare il via libera all’operazione. Tuttavia, sarebbe opportuno ricordare che l’intervento dello Stato per salvare il MPS stride con le regole di libero mercato preferite dall’Unione Europea.

Salvatore Rondello

Via libera al salva banche. Ora è legge

MPS-Monte Paschi Siena

Via libera definitivo della Camera al decreto legge sulla tutela del risparmio nel settore creditizio. I voti favorevoli sono stati 246, i contrari 147 e 22 gli astenuti. Sul provvedimento è stata approvata ieri la fiducia posta dal governo. Con il voto di oggi il Parlamento ha dato il via libera definitivo al sistema di garanzia pubblica a sostegno delle banche, finanziato con un fondo da 20 miliardi, messo a punto per fronteggiare in prima battuta la crisi Mps. Un provvedimento che rappresenta “un passo avanti per garantire più sicurezza economica a famiglie e imprese” ha detto il premier Paolo Gentiloni. Restano le polemiche delle opposizioni per un decreto. Nel dibattito sulla fiducia è intervenuta Pia Locatelli, presidente del gruppo del Psi.

Tra le principali modifiche introdotte dal Senato e confermate da Montecitorio figurano le cosiddette ‘liste di debitori anonime’, il tetto facoltativo al compenso dei manager e il piano di educazione finanziaria presentato nei mesi scorsi alla Camera e ‘recuperato’ da Palazzo Madama del decreto legge ‘salva risparmio’. Viene quindi riaperto il termine, fino al prossimo 31 maggio, per ottenere i rimborsi previsti per gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche poste in risoluzione. Un indennizzo che potrà essere sollecitato, ed è un’altra delle modifiche introdotte in prima lettura, anche dal coniuge, dal convivente e dai parenti entro il secondo grado. Critiche dalle opposizioni che definiscono il testo come un ulteriore regalo al mondo bancario. Ma a sollevare polemiche in Parlamento è stato però soprattutto il compromesso sulla ‘black list’ dei debitori delle banche in crisi, dei quali saranno pubblicati i soli profili di rischio.

Ecco in sintesi le principali novità:

– ARRIVA LISTA PROFILI RISCHIO DEBITORI: non ci saranno indicazioni dei nomi ma dei “profili di rischio e meriti di credito” di chi ha ricevuto prestiti sopra l’1% del patrimonio netto delle banche che chiedono il sostegno pubblico.

– NIENTE RIACQUISTO PER BOND COMPRATI DOPO 2016: il burden sharing sarà attenuato attraverso il riacquisto delle azioni in cambio di bond senior solo per le obbligazioni acquistate prima dell’entrata in vigore del bail in, il primo gennaio 2016. Prevista anche una misura anti-speculatori, con un limite al riacquisto delle azioni che il risparmiatore ottiene con l’applicazione del burden sharing fissato al prezzo di acquisto dei bond subordinati, non al loro valore nominale.

– POSSIBILI TETTI A COMPENSI MANAGER, MASSIMO 450MILA EURO: la ricapitalizzazione potrà essere subordinata a limiti ai compensi per il cda e dell’alta dirigenza degli istituti coinvolti. Il richiamo, ha sottolineato il sottosegretario Pier Paolo Baretta, è alle norme Ue che prevedono “una retribuzione al massimo di quindici volte il salario medio nazionale dello Stato membro (o di dieci volte il salario medio della banca). Il salario medio italiano corrisponde a circa 28 mila euro, moltiplichiamo per 15 dà circa 450 mila euro”.

– CAMBIANO NORME SU DTA: Cambiano i termini per il versamento del canone in capo a tutte le banche che trasformano le Dta, le imposte anticipate qualificate, in crediti d’imposta. La modifica consente di far valere per l’esercizio 2016 quanto versato a luglio scorso. Il canone è dovuto fino al 2030.

– PARTE LA STRATEGIA NAZIONALE PER L’EDUCAZIONE FINANZIARIA: Con 1 milione di euro l’anno nasce un comitato ad hoc con 11 componenti (anche un rappresentante dei consulenti finanziari), che parteciperanno a titolo gratuito

– PIÙ AMPIA PLATEA RIMBORSI FORFAIT, TEMPO FINO 31/5: si riaprono fino a fine maggio i termini per presentare la domanda per gli obbligazionisti delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti. Potrà accedere al meccanismo forfettario all’80% anche chi ha ricevuto i bond da coniugi, conviventi more uxorio o parenti fino al secondo grado e il prezzo pagato per i bond non sarà più conteggiato nel tetto a 100mila euro per il patrimonio mobiliare, tra i criteri per l’accesso al rimborso. Disposta anche la gratuità di tutte le spese di istruttoria a carico delle banche.

BANCHE CON FIDUCIA

banca-italia-675

Approvato il decreto banche. Con 340 sì e 126 voti contrari  la Camera  approva la fiducia. Il voto finale e definitivo sul testo si terrà domattina. Sul sistema bancario italiano è intervenuto l’Ocse nel Rapporto economico con cui ha oggi invitato l’Italia a definire con urgenza “azioni rapide” per ridurre le sofferenze. Gli istituti bancari italiani presentano “sotto molti aspetti numerose vulnerabilità rispetto a quelli di altri Paesi”, a partire dall'”ingente” stock di crediti deteriorati. L’organizzazione suggerisce quindi che le autorità di vigilanza definiscano “obiettivi quantitativi graduali, mirati a ciascuna banca, credibili e con scadenze precise” da rispettare grazie ad un sistema di incentivi o contromisure.

Nel corso dei lavori parlamentari per i socialisti è intervenuta in dichiarazione di voto, Pia Locatelli, capogruppo alla Camera. “In questa sede – ha detto – è quasi superfluo ricordare che la crisi finanziaria del 2008, iniziata negli Usa, estesa dalla finanza all’economia, ha rapidamente travolto anche l’Europa. Noi oggi ne stiamo ancora pagando le conseguenze e ciononostante non riflettiamo abbastanza sull’errore madornale commesso nel 1999 dall’amministrazione Clinton, di eliminare la barriera tra banche d’affari e banche commerciali contenute nella legge Glass-Steagall voluta da Roosvelt 66 anni prima dopo Grande crisi del ‘29. Ricordo questo per sottolineare quanto sia importante oggi legiferare con attenzione su un settore che è globale, interdipendente, vitale per l’intero sistema e che ancora una volta meriterebbe discussioni ben più approfondite di quella che abbiamo avuto. Non sono pochi 20 miliardi. Sono circa 120 euro a testa, e non può ripetersi ancora che quando si tratta di profitti questi siano, per le banche, sempre privati mentre invece se si tratta di perdite è la collettività a farsene carico. È giusto intervenire per evitare danni al sistema e ridurli per gli incolpevoli risparmiatori tratti in inganno da operatori finanziari con pochi o nessuno scrupolo, ma più giusto ancora sarebbe anche approfittare di queste urgenze per introdurre regole a salvaguardia della trasparenza e della moralità del settore. Noi socialisti – ha concluso la parlamentare socialista – voteremo la fiducia, ma il mio appello a questo Governo, come a quello precedente, è di limitare questa procedura che comprime il ruolo del Parlamento e nello stesso tempo priva il Governo di un proficuo rapporto nella elaborazione di scelte che riguarderanno tutto il Paese”.

Intanto al Senato è stato depositato in commissione Finanze il testo base per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle Banche. Frutto della sintesi di tredici testi, ha particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori, ed è stato illustrato dal presidente e relatore del provvedimento, Mario Mauro Marino. Il termine per gli emendamenti in commissione è fissato per mercoledì alle 20 e in Aula l’approdo dovrebbe essere già la prossima settimana. Cuore del ddl l’articolo 3 sulle competenze dell’organismo d’inchiesta. Ci sarà un anno di tempo per verificare “la gestione” delle banche in crisi o finite sotto l’ombrello pubblico, compresi i “criteri di remunerazione dei manager” e “la correttezza del collocamento” di titoli al retail, ma anche “l’efficiacia dell’attività di vigilanza”. Secondo la bozza del testo la bicamerale dovrà essere composta da 20 deputati e 20 senatori, e dovrà “concludere i lavori entro un anno dalla sua costituzione”. Dopo i primi 6 mesi il presidente della bicamerale (eletto come gli altri membri dell’ufficio di presidenza a scrutinio segreto) dovrà presentare una relazione al Parlamento sull’andamento dei lavori.

Ecco le principali misure:

SALTA LISTA NOMI DEBITORI, SOLO PROFILI RISCHIO: Salta la lista dei nomi dei debitori insolventi delle banche salvate dallo Stato. E’ stata invece trovata una soluzione di compromesso che prevede una relazione quadrimestrale al Parlamento in cui vengono indicati dal Mef i profili di rischio ma non i nominativi dei debitori. Saranno indicati i profili di rischio di chi ha crediti in sofferenza pari o superiori all’1% del patrimonio della banca.

– STOP RIMBORSI PER CHI HA ACQUISTATO OBBLIGAZIONI DAL 2016: Nessun meccanismo di compensazione per chi ha acquistato obbligazioni subordinate di una banca soggetta a ricapitalizzazione precauzionale dopo il primo gennaio 2016, data di entrata in vigore del bail in. Si introduce, in chiave anti-speculativa, un limite massimo al corrispettivo per l’acquisto delle azioni rivenienti dal burden sharing: i rimborsi per i risparmiatori retail delle banche soggette a salvataggio pubblico non supereranno quindi il prezzo di acquisto delle obbligazioni subordinate.

– GARANZIA DELLO STATO: Non sarà necessario presentare un piano di ristrutturazione per ottenere la garanzia statale sulla liquidità se le passività saranno rimborsate entro due mesi e nei casi in cui la concessione della garanzia debba essere approvata in via individuale dalla Commissione europea, è possibile, in deroga a quanto previsto, garantire passività con scadenza a due mesi.

– RIMBORSI 4 BANCHE ANCHE A CONIUGI E PARENTI STRETTI: Si amplia la platea dei risparmiatori delle quattro banche poste in risoluzione (Banca Etruria, Carife, Banche Marche e Carichieti) che potranno chiedere il rimborso forfettario. Potranno accedere all’indennizzo anche i coniugi o conviventi more uxorio e i parenti degli obbligazionisti fino al secondo grado di parentela. E’ stata poi decisa l’esclusione del valore d’acquisto delle obbligazioni azzerate dal tetto dei 100mila euro di patrimonio mobiliare di proprietà dell’investitore, che è una delle condizioni per accedere all’indennizzo, ed è stata disposta la gratuità di tutte le spese di istruttoria.

– PROROGA AL 31 MAGGIO PER RICHIESTA RIMBORSI: Prorogata al 31 maggio la possibilità per i risparmiatori delle quattro banche in risoluzione di chiedere il rimborso forfettario.

– POSSIBILE TETTO COMPENSI MANAGER SE ENTRA STATO: Il Tesoro nel momento in cui procederà alla ricapitalizzazione precauzionale di una banca potrà chiedere non solo la rimozione dei manager ma anche fissare un tetto agli stipendi di Cda e alta dirigenza.

Banche. Il grido di allarme dei socialisti

santoro buemi del bue

Alla sala Caduti di Nassiriya del Senato conferenza stampa sulla crisi delle banche promossa dall’Avanti!, con la partecipazione del direttore Mauro Del Bue, del presidente dell’associazione Interessi comuni Angelo Santoro e del senatore Enrico Buemi. Del Bue nella sua introduzione ha ricordato i tre temi che i socialisti intendono mettere sul tappeto. Il primo si riferisce alla proposta di legge che ha come primo firmatario proprio Buemi, per la istituzione di una commissione d’indagine sulle banche, e che é stata presentata già nel dicembre del 2015. Si tratta di un’iniziativa che poneva l’esigenza di un’indagine sistemica sulla situazione di crisi degli istituti di credito italiani prima della vicenda delle quattro banche e del dramma Mps. Il secondo si riferisce al diniego della competente commissione del Senato a fornire i nomi dei grandi debitori insolventi del Mps e delle altre banche.

Quello dei socialisti è un grido di protesta e di allarme. Il terzo é attinente la proposta di una amnistia finanziaria rispetto alle segnalazioni della Centrale rischi bancaria dove i micro debitori vengono non solo schedati e impossibilitati a utilizzare una qualsiasi banca, ma in molti casi devono per questo chiudere la loro attività, mentre i macro debitori vengono coperti e mai segnalati continuando cosi a far danni al sistema. Santoro ha richiamato il fatto che in questa crisi è venuta meno la fiducia dei cittadini nei confronti delle banche e ha approfondito il tema dell’amnistia finanziaria. A suo giudizio è una questione di equità. I pesci grossi non possono continuare a nuotare mangiandosi quelli piccoli. Santoro ha anche aperto una riflessione sulle banche diventate private, vedasi Banca d’Italia, che si comportano ancora come se fossero pubbliche. E Buemi ha evidenziato in particolare la necessità di una riforma complessiva del sistema bancario. Ha dichiarato in particolare la necessità di tornare alla distinzione tra banche di regolamentazione dei prestiti e dei risparmi e quelle d’affari. La contraddizione consiste nell’utilizzare il risparmio privato in attività a rischio. Questo ha generato una funzione del settore bancario in cui la prima é assolutamente secondaria rispetto alla seconda. Sulla proposta di legge per la costituzione della commissione d’indagine, con poteri giudiziari, Buemi ha messo in risalto, infine, che le proposte di legge, in tutto diciassette, sono di natura parziale e che solo quella socialista punta l’indice contro l’intero sistema.