L’Unità chiude? Grillo è contento

Grillo-chiusura-giornali“Il nuovo vento della rete e della fine, lenta ma implacabile, dell’editoria assistita sta producendo i suoi effetti: la scomparsa dei giornali. Un’ottima notizia per un Paese semilibero per la libertà di informazione come l’Italia. Meno giornali significa infatti più informazione”. Beppe Grillo, che di democrazia se ne intende, quella virtuale naturalmente, ha spiegato così sul suo blog, in un post dal titolo #unitàstaiserena, quanto sta avvenendo all’Unità che da anni vive una crisi sempre più difficile che oggi sembra giunta a un punto decisivo e definisce come il “bacio della morte” l’intenzione espressa da Renzi di rilanciarne il “brand” per le feste di partito.

Al PD naturalmente non l’hanno presa bene e, lo hanno gentilmente definito ‘sciacallo’, sì perché il primo intento del leader dei Cinque Stelle è certamente quello di occupare uno spazio nei media, quello spazio che non è mai riuscito a occupare con le idee e i progetti per l’Italia, ma solo con gli insulti a qualcuno.

“Licenziamenti – prosegue il post del blog facendo dell’ironia sui rischi che corrono i lavoratori del giornale – sono in corso un po’ ovunque da tempo, ma il caso più drammatico è quello de l’Unità che ha ormai solo appassionati lettori (forse collezionisti), 20.200 copie vendute nel mese di maggio. I 57 giornalisti hanno preso l’ultimo stipendio ad aprile e hanno terminato in questi giorni i due anni di solidarietà. Un augurio per una nuova occupazione va a loro e in particolare alle colonne portanti Oppo e Jop. L’Unità è stata messa in liquidità”.

Un tweet de ‘l’Unità’ gli risponde chiedendo, con poche speranze, al comico salito in politica, di vergognarsi, mentre il segretario del sindacato nazionale dei giornalisti, Franco Siddi, trova negli insulti di Grillo il “sapore dell’olio di ricino”.

La verità è che al leader del M5S, e al suo guru Gianroberto Casaleggio che nsempre oggi ha attaccato ‘la Repubblica’ per un articolo sul M5S, danno fastidio le critiche e i giornali, soprattutto quelli di partito, a volte sono più liberi di tante altre testate proprio perché devono rispondere di ciò che scrivono solo agli elettori e assai difficilmente a qualche interesse economico che si esprime attraverso la proprietà editoriale. È per questo forse che si accanisce, e non da oggi, contro le sovvenzioni alla stampa di partito. I fondi all’editoria (di cui questo giornale non gode), a fronte di costi divenuti sempre più insostenibili per il personale, la stampa e la distribuzione, hanno costituito una garanzia di indipendenza e di libertà democratica anche per le voci minori, ma con la crisi, quella dell’economia, ma prima ancora della politica, i tagli della spending review e le misure demagogiche e populiste contro il finanziamento pubblico ai partiti, stanno facendo il resto. Qualcuno scoprirà presto – e gli scandali dell’Expò e del Mose soprattutto dovrebbero aiutare a capire – che il finanziamento privato ha delle controindicazioni ben più gravi per l’indipendenza della politica dagli interessi particolari e che a forza di tagliare i costi della politica si finirà per amputare seriamente la democrazia.

Di questo Grillo sembra perfettamente consapevole e i suoi peana alla ‘rete’, con la sua democrazia virtuale e perfettamente inquinabile da chi ha soldi e capacità, suonano falsi e strumentali.

Noi che con tangentopoli abbiamo perso il nostro bellissimo quotidiano e dalla carta siamo stati confinati al web, solidarizziamo volentieri con l’Unità; sappiamo bene cosa vuol dire essere costretti a rinunciare a un foglio in edicola è l’Unità come l’Avanti!, nel bene e nel male, ha fatto un pezzo di storia di questo Paese.

A conferma della sua idiosincrasia alle critiche, Grillo si scaglia anche contro ‘il Fatto Quotidiano’ che pure non prende finanziamenti pubblici e quanto a demagogia e populismo spesso supera agevolmente i pentastellati. All’indice viene messo Pierfranco Pellizzetti per un articolo nel quale sono state espresse ragionevoli perplessità sulla alleanza dei cinquestelle a Bruxelles con l’Ukip di Nigel Farage (hanno formalizzato oggi la nascita di un gruppo a Strasburgo con altri cinque partiti antieuropei ndr). “L’incosciente giullarata di Beppe Grillo a Bruxelles, a braccetto con l’inquietante macchietta Nigel Farage, conferma – ha scritto Pellizzetti – il disastro causato dallo smarrimento di quella bussola che la cultura politica aveva costruito in oltre due secoli […] il campo in cui si svolge il discorso pubblico è quadrimensionale: Destra-Sinistra, Sopra-Sotto. […]”.

E come dargli torto a Pellizzetti, Grillo a corto di idee non sta né a destra, né a sinistra e neppure sopra. Sta sicuramente sotto.

Carlo Correr

Roma, Marino accelera sulla chiusura al traffico dei Fori Imperiali. Contrario il Codacons

Fori Imperiali pedonaliChe piaccia o meno il progetto, di fatto è stato di parola: Ignazio Marino aveva infatti reso la pedonalizzazione dei Fori Imperiali di Roma una promessa in campagna elettorale. Ora che è sindaco della Capitale, dimostra di voler procedere nella realizzazione del progetto, accelerandone i tempi di attuazione. Secondo il primo cittadino di Roma chiudere il passaggio dei veicoli privati in un tratto dei Fori Imperiali provocherà infatti una diminuzione del traffico del 90%. Marino ha ricordato che il prossimo 8 luglio si terrà «la conferenza dei servizi nella quale illustreremo il piano per la pedonalizzazione dei Fori e credo che, entro la fine del mese, riusciremo ad avviare un progetto che aspetta di essere realizzato da decine di anni». Il responsabile del Campidoglio accelera, dunque e ancora, sulla chiusura al traffico tra largo Ricci e piazza del Colosseo, chiusura certa a partire già dal mese prossimo, e sottolinea che «il progetto non è di semafori, ma di recupero dell’area archeologica». Continua a leggere

Ilva, il ministro Zanonato: «Salviamo la siderurgia italiana»

Taranto-Ilva-Riva-acciaierie

Se si ferma l’Ilva, l’Italia dovrà dire addio alla tutta l’industria siderurgica e le ripercussioni potrebbero estendersi fino all’intero settore della meccanica. Così Il ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha lanciato l’allarme sulla situazione dello stabilimento siderurgico tarantino e, alla vigilia di una due giorni di riunioni sulla vicenda, avverte che l’unica strada è quella di risanare l’Ilva e indica l’impegno del Governo a fare di tutto perché resti italiana. Le dichiarazioni arrivano all’indomani delle dimissioni dei vertici dell’azienda, dopo la decisione dei magistrati di sequestrare 8 miliardi di beni che il gruppo Riva aveva cercato di occultare allo Stato italiano. Continua a leggere

Domani si vota, adesso la parola agli elettori

Bersani-Moretti-chiusura campagna

Siamo alle ultime battute. Tra poco scatterà il fatidico “les jeux sont faits et rien ne va plus”: la parola passerà agli elettori che eserciteranno la loro sovranità, nel segreto delle cabine elettorali. Ieri si è chiusa la campagna elettorale con le immagini di piazza San Giovanni occupata dal popolo a cinque stelle. Bersani ha parlato al teatro Ambra Jovinelli: moralità, lavoro, liberalizzazioni. «Civismo e lotta alla corruzione, cittadinanza ai figli degli immigrati e un piano di piccole opere: sistemiamo le scuole» ha detto il leader della coalizione di centrosinistra che vede i socialisti impegnati in prima fila. Berlusconi, ormai parodia di se stesso, ha scelto di non presentarsi a Napoli con la scusa di una congiuntivite. Ora è il momento del silenzio e della riflessione. Senza dubbio è stata una campagna strana quella che stiamo per lasciarci alle spalle: una campagna che promette di consegnare l’Italia alla “Terza repubblica”. Dopo gli anni di stallo del berlusconismo, una nuova era sembra far capolino, con i suoi pregi e difetti. Continua a leggere

Le ultime cartucce di Grillo e Berlusconi

Celentano-Imu-rimborso

Meno 4 e il clima si fa bollente. A soli quattro giorni dalla tornata elettorale tutti promettono tutto, ma qualcuno osa qualcosa in più. E si gioca l’asso nella manica: Grillo fa circolare la voce che il Molleggiato sarà guest star nel suo comizio di chiusura della campagna elettorale, Berlusconi invia una lettera a tantissimi italiani nella quale spiega come restituirà loro l’Imu versata nel 2012. Insomma i due leader, accomunati dalla passione per il populismo e per le promesse facili, si sono giocati le loro ultime cartucce nella speranza di centrare un obiettivo che credono sempre più vicino. Continua a leggere

FIAT: Per Melfi due anni di cassa integrazione, ma continua la produzione della “Punto”

Fiat-Melfi-chiusura

Cassa integrazione a rotazione e attività produttiva su una linea. La Fiat ha chiesto la cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale per lo stabilimento di Melfi dall’11 febbraio di quest’anno al 31 dicembre 2014. A darne notizia ai sindacati è stata l’azienda. La misura è necessaria per realizzare gli investimenti previsti per lo stabilimento, che l’a.d. Sergio Marchionne ha quantificato a oltre un miliardo di euro quando, lo scorso dicembre, ha presentato il piano industriale per il sito lucano. La cassa integrazione sarà a rotazione e i periodi di cassa saranno ugualmente distribuiti su tutti i dipendenti a seconda dell’attività produttiva della linea in funzione. A Melfi lavorano 5.500 addetti. Anche dopo l’avvio della cassa integrazione, però, la produzione della Punto nello stabilimento di Melfi continuerà. Nello stabilimento lucano del gruppo torinese vi sono due linee di produzione. Gli interventi programmati dall’azienda interesseranno a turno solo una delle due linee: sull’altra lavoreranno a rotazione gli operai, per continuare a produrre la Punto e soddisfare così le richieste del mercato. In tal modo al periodo quasi biennale di cassa integrazione straordinaria saranno interessati a turno tutti i lavoratori. Continua a leggere

S. Raffaele Lazio, fissata la chiusura per il 30 dicembre. Forse uno spiraglio per la trattativa

Signori si chiude. È fissata per il 30 dicembre la data di cessazione di tutte le attività delle strutture del gruppo “San Raffaele” nella regione Lazio. «L’incontro di oggi in Prefettura con il commissario Bondi e alcuni suoi funzionari, al quale hanno partecipato anche i prefetti di Viterbo e Frosinone, ha avuto esito negativo». A renderlo noto è stato proprio il presidente di San Raffaele spa, Carlo Trivelli. A chiudere i battenti saranno i presidi Irccs San Raffaele Pisana, San Raffaele Portuense, San Raffaele Flaminia, San Raffaele Trevignano, San Raffaele Sabaudia, San Raffaele Termini, Metamedica, MR3000 e San Raffaele Tuscolana. Continua a leggere

Ilva, il presidente Ferrante: «Dissequestro degli impianti o chiusura»

Se gli impianti non saranno dissequestrati, lo stabilimento tarantino dell’Ilva sarà destinato a chiudere. Questo il senso dell’istanza presentata dal presidente dell’azienda, Bruno Ferrante alla Procura di Taranto lo scorso martedì. Nel frattempo, nella giornata di oggi alcuni sindacalisti tarantini di Fim, Fiom e Uilm saranno a Roma per partecipare alla riunione del coordinamento sindacale nazionale del gruppo Ilva. Cosimo Panarelli, segretario Fim Cisl Taranto ha definito «singolare» la situazione dell’impianto siderurgico, augurando che si faccia fare chiarezza al più presto. Continua a leggere

L’Ilva alla magistratura: «Tra un mese fermi gli impianti. Gravissimi rischi per la sicurezza»

L’impianto Ilva di Taranto potrebbe chiudere il 14 dicembre per mancanza di materie prime e ciò comporterebbe gravissimi rischi per la sicurezza. A sostenerlo è il presidente dell’acciaieria, Bruno Ferrante, che afferma che la chiusura potrebbe essere inevitabile vista la mancanza di materie prime che comporta gravissimi rischi per la sicurezza. Ferrante ha voluto lanciare l’allarme con una lettera inviata alla magistratura. La lettera è stata consegnata ai custodi giudiziari (Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento), al procuratore capo della Repubblica, Franco Sebastio, al procuratore aggiunto Pietro Argentino e ai sostituti procuratori Mariano Buccoliero e Giovanna Cannalire. La missiva mette in evidenza come la direttiva dei custodi giudiziari che limita l’Ilva nell’approvvigionamento di materie prime rischia di portare al blocco della capacità produttiva dello stabilimento siderurgico di Taranto. Continua a leggere

Ilva, a un passo dalla chiusura è braccio di ferro tra azienda e magistratura

L’Ilva è ad un passo dalla chiusura. Il braccio di ferro ingaggiato con la magistratura jonica sembra essersi spinto oltre il livello di guardia. Ben al di là di quanto sia logico immaginare in uno Stato di diritto. A Taranto le relazioni industriali si declinano, ormai, attraverso l’originale schema dello scontro permanente. Nella città dei due mari vige la logica del tutti contro tutti. Le possibilità, a questo punto, che possa ricercarsi una sintesi tra quanto auspicato dall’azienda (il dissequestro delle aree sottoposte a fermo giudiziario per poter ottemperare al piano d’investimento richiesto dal ministro Clini) e la decisione assunta dai custodi giudiziari (l’Ilva, a partire dai prossimi giorni, non potrà utilizzare più di 15000 tonnellate di materiale per volta) appaiono pressoché nulle. Continua a leggere