Mediaset-Vivendi: scontro a colpi di querela

vincent-bolloré-161214130934_mediumInizia oggi la causa civile che vede contrapposti Mediaset e Vivendi per il mancato rispetto del contratto di cessione di Premium: il gruppo francese ha chiesto i danni per diffamazione, controquerela del Biscione.
Stamani davanti al giudice della sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano, Vincenzo Perozziello, c’è stata la prima udienza della causa civile, intentata da Mediaset e da Fininvest con due distinti esposti. Vivendi ha depositato in tribunale una domanda riconvenzionale di risarcimento danni in merito alla campagna mediatica in corso nell’ambito del contenzioso in atto fra i francesi e Mediaset dopo lo stop all’acquisizione di Premium.
L’estate scorsa, Mediaset aveva avviato un’azione civile contro Vivendi, chiedendo l’esecuzione del contratto firmato l’8 aprile 2016, che prevedeva la vendita di Premium e uno scambio azionario tra Mediaset e Vivendi, e un risarcimento di 50 milioni di euro per ogni mese di ritardo nell’esecuzione. A sua volta Fininvest aveva avviato un’azione legale quantificando in 570 milioni i danni da immagine e da caduta del titolo Mediaset in Borsa. Il giudice civile Vincenzo Perrozziello ha deciso di unificare i due procedimenti.
Nei mesi scorsi, Vivendi, tramite un portavoce, aveva fatto sapere di non “accettare di essere accusata di non onorare i contratti, riservandosi ogni azione per tutelare la sua onorabilità”, compresa una causa per diffamazione. Così è stato ma oggi Mediaset non è stata a guardare ed è subito passata al contrattacco, ha infatti presentato una querela per diffamazione contro Vivendi a seguito di alcune interviste del ceo, Arnauld de Puyfontaine, sulla ricostruzione dei fatti. Solo ieri in un’intervista al Financial Times, il top manager ha definito “ingannevoli” alcune informazioni fornite da Mediaset sulla pay tv prima dell’accordo.
Anche Fininvest ha reagito, accusando Vivendi nella sua scalata fino a quasi il 30% del capitale di Mediaset di aver rotto il patto parasociale che le impediva di salire oltre il 3,5% del capitale del gruppo di Cologno Monzese. Perciò i legali del Biscione hanno chiesto ai francesi un risarcimento danni per violazione del patto parasociale che, stando a quanto si è appreso, faceva parte dell’accordo sulla cessione di Premium. I danni non sono ancora stati quantificati né da Mediaset né da Fininvest.

Deutsche Bank chiude in rosso e perde 1,4 miliardi

deutsche bank 3La Deutsche Bank chiude nuovamente in rosso il bilancio del 2016 con una perdita di 1,4 miliardi di euro. Nel 2015 la perdita in bilancio ammontava complessivamente a 6,8 miliardi di euro. A determinare il risultato di bilancio per il 2016 ha contribuito principalmente il quarto trimestre che da solo ha registrato una perdita di 1,9 miliardi dovuta alle partite straordinarie per 2,9 miliardi tra i quali le rettifiche di valore sugli avviamenti ed i contenziosi per 1,6 miliardi di euro. Sull’impatto hanno pesato anche le condizioni di mercato ed i tassi bassi sui ricavi annuali scesi del 10% totalizzando 30 miliardi di euro. Secondo le dichiarazioni del Ceo, John Cryan hanno pesato “le azioni intraprese per modernizzare la banca così come le turbolenze di mercato”.

A fine del 2016, il gruppo ha completato la cessione delle attività non strategiche ed ha aumentato gli indici patrimoniali. Il Core capital ratio (Common Equity Tier 1) a fine anno era dell’11,9% contro il 11,1% a fine del terzo trimestre 2016. Le riserve di liquidità a fine anno ammontavano a 218 miliardi contro i 200 miliardi a fine del terzo trimestre.
Le previsioni per il 2017 dovrebbero essere quelle di un ritorno all’utile come ha dichiarato il ceo John Cryan :”le nostre aspettative sono di essere redditizi quest’anno, visto che ci siamo lasciati alle spalle un sacco di terribili difficoltà e abbiamo fatto molti buoni progressi. In alcuni settori, come capital market, va molto meglio di prima”.

Nonostante le dichiarazioni confortanti del Ceo della Deutsche Bank, i risultati di bilancio non hanno convinto il mercato. Alla borsa di Francoforte il titolo perde il 5%.

L’Istituto di credito tedesco dovrà affrontare un altro problema a seguito dell’impegno preso alla Conferenza del clima di Parigi. Gradualmente ridurrà l’esposizione per i finanziamenti accordati all’industria del carbone di cui è il principale finanziatore. Con un comunicato, la Banca tedesca ha dichiarato: “ Deutsche Bank e le sue controllate non concederanno nuovi finanziamenti per l’attività di estrazione del carbone termico greenfield o per la costruzione di nuove centrali a carbone”.

Per lo scandalo dei mutui sub-prime, la Deutsche Bank ha pagato nel 2016 agli USA una multa di sette miliardi di dollari.
I risultati di bilancio del 2016 sono stati inferiori alle aspettative. Il mercato avrebbe buoni motivi per dubitare sul conseguimento di un utile di bilancio a fine 2017.

Salvatore Rondello

Dieselgate Volkswagen: sotto accusa l’intero CdA

VW-DieselgateA nove mesi dal suo inizio, si comincia a delineare il quadro giudiziario collegato al “Dieselgate”, lo scandalo sull’alterazione dei dati riguardanti le emissioni inquinanti che ha colpito la Volkswagen nel settembre 2015. Secondo quanto riportato dal settimanale Der Spiegel, il tribunale amministrativo della Bassa Sassonia, dove il gruppo ha la sede, ha iscritto sul registro degli indagati sia Martin Winterkorn,  ex-CEO del gruppo Volkswagen, che Herbert Diess, l’attuale presidente della casa automobilistica.

Per entrambi l’accusa è di aver manipolato il mercato azionario a favore del gruppo Volkswagen in merito agli eventi del 22 settembre del 2015. Quel giorno, mentre cominciava a delineare l’entità dello scandalo, un comunicato ufficiale del CdA Volkswagen annunciava che per fronteggiare il “Dieselgate” sarebbero serviti 6,5 miliardi di Euro, cifra poi rilevatasi essere di 16,5 miliardi. Secondo il rapporto compilato dal BaFin, l’equivalente tedesco della Consob riportato dall’agenzia Reuters, il gruppo avrebbe presentato consapevolmente una cifra più bassa del reale allo scopo di contenere i danni finanziari e manipolando di fatto il corso azionario del titolo.

Gli inquirenti non escludono che il numero degli indagati aumenti arrivando ad includere, qualora fosse seguito il rapporto del BaFin, tutti i dieci attuali membri del CdA della casa automobilistica di Wolfsburg. Si colpirebbero così gli attuali vertici del gruppo, ovvero il CEO Matthias Müller e l’attuale presidente del consiglio di vigilanza Dieter Pötsch, ai tempi direttore finanziario del gruppo e firmatario del comunicato del 22 Settembre.

Una probabile condanna degli amministratori del gruppo, primo fra tutti Winterkorn, aprirebbe la strada a richieste di risarcimento da parte degli investitori istituzionali del gruppo, mettendo a rischio i futuri investimenti della società e la competitività internazionale dell’azienda. Con un fatturato di oltre 200 miliardi di Euro l’anno, Volkswagen è la principale azienda tedesca ed il il terzo costruttore del mondo ed il primo d’Europa, di cui copre il 25% del mercato. Quasi 600.000 sono i dipendenti dell’azienda, senza tener conto dell’enorme indotto non solo nazionale, ma internazionale: un’ulteriore crisi mettere fortemente a rischio, quindi, migliaia di posti di lavoro e avere enormi conseguenze sull’intero impianto produttivo e finanziario europeo.

I tedeschi usano dire che “se la Volkswagen starnutisce, la Bassa Sassonia prende l’influenza e tutta la Germania deve mettersi al riparo”. Visto l’entità dello scandalo e l’importanza del gruppo anche l’Europa dovrebbe cominciare a preoccuparsi.

Simone Bonzano