Non basta una via per Craxi

Via Craxi a Milano?
Si tratta di una questione che, fosse per me, non sarebbe nemmeno da discutere. Il compagno Bettino Craxi merita tale riconoscimento, anzi penso meriti anche di più. Non voglio snocciolare le motivazioni. Sarei noioso, ripetitivo e, essendo nato nel 1993, ho potuto solo leggere i suoi scritti e studiare i suoi interventi. Quindi, lascerei questo compito a chi lo ha conosciuto direttamente. Voglio, però, elaborare alcune riflessioni… Mi fa piacere che il Sindaco Sala abbia raccolto la proposta e aperto un dibattito. Non posso dire lo stesso osservando, invece, l’opposizione a priori di alcuni esponenti della maggioranza milanese, primo fra tutti l’assessore PD Majorino che, così facendo, porta avanti le sue istanze insieme a Matteo Salvini. Una versione 2.0 dei lanciatori di monetine, simile a coloro che protestavano contro la proposta di intitolazione, promossa dall’ex Sindaco Moratti (corteo di protesta, formato da gruppi di estrema destra e sinistra, leghisti, Di Pietro e “giustizialisti” vari). Non credo ci sia altro da aggiungere, ma ritengo sia l’ulteriore dimostrazione di quanto sia complicato dialogare con alcune parti di PD. Al contrario, ho letto, con interesse, l’apertura di un mio corregionale, il Ministro Andrea Orlando. Proprio perché credo che Bettino Craxi meriti di più, vorrei lanciare un appello al Ministro Orlando. Infatti, credo che il modo migliore per sottolineare le innovazioni (termine utilizzato da Orlando), portate da Bettino Craxi sia intraprendere alcune iniziative fondamentali.
Perché non partire da una riforma della giustizia vera, netta e senza mediazioni? Durante questa legislatura, sono stati fatti passi avanti e il Ministro Orlando ha dimostrato sensibilità nei confronti di tematiche che socialisti (e anche Radicali) affrontano da molto tempo. Argomenti, sui quali i gruppi parlamentari del PSI (ed in particolare il Sen. Buemi) hanno offerto un importante contributo. Quindi, ben venga via Craxi a Milano, ma si ricordino e si tragga esempio da idee e azione politica del Compagno Bettino Craxi. Idee che non hanno neanche bisogno di essere attualizzate. Coraggio, Ministro Orlando. Sono sicuro che i socialisti, o almeno il sottoscritto, raccoglierebbero molto volentieri una sfida simile.

Gioco d’azzardo, terreno d’infiltrazioni mafiose

Un popolo di malati di azzardo. Viene chiamata ludopatia; ormai lo stesso ministero della Salute riconosce che non è solo un fenomeno sociale, ma una vera e propria malattia che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo. Chi ne è affetto inizia col trascurare lo studio o il lavoro e, avendo sempre bisogno di soldi, può arrivare a commettere furti o frodi per procurarseli, a indebitarsi anche pesantemente con familiari, parenti, amici, banche fino a rivolgersi agli strozzini e cadere vittima della criminalità organizzata. D’altro canto si tratta di un business tra i più fiorenti in Italia con cifre da capogiro e in continua crescita.

Ludopatia-PsiMartedì nell’Aula della Camera si è svolto l’esame della relazione sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito, approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

“Il tema del gioco d’azzardo e le conseguenze della ludopatia – ha affermato il capogruppo socialista alla Camera Pia Locatelli nel suo intervento – sono particolarmente a cuore ai socialisti che in questa legislatura hanno presentato una proposta di legge al Senato a prima firma del segretario Riccardo Nencini, e una ordine del giorno nel dicembre 2013 a mia firma approvato dalla Camera. In entrambe le iniziative si evidenziava la pericolosità della legalizzazione e diffusione del gioco d’azzardo, attraverso l’aumento delle sale giochi, delle videolottery, della continua e incessante pubblicità che invita a giocare e a scommettere. Basti pensare che la spesa, nel 2012, degli italiani è stata di circa 85 miliardi di euro, pari a una media di 1700 euro l’anno a persona, a fronte di un gettito erariale pari a soli 8 miliardi di euro. Se si pensa che nel 2000 la spesa era poco più di 14 miliardi, il fatturato risulta quintuplicato. Dati che non tengono conto della rilevante quota del sommerso, che in alcune regioni sfiora il 50 per cento. Ringraziamo quindi la Commissione Antimafia per il lavoro svolto e per la relazione presentata dalla presidente Bindi i cui contenuti, purtroppo, erano facilmente prevedibili. Che il gioco d’azzardo, legale e non, sia terreno di facili infiltrazioni da parte delle associazioni mafiose, per la facilità di enormi guadagni, per l’impossibilità di effettuare continui controlli, per l’opportunità di riciclare denaro sporco, per la scarsità delle pene, è cosa che tutti sanno. La soluzione più ovvia sarebbe quella di una repentina marcia indietro, ma sappiamo che ciò non è possibile. Possiamo però “limitare i danni” attraverso un inasprimento delle pene, e lo chiediamo noi socialisti da sempre garantisti e contrari a incrementare l’aspetto “punitivo”, la maggiore trasparenza delle catene societarie che gestiscono in concessione il gioco e che deve essere estesa a tutta la filiera e l’opportunità di prevedere l’obbligo di identificazione attraverso la tessera del giocatore. Voteremo a favore della risoluzione Bindi che condividiamo pienamente”.

Sisma. Pastorelli, bene governo. Ora accelerare

Terremoto Amatrice

Dopo il terremoto che ha sconvolto il centro Italia, il presidente del Consiglio Matteo Renzi  è intervenuto oggi nell’informativa alla Camera ribadendo che per il governo le spese per l’edilizia scolastica, “non solo nei territori colpiti dal sisma”, vanno scomputate dal Patto di Stabilità. “Non considerare evento eccezionale il sisma sarebbe un atto profondamento ingiusto, al punto di definirlo illegittimo, rispetto alle regole vigenti”. “Ribadisco anche qui in Parlamento – ha aggiunto il premier – che tutto ciò che servirà all’edilizia scolastica, non solo nei territori interessati dal sisma, dovrà essere scomputato dal Patto. E questo non perché vogliamo violare le regole. Al contrario, noi le stiamo rispettando perché le regole Ue parlano di eventi eccezionali e non trovo altro modo di definire un sisma se non evento eccezionale”.

“Gli eventi sismici hanno ulteriormente gravato i danni agli edifici scolastici. Stiamo facendo una nuova analisi puntuale, edificio per edificio, e naturalmente il nostro metodo di lavoro prevede la sistemazione in altri istituti magari con doppi turni”, degli studenti. “O in assenza di questa soluzione il ricorso a moduli temporanei sostitutivi degli edifici scolastici. Come ad Amatrice, dove il liceo è stato terminato il 7 novembre”. In emergenza Italia ha pochi paragoni La violenza della scossa anche se non ha fatto morti non può far fare “finta di non vedere che si è creato un problema di natura straordinaria: le altre scosse non avevano avuto questo livello di profondità e violenza”, ha detto Renzi.

“Da 1200 persone assistite al 26 ottobre – spiega il premier – si è passati a oltre 30 mila assistiti in 4 regioni, un terzo in alberghi e strutture ricettive, gli altri in strutture comunali. Al 25 ottobre erano 2500 gli operatori impegnati nell’assistenza, ora sono 6500, un lavoro per il quale il governo vuole esprimere gratitudine. Ancora una volta si è dimostrato che nell’emergenza l’Italia ha pochi paragoni al mondo e questo ha consentito di salvare 228 persone dalle macerie”. La scelta sui container sta a Comuni Dopo le più recenti scosse nel centro Italia, “in pieno ottobre, in territorio montano, abbiamo cercato di evitare le tendopoli. Questo ha creato qualche elemento di tensione soprattutto all’inizio ma è chiaro che non potevamo permettere le tende a quelle altitudini”, ha dichiarato il premier. “Con le casette di legno dovremo probabilmente affrontare l’intera fase della ricostruzione – spiega – ma intanto l’arrivo dei container è una scelta che rimettiamo alla decisione delle amministrazioni locali con le quali il rapporto è costante e anche complicato ma molto positivo per lo spirito che questi amministratori stanno mettendo a disposizione delle loro comunità”.

“Le prime risposte date dal Governo dopo l’ultimo terremoto sono state positive”. Ha detto il deputato del Psi Oreste Pastorelli dopo l’informative del premier. “Condivisibili le misure messe in campo, come i finanziamenti per il prosieguo dell’attività scolastica e il sostegno al comparto agroalimentare, vero motore dell’economia del territorio colpito. Ciò però non basta”. “Serve – ha detto ancora Pastorelli – un’accelerazione decisa sotto il profilo abitativo e della viabilità. Le zone colpite devono ripartire dal lavoro e dalla messa in sicurezza degli immobili. Il primo passo è stato fatto con l’ampliamento dell’ecobonus. Ma ora appare quanto mai indispensabile istituire la Carta d’Identità degli Immobili, così da rendere note le caratteristiche degli edifici. Le Istituzioni devono ascoltare i cittadini e comportarsi di conseguenza. La volontà della popolazione è stata espressa chiaramente, anche in quest’Aula dai sindaci interessati. Ora sta allo Stato – ha concluso – non deludere le loro aspettative”.

Ginevra Matiz

Enti Locali. Il Governo incassa la fiducia

Camera dei DeputatiLa Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal Governo sul decreto Enti Locali. I sì sono stati 343, i no 165, un astenuto. Il decreto va ora in Senato per la seconda lettura. Diverse le novità contenute. Nel passaggio a Montecitorio sono infatti stati approvati diversi emendamenti che hanno introdotto nuove misure.

Favorevole il voto dei socialisti. Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto ha evidenziato come “negli enti locali gli sprechi di risorse pubbliche hanno prodotto danni ingenti, ostacolando la ripresa e lo sviluppo di molti territori. E’ chiaro, però, che non si può solo tagliare. Le realtà istituzionali virtuose, che utilizzano in modo intelligente il denaro pubblico, devono essere sostenute. Vanno, dunque, salutate con favore disposizioni come la riduzione delle sanzioni per quelle province e regioni che nel 2015 non avevano rispettato le disposizioni del patto di stabilità interno o le anticipazioni di liquidità a favore degli enti dissestati finalizzate al risanamento dei loro debiti pregressi”. “Da evidenziare inoltre – ha detto ancora Pastorelli – che attraverso un proficuo lavoro in commissione si è riusciti ad allentare anche il blocco del turn-over del personale per quei comuni di piccole e medie dimensioni che non sono sottoposti al patto di stabilità interno e che hanno una dotazione di personale esigua. Un risultato importante, che può certamente aiutare la ripresa. Da sottolineare, poi, le importanti misure riguardanti i comparti cerealicolo e lattiero-caseario: settori in crisi, dove – ha concluso –  è urgente una migliore pianificazione dell’offerta e della produzione”.

Il decreto contiene sia norme che valgono per tutti i comuni, come le norme sul Fondo di solidarietà comunale, sia misure per singoli comuni o Regioni (ad esempio L’Aquila, la Sicilia). Nel primo caso gli emendamenti hanno teso ad allargare la platea dei comuni beneficiari, nel secondo caso ad estendere a singoli Enti Locali determinati benefici. Tra le misure che hanno avuto il via libera nelle ultime ore in commissione Bilancio c’è anche quella che riapre la rateizzazione per i debitori verso Equitalia.

Importante anche l’emendamento che, con una norma ponte, garantisce la proroga delle concessioni balneari fino al 2020 in vista della revisione organica della materia, anche alla luce della sentenza della Corte di giustizia europea che aveva messo in dubbio la lunghezza temporale delle concessioni demaniali per le spiagge.

Sono molti le materia toccate dal decreto. Ecco i principali:

MUTUI COMUNI CON CDP: istituito un Fondo (110 mln nel triennio) per l’estinzione dei mutui degli Enti locali con la Cassa depositi e prestiti.
SPIAGGE: nelle more dell’approvazione della riforma delle concessioni degli stabilimenti balneari, che potrebbe iniziare l’iter parlamentare subito dopo l’estate, vengono prorogate le concessioni in essere.
RYANAIR: sospeso “dall’1 settembre al 31 dicembre 2016” l’incremento di 2,50 euro della tassa comunale sugli imbarchi aeroportuali: la Finanziaria la sopprimerà per gli anni a venire.
NORMA “ANTI-PORTOGHESI” PER AZIENDE TRASPORTI: le aziende di trasporto comunale e regionale potranno ricorrere alla riscossione coatta per incassare le multe elevate a chi non ha pagato il biglietto. Una misura chiesta specie dalle disastrate aziende del centro-sud (ad esempio l’Atac a Roma).
RATEIZZAZIONE DEBITI EQUITALIA: riaperta la rateizzazione dei debiti verso Equitalia, concessa lo scorso autunno: debiti pagati in 72 rate. Se non se ne pagano 2, anche non consecutive, si decade dal beneficio.
VIGILI DEL FUOCO: autorizzata l’assunzione straordinaria di 193 vigili nel 2016 a valere sulla quota del 2017.
MINORI NON ACCOMPAGNATI: i Prefetti potranno disporre l’apertura di apposite strutture dove siano ospitati i migranti minorenni privi di famiglia: al massimo 50 ragazzi per ogni struttura.
GRANO: vista la crisi del grano, arriva un Fondo di 10 milioni “volto a favorire la qualità e la competitività delle produzioni delle imprese agricole cerealicole”.
DISASTRO FERROVIARIO PUGLIA: stanziati 10 milioni per le vittime e i feriti dello scontro tra treni di Corato e Andria.
L’AQUILA: oltre a 18,5 milioni, sono state introdotte norme per agevolare la concessione del contributo a fondo perduto per la costruzione della prima casa: l’acquisto dell’abitazione sostitutiva comporta contestuale trasferimento al patrimonio comunale dell’abitazione distrutta.
SISMA EMILIA 2012: I comuni e le regioni Emilia, Veneto e Lombardia potranno assumere personale con contratto flessibile in deroga a norme vigenti.
GRANA PADANO: i benefici per le imprese colpite dal terremoto del 2012 sono stati estesi alle imprese di Offlaga (Brescia), in particolare al caseificio Bresciangrana.
SINDROME DA TALIDOMIDE. l’indennizzo per gli affetti da tale sindrome (da vaccino) fino ad oggi per i nati dal 1959 al 1965, è estesa anche ai nati nel 1958 e nel 1966.

Consumo del suolo.
“Un ddl di svolta”

suolobis

L’aula della Camera dei deputati ha approvato il ddl sul contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato, con 256 sì, 140 no e 4 astenuti. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Prima del voto i deputati 5 stelle hanno protestato esibendo una serie di cartelli in aula.

Soddisfazione è stata espressa dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. “L’Italia ha bisogno di questa legge – ha commentato – anche per colmare un gap rispetto ad altri Paesi, tutelando la nostra agricoltura, conservando il paesaggio, che è uno dei nostri punti di forza assoluti, e stimolando anche l’edilizia di riuso e la rigenerazione urbana con il recupero di aree già occupate e strutture già esistenti. L’approvazione di oggi alla Camera è un passo concreto in avanti verso un provvedimento che attendiamo da troppo tempo. Andiamo avanti, in linea anche con gli impegni presi ad Expo con la Carta di Milano che richiama proprio i Governi a rafforzare le leggi in favore della tutela del suolo agricolo”.

“Un ddl di svolta per ambiente e paesaggio”: sono invece le parole cui il deputato del Psi e componente della commissione Ambiente della Camera, Oreste Pastorelli ha commentato il passaggio della legge alla Camera. “La conservazione dei paesaggi e dell’ambiente, così come il contenimento del consumo del suolo, devono passare anche attraverso il rilancio dell’agricoltura e, in particolare, di quella condotta con metodi ecosostenibili”. “Da tempo noi socialisti – ha detto Pastorelli nella dichiarazione di voto – sottolineiamo l’importanza che riveste l’agricoltura nella preservazione dell’ambiente e del territorio e le misure contenute nel disegno di legge confermano che non ci sbagliavamo”. “Ovviamente – ha proseguito – non ci si può fermare qui: penso al ruolo che devono ricoprire in questo importante processo le nuove generazioni, ma il provvedimento rappresenta un punto di svolta fondamentale nell’ambito degli strumenti di tutela ambientale e paesaggistica”.

Edoardo Gianelli

Def, sì della Camera alla risoluzione di maggioranza

Padoan-crescita Italia

Sì dell’Aula della Camera alla risoluzione di maggioranza sul Def. I voti a favore sono stati 351, 184 i contrari, un astenuto. Poco prima l’Aula aveva approvato, a maggioranza qualificata, la risoluzione di maggioranza che autorizza il rinvio al 2019 del pareggio di bilancio. I sì sono stati 353, 175 i no, un deputato si è astenuto. Il Documento di economia e finanza 2016 è da questa mattina anche all’esame del Senato.

Flessibilità in uscita per la pensione, anche con interventi ‘mirati’ ad alcune categorie. È quella che chiede la maggioranza nella risoluzione al Def in cui si invita il governo “ad adottare ogni iniziativa utile a promuovere, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, interventi in materia previdenziale volti a introdurre elementi di flessibilità” per la pensione, ”anche con la previsione di ragionevoli penalizzazioni, nonché interventi, anche selettivi, in particolare nei casi di disoccupazione involontaria e di lavori usuranti”.

Tra i punti qualificanti quello di proseguire con la spending review ma facendo attenzione a non intaccare i servizi, in particolare in sanità. Nel testo si chiede, tra l’altro, di ”accentuare l’azione selettiva” nella revisione della spesa, ”dando priorità agli interventi su beni e servizi intermedi e sulle società partecipate”. Ma si chiede anche che in ambito sanitario si assicuri come ”l’azione di spending review sia condotta attraverso recuperi di efficienza senza riduzione dei servizi”

Il documento, inoltre, sollecita la sterilizzazione, con la prossima manovra di bilancio, delle clausole di salvaguardia per un ammontare pari a circa lo 0,9% del Pil. Decisione da compensare, si legge nella risoluzione, mediante “l’utilizzo degli spazi di flessibilità e attraverso un mix di interventi di revisione della spesa pubblica, ivi incluse le spese fiscali, con esclusione di quelle riguardanti il lavoro e la famiglia, nonché di quelle relative alle ristrutturazioni edilizie e alle riqualificazioni energetiche, che vanno invece rafforzate”. L’esecutivo viene inoltre chiamato ad adottare “strumenti che accrescano la fedeltà fiscale e riducano i margini di evasione ed elusione a partire da quella relativa all’iva anche attraverso forti incentivi alla fatturazione elettronica tra privati”.

Con la risoluzione si invita quindi il governo “ad aprire un confronto con la commissione europea finalizzato a rivedere la metodologia di stima e l’orizzonte temporale degli scenari previsionali del Pil potenziale”. Il sistema attuale, si legge nel documento all’esame dell’assemblea, “produce risultati inadeguati a cogliere il contesto economico europeo con implicazioni di politica di bilancio eccessivamente restrittive per l’Italia così come per l’eurozona nel suo complesso”. L’esecutivo deve anche “proseguire l’azione di rilancio delle aree sottoutilizzate, in particolare nel Mezzogiorno. Al riguardo viene sollecitata la tempestiva comunicazione degli esiti della ricognizione delle risorse del fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie già destinate agli interventi del piano di azione coesione , previsti dalla legge di stabilità per il 2016, al fine di prorogare l’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato nelle regioni del mezzogiorno, assicurando una maggiorazione della decontribuzione in caso di assunzione di donne”.

Il gruppo socialista voterà a favore della risoluzione. Lo ha affermato in Aula Pia Locatelli, Presidente del gruppo del Psi. Lo farà per due ragioni. “La prima – ha detto nella dichiarazione di voto – per consentire lo slittamento di un anno del pareggio di bilancio misura indispensabile per non scoraggiare la timida crescita prevista, e la seconda che allevia in parte le nostre preoccupazioni soprattutto sul fronte pensioni. Un atto dovuto, dopo l’allarme lanciato dal presidente dell’Inps Tito Boeri sul rischio che la generazione dei nati nell’80 debba lavorare fino a 76 anni, che invita il governo a introdurre elementi di flessibilità, anche con ragionevoli penalizzazioni, per quanto riguarda i lavori usuranti, per coloro che hanno perso il lavoro e, aggiungo io, per le donne”.

Dalla minoranza del Pd è intervenuto Federico Fornaro: “Dobbiamo prendere maggiore consapevolezza – ha detto – della straordinaria emergenza lavoro nel nostro Paese. Nel 2008, nel primo anno di crisi, eravamo al 6,7 per cento di tasso di disoccupazione, mentre oggi siamo all’11,9 per cento e nel 2019, secondo il DEF, arriveremo al 9,9 per cento, un terzo in più rispetto all’inizio della crisi. Con il jobs act sono state messe risorse straordinarie ed irripetibili per favorire nuove assunzioni. I risultati del 2015 sono positivi, ma certamente non altrettanto straordinari: 0,8 per cento in meno di disoccupazione. E i risultati negativi del primo trimestre 2016 dimostrano il ruolo trainante svolto l’anno scorso dalla decontribuzione e non certo dall’abolizione dell’articolo 18 per i contratti a tempo indeterminato a tutela crescente”.

Redazione Avanti!

Legittima difesa, la Lega vuole la legge del far west

legittima difesa

Bagarre alla Camera e manifestazione della Lega fuori Montecitorio dopo la decisione dell’Aula di rinviare il testo sulla legittima difesa in Commissione, in cerca di un accordo all’interno della maggioranza. Dopo le accuse di mercoledì da parte del Nuovo centro destra, che giudica troppo morbida la proposta avanzata dal Pd, oggi Area popolare ha chiesto e ottenuto un ulteriore approfondimento per inserire nel testo attuale norme specifiche a tutela dei minori.

Il provvedimento nasce su iniziativa della Lega, che ha chiesto di modificare l’articolo 52 del codice penale, sostenendo il diritto di difendersi, usando anche le armi, sempre e comunque da parte di chi sorprende un ladro nella propria abitazione o nel proprio ufficio. Una sorta di “giustizia fai da te” che secondo il Carroccio “è quanto chiedono i cittadini”, e che ha trovato il placet immediato di Fratelli d’Italia e di parte di Forza Italia.

Testo che, una volta giunto in Commissione, è stato completamente rivisto con un emendamento del Pd che agisce non più sull’articolo 52 del codice penale ma sul 59 e tutela chi è indotto nell’errore di valutazione nel difendersi. In sintesi una sorta di diritto all’autodifesa rinforzato, che ha fatto infuriare la Lega, che non solo ha ritirato le firme in calce alla proposta di legge, ma ne ha ripresentata una sua, rimettendo l’incarico di mandato al relatore, affidato a Nicola Molteni.

Per il Pd la vera priorità è un’altra: ovvero, spiega il capogruppo dei deputati Dem, Ettore Rosato, “il complesso di riforme sulla giustizia che sono ferme al Senato”, tra cui anche le intercettazioni e la prescrizione, due materie contenute nella riforma più ampia che “è ferma” a Palazzo Madama.

“La proposta della Lega – ha commentato Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera – è tesa ancora una volta ad accontentare ‘la pancia’ del Paese sull’ondata emotiva di alcuni esecrabili crimini avvenuti nei confronti dei cittadini. Siamo fermamente convinti che i colpevoli di tali crimini vadano arrestati e processati, così come sosteniamo il diritto dei cittadini a difendersi in caso di gravi aggressioni, soprattutto quando queste avvengono all’interno del proprio domicilio. Non possiamo però accettare che questo diritto venga esteso al punto da far in qualche modo passare il principio che una vita umana valga meno dei beni materiali che si vogliono tutelare. Come socialisti – ha concluso –  non accetteremo mai provvedimenti che porterebbero il Paese a una sorta di Far West”.

Contrari a una modifica delle attuali norme gli esponenti di Si, Sel e l’associazione Antigone. “Tutti i penalisti liberali e democratici sanno che non si cambiano le norme a ogni piè sospinto, che il legislatore deve essere razionale e non deve assecondare gli umori da bar altrimenti è facile che di scivolamento in scivolamento si arrivi a legittimare la pena di morte”, ha affermato il presidente Patrizio Gonnella. “La legittima difesa – ha aggiunto – non può scardinare il principio di proporzionalità tra il bene protetto e quello offeso, altrimenti è palesemente incostituzionale”.

“Dovremo seguire con molta attenzione il dibattito che si svilupperà in Commissione, poi assumeremo un orientamento”, ha affermato il Ministro della giustizia Orlando, parlando in conferenza stampa da New York, dove si trova per partecipare alla sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.”Noi dobbiamo fare norme che funzionino e servano ai cittadini. Per non regalare argomenti alla Lega dovremmo diventare la Lega e la cosa non la auspicherei”.

Redazione Avanti!

Decreto banche, via libera alla fiducia

Italicum-Aula-CameraCon quella sulla banche i voti di fiducia sono 52 i voti di fiducia chiesti dal governo. La Camera ha approvato il decreto con 351 voti favorevoli e 180 contrari. Passa così la delle banche di credito cooperativo e si istituisce una garanzia pubblica sulla cartolarizzazione delle sofferenze (Gacs). Il via libera definitivo è atteso in settimana, poi il decreto andrà in Senato, dove dovrebbe essere convertito in legge al più tardi il 7 aprile.
In sede di dichiarazioni di voto ad esprimersi a favore della fiducia al governo sono stati il Pd, Ap, Scelta Civica, Svp e autonomie e il gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico. Contrari il M5S, Sinistra italiana, Lega, Fi, Cor, Fdi.

Dopo il passaggio a Montecitorio il decreto consente al ministero dell’Economia di emettere la Gacs non solo a favore delle banche ma anche di “altri intermediari finanziari”, ponendo le basi per ampliare il numero di soggetti interessati ad acquistare i non performing loans. Le sofferenze potranno essere trasferite per un importo “non superiore al loro valore contabile netto alla data di cessione”. La riforma del credito cooperativo prevede la creazione di una società capogruppo con almeno un miliardo di patrimonio. Il ministero dell’Economia potrà ridurre per decreto a meno del 51% la quota di controllo delle Bcc, qualora vi fosse la necessità di reperire capitali freschi sul mercato.

Le banche che vorranno restare indipendenti dalla holding avranno 60 giorni di tempo per esercitare la ‘way out’. La decorrenza scatta dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, quindi il termine ultimo per esercitare l’opzione cadrà attorno a metà giugno. La way out è riconosciuta agli istituti con almeno 200 milioni di patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e a chi decide di associarsi con una banca che rispetta questo requisito. La Bcc dovrà conferire l’azienda bancaria ad una società per azioni versando allo Stato “un importo pari al 20% del patrimonio netto”.

La forma cooperativa è salvaguardata perché la Bcc conferente ha l’obbligo di “modificare il proprio oggetto sociale per escludere l’esercizio dell’attività bancaria” e destinare le riserve a fondi mutualistici. Infine, è stato anche approvato un emendamento, votato in commissione su iniziativa del Pd, che ha come obiettivo quello di impedire una volta per tutte l’anatocismo, cioè il calcolo degli interessi sugli interessi a danno dei clienti.

Il Movimento 5 Stelle, che ha annunciato ostruzionismo, ha protestato anche durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia: i deputati M5S hanno mostrato in aula salvadanai bianchi con un euro nero stampato sopra.

Il capogruppo Pd in commissione Finanze, Michele Pelillo, ha sottolineato l’intervento in tema di capitalizzazione degli interessi (proprio l’anatocismo): “Un emendamento, quello sul divieto di anatocismo, che è stata una bandiera del Partito democratico e che in commissione ha ricevuto il voto favorevole di tutti i gruppi e l’astensione dello stesso M5S. Questo decreto è un altro tassello importante di un mosaico da completare al più presto. Diverse norme per un unico fine: rafforzare il sistema bancario per renderlo più funzionale alla crescita dell’economia reale, tenendo sempre in maggior conto l’esigenza di tutela del cittadino nel suo rapporto con il mondo della finanza”.


Con il via libera della Camera al decreto legge sulle banche di credito cooperativo il governo Renzi raggiunge quota 52 fiducie.

Le prime due fiducie, quelle programmatiche, il Governo Renzi le aveva ottenute il 25 febbraio del 2014. Ecco il quadro completo dei voti di fiducia:

Senato 25/02/2014 Governo 169 sì, 139 no, 0 astenuti.
Camera 25/02/2014 Governo 378 sì, 220 no, 1 astenuto.
Camera 13/03/2014 Dl Missioni 325 sì, 177 no, 2 astenuti.
Senato 26/03/2014 Ddl Delrio 160 sì, 133 no, 0 astenuti.
Camera 10/04/2014 Dl Salva Roma 325 sì, 176 no, 0 astenuti.
Camera 23/04/2014 Dl Lavoro 344 sì, 184 no, 0 astenuti.
Camera 29/04/2014 Dl Droga 335 sì, 186 no, 0 astenuti.
Senato 07/05/2014 Dl Lavoro 158 sì, 122 no, 0 astenuti.
Camera 13/05/2014 Dl Lavoro 333 sì, 159 no, 0 astenuti.
Senato 14/05/2014 Dl Droga 155 sì, 105 no, 0 astenuti.
Camera 19/05/2014 Dl Casa 324 sì, 110 no, 0 astenuti.
Senato 05/06/2014 Dl Irpef 159 sì, 112 no, 0 astenuti.
Camera 17/06/2014 Dl Irpef 342 sì, 201 no, 0 astenuti.
Senato 25/07/2014 Dl Competitività 159 sì, 1 no, 0 astenuti.
Senato 28/07/2014 Dl Cultura 159 sì, 90 no, 0 astenuti.
Camera 31/07/2014 Dl P.A. 346 sì, 176 no, 10 astenuti.
Senato 02/08/2014 Dl Carceri 162 sì, 39 no, 1 astenuto.
Senato 05/08/2014 Dl P.A. 160 sì, 106 no, 0 astenuti.
Camera 05/08/2014 Dl Competitività 352 sì, 193 no, 7 astenuti.
Camera 07/08/2014 Dl P.A. 346 sì, 177 no, 8 astenuti.
Senato 07/08/2014 Dl Competitività 155 sì, 27 no, 0 astenuti.
Senato 17/09/2014 L.Comunitaria 159 sì, 70 no, 51 astenuti.
Camera 02/10/2014 Dl stadi 323 sì, 168 no, 9 astenuti.
Senato 09/10/2014 Jobs act 165 sì, 111 no, 2 astenuti.
Senato 15/10/2014 Dl Stadi 164 sì, 109 no, 0 astenuti.
Senato 23/10/2014 Giustizia civile 161 sì, 51 no, 0 astenuti.
Camera 23/10/2014 Sblocca Italia 316 sì, 138 no, 1 astenuto.
Camera 04/11/2914 Giustizia civile 353 sì, 192 no, 0 astenuti.
Camera 29/11/2014 L. stabilità 349 sì, 75 no, 1 astenuto.
Camera 29/11/2014 L. stabilità 351 sì, 67 no, 1 astenuto.
Camera 29/11/2014 L. stabilità 346 sì, 39 no, 1 astenuto.
Senato 03/12/2014 Jobs Act 166 sì, 112 no, 1 astenuto.
Senato 19/02/2015 Dl Ilva 151 sì, 114 no, 0 astenuti.
Camera 19/02/2015 Milleproroghe 354 sì, 167 no, 1 astenuto.
Senato 26/02/2015 Milleproroghe 156 sì, 78 no, 1 astenuto.
Senato 15/04/2015 Dl Terrorismo 161 sì, 108 no, 1 astenuto.
Camera 29/04/2015 Italicum 352 sì, 207 no, 1 astenuto.
Camera 30/04/2015 Italicum 350 sì, 193 no, 1 astenuto.
Camera 30/04/2015 Italicum 342 sì, 15 no, 1 astenuto.
Senato 25/06/2015 Scuola 159 sì, 112 no, 0 astenuti.
Camera 23/07/2015 Dl fallimenti 355 sì, 188 no, 1 astenuto.
Senato 28/07/2015 Dl Enti locali 163 sì, 111 no, 0 astenuti.
Camera 04/08/2015 Dl Enti locali 364 sì, 185 no, 0 astenuti.
Senato 05/08/2015 Dl fallimenti 159 sì, 104 no, 0 astenuti.
Camera 13/11/2015 Rientro capitali 313 sì, 115 no, 0 astenuti.
Senato 20/11/2015 L. stabilità 164 sì, 116 no, 2 astenuti.
Senato 16/12/2015 Dl Giubileo 160 sì, 115 no, 0 astenuti.
Camera 10/02/2016 Milleproroghe 362 sì, 187 no, 1 astenuto.
Senato 24/02/2015 Milleproroghe 155 sì, 122 no, 0 astenuti.
Senato 25/02/2015 Unioni civili 173 sì, 71 no, 0 astenuti.
Senato 02/03/2015 Omicidio stradale 149 sì, 3 no, 15 astenuti.
Camera 23/02/2015 Dl banche 351 sì, 180 no, 0 astenuti.

Redazione Avanti!

Editoria, ok della Camera alla riforma

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L’Aula della Camera ha approvato in prima lettura un progetto di legge che punta ad un intervento organico sul settore editoriale. I sì sono stati 292, i no 113 e le astensioni 29. Il provvedimento passa all’esame del Senato. Un provvedimento che nasce dalla necessità di mettere a mano a un settore segnato negli ultimi anni da una crisi sempre più forte.
Sono tante le novità introdotte, molte sono state approvate in commissione Cultura e alcune dall’Assemblea. Diverse misure vengono rinviate ai numerosi decreti delegati che dovrà varare il governo dopo l’approvazione della legge.

La proposta di legge istituisce un nuovo fondo per l’editoria e delega il Governo a ridefinire le discipline del sostegno pubblico al settore, dei prepensionamenti dei giornalisti e del relativo ordine professionale. Il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione viene istituito al ministero dell’Economia (e non più presso la presidenza del Consiglio come originariamente indicato) e va a sostituire quello, analogo, che la Legge di stabilità 2016 inquadrava invece al ministero dello Sviluppo economico.

Confluiscono al Fondo le risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica, anche digitale, comprese quelle del Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria (circa 155 milioni per il 2016), le risorse statali destinate a radio-tv locali (circa 50 milioni per quest’anno), le eventuali maggiori entrate derivanti nel biennio 2016-2018 dal canone Rai fino a un importo massimo di cento milioni, e le somme derivanti dal contributo di solidarietà del settore dell’informazione pari allo 0,1% del reddito dei concessionari pubblicitari (l’Assemblea ha escluso i proventi delle multe Agcom).

“Con la fine del finanziamento pubblico – ha affermato il deputato socialista Oreste Pastorelli nel corso delle dichiarazioni di voto sulla pdl editoria – si è spenta la voce di molti quotidiani politici, ma anche delle piccole testate indipendenti. C’è chi afferma che concedere soldi pubblici ai giornali sia uno spreco di risorse. Sono gli stessi che ignorano, o forse sanno fin troppo bene, che senza informazioni imparziali e libere non può esserci democrazia”. “Al nostro mondo socialista – ha proseguito – appartengono oggi due testate, l’Avanti! e MondOperaio, che sin dalla fondazione del Psi nel 2008, non percepiscono alcun finanziamento pubblico. Sappiamo bene, quindi, quanto sia importante l’istituzione di un fondo per l’editoria, soprattutto per le piccole testate e per i giornali locali, concreta espressione del pluralismo dell’informazione, che consentono di dare ai cittadini notizia dettagliate sul territorio”.

Il testo delega, inoltre, il governo a ridefinire l’intera disciplina, partendo dalla platea dei beneficiari. Tra questi potranno esserci, oltre alle tv locali, le cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro, ma non i giornali di partito. Ulteriori requisiti riguardano il regolare adempimento degli obblighi derivanti dai contratti di lavoro e l’edizione della testata in formato digitale. L’ammontare del contributo dipenderà dal numero di copie annue vendute e utenti unici raggiunti, oltre che, in base a un emendamento della Bilancio, dal numero di giornalisti assunti. Un emendamento del Movimento 5 stelle lega il calcolo dei contributi per l’editoria al numero effettivo delle copie vendute purché questo non sia “inferiore al 30% delle copie distribuite in edicola”.

Redazione Avanti!

Boschi. Sfiducia respinta. Il M5S all’attacco

Banca Etruria-BoschiCome ampiamente prevedibile, la Camera ha detto no alla mozione di sfiducia individuale presentata dal Movimento 5 Stelle nei confronti de Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi il cui padre risulta coinvolto nel caso della Banca Etruria. I voti contrari sono stati 373. 129 quelli a favore.

Il ministro Boschi ha preso la parola in Aula per negare che la Banca Etruria fosse la banca di famiglia. Per sottolineare, poi, nell’ordine: “Non ho mai favorito amici o miei interessi”; “Non vi consento di mettere in discussione la mia onestà, non ve lo consento io e non ve lo consente la realtà dei fatti che è molto più forte del pressapochismo e della demagogia”; “Io come ministro sono stata sempre dalla parte delle istituzioni, non ho mai favorito la mia famiglia, non ho mai favorito i miei amici. Non ho tutelato la mia famiglia, questo governo ha tutelato le istituzioni”. Oltre a ciò, un proverbiale “chi sbaglia paga”, riferito al genitore.

L’esito era scontato, soprattutto in considerazione dell’ampia maggioranza di cui gode il Governo a Montecitorio. Inoltre FI ha optato per la non partecipazione al voto. Indicazione sulla quale è nato un piccolo giallo. Infatti, a leggere i tabulati sulla votazione, risulta che il capogruppo Renato Brunetta era presenta in Aula. Brunetta ha poi precisato che al momento del voto era assente: “Non ho votato né sì né no. Ero assente” ha detto successivamente in Aula pregando “gli uffici” di correggere i tabulati delle votazioni.

Il Psi ha ribadito la fiducia al Governo e al Ministro. Lo ha fatto con il capogruppo Pia Locatelli che è intervenuta in Aula a nome del Partito. “Noi socialisti – ha detto – siamo sempre stati garantisti, abbiamo sempre sostenuto che i processi vanno fatti nelle aule dei tribunali e che nessuno possa essere ritenuto colpevole fino al terzo grado di giudizio. Non solo: siamo sempre stati contro i linciaggi mediatici, le condanne emesse sulle colonne dei giornali, lo sciacallaggio volto ad eliminare un avversario o un’avversaria politica”.

La presentazione dal parte del M5 Stelle alla Camera ha ovviamente un significato politico. Durissimo l’intervento del grillino Alessandro di Battista. “Il dottor Boschi  – ha detto – è stato nominato vice presidente un mese dopo che la figlia è diventata ministro”. Se nelle prossime settimane “il caso si dovesse ingrossare, potrebbe succedere che Renzi stesso chieda di sacrificare il ministro Boschi. Perché Renzi non difende la Boschi, difende se stesso ed è capace di tutto pur di mantenere il potere”.  “La Boschi – ha detto ancora – ha un conflitto di interessi grande non come una casa, ma come una banca tutelata dall’intervento del governo”. “Lei è il punto d’intermediazione tra la Banca e suo padre – ha detto ancora rivolto al ministro Boschi -, non ci interessa il quantitativo ma la problematica politica. Un ministro deve essere al di sopra di ogni sospetto e lei non lo è. Il fatto che non fosse presente ai consigli dei ministri dove sono stati assunti provvedimenti in materia di banche avvalora il suo conflitto d’interessi e non la protegge”.

Interessante piuttosto il fatto che sulla questione si allarga il divario tra Sinistra Italiana e Pd, con la prima che vota insieme ai grillini. Sullo sfondo un dialogo, da oggi meno facile, in vista delle amministrative di primavera.”Sarebbe molto curioso se i rapporti tra Sinistra Italiana e Partito Democratico dovessero misurarsi sulla mozione di sfiducia nei confronti di un membro del governo: noi l’abbiamo votata perché pensiamo sia giusto e se il Pd pensa di misurare il rapporto con noi in base a quanto facciamo in Parlamento, ha capito male”. “Noi siamo autonomi”. Commenta il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini: ogni giorno siamo più lontani. “Una scelta inspiegabile e, a sentire le motivazioni addotte in Aula, anche singolare”, ha aggiunto. Da Bruxelles, invece, Renzi sentenzia lapidario: “Si è trattato di un clamoroso boomerang da parte del M5s. Questo governo ha salvato un milione di risparmiatori”.

Ginevra Matiz