Cristiano Ronaldo alla Juve: via libera al colpo del Secolo

Il fuoriclasse portoghese, che lascerà il Real Madrid, è vicinissimo ai bianconeri: affare da 100 milioni di euro, al Pallone d’Oro contratto quadriennale. Un arrivo che potrebbe far tornare il calcio italiano ai fausti di 10 anni fa e che sta già facendo impazzire i tifosi della Vecchia Signora

ronaldo2MADRID – È tutto meravigliosamente vero. La Juventus è ad un passo da Cristiano Ronaldo. Sì, proprio lui: Cristiano, Ronaldo. Il miglior giocatore del mondo, 33 anni compiuti lo scorso febbraio, pronto ad approdare in Italia, destinazione Torino. Le cifre sono esorbitanti: al Real Madrid andrebbero 100 milioni, al portoghese un quadriennale da circa 30 milioni a stagione più i vari bonus legati agli sponsor.

L’ADDIO DEL REAL – Andiamo con ordine. 26 maggio, finale di Champions League: fischio finale di Real Madrid-Liverpool, 3-1 per gli spagnoli e terzo trionfo consecutivo dei Blancos nella massima competizione europea. Che fa Ronaldo? Invece di esultare e scatenarsi nei festeggiamenti, gela tutti e nella classica intervista post-partita annuncia il suo addio alle merengues: “È stato bello giocare qui”. Sipario. Adios. Il toto-futuro di CR7 però non scatta subito: c’è un Mondiale alle porte da preparare, meglio non distrarsi. Tutto rimandato dunque.

L’IPOTESI JUVE – Il cammino del Portogallo a Russia 2018 però non è lo stesso – trionfante – dell’ultimo Europeo, vinto due anni fa in Francia. I lusitani cedono 2-1 negli ottavi di finale all’Uruguay: si torna a casa. E’ giunto il momento per Cristiano Ronaldo di scegliere la nuova dimora. Quella che sembrava la destinazione più probabile, il Psg, perde rapidamente consistenza: a Parigi ci sono già Neymar, Cavani e Mbappé, peraltro tutti grandi protagonisti al Mondiale. Basta e avanza. La Cina, nonostante la pioggia di soldi, non stuzzica il palato di Cristiano, impensabile il passaggio al Barcellona, così come il dolce ritorno al Manchester United (uno dei pochi club al mondo disposti a permettersi il portoghese) sembra una pista piuttosto fredda. E allora boom, ecco la bomba di mercato: Ronaldo alla Juve! “Impossibile”, “magari”, “sto sognando?” Via social i tifosi bianconeri, ma in generale tutti gli appassionati di calcio, non sembrano credere a quella che era partita come semplice (e magari aleatoria) suggestione.

SOGNO DIVENTATO REALTÀ – E invece in casa Juventus il presidente Andrea Agnelli, insieme all’ad Marotta, iniziano a farsi due conti. E già l’assenza di smentite inizia ad essere un segnale positivo. Tecnicamente il giocatore non si discute, nonostante le 33 primavere. Non ci sono Dybala, Higuain, Douglas Costa, Mandzukic, Bernardeschi e via dicendo che tengano: Cristiano è Cristiano. Il problema, semmai, sono i costi: il Real Madrid, disposto ad accettare l’addio del Pallone d’Oro senza fare drammi, vuole comunque un indennizzo di almeno 100 milioni. A quelli va aggiunto il ricco stipendio da nababbo da garantire all’attaccante portoghese: non meno di 30 milioni all’anno. Inizia così un fitto lavoro diplomatico con Jorge Mendes, storico procuratore di CR7, mediatore tra Torino e Madrid. Questione di giorni perché quando la volontà è la stessa da ambo le parti, il dialogo tra gli interlocutori parte già in discesa.

A BREVE L’ANNUNCIO – Agnelli infatti non ci impiega molto a sciogliere le riserve: l’arrivo di Ronaldo a Torino porterebbe benefici non solo tecnici, ma anche di immagine con sponsor e merchandising che esploderanno. Per Cristiano, nonostante le decine di trofei in bacheca, sarebbe una nuova avventura con la stimolante sfida di regalare ai bianconeri quella Champions League che manca dal lontano 1996. Tra questo fine settimana e l’inizio della prossima pare che l’asso portoghese debba sbarcare a Torino per le visite mediche di rito, l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare già martedì prossimo. Per i tifosi della Vecchia Signora, letteralmente impazziti sui social, sarebbe il colpo del secolo, così come per il calcio italiano potrebbe essere lo start per tornare ai fausti di 10-15 anni fa, quando i migliori giocatori del mondo giocavano in Serie A. Intanto quello che sembrava un sogno di mezza estate si sta trasformando, minuto dopo minuto, in autentica realtà.

Francesco Carci

Champions League. Gigi Buffon squalificato per tre giornate

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Gigi Buffon squalificato per tre giornate. Lo ha comunicato la Uefa appena presa la decisione come conseguenza dell’espulsione rimediata in Real Madrid-Juventus dello scorso 11 aprile e delle critiche rivolte dall’ex portirre della Nazionale contro l’arbitro al termine della partita di Champions. Buffon era stato espulso al 93° minuto per le proteste in seguito all’assegnazione di un calcio di rigore al Real Madrid (rigore che poi il Real avrebbe realizzato, segnando il gol della qualificazione). La sua squalifica varrà soltanto nelle partite delle coppe europee.

Nell’intervista dopo la partita, valida per i quarti di finale di Champions League, Buffon aveva usato parole molto dure nei confronti dell’arbitro Michael Oliver e lo aveva accusato di aver infranto il sogno di una squadra e di avere “un bidone dell’immondizia al posto del cuore” per averlo espulso. Buffon ha lasciato la Juventus pochi giorni dopo la fine dell’ultimo campionato, ma non ha ancora abbandonato ufficialmente il calcio giocato: non si sa dunque se giocherà un’altra partita ufficiale e se sconterà mai queste tre giornate di squalifica.

Champions League, parte la grande sfida Italia-Spagna

ronaldo

Juventus e Roma pronte a sfidare Real Madrid e Barcellona nei quarti di finale. I bianconeri vogliono vendicare la sconfitta nella finale di Cardiff dello scorso giugno, per i giallorossi impresa quasi impossibile. Giovedì Lazio-Salisburgo per l’Europa League

ROMA – La Champions League entra nel vivo: dentro o fuori, non si può più sbagliare. L’Italia, che ha due squadre tra le prime otto (non succedeva da più di 10 anni), si gioca le proprie chance con Juventus e Roma, chiamate però ad una doppia sfida difficilissima contro le big di Spagna, Real Madrid e Barcellona.

VENDICARE CARDIFF – L’urna di Nyon è stata tutt’altro che generosa con le squadra italiane. La Juventus infatti affronta il Real Madrid, che ha vinto tre delle ultime quattro edizioni della Champions (le ultime due consecutive). E proprio l’ultimo trionfo delle merengues i tifosi bianconeri se lo ricordano bene: lo scorso 3 giugno a Cardiff finì con un sonoro 4-1 per la squadra allenata da Zinedine Zidane. Normale dunque che Cristiano Ronaldo e compagni partano con i favori del pronostico, ma proprio il desiderio di vendetta sarà una spinta in più per la Vecchia Signora. L’andata è in programma stasera a Torino, il ritorno mercoledì 11 nella capitale spagnola.

ROMA, SERVE L’IMPRESA – La Roma, dopo aver eliminato gli ucraini dello Shakthar, è chiamata ad una vera e propria impresa. Il Barcellona, che sta dominando il proprio campionato, sembra infatti una corazzata perfetta. Normale esaltare prima di tutti Leo Messi, ma in ogni reparto i catalani possono contare su una serie lunghissima di campioni. E, particolare da non sottovalutare, la difesa concede molto meno rispetto agli anni passati. Nel calcio nulla è impossibile, ma ai ragazzi di Di Francesco serviranno 180 minuti stellari. Prima gara mercoledì sera al Camp Nou, ritorno martedì 10 all’Olimpico.

C’E’ ANCHE LA LAZIO – La settimana europea si chiude giovedì con i quarti di Europa League. Una particolarità: ci sono otto squadre, tutte di nazionalità diverse. Tra queste anche la Lazio di Simone Inzaghi, che se la vedrà contro il Salisburgo. Un sorteggio abbastanza fortunato (potevano capitare avversari come Arsenal o Atletico Madrid), ma attenzione a sottovalutare i campioni d’Austria, imbattuti nella competizione e pieni di giovani promesse del calcio europeo. Ma se Immobile e soci confermeranno la grande vena realizzativa stagionale (già superata quota 100 gol), il passaggio del turno sarà assolutamente alla portata.

Francesco Carci

Retroscena Champions. Bianconeri e Giallo Cardiff: lite nello spogliatoio

Un clamoroso retroscena scuote l’ambiente bianconero: durante l’intervallo della finale di Champions League dello scorso 3 giugno contro il Real Madrid, ci sarebbe stata una forte discussione tra Bonucci, Dybala e Barzagli. Il centrale smentisce: “Tutto falso”. Anche Marotta getta acqua sul fuoco: “Semplici discussioni tattiche”.

bonucciTORINO – Oltre al danno, la beffa. Per la Juventus la sconfitta 4-1 in finale di Champions League contro il Real Madrid dello scorso 3 giugno è ancora una ferita aperta, ma adesso emergono dei retroscena destinati a far clamore. Sembra infatti che durante i 15 minuti di intervallo della finalissima, ci siano stati all’interno dello spogliatoio delle forti discussioni con Bonucci protagonista. Il difensore bianconero se la sarebbe presa con Dybala, autore di una prestazione sottotono (per usare un eufemismo), per il cartellino giallo rimediato al 12’, che lo avrebbe caratterizzato negativamente per tutto il match. Bonucci avrebbe addirittura rifilato uno schiaffo all’ex attaccante del Palermo. Ma non solo: sarebbe volate parole grosse anche con Barzagli, reo di non marcare bene l’esterno brasiliano del Real Madrid, Marcelo. E anche tra i due baluardi della difesa la tensione sarebbe salita alle stelle.

LE SMENTITE – “Tutto falso”. Così Leonardo Bonucci replica alle indiscrezioni sui presunti fatti avvenuti a Cardiff. Il difensore bianconero respinge le accuse su Facebook: “Nulla di quanto è stato scritto, raccontato o ricostruito ha del vero. Non c’è stato nessun diverbio, nè tantomeno atti fisici che riguardino me o qualcun altro. L’intervallo tra il primo e il secondo tempo della finale UCL è stato un intervallo come tanti altri dove, lo ripeto, nulla è accaduto. Queste sono le uniche parole che ho da dire al riguardo di questa vicenda e spero siano le ultime. Nel caso in cui non fossero sufficienti a chiarire la situazione e a ristabilire la verità, sarò pronto a rivolgermi ai miei avvocati per tutelare il mio nome e la mia onorabilità”. Anche il dirigente della Juve, Beppe Marotta, getta acqua sul fuoco: “Io c’ero, nell’intervallo si è parlato soltanto delle cose da fare in campo”. Non è la prima volta che Bonucci finisce al centro di polemiche simili: a febbraio c’era stato un battibecco con il tecnico Allegri durante Juventus-Palermo e il giocatore finì per punizione in tribuna nella partita di Champions League contro il Porto.

Francesco Carci

Le pagelle del 2017: Juve Campione, ma la vera impresa è del Crotone

Con l’amara sconfitta della Juventus in finale di Champions League contro il Real Madrid, si è chiusa la stagione 2016/2017: per i bianconeri sesto scudetto di fila, un record. Atalanta rivelazione del campionato, malissimo l’Inter. Storica e impensabile la salvezza dei calabresi. Vediamo tutti i voti delle 20 squadre di Serie A

Foto LaPresse - Francesco Mazzitello28/05/2017 - Crotone (Italia)Sport CalcioCrotone vs Lazio                                                              Campionato di calcio serie A Tim 2016-2017 - Stadio Scida Crotonenella foto la festa del Crotone salvo all'ultima giornataPhoto LaPresse - francesco Mazzitello28/05 /2017 Sport soccerCrotone vs LazioItalian football Championship legue A Tim 2016-2017 " Scida Stadium" Crotonein the pic players of Crotone celebrates

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ATALANTA 9 – La vera rivelazione del campionato. Nemmeno il più ottimista dei tifosi orobici si sarebbe aspettato una qualificazione in Europa League. Papu Gomez la stella (anche dei social), ma grande merito va dato a Gasperini che ha avuto il coraggio di lanciare tanti giovani (da Caldara a Kessié fino a Conti e Petagna): le casse del club saranno ricoperte d’oro, anche se non tutti i pezzi pregiati lasceranno Bergamo.
BOLOGNA 6 – Mai immischiata nella lotta per non retrocede, ma raramente ha regalato ai propri tifosi partite divertenti. Da Destro ci si aspetta sempre qualche gol in più. Stagione senza infamia e senza lode.
CAGLIARI 7 – La migliore delle neopromosse. Molte scommesse vinte: il tecnico Rastelli al primo anno in A, un Borriello ritrovato (16 gol) e un settore giovanile che promette bene. Troppe però le goleade subite: proprio sulla tenuta della difesa bisognerà migliorare in vista del prossimo anno.
CHIEVO 6,5 – L’ennesima salvezza senza mai finire nella zona calda non deve passare come fatto scontato. Un premio alla società e all’allenatore Maran, bravo a gestire uno spogliatoio pieno di giocatori di esperienza con qualche talento più verde.
CROTONE 10 – Dato per spacciato già in estate e senza alcuna speranza alla fine del girone d’andata, quando i calabresi erano fanalini di coda con appena 9 punti in classifica, il club pitagorico è riuscito a compiere un vero e proprio miracolo, festeggiando la salvezza al termine di una storica rimonta concretizzatasi nell’ultima giornata ai danni dell’Empoli. Merito soprattutto del tecnico Davide Nicola che non ha mai smesso di crederci e che ha creato un gruppo la cui dignità e compattezza ha sovvertito alla differenza qualitativa con gli avversari.
EMPOLI 4 – Una retrocessione drammatica perché arrivata all’ultima giornata, ma meritata. Fino al penultimo turno la permanenza in serie A si sarebbe concretizzata più per le “disgrazie” altrui che per meriti propri, fino alla rimonta del Crotone che ha dimostrato molto più carattere dei toscani. Si ricordano le prestigiose vittorie esterne in casa di Milan e Fiorentina e basta: troppo poco per salvarsi.
FIORENTINA 5 – Male in Europa, malino in campionato. Una vera disfatta l’eliminazione dall’Europa League con il ko interno 4-2 contro il Borussia Moenchengladbach dopo la vittoria 1-0 all’andata in Germania. Lì è calato il sipario sulla stagione dei viola: con Paulo Sousa già certo dell’addio a fine stagione, sono mancate le motivazioni per una rimonta in campionato verso la zona Europa che era ancora più che possibile.
GENOA 5 – Se l’è vista brutta il Grifone. Dopo un ottimo avvio di stagione, piano piano i liguri si sono persi e le mosse societarie, dalle cessioni di Rincon e Pavoletti all’allontanamento del tecnico Juric (poi richiamato), hanno creato solo caos e timori nello spogliatoio rossoblù. Fortunatamente era stato fatto abbastanza per evitare la retrocessione, ma l’annata, con i due derby persi contro la Sampdoria, resta ampiamente negativa.
INTER 3 – Stagione da dimenticare sotto tutti i punti di vista. Nata male con l’addio di Mancini a pochi giorni dall’avvio del campionato e la scelerata scelta di affidarsi ad uno “sprovveduto” come De Boer e finita peggio con il poco elegante esonero di Pioli a tre giornate dalla fine. I “colpi” di mercato Joao Mario e Gabigol, costati complessivamente oltre 70 milioni, si sono rivelati due flop, esattamente come quello di Kondogbia di 12 mesi prima. Pochissimi i giocatori a salvarsi (Handanovic, Perisic e Icardi), segno di come sia inevitabile una rivoluzione nella rosa, ma anche una maggiore chiarezza societaria. La consolazione è che i soldi (dalla Cina) non mancano.
JUVENTUS 8,5 – È arrivato il sesto scudetto di fila, nessuno c’era mai riuscito nel campionato italiano. Quest’anno non c’è stato il dominio come negli anni precedenti, merito di Roma e Napoli che hanno colmato buona parte del gap, ma quella bianconera resta comunque una corazzata difficile da battere. Bravo Allegri ad inventarsi a metà stagione il modulo 4-2-3-1 regalando nuova linfa a giocatori come Mandzukic e Cuadrado, fino ad allora usati a intermittenza. Da segnalare anche la vittoria della terza Coppa Italia consecutiva, è mancata purtroppo la ciliegina sulla torta: in finale di Champions League la Vecchia Signora si è arresa 4-1 al Real Madrid e addio “triplete”, ma una notte profondamente amara non cancella una stagione da protagonista. Si riparte con la consapevolezza di avere tutto per riprovarci, mentre gli avversari italiani faticano a malapena a passare il turno a gironi.
LAZIO 7,5 – Stagione super per i biancocelesti. Difficile da pronosticare dopo l’estate turbolenta con l’addio di Bielsa senza nemmeno iniziare l’avventura nella Capitale e la chiamata in extremis da parte di Lotito a Simone Inzaghi, già con la valigia direzione Salerno. E invece l’ex tecnico della Primavera si è dimostrato eccome all’altezza della Serie A, gestendo uno spogliatoio non facile per i difficili rapporti tra i “senatori” e il ribelle Keità. Tutto è filato liscio: sfiorato il record di punti in campionato (70 contro i 72 del 2000) e la vittoria della Coppa Italia, dove i capitolini si sono inchinati solo in finale alla Juventus. L’anno prossimo c’è l’Europa League: la società deve muoversi bene per regalare a Inzaghi una rosa più lunga e competitiva.
MILAN 6 – Tra mille difficoltà, con lo storico passaggio societario da Berlusconi ai cinesi, l’obiettivo minimo (l’Europa League) è stato raggiunto e per Montella non era un compito semplice. Ma parliamo sempre di Milan e un sesto posto non può passare come traguardo positivo. Per questo i nuovi proprietari devono acquistare giocatori importanti per far tornare i rossoneri nelle zone che gli spettano.
NAPOLI 6,5 – Un’annata piena di record non può che essere positiva nonostante l’assenza di trofei. Quella di Sarri si conferma una vera e propria macchina da gol: mai gli azzurri ne avevano segnato 115 gol in una stagione, mai 94 in campionato e mai 50 in trasferta in Serie A, così come non avevano mai toccato 86 punti. Tutto questo non ha portato alla vittoria di un titolo, ma comunque alla consapevolezza che l’anno prossimo, con qualche ritocco e nessuna cessione illustre, si può alzare ulteriormente l’asticella.
PALERMO 4 – Stagione assolutamente negativa. A differenza del Milan, i rosanero hanno sentito notevolmente il cambiamento societario con l’addio di Zamparini e l’arrivo di Baccaglini. Molte colpe sono da attribuire all’ex presidente che, resosi conto che l’avventura in Sicilia stava per terminare, ha creato in estate una squadra non all’altezza, che infatti è sempre stata relegata negli ultimi posti della classifica. Un briciolo di dignità si è recuperata alla fine con Bortoluzzi in panchina, ma ormai i giochi erano fatti.
PESCARA 3 – Dopo una sola stagione gli abruzzesi tornano in Serie B. Meritatamente a dir poco. Per la squadra allenata prima da Oddo e poi da Zeman la miseria di 18 punti con appena 3 vittorie, di cui una a tavolino. Assolutamente non all’altezza della massima serie.
ROMA 6 – Discorso abbastanza simile al Napoli: record di punti (87) e di gol segnati (90), ma zero titoli. Per il nono anno consecutivo. Iniziano ad essere troppi e il primo a capirlo, in largo anticipo, è stato proprio Luciano Spalletti (eccessivamente criticato anche se con la leggenda Totti poteva usare meno razionalità e più buonsenso) che ha fatto le valigie. Male nelle coppe: contro il Lione in Europa League e la Lazio in Coppa Italia si poteva fare di più.
SAMPDORIA 6,5 – Inizio stentato, poi una buona continuità grazie all’ambientamento a Genova di Giampaolo (che si è guadagnato il rinnovo del contratto fino al 2020) e alla crescita di tanti giovani, Schick su tutti. Riflettori sul doppio derby vinto sia all’andata che al ritorno contro il Genoa: il prossimo anno si può puntare all’Europa.
SASSUOLO 5,5 – La squadra più bersagliata dalla sfortuna, che ha tolto per tutta la prima della stagione la stella Berardi e per diversi mesi elementi fondamentali come il capitano Magnanelli, Missiroli e Defrel. Il cammino in Europa League resta una piacevole esperienza (chissà se ripetibile) ma anche in ambito internazionale, così come in campionato, qualcosina in più era lecito aspettarselo. Soprattutto quando il presidente Squinzi, scherzando ma non troppo, parla di scudetto e Champions League.
TORINO 6 – A inizio anno il progetto era chiaro: tornare in Europa nel giro di due anni. Il primo tentativo è andato fallito, ma non per questo si può parlare di stagione negativa. Anche perché va segnalata l’esplosione del “Gallo” Belotti, ora punto fermo della Nazionale di Ventura, che ha raggiunto il valore di 100 milioni. Cairo gongola, ma deve aprire il portafoglio se vuole centrare l’obiettivo dichiarato 12 mesi fa.
UDINESE 6 – Maluccio Iachini, la squadra si è ripresa con l’arrivo di Delneri, che infatti si è guadagnato la riconferma per la prossima stagione. Non è più l’Udinese di qualche anno fa, piena di giovani talenti (e di un grande Di Natale), ma gli investimenti sul nuovo stadio (Dacia Arena) e su nuovi baby promettenti potrebbero dare i frutti nel prossimo campionato.

Francesco Carci

Champions League. L’impresa della Juve e la lezione al Barcellona

Dopo il 3-0 dell’andata a Torino, i bianconeri evitano la remuntada dei catalani pareggiando 0-0 al Camp Nou. Un punto che consente ai ragazzi di Allegri di accedere alle semifinali, dove troveranno una tra Real Madrid, Monaco e Atletico Madrid.

juve (1)DIFESA PERFETTA – La Juve partiva da un vantaggio importante, ma la qualificazione, nonostante il 3-0, era tutt’altro che ipotecata considerando l’impresa del Barcellona contro il Psg nei quarti di finale (vittoria per 6-1 dopo il ko 4-0 a Parigi). Ma non concedere nemmeno una rete in 180 minuti a una corazzata che in attacco può contare su Messi, Suarez e Neymar è stato davvero un capolavoro che in pochi possono rivendicare. La Vecchia Signora è così tra le prime quattro d’Europa e il sogno di alzare la coppa il 3 giugno a Cardiff è sempre più concreto. Una mano può darla il sorteggio di Nyon di venerdì, dove Buffon e compagni conosceranno l’avversario in semifinale.
REAL, ATLETICO O MONACO – Probabilmente il 99% dei tifosi juventini vorrebbe affrontare il Monaco, vera rivelazione della competizione. Ma guai a sottovalutare la squadra del Principato, che può contare su una serie di baby fenomeni (Mbappe su tutti) e che nel campionato francese sta tenendo a distanza il più quotato Psg. Da evitare assolutamente il Real Madrid di Cristiano Ronaldo, alla settima semifinale consecutiva in Champions e favorito per la vittoria finale. Sarebbe invece una sfida alla pari contro l’Atletico di Simeone, squadra molto simile alla Juventus che al gioco spettacolare preferisce il pragmatismo e l’aggressività. Ma nel doppio confronto con il Barcellona, i bianconeri hanno dimostrato di poter affrontare chiunque senza paura.

Francesco Carci

Calcio & finanza
tanti affari, poco sport

Blatter_JosephI fondi di investimento hanno trovato nel mondo del calcio uno dei comparti dai rendimenti più redditizi; i loro gestori, al fine di aumentare la rimunerazione delle risorse impiegate, hanno messo a punto “modelli di ingegneria finanziaria”, considerati adatti allo scopo. All’inizio degli anni Duemila, i fondi di investimento sono comparsi nel mondo del calcio sudamericano, per poi approdare, invertendo il percorso delle caravelle di Colombo, nel Vecchio Continente, sulle coste della Spagna e del Portogallo, vincendo il soffio degli alisei verso Occidente, con il miraggio dei facili profitti da realizzare mediante lo sfruttamento della passione degli sportivi per il “gioco più bello del mondo”.

Com’è accaduto che, andando di pari passo con l’approfondimento e l’allargamento della globalizzazione, il mondo del calcio finisse per essere plasmato secondo la logica dell’neoliberismo finanziario? Per capirlo, Marco Bellinazzo, autore di “Goal economy. Come la finanza globale ha trasformato il calcio”, suggerisce di osservare l’evoluzione del mondo del calcio in una prospettiva storica, identificando tre fasi, per analogia a quelle proprie dell’evoluzione della rivoluzione industriale. Il periodo che va dalla fine degli anni Ottanta a quella degli anni Novanta è quello della “Prima Rivoluzione Industriale del calcio”, caratterizzata dalla comparsa delle “pay-tv”, che ha indotto i club e le Leghe “ad evolversi in aziende capaci di dilatare i profitti, […] dando luogo a investimenti in infrastrutture, governance e attività commerciali e creando tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, le condizioni per l’avvento della Seconda Rivoluzione Industriale” del calcio; caratterizzata, questa, da un salto di qualità di cui hanno “approfittato principalmente la Premier League inglese, la Bundesliga tedesca e le due ‘regine’ di Spagna, Real Madrid e Barcellona”. La fase attuale è infine quella della “Terza Rivoluzione Industriale”, nella quale si trova “immerso” il mondo del calcio, caratterizzata da una esasperata finanziarizzazione e dalla conquista di nuovi mercati, cioè dalla colonizzazione calcistica di quasi tutti i Paesi del mondo.

Con la comparsa dei fondi di investimento, la terza fase ha anche segnato l’esaurirsi della propensione dei club a farsi quotare in borsa; mentre la diffusione planetaria del gioco, motivata dagli alti profitti che i gestori dei fondi possono conseguire attraverso la compravendita di calciatori e di squadre, è sorretta dalle strategie suggerite dal “The International Centre for Sports Studies” che, creato nel 1995 presso l’Università di Neuchatel, in joint venture con la FIFA, ha costruito modelli matematici per la certificazione del valore dei calciatori, agevolando la loro quotazione. L’Italia, osserva Bellinazzo, che era stata uno dei protagonisti della “Prima Rivoluzione Industriale”, è rimasta ai margini della successiva evoluzione del mondo del calcio, con conseguenti ricadute negative sul piano sportivo e su quello economico; infatti, oggi, dal punto di vista calcistico, l’Italia è postergata rispetto a Spagna, Inghilterra e Germania, avendo perso il diritto di essere rappresentata da quattro squadre nella Champions League; mentre, dal punto di vista economico, essa è per lo più disertata dai fondo di investimento, anche a causa della litigiosità interna degli organi di governo del gioco. Solo di recente, i fondi hanno trovato conveniente interessarsi dell’Italia, secondo procedure svolte non sempre alla luce del sole, come stanno a dimostrare le cessioni totali o parziali di Inter e Milan.

Il processo di finanziarizzazione del calcio ha stravolto completamente il modo tradizionale in cui funzionava il “mercato dei calciatori”; non molto tempo addietro, i principali artefici delle compravendite calcistiche erano i procuratori, ora sono le Super-Agenzie, quali, solo per ricordarne alcune tra le più importanti, la brasiliana Europe Sports Group, le tedesche Mondial Sport Management, Stellar Football Ltd, Sports Total, la britannica Europe Sports Group, la spagnola Bahia International, l’olandese Sports Entertainment Group e così via; rari sono ormai i procuratori sopravvissuti che agiscono a titolo individuale, come Mino Raiola, operante per lo più in Olanda e noto in Italia anche per aver riportato Mario Balotelli, nel corso dell’estate di quest’anno, dal Liverpool a Milan.

Tra i fondi che stanno finanziarizzando il settore del calcio c’è il Royal Football Lmt di Dubai, il britannico Media Sports Investments, il maltese Doyen Sport Investment, il cui massimo rappresentante è Nelio Lucas, che farebbe parte della cordata organizzata dal broker thailandese Bee Taechuabol per l’acquisto di una parte del Milan, e il fondo sovrano qatariota “Qatar Investment Authotity”, gestito dall’emiro in pectore del Qatar, Tamin bin Hamad al Thani, che, attraverso il Qatar Sport Investment, si muove con sicurezza nel mondo del calcio in Francia ed in Spagna; l’emiro in pectore è sospettato d’essere il “deus ex machina” degli intrighi che hanno portato la FIFA nel 2010 ad assegnare lo svolgimento del campionato del mondo di calcio del 2022 al Qatar, provocando polemiche ed accuse di “dazioni di danaro, regalie e tangenti elargite per orientare il voto”.

Le accuse hanno provocato un’azione giudiziaria contro i vertici della FIFA: nel maggio 2015, l’FBI statunitense ha spiccato un mandato di arresto contro numerosi dirigenti della Federazione calcistica internazionale (FIFA), riuniti a Zurigo per la rielezione alla presidenza della Federazione di Joseph Blatter, con l’accusa di associazione a delinquere e corruzione. Tuttavia, nonostante il clamore, Blatter è stato rieletto per la quinta volta consecutiva, annunciando successivamente le sue dimissioni, dopo essere stato ininterrottamente presedente della FIFA per diciassette anni. Il suo successore dovrebbe riformare un sistema che sinora ha governato con poca trasparenza una Federazione che include 209 federazioni nazionali, in presenza però di un conflitto sempre più profondo che vede all’opposizione le federazioni emergenti di Russia, USA, Cina, India, Qatar ed altre ancora.

Cosa potrà diventare il mondo del calcio con la sua finanziarizzazione, si può desumere da quanto Blatter ha dichiarato, in occasione del 64° Congresso della FIFA, al cospetto dei delegati delle federazioni nazionali, alla vigilia delle elezioni presidenziali del maggio scorso: “Dovremmo essere orgogliosi dell’impatto e dell’importanza che il nostro sport ha nella mappa geografica mondiale. Ecco, perché il calcio non è solo un gioco. Il calcio è più di un business, perché è più di un gioco. E’ un business multimiliardario, crea opportunità, ma crea anche controversie e difficoltà. Il calcio non è politica, ma forse possiamo contribuire a risolvere problemi che i politici non riescono ad affrontare in maniera rapida”. Certo, dopo il clamore sollevato dal mandato d’arresto di Zurigo del maggio scorso, la FIFA sarà chiamata a governare il mondo del calcio in modo più trasparente e ad adottare nuovi regolamenti, soprattutto “per impedire che catene di partecipazioni e intrecci azionari, alta finanza spicciola, fondi in cerca di allocazioni sempre più redditizie e club da spolpare continuino ad affastellarsi nei gangli del sistema incancrenendolo progressivamente” a danno dei consumatori dei servizi calcistici, ovvero dei tifosi.

Un maggior impegno della FIFA per un governo trasparente del mondo del calcio è tanto più necessario, per evitare che in Paesi come l’Italia, dove il pallone è simbolo dello sport più popolare e diffuso, sia oggetto delle mire di finanzieri-d’assalto antichi e moderni. È recente la notizia che la società di mediazione di proprietà cinese ‘In front’, fondata da Philippe Blatter (nipote di Joseph), la cui filiale italiana, per le modalità con cui ha gestito il patto col quale sono stati divisi tra il gruppo Sky e Mediaset i diritti televisivi per la trasmissione delle partite delle serie A e B italiane e quelle della Champion league e di Europa League, è oggetto di indagine anti-trust. Inoltre, è di questi giorni la notizia che due squadre blasonate italiane, Genoa e Sampdoria, avranno nuovi proprietari; guarda caso, titolari di risorse accumulate nel mondo del petrolio e in cerca di nuove forme d’investimento: l’azionista di maggioranza del Genoa sarà Giovanni Calabrò che, dopo aver fatto fortuna in Russia e stretto amicizia con Putin, sostituirà l’indebitato Enrico Preziosi; mentre Gabriele Volpi, dopo aver fatto fortuna in Nigeria, sostituirà Massimo Ferrero, per il quale la presidenza della Sampdoria risulta al di là delle sue possibilità.

Come reagire contro l’invadenza della finanza d’assalto nel mondo del calcio e contro i maneggi dei proprietari delle società ai danni dei tifosi, offuscando il prestigio e l’immagine del “gioco più bello del mondo? Non c’è che una via: occorre una riforma organizzativa che “consenta ai tifosi, attraverso trust, associazioni, o altre formule, una maggiore partecipazione alla vita societaria, che riconosca loro più poteri decisionali e di controllo sul management a fronte del pagamento di quote associative”; è questa la via imboccata da tre club europei prestigiosi: Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco si sono dotati di una “struttura aperta”. Si tratta di una riorganizzazione che nel Regno Unito è stata persino accolta dal manifesto del partito laburista presentato per le elezioni politiche del maggio 2015; nel manifesto si proponeva una modifica della governance del calcio inglese, incentrata sull’istituzione di “supporter trust”, ai quali riconoscere il diritto di ottenere informazioni riguardo al giro d’affari dei club, di nominare almeno due membri nei consigli di amministrazione e di acquisire fino al 10% delle quote azionarie qualora i club cambiassero di proprietà. Ma la riorganizzazione del mondo del calcio dovrebbe soprattutto prevedere l’estensione dell’azionariato diffuso anche per l’acquisto dei calciatori.

Sarà una pia illusione sperare che il controllo dei supporter trust e l’azionariato diffuso possano concorrere ad estraniare il neoliberismo finanziario dal mondo del calcio e dai comportamenti di chi pensa che, nascondendosi dietro la logica della contrattazione privata, si possa continuare a danneggiare impunemente i tifosi-consumatori; c’è solo da sperare che questi ultimi percepiscano quanto prima l’urgenza di un loro maggiore impegno, non solo negli stadi, per supportare la “squadra del cuore”, ma anche all’interno della società, premendo perché siano adottati, a livello politico, i necessari provvedimenti, al fine di porre un freno agli effetti negativi che la logica perversa dei fondi di investimento sta provocando ai danni del mondo del calcio, con implicazioni altrettanto negative per l’intero sistema sociale.

Gianfranco Sabattini

Serie A. Al San Paolo
l’impresa della Lazio
e la delusione del Napoli

napoli lazioI biancocelesti smaltiscono la delusione del derby, vincendo 4-2 al San Paolo nella sfida decisiva contro gli azzurri di Benitez. Così ai preliminari di Champions League vanno i ragazzi di Pioli, mentre per i campani c’è anche la beffa del quinto posto. Tra addii e annunci sul futuro, pioggia di gol (47) nell’ultimo turno di campionato.

EMOZIONI AL SAN PAOLO – E’ successo davvero di tutto al San Paolo di Napoli. Con tutti i verdetti già decisi, mancava solo il terzo posto. Per la squadra di De Laurentiis era necessaria soltanto una vittoria contro la Lazio. Ma le cose si sono messe male, perché gli ospiti vincevano all’intervallo per 2-0 grazie ai gol di Parolo e Candreva. Ma nella ripresa è arrivata la rimonta azzurra firmata dalla doppietta di Higuain, che poi però ha clamorosamente calciato alto un calcio di rigore. A quel punto è arrivato il gol del nuovo vantaggio della Lazio con l’uomo che non ti aspetti: il nigeriano Onazi, entrato al posto di Cataldi. Nel finale il colpo di testa di Klose per il definitivo 4-2 e la certezza per i ragazzi di Pioli di poter disputare il preliminare di Champions. Tanta delusione per il Napoli, che adesso guarderà al futuro cambiando tantissimo: già sicuri gli addii di Benitez (sostituirà Ancelotti sulla panchina del Real Madrid) e Bigon (vicino l’accordo con il Verona), ma senza la Coppa principale sarà dura tenere anche tutti i big.

FIUMI DI GOL Ci si è divertiti tanto negli altri incontri, forse a causa della mancanza di obiettivi. La Juventus ha pareggiato 2-2 sabato pomeriggio sul campo del Verona (in gol Toni e Juanito Gomez per i veneti, Pereyra e Llorente per i bianconeri). Ko all’Olimpico per una Roma piena di giovani e riserve contro il Palermo (a segno Totti per i giallorossi, Vazquez su rigore e Belotti per i siciliani). Ha chiuso bene davanti ai propri tifosi la Fiorentina, con un 3-0 al Chievo (reti di Ilicic, Bernardeschi e Badelj). Per i viola una vittoria che vale il quarto posto proprio ai danni del Napoli. Vittorie anche per Inter e Milan, che però non cancellano una stagione deludente. I nerazzurri di Mancini hanno superato 4-3 a San Siro l’Empoli (doppietta di Icardi, capocannoniere con 22 reti insieme a Toni, e reti di Palacio e Brozovic per i padroni di casa, due gol di Mchedlidze e Pucciarelli per i toscani), dove Sarri probabilmente saluterà. I cugini rossoneri hanno vinto 3-1 a Bergamo contro l’Atalanta (gol di Baselli per i nerazzurri, rigore di Pazzini e doppietta di Bonaventura per gli ospiti). Si aspetta di sapere il nome del prossimo allenatore del Milan, con Ancelotti che darà una risposta al club mercoledì prossimo. Inzaghi spera ancora di restare, ma le chance sono poche. Vittoria super per il Torino che ha calato il poverissimo 5-0 contro il Cesena (a segno Maxi Lopez con una doppietta e Martinez, Benassi e Moretti). Spettacolo anche al Mapei Stadium di Reggio Emilia dove il Sassuolo ha avuto la meglio 3-1 sul Genoa (Berardi e doppietta di Zaza per i neroverdi, l’ex Pavoletti per i liguri), che aspettano di sapere come andrà il ricorso dopo la mancata concessione della licenza Uefa, indispensabile per giocare l’Europa League. Altrimenti in Europa andranno i cugini della Sampdoria, che nell’ultimo turno a Marassi hanno pareggiato 2-2 contro il Parma (Romagnoli e De Silvestri in rete per i blucerchiati, Palladino e Varela per i ducali). Infine, il Cagliari ha superato 4-3 in casa l’Udinese (reti di Sau, Joao Pedro, M’Poku e autogol di Bruno Fernandes per i rossoblù, Aguirre, Bruno Fernandes e Thereau per i friulani). Grandi applausi per Daniele Conti che, in lacrime, ha salutato i tifosi sardi.

LA CLASSIFICA – Questa la classifica finale della Serie A.

  1. Juventus 87
  2. Roma 70
  3. Lazio 69
  4. Fiorentina 64
  5. Napoli 63
  6. Genoa 59
  7. Sampdoria 56
  8. Inter 55
  9. Torino 54
  10. Milan 52
  11. Palermo 49
  12. Sassuolo 49
  13. Hellas Verona 46
  14. Chievo 43
  15. Empoli 42
  16. Udinese 41
  17. Atalanta 37
  18. Cagliari 34
  19. Cesena 24
  20. Parma 19 (-7)

Juventus Campione d’Italia, Roma in Champions League, Lazio ai preliminari di Champions League, Fiorentina, Napoli e Genoa in Europa League (senza la licenza Uefa ai liguri accederebbe la Sampdoria), Cagliari, Cesena e Parma in serie B.

Francesco Carci

Coppa Italia.
Tr10nfo Juventus

Juventus Coppa Italia (2)Dopo lo scudetto, la Juventus si aggiudica anche la Coppa Italia 2014/2015 battendo 2-1 la Lazio ai tempi supplementari. E’ la vittoria numero 10 nella competizione nazionale, trofeo che mancava nella bacheca bianconera da 20 anni. E adesso la finalissima di Champions League contro il Barcellona per un indimenticabile tris. Continua a leggere

Juventus inna-Morata
della Champions League

Juventus Champions LeagueNel ritorno della semifinale della massima competizione europea, i bianconeri pareggiano 1-1 al Santiago Bernabeu e, grazie al 2-1 dell’andata, eliminano il Real Madrid, campione in carica e favorito alla vigilia. Ancora in gol l’ex Morata, da giovane promessa a grande rimpianto delle merengues. Ora c’è la finalissima contro il Barcellona il 6 giugno a Berlino.

A RONALDO RISPONDE MORATA – Si parte dal 2-1 dell’andata in favore della Juventus. I bianconeri hanno due risultati su tre a disposizione, eppure le cose si mettono male: fallo di Chiellini in area su James Rodriguez e inevitabile calcio di rigore. -o non fallisce (quinto gol negli ultimi quattro incontri contro la Vecchia Signora) e al 23’ i Blancos sono avanti e momentaneamente in finale. Ma nel secondo tempo la Juventus entra in campo con grande personalità e dopo 12’ trova la rete del pareggio grazie al grande ex Alvaro Morata (in gol anche all’andata), che si conferma goleador di razza all’interno dell’area di rigore. La squadra di Ancelotti attacca in cerca del gol che prolungherebbe la sfida ai tempi supplementari, ma dietro gli ospiti sono attenti e, tranne un colpo di testa di Bale poco alto sopra la traversa, Buffon non corre particolari pericoli. Dopo quattro minuti di recupero, l’arbitro svedese Eriksson fischia la fine e i bianconeri possono fare festa: è finale!

I MERITI DI ALLEGRI – E chi se lo aspettava? Pochi, forse nessuno. Negli anni scorsi, infatti, nonostante il dominio in Italia, la Juventus di Antonio Conte si era dimostrata fragile e con poca brillantezza in Champions League. Con Allegri, invece, è tutto cambiato e i tanti scettici di inizio stagione dovranno ricredersi. L’ex tecnico del Milan, senza stravolgere il lavoro del suo predecessore, è riuscito a inserire gradualmente le sue idee e i suoi schemi, bravo non solo a motivare un gruppo che rischiava di accontentarsi dopo tante vittorie, ma soprattutto a infondere una mentalità europea che con Conte non si era mai vista.

ROAD TO BERLIN – Eliminare i campioni in carica del Real Madrid è stata assolutamente un’impresa eroica. Ora la concentrazione sarà tutta rivolta alla finalissima del 6 giugno contro il Barcellona a Berlino. Una città che gente come Buffon, Pirlo e Barzagli ricorda benissimo per il trionfo nel Mondiale 2006. La speranza dei milioni di tifosi bianconeri è quella di poterli rivedere esultare per una Champions League che la Juventus non vince dal 1996. Non sarà facile contro le stelle del Barcellona (da Messi a Suarez, da Neymar a Iniesta), ma in una finale secca tutto può succedere. Da segnalare che, proprio per la concomitanza con Juventus-Barcellona, la finale di Coppa Italia tra i bianconeri e la Lazio sarà anticipata a mercoledì 20 maggio.

Francesco Carci