Le scelte del governo preoccupano l’Europa

kurz conte

La lettera del governo italiano alla Commissione Europea scatena le reazioni degli altri stati membri. Non sono piaciute a Bruxelles le rassicurazioni del ministero dell’Economia. Tantomeno gradite sono state la richiesta di flessibilità di 3,6 miliardi per interventi contro il dissesto idrogeologico e la generica rassicurazione in caso di superamento del 2,4% del deficit/Pil. L’Esecutivo tiene la barra dritta e l’Europa storce il naso. Austria e Olanda su tutte rendono pubblica la propria delusione. Anche la Germania, nel pomeriggio, si associa alle critiche.

Il ministro delle Finanza olandese, Wopke Hoekstra, si dice poco sorpreso ma molto deluso dal fatto “che l’Italia non abbia rivisto il suo piano di bilancio. Le finanze pubbliche italiane sono sbilanciate e i piani del governo non porteranno ad una robusta crescita economica. Questo budget è una violazione del patto di stabilità e crescita”. La minaccia di apertura di infrazione non è poi tanto velata: “Sono profondamente preoccupato. Ora sta alla Commissione europea fare i passi successivi”.

Secondo il numero uno dell’economia austriaca Hartwig Loeger i messaggi populisti del governo italiano stanno “tenendo in ostaggio il suo stesso popolo”. L’Austria, che nei mesi scorsi ha sostenuto Salvini nella lotta all’immigrazione, insisterà per il rispetto del patto di stabilità. L’esecutivo guidato dal giovane nazionalista Kurz si dice pronto a sostenere le iniziative sanzionatorie che sarebbero attuate nel caso in cui l’Italia non tornasse indietro sulla manovra. “Contrariamente a quanto sostiene il mio collega non si tratta di un affare interno, ma di un affare europeo”, il commento di Loeger alla lettera di Tria.

Anche dalla Germania stigmatizzano le scelte dell’Italia. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, fa sapere di non condividere “l’idea che i problemi di crescita siano risolti facendo sempre più debito e che l’alto debito non sia problematico”. Il banchiere tedesco sottolinea che “per un’unione monetaria con una comune politica monetaria e 19 politiche fiscali nazionali, è fondamentale che gli Stati membri abbiano bilanci solidi per garantire un’unione di stabilità”.

La replica del vicepremier Salvini non delude le aspettative. “Ci sono dei grafomani a Bruxelles che ci scrivono letterine e noi educatamente rispondiamo, ma non ci muoviamo di un millimetro. Chi è in torto è l’Unione Europea che nei trattati dice che devono essere garantite piena occupazione e diritti sociali, ma se non ci fa spendere come li garantiamo”, le parole del ministro dell’Interno. Lapidario Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo: “E’ una scelta sbagliata che non fa il bene dell’Italia e degli italiani”.

F.G. 

BORDERLINE

SALVINI DI MAIO

La manovra è stata confermata, non sono cambiati i saldi e non sono state aggiustate le previsioni di crescita del Pil. E’ questo l’orientamento del governo emerso dal vertice del Consiglio dei ministri iniziato ieri alle ore 20 tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini cui hanno partecipato anche il ministro dell’economia, Giovanni Tria e quello dei rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro.

Che le intenzioni fossero queste lo aveva fatto capire senza mezzi termini Salvini che, già prima di entrare a Palazzo Chigi, ha detto: “Stiamo lavorando a una manovra che prevede più posti di lavoro, più pensioni e meno tasse non per tutti ma per molti italiani. Se va bene all’Europa siamo contenti, sennò tiriamo dritti lo stesso” (scopiazzando, forse involontariamente, una frase di Mussolini).

Nessun arretramento, quindi, neppure dopo le stime del Fondo Monetario Internazionale che prevede un Pil in crescita dell’1% nel 2019 e 2020, un impatto incerto della legge di bilancio sulla crescita dei prossimi due anni e un effetto probabilmente negativo sul medio termine.

Sempre Salvini ha precisato: “Se ci sarà qualcosa da modificare, sarà non in base alle richieste di Bruxelles, ma in base a quello che succede in Italia, ad esempio a causa del maltempo. Stiamo facendo la conta dei danni e rischiano di essere 5 miliardi di euro. Quindi è chiaro che dobbiamo mettere più soldi alla voce investimenti sul territorio. Perché ce lo chiede la situazione. Da tenere presente che per le spese per circostanze eccezionali è ammessa la copertura in deficit sia dall’Europa che dalla Costituzione”.

Il Consiglio dei Ministri, al termine del vertice, ha certificato l’orientamento del governo nella lettera di risposta ai suoi rilievi che la Commissione ha richiesto.

In sintesi la manovra non è cambiata, i saldi sarebbero rimasti invariati. Ma, sono state messe più risorse sul dissesto idrogeologico. Dunque, questo sarebbe il punto di caduta del vertice a Palazzo Chigi.

Poi, Di Maio ha confermato: “La manovra non cambia né nei saldi né nella previsione della crescita, perché è nostra convinzione che è quel che serve al Paese per ripartire ha detto il vicepremier subito dopo il Cdm. Abbiamo detto chiaramente che ci impegnamo a mantenere il 2,4% di deficit, e il Pil all’1,5% ma reddito cittadinanza, riforma Fornero, soldi ai truffati dalle banche restano. E’ una manovra in controtendenza col passato ma non facciamo i furbi sul debito. Non abbiamo aggiunto niente a quello che già leggete nella manovra di bilancio ma c’è l’impegno a mantenere quelli che sono i saldi indicati; quindi non facciamo i furbi sul deficit ma allo stesso tempo manteniamo gli impegni con gli italiani”.

La novità consisterebbe nelle dismissioni. Di Maio, uscendo da Palazzo Chigi, ha aggiunto: “Il nostro obiettivo è tutelare i gioielli di famiglia ma allo stesso tempo di dismettere tutto quello che non serve dello stato di immobili o di tutti questi beni che sono di secondaria importanza. Deve essere chiara una cosa nel programma di dismissioni non ci sono i gioielli di famiglia: stiamo parlando di immobili, di beni secondari dello Stato e sicuramente la dismissione avrà un effetto positivo per la riduzione del debito. Nella lettera a Bruxelles abbiamo detto che aumentiamo la valorizzazione dei nostri immobili, quindi della dismissione dei nostri immobili. E potremo fare più soldi dal taglio e dalla dismissione di quello che non serve, degli immobili di proprietà dello Stato. La notizia che devo dare agli italiani è che reddito di cittadinanza, pensioni di cittadinanza, superamento della legge Fornero con quota 100, risparmiatori truffati, tutti questi provvedimenti non cambiano. Vanno avanti e creeranno un anno, il 2019, che sarà l’anno del cambiamento”.

Anche le fonti della Lega hanno fatto sapere: “La novità sono proprio le dismissioni, anche immobiliari, che verranno attuate e valgono l’1% del Pil. Per quanto riguarda la lettera di risposta a Bruxelles, sono confermati saldi e crescita come già previsti (2,4 deficit e 1,5 crescita). Nessun arretramento di fronte a Bruxelles, il governo spiega le sue ragioni ma va avanti per la sua strada”. Dopo il Cdm si è confermato anche l’impianto della manovra e l’azione politica del governo, con quota 100 che parte subito. Vengono inoltre confermate le clausole di salvaguardia e i controlli automatici sulla spesa già previsti (monitoraggio conti pubblici ai fini correttivi) e la destinazione dello 0,2% degli investimenti all’idrogeologico.

Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, lanciando un appello, aveva detto: “Bisogna cambiare la manovra, e bisogna fare in fretta, c’è tempo fino a questa sera, il buon senso deve prevalere sui capricci, a volte sull’arroganza che punta a difendere posizioni che sono economicamente indifendibili. Un appello al governo italiano perché modifichi i contenuti della manovra per dare un segnale di cambiamento che permetta di evitare una bocciatura della proposta italiana”.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono tornati a ripetere che ‘i pilastri fondamentali della manovra non cambiano’. Ma in Parlamento intanto sono sfilate le principali istituzioni in audizione e senza eccezione hanno puntato il dito sulle stime di crescita ritenute eccessivamente ottimistiche. Anche perché secondo l’Ufficio parlamentare del bilancio, ed anche Confindustria, una delle misure chiave come la riforma della legge Fornero sulle pensioni darà risultati lontani dalle aspettative. Critiche a cui si aggiunge la voce dei vescovi, che invitano a stare all’erta per salvaguardare il risparmio delle famiglie e la vita delle imprese. Con le nuove regole previdenziali, è l’allarme dei tecnici del Parlamento, l’assegno che si intascherà sarà più leggero: la sforbiciata oscillerebbe dal 5 al 30 per cento.

Dunque, si potrebbe arrivare a prendere fino ad un terzo in meno se si decide di anticipare di 4 anni l’uscita. Il sottosegretario al lavoro, il leghista Claudio Durigon, ha difeso l’operazione assicurando che non ci saranno tagli con questa affermazione: “Chi uscirà con quota 100 avrà una rata pensionistica basata sugli effettivi anni di contributi e non anche sugli anni non lavorati”.

Il presidente dell’Ufficio Parlamentare al Bilancio, Giuseppe Pisauro, ha sottolineato il paradosso: “Ma proprio il rischio di intascare una pensione più light potrebbe far sì che molti vi rinuncino: una conseguenza nei fatti da auspicare, perché altrimenti salterebbero i conti”.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha osservato: “La platea potenziale per il 2019 sarebbe di 437.000 contribuenti attivi e quindi se uscissero tutti si registrerebbe un aumento di spesa lorda per 13 miliardi. Il doppio di quanto quantificato dal governo. Traballa anche il ragionamento per cui la nuova riforma previdenziale garantirebbe il turn over e quindi l’occupazione giovanile: difficile che i benefici siano automatici”.

Non appare più semplice la messa a punto del reddito di cittadinanza, l’altra norma cardine della legge di bilancio. Le difficoltà dell’attuazione del reddito di cittadinanza spaventano anche un sottosegretario ed esponente pentastellato come Stefano Buffagni che ha detto: “Una misura fondamentale, ma deve essere equilibrata”.

Nonostante il governo sembri allontanarsi di nuovo dall’idea di rivedere il quadro macro, insieme all’Upb anche l’Istat, Corte dei Conti e Abi mettono in guardia il governo giallo-verde dal rischio di dover rifare i conti a breve.

L’Istat ha detto: “Un mutato scenario economico potrebbe influire sui saldi di finanza pubblica in modo marginale per il 2018, ma in misura più tangibile per gli anni successivi”.

Che d’altro canto lo scenario economico si sia deteriorato rispetto alle previsioni di appena qualche tempo fa, lo ha riconosciuto lo stesso ministro dell’Economia Giovanni Tria, che sarebbe stato tentato dal rivedere i dati del Pil incontrando però il muro della Lega e del M5S.

Intanto, lo spread continua a viaggiare a ritmi sostenuti e chiude in rialzo a 304 punti base restando quindi fonte di preoccupazione per gli interlocutori nazionali e internazionali, Fondo monetario incluso che proprio ieri è stato ricevuto, in delegazione, a Palazzo Chigi.

In una nota del Mef, si legge: “Il tasso di crescita non si negozia: il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, smentisce voci e indiscrezioni apparse sui giornali secondo cui il tasso di crescita dell’Italia sia stato o sia oggetto di dibattito politico. Le previsioni di crescita sono infatti il risultato di valutazione squisitamente tecnica. Per questo non possono diventare oggetto di negoziato alcuno dentro o fuori dal Governo”.

La cancelliera tedesca Angela Merkel, nell’ultima replica del suo discorso davanti alla seduta plenaria del Parlamento europeo, ieri pomeriggio a Strasburgo, ha detto di sperare che si troverà una soluzione alla controversia fra Italia e Ue sulla manovra finanziaria, ma ha anche ricordato che l’Italia ha approvato le regole dell’euro, aggiungendo che ora non si può dire che non siano più importanti.

Angela Merkel ha detto: “Noi vogliamo tendere la mano all’Italia, ma voglio dirlo chiaramente: l’Italia è un membro fondatore dell’Ue e ha partecipato alla decisione di molte regole che ora sono le nostre basi giuridiche. Non si può affermare ora che queste regole non interessano più. E non sono io che lo dico; a dirlo è la Commissione europea, che ha un ruolo importante da svolgere in questo contesto. Spero che si giunga a una soluzione e che lo si faccia nel dialogo con le autorità italiane; è la mia forte speranza, e l’ho detto anche al premier Giuseppe Conte”.

La risposta del governo italiano è stata inviata all’Ue senza modifiche significative sugli effetti economici di pensioni e reddito di cittadinanza nella manovra di bilancio.

Adesso bisognerà attendere la risposta dell’Ue. Intanto, anche oggi, con il rinnovo dei titoli di stato in scadenza, gli italiani dovranno sopportare interessi più alti rispetto allo scorso mese di aprile.

Salvatore Rondello

Manovra, il governo diviso sulla risposta alla Ue

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Il termine per la risposta del governo italiano alla Commissione Ue è in scadenza. Bruxelles vuole spiegazioni sulle deviazioni previste dalla Manovra finanziaria e sugli obiettivi di deficit/Pil e riduzione del debito che porterebbero Roma fuori dai parametri previsti dai trattati comunitari e che hanno portato Bruxelles preventivamente a bocciare il testo. Un Consiglio dei Ministri è previsto alle otto di sera, preceduto da vertici a livello politico. Le audizioni degli organismi tecnici di questi giorni hanno puntato in maniera unanime il dito contro le stime sulla crescita (+1,5% per il governo nel 2019), anche alla luce dei numeri ben diversi prospettati dall’Unione, e non solo da essa, che prevedono una crescita del pil ben più bassa. “Il tasso di crescita non si negozia” ha detto il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, smentendo voci e indiscrezioni apparse sui giornali secondo cui il tasso di crescita dell’Italia sia stato o sia oggetto di dibattito politico. “Le previsioni di crescita sono infatti il risultato di valutazione squisitamente tecnica. Per questo non possono diventare oggetto di negoziato alcuno dentro o fuori dal Governo”. Però allo stesso tempo gioca d’anticipo e proponendo la carta della limatura delle stime del Pil 2019, riducendole fino all’1,2% dall’1,5% previsto nella Nota di aggiornamento al Def. Uno 0,3% in meno che renderebbe più credibile la previone dell’esecutivo. Una proposta di se da una parte sembra ricevere una prima apertura dal parte della Lega, dall’altra vede il netto rifiuto del M5S con Luigi Di Maio che non ci pensa proprio a rivedere parametri, misure e percentuali della manovra.

Per il Movimento il testo e il quadro macroeconomico non si cambiano anche a costo di andare allo scontro con la Ue. Da qui si spiegherebbe anche il ‘giallo’ sul vertice non vertice della mattinata a palazzo Chigi. Anche se fonti di entrambi i partiti negano divergenze, ancora una volta si sarebbe consumato un braccio di ferro fra il Movimento e il ministro Tria. I 5 Stelle vogliono lasciare il quadro esattamente com’è, mentre Tria punta a dare un segnale di buona volontà alla Commissione europea soprattutto dopo le ultime previsioni d’autunno della Ue.

Il Pil, ragionano a via Venti Settembre, deve scendere necessariamente, tanto più che questo non comporterebbe nessuna modifica sul fronte deficit in quanto la base di partenza sarebbe il Pil tendenziale previsto allo 0,9 per cento. Tra le altre ipotesi sui cui si ragiona in vista dalla risposta ai rilievi europei sarebbe anche quella di inserire una clausola sulla spesa che garantirebbe la tenuta del rapporto deficit-Pil al 2,4% (intoccabile per Di Maio e i suoi). Soluzione che comunque non basterebbe a soddisfare la Ue che vuole una vera e propria correzione della manovra soprattutto sul fronte delle misure più costose (reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni). Nel menù delle possibilità, ovviamente non contemplate dai due azionisti di maggioranza dell’esecutivo, ci potrebbe essere lo slittamento a fine 2019 di reddito di cittadinanza e ‘quota 100’ per indirizzare i risparmi alla riduzione del disavanzo. Ma la partita è ancora decisamente aperta, tanto che è in programma un vertice per cercare di trovare un accordo e inviare finalmente una risposta all’Europa.

IL SUICIDIO

tria centeno

Quel che non funziona fra l’Italia e Bruxelles si riassume nella giornata di oggi che vede Mário Centeno a Roma. All’ora di pranzo il presidente dell’Eurogruppo è in via XX Settembre con il ministro dell’Economia Giovanni Tria. All’ora del caffé, a Palazzo Chigi dal premier Giuseppe Conte. Prima del tramonto sarà sulla strada dell’aeroporto, avendo fatto migliaia di miglia aree senza incrociare le due persone con le quali dovrebbe sedersi per fare la differenza nella crisi attuale dell’area euro: i due viceministri che decidono in Italia, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Centeno, ministro delle Finanze del Portogallo, non ha osato chiamare i vicepremier per proporre un incontro perché avrebbe infranto il protocollo: Tria si sarebbe visto messo da parte e delegittimato dalla sua stessa controparte europea. Quanto a Di Maio e Salvini, non hanno mai cercato il tempo di un caffé con Centeno, con il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis o con il commissario agli Affari monetari Pierre Moscovici.

Così, mentre la crisi fra Roma e Bruxelles si è avvitata, le due parti continuano a giocare al buio: ciascuna male informata sul modo nel quale l’altra pensa e si prefigura un finale di partita. In questo la vertenza italiana del 2018 è davvero diversa da quella greca del 2015. Allora Alexis Tsipras scambiava accuse continue con le figure di punta dell’Unione europea, ma almeno le incontrava e poi, da leader, era in grado di decidere per la Grecia. In Italia invece chi parla con gli ambienti europei sui problemi dell’economia non ha potere e chi ha potere non parla con gli ambienti europei. Le parti di sfidano ma non si conoscono. È anche per questo che producono cortocircuiti come quello di ieri, quando Tria ha individuato una ‘défaillance tecnica’ nelle previsioni della Commissione Ue che fissano al 2,9% del prodotto lordo (Pil) il deficit per il 2019.

È probabile che né la Commissione Ue né il Tesoro di Roma abbiano ragione e gli errori di stima di entrambi si spieghino con ragioni politiche. Il governo vede un deficit non oltre il 2,4% del Pil l’anno prossimo sulla base di una crescita complessiva dello 0,9% del prodotto reale e dell’1,8% dei prezzi; questa stima sembra davvero troppo ottimistica perché l’economia e i prezzi molto probabilmente cresceranno meno di quanto dica il governo. La Commissione invece vede un deficit italiano più alto, fino al 2,9% del Pil nel 2019 e al 3,1% nel 2020,  sulla base di una crescita del prodotto reale dell’1,2% l’anno prossimo e dell’1,3% dei prezzi. A un disavanzo tanto più elevato rispetto ai piani del governo i tecnici di Bruxelles arrivano in base a vari fattori tutti credibili: uno 0,1% di deficit in più già nel 2018, che poi si trascinerà all’anno prossimo; un altro 0,15% di deficit in più da interessi sul debito, a causa dell’aumento già avvenuto sul rischio Italia; più un ulteriore 0,1% di deficit in più dovuto alla più bassa crescita del complesso dell’economia in termini reali e dei prezzi. In sostanza Bruxelles vede uno 0,35% in più di deficit ma riesce ad arrotondare fino a 0,50%. Proprio ciò permette di mostrare che il disavanzo salirà al 2,9% nel 2019 (dunque sarà il più alto dell’area euro) e soprattutto sopra il 3,1% nel 2020. Ciò giustificherebbe la necessità di applicare subito una procedura piuttosto aggressiva come previsto dal protocollo dell’Ue.

In sostanza a Roma, per ragioni politiche, si cerca di far apparire artificiosamente un po’ migliore lo stato dei conti; a Bruxelles per ragioni opposte non si fanno sconti. È quasi sicuro che fra pochi giorni l’Ufficio parlamentare di bilancio italiano, che è indipendente da entrambi, correggerà in peggio del stime del Tesoro ma in meglio quelle di Bruxelles. È probabile poi che l’economia si fermi o vada in recessione presto, proprio a causa dell’incertezza creata dal governo, quindi alla fine lo stato dei conti nel 2019 potrebbe rivelarsi anche più preoccupante di come indica oggi la Commissione Ue. Ma questa sfida mostra quanto quello in corso sia un dialogo fra sordi, fra forze che non si capiscono. Oggi la questione dell’Italia è molto più pericolosa e complicata di quanto è successo in Grecia. L’attuale governo Conte va per la sua strada senza ascoltare neanche le valutazioni fatte dalle autorevoli istituzioni economiche dello Stato come l’Istat, la Banca d’Italia o l’Ufficio parlamentare di bilancio.

Proprio oggi, il vice direttore generale della Banca d’Italia, Luigi Signorini, in audizione davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato sulla manovra, ha detto: “L’aumento dello Spread è già costato al contribuente quasi 1,5 miliardi di interessi in più negli ultimi sei mesi, rispetto a quanto si sarebbe maturato con i tassi che i mercati si aspettavano ad aprile. Il costo sarebbe di oltre 5 miliardi nel 2019 e circa 9 nel 2020, se i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati. L’aumento dello spread sovrano si ripercuote sull’intera economia e la crescita dei tassi di interesse sul debito pubblico ha un effetto in qualche modo comparabile a una stretta monetaria, rischiando di vanificare tutto l’impulso espansivo atteso dalla politica di bilancio. Le misure di condono fiscale potrebbero determinare disincentivi all’adempimento regolare degli obblighi tributari; andrebbero quindi considerate con molta attenzione”. Signorini ha anche ricordato che per abbattere lo spread sono importanti i segnali che percepiscono gli investitori.

Dunque, non si tratterebbe di una manovra a favore degli italiani ma contro gli italiani. A questo punto sarebbe doveroso chiedersi perché.

Oggi, durante la conferenza stampa a Roma assieme al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha affermato: “All’ultima riunione dei ministri delle Finanze dell’area euro ci stava un chiaro supporto alla valutazione della Commissione europea sulla manovra dell’Italia e sottolineo anche l’importanza che nell’ambito delle regole, ma anche oltre le regole, deve esserci sulla sostenibilità del Bilancio. È importante che in ogni paese le Politiche siano sane, sostenibili e che i Bilanci pubblici siano orientati in maniera tale da garantire la finanziabilità del debito sul mercato, ha avvertito”.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nella stessa conferenza stampa, ha affermato:  “Per evitare una procedura di infrazione Ue sulla base della lettera delle regole dovremmo fare una manovra di restrizione fiscale violentissima, dovremmo andare a un deficit dello 0,8% del Pil che per una economia in forte rallentamento sarebbe un suicidio, non credo che nemmeno la Commisione Ue se la aspetti”.

A conclusione dell’incontro di Centeno a Roma, le posizioni dell’Italia con Bruxelles sono rimaste ferme. Sembra proprio che il Governo Conte stia provocando l’Ue per la bocciatura della manovra. Ma a chi giova fare una manovra finanziaria irresponsabilmente per farla bocciare dall’Unione europea? Non certo all’Italia e nemmeno agli italiani.

Roma, 09 novembre 2018

Salvatore Rondello

Europee. Nencini: difendere Ue da nazionalismi

Parlamento-Europeo-StrasburgoFermare il blocco sovranista e populista che alle elezioni europee del prossimo maggio potrebbe prendere la maggioranza dei seggi di Bruxelles. Una internazionale nera. Una saldatura tra movimenti e partiti xenofobi che incarnano l’opposto dei principi che hanno guidato e illuminato l’Europa dalla sua fondazione ad oggi. I sondaggi sono preoccupanti. Da Salvini in Italia alla destra estrema della Le Pen in Francia fino ai paesi del gruppo Visegard verso i quali non solo la Lega guarda con simpatia. Sono coloro che puntano sulla chiusura e l’isolazionismo a crescere nelle intenzioni di voto. In Francia il fronte di destra supera nelle intenzioni di voto il partito del presidente Emmanuel Macron. Il dato emerge da un sondaggio Ifop che attribuisce a La Republique en marche, il movimento fondato da Macron, il 19% dei consensi, in calo di un punto percentuale rispetto a fine agosto, mentre il Rassemblement National della Le Pen riscuote il 21%, in crescita di tre punti.

Dati che allarmano e che danno ulteriore linfa alla destra. Le ragioni sono molteplici. A cominciare dalla paura del cambiamento. Paura che i populisti cavalcano e che sfruttano. Non propongono soluzioni. Ma innescano meccanismi pericolosi basati su non-risposte. Questo il quadro che sarà sempre più evidente fino alle elezioni europee. “Tra un mese esatto – ha scritto Riccardo Nencini, segretario del Psi, in una lettera indirizzata a Maurizio Martina – parteciperemo assieme al congresso del PSE a Lisbona. Entrambi sosteniamo la candidatura di Timmermans  alla Presidenza della Commissione  europea, entrambi abbiamo applaudito il messaggio lanciato da Pedro Sànchez a Milano, teso a costruire una larga coalizione che si opponesse all’Internazionale nera e alle tante culture populiste che stanno crescendo in tutta Europa. Singole personalità, a cominciare da Romano Prodi, ci incitano a percorrere la stessa strada”.

Per Nencini, “dovremmo presentarci al congresso del PSE sostenendo la costituzione, in ogni paese dell’Unione, di una concentrazione europeista, ispirata ad un riformismo radicale, che vada da Tsipras a Macron, ai partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti. Non c’è solo la scadenza delle Elezioni Europee del 2019. C’è molto di più. La difesa di un’idea di giustizia e di libertà che rischiano di essere infangate. E c’è il dovere di cambiare l’Unione Europea per poterla meglio difendere dall’assalto del nazionalismo sovrano. Su questa strada,  ne sono certo, troveremmo anche nuove energie.  Dobbiamo semplicemente metterci in cammino”  ha concluso.

Ginevra Matiz

Ue all’Italia: “Se manovra non cambia procedura”

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Ieri all’Eurogruppo la discussione è stata caratterizzata dalla ‘pacatezza dei toni sul Bilancio dell’Italia. Secondo fonti del ministero dell’Economia, sentite a Bruxelles, il messaggio portato dal ministro Giovanni Tria è che l’Italia è d’accordo sul rispetto delle regole, che non vuole infrangerle, vuole evitare le tensioni su mercati e spread e proseguire con il dialogo alla ricerca di un compromesso. Tria però ha ribadito e difeso le ragioni della posizione espansiva scelta dal governo sulla manovra, perché la si ritiene necessaria per rilanciare la crescita.

L’Italia, ha detto Tria, secondo quanto riportano le fonti, non rappresenta una minaccia né per la stabilità, né per le regole europee.

Rispondendo ai cronisti, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto: “La manovra non cambia, stiamo discutendo dobbiamo rispondere alla Commissione entro il 13 novembre, non è che rispondo qui. Abbiamo studiato la manovra, i dati e la strategia. Il colloquio, il dialogo sarà con la Commissione, che è il nostro interlocutore in questa fase, noi risponderemo entro i termini prestabiliti alla Commissione. Insomma, oggi, non c’è né scontro né compromesso. L’Eurogruppo ha invitato a continuare il dialogo con la Commissione”.

Quanto all’impegno a ridurre il debito pubblico, a cui la Commissione sembra non credere, Tria ha affermato: “C’è scritto nella nostra manovra: le nostre stime sono che il debito scenderà di 4 punti percentuali nei tre anni. Il dialogo continuerà, certo abbiamo qualche disaccordo ma questo non vuol dire che non possiamo avere un dialogo costruttivo tra la Commissione Ue e l’Italia, è una cosa abituale tra i Paesi e la Commissione.  Dobbiamo spiegare alla Commissione, ma non posso anticipare ora la risposta sulla manovra che verrà data entro il 13 novembre a Bruxelles come richiesto”.

Pierre Moscovici, il commissario Ue agli affari economici, ha detto: “Ci aspettiamo una risposta forte e precisa da parte del governo italiano e i prossimi passi dipendono dalla qualità della risposta, la palla è nel campo dell’Italia da cui attendiamo una manovra rivista, e il primo punto è quindi averne una, ha detto il commissario Ue agli affari economici. Il 13 novembre non è la fine del mondo ma solo un nuovo passo, però una cosa è essere flessibili nell’interpretazione delle regole, un’altra è essere fuori dalle regole”.

Valdis Dombrovskis, il vicepresidente della Commissione, ha detto: “La Commissione Ue  sta considerando la procedura per debito contro l’Italia e per questo sta anche preparando il rapporto sul debito. Lo abbiamo fatto anche gli anni scorsi, concludendo che l’Italia era sostanzialmente in linea con i requisiti del Patto e quindi non abbiamo aperto la procedura. Ma in questo caso, se il Documento programmatico di bilancio non cambia materialmente, dobbiamo riconsiderare le conclusioni. La correzione della manovra italiana dovrà essere considerevole. Numericamente l’Italia avrebbe dovuto assicurare un miglioramento del deficit strutturale di 0,6% invece c’è un peggioramento di 0,8%. Pari a una deviazione dell’1,4%. E’ una deviazione molto ampia”.

Intanto, il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha lasciato la riunione dell’Ecofin in anticipo sulla fine dei lavori, per rientrare a Roma per il vertice al Cdm. Il ministro non ha quindi partecipato al tradizionale incontro con la stampa, previsto alla fine della due giorni di lavori.

Dopo l’Eurogruppo, non è emerso niente di nuovo sulla legge di bilancio neanche dall’Ecofin. Ci sarà forse un dialogo tra le parti, ma sembrerebbe quello tra sordi che non vogliono sentire. Di fatto si starebbe assistendo al muro contro muro tra Ue e governo italiano. Bisognerà attendere la risposta scritta entro il prossimo tredici novembre per verificarne gli effetti.

Salvatore Rondello

BOCCIATI

di maio conte salvini

La Commissione Ue ha deciso bocciare la manovra presentata dal governo italiano. È la prima volta che accade nell’unione. La Ue chiede uno nuovo documento che dovrà essere inviato entro tre settimane a Bruxelles. “È con molto dispiacere che sono qui oggi, per la prima volta la Commissione è costretta a richiedere ad uno Stato di rivedere il suo Documento programmatico di bilancio. Ma non vediamo alternative. Sfortunatamente i chiarimenti ricevuti ieri non erano convincenti”: lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis nella conferenza stampa al termine della riunione dei commissari.

La palla ora ritorna con veemenza al governo italiano. Il governo, ieri, prima di inviare la risposta all’UE, avrebbe potuto snellire la manovra. Nel vertice di governo di ieri sera a Palazzo Chigi erano presenti oltre al premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini ed i ministri Giovanni Tria e Danilo Toninelli.

A tarda serata, dopo aver cenato con il premier Giuseppe Conte ed il vicepremier Luigi Di Maio, Salvini ha affermato: “La bocciatura dell’Ue è pressoché certa ma reddito di cittadinanza e quota 100 non cambiano”.

Due i temi principali affrontati nel vertice di Palazzo Chigi: come reagire alla bocciatura da parte dell’Ue e il tema del condono edilizio per i residenti di Ischia come misura post-sisma. Caldeggiata da Tria, si sarebbe ripresentata la possibilità di snellire il testo, senza eliminare le principali misure, ma scrivendole in modo tale da ridurne l’impatto sul tetto deficit/Pil. Le modalità per attuare le correzione all’ultimo minuto sarebbero state due: ridurre la platea di provvedimenti come quota 100 e reddito di cittadinanza o rinviare la data di decorrenza delle due misure.

Poi, c’è stata la cena a base di tagliatelle durata oltre un’ora e mezza per dissipare le nubi che, in questi giorni, hanno avvolto l’alleanza di governo. L’incontro a cena tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, con il premier Giuseppe Conte nel ruolo di mediatore, sarebbe servito a risolvere, almeno in parte, i nodi rimasti sul tavolo di M5S-Lega dopo aver trovato l’accordo sulla manovra. Ma, a piombare sulla cena è anche la certezza di Salvini sulla bocciatura della manovra dall’Ue.

La tenuta del sistema bancario, sarebbe il punto su cui sono maggiormente concentrati i timori del governo, come effetto di mercati e bocciatura di Bruxelles. Non a caso, solo qualche giorno fa, fonti di governo ipotizzavano un allargamento, da concordare con Abi, del fondo centrale di garanzie delle banche come piano di compensazione per un eventuale precipitare dei titoli in pancia agli istituti italiani.

Il fondo di un miliardo e mezzo destinato alle vittime del sistema bancario, in realtà, alleggerirebbe gli oneri di competenza delle banche per caricarli sugli incolpevoli contribuenti

Ieri l’Italia ha risposto ai rilievi di Bruxelles sulla manovra con la nota lettera del ministro Tria.

Di certo, la cena a tre, non a caso avvenuta senza intermediari, portavoce e sottosegretari, con effetti apparentemente positivi, è servita per tentare di dirimere alcuni nodi chiave dell’alleanza a cominciare dal Dl sicurezza.

L’unico a parlare al termine della cena è stato Salvini che, sminuendo le tensioni, ha detto: “C’è un clima costruttivo, avanti compatti. Capita a tutti di arrabbiarsi quando uno si sente ingiustamente tirato in ballo ma l’incazzatura passa e non ho mai smesso di fidarmi di Conte e Di Maio. A tavola non c’era alcuna manina”.

Salvini è uscito andando verso la sua residenza a Roma, Di Maio e Conte sono usciti in direzione opposta, avviandosi verso Palazzo Chigi a piedi senza rispondere ad alcuna domanda dei cronisti.

Il cosiddetto ‘patto delle tagliatelle’ avrebbe in pancia pure il nodo delle nomine dalla Consob ai servizi fino alla Rai, con Tg1 e seconda Rete che viaggerebbero verso quota M5S e la direzione di Raiuno e quella del Tg2 che dovrebbero andare in capo alla Lega. Degli attriti relativi al decreto fiscale, apparentemente, non c’è traccia.

La manovra non cambiata, almeno per ora, sembrerebbe una sfida provocatoria all’Unione europea, nonostante l’apparente volontà di sedersi a un tavolo per un confronto, anche a oltranza. Il premier Conte ha già spiegato: “Se io oggi di fronte alla lettera dei commissari europei dicessi ‘sì abbiamo sbagliato’, vorrebbe dire che la manovra è azzardata e imprudente. Non è così, è ben articolata”.

A questo punto la palla passa di nuovo alla Commissione europea, braccio esecutivo dell’Ue che controlla e approva i bilanci delle zone dell’euro, che oggi discuterà e deciderà le prossime fasi della procedura per la valutazione della manovra italiana. Il martedì è il giorno in cui l’esecutivo dell’Ue tiene la sua riunione settimanale. La bocciatura da parte del Collegio dei commissari di Strasburgo sembrerebbe praticamente scontata. Nell’ordine del giorno si legge che oggi a Strasburgo si discuterà dell’opinione nel quadro dell’articolo 7 del regolamento Ue 473 del 2013, che stabilisce le disposizioni comuni per il seguito e la valutazione dei progetti di bilancio e per la correzione dei deficit eccessivi negli Stati membri della zona euro.

Il regolamento citato al punto 11 dell’ordine del giorno è quello che prevede la possibilità per la Commissione di chiedere a un Paese membro un nuovo Documento programmatico di bilancio entro due settimane dalla trasmissione del medesimo all’esecutivo europeo, nel caso in cui questo preveda una inosservanza particolarmente grave degli obblighi previsti ai sensi del patto di stabilità. Ciò che potrebbe fare oggi.

Nella lettera recapitata dalla Commissione al ministro dell’Economia Giovanni Tria si scriveva esplicitamente che la deviazione rispetto al percorso concordato con la Commissione, unitamente al mancato rispetto della regola del debito e alla mancata validazione delle previsioni del governo da parte dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio sembrerebbero indicare un ‘mancato rispetto particolarmente serio degli obblighi della politica di bilancio ai sensi del patto di stabilità. Sulla questione è prevista una comunicazione in collegio del vicepresidente Valdis Dombrovskis e dei commissari Pierre Moscovici e Marianne Thyssen. L’ordine del giorno prevede che sulla questione venga diffuso un documento: quindi, fermo restando che il collegio è sempre libero di decidere diversamente, è probabile che la decisione arrivi oggi.

Se dovesse arrivare la quasi certa bocciatura, l’Italia avrebbe a disposizione tre settimane per trovare un accordo su come ridurre il deficit (in sostanza, l’Italia dovrebbe presentare nuovamente un progetto di bilancio modificato). Fino a ora questa opzione, cioè il respingimento da parte di Bruxelles di una manovra nazionale, non è mai stata usata. Se il governo italiano decidesse di non adattare la Finanziaria alle regole europee, potrebbe essere intrapresa contro l’Italia un’azione punitiva.  Potrebbe arrivare cioè la procedura per debito eccessivo. La procedura per i disavanzi eccessivi (Pde) è regolata dall’articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Essa sostiene il braccio correttivo del Patto di stabilità e crescita (Psc) dell’Ue.

I paesi dell’Ue devono dimostrare una solida finanza pubblica e soddisfare due criteri: il loro disavanzo di bilancio non deve superare il 3% del prodotto interno lordo (Pil); il debito pubblico (debito del governo e degli enti pubblici) non deve superare il 60% del Pil.

L’Italia non è certamente la Grecia. Se il primo requisito previsto dal patto di stabilità dell’Ue è soddisfatto dall’Italia, non è certamente soddisfatto il secondo punto, quello del debito pubblico, che nel caso italiano supera il 130% del Pil, ossia più che doppio rispetto al limite posto dall’Ue.

Ma, nel frattempo, con l’Europa incolpevole, dalle elezioni ad oggi, in Italia si sono distrutti l’equivalente di 300 miliardi di euro di risparmi e ricchezza, in svalutazioni su titoli di Stato, azioni e obbligazioni societarie. Lo ha scritto in prima pagina il Sole 24 Ore, sulla base delle stime elaborate dal sociologo Luca Ricolfi della Fondazione David Hume, precisando: “Le perdite calcolate sono ovviamente virtuali, e potrebbero essere riassorbite, o tramutarsi in guadagni, ove la situazione economica e le valutazioni dei mercati nei prossimi mesi o anni dovessero evolvere positivamente”.

Rispetto ai livelli del 28 febbraio 2018, appena prima delle elezioni del 4 marzo, il valore di mercato di obbligazioni (sia societarie che governative) e delle azioni quotate a Piazza Affari è diminuito di 198 miliardi di euro, oltre il 10% del Prodotto interno lordo. Se poi si aggiungono i titoli di Stato detenuti dalla Banca d’Italia e da investitori esteri il passivo potenziale cresce a 304,7 miliardi. Il quotidiano della Confindustria ha affermato: “La ‘spreadonomics’ non perdona i governi non possono affrancarsi dal giudizio degli investitori”.

Ma l’attuale governo, fatto anche di economisti di chiara fama come Giovanni Tria e Paolo Savona, sa benissimo ciò a cui si va incontro con questa finanziaria.

Dunque, sembra sempre più chiara, anche dalle affermazioni di Salvini del ‘dopo cena’, la volontà del governo condotto da Salvini e Di Maio, con Conte garante, per destabilizzare l’Europa attuando una politica antieuropeista dalla quale non possiamo aspettarci certamente un futuro migliore. Il peggioramento si tocca già con mano.

Mi perdonerà il lettore se, scrivendo questo articolo, mi sovvengono ricordi di carducciana memoria , rispetto al ‘cambiamento’ che avanza ‘sferragliando’: ‘Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo rosso e turchino, non si scomodò: tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo e a brucar serio e lento seguitò.’ (dalla poesia ‘Davanti San Guido’).

Salvatore Rondello

MANOVRA DESTABILIZZANTE

Punto stampa con il Ministro Giovanni Tria e con il Commissario Ue agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici.

Alla dura lettera della Commissione europea consegnata ieri da Moscovici al ministro Tria, il governo giallo-verde sembra sordo ed insensibile, anche all’aumento dello spread che certamente non aiuta lo sviluppo del paese ed impoverisce gli italiani. Sorge il sospetto che la demagogia messa in atto dalla Lega e dai Pentastellati è finalizzata a destabilizzare l’Euro e l’Unione europea.

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, prima del summit Ue-Asia a Bruxelles, ha avvertito: “Come Unione Europea, non siamo disposti ad accettare il rischio di caricarci questo debito per l’Italia. L’Ue è un’economia e una comunità di valori, e funziona perché ci sono regole comuni a cui tutti devono aderire. Se si rompono queste regole, e l’Italia si allontana da Maastricht, allora significa che l’Italia si mette in pericolo, ma ovviamente mette a rischio anche gli altri. L’Ue non vuole assumersi per conto dell’Italia i rischi derivanti da una violazione delle regole comuni sulla finanza pubblica. La Commissione ha risposto alla manovra finanziaria italiana, e ha detto chiaramente che deve essere modificata. Penso che questo sia un punto decisivo, perché l’Ue è una comunità economica e di valori, e funziona perché ci sono regole comuni che devono essere rispettate da tutti. Se qualcuno le infrange, se l’Italia si allontana dalle regole di Maastricht, questo significa che mettere in situazione di pericolo non solo sé stesso ma anche altri paesi. E l’Ue non vuole assumersi questo rischio per conto dell’Italia”.

Con la lettera durissima, anche più delle attese, che ha illustrato nel dettaglio la deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità, la Commissione europea ha acceso ufficialmente i riflettori sul ‘caso Italia’, che già preoccupa molti leader in Europa. Finirà anche sul tavolo dei commissari martedì prossimo, che firmeranno la bocciatura formale della manovra, e dell’Eurogruppo il 5 novembre, che darà appoggio politico alla decisione dei tecnici Ue. Due passi scontati, se l’Italia entro lunedì non assicurerà, per iscritto, che cambierà la manovra e farà scendere il deficit invece di aumentare la spesa.

Il premier Giuseppe Conte, a Bruxelles, ha difeso i piani del Governo ed ha ridimensionato le accuse dell’Ue con estrema superficialità. A Bruxelles non ha trovato grandi sponde tra i colleghi all’Eurosummit: dalla Germania all’Austria, dalla Francia all’Olanda, alla Finlandia e al Lussemburgo, è ampio il fronte di chi chiede il rispetto delle regole comuni. Concetto ribadito anche dal presidente della Bce Mario Draghi, che ha messo in guardia dal contestare le regole Ue perché si danneggia la crescita.

Per Bruxelles il bilancio italiano punta a un non rispetto particolarmente serio degli obblighi del Patto, a causa di una espansione vicina all’1% e ad una deviazione dagli obiettivi pari all’1,5%. La Ue ha chiesto al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre, in tempo perché il collegio dei commissari possa discuterne martedì. Ma, ha ricordato, la deviazione è talmente grave, senza precedenti, che l’Italia rischia l’apertura di una procedura per debito eccessivo da un momento all’altro, per deviazioni che peraltro si trascinano da anni. Non basterà quindi soltanto un’illustrazione più dettagliata delle misure. Per convincere i commissari Moscovici e Dombrovskis, firmatari della lettera, il Governo dovrà impegnarsi a cambiare i target. Cosa che il premier Conte ha escluso con la nota frase: “Più passa il tempo e più mi convinco che la manovra è molto bella”.

Moscovici ha osservato: “Forse sarà bella, ma questo è un giudizio estetico. Il problema qui è funzionale, giuridico e politico. E’ una manovra che non rispetta le regole”. Ieri, a Roma, Moscovici ha avuto modo di spiegare direttamente al ministro Tria il senso della lettera e dei timori europei. Il commissario Ue ha chiarito: “La manovra non può restare al 2,4% di deficit e con uno scarto del deficit strutturale di un punto e mezzo. Chiediamo una correzione”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in serata ha incontrato Moscovici ed ha auspicato: “Che ci sia il massimo di collaborazione con l’Italia. Attraverso il dialogo e il confronto si trovi una intesa”. Tria ha assicurato la massima collaborazione nello spiegare misure e riforme, ma questo non sarebbe sufficiente. Il vicepremier Di Maio, invece, stroncando ogni possibilità di dialogo con l’Ue, ha attaccato: “Se la lettera Ue è un ultimatum, è inaccettabile”.

Intanto i leader dell’Eurozona prendono sempre più le distanze da Roma e l’Italia è sempre più isolata. E’ stato molto duro il premier austriaco, presidente di turno dell’Ue: “Non abbiamo nessuna comprensione per le politiche finanziarie dell’Italia, ci aspettiamo che il governo rispetti le regole”. Al tavolo dell’Eurogruppo, il caso Italia è considerato ‘l’elefante nella stanza’, come riferiscono alcune fonti.

L’olandese Mark Rutte, già duro nei giorni scorsi, ha deciso di sollevare la questione davanti ai colleghi. Al termine del vertice ha riferito anche del bilaterale con Conte: “Sono stato molto chiaro sulla manovra, e gli ho detto che non è un bene né per l’Italia, né per l’Europa e l’Eurozona”.

Conte fa sapere che vedrà Juncker nei prossimi giorni, e si dice convinto di poter scongiurare anche un giudizio negativo delle agenzie di rating, ma i tempi sono molto stretti ed il fine settimana molto impegnativo.

L’Italia non è l’unico Paese ad aver ricevuto l’avvertimento di Bruxelles: anche Spagna, Portogallo, Francia e Belgio dovranno rispondere ai rilievi. Ma Roma, spiegano le fonti, è in una situazione peggiore delle altre, e anche per questo la Commissione vuole dare un segnale il prima possibile.

“Una deviazione senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità e Crescita”: è questa la valutazione sul bilancio italiano espressa nella attesa lettera inviata al governo dalla Commissione europea che cerca di proseguire un dialogo costruttivo con l’Italia per arrivare a una valutazione finale e attende risposte e chiarimenti ai rilievi mossi sulla manovra entro le 12 del 22 ottobre prossimo, scadenza fissata da Bruxelles.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dopo l’incontro con Moscovici, ha detto: “Ho ricevuto la lettera della Commissione europea. Oggi si apre un dialogo costruttivo, partendo da valutazioni diverse sulla nostra politica economica. Il nostro obiettivo è la crescita e la riduzione del debito/pil e la manovra va in questa direzione: lo spiegheremo alla commissione. Ascolteremo le osservazioni e andremo avanti in questo dialogo. L’Italia, rimane uno dei paesi fondamentali dell’Europa”.

Quali fossero le intenzioni dell’Unione europea si era intuito in parte dalle parole del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker che, parlando della manovra italiana e della reazione degli altri Paesi all’aumento del deficit contenuto nel Def, aveva detto: “So, e alcuni colleghi l’hanno detto al telefono, che non vogliono che sia aggiunta altra flessibilità a quella già esistente per l’Italia, e non è nostra intenzione procedere in questo senso. So dal passato che la Commissione è sempre stata accusata di essere troppo generosa quando si tratta del bilancio italiano. Io non dico che siamo stati generosi, ma abbiamo introdotto nell’applicazione del Patto di crescita e stabilità alcuni elementi di flessibilità. E l’Italia è l’unico Paese che ha usato tutta la sua flessibilità sin da quando l’abbiamo introdotta, l’Italia è stata in grado di spendere negli ultimi tre anni 30 miliardi di euro in più. Siamo stati molto gentili e positivi quando si è trattato dell’Italia, perché l’Italia è l’Italia. La Commissione europea non ha alcun pregiudizio negativo rispetto alla manovra italiana. Il primo ministro ci ha presentato la situazione italiana con verve e talento. Noi non abbiamo reagito alla sua esposizione, perché esamineremo il progetto di bilancio che ci è stato trasmesso l’altro ieri dalle autorità italiane. Quello che vorrei dire è che non abbiamo alcun pregiudizio negativo sull’Italia, il progetto di bilancio italiano sarà esaminato con lo stesso rigore e con la stessa flessibilità con cui esamineremo gli altri progetti di bilancio che ci sono stati presentati”.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato: “Da parte dell’Italia senz’altro nessun muro contro muro nel confronto con la Commissione europea. La lettera è stata appena consegnata al ministro Giovanni Tria visto che il commissario Pierre Moscovici è a Roma. La lettera non la riceverà solo l’Italia, ma anche altri Paesi. E’ prassi riceverla in situazioni di questo tipo. Posso immaginare che esprimerà preoccupazione. E mi aspetterei un riferimento ad una deviazione significativa rispetto all’obiettivo del rapporto deficit/Pil rispetto alla manovra preventivata dalla Commissione. Approfitto per chiarire che non è una grossa deviazione. Abbiamo deciso di puntare sugli investimenti e sulla crescita. L’Italia deve crescere: i fondamentali dell’economia sono saldissimi. In ogni caso, quella prospettata nella manovra italiana  non è la più grossa deviazione della storia”. Su Facebook, il premier Conte, a Bruxelles per il vertice del Consiglio europeo, aveva scritto: “Sapevamo che questa manovra che abbiamo pensato per soddisfare le esigenze dei cittadini italiani, a lungo inascoltate, non è in linea con le aspettative della Commissione Europa. Ci aspettiamo quindi osservazioni e rilievi che stanno per arrivare e ai quali siamo pronti a replicare. Ma tutto questo non può preoccuparci: ci avrebbe preoccupato se avessimo fatto una manovra temeraria. Ma la nostra manovra è ben pensata, ben costruita, ben realizzata”.

Il vicepremier Di Maio ha detto: “Credo che la Commissione europea si sia un poco allontanata dalla realtà. Per anni l’Italia ha fatto sacrifici per ridurre il debito. Ma il debito si può ridurre se si fanno investimenti. Va bene la lettera, ce l’aspettavamo, dialogheremo con loro ma credo che queste persone si siano allontanate dalla realtà. Aspettiamo anche le lettere agli altri Paesi. Un Paese come l’Italia non può accettare ultimatum. Se dovesse essere un ultimatum come i duelli western allora per noi è inaccettabile”.

Il vicepremier Salvini ha detto: “La prima manovra economica del cambiamento a Bruxelles non piace, le altre, quelle di Monti, Gentiloni e degli altri invece gli piaceva. Li abbiamo tutti contro: Inps, Bankitalia, Istat, perché era più comodo avere i vecchi governi”.

Domani si riunirà il Consiglio dei ministri per rispondere alla Commissione Ue sulla manovra, ma anche per chiarire le divisioni di questi giorni sulla manovra tra Lega e M5S sui condoni.

Dopo il balletto di ieri (“Non sarò a Roma, ho da fare” e l’apertura arrivata in serata “Se serve, ci sarò”), il ministro dell’Interno ha confermato che domani parteciperà al Cdm convocato da Conte alle 13 per rivedere alcuni punti del decreto fiscale.

Matteo Salvini, da Cavalese in provincia di Trento dove ha iniziato gli incontri elettorali in vista del voto per le elezioni provinciali di domenica prossima, ha rassicurato sulla sua presenza a Roma: “Buona giornata Amici. Dopo le nuvole torna sempre il sereno! Chi si arrende ha già perso, mai mollare. Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi. Basta litigi. Non ci sono problemi per questo governo. Sicuramente la Lega non ha alcuna intenzione di far saltare niente, spero che valga per tutti. Probabilmente dedico il sabato per andare al Consiglio dei ministri, per fare sì che smettano di litigare, perché dobbiamo essere uniti in questo momento. L’ho detto agli amici dei Cinque Stelle, non è il caso di litigare in famiglia, perché abbiamo già tanti avversari fuori, che se ci si mette a litigare dentro ‘campa il caval che l’erba la cresc’. Se c’è un problema in una famiglia, in una squadra, in una parrocchia, in una azienda, i problemi si risolvono parlando e guardandosi in faccia, non andando in piazza o in televisione a far casino, perché altrimenti a Bruxelles godono”.

Poi, raggiunto dai microfoni di ‘Stasera Italia’, in onda su Retequattro, Salvini ha risposto così alla possibilità di stralciare le parti del decreto fiscale contestate dal M5S: “Tutto si può fare, basta che quando la gente legge e approva una cosa, sia convinta di quello che legge e approva. Io sono qua per risolvere i problemi, non per crearli. Sono fiducioso per l’incontro con Di Maio”.

Già ieri sera, al termine di una giornata di tensione e dopo aver sostenuto che non avrebbe partecipato al Cdm di domattina, Salvini aveva smorzato ogni polemica ed era apparso possibilista, affermando: “Le polemiche aiutano solo gli avversari del governo, i burocrati europei e gli speculatori. Basta litigi, lavoriamo e risolviamo gli eventuali problemi parlando, non litigando”.

Già in una intervista alla Stampa il leader del Carroccio aveva manifestato il suo ottimismo: “Fino alle Europee? Macché, noi governeremo insieme fino al 2023. Alle Europee, senza dubbio. Una cosa dev’essere chiara: ribaltoni, inciuci e tranelli la Lega non ne fa. Noi manteniamo la parola data. Il decreto è quello scritto. In Consiglio io c’ero, Di Maio pure, Conte ce lo ha letto come è scritto e l’abbiamo approvato. Mi sembra un enorme equivoco. Pericoloso, però: tutti in Europa non vedono l’ora di attaccarci, non è bene dargliene l’occasione. Ma per quel che mi riguarda, il decreto quello è e quello resta. Non sono in lite con nessuno. Conte è un ottimo presidente del Consiglio, corretto, equilibrato. Sa fare il suo mestiere. In realtà con tutti i miei colleghi ministri il rapporto è ottimo. Di Maio dice che così come è il decreto lui non lo vota? Crede che io non abbia mai avuto dubbi su nessuno dei provvedimenti che abbiamo adottato? Ma li ho votati perché siamo tutti sulla stessa barca”.

Luigi Di Maio con i suoi fedelissimi si mostra sereno sulla crisi con la Lega innescata sui temi del condono penale e dello scudo per i capitali all’estero contenuti nel dl fiscale: “Domani si tratta solo di togliere la norma sul condono penale. Sia chiaro: nessun mercimonio su altri tavoli. Il condono tombale nell’accordo non c’era. L’accordo lo troveremo, di certo su questo non cade il governo. Ma Salvini deve smetterla di fare il fenomeno”.

Tanta sicurezza è legata, in parte, anche ai rilievi che sarebbero giunti dal Quirinale circa l’indisponibilità del Colle a far passare nel dl fiscale il condono penale: “E’ stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso e Matteo lo sa perfettamente…”.

Nel faccia a faccia tra i due, che si terrà al più tardi domani, a quanto si apprende, Di Maio intende chiarire anche il ruolo in tutta questa vicenda di Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio considerato il Richelieu del Carroccio.

Stavolta sotto accusa, viene raccontato da autorevoli fonti di governo grilline, per non aver voluto convocare quel preconsiglio dei ministri che avrebbe dovuto definire nel dettaglio i contenuti tecnici dei provvedimento approvati lunedì scorso in Cdm. Dunque manovra e dl fiscale.

Secondo le stesse fonti grilline: “Con la scusa di voler evitare fughe di notizie alla stampa, Giorgetti l’ha tirata talmente per le lunghe che il preconsiglio non si è mai tenuto. Risultato? Al Cdm si è arrivati con un foglietto volante”. Ma c’è di più. Tra i 5 Stelle serpeggia un’accusa pesantissima verso il sottosegretario, dal primo giorno inviso a molti nelle file del Movimento. E che Di Maio intende sottoporre a Salvini nelle prossime ore.

Si tratta del presunto inserimento, ad opera di Giorgetti, di due norme mai concordate con gli altri membri di governo: una su un condono per le società sportive dilettantistiche (il cui ‘stralcio’ avrebbe provocato una sfuriata del leghista, portandolo addirittura ad abbandonare la riunione) l’altra, rimarcano fonti grilline, relativa a Pantelleria e ai bilanci pregressi dell’isola perla del Mediterraneo, peraltro amministrata da un sindaco 5 Stelle dal giugno scorso.

Di concreto c’è che la diffidenza di Di Maio e dei 5 Stelle nei confronti di Giorgetti, considerato pedina irrinunciabile dei leghisti ed interlocutore anche del Quirinale, ha superato i livelli di guardia. C’è chi si chiede, nelle fila grilline, come si possa andare avanti in un clima di tale diffidenza e sospetto. Altra spina nel fianco, la ‘coabitazione’ al Mef di Laura Castelli e Massimo Garavaglia, considerato dai 5 Stelle altro ‘avvelenatore di pozzi’.

Di Maio avrebbe lamentato ad alcuni ministri del M5S quanto segue: “Sono stati lui e Giorgetti ad informare Matteo nelle ultime ore. Ma sono certo che chiarendo verrà ripristinata la verità. E che su condono penale e scudo fiscale la Lega saprà fare un passo indietro. I patti del resto erano chiari…”.

Eppure il braccio di ferro sembra ben lungi dal rientrare. Oggi sul terreno di scontro entra anche la sanatoria per gli abusi edilizi per le case danneggiate o crollate in seguito al terremoto di Ischia, ‘uno scempio’ l’etichetta Salvini annunciando la volontà della Lega di fermarlo con una norma ad hoc.

La risposta dei vertici M5S non si è fatta attendere: “La norma sul condono edilizio è stata chiesta dai sindaci locali, per giunta vicini al centrodestra, ed era stata sottoposta a Salvini oltre che a Di Maio. Vorrà dire che la Lega bloccherà la ricostruzione, problemi loro. Ma è singolare che lo stesso stop non arrivi dai leghisti per le case colpite dal sisma nel Centro Italia”.

Incontro difficilissimo, dunque, quello di domani al Consiglio dei Ministri con una situazione molto ingarbugliata e soprattutto con protagonisti che non sembrano disposti a cedere posizioni.

Intanto, lo spread sale sempre di più. La Borsa di Milano limita le perdite a metà seduta con il differenziale tra Btp e Bund che si restringe e torna sotto i 330 punti, a 329, dopo aver toccato quota 340. Il Ftse Mib è sceso in area 19mila punti, risalendo dai minimi di giornata a 18.977 punti (-0,58%).

Sul tema della volatilità è intervenuto anche il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli che in un comunicato ha lanciato un allarme sulle gravi conseguenze per l’economia italiana e per le famiglie legate allo spread: “L’ulteriore crescita dello spread peggiora le prospettive degli equilibri dei conti pubblici e complica le attività produttive tutte e gli investimenti delle famiglie e delle imprese. Non si può rimanere indifferenti di fronte alla ulteriore crescita dello spread e non ci si deve abituare a ciò che spingerebbe l’Italia indietro rispetto alla ripresa. Pertanto auspichiamo un più costruttivo confronto fra Autorità italiane ed europee per superare questo clima dannoso all’economia”.

Salvatore Rondello

Brexit, ancora nessun accordo in vista

theresa-may

Ancora una fumata nera sulla Brexit.. Al Vertice Ue al termine della cena dei capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles, la trattativa tra Unione europea e Regno Unito resta ferma al palo. I 27 annullano il vertice straordinario annunciato per novembre e si preparano allo scenario del ‘non accordo’.

I leader della Ue constatando che non sono stati fatti “sufficienti progressi” nelle trattative con il Regno Unito, hanno deciso di cancellare il Vertice straordinario del 17 e 18 novembre, fanno sapere in serata fonti Ue, ma “sono pronti a convocare un Consiglio europeo, se e quando il negoziatore dirà che sono stati fatti progressi decisivi”. “Per ora l’Ue a 27 non ha intenzione di organizzare un vertice straordinario a novembre”, ha aggiunto la stessa fonte. Durante la discussione a cena, i leader dei 27 hanno ribadito “la loro fiducia” in Michel Barnier come negoziatore e la loro “determinazione a restare uniti”. E hanno chiesto a Barnier di “continuare il suo sforzo per raggiungere un accordo sulla base delle linee guida” già adottate dall’Ue. “Non ci siamo ancora, serve molto più tempo”, aveva detto lo stesso Barnier subito dopo l’intervento di Theresa May all’inizio della cena.

Nel merito delle trattative, mentre il nodo continua a essere legato al cosiddetto ‘backstop’ sulla frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord su cui le parti restano distanti, il primo ministro britannico non avrebbe chiuso la porta alla possibilità di estendere di un anno il periodo di transizione. Secondo fonti di Bruxelles, May sarebbe pronta a accettare di allungare il periodo transitorio durante il quale il Regno Unito applicherà le regole Ue anche dopo la Brexit, oltre il 31 dicembre 2020. Durante il suo discorso questa sera agli altri capi di Stato e di governo dell’Ue, May ha detto che “il Regno Unito è pronto a considerare un’estensione del periodo transitorio”, hanno aggiunto le fonti Ue. La premier britannica – secondo un altra fonte – avrebbe anche chiesto ai leader Ue di aiutarla a trovare un accordo che possa essere approvato dal suo governo e dalla Camera dei Comuni, dove i suoi piani per la Brexit stanno incontrando una crescente resistenza. Un’apertura parzialmente confermata dal presidente del Parlamento europeo, Antonio tajani, secondo cui l’opzione è emersa nel dibattito anche se May sul punto ha avuto un atteggiamento ‘neutrale’.

Francia e Germania continuano a mostrare “fiducia” ma allo stesso tempo si preparano allo scenario ‘no-deal’, eventualità che il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk alla vigilia del vertice ha definito come “mai cosi’ probabile”. E che con il passare delle settimane si sta concretizzando. Anche l’olandese Mark Rutte ha detto di essere “cautamente ottimista”, aggiungendo che “Non ci aspettiamo e non ci auguriamo” un mancato accordo, ma “abbiamo chiesto alla Commissione di lavorare con maggiore vigore su uno scenario di no-deal”. La verità, sintetizza la presidente lituana Dalia Grybauskaite, “che non c’è ancora da parte di May una posizione chiara su cosa voglia la Gran Bretagna, Nel governo May “non c’e’ una posizione chiara o una proposta chiara, ci dicano cosa vogliano.

RIMANDATI

commissione europaIl Def alla Commissione Ue proprio non è piaciuto. Due pagine per bocciare il Documento di economia e finanza appena approvato. Eppure solo pochi giorni fa il governo, nella persona di Di Maio, si affacciava festante dalla finestra di Palazzo Chigi per annunciare che i finalmente i problemi dell’Italia erano finiti e la povertà abolita per decreto. Dalla Ue il messaggio al governo è chiaro: i numeri scritti nel Def non vanno inseriti nella manovra, altrimenti l’Europa sarà costretta a respingerla. Così la Commissione europea dopo giorni di schermaglie con un primo atto formale indica a Di Maio e Salvini che finanziare in deficit reddito di cittadinanza e flat tax è contrario alle regole del Patto di stabilità. Lo fa con la lettera di risposta alla missiva con la quale ieri Giovanni Tria aveva illustrato all’esecutivo comunitario i cardini del Def.

“Il Def – scrivono il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e il titolare agli Affari economici Pierre Moscovici – a prima vista sembra costituire una deviazione significativa dal percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue il che è motivo di seria preoccupazione. Chiediamo alle autorità italiane di assicurare che la manovra sia in linea con le regole fiscali comuni”.

Dombrovskis e Moscovici chiedono al governo di assicurare che il progetto di legge di bilancio, che dovrà essere presentato entro il 15 ottobre, sia “in conformità con le regole fiscali comuni”.  Se così non sarà la Commissione boccerà la manovra e aprirà una procedura su debito e deficit. Ai primi di settembre la Ue aveva concesso all’Italia uno sconto sul risanamento, facendo sapere che si sarebbe accontentata di un deficit pari all’1,6% del Pil, comunque 9 miliardi in meno di correzione del deficit strutturale da spendere nella finanziaria. Il governo però si è spinto oltre e ha deciso di portare l’indebitamento al 2,4% nel 2019, andando oltre le regole dei patti europei della zona euro.

Ora la Commissione Ue aspetta la manovra, poi inizierà l’esame concreto. “Non c’è stata alcuna bocciatura da parte dell’Ue – spiega in serata in Governo, che ribadisce la bontà della propria manovra – anche perché non è stata ancora avviata, né poteva esserlo, alcuna interlocuzione formale”. Si conta, invece, su un “dialogo costruttivo”. “Sono ottimista”, assicura il ministro Tria, che si dice convinto che si aprirà un “confronto costruttivo”. Anche perché “i deficit fanno parte degli strumenti di politica economica consentiti dalla prassi”. E Di Maio, che ancora una volta dimostra di non avere capito la lezione, va subito all’attacco e aggiunge: “Nessun piano B” sulla manovra da far scattare in caso di un’emergenza spread a 400, e “deve essere chiaro” anche a Bruxelles, perché sulla manovra “il Governo non arretrerà”.