STESSI DOVERI

vaticano ici“Abbiamo vinto anche noi. Sollevammo la questione già nel 2010. La Corte Europea ha imposto alla Chiesa di versare i soldi per l’Ici. Giusto così. E ora il governo si muova per recuperarli. Pare si tratti di almeno 4 miliardi di Euro”. Cosi Riccardo Nencini, segretario del Psi, comemnta, con un tweet la sentenza della Corte Ue con la quale si prevede che l’Italia debba recuperare l’Ici non versata dalla Chiesa. La Corte di Giustizia Ue infatti ha annullato la decisione con cui la Commissione europea ha rinunciato a ordinare il recupero di aiuti illegali concessi dall’Italia sotto forma di esenzione dall’imposta comunale sugli immobili, Ici, per gli enti ecclesiastici e religiosi.

La decisione è a seguito del ricorso presentato al Tribunale Ue dall’istituto d’insegnamento privato Scuola Elementare Maria Montessori (‘Scuola Montessori’) e da Pietro Ferracci, proprietario di un ‘bed & breakfast’, per chiedere di annullare la decisione della Commissione del 19 dicembre 2012. L’esenzione Ici alla Chiesa fu considerato come un aiuto di stato ma non ne ordinava il recupero, ritenendolo assolutamente impossibile. Inoltre in quell’occasione Bruxelles stabilì che l’esenzione Imu introdotta nel 2012 non costituiva un aiuto di Stato. Ma la Scuola Montessori e Ferracci ha lamentato, in particolare, che tale decisione li ha posti in una situazione di svantaggio concorrenziale rispetto agli enti ecclesiastici o religiosi situati nelle immediate vicinanze che esercitavano attività simili alle loro e potevano beneficiare delle esenzioni fiscali in questione. Il Tribunale ha dichiarato i ricorsi ricevibili, ma li ha respinti in quanto infondati.

La Scuola Montessori e la Commissione hanno dunque proposto impugnazioni contro tali sentenze. Con la sentenza di oggi la Corte di giustizia ha esaminato per la prima volta la questione della ricevibilità dei ricorsi diretti proposti dai concorrenti di beneficiari di un regime di aiuti di Stato contro una decisione della Commissione la quale dichiari che il regime nazionale considerato non costituisce un aiuto di Stato e che gli aiuti concessi in base a un regime illegale non possono essere recuperati. Nel rilevare che una decisione del genere è un ‘atto regolamentare’, ossia un atto non legislativo di portata generale, che riguarda direttamente la Scuola Montessori e il sig. Ferracci e che non comporterebbe alcuna misura d’esecuzione nei loro confronti, la Corte ha concluso che i ricorsi della Scuola Montessori e di Ferracci contro la decisione della Commissione sono ricevibili. Quanto al merito della causa, la Corte ha ricordato che l’adozione dell’ordine di recupero di un aiuto illegale è la logica e normale conseguenza dell’accertamento della sua illegalità.

Monsignor Stefano Russo, Segretario generale della Cei, ha così commentato: “Le attività sociali svolte dalla Chiesa cattolica trovano anche in questa sentenza un adeguato riconoscimento da parte della Corte di Giustizia Europea che, infatti, conferma la legittimità dell’Imu introdotta nel 2012 dall’Italia la quale prevede l’esenzione dell’imposta, quando le attività sono svolte in modalità non commerciale, quindi senza lucro. La sentenza odierna rileva che la Commissione avrebbe dovuto condurre una verifica più minuziosa circa l’effettiva impossibilità dello Stato italiano di recuperare le somme eventualmente dovute nel periodo 2006-2011. Le attività potenzialmente coinvolte sono numerose e spaziano da quelle assistenziali e sanitarie a quelle culturali e formative; attività, tra l’altro, che non riguardano semplicemente gli enti della Chiesa”.

L’esponente numero due della Conferenza Episcopale italiana ha ribadito: “Abbiamo ripetuto più volte in questi anni che chi svolge un’attività in forma commerciale, ad esempio di tipo alberghiero, è tenuto come tutti a pagare i tributi, senza eccezione e senza sconti. Detto questo, è necessario distinguere la natura e le modalità con cui le attività sono condotte. Una diversa interpretazione, oltre che essere sbagliata, comprometterebbe tutta una serie di servizi, che vanno a favore dell’intera collettività”.

Redazione Avanti!

Contro razzismo verso i rom. Da Mattarella ai cattolici

salvini romL’opposizione arriva da dove (quasi) non te l’aspetti. Contro la politica discriminatoria del leader della Lega, Matteo Salvini, sta facendo ‘muro’ la stampa cattolica e il Clero. Una copertina inconsueta Famiglia Cristiana la dedica al ministro degli Interni che vuole istituire il crocefisso obbligatorio in tutti gli istituti e gli edifici pubblici.
Una mano che si leva verso il volto del Vicepremier; sotto, il titolo: ‘Vade retro Salvini’. ‘Niente di personale o ideologico. Si tratta di Vangelo’, precisa il settimanale che, dopo l’ennesima tragedia di migranti morti in mare, fa il punto sull’impegno della Chiesa italiana, ‘contro certi toni sprezzanti e non evangelici’.
“L’accostamento a Satana mi sembra di pessimo gusto. Io non pretendo di dare lezioni a nessuno, sono l’ultimo dei buoni cristiani, ma non penso di meritare tanto”, ha commentato il ministro degli Interni.

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Dopo l’affondo di ieri di “Famiglia cristiana” oggi è la volta di “Avvenire” che attacca invece Salvini sul caso rom: “Nessun uomo è mai un parassita”. Con questo titolo, il quotidiano della Cei contesta le ultime dichiarazioni del ministro sui rom. In un editoriale in prima pagina, Marco Impagliazzo, il presidente della Comunità di Sant’Egidio scrive: “Lascia perplessi il linguaggio di un importante ministro della Repubblica a proposito di una minoranza variegata presente in Italia da tempo, quella dei rom: parlare come ha fatto Salvini di 30.000 persone che si ostinano a vivere nella illegalità, definendole sacca parassitaria, suona pregiudiziale verso una intera comunità, oltre che non corrispondente alla realtà”.
Impagliazzo sottolinea che “le parole sono importanti, hanno un valore e un peso. Se si tratta di personaggi pubblici, addirittura di figure istituzionali, l’uso delle parole è ancora più delicato perché vengono diffuse, amplificate, giungono alle orecchie di un pubblico vasto. Queste parole possono influenzare le opinioni pubbliche e spesso sono dette proprio a questo scopo”. Il presidente della S.Egidio inoltre ricorda che “la definizione parassiti è stata utilizzata per gli ebrei e chi conosce la Storia sa che da questa e altre definizioni si è passati a emarginare e poi considerare nemica quella minoranza, con le conseguenze tragiche che sappiamo. Dove ci sono problemi di illegalità – osserva Impagliazzo – li si affronti come prevede la legge”.
Non è un caso infatti che questo clima di odio abbia portato al ferimento ‘accidentale’ di una bambina rom di appena 13 mesi che ora rischia di rimanere paralizzata. A spararle un italiano di 59 anni, ex impiegato del Senato, l’uomo che ha sparato alla bambina rom da un balcone martedì scorso a Roma, con una arma ad aria compressa, da softair, si è difeso sostenendo di ‘provare’ l’arma.
“L’Italia non può somigliare a un Far West dove un tale compra un fucile e spara dal balcone ferendo una bambina di un anno, rovinandone la salute e il futuro. Questa è barbarie e deve suscitare indignazione”. Afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia del Ventaglio al Quirinale.
“Il veleno del razzismo continua a insinuarsi nella fratture della società e in quelle tra i popoli. Crea barriere e allarga divisioni”, è stato il monito del capo dello Stato ieri  proprio nel giorno in cui in un vertice al Viminale il ministro dell’Interno Matteo Salvini incontra la sindaca di Roma, Virginia Raggi, per parlare di campi rom (“da superare”) e a Roma in queste ore è in atto la vicenda del Camping river.  Lo sgombero del campo, programmato dal Campidoglio per martedì, è slittato inizialmente per un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, inoltrato da tre residenti, con l’organismo di Strasburgo che ha chiesto al governo italiano uno stop delle operazioni fino a domani. Ieri, durante un vertice tra la sindaca Virginia Raggi e il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, il titolare del Viminale ha garantito il supporto del governo all’operazione.

Immigrazione, Salvini e Fico su sponde opposte

guardia costiera diciotti

Nella continua sfida tra Salvini e Di Maio su che tiene in mano la guida della maggioranza, si inserisce a intervalli regolari il premier Conte, tanto per non far dimenticare ai più distratti che esiste il presidente del Consiglio e si incarna nella sua persona. Lo fa in una lettera inviata Juncker e Tusk in cui chiede all’Europa un maggiore impegno sui temi migratoti. Punto sui cui il Ministro Salvini batte ormai senza sosta, facendo passare l’idea che l’Italia e il mediterraneo si trovino in una situazione di emergenza da controbbattere con tutti i mezzi. Nulla di più falso. Le emergenze sono altre, più profonde e più gravi. Ma nel dibattito politico non ve ne è traccia. Un modo per nascondere la polvere sotto il tappeto.

Per Conte “è essenziale dotarsi da subito di un meccanismo europeo di gestione rapida e condivisa dei vari aspetti relativi alle operazioni di Search and Rescue” attraverso “una sorta di cellula di crisi” che abbia il compito di “coordinare le azioni” degli Stati “riguardo all’individuazione del porto di sbarco e dei Paesi disposti ad accogliere le persone soccorse. Il mio suggerimento è che tale meccanismo venga coordinato dalla Commissione europea”. In una intervista al Fatto Quotidiano, il premier ha detto di aver inviato martedì scorso la missiva: “Martedì ho scritto la seconda lettera a Juncker e Tusk per chiedere che quel che è avvenuto domenica”, cioè la suddivisione dei migranti, “diventi una prassi, affidata non più alle nostre telefonate ai partner, ma a un gabinetto o comitato di crisi sotto l’egida della Commissione Ue, che poi si faccia mediatrice con i vari governi”. Il premier annuncia inoltre che c’è in cantiere “una riforma organica, direi rivoluzionaria, del fisco, basata su due aliquote e una no tax area, consentiremo a chi ha col fisco pendenze senza colpa di azzerarle”. “Giuro che non ci saranno condoni”, assicura inoltre il premier. “La Costituzione impone giustamente la progressività fiscale e noi la rispetteremo”, ha aggiunto.

Nel dibattito si inserisce il presidente della Camera Roberto Fico che durante la cerimonia del ventaglio mette al primo posto “il salvataggio di vite in mare”. E insiste con l’Europa, ribadendo che l’Italia è un Paese dell’Europa, “altrimenti l’Europa così non ha senso”. “Come terza carica dello Stato non posso non stare dove c’è sofferenza e ci sarò sempre. Il concetto di collaborazione, di comprensione e di dialogo per la pace io li ribadirò sempre. Ciò non toglie che io sarò un presidente istituzionale di garanzia verso le minoranze”, ha sottolineato Fico con parole che appaiono in netta antitesi rispetto a quelle del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, secondo il quale “nessuna minaccia potrà fermare la difesa dei confini e i rimpatri dei clandestini, la musica è cambiata”.

Sulla questione immigrazione è intervenuta anche la Conferenza episcopale italiana: “Rispetto a quanto accade – afferma la Cei in una nota ufficiale – non intendiamo né volgere lo sguardo altrove né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determinino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto”.

PARTITA APERTA

DELRIO-LUPI-facebookIl Parlamento si rimette in moto per lo Ius soli nonostante le difficoltà iniziali. Sembrava ormai una legge da mettere nel cassetto, ma ora a mobilitarsi non è più solo Mdp e la sinistra in Parlamento, ma anche le alte cariche del Governo. Il primo a rompere gli indugi è il ministro dell’Infrastrutture Graziano Delrio che ha aderito allo sciopero per l’attuazione dello Ius soli. “Il parlamentare risponde alla nazione, non alla disciplina di partito. Sui diritti civili non ci si astiene”, afferma il ministro Delrio che aggiunge: “Non dobbiamo avere paura dei bambini. Bisogna aiutare l’integrazione. Questo voto è di coscienza individuale dei parlamentari. Non so se ci sarà la maggioranza o meno. Se non ce la facciamo, amen. Ma mi interessa fare un dibattito ragionato, tranquillo, ragionevole. Dimostriamo di essere un grande Paese”. In realtà però era già stato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, dopo l’ennesimo rinvio nella calendarizzazione in Aula, a prendere “l’impegno” a verificare “in autunno” la possibilità di approvare lo Ius soli. Un’impresa ardua perché il provvedimento sulla cittadinanza agli stranieri è possibile solo con il voto di fiducia vista la mole di quasi 5mila emendamenti che impedirebbero l’approvazione nell’ultimo scorcio di legislatura. Portata a casa, nonostante lo strappo di Mdp, la maggioranza assoluta sulla variazione di bilancio, ora il governo può tornare a sondare gli alleati di governo su un provvedimento che vedrebbe favorevole anche Sinistra Italiana. “Il dossier è sul tavolo”, assicurano fonti di governo non garantendo però sull’esito delle verifiche. L’incognita è ancora una volta quella dell’alleato numero uno al Governo: Alternativa Popolare. Anche se ufficialmente Ap dice di non aver cambiato idea, una minoranza dei centristi non è così contraria al provvedimento. E vorrebbe lavorare ad una mediazione. “Sulle nostre proposte – spiega la senatrice Simona Vicari – abbiamo ricevuto informalmente dei riscontri. Ieri ho parlato con il ministro Anna Finocchiaro e abbiamo capito che se ci daranno la possibilità di andare un minimo avanti e non fare tristi battaglie elettorali ce la possiamo fare”. Il punto per superare le “barricate” sarebbe accentuare l’aspetto che lega la cittadinanza dei bambini al percorso scolastico più che alla nascita.
“Riconosciamo ad Alternativa popolare senso di responsabilità e lealtà verso la coalizione, anche sulle questioni più delicate”, così ha dichiarato il Senatore Enrico Buemi, Capogruppo Psi in commissione giustizia. “È giunto il momento di fare uno sforzo ulteriore, pur nella diversità di valutazioni sul provvedimento, affinché sia data all’Italia una moderna e aggiornata legge sul diritto di cittadinanza”, ha continuato Buemi. “Come gli amici di Ap sanno il riconoscimento della cittadinanza non è automatico ma prevede un percorso non breve di apprendimento delle nostre leggi e della nostra lingua”, ha sottolineato il senatore socialista. “La condivisione che essi stessi hanno avuto sul provvedimento alla Camera non può mancare al Senato e questo senso di responsabilità che viene chiesto loro da parte di noi socialisti non è una rinuncia alle proprie valutazioni ma voglia di guardare avanti, poiché anche noi in varie occasioni abbiamo condiviso le loro posizioni”, ha concluso Buemi.
Tuttavia dagli scranni del Senato, Maurizio Lupi continua a chiudere ogni possibilità in proposito.
“Leggo di nuove e fantasiose ipotesi di manovre parlamentari per giungere all’approvazione dello Ius
soli. Ribadisco quanto Ap ha sempre sostenuto: la cittadinanza non è l’inizio ma il termine di un percorso, per la quale ai figli di cittadini stranieri non basta la nascita, ma è il compimento di un percorso che prevede l’apprendimento della lingua e della nostra cultura con i valori costituzionali ad essa connessi. In questo sono totalmente d’accordo con il presidente della CEI cardinale Bassetti”, dice Lupi e precisa: “La legge in discussione al Senato non dice questo, o lo dice solo in una parte, quella sullo Ius culturae. Noi vogliamo inoltre che in questo percorso sia coinvolta la famiglia, che deve sottoscrivere l’adesione ai valori della Costituzione e richiedere espressamente la cittadinanza per il figlio nato in Italia”. “Di questo vogliamo che si parli, che in Senato si discuta in modo approfondito, non voteremo mai la fiducia posta su un tema così delicato e che non è nel programma di governo, nè usciremo dall’Aula”, prosegue il senatore di Ap. “Altri hanno fatto di questo tema una bandiera ideologica da sventolare in campagna elettorale, noi l’integrazione la vogliamo sul serio, e ad essa serve una buona legge, non questa”, conclude Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare.
Intanto la partita sull’approvazione sembra riaprirsi, sarebbero infatti 157 i senatori favorevoli alla legge sulla cittadinanza, un numero molto vicino ai 161 della maggioranza assoluta e sufficiente a far passare i provvedimenti nell’Aula di Palazzo Madama. I voti arriverebbero anche da Ala, Alleanza Liberalpopolare-Autonomie. “Tutti dicono che puzziamo ma alla fine il gruppo di Ala è il campione dei diritti civili”, ha affermato ironicamente Riccardo Mazzoni, senatore verdiniano. Avrebbe trovato nove-dieci voti in grado di compensare le perdite che arriveranno da Alternativa popolare, la forza del ministro Angelino Alfano. “I numeri ci sono”, ha aggiunto Mazzoni.
Nel frattempo prosegue la ricerca di adesioni, oltre che dal capogruppo Pd Luigi Zanda, anche da Luigi Manconi, presidente della commissione diritti umani. Nello stesso tempo continuano le adesioni allo sciopero della fame, già 70 parlamentari hanno aderito allo sciopero della fame a “staffetta” per lo Ius soli, promosso da Luigi Manconi. Le adesioni crescono di ora in ora, tra queste anche la portavoce del Psi, Maria Cristina Pisani: “Lo ius soli va approvato. Chi è nato in Italia è italiano. È un principio semplice”. Dichiara Maria Pisani che spiega: “Per questo ho appena aderito anche io allo sciopero della fame insieme a un centinaio di parlamentari e molti altri cittadini. Io parteciperò lunedì 9 e mercoledì 11”. “Le polemiche non servono, al di là della strategia, il gesto insegna a non mollare, a combattere, fino alla fine per ciò che è giusto. Con passione”, conclude Pisani.
“Il disegno di legge sullo ius soli non è di iniziativa governativa ma parlamentare. Il digiuno a staffetta, promosso dal senatore Manconi e a cui io aderisco oggi, non è dunque contro il governo, di cui faccio parte, ma per sollecitare il parlamento affinché si arrivi al voto”. Lo ha detto a Radio Radicale il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, promotore di Forza Europa.
Ad aderire non sono solo i parlamentari, anche artisti come Ascanio Celestini, Alessandro Bergonzoni e Andrea Segre, senza dimenticare la mobilitazione della società civile.
Insegnanti, genitori e alunni torneranno a manifestare venerdì 13 ottobre, insieme al movimento #Italianisenzacittadinanza e ai promotori della campagna ‘L’Italia sono anch’io’, per ribadire la necessità del voto immediato della riforma che introduce lo Ius soli temperato e lo Ius culturae. Piazza Montecitorio a Roma verrà trasformata nella Piazza della Cittadinanza, con laboratori creativi, flash mob, cori e palloncini tricolore.

Ius soli. Zanda: “Continuiamo a lavorare con serietà”

Lo ius soli non è una partita chiusa. La riapre il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda per il quale il parlamento deve lavorare “con molta serietà” per portare a termine questa battaglia di civiltà. Un voto di coscienza, come lo definisce il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio. “Gentiloni in Grecia ha detto che l’autunno è la stagione buona per lavorarci e continuiamo a lavorare. Si tratta di un voto di coscienza e non di partito e non credo che tra i sostenitori di Ap e 5 Stelle non ci sia nessuno sensibile – aggiunge Delrio – ai diritti dei cittadini. Con tutto il rispetto per Ap e 5 stelle, mi sembra complicato astenersi su un tema che riguarda i diritti dei cittadini. Spero che si possa discutere serenamente”. E il presidente del Senato Pietro Grasso: “Mi meraviglia che si dica no a una legge che si ritiene giusta. Mi sembra che si punti di più a valutazione di ordine elettorale che alla giustezza della legge. Spero che si apra al Senato una finestra per poterla calendarizzare e approvare”.

Si tratta quindi di cercare i voti anche al fuori del recinto della maggioranza. Al Senato, ove i numeri sono più deboli, non ne mancano tanti. “Il nostro dovere – aggiunge il presidente del Pd, Matteo Orfini – è andare fino in fondo. L’obiettivo è ogni singolo parlamentare – aggiunge – sono convinto che anche nel Movimento Cinque Stelle ci sia chi non vuole trasformare il movimento in una succursale della Lega. Anche con forze politiche tradizionali come Forza Italia si possono costruire coalizioni per arrivare a quella soglia. Certo l’idea maestra è raggiungere il risultato con la maggioranza ma non è l’unica via”.

Dai 5 Stelle però non arrivano, almeno per il momento, aperture. La deputata M5S Laura Castelli, non lascia molte speranze a un ipotetico appoggio del Movimento: Il Governo “in Senato non ha i numeri. Non ha il coraggio di portare in Senato il testo di legge perché i suoi non gli assicurano i voti. Le leggi si fanno in Parlamento. Se al Pd quel testo sembra troppo radicale proponga delle modifiche e lo porti in Aula”.

A spingere sulla approvazione il segretario generale della Cei, Mons. Nunzio Galantino, che allo stesso tempo muove un rimprovero alla politica italiana per l’idea di rinunciare ad approvare la legge sullo Ius soli, che ad avviso dei vescovi “contribuirebbe a ridurre il popolo dei senza patria”. Chi parla di Ius soli oggi invoca soluzioni che non hanno niente a che fare con la legge al vaglio in Parlamento: non riguarda chi mette piede sul suolo italiano e, accusano i detrattori, solo per questo avrebbe la cittadinanza”. Mons. Galantino ha invitato a guardare alla questione “in termini di diritti e doveri. Parliamo di uomini e donne che hanno bisogno diveder rispettata la loro dignità”. E conclude: “Proporre lo ius soli non è ridurre il tutto in maniera macchiettistica al fatto che chi mette piede in Italia diventa cittadino italiano. Questo non l’ho visto scritto da nessuna parte, se non negli interventi polemici che vogliono fare propaganda politica”.

Roberto Speranza, coordinatore di Articolo Uno – Mdp parla di legge di civiltà e per questo “noi insisteremo fino all’ultimo giorno perché è riguarda la vita di 800 mila persone. Chiediamo al Parlamento di avere coraggio, e lo chiediamo in particolare al Pd e al governo Gentiloni”. “È stata messa la fiducia su molte cose, persino sulla reintroduzione dei voucher nella manovrina di pochi mesi fa, e ora di fronte invece ai diritti delle persone non si ha lo stesso coraggio, questo per noi è profondamente sbagliato”. Ma di fiducia il governo non ne vuol sentir parlare. Almeno per ora.

FUOCO AMARO

Foto LaPresse - Carmelo Imbesi 05/10/2016 Messina (IT) cronaca Migranti - La nave Golfo Azzurro della ONG olandese Boat Refugee Foundation con a bordo 664 migranti e 7 cadaveri recuperati al largo della Libia arriva al porto di Messina Nella foto: migranti in attesa dello sbarco Photo LaPresse - Carmelo Imbesi 05/10/2016 Messina (IT) news Migrants - The ship Golfo Azzurro of Dutch NGO Boat Refugee Foundation carrying 664 migrants and 7 bodies recovered off the coast of Libya arrives at the port of Messina In the pic: migrants wait to disembark

Foto LaPresse – Carmelo Imbesi

Fuoco incrociato sulle organizzazioni non governative e la questione del loro presunto rapporto con i trafficanti di esseri umani. A ‘sparare’ sulle Ong ha iniziato il Pm di Catania, Carmelo Zuccaro, con indiscrezioni riprese e ampliate da quella parte della politica che da sempre cavalca l’indignazione pubblica in materia di migranti, il Vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, prima e il leader della Lega, Matteo Salvini.
In queste ore però il primo a smentire è il Presidente del Copasir nonché legista Giacomo Stucchi che ha affermato: “Con riferimento alle notizie circolate circa l’esistenza di un rapporto (dossier) predisposto dai Servizi segreti italiani e attestante rapporti tra scafisti e ong per il controllo del traffico dei migranti nel Mediterraneo, dopo le verifiche del caso, alla luce di informazioni assunte, ritengo corretto evidenziare come tali notizie risultino prive di fondamento”.

Ma a sposare le affermazioni di Zuccaro è stato inizialmente anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che da Taormina ha detto: “Io do cento per cento di ragione al procuratore Zuccaro, perché ha posto una questione vera”. Imbarazzando il Governo Gentiloni e portando al rimbrotto del Guardasigilli, Andrea Orlando: “Alfano non se ne è accorto quando era ministro degli Interni? Probabilmente era distratto“.
Ma adesso la questione è stata portata tra i banchi di Palazzo Madama, con l’audizione del procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, in Commissione Difesa del Senato, che ha smentito i presunti legami tra organizzazioni non governative e trafficanti, così come l’indagine partita dalla Procura di Catania.
Alla Procura di Siracusa, infatti “non risulta nulla per quanto riguarda presunti collegamenti obliqui o inquinanti tra Ong o parti di esse con i trafficanti di migranti. Nessun elemento investigativo”.
“Non abbiamo indagini sulle ong – ha ribadito Giordano rispondendo poi alle domande dei senatori – e comunque sarebbe di competenza della Procura distrettuale”. Il procuratore di Siracusa ha poi reso noto che è aumentata, negli ultimi tre anni, la percentuale di migranti salvati da navi delle ong e sbarcati nel porto di Augusta. “Nel 2015 i salvataggi delle ong nel siracusano sono stati il 12,6% del complesso dei salvataggi, nel 2016 è aumentato al 14,3%, nel 2017, cioè nei primi mesi di quest’anno, c’è già un picco al 28,1%2.
“Dalla nostra esperienza non ci sono evidenze di spegnimento dei transponder (dispositivi che trasmettono la posizione della nave, ndr) da parte delle ong” per non essere intercettate, ha detto ancora il procuratore di Siracusa. “Ma non so – ha aggiunto – se non viene fatto o noi non l’abbiamo visto perché non rientra nelle nostre competenze di reato”.
In audizione anche i rappresentanti di Medici senza frontiere, una delle Ong- insieme a Save the children – che il procuratore Zuccaro ha escluso dal novero dei sospetti. MSF ha replicato duramente alle accuse del PM di Catania. Quella in corso è “un’odiosa e strumentale polemica, ci preoccupa l’avvelenamento del clima in cui autorità e Ong lavorano. Oggi rischiamo di trovarci circondati da un’ostilità che per chi ha fatto Mare Nostrum rappresenta un passo indietro. Nonostante l’evidenza dei fatti” dimostri la correttezza dell’operato delle Ong, infatti, “continua il discredito, con affermazioni senza prove anche da parte di chi dovrebbe cercare chiarezza, con accuse ripetitive e datate, le stesse che Frontex e alcuni Paesi Ue lanciarono nel 2014 contro l’Italia”. Ha replicato Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere Italia, nel corso di un’audizione in commissione Difesa al Senato. “Non siamo noi che dobbiamo essere messi sul banco degli imputati, sono le istituzioni e i Governi europei che non sono stati in grado di offrire un’alternativa a chi chiedeva protezione”, ha spiegato ancora. Il Presidente di MFS ha poi chiesto “rispetto per le tante Ong che si sono spesso sostituite alle autorità pubbliche”, la “odiosa e strumentale polemica di queste settimane ci ha profondamente indignati, non per le accuse alle Ong, ma ci preoccupa l’avvelenamento del clima”.
“Quelli che lavorano con noi non sono volontari ma operatori umanitari, tutti percepiscono un salario di circa 1200 euro. Per quanto riguarda l’obbligo di pubblicare i bilanci, i nostri bilanci sono pubblici e certificati da sempre, sul nostro sito”. Ha anche assicurato Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere Italia, nel corso dell’audizione in commissione Difesa al Senato, rispondendo a una domanda.
“È la Guardia costiera a coordinare le operazioni di salvataggio in mare”. Ha fatto sapere Marco Bertotto, responsabile advocacy per Medici senza Frontiere, nel corso dell’audizione in commissione Difesa al Senato sulle attività delle ong nella ricerca e salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. “Non ci sono contatti con i trafficanti – ha sottolineato Bertotto. “È evidente che si sono telefonate tra la Libia e una serie di soggetti in Italia. Non è che se i vigili del fuoco ricevono una telefonata da un piromane non vanno a spegnere l’incendio”. “Prima di qualsiasi intervento – ha sottolineato Bertotto – viene segnalato l’evento alla Guardia Costiera dalla quale si ha l’autorizzazione per il soccorso”.
A difesa delle Ong anche la Chiesa. “È giusto che la Procura e la Magistratura siano vigili e assumano conoscenze sulla situazione attuale nel Mediterraneo, perché i migranti non siano doppiamente vittime – ha detto il monsignor Giancarlo Perego, direttore della fondazione Cei Migrantes – Però il fuoco politico indistinto sulle nove Ong che operano nel Mediterraneo per salvare le vite umane (di fronte alle morti che sono passate a oltre 5 mila nel 2016 rispetto alle 3 mila del 2015) con risorse di fondazioni bancarie e di privati, della società civile, è stato un atto ipocrita e vergognoso“.
Per Gianni Rufini, direttore Amnesty International, inoltre, “le voci calunniose sulle Ong generano danni che rischiano di tradursi in una delle più grandi catastrofi umanitarie che il Mediterraneo abbia mai visto. Si sta cercando di togliere la solidarietà”.
I primi effetti si sono già visti sull’opinione pubblica. Crollano, infatti, “vorticosamente” e “verticalmente” le donazioni delle persone alle organizzazioni non governative che si occupano del soccorso in mare dei migranti, a denunciarlo Antonio Romano, tra i fondatori della ONG Sos Mediterranee Italia.
“Ong? Ci aspettiamo i primi arresti.
Nel frattempo Matteo Salvini incontrando i giornalisti a Catania, dopo avere dormito nel Cara di Mineo stamattina ha replicato: “C’è qualcuno che non fa volontariato, ma fa soldi sulla pelle di questi disgraziati. C’è qualcuno al soldo degli scafisti, c’è qualcuno che sta facendo pulizia etnica sia in Africa che in Italia. Aspettiamo i primi arresti e i primi sequestri di imbarcazioni. Un Paese serio comincia a sequestrare delle imbarcazioni. Purtroppo al Governo abbiamo gente poco seria”.
Domani sempre in Senato, è atteso nel pomeriggio davanti ai commissari il procuratore di Catania Zuccaro preceduto in mattinata dall’ammiraglio Donato Marzano, comandante della squadra navale. Mentre giovedì sarà la volta dell’ammiraglio Vincenzo Melone, comandante generale delle Capitanerie di porto che coordina tutte le attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo.

Testamento biologico.
Il diritto di scegliere

testament biologico

“Dopo oltre 3 anni dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare dell’Associazione Coscioni, il Parlamento compie un passo importante, il riconoscimento ufficiale del diritto di scegliere come e quando terminare la propria vita e interrompere la propria sofferenza”.

Lo afferma la portavoce del Psi Maria Cristina Pisani all’indomani dell’approvazione da parte della commissione Affari Sociali della Camera della legge sul testamento biologico. L’approdo del ddl in Aula è previsto per il prossimo 30 gennaio. Ovviamente l’offensiva della Cei non si è fatta attendere e marcherà stretto l’iter parlamentare. Il presidente Bagnasco ha infatti lanciato un monito alla politica e al Parlamento sconfinando ancora una volta in campi al di fuori della competenza della Conferenza episcopale. “Ci preoccupano non poco – ha detto  Bagnasco -le proposte legislative che rendono la vita un bene ultimamente affidato alla completa autodeterminazione dell’individuo”.

Come giudichi questo testo?
“Il testo uscito dal comitato ristretto della commissione Affari sociali è un testo equilibrato proprio per arrivare a una buona legge prima della fine della legislatura e mettere fine al vuoto legislativo che ad oggi viene spesso colmato dalle sentenze della magistratura. In gioco c’è soltanto la nostra libertà di essere, di scegliere. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono l’eutanasia, non sono il trionfo della morte sulla vita, ma semplicemente il rispetto della vita umana come bene indisponibile. E’ comprensibile che, quando si affrontano i temi della malattia grave e della fine della vita, il disorientamento e il carico di emotività generino confusione ma il cuore della libertà è rappresentato dal diritto di definire il proprio concetto di esistenza, del suo significato, dell’universo e del mistero della vita umana. Se le opinioni relative a questi argomenti fossero imposte, noi non potremmo autodeterminare le nostre volontà. Cogliamo insieme questo respiro di libertà, evitando la rigidità. Perché non siano altri a scegliere per noi.’

Il diritto all’autodeterminazione è un diritto inviolabile dell’uomo…
Certo. E rientra fra i valori espressi che l’ordinamento garantisce a favore della persona. Il tentativo di contestare la legittimità delle direttive anticipate, attraverso l’invocazione del canone di autosufficienza dell’accanimento terapeutico costituisce soltanto un errore concettuale. La nostra Carta costituzionale è aperta alla previsione di un ventaglio potenzialmente ampio di strumenti per mezzo dei quali il diritto all’autodeterminazione dei trattamenti sanitari può essere tutelato dall’ordinamento ed esercitato dal singolo, anche se incapace. Lo stato d’incapacità di esprimere un consenso attuale, non può inevitabilmente escludere la possibilità del paziente di accettare o rifiutare le cure perché renderebbe cogente un trattamento che altrimenti sarebbe volontario, al di fuori di una specifica previsione legislativa, in dispregio della riserva di legge posta dallo stesso art. 32.

Il traguardo non è ancora tagliato però.
Nell’attesa di questa legge sul testamento biologico, che ne regoli compiutamente l’istituzione, nella regione Lazio e nella regione Campania e in molte altre regioni abbiamo depositato insieme ai nostri consiglieri la proposta di legge «Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT). Istituzione e accesso al Registro Regionale», che permetterà di dichiarare anticipatamente le proprie volontà circa le cure e i trattamenti sanitari ai quali si desidera o non si desidera essere sottoposti nel caso di condizione irreversibile di non intendere e di volere. La proposta di legge prevede che le DAT siano iscritte in un Registro Regionale istituito presso le Aziende sanitarie locali e memorizzate nella Carta sanitaria regionale del cittadino. Ovviamente, la scelta se presentare la DAT è libera e facoltativa. La DAT, redatta in forma scritta e munita di sottoscrizione autenticata nelle forme di legge, prevede l’indicazione sia sui trattamenti sanitari in vita sia le disposizioni sul fine vita: l’essere o meno sottoposti a determinate cure o trattamenti sanitari; la donazione o meno degli organi e dei tessuti in caso di decesso del dichiarante che dovrà designare uno o più fiduciari con il compito di garantire l’attuazione di tali volontà. L’accesso al Registro e alle DAT è consentito solo al fiduciario, al medico curante, al personale medico di pronto soccorso, ed è garantita la tutela dei dati secondo il Codice della privacy.

La Cei ha già iniziato a fare sentire il proprio peso. Si tratta però di aumentare i diritti di scelta degli individui. Insomma una questione di libertà…
Cogliamo insieme questo respiro di libertà, evitando la rigidità e le contrapposizioni ideologiche. L’obiettivo è quello di sgombrare il campo dagli equivoci e dalle paure e di spiegare il valore e il significato dell’espressione di questo diritto per ognuno di noi. Tra le nostre responsabilità c’è anche quella di ascoltare e dare voce allo strazio che percorre le corsie dei nostri ospedali, le mura domestiche. Perché non siano altri a decidere per noi.

Edoardo Gianelli

HABEMUS DATA

referendum1tgIl Consiglio dei ministri ha deciso la data in cui si voterà per il referendum costituzionale: domenica 4 dicembre. Il giorno proposto dal premier Renzi e su cui il governo ha dato il suo via libera. Le date possibili erano tra il 27 novembre e il 4 dicembre. Ma qualsiasi data sarebbe stata scelta, l’unica cosa certa è che le polemiche non sarebebro mancate.

Il referendum, aveva detto Renzi in precendeza al Washington Post “può dare finalmente stabilità all’Italia”, ricordando che il voto “non è sulla mia carriera e sulle mie dimissioni” ma riguarda “il potere delle regioni, il numero dei parlamentari e la riduzione della burocrazia in Italia”. Un referendum che divide. E non solo maggioranza e opposione ma anche all’interno degli schieramenti gli orientamenti sono diversi. E soprattutto all’interno del Pd. I vertici e la maggioranza del partito infatti sono schierati per il sì mentre  la minoranza di Speranza e Cuperlo minaccia di votare no senza un impegno stringente del governo a modificare la legge elettorale.

Anche la Cei si è sentita in dovere di dire la sua facendo un appello in cui il Cardinal Bagnasco parla di “importante appuntamento”. “Come sempre – ha detto ancora –  quando i cittadini sono chiamati ad esprimersi esercitando la propria sovranità, il nostro invito è di informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze”.

Ad essere decisivo è il voto, non la data, ha detto l’ex Presedente del Consiglio Romano Prodi. Mentre il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi respinge ogni paragone con la brexit. “Il nostro è un referendum decisivo: tutti noi cittadini italiani saremo determinanti per far diventare realtà la riforma costituzionale. Dopo oltre 30 anni di tentativi falliti di modificare la Costituzione, tra qualche settimana con il referendum avremo l’opportunità di farlo davvero”, sottolinea Boschi. Per Matteo Colaninno “con l’indicazione che arriverà oggi dal Consiglio dei ministri inizierà la grande volata verso il referendum costituzionale, un appuntamento importante che sancirà l’ultimo passaggio di un percorso di grande cambiamento. Il nostro Paese sarà più stabile e più facilmente governabile grazie a una riforma che taglia gli sprechi e rende più efficienti le nostre istituzioni”.

Sempre sulle barricate le opposizioni. Continuano infatti a protestare Forza Italia e Sinistra italiana, per il fatto di non essere stati ‘consultati’ sulla scelta della data.

Questo il questio che aparirà nella scheda elettorale per il referendum: “Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente ”Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione’ approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”.

Perchè il referendum sia valido non è necessario il raggiungimento del quorum. Vince dunque la scelta indicata dalla maggioranza di chi va a votare.

Redazione Avanti!

CI VORREBBE UN’IDEA

Tra la soluzione proposta dalla Cei di aprire le porte a tutti e quella opposta di chiudere erga omnes ci vorrebbe una proposta intermedia che tenga insieme i diritti di tutti. Quello di essere aiutati quando si scappa dalla guerra e dalla fame e quello di chi chiede più sicurezza in casa propria. Il tema dell’immigrazione rischia di diventare sempre più complesso non solo nei prossimi mesi ma negli anni a venire. Questa volta a scaldare il clima è il botta e risposta tra il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il segretario della Cei, Nunzio Galantino. “Ho il dovere di far rispettare le leggi” ha detto Alfano rispondendo all’alto prelato che aveva definito gli hotspot in mare come “una riedizione in brutta copia dei luoghi di trattenimento di persone”. “Abbiamo un grande cuore – ha aggiunto Alfano – ma non possiamo accogliere tutti”. Per Galantino i migranti hanno il diritto di presentare domanda d’asilo e al ricorso, “sulle navi questo percorso di protezione internazionale non è possibile”. Insomma è netta la critica di monsignor Nunzio Galantino: “Non è pensabile – ha detto in una intervista a Repubblica – l’utilizzo di navi destinate al soccorso per far stazionare nel Mediterraneo migliaia di persone in attesa di una non precisata destinazione. A meno che le si voglia riportare nei porti della Libia e dell’Egitto, condannandole a nuove forme di sfruttamento”. E parlando delle vittime in mare, Galantino ha definito quelle morti “uno schiaffo alla democrazia europea”, ed evidenziato che “purtroppo, non si è avuto il coraggio di creare canali umanitari, previsti dal diritto internazionale, verso i Paesi disponibili all’accoglienza, per favorire partenze in sicurezza ed evitare violenze, sfruttamento e morti”.

“Capisco le parole di monsignor Galantino che fa il vescovo – ha replicato Alfano –  io però faccio il ministro dell’Interno ed ho il dovere di far rispettare le leggi: abbiamo un grande cuore ma non possiamo accogliere tutti”. Un linea che deriva dall’impostazione data dal presidente del Consiglio che ha invitato a non drammatizzare. A tenere un profilo basso sostenendo che i numeri degli sbarchi sono in linea con quelli dello scorso anno. Ma se la media dovesse essere quella delle ultime settimane potrebbe arrivare presto una emergenza sbarchi. Per Renzi è un argomento scivoloso. Soprattutto in questi giorni con le amministrative alle porte, ogni sbarco potrebbe equivalere a un voto e un malcontento in più che la Lega cercherebbe di raccogliere. Infatti Salvini non ha tardato a bollare come sbagliate la parole di mons. Galantino che ha accusato di essere complice degli scafisti:  “Mille morti in una settimana evidentemente sono una strage nel Mar Mediterraneo che è diventato una fossa comune. Sarebbe più conveniente evitare le partenze, bloccare le partenze e individuare prima della partenza e quindi prima delle morti chi ha diritto di arrivare in Italia nei campi”.

Redazione Avanti!

Cei all’attacco. Nencini: “Malainformazione è dannosa”

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Nuovo monito dei vescovi sulle Unioni civili. Viene direttamente del vertice della Cei con il cardinale Angelo Bagnasco che si lancia, nella relazione all’assemblea generale, in un attacco frontale alla legge appena approvata. Una legge che secondo la Cei “sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia” e “le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale, così già si dice pubblicamente, compresa anche la pratica dell’utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà”. Un ennesimo fallo a gamba tesa con cui la Cei si butta nel dibattito politico. “Bagnasco – è la replica del Segretario del Psi Riccardo Nencini – legga bene: la legge sulle unioni civili non prevede utero in affitto. Dannosa la mala informazione.”

Per Bobo Craxi “si tratta di una svolta innanzitutto culturale, per l’Italia: si è giunti con ritardo a una legislazione coerente a quelle di altre nazioni intorno a una questione la cui realtà aveva di gran lunga superato la distratta e colpevole disattenzione politica”. “La legge”, aggiunge, “è frutto di un compromesso: è ‘timida’ e lacunosa, diciamo pure fortemente arretrata. Vedo che i vescovi si lamentano anche di questa, forse pensando di vivere in una teocrazia e non in una moderna e progredita società laica. Lo scontro, credo sia soltanto rimandato”, conclude Craxi, “non saprei dire con quali esiti”.

Le risposte alle parole di Bagnasco non si sono fatte attendere. A prendere le distanza addirittura il Ministro Alfano, un cattolico spesso allineato con i porporati. “’Lo dico con il rispetto che ho sempre avuto e continuerò ad avere del cardinale Bagnasco – ha detto Alfano – ma la sua interpretazione della legge sulle unioni civili, come lasciapassare per l’utero in affitto, non corrisponde a quanto in quella legge c’è scritto”. ”Nella legge che abbiamo votato – sostiene il ministro – le unioni civili sono un nuovo istituto nettamente e non nominalisticamente diverso dal matrimonio, non sono previste le adozioni per le coppie omosessuali né nella forma diretta né nella forma indiretta della stepchild adoption. Meno che mai si accenna all’utero in affitto che non potrà certo essere in futuro introdotto nella nostra legislazione in base a questa norma”. Insomma Alfano trova l’occasione ancora una volta per rivendicare lo stop alla stepchild adoption di cui si vanta particolarmente.

Zanda ricorda che “l’utero in affitto è vietato dalla legge italiana e resterà vietato. Non c’è alcuna possibilità che il divieto cambi”. “L’istituto delle unioni civili – prosegue – è molto diverso dal matrimonio. Non c’è alcuna equiparazione. Così come chiede la nostra Costituzione, sono uguali i diritti delle persone, etero o omosessuali, che fanno parte della coppia”. “I vescovi – conclude il presidente Zanda – hanno il diritto e certamente il dovere di esprimere la propria opinione che io ascolto sempre con molta attenzione. Ma il Parlamento deve legiferare sulla base di una visione laica della vita e della società”.

Stessa posizione per Matteo Orfini, presidente del Pd: “Non penso che dovere della politica sia polemizzare con Bagnasco. Quello che pensiamo sull’argomento lo abbiamo dimostrato votando la legge. La legge sulle unioni civili non è contro la famiglia, ma distribuisce diritti senza toglierli a nessuno. Abbiamo fatto una scelta coraggiosa che viene dopo un dibattito estenuante. Non credo che questo sia in contraddizione con l’esigenza di fare politiche per le famiglie”.

Redazione Avanti