CEFFONE AL POPOLO

balcone di maio governo

“Non era mai capitato a nessuno la bocciatura della manovra economica. Mai! Tutti d’accordo, anche i governi sovranisti alleati di Salvini. E ora? A giorni le agenzie di rating esprimeranno il loro giudizio sulla tenuta del debito italiano. Basta scendere di un livello – scalino ‘spazzatura’ – e l’acquisto dei nostri titoli di stato precipita. Bel casino”. Commenta così Riccardo Nencini, segretario del Psi, la bocciatura da parte della Ue della manovra economica. Nencini prosegue: “Mutui più cari, aumento del debito pro capite, investimenti in calo, fuga dei capitali, spread alle stelle. Meno posti di lavoro. Il governo reagisce attaccando l’Europa. La verità? La manovra non convince nessuno. Il ceffone al popolo lo sta dando il governo” ha concluso Nencini.

Ieri l’Unione europea ha bocciato la manovra del governo e subito dopo si è aperta una crisi istituzionale con la Presidenza della Repubblica. Inoltre sembrerebbe spaccato il centro destra con la Lega e Fratelli d’Italia che attaccano l’Ue e Forza Italia che la difende. Dunque, l’Italia è divisa tra europeisti ed antieuropeisti, ma la posta in palio è molto più alta. Sono in gioco la democrazia, l’Unione europea, le libertà dei popoli ed il loro benessere economico e sociale. L’invito dell’Ue a modificare la finanziaria è stato molto chiaro. Entro tre settimane il governo dovrebbe presentare una nuova proposta, ma già si sa che non ci sarà nessun cambiamento.

La Commissione europea ha scritto: “Le misure incluse nel documento programmatico di bilancio 2019 dell’Italia indicano un chiaro rischio di fare marcia indietro rispetto alle riforme che il Paese aveva adottato. In particolare, la possibilità di pensionamenti anticipati inverte la rotta rispetto a precedenti riforme delle pensioni che sottendono alla sostenibilità a lungo termine del consistente debito pubblico italiano. L’introduzione di un condono fiscale potrebbe scoraggiare il rispetto, già basso, delle norme fiscali, premiando implicitamente i comportamenti che non rispettano le leggi, compensando in gran parte l’effetto positivo del rafforzamento della fatturazione elettronica. Data la dimensione significativa dell’economia italiana nell’area euro, la scelta del governo italiano di aumentare il deficit di bilancio, sebbene debba far fronte alla necessità di affrontare problemi legati alla sostenibilità delle finanze pubbliche, crea rischi di ricadute negative per gli altri Stati membri dell’Eurozona”.

Il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, ha già puntualizzato: “La manovra non cambia. Dopo la bocciatura dell’Ue al provvedimento il governo italiano tira dritto. Da Bruxelles possono anche mandare 12 letterine, ma la manovra non cambia”.

Ma anche il sottosegretario all’Economia M5S, Laura Castelli, ha detto: “Non ci sarà nessuna revisione. Quella manovra è ciò che serve. Abbiamo detto la verità sui numeri e non facciamo come i Governi precedenti che sparavano cifre esilaranti per poi ottenere norme catastrofiche. Avete capito dalle dichiarazioni di Conte e di Tria la posizione”.

Salvini ha anche rincarato la dose: “Se insistono a tirare schiaffoni a caso mi verrebbe voglia di dare più soldi agli italiani. Tutte le manovre passate negli anni scorsi a Bruxelles hanno fatto crescere il debito di 300 miliardi di euro. Noi siamo qua per migliorare la vita degli italiani, mi sembra un attacco pregiudiziale, la contestazione principale è che non bisogna toccare la legge Fornero che è nel programma del 90% dei partiti tranne che del Pd: è un attacco all’ economia italiana perchè qualcuno vuole comprare le nostre aziende sottocosto”.

Poi, Salvini, sulla Rai ha detto: “Di Rai non ne parlo io, c’è un presidente ed un amministratore delegato che stanno cercando professionalità interne accantonate da anni anche per ragioni politiche. La Rai merita tanto e da spettatore, quando vedo che ci sono programmi pregiudizialmente schierati a sinistra cambio canale. Siamo il primo governo che ha l’informazione pubblica tutta contro, non faccio il ‘piangina’, tiro diritto ma spero che la Rai sia equilibrata e dia spazio a tante voci”.

Il premier Giuseppe Conte, riferendosi alla sua visita in Russia ha scritto: “Questa mattina all’Expocentre di Mosca ho incontrato gli imprenditori italiani. Donne e uomini preparati e vincenti che portano in alto il made in Italy in Europa e nel mondo. A loro ho ribadito che l’Italia è un Paese che gode di buona salute, i fondamenti della nostra economia sono solidi. Il Governo farà la sua parte per far crescere le imprese italiane. C’è un grande impegno in tal senso, come dimostrano anche le misure contenute nella manovra”.

Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, ospite a Bologna del congresso della Camera del Lavoro, ha detto: “Se il Governo non apre il confronto, penso che dobbiamo essere molto netti e dare una risposta di mobilitazione e di iniziative. Ma dobbiamo essere altrettanto netti tra di noi e dirci che non è scontato, senza un lavoro preparatorio, che le masse ci seguano”.

Le provocazioni e le cadute di stile si ripetono in continuazione. L’eurodeputato leghista Angelo Ciocca, al termine di una conferenza stampa della Commissione a Strasburgo, ha messo la sua scarpa sopra i fogli che Moscovici aveva usato come traccia per il suo discorso sul documento programmatico di bilancio italiano. Il commissario Europeo agli Affari Economici e Finanziari, Pierre Moscovici, ha commentato: “L’episodio della scarpa made in Italy è grottesco. All’inizio si sorride e si banalizza perché è ridicolo, poi ci si abitua ad una sorda violenza simbolica e un giorno ci si risveglia con il fascismo. Restiamo vigili. La democrazia è un tesoro fragile”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier, Matteo Salvini che ha affermato: “Non voglio uscire dall’Europa, non voglio uscire dall’euro, voglio che i miei figli crescano in Europa. Non voglio sbattere le scarpe sui tavoli, però lasciate che gli italiani lavorino”. A chi gli ha chiesto del gesto dell’europarlamentare Ciocca, che ha simbolicamente ‘calpestato’ la relazione dei commissari sulla manovra italiana, Salvini ha tagliato corto: “L’Europa non la cambi con le provocazioni…”.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non è la prima volta che richiama il Governo ‘all’equilibrio di bilancio’ ma, martedì 23 ottobre, ha voluto declinarlo in una logica che non è quella dell’«astratto rigore» ma a tutela delle famiglie e del risparmio, in una prospettiva di «equità e con uno sguardo lungo sullo sviluppo». Si può dire che i suoi avvisi stanno diventando una goccia, ripetuti in ogni occasione possibile e con una finalità chiara: evitare che l’Italia vada a sbattere.

Non a caso Mattarella ha parlato della necessità di «scongiurare che il disordine della pubblica finanza produca contraccolpi pesanti anzitutto per le fasce più deboli, per le famiglie che risparmiano pensando ai loro figli, per le imprese che creano lavoro». Un rischio che c’è per una somma di ragioni: per le conseguenze di uno strappo con l’Europa; per l’indicatore dello spread che è tornato a sfiorare quota 320 e che comporta un aggravio di spesa pubblica a danno, di misure che potrebbero andare ai più svantaggiati; per il sistema del credito che è sotto pressione; per le previsioni sul Pil che molti istituti indipendenti danno sotto la quota prevista dal Governo. Insomma, è evidente che ci sono elementi di preoccupazione anche se non drammatici, anche se non di allarme.

Tra l’altro al Colle spetta la firma sulla legge di bilancio che nessuno mette in discussione anche se qualche valutazione inizia a essere fatta. Il punto è che lo stesso Governo (nella lettera alla Ue) dichiara apertamente di aver violato regole Ue che hanno piena copertura in Costituzione e dunque non è escluso che Mattarella possa dire qualcosa nel momento del suo via libera. Se quindi per il Governo la strada che si apre da qui a tre settimane è complicata, lo è pure per il capo dello Stato che ha l’obiettivo di portare verso una ricucitura con l’Europa con mediazioni che allenterebbero la tensione anche sui mercati, vero motivo di timore per il sistema.

Allora, quelle parole di ieri danno una mano a chi nell’Esecutivo vuole usare questo tempo per negoziare, davvero, con Bruxelles. È vero che tutti mostravano la faccia più dura, a cominciare da Di Maio e Salvini, ma nel premier così come in Tria e in una parte della Lega (sensibile alle preoccupazioni del Nord produttivo) e pure in alcuni settori dei 5 Stelle (area Fico) si punta a ritrovare un dialogo. Martedì dopo la bocciatura della Ue non era il giorno giusto per far intravedere cambiamenti sulla manovra, sarebbe stato un cedimento repentino verso Bruxelles, ma davanti ci sono tre settimane di trattativa e di “esame” dei mercati.

Ecco quella di Mattarella è la mano tesa a chi non chiude le porte a correzioni di rotta. Una sponda ai “dialoganti” della maggioranza ma collaborativa con tutto il Governo tant’è che in precedenza aveva subito firmato il decreto fiscale. Un richiamo in “pace” fatto per preparare il terreno a chi volesse cominciare un’opera di disarmo in una guerra con l’Ue dagli esiti incerti.

Ma nel governo giallo-verde c’è veramente qualche anima dialogante? E se invece non ci fosse ? Il governo si aspettava la risposta negativa dell’Ue. Dunque, è legittimo pensare che la manovra è stata volutamente congegnata provocatoriamente per finalità poco chiare ma diverse dalle demagogiche dichiarazioni per accattivarsi il consenso popolare.

Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, intervenendo di fronte alle commissioni Esteri congiunte di Camera e Senato, ha sottolineato: “L’Unione Europea ci riserva una bocciatura sulla manovra e chiede un nuovo documento: ora l’Italia ha tre settimane di tempo per rispondere, con il Governo italiano che esclude comunque un nuovo documento. L’ultima parola spetta ai Parlamenti nazionali, la Commissione può comunque aprire una procedura per disavanzo eccessivo: queste sono le dinamiche istituzionali”.

L’esecutivo Lega-Movimento 5 Stelle è dunque convinto di “essere sulla strada giusta” come è stato confermato dal vice premier Di Maio. Non ci resta che attendere le prossime mosse. Lo scontro avverrà in Parlamento dove attualmente non ci sono i numeri per una modifica. Lascio immaginare ai lettori gli sviluppi ulteriori. Il proscenio è brutto assai.

Salvatore Rondello

140mila senza CIG. A chi spetta la pensione di cittadinanza. Naspi, accesso alla domanda

140mila a rischio
STOP A CASSA INTEGRAZIONE
“Migliaia di lavoratrici e lavoratori a fine settembre si sono di fatto ritrovati disoccupati poiché sono scaduti gli ammortizzatori sociali”. È quanto ha recentemente dichiarato la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti, per la quale servono “nuove norme che correggano provvedimenti ingiusti e sbagliati, come il dlgs 148/2015″. “Sosteniamo – ha affermato – la mobilitazione di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil” davanti al Mise “per chiedere risposte immediate al Governo e per evitare migliaia di licenziamenti”. Secondo alcune stime sono 140mila, nel solo settore metalmeccanico le persone colpite dallo stop degli ammortizzatori sociali ma la crisi riguarda anche altri comparti e aziende impegnati da mesi in difficili vertenze.
Da un’analisi degli ultimi dati Inps sulla Cassa integrazione, quelli di luglio, la Cgil rileva un quadro “allarmante”: è evidente, su base annuale, che vi è stato un calo complessivo medio della Cig del 32,4%, ma questo è accompagnato ad un aumento del 9,4% della cessata occupazione. In particolare, preoccupa il raddoppio della Naspi a seguito dell’aumento di 136.617 posizioni, ovvero un +98%, rispetto al mese di giugno. La crescita del ricorso all’indennità mensile di disoccupazione, dimostra che sono molte le aziende che si approssimano all’esaurimento della loro disponibilità di cassa. Cresce quindi il ricorso alla Disoccupazione che nei primi 7 mesi del 2018, rispetto al 2017, ha fatto segnare un +6,2%. Alla fine di dicembre termineranno anche le proroghe di cassa e mobilità in deroga per le aree di crisi complessa e preoccupano le persistenti difficoltà nel ricorso al Fis, ammortizzatore che ha sostituito la cassa integrazione in deroga.
“La prossima legge di Bilancio – ha aggiunto in conclusione Scacchetti – dovrà assolutamente dare risposte a questa emergenza e individuare interventi strutturali capaci di garantire gli ammortizzatori fino alla ripresa delle attività aziendali o fino a nuove opportunità di occupazione”.

Welfare
PENSIONE DI CITTADINANZA, A CHI SPETTA
Dovrebbe esserci anche la pensione di cittadinanza nella prima manovra targata M5S-Lega. L’assegno minimo di 780 euro mensili, infatti, sarebbe una delle misure previdenziali allo studio del governo giallo-verde.
“Avere una pensione per sopravvivere un intero mese è un principio di civiltà”, ha più volte ribadito il vicepremier Di Maio, promettendo che dal 1 gennaio 2019 scatterà l’aumento. Ma in cosa consiste e a chi spetterebbe? Cavallo di battaglia dei pentastellati, la pensione di cittadinanza sarebbe riservata ai pensionati indigenti, in maggioranza donne, che attualmente percepiscono un assegno inferiore a 780 euro mensili, valore che l’Istat considera come soglia di povertà.
Al primo gennaio 2018 – secondo i dati riportati dall’Inps, nel suo osservatorio sulle pensioni del marzo scorso – il 62,2% dei pensionati in Italia percepisce un importo inferiore a 750 euro. “Questa percentuale però – sottolinea l’Inps – costituisce solo una misura indicativa della povertà, per il fatto che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi”.
La pensione di cittadinanza, infatti, non sarebbe riconosciuta a tutti coloro che percepiscono un trattamento pensionistico inferiore all’importo minimo prestabilito, ma soltanto a chi ha un reddito familiare e un patrimonio insufficiente per vivere una vita dignitosa e di conseguenza si trova in una condizione di povertà.
Dunque, per accedere al nuovo strumento pensionistico, come per usufruire di altre prestazioni previdenziali, non verrebbe preso in considerazione solamente il reddito del titolare ma si potrebbe tener conto anche di altri fattori come il numero di familiari a carico ed il reddito del coniuge. D’altronde “delle 11.117.947 pensioni con importo inferiore a 750 euro” erogate in Italia al primo gennaio 2018, evidenzia ancora l’Inps, “solo il 44,3% (4.930.423) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, come integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile”. Ciò vuol dire, in pratica, che i destinatari della nuova misura previdenziale dovrebbero aggirarsi intorno ai 4 milioni e mezzo di persone.

Inps
NASPI: ACCESSO SEMPLIFICATO ALLA DOMANDA
La Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (Naspi) è una indennità mensile di disoccupazione, istituita dall’art. 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, che sostituisce le precedenti prestazioni di disoccupazione Aspi e MiniAspi in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a decorrere dal 1° maggio 2015. La Naspi è erogata su domanda dell’interessato dall’Inps.
La Naspi spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione.
Importante, chi intende avviare un’attività lavorativa autonoma o d’impresa individuale o vuole sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa, nella quale il rapporto mutualistico ha a oggetto la prestazione di attività lavorativa da parte del socio, può richiedere la liquidazione anticipata e in un’unica soluzione della Naspi.
Dal 23 febbraio 2018 è in sperimentazione su un campione di soggetti il servizio di accesso semplificato alla domanda di Naspi precompilata destinato a lavoratori dipendenti che hanno perduto involontariamente il lavoro e che potrebbero avere diritto alla indennità Naspi, se in possesso dei requisiti legislativamente previsti. Alla domanda l’interessato dovrà aggiungere solo gli altri eventuali elementi in suo possesso.
Per fruire del servizio l’assicurato dovrà accedere, tramite il proprio Pin, all’Area MyInps – I tuoi avvisi – dove troverà un avviso e il link alla domanda precompilata. Qualora in possesso di Pin ordinario, al termine della compilazione della domanda si raccomanda di convertire il Pin in Pin dispositivo.
Gradualmente il servizio verrà esteso alla generalità degli assicurati, con contratto di lavoro dipendente, cessati involontariamente.

Inps
COLF: ENTRO IL 10 OTTOBRE IL VERSAMENTO ALL’INPS
È scattato il conto alla rovescia per il versamento dei contributi Inps relativi a colf e badanti. Entro mercoledì 10 ottobre prossimo tutte le famiglie che si avvalgono della collaborazione di personale domestico dovranno saldare la rata relativa al terzo trimestre (luglio – settembre 2018).
Con la circolare numero 15 del 29 gennaio 2018 l’Inps ha reso noto i nuovi importi relativi ai contributi previdenziali da corrispondere per i lavoratori domestici (cosiddetti colf e badanti). Gli importi dei contributi dovuti sono validi dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018. Inoltre sempre relativamente al lavoro domestico, lo scorso 17 gennaio è stato sottoscritto, fra le rappresentanze sindacali, l’accordo relativo alle retribuzioni minime di colf e badanti.
Oltre alle retribuzioni minime con l’accordo di rinnovo del Ccnl lavoro domestico sono stati aggiornati anche i valori convenzionali di vitto e alloggio da erogare con decorrenza 1° gennaio 2018. I contributi previdenziali utili ai fini pensionistici e previdenziali dei collaboratori domestici, presentano anche una novità sui versamenti da effettuare per l’anno in corso. Per i datori di lavoro, in particolare, vige un obbligo di pagamento dei contributi previdenziali su base trimestrale e in base alle ore effettivamente lavorate. Il versamento può avvenire con diverse modalità come:
Utilizzo di bollettini Mav da inviare all’Inps per l’attestazione del corretto pagamento dei contributi ai lavoratori domestici.
Servizio online sul portale dei pagamenti dell’Inps. In questo caso la sezione da utilizzare è pagamento immediato pagoPa.
Presso i punti aderenti al circuito Reti amiche, comunicando il codice fiscale e la tipologia di contributi da corrispondere.
Sul sito dell’Inps, è allocato un comodo software per la simulazione del calcolo della contribuzione da corrispondere per il personale domestico. In tutti i casi comunque è l’Inps che invia a domicilio i modelli di pagamento ai datori di lavoro domestico in base alle modalità da loro indicate.
Per il 2018 l’Istat ha rilevato una variazione dei prezzi al consumo pari all’1,1% per le famiglie degli operai e degli impiegati per il 2017. Di conseguenza l’Inps ha rideterminato l’importo delle retribuzioni convenzionali sulle quali calcolare i contributi per previdenza e pensioni di colf e badanti assunti con regolare contratto. Per i rapporti di lavoro a termine invece continua ad applicarsi il contributo addizionale, a carico del datore di lavoro, pari all’1,4% (L. 92/2012).
Di seguito si riporta la tabella dei contributi relativi all’anno di riferimento 2018:

Rapporti di lavoro di durata fino a 24 ore settimanali – retribuzione oraria effettiva – contributo orario (tra parentesi la quota a carico del lavoratore) con Cuaf (*) senza Cuaf

Retribuzione oraria     Contributo orario con Cuaf     Contributo orario senza Cuaf*

fino a 7,97 euro                 1,51 (0,35)                                       1,51 (0,35)

da 7,97 fino a 9,70 euro    1,70 (0,40)                                    1,71 (0,41)

oltre 9,70 euro                   2,07 (0,49)                                      2,08 (0,49)

più di 24 ore settimanali   1,10 (0,26)                                      1,10 (0,26)

Come detto sopra a queste quote va aggiunta l’eventuale addizionale dell’1,4% per i contratti a tempo determinato (tranne per le sostituzioni di lavoratori assenti).
(*) Il contributo Cassa Unica Assegni Familiari (Cuaf) è sempre dovuto, esclusi i casi di rapporto di lavoro tra coniugi e tra parenti o affini entro il terzo grado conviventi. (parenti: figli, fratelli o sorelle e nipoti; affini: genero, nuora e cognati). Fra parentesi è invece indicata la quota parte a carico del lavoratore. Se la colf però lavora più di 24 ore settimanali presso la stessa famiglia l’onere previdenziale complessivamente dovuto è di 1,10 euro (0,26) (o di 1,10 (0,26) senza Cuaf) a prescindere dalla retribuzione oraria effettivamente percepita.
Da ricordare, infine, che il prossimo termine di pagamento da osservare quello relativo al quarto e ultimo trimestre dell’anno (ottobre – dicembre) sarà per il 10 gennaio prossimo.

Carlo Pareto

Con quota 100 alcune categorie a rischio

Inps-crollo nuove pensioniLa riforma delle pensioni, cioè della legge Fornero, è argomento di stretta attualità che coinvolge milioni di lavoratori e che andrebbe trattato con grande prudenza. Dal governo stanno piovendo promesse di cambiamento con la cosiddetta “quota 100” (somma tra età e anni di contributi versati uguale a 100) al centro di quasi tutti i ragionamenti. Ma non c’è ancora una proposta di legge in Parlamento, e non si sa quando sarà presentata. Sulla riforma della Fornero, Cgil, Cisl e Uil, hanno chiesto al ministro del Lavoro di aprire un tavolo di confronto, già da tempo e in diverse occasioni.

Richiesta che, pochi giorni fa, è stata reiterata da Domenico Proietti, segretario confederale Uil, che ha espresso la preoccupazione dei tre sindacati confederali riguardo una riforma che, se mal gestita, potrebbe creare conseguenze sociali devastanti.

Sempre sulle pensioni, la Uil ha presentato nei giorni uno studio, realizzato dal Servizio politiche previdenziali, che analizza alcuni effetti negativi della quota 100 sull’Ape sociale. Sulla riforma delle pensioni abbiamo intervistato Domenico Proietti, partendo proprio dallo studio sugli effetti negativi messi in risalto da questo studio targato Uil.

Questa riforma s’ha o non s’ha da fare? La legge Fornero va cambiata? Perché? E, soprattutto come? Quale è la posizione della Uil?
La Legge Fornero va assolutamente cambiata, poiché non è stata l’espressione di una riforma previdenziale, quanto piuttosto il risultato di una gigantesca operazione di cassa fatta sul sistema previdenziale italiano. Nello specifico, si è trattato di una misura che ha irrigidito il sistema pensionistico al fine di perseguire una sostenibilità finanziaria dei conti pubblici, raggiunta prendendo indebitamente risorse dalle pensioni ed incidendo negativamente sulla sostenibilità sociale del sistema previdenziale. La UIL si è data da fare, ha lavorato concretamente con proposte precise per cambiare la Legge Fornero, infatti, al fine di migliorare il nostro sistema previdenziale abbiamo sostenuto con forza e sosteniamo tuttora l’introduzione di una reale flessibilità in materia pensionistica. La flessibilità è una grande risorsa, perché consente di usufruire del trattamento previdenziale con requisiti d’accesso anagrafici e contributivi poco rigidi, che possano adattarsi meglio alle esigenze del singolo, poiché il lavoratore deve avere la facoltà di scegliere quando smettere la propria attività lavorativa ed andare in pensione. Inoltre, la flessibilità permette uno sblocco del turnover sul lavoro, garantendo dinamismo e stimolando le assunzioni dei giovani, così da fronteggiare il fenomeno della disoccupazione giovanile.

Con una quota 100 fissa e uguale per tutti e senza alcun vincolo, che fine farebbe l’Ape sociale?
Sta prendendo forma la quota 100, la misura principale per riformare il sistema pensionistico che il Governo intende inserire in Legge di Bilancio 2019. Questo strumento consente al lavoratore di ritirarsi dal lavoro quando la somma degli anni di età e quelli dei contributi versati restituisce come risultato 100. Se si dovesse concedere il pensionamento con Quota 100 senza vincolo alcuno e con 41 anni di contribuzione, senza penalizzazioni, sarebbe una scelta efficace, perché si tratta di due soluzioni utili per continuare a modificare la legge Fornero. Tuttavia, tali provvedimenti devono aggiungersi e non sostituirsi alle importanti misure realizzate negli ultimi anni, soprattutto con riferimento all’Ape Sociale, il cui presupposto è tutelare quei lavoratori che si trovano in grande difficoltà.

Quali sono le categorie di lavoratori che si troverebbero in difficoltà nel caso di quota 100 uguale per tutti?
Quota 100, come già sostenuto, si tratta di una misura efficace, ma, se realizzata con eccessivi vincoli contributivi e con stringenti limitazioni, peggiorerebbe la situazione di alcune categorie di lavoratori, comportando un ritardo di accesso alle pensioni, fino a 4 anni, nel caso di disoccupati e delle lavoratrici madri che dovranno attendere la pensione di vecchiaia a 67 anni. Tale ritardo sarebbe ulteriormente aggravato dall’introduzione di requisiti elevati come l’età minima necessaria a 64 anni o un’anzianità contributiva che non tiene pienamente conto di tutti i contributi maturati dai lavoratori. Attualmente, può accedere all’Ape sociale chi si trova in stato di disoccupazione, chi assiste un familiare disabile ed inoltre quei lavoratori con gravi disabilità possono, a partire dallo scorso anno, accedere a tale misura con “quota 93”, quindi un notevole anticipo rispetto ad un’ipotetica “quota 100”, mentre coloro che svolgono mansioni gravose possono accedere all’Ape sociale con “quota 99”, già dall’età di 63 anni. Sulla base di ciò, “quota 100”, se non fosse strutturata con attenzione, potrebbe danneggiare i risultati positivi raggiunti negli ultimi due anni, che sono stati necessari per introdurre alcuni principi di flessibilità nel nostro sistema pensionistico. Per la UIL, l’unico modo di cambiare realmente la legge Fornero, è estendere l’accesso alla pensione intorno ai 63 anni per tutti i lavoratori e per tutte le lavoratrici, senza vincoli, né limitazioni.

Quali sono le proposte che la Uil porterà all’attenzione del ministro del Lavoro, quando si terrà il tanto atteso incontro assieme a Cgil e Cisl?
La UIL chiede al Ministro del Lavoro di Maio di aprire presto un tavolo di confronto con le Parti Sociali, per trovare soluzioni efficaci e scelte mirate che tutelino i lavoratori: il vero punto di forza del Paese. Come UIL abbiamo a cuore i lavoratori tutti e il futuro previdenziale dell’Italia. È fondamentale reintrodurre una reale flessibilità, intorno ai 63 anni, per tutti i lavoratori senza paletti o vincoli che ne limitino la portata e senza penalizzazioni, poiché, in un sistema contributivo come il nostro è implicito l’incentivo alla permanenza al lavoro. Inoltre, si deve agire tempestivamente per introdurre dei meccanismi che garantiscano pensioni future e dignitose ai giovani lavoratori, che, in questi anni, a causa della precarietà del lavoro, hanno avuto buchi di contribuzione. Si devono eliminare le disparità di genere che penalizzano e colpiscono prevalentemente le donne e per questo la UIL chiede di introdurre misure vantaggiose al superamento di questo gap, che è attualmente presente nel nostro sistema previdenziale. In aggiunta, è opportuno riconoscere l’importante ruolo della maternità, estendendo a tutte le lavoratrici la possibilità di anticipo della pensione, che oggi spetta solo a chi appartiene interamente al sistema contributivo. Si deve poi valorizzare il lavoro di cura, attraverso l’introduzione di meccanismi che gli garantiscano rilievo ai fini previdenziali, prevedendo maggiorazioni contributive e contribuzione figurativa, anche nei periodi di cura svolti al di fuori del rapporto di lavoro. Oltre a ciò, va restituito pieno potere di acquisto alle pensioni in essere con il ripristino della piena indicizzazione e con un significativo taglio delle tasse che gravano prevalentemente sui pensionati. In aggiunta, come UIL, da sempre, proponiamo di separare la spesa previdenziale da quella assistenziale, per avere una percezione più autentica del costo delle pensioni sul nostro bilancio. Inoltre, è bene riaccendere i riflettori sulla Previdenza complementare, con una buona campagna istituzionale di informazione e comunicazione, chiedendo all’Esecutivo di attribuirle importanza ed incentivandola, perché solo in tal senso si può diffondere la cultura della Previdenza complementare. In conclusione, se si vuole far progredire il nostro Paese sul piano previdenziale, fiscale, lavoristico, economico vanno assicurati due elementi imprescindibili: equità e giustizia, che costituiscono i principi guida a cui ispirarsi, poiché pongono le basi del potenziale innovativo, sociale ed economico dell’Italia. Sono proposte importanti per restituire ed attribuire nuovamente equità al sistema previdenziale del Paese e, sulla base di ciò, appare necessario un immediato confronto con il Governo.

Antonio Salvatore Sassu

La grande fuga. I sindacati perdono gli iscritti

bandiere_sindacatiDa diverso tempo il  sindacato italiano continua a registrare un calo nel consenso dei lavoratori.  Soltanto negli ultimi due anni, le principali organizzazioni sindacali hanno perso complessivamente circa 450mila iscritti. Una contrazione, che poteva manifestarsi in forma ancora più allarmante se non ci fosse la Uil che ha fatto registrare, al contrario, un incremento, seppur non particolarmente rilevante. I numeri non lasciano spazio a dubbi: dal 2015 al 2017, i tesserati hanno subito una contrazione di 447mila persone, di cui ben 293mila residenti nel Mezzogiorno.

I dati sono emersi dall’Indice di appeal sindacale (Ias) ideato dall’Istituto Demoskopika che, analizzando il periodo 2015-2017, ha tracciato una classifica delle regioni in relazione all’attrattività delle principali organizzazioni dei lavoratori sul territorio. Due gli indicatori utilizzati: gli iscritti ai sindacati di Cgil, Cisl, Uil e le persone di 14 anni e più che hanno svolto attività gratuita per un sindacato.  Il maggiore decremento  si è registrato nella Cgil con un calo di 285mila iscritti, seguita dalla Cisl con meno 188mila tesserati. Per la Uil, l’andamento è stato in controtendenza: circa 26mila iscritti in più  nell’arco temporale osservato.

Piemonte, Valle d’Aosta e Campania si collocano in coda alla graduatoria delle regioni con le organizzazioni sindacali più sfiduciate. Al contrario, sul podio delle regioni a maggiore appeal sindacale si posizionano Basilicata, Toscana e Sicilia. Circa 574mila italiani over 13 anni, pari soltanto all’1,2% della popolazione di riferimento, infine, hanno dichiarato di aver svolto attività sociale gratuita per un sindacato nel 2016 con un decremento di oltre 9 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Sono diversi i fattori che hanno influito sulla perdita di credibilità del sindacato, ma sicuramente l’aspetto principale riguarda l’estensione dei contratti a tempo determinato e la precarietà del lavoro. Quindi, la diminuzione degli iscritti ha una relazione direttamente proporzionale alla diminuzione dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Le fasce di lavoratori meno tutelate risultano poco sindacalizzate o per niente. Poi, sulla Cgil pesano le battaglie portate avanti dalla Camusso sull’abolizione dei voucher, senza trovare consenso tra i lavoratori che molto più facilmente diventano preda del lavoro in nero.

In un periodo in cui la funzione del sindacato è stata quella di rallentare la diminuzione di diritti e dei salari reali, spinto dalla necessità di salvare l’occupazione, dopo l’avvento della globalizzazione, ha smarrito il ruolo fondante di organizzazione per l’elevazione sociale dei lavoratori senza riuscire, però, ad organizzare i lavoratori precari. La controtendenza della Uil potrebbe trovare una sua spiegazione nell’aver saputo meglio mostrare il volto umano dell’azione sindacale anche in questo periodo di grandi difficoltà.

I sindacati in Italia potrebbero conquistare un nuovo ruolo se sapranno portare avanti la cogestione prevista dall’articolo 46 della nostra Costituzione, mai realizzata perchè costantemente snobbata dagli stessi sindacati tra cui la Cgil in primis che doveva obbedire alla linea politica del Pci. In Germania la cogestione esiste dal 1946 ed ha contribuito notevolmente al successo economico.

Salvatore Rondello

Ilva, Di Maio rompe il silenzio dopo annuncio sciopero

ilva 3Un mese di assoluto silenzio, dopo la lettera delle sindacati sull’Ilva, poi l’annuncio dello sciopero di tutti gli stabilimenti Ilva il prossimo 11 settembre per cercare di smuovere la situazione di impasse che si è creata sul futuro dell’azienda in amministrazione straordinaria. Così poche ore dopo finalmente è arrivata la risposta dal Mise.
I sindacati – comprese le segreterie generali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Usb- hanno appena ricevuto dal ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio la lettera di convocazione del tavolo sull’Ilva per il 5 settembre nel primo pomeriggio al ministero. Al tavolo parteciperanno la società AmInvestco, i commissari straordinari dell’Ilva e, oltre a tutti ai segretari generali e ai sindacati metalmeccanici, anche i rappresentati dei lavoratori chimici e del trasporto interessati alla vicenda per l’indotto. Convocata anche Federmanager.
“All’incontro parteciperà il ministro Di Maio”, è specificato nella convocazione come i sindacati e l’azienda avevano chiesto. Le parti sono convocate per “proseguire il confronto relativo alla cessione della società”.

Voucher, intesa nel governo su modifiche Dl dignità

lavoro campi

Da quanto si apprende da fonti di maggioranza governativa, sarebbe stata raggiunta l’intesa tra M5S e Lega sulle principali modifiche da apportare al decreto dignità. Via libera quindi all’ampliamento dell’utilizzo dei voucher in agricoltura e per i settori del turismo e, probabilmente, anche degli enti locali. In arrivo anche, come annunciato dal ministro Luigi Di Maio, gli incentivi alle trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti stabili, con un meccanismo che restituirà alle imprese i costi aggiuntivi (0,5%) dei rinnovi.

Ma, la Cgil è intervenuta nuovamente sui voucher. Lo aveva già fatto durante il governo Gentiloni costringendolo a limitarne gli utilizzi. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, sull’ipotesi della reintroduzione dei voucher nel ‘decreto dignità’ in discussione alla Camera, durante una trasmissione a Radio Anch’io, ha affermato: “La posizione della Cgil sui voucher è molto dura e netta. Se fosse vero che vengono riprodotti e allargati penso che bisogna fare una discussione se chiamarlo decreto dignità o decreto liberalizzazione. I voucher sono un perfetto strumento di sfruttamento, Di Maio forse deve mettersi d’accordo con sé stesso su quale è l’obiettivo del provvedimento. Si vuole reintrodurre uno degli strumenti peggiori”.

Alla domanda se la Cgil è pronta a rimobilitarsi come ha già fatto in passato, Camusso ha risposto: “Senza dubbio”. A proposito delle modalità, se con referendum o altro, ha detto: “Vedremo la norma e vedremo gli strumenti. E’ sbagliato non permettere ai cittadini italiani di esprimersi”.

Però, bisognerebbe anche chiedere alla Camusso ed alla Cgil con quali strumenti alternativi intenderebbero contrastare il lavoro in nero da cui ne deriva l’evasione e l’elusione contributiva e fiscale con danni ai lavoratori in termini di prestazioni pensionistiche ma anche di entrate per l’erario.

S. R.

Sempre più persone accedono ai servizi con l’applicazione ‘Inps Mobile’

Consulenti del lavoro

FARI PUNTATI SU APE AZIENDALE

La Fondazione studi consulenti del lavoro, con la circolare n.13/2018, fa luce sull’Ape aziendale. Dal 13 aprile scorso, l’Inps ha infatti reso disponibile sul proprio sito il servizio che consente di fare domanda per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica, l’Ape volontario. “Questa possibilità ha aperto le porte anche alla cosiddetta Ape aziendale: un ulteriore strumento di flessibilità in mano ai datori di lavoro privati, che consente di incentivare l’esodo dei lavoratori”, spiegano i consulenti del lavoro. Nella circolare della Fondazione studi si ricorda che l’Ape aziendale è richiedibile “contestualmente alla domande dell’Ape volontario fino al 31 dicembre 2019, salvo ulteriori proroghe previste da future disposizioni normative”.

I consulenti, nella circolare, evidenziano con esempi pratici la natura, convenienza e modalità di calcolo della possibilità di uscita anticipata dal lavoro. Si ritiene, infatti, che l’Ape aziendale possa annoverarsi, se opportunamente usata, fra le iniziative più interessanti con cui favorire i ricambi generazionali nelle imprese. L’Ape aziendale consente, infatti, ai datori di lavoro e agli altri soggetti designati dalla norma di aumentare, direttamente e senza costi aggiuntivi, la posizione assicurativa del proprio lavoratore attraverso una ‘dote contributiva’ che comporta un incremento stabile della cosiddetta Quota C (Contributiva) della posizione assicurativa, senza alcun aumento delle settimane contributive utili ad avere diritto alla pensione.

I destinatari della misura sono i datori di lavoro privati, gli enti pubblici economici; gli Istituti autonomi case popolari, trasformati in base alle diverse leggi regionali in enti pubblici economici; gli enti che – per effetto dei processi di privatizzazione – si sono trasformati in società di persone o società di capitali ancorché a capitale interamente pubblico; le ex Ipab trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto prive dei requisiti per trasformarsi in Asp, e iscritte nel registro delle persone giuridiche; le aziende speciali costituite anche in consorzio; i consorzi di bonifica; i consorzi industriali; gli enti morali; gli enti ecclesiastici. L’Ape aziendale è accessibile anche agli ‘enti bilaterali’ e ai Fondi di solidarietà bilaterali.

Innovazione

CRESCE USO APP MOBILE INPS

Sempre più persone accedono ai servizi messi a disposizione dall’Inps con l’applicazione ‘Inps Mobile’, utilizzabile su dispositivi Apple e Android. E’ quanto si legge in una nota dell’Inps. Fra quelli che l’Istituto ha da tempo reso disponibili, grande successo stanno ottenendo in particolare i servizi ‘Stato domanda’ e ‘Stato pagamenti’, che consentono agli utenti di acquisire importanti informazioni senza doversi recare agli sportelli. Con il servizio ‘Stato domanda’, fornendo il proprio codice fiscale e il proprio pin o spid, si può visualizzare lo stato di lavorazione di una richiesta presentata all’Istituto. Con il servizio ‘Stato pagamenti’, invece, sempre fornendo il proprio codice fiscale e il proprio pin o spid, ciascuno può visualizzare il dettaglio di un pagamento erogato dall’Istituto in suo favore, a fronte di una o più prestazioni pensionistiche o non pensionistiche.

Le informazioni visualizzabili si riferiscono all’ultimo pagamento erogato, in ordine cronologico, per ogni prestazione e con un orizzonte temporale non superiore agli ultimi due mesi precedenti alla data di consultazione. La finalità del servizio è, infatti, quella di fornire all’utente un riscontro immediato del pagamento disposto, in suo favore, dall’Inps per il mese corrente.

Nei primi 4 mesi del 2018 i contatti del servizio ‘Stato pagamenti’ sono stati 18.748.283, contro i 34.003.761 dell’intero 2017, con un picco nel mese di gennaio di 5.447.415 visite virtuali. I contatti del servizio ‘Stato domanda’ nel primo quadrimestre 2018 sono stati invece 5.978.612, a fronte dei 9.977.400 dell’anno precedente (in questo caso il numero maggiore di visite, 1.777.825, si è registrato nel mese di marzo).

Imprese e sindacati

INSIEME PER LA SICUREZZA SUL LAVORO

Parte dal Bhge Florence Learning Center l’iniziativa congiunta di Federmeccanica, Assistal e Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil per promuovere la cultura della sicurezza e le buone pratiche nei luoghi di lavoro. “Con la stipula del contratto nazionale del 26 novembre 2016, Federmeccanica, Assistal, Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil -spiega una nota delle sigle di datori e lavoratori della meccanica- hanno condiviso che la tutela della salute dei lavoratori impone la massima attenzione e responsabilità e che l’impegno in tale ambito debba essere totale e dettato da un profondo rispetto per la persona, che rappresenta il primo presupposto sia della cultura della sicurezza sia di un’efficace attività di prevenzione. A questo fine il nuovo ccnl ha previsto la costituzione della Commissione paritetica nazionale”.

L’incontro svoltosi di recente a Firenze, presso Bbghe-Nuovo Pignone, rappresenta la prima iniziativa pubblica della Commissione e l’inizio di un percorso congiunto che, lungo tutta l’Italia, porterà i temi della salute e della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro nelle diverse tipologie di aziende e impianti che compongono il settore metalmeccanico.

A sancire la prima fase dei lavori della Commissione è stata la sottoscrizione, avvenuta nel corso del convegno fiorentino, di un protocollo di intesa con Inail rappresentato dal presidente, Massimo De Felice, che permetterà di perseguire gli obiettivi di conoscenza del fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali nel settore metalmeccanico e della installazione di impianti e di svolgere con più efficacia la diffusione della cultura della sicurezza e delle attività di prevenzione.

“La scelta di organizzare questo evento presso un’azienda non è casuale -spiega la nota- ma dettata dalla volontà di far conoscere e approfondire gli esempi di ‘buone pratiche’ in materia di sicurezza che ogni giorno le aziende mettono in campo e che, come nel caso di Bhge-Nuovo Pignone, il controllo della sicurezza è esteso anche a tutta la filiera degli appalti. L’invito che le parti hanno rivolto alle istituzioni è quello di cominciare a premiare queste esperienze, attraverso un riconoscimento concreto affinché venga incentivata sempre più la diffusione di queste buone pratiche, tra le grandi aziende come nelle piccole (perché vi sono esempi virtuosi anche tra le Pmi)”.

“Federmeccanica – ha commentato Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica – è impegnata a promuovere la sicurezza sul lavoro e la tutela dell’ambiente. Si tratta di diffondere la cultura della sicurezza e di farlo in maniera capillare, pervasiva. Occorre, quindi, agire sempre di più sulla leva informativa. La sicurezza è prevenzione, la sicurezza è responsabilità di ognuno e richiede il coinvolgimento attivo di tutti”.

“Questo è quello che abbiamo previsto nel nuovo contratto e per questo siamo qui oggi, insieme. Perché sicurezza e cooperazione vanno di pari passo. Le imprese, gli incaricati dalle aziende (Rspp, i preposti, il medico incaricato della sorveglianza sanitaria), assieme ai rappresentanti dei lavoratori in materia di sicurezza e a tutti i lavoratori, possono innescare un circuito virtuoso basato sul confronto e sull’ascolto reciproco. E’ importante che il nostro messaggio parta da un’azienda modello, una buona pratica che può rappresentare un esempio. Qui si fa la cultura della sicurezza, il nostro compito, il nostro impegno è diffonderla”, ha concluso Dal Poz.

Previdenza

PENSIONI PIÙ BASSE DAL 2019

Assegni più leggeri per chi andrà in pensione nel 2019. A partire dal prossimo anno, chi si ritirerà dal lavoro percepirà una pensione annua inferiore, mediamente, di oltre l’1% rispetto a chi ci è già andato o ci andrà quest’anno. Il decreto che lo stabilisce è il dm 15 maggio del ministero del lavoro, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, che fissa i coefficienti di trasformazione del montante contributivo validi dal 2019 al 2021 (i coefficienti che applicati al totale dei contributi versati durante la vita lavorativa, determinano l’importo annuo di pensione cui ha diritto il lavoratore).

Come ha opportunamente ricordato al riguardo ‘Italia Oggi’, da quando nel 2009 è stata introdotta la revisione dei coefficienti non ci sono mai state variazioni positive. Quella corrente è la numero quattro. Il quotidiano specializzato riporta anche un esempio: un lavoratore con 100 mila euro di contributi versati e 65 anni d’età, ha visto calare in questi anni la propria pensione di circa 900 euro. Il prossimo anno sarà di 5.245 euro, nel 2009 è stata di 6.136 euro.

Il quotidiano economico nazionale ha calcolato che se nel triennio 2013/2015, a parità di ogni altra condizione, gli assegni sono stati alleggeriti in media di circa il 3% rispetto al triennio precedente, 2010/2012, con il terzo taglio c’è stata una riduzione ulteriore di circa il 2%, sempre in media, portando a circa l’11% la riduzione, in media, di tutto il periodo che va dal 2009 al 2018.

La riforma Fornero ha agevolato chi rimarrà al lavoro fino a 70 anni e 7 mesi ma dal prossimo anno, ha ribadito il quotidiano ‘Italia Oggi’ entrerà in vigore un nuovo coefficiente: quello legato all’età di 71 anni.

Lavoro

ISPETTORI AD AMAZON ASSUMETE 1.30 INTERINALI

Oltre 1.300 lavoratori precari di Amazon Italia hanno il diritto di essere assunti dal colosso americano dell’e-commerce. È quanto stabilito dall’Ispettorato del lavoro che ha contestato ad Amazon di aver ‘sforato’ le quote consentite dalla legge di lavoratori “somministrati” e chiede la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti. L’accertamento nei confronti di Amazon Italia Logistica era iniziato lo scorso 7 dicembre e il verbale, si legge sul portale dell’Ispettorato, è stato notificato il 30 maggio scorso.

L’Ispettorato del Lavoro contesta ad Amazon di aver ‘sforato’ le quote consentite dalla legge di lavoratori “somministrati” e chiede la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti. E’ in sintesi la conclusione cui giunge l’Ispettorato che dipende dal ministero del Lavoro nel verbale con cui si conclude l’accertamento iniziato nei confronti di Amazon Italia Logistica lo scorso 7 dicembre. Il verbale, si legge sul portale dell’Ispettorato, è stato notificato il 30 maggio scorso.

“È stato contestato all’azienda di aver utilizzato, nel periodo da luglio a dicembre 2017, i lavoratori somministrati oltre i limiti quantitativi individuati dal contratto collettivo applicato. Si evidenzia infatti che l’impresa, a fronte di un limite mensile di 444 contratti di somministrazione attivabili, nel periodo suindicato, ha invece sensibilmente superato tale limite, utilizzando in eccesso un totale di 1.308 contratti per lavoratori somministrati” scrive l’Ispettorato.

“L’iniziativa ispettiva potrà consentire la stabilizzazione degli oltre 1.300 lavoratori interinali utilizzati oltre i limiti, i quali pertanto potranno richiedere di essere assunti, a tempo indeterminato, e a far data dal primo giorno di utilizzo, direttamente dalla società Amazon” prosegue la nota. In esito ad altri profili oggetto di accertamento non sono invece emerse irregolarità, né sono state accertate violazioni in tema di controllo a distanza dei lavoratori.

La replica dell’azienda – Amazon, scrive in una nota il colosso dell’e-commerce, “è un datore di lavoro corretto e responsabile”. “Rispettiamo il lavoro svolto dall’autorità ispettiva e ci impegniamo affinché tutte le osservazioni che ci vengono rivolte siano affrontate il più rapidamente possibile”. Nello specifico in questi giorni, sottolinea Amazon, “abbiamo ricevuto il verbale di accertamento e in esso non è riportato il numero di contratti in somministrazione, citato nei media e nel comunicato stampa dell’Ispettorato del Lavoro”.

Carlo Pareto

Carniti, il coraggio di affrontare il futuro

carniti lama benvenutoLama, Carniti, Benvenuto. Una volta non si diceva Cgil, Cisl, Uil ma Lama, Carniti e Benvenuto. I tre nomi erano sinonimo e simbolo di sindacato: unito, forte, autorevole, vincente. A Roma, nel perimetro di poche centinaia di metri c’era la sede della Cgil in corso d’Italia, della Cisl in via Po, della Uil in via Lucullo e della Federazione unitaria in via Sicilia (presto scomparsa): sull’onda dell’Autunno caldo del 1969 era un intrecciarsi continuo di incontri e di discussioni su come rinnovare la contrattazione e come cambiare la società italiana.

Era il progetto del “sindacato soggetto politico” che discuteva con il governo anche di politica industriale, fisco, sanità, pensioni, casa, sviluppo urbanistico. I metalmeccanici erano la punta di diamante di quella politica innovativa ed unitaria: in corso Trieste per primi avevano dato vita alla mitica Flm, la federazione unitaria dei lavoratori meccanici, combattiva ed attenta alla tutela dei lavoratori e del lavoro.

Sembra una storia di un secolo fa, invece risale agli anni Settanta-Ottanta. Pierre Carniti fu uno dei principali protagonisti di quella straordinaria stagione del sindacato riformista e con i piedi ben piantati al Nord e nelle fabbriche, oltre che negli uffici pubblici e nelle campagne. Oggi, invece, le confederazioni sindacali sono delle organizzazioni sbiadite, deboli, frammentate. Domina la sfiducia, solo i partiti (in particolare quelli tradizionali) stanno molto peggio in quanto a credibilità.

Pierre Carniti, dopo Luciano Lama, se ne è andato. È morto a Roma il 5 giugno all’età di 81 anni, una vita tutta sulle barricate. I funerali si sono svolti il 7 giugno presso la chiesa di Santa Teresa D’Avila (corso d’Italia n.37).

Carniti aveva un fisico esile ma di acciaio, un carattere schivo ma profondo. Non visse in tempi facili. Prima, dal 1970, fu segretario della Fim, la federazione dei metalmeccanici della Cisl, poi dal 1979 al 1985, fu al timone del sindacato cattolico, come si chiamava un tempo. Era un cattolico non democristiano, antifascista e di sinistra, un operaista e riformista radicale.

In quegli anni l’Italia stava vivendo una travagliata stagione di grandi trasformazioni sociali ed economiche, nelle università e nelle fabbriche la contestazione studentesca del 1968 e quella operaia del 1969 avevano dovuto fare i conti anche con i frutti avvelenati del terrorismo. Le Brigate rosse uccidevano e gambizzavano sindacalisti, imprenditori, poliziotti, magistrati, giornalisti. Nel 1978 assassinarono Aldo Moro e massacrarono la sua scorta.

Il lavoro dei sindacalisti era difficile, i dirigenti sindacali erano nel mirino perché erano considerati dalle Br uno dei motori del sistema capitalista italiano da cancellare. Nel mirino c’erano soprattutto i sindacalisti riformisti come Pierre Carniti, ostili al massimalismo e all’antagonismo. Era impegnato a difendere i lavoratori e a cambiare la società, a modernizzarla nel segno della solidarietà, dell’uguaglianza e della libertà. Carniti non ebbe paura, non aveva timore né dei terroristi né di costruire il futuro abbattendo anche dei consolidati ed intoccabili tabù.

Da segretario della Fim combattette per diffondere ed ampliare la contrattazione articolata ed aziendale accanto a quella nazionale. Da segretario della Cisl lottò per conquistare la concertazione sociale tra sindacato, Confindustria e governo. La sua bussola era il coraggio di affrontare il futuro, l’obiettivo era di modernizzare e di rendere più giusta la società italiana.

Sostenne e lottò con convinzione per il patto anti inflazione, toccò e ruppe il tabù della scala mobile. Non si tirò indietro davanti a forti sfide. Appoggiò nel 1984 l’accordo con il governo Craxi per cambiare i meccanismi retributivi, tariffari e fiscali. La tesi era semplice: il primo nemico dei lavoratori e dei pensionati è l’inflazione che erode i salari e danneggia l’occupazione, mandando fuori mercato le aziende. E allora l’inflazione era una emergenza, marciava a due cifre. Non a caso l’inventore della politica dello scambio sociale e della predeterminazione degli scatti della scala mobile fu Ezio Tarantelli, geniale economista, grande riformista, capo del centro studi della Cisl voluto da Carniti. Tarantelli pagò con la vita: per le sue idee riformiste fu ucciso nel 1985 dalle Br all’Università di Roma, dopo una lezione.

Ma il patto anti inflazione passò nonostante tutte le difficoltà. Fu siglato dalla Cisl, dalla Uil e dai socialisti della Cgil (si oppose la maggioranza comunista della confederazione). Nel 1985 il no al referendum abrogativo voluto da Berlinguer contro l’intesa tra il governo Craxi e i sindacati vinse soprattutto per la sua determinazione (il segretario socialista e presidente del Consiglio si batté con forza per l’”accordo di San Valentino” e contro il referendum, mentre il segretario della Dc De Mita fu molto tiepido). Fu un successo. L’inflazione galoppante fu sconfitta, il potere d’acquisto dei salari aumentò, crebbe l’occupazione e la competitività delle aziende italiane.

Immediatamente dopo Carniti lasciò la guida della Cisl, ma restò la sua impronta di riformista coraggioso. Assieme a Lama, Benvenuto e a Del Turco fece di tutto per ricomporre l’unità del sindacato e ci riuscì, anche se le difficoltà non furono poche. Nei congressi, nei comizi e nelle riunioni ripeteva: «L’unità e l’autonomia sono la discriminante della Cisl». Allo slogan di «contarsi per dividersi» contrapponeva quello di «unirsi per contare».

Da senatore ed eurodeputato del Psi e poi dei Ds fece di tutto per unire la sinistra divisa e frammentata in mille pezzi diversi. Fondò i Cristiano Sociali. Ma quello sforzo unitario, purtroppo, ebbe ben poco successo.

R.Ru.
(Sfogliaroma)

Pierre Carniti, sindacalista e coraggioso riformatore

pierre carnitiIl nome francese gli fu dato dal padre antifascista contro l’ordine del regime di dare ai bambini nomi italiani. Pierre era già nato così, contro l’ordine costituito, ed è morto allo stesso modo: provando sempre a ridare slancio a un Paese che sembrava ormai rassegnato. Oggi è morto Pierre Carniti, all’età di 81 anni, storico segretario generale della Cisl. Nato a Castellone, in provincia di Cremona il 25 settembre del 1936, nipote della poetessa Alda Merini che nel 1970 diventato segretario della Fim, l’organizzazione dei metalmeccanici della Cisl, di cui era diventato poi segretario dal 1979 al 1985.
Dal 1989 al 1999 venne eletto deputato europeo, prima per il PSI poi come indipendente nei Democratici di Sinistra. E proprio con i socialisti di Craxi emerse la sua figura antitetica di leader dei lavoratori. Fu infatti il più tenace sostenitore dell'”accordo di San Valentino” (14 febbraio 1984) sulla scala mobile, in dissenso con la Cgil. Consulente economico di Carniti fu l’economista del lavoro Ezio Tarantelli, ucciso, pochi giorni prima del referendum, dalle Brigate Rosse. “Uno degli economisti più aperti alla sfera del possibile, tra i meno faziosi. Dobbiamo purtroppo constatare che proprio questa sua scienza, questa sua intelligenza, questa sua generosità ne hanno segnato la condanna a morte”.
Pierre Carniti nelle riunioni sindacali ribadiva sempre: “L’unità sindacale funziona se scontenta tutti i partiti”. Linea ribadita anche lo scorso ottobre quando ha scritto un appello con questa funzione, indirizzandolo a Cgil, Cisl e Uil. L’obiettivo del vecchio leader sindacale era sollecitare gli antichi colleghi sindacalisti ad auto-riformarsi, puntando sull’unità sindacale come unica possibile reazione alla perdita di credibilità delle organizzazioni dei lavoratori, ma anche all’indebolimento dei diritti e alla crisi del lavoro.
L’attuale segretario dell Cisl, Anna Maria Furlan, lo ha recentemente ricordato come uno dei “maestri sacri del sindacalismo italiano ed europeo”, anche se è il titolo della sua biografia scritta da Paolo Feltrin che sintetizza bene il vissuto di Carniti: “Una vita senza rimpianti”.

Beni confiscati alle mafie: l’Agenzia è fondamentale

agenzia beni confiscatiIl regolamento approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri del 26 aprile scorso su proposta del Ministero dell’Interno – relativo alla disciplina sull’organizzazione e la dotazione delle risorse umane e strumentali per il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ed in attuazione della riforma del Codice Antimafia – presenta carenze procedurali e organizzative che rischiano di mettere l’Agenzia nelle condizioni di non poter esercitare in pieno le funzioni istituzionali di restituzione alla collettività dei patrimoni sottratti alle mafie e ai corrotti. Seppur la legge 17 ottobre 2017, n. 161 abbia introdotto un potenziamento della struttura con l’ampliamento della dotazione organica di personale (da 30 a 200 unità), non si può non ribadire che si sarebbero potute fare scelte più incisive, prevedendo una procedura diversa dalla mobilità, ad es. tramite concorsi di selezione pubblica di professionalità con competenze interdisciplinari. Non ci sono, altresì, certezze dei tempi per portare a regime l’organico nonostante l’urgenza di rendere l’Agenzia pienamente operativa. Non si può non evidenziare che i compiti dell’Agenzia hanno una forte valenza territoriale vista la collaborazione con le Prefetture, le Amministrazioni locali, gli Uffici giudiziari, i coadiutori e le diverse rappresentanze sociali per rendere efficace e veloce il percorso di riutilizzo dei beni e delle aziende sequestrate e confiscate. I nuclei di supporto delle Prefetture ed i tavoli provinciali sulle aziende sequestrate e confiscate di recente introduzione richiedono, pertanto, un presidio dell’Agenzia costante ed efficiente. Non si può quindi procedere con una visione meramente burocratica senza considerare l’esperienza concreta maturata e le buone pratiche amministrative e sociali attivate dal 1996 ad oggi. Le organizzazioni e le associazioni firmatarie del presente Appello esprimono una forte preoccupazione sul metodo sinora adottato e chiedono, quindi, che il confronto con le organizzazioni sindacali di settore possa proseguire nei prossimi giorni in maniera proficua e si rendono disponibili sin da subito a fornire ogni utile suggerimento ed indicazione per migliorare il sistema e l’operatività dell’Agenzia, spinti dalla convinzione che rappresenti un soggetto della Pubblica Amministrazione essenziale nell’azione di contrasto al potere economico e finanziario delle mafie e dei corrotti e di valorizzazione per finalità pubbliche e sociali dei beni mobili, immobili e aziendali confiscati.

Acli, Arci, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre, Cgil, Legambiente, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Uil