Autonomie, la Camera approva risoluzione

parlamento_cameraL’aula della Camera ha approvato a maggioranza la risoluzione sulle forme di raccordo tra lo Stato e le autonomie territoriali e sull’attuazione degli statuti speciali. Sulla questione è stata approvata una relazione nella commissione parlamentare per le Questioni regionali. I voti favorevoli sono stati 279, i contrari uno e astenuti 139. Per i socialisti è intervenuto il deputato Oreste Pastorelli per il quele “il problema principale relativo alle autonomie territoriali è quello del ruolo degli enti di area vasta e delle province in particolare. Quest’ultime – ha detto – sono state svuotate delle loro competenze con effetti devastanti sui territori: penso per esempio alla viabilità e all’edilizia scolastica, le cui carenze sono sotto gli occhi di tutti”.

Pastorelli ha sottolineato che “le ragioni di una simile situazione sono ben tratteggiate nella relazione: dalla mancata attuazione della riforma costituzionale del Titolo V al taglio dei trasferimenti statali, sino al ritardo nell’attuazione del federalismo fiscale. Una serie di concause che, negli anni, hanno creato uno stallo che deve essere superato tramite un adattamento della legge Delrio all’esito referendario del 4 dicembre scorso”.

“Ciò significa riconoscere il rilievo costituzionale delle Province, assegnare loro una serie di funzioni di governo, attribuirgli le dotazioni finanziarie necessarie ed eliminare le interferenze istituzionali. Da ex amministratore provinciale, poi, so bene che l’esigenza degli enti locali è quella di avere un dialogo diretto con interlocutori nazionali”.

“Sarebbe utile – ha aggiunto il deputato socialista – un coinvolgimento di rappresentanti locali nei lavori della Commissione parlamentare per le questioni regionali ed una razionalizzazione del sistema delle Conferenze intergovernative. La presente relazione rappresenta, dunque, un buon percorso che auspichiamo possa essere attuato in tempi non lunghi e sulla quale esprimo il voto favorevole della componente socialista”.

Israele cede, più diritti
per i carcerati palestinesi

Dopo 41 giorni circa 1500 palestinesi di al-Fatah detenuti in Israele hanno interrotto sabato 27 maggio lo sciopero della fame che avevano cominciato assieme al loro leader Marwan Barghouti per protestare contro le condizioni di detenzione e le violazioni dei diritti umani cui sono sottoposti dal regime carcerario. I parlamentari italiani Locatelli e Manconi scrivono all’ambasciatore di Israele che nega ogni violazione dei diritti umani. Il Foglio pubblica solo la lettera dell’ambasciatore.


Dopo 41 giorni circa 1500 palestinesi di al-Fatah detenuti in Israele hanno interrotto sabato 27 maggio lo sciopero della fame che avevano cominciato assieme al loro leader Marwan Barghouti per protestare contro le condizioni di detenzione e le violazioni dei diritti umani cui sono sottoposti dal regime carcerario.
Lo hanno reso noto le stesse autorità israeliane dopo l’accordo raggiunto con l’Anp, l’Autorità Nazionale Palestinese, la mediazione della Croce Rossa internazionale e una consistente pressione internazionale cui pare si sia aggiunta perfino quella del neo presidente americano Donald Trump durante la sua visita in Israele.

Palestinesi in festa per la fine dello sciopero Marwan Barghouti

Palestinesi in festa per la fine dello sciopero inneggiano a Marwan Barghouti

Il comunicato delle autorità israeliane parla della concessione di una serie di “benefici di carattere umanitario” mentre l’agenzia di stampa palestinese InfoPal entra nel dettaglio ed elenca una serie di misure che dovrebbero alleggerire il regime di detenzione e rendere più frequenti le visite dei familiari ai loro congiunti. In particolare è stata in qualche misura corretta la situazione che si era creata con i palestinesi che erano stati arrestati e trasferiti nelle prigioni israeliane impedendo così di fatto, soprattutto per quelli di Gaza, contatti regolari con i loro congiunti per la difficoltà di ottenere il permesso di entrare in Israele.

Numerose organizzazioni umanitarie israeliane e internazionali si sono schierate a sostegno dello sciopero. In un comunicato Amnesty International ricorda che Israele “porta avanti da decenni politiche illegali e crudeli nei confronti dei palestinesi dei Territori occupati e di Gaza detenuti nelle prigioni israeliane, i quali in alcuni casi non vedono da anni i loro familiari”. Inoltre “trattenere nelle prigioni israeliane palestinesi arrestati nei Territori occupati costituisce una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra. Si tratta di una politica illegale e crudele nei confronti sia dei detenuti che delle loro famiglie, che spesso non possono incontrarsi per mesi e in alcuni casi per anni”.

Carcere israelianoSecondo l’Ong “Associazione dei prigionieri palestinesi”, 6500 prigionieri palestinesi sono attualmente detenuti in 17 prigioni e centri di detenzione gestiti dalle autorità israeliane, 16 dei quali all’interno di Israele. Tra i 6500 detenuti, le donne sono 57. I minori di 18 anni sono 300, tra cui 13 ragazze. Della popolazione carceraria fanno parte anche 13 componenti del Consiglio legislativo palestinese. Almeno 500 palestinesi si trovano in detenzione amministrativa senza accusa né processo, una prassi contraria al diritto internazionale.

Della questione in Italia si sono occupati anche Pia Locatelli e Luigi Manconi, rispettivamente presidentessa del Comitato diritti umani della Camera e presidente della commissione diritti umani del Senato, che hanno inviato una lettera all’ambasciatore israeliano in Italia.
”Ci è stato riferito – scrivono i due parlamentari – che in seguito a quest’azione di protesta non violenta sono state messe in atto una seria di azioni punitive che comprendono un inasprimento delle condizioni di isolamento, il divieto di incontrare i propri avvocati e perfino il sequestro del sale”.

Immediata la replica dell’ambasciatore Sachs che nella sua risposta ha negato categoricamente qualsiasi violazione dei diritti umani nei confronti dei detenuti palestinesi e ha respinto tutte le accuse. La lettera dell’ambasciatore è stata pubblicata oggi (30 maggio) da Il Foglio, senza però dare ai lettori alcune informazione circa le proteste e la lettera scritta dai parlamentari italiani.
Un modo davvero curioso di fare informazione, come se il giornale diretto da Cerasa fosse non un organo di informazione italiano, ma un bollettino dello Stato di Israele. Però ancora più sorprendente, al limite del ridicolo, è stato il non aver dato notizia della fine dello sciopero e dell’accoglimento – perlomeno parziale – delle richieste dei palestinesi, evidentemente per non smentire l’ambasciatore che avrebbe fatto una brutta figura dopo aver negato l’evidenza dei fatti.

D’altra parte dello sciopero si è parlato molto anche in Israele, dove i cittadini conoscono bene la situazione dei Territori e il comportamento delle autorità militari. Lo scrittore Abraham Yehoshua in un’intervista a “ il Fatto quotidiano” solo pochi giorni fa aveva affermato che “i detenuti palestinesi hanno ragione a scioperare perché sono discriminati e chiedono di poter godere degli stessi diritti di tutti gli altri carcerati, che sono peraltro i diritti sanciti da tutte le Convenzioni per i diritti umani”.

Comunque la vicenda ha anche avuto un importante risvolto politico interno allo Stato palestinese e forse anche in Israele.

Marwan Barghouti

Marwan Barghouti

La popolarità del 58enne Marwan Barghouti, leader della prima e seconda Intifada, in carcere da 15 anni per scontare cinque ergastoli in quanto ritenuto responsabile di alcuni fatti di sangue commessi dagli uomini di Tanzim, una forza paramilitare della resistenza palestinese, sotto il suo comando, è in continua ascesa. Contro di lui è schierata Hamas, l’organizzazione islamista che controlla Gaza, da sempre in rotta di collisione con Fatah, il principale movimento politico palestinese, laico e progressista, di cui era leader Yasser Arafat.
In un recente passato in Israele si è spesso parlato anche di un perdono presidenziale per liberare Barghouti; ne erano convinti Yossi Beilin e Shimon Peres, ma con la crescita politica della destra, dell’estrema destra e dei partiti religiosi ultraortodossi, che oggi controllano il governo di Nethanyau, della questione non si è più parlato. Ecco dunque che anche l’esito di questo sciopero della fame induce a pensare che forse si sta muovendo qualcosa sotto la crosta di ghiaccio di un’intransigenza irragionevole come non mai.

Manovra. Dal governo ancora un voto di fiducia

montecitorio_aula_cameraAncora un voto di fiducia. Il governo infatti pone a Montecitorio la questione di fiducia sulla Manovra economica. Lo annuncia nell’Aula della Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro, specificando che la fiducia è riferita al testo licenziato dalla commissione. Le votazione inizieranno domani alle 17:30 con le dichiarazioni di voto dei gruppi parlamentare a partire dalle secondo quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Dopo la Camera toccherà al Senato con il voto finale sul provvedimento previsto entro le 12 di giovedì 1 giugno. Si salta quindi il dibattito parlamentare.

L’opposizione all’attacco soprattutto sulle clausole di salvaguardia. Una possibilità che il viceministro dell’Economia Enrico Morando ha escluso:  “Le clausole le abbiamo introdotte noi negli anni e non la Ue. Noi siamo responsabili del non farle scattare, ci siamo impegnati nel Def in tal senso e con questo provvedimento le abbiamo ridotte”. “Le clausole – ammonisce Morando – non sono rimosse, sono ridotte per intensità perché gli interventi che facciamo sono strutturali. La Ue avrà tante responsabilità, ma non quella di aver introdotto le clausole di salvaguardia. Le abbiamo disinnescate nel 2015, 2016 e 2017, ci siamo impegnati per il 2018 e dobbiamo proseguire con la legge di bilancio onorando l’impegno”.

Diversi gli emendamenti approvati in commissione. Tra cui quello che prevede che “le colonnine, sia pubbliche che private, per la ricarica delle auto elettriche dovranno rispettare degli standard minimi di interoperabilità, in modo da essere compatibili con la maggior parte dei veicoli. A identificare i criteri base, gli standard minimi per le colonnine, sarà “il Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica”. Una altro emendamento spazia dalle liti condominiali alla diffamazione a mezzo stampa, passando per le controversie su successioni, affitti o comodati, fino al risarcimento del danno in sede civile nei casi di ‘malasanità’. Tutti casi che dovranno passare dalla mediazione prima di arrivare in tribunale, qualora proprio non si riuscisse a trovare un accordo. La mediazione va applicata anche nei casi di diritti reali, divisione, patti di famiglia, affitto di aziende, contratti assicurativi, bancari e finanziari. Un modo per snellire la mole di lavoro della giustizia italiana. Infine arrivano fondi per la città di Matera, che sarà capitale europea cultura nel 2019. Si tratta di un milione in più l’anno per tre anni, dal 2017 al 2019.

Più risorse, con un incremento annuo di 1,5 milioni a decorrere dal 2017, arriveranno per gli stanziamenti dedicati al programma ‘Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica’. Si tratta di un emendamentoche rientra nel capitolo dell’istruzione universitaria e formazione post-universitaria in capo al Miur. Tra le proposte passate ci sono anche finanziamenti per il trasporto locale, con, ad esempio, un contributo straordinario, riconosciuto alla regione Umbria, pari 45,82 milioni di euro, per far fronte ai debiti di Busitalia -Sita Nord Srl. Il contributo è ripartito nella misura di 20 milioni per l’anno 2017 e 25,82 milioni per l’anno 2018. La copertura dell’intervento è assicurata attraverso l’utilizzo delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2014-2020.

Tra gli emendamenti approvati in Commissione compare anche l’oscuramento dei siti web che offrano o pubblicizzino sigarette elettroniche “in difetto di autorizzazione” o che comunque violino le norme sulle e-cig. Lo stesso vale per portali relativi a giochi o scommesse irregolari. Chi non si adegua ai provvedimenti inibitori rischia sanzioni da 30.00 a 180.000 euro. Un altro emendamento riguarda gli interventi di restauro o risanamento di un immobile che possono anche comportare il cambiamento della destinazione d’uso, ad esempio da commerciale ad abitativo o produttivo, seppure nel rispetto di specifici paletti.

Parlamento. I cambi di gruppo a quota 481

Dopo la fine del gruppo a Palazzo Madama, gli ex Conservatori e riformisti entrano in Gal. voltagabbana214 i cambi di casacca al senato, contro i 267 di Montecitorio. Da inizio legislatura 1 parlamentare su 3 ha cambiato gruppo almeno una volta.

A inizio aprile la compagine parlamentare dei fittiani al senato era stata sciolta dall’ufficio di presidenza per mancanza del numero minimo di membri. Dopo un passaggio forzato al gruppo misto, tutti e 9 i senatori in questione sono passati in Grandi autonomie e libertà (Gal). Il primo è stato Luigi Compagna, poi seguito da Andrea Augello, e proprio in questi giorni dai 7 senatori rimanenti: Francesco Bruni, Luigi D’Ambrosio Lettieri, Salvatore Tito Di Maggio, Pietro Liuzzi, Luigi Perrone, Lucio Tarquinio e Vittorio Zizza.

Con questo ennesimo giro di valzer i cambi di gruppo da inizio legislatura salgono a quota 481. 267 sono avvenuti alla Camera, mentre 214 al senato, in un parlamento in cui ogni mese 9,6 eletti cambiano gruppo di appartenenza. Una media, come visto nel MiniDossier “Giro di valzer – 2016“, due volte superiore a quella della scorsa legislatura.Screenshot 2017-05-22 15.49.52

In totale i parlamentari interessati sono 319 (188 deputati e 131 senatori), il 33,58% dei nostri eletti. Fra i due rami quello più coinvolto sembra essere Palazzo Madama, in cui 4 parlamentare su 10 (il 40,94%) hanno cambiato gruppo almeno una volta dalle politiche del 2013. Percentuale leggermente più bassa a Montecitorio, 29,84%.Screenshot 2017-05-22 15.52.14

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La separazione bancaria approda alla Camera

monte-paschi-bancaLa Commissione Finanze della Camera ha iniziato la discussione sulle proposte di legge relative alla separazione tra banche ordinarie e banche d’affari. Le varie proposte sono accomunate dalla medesima finalità fondamentale, la salvaguardia e la tutela del risparmio dei cittadini.

In generale le banche che svolgono attività di “commercio in proprio” di strumenti finanziari non dovrebbero svolgere anche le attività di raccolta del risparmio tra il pubblico né effettuare l’esercizio del credito.

In alcune proposte opportunamente si fa riferimento alla legge Glass-Steagall che venne introdotta negli Usa dal presidente Roosevelt nel 1933 per combattere la speculazione e impedire l’utilizzo del risparmio delle famiglie in operazioni ad alto rischio da parte delle banche.

Il tema della separazione è diventato da tempo oggetto di discussione a livello mondiale, ma in Italia si è imposto soprattutto dopo il gennaio 2016 quando i governi europei, anche il nostro, hanno sottoscritto l’obbligo di applicare il “bail in” in caso di dissesti bancari. Per coprire i buchi dei fallimenti bancari la nuova norma impone di rivalersi sugli azionisti, sugli obbligazionisti e sui depositi oltre i 100.000 euro .

E’ il passo obbligato dopo l’approvazione del decreto legge relativo alle “Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio”. C’è da sperare che la Camera concluda in tempi brevi l’iter legislativo del provvedimento in questione.

Intanto i dati riguardanti la salute del sistema bancario, evidenziati dalla Banca d’Italia, devono far riflettere. Si evince che il 70% delle sofferenze bancarie, pari a 140 miliardi di euro su un totale di 210, è in mano al 3% dei debitori! Il che significa che il restante 97% dei debitori detiene solo il 30% delle sofferenze bancarie.

Non possono essere, quindi, le famiglie e le pmi a pagare per le sofferenze succitate. I responsabili sono i grandi gruppi e le grandi imprese. E’ chiaro che le sofferenze sono state determinate dai prestiti facilmente concessi a chi evidentemente ex ante non era degno di credito. Continuiamo a ritenere indispensabile il puntuale accertamento delle responsabilità specifiche degli amministratori e del management delle singole banche.

Le perdite accumulate dalle cinque banche a rischio fallimento, in primis il Monte dei Paschi di Siena, sfiorano i 20 miliardi di euro, quasi pari a una manovra finanziaria. Purtroppo si calcola che dal 2013 i risparmiatori abbiano perso almeno 30 miliardi dei loro risparmi, più di 10 miliardi sarebbero stati persi solo dai 200 mila azionisti delle due banche popolari venete.

Rispetto al problema delle sofferenze il governo e le autorità sembrano navigare ancora a vista. Secondo noi, bisognerebbe considerare le esperienze altrui. In Germania, per esempio, nel caso della Erste Abwicklungsanstalt, l’agenzia centrale creata per far fronte alle sofferenze bancarie tedesche, lo Stato ha recuperato quasi tutti i 246 miliardi di non performing loans. Berlino non solo ha fatto una rigorosa analisi delle cause ma ha anche accertato le responsabilità. Naturalmente sono state realizzate le opportune politiche per la crescita dell’economia reale.

Si ricordi che, dopo l’esplosione della crisi finanziaria globale, per stabilizzare i relativi sistemi bancari nazionali, la Germania spese 238 miliardi, la Spagna 52 e gli Stati Uniti 426. Purtroppo l’Italia non si attivò in merito prima dell’entrata del bail in.

In conclusione si può affermare che, eliminate le varie degenerazioni, il sistema bancario italiano non sarebbe in pessime condizioni. Infatti il livello degli impieghi sul totale degli attivi, cioè i prestiti che le banche fanno sul totale delle loro attività, è quasi del 70%, mentre in Germania sarebbe del 56%. Inoltre i livelli dei derivati in Italia, sul totale degli attivi, sono meno del 10% a fronte di una media Ue del 20%, mentre in Germania essi arrivano al 34%.

L’argomento della separazione bancaria e della difesa del risparmio è troppo importante perché diventi materia per un ulteriore scontro elettorale ed ideologico. Potrebbe invece diventare un campo di fruttuosa cooperazione, mostrando che il bene comune è superiore agli interessi partitici o di bottega. Sarebbe anche un modo concreto per mostrare che in Italia vi sono anche degli statisti e non solo dei politicanti.

Mario Lettieri* Paolo Raimondi**
*già sottosegretario all’Economia **economista

Terremoto. Dal Psi ddl per esenzione imposte

Terremoto Amatrice
Martedì 7 marzo il Psi presenterà la sua proposta di legge per l’istituzione di una No Tax Area nei territori colpiti dai recenti terremoti. L’appuntamento è per le ore 14.30, presso la sala stampa della Camera (Via della Missione), a Roma. Il provvedimento, a prima firma del deputato Oreste Pastorelli e sottoscritta da 32 deputati di diversi gruppi parlamentari, prevede la creazione di una Zona Franca Urbana e di una Zona Economica Speciale per i comuni inseriti nel cratere degli ultimi decreti legge del Governo.
Con i parlamentari socialisti Pia Locatelli, Oreste Pastorelli ed Enrico Buemi, a chiedere l’esenzione totale dalle imposte per famiglie e imprese terremotate ci saranno alcuni dei sindaci dei comuni colpiti. Parteciperanno, quindi, alla presentazione della proposta di legge il primo cittadino di Amatrice, Sergio Pirozzi, il sindaco di Accumoli Stefano Petrucci, il sindaco di Cittareale Francesco Nelli e il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui. Presente anche il rettore dell’università di Camerino, Flavio Corradini, che insieme ai docenti dell’ateneo marchigiano ha contribuito a redigere la proposta di legge.

Non basta una via per Craxi

Via Craxi a Milano?
Si tratta di una questione che, fosse per me, non sarebbe nemmeno da discutere. Il compagno Bettino Craxi merita tale riconoscimento, anzi penso meriti anche di più. Non voglio snocciolare le motivazioni. Sarei noioso, ripetitivo e, essendo nato nel 1993, ho potuto solo leggere i suoi scritti e studiare i suoi interventi. Quindi, lascerei questo compito a chi lo ha conosciuto direttamente. Voglio, però, elaborare alcune riflessioni… Mi fa piacere che il Sindaco Sala abbia raccolto la proposta e aperto un dibattito. Non posso dire lo stesso osservando, invece, l’opposizione a priori di alcuni esponenti della maggioranza milanese, primo fra tutti l’assessore PD Majorino che, così facendo, porta avanti le sue istanze insieme a Matteo Salvini. Una versione 2.0 dei lanciatori di monetine, simile a coloro che protestavano contro la proposta di intitolazione, promossa dall’ex Sindaco Moratti (corteo di protesta, formato da gruppi di estrema destra e sinistra, leghisti, Di Pietro e “giustizialisti” vari). Non credo ci sia altro da aggiungere, ma ritengo sia l’ulteriore dimostrazione di quanto sia complicato dialogare con alcune parti di PD. Al contrario, ho letto, con interesse, l’apertura di un mio corregionale, il Ministro Andrea Orlando. Proprio perché credo che Bettino Craxi meriti di più, vorrei lanciare un appello al Ministro Orlando. Infatti, credo che il modo migliore per sottolineare le innovazioni (termine utilizzato da Orlando), portate da Bettino Craxi sia intraprendere alcune iniziative fondamentali.
Perché non partire da una riforma della giustizia vera, netta e senza mediazioni? Durante questa legislatura, sono stati fatti passi avanti e il Ministro Orlando ha dimostrato sensibilità nei confronti di tematiche che socialisti (e anche Radicali) affrontano da molto tempo. Argomenti, sui quali i gruppi parlamentari del PSI (ed in particolare il Sen. Buemi) hanno offerto un importante contributo. Quindi, ben venga via Craxi a Milano, ma si ricordino e si tragga esempio da idee e azione politica del Compagno Bettino Craxi. Idee che non hanno neanche bisogno di essere attualizzate. Coraggio, Ministro Orlando. Sono sicuro che i socialisti, o almeno il sottoscritto, raccoglierebbero molto volentieri una sfida simile.

Gioco d’azzardo, terreno d’infiltrazioni mafiose

Un popolo di malati di azzardo. Viene chiamata ludopatia; ormai lo stesso ministero della Salute riconosce che non è solo un fenomeno sociale, ma una vera e propria malattia che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare d’azzardo. Chi ne è affetto inizia col trascurare lo studio o il lavoro e, avendo sempre bisogno di soldi, può arrivare a commettere furti o frodi per procurarseli, a indebitarsi anche pesantemente con familiari, parenti, amici, banche fino a rivolgersi agli strozzini e cadere vittima della criminalità organizzata. D’altro canto si tratta di un business tra i più fiorenti in Italia con cifre da capogiro e in continua crescita.

Ludopatia-PsiMartedì nell’Aula della Camera si è svolto l’esame della relazione sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito, approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere.

“Il tema del gioco d’azzardo e le conseguenze della ludopatia – ha affermato il capogruppo socialista alla Camera Pia Locatelli nel suo intervento – sono particolarmente a cuore ai socialisti che in questa legislatura hanno presentato una proposta di legge al Senato a prima firma del segretario Riccardo Nencini, e una ordine del giorno nel dicembre 2013 a mia firma approvato dalla Camera. In entrambe le iniziative si evidenziava la pericolosità della legalizzazione e diffusione del gioco d’azzardo, attraverso l’aumento delle sale giochi, delle videolottery, della continua e incessante pubblicità che invita a giocare e a scommettere. Basti pensare che la spesa, nel 2012, degli italiani è stata di circa 85 miliardi di euro, pari a una media di 1700 euro l’anno a persona, a fronte di un gettito erariale pari a soli 8 miliardi di euro. Se si pensa che nel 2000 la spesa era poco più di 14 miliardi, il fatturato risulta quintuplicato. Dati che non tengono conto della rilevante quota del sommerso, che in alcune regioni sfiora il 50 per cento. Ringraziamo quindi la Commissione Antimafia per il lavoro svolto e per la relazione presentata dalla presidente Bindi i cui contenuti, purtroppo, erano facilmente prevedibili. Che il gioco d’azzardo, legale e non, sia terreno di facili infiltrazioni da parte delle associazioni mafiose, per la facilità di enormi guadagni, per l’impossibilità di effettuare continui controlli, per l’opportunità di riciclare denaro sporco, per la scarsità delle pene, è cosa che tutti sanno. La soluzione più ovvia sarebbe quella di una repentina marcia indietro, ma sappiamo che ciò non è possibile. Possiamo però “limitare i danni” attraverso un inasprimento delle pene, e lo chiediamo noi socialisti da sempre garantisti e contrari a incrementare l’aspetto “punitivo”, la maggiore trasparenza delle catene societarie che gestiscono in concessione il gioco e che deve essere estesa a tutta la filiera e l’opportunità di prevedere l’obbligo di identificazione attraverso la tessera del giocatore. Voteremo a favore della risoluzione Bindi che condividiamo pienamente”.

Sisma. Pastorelli, bene governo. Ora accelerare

Terremoto Amatrice

Dopo il terremoto che ha sconvolto il centro Italia, il presidente del Consiglio Matteo Renzi  è intervenuto oggi nell’informativa alla Camera ribadendo che per il governo le spese per l’edilizia scolastica, “non solo nei territori colpiti dal sisma”, vanno scomputate dal Patto di Stabilità. “Non considerare evento eccezionale il sisma sarebbe un atto profondamento ingiusto, al punto di definirlo illegittimo, rispetto alle regole vigenti”. “Ribadisco anche qui in Parlamento – ha aggiunto il premier – che tutto ciò che servirà all’edilizia scolastica, non solo nei territori interessati dal sisma, dovrà essere scomputato dal Patto. E questo non perché vogliamo violare le regole. Al contrario, noi le stiamo rispettando perché le regole Ue parlano di eventi eccezionali e non trovo altro modo di definire un sisma se non evento eccezionale”.

“Gli eventi sismici hanno ulteriormente gravato i danni agli edifici scolastici. Stiamo facendo una nuova analisi puntuale, edificio per edificio, e naturalmente il nostro metodo di lavoro prevede la sistemazione in altri istituti magari con doppi turni”, degli studenti. “O in assenza di questa soluzione il ricorso a moduli temporanei sostitutivi degli edifici scolastici. Come ad Amatrice, dove il liceo è stato terminato il 7 novembre”. In emergenza Italia ha pochi paragoni La violenza della scossa anche se non ha fatto morti non può far fare “finta di non vedere che si è creato un problema di natura straordinaria: le altre scosse non avevano avuto questo livello di profondità e violenza”, ha detto Renzi.

“Da 1200 persone assistite al 26 ottobre – spiega il premier – si è passati a oltre 30 mila assistiti in 4 regioni, un terzo in alberghi e strutture ricettive, gli altri in strutture comunali. Al 25 ottobre erano 2500 gli operatori impegnati nell’assistenza, ora sono 6500, un lavoro per il quale il governo vuole esprimere gratitudine. Ancora una volta si è dimostrato che nell’emergenza l’Italia ha pochi paragoni al mondo e questo ha consentito di salvare 228 persone dalle macerie”. La scelta sui container sta a Comuni Dopo le più recenti scosse nel centro Italia, “in pieno ottobre, in territorio montano, abbiamo cercato di evitare le tendopoli. Questo ha creato qualche elemento di tensione soprattutto all’inizio ma è chiaro che non potevamo permettere le tende a quelle altitudini”, ha dichiarato il premier. “Con le casette di legno dovremo probabilmente affrontare l’intera fase della ricostruzione – spiega – ma intanto l’arrivo dei container è una scelta che rimettiamo alla decisione delle amministrazioni locali con le quali il rapporto è costante e anche complicato ma molto positivo per lo spirito che questi amministratori stanno mettendo a disposizione delle loro comunità”.

“Le prime risposte date dal Governo dopo l’ultimo terremoto sono state positive”. Ha detto il deputato del Psi Oreste Pastorelli dopo l’informative del premier. “Condivisibili le misure messe in campo, come i finanziamenti per il prosieguo dell’attività scolastica e il sostegno al comparto agroalimentare, vero motore dell’economia del territorio colpito. Ciò però non basta”. “Serve – ha detto ancora Pastorelli – un’accelerazione decisa sotto il profilo abitativo e della viabilità. Le zone colpite devono ripartire dal lavoro e dalla messa in sicurezza degli immobili. Il primo passo è stato fatto con l’ampliamento dell’ecobonus. Ma ora appare quanto mai indispensabile istituire la Carta d’Identità degli Immobili, così da rendere note le caratteristiche degli edifici. Le Istituzioni devono ascoltare i cittadini e comportarsi di conseguenza. La volontà della popolazione è stata espressa chiaramente, anche in quest’Aula dai sindaci interessati. Ora sta allo Stato – ha concluso – non deludere le loro aspettative”.

Ginevra Matiz

Enti Locali. Il Governo incassa la fiducia

Camera dei DeputatiLa Camera ha approvato la questione di fiducia posta dal Governo sul decreto Enti Locali. I sì sono stati 343, i no 165, un astenuto. Il decreto va ora in Senato per la seconda lettura. Diverse le novità contenute. Nel passaggio a Montecitorio sono infatti stati approvati diversi emendamenti che hanno introdotto nuove misure.

Favorevole il voto dei socialisti. Oreste Pastorelli, deputato del Psi, nel corso delle dichiarazioni di voto ha evidenziato come “negli enti locali gli sprechi di risorse pubbliche hanno prodotto danni ingenti, ostacolando la ripresa e lo sviluppo di molti territori. E’ chiaro, però, che non si può solo tagliare. Le realtà istituzionali virtuose, che utilizzano in modo intelligente il denaro pubblico, devono essere sostenute. Vanno, dunque, salutate con favore disposizioni come la riduzione delle sanzioni per quelle province e regioni che nel 2015 non avevano rispettato le disposizioni del patto di stabilità interno o le anticipazioni di liquidità a favore degli enti dissestati finalizzate al risanamento dei loro debiti pregressi”. “Da evidenziare inoltre – ha detto ancora Pastorelli – che attraverso un proficuo lavoro in commissione si è riusciti ad allentare anche il blocco del turn-over del personale per quei comuni di piccole e medie dimensioni che non sono sottoposti al patto di stabilità interno e che hanno una dotazione di personale esigua. Un risultato importante, che può certamente aiutare la ripresa. Da sottolineare, poi, le importanti misure riguardanti i comparti cerealicolo e lattiero-caseario: settori in crisi, dove – ha concluso –  è urgente una migliore pianificazione dell’offerta e della produzione”.

Il decreto contiene sia norme che valgono per tutti i comuni, come le norme sul Fondo di solidarietà comunale, sia misure per singoli comuni o Regioni (ad esempio L’Aquila, la Sicilia). Nel primo caso gli emendamenti hanno teso ad allargare la platea dei comuni beneficiari, nel secondo caso ad estendere a singoli Enti Locali determinati benefici. Tra le misure che hanno avuto il via libera nelle ultime ore in commissione Bilancio c’è anche quella che riapre la rateizzazione per i debitori verso Equitalia.

Importante anche l’emendamento che, con una norma ponte, garantisce la proroga delle concessioni balneari fino al 2020 in vista della revisione organica della materia, anche alla luce della sentenza della Corte di giustizia europea che aveva messo in dubbio la lunghezza temporale delle concessioni demaniali per le spiagge.

Sono molti le materia toccate dal decreto. Ecco i principali:

MUTUI COMUNI CON CDP: istituito un Fondo (110 mln nel triennio) per l’estinzione dei mutui degli Enti locali con la Cassa depositi e prestiti.
SPIAGGE: nelle more dell’approvazione della riforma delle concessioni degli stabilimenti balneari, che potrebbe iniziare l’iter parlamentare subito dopo l’estate, vengono prorogate le concessioni in essere.
RYANAIR: sospeso “dall’1 settembre al 31 dicembre 2016” l’incremento di 2,50 euro della tassa comunale sugli imbarchi aeroportuali: la Finanziaria la sopprimerà per gli anni a venire.
NORMA “ANTI-PORTOGHESI” PER AZIENDE TRASPORTI: le aziende di trasporto comunale e regionale potranno ricorrere alla riscossione coatta per incassare le multe elevate a chi non ha pagato il biglietto. Una misura chiesta specie dalle disastrate aziende del centro-sud (ad esempio l’Atac a Roma).
RATEIZZAZIONE DEBITI EQUITALIA: riaperta la rateizzazione dei debiti verso Equitalia, concessa lo scorso autunno: debiti pagati in 72 rate. Se non se ne pagano 2, anche non consecutive, si decade dal beneficio.
VIGILI DEL FUOCO: autorizzata l’assunzione straordinaria di 193 vigili nel 2016 a valere sulla quota del 2017.
MINORI NON ACCOMPAGNATI: i Prefetti potranno disporre l’apertura di apposite strutture dove siano ospitati i migranti minorenni privi di famiglia: al massimo 50 ragazzi per ogni struttura.
GRANO: vista la crisi del grano, arriva un Fondo di 10 milioni “volto a favorire la qualità e la competitività delle produzioni delle imprese agricole cerealicole”.
DISASTRO FERROVIARIO PUGLIA: stanziati 10 milioni per le vittime e i feriti dello scontro tra treni di Corato e Andria.
L’AQUILA: oltre a 18,5 milioni, sono state introdotte norme per agevolare la concessione del contributo a fondo perduto per la costruzione della prima casa: l’acquisto dell’abitazione sostitutiva comporta contestuale trasferimento al patrimonio comunale dell’abitazione distrutta.
SISMA EMILIA 2012: I comuni e le regioni Emilia, Veneto e Lombardia potranno assumere personale con contratto flessibile in deroga a norme vigenti.
GRANA PADANO: i benefici per le imprese colpite dal terremoto del 2012 sono stati estesi alle imprese di Offlaga (Brescia), in particolare al caseificio Bresciangrana.
SINDROME DA TALIDOMIDE. l’indennizzo per gli affetti da tale sindrome (da vaccino) fino ad oggi per i nati dal 1959 al 1965, è estesa anche ai nati nel 1958 e nel 1966.