Torregrupata, il Meridione di Nunzio Campagna

campagnas_copyUn po’ il Carlo Levi di “Cristo s’è fermato ad Eboli” e un po’ il Silone di “Fontamara”. La poesia di certi film di Frank Capra e il Rossellini di “Paisà”. Queste, sinceramente, le atmosfere richiamate dal romanzo di Nunzio Campagna “Torregrupata” (Napoli, RCE Multimedia ed., 2018, pp. 333, €. 12,00). Scrittore di romanzi su temi sociali e d’impegno civile, spesso ambientati nel Meridione, Campagna, lucano d’origine, studioso di storia e filosofia (per l’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli ha pubblicato, tra l’altro, “Filosofi greci” e “Aurelio Agostino”, 2007 e 2010), ci trasporta, con questo nuovo libro, nel Sud del Novecento, tra i richiami magici e arcani cari agli antropologi come Ernesto De Martino e la modernità selvaggiamente incalzante.
Storia centrale è quella di Tony-Patrick- Nicola: ragazzo nato a Torregrupata (immaginario paese lucano, non lontano da Tricarico) da una relazione, fortemente contrastata, tra un giovane del luogo e la nipote d’un nobile locale. Sottratto appena nato alla famiglia, il bimbo viene preso da una coppia di sposi destinata ,come tanti italiani di allora,a partire per l’ America (siamo ai primi del ‘900, nell’ IItalia giolittiana e del “passaporto rosso”). Adottato poi, negli USA, da un’altra coppia, Patrick crescendo avvertirà fortemente l’ inquietudine e il disagio legati al non conoscere esattamente le proprie origini.Al tempo stesso, la conoscenza di tanti italiani emigrati in America ( tra cui anche il giovane Arturo Toscanini, da sempre vicino al movimento socialista) contribuirà a mantenere vivi in lui l’interesse e l’ amore per l’ Italia.
Sarà il turbine della Seconda guerra mondiale, con l'”Operazione Husky”, cioè lo sbarco alleato in Sicilia del luglio 1943, a dare al giovane Patrick, già ufficiale dell’ esercito americano, l’ occasione per sciogliere questo basilare nodo esistenziale; un po’ come l’ Arturo Giammaresi interpretato da PIF in “In guerra per amore”, Patrick nel Meridione d’ Italia va alla ricerca, soprattutto, delle proprie radici.
Finalmente, in Basilicata, appena finita la guerra, con l’aiuto del giovane sindaco di Torregrande (in realtà Tricarico: sindaco modellato, infatti, esattamente sul personaggio del socialista Rocco Scotellaro, sociologo e fine poeta,che di questo paese fu sindaco dal 1946 al 1950) , Patrick risale pienamente alle origini della sua famiglia, ritrovando il padre, Michele Genovesi, e liberandolo dal manicomio in cui era stato recluso a forza un trentennio prima. Commovente l’incontro col vecchio Michele, che vive come un barbone nel vecchio manicomio, ma, un po’ come il Nino Manfredi /Garcia Lorca (salvatosi miracolosamente dalla fucilazione) di “La fine d’un mistero” (ultimo film interpretato dal grande Nino), ritrova pienamente la memoria appena rimesso a contatto col figlio e con le atmosfere di tanti anni prima. Dopo aver ritrovato, e risanato, il padre, Patrick completerà il “Nostos” alla sua Itaca facendosi naturalizzare italiano all’anagrafe, col nuovo nome di Nicola Genovesi; mentre, poco dopo (siamo, ormai, nel ’47 – ’48), ritroverà anche Assuntina, la donna, di pochi anni più grande di lui, che l’ aveva portato col marito negli USA, ora donna matura.
Con grande abilità, e tecnica quasi cinematografica, Campagna ricrea perfettamente armosfere, colori, situazioni, mentalità d’ un Sud còlto nel suo definitivo irrompere nella storia italiana, e mondiale: il Sud delle grandi occupazioni delle terre e della mafia riemergente, delle leggi “Sila” e stralcio e di Portella della Ginestra, di Placido Rizzotto, Salvatore Carnevale e, purtroppo, Luciano Liggio. Mentre non manca d’ inquadrare la situazione mondiale postbellica alla luce anche della psicologia politica: evidenziando, ad esempio, le conseguenze – in termini di scissione, perdita del senso complessivo d’ unità, quasi alienazione – che, per milioni di persone, ebbe, con la Guerra fredda, la divisione dell’ Europa in due, destinata a ricomporsi solo col crollo dei Muri del 1989-’91.

Fabrizio Federici

Cesvi, 70% dei bambini subisce maltrattamenti

Bambini scomparsiDati allarmanti per quanto riguarda l’infanzia in Italia, sono quasi 6 milioni i bambini che subiscono maltrattamenti nell’ambiente che più di tutti dovrebbe garantire loro sicurezza e protezione: la casa. Oggi è stato presentato a Roma dalla Fondazione Onlus “Cesvi” il primo Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia, nell’ambito della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi #LiberiTutti, in collaborazione con il dipartimento delle Politiche della famiglia della presidenza del Consiglio dei Ministri.
L’Indice mette in evidenza, soprattutto, la persistenza di forti disparità tra il Nord e il Sud del nostro Paese. Ultima posizione per la Campania, seguita da Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata e Molise. Sono queste le regioni che presentano le maggiori criticità e le condizioni più sfavorevoli rispetto alle probabilità dei bambini di subire maltrattamenti. Male anche l’Abruzzo e il Lazio. Tra le regioni dove si registra, invece, il miglior livello di benessere complessivo dei bambini, spicca l’Emilia-Romagna seguita da Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.
«Nel quadro delle emergenze sociali, il maltrattamento dei bambini è il fenomeno forse peggiore, non solo per la sproporzione di forze tra il maltrattante e il maltrattato e per il tradimento della fiducia che i più piccoli ripongono negli adulti, ma anche per le conseguenze che si producono sulla salute dei maltrattati nel medio-lungo termine, sul loro equilibrio psico-fisico e, più in generale, su tutta la società. Gli ex bambini maltrattati – dichiara Daniela Bernacchi, CEO&General Manager Cesvi – sono gli adulti di oggi che vivono sopportando un pesante fardello di dolore che influenza il loro modo d’essere, e spesso scaricano sui figli il proprio disagio. Si viene a generare così un circuito vizioso di trasmissione intergenerazionale, che solo un intervento esterno, quale ad esempio quello dei servizi pubblici, può interrompere». Il maltrattamento sui bambini è la conseguenza ultima, estrema e troppe volte drammatica, di una situazione di disagio che coinvolge le figure genitoriali e il contesto familiare, ambientale e sociale nel quale i bambini crescono. L’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia confronta per i bambini maltrattati e per gli adulti maltrattanti due livelli di analisi ed è il risultato dell’aggregazione di 65 indicatori relativi ai fattori di rischio e ai servizi offerti sul territorio. L’Indice offre una chiave di lettura delle principali determinanti sociali, demografiche, economiche, sanitarie e sociali, analizza i fattori di rischio e di vulnerabilità al maltrattamento nell’infanzia e li sintetizza attraverso un indicatore che propone una classifica decrescente tra le regioni italiane a partire da quelle che presentano sia minori rischi di maltrattamento per l’infanzia sia un sistema di politiche e di servizi territoriali adeguato a contrastare e prevenire il problema. Emergono nell’Indice quei fattori di rischio che creano presupposti importanti per scatenare il maltrattamento dei bambini nelle famiglie, come ad esempio l’elevato livello di povertà, il basso livello di istruzione dei genitori, il consumo di alcol e di droghe da parte dei genitori, la disoccupazione, lo svantaggio socioeconomico, etc. Con riferimento a questi indicatori di contesto, si passa poi ad analizzare quali servizi i territori mettano a disposizione in termini di politiche di prevenzione e di cura, rilevandone quindi l’efficacia e la capacità concreta di intervento.
Campania ultima in Italia (20esima sia per contesto che per servizi) nella cura e nella prevenzione al maltrattamento seguita da Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata e Molise. I risultati relativi alle ultime 4 regioni per le quali l’indicatore totale ha restituito le maggiori difficoltà – Campania, Calabria, Sicilia e Puglia – confermano una difficoltà strutturale del sistema rispetto a questa tematica. Male anche l’Abruzzo e il Lazio (rispettivamente al 14esimo e al 13esimo posto). Tra le regioni “reattive” si posiziona la Sardegna (con alto livello di servizi, nonostante l’alta criticità del contesto). Tra quelle “virtuose” – con una situazione di contesto e un’offerta di servizi al di sopra della media – Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Toscana. Tra le regioni “stabili” si collocano il Trentino-Alto Adige e la Lombardia che, a fronte di criticità ambientali basse, rispondono con un sistema di servizi più basso della media nazionale. Al primo posto nelle sei diverse capacità le seguenti regioni: l’Emilia-Romagna per quanto riguarda i servizi dedicati alla capacità di cura e di lavorare; il Friuli-Venezia Giulia per la capacità di accedere alle risorse; il Trentino-Alto Adige per la capacità di acquisire conoscenza e sapere; la Valle D’Aosta per la capacità di vivere una vita sicura e la Liguria per la capacità di vivere una vita sana.
Ma soprattutto è allarmante constatare che sono sempre di più gli adulti che adescano i bambini (12-14 anni) in rete attraverso i circa 25mila siti pedopornografici intorno ai quali c’è un rilevante giro di affari. Quindi, nel catalogo degli orrori, la prostituzione minorile, legata alla tratta e il turismo sessuale, dove purtroppo l’Italia detiene il primato di 80mila viaggi di questo tipo all’anno”. Spesso al maltrattamento si accompagna la trascuratezza dei minori: nel mondo il 16,3% dei bambini è vittima di negligenza fisica e il 18,4% di trascuratezza emotiva. Gli effetti della trascuratezza possono manifestarsi con un ritardo nel raggiungimento delle principali tappe evolutive con disturbi dell’apprendimento oppure con un atteggiamento di eccessiva ricerca di affetto e attenzione da estranei (e il conseguente rischio di esposizione ad altri abusi), una forte chiusura e una sfiducia verso l’altro.

Nucleare: la lista dei siti idonei prima delle elezioni

Il Ministro Carlo Calenda conferma: “aspettiamo solo il parere del Ministero dei Beni Culturali e poi pubblichiamo la lista. Il Governo non viene meno ai suoi doveri per ragioni elettorali”

Nucleare-in-ItaliaROMA – Il Ministro delle Sviluppo Economico Carlo Calenda è sicuro: la lista dei siti idonei ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi sarà pubblicata prima delle elezioni politiche del 4 marzo. Lo ha confermato lo stesso Ministro rispondendo ad una domanda sul suo profilo Twitter: “Parere formale MIBACT, ultimo passaggio, arriva in settimana e poi pubblichiamo. Come promesso prima delle elezioni perché il Governo non viene meno ai suoi doveri per ragioni di campagna elettorale”.

BASILICATA: COMITATI IN ALLARME Intanto in Basilicata i comitati mettono le mani avanti e bollano come “provocatoria” la promessa del Ministro Calenda di voler pubblicare la lista dei siti prima delle elezioni. “Prima – dicono i comitati – il Governo dovrebbe rispondere a tutte le osservazioni presentate da Enti Locali, istituzioni, associazioni e cittadini di tutta Italia, al Programma Nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi, nell’ambito della procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica).

Nel 2003 infatti il Governo Berlusconi scelse unilateralmente un sito geologico a Scanzano Jonico, in provincia di Matera, come deposito per lo stoccaggio di tutte le scorie nucleari italiane. Le proteste popolari spinsero il Governo a rinunciare al progetto e, da allora, il problema della scelta del luogo che deve ospitare le scorie è rimasto sostanzialmente un tabù. La Carta delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) è pronta dal 2015 ma non è stata mai resa pubblica.

“All’annuncio del Ministro Calenda di voler pubblicare prima delle elezioni la carta delle aree potenzialmente idonee per la realizzazione del deposito di scorie nucleari (CNAPI), secondo cui attende solo il parere formale del Ministero dei Beni Culturali guidato da Franceschini (MIBACT), rispondiamo che i Lucani sono pronti per riorganizzare una nuova pacifica e civile protesta contro l’ipotesi di realizzare il deposito nazionale in Basilicata – dichiara Pasquale Stigliani portavoce dell’Associazione Antinucleare ScanZiamo le Scorie.

Abbiamo più volte denunciato che la carta coinvolgerà parte del territorio della Basilicata della collina Ionica e della murgia, nei pressi di Matera, Capitale della Cultura europea.

Ricordiamo al Ministro Calenda che, prima della pubblicazione della CNAPI, deve rispondere alle centinaia di osservazioni che ha ricevuto da oltre 50 Comuni Lucani e numerose Associazioni nella fase di consultazione del Programma nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi nella procedure di Valutazione Ambientale Strategica nel settembre 2017, che riguarda anche l’argomento deposito nazionale.

Se così non fosse – conclude Stigliani – si interrompe a priori il dialogo tra Governo, le popolazioni e le Istituzioni Locali, che si rifiutano di ricevere una struttura che non genera ricchezza ma impoverisce il territorio”.

DEPOSITO NAZIONALE: LA MISSIONE DI SOGIN – La SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari) è la società pubblica incaricata di smantellare i vecchi impianti nucleari italiani e di costruire e gestire il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.  In questi ultimi anni l’azienda ha puntato molto su trasparenza e comunicazione ma proprio la mancata pubblicazione della lista dei siti idonei ha frenato le attività della società di Stato e il processo di localizzazione del sito in cui realizzare il deposito.

Livio Valvano
La bussola socialista

Buona l’aria che si respira oggi in Basilicata dopo le elezioni di domenica. Per i socialisti lucani, il lavoro serio, onesto fatto di fatiche quotidiane degli amministratori lucani, alla fine viene riconosciuto dagli elettori. Gli elettori scelgono sempre bene, bisogna sempre ricordarselo. Alle parole vuote e alle suggestioni pruriginose di chi non ha cultura di governo e che, anzi, preferisce starne lontano, l’elettore lucano preferisce i fatti e la concretezza della buona amministrazione di tante persone appassionate che in Basilicata
continuano a ispirarsi ai valori e alla bussola socialista che è unperno importante della coalizione di centrosinistra.

Ad Albano di Lucania e a Rapolla i sindaci socialisti Rocco Guarino e Biagio Cristofaro
brillano per serietà, passione e amore per le loro comunità e quindi per la Basilicata.
Insieme a loro i tanti amministratori eletti nelle liste degli altri comuni, a partire da Marsico
Nuovo dove si è consumato un difficile confronto che alla fine ha trovato nei due eletti socialisti Giovanni Votta e Giovina Castaldo il perno determinante per la vittoria della coalizione, poi a Ruoti, Bella, Senise, Episcopia e gli altri Comuni, saranno un punto di riferimento prezioso per i cittadini lucani.

Livio Valvano

Istat, è il sud Italia a trainare il Commercio con l’Estero

mezzogiorno commercioL’Istat ha comunicato oggi i dati sulle esportazioni delle regioni italiane. Secondo l’Istat, nel primo trimestre 2017, rispetto ai tre mesi precedenti, l’export risulta in crescita in tutte le ripartizioni territoriali: +4,4% per l’Italia meridionale e insulare, +2,5% per l’Italia centrale, +1,8% per le regioni nord-occidentali e +1,4% per quelle nordorientali.
La media Istat vede primeggiare l’Italia meridionale ed insulare nonostante il contributo negativo fornito da Basilicata (-10,5%) e Molise (-53,4%).
Nel comunicato Istat si legge anche: “Tra le regioni che forniscono un contributo positivo all’incremento delle esportazioni nazionali si segnalano Lombardia (+8,6%), Piemonte (14,1%), Emilia-Romagna (+8,9%), Veneto (+7,1%), Toscana (+10,1%), Sicilia (+37,6%), Sardegna (+79,0%), Lazio (+11,4%), Liguria (+23,1%) e Friuli-Venezia Giulia (+9,7%).
Rispetto al primo trimestre 2016, nel periodo gennaio-marzo 2017 si rilevano dinamiche di crescita dell’export intense e diffuse. A fronte di un aumento medio nazionale del 9,9%, l’incremento delle vendite sui mercati esteri risulta di maggiore intensità per le regioni delle aree insulare (+50,6%) e nord-occidentale (+10,7%). È comunque sostenuto per le regioni dell’area centrale (+8,7%) e nord-orientale (+8,2%) mentre risulta più contenuto per l’area meridionale (+0,6%).
Nel primo trimestre 2017, l’aumento tendenziale delle vendite di autoveicoli dal Piemonte e di prodotti petroliferi raffinati da Sicilia e Sardegna contribuisce alla crescita dell’export nazionale per 1,6 punti percentuali.
Nello stesso periodo, la diminuzione delle esportazioni di autoveicoli dalla Basilicata, di mezzi di trasporto – autoveicoli esclusi – dalla Lombardia e di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti dal Molise fornisce un contributo negativo per quasi mezzo punto percentuale alle vendite nazionali sui mercati esteri.
Le vendite dalla Lombardia e dal Lazio verso la Germania, dal Piemonte verso la Cina e dalla Lombardia verso gli Stati Uniti forniscono un impulso positivo all’export nazionale, mentre flettono le vendite del Lazio verso il Belgio e dell’Emilia-Romagna verso i paesi OPEC.
Nei primi tre mesi dell’anno, la positiva performance all’export delle province di Milano, Torino, Gorizia, Frosinone, Siracusa e Cagliari contribuisce positivamente all’export nazionale. I maggiori contributi negativi provengono da Trieste e Latina”.
L’incremento dell’esportazione dei prodotti petroliferi dalla Sicilia e dalla Sardegna ha sicuramente un impatto positivo sulla crescita dell’export e sull’economia nazionale. Tuttavia, non ha una incidenza significativa nelle stesse Regioni per la crescita del mercato del lavoro.

Salvatore Rondello

Petrolio, Gentiloni
e il provincialismo a 5 stelle

Le dichiarazioni di Gentiloni sulla vicenda petrolio e le polemiche sull’impatto ambientale non sono condivisibili ove mai si riferissero anche al caso Basilicata. Non si può liquidare come “provincialismo” la motivata preoccupazione della popolazione di fronte a una storia accertata di contaminazione ambientale.

Dal mio punto di vista si è trattata di una infelice valutazione del Presidente del Consiglio che andava evitata, sempre che Gentiloni intendeva riferirsi anche al caso lucano. ENI deve fare la sua parte e deve farla anche in fretta con il massimo impegno, cioè facendo gli investimenti di ammodernamento tecnologico dell’impianto in Val D’Agri.

Il Governo regionale di Basilicata sta facendo bene la sua parte con atti concreti che certo non si arricchirebbero delle sterili provocazioni che giungono dal grillismo europeo, cioè da chi della disputa fine a se stessa ne fa una ragione di vita. Ciò che di provinciale c’è nel dibattito è la miope attività velenosa di chi vuole fare della vicenda petrolio un totem ideologico.

Petrolio si, petrolio no. Come se fossimo di fronte alla scelta di approvare la legge sul fine vita. A questo si aggiunge, poi, la perenne tensione l’attenzione dal merito dei problemi alle succose vicende giudiziarie. Questo non agevola alcuna soluzione e soprattutto non rappresenta una visione innovativa e alternativa utile al paese.

Se il partito del comico Genovese è in grado di mettere in campo da subito una politica industriale priva delle fonti fossili lo dicesse. É con la proposta concreta e articolata, sottoposta al vaglio democratico che si governa un paese.

Lo dico pur sapendo che parlo degli appassionati della protesta, di coloro che sfruttano il disagio popolare, quello vero, reale che c’è, ma che viene utilizzato “contro” chi governa.

È solo uno stratagemma dialettico noto, già utilizzato da altri, che prima o poi ti presenta il conto (vedi il sig. Di Pietro), ma che nel frattempo non aiuterà a risolvere il danno ambientale in Basilicata che, invece, stiamo affrontando seriamente,  con massima attenzione senza fare sconti all’Eni che bene fa a subordinare qualunque nuovo piano di investimento alla condivisione della comunità locale. 

Condivisione che per adesso non potrà esserci.

Livio Valvano
Segretario regionale PSI Basilicata

#Narrazioni19, raccontare Matera e la cultura lucana

narrazioni 19La proclamazione di Matera capitale della cultura europea nel 2019 è solo l’inizio. Proprio in vista di quell’appuntamento, un punto non solo di arrivo, ma di partenza, sono stati presentati alla sala stampa della Camera i primi atti della prima edizione (2015) di #Narrazioni19. Si tratta di racconti, storytelling, progetti e visioni strategiche su Matera e sulla Basilicata, pensate però in una prospettiva europea. Le riflessioni cercano nello stesso tempo sia di riscattare la Basilicata e Matera in particolare, da vecchi clichè, sia di rilanciare questa parte del Mezzogiorno ripartendo dalle narrazioni passate fatte su questa terra (ad esempio Lucania ’61 di Carlo Levi).
La conferenza stampa è stata organizzata dal CGIAM sezione CISST, sullo sviluppo del Sud ed il suo racconto ed è stata presentata dal sottosegretario Ivan Scalfarotto, il presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, l’onorevole Cosimo Latronico (Cor), il senatore Salvatore Margiotta (Pd), il giornalista Sergio Ragone (componente CISST), e Costanza Crescimbeni del Tg1.
#Narrazioni19 “nasce dal bisogno di raccontare un luogo”, ha spiegato Sergio Ragone, precisando che si tratta di un territorio che va verso un’occasione storica, Matera2019. “Una sfida – ha detto il Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella – che noi vinciamo con le Istituzioni”. “Con questo Governo – ha proseguito Pittella – puntiamo a recuperare un altro tipo di ‘regionalismo’, fatto di metodo e di scelte strategiche, non solo un ‘libro dei sogni'”. Gli investimenti di cui parla il Presidente della Regione sono anche “quelle che puntano sulle comunicazioni ferroviarie e viarie”. Proprio sulle Infrastrutture si è soffermata anche la riflessione di Cosimo Latronico: “Matera può essere quella corda di coesione che parte dal Mezzogiorno, passa per l’Italia e arriva in Europa”, ma per questa coesione occorre “prima di tutto una ‘strada’ dal punto di vista dei trasporti”. “Andare a Matera è ancora un ‘sogno'”, ha detto Latronico riprendendo la definizione di Pittella.
L’invito di Ivan Scalfarotto è invece quello di “raccontare le nostre realtà, su diverse tinte”. “Il Sud raccontato – spiega il sottosegretario – senza cadere né nel folklore del Meridionalismo di prima dell’Unità di Italia, né nel ribellismo spicciolo”. Il mezzogiorno ha bisogno di “sconfiggere la rassegnazione di chi alza le mani davanti allo status quo, perché chi sostiene che è meglio non fare nulla perché non ne vale la pena è già sconfitto”.

Redazione Avanti!

Scandalo petroli, indagato il sottosegretario De Filippo


Ancora una grana per il governo con lo scandalo petrolio che ha fatto un’altra vittima. Si tratta del sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, ex presidente Pd della Basilicata, che risulta indagato nell’inchiesta della procura di Potenza. L’accusa sarebbe quella di induzione indebita. Secondo una fonte investigativa infatti, De Filippo avrebbe fatto pressione per alcune assunzioni all’Eni (che gestisce il Centro Olio Val d’Agri, al centro di un altro filone d’inchiesta per presunti reati ambientali). Tali assunzioni però non sarebbero poi avvenute. L’ufficio stampa del ministero della Salute ha riferito che “per il momento non ci sono dichiarazioni in merito” alla vicenda.

Il Movimento Cinque Stelle non ha perso l’occasione per chiedere immediatamente le dimissioni del sottosegretario Pd e del’intero Governo: “De Filippo – si legge sul blog di Beppe Grillo – nominato dal Bomba sottosegretario alla salute nel 2014, è il primo indagato del governo nell’ambito dello scandalo Trivellopoli. Il ministro Guidi si dimise nel giro di un paio d’ore, quanto ci metterà De Filippo ad andarsene a casa? Trivellopoli è solo all’inizio, chi sarà il prossimo indagato nel governo? Vadano tutti a casa ora”. In particolare a De Filippo, secondo quanto riferito dai quotidiani, viene contestato uno scambio di favori con Rosaria Vicino, l’ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza) arrestata il 31 marzo insieme a cinque funzionari del centro oli dell’Eni di Viggiano dove viene trattato il petrolio estratto in Val d’Agri. Insieme a De Filippo, che si è dimesso da presidente della Regione a fine 2013, è stata iscritta nel registro degli indagati anche la segretaria Mariachiara Montemurro, consigliere comunale del Pd di Gallicchio.

Sull’inchiesta di Potenza e sull’operato del sottosegretario alla Presidenza del consiglio Claudio De Vincenti ha risposto anche la ministra delle Riforme Maria Elena Boschi nel corso di un question time alla Camera: “Le indagini sono ancora in corso – ha detto Boschi rivolta ai Cinque Stelle che hanno chiesto la revoca dall’incarico di De Vincenti – è giusto che la magistratura faccia il proprio compito. “L’allora viceministro dello Sviluppo Economico era in aula per un provvedimento di competenza di quel dicastero, quindi il governo conferma la fiducia al sottosegretario De Vincenti. La sua presenza in commissione avveniva nel rispetto di quello che dice la Costituzione: egli faceva il suo dovere”.

Redazione Avanti!

Scandalo petroli. Guerra tra Pm e Renzi

Petrolio-inflazione

Non sono piaciute ai magistrati le dichiarazioni di Matteo Renzi di ieri. “Sono inopportune nei tempi ed inconsistenti nei fatti” è la replica del presidente della sezione della Basilicata dell’Associazione nazionale magistrati Salvatore Colella. Il presidente del Consiglio aveva criticato la lunghezza eccessiva delle inchieste della procura di Potenza sul petrolio, paragonandole alla durata delle Olimpiadi.

“Inopportune – ha spiegato Colella – perché arrivano in un momento molto delicato dell’inchiesta, con un intervento ‘a gamba tesa’ e le sue insinuazioni sono quantomeno viziate da un interesse di parte, inconsistenti perché smentite, solo poche ore dopo, da un pesante verdetto di condanna contro i vertici della Total nel processo ‘Totalgate'”.

“Se è vero che in un paese civile, come dice il Presidente Renzi, ‘i processi arrivano a sentenza’, e noi abbiamo dimostrato di saperlo fare – ha continuato l’Anm lucana – è anche vero che in un Paese civile ‘il governo rispetta i lavoro dei magistrati’, sempre, anche quando toccano la propria parte politica. Ci saremmo aspettati la stessa intransigenza e fermezza di condanna annunciata dal Presidente in occasione di altre inchieste di rilievo nazionale”, ha concluso Colella.  Anche il Presidente del Consiglio è tornato a parlare sulla polemica con le toghe: “Oggi – ha detto – leggo sui giornali ‘Renzi accusa i magistrati’: ma dove? Quello che accusava i magistrati qui ci stava qualche anno fa. Noi i magistrati li incoraggiamo a fare il più veloce possibile e a parlare con le loro sentenze. Più vanno a sentenza più siamo contenti”. “Poi per la legge italiana è condannato chi abbia avuto una sentenza definitiva”.

Federica Guidi, le cui dimissioni da ministro dello sviluppo economico sono state firmate dal Presidente della Repubblica, sarà ascoltata giovedì pomeriggio dai Pm di Potenza come persona informata sui fatti. Il M5S ha depositato in Senato un mozione di sfiducia al governo: “Chiediamo al Presidente Grasso di convocare subito la conferenza dei capigruppo – ha spiegato Nunzia Catalfo, capogruppo M5S in Senato – così da calendarizzare l’esame della mozione in Aula il più presto possibile. Vogliamo che questo governo amico dei petrolieri e nemico della salute dei cittadini e dell’ambiente vada a casa”

Una mozione definita ridicola dal sottosegretario Gozi. “Sono attacchi assolutamente strumentali e ingiustificati – ha affermato Gozi – il ministro Boschi fa il suo lavoro di ministro dei rapporti col Parlamento che è quello di esaminare tutti gli emendamenti che vengono portati in Parlamento”. “Anche io stamattina su emendamenti alla legge europea – ha concluso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – sono stato più volte in contatto con il ministro Boschi perché fa il suo lavoro e lo fa anche molto bene”.

La presidente dei senatori Sel, Lorendana De Petris ha sottolineato la necessità di istituire una commissione di inchiesta sulla vicenda, e sulla commistione di interessi nell’azione del governo che “ha coinvolto anche l’azione del Parlamento”. “Pensavo che dopo tutto quanto è successo si procedesse con la convocazione di una conferenza dei capigruppo del Senato. E’ comunque il minimo che un’assemblea parlamentare possa fare e richiedere. Non si può pensare di liquidare con atteggiamento gradasso fatti gravissimi, invocando la discesa in campo di poteri forti contro l’esecutivo”.

Intanto i Carabinieri del Noe hanno acquisito migliaia di cartelle cliniche negli ospedali lucani per verificare le patologie prePmsenti in regione, tra cui anche quelle relative ai tumori, nell’ambito del filone d’inchiesta della Procura di Potenza sulle attività di smaltimento dei rifiuti prodotti dal Centro Oli dell’Eni. A Potenza è anche in corso una perizia specifica, condotta in contradditorio tra le parti. I rilievi, per quanto riguarda la parte relativa alle attività del Centro oli di Viggiano (Potenza), stanno proseguendo in tutta la Basilicata con indagini epidemiologiche anche sui “bioindicatori”, ovvero su indicatori utili a dimostrare i possibili livelli di inquinamento sulle produzioni agricole locali e sugli allevamenti.

Redazione Avanti!

 

 

La Basilicata accumula miliardi, ma manca il lavoro

Il “Corriere della Sera” dell’11.01.2016, a firma di Claudio Del Frate, pubblica un articolo molto interessante, dal titolo “Sparaneve, dvd, viaggi in Australia: Così la Basilicata sperpera le ricchezze dell’oro nero”. Il contenuto, che facciamo nostro, ci consente di approfondire il tema, ampiamente sviluppato, altre volte, da queste colonne. Mario Di Nubila, già Senatore della Repubblica, lo denunciava in un articolo del 22 maggio 2014 su questo giornale on line, titolato “Petrolio: Sviluppo e Lavoro?”, poneva un forte interrogativo, e si chiedeva “come fosse mai possibile nella Regione, che concorre alla produzione nazionale del Petrolio con circa 4 milioni di Tonn. pari al 72% di quello nazionale, vedere partire con il Petrolio, tanti suoi concittadini in cerca di lavoro altrove?” e poi, “una ricchezza che parte e una povertà che aumenta nei luoghi, dai quali quella ricchezza proviene”.
La contraddizione è grave, tant’è che dall’intervento riportato sul “ Corriere della Sera”, registriamo delle domande che rimangono senza risposte. “È mai possibile – scrive Del Frate – che nel Texas d’Italia ci siano ancora città prive di ferrovie e autostrade? Perché mai, la Basilicata, custode del più ricco giacimento petrolifero dell’Europa continentale, abbia ancora dati di arretratezza simili alla vicina Calabria, nonostante sia stata coperta da una pioggia di Euro superiore al miliardo, derivante dalle royalties sull’estrazione del greggio?” Semplice: negli anni ruggenti dell’oro nero, si è preferito spendere per accontentare l’elettorato anziché in investimenti di rilancio dell’economia.
Si è preferito – come dire – privilegiare l’uovo (oggi) anziché la gallina (il futuro). Si è preferito coltivare rapporti di amicizia con uno dei discendenti più illustri di questa terra, il regista Francis Ford Coppola, per il quale non si è badato a spese con la produzione di DVD di vario genere. Dal 2001 al 2013, scrivono i Magistrati della Corte dei Conti, la Regione e 12 Comuni dell’area estrattiva si sono spartiti esattamente un miliardo e 158 milioni di Euro, ma l’85% se n’è andato in spesa corrente anziché in investimenti per lo sviluppo e lavoro. Soltanto il 7% è andato alla ricerca e  all’innovazione. L’analisi della Corte dei Conti è spietata per la direzione intrapresa da quel fiume di denaro.
La Regione Basilicata ha impiegato 47 milioni e mezzo per “progetti di inclusione sociale” non meglio specificati, 39 milioni per tappare il disavanzo della Sanità. Le voci più sorprendenti e assurde sono contenute nelle tabelle riguardanti i Comuni. Per citare qualcuno, ad es. Montemurro, le royalties sono servite a garantire la raccolta dei rifiuti e la sistemazione del cimitero, a Garaguso alla manutenzione delle aree verdi, a Grumento Nova per il 31% a coprire interessi sui mutui o allo sgombero della neve. Viggiano, comune di 3 mila abitanti, ha beneficiato di ben 122 milioni, polverizzati in voci quali arredo urbano, fognature, segnaletica stradale o addirittura 25mila euro spesi per un viaggio in Australia tra gli immigrati lucani residenti. A Latronico, in data 16 gennaio si terrà un convegno su : “Sud, Sicurezza, Sviluppo”. Al di là della parata, si parlerà come si intenderà affrontare lo Sviluppo unitamente al Lavoro nel Texas d’Italia? Il significato del termine “potere”, come quello dei termini “moralità”, “diritto” e altre astrazioni, è sempre stato alla mercé di analisi estremamente soggettive.

Ernesto Calluori