Wind Music Awards: ‘besitos’, tanti premi e nuove ‘categorie’

conti-e-incontradaNuova edizione dei “Wind Music Awards”, condotta sempre insieme da Vanessa Incontrada e Carlo Conti; all’insegna della tradizione, nella forma consona. Dai “besitos” della Incontrada ai bacetti sulle labbra scambiatisi a fine puntata dai due presentatori. Se gli ascolti sono stati un po’ in calo, intorno al 18% di share (18,1%) e con una percentuale di spettatori inferiore ai 4 milioni di spettatori (pari circa a 3.752.000 spettatori), non sono diminuiti invece i premi assegnati. Nella prima puntata incetta ha fatto Claudio Baglioni (anche per il suo Sanremo condotto quest’anno) in particolare, con quasi una decina di premi ricevuti; nella seconda gli ha fatto eco in particolare Coez. Poi, nella serata d’esordio, c’è stata Laura Pausini che ha presentato il nuovo singolo. Ma a tutti quanti gli ospiti sono stati assegnati molti più riconoscimenti degli anni passati. Quello che è buono, dall’altro lato, è che sono stati forniti anche per categorie nuove: innanzitutto a veterane come Fiorella Mannoia, ma pure per la sua veste di produttrice, non solo per la sua musica; il premio le è venuto da parte dell’Associazione fonografici: “non solo come artista raffinata e di grande successo, ma anche nella sua veste di produttrice indipendente”. Del resto anche il singolo che ha cantato, “I miei passi”, è un pezzo dal sound insolitamente pseudo-elettronico. Oppure quello ad Enrico Brignano per il suo spettacolo teatrale, ribadendo e sottolineando l’importanza di una tale forma di arte, il teatro appunto, esempio di massima levatura di cultura; il comico ha ricevuto lo speciale premio “Biglietto d’oro” per la stagione teatrale 2017/2018, che ha raccolto addirittura 161.853 spettatori al suo spettacolo “Enricomincio da me”. Inoltre da rilevare l’attenzione ai giovani, come Federica Carta (premiata per il suo album), che si è esibita prima con Shade in “Irraggiungibile” e poi con la band dei La Rua (di “Amici”, composta da: Daniele Incicco, William D’Angelo, Davide Fioravanti, Nacor Fischetti, Alessandro “Charlie” Mariani e Matteo Grandoni) in “Sull’orlo di una crisi d’amore”: la canzone unisce folk e rock e la voce di Federica le si adatta benissimo – ha spiegato Daniele -. Il brano, con l’altro singolo “Molto più di un film”, anticipa il secondo album della cantante romana arrivata terza al talent di Maria de Filippi lo scorso anno (a cui partecipò lo stesso gruppo de La Rua); inoltre c’è stata anche l’uscita di un libro (“Mai così felice”) dal titolo quanto mai indicativo dello stato attuale che sta vivendo e un ruolo come conduttrice del programma di Rai Gulp “Top Music”; oltre all’essere impegnata nella colonna sonora della nuova serie di Disney Channel “Penny On M.A.R.S.” (in onda dallo scorso 7 maggio alle ore 20.10). Tuttavia questa edizione ha regalato anche attenzione ad artisti stranieri, come quello internazionale rumeno: Mihail, con il suo splendido singolo “Who you are”.

Inoltre particolarmente importanti, tra i premi assegnati (come quello Fimi a Baglioni o della Siae), quello per il live a Coez e l’altro – sempre all’artista romano – (oltre ai WMA per “Le Luci della città”, per “Faccio un casino”, per il singolo “La musica non c’è”), ancor più inedito: il premio dei Produttori Musicali Indipendenti italiani (PMI); con la seguente motivazione: “per la ricerca e lo sviluppo delle nuove tendenze musicali italiani”. Il premio per il live, inoltre, va a pochi e a riceverlo è stata una cantante del calibro di Elisa. Due momenti hanno poi colpito. Quando per la premiazione dei TheGiornalisti, per il live, dopo che si sono esibiti in “Completamente” e in “Riccione”, hanno fatto salire Giorgia, una bambina loro fan che ha cantato interamente tutte le loro canzoni. Dopo, sicuramente, la performance di Ermal Meta in “Dall’alba al tramonto” ha molto convinto il pubblico. Da sottolineare il premio del WMA per il singolo “La Cintura”, che ha ottenuto niente di meno che il platino digitale, ad Alvaro Soler. E quello a Fabri Fibra: il premio Earone per il maggior numero dei passaggi in radio. Se la pioggia ha “danneggiato” la prima serata, la seconda è stata “rovinata” dal blackout che ha colpito l’intera Rai.

Il successo di tali artisti e di simili brani ci fa venire in mente che i Wind Music Awards sono sempre più il nuovo “Music Summer Festival”, tanto che potremmo coniare il neo nome di Wind Music Summer Awards e che tra due settimane, ovvero martedì 26 giugno, ci sarà un altro appuntamento chiamato Wind Music Awards-Summer condotto da Federico Russo e Marica Pellegrinelli; i due sono stati ospiti della seconda e ultima puntata dei Wind Music Awards, condotta da Vanessa Incontrada e Carlo Conti. Proprio il presentatore, infatti, sarà impegnato martedì prossimo (19 giugno) con “Con il cuore-nel nome di Francesco”, come ogni anno in diretta direttamente da Assisi. Infine si è trovato spazio anche per fornire uno sguardo sulla musica a tutto tondo, ricordando più volte l’altro importante appuntamento (già preannunciato da un anno a questa parte) con: “Pino è”, omaggio a Pino Daniele; tanto che si è concluso con la canzone (in cui si è esibito Biagio Antonacci) “Napule è”: perché Pino è Napoli e Napoli è colori di emozioni. Infatti, non a caso, molti sono stati gli artisti che gli hanno voluto rendere un tributo tra cui c’era anche Ornella Vanoni, che ha detto che una parola che associa al grande artista scomparso è proprio “emozioni”: quelle che ha sempre regalato al pubblico. Alcuni rapper come J-Ax e Clementino lo hanno voluto ringraziare perché ha regalato loro l’ultima canzone che abbia scritto prima di scomparire. Il primo ha, poi, associato la sua musica alla poesia, non solo per la melodiosità che la contraddistingue, ma perché la musica come la poesia è eterna: “Muore il poeta, ma non la sua poesia perché essa è eterna come la vita”, immortale pertanto. Elisa ha inoltre voluto raccontare un aneddoto: adorava (come lei, nello stesso posto anni dopo) sedersi su una panchina in un giardino che un giardiniere sistemava tutte le mattine e guardare nel vuoto all’orizzonte senza parlare, muto perché amava il valore e l’importanza del silenzio, il suo ‘rumore’, la sua valenza così come il peso delle pause tra una parola e un’altra, pregno di significato e in grado di fornire valore aggiunto, maggiore senso alle cose e alle parole stesse. Altri artisti, più giovani, hanno voluto riportare l’emozione di esibirsi al suo fianco, rimarcando la sua enorme e profonda umanità, in grado di mettere tutti subito a suo agio con una risata e un sorriso di solidarietà; la sua voglia di collaborare con più artisti possibili e contaminare il genere musicale delle sue canzoni e della sua produzione artistica. Tra i nomi che vi hanno preso parte: Claudio Baglioni, Giorgia, Emma, Alessandra Amoroso, Il Volo, oltre ai già citati Biagio Antonacci, Ornella Vanoni, J-Ax e Clementino, per citarne solo alcuni e i principali suoi “amici” più stretti e confidenziali. Non sono mancati, infatti, anche reperti d’epoca, filmati che riproducevano sue antiche esibizioni oppure interviste o curiosità più inedite. Molte curiosità sono state svelate in una piazza gremita dove non tutti i fan, purtroppo, sono riusciti ad entrare.

62^ edizione del David di Donatello. Spielberg riceve premio alla Carriera

david-donatello-2018-raiCarlo Conti condurrà la cerimonia di premiazione della 62ª edizione dei Premi David di Donatello in diretta mercoledì 21 marzo su Rai 1 a partire dalle ore 21.25. La serata più importante del nostro cinema vedrà sul palco la presenza di grandi star internazionali. Fra queste, il regista e produttore premio Oscar®, Steven Spielberg, che riceverà il David alla Carriera – Life Achievement Award 2018: il riconoscimento sarà consegnato dall’attrice italiana più celebre all’estero, Monica Bellucci. A Diane Keaton, interprete affascinante e anticonformista, anche lei premio Oscar®, andrà un David Speciale. Lo stesso riconoscimento sarà conferito a Stefania Sandrelli, protagonista femminile assoluta del cinema italiano e internazionale. Già assegnato, nelle scorse settimane, il premio per il Miglior Cortometraggio a Bismillah di Alessandro Grande.

Sono ventisette i film di lungometraggio candidati ai Premi David di Donatello 2018. Tra questi, hanno ricevuto il maggior numero di candidature Ammore e malavita (15); Napoli velata (11); La tenerezza, Nico, 1988, The Place (8). Numerosi i protagonisti del mondo del cinema e dello spettacolo che consegneranno i premi: dalla già citata Monica Bellucci a Pierfrancesco Favino e Roberto Bolle, da Luca Zingaretti a Nino Frassica e Beppe Fiorello. Tre raffinate esponenti del mondo della canzone italiana, Giorgia, Carmen Consoli e Malika Ayane, eseguiranno dal vivo le canzoni originali di alcuni grandi film del passato, rendendo un loro personale omaggio al cinema italiano. La regia della serata è di Maurizio Pagnussat, la scenografia di Riccardo Bocchini.
Centrale il ruolo di Rai Movie che, oltre ad aver dedicato una programmazione speciale ai Premi, seguirà in diretta il red carpet a partire dalle ore 19.40 con Livio Beshir.

La 62ª edizione dei Premi David di Donatello è realizzata dall’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello e Rai – Rai 1, si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale per il Cinema, d’intesa con AGIS e ANICA e con la partecipazione, in qualità di partner istituzionali, di SIAE e Nuovo IMAIE. Piera Detassis è il Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello.

I NUMERI DELLA 62ª EDIZIONE

FILM ISCRITTI

129 film italiani di lungometraggio di finzione usciti nel 2017
121 film italiani di lungometraggio di finzione iscritti al David di Donatello 2018 di cui 37 opere prime
11 registe donne per 10 film
5 registe esordienti donne
101 documentari
265 cortometraggi

FILM DI LUNGOMETRAGGIO NOMINATI IN CINQUINA
27 film italiani in nomination:

15 Ammore e malavita
11 Napoli velata
8 La tenerezza
8 Nico, 1988
8 The Place
7 A Ciambra
7 Gatta Cenerentola
6 Brutti e cattivi
5 Riccardo va all’inferno
4 Fortunata
4 La ragazza nella nebbia
4 Sicilian Ghost Story
3 Come un gatto in tangenziale
3 Tutto quello che vuoi
2 Easy – Un viaggio facile facile
1 Addio fottuti musi verdi
1 Agadah
1 Cuori puri
1 Gramigna – Volevo una vita normale
1 I figli della notte
1 Il colore nascosto delle cose
1 La guerra dei cafoni
1 Malarazza – Una storia di periferia
1 Monolith
1 Smetto quando voglio saga
1 Sole cuore amore
1 Una questione privata

DAVID DI DONATELLO: LA STORIA
La storia dei David di Donatello inizia nel 1950, quando a Roma viene fondato l’Open Gate Club. Dato il rilievo sempre maggiore assunto dal cinema in quegli anni, tra il 1953 e il 1955 nasce il Comitato per l’Arte e la Cultura e il Circolo Internazionale del Cinema, che dà origine ai Premi David di Donatello destinati alla migliore produzione cinematografica italiana e straniera. Il 5 luglio del 1956 ha luogo la prima cerimonia di premiazione dei David di Donatello: la pellicola Racconti Romani è considerata la migliore, Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida sono i migliori attori protagonisti rispettivamente per le loro interpretazioni in Pane, amore e… e La donna più bella del mondo e Walt Disney il miglior produttore straniero per Lilli e il vagabondo.
Nel corso degli anni si alternano le sedi delle premiazioni: Roma, Taormina, Firenze, poi dal 1981 ancora Roma.
Vittorio Gassman e Alberto Sordi sono gli attori che per il maggior numero di volte, sette per la precisione, hanno ricevuto il Premio David di Donatello nella categoria Miglior Attore Protagonista; lo stesso riconoscimento è stato assegnato cinque volte a Marcello Mastroianni, quattro a Toni Servillo, Nino Manfredi e Giancarlo Giannini, tre a Elio Germano e Ugo Tognazzi. Due premi a Sergio Castellitto, Stefano Accorsi, Valerio Mastandrea, Adriano Celentano, Francesco Nuti e Gian Maria Volonté. Due premi anche a Carlo Verdone e Roberto Benigni: entrambi si sono aggiudicati inoltre il David per la Miglior Regia e il David Speciale. Anche Nanni Moretti ha ricevuto riconoscimenti come Miglior Regista e Miglior Attore Protagonista; quest’ultimo David è stato assegnato anche a Massimo Troisi, premiato inoltre con la statuetta per il Miglior Film (nel suo esordio alla regia con Ricomincio da tre).
Sofia Loren è la primatista nella categoria Miglior Attrice Protagonista con sei statuette; seguono Monica Vitti e Margherita Buy, cinque volte insignite del riconoscimento. Quattro Premi David sono andati a Mariangela Melato e Valeria Bruni Tedeschi, tre a Gina Lollobrigida e Silvana Mangano, due ad Anna Magnani, Claudia Cardinale, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Florinda Bolkan e Asia Argento.
Tra i registi è Francesco Rosi ad aver ottenuto il maggior numero di statuette per la Miglior Regia: a lui, infatti, andarono ben sei David. Quattro a Mario Monicelli e Giuseppe Tornatore, tre a Ettore Scola, Ermanno Olmi, Federico Fellini. Due David a Paolo Sorrentino, Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Franco Zeffirelli, Matteo Garrone, Marco Bellocchio, Gillo Pontecorvo, Pietro Germi e ai fratelli Taviani.
Ennio Morricone ha ricevuto nove David come Miglior Musicista, lo scenografo e costumista Danilo Donati si è aggiudicato otto premi, mentre sette sono stati assegnati al direttore della fotografia Luca Bigazzi. Tra gli sceneggiatori, cinque riconoscimenti sono andati a Sandro Petraglia e quattro a Stefano Rulli. Cinque statuette sono state assegnate a Ruggero Mastroianni come Miglior Montatore, quattro a Dante Ferretti come Miglior Scenografo e quattro anche a Tonino Delli Colli come Miglior Autore della Fotografia.
La ragazza del lago di Andrea Molaioli ha ottenuto dieci David di Donatello, nove per La grande bellezza di Paolo Sorrentino, Anime nere di Francesco Munzi, La vita è bella di Roberto Benigni, L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, Pane e tulipani di Silvio Soldini e Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi. Otto riconoscimenti per Romanzo Criminale di Michele Placido e Vincere di Marco Bellocchio. Sette premi per Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, Il capitale umano di Paolo Virzì, Noi credevamo di Mario Martone, Il divo di Paolo Sorrentino, Gomorra di Matteo Garrone e Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli.

Elio e le Storie Tese. Geniali e irriverenti, dopo 37 anni arriva l’addio

elio e le storie tese

E così anche Elio e le Storie Tese avranno il loro ultimo valzer: il 19 dicembre al Forum di Assago. La band si scioglie, con una decisione tutt’altro che sorprendente: Rocco Tanica, già da qualche tempo, non seguiva più i suoi vecchi sodali in tour. Anche la band più irriverente e spiazzante degli ultimi decenni di musica italiana ha scelto di lasciare le scene con un addio piuttosto lungo: quest’anno è uscito “Figgatta de blanc”, il loro decimo album, venerdì sarà pubblicato un nuovo singolo “Licantropo vegano”. Prima c’erano stati Sanremo 2016 con Carlo Conti e anche un tour europeo. Per la verità la band un concerto d’addio l’aveva fatto già nel 1988, quando ancora era ancora un gruppo praticamente sconosciuto, ma si trattava di uno scherzo. Elio e le Storie Tese (un nome ispirato alla frase di Freak Antoni “c’ho delle storie pese” pronunciata in “Eptadone”) è il frutto di un’idea di Stefano Belisari (Elio), che nel 1980 comincia a suonare con un suo compagno del liceo Einstein di Milano.

Ci vorranno anni prima che la line up diventi quella definitiva con Sergio Conforti-Rocco Tanica alle tastiere, Nicola Fasani-Faso al basso, Davide Civaschi-Cesareo alla chitarra, Christian Meyer alla batteria, Antonello Aguzzi-Jantoman alle tastiere, il compianto Paolo Panigada-Feiez sassofonista e polistrumentista e il responsabile delle coreografie Luca Mangoni.

Attorno alla band ha sempre ruotato un universo di sodali, composto da musicisti e personaggi del teatro e del cabaret milanese, legati agli “Eli” da una naturale affinità. Anzi è stato proprio grazie a una serie di concerti allo Zelig di Milano che la band ha cominciato a farsi conoscere: quelle storiche esibizioni venivano registrate su cassette semi pirata che diventarono un cult assoluto tra il pubblico giovanile. I media scoprirono Elio e le Storie Tese nel 1990, a Sanremo, quando, partecipando al Controfestival, suonarono delle irresistibili parodie dei brani in gara. A quel punto la formula che ha sempre distinto la loro musica era stata messa a punto. Virtuosismo strumentale e dissacrante ironia nei testi. Gli anni ’90 sono il decennio della consacrazione: “Il pippero” e “Servi della gleba” diventano delle hit trasmesse dai network radiofonici, mentre la loro frequentazione di programmi comici della tv, a cominciare da quelli della Gialappa’s, confermano la loro unicità nel panorama musicale. Il cambiamento di status coincide con il debutto al festival di Sanremo. Arrivano all’Ariston nel 1996 con “La terra dei cachi”, un brano che arriva secondo (a vincere sono stati Ron e Tosca con “Vorrei incontrarti tra cent’anni”). Le voci che in realtà il primo posto gli era stato tolto grazie a una combine hanno fatto da cassa di risonanza a una partecipazione rimasta nella storia del festival, grazie alle trovate sceniche di presentarsi vestiti da alieni in stile Rockets o di inventare “la canzone in un minuto”, suonando il brano in 55 secondi ma a tempo accelerato. Da quella sera gli Eli raggiungono il successo popolare, diventano, rimanendo sempre fedeli a se stessi, dei protagonisti della scena musicale, tra partecipazioni al concertone del Primo Maggio, collaborazioni che vanno dal Coro delle Voci Bulgare a Rocco Siffredi, da Mal all’Orchestra Casadei, come grandi della musica, apparizioni spiazzanti in tv, tour, incursioni in altri generi. Stabilito un legame con Sanremo, dopo una felice conduzione del Dopofestival nel 2008, tornano all’Ariston nel 2013 e lasciano il segno con un gioiellino musicale, “La canzone mononota”, costruita su una sola nota, e comici travestimenti. Una sola nota sulla quale però si sbizzarrivano con incredibili virtuosismi musicali. Ora dopo dieci album e quasi quattro decenni la band si scioglie dopo aver lasciato un solco profondo nella musica italiana. Elio e i suoi compagni hanno dimostrato come la cultura musicale, l’abilità tecnica , l’intelligenza possano essere messe al servizio dell’ironia, spostando molto in avanti il concetto di “rock demenziale”.

Elio, che dopo aver fatto il giudice di “X Factor” ora è uno dei volti di “Strafactor”, è già impegnato nella sua opera di divulgazione (è una sua definizione) della musica classica, l’ambiente in cui si è formato, studiando il flauto traverso al Conservatorio. Martedì sarà nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma come voce recitante e baritono del “Flauto Magico”, dopo le esperienze con “Pierino e il lupo” e “Il barbiere di Siviglia”.

Non c’è motivo di dubitare che gli ormai quasi ex suoi compagni si faranno sentire con nuovi progetti: ma non si può negare che lo scioglimento di Elio e le Storie Tese lascia un vuoto nella musica italiana.

“Con il cuore nel nome di Francesco”: riscoprire
la solidarietà e la pace

conilcuoreTornata, come ogni anno, “Con il cuore-nel nome di Francesco”. In diretta da Assisi. “Sempre con San Francesco nel cuore” – come ha detto a conclusione di trasmissione Carlo Conti, di nuovo alla conduzione del programma in questa suggestiva location. Da subito è stata forte l’impronta che anche quest’anno avrebbe avuto: seguire l’esempio di San Francesco. Per insegnare la solidarietà (con tanti progetti solidali), ma soprattutto per parlare di pace (di cui c’è quanto mai bisogno), di religione e, in particolare, di fede. Con una testimonianza inedita d’eccezione: quella di Max Laudadio. Fede come fratellanza. Un’unione che nasce anche grazie alla forza e alla potenza della musica. E poi, da qualche mese, Assisi ha un altro nuovo santuario (inaugurato il 20 maggio scorso): il secondo si chiama “Santuario della Spogliazione” (non a caso), perché qui c’è stato un uomo che si è spogliato di tutto per trovare la vera gioia e la purezza della e nella bellezza. Si tratta della chiesa di Santa Maria Maggiore, l’antica Cattedrale della città serafica dove venne battezzato San Francesco. Il suo gesto emblematico (compiuto davanti al padre Pietro di Bernardone per rimanere nudo come Cristo) ci ricorda come anche la Chiesa intera debba spogliarsi di tutto ciò che è futile ed effimero e seguire il cammino indicato dal percorso cominciato con questa scelta, apparentemente di rinuncia ma in realtà di enorme ricchezza spirituale ed interiore, di San Francesco. Per ritrovare, appunto, un più alto senso di moralità e gratificazione più intime – ha sottolineato mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo di Assisi.

Meglio “Con il cuore” non poteva cominciare. La vera notizia è la vera esplosione di entusiasmo portata da Francesco Gabbani. Già album d’oro per il cd “Magellano”, multi-platino per il singolo “Occidentali’s karma” ai Wind Music Awards (condotti dallo stesso Conti con Vanessa Incontrada), ha fatto ballare tutti: suore, preti, sacerdoti e molti religiosi divertiti. Soprattutto il successo che gli ha regalato la vittoria all’ultimo Festival di Sanremo (stiamo parlando di “Occidentali’s karma” ovviamente, una sorta di vero inno alla fratellanza anche) è stato un trionfo, la cui esibizione qui ad Assisi ha fatto danzare decine di bambini, che lo hanno circondato e voluto abbracciare e che hanno intonato a memoria la melodia, di cui conoscevano tutte le parole (come anche i sacerdoti del resto, con le mani in alto verso il cielo). Tra l’altro Francesco Gabbani (un nome che lo lega ancor di più al messaggio del programma e al posto) sarà in concerto a Spoleto il 31 luglio prossimo, con una tappa del suo tour, una delle zone più colpite dal sisma. Non a caso uno dei progetti solidali promossi da “Con il cuore” è trovare fondi per la ricostruzione di San Pellegrino a Norcia: meglio e più bella di prima perché alcune attività sono ferme, c’è meno lavoro e la gente rischia di andare via da qui per trovare un’occupazione e poter ricominciare e questo sarebbe un altro terremoto – hanno spiegato – c’è un’emergenza assistenziale e abitativa a Norcia, dove si intende realizzare un centro polifunzionale. Altri riguardano le mense francescane a Milano e le missioni francescane in Africa e Nigeria ad esempio. Per diffondere l’accoglienza, non abbandonare le zone terremotate, ma anche creare inclusione. Per riconciliarci e guardare avanti insieme. Come ha detto Papa Francesco: “avere occhi nuovi per guardare i nostri fratelli”; lo straniero, il diverso, l’altro, non più visto come un problema, ma un’opportunità, una risorsa. Ed a tale riguardo, a proposito di Sanremo e fratellanza, come non citare il progetto “Saremo italiani” da “Sanremo italiano”, per insegnare l’italiano agli stranieri africani attraverso le canzoni italiane. Un concorso con le tre migliori portate qui nel programma in diretta da Assisi. Una di queste, la più importante forse, è stata “Felicità” (della coppia Al Bano e Romina Power): “Affinché sia (felicità appunto) quello che speriamo possano trovare qui nel nostro Paese”. Quando è stato regalato a Carlo Conti il libro sulla visita di Papa Bergoglio a Castel Nuovo di Porto, sono state ricordate le parole che pronunciò: “siamo diversi, siamo differenti, abbiamo culture differenti, ma siamo fratelli e vogliamo tutti vivere in pace e in armonia, in serenità”.

Ciò ci fa comprendere la portata religiosa di un messaggio evangelico di stampo moderno. Per questo Gabbani ha deciso di esibirsi subito in “Amen”. A seguire, Giorgia stessa ha portato qui ad Assisi il suo ultimo singolo “Credo”: “credo nelle persone, anche se in questo periodo è difficile avere e dare fiducia agli altri –ha commentato la cantante-; credo, poi, nel ‘sentire’, che è quello che non si vede, né tocca, qualcosa di intangibile, ma vero, che c’è” – ha aggiunto -, ringraziando per “quest’atmosfera che si respira che ti obbliga a guardarti dentro (in profondità) più che fuori”. Ma non è finita qui. Illustrando il progetto delle mense per i poveri (e dell’Emporio solidale) a Milano si è detto che “dà voglia di fare qualcosa per l’altro, per regalare un sorriso e un po’ di pace”. E si è sfiorata, così, l’altra parola chiave della serata: pace. Così ecco il contributo di testi quali la canzone di Paolo Vallesi e Amara, “Pace” appunto: “In nome dell’amore e della libertà, la pace per ritornare a dare un senso a questa umanità” – esorta il brano -. E poi “Pace” è anche il titolo del nuovo album di Fabrizio Moro, che ha cantato “Portami via”, il suo brano sanremese.

Ed è la stessa descrizione di tre affreschi, raffiguranti varie tappe della vita di San Francesco, ad illustrare nel migliore dei modi ed esplicitamente il suo messaggio evangelico appunto. Quello di Giotto in cui dona il suo mantello a un nobile decaduto richiama i nuovi poveri di oggi, che sono sempre di più; e, se le nuove povertà aumentano, occorre donare qualcosa di sé all’altro, questo è l’invito. Il secondo è quello del crocifisso di San Damiano, in cui lui comincia a riparare con le sue mani la Chiesa: è un nuovo stile di vita, con cui avvicina i giovani e lo fa edificando nella fratellanza; costruire qualcosa tenendo fisso lo sguardo su Gesù e rivolto a Dio per creare insieme fraternità. Il terzo è quello sul naufragio in Dalmazia: Francesco si imbarca da clandestino e alla fine del viaggio restano solo le sue provviste; lui che era un problema all’inizio, ora è una risorsa. Così come lo straniero, il diverso, non è un problema, ma un’opportunità.

Ma il vero senso della fede è venuto da Max Laudadio. A 44 anni –ha raccontato- si è trovato a pregare per la prima volta. Era sempre stato, prima di allora, ateo, non si aspettava la conversione e la “rivelazione”. La scoperta della fede è avvenuta proprio il giorno della nomina di Papa Francesco a Pontefice. Da non credente era lì con la sua famiglia, come spettatore ad assistere. Ma già sapeva che si sarebbe chiamato Francesco, aveva avuto “un’illuminazione”, “un’intuizione”. Lo confessò alla moglie senza troppa convinzione. Pensò si trattasse di una coincidenza. Quando dovettero decidere se far fare la comunione alla figlia Bianca, con la moglie non erano d’accordo di far prendere questo sacramento alla figlia. Poi acconsentirono. Quando andò ad accompagnare Bianca a pregare e confessarsi, incontrò Don Silvano, un parroco di 80 anni: è stato lui ad insegnargli che il Vangelo è qualcosa che si applica alla quotidianità, nelle piccole e semplici cose. Da quel momento è cambiato tutto dal giorno alla notte nella sua vita. “Bisogna eliminare lo stereotipo del cristiano un po’ ‘sfigato’ –ha rincarato Laudadio-. Il cristiano è qualcuno che fa”. E lui “ha scritto delle canzoni che sono preghiere, con parole importanti e molto profonde” –ha aggiunto Conti-. Un gesto emblematico perché spesso “chi crede, si vergogna” di mostrarlo –ha proseguito il conduttore. “Mentre bisogna fare: mettetevi sempre in campo e in gioco” –è stato l’appello di Max-. “Uno con un cognome così non poteva che avere un altro destino se non quello di fede”, ha commentato Conti. Laudadio ha cantato il suo brano “Liberi”, in cui si dice che si è “liberi di scegliere”, il proprio destino e quale cammino seguire.

La fede, la religione, l’amore di Dio, la solidarietà, la fratellanza sono come la pianta dell’ortica –ha spiegato Padre Enzo: simbolica perché spesso malvista, disprezzata, viene calpestata e strappata, ma più la si calpesta e più cresce e si rafforza.

Questo è quanto più vero e lo si vede tanto più attraverso i progetti umanitari, che ogni anno di più vengono creati e incrementati. Quest’anno c’è stato quello in Colombia, da parte della Custodia Provinciale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, per costruire e rendere efficace una casa di cura per circa 40 anziani indigenti. E poi la realizzazione di un centro aggregativo a Norcia, quale punto di ritrovo e di socializzazione e di un presidio di sicurezza utilizzabile in situazioni di emergenza per poterla gestire ed affrontare meglio, evitando momenti di ‘crisi’ e di disagio come accaduto nei mesi scorsi. A cui si aggiunge quella del Centro formativo in Libano per 70 bimbi siriani e libanesi tra i 3 e i 17 anni (ma anche per 70 mamme e papà che non hanno potuto studiare) con disturbi psicologici, cognitivi o comportamentali, formati da 30 insegnanti della regione del Keserwan (che a loro volta hanno seguito corsi ad hoc per prepararsi). E ancora la mensa francescana di Assisi con il supporto della Caritas diocesana, per 300 famiglie, che vedrà entro questo mese di giugno partire il servizio di distribuzione di alimenti anche per il Comune di Bettona (e l’obiettivo è di allargare sempre più il campo d’azione ai territori circostanti e confinanti). Oppure quella di Milano ad opera della Fondazione Opera San Francesco per i Poveri Onlus e di 143 volontari, destinata a senzatetto italiani e stranieri (per creare ancor di più inclusione appunto). Inoltre tutte le attività di sviluppo integrale della persona della Comunità dei Frati Minori Conventuali e delle Suore Francescane Missionarie di Assisi (presenti entrambi a Longiano), con l’Associazione di Volontariato “Homo Viator. Per l’umanità in crescita” Onlus. Dunque, se già di per sé è un traguardo che si sia giunti alla 15^ edizione di “Con il cuore-nel nome di Francesco”, il fatto di donare non solo per le mense francescane in Italia, ma anche per le missioni francescane all’estero amplifica la cassa di risonanza di un evento sempre più cosmopolita e mondiale, internazionale e universale. Per portare beneficienza ai più bisognosi e promuovere i valori francescani di pace, solidarietà e fraternità, alla base dell’azione dell’associazione “Francesco d’Assisi un uomo un fratello”. Perché, come disse San Francesco: “Finché abbiamo tempo, operiamo il bene!”. E donare è molto più facile e gratificante che ricevere. “C’è più gioia nel donare che nel ricevere” è, infatti, lo slogan del programma per oltre “14 anni di bene annunciato, raccolto e donato”. Ma anche di coraggio. Ed è stato Marco Masini, esibendosi nella canzone tributo di omaggio a Giorgio Faletti (presentata a Sanremo nella serata delle cover”) “Signor tenente” a voler evidenziare che “la musica ha il potere e il dovere di assorbire il coraggio di chi ce l’ha veramente” avuto e l’ha messo in tutto ciò che ha fatto (per sé e per l’altro). Presentato l’ultimo singolo dell’artista “Tu non esisti”, Conti ha voluto ricordare l’appuntamento con il memorial e concerto-tributo per omaggiare Pino Daniele di giugno 2018 allo Stadio San Paolo di Napoli “Pino è”.

Barbara Conti

WMA (Live): gossip e scoop, non solo musica.
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wind-music-award-arena-2016S-coop è cool; una rima quasi perfetta. Questo è accaduto all’ultima edizione dei Wind Music Awards. Infatti l’espressione che meglio potrebbe caratterizzarla è: “ma questo è uno scoop!”. A pronunciarla Vanessa Incontrada, che da tempo (come quest’anno) li presenta al fianco di Carlo Conti. Se la coppia di conduttori è una conferma, sono molte invece le novità sensazionali, anche esclusive, date in anteprima durante la trasmissione. Per il programma la prima di esse è costituita dai nuovi premi istituiti dei Wind Music Awards Live per la maggiore presenza di spettatori ai concerti. Poi il fatto che la manifestazione non è finita dopo le due serate conclusive del 5 e 6 giugno scorsi: ce ne sarà una terza infatti; solamente che, altro cambiamento, ci saranno altri due presentatori alla guida: l’appuntamento è per il 23 giugno prossimo con Giorgia Surina e Federico Russo, protagonisti in chiusura della seconda puntata dell’ufficiale passaggio di testimone. Come nelle migliori staffette. Per una maratona musicale per la serie, dunque, ‘non c’è due senza tre’; per la prima volta nella storia dei Wind Music Awards. Ma non solo musica e riconoscimenti in questa edizione speciale dei WMA, poiché le anticipazioni non sono mancate. Ma partiamo dai premi più tradizionali e di maggiore prestigio, che non si possono non elencare. Artista internazionale dell’anno è stato decretato Luis Fonsi per la sua ‘Despasito’; per la gioia di Vanessa Incontrada, che si è concessa qualche lezione di spagnolo: la parola che dà il titolo al tormentone dell’artista significa ‘lentamente’; ma altri ospiti internazionali da citare sono stati Clean Bandit (con la sua “Symphony”), Ofenbach (con “Be mine”), Lenny (con “Hello”), Charlie Puth (con “Attention”) e Imagine Dragons (con “Thunder”), Rockabye.
Ed a proposito di star internazionali, non potevano non essere premiati cantanti come Eros Ramazzotti (30 anni di carriera) o Zucchero (dal 21 al 25 settembre in tour all’Arena di Verona con cinque date), che hanno ricevuto dei riconoscimenti speciali con incisa la loro prima canzone registrata e depositata alla Siae. Oppure Biagio Antonacci, che ha annunciato l’uscita di un disco di inediti il prossimo 10 dicembre e che in alcune città ha dovuto raddoppiare le date del tour; ha voluto dedicare il premio al “coraggio di tutti coloro che continueranno a frequentare certi posti, nonostante ci sia chi cerchi di guastare le feste”: fuor di metafora, tutti gli attentati violenti e terroristici come quello accaduto a Manchester per il concerto live di Ariana Grande. Così come Emma, che ha presentato il suo ultimo singolo “You don’t love me (no, no, no)” e che ha voluto ringraziare per il WMA Live “tutte le persone che amano la musica, non solo la mia, ed andare ai concerti perché significa vivere ed emozionarsi”; il che ha richiamato un po’ le scritte apparse sul videoclip di chiusura di prima puntata con la canzone di Renato Zero: ‘Liberate la gioia’ e ‘Amore per tutti’. È stato lui ad affermare con fermezza: “il mondo ha bisogno di esempi e noi artisti dobbiamo darglieli”.
E un WMA Live è andato anche ad Elisa ed Alessandra Amoroso. La prima ha parlato delle tappe del suo tour all’Arena di Verona (che ha intitolato “Together here we are”), che saranno tre serate completamente diverse l’una dall’altra ovvero tre show molto peculiari a tutti gli effetti (il 12-13 e 15 settembre): la prima tutta pop-rock, la seconda acustica-gospel, la terza supportata da un’orchestra sinfonica di più di 40 elementi. Ed ha presentato il nuovo singolo “Bad habits”. La seconda ha dedicato il premio a tutto il suo staff, la sua ‘big family’: “ormai siamo una sorta di famiglia itinerante, che abbiamo costituito in questi dieci anni di carriera, costruendo un legame forte su cui si basa quest’unione e che durerà a prescindere da tutto”. E non è un caso che tutte (Elisa, Emma ed Alessandra Amoroso) si siano ritrovate insieme sul palco dei WMA. Premio Speciale Arena di Verona (da Assomusica) per lo spettacolo qui all’Arena di Verona appunto per “Amiche in Arena”, organizzato da Fiorella Mannoia per festeggiare i 40 anni di carriera di Loredana Berté in cui si sono ritrovate 16 artiste ad omaggiarla; le cantanti che hanno partecipato all’evento, poi, hanno fatto una raccolta fondi (pari a circa 150mila gli euro) contro il femminicidio e la violenza sulle donne.emma-amoroso-300x225
Ma due sono i premi speciali che hanno caratterizzato la seconda puntata dei WMA Live 2017. Premio Speciale Wind Digital Music Award a J-Ax e Nek per “Freud”, quali artisti che hanno venduto più in digitale. E il secondo ha incassato anche il WMA Earone (in collaborazione con Assomusica) per i maggiori passaggi in radio per “Laura non c’è”, canzone che festeggiava i vent’anni di successo. Dunque il primato d’importanza della radio, che non si può dimenticare né trascurare ancora assolutamente -come ha ricordato Nek -, ma sempre più associato al mondo dei social e della Rete, di Internet, del Web e del digitale appunto. Un mondo della musica che cambia, ma sempre vincente. A tale riguardo, a proposito di collaborazioni inedite, non si può non citare quella di Gianni Morandi con Fabio Rovazzi in “Volare”; se quest’ultimo da appassionato di cinema sogna di fare il suo primo film, l’altro è rimasto colpito dalla sua capacità di ottenere centinaia di migliaia di visualizzazioni con i precedenti singoli “Andiamo a comandare” e “Tutto molto interessante”. Il featuring molto particolare di “Volare” ha spopolato: la relativa clip ha incassato fino a 28 milioni di visualizzazioni. Altra collaborazione inedita è quella di Max Pezzali con Nile Rodgers in “Le canzoni alla radio”. Viceversa, per quanto concerne il fatto di spopolare con le visualizzazioni in digitale, impossibile non citare i due casi esemplari di Riki (disco d’oro in una settimana con “Polaroid”) e Thomas (soli 17 anni, anche lui disco d’oro per “Normalità” in meno di sette giorni).
Due i WMA anche per Carlo Conti: per la compilation di Sanremo 2017 (che ha voluto condividere con Maria De Filippi e Maurizio Crozza) e per lo spettacolo che ha portato in giro per l’Italia con Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni: i tre saranno il 29 luglio al Lucca Summer Festival e poi il 6 agosto al Teatro Antico di Taormina, per volare successivamente a New York.
E non è l’unico evento da non perdere. Il conduttore ha voluto annunciare il concerto-tributo a Pino Daniele, nel giugno del 2018 (a tre anni dalla sua scomparsa), allo stadio San Paolo di Napoli. Si intitolerà “Pino è”, annunciato con una locandina ed un brevissimo teaser. Per ora non si sa di più.
Non è la sola novità inedita comunicata. La prima e più rilevante è venuta proprio dai Modà, band italiana dei record dell’anno e disco di diamante. Francesco Silvestre ha rivelato che, dopo la conclusione del tour, il gruppo si prenderà una pausa perché lui sta lavorando alla regia e alla sceneggiatura di un film. Poi un regalo per i fan. Il 9 giugno è uscito un estratto di “Passione maledetta”, ma da quella data cominceranno anche le riprese per un video in cui saranno presenti tutti i fan, cui sarà dedicato. Annuncio sensazionale anche per un’altra storica band: quella dei Pooh, 50 anni di carriera e non smettono di stupire; è stato Stefano D’Orazio a rendere noto che convolerà a nozze con la sua compagna dal 2007, Tiziana Giardoni (49 anni), il giorno del suo compleanno: il prossimo 12 settembre. Un matrimonio a 69 anni e una dichiarazione come è stato per Fedez con Chiara Ferragni; sempre qui all’Arena di Verona. “Loro erano 50 anni che mi dicevano ‘metti la testa a posto’… e alla fine mi sono convinto”, ha commentato l’ex batterista dei Pooh.
Ma anche Rocco Hunt, che il 19 marzo è diventato papà, ha voluto dedicare il premio al figlio di due mesi e mezzo: ha iniziato a soli 11 anni a fare e vincere concorsi di freestyle e ora per lui un nuovo importante traguardo (personale e privato) raggiunto. Con tutte queste sorprese e rivelazioni che dire? “Il nostro album si intitola ‘Notte magica’ e certe notti magiche possono avvenire solo qui all’Arena di Verona: un posto davvero speciale”, -per dirla con Piero de “Il Volo” (altri protagonisti dei WMA). Ed a proposito di “certe notti” non è stato assente neppure “il re del live”, come lo ha ribattezzato Vanessa Incontrada: Luciano Ligabue. Tra gli altri artisti presenti Sfera Ebbasta, Umberto Tozzi (premiato per il successo di “Ti amo”); Massimo Ranieri (per “Se bruciasse la città”), Ermal Meta, Raphael Gualazzi, Mario Biondi, Sergio Sylvestre (che ha dedicato il premio vinto al padre). E poi Giorgia, che ha spopolato con la sua “Oro nero” e con l’ultimo singolo “Credo”, che si preannuncia un tormentone. Tutti lì a ricordare –come ha rimarcato Carlo Conti- che “deve trionfare sempre (comunque) la parola ‘Amore’”. Se qualcuno è stato assente, è molto probabile che lo ritroveremo nella terza serata del 23 giugno prossimo, dove molti di coloro che si sono già esibiti non è da escludere che possano ritornare. Non possiamo darvi anticipazioni né certezze, ma c’è da scommettere che c’è da aspettarsi una sola cosa: tante altre inedite sorprese. Perché, in fondo, la musica è quella fonte di energia che ti sa sempre stupire e sa sempre portare quel velo di novità e curiosità molto cool, che è il vero appeal anche per una trasmissione come i Wind Music Awards.

Viva i WMA, che potrebbero essere le iniziali di W la Musica e l’Amore.

Barbara Conti

Tornano i Wind Music Awards su Rai1 con le stelle della musica italiana

Il 5 e 6 giugno tornano i WIND MUSIC AWARDS, la prima serata di Rai 1 sarà illuminata dalle grandi stelle della musica italiana che verranno premiate per i loro recenti successi discografici e si esibiranno sul prestigioso palco dell’Arena di Verona.
A presentare le due serate, in diretta su Rai 1 a partire dalle ore 20.35, saranno CARLO CONTI e VANESSA INCONTRADA.

Carlo-Conti-e-Vanessa-Incontrada-conduttori-dei-Wind-Music-Awards-2017-ospiti-e-cantantiEcco i primi nomi degli artisti premiati: ALESSANDRA AMOROSO, BIAGIO ANTONACCI, BENJI&FEDE, LOREDANA BERTÉ, MARIO BIONDI, BOOMDABASH, MICHELE BRAVI, BRIGA, DECIBEL, FRANCESCO DE GREGORI, ELISA, ELODIE, EMMA, FABRI FIBRA, FRANCESCO GABBANI, GHALI, GIORGIA, RAPHAEL GUALAZZI, ROCCO HUNT, IL PAGANTE, IL VOLO, J-AX & FEDEZ, LIGABUE, LITFIBA, LOWLOW, FIORELLA MANNOIA, MARRACASH e GUÉ PEQUENO, ERMAL META, MODA’, FABRIZIO MORO, GIANNA NANNINI, NEK, MAX PEZZALI, GABRI PONTE, POOH, EROS RAMAZZOTTI, MASSIMO RANIERI, FRANCESCO RENGA, FABIO ROVAZZI, SFERA EBBASTA, SERGIO SYLVESTRE, THEGIORNALISTI, UMBERTO TOZZI, RENATO ZERO, ZUCCHERO…e molti altri!

Come di consueto, verranno premiate le stelle del panorama musicale italiano che hanno raggiunto (nel periodo maggio 2016/maggio 2017) con i loro album i traguardi “oro” (oltre le 25.000 copie), “platino” (oltre le 50.000 copie), e “multi platino” (in particolare “doppio platino” oltre le 100.000 copie, “tiplo platino” oltre le 150.000, “quadruplo platino” oltre le 200.000, “5 volte platino” oltre le 250.000 e “diamante” oltre le 500.000 copie) e con i loro singoli la certificazione “platino” e “multiplatino” (certificazioni FIMI/GfK Retail and Technology Italia). E per la prima volta verrà introdotto anche il Premio Live.

Il “PREMIO LIVE”, basato su certificazioni SIAE, in collaborazione con ASSOMUSICA, verrà introdotto per la prima volta proprio quest’anno e verrà consegnato a tutti gli artisti che si sono contraddistinti per i risultati rilevanti ottenuti in termini di numero di spettatori presenti ai loro concerti (nel periodo maggio 2016/maggio 2017). Tra i “Premi live” un riconoscimento sarà riservato anche allo spettacolo dal vivo non musicale che nel periodo di riferimento ha ottenuto il maggior numero di ingressi.
Le categorie individuate per la premiazione degli artisti durante la “serata dei successi live” sono: ORO oltre i 40.000 spettatori, PLATINO oltre i 100.000, DOPPIO PLATINO oltre i 200.000, TRIPLO PLATINO oltre i 300.000, DIAMANTE oltre i 400.000.

I biglietti per assistere alle due serate dell’undicesima edizione dei WIND MUSIC AWARDS sono disponibili in prevendita su www.ticketone.it e nei punti vendita e prevendite abituali (per info: www.fepgroup.it ).
Inoltre, i clienti Wind potranno fruire delle offerte speciali che saranno proposte prima e durante l’evento.

Nel corso delle serate, che vedranno la partecipazione anche di CLEAN BANDIT, IMAGINE DRAGONS, LENNY, LUIS FONSI e OFENBACH in qualità di ospiti internazionali, verranno consegnati altri riconoscimenti e premi speciali agli artisti che si sono contraddistinti per risultati d’eccezione.

Un evento imperdibile, realizzato da Wind, con la collaborazione delle Associazioni del Settore Discografico FIMI, AFI, e PMI e con la collaborazione di SIAE e ASSOMUSICA, prodotto da F&P Group con la Ballandi Multimedia per la cura e la gestione di tutti gli aspetti televisivi dell’evento.
RTL 102.5 è la radio media partner ufficiale dei WIND MUSIC AWARDS 2017. Wind e 3 sono i brand

Sanremo. Il Festival di tutti in stile Occidentali’s Karma di Gabbani

gabbani“Un Festival inclusivo e accogliente, capace di unire le persone”, il cui slogan potrebbe essere “Tutti cantano Sanremo e Sanremo canta tutti”. Così lo ha definito il Direttore Generale Rai Antonio Campo Dall’Orto. Sempre più social e sociale, peculiare nel suo oscillare tra il racconto del talento e degli eroi del quotidiano. Il dirigente ha, poi, voluto dare qualche numero di questo Festival dei record, che ha fatto registrare picchi di ascolti tra i più alti degli ultimi 10-12 anni (intorno al 50% di share): 2milioni di persone hanno seguito il Festival in streaming, 6 milioni sono stati i video scaricati attraverso Rai Play e 30 milioni di interazioni attraverso i social, in particolare da parte dei giovani tra i 15 e i 34 anni. E un accento particolare Campo Dall’Orto con Carlo Conti hanno voluto mettere proprio su questa nuova piattaforma social (Rai Play) creata, che ha permesso una fruizione più ampia dell’evento, soprattutto dagli adolescenti. E questo ha contribuito a giungere alla vittoria di coloro che sono stati i personaggi rivelazione di questo Festival: Ermal Meta, che ha vinto la serata delle cover con “Amara terra mia” e il Premio della Critica Mia Martini. Poi Lele, che ha vinto tra le Nuove Proposte con la sua “Ora mai”. E, infine, colui che ha sbaragliato tutti con la “profonda leggerezza” della sua canzone “Occidentali’s karma”: Francesco Gabbani. Un brano che si prepara ad essere la hit dell’estate, che parla della ricerca di benessere nelle filosofie orientali, che si tenta di capire, ma che non si comprendono perché troppo presi e distratti dal consumismo, dalla foga e dalla frenesia della vita quotidiana alienante che ci si costruisce con le nuove tecnologie, a tratti disumanizzanti, e che sicuramente portano ad occidentalizzare tutto, incentrando l’attenzione sull’apparenza e sull’attenzione all’esteriorità piuttosto che carpire la reale portata e il senso di queste filosofie che inseguono la ricerca di benessere e dell’equilibrio tra mente e corpo. “Una vittoria strepitosa e inaspettata, un sogno ad occhi aperti, una soddisfazione enorme che dà ancora più senso e significato a quello che ho fatto finora”, ha commentato il vincitore, confessando di essersi trovato in un “vuoto emotivo ed emozionale” al momento in cui è stato decretato il suo trionfo. “Ho sempre cercato di pormi con positività, ma avevo paura che questa leggerezza venisse mal interpretata”, portando l’attenzione più sul ritmo che sulle parole. L’unico uomo ad aver ricevuto, durante l’esibizione, un mazzo di fiori, insieme a Maria De Filippi che è stata l’unica conduttrice a non aver sceso le fatidiche scale. Se Sanremo ha avuto il suo portafortuna, ovvero il portachiavi con l’immagine di Conti, anche lui ha trovato il suo. “Credo –ha affermato Francesco- nello scambio karmico”, nell’empatia cioè che si riesce a costruire con il pubblico, con una comunicativa basata su un’empatia naturale, istintiva e immediata per un’attrazione carismatica del brano che ha fatto di Gabbani un cantante, cantautore, ballerino e coreografo. I passi di danza creati ed improntati sulla melodia incisiva, hanno contribuito a far scatenare l’Ariston. E, a proposito di Karma, se Tiziano Ferro è stato il super ospite protagonista della prima serata, sembra avergli portato bene, richiamando (con la sua presenza) alla mente la sua canzone omonima appunto, intitolata “Karma”, in cui l’artista di Latina duetta con John Legend. Ed a Sanremo, dopo l’esclusione tra i Big dei due duetti presenti in gara di Alice Paba e Nesli e di Giulia Luzi e Raige, sembra invece aver trionfato proprio un’altra sorta di duetto. Infatti il vincitore sul palco non era solo: era in coppia con ciò che ha sorpreso maggiormente positivamente gli spettatori, la famosa scimmia. Lo scimpanzé nascondeva il volto e il corpo dell’amico Filippi Ranaldi. E il duo con il gorilla ha avuto un effetto duplice: di divertimento ed anche interpretativo del brano. Se Gabbani nell’ultima serata si è presentato vestito in tailleur, per omaggiare l’eleganza sobria in black del Festival targato Conti (perfettamente in linea con la sua carnagione scura ben colorita di un nero abbronzato che tutti gli invidiano), non è stato così nelle altre puntate. Di solito indossava un maglione colorato (turchese, arancione e rosso) e pantaloni neri per non distogliere dalla portata del testo e per trasmettere e rappresentare la semplicità della gente comune, dell’uomo medio occidentale che vive il quotidiano; poi dopo l’abbigliamento si è trasformato in un espediente comunicativo e un po’ provocatorio, -ha spiegato Gabbani- perché la scimmia ha indossato i suoi vestiti e lui ha preso gli abiti della simpatica scimmia, vestendo i suoi panni con ironia divertente e pungente, a significare quasi che, dall’uomo del neolitico nulla o poco è cambiato e l’essere umano sembra proprio provenire dalla scimmia, di cui è un’evoluzione distorta e un po’ perversa, perché distolta dallo sviluppo forse troppo veloce delle tecnologie. E non è un caso se ha ottenuto il Premio Tim Music per la musica in digitale ascoltata in streaming sulla piattaforma. Ma, dopo essere stato prima escluso, poi ripescato per andare a vincere lo scorso anno tra le Nuove Proposte con la sua “Amen”, Francesco Gabbani è un giovane che non viene dai talent, ma si è fatto con la gavetta, con lo spirito di sacrificio, con la voglia di arrivare e la forza della determinazione e dell’intelligenza di chi si guarda intorno e osserva la realtà con spirito critico, oggettivo e brillante. Cosa non da poco con i tanti talenti di “Amici” presenti e la conduzione di Maria De Filippi. Ma perfettamente conforme allo spirito del Festival e agli eroi del quotidiano citati dal direttore generale. In primis, tra questi ultimi, la band rock dei “Ladri di carrozzelle” e poi il giovane Emanuele, che ora ha un contratto con la ‘Sugar’ di Caterina Caselli, ma è stato scoperto per caso. Un giorno alla stazione, mentre attendeva un treno in ritardo, ha visto un pianoforte; si è messo a suonare d’istinto e di getto in maniera spontanea, un passante gli ha fatto un video; ha postato in Internet e diffuso sul web la sua registrazione (che ha avuto 3 milioni di visualizzazioni in tre giorni: da record), la quale è arrivata sino alla nota cantante e ora produttrice discografica. Per questo la vittoria di Gabbani assume ancor più importanza. Ma, nell’ultima serata, sono stati assegnati anche altri premi oltre a quello finale: ben sette per l’edizione 67^ del 2017. Di quello ad Ermal Meta avevamo detto; poi quello per il miglior testo a Fiorella Mannoia per la sua “Che sia benedetta”; miglior arrangiamento a “Di rose e di spine” di Al Bano; Il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla a Fiorella Mannoia; il premio per i 55 anni di carriera a Rita Pavone e quello Asso Musica a Zucchero. Oltre a quello Tim Music a Gabbani appunto.

E non a caso il podio è stato composto proprio da “Vietato morire” di Ermal Meta (terzo), contro la violenza tra le mura domestiche e la cui frase più bella è, per stessa ammissione del giovane: “L’uomo che tu diventerai/Non sarà mai più grande dell’amore che dai”. Seconda Fiorella Mannoia e il suo inno alla vita, perfetta così com’è. “Siamo noi che la roviniamo con la nostra sete di potere, con le nostre invidie e i nostri egoismi; se ci estinguessimo il mondo andrebbe avanti ugualmente senza problemi in una perfezione divina”, ha affermato la cantante. “Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta/Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta”, dice la cantante nel testo, per finire con l’appello forse più importante: “A chi lotta da sempre e sopporta il dolore/
Qui nessuno è diverso nessuno è migliore./A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero”. Un invito a riscoprirsi tutti simili e vicini (che ricorda quello di “nessun grado di separazione” di Francesca Michielin, sempre arrivata secondo lo scorso anno), sfociato nel promuovere il numero solidale 45500 per la ricostruzione delle scuole nelle aree terremotate, che si concluderà martedì 14 febbraio. 3 milioni di euro sono stati devoluti per il progetto “Ricominciamo dalle scuole” a favore delle terre colpite dal sisma; hanno contribuito anche Francesco Totti (che ha donato a tale favore tutto il suo cachet) e Carlo Conti, che ha dato 100mila euro per questa causa umanitaria benefica, mostrando il bonifico effettuato tra le polemiche sollevate.

Tra le altre canzoni, interessante quella di Marco Masini “Spostato di un secondo”, che ben descriva come la vita possa cambiare da una frazione di secondo all’altro per sempre, irreparabilmente o in maniera sostanziale (vedi tutte queste calamità naturali). Quella di Gigi D’Alessio “La prima stella”, che lui ha dedicato alla madre che ha perso 32 anni fa, per tutti i cari che abbiamo in cielo e dunque un ricordo anche per tutte le vittime delle morti bianche nelle stragi terroristiche o in queste tragedie inaspettate come il terremoto. Ma anche quella di Paola Turci “Fatti bella per te”: invito ad accettarsi per quello che si è, a volersi bene, ad amarsi e amare il proprio corpo, a farlo per se stessi e non per gli altri, per stare bene, sereni in pace con se stessi e non per piacere alle altre persone. La cantante l’ha dedicata a se stessa dopo il terribile incidente avuto e la fatica che ha fatto per risollevarsi e reagire. Tra i giovani molto valida la voce di Lodovica Comello e la sua vocalità in “Il cielo non mi basta”. Più maturo è sembrato anche Michele Bravi. La sua “Il diario degli errori” lascia molto intravedere le influenze di Noemi, artista che conosce e stima: forti le somiglianze nelle movenze e nella sonorità graffiante di una voce rauca e arrotata nelle vocali e sillabe che accentua e allunga per enfatizzare l’accento che vuole porre su alcune di esse in particolare.

Carlo Conti voleva il top e per questo ha chiamato a fianco a sé Maria e c’è riuscito. Per lui ciò che conta (e quello che deve essere il compito di un direttore artistico) è la musica, il quadro delle canzoni che devono essere valide intorno a cui mettere una cornice appetibile di ospiti. E così ha fatto: i brani in gara sono stati molto belli. Perché Sanremo è Sanremo ed è tutta un’altra cosa: “qui tutto è diverso” ha confessato la De Filippi. Infine una nota a sancire quasi una sorta di continuità con lo scorso anno: “Portami via” di Fabrizio Moro, che ha dedicato alla figlia, ricorda molto “Un giorno mi dirai” degli Stadio che vinsero il Festival del 2016. Gaetano Curreri, tra l’altro, è una grande amico di Moro e i due hanno collaborato più volte insieme. Ed infatti è stato lo stesso Zucchero ad ammettere che qui nulla era cambiato, dopo esservi tornato a distanza di 14 anni: tutto è rimasto uguale, eterno come la musica.

Festival di Sanremo.
Ermal Meta, Crozza, Mika. La notte più lunga di tutte

Festival_di_Sanremo_2017Lunga, lunghissima, la più lunga di tutte forse. E intensa. Ḕ stata così la terza serata del Festival di Sanremo 2017, da cui è uscito il nome del primo vincitore (Ermal Meta per la cover di “Amara terra mia”) e dei primi esclusi: i due duetti di Nesli e Alice Paba (con “Do retta a te”) e di Giulia Luzi e Raige (con “Togliamoci la voglia”). Restano tra i giovani delle Nuove Proposte Lele (con “Ora mai”) e Maldestro (con “Canzone per Federica”). Ma a parte queste informazioni per dovere di cronaca, a fare la vera notizia della serata sono stati altri momenti importanti della terza puntata. Ovvero: un ‘appuntamento’ dedicato ai più piccoli, grazie al Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna; agli “eroi del quotidiano” con la 92enne Maria, un’ostetrica che ha fatto nascere circa 7642 bambini e ancora continua: sempre con il cellulare acceso anche di notte per correre immediatamente in caso d’emergenza, in ansia perché una sua paziente avrebbe dovuto partorire di lì a breve e lei non voleva mancare; l’ultimo bimbo che ha aiutato a venire alla luce è stato il 13 gennaio scorso, il primo (con cui ancora è in contatto) fu nel lontano 17 dicembre del 1942. “Aiutare a venire alla vita è una cosa entusiasmante –ha raccontato-, ma bisogna farlo vedendolo come fosse una missione”. Per questo per lei la canzone di Sanremo è: “Son tutte belle le mamme del mondo”. E poi la signora Mariuccia del pubblico, 105 anni, che ancora canta perfettamente ricordando benissimo a memoria “Quel mazzolin di fiori”. E poi l’esibizione dell’”Orquesta de Instrumentos Reciclados de Cateura (Paraguay)”, nata con la creazione di strumenti da oggetti riciclati e presi dai rifiuti di una discarica; dalla “spazzatura” (anche metaforica di un mondo che sembrava “ignorarli” e non volerli) sono arrivati ad essere i rappresentanti dell’Unicef (di cui ricorrono i 60 anni dalla fondazione). Gente che non aveva nulla, neppure una casa, come la piccola Celeste, e che ora può tornare a sperare e qualcuno si è potuto persino iscrivere al conservatorio. “Ci vuole fantasia ed anima e quelle non si possono comprare” per riuscire a fare tutto questo, ha affermato Maria De Filippi. “Dovremmo prendere spunto ed imparare da loro. Tutto ciò dovrebbe farci riflettere e, del resto, Sanremo serve anche a questo: ad offrire spunti di riflessione”, ha continuato Carlo Conti. Poi la vetrina di Maurizio Crozza: dopo l’imitazione del presidente della Repubblica Mattarella, stavolta ha preso le sembianze di Papa Francesco. A parte la polemica sulla corruzione della Chiesa e quella di carattere politico per cui ogni Governo è una cover (ossia una specie di rifacimento) del precedente e nulla sembra cambiare e mutare, toccante la parte conclusiva del suo discorso. Ci facciamo –ha notato- tutti prendere dalla nostalgia, “sempre lì a rimpiangere il passato”, come se ‘si stava meglio, quando si stava peggio’; invece lui ha invitato a seguire le parole dell’ex presidente americano Barack Obama: “se doveste scegliere un momento in cui nascere, scegliete sempre il presente”. “Oggi – ha continuato Crozza – i ragazzi e gli adolescenti fanno cose che le generazioni dei genitori si sognavano. I giovani sono precoci e noi li trattiamo e consideriamo come fossero una regressione della specie”. Un errore a suo avviso, per sottolineare di apprezzare ciò che si ha, senza piangersi addosso, con pessimismo e vittimismo che cronicizzano e non permettono di progredire e migliorare. Vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, con ottimismo e fiducia, con la voglia di cambiare. E ancora l’arrivo della star Mika. Tornerà anche il suo programma “Qui casa Mika” (“e qui tutto può succedere e succederà”, ha garantito il cantante), ma entusiasmante soprattutto il suo messaggio di vicinanza, universalità e umanità lanciato. “La musica può cambiare il mondo intorno a te –ha esordito-. Ti dà sempre una via d’uscita. Ti fa innamorare e cambia il colore della tua anima. Ḕ molto bello essere di tutti i colori ed è bello accettarli tutti; e se qualcuno pensa che uno sia meno bello e nobile degli altri, è meglio lasciarlo senza colori”. I colori sono quelli delle emozioni e dei sentimenti, della diversità così importante. Di certo è stato il momento più colorato della serata, con una coreografia alle sue spalle floreale e un’altra di fuochi d’artificio: per un’esplosione di ritmo, energia, danza, passione. Commovente il suo omaggio a George Michael, mentre venivano proiettati sullo sfondo fiocchi di neve che cadevano candidi come il ricordo dell’artista recentemente scomparso: “un regalo bellissimo di intensità ed emozione”, ha commentato Conti. Il presentatore si è soffermato, inoltre, anche su un altro aspetto che gli premeva sottolineare, rammentando il numero per donare per la “ricostruzione delle scuole” nelle aree terremotate del 45500. A tale proposito, ha precisato con fermezza e convinzione: “c’è da fare una riflessione. La nostra Italia si regge sul turismo, ciò vale soprattutto per una regione come la Liguria. Ma attenzione a non penalizzare ulteriormente le aree terremotate (come le Marche o l’Umbria). Cerchiamo di rimettere in moto l’economia in particolare lì, proprio grazie al turismo, altrimenti rischiamo di peggiorare le loro condizioni. Prima di andare per un weekend a Parigi o Londra, andiamo lì”. Infine è stato il momento di Luca&Paolo, che così hanno esordito: “questo palco fa davvero paura”. “In tutti questi anni non è cambiato nulla –hanno proseguito-. Questo è il secolo della paura”. Come dare loro torto? Basti pensare a tutti gli atti di terrorismo verificatisi a catena ovunque in tutto il mondo. Un riferimento indiretto e implicito, che richiama questa problematica tutta contemporanea; dopo aver ricordato le vittime delle emergenze naturali, o delle tragedie di vittime innocenti sul posto di lavoro (forze dell’ordine e altro), giusto citare le morti bianche per atti neri di un terrorismo cieco e cinico. “Abbiamo paura di tutto e tutti –hanno ripreso i due comici-. E la frase più comune è ‘c’è da avere paura’”, soprattutto perché non ci si fida più di nessuno. “In primis c’è la paura di svegliarsi e che tutto intorno a te sia cambiato”, hanno aggiunto, quasi una citazione del senso della canzone in gara di Marco Masini “Spostato di un secondo”: un invito a pensare come ci si comporterebbe se si potesse tornare indietro con la macchina del tempo, se le cose fossero andate diversamente ora come si starebbe, quasi un modo per adattarsi al cambiamento dei tempi, di un mondo che corre veloce e spesso si resta indietro, pieni di rimpianti e di nostalgia. Ma la cosa che conta è amarsi, aver amato, aver vissuto: “non rinunciamo ad amare” è la frase con cui si chiude la canzone, per cancellare l’amaro della rassegnazione. E proprio Masini ha scelto come cover quella di “Signor tenente” di Giorgio Faletti, per un omaggio alle forze dell’ordine che rischiano la vita ogni giorno e al cantante scomparso che la presentò proprio qui a Sanremo.

Ed è così che, da questo momento di profonda riflessione raccolta, si è passati con Luca&Paolo a una carrellata di “Ho paura che” in stile “Noi che” de “I migliori anni” di Carlo Conti. A cui si è aggiunta anche Maria De Fillippi, protagonista nella serie di “Mi fanno paura quelli che”, che ha lanciato. Impossibile rimanere impassibili di fronte all’acume e alla finezza dei loro spunti di riflessione. Pensiero su tutti: spesso è proprio il cambiamento a fare paura e si ha persino paura di amare e di voler bene appunto. Oppure, per l’appunto, di fidarsi e avere ancora fiducia, nonostante tutto.

Infine, tra gli altri ospiti presenti, ricordiamo Alessandro Gassman e Marco Giallini che insieme reciteranno nel film “Beata ignoranza” (in uscita nelle sale dal 23 febbraio prossimo) e che sono stati al centro di due fiction di successo: rispettivamente “I bastardi di Pizzofalcone” e “Rocco Schiavone”. E poi la figlia di Alain Delon (Anouchka) e la nipote di Jean Paul Belmondo (Annabelle), che in francese e in inglese hanno raccontato il loro legame con l’Italia. Le loro canzoni di Sanremo preferite? “Volare” di Modugno e “L’Italiano” di Toto Cutugno (del 1983).

Sanremo 2017: Crozza, la ‘legge’ del numero tre, l’appello di Nicotra

sanremo nicotraSanremo nel segno del numero tre. Carlo Conti lo conduce per il terzo anno consecutivo e il prossimo anno potrebbe fermarsi. Si cerca il suo sostituto e Maurizio Crozza lancia e cerca lo scoop: “so già chi sarà a condurlo nel 2018: Paolo Bonolis”. Sarà vero? Plausibile di certo (accadde già in passato). Intanto, si cerca di scrutare bene per indagare a fondo e riuscire a carpire qualcosa, captare qualcosa del nome ancora segreto (e forse sconosciuto) che sarà al timone del Festival il prossimo anno: ignoto, ma forse no, molte le ipotesi che si possono fare e pensare. Nel frattempo si è arrivati alla terza serata consecutiva. Tre sono gli anni compiuti proprio ieri dal piccolo Matteo (il figlio di Carlo Conti), che ha mandato gli auguri al suo pargolo ma anche a Paola (la figlia di Laura Pausini, nata lo stesso giorno). E se la conduzione spettasse a una donna o una coppia tutta al femminile? Pensiamo alla De Filippi stessa, magari accompagnata in duo dalla sua amica Sabrina Ferilli; oppure proprio a Laura Pausini, magari in coppia con l’altra artista straordinaria che è Paola Cortellesi (il duetto ha funzionato nel loro programma tenuto Laura&Paola appunto), la Cortellesi è stata qui a Sanremo a presentare con Albanese il film “Mamma o papà?” ed ha colpito per le sue doti artistiche (anche canore); ha detto che la sua canzone preferita sanremese è proprio “La solitudine” della sua amica. Dunque il Sanremo delle “larghe intese” potrebbe portare a tandem rosa molto riusciti anche inediti, per un tocco di novità non da poco. Pensando anche ad Antonella Clerici (dopo il suo programma “Standing ovation”) ne potrebbe nascere una serata tutta dedicata ai più piccoli al posto di quella delle cover, per una puntata incentrata interamente su canzoni di cartoni animati (tra l’altro Cristina D’Avena è stata qui sul palco dell’Ariston). Oppure coinvolgendo anche persone comuni. Ed è a tale proposito che è arrivata la vera notizia della seconda serata del Festival di Sanremo 2017: per quanto riguarda lo slogan “tutti cantano Sanremo”, oltre ai noti nomi di ospiti illustri, è salito sull’Ariston quello che è stato forse quello più “illustre” di tutti per la portata simbolica: Salvatore Nicotra. Il 69enne siciliano è stato premiato a Sanremo come dipendente modello: in 40 anni di carriera nel Comune di Catania, anche da vicesegretario dell’Ente, non si è mai assentato, neanche una volta; mai un permesso, mai un giorno di malattia. Anzi, ha anche cumulato 239 giorni di ferie non godute. Ma è stato il suo appello a scuotere gli animi, sollevare un moto di protesta e di sensibilizzazione delle coscienze, con uno sguardo critico severo ed oggettivo importante.
È stato un momento di riflessione intenso, drammatico e realistico, ma molto onesto da parte sua. “I contratti pubblici come il mio sono importantissimi. Noi dipendenti pubblici appunto siamo dei privilegiati. C’è una disoccupazione imperante, a un livello che supera il 40%, preoccupante. I giovani perdono lavoro dopo pochi mesi, 5 o anche meno. Un precariato che li distrugge, perché non perdono solo il lavoro, ma anche la dignità”. Chapeau. Tre poi sono le canzoni delle Nuove Proposte a rischio eliminazione “nominate”: quella di Nesli ed Alice Paba “Do retta a te”; “Ora esisti solo tu” di Bianca Atzei; “Togliamoci la voglia” di Raige e Giulia Luzi.
Se, per dirla con Tiziano Ferro, “tre fa il numero perfetto”, simbolo di precisione, in una ricorrenza quasi circolare, come un cerchio che si apre e si chiude a fine serata sono arrivati tre grandi comici: Enrico Brignano, Gabriele Cirilli e Flavio Insinna. Quest’ultimo potrebbe essere un buon conduttore di Sanremo e sostituto maschile di Conti. Ma anche Federico Russo con “Prima Festival” (e sempre in prima fila nel parterre) ha fatto un buon lavoro ed è molto esperto di musica. I due hanno lavorato insieme in “Dieci cose” e hanno funzionato. Non sarebbe male replicare la situazione. Anche Cirilli potrebbe dare un buon tocco ironico e di colore al Festival, una verve comica che potrebbe spettare proprio a lui donare a Sanremo, per vivacizzarlo con un tono più allegro e disinibito, per dare un’atmosfera di leggerezza. Si è, tra l’altro, dimostrato abile anche nelle imitazioni a “Tale e quale show”. totti
Ai tre comici romani della scuola di Proietti corrisponde il trio dei tre amici Conti-Panariello-Pieraccioni, “fratelli” per Carlo. Quest’ultima una delle tre reunion messe in campo dal conduttore toscano a Sanremo: dopo quella di Al Bano e Romina, dei Pooh, ora al Festival arriva quella di questi uomini di teatro d’altri tempi verrebbe da dire, degni del loro maestro. E, per ciò che concerne il futuro, a proposito di un domani imminente delle canzoni e non solo, tre i numeri che si possono formulare: il 475.475.1 per inviare un sms per votare i brani in gara oppure l’894001 da fisso; o ancora il 45500 per donare un contributo a sostegno della ricostruzione delle scuole nelle aree colpite dal sisma. E se Sanremo è un connubio di musica ed ospiti, è un multiplo di tre (ossia il sei) a indicare il numero di star intervenute nella seconda puntata.
Per un totale di sei, infatti, tra cui (rigorosamente in ordine): Francesco Totti, Robbie Williams, Giorgia, Keanu Reeves, Biffy Clyro, Sveva Alviti (che interpreterà Dalida nell’omonima nuova fiction di Rai Uno, in onda il 15 febbraio prossimo, che ha presentato e dove sarà al fianco di Riccardo Scamarcio; “una donna molto complessa e complicata, ma al contempo – l’ha definita Sveva- molto solare, come me e come tutte le donne. Per questo – ha aggiunto l’attrice- non ho dubbi sulla mia canzone di Sanremo: ‘Ciao amore ciao’”. Sconcertante la somiglianza tra le due).
Ma se molte canzoni sono un vero e proprio inno alla vita, dopo l’appello a favorire l’occupazione giovanile onesta e sicura e non più il precariato perenne e cronicizzato, l’altro aspetto focale e momento importante della seconda serata è venuto proprio da Maurizio Crozza: “facciamo il Festival della procreazione, spegnete le luci e fate l’amore e….speriamo che sia femmina, come si suole dire. ‘Abbiamo fatto l’Italia. Ora si tratta di fare gli italiani’, disse Massimo d’Azeglio in una sua famosa frase. La cito e la voglio riprendere per invitare tutti ad apprezzare l’importanza della vita e cogliere il vero senso della vita”, ha detto il comico. Spesso, infatti, come noto con la musica ci si innamora, ci si dichiara e un testo può fare da colonna sonora a una storia d’amore o un brano essere come la marcia nuziale: quel mezzo, quello strumento con cui si sancisce e corona il proprio amore, che conduce a quell’altare (reale, simbolico o metaforico), che è il tempio del cuore. Per questo è tanto più importante ribadire la profondità della musica nell’ambito della vita e dell’amore, per un romanticismo che non sia etereo o platonico, ma ben tangibile e concreto. Visto il successo dell’intervento di Nicotra, se è vero che “tutti cantano Sanremo” –come dicevamo-, un’idea potrebbe essere quella di far esibire gente comune, comunque cantanti non professionisti, amici degli artisti in gara, nella serata delle cover; ma sono tutte idee per un cambiamento di un Festival comunque valido, tradizionale, classico, ma sempre fresco, originale e nuovo. E se è stato proprio Maurizio Crozza a parlare di “Festival delle larghe intese” Mediaset-Rai, allora non sarebbe bene avere un Festival in linea con la spending review tanto declamata in passato? Un taglio dei costi di Sanremo (e dei tempi), magari sugli ospiti, con un notevole risparmio economico non guasterebbe, ma forse è giusto così: spendere e investire su star nazionali ed internazionali invitate a partecipare aiuta a fornire un’immagine del Festival più dignitosa e serve a nobilitarlo. Perché Sanremo è Sanremo. Anche se poter risparmiare aiuterebbe, soprattutto ora che ci sono molte emergenze umanitarie e cause sociali e solidali da sostenere, così che quegli stessi fondi sarebbero potuti essere devoluti lì, c’è bisogno anche di donare intrattenimento di alto livello per distrarre la gente. Per questo forse non si rinuncerà mai a “viziarsi” con gli ospiti, come a guardare Sanremo per concedersi qualche sorriso e un po’ di piacevole musica.

Barbara Conti

“Il Festival delle larghe intese” di Conti: Sanremo e Solidarietà

sanremo-2017-diletta-leottaLo avevano annunciato già a fine del maggio scorso ai “Premi tv 2016”. E come si fa per ogni promessa, hanno mantenuto l’impegno preso e anticipato che tante aspettative aveva destato nel pubblico. Per l’evento musicale per eccellenza dell’anno, il Festival di Sanremo appunto, non potevano che esservi alla sua conduzione due icone per antonomasia della tv: ovvero la figura storica che da tre anni lo presenta e ne è anche il direttore artistico (Carlo Conti) e colei che è diventata quella che potremmo ribattezzare “la regina dei talent” ossia Maria De Filippi. Quest’ultima è passata per l’occasione da Mediaset alla Rai ed è per tale motivo che il comico Maurizio Crozza, che avrà tutte le sere uno spazio a sua disposizione in cui intervenire per lanciare battute sprezzanti a personalità di spicco e regalare il meglio delle sue imitazioni classiche, ha parlato di “Festival delle larghe intese”. Di certo la comicità che porta Crozza, più indirizzata a carattere politico, non può essere paragonata a quella dello scorso anno di Virginia Raffaele (più leggera e divertente, incentrata più su un intrattenimento in senso stretto). Ciò, tuttavia, potrebbe essere di buon auspicio per veder intervenire sul palco dell’Ariston (dove salgono personaggi del mondo della danza, dello sport, della scienza, della medicina, del cinema) anche qualche figura istituzionale. Del resto, se la De Filippi è riuscita a portare il premier Matteo Renzi ad “Amici” non è impossibile pensare che questo possa accadere: sarebbe la testimonianza di un aiuto concreto e fattivo portato per una politica che si interessa veramente dei problemi della gente, agisce e si adopera attivamente. Soprattutto perché Sanremo è sempre più Solidale e impregnato di Sociale; un’impronta che ha voluto dare in maniera forte Carlo Conti. Anche quest’anno gli spunti non sono mancati: la campagna sociale per la ricostruzione delle scuole (“ricominciamo dalle scuole”) nelle aree terremotate, con la possibilità di inviare un sms al 45500. Oppure con la ricorrenza della Prima giornata nazionale contro il bullismo nella serata d’apertura del 7 febbraio. Non si sono voluti, infatti, ricordare solamente grandi della musica scomparsi come Claudio Villa (la cui morte, proprio il 7 febbraio del 1987, fu annunciata da Pippo Baudo) o di Luigi Tenco, omaggiato egregiamente e in maniera sentita da Tiziano Ferro, ma anche quegli eroi invisibili e quotidiani (cui è stato dedicato lo slogan di “tutti cantano Sanremo”) che danno la vita per gli altri tutti i giorni.
Ed è per questo che all’Ariston, dopo l’apertura in grande stile del cantante di Latina, è stata la volta da protagonisti di tutti gli esponenti delle forze dell’ordine e delle forze armate in vari campi (Guardia di Finanza, Soccorso Alpino, Croce Rossa, Protezione Civile, Vigili del Fuoco). Alcuni loro rappresentanti hanno raccontato esperienze forti ed emozionanti di quando si sono trovati a portare aiuti nelle aree terremotate. Estrarre persone vive sotto la neve, promettere a padri e madri che si sarebbero salvati i loro figli, portare del latte a dei bimbi per farli sopravvivere e sfamarli laddove le condizioni climatiche e di viabilità impossibilitavano ogni forma di circolazione o di comunicazione, con di fronte “uno scenario desolante” che si apriva davanti ai loro occhi, è qualcosa che è difficile descrivere a parole se non con il motto che è la loro regola ferrea da seguire come una legge inconfutabile: non mollare mai. Storie commoventi di uomini, ma anche di cani come il labrador che era tra di loro. Per loro sono sinergia ed umanità le parole chiave e questo “impegno civile” della kermesse canora continuerà anche nelle prossime puntate con Carabinieri e Polizia presenti. Intanto, in questa prima iniziale, a ribadire questo ruolo impegnato del Festival è intervenuto anche Raoul Bova a parlare del suo Progetto Sorriso (con il coinvolgimento della Nazionale Cantante a supporto e sostegno di questa causa benefica) dell’Associazione “Io ci sono Onlus” per creare un centro polifunzionale ad Amatrice. Finora i fondi sono stati trovati e forse presto si potrà partire attivamente con la sua costruzione dato il budget ormai stanziato; dopo sarà la volta di Accumuli e Arquata, cui si vuole ugualmente pensare perché anche lì c’è tanto bisogno di “ripartire”.
Ma non è solo questa la venatura solidale di Sanremo. Il Festival si tinge di sociale anche con l’altra importante campagna “Ma Basta”: movimento dal basso contro il bullismo capitanato e presidenziato da un adolescente di 16 anni, così come a presentarlo sono stati due suoi coetanei (Giorgio e Francesca). Si tratta di un progetto per debullizzare le classi a scuola e impedire ogni atto di bullismo; ma l’invito a denunciare e non avere paura di confessare qualsiasi forma di sopruso subito è riconducibile anche al cyber-bullismo, ha voluto precisare Conti. Tre i messaggi che i due ragazzi hanno voluto rivolgere: un appello alle vittime a parlarne anche con un amico; a genitori e docenti a stare vicini ai bullati; a tutti ad intervenire per dire basta. Non si tratta, infatti, di episodi trascurabili poiché possono indurre anche al suicidio (come volte accade, non ultimo ad esempio alla giovane Valentina, che si voleva buttare dalla finestra e salva per miracolo). Stop alla violenza fisica o psicologica. Se, al contrario, non si potrà mai dire basta alla musica e a Sanremo, a rafforzare e rincarare la dose contro ogni tipo di vessazione che violi la privacy, l’integrità fisica o morale della persona, è stata la presentatrice di calcio Diletta Lotta. Vittima di un atto illegale di appropriazione illecita di materiale personale, alcune sue foto private infatti le sono state rubate, messe in rete e diffuse senza scrupoli. Dopo lo sconcerto iniziale, ha deciso di reagire e denunciare. Se la sua presenza anticipa quella del capitano della Roma, Francesco Totti, nella seconda serata, la Lotta ha voluto ringraziare il conduttore definendolo, con una metafora calcistica appunto, “un presentatore che dribbla come Messi, segna come Cristiano Ronaldo, ha la forza di Ibrahimovic”.