CALENDA SALVA TUTTI

carlo-calenda (1)Carlo Calenda ha mantenuto gli impegni nei confronti dei lavoratori Embraco e oggi ha annunciato che gli operai nel torinese manterranno “stessi diritti e stressa retribuzione”. Il ministro dello Sviluppo economico al termine dell’incontro al ministero con le due società che si occuperanno della reindustrializzazione del sito ha assicurato:
“Oggi sono stati presentati ai sindacati i progetti delle due aziende che investiranno nell’ex Embraco riprendendo tutti i lavoratori con gli stessi diritti e le stesse retribuzioni, senza nessun supporto di denaro pubblico”. “È un accordo – ha spiegato – fra le due parti dove in questo momento Invitalia non ha un ruolo: se ci fossero problemi con queste due società, speriamo di no, è pronta ad aprire il paracadute ma mi pare che siamo sulla strada giusta”, ha aggiunto Calenda.

Le due aziende sono la Venture Productions, israeliana con capitale cinese, che punta a produrre robot e droni per la pulizia di pannelli fotovoltaici e filtri per l’acqua e che dovrebbe occupare 370 lavoratori, mentre la seconda è la torinese Astelav, che si occupa della rigenerazione di frigoriferi usati e che dovrebbe occupare in un primo tempo 30 lavoratori e poi successivamente altri 10. Mentre 70 addetti, invece, dovrebbero lasciare l’azienda grazie agli incentivi offerti da Embraco. Calenda, nel ribadire che “non sono stati usati soldi pubblici”, sottolinea che sarà usata “la dote che Whirpool-Embraco ha messo a disposizione per i lavoratori”. Le parti, rileva ancora il ministro, “si vedranno venerdì all’Unione industriale di Torino per definire il dettaglio del passaggio”.
Si attende quindi il fine settimana per la firma, nel frattempo oggi le due aziende hanno presentato ai sindacati i progetti futuri, garantendo gli stessi diritti e gli stessi emolumenti. Le sigle sindacali si sono dette infatti soddisfatte dell’incontro.
“Stamattina abbiamo finalmente conosciuto le due aziende che si insedieranno, ci sono stati presentati i progetti che sembrano interessanti ma bisognerà poi valutare nella concretezza dei quello che succederà”, spiega Ugo Bolognesi della Fiom di Torino. “È una giornata importante per tutti i lavoratori che stavano perdendo il posto di lavoro – aggiunge Arcangelo Montemarano, della Fim Cisl – Sono due società che hanno progetti ambiziosi e seri”. I tempi, rileva Dario Basso della Uilm di Torino, “sono abbastanza contingentati nel senso che l’azienda israeliana ha la necessità di iniziare a produrre molto presto e di assumere circa 370 persone e a regime l’interezza dei lavoratori che rimarrebbero in esubero. Anche Astelav, che ha anche la necessità di produrre subito, prevede di assumere prima 30 e poi 10 lavoratori”.  “Abbiamo trovato insieme la volontà di traguardare il problema – conclude Basso – questo può essere da esempio”.
“Oggi al ministero dello Sviluppo economico è stato compiuto un significativo passo in avanti, entrando nel merito delle soluzioni operative che riguardano il piano di re-industrializzazione del sito produttivo di Riva di Chieri”, commenta l’assessora al Lavoro Gianna Pentenero. “Mi pare – aggiunge – ci siano tutte le condizioni perché l’accordo si chiuda positivamente”.

Incidente acciaierie, operai ustionati ancora gravi

acciaieria-845x522Sono stabili, anche se ancora molto gravi, le condizioni degli operai rimasti coinvolti ieri nell’incidente alle Acciaierie Venete di Padova. Ieri mattina allo stabilimento di Riviera Francia a Padova che è tutt’ora sotto sequestro, un contenitore di acciaio fuso contenente 90 tonnellate di materiale incandescente sarebbe crollato per la rottura di un perno, gli schizzi di magma avrebbero quindi investito quattro operai. Si tratta di Marian Bratu, nato in Romania e residente a Cadoneghe, che è stato portato in elicottero al centro grandi ustionati di Cesena, Simone Vivian, nato a Dolo ma residente a Vigonovo, David Di Natale e Federic Gerard, ricoverati all’ospedale di Padova. L’incidente si sarebbe verificato durante la fase di spostamento del contenitore di acciaio fuso, intorno alle 7:50.
I primi due operai colpiti dal getto incandescente hanno riportato ustioni al 100% del corpo, e sono in condizioni gravissime. I due pazienti si trovano nei centri di Padova e Cesena. Un terzo lavoratore presenta ustioni al 70% del corpo, ed è ricoverato a Verona. Mentre Simone Vivian, meno grave, dopo il ricovero all’ospedale Sant’Antonio di Padova, è stato dimesso nella tarda serata di ieri, con una prognosi di 15 giorni.
“La notizia del grave incidente avvenuto alle Acciaierie Venete di Padova – scrive il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati – mi addolora profondamente. Non è concepibile che il posto di lavoro diventi un luogo in cui si rischia la vita. La fatalità è per sua natura qualcosa di eccezionale, ma gli incidenti e le morti bianche sono ormai in costante aumento nel nostro Paese e si deve parlare di vera e propria emergenza. Mi auguro che questo dramma sociale sia tra i primi punti all’ordine del giorno dell’agenda del nuovo Parlamento e di tutte le istituzioni, per individuare correttivi e soluzioni legislative finalmente efficaci. La sicurezza e la vita dei lavoratori devono essere una priorità”.
Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, parla di “una guerra civile in corso in Italia, con vittime quei lavoratori, quei precari, che ogni giorno perdono la vita o vengono gravemente menomati sul posto di lavoro”.
“È il terzo grave incidente in una acciaieria nel Veneto dall’inizio dell’anno poiché questo incidente si aggiunge ad altri due infortuni mortali che hanno coinvolto un operaio della Acciaierie Beltrame lo scorso 22 febbraio e il 31 gennaio, ad un operaio manutentore di una ditta in appalto che lavorava presso l’Aso di Vallese Oppeano di Verona”, afferma Massimiliano Nobis segretario Fim Veneto che spiega come dai dati “emerge con chiarezza che gli infortuni e gli incidenti aumentano in due settori del comparto metalmeccanico: lavoratori delle acciaierie e lavoratori di aziende in appalto. Qui sta la vera emergenza, occorre intervenire per far rispettare le regole e le leggi e per garantire il rispetto dell’incolumità fisica”.
Le segreterie dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil del Veneto hanno proclamato lo sciopero regionale di tutto il settore e al più presto i sindacati di categoria renderanno note data e modalità. Gli stabilimenti bresciani di Acciaierie Venete, che si trovano a Sarezzo, Casto e Odolo sciopereranno nella giornata di domani, così come annunciato dalla Fiom di Brescia.
Mentre il segretario generale della Cgil Susanna Camusso sarà domani mattina a Padova per incontrare i delegati sindacali di Acciaierie Venete. L’incontro è fissato nella sede della Cgil di Padova di Via Longhin.

Inps. Arriva un concorso pubblico per quasi mille posti di lavoro

Inps

A MARZO CIG IN CALO

A marzo il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 21,9 milioni, in diminuzione del 40,9% rispetto allo stesso mese del 2017. Lo rende noto l’Inps. Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate sono state 9,8 milioni, in calo del 7,5% in confronto a marzo 2017.

In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a ‐21,3% nel se ore Industria e +29,2% nel se ore Edilizia. Rispetto al mese precedente le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate sono aumentate dell’1,4%. Per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria, sono state autorizzate a marzo 11,8 milioni di ore, di cui 5,9 milioni per solidarietà, con una diminuzione del 41,7% rispetto a marzo 2017 e del 7,8% in confronto al mese di febbraio. Infine, le ore autorizzate per interventi in deroga sono state 0,4 milioni, in calo del 94% rispetto a marzo 2017 e del 48,4% in confronto al mese precedente.

A febbraio sono state presentate 107.967 domande di Naspi e 438 domande di Aspi, mini Aspi, disoccupazione e mobilità, per un totale di 108.405 domande, in aumento del 2,3% rispetto a febbraio 2017.

Inps

ARRETRATI APE VOLONTARIA

E’ da poco terminata la prima fase dell’Ape volontaria, il prestito pensionistico che consente di ritirarsi in anticipo dal lavoro al raggiungimento di 63 anni di età ﴾63 anni e 5 mesi dal 2019﴿ con venti anni di contributi previdenziali versati a un’unica gestione. Infatti, i pensionandi che volevano ricevere le rate del prestito maturate da maggio 2017 ﴾la misura era contenuta nella legge di Bilancio dell’anno scorso﴿ avevano tempo fino al mese scorso per presentare la domanda.

A questo proposito occorre ricordare che potevano essere trasmesse online ﴾attraverso il portale www.inps.it tramite Spid, il servizio pubblico di identità digitale﴿ o per mezzo di intermediari abilitati come i Caf e i patronati.

Al 17 aprile risultano essere state presentate 1.242 richieste di arretrati su un totale di 1.736. Considerato il poco tempo a disposizione, dai sindacati ﴾soprattutto dalla Cgil e dalla Cisl﴿ sono fioccate le proteste. In primo luogo, perché la tempistica molto stretta ha costretto i consulenti a un superlavoro in quanto non sempre il richiedente poteva essere a conoscenza dell’ammontare dell’assegno futuro. In secondo luogo, perché il sindacato avrebbe voluto spuntare condizioni ancor più favorevoli per coloro che intendono ritirarsi anticipatamente dal lavoro.

Grazie all’adesione di Intesa Sanpaolo ﴾per la parte assicurativa relativa alla premorienza di colui che riceve il prestito sono in campo UnipolSai e Allianz﴿, l’Inps ha finalmente potuto dare il via alle procedure di inoltro delle istanze. L’istituto finanziatore eroga un reddito ponte da restituire al momento tramite 240 rate per 20 anni. Ad esempio se si considera il caso di un lavoratore dipendente residente a Milano nato a maggio del 1955, egli può richiedere l’Ape dal prossimo ottobre e riceverlo da novembre. Sui 2mila lordi di pensione attesa, il prestito copre fino a un massimo di 1.163,20 euro. Se volesse ottenere 1.100 euro mensili da novembre, il costo complessivo fino a maggio 2022 ﴾quando compirà 67 anni e potrà accedere alla pensione Inps﴿ sarà di poco superiore a 68.100 euro. La quota di rimborso mensile sarà di 286,65 euro ﴾371,94 euro di costo del finanziamento meno 85,29 euro di credito d’imposta﴿.

Un lavoratore autonomo iscritto alla gestione separata Inps nato a settembre del 1952 e residente a Roma che attende una pensione di 1.500 euro può chiedere 900 euro al mese inclusi gli arretrati per 29 mensilità. Il costo complessivo sarebbe di 36.048,23 con una rata mensile da restituire di 154,80 euro. Il prestito potrà essere chiesto fino alla fine del 2019, ma alcune forze politiche già spingono per una sua stabilizzazione. Secondo le stime presentante di recente dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, la platea potenziale si attesterebbe a circa 300mila persone per il 2018.

Lavoro

CONCORSO PER MILLE POSTI ALLINPS

Un concorso pubblico per quasi mille posti di lavoro all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. E’ stato infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 aprile 2018 n° 34, il bando di concorso pubblico, per titoli ed esami, a 967 posti di consulente protezione sociale nei ruoli del personale dell’INPS, area C, posizione economica C1.

Per poter poter partecipare al concorso è necessaria, fra gli altri requisiti, una laurea magistrale o del ‘vecchio ordinamento’. La domanda, debitamente compilata, deve essere presentata utilizzando il servizio online entro e non oltre le ore 16 del 28 maggio 2018.

Sicurezza sul lavoro

IN ARRIVO 150 ISPETTORI

Si rafforza l’impegno sulla sicurezza del lavoro per cercare di ridurre al minimo gli incidenti, aumentando la prevenzione e i controlli in azienda.

A breve – ha spiegato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti che oggi ha incontrato i rappresentanti di imprese e sindacati oltre al presidente dell’Inail, Massimo De Felice – partiranno i concorsi pubblici per l’assunzione di 150 nuovi ispettori che si aggiungeranno agli oltre 4mila (compresi quelli Inps e Inail) già attivi. Il decreto che dà il via libera alla predisposizione dei bandi infatti è arrivato alla fase finale ma è probabile che ci vorranno diversi mesi perché i nuovi assunti entrino in servizio.

L’Ispettorato sul lavoro si aspetta la candidatura di decine di migliaia di giovani. Al momento sono concentrati sulla sicurezza nell’edilizia 280 ispettori “tecnici” con lauree in Ingegneria e Architettura.

«Per affermare una cultura della sicurezza e rafforzare la prevenzione – ha sottolineato Poletti – dobbiamo partire da un lavoro ancora più approfondito di analisi dei fenomeni, anche rafforzando lo scambio e l’utilizzo condiviso dei dati e delle informazioni di cui dispongono i diversi soggetti preposti all’attività di controllo. Bisogna anche puntare ad assicurare una maggiore coerenza tra rispetto delle norme ed azioni concrete, per esempio verificando che la formazione si traduca in effettivo apprendimento per chi la riceve. Senza trascurare la necessità di favorire lo sviluppo e la diffusione di tecnologie innovative che possono determinare una maggiore sicurezza nelle condizioni di lavoro».

La sicurezza nei luoghi di lavoro – ha detto la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan ricordando l’ultimo caso di incidente mortale sul lavoro – «è un’emergenza nazionale. Saremo in piazza il Primo maggio per dire: ora basta». Anche la Uil chiede «maggiore impegno sul tema della sicurezza evitando “l’assuefazione” agli incidenti. Ci sono ancora troppi morti sul lavoro – ha detto il leader del sindacato, Carmelo Barbagallo – anche se la ripresa è ancora debole». La Cgil chiede un aumento dei controlli con «una strategia nazionale e interdisciplinare contro gli infortuni».

Economia

LAVORO OCCASIONALE NON DECOLLA

Nonostante le polemiche e il dibattito in corso sono ancora poco meno di 600mila gli addetti che nel 2017 hanno svolto un’attività lavorativa nel nostro Paese per meno di 10 ore alla settimana. Per l’esattezza, 592mila, secondo i calcoli dell’Ufficio Studi della Cgia, ovvero il 2,6% del totale (poco più di 23 milioni di occupati): di questi, 389mila hanno prestato servizio come dipendenti e gli altri 203mila come lavoratori autonomi.

Peraltro – aggiunge l’associazione – se rispetto al 2007, il numero complessivo dei lavoratori saltuari è aumentato del 20,3 per cento dal 2014 – con un picco di 631mila unità – il numero di questi lavoratori è leggermente in calo sia a seguito della ripresa occupazionale sia della riforma dei voucher avvenuta l’anno scorso che ha “aumentato” il ricorso al lavoro irregolare. Due su tre addetti della cosiddetta ‘gig economy’ sono donne occupate, principalmente, nei servizi alla persona, come domestiche, baby-sitter, badanti, o al servizio di attività legate alla cura della persona (parrucchiere, estetiste, centri benessere, etc.). Un altro comparto dove si concentra un’incidenza molto elevata di occupati saltuari è l’alberghiero-ristorazione e i servizi alle imprese.

Gli over 65 sono i più numerosi: l’incidenza degli occupati con meno di 10 ore alla settimana sul totale dei lavoratori della stessa fascia demografica è pari al 6,9 per cento; seguono i giovani tra i 15 e i 24 anni (4,7 per cento). In valore assoluto il segmento che raggruppa il maggior numero di occupati della ‘gig economy’ è quello tra i 45-54 anni (156 mila su una popolazione lavorativa di quasi 7 milioni di persone).

L’area territoriale dove queste prestazioni occasionali sono più diffuse è il Centro: se a livello nazionale l’incidenza dei lavoratori saltuari sul totale degli occupati presenti in Italia è pari al 2,6 per cento, nel Centro la quota sale al 3 per cento. In termini assoluti, invece, è il Mezzogiorno la ripartizione geografica che presenta il numero più elevato: degli 592 mila, 171 mila lavora al Sud, 148 mila sia al Centro sia a Nordovest e 125 mila a Nordest.

“Questi dati – ha segnalato il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – evidenziano che la cosiddetta gig economy, sebbene in forte espansione, alimenta un’occupazione on demand ancora molto contenuta. Le opportunità offerte dai siti, dalle applicazioni e dalle piattaforme web, ad esempio, stanno riempendo le nostre strade di ciclo corrieri, ma i cosiddetti piccoli lavoretti sono ancora ad appannaggio di settori tradizionali, come i servizi alla persona, e in quelli dove è molto elevata la stagionalità. Ambiti, tra l’altro, dove la presenza degli stranieri è preponderante”.

“Ovviamente – ha concluso il segretario della Cgia, Renato Mason – questi 592mila lavoratori occasionali sono sottostimati. Sappiamo benissimo che questo settore presenta delle zone d’ombra molto estese, dove il sommerso la fa da padrone. Tuttavia, è interessante notare che queste occupazioni regolari sono ad appannaggio soprattutto di donne e pensionati e servono ad arrotondare le magre entrate familiari, soprattutto al Sud”.

Carlo Pareto

Ilva, piano bocciato e rimandato al nuovo Governo

Ilva_Taranto_BluR439I sindacati uniti nel bocciare il piano del Mise per l’Ilva. Secondo quanto riferiscono Cgil, Cisl e Uil a sospendere il tavolo sarebbe stato il ministro Calenda perché secondo alcuni “non legittimato a trattare”. “Siamo consapevoli dei problemi, ma un negoziato che è durato 8 mesi non può finire con un sì o con un no alla vigilia di un cambio di governo. Noi siamo pronti a proseguire il negoziato, ma è anche vero che il gruppo non ha fatto alcun passo in avanti. Ora ci affidiamo alla responsabilità del governo, al ministro calenda se vorrà riconvocarci o al nuovo governo”, ha spiegato Rocco Palombella.
Tuttavia è arrivata piccata e pronta la risposta del titolare del Mise. “I sindacati hanno deciso di non aderire alle linee guida dell’accordo proposto. Il Governo ritiene di aver messo in campo ogni possibile azione e strumento per salvaguardare l’occupazione, gli investimenti ambientali e produttivi anche attraverso un enorme ammontare di risorse pubbliche”, commenta Calenda ricordando come fino ad oggi il governo abbia finanziato l’Ilva in amministrazione straordinaria con circa 900 milioni di euro e come l’offerta di Mittal preveda investimenti per 2,4 miliardi a cui si aggiungono 1,8 miliardi di prezzo “che servono anche a rimborsare lo Stato e l’indotto”. A questo punto, dunque, prosegue Calenda “il dossier passa al nuovo governo”.
La proposta del Mise rifiutata era quella per cui tutti i lavoratori dell’acciaieria fino a fine piano (nel 2023) avrebbero avuto la garanzia di un lavoro stabile, anche quelli che non entreranno nè nella nuova Ilva nè nella newco creata da Invitalia che il governo ha messo sul tavolo di confronto con i sindacati. Ma Cgil, Cisl e Uil chiedevano fin dall’inizio, l’assenza di licenziamenti e l’assunzione di tutti i lavoratori con le stesse garanzie contrattuali. “Testo non condivisibile”, hanno detto: “Gli esuberi restano e Mittal non si è mossa di un millimetro”.

Un 1° Maggio tra ‘morti bianche’ e precarietà

giovani-300x200In questo 2018 si potrà anche cambiare la forma organizzativa della celebrazione, “ma non la sostanza: centralità ai temi del lavoro, dalla sicurezza alla regolarità degli appalti, dalla legalità allo sviluppo sostenibile del territorio” hanno all’unisono assicurato i leader delle maggiori confederazioni sindacali nel presentare le iniziative per il Primo Maggio in programma in tutte le principali città del Paese. La sicurezza sul lavoro, piaga sociale che sta ancora facendo registrare numerosi, troppi casi da inizio anno con una media di tre episodi al giorno, si configura infatti come il filo conduttore che unirà cortei e manifestazioni in tutta Italia e, naturalmente, anche nella versione nazionale della Festa del lavoro il tema “sicurezza” sarà centrale.
“I dati sono drammatici – hanno unanimemente commentato Cgil, Cisl e Uil nella conferenza stampa di presentazione dell’evento – dopo una diminuzione degli infortuni e delle “morti bianche” in corrispondenza con gli anni di crisi economica, oggi assistiamo ad un aumento di morti e infortuni. Disinvestire sulla sicurezza nei luoghi di lavoro è un terreno fertile per chi vuole speculare sul lavoro, e questo Primo Maggio intende espressamente mandare un messaggio forte e chiaro: così non va. Occorre tornare ad investire sulla sicurezza e nella prevenzione dei rischi”.
Ma non solo, bisogna rafforzare ulteriormente le misure di prevenzione e sicurezza, anche attraverso una maggiore vigilanza, per contrastare gli effetti negativi della precarietà e della destrutturazione del mercato del lavoro, che sono sicuramente una delle fondamentali cause dell’aumento degli infortuni.“
Dietro a questa scelta sindacale aleggia inesorabile un andamento infortunistico che, soprattutto nel 2017, è stato segnato dall’ascesa delle morti bianche. Numeri da emergenza, maggiormente esaltata anche da un innalzamento degli infortuni complessivi segnalati all’Inail, in tutto 16.595 nel 2017, l’1,3% in più in confronto al 2016 “.
Dopo un lungo ciclo virtuoso che durava da molti anni, segnati da una progressiva flessione degli incidenti sul lavoro, il biennio 2016-2017 ha mostrato un’inversione di tendenza che preoccupa i sindacati. Dietro al loro allarme anche le cronache recenti, con 5 morti sul lavoro da gennaio a marzo, una in meno rispetto ai primi tre mesi del 2017, cui se n’è purtroppo aggiunta una sesta dopo il tragico infortunio di Flaviano Bernardi, l’operaio di Porpetto che due settimane fa è stato investito da un muletto sulle banchine di Porto Nogaro. Per quanto concerne i casi complessivi, per il 2018 è disponibile solo il dato Inail di gennaio, che evidenzia una riduzione dell’11% nelle denunce in confronto allo stesso mese del 2017“.
Le cause principali di questo grave fenomeno vanno prevalentemente ricercate, secondo i dirigenti sindacali, “nell’aumento del ricorso agli appalti, ai contratti atipici o nella migliore delle ipotesi a tempo determinato o al lavoro interinale, oltre al progressivo allungamento della vita lavorativa, anche nei settori dove le mansioni sono particolarmente gravose»,
Tutte situazioni pertanto, che non incidono solamente sui livelli retributivi e sulle garanzie contrattuali dei lavoratori, ma pure sui livelli di prevenzione e sicurezza». Né sarebbe d’altra parte corretto, aggiungono i segretari nazionali, «spiegare l’incremento degli infortuni soltanto con la timida ripresa che stiamo attraversando, perché in passato, anche di fronte a segnali di crescita più consistenti come quelli che si rilevavano negli anni prima della crisi, la diminuzione dai casi era costante».“

Carlo Pareto

Industria italiana e l’accordo all’americana per Alcoa

AlcoaIl recente accordo dell’Alcoa, la fabbrica sarda di alluminio primario che potrebbe restituire il lavoro a quasi cinquecento persone, ha suscitato interesse per alcuni importanti novità nel panorama delle relazioni industriali italiane. L’obiettivo principale rimane quello di ridar vita a una azienda che ha attraversato un lungo e profondo periodo di crisi e deve oggi ritrovare la competitività per tornare sul mercato. Il fatto che sia stata acquisita da una importante multinazionale svizzera (che non è propriamente un’associazione di benefattori) è condizione necessaria ma non sufficiente.

L’ingresso contestuale del soggetto pubblico Invitalia nel capitale sociale della newco è un altro segnale che la strada della rinascita non è priva di ostacoli. C’è da mettere in conto un periodo non breve e impegnativo in cui i dipendenti dovranno “scambiare” stabilità di impiego e sicurezza con una efficiente e flessibile organizzazione del lavoro e retribuzioni in parte legate anche alla produttività e alla redditività d’impresa, dando per scontato il ricorso a periodi di cassa integrazione. Fin qui il percorso è comune a tutte le vicende di tentativi, alcuni brillantemente risolti, di uscita da una crisi aziendale.

Le novità sono il presumibile assetto duale della nuova società con un consiglio di amministrazione (cui compete la gestione) e un consiglio di sorveglianza (cui vengono conferiti i poteri di indirizzo strategico e di controllo della gestione). In quest’ultimo organismo verrebbe garantita la presenza di un rappresentante di dipendenti. Questo è il modello tedesco della “Mitbestimmung” che viene tradotto non del tutto propriamente in “cogestione”, che in Germania si applica alle grandi imprese, riconoscendo ai lavoratori (e al sindacato) una presenza paritetica nel consiglio di sorveglianza. Ciò che ha suscitato i dubbi della Cgil è in particolare la proposta di riconoscere il 5% del capitale ai dipendenti. Oggi il valore della società è presumibilmente minimo, anzi dovrà essere ricapitalizzata, ma c’è lo spazio per riconoscere a prezzo simbolico ai dipendenti una quota di proprietà. È vero che è una scommessa sul futuro, ma l’accordo è stato raggiunto proprio per far rinascere l’Alcoa. Se l’obiettivo sarà raggiunto il valore di queste azioni crescerà di molto, ma questo sarà anche il frutto del lavoro e dei sacrifici dei dipendenti.

Su Start Magazine, Angela Lupo ha richiamato il modello americano degli ESOP che è sostanzialmente simile a quello che si vuol adottare in Alcoa, spiegandone bene il funzionamento. Negli Usa sono parecchi milioni i lavoratori interessati a questa formula e quasi un milione ha il controllo totale della società di cui sono dipendenti. Non sempre questi tentativi hanno successo, talvolta si incontra un nuovo fallimento ma talvolta i lavoratori, se lo vogliono, vendono le proprie azioni con guadagni notevoli. Ma cosa ci sarebbe da perdere nel caso di Alcoa, dove oggi l’obiettivo principale è quello di creare un lavoro stabile? Riemerge l’ostilità della Cgil a concepire l’impresa come una realtà in cui convivono forti interessi comuni tra capitale e lavoro. Sopravvive la vecchia concezione antagonista, oggi più “marziana” che di “marxiana” memoria. Anche la risposta di Calenda lascia dei dubbi. Perché il valore (eventuale) futuro delle azioni dei dipendenti dovrebbe essere utilizzato in attività sociali? Lasciamo la scelta ai lavoratori azionisti. Su una cosa però ha ragione la Cgil, quando invita a estendere il modello tedesco a tutto il sistema delle imprese. Questo appello dovrebbe essere raccolto dal Ministro Calenda, per far entrare questo argomento, la “Mitbestimmung” (e mi permetto di aggiungere anche una legislazione sugli ESOPs) nel dibattito tra le forze politiche come scelta programmatica di una maggioranza di (futuro) governo.

Walter Galbusera
StartMarg

Previdenza. Versamenti volontari: entro il 31 marzo il pagamento all’inps

Previdenza

VERSAMENTI VOLONTARI: ENTRO IL 31 MARZO IL PAGAMENTO ALL’INPS

Scade sabato 31 marzo, il termine ultimo utile per corrispondere all’Inps i contributi volontari relativi al terzo trimestre dell’anno corrente (Ottobre – Dicembre 2017). Al riguardo è appena il caso di precisare che nel 2017 per coprire un anno di contribuzione volontaria occorre una spesa minima di 2.903 euro. E se si è stati autorizzati dopo il 31 dicembre del 1995 si deve addirittura spendere 522 euro in più. Entro la fine del corrente mese – come già indicato in apertura – scade quindi il termine per il pagamento riferito al trimestre ottobre – dicembre, l’ultimo dei quattro appuntamenti previsti per l’anno appena passato (il primo del 2018 è infatti fissato al 30 giugno prossimo). L’aumento registrato nel 2017, in confronto al 2014 (ultimo incremento intervenuto per effetto dell’inflazione zero rilevata dall’Istat nel 2015 e 2016), è dovuto alla consueta lievitazione delle retribuzioni di riferimento, aggiornate all’1,1% per via dell’inflazione. La «volontaria» – si ricorda – coinvolge numerosi ex lavoratori (soprattutto donne) che hanno scelto di continuare l’assicurazione provvedendo in proprio, con lo scopo di maturare comunque il diritto alla pensione. Da un’occhiata sommaria alle tabelle, i cui parametri vigenti nel 2017 sono indicati in un’apposita, specifica circolare Inps, si nota facilmente come costa sempre di più «farsi» una prestazione pensionistica da soli, per chi si è ritirato prima del tempo dall’attività lavorativa. Non solo, ma in passato – giova sottolinearlo – la sola autorizzazione al versamento ha costituito un ottimo scudo per difendersi dalle novità progressivamente introdotte in materia di requisiti pensionistici. Anche se, dopo la riforma Monti-Fornero, ora non è più così.

Valori 2017. Le somme da corrispondere differiscono a seconda della decorrenza dell’autorizzazione: prima o dopo dicembre 1995. L’ammontare del contributo volontario si ottiene, infatti, applicando alla retribuzione di riferimento (quella dell’ultimo anno di lavoro) l’aliquota contributiva vigente che per gli ex dipendenti è pari al 27,87%, se autorizzati sino al 31 dicembre 1995, e al 32,87% (33% per le quote eccedenti i 46.123 euro annui) per le autorizzazioni successive.

Esiste anche una retribuzione base (minimale), pari al 40% del minimo di pensione mensile. In altri termini, per il 2017, con un minimale di retribuzione settimanale pari a 200,76 euro, il contributo non può essere inferiore a 64,98 euro per i soggetti autorizzati sino al 31 dicembre 1995 e a 55,95 euro per le autorizzazioni successive.

Il pagamento dei contributi volontari può avvenire in tre modi diversi:

1) utilizzando il bollettino Mav (pagamento mediante avviso);

2) online, sul sito internet www.inps.it;

3) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito;

Una protezione vulnerabile. La possibilità di versare volontariamente in occasione delle precedenti riforme ha sempre costituito una vera e propria polizza assicurativa. A cominciare dall’elevazione del minimo di contributi richiesto per la vecchiaia, innalzato da 15 a 20 anni dalla riforma Amato del 1993, dove è prefigurata la conservazione dei «vecchi» 15 anni in favore dei soggetti autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 31 dicembre 1992. Per non parlare dei famosi «blocchi» temporanei delle pensioni di anzianità, avvenuti più volte tra il 1994 e il 1998, che in questi casi non hanno trovato applicazione,

Adesso la musica è cambiata. Soltanto un ristretto numero di contribuenti volontari è infatti rientrato nella schiera dei cosiddetti “salvaguardati” dall’inasprimento dei requisiti pensionistici della riforma Fornero. Ciò non toglie che la richiesta di autorizzazione alla prosecuzione volontaria, inoltrata alla cessazione o sospensione del servizio lavorativo, sia inutile. Non costa nulla e non è soprattutto impegnativa (nel senso che non si è affatto obbligati a continuare a versare fino alla quiescenza).

Assegno pensione Inps

APRILE CAMBIA DATA

La pensione di aprile tarderà ad arrivare. Complice la Pasqua e Pasquetta, che cadono nel primo e nel secondo giorno del mese, il pagamento dell’assegno da parte dell’Inps slitterà a martedì 3 aprile. E questo riguarda sia gli accrediti alle Poste che presso gli istituti bancari. Il nuovo calendario delle pensioni è stato deciso con la legge di bilancio 2018. “Al fine di razionalizzare e uniformare le procedure e i tempi di pagamento delle prestazioni previdenziali corrisposte dall’Inps, i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento, erogati agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell’Inail – si legge sul sito dell’Inps – sono posti in pagamento il primo giorno di ciascun mese o il giorno successivo se il primo è festivo o non bancabile, con un unico mandato di pagamento, ove non esistano cause ostative”.

Bonus asilo nido

ENTRO IL 31 MARZO LA DOMANDA ALL’INPS

C’è tempo fino al 31 marzo per richiedere il bonus asili nido dell’ultimo quadrimestre 2017. Chi non è riuscito a farlo nei termini ordinari, ossia entro la fine dell’anno scorso (sono tanti, secondo l’Inps), può rimediarvi utilizzando l’apposita procedura che è stata attivata dall’Inps sul proprio sito internet.

Il bonus, si ricorda, vale 1.000 euro annui e spetta in due ipotesi:

1) a sostegno del pagamento delle rette per la frequenza di asili nido pubblici e privati autorizzati (cd “contributo asilo nido”);

2) a sostegno dell’introduzione di forme di supporto presso l’abitazione a favore di bambini affetti da gravi patologie croniche.

In ogni caso il contributo è erogato in 11 mensilità, per cui vale 90,91 euro a mese. L’importo rappresenta anche il massimo mensile erogabile dall’Inps soltanto dietro presentazione della ricevuta di spesa.

A chiusura della procedura di presentazione delle domande del 2017, avvenuta il 31 dicembre scorso, l’Inps ha ricevuto numerose richieste di riesame da parte di genitori che non hanno indicato in domanda tutti o parte dei mesi di frequenza compresi tra settembre e dicembre 2017, mesi per i quali non sono entrati in possesso in tempo utile della documentazione di spesa. Tenuto conto dell’elevato numero di richieste, l’Inps ha predisposto una funzionalità ad hoc che consente d’integrare la domanda originaria e permette di allegare la documentazione di spesa relativa ai mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre 2017, anche da parte di richiedenti che abbiano omesso di indicare le relative mensilità in domanda.

Per inserire le mensilità “aggiuntive” occorre operare dall’area riservata, online, accedendo al menù “Allegati Domande”. Dopo aver selezionato la domanda da integrare e la tipologia di documento da inserire (per esempio: fattura), risulteranno visibili, oltre ai mesi già richiesti in domanda, i mesi non inseriti (evidenziati in rosso), cioè i mesi settembre, ottobre, novembre e dicembre, con conseguente possibilità di allegare la documentazione di spesa.

Il termine per effettuare le operazioni è fissato improrogabilmente al 31 marzo.

Cgil

CONGRESSO IL 22 – 25 GENNAIO 2019 A BARI

Il XVIII Congresso della Cgil si svolgerà a Bari dal 22 al 25 gennaio 2019. La decisione è stata recentemente assunta dal Comitato direttivo del sindacato che ha eletto la commissione politica, composta da 52 membri più i componenti la segreteria nazionale, e votato la delibera che dà il via al percorso congressuale. Fissato anche il calendario delle assemblee, che partiranno il 5 aprile, e dei congressi territoriali, regionali e delle categorie nazionali (ultimo quello dei pensionati dello Spi dal 9 all’11 gennaio 2019).

Il mandato del segretario generale Susanna Camusso (il secondo ed ultimo per statuto confederale) scade il 3 novembre 2018. Il congresso a Bari, che si terrà presso la fiera del Levante, eleggerà la nuova assemblea generale del sindacato che poi eleggerà il nuovo segretario generale.

Fisco

5 ANNI PER BATTERE CASSA

Il fisco ha cinque anni per battere cassa e riscuotere i debiti. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza numero 1997. La suprema Corte si è espressa in particolare su un caso di debiti con Equitalia: una cartella di pagamento “per imposta di registro e accessori per l’anno 1996”. In quel caso non c’è stato, scrivono gli Ermellini, “nessun accertamento giudiziale definitivo tra la notifica della cartella di pagamento e la relativa iscrizione al ruolo avvenuta in data 23 novembre 1999, per i crediti del 1996, e l’avviso di mora notificato il 18 marzo 2009 e oggetto del presente ricorso”. L’effetto è, aggiunge la Suprema Corte, accogliendo il ricorso del debitore, che “deve ritenersi prescritto il diritto, azionato ben oltre il termine di prescrizione quinquennale per esso previsto”.

Carlo Pareto

Sindacati-Confindustria, intesa sui contratti

Confindustria-PIL-rialzo

Tra il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia ed i rappresentanti sindacali di CGIL, CISL e UIL, si è conclusa durante la scorsa notte la trattativa per il rinnovo del modello per il rinnovo dei contratti di categoria che fanno capo a Confindustria. Si tratta del cosiddetto ‘patto della fabbrica’. La negoziazione era partita un anno e mezzo fa.

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in un messaggio twitter ha scritto: “L’accordo tra Confindustria e sindacati è un vero piano di sviluppo per il sistema-paese. Un nuovo modello di relazioni industriali partecipative e stabili per alzare la produttività, con più salari, più formazione, più competenze per i lavoratori. Le parti sociali indicano al paese una strada condivisa e responsabile per favorire la crescita”.

L’accordo sarà firmato ufficialmente il prossimo 9 marzo. I punti salienti dell’accordo riguardano una maggiore chiarezza perimetrale per il contratto nazionale e quello aziendale; la determinazione dei minimi tabellari; il welfare nello stipendio complessivo; misurazione della rappresentanza per legittimare la sottoscrizione dei contratti collettivi di lavoro.

La definizione dei livelli della contrattazione verrebbe definita con questa affermazione: “La contrattazione collettiva continuerà ad articolarsi su due livelli, nazionale e aziendale, ovvero territoriale laddove esistente secondo le prassi in essere, e dovrà garantire, per ciascuno dei due livelli, specifiche caratteristiche e funzioni”.

I minimi tabellari sono definiti al punto H dell’accordo che recita: “Il contratto collettivo nazionale di categoria individuerà i minimi tabellari per il periodo di vigenza contrattuale, intesi quali trattamento economico minimo (TEM). La variazione dei valori del TEM (minimi tabellari) avverrà secondo le regole condivise, per norma o prassi, nei singoli CCNL in funzione degli scostamenti registrati nel tempo dall’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi membri della Comunità europea, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati come calcolato dall’Istat. Il contratto collettivo nazionale di categoria, in ragione dei processi di trasformazione e o di innovazione organizzativa, potrà modificare il valore del Tem”. Cruciale è stato negli ultimi Il passaggio cruciale della trattativa è stato l’inserimento della frase ‘secondo le regole condivise, per norma e per prassi, dai contratti collettivi’. Così ogni categoria potrà continuare a definire autonomamente la base di calcolo dei minimi contrattuali (oggi più elevata, per esempio, nel contratto dei chimici rispetto a quello dei metalmeccanici).

L’ingresso del welfare nello stipendio collettivo si trova nella parte dell’intesa che recita: “Il trattamento economico complessivo (TEC) sarà costituito dal trattamento economico minimo (TEM), come determinato alla lettera H, e da tutti quei trattamenti economici — nei quali, limitatamente a questi fini, sono da ricomprendere fra gli altri anche le eventuali forme di welfare — che il contratto collettivo nazionale di categoria qualificherà come “comuni a tutti i lavoratori del settore, a prescindere dal livello di contrattazione a cui il medesimo contratto collettivo nazionale di categoria ne affiderà la disciplina. Il contratto collettivo nazionale di categoria avrà cura di evidenziare in modo chiaro la durata e la causa di tali trattamenti economici e il livello di contrattazione a cui vengono affidati dovendosi, comunque, disciplinare, per i medesimi trattamenti, gli eventuali effetti economici in sommatoria fra il primo e il secondo livello di contrattazione collettiva”.

Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un accordo che autoregolamenta la misurazione della rappresentanza dei sindacati. Confindustria si è aperta alla misurazione della rappresentanza nelle organizzazioni datoriali. Nel relativo paragrafo c’è scritto: “Conoscere l’effettivo livello di rappresentanza di entrambe le parti stipulanti un CCNL, infatti, è indispensabile se si vuole davvero contrastare la proliferazione di contratti collettivi, stipulati da soggetti senza nessuna rappresentanza certificata, finalizzati esclusivamente a dare ‘copertura formale’ a situazioni di vero e proprio ‘dumping contrattuale’ che alterano la concorrenza fra imprese e danneggiano lavoratrici e lavoratori. In quest’ottica Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, nel definire i reciproci impegni in materia, ritengono utile che si definisca un percorso condiviso anche con le altre Associazioni datoriali per arrivare ad un modello di certificazione della rappresentanza datoriale”.

Il 9 marzo, con la firma ufficiale, si potrà valutare più compiutamente gli effetti prodotti sui lavoratori dalla nuova relazione industriale tra Cofindustria e Sindacati. Inoltre, rispetto al trattamento economico complessivo (TEC), bisognerà distinguere tra le voci fiscalmente imponibili e quelle esentate.

Il tavolo, considerata la sua importanza, anziché bilaterale, sarebbe stato preferibile che fosse stato trilaterale con il coinvolgimento del Ministero del Lavoro.

Salvatore Rondello

Sanità: infermieri in piazza. Ma arriva l’accordo

infermieri

Dopo lo sciopero di ieri dei medici annullato all’ultimo minuto, oggi sono scesi in piazza gli infermieri. Nonostante la pioggia, sono molte le bandiere delle sigle sindacali degli infermieri (Nursing e Nursing-up) che sventolano in piazza Santi Apostoli a Roma per manifestare contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro del comparto Sanità. “Per il momento siamo circa un migliaio”, dicono fonti dell’organizzazione, “ma nel corso della mattinata arriveremo a circa 2.500 persone”. “Meritiamo un contratto dignitoso”, è la scritta che si legge su un grande striscione sopra un palco al centro della piazza. “Lo stato d’animo dei colleghi – spiega all’Agi Stefano Barone, segretario provinciale di Roma – è di stanchezza, di arrabbiatura e di delusione. Siamo troppo pochi e non riusciamo a far fronte alle richieste che ci arrivano dalle strutture sanitarie. Inoltre su di noi gravano una serie di responsabilità che non ci fanno lavorare in maniera serena. In più – sottolinea ancora Barone – abbiamo un contratto che non ci permette di lavorare in maniera dignitosa. Di questo stanno discutendo in questo momento all’Aran i segretari nazionali dei nostri sindacati. La trattativa è in corso da ieri sera. Dopo 9 anni di blocco abbiamo bisogno di maggior rispetto”, conclude.

Hanno incrociato le braccia circa l’80% degli infermieri italiani. Sono i dati forniti dalle Asl e daidirigenti sindacali Nursing Up rispetto allo sciopero in corso oggi, che hanno registrato il blocco della maggioranza delle attività sanitarie, fatti salvi i servizi garantiti secondo quanto prevedono i contingenti minimi e le urgenze.

Ma proprio oggi è stata siglata la pre-intesa per il rinnovo del contratto del comparto sanità che riguarda circa 540 mila lavoratori tra infermieri, operatori sanitari e amministrativi del Sistema sanitario nazionale. L’aumento delle retribuzioni sarà mediamente di 85 euro a partire dal prossimo mese di marzo. “Firmato il rinnovo del contratto del Comparto sanità. Un passo importante – afferma su twitter il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – per restituire la dignità a migliaia di professionisti che ogni giorno lavorano nel nostro SSN e garantiscono la salute dei nostri cittadini. Adesso andiamo avanti anche per i medici”. Il ministro per la Pubblica amministrazione, Marianna Madia ringrazia “tutti coloro che ogni giorno si occupano della nostra salute. Concluso un percorso a cui stiamo lavorando da quattro anni: il rinnovo del contratto, fermo da quasi 10 anni, di oltre 3 milioni di dipendenti pubblici”.

Per la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, il rinnovo del contratto di lavoro della sanità è “un risultato estremamente importante”, soprattutto perché si torna ad un regime di orario di lavoro che prevede i riposi. “Per noi – ha detto la leader della Cgil – è una notizia importante non solo perché così abbiamo rinnovato tutti i contratti del settore pubblico dopo una intensa fatica ma perché con il contratto della sanità si raggiunge un risultato estremamente importante: si torna ad un regime di orario che prevede il riposo, che e’ stato il grimaldello con il quale nella sanità, in questi anni, sono successe anche cose insopportabili per le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori”.

La firma di oggi per il segretario confederale Uil Antonio Foccillo “rappresenta, dopo una maratona di ormai quasi 10 anni, un traguardo storico per il pubblico impiego”.”Si è trattato di un percorso in salita che ci ha portato a restituire dignità ai lavoratori che, giorno dopo giorno, garantiscono servizi essenziali al Paese. Esattamente come il personale del Ssn che, tra l’altro, ha dovuto far fronte ai continui tagli di questi anni a strutture e organici, con ovvie ripercussioni sui carichi di lavoro”.

Questo rinnovo, continua Foccillo, “riconosce i dovuti incrementi economici, in linea con l’accordo del 30 novembre, e le adeguate tutele, anche ridando ruolo al sindacato nei luoghi di lavoro e mettendo un freno all’unilateralità delle amministrazioni attraverso un nuovo modello di partecipazione. Esprimiamo tutta la nostra soddisfazione per i risultati di questa stagione contrattuale. Senza il nostro impegno e la nostra tenacia – conclude – non si sarebbe avviato il tavolo di trattativa in Aran e i lavoratori avrebbero dovuto attendere ancora altri anni per un rinnovo che invece oggi abbiamo reso possibile”.

Il risveglio del contratto delle PA

Buone notizie dal fronte contrattuale del Pubblico Impiego. Dopo gli Statali e la Scuola e Università, ieri è stata la volta dei dipendenti degli Enti Locali per i quali si giunti finalmente al rinnovo del contratto nazionale. Anche loro hanno atteso nove lunghi anni, ma al termine della proverbiale tirata finale ce l’hanno fatta.

L’intesa raggiunta la scorsa notte rispecchia il Protocollo che CGIL, CISL e UIL sottoscrissero il 30 novembre del 2016, ma viene prudentemente considerata dalle Organizzazioni Sindacali come un “accordo-ponte” verso un assetto contrattuale ancora da completare,fermo restando che fornisce già ora prime, importanti risposte.

Per dire. Nella busta-paga del prossimo mese di aprile i lavoratori del settore troveranno un incremento medio di 85 euro mensili ai quali si aggiungerà una somma una-tantum di 450 euro a titolo di arretrati.

Non solo soldi, ma anche nuovo spazio per i diritti di cittadinanza. Permessi, congedi, aspettative, assenze per malattia, diritto allo studio, formazione: un corredo di strumenti contrattuali con i quali si può favorire una più stretta correlazione fra welfare, qualità del tempo vita e qualità del lavoro.

Di grande rilievo viene poi considerata la conquista di una indennità di funzione a favore degli agenti di polizia locale, ai quali viene finalmente riconosciuta la condizione di particolare disagio attraverso la creazione di una specifica sezione contrattuale.

Non tutto è stato risolto con la firma di ieri notte, per questo è stata predisposta una commissione paritetica che avrà tempo fino al prossimo mese di luglio per procedere alla semplificazione dell’assetto delle declaratorie e dei profili professionali con un particolare riferimento al personale educativo e scolastico.

Negli ambienti del sindacato c’è soddisfazione per l’esito positivo di un accordo che mette fine ad un lungo digiuno contrattuale, ma già si ragiona sulla nuova fase di confronto con l’ARAN che prenderà le mosse dopo il mese di luglio, quando verrà presentata la nuova piattaforma contrattuale per il triennio 2019/2021. Per i prossimi giorni è attesa la ripresa del negoziato che dovrebbe portare alla firma del contratto anche per i dipendenti ospedalieri.

Forse è presto per dire se siamo alla vigilia una nuova stagione in cui le organizzazioni sindacali tornano a prendersi il posto centrale nella vita sociale del Paese. Quel che è certo è che la macchina contrattuale funziona e da risultati che i lavoratori apprezzano sia quando ottiene miglioramenti contrattuali come quelli che stanno ottenendo i lavoratori del Pubblico Impiego, sia quando in condizioni negative, è costretta a negoziare situazioni di crisi aziendale particolarmente gravi come quelle che stanno affrontando i lavoratori della Embraco. Dell’importanza del ruolo del sindacato sembra darne conto l’andamento dell’opinione media dei cittadini rilevata dagli istituti di ricerca demoscopica.

Da qualche mese a questa parte i sondaggi dicono che il consenso dei cittadini verso il sindacato sta nuovamente crescendo, con buona pace di tutti quelli che ne hanno pronosticato la crisi irreversibile. È vero il sindacato ha molti problemi. Deve fare i conti con un sistema di forze politiche tendenzialmente ostili al suo ruolo di rappresentanza sociale; deve misurarsi con un mondo imprenditoriale sempre più lontano dalla pratica del dialogo sociale; deve sopportare le geremiadi di opinionisti mestieranti; ma la verità è che il suo stato di salute è buono.

In Effetti quello che conta davvero è che i lavoratori sanno che sul sindacato possono fare assegnamento perché è un soggetto forte, concreto, che guarda in faccia la realtà sia quando c’è la possibilità di operare conquiste e miglioramenti, sia quando sono costretti sulla difensiva dalle difficoltà economiche generali e dalle crisi produttive. Il resto più che altro è propaganda e demagogia.

Franco Lotito
Blog Fondazione Nenni