Usa e Cina alzano i tassi, Bce non cambia

Draghi-BCELa Fededal Reserve, ieri, ha alzato i tassi di interesse di un quarto di punto  portandoli all’1,50% come era già stato preannunciato. Si tratta della terza stretta dell’anno e la quinta ed ultima durante la presidenza di Janet Yellen.
Per il prossimo 2018,   la Fed prevede tre nuovi aumenti dei tassi di interesse, secondo quanto è emerso al termine della riunione della banca centrale statunitense. La Fed ha confermato così le sue stime di settembre sul numero di strette per il prossimo anno, anche se gli analisti non hanno escluso la possibilità di un quarto rialzo.

La Banca Centrale americana ha rivisto al rialzo le stime di crescita per gli Stati Uniti nel 2018 al 2,5% dal 2,1% previsto in settembre. Sono state riviste al rialzo anche le stime per il 2019, quando il Pil dovrebbe crescere dell’1,9-2,3% rispetto all’1,7-2,1% stimato in settembre. Naturalmente, la Fed ha rivisto al ribasso le previsioni sul tasso di disoccupazione, stimato al 3,7-4,0% nel 2018 rispetto al 4,0-4,2% di settembre.
Nella sua ultima conferenza stampa nelle vesti di numero uno della Fed, Janet Yellen ha affrontato il tema delle criptovalute, definendo il Bitcoin un asset altamente speculativo: “Il Bitcoin, in questo momento, riveste un ruolo molto limitato nel sistema dei pagamenti. Non è una fonte stabile di valore e non rappresenta una offerta legale. E’ un asset altamente speculativo”.

Yellen ha anche tenuto a precisare che la Banca centrale Usa non ha alcuna intenzione di creare una propria moneta digitale, almeno nel breve periodo: “Non è qualcosa che la Federal Reserve sta seriamente considerando in questo momento. Sebbene guardiamo alle ricerche sul caso, ci sono a mio avviso benefici limitati con la sua introduzione, una necessità stessa limitata e alcune preoccupazioni notevoli”.
Yellen ha anche affermato che il rischio Bitcoin sulle istituzioni finanziarie Usa è limitato, anche in caso di calo dei prezzi della criptovaluta.

La Banca centrale cinese (Pboc)  ha risposto al rialzo di 25 punti base dei tassi d’interesse deciso ieri dalla Federal Reserve, aumentando dello 0,05%, fino al 3,25%, il tasso di pagamento dovuto sui prestiti erogati a un anno, con un margine analogo ritoccato all’insù anche per i tassi sulle riserve bancarie. La reazione della Pboc alle forze di mercato non ha toccato però il tasso di riferimento sui prestiti a società e retail, nonché quello sui depositi.

Invece, nell’area euro, i tassi di interesse restano sempre bloccati ai minimi storici. Come ampiamente atteso, la banca centrale europea ha confermato a zero il tasso sulle principali operazioni di rifinanziamento, allo 0,25 per cento quello sulle operazioni marginali e al meno 0,40 per cento il tasso sui depositi che le banche commerciali parcheggiano presso la stessa istituzione.
Dato che questi livelli vengono da tempo legati a doppio filo con la generale linea monetaria ultra espansiva, l’eventualità di variazioni non era nemmeno ipotizzata. In realtà dal Consiglio direttivo non erano attesi provvedimenti di sorta, dato che lo scorso ottobre ha già deciso le modalità di quella che definisce “ricalibrazione” degli stimoli monetari. La parte più rilevante è che da gennaio il ritmo mensile del programma di acquisti di titoli (QE) verrà dimezzato a 30 miliardi di euro.

La Banca centrale europea ha consistentemente rivisto al rialzo le previsioni di crescita dell’area euro. Ora per quest’anno i tecnici dell’istituzione pronosticano un più 2,4%, sul 2018 un più 2,3%, un più 1,9% nel 2019 ed 1,7 per cento nel 2020. Nelle stime diffuse tre mesi fa indicavano rispettivamente 2,25 sul 2017, 1,8% sul 2018 e +1,7 per cento sul 2019.

Nella consueta conferenza stampa esplicativa, al termine del Consiglio Direttivo svoltosi a Vienna, il presidente Mario Draghi ha affermato: “In generale le notizie sulla crescita sono molto positive. L’area euro sta assistendo una forte espansione economica mentre le prospettive di crescita hanno mostrato un significativo miglioramento. I dati più recenti e i risultati delle ultime indagini congiunturali indicano il protrarsi della dinamica espansiva nella seconda metà dell’anno. Le nostre misure di politica monetaria hanno agevolato il processo di riduzione della leva finanziaria e seguitano a sostenere la domanda interna. I consumi privati sono sospinti dall’incremento dell’occupazione, che a sua volta beneficia delle passate riforme del mercato del lavoro, e dall’aumento della ricchezza delle famiglie. L’espansione degli investimenti delle imprese continua a essere sostenuta da condizioni di finanziamento molto favorevoli e da miglioramenti della redditività delle imprese. Si sono rafforzati anche gli investimenti nel settore delle costruzioni. In aggiunta, la ripresa generalizzata a livello globale stimola le esportazioni dell’area dell’euro”.

Come già nella riunione precedente, Draghi ha spiegato che le pressioni sui prezzi rimangono al momento muted e che il trend inflazionistico farà registrare un lieve ribasso prima di tornare al rialzo a causa soprattutto dell’effetto base delle componenti volatili, cioè energia e cibo. L’inflazione dovrebbe comunque beneficiare nel lungo periodo da quella che appare come una crescita sempre più sostenuta e diffusa.
Nella conferenza stampa, Draghi ha anche dichiarato: “Siamo più fiduciosi di due mesi fa sul fatto che raggiungeremo i target. È chiaro che il rafforzamento dell’economia è la base su cui si chiuderà l’output gap e si otterrà un ulteriore miglioramento del mercato del lavoro. E alla fine gli stipendi nominali rifletteranno il miglioramento del mercato occupazionale. Anche se la parola d’ordine resta prudenza perché rispetto alla altre riprese economiche del passato, la risposta degli stipendi al miglioramento dell’economia è molto, molto più lenta”.

Con riferimento alle decisioni della Federal Reserve, Draghi ha commentato: “La differenza nelle decisioni di politica monetaria e dunque nelle decisioni su tassi di interesse prese sull’altra sponda dell’Atlantico riflettono posizioni diverse nella ripresa economica. Sebbene il ritmo di crescita sia ora più forte in Europa che negli Usa, negli Usa lo stadio della ripresa economica è più avanzato e questo si riflette soprattutto a livello di occupazione e salari. Quindi le diverse politiche monetarie riflettono le differenze nelle due giurisdizioni. Posso dire che non abbiamo riscontrato alcun impatto negativo sull’economia dell’eurozona scaturita da questa divergenza di politica monetaria”.
Finalmente, sembrerebbe ritornato il percorso ‘virtuoso’ dell’economia dopo un lungo periodo di ‘vacche magre’.

Salvatore Rondello

Usa, la Fed spinge per un aumento dei tassi

federal reserve

Visto che l’economia americana è in buone condizioni, sarebbe il motivo per cui la Federal Reserve dovrebbe proseguire la via della normalizzazione della politica monetaria. Per quanto riguarda le stime sul Pil dell’economia statunitense, guardando al futuro, si potrebbe attendere una crescita del 2,5% circa all’anno.

Jerome Powell, la persona scelta dal presidente americano Donald Trump per prendere il posto di Janet Yellen alla guida della Federal Reserve, quando il suo mandato scadrà a febbraio, parlando davanti alla commissione Bancaria del Senato, che dovrà confermare la sua nomina, ha detto: “L’economia è solida, è tempo di normalizzare i tassi di interesse e il budget”.

Powell ha proseguito dicendo: “Avere pazienza nel rimuovere, la politica monetaria accomodante ha dato i suoi frutti”. Riferendosi al nuovo incarico, ha detto di essere ‘a proprio agio’ con l’idea di diventare la persona più importante del mondo, almeno per quanto riguarda la politica monetaria.

Un giro di vite sui tassi potrà arrivare alla prossima riunione, quella di dicembre, quando Powell non sarà ancora in carica.

In proposito, il futuro Governatore della Federal Reserve ha detto: “Il consenso in questo senso si sta formando. I mercati attendono ampiamente il terzo rialzo del 2017”.

Circa un anno fa, il 14 dicembre 2016, il tasso di interesse della Fed era salito da 0,50% a 0,75%. Il 16 marzo 2017 c’è stato il rialzo all’1%. Attualmente, dopo la variazione del 14 giugno 2017, il tasso applicato dalla Fed è pari all’1,25%. A metà del prossimo mese di dicembre si prevede un nuovo rialzo per arrivare all’1,5%.

Dopo la nuova manovra di politica monetaria della Federal Reserve, la Bce dovrà monitorare con maggiore attenzione le ripercussioni che potrebbero arrivare dagli Stati Uniti sull’economia europea.

Salvatore Rondello

AGENDA EUROPEA

Al suo arrivo a Bruxelles per partecipare al Consiglio europeo, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha esposto i “tre o quattro obiettivi” del governo nelle discussioni e negli incontri che si svolgeranno oggi e domani nella capitale belga. Innanzitutto, l’agenda di riforme per rafforzare l’Unione, e la necessità di continuare a costruire l’Unione bancaria prendendo misure a favore della crescita e non decisioni “inopportune e intempestive” (come quelle suggerite recentemente dalla Vigilanza Unica della Bce per i crediti detriorati). Poi, la promozione della candidatura di Milano per la nuova sede dell’Ema, l’Agenzia del Farmaco europea che dovrà traslocare da Londra dopo la Brexit (ma la decisione non sarà oggi), e, infine, la questione migratoria, con la rivendicazione dei risultati raggiunti dall’Italia nell’arginare i flussi dalla Libia e l’esigenza di “consolidare questi risultati” al più presto, con un aumento sostanziale dello sforzo finanziario, finora poco rilevante, degli Stati membri per il “Trust Fund” per l’Africa.

Gentiloni ha parlato con i giornalisti a margine della prima sua prima riunione in agenda nella capitale belga, il pre-vertice del Partito dei Socialisti europei. “In questa partecipazione italiana al vertice dei socialisti europei, nell’incontro bilaterale che avrò con il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, e poi nella riunione del Consiglio Europeo, noi – ha detto Gentiloni – ci presentiamo con tre o quattro obiettivi principali: il primo è lavorare, in questa fase fondativa di una nuova agenda europea, in modo che sia il più possibile un’agenda che promuove la crescita, il lavoro e gli investimenti”.

“In questo quadro – ha spiegato – discuteremo anche con il presidente Juncker sostenendo le sue proposte, e insistendo – ha puntualizzato – sulla necessità che l’Unione bancaria per la quale si lavora sia uno strumento per migliorare la capacità delle banche di offrire credito alle imprese e di sostenere la ripresa, e che non ci siano invece misure inappropriate o intempestive che rischiano di produrre difficoltà nei meccanismi del credito e nella tutela del risparmio”.

“Siamo inoltre qui – ha continuato Gentiloni – per promuovere, nell’ambito delle diverse conversazione e occasioni che avremo, la candidatura di Milano come sede dell’Agenzia europea del Farmaco (Ema). Siamo convinti che sia una bella competizione tra diverse città europee, tutte valide; ma siamo orgogliosi del fatto che Milano, e lo dicono molte valutazioni indipendenti, è certamente una delle città che ha più capacità per ospitare l’Agenzia del Farmaco quando si trasferirà da Londra, facendola funzionare al massimo sin dal primo giorno”.

“Infine – ha detto ancora il presidente del Consiglio – siamo qui per rivendicare i risultati molto incoraggianti che l’Italia ha raggiunto per quanto riguarda il contrasto al traffico di migranti clandestini sulla rotta del Mediterraneo centrale”. “Sapete – ha ricordato parlando ai giornalisti – che i numeri degli sbarchi su quella rotta sono diminuiti drammaticamente negli ultimi quattro-cinque mesi. Sappiamo tuttavia – ha aggiunto – che questo risultato va consolidato, e abbiamo preso atto con soddisfazione anche del voto di stamani nel Parlamento europeo sui meccanismi comuni di una politica migratoria”.

Il riferimento di Gentiloni è al voto della commissione europarlamentare competente, che ha approvato stamattina un’ambiziosa proposta di riforma del regolamento di Dublino. Il nuovo testo, se approvato dalla Plenaria di Strasburgo e poi dal Consiglio Ue, creerebbe un sistema di “ricollocamento” permanente, equo ed automatico dei richiedenti asilo in tutti gli Stati membri, mettendo fine al principio attuale secondo cui il paese di primo arrivo de migranti deve farsi carico da solo dell’esame delle domande e della concessione dell’asilo.

“Ci aspettiamo che, oltre a rallegrarsi tutti in Europa per questi buoni risultati sui flussi migratori, ci sia anche, come credo chiederà il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ai diversi Stati membri, un concorso di risorse economiche. Perché – ha sottolineato il premier – il momento per consolidare questi risultati è ora, e non sarà facile consolidarli, se non ci sono risorse economiche adeguate per il Nordafrica, per la Libia e per i paesi africani di transito”.  “Su questi obiettivi – ha concluso Gentiloni – mi auguro che ci sia un impegno comune non solo della famiglia socialista, ma della grande maggioranza dei paesi europei”.

Draghi ottimista su ripresa e prospettive di crescita

Draghi-EurozonaLa ripresa è stabile, diffusa, e le prospettive di crescita robuste. Ma tutto ciò ancora non ha riflessi sull’inflazione, che a fine anno tornerà a scendere, seppure temporaneamente. Per questo bisogna proseguire con il Qe, e anche quando si discuterà della sua fine, in autunno inoltrato, resterà un livello di sostegno “necessario” alla zona euro per completare la transizione verso una traiettoria di crescita “bilanciata”. Il presidente della Bce Mario Draghi, nella sua terza audizione dell’anno alla commissione economica del Parlamento Ue, lancia segnali positivi sull’andamento dell’economia della zona euro, ribadendo però che non è il momento per “decisioni affrettate”. Anche perché esistono ancora “fonti di incertezza”, come l’euro forte, che vanno monitorati. “La stabile ripresa” ancora non si traduce in “più convincenti” dinamiche dell’inflazione, ha detto il presidente agli eurodeputati. Anche se i rischi di deflazione sono “essenzialmente spariti”, l’inflazione sottostante è migliorata “solo moderatamente” negli ultimi mesi. E l’inflazione core, all’1,5% ad agosto, calerà in modo “temporaneo” verso la fine dell’anno. Quindi, nonostante la Bce sia “più fiduciosa” di un ritorno dell’inflazione vicino all’obiettivo del 2%, “sappiamo che serve ancora un livello molto elevato di accomodamento monetario”.

Draghi è convinto che “dobbiamo essere persistenti con la nostra politica monetaria, non possiamo permetterci mosse affrettate, dobbiamo essere prudenti”. E non dà soddisfazione a chi cerca segnali sulla fine del Qe. Si limita a ribadire che il futuro della politica monetaria sarà discusso più in là, ed è quindi “prematuro” chiedersi, ad esempio, quali saranno gli effetti sui tassi dei Paesi periferici. Una questione che in ogni caso non riguarda la Bce: “Il nostro mandato è perseguire la stabilità dei prezzi, cioè un tasso di inflazione vicino al 2% che si autosostenga, cioè senza misure di politica monetaria. Quindi la difesa dei tassi d’interesse dei Paesi periferici non è un nostro obiettivo”, ha chiarito. Qualche segnale rassicurante comunque lo invia: qualunque sarà il futuro del Qe, la Bce manterrà “il livello di sostegno monetario che l’economia della zona euro necessita per completare la sua transizione verso una nuova traiettoria di crescita bilanciata, caratterizzata da condizioni sostenute di stabilità dei prezzi”. E manda anche un messaggio ai Governi: “Sblocchino il potenziale delle nostre economie”, e rendano “la governance dell’Unione economica e monetaria più adatta allo scopo”.

Draghi: focus giovani e tutele uniformi per lavoratori UE

Mario Draghi-BocconiMario Draghi, intervenendo al Trinity College di Dublino, in un convegno sul tema della disoccupazione giovanile, ha detto: “Oggi più che mai i Paesi europei devono trovare una soluzione stabile alla piaga della disoccupazione giovanile, affrontandone le cause strutturali”. Il Presidente della BCE ha aggiunto: “In alcuni Paesi dell’Eurozona sono stati  fatti passi avanti per ridurre la disoccupazione giovanile e col consolidamento della ripresa diminuirà ulteriormente. Ma per affrontare le cause strutturali della disoccupazione giovanile, sono necessarie forme di protezione omogenee tra i lavoratori, accordi di lavoro flessibili, programmi di formazione professionale efficaci, un elevato grado di apertura del commercio e sostegni per ridurre i costi sociali della mobilità. I giovani non vogliono vivere con i sussidi. Vogliono lavorare ed allargare le proprie opportunità ed oggi, dopo la crisi, i Governi sanno come rispondere alle loro richieste e come creare un ambiente in cui le loro speranze possano avere una opportunità”. Draghi ha esortato i Governi a rispondere alle richieste dei giovani, per il futuro dei loro Paesi e della loro democrazia.
Il Presidente della BCE ha proseguito: “Il Pil dell’Eurozona è in crescita da 17 trimestri consecutivi, creando nel complesso oltre 6 milioni di posti di lavoro. Dal picco del 24% nel 2013, la disoccupazione giovanile è scesa intorno al 19% nel 2016 ma è ancora di circa 4 punti percentuali più alta rispetto all’inizio della crisi nel 2007”. Poi, Mario Draghi ha anche puntualizzato: “Nel 2016 circa il 17% dei giovani tra i 20-24 anni non studia, non lavora e non fa formazione”.
Poi ha fatto riferimento al mercato del lavoro: “La segmentazione del mercato del lavoro e una scarsa formazione professionale sono tra i principali motivi dell’elevato tasso di disoccupazione giovanile persistente in diversi Paesi colpiti gravemente dalla recessione come Italia, Grecia, Spagna e Portogallo. Invece, Paesi come Germania e Austria sono riusciti a mantenere bassa la disoccupazione giovanile grazie ad efficaci programmi di formazione professionale e piani mirati ai giovani più svantaggiati”.
Sui pericoli della criminalità informatica, ha detto: “La dimensione dominante per le banche centrali sono i rischi ai cyber-attacchi”. Draghi ha sottolineato che ogni innovazione tecnologica andrà affrontata da questo punto di vista. Rispondendo ad una domanda sulla piattaforma blockchain, utilizzata anche per il Bitcoin, ha affermato: “Alla Bce stiamo studiando tutto questo, e la nostra conclusione è che in questo momento la tecnologia non è ancora abbastanza matura per essere considerata dalle banche centrali per le loro politiche o per i sistemi di pagamento”.
Alla domanda di una studentessa su quali consigli volesse dare ai giovani che si apprestano ad affrontare il mondo del lavoro, Il Presidente della BCE ha risposto: “Rimanete curiosi, imparate dal mondo, la curiosità è ciò che spinge a esplorare nuove opportunità professionali e ambienti diversi e ad essere creativi. Non perdete mai il vostro coraggio”.
Poi Draghi ha aggiunto: “In diversi paesi il peso della crisi è caduto in modo sproporzionato sui giovani, lasciando un’eredità di speranze fallite, di rabbia e, infine, di sfiducia nei valori della nostra società e nell’identità della nostra democrazia”.
Dal convegno di Dublino, il Presidente della BCE ha lanciato un grande messaggio a favore dei giovani e della democrazia. Speriamo ed auspichiamo che i Governi dei Paesi della UE lo sappiano cogliere.

BCE: Pil in rialzo, ma occupazione non soddisfacente

BCE- viglianzaDal Bollettino economico della BCE pubblicato oggi, apprendiamo: “L’espansione economica, che ha accelerato oltre le attese nella prima metà del 2017, continua a essere solida e generalizzata nei diversi paesi e settori. In particolare nella zona euro prosegue e mostra segni di crescente tenuta, mentre le misure di politica monetaria sostengono la domanda interna”.
Dalle stime dell’Eurotower nel secondo trimestre dell’anno, l’aumento del PIL in termini reali dell’area è stato pari allo 0,6% per cento sul periodo precedente, dallo 0,5 del primo trimestre. Secondo la BCE: “La crescita del PIL in termini reali è sostenuta in prevalenza dalla domanda interna. I consumi privati sono sospinti dagli incrementi dell’occupazione, che a loro volta beneficiano delle passate riforme del mercato del lavoro, e dall’aumento della ricchezza delle famiglie. La ripresa degli investimenti continua a essere sostenuta da condizioni di finanziamento molto favorevoli e da miglioramenti della redditività delle imprese. Indicatori a breve e indagini congiunturali confermano una robusta dinamica espansiva su orizzonti ravvicinati”.
Dopo le comunicazioni positive fatte ieri dall’OCSE, le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti della Bce nel settembre 2017 confermano il trend positivo dell’economia. Le previsioni fatte rappresentano una crescita del PIL  in termini reali del  2,2% per cento nel 2017, dell’1,8% nel 2018 e dell’1,7% nel 2019. Rispetto all’esercizio condotto a giugno 2017 dagli esperti dell’Eurotower, le prospettive di crescita del PIL sono state riviste al rialzo per il 2017 e restano in seguito pressoché invariate.
Con riferimento al fenomeno dell’immigrazione la BCE ha scritto: “Nell’area dell’euro nel suo complesso durante la ripresa, l’immigrazione ha dato un ampio contributo positivo alla popolazione in età lavorativa, riflettendo soprattutto l’afflusso di  lavoratori dai nuovi stati membri dell’Unione europea. A sua volta ciò ha verosimilmente avuto un effetto considerevole sulla forza lavoro, in particolare in Germania e Italia, ma anche in altre economie minori dell’area”.
Con riferimento alla forza lavoro femminile, nel bollettino si legge: “Proseguendo un trend di lungo periodo, l’aumento della forza lavoro durante la ripresa economica è stato trainato dalla partecipazione femminile. Se l’aumento della percentuale di persone appartenenti a fasce d’età più elevate caratterizza entrambi i generi, per le donne la crescita del tasso di partecipazione nel corso della ripresa è stata più sostenuta, mentre il calo della forza lavoro in piena età lavorativa (tra i 25 ed i 54 anni di età) è stato più contenuto. A incidere su questo risultato il livello di scolarizzazione”.
La BCE sull’inflazione recita: “Le misure dell’inflazione di fondo hanno registrato un lieve aumento negli ultimi mesi, ma devono ancora mostrare convincenti segnali di una perdurante tendenza al rialzo. Sulla base della stima preliminare dell’Eurostat, l’inflazione al netto di alimentari e beni energetici si collocava all’1,2 per cento ad agosto, invariata rispetto a luglio, ma superiore di 0,4 punti percentuali rispetto alla media registrata nell’ultimo trimestre del 2016. Le pressioni interne sui costi, derivanti in particolare dai mercati del lavoro, sono tuttora contenute. L’inflazione di fondo nell’area dell’euro dovrebbe aumentare gradualmente nel medio termine, sostenuta dalle misure di politica monetaria della Bce, dal perdurare dell’espansione economica, nonché dalla progressiva riduzione della capacità inutilizzata nell’economia e dall’incremento dei salari associati a tale espansione”.
Nel Bollettino si legge anche: “Il Consiglio direttivo della Bce ha mantenuto invariato l’orientamento di politica monetaria e deciderà in autunno riguardo alla calibrazione degli strumenti di politica monetaria nel periodo successivo alla fine dell’anno”.
Invece, per quanto riguarda la disoccupazione in Italia, dal Bollettino emerge che la disoccupazione sta diminuendo ma non in modo soddisfacente. Italia e Slovenia presentano un tasso di senza lavoro in calo ma non soddisfano ancora i requisiti per una riduzione significativa della disoccupazione.
La BCE non ha ancora accennato alla robotizzazione dei processi produttivi che rallentano l’occupazione. La realtà ineluttabilmente crescente delle innovazioni nella produzione in sostituzione del lavoro umano, pone necessariamente una serie di importanti riflessioni per potere ottenere la crescita dell’occupazione in termini soddisfacenti.

BCE: tassi invariati, ma altre cartucce al Qe

Mario DraghiLa conferenza stampa della BCE, oggi è stata molto attesa dai mercati in merito alla variazione dei tassi, ma principalmente sul tapering del quantitative easing.

La Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i tassi. Per il QE ha comunicato: “Il quantitative easing può ancora aumentare, sia nelle dimensioni degli acquisti di bond che nella sua durata, se le prospettive economiche dovessero peggiorare. Il Qe a 60 miliardi di euro al mese continuerà fino a fine dicembre e oltre se necessario”. La possibilità di aumentare il Qe non era scontata: diversi investitori si aspettavano che tale opzione venisse esclusa dalla Bce per segnalare l’avvicinarsi della fine del programma.

Francoforte ha comunicato di aver lasciato i tassi di interesse invariati. Il tasso principale è allo 0%, quello sui depositi resta negativo a -0,4% mentre il tasso sui prestiti marginali è a 0,25%.

Per Draghi l’euro va monitorato attentamente:  “La recente volatilità del tasso di cambio rappresenta una fonte d’incertezza che richiede di essere monitorata, per le sue implicazioni sulla stabilità dei prezzi nel medio termine”. Il presidente della Bce, Mario Draghi, notando anche l’accelerazione della crescita nell’Eurozona ha anche detto: “La crescita procede solida e ben distribuita. L’inflazione nell’Eurozona deve ancora mostrare segnali convincenti di un rialzo sostenuto.  L’apprezzamento dell’euro è molto importante per la crescita e l’inflazione. Così importante che le prospettive d’inflazione di medio termine sono state riviste al ribasso, e dunque la Bce dovrà tenerne conto nell’insieme delle informazioni con cui prenderà le future decisioni di politica monetaria. La parte preponderante delle decisioni sul quantitative easing sarà presa probabilmente a ottobre”. Così ha concluso il presidente della Bce, Mario Draghi, riferendosi al consiglio direttivo del 25 e 26 ottobre.

La Banca centrale europea ha nuovamente rivisto in meglio le stime di crescita per l’Eurozona per il 2017, portandola al 2,2% dal precedente 1,9%. Invariata l’attesa per un +1,8% nel 2018 e +1,7% nel 2019 ed ha abbassato le sue stime sull’inflazione dell’Eurozona per 2017 (a 1,5%) il 2018 (a 1,2% dal precedente 1,3%) e il 2019 (a 1,5% dal precedente 1,6%).

Le Borse europee sembrano insensibili alle parole del Presidente della Bce, mentre l’euro sale sopra gli 1,20 dollari. I timori legati all’euro forte e alle possibili reazioni del mercato valutario, dettano una linea di prudenza rispetto ad un annuncio che possa essere preparatorio alla normalizzazione della politica monetaria. Ogni indicazione del Presidente Mario Draghi, durante la conferenza stampa, che riguardi il cambio, è preziosa per capire le future mosse della Bce. Analoghe considerazioni possono essere fatte per le condizioni finanziarie in senso lato, che comprendono oltre alla valuta anche i tassi dei mercati.

L’andamento dell’inflazione non convince la Banca centrale europea. È molto probabile che venga ripetuta la diagnosi già espressa nei mesi scorsi: l’inflazione tornerà al 2% in modo graduale, la ripresa tarda a manifestarsi nei prezzi (ma prima o poi lo farà), la dinamica del costo della vita non è ancora autosufficiente e questo comporta molta prudenza da parte della politica monetaria. Ogni variazione di questo schema potrebbe essere importante (anche se è improbabile).

Le considerazioni sull’euro forte (il cambio effettivo è salito del 7% in sei mesi) e sulla diagnosi della dinamica dei prezzi vanno poi confrontate con le nuove proiezioni macroeconomiche. Sono elementi fondamentali perché le previsioni prevedono una politica monetaria invariata: se dovessero mostrare un allontanamento rilevante dagli obiettivi potrebbero invitare a modificare le aspettative sulle scelte della Bce e sui loro tempi.

Qualunque indicazione sui tempi è preziosa. Non solo quelle riguardanti il destino del quantitative easing. La forward guidance, con cui le banche centrali comunicano quali sono le loro previsioni sulle loro stesse azioni, sono diventate uno strumento prezioso della politica monetaria perché plasma le aspettative. Secondo il parere di qualche economista, il quantitative easing, malgrado le smentite della Banca centrale europea, sta incontrando alcuni vincoli tecnici: cominciano a scarseggiare i titoli idonei, e per alcuni paesi l’autorità monetaria è ormai molto vicina a quei tetti che si è autoimposta. I bond acquistabili non possono superare il 33% dei titoli emessi da ciascuno Stato; il totale acquistato per ciascun paese non può superare, in proporzione, la sua partecipazione nel capitale della Bce. Il mantenimento dei due vincoli insieme sta diventando un problema e non si può escludere che prima o poi ci sia qualche modifica. L’opposizione di alcuni governatori, su questo punto, è però ancora molto forte per aspettarsi davvero novità su questo fronte.

Il timone della politica monetaria dell’Eurozona, appare, comunque, ben saldo nelle mani della BCE.

Salvatore Rondello

Magna Germania

La Corte Costituzionale tedesca, con la sua sentenza, sembra voler fermare la corsa dell’Euro e del Presidente della Banca Centrale Europea.

Visto il delicato argomento tecnico, che in breve sostanza mette sotto accusa Mario Draghi, si consiglia la lettura muniti di un commercialista e un avvocato con accanto pure un banchiere. A proposito, per quale motivo Wolfgang Schäuble lo difende? I maliziosi dicono che vuole il suo posto!

Il caldo di quest’anno è stato provocato dai banchieri, che hanno assoldato Lucifero per stremare ogni nostra resistenza e portare a compimento i loro programmi. Hanno iniziato a farsi approvare definitivamente dal Parlamento italiano il Decreto Banche Venete, per passare a Francoforte dove un ambizioso progetto è già in fase avanzata. Avanzata al punto che hanno commissionato una bara adeguata per l’Euro (la moneta unica europea). Oddio, le cose sono ancora riservate, ma i chiodi d’oro massiccio con la testa di diamante per chiudere la cassa da morto, tutta rivestita in broccato rosa, li stanno già lavorando – ad Amsterdam (in Olanda). Insomma, in Italia è Ferragosto e sono “tutti al mare a mostrar le chiappe chiare”, come cantava Pippo Franco al salone Margherita. Anche se sono tanti gli italiani rimasti a casa che non si possono più permettere neanche una gita domenicale in treno come ai tempi del fascismo. In Magna Germania, dove sono ancora incazzati per essere stati conquistati dai romani, il 14 agosto si è pronunciata la Corte Costituzionale che in breve sostiene che la politica monetaria espansiva voluta da Mario Draghi, tramite acquisto di titoli sul mercato secondario, “non si può fare”. Ci sono gravi indizi che il QE (Quantitative-Easing), esercitato dalla BCE come parte importante della propria politica monetaria non sia altro che un aiuto finanziario diretto degli Stati: fatto specificamente vietato dallo statuto della stessa BCE. Gli acquisti eseguiti dalla Banca Centrale, sempre secondo la Corte costituzionale tedesca, avrebbero arbitrariamente ridotto gli interessi, stimolato i prestiti e quindi sarebbero intervenuti sui budget dei singoli Stati facilitandone il finanziamento. Tutto questo sembra voglia dire che dopo aver impoverito i risparmi e ridimensionato la classe media e la piccola impresa, non c’è più interesse per i Paesi in difficoltà come l’Italia. Quindi secondo la sentenza dell’Alta Corte tedesca: l’Euro è morto!

A noi, cosa volete, ci lasciano beatamente “tutti al mare a mostrar le chiappe chiare”. Ah, avete saputo? I trasporti aerei greci sono già in mano ai germanici.

Ho idea che la Magna Germania si “magnerà” tutta l’Europa. Ora il punto è, ridotta l’Italia al lumicino lo farà anche con la Francia e si regalerà quel progetto nucleare interrotto – per un soffio – solo qualche decina di anni fà?!

Angelo Santoro

BCE, Nessuna sorpresa dal Consiglio Direttivo

BCE- viglianzaNessuna sorpresa dal Consiglio Direttivo della BCE. Con fermezza e determinazione la Banca Centrale Europea lascia invariata la politica monetaria tracciata. Come largamente previsto, i tassi d’interesse restano fermi a zero.

Più specificatamente, nella riunione odierna, la BCE ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0%, allo 0,25% e al -0,40%.

Il Consiglio Direttivo si attende che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività.

Per quanto concerne le misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio Direttivo ha confermato che intende proseguire con gli acquisti netti di attività, all’attuale ritmo mensile di 60 miliardi di euro (QE), sino alla fine di dicembre 2017 o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione.

Contestualmente agli acquisti netti è reinvestito il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività. Se le prospettive diverranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie risulteranno incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione, il Consiglio direttivo è pronto a incrementare il programma in termini di entità e/o durata.
Dopo il comunicato stampa della BCE, il cambio dell’euro è sceso ai minimi della giornata di contrattazioni, mentre le borse consolidano l’andamento rialzista.

Nel primo trimestre 2017 il debito italiano è salito al 134,7%, e si conferma il più alto dell’Ue dopo la Grecia. Lo comunica Eurostat. Per l’Italia significa un aumento di 2,1 punti percentuali, rispetto al 132,6% del quarto trimestre 2016.

Per Draghi, la ripresa procede ma viene frenata da riforme lente. In proposito il Presidente della Bce ha detto: “ I rischi sulla crescita dell’ area euro sono in gran parte bilanciati, ma la ripresa che procede e’ rallentata dal lento tasso delle riforme. Poi, Mario Draghi ha anche sottolineato: “Il board della Bce ha deciso all’unanimità di non fissare una data precisa per quando considerare cambi al programma di stimoli. Il confronto al riguardo potrebbe avvenire in autunno.  Il quantitative easing proseguirà fino a quando la Bce non vedrà un sostenuto aumento dell’inflazione”. Le affermazioni del presidente della Bce, Mario Draghi, sono coerenti con la strategia già illustrata in altre circostanze per tutto il 2017.

Per il presidente della Bce:  “Dopo un periodo lungo stiamo finalmente sperimentando una ripresa robusta: ora dobbiamo aspettare che i prezzi e i salari seguano. L’area euro ha ancora bisogno di stimoli perché l’ultima cosa che la Bce vuole sono condizioni finanziarie stringenti. L’inflazione non è dove vorremmo e dove dovrebbe essere. Sull’inflazione ancora non ci siamo: la Bce deve essere tenace, paziente e prudente.  Un sostanziale grado di politica monetaria accomodante e’ ancora necessario per favorire una ripresa dell’inflazione”.

Oltre alla lentezza delle riforme necessarie a rendere più efficiente il funzionamento degli apparati della pubblica amministrazione, un altro elemento frenante le aspettative della BCE è la robotizzazione dei processi produttivi che rallenta la crescita occupazionale e frena la domanda. Il fenomeno dell’automazione dei processi produttivi, non è riportato nel comunicato della BCE.

Salvatore Rondello

Mps. La Ue approva aiuti di Stato per 5,4 mld di euro

mps-uLa Commissione Ue ha approvato aiuti di Stato da 5,4 miliardi di euro per la ricapitalizzazione precauzionale di Mps, dopo l’accordo di massima sul piano di ristrutturazione raggiunto il 1 giugno 2017 dalla Commissaria Vestager e dal ministro Padoan. Per la Ue “sussistono entrambe le condizioni per questo accordo: la Bce ha confermato che Mps è solvibile e soddisfa i requisiti patrimoniali, e l’Italia ha ottenuto un impegno formale da parte di investitori privati ad acquistare il portafoglio di Npl (non performing loans,  i crediti deteriorati n.dr.)”.

Per avere l’ok della Ue “gli azionisti e i creditori subordinati di Mps hanno fornito un contributo pari a 4,3 miliardi di euro per limitare l’uso di denaro dei contribuenti”, come previsto dalle norme, e “i detentori di obbligazioni subordinate al dettaglio che sono state vendute in modo scorretto potranno richiedere un risarcimento alla banca”. Lo scrive la Ue nella sua decisione e aggiunge che “il Monte dei Paschi prevede una spesa fino a 1,5 miliardi di euro per il risarcimento dei detentori di obbligazioni subordinate al dettaglio che sono stati vittime di vendita scorretta”.

La ristrutturazione di Mps approvata dalla Ue sarà fatta in 5 anni, durante i quali si impegna a riorientare il suo modello di business verso la clientela al dettaglio e le Pmi, e fissa un tetto retributivo per i dirigenti corrispondente a 10 volte il salario medio dei dipendenti. Altro elemento “fondamentale” del piano, secondo Bruxelles, è la cessione a condizioni di mercato di un portafoglio di crediti deteriorati di 26,1 miliardi, operazione finanziata parzialmente dal fondo Atlante II.