MPS la ricapitalizzazione sale a 8.8 miliardi

MPS-Monte Paschi SienaIl Monte  dei  Paschi  intendeva  chiedere al mercato  5  miliardi  per  ricapitalizzarsi.  Il  mercato  ha  risposto  negativamente  alle  aspettative  degli  amministratori  del  MPS. Dalla  lettera  della  BCE  pervenuta  recentemente al  MPS tramite  il  Ministero  dell’Economia e delle  Finanze,  il  finanziamento  dovrà  ammontare  complessivamente  a  8,8  miliardi.

In  larga  parte  dovrà  intervenire  lo Stato  quale  azionista  di  maggioranza  e per il resto gli obbligazionisti. È questa la richiesta avanzata dalla Banca centrale europea. Da Siena si era comunicato al regolatore di voler sfruttare la ricapitalizzazione precauzionale appena disciplinata dal decreto “salva-risparmio”  varato  dall’attuale  Governo.

La lettera  della  BCE  modifica più del previsto lo scenario che si era ipotizzato nei giorni scorsi,  dentro e fuori della banca.  Si immaginava  la  possibilità  di  un aumento  dell’ammontare   della  ricapitalizzazione, ma  si  ipotizzava   di raggiungere  un  importo  compreso  tra  i  6 e gli 8 miliardi. Ieri pomeriggio alle 18 si è subito riunito il cda del MPS, con molti consiglieri ovviamente collegati per telefono, per prendere atto della richiesta e preparare i prossimi passi.

Secondo  alcuni,  la decisione di  innalzare  l’aumento  fino agli 8,8 miliardi sarebbe stata presa giovedì scorso durante l’ultima riunione  del Supervisory  board  della  Bce. Una scelta non facile, tanto è vero che non sarebbe stata presa all’unanimità da parte dell’organo guidato da Danièle Nouy dove siedono tra gli altri gli italiani Ignazio Angeloni e Fabio Panetta. Verosimilmente,  per il MPS  sarebbe passata una linea ultra-prudenziale, viste le dimensioni della banca e l’elevato ammontare di crediti deteriorati, si sarebbe deciso un trattamento analogo a quello adottato negli anni passati per le banche greche ricapitalizzate con risorse pubbliche.

Dopo  i risultati dello stress test condotto nella prima metà dell’anno e reso noto il 29 luglio scorso,   il Monte dei Paschi si era classificato ultimo tra i 51 istituti esaminati, con un coefficiente Common equity tier 1 negativo del 2,23% nello scenario sotto stress. Nella terapia d’urto studiata nel mese di luglio dal ceo Fabrizio Viola e avallata dalla Bce, con 5 miliardi e l’azzeramento delle sofferenze mediante cartolarizzazione si puntava a riportare quel valore al 4,5% sempre nello scenario peggiore.  In quel caso si trattava di risorse private, e per di più,  almeno inizialmente, non si prevedeva di coinvolgere i bond subordinati, che quindi sarebbero rimasti computabili (pur ponderati) ai fini del Total capital ratio. Ora invece la Vigilanza europea,  avrebbe chiesto di elevare, con 6,3 miliardi,  la riserva di capitale in modo da ritrovarsi all’8% in caso di stress, così come era stato preteso per le banche elleniche.  Bankitalia  chiarisce: Francoforte avrebbe richiesto una piena reintegrazione del cuscinetto di capitale rappresentato dai subordinati, per un ammontare di 2,5 miliardi, e così si arriva agli 8,8 miliardi di fabbisogno.  Già  allora  si  diceva  che in larga parte  sarebbe  intervenuto  lo Stato. L’ammontare esatto si calcolerebbe  per sottrazione, dopo che saranno convertiti in azioni i bond in mano agli istituzionali al 75% del valore nominale e al 100% quelli in mano retail (che però potranno chiedere il riacquisto da parte dello Stato e lo scambio con titolo Senior). Pertanto,  il Tesoro dovrebbe spendere una cifra nell’ordine dei 6 miliardi, a seconda delle scelte dei bond holder  retail  (che potranno restare azionisti), e di eventuali nuove emissioni di subordinati. Con queste cifre lo Stato  otterrebbe una quota ben superiore  al  67%  necessario per le delibere  dell’assemblea straordinaria. Con gli 8,8 miliardi freschi, che potrebbero  essere  rimborsati  allo  Stato con la reimmissione  sul  mercato  e  in parte prima con dividendi straordinari: se fossero oggi in cassa, il Cet1 della banca salirebbe oltre il 22%, valore da primato, dunque il capitale necessario per gestire la cessione degli Npl  potrebbe  esserci esserci tutto.

Tra  il  30  novembre  2016  ed  il  21  dicembre  2016,  la  liquidità  della Banca  ha  subito  un  rapido  deterioramento.  La  counterbalancing capacity  è  scesa  significativamente  da  14,6 miliardi  di  euro  a  8,1  miliardi  di  euro.  La  liquidità  netta  ad  1  mese  è  passata  da  12,1  miliardi  di  euro  (pari  al  7.6%  del  totale  delle  attività)  a  7,7  miliardi di  euro  (pari  al  4,78%  del  totale  delle  attività).

Naturalmente,  la richiesta di ricapitalizzazione giunta ieri è molto diversa da quella da 5 miliardi ancora avallata dalla Bce il 23 novembre, con l’ultimo via libera giunto alla vigilia dell’assemblea straordinaria che aveva deliberato l’aumento. A quanto si apprende, però, il trattamento “alla greca” adottato dal Regolatore non sarà automaticamente richiesto alle altre banche che nei prossimi mesi potrebbero avvalersi delle risorse pubbliche messe a disposizione dal decreto salva-risparmio. Con ogni probabilità la decisione sarà adottata caso per caso.

Sul  salvataggio  del  MPS,  dalla  Germania  giungono  atteggiamenti  e  giudizi  critici.  Jens  Weidmann,  presidente  della  Bundesbank  afferma: “Per  le  misure  decise  dal  Governo  italiano  le  banche   devono  essere  finanziariamente  sane  a  livello  core.  I  fondi  non  possono  essere  usati  per  coprire  le  perdite  che  sono  già   previste”. Secondo  Weidmann  il  rischio  è  che  ci  siano  forti  turbolenze. Proseguendo: “Tutto  questo  deve  essere  attentamente  esaminato”.  Poi  Weidmann  spiega: “Le regole  europee  servono  per  tutelare  i  contribuenti  e  dare   responsabilità agli  investitori.  I  fondi  statali  sono  come  ultima  risorsa”.  Altri  dubbi  li  manifesta  Isabel  Schnabel,  componente  del  Sachvestaendigenrat, il  Consiglio  di  Esperti  Economici  della  Germania, i cosiddetti  “Cinque  saggi”,  che  afferma: “un ampio  clean-up  del  sistema  bancario  italiano è  necessario  e  deve  essere  effettuato  prontamente.  Le  banche  insolventi  devono   essere  chiuse,  le  banche  vitali  devono  essere  ricapitalizzate.  Le  sofferenze  dovrebbero  essere  rimosse  dai  bilanci  delle  banche”.

La  questione  del  Monte  dei  Paschi  apre  grandi  problematiche  politiche   sul  futuro  del   sistema  creditizio  italiano,   sulle  politiche  del  credito   e  sulle  qualità  dei  gruppi  dirigenti.

Salvatore  Rondello

La BCE vede positivo: ripresa più solida

Bce-asta-banche italianeLa BCE analizza la situazione congiunturale dell’economia dell’euro zona a fine dello scorso mese di novembre. La ripresa economica fa il suo corso, ma i segnali dati dalla dinamica dei prezzi sono ancora scarsi. La Bce deve quindi restare vigile e pronta a ritoccare il suo programma d’acquisto di titoli per portare l’inflazione verso il +2% desiderato.

L’inflazione nell’area dell’euro, misurata sull’indice armonizzato dei prezzi al consumo (iapc), è aumentata ulteriormente a novembre portandosi allo 0,6% dallo 0,5% di ottobre e lo 0,4% di settembre, di riflesso “all’incremento sui dodici mesi della componente relativa all’energia, mentre non ci sono ancora segnali convincenti di una tendenza al rialzo dell’inflazione di fondo”, che esclude le componenti più volatili dell’energia e dei beni alimentari. Lo scrive da Francoforte la BCE nel bollettino economico, spiegando che “in prospettiva, sulla base delle quotazioni correnti dei contratti future sul petrolio, è probabile che l’inflazione aumenti ancora significativamente al volgere dell’anno, portandosi oltre l’1%” sempre a causa di effetti statistici nel settore dell’energia. I tassi di inflazione, sostenuti dalle misure di politica monetaria della Bce, dalla prevista ripresa dell’economia e dalla corrispondente riduzione graduale della capacità produttiva inutilizzata, “dovrebbe salire ulteriormente nel 2018 e 2019”.

L’estensione dell’orizzonte temporale del programma di acquisto di titoli pubblici e privati dell’euro sistema, prorogata di recente fino a tutto dicembre 2017 anche se a un ritmo ridotto, “consente una presenza più sostenuta sul mercato e quindi una trasmissione più duratura delle misure di stimolo della Bce”, comunica la Banca centrale. Per quanto concerne la ripresa economica, è proseguita nel terzo trimestre del 2016 “la tendenza al ribasso della disoccupazione nell’area dell’euro agli inizi del 2013” e i dati “più tempestivi, come quelli forniti dalle indagini, confermano il protrarsi dei miglioramenti nei mercato del lavoro dell’area dell’euro per il prossimo futuro”. In prospettiva, il Consiglio direttivo “si attende che l’espansione economica proceda a un ritmo moderato ma in via di consolidamento”.

All’Italia, la Bce riserva il consueto richiamo: sui conti pubblici il braccio di prevenzione esteso dalla Ue comprende, nell’area dell’euro, sei paesi, tra questi Belgio, Italia, Cipro e Slovenia, paesi dove “il miglioramento del saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine disattenderebbe le richieste in misura significativa, superiore cioè a oltre 0,5 punti percentuali del PIL”. Per quanto riguarda Italia e Belgio, “i pareri della commissione – ricorda la Bce – implicano che la conformità con il braccio preventivo non si configura più come fattore mitigante nel valutare l’inosservanza della regola del debito da parte dei due paesi”. Nel caso dell’Italia “la commissione aveva inizialmente previsto di riconsiderare la propria valutazione dei fattori pertinenti a novembre, con un nuovo rapporto basato sul documento programmatico di bilancio per il 2017”, ricorda infine la Bce sottolineando che il recente aumento dello spread italiano era dovuto alle incertezze per il referendum.

Dopo il referendum, a seguito del risultato elettorale, non si sono registrati effetti peggiorativi nello spread. La crisi governativa è stata superata in tempi rapidi. Lo spread, attualmente, ha un andamento entro i limiti fisiologici con valori inferiori o intorno a 160 .

L’Italia, purtroppo, continua a trovarsi in una condizione di sviluppo economico inferiore alla media dello sviluppo economico registrato nell’euro zona. Per l’euro zona, la crescita dell’inflazione, come viene indicato nella stessa relazione della BCE, deriverebbe in parte dall’aumento dei prezzi del petrolio.

Salvatore Rondello

La BCE lascia i tassi invariati e allunga il QE

Bce-asta-banche italianeNella recente riunione del Direttivo, la BCE ha deciso di prolungare il “Quantitative easing” fino a dicembre 2017 ed anche oltre se sarà necessario. Fino a marzo 2017 il quantitative easing resterà stabile mantenendo il ritmo di acquisti del debito fino a 80 miliardi al mese. Da aprile 2017, gli acquisti scenderebbero a 60 miliardi al mese. Tuttavia, “se le condizioni lo richiederanno”, la BCE è disponibile ad aumentare il programma per il dimensionamento degli acquisti e per la durata. Il sostegno della BCE, nell’attuale congiuntura economica, è un contributo molto importante per lo sviluppo dell’eurozona.
A completamento dei provvedimenti di politica monetaria, anche i tassi d’interesse sono stati lasciati invariati dalla BCE. Il tasso principale rimane fermo al minimo storico dello 0,00%, quello sui depositi bancari a -0,40% e quello sul rifinanziamento marginale a +0,25%.
Mario Draghi, presidente della BCE, ha annunciato che a partire dal prossimo mese di gennaio, la BCE potrà acquistare bond con una scadenza residua fino ad un limite minimo di un anno (attualmente due anni). Inoltre, la Banca Centrale Europea potrà acquistare titoli di Stato con rendimenti anche inferiori al tasso sui depositi (attualmente di -0,4%). Viene così superato l’attuale limite minimo coincidente con il tasso sui depositi. La nuova opportunità verrà presa in considerazione se sarà necessario.
Per quanto riguarda le stime di crescita dell’Eurozona, le aspettative della BCE sono per +1,7% per il 2016 e per il 2017, mentre per il 2018 e 2019 sarebbero +1,6%. Complessivamente per i prossimi quattro anni l’Eurozona dovrebbe crescere del 6,6% con una crescita media su base annua di +1,65%.
Per quanto riguarda la situazione italiana, Draghi ha escluso che con la sua politica monetaria la BCE stia aiutando il bilancio italiano respingendo le accuse di parte fatte da alcune fonti della Germania. Poi, con riferimento all’attuale crisi politica italiana, il Presidente della BCE ha detto: “non vediamo rischi per la tenuta dell’euro”; spiegando che “le condizioni sono molto cambiate rispetto a pochi anni fa quando il contagio fra i Paesi dell’Eurozona, in caso di instabilità, era frequente”.
Si complica, invece la questione del MPS, dopo che il Consiglio di vigilanza della BCE avrebbe bocciato la richiesta di proroga di venti giorni per l’aumento di capitale di 5 miliardi.

Salvatore Rondello

La ‘lectio magistralis’ di Draghi all’Europa

draghi-6Il presidente della Bce Mario Draghi, in audizione davanti alla Commissione Econ del Parlamento europeo, intervenendo per l’ultimo dialogo monetario dell’anno, ha detto: “l’Ue deve superare la vulnerabilità che ancora la contraddistingue, perché un’importante lezione che abbiamo imparato dalla crisi è che una casa costruita a metà non è stabile ma fragile. Quindi servono progressi in tutti i campi, identificati dal Rapporto dei Cinque Presidenti, per superare le vulnerabilità dell’Unione Economica e Monetaria derivanti dalla sua incompletezza”.
“Nel 2016 l’economia dell’eurozona ha dimostrato di essere resiliente nonostante le incertezze provenienti dall’ambiente politico ed economico”, ma “l’economia globale sta affrontando significative incertezze economiche e politiche” con una “crescita più lenta che prima della crisi” ha aggiunto Draghi sottolineando che “lo stimolo della Bce è stato un ingrediente chiave della ripresa in corso” ma “la politica monetaria non può essere il solo gioco”.
“La Brexit è causa di incertezza e per questo è necessario avviare il processo negoziale con Londra il prima possibile”. Lo ha detto il presidente della Bce avvertendo che “comunque sul mercato unico non si può tornare indietro, l’omogeneità delle regole va preservata anche per quanto riguarda il quadro normativo e la vigilanza sul settore bancario e finanziario”.
“Guardando agli eventi recenti, l’incertezza geopolitica è diventata la maggiore fonte di incertezza per i prossimi mesi”, ha spiegato Draghi all’Europarlamento, sottolineando che sebbene i mercati si siano dimostrati più resilienti che qualche anno fa, resta molto difficile sapere quale impatto avrà”. Per questo, ha sottolineato, “dobbiamo continuare con la ripresa, ma anche con il mercato unico e con la preservazione della stabilità finanziaria su cui non dobbiamo tornare indietro”.
“Per ridare fiducia ai cittadini sulle prospettive del progetto europeo occorre produrre risultati tangibili”. È questa, per Draghi, la “principale lezione” da trarre dall’esito del referendum in Gb. Secondo Draghi, servono “solide fondamenta economiche” e per l’Eurozona ciò vuol dire “rafforzare la ripresa, preservare la stabilità finanziaria e affrontare le restanti vulnerabilità dell’unione economica e monetaria”.
La questione delle banche italiane e le turbolenze che stanno sperimentando al momento “è fuori dalle nostre competenze”, in quanto “ci sono regole e direttive Ue in piedi” in proposito. Così il presidente della Bce Mario Draghi ha risposto all’eurodeputato del M5S Marco Valli che gli ha chiesto se la Bce preveda misure speciali per gli istituti italiani, anche in vista del referendum. “Il miglior contributo che la Bce possa dare è assicurare che la supervisione e la regolamentazione sia ben concepita e attuata”.
Rispondendo all’ennesima domanda di un europarlamentare sul debito pubblico italiano (sono state molte nel corso dell’audizione), Draghi ha ricordato che “in generale per valutare se il debito di un Paese è sostenibile bisogna innanzitutto vedere la sua volontà e la sua capacità di onorare i suoi obblighi, e su entrambi i fronti il debito italiano è sostenibile”. Così il presidente della Bce, avvertendo che sebbene l’Italia sia “uno dei Paesi UE con il più alto avanzo primario, avendo uno dei rapporti più elevati tra PIL e debito resta vulnerabile agli shock”. I rendimenti dei titoli di Stato si sono normalizzati e la crescita economica dell’Italia si sta gradualmente riprendendo”. Draghi ha proseguito : – “È importante che l’Italia continui a rispettare i suoi impegni previsti nel patto di stabilità, tra i quali quello di avere un avanzo primario e soprattutto perseverare negli sforzi per le riforme strutturali. È molto importante aumentare la crescita economica in modo durevole, migliorando così in modo duraturo la sostenibilità del debito. Alcuni passi incoraggianti sono stati fatti nella gestione di bilancio e nel settore bancario, ma non c’è alcuno spazio per compiacersi”.
“È molto difficile valutare esattamente l’impatto di avvenimenti che riguardano la sfera politica o geopolitica nel medio termine”, ha detto Draghi rispondendo alla domanda di un eurodeputato sulle possibili conseguenze del risultato del referendum sulla riforma costituzionale in Italia sui mercati e sulle banche italiane. “Guardando agli eventi recenti” – ha osservato Draghi – “è abbastanza chiaro che l’incertezza geopolitica diventa una grande fonte di incertezza” per i mercati, ma la tendenza che abbiamo visto negli ultimi tempi è una reazione dei mercati molto finanziari nel breve termine, mentre in seguito la reazione dei mercati ha avuto una tendenza a placarsi, cosa che porta a concludere che i mercati sono stati più resilienti”.
Draghi ammette –“ questo non significa che sappiamo che cosa avverrà nel medio termine, poiché avvenimenti piuttosto profondi influenzeranno la realtà delle cose in un modo che è arduo prevedere”.
Sulle speculazioni conseguenti al referendum – ‘No comment’ del presidente della Bce Mario Draghi sulle possibili conseguenze del referendum costituzionale in Italia, né sugli eventuali effetti sulle banche italiane come riportato dal ‘Financial Times’. “Non risponderò, perché non speculerò su nessuna delle domande”, ha detto Draghi all’eurodeputato Fulvio Martusciello (Fi), “non commenterò sui commenti di altri persone o di un articolo”. Così il presidente della Bce Mario Draghi ha spiegato, la sua visione della condizione in cui si trova il Paese, a pochi giorni dal referendum sulla riforma costituzionale.
Draghi presenterà in commissione Problemi economici e monetari le prospettive della Bce sugli sviluppi economici e monetari e discuterà sulle conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea per la stabilità finanziaria dell’eurozona.
L’audizione continuerà successivamente quando Draghi toglierà l’abito di presidente della Bce e indosserà quello di presidente del Comitato europeo per il rischio sistemico.
Oltre a saper fare domande provocatorie, i parlamentari europei dovrebbero dare ascolto all’audizione di Draghi assimilabile ad una “lectio magistralis” e mettersi immediatamente al lavoro per completare l’unificazione dell’Europa.

Salvatore Rondello

Bce, a rischio mercati per incertezza politica e voto Usa

Bce-asta-banche italianeNel suo rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria, la BCE pone l’attenzione sui rischi che incombono per i prossimi due anni sull’eurozona. Negli ultimi mesi, il sistema finanziario dell’area euro ha dimostrato resistenza alle pressioni: “il livello di stress sistemico si è mantenuto relativamente basso”. La recente vittoria di Donald Trump alle presidenziali degli Stati Uniti d’America, desta preoccupazioni. La BCE afferma: “i rischi di correzioni dei prezzi dei titoli su scala globale si sono intensificati. In parte questo va imputato all’incertezza politica ed agli attesi cambiamenti di linea politica negli Stati Uniti”.

Inoltre, con riferimento alle ripercussioni sulle banche dell’eurozona quando i tassi a lungo termine aumentano più rapidamente di quelli a breve, ha sostenuto: “le vulnerabilità delle banche dell’area euro restano significative a causa di fattori strutturali e dell’inasprimento (steepening) della curva dei rendimenti”.

Nel presentare a Francoforte il rapporto semestrale, il vice Presidente della Bce, Victor Constancio, ha elencato i quattro principali rischi sistemici.

Il primo, come già accennato, è il rischio della correzione dei prezzi su scala mondiale che potrebbe avere effetti contagio innescati “dall’incertezza politica nelle economie avanzate” e dalle persistenti “fragilità delle economie emergenti”.

Il secondo rischio per la BCE è rappresentato da una possibile spirale negativa alimentata dalla bassa crescita economica e dalla bassa redditività delle banche. Proprio le Banche di alcuni Paesi europei hanno la necessità di smaltire elevati livelli di crediti deteriorati (non performing loans).

Il terzo rischio è il pericolo di un possibile “riaccendersi delle preoccupazioni sulla sostenibilità dei debiti pubblici e privati in presenza di una bassa crescita, se l’incertezza politica dovesse portare ad uno stallo delle riforme sia a livello nazionale e sia a livello europeo”.

Il quarto rischio evidenziato dall’analisi della BCE è dovuto alla probabilità che si producano “tensioni sul finanziamento degli investimenti, amplificando i rischi legati alle liquidità e alle possibili ricadute per l’intero settore finanziario”.

Dalle analisi della BCE, appaiono in modo chiaro le debolezze sistemiche dell’economia e della finanza dell’eurozona. Il quadro economico reale, anche se osservato in una posizione statica, dovrebbe essere considerato uno stimolo ed un saggio suggerimento per corroborare i punti di debolezza del sistema bancario europeo. Guardando all’evoluzione dinamica dello scenario economico globale, bisognerà attendere la nuova politica economica degli Stati Uniti guidati da Donald Trump per poter fare delle scelte.

Dovrebbe essere ormai chiaro che il contesto economico globale presenta notevoli limiti in cui i ceti sociali più deboli vivono sempre più il disagio di esigue risorse disponibili rasentando i livelli di sussistenza. Senza una politica di equa distribuzione della ricchezza globalizzata, non sarà possibile uscire dalle gravi problematiche attuali che generano anche i preoccupanti fenomeni migratori di massa che potrebbero avere effetti sconvolgenti nel medio e lungo periodo.

In questo contesto economico attuale, l’affermarsi nel mondo degli autoritarismi governativi, non dovrebbe sorprenderci.

Salvatore Rondello

Draghi, Economia forte passa per settore bancario forte

Draghi-BceAl congresso bancario europeo è intervenuto Draghi sostenendo la necessità di “un settore bancario forte per sostenere la ripresa dell’economia”. Continuando, Draghi ha detto: “per essere veramente robusto, il settore bancario deve essere ben regolato”. Ed anche: “le origini finanziarie della crisi spiegano anche la lentezza della ripresa economica poiché le banche sovraesposte dovevano ripulire i loro bilanci e rafforzare il capitale”. Secondo il capo della Bce, “anche a fronte di segnali incoraggianti, la ripresa dipende ancora dal sostegno monetario. La politica monetaria resterà accomodante anche per rispondere all’andamento insoddisfacente dell’inflazione”.

Draghi ha colto l’occasione del meeting bancario europeo per lanciare una sferzata alle banche europee e ribadire la politica monetaria della BCE che nell’eurozona continuerà a mantenere bassi i tassi attivi. Anche se il dollaro è in ripresa sull’euro e si prevede un proseguimento del trend rialzista del dollaro statunitense anche in vista del rialzo dei tassi previsto dalla Federal Reserve.

Le parole di Draghi sono eloquenti. Ha ammesso le cause finanziarie dell’attuale crisi e manifesta la volontà di continuare una politica monetaria idonea per sostenere il superamento della stessa crisi economica.

Il cambio del dollaro più forte rispetto all’euro, in questa fase potrebbe essere positivo. In teoria, gli Stati Uniti dovrebbero essere più invogliati ad acquistare i prodotti dell’eurozona. Resta il problema della bolletta del petrolio che continua ad essere pagata in dollari e quindi, con il dollaro più forte, implicherebbe un maggiore corrispettivo in euro. Per fortuna il fabbisogno petrolifero nell’eurozona tende a diminuire grazie allo sviluppo delle fonti energetiche alternative. Occorrerà, quindi, monitorare gli effetti prodotti da questa situazione che dovrebbe produrre un saldo netto positivo per l’eurozona.

Spero che sia ormai chiaro, anche agli euro-scettici, l’importanza del ruolo svolto per l’intera Europa dalla BCE guidata da Draghi.

Chiudono 1000 sportelli bancari: l’ABI brinda

abi-emblema-258Oggi parliamo del compiacimento del Presidente di ABI, Antonio Patuelli, per aver soddisfatto le richieste della BCE di Mario Draghi… quelle di chiudere oltre mille sportelli bancari in appena sei mesi con i conseguenti licenziamenti di personale che ne deriveranno. La storia è appena cominciata!

L’apertura di uno sportello bancario era una conquista solo fino a qualche tempo fa, le banche, infatti,  misuravano il potere sui territori in funzione del numero di filiali. Addirittura una banca valeva solo esclusivamente per il numero di sedi periferiche che aveva. Rendimento, costi, servizi, soddisfazione del cliente erano ininfluenti, Insomma la  banca diventava appetibile all’istituto di credito interessato esclusivamente se trasbordava di sportelli bancari.

I presidenti di ABI, insieme ai Governatori di Banca d’Italia, erano considerati dal personale delle banche dei Santi, tanto li veneravano, e i rispettivi Presidenti e Governatori del momento permettevano loro di baciargli le mani e, qualche volta, anche i piedi. Poi improvvisamente qualcosa è cambiato, si sono annoiati di tutti questi baciamenti e hanno scelto di diventare loro stessi bacioni… iniziando dai piedi degli oligarchi della finanza europea, mentre a Mario Draghi di BCE… baciano solo le mani.

Con questa sottomissione hanno accettato la loro obbedienza a qualsiasi cosa gli venisse ordinato di fare. Ebbene, gli è stato ordinato di massacrare tutti i clienti affidati che avevano quattro volte le garanzie del fido, e lo hanno fatto, gli è stato ordinato di rastrellare tutti i risparmi degli italiani con la vendita di azioni e obbligazioni “truffaldine” di molte banche, hanno fatto anche questo… portando maggiori ricchezze ai nuovi “padroni” di ultima generazione per decine di miliari di euro. Pensate che solo nelle due banche venete, Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca, hanno rastrellato circa trenta miliardi di euro! Ora tocca alle filiali, e alla metà dei dipendenti. “Indietro tutta”, come la famosa trasmissione di Arbore.

Ordine di squadra, chiudere tutti gli sportelli possibili e cacciare i dipendenti a pedate nel sedere. Ebbene, stanno eseguendo gli ordini come bravi soldatini. Patuelli è addirittura orgoglioso di questa sua titanica impresa, al punto che ha dichiarato alla stampa che:

“Nei soli primi nove mesi di quest’anno sono già stati chiusi circa mille sportelli, il doppio di quanto avvenuto nell’intero anno scorso…”.

“Questi nuovi dati – ha concluso il presidente dell’Abi – sono a fronte di un numero di filiali in Italia che già nel dicembre scorso era inferiore a quello di Francia, Germania ed anche della ben meno popolosa Spagna, mentre la Gran Bretagna aveva meno sportelli…”.

Sembra che sia stato elusivo quando hanno chiesto al Presidente Patuelli: che fine faranno i duecentomila impiegati di banca che saranno cacciati con la benedizione dei sindacati? Per il momento gli unici preoccupati sono i dipendenti delle banche che per farsi benvolere dal funzionario di turno sono ancora disposti a raccontare frottole ai pochi clienti rimasti.

Banche. Supervertice
al Mef con Bankitalia

viscoUn supervertice al ministero dell’Economia e delle finanze sulla crisi del sistema bancario. Nella scorsa settimana, la Borsa è stata influenzata dall’attesa di una soluzione per la cessione di tre delle quattro «good bank» a Ubi e dal crollo dei titoli di Deutsche Bank, le cui vicende aprono nuovi scenari a livello europeo, creando forti scossoni anche in Italia dove il comparto manifesta fragilità. Al tavolo dovrebbero esserci il ministro Pier Carlo Padoan, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e i vertici di Unicredit, Intesa e Ubi oltre a quelli dell’Abi (l’Associazione bancaria italiana), del Fondo Atlante e dell’Acri. Le prime convocazioni del Mef sono arrivate venerdì pomeriggio senza un ordine del giorno e quindi per un confronto molto aperto poiché la situazione è delicata. Sarebbe il primo incontro tra governo e sistema bancario dopo la pausa estiva anche se i nodi da sciogliere non sono cambiati e pochi giorni fa il Governatore Visco ha chiesto un intervento dello Stato sulla crisi delle banche. L’emergenza Mps, le good bank nate un anno fa dalle ceneri di Banca Etruria, Banca Marche e dalle Casse di risparmio di Chieti e Ferrara (per le prime tre sarebbe interessata Ubi, per l’ultima si attende una soluzione diversa). Inoltre bisognerà fare i conti con l’inflessibile Vigilanza della Bce. Sul tavolo ci potrebbe essere anche il Fondo Atlante con tutti i problemi di ripartenza nel mercato dei crediti deteriorati. I crediti deteriorati sono ormai una pesante zavorra nei bilanci delle banche. Questa situazione inevitabilmente porterebbe a discutere sulla funzione svolta dalle garanzie pubbliche con lo schema «Gacs».

Le tematiche che concorrono al risanamento del sistema bancario sono molteplici e bisogna tenere presente che la Vigilanza della Bce ha un ruolo di fondamentale importanza. Sempre oggi dovrebbe esserci un confronto, probabilmente in teleconferenza, tra il consigliere delegato Victor Massiah per UBI ed i membri della Vigilanza europea guidata da Danièle Nouy.

Se il governo è riuscito a strappare una proroga alla Commissione Europea per proseguire il negoziato oltre la scadenza iniziale di fine settembre, la Bce sarebbe irremovibile sulla richiesta a Ubi di un aumento di capitale da circa 600 milioni di euro una volta acquisite Banca Marche, Banca Etruria e Chieti, per un rafforzamento patrimoniale complessivo. L’UBI, invece, sarebbe disposta a mettere sul piatto un esborso di 400 milioni il quale in realtà sarebbe controbilanciato dai risparmi fiscali concessi dal Tesoro in uguale misura. Su quest’ultima ipotesi non ci sarebbe il gradimento della BCE. Inoltre, non ultima c’è la questione dei crediti deteriorati delle good bank per i quali la Bce ha chiesto ad Ubi la cessione per complessivi 1,6 miliardi di euro. Domani si riunisce di nuovo il consiglio di gestione di UBI che vorrebbe che i crediti deteriorati venissero preventivamente scaricati dal bilancio.

Salvatore Rondello

MPS. Azioni e bond a picco dopo rinvio piano industriale

Giornalisti, cameraman e fotografi, davanti alla sede della Banca Monte dei Paschi di Siena dove si tiene un'Assemblea straordinaria di Mps, Siena, 25 Gennaio 2013. ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

La sospensione in borsa delle azioni del MPS rappresenta un fatto preoccupante sopratutto per i piccoli azionisti della storica banca senese. Dopo la lunga serie negativa di ribassi, il titolo è precipitato alla notizia di un rinvio del piano industriale. In realtà il rinvio del piano industriale non rappresenterebbe di per se un fatto negativo. Bisognerebbe indagare sulle motivazioni che hanno dettato la posticipazione. Un motivo potrebbe essere la possibilità di farne uno più vantaggioso per l’azienda rispetto a quello già ipotizzato.
Eventualità da non escludere. Il problema di fondo tuttavia rimane invariato. In realtà è la sopravvivenza della Banca che preoccupa.

La reazione in borsa per il ritardo nella definizione del piano industriale rappresenta un segnale di sfiducia verso il gruppo dirigente del Monte dei Paschi di Siena. I crediti in sofferenza del MPS sono più alti della media calcolata da Bankitalia per il settore creditizio italiano. Anche se in un recente convegno promosso dalla FISAC/CGIL si è individuata la tendenza ad un miglioramento delle sofferenze bancarie derivante da qualche timido segnale di superamento della crisi economica, tuttavia, restano fondati i dubbi che ciò sia l’inizio di una inversione di tendenza. La stessa Banca d’Italia continua ad invitare tutte le aziende di credito a ridurre i costi per poter fronteggiare meglio le perdite derivanti dai crediti inesigibili. Dopo il tonfo di venerdì scorso della quotazione in borsa delle azioni del MPS con un meno 9,3 % non si è registrato nessun rimbalzo ed il titolo è sceso fino alla quotazione di 0,192 prima della sospensione delle contrattazioni in borsa. L’aumento di capitale di 5 miliardi diventa sempre più urgente. Dopo le dimissioni dell’amministratore Fabrizio Viola e del Presidente Tononi, la guida del MPS è nelle mani di Marco Morelli che assume le cariche di amministratore delegato e di direttore generale. La BCE avrebbe approvato il piano di ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena.

Riuscirà Morelli a riportare il titolo in Borsa? La ricapitalizzazione del MPS avrà successo? Chi acquisterebbe la cessione di 9 miliardi di crediti in sofferenza come previsto dal Piano Industriale? Quale sarà il ruolo di JP Morgan nel MPS?

Dalle risposte a queste domande dipenderà il futuro del MPS.

Salvatore Rondello

PIANO D’ATTESA

draghi-bceNon cambia nulla. La Banca centrale europea non è voluta intervenire né sul costo del denaro né su modi o tempi del programma di acquisto asset. Il consiglio direttivo della Bce riunito a Francoforte ha infatti annunciato che il tasso chiave di riferimento resta a zero, quello sui depositi a -0,40% e il tasso marginale a 0,25%. Una decisione che era attesa dai mercati e che lascia i tassi al minimo storico. Ma dal presidente della Bce, Mario Draghi, arriva un ripetuto richiamo ai governi dell’area Euro: devono fare di più per la ripresa, soprattutto agendo con le riforme strutturali. Un punto più volte toccato dal presidente della Bce che anche questa volta ha sottolineato come gli strumenti finanziati ci sono e che tocca i governi dei vari paesi utilizzarli nel modo migliore.

L’analisi del numero uno dell’Eurotower parte dalla premessa che la ripresa c’è ma è “stabile e moderata” e che restano “rischi al ribasso per la crescita”. Le nuove stime cambiano poco rispetto alle ultime, con una leggera revisione al rialzo per il 2016 e una leggera limatura per il 2017 e 2018: il pil crescerà dell’1,7% nel 2016 e dell’1,6% nel 2017 e 2018.

Ma resta chiaro che per uscire definitivamente dal tunnel devono agire, insieme, la politica monetaria e la politica economica degli stati membri. La prima gamba, quella della Bce, funziona. La seconda, quella dei governi, meno. “La trasmissione degli effetti della politica monetaria all’economia reale non ha mai funzionato così bene come oggi”. E l’impatto è considerevole: “sul pil dell’area dell’euro è di 0,6% mentre sull’inflazione è dello 0,4 nell’orizzonte delle nostre previsioni”, e quindi entro il 2018. In ogni caso, il programma di acquisto di asset per 80 miliardi di Euro al mese, il Quantitative easing nell’ultima versione varata, “proseguirà fino a marzo 2017 e oltre se necessario”. E, comunque, la Bce “segue l’evoluzione da vicino” e resta “pronta ad agire se necessario”.

Ma, visto il quadro, evidenzia il numero uno della Bce, l’azione dei governi, con la politica economica, “deve incidere di più sulla ripresa”. Draghi fa riferimento all’attuazione delle riforme strutturali e alle politiche fiscali “che devono essere in linea con le regole” europee. La tesi a cui approda il ragionamento di Draghi è che “per raccogliere i frutti della politica monetaria della Bce servono un contributo a livello nazionale e a livello europeo”. E proprio a proposito delle politiche fiscali dall’ex governatore di Bankitalia è arrivato un inusuale richiamo a Berlino. “Se un’economia è competitiva e accumula surplus può usarlo per aumentare la domanda aggregata interna. La Germania ha spazio fiscale”, ha detto.

L’entrata in vigore delle riforme strutturali, in particolare, va accelerato. E il monito è rivolto a tutti i Paesi. “L’attuazione di riforme strutturali deve essere intensificato notevolmente per una riduzione della disoccupazione strutturale e aumentare per la crescita del prodotto potenziale nell’area dell’euro”, scandisce Draghi. Nei paesi dell’euro “l’attenzione dovrebbe essere focalizzata sulle azioni per aumentare la produttività e migliorare il business environment, inclusa un’adeguata infrastruttura pubblica, che è di vitale importanza per aumentare gli investimenti e promuovere la creazione di posti di lavoro”. Inoltre, ribadisce, “in un contesto di politica monetaria accomodante, la rapida ed efficace attuazione di riforme strutturali non solo può portare ad una maggiore crescita economica sostenibile nella zona euro, ma anche rendere la zona dell’euro più resistente agli shock globali”.

Quanto alle politiche di bilancio “dovrebbero sostenere la ripresa economica, pur rimanendo nel rispetto delle regole di bilancio dell’Unione europea”. Di certo, prosegue Draghi, “la piena e coerente attuazione del Patto di stabilità e di crescita rimane fondamentale per assicurare la fiducia nel quadro di bilancio. Allo stesso tempo, tutti i paesi dovrebbero adoperarsi per politiche fiscali maggiormente orientate alla crescita”.

Governi, ma anche le banche. Draghi non vuole alibi, anche in relazione all’andamento dei tassi di interesse. “I tassi di interessi bassi non possono essere l’unica spiegazione a tutto quello che non va nel settore bancario. E’ un’interpretazione errata”, chiarisce, aggiungendo: “Bisogna essere pazienti, i tassi devono restare bassi per favorire la ripresa economica, permettere il suo rafforzamento e questo sarà anche positivo per il bilancio delle banche. I tassi di interesse devono essere bassi oggi per essere elevati domani”, aggiunge il presidente della Bce.

Se la crescita deve essere stimolata e sostenuta, resta l’inflazione la prima preoccupazione della Bce. Su questo fronte, le indicazioni non sono negative: continuerà a crescere nel 2017 e nel 2018. La Bce prevede un’inflazione a +0,2% in 2016, a +1,2% nel 2017 e a +1,6% nel 2018 nell’area dell’euro. “Seguiamo l’evoluzione da vicino e siamo pronti ad agire se necessario. Ma non abbiamo registrato alcun segnale di deflazione”, assicura Draghi.