REFERENDUM ILVA

Ilva-678x381Finalmente fatto l’accordo sull’Ilva. È stato raggiunto e siglato al ministero dello Sviluppo economico l’accordo sull’Ilva da sindacati, azienda e commissari, alla presenza del vicepremier e ministro Luigi Di Maio. I sindacati poi sottoporranno il testo al referendum tra i lavoratori.

Il vicepremier e ministro Luigi Di Maio ha detto: “Siamo all’ultimo miglio, sono state 18 ore di trattativa in cui i protagonisti sono stati ovviamente i rappresentanti dei lavoratori, in cui si è cercato di raggiungere il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili.  Adesso aspettiamo la firma, non dire gatto se non ce l’hai nel sacco…”.

Per il segretario della Uil Carmelo Barbagallo “è stata la trattativa più lunga e complessa della moderna storia sindacale. Il positivo risultato è merito della lotta dei lavoratori e della determinazione e competenza della categoria al tavolo. Ora, occorre dare attuazione all’accordo perché si può e si deve guardare al futuro dei lavoratori e della città di Taranto in una prospettiva di sviluppo e di salvaguardia della sicurezza e dell’ambiente. Da questa intesa, che rilancia l’Ilva, potranno trarre beneficio la stessa industria nazionale, l’occupazione e l’economia del Paese”.

La segretaria della Fiom, Francesca Re David, ha affermato: “Per noi per essere valido deve essere approvato dai lavoratori con il referendum. Gli assunti sono tutti, si parte da 10.700 che è molto vicino al numero di lavoratori che oggi sono dentro e c’è l’impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione su salario e diritti, era quello che avevamo chiesto, sull’esito delle assemblee dei lavoratori siamo fiduciosi. Nell’accordo sull’Ilva con ArcelorMittal abbiamo ottenuto quello che abbiamo chiesto sin dall’inizio, quindi siamo soddisfatti, 10.700 lavoratori verranno assunti subito e sono sostanzialmente quelli che ora lavorano negli stabilimenti, ossia tutti quelli non in cassa integrazione. Contemporaneamente parte anche un piano di incentivi alle uscite volontarie e l’azienda si è impegnata ad assumere tutti gli altri che restano in carico all’Ilva senza penalizzazioni e con l’articolo 18. Molto migliorato anche il piano ambientale che porta all’accelerazione delle coperture dei parchi e a un limite fortissimo delle emissioni. Se Ilva vuole produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio lo deve fare senza aumentare di nulla le emissioni che ci sono. Ora, sottoporremo l’intesa, come sempre al giudizio dei lavoratori che è per noi vincolante, oggi sottoscriveremo l’accordo ma la firma definitiva ci sarà solo al termine dei referendum. I tempi? Cercheremo di farlo naturalmente entro il 15 settembre, ci mettiamo subito al lavoro”.

Il segretario genovese della Fiom, Bruno Manganaro, ha detto: “Per Genova confermato l’organico, 1474 dipendenti. Aspettiamo la firma ma è chiaro che rispetto alla fase in cui venivano ipotizzate la messa in discussione di salario e diritti, siamo soddisfatti. Non ci saranno esuberi e per Genova viene riconfermato l’Accordo di programma con un organico di 1474 lavoratori. Ora comincia una lunga storia con una nuova organizzazione della fabbrica che dovremo gestire con il più grande gruppo industriale dell’acciaio, ma rispetto alle premesse l’accordo è un buon risultato”.

Di Maio ha anche affermato: “Comunque, con l’intesa non si annulla la gara per l’aggiudicazione deIl’Ilva. La gara non aveva la possibilità di tutelare l’interesse pubblico concreto e attuale. L’accordo fa sì che l’interesse pubblico concreto e attuale non si realizzi per l’eliminazione della gara”.

Il ministro ha poi spiegato: “Da quello che si è ottenuto al tavolo stanotte, già possiamo dire che non ci sarà il Jobs Act nell’azienda, che i lavoratori saranno assunti con l’articolo 18, che ci saranno 10.700 assunzioni come base di partenza e che non ci saranno esuberi: tutti riceveranno una proposta di lavoro da Mittal”.

Il premier Giuseppe Conte , da Ischia, ha affermato: “Di Maio ha fatto un lavoro veramente egregio, è stato molto sapiente il percorso che abbiamo costruito, abbiamo acquisito il parere dell’Anac e dell’Avvocatura dello Stato, sono emerse irregolarità evidenti, ma l’annullamento della gara non è così semplice. Non basta un vizio formale occorre dimostrare che attraverso quell’annullamento si realizza meglio l’interesse pubblico. I dati che sono stati resi noti sono di assoluta eccellenza”.

La cordata AmInvestco, infatti, avrebbe accettato di assumere nella nuova Ilva, da subito,  10.700 lavoratori. Dopo la  proposta lanciata ieri sera di portare a 10.300 gli assunti nella nuova Ilva al 2021, Fim Fiom Uilm e Usb, infatti, hanno cercato di  ampliare la platea. I sindacati hanno lavorato per cercare di arrivare ad un organico di 10.700-10.800 unità entro il 2022 includendo nel perimetro gli elettrici, i chimici e i marittimi di affiliate che prima erano stati esclusi.

Dal testo inoltre sembra uscito il riferimento proposto dall’azienda sempre ieri sera di intese con il sindacato sul contenimento dei costi anche attraverso riduzioni dell’orario di lavoro. Quanto al contratto integrativo i sindacati hanno chiesto che Mittal preveda sul Pdr 2019 e 2020 un ‘una tantum’ che possa tradursi in un aumento salariale del 4%. Nel testo dell’accordo che sindacati e azienda stanno scrivendo per sottoporlo alla plenaria approvazione referendaria dei lavoratori, entra anche il piano sugli esodi incentivati: Mittal conferma infatti 250 milioni da offrire complessivamente per agevolare l’uscita volontaria dei lavoratori.

L’accordo in arrivo vede anche la conferma da parte di Mittal dell’impegno a  riassorbire tutti gli eventuali esuberi che dovessero rimanere dal 2023 in capo alla vecchia Ilva. L’azienda infatti si è impegnata a riassumere tutti quei lavoratori Ilva che al termine della gestione dell’amministrazione straordinaria non abbiano usufruito né di incentivi all’esodo né di prepensionamenti né di una offerta di lavoro all’interno della nuova Ilva e che rientreranno senza alcuna differenza salariale rispetto a quelli già assunti da Mittal.

Dopo tutte le note vicende con toni accusatori e minacce di annullamento della gara fatte dal vicepremier e ministro Di Maio, la questione dell’Ilva si è finalmente conclusa seguendo il percorso già delineato dal governo Gentiloni con il ministro Carlo Calenda.

Salvatore Rondello

Ilva, Fim Genova e Gentiloni contro Emiliano e Melucci

ilva operaioContinua la tensione intorno al caso Ilva, ma stavolta a intervenire è il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che invita le istituzioni pugliesi, alle quali presta il fianco il leader dei Verdi, Bonelli.
“Mi rivolgo – scrive Gentiloni – al presidente Emiliano e al sindaco Melucci facendo appello alla loro responsabilità e alla sensibilità istituzionale che ben conosco. Vi chiedo di ritirare il ricorso al Tar e di non mettere a rischio interventi per la bonifica ambientale e il lavoro che Taranto aspetta da anni. Da parte del governo c’è piena disponibilità al confronto sulle questioni che avete sollevato. Conto su di voi, l’Italia e la Puglia hanno bisogno di leale collaborazione”. pronta la replica di Emiliano che di dice “a disposizione del presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, ove voglia incontrarlo per illustrargli le ragioni del ricorso e il punto di vista della Regione Puglia sul piano industriale e sul piano ambientale dell’Ilva di Taranto”, si legge in una nota. “Il ricorso – prosegue la nota – ha il fine esclusivo di tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori da uno stabilimento per il quale è attualmente in corso un processo penale per disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari davanti alla Corte d’Assise di Taranto e per il quale – conclude la nota – occorre impedire che le condotte di reato siano reiterate”. meno conciliante la risposta del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci: “Ringrazio il presidente Gentiloni – dice -, ma voglio sottolineare che il dialogo da parte del Comune di Taranto, con tutte le altre istituzioni e persino con gli investitori, non si è mai arrestato, anche nelle ore più difficili o nei momenti in cui abbiamo subito le peggiori pressioni mediatiche. Già ieri sera avevamo risentito il Mise e trasmesso la nostra posizione sulle modalità utili per consentire il ritiro del ricorso. Semmai apprezzo molto il ruolo di mediazione e responsabilità che sta ora assumendo direttamente il presidente; ruolo che può aggiungere il tanto auspicato carico di garanzie sui buoni esiti della trattativa, quando dovesse essere sgombra dal ricorso. Se necessario io lavoro anche a Natale, ma devo portare a casa risultati sostenibili e definitivi per la mia comunità.
Dalla parte delle Istituzioni pugliesi il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che afferma: “Si vuole far passare il presidente della regione Puglia Michele Emiliano come un’irresponsabile perché chiede una cosa elementare: la modifica del piano ambientale Ilva garantendo quello che in altri paesi europei è dovuto e normale, ovvero il rispetto delle normative ambientali della salute e l’eliminazione della norma che garantisce l’immunità penale e civile in caso di violazione della legislazione sanitaria e ambientale”.
Tuttavia da Genova inizia a farsi sentire forte il malumore per la vicenda tarantina che inizia ad influire anche asugli altri stabilimenti. Oggi c’è stato l’incontro al Mise su Ilva, ma è chiaro la vicenda del sito di Genova è legata a doppia mandata a quella di Taranto, e Alessandro Vella, segretario generale del sindacato genovese Fim sottolinea che il presidente della Regione Puglia Emiliano e il sindaco di Taranto “non possono pensare di prendere in ostaggio tutti i lavoratori del Gruppo per interessi legati alla visibilità politica del governatore della Puglia. L’eventuale blocco di Taranto avrebbe ripercussioni drammatiche su Genova e non lo permetteremo”. Oggi poi è stato anche calendarizzato il prossimo tavolo al Mise per Cornigliano. Un incontro separato sull’Ilva per l’accordo di programma di Genova si terrà il prossimo 17 gennaio al Mise con tutti i firmatari dell’accordo e ci saranno anche i vertici di Am Investco. “È il risultato di chi non ha mai tradito quell’accordo – ha detto il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro -, della determinazione dei lavoratori e delle loro lotte che qualcuno ha definito pantomime. Quella che attende i lavoratori dell’Ilva di Cornigliano è “una trattativa ancora lunga e difficile, ma senza coraggio e determinazione la sconfitta è già scritta”. Concetto ribadito anche dall’rsu della Fiom dell’Ilva, in una nota in polemica con Fim e Uilm che non avevano partecipato all’occupazione dello stabilimento che portò al fermo della fabbrica per quattro giorni all’inizio di novembre proprio per chiedere un tavolo su Genova.
Mentre in generale la trattativa sull’Ilva “continua perché questo è il tavolo principale, quello che vede la presenza del governo con le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dell’azienda e l’amministrazione straordinaria”. Così la viceministro Teresa Bellanova, al termine dell’incontro odierno al Mise aggiungendo di avere il dovere “di avere un confronto di merito sul piano industriale e ambientale, sulle condizioni di lavoro e sul numero dei lavoratori che transiteranno nella nuova società”. Per il futuro dell’Ilva – ha detto la Bellanova – “vogliamo provare nella fine di gennaio e inizio di febbraio a dare una stretta finale ad una trattativa che deve mettere al riparo – non le arroganze, le presunzioni – ma le decine di migliaia di posti di lavoro e un importante insediamento produttivo”.

Ilva, rinvio al Mise e sospesa occupazione a Genova

miseSi è tenuto oggi il tavolo al Ministero dello Sviluppo economico tra commissari dell’Ilva, Am Investo e le delegazioni sindacali guidate dai segretari generali di Fim, Fiom e Uilm e dai segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil. Molti i nodi da sciogliere e altre questioni aperte dopo l’occupazione dello stabilimento di Genova.
Per il momento i sindacati escono insoddisfatti dall’incontro con ArcelorMittal al Mise: l’azienda non ha consegnato il piano industriale ma lo ha illustrato solo per grandi linee. Il tema occupazione ed eventuali esuberi non è stato affrontato. Il tavolo è aggiornato a martedì prossimo alle ore 9. “Anche questa volta ci hanno presentato delle slide – ha riferito la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David – non abbiamo nulla in mano e non possiamo compiere una valutazione vera. Per questo abbiamo molte perplessità. Dobbiamo vedere le carte e poi faremo un approfondimento. Siamo ancora lontani”. Anche se per l’azienda l’incontro è stato produttivo e addirittura ArceloMittal fa sapere che è “molto importante che i sindacati comprendano pienamente i nostri piani industriale e ambientale” e per questo l’azienda ha “accolto con favore la possibilità di partecipare a questo incontro, unitamente a quello della settimana prossima nel quale dettaglieremo il piano ambientale e a quelli che seguiranno”.
I dubbi restano: secondo i sindacati ArcelorMittal ha fissato a regime l’obiettivo di 10 milioni di tonnellate di produzione ma questo comporterebbe assunzioni piuttosto che esuberi. I target produttivi sono fissati al 2024 e sino al 2023 è prevista l’importazione di 4 milioni di tonnellate di semilavorato finché non entrerà in funzione l’altoforno 5 e le importazioni scenderanno a 2 milioni. Sullo sfondo – ha fatto notare Bentivogli – vi è l’incognita-capestro dell’Antitrust europeo: non possiamo aspettare il 24 marzo (il tempo che si è dato l’Antitrust per pronunciarsi sull’acquisizione, ndr). Sul tavolo pesa infatti la decisione di ieri dell’antitrust europeo di proseguire l’esame sull’acquisizione, prendendo tempo fino al 23 marzo.
Nel frattempo a Genova l’occupazione – ha deciso l’assemblea degli operai all’esterno della fabbrica di Cornigliano – è sospesa da domani mattina alle 6. Ci sarà poi un’assemblea retribuita sempre domani mattina con Bruno Manganaro (Fiom).
Preoccupazione è stata espressa dal segretario genovese della Fiom sui contenuti del piano industriale che sembrano penalizzare Cornigliano: “Abbiamo assistito a 3 ore di slide, con pochi numeri e da quelli emersi si deduce che gli investimenti per Genova, alla luce della mole del gruppo Mittal, sono esigui: 60 milioni, di cui 15 per la banda stagnata quando ne servirebbero 150”. “Inoltre sulla discussione pende la `spada di Damocle´ della decisione dell’Antitrust su AM che non arriverà prima del marzo 2018. Quindi – ha sottolineato il segretario Fiom – tutto quello che si decide oggi, rischia di essere carta straccia in caso di pronunciamento negativo dell’Antitrust nei confronti di Mittal”. L’occupazione della fabbrica ha avuto i suoi frutti: il vice ministro Teresa Bellanova ha garantito oggi al segretario genovese della Fiom, Bruno Manganaro, al termine del tavolo sindacale sul piano industriale di AM InvestCo per Ilva. In sostanza si parlerà specificatamente dell’Accordo di programma in vigore per lo stabilimento di Genova Cornigliano per il cui mantenimento la Fiom sta occupando la fabbrica. L’Accordo, siglato nel 2005 da Ilva, Governo, Enti locali e sindacati, prevede che a fronte della chiusura degli impianti a caldo dello stabilimento vengano mantenuti occupazione e salario. Il Piano di Am InvestCo, invece, parla di 600 esuberi su 1650 dipendenti per Cornigliano.
Ma l’occupazione Fiom è stata comunque criticata dagli altri esponenti sindacali. I segretari generali di Fim e Uilm, Marco Bentivogli e Rocco Palombella, ribadiscono le critiche alla mobilitazione dei metalmeccanici della Cgil. Intervistati prima di entrare al tavolo sull’Ilva al ministero dello Sviluppo economico, i due sindacalisti prendono le distanze dalla segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, secondo cui l’occupazione dello stabilimento di Genova non peserà sul negoziato. “Siamo abituati agli alti e ai bassi di una organizzazione che da un lato cerca l’unità e dall’altro scorciatoie – ha detto da parte sua Palombella – la mobilitazione non serviva perché la discussione su Genova era già in programma”.
“Le proteste sono tutte legittime – ha dichiarato Bentivogli – ma in questo momento era più importante tenere insieme i lavoratori e sostenere una trattativa difficile. Abbiamo chiesto di limitare le cose che dividono e di spingere su quelle che ci uniscono. La protesta serve se ha degli obiettivi e in momenti difficile come questo l’unità fra i lavoratori è da preservare”.

IL GIORNO DELL’ILVA

prefetto Maria Teresa Canessa“Se non c’è lavoro c’è agitazione”, è lo slogan che ha mandato in tilt la città di Genova, attraversata da un corteo guidato dallo striscione ‘Pacta servanda sunt’, dietro i lavoratori di Ilva, Ansaldo Fincantieri e tanti altri ancora. I lavoratori dell’Ilva di Cornigliano (Genova) iscritti alla Fiom hanno manifestato per tre giorni a difesa dell’Accordo di Programma firmato nel 2005 che a fronte della chiusura della lavorazione a caldo prevedeva il mantenimento dei livelli occupazionali e di reddito. I metalmeccanici della Fiom temevano che con la vendita dello stabilimento saltasse anche l’accordo e hanno chiesto e ottenuto che all’incontro del 4 febbraio al ministero dello Sviluppo economico per la verifica sull’accordo per lo stabilimento di Cornigliano sia presente anche un rappresentante del governo, dove infatti ci sarà anche la sottosegretaria Simona Vicari. L’annuncio è con una lettera firmata dal Prefetto che è stata letta al megafono davanti alle scale della Prefettura dal segretario regionale della Fiom Bruno Manganaro. “Questo dimostra che era giusto lottare – urla Armando Palombo, della rsu – abbiamo deciso la lotta con un’assemblea, abbiamo votato per alzata di mano e i fatti ci hanno dato ragione”.

Maria Teresa Canessa, vicequestore aggiunto, si toglie il casco e stringe la mano a un operaio
Dopo tre giorni di proteste termina così lo sciopero e l’occupazione della fabbrica. Il corteo è stato segnato inizialmente da attimi di tensione tra i lavoratori e le Forze dell’ordine, che hanno bloccato l’accesso in centro dei manifestanti. Tensione che poi si è stemperata nel corso della mattinata, quando una funzionaria di polizia si è tolta il casco e ha stretto la mano ad alcuni lavoratori, arrivati faccia a faccia con gli agenti in tenuta antisommossa. Il gesto di Maria Teresa Canessa, vicequestore aggiunto di Genova, è riuscito a stemperare gli animi, insieme all’impegno preso dal prefetto Fiamma Spena per ottenere una convocazione a Roma alla presenza di un esponente governativo. Grazie al gesto della poliziotta i manifestanti hanno deciso così di non proseguire il corteo con i mezzi pesanti che avevano paralizzato Genova.
“Quella poliziotta ha fatto un bel gesto, io le sono grata. Togliendosi il casco e stringendo la mano ai manifestanti ha mostrato coraggio e, al tempo stesso, solidarietà con quei lavoratori. Non rinunciando ai compiti che le impone la divisa, a difesa di tutti, quella donna, con il suo gesto distensivo, ci rimanda una immagine di speranza. Brava, un esempio da seguire”. Lo afferma Rosa Calipari, vice presidente della commissione Difesa della Camera, commentando le immagini della manifestazione dei lavoratori Ilva a Genova nel corso della quale una funzionaria di polizia si è tolta il casco e ha stretto la mano alcuni lavoratori.

Azienda, da sciopero perdite per circa 6 milioni
Gli scioperi, secondo l’azienda, se proseguiti avrebbero messo a rischio gli investimenti promessi sulla zincatura a Cornigliano. Ilva spiega in un comunicato che le mobilitazioni degli ultimi tre giorni hanno causato: “Perdite per circa 2 milioni di euro al giorno, a rischio gli investimenti sulla linea 4 di zincatura se la fabbrica di Genova non riprenderà a funzionare regolarmente”. Ilva sottolinea poi che il danno riguarda anche la reputazione di ILVA verso clienti internazionali con cui sono stati siglati importanti contratti di fornitura. Le perdite finanziarie sono finora stimate in circa 6 milioni di euro per le tre giornate di fermo della fabbrica. “Queste perdite di fatturato ad oggi – prosegue l’azienda nel comunicato – corrispondono all’ammontare delle risorse finanziarie necessarie per gli investimenti sulla linea 4 di zincatura del sito industriale di Genova, sui quali, alla luce dei fatti accaduti in queste ore, l’Azienda valuterà come procedere”.

Camusso sul lavoro: “Sconcertante vendita 100 mln voucher. Si è tolta una forma di lavoro precaria e ne è stata introdotta una peggio”

Nel frattempo, appena poche ore fa, il segretario della Cgil, Susanna Camusso ha rivendicato la legittimità delle richieste avanzate da operai e sindacalisti circa la necessità della presenza di un interlocutore che rappresenti il governo alla riunione de consiglio di vigilanza in programma per il 4 febbraio.
“Non servono osservatori ma decisioni politiche” dichiara il segretario nazionale dela Cgil. “Giustamente – ha aggiunto Camusso – viene chiesto un incontro col ministro Guidi o comunque con il governo perché c’è un nodo che si chiama Accordo di programma, sottoscritto dall’esecutivo e perché la presenza di un funzionario c’è già stata e non ha potuto dare nessuna risposta”. Susanna Camusso ha poi ritenuto di rendere posizione sulla rottura dell’unità sindacale; infatti Fim e Uilm si sono dissociate dalle agitazioni messe in atto in queste ore dagli operai della Fiom. “Penso – ha affermato il segretario generale della Cgil – che bisogna sempre lavorare per l’unità ma prima di tutto vengono la prospettiva occupazionale e le prospettive di questo stabilimento”. Sempre il segretario della Cgil, intervenendo oggi sul lavoro ha sottolineato quanto sia ”sconcertante” la vendita nei primi 11 mesi dell’anno di oltre 100 milioni di voucher (+67% sullo stesso periodo 2014, ndr). C’è una riduzione della disoccupazione – sottolinea il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso intervistata da Radio anch’io – ma siamo ”lontani dalla svolta” sulla ripresa. La decontribuzione – avverte – ha sicuramente pesato. Le assunzioni – si domanda – sono davvero a tempo indeterminato o si tratta di tante assunzioni a termine? Tutti siamo sconcertati dal fatto che sono stati erogati oltre 100 milioni di voucher. Si è tolta una forma di lavoro precaria e ne è stata introdotta una peggio”.

Il decreto è legge: ok definitivo del Senato.

Intanto dal Senato è arrivato l’ok definitivo al decreto che diventa così legge. L’Aula del Senato ha approvato con 157 sì, 95 no e tre astenuti la conversione in legge del decreto legge sull’Ilva. Palazzo Madama ha approvato il testo senza modifiche rispetto alla Camera. Il provvedimento detta disposizioni per la cessione a terzi dei complessi aziendali del gruppo Ilva e stanzia risorse per le bonifiche e il risanamento ambientale, è stato fissato al 30 giugno 2016 il termine entro il quale i commissari dell’Ilva dovranno espletare le procedure per il trasferimento dei complessi aziendali, mentre slitta al 30 giugno 2017 il termine ultimo per l’attuazione del Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria. Inoltre è stato previsto che le risorse sequestrate al gruppo Riva dovranno essere destinate, a conclusione dei procedimenti penali, a un apposito fondo del ministero dell’Ambiente per le bonifiche e che le somme dovranno essere impiegate per interventi di bonifica sui territori dei comuni di Taranto e Statte ma anche per ulteriori investimenti per la riqualificazione e riconversione produttiva di quelle aree. Le imprese dell’indotto Ilva potranno beneficiare delle garanzie del Fondo di garanzia per le Pmi “fino all’80% dell’ammontare dell’operazione finanziaria” a titolo gratuito e fino ad un importo massimo di 2,5 milioni per impresa “nei limiti della dotazione finanziaria” del Fondo stesso. Oltre i gruppi della maggioranza, si sono espressi a favore i partiti della maggioranza e il gruppo Ala guidato da Denis Verdini, hanno votato contro invece M5S, Sel, Fi, Cor e Lega.