“Job Ciak” in partenza la seconda edizione

LOCANDINA job

Ai blocchi di partenza la seconda edizione di “Job Ciak – I giovani riprendono il lavoro”, il video concorso dedicato ai giovani registi e al mondo del lavoro organizzato da Uil e Uil Tv. Il concorso sarà presentato domani martedì 23 ottobre durante la Festa del Cinema di Roma, alla presenza di Carmelo Barbagallo; segretario generale Uil, di Laura Delli Colli, vice presidente della Fondazione Cinema per Roma; e del regista Gianfranco Pannone. L’appuntamento è fissato a mezzogiorno nello spazio riservato al Roma Lazio Film Commission, sotto il portico antistante l’ingresso dell’Auditorium Parco della Musica in via Pietro de Coubertin.

Dopo il grande successo della scorsa edizione, Job Ciak continua nell’intento di stabilire un dialogo concreto tra il mondo dei giovani registi, film maker, youtuber o influencer dell’audiovisivo e il panorama sindacale e del mondo del lavoro.

Partecipare al video contest è semplice. Basta realizzare un video di massimo 20 minuti che racconti un’idea di lavoro, come i giovani vedono e si rapportano con il mondo del lavoro odierno, in un mercato che è in continua evoluzione. Basti pensare alle tante facce che oggi ha assunto il lavoro flessibile, o all’impresa 4.0.

Le iscrizioni al video contest, gratuite e aperte alle ragazze e ai ragazzi di qualsiasi nazionalità tra i 18 e i 35 anni, scadono il 15 febbraio 2019.

Tre i premi messi in palio: il premio della giuria dal valore di 2mila euro, il premio social e il premio “GiovaniXiGiovani”, del valore di mille euro ciascuno.

Come nella precedente edizione, una commissione valuterà tutte le opere sulla base dell’aderenza al tema proposto, dell’originalità del messaggio e della qualità tecnico/professionale e artistica. Tutti i filmati ammessi al concorso saranno votati anche online con un like.

Il premio “GiovaniXiGiovani”, una novità di questa seconda edizione, sarà assegnato da una giuria composta da giovani tra i 18 e i 35 anni.

La cerimonia di premiazione si svolgerà nel mese di marzo a Roma.

Il bando per partecipare alla seconda edizione è stato pubblicato sul sito www.jobciak.it. Notizie e aggiornamenti anche sui social: Facebook: @UILTV, Twitter:  @UILTVofficial, Instagram: redazioneuiltv.

Redazione Avanti!

REFERENDUM ILVA

Ilva-678x381Finalmente fatto l’accordo sull’Ilva. È stato raggiunto e siglato al ministero dello Sviluppo economico l’accordo sull’Ilva da sindacati, azienda e commissari, alla presenza del vicepremier e ministro Luigi Di Maio. I sindacati poi sottoporranno il testo al referendum tra i lavoratori.

Il vicepremier e ministro Luigi Di Maio ha detto: “Siamo all’ultimo miglio, sono state 18 ore di trattativa in cui i protagonisti sono stati ovviamente i rappresentanti dei lavoratori, in cui si è cercato di raggiungere il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili.  Adesso aspettiamo la firma, non dire gatto se non ce l’hai nel sacco…”.

Per il segretario della Uil Carmelo Barbagallo “è stata la trattativa più lunga e complessa della moderna storia sindacale. Il positivo risultato è merito della lotta dei lavoratori e della determinazione e competenza della categoria al tavolo. Ora, occorre dare attuazione all’accordo perché si può e si deve guardare al futuro dei lavoratori e della città di Taranto in una prospettiva di sviluppo e di salvaguardia della sicurezza e dell’ambiente. Da questa intesa, che rilancia l’Ilva, potranno trarre beneficio la stessa industria nazionale, l’occupazione e l’economia del Paese”.

La segretaria della Fiom, Francesca Re David, ha affermato: “Per noi per essere valido deve essere approvato dai lavoratori con il referendum. Gli assunti sono tutti, si parte da 10.700 che è molto vicino al numero di lavoratori che oggi sono dentro e c’è l’impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione su salario e diritti, era quello che avevamo chiesto, sull’esito delle assemblee dei lavoratori siamo fiduciosi. Nell’accordo sull’Ilva con ArcelorMittal abbiamo ottenuto quello che abbiamo chiesto sin dall’inizio, quindi siamo soddisfatti, 10.700 lavoratori verranno assunti subito e sono sostanzialmente quelli che ora lavorano negli stabilimenti, ossia tutti quelli non in cassa integrazione. Contemporaneamente parte anche un piano di incentivi alle uscite volontarie e l’azienda si è impegnata ad assumere tutti gli altri che restano in carico all’Ilva senza penalizzazioni e con l’articolo 18. Molto migliorato anche il piano ambientale che porta all’accelerazione delle coperture dei parchi e a un limite fortissimo delle emissioni. Se Ilva vuole produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio lo deve fare senza aumentare di nulla le emissioni che ci sono. Ora, sottoporremo l’intesa, come sempre al giudizio dei lavoratori che è per noi vincolante, oggi sottoscriveremo l’accordo ma la firma definitiva ci sarà solo al termine dei referendum. I tempi? Cercheremo di farlo naturalmente entro il 15 settembre, ci mettiamo subito al lavoro”.

Il segretario genovese della Fiom, Bruno Manganaro, ha detto: “Per Genova confermato l’organico, 1474 dipendenti. Aspettiamo la firma ma è chiaro che rispetto alla fase in cui venivano ipotizzate la messa in discussione di salario e diritti, siamo soddisfatti. Non ci saranno esuberi e per Genova viene riconfermato l’Accordo di programma con un organico di 1474 lavoratori. Ora comincia una lunga storia con una nuova organizzazione della fabbrica che dovremo gestire con il più grande gruppo industriale dell’acciaio, ma rispetto alle premesse l’accordo è un buon risultato”.

Di Maio ha anche affermato: “Comunque, con l’intesa non si annulla la gara per l’aggiudicazione deIl’Ilva. La gara non aveva la possibilità di tutelare l’interesse pubblico concreto e attuale. L’accordo fa sì che l’interesse pubblico concreto e attuale non si realizzi per l’eliminazione della gara”.

Il ministro ha poi spiegato: “Da quello che si è ottenuto al tavolo stanotte, già possiamo dire che non ci sarà il Jobs Act nell’azienda, che i lavoratori saranno assunti con l’articolo 18, che ci saranno 10.700 assunzioni come base di partenza e che non ci saranno esuberi: tutti riceveranno una proposta di lavoro da Mittal”.

Il premier Giuseppe Conte , da Ischia, ha affermato: “Di Maio ha fatto un lavoro veramente egregio, è stato molto sapiente il percorso che abbiamo costruito, abbiamo acquisito il parere dell’Anac e dell’Avvocatura dello Stato, sono emerse irregolarità evidenti, ma l’annullamento della gara non è così semplice. Non basta un vizio formale occorre dimostrare che attraverso quell’annullamento si realizza meglio l’interesse pubblico. I dati che sono stati resi noti sono di assoluta eccellenza”.

La cordata AmInvestco, infatti, avrebbe accettato di assumere nella nuova Ilva, da subito,  10.700 lavoratori. Dopo la  proposta lanciata ieri sera di portare a 10.300 gli assunti nella nuova Ilva al 2021, Fim Fiom Uilm e Usb, infatti, hanno cercato di  ampliare la platea. I sindacati hanno lavorato per cercare di arrivare ad un organico di 10.700-10.800 unità entro il 2022 includendo nel perimetro gli elettrici, i chimici e i marittimi di affiliate che prima erano stati esclusi.

Dal testo inoltre sembra uscito il riferimento proposto dall’azienda sempre ieri sera di intese con il sindacato sul contenimento dei costi anche attraverso riduzioni dell’orario di lavoro. Quanto al contratto integrativo i sindacati hanno chiesto che Mittal preveda sul Pdr 2019 e 2020 un ‘una tantum’ che possa tradursi in un aumento salariale del 4%. Nel testo dell’accordo che sindacati e azienda stanno scrivendo per sottoporlo alla plenaria approvazione referendaria dei lavoratori, entra anche il piano sugli esodi incentivati: Mittal conferma infatti 250 milioni da offrire complessivamente per agevolare l’uscita volontaria dei lavoratori.

L’accordo in arrivo vede anche la conferma da parte di Mittal dell’impegno a  riassorbire tutti gli eventuali esuberi che dovessero rimanere dal 2023 in capo alla vecchia Ilva. L’azienda infatti si è impegnata a riassumere tutti quei lavoratori Ilva che al termine della gestione dell’amministrazione straordinaria non abbiano usufruito né di incentivi all’esodo né di prepensionamenti né di una offerta di lavoro all’interno della nuova Ilva e che rientreranno senza alcuna differenza salariale rispetto a quelli già assunti da Mittal.

Dopo tutte le note vicende con toni accusatori e minacce di annullamento della gara fatte dal vicepremier e ministro Di Maio, la questione dell’Ilva si è finalmente conclusa seguendo il percorso già delineato dal governo Gentiloni con il ministro Carlo Calenda.

Salvatore Rondello

Barbagallo: “Sicurezza sul lavoro bene indisponibile”

BarbagalloAngeletti-UIL

Il 14 luglio scorso, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ha visto ufficialmente la luce il cosiddetto decreto dignità che già tante polemiche e veleni ha sparso, che adesso si trova all’esame del Parlamento che lo dovrà convertire in legge. Sui contenuti di questo decreto, e su altri temi di attualità legati al mondo del lavoro, abbiamo intervistato Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil.

Segretario Barbagallo, qual è il giudizio della Uil sul decreto dignità varato di recente dall’attuale Governo?
Le novità introdotte dal cosiddetto decreto dignità in materia di lavoro, rappresentano per la Uil un primo, seppur debole, passo verso un miglior bilanciamento di tutele e diritti per le lavoratrici e lavoratori. In particolare, la regolamentazione in materia di delocalizzazione è in sintonia con le proposte avanzate dalla Uil. Così come ci trovano concordi le misure per il contrasto alla ludopatia. Non condividiamo, invece, l’introduzione del criterio di “equipollenza” tra contratti a termine diretti e in somministrazione, considerata la differenza di natura e finalità che li caratterizza. Siamo, però, favorevoli alla reintroduzione delle causali, di cui sarebbe auspicabile un ritorno anche per il primo contratto a tempo determinato. Manca, invece, una normativa di “raccordo” tra la precedente disciplina e quella attuale. Ci riferiamo, in particolare, a un periodo transitorio che consenta, senza perdite occupazionali, proroghe e rinnovi per i contratti in essere.

Quali considerazioni trarre dalla verifica dei dati della rappresentanza sindacali, richiesta recentemente dal ministro Di Maio? Va nell’ottica dell’imbavagliare i sindacati? E c’è qualche sindacato “amico” o che ha comunque in gran simpatia l’attuale governo e il ministro del lavoro?
Non vedo questi “rischi”. La questione è un’altra e la nostra posizione al riguardo è semplice e chiara. Il vice premier Di Maio chiede una verifica dei dati relativi alla rappresentanza sindacale? Noi siamo prontissimi. Peraltro, per avere chiaro il quadro della rappresentatività dei sindacati, basta leggere i risultati delle consultazioni elettorali che, sistematicamente e a scrutinio segreto, si svolgono in tutti i luoghi di lavoro, coinvolgendo tutti i lavoratori.  Ad esempio, nelle recenti elezioni per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego, dove esiste già una legge che regolamenta il tutto, ha votato circa il 90% dei lavoratori coinvolti. Il livello di partecipazione, dunque, è stato altissimo ed è stata così confermata la volontà di farsi rappresentare, in particolare, dal sindacato confederale per la tutela dei propri interessi e la difesa dei propri diritti. Ovviamente, si vota anche in tutti i luoghi di lavoro del settore privato e gli esiti emersi dalle singole imprese sono conosciuti e pubblicizzati. Anche in questo caso, peraltro, c’è già un’intesa tra sindacati e associazioni imprenditoriali per la verifica e la misurazione della rappresentanza: occorre, semplicemente, che venga applicata in toto per avere un quadro complessivo e generalizzato della rappresentatività. A tal proposito, il sistema delle imprese, da un lato, e il Ministero del lavoro, dall’altro, hanno da svolgere alcune incombenze. Insomma, quanto “pesano” i sindacati è cosa nota e se occorre qualche intervento per ufficializzare e pubblicizzare questo dato, la Uil è a disposizione.

Parliamo del caporalato: come combattere questo ritorno a uno sfruttamento che ricorda molto da vicino il mercato degli schiavi?
Nonostante tutti gli sforzi messi in campo e i provvedimenti varati anche su sollecitazione del sindacato, il caporalato continua a essere una piaga per il mondo del lavoro. Per debellare questo fenomeno, bisogna aumentare i controlli e tenere alta la vigilanza sul territorio. Su questo fronte, la Uil sta conducendo una battaglia in prima linea, anche con sacrifici personali e rischi per la propria incolumità di alcuni nostri attivisti. Bisogna proseguire su questo terreno ed estirpare la mala pianta. La cosa paradossale, però, è che accanto a un caporalato, per così dire, “tradizionale”, c’è anche un nuovo caporalato che si sta affermando, con il cosiddetto nuovo che avanza. Alcune imprese 4.0, soprattutto multinazionali, attraverso le piattaforme digitali e tramite app, offrono lavoretti senza garanzie e tutele contrattuali. Insomma, siamo di fronte a una sorta di caporalato 4.0 che pone problemi altrettanto seri e che sfrutta soprattutto le difficoltà e le necessità dei giovani. Tutto ciò fa capire perché ci sia sempre più bisogno di sindacato e perché la nostra battaglia debba proseguire con maggior vigore e determinazione, nonostante alcuni attacchino in modo pretestuoso e scomposto il movimento sindacale.

I voucher, che tanto hanno fatto discutere anche la stessa maggioranza di governo, per non parlare dell’opposizione, possono contribuire a limitare il fenomeno o lo aggraverebbero?
In agricoltura, così come nel turismo, l’uso dei voucher non deve essere ampliato, altrimenti aumenta in automatico la precarietà. È dimostrato, infatti, che a una diminuzione dei voucher corrisponde un incremento dei contratti stagionali che, pur essendo improntati a criteri di spiccata flessibilità, preservano alcune importanti tutele per i lavoratori coinvolti. Al contrario, come si allargano le maglie per i voucher, i contratti stagionali diminuiscono. Insomma, in questi specifici settori e in particolari condizioni, esistono già tutti gli strumenti contrattuali per coniugare le esigenze delle imprese con le garanzie ai lavoratori: non è necessario altro.

A proposito di Salvini, sull’accoglienza avete idee ben diverse da quelle del ministro dell’interno? Come dovrebbero affrontare l’Italia e l’Europa il problema delle migrazioni, ormai diventato una sfida epocale?
In questa tragedia, l’Europa continua a essere colpevolmente assente, mentre dovrebbe gestire l’accoglienza, garantendo una ripartizione che tenga conto delle dimensioni dello Stato membro, del Pil e del lavoro disponibile. Intanto, il prezzo continuano a pagarlo i migranti: uomini, donne e bambini. Questo è inaccettabile. Così come è altrettanto inaccettabile che questi esseri umani siano abbandonati a loro stessi, prima vittime di malfattori e delinquenti che si approfittano della loro condizione di bisogno, e poi ostaggio dei contrasti della politica.  Secondo la normativa internazionale e la legge del mare, chi è in pericolo, va soccorso. L’Europa, poi, dovrebbe gestire il successivo smistamento dei flussi.

Per quanto riguarda l’Europea, le attuali spinte nazionaliste e le nuove e vecchie destre, con un forte asse antieuropeo che sta prendendo piede all’interno della stessa Unione, possono portare alla dissoluzione di un sogno lungo settant’anni?
Questa Europa della finanza, dei burocrati e della politica dell’austerità a noi non è mai piaciuta. Ma dall’Europa non si può più prescindere e uscire dall’euro ci costerebbe molto più dei sacrifici fatti per entrarvi. Dobbiamo, invece, contribuire a rifondarla sul sociale, sul lavoro, sullo sviluppo, sui popoli. Soprattutto, dobbiamo imporre regole di solidarietà che valgano sempre e per tutti. Insomma, serve più Europa, con più politiche comuni, a partire da quelle fiscali sino a quelle sulla difesa. Ma i cittadini europei devono potere influire di più sui nuovi assetti e sulle scelte che ne conseguono. Questa è l’Europa che vogliamo, in cui crediamo e che vorremmo trasferire ai nostri figli, quelli della cosiddetta generazione Erasmus. Spetterà forse a loro, forti di questa esperienza di scambi formativi, gettare basi culturali, più solide e più profonde, per la costruzione di un edificio comune più accogliente e meglio organizzato.

Padova, Carrara, Napoli, si allunga sempre di più l’elenco dei morti sul lavoro. Sembra proprio che il diritto alla vita dei lavoratori, degli operai in particolar modo, sia diventato un’optional. Come si può fermare questa strage continua?
Dobbiamo impostare la nostra azione sindacale sapendo che la salute e la sicurezza sono beni indisponibili, sono una precondizione del rapporto di lavoro e un dovere del datore di lavoro. Non basta, però, affermare principi, bisogna salvare vite umane. Pertanto, noi chiederemo che si investa di più in prevenzione e si accrescano i poteri di controllo e interdizione in capo ai rappresentanti per la sicurezza. Al tempo stesso, riteniamo che sia anche necessario costruire sia un sistema di inasprimento delle pene, che in alcuni casi determinati possa fungere da deterrente per comportamenti illegittimi, sia un sistema premiale sulla base di logiche assicurative già operanti.

Antonio Salvatore Sassu

CHIACCHIERE E PENSIONI

Inps

Le pensioni sono stati uno dei punti centrali della campagna elettorale della Lega che ha giurato di smantellare punto per punto la legge Fornero colpevole, a detta di Salvini, di ogni male. Al suo posto sta prendendo piede l’ipotesi della cosiddetta quota 100. Si va in pensione quanto la somma tra l’età anagrafica e quella contributiva arriva a 100. Le perplessità in merito all’introduzione di questa soluzione sono tante. E non solo per la platea di lavoratori che potrà accedere all’assegno pensionistico, secondo il piano programmatico dell’esecutivo, ma anche per l’importo della pensione stessa che ciascun lavoratore andrà a percepire. E proprio qui nascono le perplessità in merito all’introduzione della nuova quota 100 per tutti. La quota 100 non sarebbe infatti conveniente per le nuove generazioni che, come purtroppo ben sappiamo, sono costrette ad affrontare i problemi relativi alle loro carriere discontinue. Inoltre, l’introduzione della quota 100 per tutti andrebbe a ribassare l’importo mensile della pensione spettante al lavoratore.

Contrario alla quota 100 il segretario della Uil Carmelo Barbagallo che ha parlato di “rischio boomerang” nei confronti delle nuove generazioni, le quali devono convivere con lunghi periodi di inattività, un ingresso tardivo nel mondo del lavoro e carriere discontinue, dove vige la regola non scritta dell’alternanza lavoro-disoccupazione. Durante la campagna elettorale, sia il Movimento 5 Stelle che la Lega Nord hanno parlato di abolizione della legge Fornero come punto dirimente. La posizione di entrambe le forze politiche, oggi al governo, si è ammorbidita, anche se Salvini è solito usare spesso il concetto di “smantellare pezzo per pezzo” l’attuale riforma previdenziale.

Carmelo Barbagallo, fa alcuni conti e immagina come punto di riferimento la spesa da 70 miliardi che il governo dovrebbe affrontare qualora realmente si scegliesse la strada della cancellazione della Fornero. La linea di pensiero della Uil può essere così riassunta: sì a modifiche alla legge Fornero, no ad un suo taglio netto. La misura cardine che la Uil continua a difendere come sindacato è l’introduzione della pensione anticipata una volta raggiunti i 63 anni di età, la stessa età (salvo adeguamenti automatici dell’aspettativa di vita) richiesta oggi per accedere all’Ape social e all’Ape volontaria, due misure – quest’ultime – in bilico con il nuovo governo. Il problema è che le riforme costano. E quando si parla di pensioni costano anche molto. La legge Forneno è entrata in vigore in un momento particolare della storia repubblicana, per evitare il collasso del Paese dopo 4 anni di governo Berlusconi. Il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Di Maio ha la sua ricetta per trovare i soldi. Il taglio dei vitalizzi e la revisione  delle pensioni d’oro.  ”È pronto un provvedimento – dice Di Maio – per creare un fondo in cui far confluire i tagli ai vitalizi e alle pensioni d’oro da destinare ai pensionati minimi”. È sempre facile fare propaganda. I soldi che si ricaverebbero dai vitalizi sono evidentemente poca cosa rispetto alla mole di risorse necessarie per le promesse elettori di Salvini e company. Soldi a cui si sommano alle risorse necessarie per le altre “priorità” lanciate nel Contratto come reddito di cittadinanza e flat tax.

Luigi Grassi

Barbagallo: “Senza lavoro, una società non esiste”

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“Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento”. Da “La Rivendicazione”, Forlì, 26 aprile 1890.
La Festa del lavoro, o Giornata internazionale dei lavoratori di tutti i Paesi, viene celebrata in molte nazioni dal primo maggio 1890. La decisione di organizzare a livello internazionale e in contemporanea una giornata non solo di festa ma occasione per rivendicare i diritti sindacali della classe operaia, a partire dalla riduzione dell’orario di lavoro a otto ore giornaliere, è stata presa dal congresso di Parigi della Seconda internazionale (organizzazione politica di sinistra fondata dai partiti socialisti e laburisti europei) il 20 luglio 1889.

La data del primo maggio è stata scelta anche per celebrare i cosiddetti “martiri di Chicago”. Il primo maggio 1886, infatti, si svolge a Chicago una grande manifestazione per chiedere la riduzione dell’orario di lavoro. Uno sciopero al quale partecipano 80mila persone. I giorni successivi gli scioperi continuano e le proteste sfociano in violenze e morti. I gravi incidenti scoppiati il 3 e il 4 maggio 1886 passeranno alla storia come rivolta di Haymarket. Incidenti e tumulti con morti e feriti tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Otto anarchici saranno processati e condannati a morte senza prove precise. La sentenza capitale sarà eseguita per quattro di loro, che finiranno impiccati in carcere.

Sui temi legati alla Festa del lavoro abbiamo intervistato Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil dal 2014. Carmelo Barbagallo ha iniziato a lavorare a otto anni e dopo tanto apprendistato e lavori saltuari, viene assunto, prima, in un pastificio e, poi, come operaio specializzato dalla Fiat di Termini Imerese. Contemporaneamente inizia la sua militanza nel Partito Socialista Italiano.

Ha ancora senso celebrare il Primo Maggio come la Festa dei lavoratori? O tutto si riduce al Concertone di Roma?
Certo che ha senso! Soprattutto in Italia la cui Costituzione, proprio al suo primo articolo, recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Il Concertone di Piazza San Giovanni è ormai una bellissima e consolidata tradizione dedicata soprattutto ai nostri giovani, ma in moltissime piazze italiane si continuano a svolgere, in mattinata, decine e decine di cortei e comizi, oltre al comizio nazionale dei tre Segretari generali che, quest’anno, avrà come scenario la città di Prato e come tema quello della salvaguardia della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Primo Maggio continua ad avere un valore perché, nonostante tutto, il lavoro continua a essere uno dei valori più importanti per la persona e per la società.

Come viene festeggiato nel resto del mondo?
Anche in altre nazioni, ci sono cortei, manifestazioni e comizi. La festa del Primo Maggio è internazionale: accomuna tanti popoli e tanti lavoratori.

Lei è reduce da un tour in diverse regioni d’Italia per i congressi Uil. Che aria tira? Quali i problemi e le difficoltà che la gente affronta nella vita di tutti i giorni?
Intanto, devo dire che la Uil gode di ottima salute: noi aumentiamo in iscritti, voti e delegati. C’è persino un recente studio del Censis che ha certificato che noi siamo l’unico Sindacato che cresce. L’esito entusiasmante delle ultime elezioni per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego ne è l’ennesima prova: abbiamo ottenuto un successo strepitoso. Purtroppo, il Paese non sta altrettanto bene. Stanno aumentando le situazioni di disagio economico, la disoccupazione giovanile resta un problema serio, cresce il divario tra il Nord e il Sud del Paese. La gente chiede interventi strutturali per invertire davvero la rotta e puntare allo sviluppo.

Mi sembra che oggi il sindacato abbia poca presa con i giovani. Certo, abbiamo i lavoratori avanti negli anni e i pensionati. Ma i giovani? Sarà sempre più un sindacato coi capelli grigi e a rischio di estinzione?
Partiamo da un dato. La Uil è il Sindacato che ha il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati più alto di tutti gli altri Sindacati e, inoltre, ribadisco, continua a crescere ovunque. Il rischio di estinzione non sappiamo proprio che cosa sia: è un problema inesistente, è una fake news diffusa dai nostri detrattori. Noi abbiamo fatto tantissime iniziative che hanno coinvolto migliaia e migliaia di giovani i quali hanno partecipato con grande entusiasmo contribuendo alla riuscita di queste manifestazioni. Abbiamo, poi, anche una categoria, la UILTemp, che si occupa prevalentemente di quei giovani che hanno contratti precari o temporanei. Infine, io sono nettamente contrario a questo tentativo di contrapposizione tra generazioni. Un vecchio proverbio Masai, che cito spesso in occasione delle nostre riunione dice: “I giovani corrono veloce, i vecchi conoscono la strada”. Io aggiungo: “Insieme possiamo raggiungere i traguardi che ci prefiggiamo”.

Come sarà la Uil del futuro? Quali temi, quali diritti, quali valori?
Valori e diritti saranno quelli di sempre, quelli che ci hanno fatto sempre guardare al futuro ed essere il Sindacato della modernizzazione. Già sei anni fa, in occasione della Conferenza di Organizzazione di Bellaria, abbiamo avviato una riforma del nostro Sindacato, trasformandolo in un Sindacato a rete, sempre più vicini alla gente e ai luoghi di lavoro. Inoltre, abbiamo inserito nel nostro Consiglio confederale oltre quaranta Rsu, eletti di recente soprattutto tra i giovani. Anche negli altri organismi è notevolmente cresciuta la presenza di giovani e donne. Insomma, noi il cambiamento non lo annunciamo, ma lo pratichiamo e lo viviamo. E i risultati si vedono e sono sotto gli occhi di tutti.

Sarà che un’organizzazione che ha le sue radici nell’Ottocento, così come i partiti tradizionali, non è più capace di comunicare?
Lei continua a pormi domande dando per scontato che il Sindacato e la Uil siano in crisi! Lo ripeto: non è così. I numeri dicono un’altra cosa, raccontano un’altra realtà. Le faccio solo un esempio a proposito dei sistemi di comunicazione. Dieci anni fa abbiamo fondato una web Tv, la prima web Tv sindacale. Ebbene, di recente, proprio per festeggiare il decennale, abbiamo organizzato un video contest, rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni chiedendo loro di realizzare dei corti per esprimere la loro idea di lavoro, le loro ansie, le loro preoccupazioni, i loro desideri. Non solo hanno partecipato in tantissimi, ma gli accessi al nostro sito sono aumentati, in quel periodo, del 1.400 per cento. Tutto documentato.

Il mondo del lavoro sta cambiando, già si parla di industria 4.0. Ma il lavoro in sé è ancora uno dei valori fondamenti della nostra società? E quali nuove strategie si devono mettere in campo per difendere questo valore?
Senza lavoro, una società non esiste. E quando non si capisce che è uno dei valori fondamentali della nostra società e se ne calpestano i diritti, quello è il momento in cui regrediamo. Il punto è un altro: il lavoro è cambiato e, soprattutto, rischia di soccombere rispetto al profitto e agli interessi delle multinazionali o di imprenditori poco illuminati. Bisogna gestire la trasformazione verso l’impresa 4.0 e bisogna evitare che ciò accada in spregio ai diritti conquistati in questi anni.

Il sindacato deve restare dentro i confini nazionali oppure è importante che presti attenzione anche a quello che succede altrove? E perché?
I confini nazionali non esistono più: li ha abbattuti, da tempo ormai, la globalizzazione. È impensabile, dunque, governare le dinamiche sociali, occupazionali e produttive restando ripiegati su stessi e su realtà locali, senza confrontarsi con ciò che accade in Europa e nel mondo e senza quantomeno provare a influenzare le scelte e i processi decisionali delle multinazionali, da un lato, e dell’Europa o di altri Paesi, dall’altro. A questo scopo dovrebbero intervenire la Ces, la Confederazione Europea dei Sindacati, e la Csi, la Confederazione internazionale. Peraltro, il Segretario generale della Ces è un sindacalista della Uil, il nostro Luca Visentini, che siamo riusciti a far eleggere qualche anno fa al vertice di quella Organizzazione grazie a una strategia di alleanze determinata unitariamente. C’è ancora molto lavoro da fare per dare effettiva forza contrattuale a queste due realtà sovranazionali: è esattamente ciò su cui si sta impegnando da qualche anno a questa parte la Uil. Se non vogliamo correre il rischio della marginalità dobbiamo proseguire lungo questa strada.

Una delle battaglie del sindacato, anche di questi giorni, riguarda le aperture nei giorni festivi dei grossi centri commerciali. Ma la realtà presenta aspetti nuovi, tipo l’e-commerce, e citiamo solo Amazon, che sta togliendo grandi fette di guadagno al commercio tradizionale, mettendo in crisi giganti che scopriamo avere piedi d’argilla e bilanci traballanti. Non rischia di essere una battaglia di retroguardia?
Ci sono alcuni lavori, relativi ai servizi pubblici essenziali, rispetto ai quali il Sindacato non ha mai posto alcun problema poiché si tratta di funzione che devono essere svolte nell’interesse della collettività: garantirne dunque la continuità, sempre sulla base di criteri condivisi, anche nei giorni di festa è un dovere. Ci sono altri lavori, invece, ed è il caso del commercio, per i quali la continuità risponde a logiche di profitto e, dunque, non è necessaria. Queste situazioni devono essere gestite sulla base della contrattazione e della volontarietà, nel rispetto della dignità delle persone e del lavoro.

Pensa che siano tramontati quei valori, quelle necessità che nella seconda metà dell’Ottocento hanno portato prima alla costituzione delle Società di mutuo soccorso, poi dei sindacati e dei partiti? E quale deve essere il ruolo del sindacato, parlando di oggi ma guardando al domani?
Noi dobbiamo recuperare proprio lo spirito delle Società di mutuo soccorso e questo dobbiamo farlo, soprattutto, per i nuovi lavori. Il nostro futuro deve avere solide radici nel passato.

Mezzogiorno, donne e giovani sembrano scomparsi dall’agenda politica. Come farli ritornare centrali? Soprattutto con quali proposte?
Lo sviluppo del nostro Paese dipende, in gran parte, dalla capacità di far crescere il Pil delle nostre regioni meridionali. Solo così si genererebbe più lavoro anche per i giovani e le donne. Tutto questo non può avvenire per decreto: servono, invece, investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali soprattutto nel Sud del Paese. Questa è l’unica ricetta concreta, pratica ed efficace per determinare condizioni di crescita strutturale.

Quali sono i problemi più importanti, più urgenti che la Uil porterà all’attenzione del prossimo governo?
La prima rivendicazione è quella a cui abbiamo appena accennato, e la ripeto perché è fondamentale: servono investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali. La seconda riguarda il fisco. Noi metteremo in atto una grande vertenza fiscale per ridurre il peso delle tasse su lavoratori e pensionati, così da ottenere un incremento dei salari e delle pensioni. Vorremo, poi, proseguire nella terza fase della previdenza per ottenere condizioni previdenziali migliori proprio per i giovani e le donne. Infine, bisogna che il tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro diventi prioritario e perciò noi chiederemo una Strategia nazionale che, a differenza degli altri Paesi europei, in Italia è ancora assente. Non è un caso che abbiamo deciso di dedicare il Primo Maggio proprio a questo argomento.

Antonio Salvatore Sassu

Barbagallo: “Senza lavoro, una società non esiste”

barbagallo carmelo psi

“Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento”. Da “La Rivendicazione”, Forlì, 26 aprile 1890.
La Festa del lavoro, o Giornata internazionale dei lavoratori di tutti i Paesi, viene celebrata in molte nazioni dal primo maggio 1890. La decisione di organizzare a livello internazionale e in contemporanea una giornata non solo di festa ma occasione per rivendicare i diritti sindacali della classe operaia, a partire dalla riduzione dell’orario di lavoro a otto ore giornaliere, è stata presa dal congresso di Parigi della Seconda internazionale (organizzazione politica di sinistra fondata dai partiti socialisti e laburisti europei) il 20 luglio 1889.

La data del primo maggio è stata scelta anche per celebrare i cosiddetti “martiri di Chicago”. Il primo maggio 1886, infatti, si svolge a Chicago una grande manifestazione per chiedere la riduzione dell’orario di lavoro. Uno sciopero al quale partecipano 80mila persone. I giorni successivi gli scioperi continuano e le proteste sfociano in violenze e morti. I gravi incidenti scoppiati il 3 e il 4 maggio 1886 passeranno alla storia come rivolta di Haymarket. Incidenti e tumulti con morti e feriti tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Otto anarchici saranno processati e condannati a morte senza prove precise. La sentenza capitale sarà eseguita per quattro di loro, che finiranno impiccati in carcere.

Sui temi legati alla Festa del lavoro abbiamo intervistato Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil dal 2014. Carmelo Barbagallo ha iniziato a lavorare a otto anni e dopo tanto apprendistato e lavori saltuari, viene assunto, prima, in un pastificio e, poi, come operaio specializzato dalla Fiat di Termini Imerese. Contemporaneamente inizia la sua militanza nel Partito Socialista Italiano.

Ha ancora senso celebrare il Primo Maggio come la Festa dei lavoratori? O tutto si riduce al Concertone di Roma?
Certo che ha senso! Soprattutto in Italia la cui Costituzione, proprio al suo primo articolo, recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Il Concertone di Piazza San Giovanni è ormai una bellissima e consolidata tradizione dedicata soprattutto ai nostri giovani, ma in moltissime piazze italiane si continuano a svolgere, in mattinata, decine e decine di cortei e comizi, oltre al comizio nazionale dei tre Segretari generali che, quest’anno, avrà come scenario la città di Prato e come tema quello della salvaguardia della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Primo Maggio continua ad avere un valore perché, nonostante tutto, il lavoro continua a essere uno dei valori più importanti per la persona e per la società.

Come viene festeggiato nel resto del mondo?
Anche in altre nazioni, ci sono cortei, manifestazioni e comizi. La festa del Primo Maggio è internazionale: accomuna tanti popoli e tanti lavoratori.

Lei è reduce da un tour in diverse regioni d’Italia per i congressi Uil. Che aria tira? Quali i problemi e le difficoltà che la gente affronta nella vita di tutti i giorni?
Intanto, devo dire che la Uil gode di ottima salute: noi aumentiamo in iscritti, voti e delegati. C’è persino un recente studio del Censis che ha certificato che noi siamo l’unico Sindacato che cresce. L’esito entusiasmante delle ultime elezioni per il rinnovo delle Rsu nel pubblico impiego ne è l’ennesima prova: abbiamo ottenuto un successo strepitoso. Purtroppo, il Paese non sta altrettanto bene. Stanno aumentando le situazioni di disagio economico, la disoccupazione giovanile resta un problema serio, cresce il divario tra il Nord e il Sud del Paese. La gente chiede interventi strutturali per invertire davvero la rotta e puntare allo sviluppo.

Mi sembra che oggi il sindacato abbia poca presa con i giovani. Certo, abbiamo i lavoratori avanti negli anni e i pensionati. Ma i giovani? Sarà sempre più un sindacato coi capelli grigi e a rischio di estinzione?
Partiamo da un dato. La Uil è il Sindacato che ha il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati più alto di tutti gli altri Sindacati e, inoltre, ribadisco, continua a crescere ovunque. Il rischio di estinzione non sappiamo proprio che cosa sia: è un problema inesistente, è una fake news diffusa dai nostri detrattori. Noi abbiamo fatto tantissime iniziative che hanno coinvolto migliaia e migliaia di giovani i quali hanno partecipato con grande entusiasmo contribuendo alla riuscita di queste manifestazioni. Abbiamo, poi, anche una categoria, la UILTemp, che si occupa prevalentemente di quei giovani che hanno contratti precari o temporanei. Infine, io sono nettamente contrario a questo tentativo di contrapposizione tra generazioni. Un vecchio proverbio Masai, che cito spesso in occasione delle nostre riunione dice: “I giovani corrono veloce, i vecchi conoscono la strada”. Io aggiungo: “Insieme possiamo raggiungere i traguardi che ci prefiggiamo”.

Come sarà la Uil del futuro? Quali temi, quali diritti, quali valori?
Valori e diritti saranno quelli di sempre, quelli che ci hanno fatto sempre guardare al futuro ed essere il Sindacato della modernizzazione. Già sei anni fa, in occasione della Conferenza di Organizzazione di Bellaria, abbiamo avviato una riforma del nostro Sindacato, trasformandolo in un Sindacato a rete, sempre più vicini alla gente e ai luoghi di lavoro. Inoltre, abbiamo inserito nel nostro Consiglio confederale oltre quaranta Rsu, eletti di recente soprattutto tra i giovani. Anche negli altri organismi è notevolmente cresciuta la presenza di giovani e donne. Insomma, noi il cambiamento non lo annunciamo, ma lo pratichiamo e lo viviamo. E i risultati si vedono e sono sotto gli occhi di tutti.

Sarà che un’organizzazione che ha le sue radici nell’Ottocento, così come i partiti tradizionali, non è più capace di comunicare?
Lei continua a pormi domande dando per scontato che il Sindacato e la Uil siano in crisi! Lo ripeto: non è così. I numeri dicono un’altra cosa, raccontano un’altra realtà. Le faccio solo un esempio a proposito dei sistemi di comunicazione. Dieci anni fa abbiamo fondato una web Tv, la prima web Tv sindacale. Ebbene, di recente, proprio per festeggiare il decennale, abbiamo organizzato un video contest, rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni chiedendo loro di realizzare dei corti per esprimere la loro idea di lavoro, le loro ansie, le loro preoccupazioni, i loro desideri. Non solo hanno partecipato in tantissimi, ma gli accessi al nostro sito sono aumentati, in quel periodo, del 1.400 per cento. Tutto documentato.

Il mondo del lavoro sta cambiando, già si parla di industria 4.0. Ma il lavoro in sé è ancora uno dei valori fondamenti della nostra società? E quali nuove strategie si devono mettere in campo per difendere questo valore?
Senza lavoro, una società non esiste. E quando non si capisce che è uno dei valori fondamentali della nostra società e se ne calpestano i diritti, quello è il momento in cui regrediamo. Il punto è un altro: il lavoro è cambiato e, soprattutto, rischia di soccombere rispetto al profitto e agli interessi delle multinazionali o di imprenditori poco illuminati. Bisogna gestire la trasformazione verso l’impresa 4.0 e bisogna evitare che ciò accada in spregio ai diritti conquistati in questi anni.

Il sindacato deve restare dentro i confini nazionali oppure è importante che presti attenzione anche a quello che succede altrove? E perché?
I confini nazionali non esistono più: li ha abbattuti, da tempo ormai, la globalizzazione. È impensabile, dunque, governare le dinamiche sociali, occupazionali e produttive restando ripiegati su stessi e su realtà locali, senza confrontarsi con ciò che accade in Europa e nel mondo e senza quantomeno provare a influenzare le scelte e i processi decisionali delle multinazionali, da un lato, e dell’Europa o di altri Paesi, dall’altro. A questo scopo dovrebbero intervenire la Ces, la Confederazione Europea dei Sindacati, e la Csi, la Confederazione internazionale. Peraltro, il Segretario generale della Ces è un sindacalista della Uil, il nostro Luca Visentini, che siamo riusciti a far eleggere qualche anno fa al vertice di quella Organizzazione grazie a una strategia di alleanze determinata unitariamente. C’è ancora molto lavoro da fare per dare effettiva forza contrattuale a queste due realtà sovranazionali: è esattamente ciò su cui si sta impegnando da qualche anno a questa parte la Uil. Se non vogliamo correre il rischio della marginalità dobbiamo proseguire lungo questa strada.

Una delle battaglie del sindacato, anche di questi giorni, riguarda le aperture nei giorni festivi dei grossi centri commerciali. Ma la realtà presenta aspetti nuovi, tipo l’e-commerce, e citiamo solo Amazon, che sta togliendo grandi fette di guadagno al commercio tradizionale, mettendo in crisi giganti che scopriamo avere piedi d’argilla e bilanci traballanti. Non rischia di essere una battaglia di retroguardia?
Ci sono alcuni lavori, relativi ai servizi pubblici essenziali, rispetto ai quali il Sindacato non ha mai posto alcun problema poiché si tratta di funzione che devono essere svolte nell’interesse della collettività: garantirne dunque la continuità, sempre sulla base di criteri condivisi, anche nei giorni di festa è un dovere. Ci sono altri lavori, invece, ed è il caso del commercio, per i quali la continuità risponde a logiche di profitto e, dunque, non è necessaria. Queste situazioni devono essere gestite sulla base della contrattazione e della volontarietà, nel rispetto della dignità delle persone e del lavoro.

Pensa che siano tramontati quei valori, quelle necessità che nella seconda metà dell’Ottocento hanno portato prima alla costituzione delle Società di mutuo soccorso, poi dei sindacati e dei partiti? E quale deve essere il ruolo del sindacato, parlando di oggi ma guardando al domani?
Noi dobbiamo recuperare proprio lo spirito delle Società di mutuo soccorso e questo dobbiamo farlo, soprattutto, per i nuovi lavori. Il nostro futuro deve avere solide radici nel passato.

Mezzogiorno, donne e giovani sembrano scomparsi dall’agenda politica. Come farli ritornare centrali? Soprattutto con quali proposte?
Lo sviluppo del nostro Paese dipende, in gran parte, dalla capacità di far crescere il Pil delle nostre regioni meridionali. Solo così si genererebbe più lavoro anche per i giovani e le donne. Tutto questo non può avvenire per decreto: servono, invece, investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali soprattutto nel Sud del Paese. Questa è l’unica ricetta concreta, pratica ed efficace per determinare condizioni di crescita strutturale.

Quali sono i problemi più importanti, più urgenti che la Uil porterà all’attenzione del prossimo governo?
La prima rivendicazione è quella a cui abbiamo appena accennato, e la ripeto perché è fondamentale: servono investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali. La seconda riguarda il fisco. Noi metteremo in atto una grande vertenza fiscale per ridurre il peso delle tasse su lavoratori e pensionati, così da ottenere un incremento dei salari e delle pensioni. Vorremo, poi, proseguire nella terza fase della previdenza per ottenere condizioni previdenziali migliori proprio per i giovani e le donne. Infine, bisogna che il tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro diventi prioritario e perciò noi chiederemo una Strategia nazionale che, a differenza degli altri Paesi europei, in Italia è ancora assente. Non è un caso che abbiamo deciso di dedicare il Primo Maggio proprio a questo argomento.

Antonio Salvatore Sassu

NUOVO MODELLO

sindacati

Firmato nella foresteria di Confindustria di via Veneto l’accordo tra Industriali e i sindacati sul nuovo modello contrattuale e di relazioni industriali. Un documento con il quale si intende contrastare i contratti pirata e determinare un aumento dei salari. La sigla da parte dei leader di Cgil Cisl e Uil Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo e il presidente degli industriali Vincenzo Boccia. Il testo è il frutto dell’accordo trovato tra le parti nella notte del 28 febbraio.

Con firma di oggi vengono confermati i 2 livelli di contrattazione (nazionale e aziendale o territoriale). Inoltre si indicano i criteri di calcolo degli aumenti salariali, si introduce il Trattamento economico complessivo e minimo (Tec e Tem) e si definisce per la prima volta la misurazione della rappresentanza anche per le imprese.

Positivo, e questa è un’altra novità, il parere di Susanna Camusso. Per la leader della Cgil l’accordo sul nuovo modello contrattuale e di relazioni industriali, firmato da sindacati e Confindustria, “è un investimento che facciamo sulla funzione della contrattazione ed è un investimento sull’autonomia delle parti sociali. Veniamo da una stagione in cui è stata messa in discussione” ha concluso il segretario generale della Cgil evidenziando che “bisogna rafforzare nel nostro Paese la centralità del lavoro”.

Che sia un accordo importante in grado di favorire crescita e sviluppo è quanto affermato da Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil. “Un accordo importante – ha detto ed è arrivato in un momento particolare: il Paese si è espresso con il voto, l’economia è in leggera ripresa e con questo accordo dobbiamo favorirne il decollo”. Barbagallo ha rimarcato “le ragioni dell’autonomia delle parti sociali” e quindi ribadito il no a eventuali interventi legislativi: “Al massimo leggi a sostegno ma non che sviliscono il ruolo delle parti sociali”. “Come sindacati abbiamo l’esigenza di far crescere i salari e insieme a questi la produttività”, ha concluso il leader della Uil. Per la segretaria generale della Cisl con questo accordo si “sottolinea il valore sociale del lavoro. Abbiamo assistito ad una campagna elettorale non bella sul lavoro, noi pensiamo che questo accordo concorra alla crescita del Paese e del valore sociale del lavoro”.

Il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha messo in evidenza che “in un momento delicato per il Paese le parti sociali si compattano, non si dividono”. È un “messaggio al Paese”, ha detto ancora il leader di Confindustria, che industriali e sindacati, “consapevoli” delle sfide da affrontare, lanciano con la firma dell’accordo su contrattazione e rappresentanza. L’intesa raggiunta dopo un anno e mezzo di confronto, “anche con divergenze ma sempre con rispetto e con la volontà di costruire un percorso”, è un esempio di come si possa “passare dalla stagione del conflitto al confronto nell’interesse di tutti”. E rappresenta, dice ancora Boccia, “un appello al mondo esterno, a fare le cose con responsabilità”.

Embraco trovato l’accordo: sospesi i licenziamenti

embraco

Al termine dell’incontro odierno al Ministero dello Sviluppo Economico tra azienda e sindacati, dal tavolo Embraco è arrivata la comunicazione dal ministro Carlo Calenda: “Abbiamo raggiunto un accordo sulla sospensione dei licenziamenti  per avere il tempo di operare una reindustrializzazione su cui si sono impegnate Embraco e Whirlpool anche economicamente. In questo periodo i lavoratori prenderanno lo stipendio pieno, non ci sarà dunque né part time né riduzione di orario e questo avverrà a carico dell’azienda”.

L’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, lasciando l’incontro al Mse tra sindacati e azienda, ha anticipato: “Le  lettere di licenziamento sono state congelate fino a fine anno. C’è un accordo che verte sull’assenza di licenziamenti, su un’attività di reindustrializzazione con l’apporto dell’azienda e del Fondo di contrasto alla delocalizzazione attivato dal Cipe. Il tutto in un arco sufficientemente lungo perché la vicenda possa risolversi. Noi gestiremo il fondo anti delocalizzazione e cercheremo investitori e nel caso li sosterremmo”.

Il leader della UIL, Carmelo Barbagallo, ha commentato: “Abbiamo un prolungamento del tempo necessario per discutere e per trovare le soluzioni necessarie a salvare i posti di  lavoro. Acquistare tempo è sempre positivo  perché quello che ancora oggi non intravvediamo può essere che emerga fra qualche mese. In questo caso abbiamo acquistato solo tempo senza dare nulla in cambio”.

Quindi, i licenziamenti sono stati rinviati per un anno, ma nel frattempo bisognerà trovare una soluzione definitiva. La partita di Embraco resta ancora aperta ed il dramma dei lavoratori, anche se rinviato, continua a pesare come la spada di Damocle.

Salvatore Rondello

CONTRATTO, FINALMENTE

SCUOLA

È stato firmato il nuovo contratto per la scuola. Ne ha dato notizia in un tweet la ministra della Funzione Pubblica Marianna Madia “Firmato il nuovo contratto della conoscenza, dalla scuola, alla ricerca, all’università, agli istituti artistici e musicali. Era giusto e doveroso”.

Gli aumenti salariali previsti dal nuovo contratto vanno da un minimo di 81 a un massimo di 111 euro, rendono noto fonti sindacali. Non ci sarà nessun aumento dell’orario di servizio. Quota parte del merito sarà utilizzata per gli aumenti contrattuali. La restante parte sarà oggetto di contrattazione di istituto. Ferie e permessi sono rimasti uguali sia per i docenti che per gli ATA. Gilda e Snals non hanno sottoscritto il contratto mentre i sindacati si dicono soddisfatti per un rinnovo che “segna una svolta”. “Un milione e duecentomila tra docenti, personale ata, ricercatori, tecnologi, tecnici, amministrativi, hanno finalmente riconquistato uno strumento forte di tutela delle proprie condizioni di lavoro, dopo anni di blocco delle retribuzioni e di riduzione degli spazi di partecipazione e di contrattazione”. Scrivono i sindacati in una nota congiunta a firma Franco Martini segretario confederale Cgil, Ignazio Ganga segretario confederale Cisl, Antonio Foccillo segretario confederale Uil, Francesco Sinopoli segretario generale Flc Cgil, Maddalena Gissi segretaria generale Cisl Fsur e Giuseppe Turi segretario generale Uil Scuola Rua. Per i sindacati, il contratto “segna una svolta significativa sul terreno delle relazioni sindacali, riportando alla contrattazione materie importanti come la formazione e le risorse destinate alla valorizzazione professionale. Rafforzati tutti i livelli di contrattazione, a partire dai luoghi di lavoro, valorizzando in tal modo il ruolo delle Rsu nell’imminenza del loro rinnovo”. Tra le altre novità di rilievo, “il diritto alla disconnessione a tutela della dignità del lavoro, messo al riparo dall’invasività delle comunicazioni affidate alle nuove tecnologie”.

Per quanto riguarda il personale docente della scuola – sottolineano le organizzazioni sindacali – si è ottenuto di rinviare a una specifica sequenza contrattuale la definizione del codice disciplinare con l’obiettivo di una piena garanzia di tutela della libertà di insegnamento.

Questo contratto, la cui vigenza triennale 2016-18 si concluderà con l’anno in corso, osservano ancora i sindacati, “assume forte valenza anche nella prospettiva del successivo rinnovo di cui vengono poste le basi e dell’impegno che comunque andrà ripreso anche nei confronti del nuovo Parlamento e del nuovo Governo, per rivendicare una politica di forte investimento nei settori dell’istruzione e della ricerca. Si chiude così una lunga fase connotata da interventi unilaterali, aprendone una nuova di riconosciuto valore al dialogo sociale”.

Molto soddisfatta il ministro per l’istruzione Valeria Fedeli per l’intesa raggiunta che “arriva dopo otto anni di mancati rinnovi. Avevamo preso un impegno preciso, lo abbiamo mantenuto”. Paolo Gentiloni sottolinea l’impegno del governo: “Valeria Fedeli e Marianna Madia hanno firmato con i sindacati il nuovo contratto per scuola, università e ricerca. Era atteso da nove anni da oltre un milione di lavoratori. L’impegno per il mondo dell’istruzione centrale per il Governo”. Ha scritto su twitter il premier.

Un paese che sta tornando alla normalità è il commento del segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo: “Dopo anni di blocco di salari e stipendi – osserva Barbagallo – finalmente si stanno firmando i rinnovi dei contratti nazionali di lavoro del Pubblico impiego. Al termine di una lunga ed estenuante trattativa, anche per i lavoratori della scuola è arrivato il momento tanto atteso: complimenti ai nostri sindacalisti al tavolo. Questo esito non era scontato”.

E a chi accusa il governo di avere stretto i tempi in vista delle elezioni di marzo risponde il ministro Madia: “Non è un contratto elettorale, abbiamo lavorato 4 anni per trovare le risorse”. “Non era normale”, rileva Madia, “che i lavoratori pubblici non avessero un contratto da quasi 10 anni. Non è un contratto elettorale: abbiamo rinnovato quello sulle funzioni centrali, poi il comparto sicurezza e difesa, e ieri, il contratto dei vigili del fuoco. Oggi il contratto di un milione e 200 mila persone del comparto conoscenza. Abbiamo lavorato 4 anni, prima di tutto cambiando la legge Brunetta che avevamo ereditato” e che, per la ministra, “mai avrebbe consentito di firmare un nuovo contratto per i dipendenti pubblici. Ci sono voluti 4 anni per trovare le risorse economiche, risorse accantonate in diverse leggi di bilancio. Questo”, incalza, “è l’esito positivo finale d i un lunghissimo lavoro”. Riguardo il contratto per la sanità, Madia sottolinea che è doveroso siglarlo: “Stiamo lavorando da mesi su sanità e Enti Locali”. Quanto agli arretrati per i dipendenti della scuola, conclude, “arriveranno in un’unica soluzione e poi cominceranno ad esserci gli aumenti mensili”.

Amazon: arriva il braccialetto elettronico

amazonAmazon non finisce di stupire. L’ultima trovata è quella del braccialetto elettronico. Oggetto che evoca strumenti di controllo destinati a chi deve essere controllato in modo continuo. Ovviamente le ragioni ufficiali di Amazon, che parla di sicurezza e benessere, sono altre. Il braccialetto elettronico controlla quali movimenti eseguono i lavoratori con le mani e vibra nel caso non siano quelli “giusti”. Ne dà notizia GeekWire, un sito internet che si occupa di tecnologia. “Non rilasciamo commenti relativamente ai brevetti. In Amazon – replica l’azienda interpellata da Radiocor – siamo attenti a garantire un ambiente di lavoro sicuro e inclusivo. La sicurezza e il benessere dei nostri dipendenti sono la nostra priorità”.

Ma i dubbi sul suo utilizzo restano. Solo poche settimane fa i dipendenti del colosso delle vendite online avevano scioperato per la prima volta per protestare contro i turni massacranti a cui erano sottoposti. Sceglie l’ironia la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso che entrando a un convegno sul lavoro organizzato al Cnel si chiede se “c’è anche la palla al piede? Si commenta da sola” l’iniziativa di Amazon che ha brevettato dei braccialetti elettronici per i dipendenti”.

A pensare tutto il “male possibile” è il leader della Uil, Carmelo Barbagallo. “Le multinazionali fanno il bello e il cattivo tempo dappertutto. Dobbiamo fare scioperi 4.0 contro le multinazionali per convincere anche i governi a cambiare le regole, bisogna colpirle nel portafoglio”. “Oggi – ha aggiunto – con la scusa che si fanno più soldi con le piattaforme digitali che con le piattaforme petrolifere si fa caporalato digitale pagando i giovani 3-5 euro l’ora. È una vergogna internazionale, bisogna dare più sovranità al sindacato europeo e mondiale perché non possiamo contrastare le multinazionali a Canicattì”.

Sulla stessa linea la leader della Cisl, Annamaria Furlan: “Amazon deve aprire un confronto con i sindacati e rispettare il modello di relazioni industriali del nostro paese”. “Evidentemente c’è ancora molto lavoro da fare per affermare in ogni dove la centralità della dignità e del rispetto della persona”.