Nuovo fronte sulle banche. Gentiloni difende Boschi

Boschi-conflitto interessiGentiloni difende Boschi. Ma si apre un nuovo fronte banche. Maria Elena Boschi “ha chiarito” e “sarà candidata con il Pd”. Auspicabilmente, “con successo”, afferma il presidente del Consiglio. Dopo la tempesta che si è abbattuta ieri su di lei, Paolo Gentiloni si schiera al fianco della sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio. Una risposta alla richiesta di dimissioni arrivata da parte delle opposizioni – tutte tranne Forza Italia che, al momento, mantiene un atteggiamento più cauto – e in particolar modo dal candidato premier M5s, Luigi Di Maio, fermo nel chiedere al Pd di non ricandidare l’esponente del governo.

La campagna elettorale è già cominciata, ma tra i Cinque Stelle, sembra chiara la volontà di puntare forte sulla questione della candidatura Boschi per ‘piegare’ il Partito Democratico. Questo, almeno, l’avviso di molti esponenti del Nazareno. Un allarme che spiega anche la ‘batteria’ di comunicati e tweet arrivati dai parlamentari piu’ in vista, a cominciare dal tesoriere, Bonifazi, per continuare con il senatore Andrea Marcucci fino ad arrivare allo stesso Renzi. A scatenare la polemica sono state le dichiarazioni di Giuseppe Vegas, presidente Consob, già nel mirino del Pd per la gestione delle crisi bancarie. Vegas, in audizione in Commissione, ha infatti spiegato di avere incontrato Boschi in almeno una occasione e che, durante il colloquio, l’allora ministro per i Rapporti con il Parlamento gli aveva manifestato la propria preoccupazione per lo stato di banca Etruria e per la possibilità che questa venisse assorbita da Popolare Vicenza. Una soluzione che – ad avviso della Boschi, così come riportato da Vegas – avrebbe portato nocumento al distretto dell’oreficeria di Arezzo. Di qui la richiesta delle opposizioni che leggono le parole della sottosegretaria come un tentativo di esercitare “pressioni” su una autorità di garanzia come Consob.

E attorno alla parola “pressioni” si consuma lo scontro tra Pd e opposizioni. Boschi, infatti, non smentisce la ricostruzione di Vegas, ma sostiene che durante l’incontro non c’è stata alcuna richiesta di intervento di Consob e, quindi, nessuna pressione. Per M5s, Lega e Mdp al contrario la partecipazione dell’allora ministro all’incontro con Vegas e le sue parole sarebbero bastate ampiamente a mettere in seria difficoltà il presidente Consob. Di qui la richiesta di dimissioni.

“Nell’incontro non ci vedo nulla di strano”, un ministro è pienamente legittimato ad incontrare il presidente di una autorità di garanzia”, ha spiegato Renzi in diretta tv. Boschi, poi, ha aggiunto alla sua ricostruzione il fatto di aver incontrato anche l’ex ad di Unicredit, Ghizzoni, precisando che, anche nell’occasione, nessuna pressione è stata fatta per ottenere corsie preferenziali per l’istituto aretino. L’ultimo capitolo in ordine di tempo è quello scritto oggi dal numero uno di Banca Veneta, Vincenzo Consoli che in commissione banche ha riferito di avere incontrato Maria Elena Boschi e suo padre nella casa di famiglia a Pasqua del 2014, aggiungendo che l’allora ministro non profferì parola.

Sulle ragioni dell’incontro Consoli ha spiegato che “avvenne perché sapemmo che Etruria aveva ricevuto da Bankitalia una lettera simile alla nostra” nella quale si chiedeva l’aggregazione con un partner “di elevato standing”. E nella lettera veniva indicata proprio Banca Popolare di Vicenza. “Dopo quell’incontro – ha proseguito Consoli – non ho mai più visto né sentito la ministra Boschi”. Nella sua ricostruzione l’ex amministratore delegato ha specificato che avrebbe voluto incontrare anche Matteo Renzi per avvisarlo “che la riforma delle Popolari poteva essere pericolosa. “Recentemente gli ho scritto due lettere ma non ho mai ricevuto risposta”.

Azionisti di banca privati
anche della dignità

Le banche sono quasi imbattibili, ma i banchieri una volta accerchiati si possono catturare. Allora ci poniamo una domanda: se il cliente ha ragione ed è stato palesemente imbrogliato, come è successo ai tanti azionisti in generale e a quelli veneti in particolare, non è possibile fare nulla per riscattare i loro risparmi? Certamente, tanto per cominciare, ci vuole un buon avvocato, sporgere denuncia e fare una causa, ma per l’esito ci vuole tempo, denaro e il rischio concreto di mangiarsi il fegato; mentre i banchieri se la godono perché possono permettersi lunghe e costose cause utilizzando proprio i soldi dei risparmiatori.

Allora, come è possibile difendersi ed avere giustizia? Beh, l’idea è che ogni gruppo di persone che ha sottoscritto l’acquisto di azioni in una determinata filiale di banca dovrebbe denunciare per false informazioni i funzionari che gli hanno venduto carta straccia; l’effetto domino sarebbe imbarazzante per l’istituto di credito di riferimento, il quale dovrebbe correre ai ripari e scendere a patti per trattare almeno una parte di risarcimento!

In parole povere, la banca vince perché con la sua potenza economica aggredisce un azionista debitore per volta, lo butta a terra e gli sequestra la bottega che era stata chiesta a garanzia in cambio del prestito per comperare le azioni. Se invece a parti invertite un gruppo di azionisti “truffati” sporge denuncia contro ogni singolo funzionario responsabile di aver venduto le azioni in mala fede, la Procura non può rifiutare la querela; ovvio, salvo poi dimostrare di aver ragione.

Però, vorrei proprio vedere, per esempio, se i 207.000 azionisti delle banche venete querelassero singolarmente i rispettivi direttori di filiale che hanno imposto la vendita di azioni, pena la revoca dei fidi, i giudici come potrebbero non tenere in considerazione le ragioni degli azionisti ingannati?!
L’idea è quella di una rivoluzione gandhiana contro l’arroganza del potere bancario.

La metafora è che per catturare il leone l’unica possibilità è allontanarlo dal branco e dal suo regno, la foresta; altrimenti ogni lotta è perduta in partenza e l’azionista “turlupinato” è destinato ad essere sbranato una seconda volta.

La riflessione ha dei fondamenti che vale la pena approfondire, in quanto sarebbe sufficiente che un migliaio di azionisti, meglio se iscritti ad una sola associazione, sporgessero querela contro i direttori di filiale in malafede per far saltare i nervi alle banche. Qualcuno azzarda anche l’ipotesi che, i funzionari chiamati a rispondere della responsabilità di aver venduto le azioni “truffaldine”, sarebbero disponibili a rinunciare perfino all’arroganza.

Con questa azione si potrebbe attirare il banchiere/leone fuori dalla foresta bancaria e dare una svolta allo scontro, che vedrebbe l’azionista gabbato battersi ad armi pari; mentre attualmente il comportamento dei bancari è vigliacco, in quanto pur sapendo di avere torto, ma forti dei soldi che non sono i loro, si rivolgono ai Tribunali per pignorare la casa che era stata chiesta in garanzia per finanziare l’acquisto di azioni “fantasma”.
Prima di arrendersi varrebbe la pena combattere “uniti” e determinati un’ultima volta per recuperare i risparmi, altrimenti non rimane che cedere ai “malfattori” anche la dignità e stremati rinunciare ad ogni azione.

Angelo Santoro

Difendere l’Istituzione bancaria per salvare il risparmio

In questi lunghi anni di difficoltà economica ci siamo scagliati emotivamente contro le banche senza ottenere nessun risultato, se non la soddisfazione di inveire contro il “nulla”: perché gli istituti di credito sono palazzi inanimati; mentre avremmo dovuto indicare negli uomini responsabili del dissesto finanziario del Paese e dell’uso illegittimo dei risparmi degli italiani, difeso dall’Art. 47 della nostra Costituzione: i banchieri, la classe dirigente, le guardie del corpo dei nostri risparmi.
Certo, un po’ per il timore di essere bastonati dal direttore di filiale che ci avrebbe messo più in difficoltà di quello che eravamo, un po’ per ipocrisia, abbiamo trovato molto più comodo generalizzare con lo slogan: “abbasso le banche”, sapendo che inveivamo contro il “nulla”.

Perché questa banale precisazione! Semplicemente per ricordare che ogni indagine inizia con una denuncia, ogni malato viene curato se dice di non sentirsi bene… e così via. La precisazione sta ad indicare che ogni cittadino ingannato dalla sua banca per tassi non concordati, o spese che si era visto addebitare arbitrariamente in conto corrente, forse avrebbe limitato i danni se avesse sporto denuncia prima che i banchieri diventassero così sfrontati fino ad inventarsi di vendere le azioni ai correntisti ad un prezzo infinitamente superiore al reale.

Inutile rammentare la metafora che quando la casa è piena di marmellata qualcuno in famiglia prima o poi ci infila il cucchiaio e si ingozza della gustosa confettura. Negli anni Settanta, Calvi e Sindona sono tra i primi a non saper resistere all’invito di intaccare i risparmi dei milioni di formiche che iniziavano a rendere grande il nostro Paese; poi, anni dopo, Antonio Fazio e la sua “banda” dei furbetti del quartierino… e da quel momento il sistema bancario è degenerato fino alla barbarie.
Tutto drammaticamente vero, ma cosa c’entra l’Istituzione bancaria? Le Istituzioni in quanto tali vanno sempre difese, perché sono i pilastri portanti di uno Stato, e le banche così come la sanità, l’esercito, la scuola e la magistratura, tra le altre, sono le basi di una comunità civile.

Adesso che il gigante “banche” è stato messo ai margini della credibilità, tutti abbiamo improvvisamente trovato il coraggio di denunciare le malefatte di un sistema che, in un modo o nell’altro, ogni correntista/risparmiatore conosceva.
Il vero problema che mette a repentaglio quanto è rimasto dei nostri risparmi è che di denuncia in denuncia stiamo minando le basi di quella Istituzione bancaria preposta a difenderli (i risparmi); con conseguenti ripercussioni sul lavoro e sugli investimenti del nostro Paese.

Non sappiamo se il Governatore Ignazio Visco sia stato una buona sentinella dell’Art. 47 della nostra Costituzione che difende il risparmio, però ci sono dei seri sospetti che il compito per lui sia stato gravoso al punto che la situazione gli è sfuggita di mano.
Averlo riconfermato nel suo ruolo di garante della Istituzione Banca d’Italia è stato un errore, un errore soprattutto perché doveva essere il capro espiatorio di un sistema seriamente compromesso dalla leggerezza di amministratori che hanno utilizzato le rispettive banche, oltre che i risparmi depositati, come una proprietà privata facendone l’uso più sfrenato.
La decisione di non riconfermare Ignazio Visco, avrebbe spinto la politica a cambiare i vertici di tutte le banche compromesse, e invitare ABI e CONSOB ad invertire la rotta.

Adesso possiamo solo sperare che le fondamenta dai Padri Costituenti possano resistere ai colpi di una campagna elettorale che proprio nelle banche ha trovato il terreno più fertile per uno scontro all’ultimo voto.

Decreto Salva Risparmiatori e Azionisti

Complice reticente del clima ipocrita che si è creato attorno alla vicenda degli scandali bancari è il Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle Banche Pier Ferdinando Casini, il quale è cauto nella possibilità che possano essere fatti i nomi dei grandi debitori. Lungi dal trattarsi di imprenditori impoveriti dalla crisi e messi in ginocchio dagli scandali bancari, i grandi debitori sono nient’altro che gli amici degli amici degli AD di alcuni istituti di credito che hanno contribuito al 60% a mettere in crisi il sistema bancario. Non si fanno nomi, per Ragion di Stato.

Parecchie banche hanno approfittato dei risparmiatori, vendendogli con l’inganno azioni dei loro istituti prossimi alla bancarotta. Al resto ci ha pensato Bankitalia che, voltando la testa e mettendola dentro la sabbia, ha permesso che i piccoli debitori, gli indebitati e impoveriti dalla crisi e dell’operato delle banche, fossero messi vergognosamente alla gogna e segnalati alla Centrale Rischi.

Due pesi e due misure, dunque.
Settimana scorsa in Veneto, a conclusione della settimana del Risparmio, sono state ricevute dal Sindaco di Cornuda quelle associazioni che in questi anni hanno sempre lavorato a fianco delle decine di migliaia di persone e aziende “violentate” dalle banche. Casi spesso drammatici di difficoltà economica, a cui ha fatto seguito in alcuni casi la perdita dell’azienda (30%, dati ISTAT) e, in casi estremi, persino la perdita della vita. Gli ospiti della serata hanno lanciato la campagna politica d’opinione “Manifesto “Lavoro, Risparmio, Investimenti” che fa proprie le parole dei Padri Costituenti.

I fondatori del Manifesto si prefiggono di chiedere al Governo un “Decreto Salva Risparmiatori e Azionisti”, allo scopo di bilanciare i Decreti Salva Banche, veri e propri interventi in extremis su situazioni di crisi che hanno riguardato alcune delle più note banche italiane. Peccato che questi salvataggi siano stati fatti sulla pelle dei risparmiatori e degli azionisti. Che senso ha salvare le banche, senza contemporaneamente salvare i risparmiatori, i correntisti e gli azionisti, tutti coloro cioé che animano la banca, che consentono con le loro operazioni la sua vitalità? Non sarebbero forse le banche, come sono ora peraltro, delle scatole vuote?

Per far ripartire il Paese, dunque, è necessario che le une, le banche, e gli altri, i risparmiatori, tornino ad essere insieme protagonisti, con pari dignità, del rilancio dell’Italia.
Ma non bastano le buone intenzioni e le belle parole; è necessario invece ritrovare quanto prima la fiducia negli investimenti e nel sistema bancario in generale; quella stessa fiducia prima ammazzata dai banchieri killer e poi seppellita dagli ispettori Clouseau di Bankitalia, distratti a cercare altrove e con la testa sotto la sabbia.
A breve, dunque, il lancio definitivo della Campagna Manifesto “lavoro, risparmio, investimento” che verrá presentata alla stampa e agli italiani. In quella stessa occasione, una rappresentanza di risparmiatori e azionisti sarà chiamata a scegliere un portavoce che si farà carico di promuovere il DecretoSalvaRisparmio e Azionisti presso le Istituzioni. Spetterà al portavoce, inoltre, tenere al corrente gli organi di informazione sugli sviluppi della vicenda, dimodoché, intensificando le pressioni sulle istituzioni, le richieste di cittadini e risparmiatori non possano essere più ignorate.

Il tutto sarà formalizzato nelle prossime settimane.

L’iniziativa svolta a Cornuda ha in ogni caso espresso un nuovo modus operandi: basta con le narrazioni “sfigate”, è ora di agire! Non è più tempo per le storie da “piccola fiammiferaia”, quelle in cui il pubblico gode nell’ascoltare le mortificazioni e le rinunce subite dagli oltre 200.000 azionisti truffati delle banche venete che raccontano il loro calvario. Gli azionisti e i risparmiatori sono decisi a fare tutti squadra come una testuggine; le loro parole saranno un’unica voce, quella espressa nel Manifesto “Lavoro, Risparmio, Investimenti”. La loro azione sarà una: ottenere il     ©DecretoSalvaRisparmiatori e Azionisti, a qualsiasi costo.

Finita l’epoca delle parole, inizia quella dei fatti. Per noi, come per le istituzioni.

Il progetto ©DecretoSalvaRisparmio appartiene a ©MANIFESTO ORIZZONTI  SOCIALI

Si salvano i banchieri. I risparmiatori e azionisti possono pregare… o crepare

L’ultimo Decreto Salva Banche dell’estate scorsa ha imposto la liquidazione coatta amministrativa per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, con la cessione di una serie di attività e del personale a Intesa Sanpaolo. Invece delle procedure di risoluzione (bail-in, ovvero il “furto” da parte della Banca dei soldi dei correntisti “facoltosi”), l’ “Europa delle Banche” ha concesso il ricorso agli aiuti pubblici per facilitare la liquidazione dei due istituti, attraverso iniezioni di liquidità di 4,8mld di euro a favore di Intesa San Paolo e 400 milioni quale eventuale costo da sostenere per le garanzie prestate dallo Stato sugli impegni dei due istituti. Come accaduto nei casi di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, i risparmiatori sono stati gabbati prima e sbeffeggiati poi. Il Fondo Interbancario di tutela dei depositi (Fitd), infatti, può stabilire arbitrariamente, entro 30 giorni dalla richiesta, quanto e come pagare i risparmiatori aventi diritto al risarcimento, per un indennizzo forfettario dell’80% del valore investito. Tutto ciò è vincolante per i creditori che abbiano scelto la procedura arbitrale come modalità di indennizzo, soggetti comunque alle decisioni arbitrarie e vincolanti di Anac e Fidt. Non solo ai risparmiatori viene chiesto di provare le “responsabilità per violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza” ma viene negato loro il diritto a un rimborso totale, anche nel caso di truffa acclarata. Sono duemila inoltre i risparmiatori che non potranno accedere all’arbitrato perché non hanno acquistato i titoli attraverso un intermediario bancario.
Negli ultimi tempi, per restituire fiducia ad azionisti e semplici correntisti, Intesa SanPaolo ha chiuso un occhio sulla diffusione di un video in cui una solerte direttrice di una filiale, accompagnata da prezzolati collaboratori, mette in scena un balletto con tanto di canzoncina con l’intento di rassicurare i correntisti: “io ci sto, ci metto la faccia” suona l’accattivante slogan della canzoncina. Quale faccia? Quella come il sedere che hanno! Non la direttrice e i suoi collaboratori, ci mancherebbe… a cui va la nostra solidarietà per la pagliacciata che sono stati costretti a inscenare, bensì quella di questi panciuti banchieri e dei loro servi corrotti che siedono nelle poltrone più blasonate.
Continueremo a pensarla così; continueranno a pensarla così tutti gli azionisti, obbligazionisti, risparmiatori e creditori truffati! Almeno fino a quando non verrà proposto un nuovo decreto-legge “Salva azionisti”… ma chissà perché, dei comuni cittadini, piccoli risparmiatori o investitori, non frega nulla a nessuno in questa miserabile Europa di banchieri.

1. La società del risparmio liquido. 

Avrebbe potuto essere l’incipit di un nuovo libro di Bauman, il filosofo della “società liquida”. Scopo del risparmio – si legge nei manuali di macroeconomia – è quello di poter disporre in un secondo momento delle risorse non spese. Ciò significa rinunciare a spendere oggi, per consumare domani (e consumare di più). Il cittadino risparmiatore, quando apre un conto corrente e deposita i propri risparmi, dovrebbe essere certo di poter contare in futuro della liquidità monetaria di cui dispone. Dopo il BAIL-IN, ovvero quella misura europea che dispone, per salvare la banca, il saccheggio (senza restituzione) dei soldi di quei correntisti che hanno più di 100mila euro nel conto, non è più così: il risparmio è diventato qualcosa di liquido… non nel senso che è connesso alla liquidità monetaria, bensì proprio nel senso di stato “liquido” che precede quello gassoso. Infatti, questi dottoroni “educatori finanziari” ci rimbambiscono parlando di volatilità dei mercati finanziari come momento proficuo per investire i propri risparmi. Che alludano forse al passaggio futuro dallo stato liquido a quello gassoso del nostro denaro? Ovvero, al fatto che i nostri risparmi, tra il Bail-in e i cattivi investimenti proposti, si siano volatilizzati?

2. Il lavoro… chi l’ha visto?

Non passa giorno senza che, in TV o aprendo un giornale, non si parli dell’automazione e robotizzazione del lavoro. Le magnifiche e progressive sorti dell’Homo Tecnologicus sono in procinto di compiersi! Evviva: non si faticherà più come prima, perché i lavori più pesanti e ripetitivi verranno affidate alle macchine e ai robot. E intanto? Intanto, c’è chi in Italia lavora anche fino a 10 ore al giorno dietro una scrivania di un call center con contratti precarissimi (quando gli va bene, sennò c’è sempre il sommerso o i “nuovi vaucher”). E per uno che lavora, dieci sono a spasso…disoccupati, esodati, esclusi dal mercato del lavoro, più o meno definitivamente. Provate voi ad entrare in una banca per accendere un mutuo… A meno che non abbiate un fantomatico contratto a tempo indeterminato da mostrargli vi rideranno in faccia. Tra l’altro, pare si stia allestendo un museo archeologico per quelle rarissime copie di contratto a tempo indeterminato in circolazione: la sezione è quella della preistoria moderna. Se ne avete uno, provate a cederlo, in cambio vi daranno obbligazioni scadute.

3. Crediti (e creditori) che soffrono, banchieri che gioiscono. 

Scopo di una banca dovrebbe essere quello di far credito alle imprese, aiutarle a crescere, perché da ciò dipende la crescita dell’intera economia, e quindi del mercato finanziario stesso. Peccato che, dopo aver quasi regalato case e concesso mutui a tassi stracciati per oltre dieci anni (la famosa espansione prima del big bang dei mutui subprime), oggi sia sufficiente una rata di mutuo non pagata o un deficit dei profitti da parte della propria impresa (cosa normalissima in un periodo di crisi) per far sì che la “banca amica” si trasformi in una sanguisuga. In un battibaleno, il credito precedentemente concesso viene definito, a seconda dei casi, “in sofferenza”, “deteriorato”, “incagliato”. Gli anglofoni hanno chiamato questi crediti deteriorati “Non Performing Loans” (prestiti non performanti), ovvero crediti ceduti dalle banche a soggetti finanziari terzi, con l’abbattimento di oltre il 70percento del valore dei titoli azionari. Bell’affare questo! Pur di non lasciare ai privati e alle banche la possibilità di concertare la restituzione del debito, magari attraverso organismi di conciliazione, si preferisce “deteriorarlo”; così ci rimette non solo il cittadino e l’ imprenditore (che viene segnalato alla Centrale Rischi), ma anche la Banca e il soggetto terzo che vede appiopparsi questo credito oramai ridotto a brandelli.
“Cari banchieri, la verità è che qui a deteriorarsi è solo la nostra fiducia: abbiamo creduto ai consigli e agli investimenti che ci avete proposto e siamo stati fregati; abbiamo creduto alle associazioni di consumatori e ci hanno lasciato soli; abbiamo creduto che questi soggetti terzi potessero aiutarci nel debito che voi banchieri ci avete fatto contrarre, e ce la siamo presa in saccoccia; abbiamo creduto infine nelle istituzioni che potessero intervenire aiutandoci e, tra Bail-in e decreto “Salva-banche” (per non parlare del debito sovrano), abbiamo visto come è andata a finire. Ora non ci caschiamo più: come Totò nasconderemo i nostri risparmi nella mattonella della cucina e, alla bisogna, ci faremo credito tra di noi, contando sulla reciproca solidarietà e sul mutuo aiuto.”

4. Mai più segnalati alla Centrale Rischi: amnistia finanziaria per tutti. 

Il buon vecchio Pannella, che di amnistie se ne intendeva, direbbe oggi che, tra furti di risparmi, cattivi investimenti proposti, prestiti non performativi, insolvenze, crediti in sofferenza, i banchieri non fanno altro che buttarla in caciara. Intanto però, persino lo zelante impresario che ha speso una vita intera, pagando puntualmente le tasse e i propri dipendenti, oggi si ritrova iscritto alla “Centrale rischi”, a causa magari dell’insolvenza di una rata, di un investimento sbagliato (magari suggerito dai banchieri stessi), o banalmente di un problema di fideiussione. In tempi di recessione e concorrenza globale dei mercati, come si può pensare che una piccola impresa non possa subire un momento di difficoltà? Eppure, la spietata e inflessibile corte dei banchieri e degli oligarchi europei non ammette deroghe, né sconti: sei stato anche per una volta un cattivo pagatore? Sarai impossibilitato a chiedere anche solo 1 euro di credito, fino a tre anni successivi l’estinzione del debito. Ma, se impossibilitato ad accedere ai finanziamenti, come può un libero professionista svolgere il proprio lavoro e contribuire così alla crescita economica e dell’occupazione del nostro Paese? Questo è un vero e proprio circolo vizioso che è urgente spezzare!

Come? Con un’AMNISTIA FINANZIARIA per tutti i segnalati alla Centrale rischi. 

Le imprese indebitate, infatti, con l’amnistia finanziaria, avrebbero la possibilità di tornare a crescere, permettendo così alle banche di rientrare dei propri crediti. Inoltre, ciò rappresenterebbe per le banche la possibilità di avere nuovi clienti e di realizzare quell’indipendenza nei confronti dello Stato e della finanza pubblica dei cui finanziamenti continuano ad usufruire.

Banchieri, mollate l’osso e il cappio sulle nostre teste! Solo aiutando il nostro Paese e la nostra economia a crescere, ci sarà possibilità di crescita anche per voi. Altrimenti, per voi, il futuro sarà quello di una guerra fratricida, fatta a colpi di riorganizzazione della governance, acquisizioni, smantellamenti dei CDA, insolvenze da sanare… sempre nella speranza che “Papà Stato” intervenga ogni qual volta combiniate qualche casino.

Angelo Santoro

Banche, ma dove erano
gli scienziati?

Con il varo della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle banche ecco tornare prepotente nelle prime linee dell’informazione, il dibattito, la storia, le previsioni degli stregoni e soprattutto veniamo a conoscenza che un gran numero di scienziati sapevano ogni cosa.

Ogni cosa nel senso che i medici esperti in malattie bancarie erano in condizione di prevenire l’infezione, la pestilenza provocata da quei topi che da sempre sono causa di colera. Ecco che, ci raccontano anche l’assurdità di aver permesso ad alcuni presidenti e amministratori delegati di rimanere al loro posto per decenni, ma con un gran sospiro di sollievo apprendiamo che finalmente, – da un paio d’anni almeno -, la Banca d’Italia ha facoltà di rimuovere i “potenti”.

E, allora, ci chiediamo, ma perché Bankitalia non ha agito nel momento in cui esplodeva in tutta la sua virulenza il disastro di molti istituti di credito italiani, visto che già avrebbe potuto rimuovere gli incapaci?
Dov’erano i vertici di Palazzo Koch in quei momenti “pestilenziali”, quando avrebbero potuto e dovuto esercitare il ruolo di sterilizzatori dei vertici di quegli istituti?

In questi lunghi anni di agonia finanziaria, nel corso dei quali molti cittadini sono finiti sul lastrico e pochi hanno quintuplicato i loro capitali, nessuno dei noti e meno noti scienziati si è in alcun modo soffermato sul fatto che mai un’impresa, e tantomeno un cittadino, siano entrati in banca con la pistola in pugno per pretendere un mutuo piuttosto che un prestito.

Mentre, invece, le imprese e i cittadini sono stati circuiti fino allo stalking per accettare un mutuo piuttosto che un prestito a condizioni vantaggiosissime, tra le quali figuravano in bella mostra affidamenti senza garanzie adeguate e mutui superiori al valore degli immobili del 50%, iper valutati dai loro tecnici che firmavano a tutto spiano le stime di capannoni, botteghe e case al fine di erogare mutui e leasing.

Di queste miserabili storie sociali gli scienziati non ne erano a conoscenza e se lo erano, tacevano, perché? Oggi, con la Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulle Banche, che vede alla sua presidenza Pier Ferdinando Casini, massimo esperto di finanza locale, provinciale, regionale, nonché nazionale e internazionale, il quale avrà il compito, questo sì che gli è congeniale, di non approdare a nulla in attesa che termini la legislatura.

Il Governo – nel frattempo – ne farà vanto di giustizia etica e morale in attesa del voto politico della prossima primavera, mentre gli scienziati dei due schieramenti, che finalmente avranno diritto di tribuna per prescrivere ricette e svelare verità inedite, potranno dare fiato alla loro voce, siano essi bancari, banchieri, finanzieri e nobili docenti. Insomma, un po’ tutti meno che i contagiati dalla peste bancaria che sono in attesa di sapere se per loro ci sarà un vaccino, una cura per non morire.

Angelo Santoro

Banche venete: per i manager sanzioni più severe

DEF-Padoan-SenatoDopo l’approvazione del decreto per banche venete la commissione Finanze del Senato ha dato l’ok a diversi ordini del giorno. Tra questi uno impegna il governo a favorire “l’adozione tempestiva di una normativa sulla responsabilità degli  amministratori delle banche fallite, con particolare riguardo alle responsabilità dei vertici aziendali”. La nuova normativa – secondo l’odg a firma Franco Carraro (Fi), Gianluca Rossi (Pd) e Paolo Tosato (Ln-Aut) – dovrà prevedere da un lato “un inasprimento delle pene per coloro che verranno ritenuti colpevoli dei reati ascritti” e dall’altro “il riconoscimento di particolari condizioni nelle quali si sono svolte in specifiche situazioni le responsabilità affidate agli amministratori nell’ottica della continuità aziendale”. Un altro impegno sarà quello di valutare l’adozione di misure che garantiscano “un equo trattamento di ristoro a tutti gli investitori coinvolti e penalizzati da comportamenti illeciti nella gestione delle banche e che hanno causato le crisi del sistema bancario susseguitesi negli ultimi due anni”.

Lo stesso ordine del giorno approvato dalla commissione Finanze del Senato al dl Banche venete impegna poi il governo a valutare “l’opportunità di prevedere misure finalizzate a tutelare i piccoli risparmiatori che hanno investito a seguito di operazioni di collocamento e di esecuzione degli ordini di vendita di azioni messe in atto nei loro confronti, con scarsa trasparenza e senza le necessarie informazioni sul grado di rischio degli istituti”.

Il via libera della commissione al dl Banche venete è arrivato anche grazie alle assenze dei senatori Bartolomeno Pepe (Gal) ed Eva Longo (Ala), mentre la senatrice Maria Cecilia Guerra (Mdp), confermando l’intenzione già circolata ieri, ha votato contro il mandato al relatore. “Anche i piccoli azionisti possono – ha detto il ministro dell’Economia, Pier  Carlo Padoan, rispondendo al question time alla Camera – essere considerati vittime di comportamenti illeciti, ma gli effetti delle loro scelte e i comportamenti impropri degli  amministratori non possono gravare sulle tasche di tutti gli altri contribuenti”. “Chi compra azioni di una società, sia pure di una banca, – ha spiegato parlando – assume un rischio elevato, che contempla la possibilità di perdere interamente l’investimento. Compensare con un intervento a carico della collettività coloro che hanno assunto questo rischio vorrebbe dire far pagare anche ai contribuenti che non sono in grado di effettuare alcun risparmio né investimento le scelte di altri  contribuenti che hanno disposto di rendite e patrimoni più consistenti”.

E riferendosi alle responsabilità degli amministratori ha aggiunto: “Ho già espresso con chiarezza il mio convinto sostegno affinché al danno provocato corrispondano sanzioni severe e adeguate alla responsabilità degli amministratori colpevoli del dissesto, strumenti sanzionatori severi sono peraltro già previsti dal nostro ordinamento, e il mio auspicio è che la magistratura e le autorità di vigilanza li applichino nel modo più rigoroso e severo possibile”.

“Per quanto riguarda il meccanismo di ristoro, la liquidazione delle banche venete è stata accompagnata da un rilevante supporto pubblico, proprio per limitare i danni alla comunità della Regione interessata dal dissesto”, ha aggiunto, “l’intervento del governo ha evitato che da un giorno all’altro migliaia di lavoratori rimanessero senza occupazione, ha consentito ai correntisti di non subire alcun danno, ha fatto salvi i diritti dei risparmiatori che hanno acquistato obbligazioni ordinarie” e “si prevede che l’eventuale fuoriuscita di personale avvenga esclusivamente su base volontaria”. Inoltre, ha aggiunto, “abbiamo concordato con le autorità europee la possibilità di ristorare i clienti che sono stati indotti ad acquistare obbligazioni subordinate attraverso pratiche improprie, in quanto quei titoli presentano caratteristiche di rischio non adeguate al profilo dei risparmiatori stessi”.

Banche venete, via libera al decreto

venetobancaIl comunicato emesso al termine della riunione del Consiglio dei Ministri in cui è stato varato il decreto per il salvataggio delle banche assume il valore storico di un proclama. Esso recita: “Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni e del ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza S.p.a. e di Veneto Banca S.p.a. e per garantire la continuità del sostegno del credito alle famiglie e alle imprese del territorio”.

Il Consiglio dei ministri che ha esaminato il decreto per il salvataggio delle due banche venete è durato circa venti minuti.

Il decreto legge si intitola: “Disposizioni urgenti per la liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza Spa e di Veneto Banca Spa” ed aprirebbe la strada alla separazione delle attività ‘sane’ dei due istituti da quelle ‘malate’.

C’è voluta una grande abilità del Governo e dei tecnici del Ministero dell’Economia a districarsi in uno stretto percorso tra comunicazioni, direttive e norme europee per portare avanti l’operazione senza incorrere in una violazione della normativa comunitaria sugli aiuti di Stato.

L’esecutivo ha pensato ad un decreto in cui si è stabilita la liquidazione coatta amministrativa di Bpvi e Veneto Banca, secondo la normativa nazionale, ma attraverso il ricorso a risorse pubbliche che serviranno a finanziare una ‘bad bank’, dove confluiranno crediti deteriorati, e consentiranno a Intesa SanPaolo di comprare la parte ‘buona’ degli istituti.

Un’operazione senza precedenti, si distingue dal salvataggio pagato dal fondo di risoluzione per le altre quattro banche italiane (Etruria, Marche, Carife e CariChieti) e da quella del Santander (in Spagna) su Banco Popular in cui ha pagato un istituto privato. In questo caso lo Stato si carica di tutti i maggiori rischi.

Con l’entrata in vigore della Direttiva sul Bail in, dal 2016, in caso di crisi bancaria la condivisione degli oneri da parte di chi ha investito nella banca è diventata fondamentale.

Come ha spiegato in una conferenza stampa il Ministro dell’Economia Padoan: “Il provvedimento apre ora la strada alla separazione delle attività ‘sane’ dei due istituti da quelle ‘malate’. “Una ‘good bank’ e una ‘bad bank’ dove saranno collocate tutte le attività in sofferenza. Per la banca ‘buona’ è stata selezionata, dopo un esame trasparente, Intesa San Paolo che ha presentato l’offerta più significativa. Le due banche venete “cesseranno di operare come banche venete ma continueranno ad operare come componenti del gruppo Intesa Sp e non ci sarà alcun interruzione dello servizio agli sportelli. Quindi, da domani, si svolgerà l’attività normale allo sportello delle due banche. Non c’è nessuna interruzione dell’attività”. Il ministro ha anche affermato: “L’esborso per lo Stato ammonta a circa 5,5 miliardi di euro e complessivamente sono mobilizzate risorse a favore dell’operazione fino ad un massimo di 17 miliardi di euro”. Poi il ministro ha aggiunto: Le risorse arriveranno infatti 4 miliardi e 785 milioni in termini di ‘anticipo di cassa a disposizione di Banca Intesa per ottenere il proprio rafforzamento patrimoniale’ e ‘per adeguare il capitale necessario all’acquisizione delle due venete. Ci sono poi ulteriori 400 milioni, unico altro esborso immediato a copertura di garanzie”.

Sugli esuberi Padoan ha precisato: “L’ammontare delle risorse destinate a Intesa San Paolo, ossia i 4,785 miliardi di euro, potrebbe essere usato con benefici anche nella gestione degli esuberi”.

Il Ministro dell’Economia ha anche aggiunto: “Si tratta di un provvedimento che stabilizza l’economia del Veneto, protegge i risparmiatori e salvaguarda l’attività economica delle banche venete, nel pieno rispetto delle regole europee. Il governo ha usato le regole europee nel modo migliore possibile per stabilizzare e diminuire le fragilità, presunte o vere, del sistema creditizio italiano. Da questa operazione non c’è impatto sulla finanza pubblica. Si utilizzano risorse già disponibili”.

Dopo le conclusioni del Ministro dell’Economia, il Presidente Gentiloni ha detto: “Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri consentirà di rassicurare e di stabilizzare la situazione dei due istituti. Confido in Parlamento nel sostegno più ampio possibile”.

Poi ha proseguito: “Questa crisi delle banche venete, ha raggiunto livelli che hanno reso necessario l’intervento di salvataggio a favore dei correntisti e dei risparmiatori, di chi in queste banche lavora e a favore dell’economia del territorio, del nostro sistema bancario e della sua efficienza, per evitare i rischi di un fallimento disordinato”.

Il 23 giugno scorso, la Banca Centrale Europea ha dichiarato le due banche in condizione di dissesto (failing or likely to fail). Successivamente il Comitato di risoluzione unico (SRB – Single Resolution Board) ha valutato se vi fossero tutti i tre requisiti per una risoluzione secondo la direttiva europea per i salvataggi bancari (BRRD), giungendo alla conclusione che non sia possibile dichiarare la risoluzione in quanto non sussiste il requisito dell’interesse pubblico.

Nella nota del Consiglio dei Ministri sul decreto si legge: “Di conseguenza si è ritenuto di fare ricorso alla normativa nazionale, e in particolare al ‘Testo unico bancario’, che prevede l’avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa. Tuttavia, atteso che l’applicazione della procedura ordinaria rischierebbe di produrre conseguenze negative per il tessuto produttivo e sociale, per l’occupazione e per i risparmiatori, il Governo ha ritenuto necessario adottare misure pubbliche a sostegno di una gestione ordinata della crisi delle due banche, nel contesto di una speciale procedura d’insolvenza.

Le misure adottate prevedono aiuti compatibili con il mercato interno ritenuti ammissibili dalle regole europee in quanto volti a evitare danni economici più ampi, subordinati all’approvazione da parte della Commissione europea. L’aiuto di Stato è consentito dalla Comunicazione della Commissione europea dell’agosto 2013 alle seguenti condizioni:

1. i costi della liquidazione devono essere contenuti al minimo necessario;

2. le distorsioni alla concorrenza devo essere limitate;

3. gli azionisti e i creditori subordinati devono condividere l’onere dell’operazione;

4. in caso di acquisizione di un ramo d’azienda da parte di un soggetto terzo, l’operazione non deve pregiudicare le capacità operative di quest’ultimo.

Gli aiuti di Stato, necessari a mitigare l’effetto della liquidazione sul territorio grazie alla continuità dell’accesso al credito da parte delle famiglie e delle imprese, nonché alla gestione dei processi di ristrutturazione delle banche in liquidazione, ammontano a 4,785 miliardi di euro. A questa cifra, viene rilevato, si aggiungono circa 400 milioni quale fair value delle garanzie prestate dallo Stato sugli impegni delle banche in liquidazione, per un ammontare massimo di circa 12 miliardi di euro.

Gli aiuti di Stato sono adeguatamente coperti dai crediti delle due banche.

Il decreto legge consente al ministro dell’Economia e delle Finanze, su proposta della Banca d’Italia, di:

1. sottoporre le due banche a liquidazione coatta amministrativa, disponendo altresì la continuazione dell’esercizio dell’impresa;

2. prevedere la cessione dell’azienda bancaria o di rami di essa ad un acquirente;

3. effettuare misure di sostegno pubblico a sostegno della cessione.

Su indicazione del Ministro, i commissari liquidatori nominati dalla Banca d’Italia possono cedere l’azienda bancaria a un soggetto selezionato sulla base di una procedura aperta, concorrenziale, non discriminatoria di selezione dell’offerta di acquisto più conveniente. Sono previste norme speciali per assicurare l’immediata efficacia della cessione nei confronti dei terzi, anche in considerazione della necessità di assicurare la continuità dell’esercizio dell’impresa per evitare lo scioglimento dei contratti conseguente all’avvio della procedura concorsuale.

Il ministro è autorizzato a effettuare interventi pubblici a sostegno dell’operazione: a) concessione della garanzia dello Stato a copertura dello sbilancio di cessione; b) erogazione di un supporto finanziario per ricostituire i fondi propri del cessionario per un ammontare idoneo a fronteggiare l’assorbimento patrimoniale derivante dalle attività ponderate per il rischio acquisito; c) concessione della garanzia dello Stato sull’adempimento di obblighi assunti dalle due banche in relazione a impegni, dichiarazioni e garanzie da esse assunti; d) erogazione al cessionario di fondi a sostegno di misure di ristrutturazione aziendale.

Al fine di massimizzare il valore dei crediti deteriorati e di altri attivi non ceduti, il provvedimento legislativo abilita il Ministero a cedere questi ultimi alla Società per la Gestione di Attività S.p.a., il cui capitale è da esso interamente posseduto. Il corrispettivo della cessione è rappresentato da un credito verso le banche in liquidazione: i proventi della gestione del portafoglio trasferito sono destinati interamente alle banche in liquidazione e sono, dunque, disponibili per i creditori di quest’ultime.

Per i creditori subordinati delle banche che siano investitori al dettaglio è previsto un meccanismo di ristoro analogo a quello previsto dal decreto legge n. 59 del 2016. Come in quel caso, le prestazioni sono a carico del ‘Fondo interbancario di tutela dei depositanti’. Le disposizioni in materia fiscale sono volte a rendere fiscalmente neutre le operazioni di cessione e gli interventi pubblici che le possono accompagnare. Esse sono volte, inoltre, a consentire il trasferimento dei crediti per le imposte differite delle banche in liquidazione al cessionario dell’azienda bancaria.

Le risorse necessarie per il sostegno pubblico sono prelevate dal fondo salva risparmio costituito con il decreto legge n. 237 del 23 dicembre 2016, incrementate di 300 milioni di euro per l’anno 2018”.

Sulla base delle norme Ue‎, la Commissione Europea ha approvato le misure varate  dalle autorità italiane per facilitare la liquidazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Per l’esecutivo comunitario le misure sono in linea con le regole Ue sugli aiuti di Stato.

Le misure includono la vendita di una parte delle attività di Bpvi e Veneto Banca a Intesa SanPaolo. I depositi, sottolinea la Commissione, restano ‘totalmente protetti’.

L’annuncio della Commissione segue la dichiarazione della Bce, per la quale le due banche sono in fallimento, o quasi (likely to fail), e la decisione del Single Resolution Board di rimettere la questione alle autorità nazionali. La legge Ue prevede che, in un caso come questo, si applicano le leggi nazionali sull’insolvenza.

Se le autorità del Paese membro, l’Italia in questo caso, ritengono che sia necessario fornire un sostegno pubblico, si applicano le regole Ue sugli aiuti di Stato, in particolare la comunicazione sulle banche del 2013, che richiede il ‘burden sharing’, vale a dire il contributo di azioni e obbligazioni subordinate per coprire i costi della liquidazione delle banche. Non devono contribuire le obbligazioni ordinarie, né i correntisti, che restano pienamente protetti.

Per la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager, “l’Italia ritiene che l’aiuto pubblico sia necessario per evitare perturbazioni nell’economia della regione Veneto in conseguenza della liquidazione delle due banche, che escono dal mercato dopo un lungo periodo di serie difficoltà finanziarie. La decisione della Commissione europea permette all’Italia di adottare misure per facilitare la liquidazione dei due istituti: l’Italia sosterrà la vendita e l’integrazione di alcune attività e il trasferimento dei dipendenti ad Intesa SanPaolo”.

Il Consigliere delegato di Intesa San Paolo dichiara: “Oggi abbiamo deliberato l’acquisizione di parte delle attività di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, due istituti ormai in condizione di dissesto conclamato e per i quali erano andati falliti precedenti tentativi di salvataggio il cui costo per la nostra banca, unito a quello sopportato per la crisi delle quattro banche locali dell’autunno 2015, è stato pari a oltre 1,5 miliardi euro. Peraltro, Intesa Sanpaolo aveva dato la sua disponibilità a sottoscrivere una quota parte di un versamento di 1,2 miliardi per un ulteriore capitalizzazione delle due banche, non andata in porto per l’insufficiente partecipazione del sistema bancario. Senza l’offerta di Intesa Sanpaolo, l’unica significativa presentata nell’asta competitiva indetta dal Governo, la crisi delle due banche avrebbe avuto un grave impatto sull’intero sistema bancario italiano, con conseguenze drammatiche sull’economia nazionale, mettendo anche a rischio le prospettive di ripresa del Paese. Il nostro intervento -rileva- consentirà di mettere in sicurezza oltre 50 miliardi di risparmi affidati alle due banche e di tutelare 2 milioni di clienti, di cui 200.000 aziende operanti in aree tra le più dinamiche del Paese. Oltre a ciò, l’integrazione delle due banche e del relativo personale sarà gestita senza licenziamenti ma solo attraverso uscite volontarie. A seguito dell’acquisizione – prosegue Messina – Intesa Sanpaolo metterà a disposizione dell’economia reale dei territori in cui operano le due banche venete un plafond di 5 miliardi di erogazioni di nuovo credito, a valere sul secondo semestre 2017, che si sommano ai 50 miliardi già previsti in Italia per l’intero anno. Inoltre, Intesa Sanpaolo contribuirà al ristoro degli investitori retail di obbligazioni subordinate, per un ammontare complessivo di 60 milioni. L’offerta, oggi deliberata dal nostro CdA, è stata avanzata a condizione che non venisse pregiudicata la forza patrimoniale di Intesa Sanpaolo a presidio di 860 miliardi di risparmi affidati alla nostra banca, né intaccate le prerogative dei suoi azionisti. A seguito dell’integrazione delle reti delle due banche, Intesa Sanpaolo diventerà banca di riferimento nel Nordest, seconda rete commerciale in Sicilia e rafforzerà ulteriormente la sua presenza in Puglia. In questi territori – aggiunge Messina – la nostra banca intende rimanere elemento centrale per le famiglie e le imprese, secondo un modello di fare banca che fa di Intesa Sanpaolo un protagonista riconosciuto a livello europeo. La nostra è una banca radicata nei territori in cui opera e per questo siamo convinti che il valore più importante siano le persone: clienti e dipendenti. Questa sarà la nostra priorità anche in tutti i territori dove i gruppi bancari Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono presenti”.

Il Codacons afferma : “Il salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza costerà ad ogni singola famiglia italiana la bellezza di 708 euro”.

Commentando il decreto, il Presidente Carlo Rienzi denuncia: “Il decreto varato in tutta fretta dal Consiglio dei ministri che mobilizza risorse per complessivi 17 miliardi di euro è una vergogna. Ancora una volta il Governo mette le mani in tasca agli italiani per salvare le banche ridotte al fallimento da una mala-gestione i cui costi vengono scaricati sulla collettività. I cittadini si ritrovano doppiamente danneggiati dalla crisi di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza: una prima volta attraverso il crollo delle azioni delle due banche, già costato 19 miliardi di euro ai risparmiatori assieme agli aumenti di capitale e alle perdite degli ultimi anni; la seconda volta attraverso le risorse pubbliche che il Governo mette a disposizione del salvataggio, 17 miliardi di euro pari a 708 euro a famiglia, soldi che potrebbero essere destinati a ridurre le tasse, completare le opere incompiute o mettere in sicurezza le scuole a rischio”.

Il Codacons, con la denuncia del Presidente Rienzi, ricorda l’intervento del Fondo Atlante che, aveva già acquisito, in tempi non lontani, quasi completamente la proprietà delle due banche. In conclusione il salvataggio delle due banche venete è stato fatto doppiamente con i soldi dei contribuenti. Inoltre, il decreto crea un pericoloso precedente che non scoraggia le male gestioni delle banche, anzi le incoraggia con il patrocinio del governante di turno. Così, con la complicità della UE e delle autorità monetarie sembrerebbe ormai definitivamente tramontata l’etica nella gestione delle banche. E’ evidente che il decreto sancisce il principio della tutela del risparmio con i soldi della collettività dei contribuenti e quindi con altro risparmio. A tal proposito, si potrebbe aprire, dunque, anche un dibattito sull’art. 31 della Costituzione (quello sulla tutela ed incoraggiamento del risparmio). I furbetti che indebitamente si sono appropriati di notevoli importi patrimoniali, assieme a chi lo ha consentito, invece, potranno continuare a circolare liberamente in barba ai principi di onestà e di etica comportamentale che dovrebbero essere la base fondante di sane democrazie.

Salvatore Rondello

Banche, il Psi vota per la Commissione d’Inchiesta

banca marcheL’Aula della Camera ha dato il via libero definitivo con 426 voti favorevoli e tre astenuti, all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. “Noi socialisti sosteniamo la scelta di una Commissione d’inchiesta sulle banche: è assolutamente necessario fare luce sui casi di cattiva gestione del risparmio, sulla mancanza di morigeratezza gestionale, sugli errori del passato, per indicare e per correggere; perché è assolutamente intollerabile che i risparmiatori e i contribuenti vengano chiamati a patire le conseguenze delle commistioni di interessi e delle scelte azzardate speculative”. Ha detto la deputata Pia Locatelli, intervenendo alla Camera per dichiarazione di voto sulla proposta di legge di istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario.
Composta da venti deputati e venti senatori, la commissione avrà un anno di tempo per chiudere i lavori. I componenti avranno il compito di verificare “la gestione degli istituti di credito che sono rimasti coinvolti in situazioni di crisi”, i criteri di remunerazione dei manager, il corretto collocamento al pubblico di prodotti ad alto rischio e “l’efficacia delle attività di vigilanza sul sistema bancario e sui mercati finanziari poste in essere dagli organi preposti, cioè Bankitalia e Consob.
“Quello che va certamente approfondito è il tema delicatissimo del controllo pubblico: ovvero se non è stato sufficientemente approfondito, oppure se gli organismi preposti non abbiano gli strumenti necessari per incidere efficacemente in questi casi”, ha detto ancora la Capogruppo dei socialisti alla Camera e ha così espresso il voto favorevole del Psi.
Alla commissione inoltre, limitatamente all’oggetto delle indagini di sua competenza, non può essere opposto il segreto d’ufficio né il segreto professionale o quello bancario, fatta eccezione per il segreto tra difensore e parte processuale nell’ambito del mandato. È previsto invece l’obbligo del segreto per i componenti della Commissione, i funzionari e il personale addetti alla Commissione stessa, nonché per ogni altra persona che collabora.

I banchieri hanno “ucciso” l’impresa e il lavoro

Sempre più spesso sono tentato di non occuparmi più di banche e banchieri, peraltro una decisione che potrebbe lasciare intendere che sono stato comprato, com’è che si dice? “Meglio essere invidiati che compatiti!”. Oppure farei felici le tante persone a cui sono antipatico, quelle che godrebbero nel pensare: “hai visto? Lo hanno punito!”. Invece, niente di tutto questo, la decisione va maturando perché i fatti accaduti pare non interessino nessuno, nemmeno tutti i cittadini che, in un modo o nell’altro, sono stati “mortificati” dai funzionari di banca che ancora salutano con deferenza.

Ma soprattutto vorrei smettere di scrivere perché ho annoiato me stesso, è frustrante dialogare con dei muri di gomma. Il mio intendimento era di andare oltre le finzioni della politica e l’indifferenza dei segnalati alla “Centrale Rischi”. Però mentre capisco la politica, non comprendo chi ha subito l’onta della povertà per colpa delle “banche truffatrici”. Quello che è successo nel nostro Paese ha davvero dell’incredibile, e non capisco perché la gente non reagisce? A volte mi chiedo se è ricattata, o se non hanno sudato i soldi che hanno perso! Lo chiedo perché milioni di correntisti gettati nella spazzatura sono una quantità spropositata di episodi tutti da “Rivoluzione francese”. E nessuno di loro, a parte i cartelli di protesta, ha reagito!

Intanto, migliaia di funzionari, amministratori di banca, che hanno provocato il dissesto finanziario del Paese, non vengono puniti. Anzi, li premiano, passano da un’istituto di credito all’altro con stipendi raddoppiati e incarichi di maggior prestigio. La storia è sempre quella, le persone si infuriano in privato, come volessero spaccare il mondo, poi quando chiamate in pubblico per metterci la faccia si tirano indietro. Se è così, come lo è, hanno fatto bene le banche, e ancora di più i banchieri, a metterli in mezzo alla strada. A volte quasi mi viene voglia di fare tifo per loro, e chiedere scusa se in questi quattro anni mi sono tanto appassionato all’argomento banche: pensavo ne valesse la pena!

Pensavo ne valesse la pena per le imprese che non riescono ad anticipare le fatture per pagare i dipendenti; ne valesse la pena per gli artigiani che producono le cose più preziose; ne valesse la pena per i commercianti i quali devono rifornire i magazzini; ne valesse la pena per le grandi imprese che si devono approvvigionare di materie prime; ne valesse la pena per le famiglie in difficoltà che magari hanno bisogno di una visita medica e non possono pagare il ticket. Mi chiedo se sia ancora il caso di parlarne; mi chiedo dove sono queste persone, e anche se esistono davvero, e se esistono chi le finanzia? Possibile che tutto sia ancora nelle mani di quel migliaio di “incompetenti” che hanno affossato l’economia italiana?

L’assurdo è che nessuno ne parla in termini propositivi, tutto tace! Tutto tace da parte delle Associazioni di categoria; tutto tace da parte di Confindustria; tutto tace da parte dei sindacati; tutto tace da parte dei politici indebitati; tutto tace perché tantissime aziende e persone sono indebitate e “ricattate” dal sistema bancario. Ancora una domanda, come uscire da questo empasse? Certo non se ne esce ognuno per se’, proprio perché attraverso questo sistema hanno ingannato con promesse che sapevano di non poter mantenere. Ora la maggior parte della gente lavora in nero, e molte attività produttive si sono associate per disperazione alla Mafia S.p.A. Tutto questo sta distruggendo l’economia italiana! Dentro il sistema credito si è insediata la corruzione, e l’usura di ultima generazione è promossa da molti istituti di credito.

Angelo Santoro