Elezioni tedesche e la vittoria scontata della Merkel

In Germania, questo Ferragosto ha segnato la fine delle vacanze estive, il momento del ritorno al lavoro e, in politica, l’inizio della più scontata e meno combattuta campagna elettorale di sempre: quelle che porteranno al quarto mandato di Angela Merkel.

merkelManca, infatti, poco più di un mese alle elezioni federali del 24 settembre ed il vantaggio della CDU di Angela Merkel rimane, ancora, incolmabile. Gli ultimi sondaggi danno l’Union – la tradizionale alleanza CDU-CSU che sostiene la Cancelliera – in una forbice di voto compresa fra 37 ed i 40 percento, staccata di oltre 12 punti dalla socialdemocratica SPD del rivale Martin Schulz, ferma fra il 22 ed il 25 percento.

Pur se nel campo socialdemocratico si spera, ancora, in una sorprendente rimonta dell’ultimo minuto sull’esempio dei Laburisti inglesi, la realtà tedesca non vede la presenza di elementi divisi come la Brexit o uno scenario futuro incerto e traballante. Al contrario, la Germania del 2017 vive un periodo di sostanziale benessere, baciato da una crescita economica costante sostenuta dall’export ed un mercato interno sempre più forte.

“Dobbiamo aver ben in testa che il momento è arrivato di lottare per il nostro futuro e destino come Europei”

— Angela Merkel

L’Europa al centro dell’attenzione. In questo scenario, non sono i problemi interni, peraltro tenuti sapientemente all’esterno dalla campagna elettorale dagli strateghi della CDU, a preoccupare l’elettorato. Per i tedeschi le sfide internazionali, siano queste il futuro dell’Europa, la maggior integrazione politica ed economica dell’Eurozona o il ruolo della Germania nel mondo di Trump, sono i veri punti centrali della campagna elettorale. Gli stessi temi, non a caso, scelti dalla Cancelliera ed i suoi consiglieri per la campagna elettorale forte della convinzione, professata pubblicamente come uno slogan, che, in fondo, le cose nella Germania di Angela Merkel vadano bene.

Nel complesso, un messaggio preciso e rassicurante,  proveniente da una governante e non da una politica in cerca di voti e per questo ritagliato magistralmente per rispondere alle priorità dell’elettorato tedesco, storicamente avverso al rischio e che al cambiamento preferisce la stabilità politica ed economica.

Il messaggio. In fondo, sembrano pensare la maggioranza dei tedeschi rispondendo favorevolmente alle dichiarazioni della propria Cancelliera, perché cambiare? Perché scegliere una strada diversa, magari rischiosa, con una figura, Schulz, che per quanto navigata a livello europeo ed internazionale, non può avere quella caratura propria di una leader che da 12 anni rappresenta la Germania nel mondo? Perché infine, scegliere un partito alternativo, quando Angela Merkel rappresenta, oltre alla Germania popolare, quella ecologista e sociale?

Dal suo canto, la SPD procede a tentoni, prosciugata nei propri temi sociali (matrimoni gay, ecologia, politiche del lavoro) dall’attivismo innovativo della Cancelliera, e impossibilitata ad attaccare l’operato di un governo di cui sono stati partner di minoranza per quattro anni. Un messaggio vincente, quindi, quello della Cancelliera, almeno da quello che dicono i sondaggi dove, al di là dei voti ai singoli partiti, il 52% degli elettori si è espresso a favore di un quarto mandato ad Angela Merkel.

L’esegesi di un successo. Il successo di Angela Merkel, non deriva solo dai 12 anni di governo, ma dall’esser riuscita a trasformare la CDU portandola dall´essere un partito popolar-conservatore di centro/centro-destra ad una vera forza politica multi-etnica e trasversale fra moderati e riformisti e capace di abbracciare ecologia e liberalismo, istanze sociali e protezione della famiglia, lavoro ed impresa. Tale processo iniziò con la proposta di uscita dal nucleare e l’abbraccio alla Green Economy portando il paese, nel corso di un decennio, ad aumentare la quota d’utilizzo delle energie rinnovabili al 30%.

Dall’ambiente, tema caldo ai Verdi, si è poi passati alla sicurezza sociale dei lavoratori con l’introduzione del salario minimo garantito, proposto dai socialdemocratici, ma varata dal governo Merkel, fino all’introduzione dei matrimoni fra esponenti dello stesso sesso (legge passata lasciando libertà di coscienza ai propri parlamentari). Tutto questo fino ad arrivare alla controversa apertura ai rifugiati che ha fatto impennare il numero dei richiedenti asilo in Germania (dai 200.000 del 2014 agli 800.000 del 2016), ma ha aperto il partito ad una serie di politici e candidati immigrati o figli di immigrati, fra cui Cemile Giousouf, la prima parlamentare della CDU, ovvero cristiano-democratico, di religione musulmana.

Il dubbio delle coalizioni. Di fronte ad una CDU versione pigliatutto, gli spazi per gli altri partiti sono ridotti, ed infatti la domanda più comune in Germania, non è chi, ma CON chi governerà Angela Merkel.

Per la Cancelliera ed il suo partito, la scelta più logica, e preferibile, sarebbe dar vita ad un governo con i liberali della FDP, esclusi nel 2013 dal Bundestag per non aver superato lo sbarramento del 5%, ed ora dati al 9%. Il problema, alla luce dei risultati odierni, è che a questa alleanza mancherebbe una chiara maggioranza in parlamento. L’alternativa, sarebbe un allargamento della coalizione ai Verdi,anch’essi dati attorno 9%. Questa coalizione sarebbe una novità nel panorama federale, ma già sperimentata, con diversi gradi di riuscita, a livello locale e regionale, oltre ad essere appoggiata da molti esponenti della CDU.

Lontano, ma sempre possibile, il ritorno alla Grande Coalizione Union-SPD, una possibilità concreta anche se estranea ai desideri delle leadership di entrambi i partiti. Da parte sua, rompendo con la tradizione elettorale tedesca, la Cancelliera, in un’intervista alla televisione Phoenix, non ha espresso un partner di governo designato, preferendo aspettare i risultati delle elezioni.

I programmi del futuro governo. Eppure, il tema della futura coalizione rimane importante, soprattutto nell’ottica europea. Ognuno dei quattro partiti papabili per il governo si è espresso, come la maggioranza dei tedeschi, per la prosecuzione del percorso di integrazione dell’Eurozona, ma con dei distinguo.

La FDP è una tradizionale fautrice dell’Austerity ed interessata a limitare le possibilità di salvataggio delle economie in crisi da parte della Banca Centrale. Diversa la posizione della SPD, la quale, pur sottolineando la necessità di rispettare i parametri europei, manifesta, sul tema, una maggior elasticità.

“La definizione di un accordo [con la Libia per porre un’argine al flusso incontrollato di immigrati] è ancora nelle sue fasi iniziali, ma la speranza è che sviluppo come sulla falsariga dell’accordo raggiunto con la Turchia.”

— Angela Merkel alle Nazioni Uniti sulla crisi dei rifugiati

Discorso simile sulle politiche sull’immigrazione, un tema su cui, ancora recentemente la Cancelliera si è espressa puntando il dito verso la Libia e la necessità di risolvere l’emergenza umanitaria là in atto a fianco dell’Italia. L’attuale dirigenza della FDP, a caccia dell’elettorato di destra, è più propensa ad una riduzione degli arrivi ed una politica più aggressiva nei confronti del controllo dei flussi internazionali. Opinione diversa hanno invece i Verdi, paladini della società multi-culturale, e la SPD.

Chiunque vinca la possibilità di essere il o i partner del prossimo governo, la Germania inizia la campagna elettorale con una quasi-certezza: il quarto mandato di Angela Merkel.

Pubblicato dall’autore su: il Caffè e l’Opinione

La Germania all’alba dell’era Trump, elezioni in vista

merkel-trumpAd una settimana dall’elezione di Donald Trump quale prossimo presidente degli Stati Uniti, non accennano a fermarsi i dibattiti in Germania su quanto questo pesi nel futuro del paese e dell’Europa.

Il Segretario della SPD, ed attuale Ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel, vede nell’elezione del Tycoon newyorkese, e nell’euforia che ha suscitato fra i movimenti populisti europei, la nascita di “un’internazionale nazionalista e chauvinista”. Questo, per il leader social-democratico, dimostra quale veramente sia lo “Scontro di Civiltà” che esiste in Europa: non quello, caro ai populisti, fra Cristianità e Islam, ma quello interno con da una parte le forze democratiche e riformiste e dall’altra i movimenti autoritari, razzisti e nazionalisti che vogliono contrastare i cambiamenti sociali e demografici attualmente in corso con soluzioni estremiste ed anacronistiche.

Anche per il Ministro delle Finanze Schäuble, CDU, “la demagogia ed il populismo non sarebbero un problema puramente Americano, ma di tutto l’Occidente”. A preoccupare quello fra i consiglieri più fidati di Angela Merkel, è la bassa qualità del dibattito politico in corso in Gran Bretagna, Francia, Olanda, Italia, ma anche, e soprattutto in Germania. Qui si assiste alla svolta a destra della CSU bavarese – partito locale consociato alla CDU e parte della coalizione al governo –  e alla continua crescita di AfD – il movimento anti-Europeo e anti-Immigrazione che ha ormai raggiunto uno stabile 13% a livello nazionale. Contrastare questa svolta “populista” in Germania deve diventare, per due fra i più importanti esponenti del governo, la priorità del Governo di Berlino.

Eppure, nonostante queste prese di posizione, il paese rimane preoccupato. Secondo infatti un sondaggio promosso dal “Bild am Sonntag”, il 66% dei tedeschi sono convinti che proprio le due leadership dei Partiti di governo – CDU e SPD appunto – non stiano prendendo troppo seriamente le preoccupazioni che arrivano dall’elettorato. Anche se il 53% esclude che questo possa portare, in Germania, all’elezione a cancelliere di un populista “alla Trump”, questo basta per far gridare vittoria a Frauke Petry. Il segretario dell’AfD, ha difatti affermato che “i problemi che affligono la classe media in America e che hanno portato alla vittoria di Trump sono gli stessi che l’affliggono in Europa” ovvero: Tasse e Immigrazione.

Sulla stessa riga si muove, in maniera più moderata, la CSU. Questa auspica, nelle dichiarazioni dei suoi parlamentari, un forte irrigidimento nelle politiche di accoglienza dei profughi, trovando una sponda nelle correnti più conservatrici della CDU stessa. In particolare il segretario e governatore della Baviera Horst Seehofer, ha dichiarato recentemente che non appoggerà un quarto governo Merkel, qualora questo, peraltro molto probabile, non cambi completamente rotta sull’immigrazione.

Se la destra si scatena, molti ambienti liberali tedeschi, ed Europei, sottolineano come proprio la Cancelliera ricopra ora, in Europa e in Occidente, il ruolo di “anti-Trump”. Questo è il giudizio dello storico Paul Nolte per il quale “l’attività politica di Angela Merkel rappresenta quella trasformazione silenziosa che sta avendo la società tedesca, più attenta ai problemi ambientali e sociali della contemporaneità” ponendo la Cancelliera di traverso a quegli atteggiamenti di chiusura e ritorno al passato che contraddistinguono Trump ed i suoi sodali Europei. Eppure, sottolineano vari analisti, la Cancelliera e la Germania da sole non bastano per far fronte agli effetti possibilmente negativi di una presidenza Trump: serve, soprattutto, l’Europa.

Su questo tema si è espressa il Ministro della Difesa tedesco e politico CDU Ursula von der Leyen, da molti vista come probabile futura cancelliera dopo Angela Merkel. In una lettera aperta al Tagesspiegel berlinese successiva alle elezioni, il Ministro ha sottolineato come le elezioni americane sono la dimostrazione che l’Europa non possa continuare ad avere un ruolo defilato nel panorama internazionale e che, in funzione anche di contrasto ad un possibile asse Trump-Putin, questo passa anche per un meccanismo di Difesa Europea congiunta. Solo in questo modo, sempre secondo il Ministro, l’Europa può farsi carico di supportare piani di stabilizzazione e sviluppo in Africa e Medio Oriente, anche indipendentemente dalla Nato. L’idea di von der Leyen, peraltro condivisa da ambienti politicamente trasversali in Germania come in Europa, è di un continente capace di occuparsi delle crisi nei paesi a lei vicini, ma, soprattutto, capace di esercitare la sua forza geopolitica indipendentemente dall’alleato americano.

Maggior integrazione Europea, accoglienza degli Immigrati, aperture sociali rimangono quindi il fulcro dell’attività di governo della Germania anche in vista della scadenza elettorale del 2017. Che queste politiche continuino a trovare l’appoggio dell’elettorato tedesco, è la grande scommessa di Berlino da cui dipende, e molto, anche il futuro dell’Europa.