La grande fuga. I sindacati perdono gli iscritti

bandiere_sindacatiDa diverso tempo il  sindacato italiano continua a registrare un calo nel consenso dei lavoratori.  Soltanto negli ultimi due anni, le principali organizzazioni sindacali hanno perso complessivamente circa 450mila iscritti. Una contrazione, che poteva manifestarsi in forma ancora più allarmante se non ci fosse la Uil che ha fatto registrare, al contrario, un incremento, seppur non particolarmente rilevante. I numeri non lasciano spazio a dubbi: dal 2015 al 2017, i tesserati hanno subito una contrazione di 447mila persone, di cui ben 293mila residenti nel Mezzogiorno.

I dati sono emersi dall’Indice di appeal sindacale (Ias) ideato dall’Istituto Demoskopika che, analizzando il periodo 2015-2017, ha tracciato una classifica delle regioni in relazione all’attrattività delle principali organizzazioni dei lavoratori sul territorio. Due gli indicatori utilizzati: gli iscritti ai sindacati di Cgil, Cisl, Uil e le persone di 14 anni e più che hanno svolto attività gratuita per un sindacato.  Il maggiore decremento  si è registrato nella Cgil con un calo di 285mila iscritti, seguita dalla Cisl con meno 188mila tesserati. Per la Uil, l’andamento è stato in controtendenza: circa 26mila iscritti in più  nell’arco temporale osservato.

Piemonte, Valle d’Aosta e Campania si collocano in coda alla graduatoria delle regioni con le organizzazioni sindacali più sfiduciate. Al contrario, sul podio delle regioni a maggiore appeal sindacale si posizionano Basilicata, Toscana e Sicilia. Circa 574mila italiani over 13 anni, pari soltanto all’1,2% della popolazione di riferimento, infine, hanno dichiarato di aver svolto attività sociale gratuita per un sindacato nel 2016 con un decremento di oltre 9 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Sono diversi i fattori che hanno influito sulla perdita di credibilità del sindacato, ma sicuramente l’aspetto principale riguarda l’estensione dei contratti a tempo determinato e la precarietà del lavoro. Quindi, la diminuzione degli iscritti ha una relazione direttamente proporzionale alla diminuzione dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Le fasce di lavoratori meno tutelate risultano poco sindacalizzate o per niente. Poi, sulla Cgil pesano le battaglie portate avanti dalla Camusso sull’abolizione dei voucher, senza trovare consenso tra i lavoratori che molto più facilmente diventano preda del lavoro in nero.

In un periodo in cui la funzione del sindacato è stata quella di rallentare la diminuzione di diritti e dei salari reali, spinto dalla necessità di salvare l’occupazione, dopo l’avvento della globalizzazione, ha smarrito il ruolo fondante di organizzazione per l’elevazione sociale dei lavoratori senza riuscire, però, ad organizzare i lavoratori precari. La controtendenza della Uil potrebbe trovare una sua spiegazione nell’aver saputo meglio mostrare il volto umano dell’azione sindacale anche in questo periodo di grandi difficoltà.

I sindacati in Italia potrebbero conquistare un nuovo ruolo se sapranno portare avanti la cogestione prevista dall’articolo 46 della nostra Costituzione, mai realizzata perchè costantemente snobbata dagli stessi sindacati tra cui la Cgil in primis che doveva obbedire alla linea politica del Pci. In Germania la cogestione esiste dal 1946 ed ha contribuito notevolmente al successo economico.

Salvatore Rondello

La Cgil in piazza sfiducia
il governo

Susanna Camusso-tredicesimaPer Paolo Gentiloni tira un bruta aria fin dal mattino. La Cgil alle 8 di sabato 17 giugno twitta: «La manovra con cui il governo ha cancellato i referendum è uno schiaffo alle regole democratiche». Un gruppo di lavoratori della Federazione lavoratori della conoscenza (Flc) si fa fotografare a piazza della Repubblica a Roma, da dove parte uno dei cortei della Cgil contro i nuovi voucher. Il messaggio lanciato con un tweet è #NonFateiBuoni. Un altro gruppo di lavoratori della Cgil dell’Emilia Romagna espone uno striscione umano, una lettera ad altezza uomo per ogni militante: «Rispetto! Per il lavoro, i diritti, la Costituzione».i partono i due cortei, da piazza della Repubblica e da piazzale Ostiense. Decine di migliaia di magliette e cappellini rossi, sotto un sole infuocato e in un caldo torrido, percorrono le strade di Roma per andare ad ascoltare il comizio finale di Susanna Camusso a piazza San Giovanni.

La battaglia della Cgil contro i nuovi voucher varati dal governo è senza frontiere. Il maggiore sindacato italiano aveva raccolto le firme per realizzare i referendum ed abolire i buoni con i quali pagare il lavoro occasionale (in molti casi era uno strumento utilizzato in modo anomalo al posto di un normale contratto di lavoro). I referendum, secondo la Cgil, si sarebbero dovuti votare lo scorso 28 maggio. Ma le urne non si sono mai aperte. L’esecutivo con un decreto legge prima ha cancellato i voucher, quindi ha approvato una nuova formulazione dei buoni lavoro nell’ambito della manovrina economica, passata in Parlamento con il voto di fiducia.

Susanna Camusso non perdona la mossa a Gentiloni. La segretaria della Cgil tuona nel comizio di piazza San Giovanni: «Il governo ha avuto paura di condurre una battaglia a viso aperto». Praticamente sfiducia il presidente del Consiglio: «Non si possono derubare i cittadini del voto» e «questo schiaffo alla democrazia non può passare inosservato».

Si appella al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e annuncia un ricorso alla Corte costituzionale contro la decisione del governo: «Continueremo a vigilare sulle regole democratiche». Il problema centrale è ancora una volta la precarietà del lavoro: «Con i voucher si reintroduce l’ennesima forma di precarietà, raccontando che è un contratto mentre invece è una pura transazione economica, che non prevede alcun diritto per i lavoratori».

Paolo Gentiloni rispetta la manifestazione della Cgil, ma la critica nel metodo e nel merito. Nel metodo perché la protesta non è dei sindacati «ma di uno, anche se il più importante dal punto di vista numerico». Il presidente del Consiglio poi boccia anche “il bersaglio sbagliato” della Cgil: «C’è veramente qualcuno che pensa che questi lavoratori non avevano bisogno di regole?».

Sale la tensione sul governo, già indebolito da una scissione a sinistra. Il Movimento democratico e progressista, i bersaniani che a febbraio hanno lasciato il Pd, è schierato tutto con la Cgil contro Gentiloni, il successore di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Gli scissionisti anti renziani non hanno partecipato in Parlamento al voto di fiducia sulla manovrina e ora alzano il tiro. Il coordinatore del Mdp Roberto Speranza avverte: «Diciamo al governo che se non c’è una inversione di tendenza sul lavoro, non ci siamo. Bisogna cambiare rotta sul lavoro».

Se non è una dichiarazione di sfiducia come quella della Camusso, un annuncio di crisi di governo da parte del gruppo Bersani, D’Alema, Speranza, Rossi, poco ci manca. È comunque un serio avvertimento. Ma la cosa non sembra spaventare Renzi. Anzi. Il segretario del Pd sembrerebbe felice se ci fosse una crisi di governo e ci fossero le elezioni politiche anticipate a ottobre o novembre. In questo modo eviterebbe il voto nella primavera del 2018, con alle spalle una difficile legge di Bilancio dalle scelte non certo popolari.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

Inps, in crescita il numero dei cittadini extra Ue conosciuti in Italia

Inps
IN SALITA I PENSIONATI EXTRA UE

In crescita il numero dei cittadini extra Ue conosciuti all’Inps: il totale è pari a 2.143.337 nel 2015, dei quali 1.948.260 lavoratori, il 90,9%, in rialzo rispetto ai 1.918.594 del 2014; 81.619 pensionati, 3,8%, in salita dai 74.429 nell’anno precedente e 113.458 percettori di prestazioni a sostegno del reddito, il 5,3%, stabile rispetto ai 113.368 del 2014. E’ quanto emerge dai nuovi dati dell’Osservatorio sui cittadini extracomunitari pubblicati di recente dall’Inps. Nel 2014 il totale era 2.106.391, Tra questi il numero di coloro i quali svolgono un lavoro dipendente è pari a 1.611.059, con una retribuzione media annua di 12.068,60 euro; mentre i pensionati sono pari a 81.619 con un importo medio annuo delle prestazioni pari a 6.995,79 euro. Per lo più uomini, under 40, prediligono il Nord Italia, gli stranieri registrati all’Inps provengono in particolare da Albania (273.201), da Marocco (251.729), Cina (204.560), Ucraina (167.012), Filippine (113.565) e Moldavia (103.920). Nel complesso queste sei nazioni, totalizzano più della metà del totale degli extracomunitari conosciuti all’Inps nel 2015. Analizzando la serie storica dal 2007 al 2015, si rileva, nel complesso, una crescita degli extracomunitari fino al 2009 (+8,1% nel 2008 e +16,5% nel 2009), un arresto nel 2010 (+0,3%), una crescita più attenuata fino al 2012 (+2,5% nel 2011 e +4,6% nel 2012), una lieve flessione fino al 2014 (-1,7% nel 2013 e -0,8% nel 2014) e una lieve crescita nel 2015 (+1,8%). Se si analizzano le singole tipologie, i lavoratori presentano un andamento altalenante con variazioni negative in particolare negli anni 2013 (-3,1%) e 2014 (-1,5%), mentre i pensionati e i percettori di prestazioni a sostegno del reddito crescono in maniera sostanziale per tutto il periodo. Nell’anno 2015, si riscontra una lieve ripresa dei lavoratori (+1,5%), un incremento dei pensionati (+9,7%) e una stabilizzazione dei percettori di prestazioni a sostegno del reddito. Analizzando nel dettaglio la distribuzione degli extracomunitari per Paese di cittadinanza e tipologia di prestazione, si vede che la popolazione in cui predominano i lavoratori è la Cina, per la quale su 204.560 soggetti, il 98,9% di essi è lavoratore lo 0,7% è pensionato e lo 0,4% percepisce una prestazione a sostegno del reddito; seguono il Bangladesh (95,3% lavoratori, 0,9% pensionati, 3,7% percettori di prestazioni a sostegno del reddito) e l’India (94,8% lavoratori, 1,8% pensionati, 3,4% percettori di prestazioni a sostegno del reddito). La percentuale più alta di percettori di prestazioni a sostegno del reddito è invece totalizzata dall’Ucraina per la quale, su 167.012 soggetti, 17.475 sono percettori di prestazioni a sostegno del reddito (10,5% ), l’86,6% sono lavoratori e il 2,9% sono pensionati. Il Paese in cui sono presenti il maggior numero di pensionati, sia in termini assoluti che relativi è l’Albania, che totalizza 18.482 pensionati su un totale di 273.201 soggetti (6,8%). Analizzando il tasso di mascolinità si deduce che gli extracomunitari sono a prevalenza maschile (59,3), con differenze notevoli all’interno dei singoli Paesi di origine. Il tasso più alto è detenuto da Pakistan ed Egitto (rispettivamente 95,2 e 95,1), seguiti da Bangladesh (94,7), Senegal (88,5) e Tunisia (86,1). Al contrario Ucraina, Moldavia, Perù, Ecuador e Filippine sono Paesi in cui prevale il sesso femminile con un tasso di mascolinità rispettivamente pari a 16, a 29,4, a 38,1 , a 39,6 e a 40,1. La maggior parte degli extracomunitari si concentra tra i 30 e i 39 anni di età (31,0%), il 28,5% di essi ha un’età compresa tra i 40 e i 49 anni e il 17,9% ha meno di 30 anni. Solo il 6,3% dei soggetti ha dai 60 anni in su. Se si analizza la distribuzione territoriale, risulta che il 63,4% degli extracomunitari risiede o ha una sede di lavoro in Italia settentrionale, mentre il 23,5% si trova in Italia centrale e solo il 13,1% è nell’Italia meridionale e isole.

Istat
22.388 IMPRESE ITALIANE ALL’ESTERO

“Prosegue l’espansione all’estero delle multinazionali italiane”, secondo l’Istat, che censisce 22.388 imprese estere a controllo italiano nel 2014, 384 in più rispetto al 2013. Nel biennio 2015-2016, inoltre, il 62,4% delle principali multinazionali industriali italiane realizza o programma nuovi investimenti di controllo estero. In termini di addetti, i paesi dove è in maggiore crescita la presenza di multinazionali italiane sono Brasile (+17 mila unità in un anno), Stati Uniti (+14 mila) e Cina (+9 mila), nonostante l’aumento del costo del lavoro nel colosso asiatico di 600 euro fino a 8.500 euro l’anno. La principale motivazione per i nuovi investimenti indicata dall’82% dei gruppi italiani è la possibilità di accedere a nuovi mercati. Inoltre, vengono considerati “determinanti” altri due fattori: l’aumento della qualità o lo sviluppo di nuovi prodotti e l’accesso a nuove conoscenze o competenze tecniche specializzate.

Statali
CONTRATTO: ACCORDO QUADRO PER IL PUBBLICO IMPIEGO

E’ stato recentemente raggiunto l’accordo quadro per sbloccare la contrattazione nel pubblico impiego. Cgil, Cisl e Uil, hanno infatti firmato l’intesa con il governo. Il rinnovo contrattuale dei lavoratori statali era bloccato da sette anni. L’intesa che sblocca la contrattazione nel pubblico impiego prevede un incremento contrattuale “non inferiore a 85 euro mensili medi. Secondo quanto si legge nella bozza dell’accordo quadro appena firmato da sindacati e Governo. E’ restata quindi confermata la formula che già compariva nelle bozze precedenti. Anche il ministro Madia ha insistito su questo aspetto: “L’aumento è di 85 euro medi, abbiamo insistito sul fatto che siano medi” anche per dare “una maggiore attenzione e un maggiore sostegno ai redditi bassi, a chi ha sofferto di più la crisi e il blocco contrattuale”. Madia ha definito l’accordo “innovativo” sottolineando come si sia “ridato spazio alla contrattazione”. L’impegno finanziario per rinnovare i contratti in tutta la Pubblica Amministrazione sarà pari a 5 miliardi nel triennio 2016-18, hanno aggiunto i sindacati al termine dell’incontro. Per l’anno prossimo la cifra prevista è di 850 milioni. Del resto lo stesso premier dimissionario, Matteo Renzi, aveva annunciato che il governo era pronto a chiudere. “Chiedendo 85 euro i sindacati – ha spiegato l’ex presidente del Consiglio – hanno voluto dire che il loro aumento è più alto di quello dato dal governo Renzi e io ho detto ‘bravi'”. Poi, dopo la firma, ha postato su twitter la propria soddisfazione: “Dopo sette anni #lavoltabuona per i dipendenti pubblici. Riconoscere il merito, scommettere sulla qualità dei servizi #passodopopasso”.

Camusso: ‘Buon lavoro, aperta strada ai rinnovi’ – “Abbiamo fatto un buon lavoro, che rende possibile riaprire la stagione per i rinnovi contrattuali nel pubblico impiego”. E’ quanto ha affermato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, commentando l’accordo appena conseguito con il governo. “l’esecutivo si è impegnato a modificare la legge Brunetta e la buona scuola” ridando spazio alla contrattazione. Inoltre, ha proseguito Camusso, “il governo si è impegnato a prorogare i contratti in scadenzi per i precari della PA”.

Barbagallo: ‘Solo un anno fa l’intesa era impensabile’ – “Un accordo così un anno fa ce lo potevamo sognare”, ha rimarcato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, esprimendo soddisfazione per l’intesa raggiunta con l’esecutivo sul pubblico impiego. “Per il bonus 80 euro si è trovato un salvagente – ha sottolineato – nella contrattazione sarà la scala parametrale, che sarà rivista, ad assicurarlo”.

Furlan: ‘Soddisfazione per l’intesa, aumento dignitoso’ – “Siamo soddisfatti e contenti” per l’accordo sancito sullo sblocco della contrattazione sul pubblico impiego. Lo ha dichiarato la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. L’aumento di 85 euro rappresenta una cifra “dignitosa” e “abbiamo stabilito che il contratto prevale sulla legge, la legge Brunetta è stata così superata”. Quindi, ha sintetizzato Furlan, “buste paga più pesanti e più qualità per il lavoro e i servizi pubblici.

Intesa statali
IL PATTO IN QUATTRO PUNTI E UNA PREMESSA

La premessa: i lavoratori sono il motore della P:A., serve un’intesa con le Regioni – I dipendenti sono “il motore del buon funzionamento” della P.A, questo l’incipit dell’intesa. E ancora, “il settore pubblico ha bisogno di una profonda innovazione”. Per cui è necessario un percorso che segni “una discontinuità con il passato”. Il governo si impegna anche “a raggiungere l’intesa con le regioni” per le modifiche normative da inserire nel Testo Unico del lavoro pubblico, uno dei decreti Madia, il cui arrivo, prima della crisi del governo, era previsto per febbraio, colpiti dalla recente sentenza della Consulta. 

– Relazioni sindacali, più potere al contratto per tutti – Il Governo si impegna a rivedere il rapporto tra legge e contrattazione, “privilegiando la fonte contrattuale” in “tutti i settori”. Non solo, l’esecutivo farà in modo che il ricorso all’atto unilaterale da parte della P.a sia limitato ai casi in cui ci sia stallo con conseguente “pregiudizio”.

– Parte normativa, spinta a produttività e welfare, premi sulle presenze – “Macro obiettivi” per migliorare i servizi. Il Governo promette di rimettere mano ai fondi per la contrattazione di secondo livello, il salario accessorio, e di promuovere anche nel pubblico “una fiscalità di vantaggio” per la produttività. Si apre anche al welfare integrativo, dai fondi pensione alla sanità. Soprattutto si parla di “misure contrattuali che incentivino più elevati tassi medi di presenza”. 

– Parte economica, 85 euro medi mensili, ridurre la forbice dei redditi – Le parti, nella contrattazione, valorizzeranno i “livelli retributivi che maggiormente hanno sofferto la crisi economica e il blocco della contrattazione”. La logica è quella della piramide rovesciata, per cui si favorisce chi ha di meno. Non a caso si parla di aumenti “non inferiori a 85 euro mensili medi” e di “riduzione della forbice” retributiva, senza “penalizzazioni indirette” per i beneficiari del bonus Irpef.

– Monitoraggio sulla riforma della P.A., osservatorio e garanzie per i precari –  Gli effetti delle novità saranno sottoposti alla vigilanza delle parti. Particolare attenzione sarà dedicata al reclutamento del personale, si punta ad eliminare il precariato. Intanto il governo “si impegna ad assicurare il rinnovo dei contratti” in scadenza.

Carlo Pareto

Lavoro. Mattarella: No, all’uso improprio dei voucher

Immigrati-lavoro

Sul lavoro scende in campo Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha inviato un messaggio di saluto alle Giornate del Lavoro della Cgil, cominciate venerdì a Lecce. Non è un gesto che Mattarella compie facilmente. Nei primi 16 mesi al Quirinale Mattarella ha scelto di essere parco nei messaggi e alcuni congressi di partito non hanno ricevuto il tradizionale saluto del Presidente della Repubblica.

Non così per la Cgil. Il messaggio è inequivoco: basta sfruttamento, illegalità e discriminazioni nel mondo del lavoro. Bisogna mettere fine al caporalato e all’utilizzo improprio dei voucher. Il ministro del Lavoro Poletti ha confermato che in Consiglio dei Ministri si sta ragionando proprio a una modifica dell’attuale sistema dei voucher. Susanna Camusso, leader della Cgil, è tranchant: “Piccole operazioni di maquillage non servono, il voucher va abolito, perché è una forma che si presta ad abusi. Abbiamo proposto un referendum in questo senso”.

   Nel messaggio alle Giornate del Lavoro della Cgil Mattarella scrive: “Lo sfruttamento, con l’odiosa pratica del caporalato, il lavoro sommerso, le elusioni e le illegalità, come l’utilizzo improprio dei voucher, le discriminazioni trovano ancora spazio nel nostro Paese”. “Celebriamo quest’anno i 70 anni della Repubblica Italiana: il suo radicamento nel lavoro è elemento essenziale per la realizzazione della personalità di ciascuno, per la sua libertà, per la sua autodeterminazione. È partecipazione alla crescita e allo sviluppo civile del Paese. È costruzione di coesione sociale. Il livello e la qualità del lavoro improntano il volto di una comunità, sono condizione per una cittadinanza piena. In uno scenario di ripresa caratterizzata ancora da incertezza è importante cogliere e mettere a frutto i primi, concreti segnali positivi. Sono ancora troppe le persone che non ne hanno beneficiato”.

Renzi annuncia: interventi sulle pensioni minime

Renzi promette un intervento sulle pensioni minime e dopo il grande freddo dei mesi passati, complice forse il clima prelettorale e una governo che teme di perdere consensi, si è svolto oggi il primo confronto al ministero del Lavoro tra governo e Cgil, Cisl e Uil sulla modifica della legge Fornero sulla previdenza e sulle politiche del lavoro in un clima unanimamente definito buono.

Incontro Poletti sindacatiL’incontro – ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – si è tenuto in un “clima molto positivo”. Il confronto proseguirà, ha aggiunto, “con due distinti incontri su pensioni e politiche del lavoro” anche se per la verità al momento ancora non si è cominciato a discutere né del merito né degli interventi nè tantomeno delle risorse che sono necessarie. Il governo interverrà per modificare la legge Fornero sulla previdenza introducendo maggiore flessibilità e gli strumenti per arrivare a questo, verranno inseriti nella prossima Legge di Stabilità “I vincoli di bilancio – ha detto Poletti sempre secondo quanto riferito – restano i nostri paletti” e l’obiettivo è arrivare a soluzioni condivise.
La novità insomma è che hanno ricominciato a parlarsi. “La notizia – ha a sua volta commentato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – è che oggi, dopo lungo tempo, il governo ha proposto di avviare un confronto di merito su due grandi temi: previdenza e lavoro. È il risultato della nostra iniziativa, innanzitutto quella sulla piattaforma delle pensioni, e di aver tenuto sempre alta la pressione. Non è una novità da poco”. “Il confronto di oggi è stato sostanzialmente sulla compilazione dell’agenda” che verrà poi discussa. “Il ministro si è impegnato a convocare successivi incontri di merito in cui misureremo anche se il confronto si traduce in una effettiva disponibilità a costruire soluzioni o si limita all’ascolto”.
Analogo giudizio è stato espresso dal segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. “Dal punto di vista del metodo abbiamo iniziato col piede giusto. Vedremo di capire se sarà così anche nel merito”. “Vedremo come proseguirà la discussione di merito”, ha aggiunto.
Idem per il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, al termine dell’incontro al Ministero del Lavoro. “È una giornata positiva, che premia il lavoro che Cgil, Cisl e Uil hanno fatto con fatica in questi mesi. Spero che oggi segni davvero un cambio di passo nel rapporto tra governo e sindacati”. “Oggi siamo ai titoli”. “Nei temi che il ministro ha messo sul tavolo – ha detto – c’è la previdenza, il lavoro, lo sviluppo e la crescita. Con questa giornata si è cominciato bene, mi auguro che si prosegua bene. Il merito lo vedremo”.

A margine dell’incontro ministro-sindacati è arrivato poi un nuovo segnale indirizzato alle fasce più deboli della società e cioè che il governo sta valutando un intervento sulle pensioni minime. Ad annunciarlo è stato lo stesso Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando a Repubblica tv. “Noi non pensiamo – ha detto – che la concertazione sia la coperta di Linus della quale non si può fare a meno. Se c’è siamo più contenti e se si possono fare gli accordi noi siamo qui. Non è che noi siamo ideologici, siamo pronti a farli e li abbiamo fatti come nel caso Eletrolux o Lamborgini”.

Famiglia e maternità:
In Italia l’1,4% del Pil. 2,1% la media europea

Economia

UN DONNA SU QUATTRO LASCIA IL LAVORO DOPO IL PRIMO PARTO
Quasi una donna occupata su 4 lascia il lavoro dopo il primo figlio mentre lo Stato spende appena l’1,4% del Pil per famiglia e maternità, contro il 2,1% della media europea, al lordo del record della Danimarca con il 3,7 % della spesa. Suonano come un epitaffio alla parità di genere sul posto di lavoro i dati dello studio Uil dal titolo ‘possiamo permetterci un figlio?”. Una domanda dalla risposta prevedibile se per 2 lavoratrici su 3 a causare l’allontanamento proprio l’impossibilità di poter conciliare insieme casa e lavoro per la cronica carenza di asili nido strutture ricettive anche aziendali o semplicemente di un supporto familiare. Ad oggi, infatti, l’offerta complessiva di asili nido è pari a 9241 strutture, di cui 41,9% pubbliche (pari a 3869) e 58,1% private (5372). Il che, tradotto, significa per assurdo che ogni asilo nido dovrebbe accogliere 226 bambini. “È chiaro quindi che nel nostro Paese, nonostante la bassa natalità, c’è una forte insufficienza di servizi all’infanzia. E la sfera economica rende più complesso il quadro: il costo medio nei nidi pubblici è di 311 euro mensili che incide per il 12% sul budget familiare, con un aumento del 2,4% rispetto a tre anni fa”, si legge ancora nel Report del sindacato. Un costo, questo, che va sommato con la spesa che ogni famiglia sostiene nel primo anno di età del bambino: il conto è salato, dai 6.809 fino a 14.582 euro per visite mediche, pappe, latte artificiale, pannolini, lettino, carrozzina, passeggino, biberon, fasciatoio, medicine, vestiti e calzature.

Lavoro

BOERI: ANNI 80 A RISCHIO
Occorre introdurre flessibilità in uscita nel sistema pensionistico “in tempi stretti” anche perché “c’é una penalizzazione molto forte dei giovani e dato il livello della disoccupazione giovanile c’é il rischio di avere intere generazioni perdute all’interno del nostro Paese”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, sottolineando come in Italia i livelli della disoccupazione giovanile siano “assolutamente intollerabili”.

Già dalla scorsa settimana sono partite “le prime buste arancioni, in totale saranno 150 mila e conterranno le informazioni di base” con la stima dell’estratto conto contributivo, e la previsione del rapporto tra contributi versati, pensione futura e possibile data di uscita”. Così ha riferito il presidente dell’Inps parlando a margine del ‘Graduation Day’ all’Università Cattolica. Per Boeri si tratta di una operazione “importante, perché in Italia c’è una bassa cultura previdenziale e una consapevolezza finanziaria ancora più bassa, soprattutto fra i giovani”. “Abbiamo trovato tantissimi ostacoli, soprattutto per l’invio delle buste arancioni perché, lo voglio dire con sincerità, c’è stata paura nella classe politica, paura che dare queste informazioni la possa penalizzare”. Queste le parole pronunciate dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, parlando dei ritardi e delle difficoltà per la campagna informativa con cui l’Istituto sta diffondendo le proiezioni sulla pensione futura. Per Boeri ha pesato in particolare “la paura di essere puniti sul piano elettorale”. Il part-time in uscita per chi è vicino alla pensione “è una sperimentazione e come tale va studiata, non si può dare un giudizio prima”. Comunque, ha spiegato Boeri, “ci sono dei limiti di stanziamento, quindi in ogni caso non potranno esserci più di 30 mila lavoratori nel giro di 3 anni”. E assicura: “valuteremo la misura con estrema attenzione”.

Inps, +911.000 contratti stabili in 2015 – Nel 2015 i contratti a tempo indeterminato sono aumentati di 911.000 unità rispetto alla fine del 2014 (saldo tra attivazioni e cessazioni). Il dato arriva dall’Inps che ricorda come nell’anno scorso abbia inciso l’esonero contributivo per le assunzioni e le trasformazioni di contratto a tempo indeterminato. Nell’anno sono stati oltre 1,57 milioni i contratti attivati con l’esonero, un numero molto superiore all’iniziale previsione (un milione). In pratica il 61% delle assunzioni stabili ha goduto del beneficio contributivo. Nei primi due mesi del 2016 sono stati venduti oltre 19,6 milioni di voucher del valore nominale di 10 euro con un aumento del 45,2% rispetto allo stesso periodo del 2015 (13,5 milioni). Nei primi due mesi del 2014 erano stati venduti meno di 8 milioni di buoni di lavoro accessorio. Lo si legge sul Rapporto sul precariato dell’Inps. Nei primi due mesi del 2016 sono stati stipulati 291.387 contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni) mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo indeterminato sono state 254.274 con un saldo positivo di 37.113 unità. Il dato è peggiore di quello dell’anno scorso (-74% rispetto ai +143.164 contratti dei primi due mesi 2015), risente della riduzione degli incentivi sui contratti stabili e della grossa accelerazione nelle assunzioni stabili a dicembre. Il dato è peggiore anche del 2014 (+87.180 posti stabili).

Prestazioni a sostegno del reddito

NUOVE MODALITA’ DI COMUNICAZIONE DI PAGAMENTO
Nuove modalità per comunicare il codice Iban in caso di accredito su c/c bancari o postali, libretti postali e carte prepagate per i percettori di tutte le prestazioni a sostegno del reddito.  D’ora in avanti, nel caso di una nuova domanda di prestazione a sostegno del reddito, oppure nel caso di una prestazione già in corso di pagamento, se c’è necessità di variare il codice Iban o la modalità di pagamento (per es. da pagamento allo sportello ad accredito), occorre inviare all’Inps il modulo “Richiesta di pagamento delle prestazioni a sostegno del reddito” (codice SR163). Il richiedente, tramite il predetto modulo, deve specificare la modalità di pagamento, i dati di riferimento dell’Istituto di credito (Banca/Posta) che effettua il pagamento e il codice Iban del proprio conto. Il modello deve essere validato con data, timbro e firma dal funzionario del competente Ufficio postale o della Banca e quindi inviato all’Inps. Con messaggio numero 1652 del 14 aprile, l’Istituto ha opportunamente fornito le istruzioni operative nel dettaglio.

 Flussi di pensione

PUBBLICAZIONE MONITORAGGIO 2015/1° TRIMESTRE 2016
È stato pubblicato sul sito dell’Inps l’aggiornamento del monitoraggio dei trattamenti pensionistici liquidati nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti nel complesso (comprensivo delle contabilità separate e degli ex Enti creditizi) e nelle gestioni autonome dei Coltivatori Diretti Mezzadri e Coloni, degli Artigiani, dei Commercianti e dei lavoratori Parasubordinati. Sono inoltre riportate le informazioni relative agli Assegni Sociali. Dalla rilevazione effettuata al 2 aprile 2016, risultano liquidati nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD) 307.830 trattamenti con decorrenza 2015 e 55.938 con decorrenza nel primo trimestre 2016. Per quanto concerne le gestioni dei lavoratori autonomi nel complesso sono state liquidate rispettivamente 195.819 pensioni con decorrenza 2015 e 31.942 con decorrenza nel primo trimestre 2016. Si registrano inoltre 47.687 assegni sociali liquidati con decorrenza nel 2015 e 7.501 con decorrenza nel 2016. Nel primo trimestre 2016 si osserva una contrazione del numero di liquidazioni rispetto agli analoghi valori riferiti all’anno precedente per effetto dell’adeguamento dei requisiti di età ed anzianità all’incremento di quatto mesi della speranza di vita registrato dall’Istat. Si noti che questo adeguamento è intervenuto a partire dal mese di febbraio 2016. Relativamente al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti e alle Gestioni Speciali dei Lavoratori Autonomi (con esclusione dei Parasubordinati) si evidenzia un’ulteriore riduzione del numero di liquidazioni per effetto dell’incremento del requisito di vecchiaia delle donne previsto dalla Legge 214 del 2011, rispettivamente pari a 18 mesi per le lavoratrici dipendenti e un anno per le lavoratrici autonome. Nel periodo gennaio – marzo 2016, l’età media totale di pensionamento (considerando cioè entrambi i generi) è risultata essere, nel FPLD, di 65 ,0 anni per la pensione di vecchiaia e di 60,3 anni per la pensione di anzianità/anticipata, mentre per l’anno 2015 i valori si sono attestati sui 65,1 anni per la vecchiaia e 59,9 anni per anzianità/anticipata.

Per la gestione autonoma Coltivatori Diretti Mezzadri e Coloni, l’età media totale di decorrenza della pensione è – per il primo trimestre 2016 – di 71,0 anni per la vecchiaia e di 60,2 per l’anticipata, mentre per il 2015 è stata, rispettivamente, pari a 68,2 e 59,9 anni. Per gli Artigiani l’età media di pensionamento per il 2016 è di 66,6 anni per la vecchiaia e di 60,8 anni per l’anticipata, e di 66,3 anni e 60,4 anni per il 2015. I commercianti sono andati in pensione di vecchiaia – in media – a 66,9 anni nel 2016 e a 66,4 anni nel 2015, mentre per la pensione anticipata i valori sono stati di 61,3 anni per il 2016 e di 60,9 anni per il 2015. Infine, per quanto riguarda i Parasubordinati, dobbiamo considerare la sola pensione di vecchiaia, con un’età media alla decorrenza di 68,8 anni per il primo trimestre 2016 e di 67,9 anni per il 2015.

Corte dei Conti

CON LEGGE STABILITA’ BALZO DEGLI SCONTI FISCALI
Aumentano gli sconti fiscali: “è da quest’anno – spiega la Corte dei Conti nel documento depositato in Parlamento durante l’audizione sul Def – a seguito del varo dell’ultima legge di stabilità, che si registra un balzo nel numero (delle ‘spese fiscali’) con altre 43”. Un ‘balzo’ che, calcola la magistratura contabile, vuol dire un aumento dei costi di 24 miliardi. In tal modo il nostro sistema tributario “si trova a convivere con quasi 800 eccezioni alle regole base rinunciando ad un gettito potenziale dell’ordine di 300 miliardi”. Spostare circa l’8% della base imponibile con Iva agevolata al 10% verso l’aliquota ordinaria al 22% porterebbe nelle casse dello Stato 5 miliardi. Scrive la Corte dei Conti in una simulazione sugli impatti di possibili interventi sull’Iva consegnata al Parlamento in occasione delle audizioni sul Def. Così si attuerebbe un innalzamento del “rendimento” dell’Iva che rappresenta “un obiettivo strutturale della politica fiscale”, visto che l’Italia “si colloca tra gli ultimi Paesi europei per incidenza dell’Iva sul Pil, agendo sulla “redistribuzione tra le aliquote”. L’Italia si colloca tra gli ultimi Paesi europei per incidenza dell’Iva sul Pil, con un valore che non raggiunge il 6% e che è di circa 0,8 punti inferiore al valore della media Ue-27. Nel documento si ricorda anche che “la quota di base imponibile assoggettata ad aliquota ordinaria al 22% è pari a circa il 57% mentre quella assoggettata alle aliquote ridotte al 4 e 10% (circa il 43%) è di gran lunga superiore al 25% sperimentato in media in Europa”. Lo stesso vale per le aliquote: l’Italia “si colloca all’undicesimo posto per livello di quella ordinaria, anche se al primo tra i maggiori paesi, mentre solo altri 4 Paesi (Francia, Lussemburgo, Malta e Regno Unito) hanno aliquote cosiddette ‘super-ridotte’, inferiori cioè al 5%”.

Cgil

PER IMPRESE E FAMIGLIE CLIMA FIDUCIA PEGGIORATO
Il primo trimestre dell’anno è partito con ‘la percezione di una congiuntura ancora difficile e un peggioramento del clima di fiducia’ rispetto all’ultimo trimestre del 2015. Lo rileva il rapporto sulla fiducia economica delle famiglie e delle imprese, realizzato dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil e dall’Istituto di ricerche Tecnè. Secondo l’indagine, infatti, le valutazioni negative continuano a prevalere ‘ampiamente’ rispetto a quelle positive. Per la leader Cgil Camusso serve ‘una vera strategia di politiche economiche espansive, fatta non di annunci ma di interventi concreti ed immediati a partire da quelli fiscali a favore di lavoratori e pensionati, da un cambiamento delle norme sulle pensioni e da un forte rilancio di investimenti pubblici’.

Carlo Pareto

Rimane a 36 mesi il tetto
per il tempo determinato

contrattoDopo l’approvazione del Jobs Act, ora è il momento dei decreti attuativi. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti nell’incontro di oggi al ministero del Lavoro con le parti sociali ha detto che il contratto a tempo determinato manterrà il tetto di durata a 36 mesi. In queste settimane il governo stava ragionando sulla possibilità di ridurre la durata dei contratti a tempo determinato da 36 a 24 mesi, riducendo da 5 a 3 il numero massimo delle proroghe. Nel corso della riunione Poletti ha ribadito che il Cdm di venerdì 20 febbraio darà il via libera definitivo al contratto a tutele crescenti e esaminerà i decreti attuativi sulle tipologie contrattuali e sull’Agenzia delle ispezioni da trasmettere in Parlamento per il parere.

Nel Cdm di venerdì prossimo, assicura Poletti, ci sarà il varo definitivo dei testi sul contratto a tutele crescenti e del Naspi, e il primo via libera al riordino delle forme contrattuali e l’agenzia unica per ispezioni sul lavoro. Rispetto al codice dei contratti “l’associazione in partecipazione sarà superata” e il contratto di somministrazione “sta a posto come sta”. Sul lavoro a chiamata Poletti ha detto: “Ci rendiamo conto che si presta a cattivo utilizzo ma non siamo riusciti a immaginare soluzioni alternative”. Infine sui cococo e cocopro: “L’intenzione è superare questa tipologia e abrogarne le norme, provando anche a ridefinire il confine tra lavoro autonomo e lavoro dipendente”. Il ministro precisa però che sono questi “gli orientamenti del suo dicastero. È possibile quindi – conclude – che siano poi tradotti diversamente nel Cdm di venerdì”.

“Devono rimanere solo quelle forme contrattuali che hanno una prospettiva di lavoro vero senza precariato” ha affermato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, arrivando al ministero del Lavoro per l’incontro con Poletti. “Renzi ha sempre detto che con il contratto a tutele crescenti avrebbe creato occupazione. Aspetto di vedere se questa formula magica funziona”. Sul capitolo pensioni ed in particolare sulle modifiche alla legge Fornero, Barbagallo ha fatto sapere che tornerà a chiedere al ministro di convocare un incontro: “In caso di risposta negativa vedremo come autoconvocarci”.

Dura la Cgil che punta a proporre un nuovo statuto dei lavoratori attraverso una proposta di legge popolare. Il parlamentino di corso d’Italia sta esaminando la possibile di mettere in campo anche lo strumento del referendum, un’ipotesi su cui però emergono diverse perplessità. La stessa Camusso avrebbe frenato su questa ipotesi almeno in questa fase in cui il governo non ha ancora emanato tutti i decreti attuativi del Jobs act e ha fatto riferimento a consultazione straordinaria degli iscritti.

“Dobbiamo ricostruire il diritto del lavoro – afferma la leader della Cgil, Susanna Camusso – con la proposta di legge popolare sul nuovo Statuto dei lavoratori e contestualmente proporre l’abrogazione degli aspetti più dirompenti del jobs act, che conosceremo a fondo quando avremo le deleghe”. La Cisl vede necessario “che a fianco al contratto a tutele crescenti” ci sia anche “una pulizia di tutte quelle forme ‘mascherate’ di lavoro autonomo che in realtà sono vera precarietà”,

Redazione Avanti!

STATO PRECARIO

Stato precario-manifestazione sociale

L’Italia s’è desta, almeno quella precaria. Oggi le principali piazze italiane hanno visto sfilare giovani, disoccupati, studenti e precari, una maggioranza “non silenziosa” ma tenuta da sempre ai margini da una politica sempre più sorda. Ben 60 città hanno visto le piazze piene, le manifestazioni nate dalla mobilitazione promossa da Fiom, Cobas e sindacati autonomi ha visto per la prima volta “scoppiare” la pace e addirittura deitro lo stesso striscione a Milano, tra Landini e la Camusso, il segretario della Cgil viene accolto da fischi e ha finito per approfittare della mobilitazione per promuovere il contestato sciopero del 5 dicembre e soprattutto per tentare di rimarcare una leadership che sta perdendo nei confronti di Landini.

Ma quella dei precari non è la sola parte d’Italia che ha incrociato le braccia, a farsi sentire ci hanno pensato anche 500 migranti della Coalizione Internazionale dei Sans Papiers Migranti Rifugiati e Richiedenti Asilo e che a Roma hanno percorso in corteo via del Tritone al grido di “Stop Racisme!”, raggiunti dal corteo degli studenti e dai movimenti per la casa. Sempre a Roma ci sono state azioni dimostrative come alcuni manifestanti vestiti come l’idraulico dei videogames Super Mario che si sono presentate all’ingresso degli uffici dell’Acea. “Basta distacchi, l’acqua è un diritto e un bene comune”. O ancora blocchi precari metropolitani e del Coordinamento di lotta per la casa che hanno occupato un enorme palazzo in viale Aventino per finire al Colosseo, dove dieci lavoratori di una ditta privata sono saliti sulle impalcature usate per il restauro. Hanno esposto uno striscione: “No Jobs act e privatizzazione servizi pubblici”. Ma non sono mancati i lanci di uova contro il Ministero dell’Economia e l’ambasciata tedesca.

Non sono mancati nemmeno gli scontri: a Padova gli incidenti sono scoppiati quando il corteo ha tentato di portarsi verso la sede del Pd. Circa 500 persone, soprattutto attivisti dei centri sociali, hanno sfilato contro JobsAct e precariato, mentre a Pisa davanti ai portoni della Provincia chiusi per impedire l’accesso gli studenti hanno cominciato a battere contro i portoni presidiati dagli agenti della polizia provinciale e a quel punto sono intervenuti poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa che hanno colpito i giovani coi manganelli. Momenti di tensione anche all’aeroporto dove più di un centinaio di lavoratori di alcune aziende hanno invaso il terminal nonostante la presenza di poliziotti in tenuta antisommossa. A Milano scontri tra studenti e forze dell’Ordine in piazza Santo Stefano vicino a piazza Fontana.

A Napoli i manifestanti invece hanno occupato la tangenziale, e hanno fatto un sit-in all’ospedale Cardarelli. Mentre Genova è andata in tilt con il traffico bloccato da ben cinque cortei. Insomma la rabbia di precari, giovani e studenti sembra sull’orlo di esplodere ma, rispetto alle manifestazioni precedenti si aggiunge un fattore nuovo che non può restare inascoltato: la rinascita di una xenofobia e di una tensione sociale che rischia di mettere a repentaglio la convivenza civile. I fatti di Tor Sapienza sono solo uno dei sintomi di una rabbia sociale che rischia di esplodere e che non può essere più ignorata.

Quello di oggi è innanzitutto uno sciopero “sociale”, aldilà delle bandiere rosse della Fiom o degli Usb, le persone, si parla di ben 100mila, non sarebbero mai scese in piazza sotto la sola spinta del sindacato. Non a caso a Bergamo è stato preso di mira proprio il sindacato della Camusso: durante il corteoun gruppo di giovani riconducibile ai centri sociali ha lanciato uova e vernice blu sulla sede della Cgil danneggiando anche le auto parcheggiate. C’è un’urgenza di fondo che non viene vista e che non potrà reggere per molto, un Paese con più del 40% di disoccupazione giovanile e con almeno 4 milioni di precari che vivono in mezzo a mille difficoltà.

Maria Teresa Olivieri

La CGIL rispolvera la patrimoniale

Patrimoniale-CGILÈ ufficialmente aperta la stagione della caccia… ai soldi. Con la Legge di Stabilità si prevedono tagli più che aggiustamenti e riforme, tanto che le critiche non sono mancate, la forbice tocca infatti oltre il 50 per cento a livello locale, ma se gli Enti locali, città e province, sono quelli di sempre, il rischio è quello del default così come denunciato dal presidente Anci, Piero Fassino in audizione in Parlamento. A fargli eco il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, che parla di “rischio effetto domino” perché questi enti hanno competenze con bisogno di risorse. Continua a leggere

SEPARATI IN CASA

Renzi-Camusso

I dissidi negli ultimi anni c’erano già stati, ma che tra i vertici della CGIL, tutt’ora il maggior sindacato del Paese con oltre sei milioni di iscritti, e il PD, erede storico del PCI-PDS-DS, si arrivasse al punto di organizzare manifestazioni opposte e distinte, non solo fisicamente lontane, ma anche soprattutto politicamente, non era mai accaduto. È il segno di un rottura profonda tra chi faceva riferimento alla stessa platea sociale, aveva gli stessi riferimenti storici, economici e culturali. E probabilmente si tratta anche di una nuova tappa nella destrutturazione delle grandi organizzazioni di massa – prima i partiti e oggi i sindacati – che fino a oggi hanno regolato nel bene e nel male il funzionamento della democrazia nell’Italia repubblicana anticipando un futuro di cui non si sa nulla.

Dai litigi aperti sul Jobs Act, siamo arrivati così al week end dei separati in casa.
Punti di vista differenti, si dirà come fa il Presidente del Consiglio che non vuole uno scontro muscolare di numeri e di piazze, ma politico. Così lui va alla Leopolda, in una manifestazione che non è del Partito Democratico, ma proprio sua, e ci va circondato da fedelissimi della prima ora e convertiti di quelle successive. E la Camusso invece sarà nella storica Piazza San Giovanni di Roma, con la CGIL (e la FIOM di Landini) e una fetta di quadri dirigenti e ‘popolo’ dello stesso PD.

Niente bandiere nella ‘tre giorni’ alla Leopolda, tante e rosse domani (sabato 25) a Piazza San Giovanni.

Per Renzi, tanti ministri e sottosegretari del suo governo a Firenze, molte figure di spicco della ex nomenklatura del suo partito a Roma. Nella vecchia stazione ferroviaria, Marianna Madia, Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Giuliano Poletti, Luca Lotti. Assente giustificato Pier Carlo Paodan (a Capri al convegno dei giovani industriali), forse Andrea Orlando, Piero Fassino, Marina Sereni, Nicola Latorre, Vinicio Peluffo, Walter Verini, Francesco Sanna, Francesco Boccia, Matteo Ricci, Graziano Del Rio e perfino Gennaro Migliore, fino a ieri in SEL.

Naturalmente ci sarà il sindaco di Firenze, Dario Nardella. Gli iscritti online per l’evento della Leopolda sono cinquantamila. Quattro parlamentari condurranno l’evento tra cui Lorenza Bonaccorsi, il deputato di Pescia, Edoardo Fanucci, Luigi Famiglietti e Silvia Fregolent. Renzi arriverà solo domenica, concedendosi al pubblico per un discorso che concluderà l’evento.

E come annunciato nella conferenza stampa di presentazione dal ministro delle riforme Maria Elena Boschi, che nelle precedenti edizioni della manifestazione assolveva un po’ il ruolo della ‘madrina’, ci saranno anche il commissario anticorruzione Raffaele Cantone, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, imprenditori come Patrizio Bertelli (5° più ricco d’Italia), Brunello Cucinelli, Renzo Rosso (10° più ricco d’Italia). Insomma dalla destra alla sinistra passando per il centro, nella sua Leopolda, Arca di Noè della politica del XXII secolo, Renzi accoglie tutti.

A Roma, con la Camusso, ci saranno invece Guglielmo Epifani (già segretario della CGIL, ma pure del PD), la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi, Gianni Cuperlo, Stefano Fassina, Cesare Damiano, Alfredo D’Attorre, Davide Zoggia, Pippo Civati, (tra gli ‘inventori’ della Leopolda), Sergio Cofferati, Fausto Bertinotti, Maurizio Landini e altri.

Tra i separati in casa, le ragioni per litigare, com’è noto, non mancano. Così Cofferati, ieri al posto della Camusso e oggi europarlamentare del PD, centra il problema: “Stavolta (rispetto alla sua manifestazione del 2002 ndr) in piazza ci sarà il popolo del PD, a manifestare contro un governo di centro-sinistra. Come riuscire a risolvere questa contraddizione spetterà al partito e ancor prima al governo”.

Insomma chi resta fuori dalla Leopolda rischiando la ‘rottamazione’, pare non abbia altra scelta che quella di andare a piazza San Giovanni. Ma non tutti pensano che questa contrapposizione sia davvero utile. Ad esempio il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, non parteciperà a nessuna delle due manifestazioni, ma ha detto di voler seguire entrambi gli eventi e in particolare starà attento a quanto si dirà sulle proposte riguardanti le attività degli enti locali e del governo regionale. Assenti, almeno per ora, a Firenze come a Roma, pesi massimi come D’Alema e Bersani.  Ma anche i socialisti del PSI hanno scelto il ‘non allineamento’.

“Sabato – scrive il segretario nazionale, Riccardo Nencini, il PSI non sarà in piazza con la CGIL”. “Il provvedimento sul lavoro varato dal Governo – spiega in una lettera agli iscritti – sposa la filosofia dell’Atto Unico sull’Occupazione presentato dal partito prima a Letta e quindi a Renzi durante le consultazioni per la formazione del l’esecutivo (qui il video della presentazione del ddl del Psi sul lavoro di martedi 14 gennaio 2014). L’allargamento delle tutele a tutto il mondo del lavoro, terziario incluso, e la tendenza a favorire forme di occupazione a tempo indeterminato sono la strada maestra della cultura riformista e di una forza socialista. Ad una società profondamente cambiata devono corrispondere strumenti di giustizia sociale adeguati. Che tu lavori da un droghiere, in una fabbrica, in un call center oppure da un artigiano. Negli anni ’80, anche il padre dello Statuto dei Lavoratori Gino Giugni si chiese quali correzioni apportare alla legge che lui stesso aveva disegnato. Senza remore per nessun articolo. Basta rileggersi gli atti presentati in Parlamento. Non siamo interessati a rese dei conti interne ai partiti e non partecipiamo a cortei dagli slogan poco convincenti. Se precariato sottoretribuito e disoccupazione sono la piaga di questa Italia, è lì che dobbiamo colpire. Dedicheremo il fine settimana a presentare la nostra proposta sul lavoro nelle città italiane. Io sarò in Veneto, a Firenze e a Siena. I nostri capidelegazione Camera e Senato a Marco Di Lello ed Enrico Buemi a Napoli e a Torino. Parlamentari e membri della segreteria nazionale nelle loro regioni. Per parlare agli italiani”.

C. Co.

Altre prese di posizione dei socialisti sulla manifestazione qui

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