Cannabis, Canada legalizza. Da noi tolleranza zero

canada cannabisIl Canada ha legalizzato l’uso della marijuana a scopo ricreativo. Con la legge approvata lo scorso giugno, il paese nordamericano diventa il più grande mercato di marijuana legale al mondo e il secondo stato, nel continente americano, a legalizzare la cannabis per uso ricreativo, preceduto soltanto dall’Uruguay.

La legalizzazione, in vigore dal 17 ottobre di quest’anno, rappresenta una scelta d’avanguardia per il premier canadese, il liberale Justin Trudeau: nessun paese grande, ricco e sviluppato come il Canada aveva scelto, in precedenza, la strada della legalizzazione del possesso e dell’uso della marijuana.

Il primo ministro, dopo l’entrata in vigore della legge, ha scritto su Twitter: «era troppo facile per i nostri figli comprare marijuana e per i criminali farci grandi profitti. Oggi abbiamo cambiato le cose».

La normativa canadese prevede che tutti i maggiorenni potranno acquistare sino ad un massimo di 30 grammi di marijuana per volta; tuttavia si lasciano ampia discrezionalità e autonomia nelle scelte alle singole province, di cui è composto il territorio amministrativo del Canada.

Le province avranno la facoltà di decidere dove si dovrà comprare, dove si potrà fumare e l’età minima per l’acquisto: guardando alle scelte fatte dai singoli territori, si può notare come, in alcune province, la marijuana sarà venduta in appositi negozi; in altre province, come l’Ontario, la produzione e la vendita saranno gestite, unicamente, dallo Stato.

Così come Alberta e Quebec hanno fissato l’età minima per l’acquisto a 18 anni, mentre in altre province l’età minima è fissata a 19 anni.

Rimane, ancora, l’incertezza rispetto al prezzo della marijuana in vendita nei negozi. Questo è un aspetto da non sottovalutare, perché dipenderà dal prezzo della marjiuana, se la legalizzazione riuscirà a raggiungere gli obiettivi prefissati: controllo e garanzia nel consumo e, nello stesso tempo, contrasto al narcotraffico e al crimine organizzato.

Infatti, un prezzo basso potrebbe garantire una sconfitta del mercato illegale rispetto a quello che potrebbe succedere se il prezzo del prodotto fosse inaccessibile ai più; viceversa, se il prezzo sarà troppo basso, l’effetto potrebbe consistere nel favorire il consumo e ciò non rientra tra gli obiettivi che il governo si è posto all’atto di approvazione della normativa.

Nel giorno dell’entrata in vigore della storica riforma sono stati organizzati, nelle principali città canadesi, diversi sit-in: urla di gioia, balli in strada e manifestazioni dove si leggevano cartelli con scritto, “è finito il proibizionismo. Abbiamo fatto la storia. Incredibile!”.

La legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati è un tema che sta emergendo con forza negli ultimi anni, in particolare con la scelta compiuta dalla California, dal Colorado e da altri sette stati degli Usa.

Prendendo ad esempio la California, dati economici alla mano, si può notare come lo Stato sia uscito da una forte crisi economica trainata, in misura principale, dall’ingente mercato della cannabis e dei suoi numerosi derivati.

Tuttavia, il processo di trasformazione culturale è stato accompagnato da interventi informativi, educativi, preventivi, curativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie.

Anche in Italia, nel dibattito pubblico, emerge periodicamente il divisivo tema della lotta al narcotraffico e della legalizzazione della cannabis.

Nella scorsa legislatura è stata presentata una proposta di legge, sottoscritta da 218 deputati di ogni schieramento politico, riuniti in un intergruppo parlamentare “cannabis libera”: nella pdl si prevede che i maggiorenni possano detenere una modica quantità di cannabis per uso ricreativo (circa 15 grammi), la vendita al dettaglio in negozi dedicati e forniti di licenza dei Monopoli.

Inoltre, il progetto di legge consente l’auto-coltivazione per fini terapeutici e prevede maggiori fondi per iniziative di sensibilizzazione e di educazione civica sui temi delle sostanze stupefacenti, andando ad incrementare il finanziamento dei progetti del Fondo nazionale d’intervento per la lotta alla droga.

In aggiunta alla proposta di legge parlamentare, le associazioni e i comitati di cittadini che si battono per la legalizzazione hanno raccolto un numero sufficiente di firme e depositato una proposta di legge d’iniziativa popolare, simile a quella dell’intergruppo, differenziandosi soltanto per la previsione dei “cannabis social club”.

Per la prima volta, un dibattito su questi temi è approdato in un contesto istituzionale, ma a causa delle divisioni negli schieramenti politici, si è deciso di lasciare le proposte di legge su un binario morto.

Con la nuova legislatura, nata dopo il 4 Marzo, il tema sembra essere sparito dall’agenda politica, facendo trasparire la volontà dell’esecutivo (o di una sua parte) di rendere ancora più proibizionista la legislazione sulla cannabis.

Il ministro della Famiglia Fontana ha annunciato la campagna “Tolleranza Zero” che dovrebbe tradursi in un decreto con misure repressive e punitive.

Questo scenario è figlio di un approccio repressivo, che ha provocato l’aumento degli introiti illegali alle organizzazioni criminali, senza diminuire in alcun modo il consumo delle sostanze stupefacenti, che anzi risultano in aumento, in particolare tra i giovanissimi.

Bisognerà capire se da queste parole potranno poi seguire disposizioni legislative conseguenti o se rimarranno solo parole, utili a solleticare l’elettorato più conservatore, considerando che nel contratto di governo non c’è nulla di ciò che viene annunciato.

L’approccio della war on drugs è stato criticato in tutto il mondo e appare superato proprio se si considerano le tendenze legislative negli Stati Uniti d’America, in Canada, in diversi Paesi del Sud America, e le riflessioni in atto in numerosi Paesi europei.

Nello stesso tempo, da quello che succederà in Canada dipenderà, probabilmente, molto di quello che accadrà nel resto del mondo.

Paolo D’Aleo

Nafta, Trump butta gli accordi nel cestino

naftaDonald Trump  ha annunciato l’intesa con il Messico per un nuovo accordo commerciale destinato ad aprire una nuova fase nei rapporti tra i due Paesi. Trump dallo studio ovale della Casa Bianca ha dichiarato: “E’ un gran giorno per il commercio. Lo chiameremo Accordo commerciale Usa-Messico. E’ un’intesa incredibile per entrambi i Paesi. Toglieremo il nome Nafta, che ha una connotazione negativa perché gli Stati Uniti sono stati penalizzati dal Nafta. Questo accordo è davvero speciale per entrambi i Paesi”. Poi, rivogendosi al presidente uscente, il messicano Pena Nieto, Trump ha detto: “Abbiamo lavorato sodo con i vostri rappresentanti, i nostri team sono andati d’accordo e abbiamo raggiunto qualcosa di cui si parlerà a lungo. All’inizio, qualcuno pensava che non fosse nemmeno possibile arrivare al traguardo per la complessità della materia. Il superamento del Nafta comporta anche la revisione dei rapporti commerciali con il Canada. Vedremo se il Canada farà parte dell’accordo”.

Trump non esclude l’ipotesi di un’intesa separata con i vicini del nord. In proposito, il presidente degli USA, ha ribadito: “Le negoziazioni cominceranno presto, chiamerò il primo ministro. Con il Canada, la cosa più semplice che possiamo fare è imporre tariffe sulle loro auto…”.

Donald Trump mette in atto la strategia politica propagandata nella campagna elettorale: ‘Usa first’. Sta facendo pratica del ‘dividi et impera’ di latina memoria con tutti gli alleati. Non più accordi di gruppo ma solo intese bilaterali, salvo poi a non mantenerli. Dalla logica politica dell’attuale amministrazione Trump, sicuramente gli USA otterranno dei vantaggi a scapito dei principi di uguaglianza e libertà dei popoli. Quindi gli Usa difficilmente in futuro potranno essere considerati come un paese amico pronto ad intervenire generosamente in aiuto degli alleati in difficoltà, ma più semplicemente come una nazione che fa pesare la sua potenza militare ed economica per sfruttare gli alleati. La politica internazionale degli Usa, dunque, in questo momento storico, sta sempre più privilegiando gli interessi delle nazioni a scapito dei diritti dell’umanità che popola il nostro pianeta.

S.R.

Conte in ginocchio da Trump

conte trump

È stato accolto alla Casa Bianca alle 12 (le 18 in Italia) il premier italiano Giuseppe Conte, volato a Washington per incontrare il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Una visita che giunge ad appena due mesi dall’insediamento del nuovo governo, dopo il primo incontro avvenuto nel G7 in Canada il 9 giugno scorso. Nel faccia a faccia con il capo dell’amministrazione americana,  sono state affrontate le principali questioni che stanno a cuore all’Italia: Libia, ruolo italiano nel Mediterraneo anche sul fronte sicurezza e migranti, politica commerciale alla luce delle recenti tensioni legate al rischio di una ‘guerra dei dazi’ tra le due sponde dell’Atlantico.

Sull’onda del ‘feeling’ di simpatia creatosi tra i due leader: Conte ha ribadito a Trump che considera l’invito, e la sua tempistica, un importante segno di attenzione e di amicizia degli Stati Uniti nei confronti dell’Italia e della sua persona. Il premier, secondo alcune fonti di palazzo Chigi, ha ricordato che ci sono numerosi aspetti che accomunano il governo italiano e l’amministrazione Trump, non da ultimo il segno del cambiamento che entrambi rappresentano, rispetto all’establishment, e rispetto ad un certo modo di dar voce ai propri cittadini e di rappresentarli.

Conte si è presentato dunque nella capitale consapevole del ruolo di facilitatore che l’Italia può assumere nei rapporti, non semplici in questa fase, tra Usa ed Europa, forte del ruolo di primaria importanza che l’amministrazione Trump riconosce all’Italia nel processo di stabilizzazione della Libia. E fra i tre dossier principali, due attengono direttamente o indirettamente proprio alla Libia.

L’Italia, infatti, conta sull’appoggio degli Usa per la Conferenza sulla Libia che si terrà nel nostro Paese, come annunciato dallo stesso Conte un mese fa al vertice Nato, e che può rappresentare un passaggio cruciale nel processo di messa a punto delle condizioni politiche, legali e di sicurezza indispensabili per lo svolgimento delle prossime elezioni politiche e presidenziali libiche.

Conte è andato a Washington anche con l’obiettivo di ottenere il sostegno di Trump a una cabina di regia permanente tra Usa e Italia per il Mediterraneo  in chiave di lotta al terrorismo, maggiore sicurezza, immigrazione e soprattutto Libia. Con questa cabina di regia, tramite l’opera dei ministeri degli Esteri e della Difesa, l’Italia assumerebbe un ruolo di punto di riferimento, in Europa, per la Libia e di interlocutore privilegiato con gli Usa.

L’idea è che Italia e Usa possano insieme farsi promotori e fautori della stabilizzazione del paese nord africano. Infine la questione degli scambi commerciali e della guerra dei dazi: l’obiettivo di Conte è stato quello di avere da Trump garanzie che gli interessi delle aziende italiane non vengano toccati, con particolare riferimento ai prodotti dell’agroalimentare. Per questo l’Italia si dichiara soddisfatta dell’accordo raggiunto tra Trump e Junker e ne auspica una rapida attuazione.

Il primo ministro Giuseppe Conte è stato ricevuto alla Casa Bianca con una calorosa stretta di mano dal presidente americano Donald Trump.  Il presidente Usa ha detto: “Grazie Giuseppe per essere qui”.  Il premier italiano ha risposto: “E’ un grande onore essere qui”.

Al termine dell’incontro alla Casa Bianca, secondo alcune fonti di palazzo Chigi, il Presidente americano ha dato il suo via libera sulle tre questioni cruciali poste da Giuseppe Conte. In particolare, il primo è che l’Italia conta sull’appoggio degli USA per la Conferenza sulla Libia che si terrà nel nostro Paese, come annunciato dallo stesso Conte un mese fa al vertice NATO, e che può rappresentare un passaggio cruciale nel processo di messa a punto delle condizioni politiche, legali e di sicurezza indispensabili per lo svolgimento delle prossime elezioni politiche e presidenziali libiche. Quindi è stato ottenuto il sostegno di Trump ad una ‘cabina di regia permanente’ tra USA e Italia per il Mediterraneo allargato in chiave di lotta al terrorismo, maggiore sicurezza, immigrazione e soprattutto la Libia. Con questa cabina di regia, da attuarsi attraverso i reciproci ministeri degli Esteri e della Difesa, l’Italia assumerebbe un ruolo di punto di riferimento, in Europa, per la Libia e di interlocutore privilegiato con gli Usa. L’idea è che Italia e USA possano insieme farsi promotori e fautori della stabilizzazione del paese nord africano. Infine, via libera sul tema degli scambi commerciali e dazi: l’obiettivo di Conte è stato quello di avere da Trump garanzie che gli interessi delle aziende italiane non vengano toccati, con particolare riferimento ai prodotti dell’agroalimentare. Per questo l’Italia si è dichiarata soddisfatta dell’accordo raggiunto tra Trump e Junker e ne auspica una rapida attuazione. Anche su questo tema via libera di Trump.

Donald Trump, ricevendo alla Casa Bianca il premier Giuseppe Conte, ha detto: “Conte sta facendo un lavoro fantastico.  Sono molto d’accordo con quello che state facendo sull’immigrazione legale e illegale. Sono d’accordo con la vostra gestione dei confini.   Molti altri Paesi in Europa dovrebbero seguire l’esempio dell’Italia sull’immigrazione e su una posizione dura ai confini. Congratulazioni per la grande vittoria elettorale.  Con Conte siamo d’accordo  che un regime brutale come quello in Iran non dovrà mai entrare in possesso di armi nucleari.  L’Italia è un grande Paese per investire. Conte farà un ottimo lavoro, sa come promuovere e vendere i prodotti italiani. Si arriverà a delle cifre record. Con Conte parleremo di dazi e di commercio: abbiamo un  deficit con l’Italia di 31 miliardi di dollari.  Abbiamo molto di cui parlare a proposito di commercio e a proposito delle nostre forze armate. State ordinando aerei, molti aerei. Gli Stati Uniti hanno un deficit molto grande, come al solito, con l’Italia. E sono sicuro che lo raddrizzeremo molto velocemente”.

Ai giornalisti che gli hanno chiesto sull’Iran, Trump ha risposto: “Io sono disposto a incontrare chiunque, bisogna parlare. Se vogliono incontrarmi io sono disponibile  a incontrarli in qualsiasi momento, senza condizioni.  Le  sanzioni alla Russia  rimarranno così come sono”.  Trump ha appoggiato la realizzazione del gasdotto Tap: “Voglio un qualcosa di competitivo e spero il primo ministro riuscirà a farlo e a completarlo”. Nessun accenno sulla Tav.

Conte, nella conferenza stampa all’Ambasciata italiana a Washington, ha affermato: “Con questo proficuo incontro abbiamo compiuto un ulteriore passo in avanti per aggiornare la nostra cooperazione: siamo due governi del cambiamento,  tante cose ci uniscono.  Con la cabina di regia in Libia c’è quasi un gemellaggio tra Usa e Italia: L’America riconosce il nostro ruolo di interlocutore privilegiato.  Stiamo organizzando con il presidente Trump la conferenza sulla Libia. Affronteremo e discuteremo con tutti gli stakeholders il problema della stabilizzazione del paese in modo da consentire alla Libia di pervenire alle elezioni democratiche in un quadro di stabilità. Ho illustrato a Trump l’approccio innovativo sul tema dei migranti, un approccio che non lascia senza lasciare tutto il peso sui paesi di primo approdi. Il presidente Trump sta apprezzando questo approccio italiano che sta dando i suoi frutti.  Ho espresso al presidente Trump mia soddisfazione per intesa Usa-Ue: è fondamentale per avere un rapporto commerciale più equo.  Siamo d’accordo io e Trump sulla necessità di diversificare le fonti energetiche. Sia al G7 sia alla Nato abbiamo avuto proficuo scambio di posizioni: tutte le posizioni di riforma sono le benvenute.  Gli Usa esprimono l’esigenza di riequilibrare la spesa, posizioni tutte ragionevoli, negozieremo. Da avvocato, posso dire che Trump è un ottimo negoziatore, un grandissimo difensore degli interessi americani. Sono invidioso dei numeri della crescita americana, ma sono anche ambizioso di fare tanto, più di quello che si è fatto in passato. Stiamo preparando alcune riforme strutturali, non vorrei che venisse messa da parte la riforma fiscale, che costituisce una leva per la crescita economica. Sulla Nato c’è stata una posizione chiara di Trump che io condivido: l’ esigenza di riequilibrare la spesa che in questo momento è squilibrata. Sono posizioni ragionevoli che io tengo in gran conto. Dobbiamo negoziare per trovare il punto di equilibrio.  L’immigrazione è anche un problema di sicurezza. Attraverso le rotte dell’immigrazione possono arrivare foreign fighters, terroristi che minacciano l’Europa. Sappiamo che le sanzioni non possono scomparire da un momento all’altro ma ci auguriamo che non colpiscano la società civile. Il premier risponde alla rigidità Usa sulle sanzioni alla Russia con alcune considerazioni che riguardano anche il ruolo di Mosca e il suo peso specifico nel quadro dei negoziati sulle crisi internazionali.  L’ Italia è perfettamente consapevole che il  Tap è un’opera strategica. Ma ci sono inquietudini nelle comunità locali sulla realizzazione del gasdotto ed è mia intenzione incontrarle. Trump mi ha dato le garanzie che mi aspettavo. E cioè lavorare con tutta l’Europa per superare questa fase. Bisogna intervenire per riformare le condizioni esistenti, ma in questo contesto, negoziando si possono trovare soluzioni. La cosa importante è che l’Italia sia al centro di questo confronto”.

L’incontro, sembrerebbe un successo italiano, ma bisognerà verificare gli sviluppi. Intanto, Trump ha presentato un conto da 31 miliardi di dollari per il disavanzo della bilancia commerciale che verrebbe saldato con la spesa per l’ammodernamento dell’esercito italiano. Quindi una maggiore spesa militare a carico del bilancio dello stato sarebbe giustificata dal ruolo di coordinamento nel Mediterraneo e sulla Libia in particolare. Così, gli Usa, si sono garantiti, grazie all’Italia, il controllo nell’area mediterranea e, allo stesso tempo, un interlocutore privilegiato in seno all’Unione Europea.

Salvatore Rondello

Francia-Italia. Si cerca accordo sugli hot spot

CANADA-G7-SUMMIT

Forse è necessario avvisare Di Maio prima che torni a pretendere le scusa francesi, ma tra Francia e Italia sta tornado il sereno. Dopo lo scontro diplomatico innescato dal caso Aquiarius che ha rischiato di far saltare l’incontro, il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha ricevuto con una calorosa stretta di mano il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel cortile d’onore dell’Eliseo. Le parole ignobile del portavoce del governo francese e la piccata risposta italiana sono al momento derubricate. Il lavoro delle diplomazie ha riportato il sereno. Più per necessità che per convinzione. Al termine del pranzo di lavoro, che vedrà al centro del confronto le recenti tensioni sul tema migranti e la possibile riforma del regolamento di Dublino sull’accoglienza dei richiedenti asilo, è prevista una conferenza stampa congiunta.

Una delle proposte che Conte farà a Macron sarà quella di istituire hotspot nei Paesi africani d’origine per chiudere la rotta verso il Mediterraneo tutelando, al tempo stesso, le vite dei migranti. I centri di prima accoglienza dovrebbero sorgere non solo in Libia ma anche negli Stati sahariani, come il Niger. La proposta, spiegano le stesse fonti, è per un’attuazione nel breve periodo in vista di una riforma del regolamento di Dublino, fortemente voluta dal governo italiano.

Tra le proproste, che non sono nuove, l’istituzione di hotspot nei Paesi africani d’origine – non solo la Libia ma anche quelli sahariani, come il Niger – per chiudere la rotta verso il Mediterraneo tutelando, al tempo stesso, le vite dei migranti. La proposta di Conte, è pensata per un’attuazione nel breve periodo in vista di una riforma che l’Italia vuole radicale, del regolamento di Dublino.

Dopo la vicenda della chiusura dei porti italiani all’Aquarius, Conte arriva forte del mandato del governo giallo-verde per chiedere – questo è l’obiettivo – una maggiore “collaborazione e solidarietà a livello europeo” perché la parola d’ordine è ancora la stessa: l’Europa non può lasciare sola il nostro paese. In quest’ottica, tornerà a insistere sulla richiesta di modifica dei regolamenti di Dublino. Ma il faccia a faccia tra i due potrebbe non essere facile considerando le ‘asprezze’ dei giorni che hanno preceduto il vertice e che hanno rischiato di farlo saltare fino all’ultimo. Le parole durissime arrivate dall’Eliseo – “Italia cinica” e comportamento “vomitevole” per la decisione di chiudere i porti alla nave Aquarius con 629 migranti a bordo – riecheggiano ancora e potrebbero incidere nella relazione tra i due. Macron, in realtà va ricordato, fu il primo dei partner europei a chiamare il 26 maggio scorso Conte al suo primo incarico (al quale poi rinunciò a causa dello stop del Quirinale sul nome di Paolo Savona al ministero dell’economia); poi Conte e Macron si sono visti al G7 in Canada. E ieri, quando il presidente del Consiglio ha definito il “caso chiuso” dopo l’incidente diplomatico e la telefonata di disgelo del presidente francese, ha detto sicuro: “Con Macron parliamo di tutto, come abbiamo fatto già al G7 del Canada”. Sul tavolo, oltre al nodo della gestione dei flussi migratori e al regolamento di Dublino, ci saranno anche gli altri punti del prossimo Consiglio europeo di Bruxelles fissato per il 28 e 29 giugno. In primis, la riforma della governance dell’Eurozona.

Sul tema immigrazione è interventuo anche l’ex premier Paolo Gentiloni parlando alla presentazione del volume del Cespi “La questione orientale. I Balcani tra integrazione e sicurezza”. “Si possono fare molte cose – ha detto – per governare meglio i flussi migratori; si possono fare meglio i rimpatri; però è importante il dialogo con l’Unione Europea e con la Germania. Noi ci siamo trovati meglio e abbiamo ottenuto risultati grazie a Bruxells e al ‘diavolo’ Merkel che non grazie ad altri governi europei oggi osannati”.

Canada: Conte al G7 stringe l’asse con Trump

Con l’esordio internazionale di Giuseppe Conte, l’Italia è torna protagonista sulla scena internazionale. Il premier italiano ha confermato l’asse con Donald Trump e l’apertura alla Russia, ma ha rallentato sullo stop alle sanzioni assicurando: “Saremo portatori di una posizione moderata”. Il premier, al G7 di Charlevoix in Canada, con un primo effetto dirompente, ha appoggiato la posizione del leader Usa, anche se poi ha manifestato molta più cautela prima di sedersi per la prima volta al tavolo dei leader mondiali, dove ‘l’avvocato del popolo italiano’ vuole portare gli interessi dei cittadini italiani, forte di una legittimazione politica molto intensa sostenuta dalle forze politiche che con il voto del 4 marzo hanno conquistato una larga maggioranza in Parlamento.

Gli argomenti sul tavolo sono molti e Conte cerca di muoversi con attenzione, in un delicatissimo equilibrio tra le posizioni gialloverdi e un posizionamento italiano ben più prudente. A partire dai dazi, su cui ci sono stati dichiarazioni molto veementi di Trump e di paesi europei, saremo portatori di una posizione moderata. Passando, appunto, all’inclusione della Russia nel summit dei big mondiali, Conte ha ricordato:  “L’Italia è stata sempre tradizionalmente fautrice della considerazione della Russia nell’ambito del G8”. Una posizione che lo ha allineato a quella del leader statunitense, ma sulla possibilità di mettere il veto sul rinnovo delle sanzioni Conte è stato prudente: “Valuteremo nel confronto con altri partner. C’è sensibilità nell’apertura al dialogo, questo non significa stravolgere un percorso attualmente definito ed è collegato all’attuazione degli accordi di Minsk. Siamo collocati confortevolmente nella Nato: non è in discussione assolutamente la collocazione internazionale dell’Italia ma sicuramente siamo per il dialogo e siamo molto attenti a che le sanzioni non impattino sulla società civile russa”.

L’impegno canadese è stato, però, per il neopremier, l’occasione per prendere contatti e iniziare il dialogo con gli altri leader, a partire da quelli europei in vista dell’importante confronto del Consiglio europeo di fine giugno.

Ecco dunque che l’agenda del presidente del Consiglio, oltre agli impegni ufficiali del summit, si è riempita di una fitta scaletta di incontri e bilaterali, che servono a fare le presentazioni e a iniziare il dialogo sui temi più urgenti che interessano il Paese. Dopo la stretta di mano con il padrone di casa Justin Trudeau, il primo incontro è stato quello con il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk che ha detto: “Colloqui buoni, positivi su G7, Unione economica e monetaria, migranti e Russia”. L’incontro, poi, è diventato a tre con la presenza di Jean Claude Juncker. Conte, dopo, ha detto: “A entrambi ho posto le nostre priorità: la riforma della disciplina del regolamento di Dublino e la questione della crescita”.  Sul tema migranti Conte ha espresso la totale insoddisfazione dell’Italia per le proposte attualmente discusse affermando: “Vogliamo un’Europa più forte ma anche più solidale. L’Italia non può essere lasciata sola nella gestione dei flussi migratori”. In ogni caso Conte e Tusk si rivedranno, ha spiegato quest’ultimo, di nuovo a Roma prima della fine di giugno, cioè del Consiglio Europeo.

Nell’agenda di Conte anche il vertice promosso dal francese Emmanuel Macron con Angela Merkel e Theresa May per cercare di compattare il fronte europeo sulla questione dei dazi. Nel pomeriggio canadese, cioè la notte italiana, ci sono stati gli incontri bilaterali con Merkel e Macron, e anche con il premier Shinzo Abe. L’appuntamento con Theresa May è stato invece fissato per sabato, prima della sessione dei lavori del G7.

Il colloquio tra il presidente Usa, Donald Trump, ed il premier Giuseppe Conte a margine del G7, è stato reso noto dallo stesso Conte con le foto divulgate su instagram mentre stringe la mano al Tycoon e passeggia insieme a lui nel parco del maniero sede del vertice. Al pranzo di lavoro, al tavolo dei grandi, il premier italiano, si è trovato tra il presidente francese Emmanuel Macron e la britannica Theresa May. Prima del pranzo, i leader hanno posato per la tradizionale foto di gruppo con il fiume San Lorenzo sullo sfondo. Alla fine, si sono allontanati a piedi parlando tra loro. In un primo momento, dalle immagini diffuse dalla regia canadese, Conte si è ritrovato da solo in fondo al gruppo, poi ha avuto occasione di scambiare qualche battuta con Trump.

Il presidente americano , Trump, durante il colloquio, ha detto al neopresidente italiano: “Avete riportato una grande vittoria, sei il vincitore”. Lo hanno riferito fonti italiane, secondo le quali Trump si sarebbe detto a più riprese contento.

Jean Claude Juncker, dopo l’incontro con Conte, ha detto: “Non abbiamo parlato in particolare della Russia ma l’Italia ha un ruolo fondamentale in Europa, l’Italia ha bisogno dell’Europa e l’Europa non è completa senza l’Italia. Ho avuto un buon colloquio con Conte. Lo rivedrò prima del vertice, parleremo con lui di immigrazione e budget europeo”.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato: “Sono in Canada per difendere gli interessi dell’Italia, nel confronto con i nostri partner del G7 ed è quello che ho fatto fin qui. Ho partecipato a diverse sessioni del G7 e avuto molti incontri bilaterali. In tutte le occasioni ho rappresentato le posizioni dell’Italia e su alcune questioni mi sono riservato di approfondire i temi, visto che il nostro governo è appena partito. Uno dei temi sui cui si è più discusso e su cui ci sono state dichiarazioni molto conflittuali, è il commercio, gli scambi commerciali e, quindi, dazi, tariffe, barriere. Posso anticipare che si è raggiunto un accordo. Abbiamo tutti convenuto, che il sistema del commercio internazionale, basato sull’Organizzazione mondiale del Commercio è un po’ datato e richiede un adeguamento, rispetto alle mutate realtà sociali ed economiche. Basti pensare che la Cina, entrata qualche anno fa come Paese emergente, ora è una potenza mondiale particolarmente invasiva sul piano commerciale. Quindi abbiamo tutti convenuto che lavoreremo in questa direzione. Con il presidente Trump c’è stato un colloquio davvero molto cordiale. Il presidente Usa ha fatto le congratulazioni a me personalmente e al nuovo governo, era molto contento di questa esperienza governativa, del fatto che due forze nuove avessero ricevuto un consenso elettorale e fossero riuscite a formare una maggioranza di governo. C’è stato anche un invito alla Casa Bianca  che abbiamo concordato verrà raccolto al più presto possibile. Per quanto riguarda la Russia, l’Italia è portatrice di una posizione di dialogo. Questo non significa abbandonare le sanzioni dall’oggi al domani, quel sistema è legato agli accordi di Minsk che sono ancora in fase di attuazione. Noi però abbiamo prospettato a tutti i nostri partner, anche quelli europei, che avere una Russia isolata, visto che gioca un ruolo centrale in tutte le crisi più delicate nel contesto geopolitico mondiale, non conviene a nessuno. Quindi, da questo punto di vista, ho rappresentato l’auspicio dell’Italia che ci possa essere quanto prima un G8 con la Russia seduta al tavolo”.

I leader del G7 dovrebbero raggiungere una sintesi e firmeranno un comunicato congiunto finale, scongiurando una spaccatura. Lo si apprende da fonti diplomatiche internazionali. Il documento dovrebbe trattare anche la questione dei dazi.

La cancelliera tedesca, parlando con i giornalisti a margine del G7, ha detto: “Parto dal principio che avremo un testo comune sul commercio ma non risolve i problemi nel dettaglio: abbiamo opinioni differenti dagli Usa”.

Anche il presidente francese, Emmanuel Macron, ha affermato: ”La dichiarazione comune del G7 sul commercio non risolve ogni problema. Le distanze sui dazi tra l’Europa e gli Stati Uniti di Donald Trump restano malgrado il documento congiunto”.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha così risposto: “La Russia non ha mai chiesto di essere reintegrata nel G8 e ritiene che il G20 sia il formato più promettente per il futuro. Lavoriamo tranquillamente in altri formati, nella Shanghai Cooperation Organisation, nei Brics e specialmente nel G20, dove condividono il nostro approccio. Inoltre, non ci saranno ultimatum nel G20. Le cose devono essere negoziate lì. Il G20 è un meccanismo per raggiungere il consenso e credo sia il formato più promettente per il futuro”.

Donald Trump, come preannunciato, ha lasciato in anticipo il G7 in Canada dichiarando: “Non possiamo perdere. Non possiamo andare avanti con una situazione in cui gli Stati Uniti sono il salvadanaio da cui tutti rubano. Siamo stati trattati ingiustamente per colpa dei nostri leader passati. Abbiamo perso 817 miliardi di dollari, è inaccettabile. Vogliamo un commercio libero da tariffe, barriere e sussidi. Non possiamo più permetterci pratiche che ci danneggiano. E’ un bene per tutti il ritorno della Russia nel G7. L’incontro di martedì con Kim è una grande opportunità per una pace durevole”.

A conclusione dei lavori del G7 in Canada, in una conferenza stampa, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha dichiarato: “Il problema degli scambi commerciali è quello che ha creato maggiore conflittualità nell’agenda del G7. E’ il mio primo G7 ma non ce n’erano stati altri così conflittuali alla vigilia. I Paesi europei, e noi siamo tra quelli, non possono essere contenti perché da quelle misure possono essere svantaggiati. Alcune dichiarazioni alla vigilia hanno creato un’escalation”.

Però, il G7 in Canada, che presentava preoccupanti incognite alla vigilia, si è concluso positivamente. Si potrebbe intravedere qualche percorso pacifico per un nuovo equilibrio internazionale basato sul rispetto reciproco quale condizione indispensabile per abbandonare il protezionismo.

Salvatore Rondello

Trump a Putin: “Torni nel G8”

trump putin

Il primo  viaggio istituzionale  di  Giuseppe Conte  è con un  aereo di Stato. Il volo diretto al G7 di Charlevoix, in Quebec, è decollato ieri alle 19 da Roma. Per la sua trasferta in  Canada, quindi, il neo presidente del Consiglio non ha utilizzato un  volo di linea, tema sul quale negli scorsi anni sono state vibranti le polemiche dei Cinque Stelle. Ma, i pentastellati hanno precisato che non si tratta del  Airbus A340,  l’aereo voluto da  Matteo Renzi  e costato  150 milioni di euro, e assicurano anche di aver tentato fino all’ultimo di provare ad organizzare la trasferta con voli di linea. Questa soluzione è risultata inopportuna per il tempo che sarebbe stato necessario a causa degli scali necessari per raggiungere la destinazione canadese e per l’esigua disponibilità di posti  sui voli delle tradizionali compagnie per una partenza  “last minute”  che comunque sarebbe costata di più. In ogni caso, ha assicurato il M5S, è intenzione del premier utilizzare il più possibile aerei di linea soprattutto per le  tratte più brevi. La notizia della scelta di aereo fatta dalla presidenza del Consiglio ha comunque provocato la reazione dell’opposizione.  Michele Anzaldi, deputato del  Partito Democratico, ha detto: “Conte prende esattamente  lo stesso aereo  usato da tutti i presidenti del Consiglio, compreso Renzi”.

Oggi ci sarà il debutto sulla scena internazionale del nuovo premier italiano Giuseppe Conte al vertice mondiale del G7. Al di là della curiosità legata all’accoglienza del nuovo scenario politico, per l’Italia si tratterà di una presenza in sordina, per una serie di ragioni. La prima: il leit motiv del vertice sembra essere ‘Trump contro il resto del mondo’ per via dei messaggi ancora una volta sprezzanti partiti dalla Casa Bianca all’indirizzo dei partners. La seconda: il tema più scottante sul tavolo dei sette capi di governo è quello dei dazi commerciali, tema su cui la nuova alleanza giallo-verde non si è sbilanciata più del necessario (ad eccezione di una entusiasta adesione di Salvini, alcuni mesi fa, al sistema delle barriere commerciali). La terza: Giuseppe Conte porterà con sé il dossier preparato dallo staff del suo predecessore Paolo Gentiloni, anche se sta per essere messa a punto una strategia autonoma.

In Canada, accanto al padrone di casa Justin Trudeau, ci saranno Donald Trump (che secondo i media americani era sul punto di disertare l’appuntamento), Angela Merkel, Theresa May, Emmanuel Macron, Shinzo Abe e per l’appunto Giuseppe Conte. Ancora una volta è stato lasciato fuori dalla porta Vladimir Putin che continua a scontare le sanzioni dell’Occidente dopo l’invasione della Crimea. La vigilia è stata animata come detto da alcune dichiarazioni incrociate tra il premier canadese Trudeau e Donald Trump. La Cnn ha riportato una telefonata piuttosto tesa tra i due leader; alle lamentele di Trudeau a proposito dei dazi commerciali e alla richiesta di spiegazioni da parte di quest’ultimo, Trump avrebbe risposto: “Non bruciaste forse la Casa Bianca come nel 1812?” (facendo un po’ di confusione con la storia: ad appiccare il fuoco furono gli inglesi e non i canadesi).

Donald Trump arriverà per ultimo in Canada per partecipare al G7 e sarà il primo ad andarsene. La Casa Bianca ha confermato che il presidente Usa lascerà anticipatamente i lavori del vertice tra i grandi del mondo, ufficialmente per andare con un po’ di anticipo a Singapore per lo storico summit con il leader nordcoreano Kim Jong Un.

Anche in Canada, a poche ore dall’appuntamento, era circolata la voce che Trump non voleva proprio presentarsi al G7, cosa che avrebbe rappresentato uno strappo senza precedenti.

Per quando riguarda invece lo storico incontro del 12 giugno, il presidente americano nel corso di una conferenza stampa congiunta, alla Casa Bianca, con il premier giapponese, Shinzo Abe, ha risposto così a chi gli chiedeva se pensava di invitare Kim negli Stati Uniti: “La risposta alla seconda parte della domanda è sì, ovviamente se l’incontro andrà bene. Penso che sarebbe accolto bene e credo che lui stesso possa accogliere bene l’invito, quindi è molto probabile che accada”.

Sul vertice, Trump ha ribadito anche che la Corea del Nord deve rinunciare al nucleare, se vuole un accordo per ammorbidire le sanzioni statunitensi e ha dichiarato che il summit potrebbe durare più di un giorno: “Uno, due, tre: dipende da quello che succede”.

In vista del G7 in Canada, in programma oggi e domani, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha mandato in giro qualche messaggio: “Non vedo l’ora di raddrizzare gli iniqui accordi commerciali con i Paesi del G-7. Se non succede, ne usciremo anche meglio!”. Ed anche: “Il Canada fa pagare dazi del 270% sui prodotti caseari statunitensi. Non ve lo avevano detto, vero? Non è giusto per i nostri agricoltori!”.

Forzature storiche a parte, le barriere commerciali imposte dall’inizio di giugno da Washington ai suoi storici partners pesano molto. Europa e Canada lamentano la disparità di trattamento da parte dell’amministrazione americana, che ha intavolato un dialogo sull’argomento con la Cina (da cui subisce un feroce dumping commerciale)  ma ha usato il pugno di ferro con l’Occidente .

Trudeau ha detto: “Non potremo fare a meno di manifestare la nostra scontentezza”. Trudeau, assieme al suo omologo Emmanuel Macron auspica un fronte comune contro Trump per sbloccare la situazione”.  Due giorni fa, Bruxelles ha annunciato che farà scattare una serie di ritorsioni sull’import dei prodotti ‘made in Usa’.

Infine c’è la prevedibile curiosità attorno al debutto di Giuseppe Conte in rappresentanza dell’Italia. Il nuovo presidente ha disertato il Consiglio dei ministri proprio perché in volo per il Canada. Il nuovo rappresentante di Roma catalizzerà inevitabilmente l’attenzione soprattutto per le posizioni espresse riguardo ai rapporti con Mosca. Il fronte occidentale ritiene essenziale mantenere le sanzioni contro Putin (ad eccezione di Trump che mantiene un rapporto ambivalente) mentre Conte, nel suo discorso di insediamento al Senato ha manifestato l’intenzione di fare un passo indietro con il rischio di rompere il fronte, ma  ricevendo un altolà da parte del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Un’apertura di credito all’Italia è arrivata da colei che è indicata come il nemico da parte di Lega e M5S, vale a dire Angela Merkel.

Rispondendo nell’ambito dell’Europa forum a Berlino, la cancelliera ha detto: “Fra Germania e Italia dovremmo parlare gli uni con gli altri, invece di parlare gli uni degli altri, e non iniziare la comunicazione in modo indiretto con insinuazioni e congetture”.

La linea dell’Italia, più in generale resta quella già annunciata: da un lato fedeltà ai partner occidentali, dall’altro apertura di credito verso la Russia. Lo ha ribadito ancora Matteo Salvini: “Il mio punto di vista sulle sanzioni alla Russia continua a essere quello che mantengo da anni a questa parte, ovvero che le sanzioni non risolvono nulla e che mantenendo fede agli impegni internazionali presi, ritengo fondamentale tornare a dialogare, a commerciare e a ragionare amichevolmente con la Russia”. In serata, parlando al tradizionale ricevimento all’ambasciata russa a Roma, il ministro dell’interno si è spinto anche un pò oltre. Alla domanda se è possibile un veto italiano in Europa sulle sanzioni alla Russia, Salvini ha risposto: “Dobbiamo ragionarci. In Europa almeno a parole qualcosa sta cambiando. Siamo una squadra. Lasciateci partire, ma sulle sanzioni abbiamo le idee chiare”.

Non sarà un esordio internazionale facile quello di Giuseppe Conte al G7 di Charlevoix. Catapultato in pochissimi giorni dalle aule dell’università di Firenze al tavolo dei leader mondiali, il nuovo presidente del Consiglio avrà tutti gli occhi puntati su di lui per essere considerato il premier di un governo euro-scettico, populista e aperturista verso la Russia di Putin.

Contemporaneamente, da Roma, Matteo Salvini detta la linea e smarca l’Italia dall’Ue sulla contrarietà totale ai dazi imposti da Donald Trump. Alla vigilia del G7 il vicepremier Salvini ha affermato: “Le politiche commerciali vanno ristudiate. L’Italia è una potenza che esporta e quindi va protetto il ‘made in Italy’ e credo che le politiche di Trump siano soprattutto per arginare la prepotenza tedesca. L’Italia non deve subire né l’una né l’altra manovra”.

La Merkel ha già manifestato qualche timore: “Non credo che ci sarà un problema drammatico al G7 nella posizione europea, anche se per la prima volta c’è Conte”.

Il neo presidente del Consiglio avrà incontri bilaterali con Merkel, Trump, Macron, May e Trudeau. Sembrerebbe determinato a farsi portavoce degli interessi dei cittadini italiani avendo già affermato: “La prima posizione dell’Italia sarà farsi conoscere, la seconda farsi rispettare”.

Le aspettative sono altissime. Ieri, anche il vicepremier Luigi Di Maio ha sostenuto che l’appartenenza all’Alleanza Atlantica non elimini il dialogo con la Russia con la proposta di revisione del sistema delle sanzioni. Di Maio ha chiarito: “Non sarà un governo supino alle volontà degli altri governi. L’Italia storicamente ha avuto la funzione nell’ambito della Nato di essere un Paese che dialogava con i Paesi dell’Est come la Russia”.

Lunedì prossimo il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg sarà a Roma per incontrare Conte, ma certamente il G7 sarà un primo importante test.

Conte in Quebec avrà anche un primo colloquio con il presidente della Commissione UE, Jean Claude Juncker. Con i colleghi europei avrà modo di aprire la discussione in vista del Consiglio di fine giugno sul futuro dell’Ue per trattare temi cruciali come l’immigrazione e l’unione bancaria e monetaria.

Matteo Salvini ha già avvisato: “A me piacerebbe che gli organismi internazionali di cui facciamo parte e a cui contribuiamo economicamente, essendo organismi di difesa, difendessero la sicurezza italiana ed europea”.

Al G7 a Charlevoix, in agenda, oltre alla questione sui dazi, ci sono anche Iran e clima. Tre dossier dove c’è una notevole distanza tra i leader mondiali e Trump. Infatti, la Casa Bianca sta valutando se il presidente firmerà il documento finale.

Se al summit di Taormina fu faticosamente raggiunto un documento finale a sette, limato fino all’ultimo, dal quale restò fuori solo il clima, a Carlevoix si pensa già che la dichiarazione comune non ci sarà affatto. In proposito la cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto: “Ci si sta lavorando, ma ci sono troppi dissensi”. Questa percezione conferma la posizione della Casa Bianca. Il tycoon va in Canada tutt’altro che disposto a ricevere lezioni dagli altri leader.

Il maggior dissenso parte proprio dalla questione sui dazi che, direttamente o indirettamente, colpiscono tutti i leader presenti: Canada (gli Usa stanno anzi valutando ulteriori misure contro il Paese che ospita il summit), Giappone, Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna. Secondo molti osservatori, minacciano gli stessi progressi compiuti dal G7 con la Cina e le sue pratiche commerciali. Nulla però fa pensare ad un possibile spiraglio dopo il fallimento del summit dei ministri delle Finanze nel quale gli Usa non sono arretrati di un millimetro sulle tariffe imposte a Europa e Canada su acciaio (del 25%) e alluminio (del 10%) dal primo giugno. La risposta dell’Ue, che va a colpire il cuore del dei prodotti a stelle e strisce, dai jeans Levi’s alle moto Harley Davidson, partirà da luglio. Il G7 potrebbe rappresentare l’ultimo momento utile per trovare un compromesso. Ma Trump si presenta a Charlevoix con la minaccia più temuta: la possibilità di estendere i dazi alle auto importate da Europa e sud-est asiatico. Una misura, hanno avvertito Tokio e Bruxelles, che porterebbe gravi turbolenze sul mercato globale e determinerebbe la fine del Wto.

Lontanissimi i leader degli altri Paesi e sempre Trump anche sull’uscita degli Usa dall’accordo sul nucleare iraniano. La risposta europea non è stata solo politica. Bruxelles ha subito messo in sicurezza le aziende europee, applicando lo ‘statuto di blocco’, la norma volta a neutralizzare gli effetti extra-territoriali delle sanzioni Usa e aggiornando il mandato sul prestito esterno della Banca europea per gli investimenti (Bei), rendendo l’Iran un Paese candidabile alle attività di investimento. L’inquilino della Casa Bianca rimane però irremovibile anche su questa decisione, che in un giorno ha demolito uno dei capisaldi di Obama. L’altro era l’accordo di Parigi sul clima, rimasto fuori dal comunicato congiunto di Taormina e che di certo non rientrerà in quello (se ci sara’) di Clarlevoix.

Crescita, lavoro e parità di genere saranno forse gli unici temi sui quali non ci saranno eccessive spaccature. Anche all’interno dei Paesi europei le distanze non sono poche. A cominciare dall’immigrazione, con la spaccatura totale sulla riforma del regolamento di Dublino. Proseguendo con il rapporto nei confronti della Russia. Temi fuori dall’agenda del G7 ma che entreranno certamente nei bilaterali che Conte avrà con la Merkel e con il presidente della Commissione europea Jucker, soprattutto dopo le turbolenze degli ultimi giorni per l’apertura dell’Italia al Cremlino.

A sorpresa è arrivata l’apertura di Donald Trump alla Russia. Prima della partenza per il vertice del G7 in Canada, Donald Trump ha detto: “Alla Russia dovrebbe essere permesso di tornare nel G8”.

Immediato è stato il commento del premier italiano Giuseppe Conte: “Sono d’accordo con il presidente Trump: la Russia dovrebbe rientrare nel G8. E’ nell’interesse di tutti”.

Dmitri Peskov, il portavoce di Putin ha commentato dalla Cina: “La Russia si concentra su altri formati”.

Oltre al G8 di oggi e domani, i prossimi appuntamenti importanti saranno il Consiglio Europeo il 27 e 28 giugno ed il summit Nato l’11 ed il 12 luglio.

Lo scenario mondiale, dopo le dichiarazioni del Presidente Trump a sostegno delle aperture anticipate dal premier Conte si presenta con nuovi ed interessanti sviluppi da seguire attentamente. Ma anche lo scenario politico italiano assume una colorazione diversa.

Salvatore Rondello

PROGETTO OPACO

Conte Camera

Aggiusta subito il tiro, Giuseppe Conte. Le polemiche scaturite dopo il primo discorso in Parlamento causano forse una presa d’atto al professore, che nel suo esordio alla Camera affronta temi fino a ieri dimenticati. Accusato di troppa vaghezza nell’intervento inaugurale, il premier tocca tutti gli argomenti assenti a Palazzo Madama: cultura, scuola, infrastrutture, Mezzogiorno, lavoro. La maggioranza giallo-verde applaude. A Montecitorio la fiducia è assicurata.

Nonostante la maggioranza (sulla carta) blindata, però, Conte chiede pazienza ai cittadini italiani: “Ci siamo appena insediati. Non chiedeteci degli articolati normativi o il dettaglio di specifiche normativi”. Nel discorso di ieri, tuttavia, è apparsa evidente la mancanza di progettazione, la completa assenza di target di spesa e di tempistiche. “Quello che possiamo assicurare – smorza il docente pugliese – è che lavoreremo da subito per dare un seguito attuativo a quelle anticipazioni contenute nel contratto di governo”.

Intanto i mercati continuano a mandare segnali. L’opacità delle parole di Conte crea un certo scompiglio nelle borse europee. Lo spread tocca quota 255 punti base per poi ripiegare a 240. L’euro sale fino a 1,771 dollari e dopo rallenta. Una reazione alle promesse di interventi monetari senza indicare le coperture che denota la scarsa fiducia della finanza internazionale nell’Esecutivo guidato dal giurista.

Torna al centro della scena anche il conflitto di interesse. L’alleato principale di Salvini lo vede come il fumo negli occhi. I grillini ne hanno fatto una bandiera. Conte ne parla appena quando nell’aula di Montecitorio si sollevano i mugugni. “Voi che protestate è evidente che avete i vostri conflitti di interesse” la replica stizzita del premier ai deputati del Pd. Insorgono Delrio, Fiano e Scalfarotto prima del richiamo all’ordine del presidente Fico.

Dai banchi dell’opposizione attacca il segretario dem Martina: “Se deciderete di presentare un condono mascherato noi vi daremo battaglia. Se deciderete di discriminare per nascita i bambini negli asili, noi vi daremo battaglia. Se deciderete di fare una controriforma fiscale dove chi ha di più paga di meno, noi vi daremo battaglia”.

Votata la fiducia, i gruppi parlamentari dovranno indicare i propri componenti da inserire nelle commissioni. Venerdì, invece, Conte volerà in Canada per il G7. La prima cosa da fare in campo internazionale “sarà farsi conoscere e la seconda sarà farsi rispettare”. Auguri!

Dazi Usa. Trump contro Europa Canada e Messico

U.S. President Donald Trump takes part in a welcoming ceremony with China's President Xi Jinping at the Great Hall of the People in Beijing

In una nota diffusa a fine giornata di ieri, l’amministrazione Usa ha deciso di fare scattare da oggi i dazi su acciaio e alluminio anche per Ue, Canada e Messico.

Il Fondo Monetario Internazionale, commentando la decisione degli Stati Uniti di imporre dazi sull’alluminio e l’acciaio importati da Unione Europea, Canada e Messico, ha affermato: “Tutti perdono in una protratta guerra commerciale: non è positivo che le tensioni commerciali aumentino proprio in un momento in cui la ripresa globale e’ sostenuta dal commercio. Incoraggiamo i paesi a lavorare costruttivamente insieme per ridurre le barriere e risolvere i disaccordi commerciali senza il ricorso a misure eccezionali”.

Il portavoce del Fmi, da Washington, ha giudicato “triste” il fatto che “le tensioni commerciali stiano aumentando in un momento in cui la ripresa globale è sostenuta dal commercio”.

Il Fondo monetario internazionale è tornato a ripetere che i Paesi devono lavorare insieme in modo costruttivo per ridurre le barriere commerciali e per risolvere disaccordi commerciali senza ricorrere a misure eccezionali.

Gerry Rice ha continuato ribadendo quanto detto dal Fondo già ai suoi Spring Meeting di primavera: “Per la prima volta in tanto tempo, il commercio sta crescendo più velocemente del Pil globale e la ripresa è generalizzata. Per via del commercio e dell’innovazione, miliardi di persone oggi godono di vite più lunghe, più salutari e più prospere”.

Il portavoce del Fmi ha poi fatto riferimento a un tweet scritto ieri dal direttore generale dell’Fmi, Christine Lagarde. Dal G7 finanziario a Whistler, in Canada, l’ex ministro francese delle Finanze ha messo in guardia: “Alla fine, se il commercio subisce un forte scossone, se il livello di fiducia tra gli attori economici è danneggiato gravemente, quelli che soffriranno di più sono i più poveri”.

Lo schiaffo di Donald Trump è arrivato all’Europa affermando: “I controversi dazi su acciaio e alluminio, rispettivamente del 25% e del 10%, scattano anche per il Vecchio Continente, così come per il Canada e il Messico. Ragioni di sicurezza nazionale”. Così ha scritto il presidente americano, che non arretra sul fronte delle promesse elettorali in nome della dottrina dell’America First. E pazienza se i Paesi colpiti sono i più stretti alleati e partner commerciali degli Stati Uniti, quelli storici. Inevitabile lo scontro tra le due sponde dell’Oceano, con reazioni durissime da Londra, Parigi, Berlino, che giudicano le decisioni della Casa Bianca ‘ingiustificate e pericolose’. L’ira dell’Unione europea è incontenibile. Le misure di rappresaglia contro gli Usa sono già pronte ad essere messe in atto, non solo da parte di Bruxelles, ma anche da parte di Ottawa e Città del Messico. Il presidente della Commissione UE, Jean.Claude Juncker ha tuonato: “Questo è protezionismo puro e semplice, inaccettabile”. L’Unione Europea ha già nel cassetto un piano per colpire soprattutto prodotti simbolo del made in Usa, come i jeans Levi’s, le moto Harley-Davidson o il bourbon del Kentucky. Una rappresaglia che potrebbe costare agli Stati Uniti almeno 7,5 miliardi di dollari, con le prime tariffe europee che potrebbero scattare dal prossimo 20 giugno. Anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani ha affermato: “Risponderemo con tutti i mezzi a nostra disposizione”. Il segretario al Commercio Usa, Wilbur Ross, ha minimizzato, spiegando come i dazi decisi dagli Usa sono di portata molto limitata e che eventuali contromisure europee non avranno un grande impatto sull’economia americana. Wilbur Ross, però, ha continuato ha lanciare lo stesso monito: “Noi comunque continueremo a lottare contro gli abusi commerciali”. Lo scenario di una guerra commerciale su scala globale è diventato molto preoccupante. Un timore che non a caso nelle ultime ore ha scosso Wall Street e tutte le principali piazze finanziarie, anche più della situazione italiana. Anche perché l’offensiva di Trump su acciaio e alluminio potrebbe essere solo l’inizio. Il presidente americano ha già aperto un’indagine sull’importazione di auto in Usa, agitando lo spettro di dazi del 20% che preoccupano soprattutto le grandi case automobilistiche tedesche. Il tycoon ha minacciato anche una stretta su una lunga lista di beni hi-tech dalla Cina per un valore di 50 miliardi di dollari, a partire dalla metà di giugno. Il rischio di una escalation è dunque elevatissimo e agita in queste ore i lavori del G7 dei ministri finanziari in corso in Canada. Il tema dei dazi, naturalmente, sarà al centro anche del G7 dei capi di Stato e di governo in programma sempre in Canada la prossima settimana, dove Trump rischia di trovarsi per la prima volta davvero isolato dagli altri leader delle principali potenze mondiali. I dazi Usa su acciaio e alluminio erano entrati in vigore il primo marzo ma l’Europa, insieme al Canada e al Messico, era stata temporaneamente esentata fino al primo giugno, per favorire un accordo che fissasse quote e limiti ben precisi all’import di questi metalli negli Stati Uniti. Un’intesa come quelle raggiunte con Corea del Sud, Australia, Argentina e Brasile. Ma, ha rivendicato Ross, i negoziati non hanno portato a risultati soddisfacenti, con gli europei che rifiutano di subire dazi motivati da ragioni di sicurezza nazionale. Gli Stati europei hanno replicato: “E’ assurdo, siamo tutti nella Nato”. Intanto il Messico ha già annunciato il varo di tasse per colpire l’importazione dagli Usa di una serie di prodotti che vanno dall’acciaio alla carne suina, passando per prodotti agricoli come l’uva o i mirtilli.

Il segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, a margine dei lavori del G7, ha affermao: “E’ importante per l’Italia restare nell’area euro, essere parte dell’Europa”. Poi, Mnuchin ha così risposto a chi gli chiede se è preoccupato o meno per l’Italia: “Assolutamente no. Lavoreremo con il nuovo governo, al quale va data una opportunità”. Poi in merito alla reazione forte dei mercati ai problemi dell’Italia nei giorni scorsi, Mnuchin ha risposto: “Il mercato ha avuto dei problemi. Il governo sa e capisce le questioni che deve affrontare. Dovranno lavorare con l’Europa, con noi. Rispettiamo il processo del nuovo governo”.

Pier Carlo Padoan non parteciperà al G7 dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali. Partito dall’Italia per partecipare all’incontro, Padoan ha deciso di tornare indietro durante uno scalo tecnico per motivi istituzionali, dopo avere appreso la notizia sui tempi del giuramento del nuovo governo. Nella delegazione italiana, al vertice ci sarà il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.

Presto gli americani si renderanno conto dei danni che stanno ricevendo dalla politica protezionista dell’Amministrazione Trump.

I populismi, storicamente non hanno mai avuto una lunga vita, ma le socialdemocrazie dovranno prepararsi al più presto a dare una alternativa di governo credibile.

Salvatore Rondello

Venezuela nel sangue. Ucciso leader opposizione

venezuela 6Venezuela ancora nel sangue. Il giorno dopo il voto per l’Assemblea Costituente il Paese si ritrova ancora di più sull’orlo della guerra civile, ma il governo ha evitato di fornire bilanci delle vittime, mentre per l’opposizione negli ultimi due giorni ci sono stati 16 morti e la procura ha parlato di 10 persone uccise solo ieri, tra queste due minori e un candidato all’assemblea costituente.
Elezioni indette da Maduro dopo il referendum simbolico che ha organizzato l’opposizione venezuelana a metà luglio.
Tra i membri eletti figurano la moglie del presidente Nicolás Maduro, Cilia Flores, e il secondo uomo del chavismo, Diosdado Cabello. Fonti ufficiali parlano di un’affluenza superiore al 41 per cento, mentre per le opposizioni, che avevano chiesto ai cittadini di boicottare la tornata, i dati reali sull’affluenza di ieri sono il sintomo della fine dello chavismo. Secondo l’opposizione hanno votato 2.252.250 votanti, pari a non più del 12 per cento del registro elettorale: e c’era almeno il 25 di schede bianche e nulle, corrispondenti a dipendenti pubblici che sono stati costretti a votare sotto la minaccia del licenziamento o a anziani cui era stato prospettato addirittura di perdere la pensione.
Per il deputato Henry Ramos Allup del tavolo dell’unità democratica (Mud) ben l’88 per cento degli elettori ha deciso di asternersi. Lo stesso deputato riferisce, supportato dalle autorità giudiziarie, che Ricardo Campos, 30 anni, leader dell’opposizione, è rimasto ucciso durante una manifestazione a Cumana, nel nordest del Paese. Ma non è il solo: “Un gruppo ha fatto irruzione” nell’abitazione del 39enne José Felix Pineda, avvocato, a Ciudad Bolivar, “e gli ha esploso numerosi colpi d’arma da fuoco”. Pineda è il secondo candidato assassinato in Venezuela: prima di lui, il 10 luglio scorso, era stato ucciso José Luis Rivas, mentre faceva campagna elettorale nella città di Macaray.
Ma a morire è anche la popolazione civile: una ragazza di 15 anni che era rimasta ferita ieri da uno sparo di arma da fuoco al torace è morta oggi a San Cristobal, capitale dello stato Tachira, nell’ovest del Venezuela. Secondo il fidanzato, la ragazza non stava partecipando ad alcuna protesta, ma è passata accanto a un corteo dell’opposizione proprio mentre un gruppo di chavisti ha iniziato a sparare contro i manifestanti. I cecchini dell’esercito hanno infatti iniziato a sparare sulla folla nel giorno del voto durante le proteste contro Maduro.
Ma il presidente Maduro nel suo primo discorso pubblico ha detto che “si tratta del voto più importante che la rivoluzione abbia mai avuto in 18 anni di storia”. In un discorso in Plaza Bolivar, a Caracas, dopo i risultati, Maduro ha detto che la Costituente è nata con “grande legittimazione” popolare e ha salutato i membri dell’organismo che nelle prossime ore prenderanno il “comando” del Venezuela con pieni poteri. Inoltre, il presidente venezuelano, avvertendo che non tollererà più “la cospirazione dei media”, ha assicurato che se l’opposizione seguirà nella sua “pazzia”, con le sue proteste contro il governo, alcuni dei suoi dirigenti “finiranno in una cella e altri in un manicomio”.
Nel suo primo discorso pubblico il presidente venezuelano ha annunciato che l’organismo servirà per prendere misure contro il Parlamento, la Procuratrice Generale, i dirigenti dell’opposizione e la stampa indipendente. Il leader dell’opposizione Henrique Capriles ha parlato di un “giorno nero” e ha accusato il presidente per quella che definisce un'”ambiziosa malattia”.
Dura condanna è arrivata dagli Stati Uniti che hanno bollato l’Assemblea costituente appena votata come un organismo concepito “per rimpiazzare l’Assemblea Nazionale legittimamente eletta e per minare il diritto del popolo venezuelano all’autodeterminazione”.
I tentativi di mediazione dell’Osa (Organizzazione degli Stati americani) come pure del Vaticano sono falliti, e la decisione di convocare le elezioni per la Costituente, di fatto per esautorare il parlamento, hanno chiuso anche la disponibilità dell’opposizione al dialogo, per cui la situazione potrebbe precipitare drasticamente da un momento all’altro e sfociare nella guerra civile.
Comunque a parte l’Osa, hanno annunciato di non riconoscere la Costituente i governi di Brasile, Argentina, Perù, Colombia, Messico, Spagna, Stati Uniti, Panama, Canada, Cile, Costa Rica e Paraguay, oltre al Parlamento Europeo. Il Mercour sta per deliberare l’espulsione del Venezuela. L’opposizione annuncia nuove proteste, già da oggi.

Ue, approvato l’accordo commerciale con il Canada

cetaSe l’accordo commerciale tra Canada e Ue (Ceta) avrà successo “diventerà la traccia da seguire in questo campo, altrimenti sarà l’ultimo accordo di questo genere”. Così il premier canadese Justin Trudeau in plenaria al Parlamento europeo che con 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astensioni ha approvato a Strasburgo il Ceta. “E’ più facile parlare dei problemi che risolverli, più facile distruggere che costruire, ma con il Ceta abbiamo costruito qualcosa di importante, soprattutto in questo momento”, ha aggiunto Trudeau. L’accordo “apre la porta a nuovi mercati”, a un commercio che “deve essere libero ed equo”. In questo “momento grande preoccupazione”, sostiene Trudeau, è stato varato “uno degli accordi commerciali più progressisti del mondo e tutti i nostri cittadini ne trarranno beneficio”.

Soddisfazione anche del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni per il quale “l’Europa fa un passo avanti verso il Ceta con il Canada e dimostra che ha un ruolo da svolgere contro i protezionismi”. Dalla Commissione europea e intervenuta la Commissaria al commercio Cecilia Malmstroem: “Questo è un accordo che riguarda anche i nostri valori”, ha affermato, intervenendo nella plenaria di Strasburgo prima del voto sul Ceta. “Il Canada – ha insistito – è un paese democratico che condivide gran parte dei nostri valori, hanno un settore pubblico forte e sono impegnati con noi per lavorare per modellare la globalizzazione”. Nel suo discorso. Malmstroem ha voluto sottolineare i benefici per le pmi, soprattutto del settore tessile e calzaturiero, ha promesso a breve delle misure di tutela per il settore bovino, rispondendo ad una preoccupazione francese, e ha sottolineato la trasparenza assicurata dal metodo negoziale adottato con il Canada.

Preoccupazione invece arriva da parte dei Verdi. Angelo Bonelli e Fiorella Zabatta, coordinatori dell’Esecutivo Nazionale dei Verdi affermano che sono molti i motivi per non satre traquilli. “Innanzitutto – dicono – l’accordo non vieta l’ingresso di alimenti contenenti OGM e sostanze chimiche tossiche, dando il via libera a una deregolamentazione ampia e irreversibile”