Manovra, la “pace fiscale” divide i 5 Stelle

pace fiscaleDopo il botta e risposta di ieri del  presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker,  Matteo Salvini è tornato all’attacco in una intervista alla Tass.  Il ministro dell’Interno ha detto: “Sono sempre più convinto che le lobbies finanziarie a Bruxelles non possono accettare la nostra presenza al governo: questa reazione non mi sorprende, per anni hanno manipolato fantocci mentre adesso sono costretti ad avere a che fare con due movimenti politici verso i quali non possono fare ricatti poiché non devono niente a nessuno, se non difendere gli interessi del loro popolo”. Salvini, oggi in visita inusuale a Mosca, non perde occasione per manifestare il suo antieuropeismo.

Intanto dal presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani è arrivato un appello: “L’Italia è ancora in tempo per fare marcia indietro. Lo faccia rapidamente, nell’interesse degli italiani”. Su una eventuale bocciatura della manovra, Tajani ha detto: “Mi auguro che questo non accada, ma il rischio è forte. Le misure non vanno nella direzione dell’interesse dell’Italia”.

Ma oggi è anche la Francia ad andare all’attacco. Il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, ha detto: “Tutte le decisioni che vengono prese a Berlino, Roma, Parigi o Bruxelles hanno un’incidenza su di noi, gli altri Paesi della zona euro, il ripiegamento su se stessi, decisioni prese senza alcuna considerazione per i partner non porteranno assolutamente da nessuna parte, non faranno che indebolire la zona euro. Valutare la manovra italiana spetta alla Commissione europea, è lei responsabile. L’unica cosa che posso dire, che vorrei spiegare, è che siamo 19 Paesi, siamo tutti sulla stessa barca, siamo all’interno di un’unione monetaria, abbiamo scelto la stessa moneta e nessuno può considerare che la sua sorte non abbia un impatto su quella degli altri. Quando hai la stessa moneta tutte le decisioni prese a Berlino, Roma, Parigi o Bruxelles hanno un’incidenza su tutti gli altri Paesi della zona euro”.

Intanto dopo il colloquio telefonico di ieri con Juncker, il premier Giuseppe Conte si è preparato per il consiglio Ue.

I tagli alla spesa pubblica, la flat tax, il reddito di cittadinanza. Rischiano di essere diversi i nodi che il governo giallo-verde potrebbe aver deciso di non affrontare subito rinviandoli al passaggio alle Camere della manovra e del decreto fiscale, che contiene buona parte delle coperture. Su alcuni temi chiave è stato certamente definito l’impianto, ma i dettagli non si conoscono ancora, nonostante nella notte l’esecutivo abbia inviato il ‘Draft budgetary plan’ a Bruxelles. Le tensioni tra i due partiti di governo continuano a tenere banco come sulla pace fiscale, su cui è stato trovato un accordo in extremis.

Il clima molto teso del governo non aiuta. Si dovrà affrontare l’esame della legge di bilancio in Parlamento, con il ministro dell’Economia spesso in disaccordo con i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e sempre più spesso sotto il fuoco del Movimento Cinque Stelle. Non è stato un buon viatico ciò che è accaduto su una norma sulla Croce Rossa, poi cancellata dal decreto fiscale, con i pentastellati all’attacco della struttura dei tecnici del Mef colpevoli, secondo loro, di aver provato con una ‘manina’ a favorire l’ente di liquidazione della Croce rossa. Un colpo che alla fine della giornata è stato respinto dallo stesso Tria, il quale ha sottolineato che la norma serviva a pagare il Tfr dei lavoratori e ha puntualizzato che, ‘come sempre’, era stata sottoposta alla presidenza del Consiglio.

In questo clima i nodi si sciolgono a tappe e il Dpb non offre risposte compiute. Si legge ad esempio che l’introduzione di una flat tax del 15% per i redditi fino a 65mila euro nel 2019 è rivolta inizialmente alle sole attività svolte da imprenditori individuali, artigiani e lavoratori autonomi e nel testo non c’è traccia della seconda soglia caldeggiata dai leghisti per i ricavi fino a 100mila euro che, nelle ipotesi circolate, prevedeva una aliquota aggiuntiva del 5%. Che se ne riparlerà, lo ha confermato il sottosegretario all’economia, il leghista Massimo Garavaglia, per il quale: “L’impianto generale è così, poi vediamo perché la legge di bilancio si finisce a Natale e il confronto proseguirà anche con le categorie”.

Per il potenziamento della lotta alla povertà verrebbe introdotto il reddito di cittadinanza che dal primo gennaio 2019 sostituirebbe il reddito di inclusione e sarebbe accompagnato a una riforma dei centri per l’impiego. Dovrebbero beneficiarne i maggiorenni residenti in Italia da almeno 5 anni disoccupati o inoccupati (inclusi pensionati). Nulla si sa ancora di certo sulle modalità per i controlli sugli abusi né sui tempi di messa a regime. Il reddito di cittadinanza vedrebbe la luce in un collegato e i criteri di attuazione sarebbero demandati ad un successivo ‘decreto di natura non regolamentare’ (un decreto è sempre un mezzo di regolamentazione). Il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, della Lega, lo ha definito un “primo passo”.

Altro problema spinoso sarà quello di riuscire a mettere nero su bianco per i tagli alla spesa pubblica che il governo ha annunciato di voler fare. Quando si dovrà spiegare dove usare la mannaia è probabile che esplodano ancora una volta le contraddizioni tra le due anime del governo del ‘cambiamento’.

Di Maio ha dichiarato: “La manovra deve vedere il governo con in mano un paio di forbici e che cominci a tagliare tutto quello che non serve”. Lotta che non ha mai dato i risultati sperati. Ciò che, per il momento, si legge nel Dpb è che la revisione della spesa dei ministeri porterà circa 2,43 miliardi di euro nel 2019 (0,14% del Pil) e circa 1 miliardo nel 2020 e nel 2021 (si parla tanto di efficienza ma di fatto si creano le premesse per peggiorare la PA).

Infine, il grande capitolo delle pensioni: dal taglio di quelle d’oro sopra i 4.500 euro netti al mese (da cui si dovrebbe recuperare 1 miliardo in tre anni) alla riforma della Fornero con la quota 100 a cui si potrà accedere con quattro finestre annuali, tutte ancora da costruire.

Dietro l’angolo si profila anche l’ingorgo parlamentare: a completamento della manovra di bilancio, del decreto fiscale e del cosiddetto decreto “deburocratizzazione” approvati ieri dal Consiglio dei ministri. L’esecutivo ha ipotizzato ben 12 disegni di legge collegati. Non ultimo, viste le implicazioni che ha, c’è anche da considerare il decreto su Genova dopo il crollo del Ponte Morandi.

Gli elettori del M5S, da quanto si legge nel fiume di commenti ‘social’, si sentono traditi. Se la prendono con i provvedimenti della ‘pace fiscale’ e denunciano: “Condono e pace fiscale. Sinonimi di una stessa Italia che umilia le persone che hanno sempre rispettato le regole! Altro che cambiamento, radicamento direi!”. Così si lamentano, mentre prendono di mira le parole del leader pentastellato, che solo un mese fa aveva ribadito come il Movimento non fosse ‘disponibile a votare nessun condono’. A finire nel calderone dell’indignazione social è  spuntato anche un post del blog di Grillo targato ottobre 2014, ora di nuovo virale e dal titolo ‘Un altro condono per i soliti furbi’: “Sembrava una denuncia -spiegano gli elettori grillini- e invece era un punto del programma. Puoi chiamarlo come ti pare ma questo è un condono. E io, che le tasse le ho sempre pagate, oggi mi sento un fesso per aver creduto nel Movimento. Il Consiglio dei ministri approva manovra e dl fiscale e tra le norme spunta anche la cosiddetta ‘pace fiscale’ che consentirà a quanti hanno debiti con il fisco di risanarli attraverso alcune agevolazioni. definendo il provvedimento un vero e proprio condono, alla faccia di chi le tasse le paga. Qualcosa di diverso, insomma, dal bisogno di onestà che mi ha spinto a dare fiducia a Di Maio. Ora so – dicono amareggiati – che era soltanto fumo. Il M5S dalla parte degli onesti e dei cittadini più poveri resta così per molti un lontano ricordo: dal momento dell’accordo con la Lega, il sogno è finito: dovevamo fare la guerra, è stata una resa completa”.

Puntano il dito dicendo: “Solo un mese fa Di Maio aveva il coraggio di dire che ‘il M5S non era disponibile a votare nessun condono’. Oggi, vergognosamente, hanno approvato il più grande condono tombale! Il messaggio è chiaro: ‘Caro cittadino che paghi le tasse sei un povero scemo!’. Una misura ingiusta e irrispettosa nei confronti di quanti hanno sempre pagato tutto facendo dei sacrifici enormi, perché onesti lo si deve essere nei fatti e non solo nelle parole e negli annunci elettorali. E’ semplicemente vergognoso, scendere a patti con le richieste della Lega: quanto fatto non è quello per cui vi ho votato ma è il motivo che mi spingerà a non votarvi più”.

Si rivolgono direttamente al capo politico del M5S, il ‘caro Di Maio’ che li ha ‘delusi’, ‘traditi’, che con il Movimento si è ‘preso i voti di quanti davvero credevano nella possibilità di un governo onesto e lontano dai furbi’.

Riassumendo, si chiedono insistentemente: “A questo punto sono tutti uguali, la pace fiscale non è tanto diversa dallo scudo fiscale di Berlusconi. Ma il Mov5Stelle era nato per tagliare gli sprechi e difendere i cittadini onesti? o ricordo male io?”.

Si è così generata una pericolosa spinta verso il qualunquismo. Intanto, il Pd va all’attacco con Maurizio Martina: “La manovra varata dal governo è ingiusta, irresponsabile e pericolosa per i cittadini. Rischia di portarci fuori dall’euro. La manovra è anche una sberla alle imprese e a chi crea lavoro: tagliati gli incentivi di Impresa 4.0, stop ACE e IRI. Risultato: 2 miliardi di tasse in più. Sono ladri di futuro. Un provvedimento che scarica propaganda sui cittadini. È una vergogna, sta mettendo a serio rischio il destino del paese. È una manovra che si caratterizza anche per l’assistenzialismo, ha continuato. È una vergogna ci sono delle misure assistenzialistiche come il reddito di cittadinanza. È una misura improduttiva e ingiusta e mette in discussione la lotta contro la povertà che stiamo portando avanti da anni. Non aspetteremo una eventuale manifestazione di piazza per mobilitarci contro la manovra. Faremo iniziative, già organizzate, e se sarà opportuno non ci sottrarremo ad uno sforzo che porti ad una mobilitazione generale. Quello di cui c’è bisogno è una reazione larga, partecipata, mobilitante perché il Paese non vuole andare verso questa degenerazione. Reazione che si avrà anche nelle aule parlamentari dove, ha spiegato, ci sono le condizioni per un lavoro il più ampio possibile. Naturalmente ci si rivolgerà a tutto il Parlamento”.

Qualcosa si sta svegliando nelle coscienze degli italiani che, però, sembrerebbero spinti all’assenteismo elettorale.

Roma, 17 ottobre 2018

Salvatore Rondello

ALLARME UE

draghi triaArriva la verifica per l’Italia, oggi il titolare di via XX Settembre all’Eurogruppo comincia a spiegare i numeri del Def e a illustrare le misure che il Governo intende mettere nella Legge di Bilancio in grado di sostenerli.
Giovanni Tria ha invitato i partner europei a stare “tranquilli”, e ha anche rassicurato sul fatto che “il Debito/Pil scenderà” nel 2019. Il ministro dell’Economia prima di andare a Lussemburgo si era recato questa mattina a Palazzo Chigi.
“Abbiamo gettato le basi per una manovra seria e coraggiosa, che guarda alla crescita nella stabilità dei conti pubblici”, scrive su Facebook il premier Giuseppe Conte. “Una manovra che vuole offrire una risposta alla povertà dilagante, ai pensionati, alle famiglie, ai risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie, che non taglia un euro al sociale né alla sanità. Una manovra che inizia ad abbassare le tasse e che scommette sul più grande piano di investimenti della storia repubblicana. Una manovra che segna la svolta per il rilancio del Paese e lo sviluppo sociale”, aggiunge.
Il responsabile del Tesoro davanti ai 19 ministri della Finanza della moneta unica ha chiarito che l’obiettivo di crescita per il paese è l’1,6% per il prossimo anno e l’1,7% per il successivo, con una discesa del peso del debito di un punto all’anno per i prossimi tre anni. Punta sulla crescita del Bel Paese anche il ministro degli Affari esteri Moavero Milanesi che in occasione della presentazione del Rapporto Ance alla Farnesina ha messo in evidenza come “il fardello del debito pubblico che l’Italia si porta dietro da anni va ridotto. Lo dobbiamo fare per rispetto delle nuove generazioni. Per ridurlo l’Italia deve crescere e migliorare il prodotto interno lordo”.
Una tranquillità che non si ravvisa però tra i ministri e i commissari europei. Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis hanno già rese note le loro perplessità. “Ciò che posso dire adesso è che quanto indicato dall’Italia è una deviazione molto, molto significativa” rispetto agli impegni di bilancio, ha sottolineato Moscovici precisando che per quanto riguarda il deficit/pil nominale non viene superata la soglia del 3%, ma per il deficit strutturale le regole Ue indicano la necessità di una riduzione. Il responsabile degli Affari economici di Bruxelles ha aggiunto che la Commissione “non è contro nessuno, non ha interesse a questo”, ma che le regole europee sui bilanci sono “nell’interesse dei cittadini”.
“Aspettiamo la bozza di legge di stabilità”, ma “a una prima vista” i piani di bilancio italiani “non sembrano compatibili con le regole del patto”, ha detto il vicepresidente della commissione Ue Valdis Dombrovskis entrando all’Eurogruppo. Moscovici ha poi aggiunto: “Per il momento quello che so è che il deficit del 2,4%, non solo per l’anno prossimo ma per tre anni, rappresenta una deviazione molto, molto significativa rispetto agli impegni presi” dall’Italia.

“Questo governo non farà macelleria sociale, la musica è cambiata. Ci sono regole e sono uguali per tutti perché i nostri futuri” di Paesi dell’Eurozona sono legati, ha replicato il ministro dell’economia Bruno Le Maire rispondendo a una domanda sull’Italia. “Noi riduciamo il debito, rispettiamo le regole e stiamo sotto il 3 per cento non per soddisfare la Commissione Ue ma perché crediamo che ridurre la spesa pubblica, introdurre riforme sia buono per i francesi”, aveva aggiunto.
Ma la verifica è ancora più importante in questo primo giorno di ottobre, da oggi finisce la strategia della Bce, che dimezzerà gli acquisti di titoli di Stato dell’area euro. Si tratta del primo rallentamento del Quantitative easing in vista dello stop di fine anno. La situazione sembra dar ragione al presidente della Bce, Mario Draghi, quando, solo pochi giorni fa, osservava che “le parole del Governo italiano hanno fatto danni“.
All’apertura stamattina di Piazza Affari, lo spread è aumentato, raggiungendo 282 punti base, mentre il Ftse Mib è partito cedendo lo 0,35% a 20.638 punti. Tuttavia già a metà giornata il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi si è attestato intorno a 271, mentre il Ftse Mib è tornato in territorio positivo, a +0,4%.
Fonti Mef hanno riferito che il ministro dell’Economia  anticiperà il rientro a Roma e non parteciperà domani all’Ecofin, per lavorare alla Nota.

Tav. La Francia aspetta una risposta ufficiale

tav le maireIl ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, incontrando i giornalisti nella sede dell’Ambasciata di Francia a Roma, al termine degli incontri con il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio ed il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto: “Siamo pronti ad aprire delle discussioni con il governo italiano sul tema della Tav  ma aspettiamo di avere una posizione ufficiale del governo italiano. Comprendiamo perfettamente che ci possano essere dei dibattiti all’interno del governo italiano su temi che sono difficili: in palio sono questioni finanziarie molto importanti, questioni in termini di trasporto molto importanti. Sulla Torino-Lione, quindi, spetta alla parte italiana presentarci le sue decisioni. Aspettiamo che la parte italiana prenda decisioni definitive. E’ giusto che ci sia un dibattito all’interno del governo italiano. Siamo pazienti, aspettiamo di vedere quali saranno le decisioni prese dall’Italia in questo ambito. Siamo consci delle posizioni rispettive all’interno del governo italiano. Il ministro Di Maio è stato più misurato e più didattico nelle sue parole: mi ha spiegato quali erano i punti di blocco e il perché dei suoi interrogativi su questo progetto. Rispetto perfettamente questi interrogativi, sono legittimi. Gli interrogativi del ministro Di Maio sulla Torino – Lione sono legittimi. È un progetto che ha un costo di diversi miliardi di euro. Quindi è un progetto a cui bisogna garantire la redditività al contribuente. C’è sempre qualcuno che paga. Sono ministro dell’Economia francese e quindi guardo all’interesse economico del progetto ma devo anche guardare all’interesse finanziario e al costo finanziario. C’è un sostegno finanziario dell’Ue ma è garantito finora fino al 2020. A un certo punto anche il contribuente dovrà partecipare: devo quindi garantire al contribuente francese la redditività del progetto. Gli interrogativi di Di Maio non mi sconvolgono. Sono legittimi e dobbiamo parlarne insieme. La discussione è aperta e deve essere aperta”.
Il ministro dei Trasporti e Infrastrutture, Danilo Toninelli, a margine di un’audizione alla Camera ha così commentato le parole del ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire sul fatto di essere pazienti in attesa di una posizione del Governo italiano sulla Tav: “Lo giudico molto positivamente. Stiamo copiando positivamente quello che ha fatto il Governo francese un anno fa. Noi stiamo replicando. È una pazienza produttiva e costruttiva”.
Poco tempo prima, il ministro Toninelli, intervistato dalla trasmissione Agorà Estate, rispondendo ad una domanda ha affermato: “Lo sa quanto costa un chilometro di Tav? Sessanta milioni In Italia contro i venti milioni francesi. I Foietta e i Chiamparino dovrebbero rispondere a questa domanda: il differenziale di 40 milioni chi se l’è preso?”.
Toninelli, nel corso della trasmissione, ha ricordato di essere vincolato dal Contratto di governo che richiede di ridiscutere il progetto nell’ambito degli accordi con la Francia dicendo: “Per questo ho sentito immediatamente la mia omologa francese che appena si è insediato Macron ha fatto una verifica sull’opera: ha impiegato da giugno a febbraio, io ci metterò un po’ di meno. Non vado ad incontrarmi con Foietta finché non ho i dati scientifici: di cosa parliamo? Sarei obbligato ad ascoltare esclusivamente i suoi. Noi abbiamo un contratto di governo, a cui io sono vincolato, che dice: ridiscutere integralmente l’opera nel rispetto degli accordi con la Francia. Questo sto facendo”.
Piero Fassino ha così commentato le affermazioni del ministro Toninelli: “Mi auguro che, contrariamente a quanto ha dichiarato, il Ministro Toninelli incontri al più presto il commissario Tav Foietta. Libero il Ministro di acquisire informazioni da più fonti, ma il buon senso e la ragione dicono che per acquisire informazioni si parte da chi se ne occupa, che certamente dispone di informazioni più complete di altri; e da un incontro con Foietta il Ministro acquisirà conoscenze indispensabili per le decisioni che intende assumere”.
Il ministro delle Infrastrutture, con il suo atteggiamento, ha dimostrato di non fidarsi del Commissario Foietta. Ma, al di là dei personalismi, è importante sapere quale politica per le infrastrutture intende portare avanti l’attuale governo.
Ieri, nel corso di una audizione in Commissione Lavori pubblici al Senato, il ministro Toninelli ha dichiarato: “La cifra del nostro lavoro non sarà continuare a foraggiare grandi opere mastodontiche e dispendiose, ma dotare il Paese di una rete di tante piccole opere diffuse, che servano realmente ai cittadini. Penso alla manutenzione dei ponti e delle strade, alla creazione di varianti autostradali, alla riqualificazione del tessuto urbano”.
Davanti ai commissari del Senato, Toninelli ha parlato di  fallimento della Legge Obiettivo affermando: “Un modo di intendere le grandi opere contro il quale per molto tempo è parso non ci fosse alcuna alternativa, un programma di pianificazione di opere pubbliche che è stato al centro dell’agenda anche del Governo precedente. In 15 anni, la Legge Obiettivo ha realizzato circa il 15% del programma iniziale, impiegando appena un terzo degli investimenti previsti. Il suo fallimento definitivo è stato accettato solo dopo l’ennesima sequela di scandali che ne hanno dimostrato la permeabilità rispetto alla corruzione, alla speculazione e all’infiltrazione delle attività criminali. Rispetto a questo fallimento, un Governo del cambiamento deve porsi in necessaria e decisa discontinuità: per farlo, partire da posizioni preconcette non solo non è necessario ma sarebbe deleterio. Questo Governo non può che proseguire nel solco di smantellare un modello che è già fallito e che è stato definito ‘criminogeno’. I timori paventati riguardo ai possibili effetti negativi che potrebbero derivare dall’analisi costi-benefici sulla Tav non hanno alcun fondamento, in quanto l’analisi sarà condotta nell’ambito della situazione di contesto e del quadro normativo vigente. Si tratta di un programma di elementare razionalità. Ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia è un piano del tutto analogo a quanto portato avanti dal Governo francese all’esito delle elezioni del 2017, avviando un piano di revisione delle infrastrutture sulla base della situazione di contesto e in particolare in relazione alla valutazione eminentemente politica del nuovo Governo dello stato delle finanze pubbliche. Non vi è pertanto alcuna ragione per la quale l’Italia, a prescindere dall’esito dell’analogo lavoro svolto in Francia, in applicazione del programma concordato dall’attuale maggioranza parlamentare, non ridiscuta integralmente il progetto, pur nell’applicazione dell’accordo tra i due Paesi e all’esito di una nuova valutazione complessiva di costi e benefici alla luce della situazione attuale”.
Le pesanti accuse di Toninelli ai governi precedenti meriterebbero autorevoli risposte.
Oggi, senza avere ancora ultimato l’analisi costi benefici, il ministro Toninelli si è dichiarato possibilista lodando l’intervento della Francia che, attraverso il loro ministro dell’Economia, Le Maire, ha sollecitato una risposta ufficiale dell’Italia sul proseguimento ineluttabile per il completamento della Tav Torino-Lione.

Usa-Ue, arriva la tregua nella guerra sui dazi

trump juncker

Finalmente una tregua tra Donald Trump e l’Europa dopo che ad Helsinki, nell’incontro con Putin, il presidente Usa aveva detto che ‘il nemico è l’Europa’. Jean Claude Juncker è andato alla Casa Bianca nella speranza di disinnescare le tensioni commerciali con gli Usa che rischiano di incrinare in maniera irreversibile le relazioni tra le due sponde dell’Atlantico. Il presidente della Commissione Ue è riuscito a strappare un accordo.

Dopo l’incontro, Donald Trump ha detto:    “Oggi è un grande giorno, abbiamo lanciato una nuova fase nei rapporti tra Usa ed Europa.    L’obiettivo è quello di zero tariffe, zero barriere commerciali non tariffarie e zero sussidi sui beni industriali che non siano auto”.

Visibilmente soddisfatto anche Juncker, che è riuscito lì dove non erano riusciti Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Juncker ha affermato: “Ero venuto qui per trovare un’intesa e l’abbiamo trovata”.

Dalla Germania sono arrivati commenti positivi all’accordo di tregua, stipulato ieri dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker con il presidente Usa Donald Trump, sulle dispute commerciali. Un’intesa costruttiva, secondo Berlino che ribadisce il suo pieno appoggio all’esecutivo Ue.

La portavoce di Angela Merkel, Ulrike Demmer, ha affermato: “Il governo saluta l’accordo per una azione costruttiva sul commercio. La Commissione può continuare a contare sul nostro sostegno”.

L’intesa prevede che l’Ue si impegna a aumentare le importazioni di soia e gas liquefatto statunitensi, assieme a una tregua sui dazi mentre Bruxelles e Washington negozieranno un percorso per azzerare le tariffe nei servizi, nella chimica, nella farmaceutica, nei beni industriali, salvo le auto (nodo sensibile agli occhi della Germania).

Dalla Francia, inverosimilmente, sono arrivati commenti freddi all’accordo di tregua raggiunto ieri da Jean-Claude Juncker e Donald Trump sul nodo del commercio. Il ministro delle Finanze Bruno Le Maire ha affermato: “Parigi vuole chiarimenti sull’intesa raggiunta. La Francia ha sempre detto che bisognava evitare una guerra commerciale, che avrebbe fatto solo perdenti. Quindi è un bene tornare al dialogo con gli americani”. Tuttavia l’esponente transalpino Le Maire ha detto: “L’agricoltura deve restare fuori dalle discussioni e che l’Europa non transigerà sulle sue regole. Abbiamo delle norme sanitarie, alimentari e ambientali a cui teniamo perché garantiscono la salute dei consumatori”.

I riferimenti polemici appaiono diretti all’impegno, annunciato da Juncker ieri dopo l’incontro alla Casa Bianca, ad aumentare le importazioni di soia Usa, senza precisare se questo includa anche soia Ogm.

La presa di posizione francese si accomuna al pensiero dei movimenti populisti europei che anche in Italia avversano fortemente le coltivazioni Ogm.

Invece, una autorevole francese, Christine Lagarde, direttore del Fmi, ha così commentato: “Sono lieta di sapere che gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo  per lavorare insieme e ridurre le barriere commerciali e, insieme con altri partner, rafforzare la WTO. L’economia globale può avere solo benefici quando i paesi si impegnano a risolvere in modo costruttivo i disaccordi commerciali senza ricorrere a misure eccezionali”.

Da diverso tempo, il Fmi manifesta preoccupazioni per il diffondersi del protezionismo nel mondo.

Saro

Fincantieri, arriva l’accordo a 50 e 50 con Stx

Bruno-Le-MaireOggi a Lione, dopo mesi di trattativa, in occasione del 34° summit tra Francia e Italia, si dovrebbe arrivare finalmente ad un accordo equilibrato sul dossier Stx France – Fincantieri. A poche ore dal vertice sembrerebbe raggiunta  una soluzione di reciproco interesse  che garantisca sia l’investimento del gruppo italiano che i Cantieri di Saint Nazaire. Ad annunciarla dovrebbero essere il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e il premier italiano Paolo Gentiloni dopo settimane di dialoghi e di incontri tra le due parti. Da ultimo quello dell’11 settembre scorso tra il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire e il suo omologo italiano Pier Carlo Padoan e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.
La soluzione individuata dovrebbe confermare una presa di partecipazione maggioritaria di Fincantieri in Stx France, ma offrire delle garanzie alla Francia. In particolare ci dovrebbero essere poteri rafforzati per i francesi nel board e garanzie circa le questioni strategiche. Il tema dell’estensione dell’accordo al navale militare dovrebbe essere rinviata a un secondo momento. Fonti vicine al dossier hanno spiegato: “Il dossier Stx France è complicato. La questione del navale militare è un dossier ancora più complicato e probabilmente prematuro”.
Ma un passo in quella direzione potrebbe essere comunque fatto. Secondo quanto ha riferito ieri il giornale economico francese “La Tribune”, il gruppo industriale francese Naval Group  (ex Dcns) che è uno dei principali costruttori navali europei e che opera nel setttore dei sistemi di difesa, potrebbe infatti entrare nel capitale sociale di Stx France. Il ben informato quotidiano economico francese ha scritto: “Naval Group ha ricevuto delle istruzioni dal suo Consiglio di amministrazione per entrare nel capitale di Stx France al fianco di Fincantieri e dello Stato francese. Il gruppo navale francese, presieduto da Hervé Guillou, ha ricevuto l’autorizzazione per  rilevare una quota fino al 15% di Stx France per circa 20 milioni di euro”.
Ancora da ‘La Tribune’ apprendiamo: “Gli accordi di Governance sarebbero già stati negoziati con Fincantieri e non dovrebbero cambiare. In particolare Naval Group dovrebbe disporre di un diritto di veto nel Cda di Stx France mentre Fincantieri non potrebbe impegnarsi in costruzioni militari con Stx France fatta eccezione per gli ordini realizzati dalla Francia o ordini per l’esportazioni che riguardano navi del tipo Mistral”.
Il presidente della Confindustria francese del dipartimento della Loira-Atlantique, Patrick Cheppe, in un convegno organizzato da Medef ha dichiarato: “Il tema della maggioranza nell’azionariato non è posto correttamente. Serve una visione che guardi ai mercati globali e alle prospettive del settore. L’importante è iniziare a lavorare insieme e fare un passo dopo l’altro”.
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervenendo nello stesso convegno organizzato dall’Associazione degli industriali francesi dal titolo ‘La France avenir de l’Europe?’, ha affermato: “Dobbiamo salvaguardare politiche di medio termine che creano le precondizioni per far nascere e crescere campioni europei  nel campo industriale, e speriamo che l’affare  Stx France-Fincantieri  vada in questa direzione e che prevalga il buonsenso. In un mondo globalizzato, questioni come quella di Saint Nazaire esigono soluzioni europee,  perché dobbiamo avere campioni europei in grado di affrontare la concorrenza di grandi imprese globali e non piccole imprese nazionali che lottano tra loro per la sopravvivenza”. Poi Boccia ha aggiunto : “Non ci deve essere concorrenza tra Paesi europei, perchè abbiamo di fronte grandi Paesi come la Cina, l’India e gli Stati Uniti, che hanno messo al centro della loro politica la crescita e l’industria”.
Ieri, il Presidente Gentiloni, in un’intervista al quotidiano ‘Le Figaro’, ha ribadito la posizione italiana: “Ci sono le premesse per un accordo che tenga conto dei nostri interessi legittimi e al tempo stesso di quelli della Francia. Abbiamo l’ambizione, fondamentale dal punto di vista strategico di costruire un grande ‘player’ globale nel settore navale. L’accordo sui cantieri è una prospettiva a breve termine. Civile e militare, invece, potrebbe essere la via da seguire in prospettiva. Costruire  un grande polo, civile e militare  è una prospettiva che non si fa in un solo giorno. Lavoreremo dunque con impieghi del tempo diversi tra la questione specifica dei cantieri di Saint-Nazaire, sulla quale ci sono le condizioni per pervenire rapidamente ad una conclusione, e la questione di intese più generali che avrà bisogno di analisi più approfondite”.
Anche il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ieri si è dichiarato, ancora una volta, ottimista sul raggiungimento di una buona soluzione per Fincantieri-Stx France. Il ministro ha comunque sottolineato che le linee guida per l’accordo non possono essere messe in discussione, a partire dal fatto che Fincantieri abbia una quota di maggioranza in Stx France, pur comprendendo le preoccupazioni dei francesi per quello che riguarda il trasferimento di know how e il mantenimento dei posti di lavoro.
La crisi tra Parigi e Roma è scoppiata a fine luglio quando il Governo francese ha annunciato la nazionalizzazione temporanea di Stx France nonostante l’accordo raggiunto tra Fincantieri e il precedente governo in cui Emmanuel Macron era ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale durante la presidenza di Francois Hollande.
I lettori ricorderanno che Fincantieri ha rilevato la quota del 66% di Stx-France dalla società controllante sud coreana in fallimento.
In conclusione, Fincantieri cederebbe il 15% delle azioni acquistate dai sud coreani alla francese Naval Group, ma manterrebbe il controllo del nuovo gruppo anche se con qualche paletto imposto.

Stx-Fincantieri, incontro senza intesa

padoanL’incontro di ieri pomeriggio presso il Ministero dell’Economia si è concluso senza intesa tra Italia e Francia sulla questione Fincantieri-Stx.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al termine dell’incontro con la controparte francese, Bruno Le Maire, ha spiegato la posizione del governo italiano: “Nel colloquio con Le Maire abbiamo constatato che tra Italia e Francia permangono ancora differenze non sanate nel senso che non è possibile accettare una ripartizione al 50%. Questa posizione rimane e su questo rimarremo fermi”.

In una nota congiunta del governo italiano e di quello francese viene riferito: “E’ stato stabilito che ci sarà tempo di qui fino al 27 settembre, in occasione del vertice Italia-Francia, per valutare la possibilità di colmare le differenze. La quota di Fincantieri in Stx France verrà definita in linea con il suo ruolo industriale di guida, entro tale data. E in questo periodo il governo francese si impegna a non aprire il capitale di STX France ad altri soggetti e a considerare Fincantieri l’opzione preferita per il futuro della società. Francia e Italia esprimono la loro volontà di facilitare la creazione di una industria navale europea più efficiente e competitiva. Condividono l’obiettivo di avanzare verso una forte alleanza tra i due paesi sia in campo civile che militare”.

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda ha sottolineato: “Perché si possa dar vita a un grande gruppo occorre fiducia reciproca e la premessa della fiducia reciproca è che si raggiunga su Stx una conclusione che rispetti nella sostanza gli accordi presi con il governo francese. Certamente le posizioni sono ancora distanti”. A chi chiedeva se i ministri fossero rimasti delusi dall’incontro Calenda ha risposto: “Francamente non ci aspettavamo nulla di diverso”.

Al termine dell’incontro, il ministro dell’Economia francese Le Maire ha assicurato: “Abbiamo un’opinione diversa su Stx ma troveremo una soluzione adeguata. Sono molto contento di essere oggi a Roma con i ministri Padoan e Calenda e sono convinto che dobbiamo rafforzare la collaborazione tra Italia e Francia. Siamo due grandi Paesi, siamo fratelli. Abbiamo perfetta coscienza in Francia dell’emozione che può suscitare la decisione assunta dal governo francese su Stx. Voglio dire ai miei amici italiani che è una decisione temporanea. L’intenzione del governo francese è quella di costruire con l’Italia una grande compagnia europea navale civile e militare e abbiamo deciso di lavorare insieme a questa cooperazione tra Francia e Italia”.

Al vertice Italia-Francia parteciperanno anche Gentiloni e Macron. Oggi, in aula parlamentare, alle 15,30, come già previsto, il ministro Calenda riferirà sull’incontro di ieri e si conosceranno le posizioni dei gruppi sulla vicenda Fincantieri-Stx.

La partita resta ancora aperta. Bisognerà seguire con attenzione gli sviluppi futuri sulla vicenda.

Salvatore Rondello

Confronto Francia-Italia sul caso Fincantieri-Stx

Bruno-Le-MaireIl ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, è atteso oggi a Roma per incontrare le autorità italiane e cercare di allentare il braccio di ferro tra Italia e Francia con un accordo sul dossier Fincantieri-Stx France che possa soddisfare entrambe le parti. La sua ultima proposta è quella di dare a Fincantieri la completa gestione dei cantieri francesi con la possibilità di nominare un presidente del consiglio di amministrazione con voce preponderante, ma il controllo deve essere paritario. Dopo aver esercitato l’arma del ricatto della nazionalizzazione, il ministro francese assume un atteggiamento ‘magnanime’ verso l’Italia. Sembrerebbe come la storiella del ragazzino che prima mena e dopo cerca di fare pace per raggiungere le condizioni a lui più favorevoli.
In una recentissima intervista a Il Corriere della Sera, il francese Le Maire ha illustrato la proposta che prevede per i cantieri Saint-Nazaire che la Fincantieri sia azionista al 50% e che il presidente nominato dalla società italiana abbia voce preponderante in caso di uguaglianza. Nonostante la nazionalizzazione temporanea (il governo francese, la settimana scorsa ha esercitato il diritto di prelazione salendo al 100% dei cantieri di Saint Nazaire), la Francia vuole un socio privato e Fincantieri è il candidato migliore. Con un atteggiamento più costruttivo Le Maire si è detto fiducioso che un accordo venga raggiunto nelle prossime settimane. In realtà l’attuale esecutivo francese ha scoperto un proprio fianco di debolezza che cerca di coprire facendo fare le spese all’Italia. Quel 16,66% posseduto da Fincantieri, eccedente l’ipotetico 50% paritetico tra partner italiani e francesi dovrebbe essere così distribuito: il 14,66% andrebbe alla Francese Naval Group ed il restante 2% ai lavoratori di Stx. Secondo Le Maire, sarebbe questo il modo per lasciare a Fincantieri la designazione del presidente del consiglio di amministrazione e consentire la guida italiana dei cantieri navali francesi.
Il ministro francese ha anche detto: “La nostra scelta è Fincantieri. Siamo due nazioni sorelle. Vogliamo lavorare mano nella mano con l’Italia, sia in campo industriale che sull’unione politica e monetaria. È una scelta politica importante. Abbiamo lavorato a una proposta che permetta di uscire al meglio dalla situazione attuale: costruire una grande alleanza industriale europea franco-italiana in campo navale. È importante tuttavia che i nostri partner italiani comprendano le nostre preoccupazioni. Nessuna della nostre decisioni è rivolta contro l’Italia, sono motivate da preoccupazioni legittime su due punti. Il primo è l’occupazione. Oggi il settore delle crociere va benissimo, ma una crisi può arrivare domani. E quali garanzie abbiamo che Fincantieri non sposterà le sue attività su altri siti produttivi? Migliaia di lavoratori a Saint Nazaire sono preoccupati. La seconda preoccupazione riguarda le tecnologie di punta. Oggi non abbiamo sufficienti garanzie sul rischio di trasferimento di queste tecnologie verso la Cina, che segnerebbe la fine dei cantieri di Saint Nazaire. Vogliamo semplicemente maggiori garanzie su questi due punti”.
La Francia chiede legittime garanzie all’Italia ed alla Fincantieri ma non è convincente perché finora non si è mai preoccupata di chiedere le stesse garanzie ai coreani che potrebbero già avere acquisito le tecnologie di punta per la cantieristica della Corea del Sud. Quanto al desiderio della grande alleanza italo-francese in campo navale è già un dato di fatto con la quota di Fincantieri acquistata dai coreani.
Ci potrebbero essere dunque altre motivazioni recondite oltre a quelli degli interessi nazionali della Francia. I francesi sanno bene che la loro cantieristica navale è in perdita contrariamente a quanto avviene per quella italiana. Dalla Francia, l’Italia si sarebbe aspettato un ringraziamento per l’intervento della Fincantieri che sostituendosi ai coreani è intervenuta per salvare la cantieristica francese e potenziare quella europea. È una questione di principio e di rispetto degli accordi già sottoscritti in una logica di lungimirante strategia economica che salva anche i posti di lavoro della cantieristica di Saint Nazaire.
Ricapitolando, i francesi propendono per uno schema paritario nel capitale di Stx France, mentre l’Italia non è disposta a cedere ed oggi ribadirà che Fincantieri vuole il controllo della maggioranza ed il controllo del sito.
Dunque restano immutate le posizioni francesi ed italiane.
Naturalmente il Governo italiano non intende indietreggiare. Lo ha confermato ieri sera il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che in una intervista al Tg5 si è impegnato a difendere gli interessi nazionali con tranquillità ma anche con forza. Gentiloni ha sottolineato come i paesi europei debbano cooperare tra loro. Con spirito di osservazione ha detto: “Vediamo se arrivano altre proposte”.
Ieri sera c’è stato un meeting tra il premier Gentiloni ed i ministri dell’Economia Pier Carlo Padoan e dello Sviluppo Carlo Calenda per discutere proprio della vicenda dei cantieri navali di Saint-Nazaire.
Il ministro Carlo Calenda ha ripetuto nei giorni scorsi che sarebbe inaccettabile tenere Fincantieri sotto la soglia del 51 per cento. Sarebbe una incomprensibile concessione per chi ha seguito questa vicenda.
Sul dossier Fincantieri è anche intervenuto il ministro Giuliano Poletti affermando: “Noi siamo per tutelare la correttezza dei rapporti”. Le dichiarazioni di Poletti sono state fatte durante la trasmissione ‘Ma cos’è questa estate’ di Radio24, a poche ore dall’incontro italo-francese a Roma. Per il ministro del lavoro: “Ci sono atti che testimoniano degli accordi che erano stati realizzati fra l’impresa e la nuova società e  pensiamo che quello che vada fatto sia sostanzialmente rispettare gli accordi. Bisogna trovare le forme, le modalità, ma dobbiamo tutelare le nostre imprese nel momento in cui fanno interventi nel mondo, anche perché il mercato aperto alla possibilità di avere investimenti internazionali, ad esempio in Italia, io credo che sia un fatto positivo. Un dato che non viene mai citato, mentre io lo considero molto importante, è che nel 2016 in Italia gli investimenti internazionali in Italia sono aumentati di oltre il 50%. Se vogliamo che l’economia italiana cresca, che le imprese crescano, abbiamo bisogno di investitori, quindi anche di investitori internazionali, però c’è un dato di rispetto reciproco. Questo deve valere per noi, deve valere per tutti gli altri Paesi, deve valere anche per la Francia. Quindi credo che debba essere sviluppato un confronto molto franco sul quale il nostro governo ha intenzione di far valere il rispetto dei patti, cosa assolutamente normale”.
L’incontro è importante non soltanto per i destini dell’accordo Finantieri-Stx, ma anche perché potrebbe mettere in discussione il ‘modus operandi’ delle relazioni tra i Paesi dell’Unione Europea.
Intanto il titolo Fincantieri prende il largo a Piazza Affari. Fin dai primi scambi, la quotazione della cantieristica navale italiana si è messa in evidenza segnando un progresso di oltre l’1,5% per poi accelerare ulteriormente e salire di oltre 2 punti percentuali. In Borsa, il mercato azionario sembra fiducioso che la questione possa risolversi positivamente per la Fincantieri.
Alle 17,30, presso il Ministero dell’Economia inizierà il braccio di ferro Italia-Francia. Al termine conosceremo l’esito sperando in una saggia decisione di entrambe le parti. Domani alle 15,30 il ministro Calenda riferirà alle Camere sul confronto di stasera. Dopo l’intervento del Ministro, è previsto in Aula un dibattito con interventi di cinque minuti per ogni gruppo.

Salvatore Rondello

Fincantieri: governo conferma linea fermezza

Fincantieri-di-MonfalconeNessun passo indietro. Il governo italiano conferma la linea della fermezza alla vigilia di quello che si preannuncia un difficile confronto con il governo francese sui cantieri navali della Stx che Parigi ha deciso di nazionalizzare sottraendo a Fincantieri il controllo. “Condivido quanto hanno detto i ministri Calenda e Padoan: l’Italia non farà un passo indietro”, ribadisce il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. Domani il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il collega dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, terranno il punto con il ministro dell’Economia Francese, Bruno Le Maire, che arriverà a Roma con una nuova proposta. Il governo italiano ha respinto nei giorni scorsi l’offerta di Emmanuel Macron di limitare al 50% la quota di Fincantieri in Stx, che avrebbe invece dovuto rilevare il 66,6% in mano ai sudcoreani.

Parigi, che ha stracciato il precedente accordo raggiunto tra l’Italia e il governo Hollande, per uscire dall’empasse, si dice ora pronta ad allargare i termini dell’accordo al settore militare, con il coinvolgimento di altre imprese, come Leonardo. Un’apertura a cui si guarda con interesse ma che potrebbe non cambiare i termini della questione. “Il dialogo con la Francia era già avviato: sarebbe importante – sottolinea ancora Pinotti – raggiungere un accordo che comprenda sia la parte civile che quella militare. Mi auguro che nell’incontro tra i ministri possano essere fatti passi avanti e che non sia una strada chiusa”. D’altronde la cooperazione tra Parigi e Roma in ambito militare va già avanti da tempo. “Abbiamo avuto lunghe collaborazioni con la Francia – ha ricordato Angelo Fusco, Direttore Divisione Navi Militari di Fincantieri – siamo già al secondo programma congiunto, prima con le fregate Orizzonte e poi con le Fremm.

La sintonia, sia dal punto di vista produttivo che operativo con i francesi c’è sempre stata e i programmi hanno funzionato benissimo. Sui programmi, la cooperazione in passato ha funzionato bene. Potrebbero esserci ulteriori opportunità”. Intanto i francesi provano a trovare una via di uscita ‘nazionale’. Prima di volare a Roma, Le Maire vedrà il presidente della Regione Pays de la Loire, Bruno Retailleau, e una delegazione di imprese locali che si dicono pronte a entrare nel capitale dei cantieri navali Stx France di Saint-Nazaire. La riunione si terra’ domani mattina a Bercy e, secondo Retailleau, “deve permettere di studiare le condizioni della partecipazione delle imprese regionali al tavolo di Stx”. Le aziende interessate sono una ventina, tra cui due committenti di Stx e la loro presenza, ha detto il presidente della Loira, “fornirà una seria garanzia che occupazione e interessi locali saranno difesi e preservati”.

Redazione Avanti!

Fincantieri-Stx: scontro Roma-Parigi

fincantieriMacron sta aprendo una ingiustificata conflittualità con l’Italia. Ieri la furbata con l’accordo pacificatore tra i principali rivali della Libia raccogliendo i frutti di un lungo e tenace lavoro svolto dall’Italia. Oggi, riapre la questione del controllo di Fincantieri su Stx-France già concordata con Hollande.

Il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire ha dichiarato di preferire soluzioni uguali, al 50 e 50 per Stx France, la società a monte dei cantieri Saint Nazaire attiva nella produzione di portaerei e navi da crociera. In cambio, Le Maire avrebbe prospettato all’Italia di accrescere la cooperazione in campo navale militare. Un’offerta che non riscuote consensi: Fincantieri ha rilevato lo scorso aprile il 66,67% di Stx France dagli azionisti sudcoreani, Stx Offshore&Shipbuilding finiti in amministrazione straordinaria, con un investimento di 79,5 milioni di euro.

L’amministratore delegato della Fincantieri, Giuseppe Bono, nel corso della presentazione agli analisti dei risultati del primo semestre che si è chiuso con un risultato positivo di 11 milioni, in aumento di 6 milioni rispetto al primo semestre 2016, ha dichiarato: “L’obiettivo dell’acquisizione di Stx è industriale e non politico. In questa operazione, abbiamo il pieno sostegno del nostro governo. Siamo fiduciosi che l’accordo sarà raggiunto. Siamo ancora nella fase di negoziazioni con lo Stato francese per la definizione della struttura della futura governance in Stx France con nuove posizioni dopo le elezioni in Francia”.

Parigi però avrebbe ancora la carta per rovesciare il tavolo: l’operazione era stata concertata con Parigi quando all’Eliseo c’era Francois Hollande. Entro sabato 29 luglio il governo targato Macron potrebbe tecnicamente esercitare la prelazione – con un costo economico altissimo – con cui nazionalizzare i cantieri Saint Nazaire.

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, parlando a margine di una conferenza stampa ha affermato: “Non abbiamo nessuna intenzione di andare avanti se non ci sono le condizioni. E’ stato firmato un accordo dal precedente governo francese, che contiene alcune condizioni fondamentali per la realizzazione del progetto da parte di Fincantieri. Condizioni che sono conosciute anche all’attuale governo”. Per il ministro Calenda: “Questo è un buon test per capire se chi parla di europeismo e valori liberali poi li applica”.

Il ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan prende atto con rammarico dell’orientamento del governo francese ad esercitare il diritto di prelazione su STX. Il titolare del dicastero di Via XX Settembre in una nota si è così espresso: “L’attuale esecutivo francese ha deciso di cancellare accordi già presi sulla presenza di Fincantieri nella compagine sociale di STX. Abbiamo dato la nostra disponibilità ad ascoltare le esigenze del nuovo governo, ma non c’è nessun motivo per cui Fincantieri debba rinunciare alla maggioranza e al controllo della società francese”.

Nel frattempo il titolo della Fincantieri ha perso circa il 10% alla Borsa di Milano scendendo a 0,945 euro per azione.

Non si comprende nemmeno perché la Francia non ha posto nessun veto ai Sud coreani che già detenevano la quota di controllo di Stx. La Fincantieri ha acquisito direttamente dal Tribunale di Seul il 66,7% del pacchetto azionario della Stx-France che gestisce i cantieri francesi.

Con Hollande, l’assetto societario della stessa Stx prevedeva la maggioranza assoluta in mani italiane, fra Fincantieri e Fondazione CrTrieste. Macron lo ha messo in discussione ed ha chiesto di ridiscuterlo. Oggi, dopo le indiscrezioni e i rumors dei giorni scorsi, il ministro dell’economia, Bruno Le Maire, davanti alla Commissione degli affari economici del Senato, è venuto allo scoperto affermando: “Aspettiamo la risposta del governo italiano sulla proposta di un’azionariato diviso a metà fra Italia e Francia”. Poi ha aggiunto di sperare in una risposta positiva. In conclusione, in caso di esito negativo ha detto: “Tutto si deciderà entro la fine di questa settimana”.

La risposta del governo italiano non si è fatta attendere. Il Ministero dell’Economia e Finanza ha ricordato l’ampia disponibilità a modificare gli accordi già raggiunti al massimo livello e i due requisiti irrinunciabili per una nuova intesa: in mani italiane devono restare la maggioranza di Stx e il voto decisivo nel consiglio di amministrazione in caso di stallo. Requisiti intorno ai quali sono state delineate le modifiche da apportare agli accordi che però i francesi non hanno voluto accettare. A questo punto, a pochi giorni dalla scadenza del 29 luglio, termine ultimo per il governo francese (che ora detiene il 33,3% di Stx France) per esercitare il diritto di prelazione sul 66,67% acquistato da Fincantieri a Seul, la partita è tutta politica. Con gli italiani che vogliono la certezza di poter gestire sul piano industriale i cantieri e i francesi che vogliono salvaguardare la minoranza di blocco in Stx France. Sullo sfondo resta la partita industriale della più importante acquisizione italiana in Francia degli ultimi decenni, primo passo per la creazione di un grande polo europeo della cantieristica in grado di competere sullo scenario globale.

L’Italia non ha mai creato nessun problema alla Francia per i suoi investimenti in Italia. Dovrebbero ricordare i francesi l’acquisto della BNL da parte di BNP-Paribas, della Cassa di Risparmio di Parma attraverso il Credit Agricole, della catena di distribuzione GS oggi della francese Carrefour, della presenza del gruppo Bollorè in Telecom ed in Mediaset, etc…

Complessivamente gli investimenti francesi in Italia ammonterebbero a 37 miliardi di euro pari al 7% dell’intera capitalizzazione della Borsa italiana, mentre gli investimenti italiani in Francia non raggiungono 20 miliardi di euro e rappresentano soltanto lo 0,9% della capitalizzazione della Borsa francese.

Gli italiani hanno già subito le campagne napoleoniche in Italia del 1800. Ricordano anche il mancato rispetto dei francesi alla tregua da loro stessi chiesta nel 1849 durante la battaglia della Repubblica Romana. Con la creazione dell’Europa gli italiani mantengono buoni rapporti con tutti i popoli ed amano vivere in pace, ma non sono più disposti a subire violenze e dominazioni. Gli italiani si sentono europei e pensano a fare una grande Europa.

Non sappiamo ancora cosa vuol fare Macron che ha la desinenza in comune con Napoleon.

Salvatore Rondello