Crolla la CIG aumentano i disoccupati

Giovani-disoccupatiL’INPS, oggi, ha reso noto i dati aggiornati sulla Cassa Integrazione Guadagni. A luglio 2018 il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 14,5 milioni, in  diminuzione del 57,4%  rispetto allo stesso mese 2017 (34,1 mln).
L’Osservatorio Inps sulla C.I.G. ha specificato nel dettaglio, le ore autorizzate per gli interventi così suddivisi:

Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) sono state 7.559.544, in aumento del 13,1% rispetto a luglio 2017, quando erano state 6.681.420;

Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) sono state 6.924.033, di cui 2.962.742 per solidarietà, con diminuzione del 72,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 24.912.490 di ore autorizzate;

Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD) sono state 43.958, con un decremento del 98,3% se raffrontati con luglio 2017, quando erano state autorizzate 2.541.967 di ore.

Inoltre, nel mese di giugno 2018 sono state presentate 139.390 domande di Naspi  e  2.081 di Discoll. Nello stesso mese sono state inoltrate 714 domande di Aspi, mini Aspi, disoccupazione e mobilità per un totale di 142.185 domande, il 5% in più rispetto al mese di giugno 2017 (134.756 domande).
Dai dati esposti dall’Osservatorio Inps, è evidente che la diminuzione delle ore di C.I.G. non significa che siamo entrati in una fase di sviluppo economico anzi confermano le situazioni di crisi lavorativa. Le riduzioni riguardano essenzialmente la CIGS e la CIGD, mentre la CIG ordinaria è aumentata. Questo significa che, finito il periodo del sostegno ai lavoratori per le aziende in crisi, solo alcuni lavoratori sono rientrati nei luoghi di lavoro, mentre altri hanno trovato accesso alla pensione e molti altri sono rimasti disoccupati come risulta dall’incremento delle domande di disoccupazione.

Salvatore Rondello

In calo Cassa integrazione, ma anche i contratti stabili

cassa-integrazioneL’Inps ha presentato oggi i rapporti elaborati dall’Osservatorio Cassa Integrazione Guadagni e dall’Osservatorio sul precariato.
L’Osservatorio Cassa Integrazione Guadagni ha elaborato i dati fino a settembre 2017. Dal rapporto risulta che il  numero di ore di cassa integrazione ha registrato una diminuzione del 49,8% rispetto alle ore autorizzare a settembre 2016 (40,6 milioni).
Dettagliatamente, le ore autorizzate per gli interventi di Cassa Integrazione Guadagni  Ordinaria (CIGO) sono stati pari a 7,4 milioni, con una diminuzione del 20,8% rispetto a settembre 2016 (9,4 milioni); mentre, per la Cassa Integrazione Guadagni  Straordinaria (CIGS) sono stati pari a 11,9 milioni, in diminuzione del 53,7% rispetto a settembre 2016 (25,8 milioni); e, per la Cassa Integrazione Guadagni in Deroga  (CIGD) sono stati pari soltanto ad un milione, in diminuzione dell’ 81,0% rispetto a settembre 2016 (5,5 milioni).
Le domande per eventi di disoccupazione e mobilità presentate  ad agosto 2017  sono state pari a 103.798, registrando un aumento del 2,1% rispetto ad agosto 2016 (101.674 domande).
Entrando nel dettaglio, sono risultate 103.504 domande di  NASpI; 29 domande di mobilità; 255 domande di disoccupazione; 8 domande di ASpl; 2 domande di mini ASpl.
I dati dell’Osservatorio sul precariato  esaminati fino ad agosto 2017 registrano, nel settore privato, nei primi otto mesi del 2017, un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a +944mila, superiore a quello dei corrispondenti periodi del 2016 (+704mila) e del 2015 (+805mila).
Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi 12 mesi) ad agosto 2017, risulta positivo e pari a +565mila, in leggera contrazione rispetto a quello rilevato a luglio (+586.000).
Tale risultato cumula la crescita tendenziale dei  contratti a tempo indeterminato (+17mila), dei contratti di apprendistato (+53mila) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato  (+539mila, inclusi i contratti stagionali). Queste tendenze, in linea con le dinamiche osservate nei mesi precedenti, attestano il proseguimento della fase di ripresa occupazionale.
Complessivamente le assunzioni, riferite ai soli datori di lavoro privati, nei mesi gennaio-agosto 2017 sono risultate 4.598.000, in aumento del 19,2% rispetto a gennaio-agosto 2016. Il maggior contributo è dato dalle assunzioni a tempo determinato (+26,3%) e dall’apprendistato (+25,9%) mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-3,5%, calo rispetto al 2016 interamente imputabile alle assunzioni a part time). Crescono anche le cessazioni (+15,9% rispetto all’anno precedente) ma meno delle assunzioni.
In base alla retribuzione mensile, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute a gennaio-agosto 2017, una  riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro (55,1% contro 58% di gennaio-agosto 2016).
Nel periodo gennaio-agosto 2017 sono stati incentivati 36.236 rapporti di lavoro nell’ambito del programma “Garanzia Giovani” e 75.957 rapporti di lavoro (60.129 assunzioni e 15.828 trasformazioni) nell’ambito della misura “Occupazione Sud”.
Dunque, l’occupazione cresce in funzione della precarietà dominante.

Previdenza. Come calcolare quanto costa riscattare la laurea

Previdenza
CALCOLO DEL RISCATTO DI LAUREA
Andare in pensione è sempre più difficile, così come lo è altrettanto trovare un lavoro per i giovani laureati. Tendenzialmente si inizia a lavorare sempre più tardi e l’età di accesso alla pensione viene, riforma dopo riforma, progressivamente elevata. Questo per le generazioni che rappresentano l’epicentro della forza lavorativa italiana. Per le generazioni prossime alla quiescenza, il discorso non cambia, o per meglio dire, muta nel senso che c’è sempre più l’esigenza di reperire nel proprio escursus lavorativo quei contributi utili per l’accesso al trattamento previdenziale, proprio per evitare di restare ancora molti anni in costanza di rapporto di lavoro. Da questo punto di vista, assume particolare rilievo l’accredito dei contributi, sia quelli obbligatori da lavoro, ma anche i contributi figurativi e i contributi da riscatto. Uno dei contributi da riscatto più importante è quello relativo agli anni del corso legale di laurea.

Il calcolo del riscatto della laurea è individuato dall’Inps sulla base della retribuzione media pensionabile riferita alla data della domanda, del periodo da riscattare, dell’età e del sesso del richiedente. L’ammontare determinato può essere pagato in unica soluzione o fino a 120 rate mensili (dieci anni) senza interessi. Se i periodi da riscattare sono anteriori al 1° Gennaio 1996 il calcolo del riscatto della laurea è quantificato da particolari tabelle che tengono conto dell’età, il sesso, la posizione assicurativa e retributiva e la durata dei periodi da riscattare. Attraverso la combinazione di questi fattori verrà individuata la quantità di denaro necessaria all’Inps per pagare la pensione maggiorata dal riscatto: riserva matematica. Se si tratta del riscatto di anni di laurea posteriori al 1° Gennaio 1996 il calcolo è determinato sulla base dell’aliquota contributiva (per la maggior parte dei lavoratori dipendenti l’aliquota è pari al 33%) applicata alla retribuzione lorda del richiedente, moltiplicata per il numero degli anni di cui si chiede il riscatto. Naturalmente, i due sistemi di calcolo sono applicati insieme se il periodo considerato è a cavallo della data sopraindicata. Grazie all’ultima riforma, il riscatto degli anni di laurea può essere richiesto anche da chi non ha ancora un lavoro. In questo caso, il contributo tratto dal calcolo del riscatto della laurea è pari all’importo derivante dall’applicazione dell’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche per i lavoratori dipendenti (33%) al minimale imponibile per artigiani e commercianti (15.548,00 euro per il 2016). A titolo di esempio, un neolaureato che intenda effettuare il riscatto della laurea nel corso di quest’anno (2016) pagherà quindi 5.130 euro per ogni anno di studi (15.548 x 33%). Potrebbe essere una soluzione conveniente per coloro che hanno appena conseguito una laurea di primo livello o una laurea magistrale e ancora non hanno trovato un lavoro. Va ricordato, inoltre, che il contributo versato per il riscatto della laurea è fiscalmente deducibile dall’interessato o detraibile dall’imposta dovuta dalle persone di cui egli risulti fiscalmente a carico (ad esempio i genitori), nella misura del 19% dell’importo stesso (secondo la normativa fiscale in vigore nel 2008). Per altre informazioni sul calcolo del riscatto della laurea è opportuno visitare direttamente il sito web dell’Istituto www.inps.it.

Cassa integrazione salariale ordinaria (Cigo)
DEFINITI I CRITERI DA APPLICARE PER LE DOMANDE
Con decreto numero 95442 del 15 aprile scorso, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha definito i criteri per approvare i programmi di cassa integrazione salariale ordinaria (Cigo) presentati dalle aziende all’Inps. Le Aziende possono ricorrere alle integrazioni salariali ordinarie solo per i motivi definiti dal decreto ministeriale, corredati dagli elementi di prova ritenuti indispensabili per ciascuno di essi. L’Inps, dal canto suo, deve motivare il provvedimento di concessione o di reiezione, totale o parziale, della Cigo, illustrando gli elementi documentali e di fatto presi in considerazione e le ragioni del convincimento che hanno determinato l’adozione del provvedimento. La nuova disciplina si applica alle domande presentate dal 29 giugno 2016.
Una circolare Inps di imminente pubblicazione  illustrerà nel dettaglio – sia dal punto di vista interpretativo sia sotto il profilo applicativo – i contenuti del decreto ministeriale.

Pensioni
CORTE DEI CONTI: IN 5 ANNI ASSEGNO NEO PENSIONATI +30,4%
Chi è riuscito ad andare in pensione lo scorso anno ha portato a casa un assegno del 30,4% più ricco, rispetto ai colleghi che sono andati via 5 anni prima. Da 1.192 euro del 2010 si è passati a 1.554 euro del 2015 (+362 euro), con differenze enormi tra uomini e donne. I dati sono contenuti nel dossier presentato di recente dalla Corte dei Conti, in occasione di un’audizione al Senato, e sono stati elaborati dall’Adnkronos. Nella relazione si ricorda che nel 2011, con un decreto legge, è stata disposta la soppressione dell’Inpdap e dell’Enpals e la loro incorporazione nell’Inps. Gli assegni rosa hanno registrato un incremento del 58,9% (+484 euro), mentre quelli azzurri solo del 13,4% (+200 euro). Nonostante il recupero delle donne resta ancora molta la distanza da colmare: 1.306 euro contro 1.691 euro. Le prestazioni degli uomini, quindi, restano ancora molto più alte rispetto quelle delle colleghe (29,5%). Rispetto a un trend di forte crescita delle prestazioni previdenziali, va registrata una decisa riduzione del numero delle liquidazioni negli ultimi anni. Dal 2010 al 2014 la riduzione è stata continua e ha portato il numero delle pensioni liquidate da 339.838 scattate nel 2010 a 164.711 con decorrenza al 2014, con una riduzione del 51,3%. Nell’ultimo anno di rilevazione c’è stata invece un’inversione di tendenza, che si è fermata a 234.011 liquidazioni, con un incremento rispetto all’anno precedente del 42,1%.

Non cambiare le norme
VOUCHER: LA DIFESA DI ALBERGHI, BAR E RISTORANTI
I voucher servono nei campi, così come negli alberghi, nei bar e nei ristoranti. E non sono necessari nuovi paletti che, anzi, li renderebbero inutilizzabili. Mentre ne può fare a meno l’edilizia. Le categorie che utilizzano maggiormente i buoni lavoro, interpellate di recente dall’Adnkronos, si schierano contro le modifiche alle norme del Jobs act, predisposte dal governo ma non ancora approvate dal Consiglio dei ministri, e invitano a una riflessione che scongiuri quella che ritengono una ‘contro riforma’. Gli albergatori italiani, tra i maggiori utilizzatori dei buoni lavoro per esigenze legate ai flussi turistici stagionali temono l’introduzione di norme restrittive. “Siamo preoccupati. Se si tratta di fare un tagliando a uno strumento come i voucher, va bene, ma se si vuole caricare l’operazione di altri significati e si vuole fare una caccia alle streghe, questo ci preoccupa”, ha affermato Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi – Confcommercio a nome della categoria che insieme a ristoratori e gestori di pubblici esercizi, utilizza i ticket con una percentuale del 27% sul totale. Secondo Nucara infatti l’istituto dei voucher, come testimoniato anche dal successo ottenuto, “ha generato reddito trasparente, ha portato a piena regolarità certe situazioni e ha creato nuove occasioni, garantendo contributi e assicurazioni contro gli infortuni. Ma non vorrei che accadesse come per il lavoro intermittente che negli ultimi anni è stato demonizzato”. Assolutamente in linea anche la Fipe, la federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio, che comprende ristoranti, bar, discoteche “Siamo per mantenere i voucher, sono uno strumento utile che viene utilizzato sempre di più. Abbiamo sempre sostenuto la sua importanza come strumento complementare al mercato del lavoro”, ha spiegato Silvio Moretti, responsabile servizi sindacali dell’associazione. Malcontento e netta contrarietà a nuovi paletti sui voucher arrivano pure dal settore agricolo. Gli imprenditori del comparto non vedono di buon occhio la prevista ‘stretta’ che il governo si accinge a imprimere, a fronte del boom di voucher emessi nel 2015, oltre 115 milioni. “In agricoltura è tutto un paletto, se ne vengono messi altri, come la comunicazione entro i 60 minuti, credo non verranno più utilizzati, ma allora si autorizza il lavoro nero?”, si è chiesto Romano Magrini, responsabile Lavoro della Coldiretti. “Quello che viene proposto è un ulteriore irrigidimento burocratico che rende difficile la gestione dei buoni lavoro”, ha rimarcato Roberto Caponi, direttore area sindacale di Confagricoltura. I voucher nel settore dell’edilizia, nonostante i dati diffusi dall’Inps segnalino una percentuale di utilizzo non trascurabile, intorno al 2%, “non sono compatibili con il mondo delle costruzioni”, ha evidenziato il vicepresidente dell’Ance Gabriele Buia, responsabile delle politiche industriali e sociali dell’associazione dei costruttori. “La nostra politica associativa è contraria all’utilizzo dei buoni lavoro – ha argomentato Buia – perché contrasta con la formazione continua che le nostre imprese danno alle maestranze, con la battaglia sulla legalità che conduciamo e con le tematiche legate alla sicurezza nei cantieri”, ha sostenuto il rappresentante dell’Ance.

Carlo Pareto

“Dopo di noi”.
Tutela e assistenza
per i disabili gravi

Con la legge “Dopo di noi”
UN FUTURO PER I DISABILI
Martedì 14 giugno scorso la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva un disegno di legge che sui social network e sui giornali è stato chiamato “dopo di noi”, e che si occupa delle persone con disabilità gravi che restano senza sostegno familiare. Il disegno di legge è stato approvato con 312 voti favorevoli, 64 contrari e 26 astensioni. Hanno votato a favore tutti i partiti tranne il Movimento 5 Stelle che ha votato no e negli scorsi mesi aveva accusato la legge di “favorire le assicurazioni” e i “privati”. Sinistra italiana si è astenuta. Si tratta di un testo unificato di sei diverse proposte di legge presentate da PD, Lega, Scelta Civica e Area popolare: prevede la costituzione di un fondo con risorse pubbliche e private e una serie di agevolazioni fiscali per chi fornisce risorse finalizzate alla tutela e all’assistenza dei disabili gravi.

La legge
Il testo di legge unificato è composto da dieci articoli e ha l’obiettivo di evitare la “sanitarizzazione” dei casi più gravi nel momento in cui vengono a mancare i parenti che li hanno seguiti, consentendo loro di continuare a vivere nelle proprie case o in case-famiglia.

L’articolo 1 stabilisce che la legge è destinata alle persone “con disabilità grave non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare”. L’articolo 2 disciplina i livelli essenziali delle prestazioni nel campo sociale da garantire su tutto il territorio nazionale. L’articolo 3 istituisce un fondo per l’assistenza alle persone con disabilità gravi prive del supporto familiare, al quale sarà possibile accedere con alcuni requisiti. I criteri saranno individuati da un apposito decreto del ministero del Lavoro che dovrà essere emanato entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge. Le risorse del fondo, recita l’articolo 4, con la partecipazione di regioni, enti locali, organismi del terzo settore o privati, serviranno a realizzare “programmi e interventi innovativi di residenzialità”, alla creazione di “case famiglia” per disabili e a sviluppare programmi per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile ai soggetti svantaggiati senza assistenza. Il comma 400 dell’articolo 1 della legge di stabilità per il 2016 aveva già istituito un fondo di 90 milioni di euro per finanziare interventi legislativi di questo tipo.

L’articolo 5 e l’articolo 6 stabiliscono che nella dichiarazione dei redditi sarà possibile detrarre le spese sostenute per le polizze assicurative stipulate per la tutela dei disabili, con l’incremento da 530 a 750 euro della detraibilità dei premi per assicurazioni corrisposti per rischi di morte. Si prevede inoltre che i trasferimenti di beni e di diritti a causa di morte (per donazione, trust o a titolo gratuito) siano esenti dall’imposta di successione e donazione purché abbiano come finalità esclusiva la cura e l’assistenza della persona portatrice di invalidità. I trust sono una forma di protezione legale che prefigura la destinazione di alcuni beni da parte di qualcuno (il disponente) a favore di un altro soggetto di sua fiducia, che dovrà amministrare questi beni a vantaggio di un beneficiario attenendosi alle indicazioni e al programma che il disponente preordina nell’atto istitutivo. Gli articoli 7 e 8 ipotizzano infine campagne informative del governo e una relazione annuale sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di assistenza ai soggetti con handicap gravi privi di sostegno familiare. Gli articoli 9 e 10 si occupano della copertura finanziaria dell’applicazione della legge: oltre al fondo introdotto in legge di Stabilità saranno stanziati 56,9 milioni di euro nel 2016 e 66,8 milioni di euro dal 2017.

Le ultime modifiche
Il testo approvato nel primo passaggio alla Camera prescriveva agevolazioni fiscali per la formazione di trust destinati a disabili gravi. Il beneficio è stato esteso, al Senato, anche alla costituzione di vincoli di destinazione (un sistema che prevede che alcuni beni o denaro possano essere amministrati solo in vista della realizzazione di uno scopo definito e che i creditori si possano rivalere su quei beni o patrimonio soltanto se il loro credito è legato alla realizzazione di quello scopo) e di fondi speciali.

Economia
A MAGGIO AUMENTA INFLAZIONE CALA LA CIG
Maggio è il mese della ripresa per l’economia italiana, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat che conferma la stima preliminare sull’inflazione. A maggio infatti l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,3% su base mensile, ma nello stesso tempo viene registrata una diminuzione su base annua pari a -0,3% (era -0,5% ad aprile). A pesare in tal caso è l’inversione di tendenza dei prezzi dei tabacchi e degli alimentari non lavorati che registrano rispettivamente un aumento del 2% e dello 0,4% rispetto al -0,3% e – 0,5% del mese precedente. A causare la persistente deflazione soprattutto i cali dei prezzi dei beni energetici che riscontrano a maggio 2016, -8,4% rispetto ad un anno fa, al netto dei quali l’inflazione è pari a +0,5% contro +0,4% di aprile. I prezzi alimentari salgono sullo scaffale dello 0,2% e spingono il carrello della spesa, come rilevato dall’Istat, mentre in controtendenza si muovono i prezzi nelle campagne italiane, crollati del 18% quelli del grano duro e del 24% quelli del latte in stalla fino al -38% per l’olio di oliva. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti resa nota in occasione della diffusione dei dati Istat sull’inflazione a maggio, sulla base dei dati Ismea dello stesso mese. Sullo scaffale per i consumatori i prezzi alimentari sono in ascesa mentre nelle campagne è deflazione – sottolinea l’associazione dei coltivatori diretti – con la situazione che è precipitata per raccolti e per gli allevamenti con i compensi agli “allevatori che non coprono più neanche i costi dell’alimentazione del bestiame”. A pesare – conclude la Coldiretti – sono gli effetti dell’embargo russo che ha “azzerato completamente le esportazioni” di ortofrutta, formaggi, carni e salumi Made in Italy, ma ha anche “provocato una devastante turbativa” sui mercati agricoli europei che ha messo in crisi decine di migliaia di aziende agricole.

Ma in questi giorni sono stati pubblicati anche i dati dell’Inps sulla Cassa integrazione, le cui ore risultano in discesa. Infatti nel mese di maggio il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 62,3 milioni, in diminuzione del 5,7% in confronto ai 66 milioni dello stesso mese del 2015. I dati Inps evidenziano inoltre che le ore di cassa integrazione ordinaria (Cigo) autorizzate sono state 18,8 milioni. Un anno prima, nel mese di maggio 2015, erano state 22,6 milioni: di conseguenza, la flessione annuale è pari al 16,8%. In particolare, il comparto Industria ha registrato una caduta del 13,3%. Più robusta la contrazione nel settore Edilizia: -26,5%. Tuttavia viene osservato un incremento sulla Cassa integrazione straordinaria, il numero di ore autorizzate a maggio è stato pari a 40,1 milioni, registrando un innalzamento pari al 2,8%. Calano quindi le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps a causa della stretta autorizzativa indotta dal decreto del settembre scorso, il quinto decreto applicativo del Jobs Act, che interviene sulla Cig.

Ma producono l’8,6% del Pil
I MIGRANTI PAGANO LA CRISI
Nonostante la propaganda xenofoba i numeri parlano chiaro: gli immigrati sono una risorsa per il nostro Paese. Dallo studio realizzato dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil, nell’ambito delle attività dell’Osservatorio sulle migrazioni, che ha analizzato le condizioni dei lavoratori stranieri occupati in Italia nel quinquennio 2011-2015, risulta infatti che non solo l’economia italiana dipende dal lavoro degli stranieri, ma che essi in cambio ricevono ben il 25% in meno dello stipendio degli italiani. Dai dati risulta che nel 2015 i residenti stranieri in Italia sono circa 5 milioni (con un aumento di circa 3,5 milioni rispetto al 2003), di cui più del 70% non comunitari. Sono concentrati nelle regioni centro-settentrionali (poco meno dell’85%) e sono mediamente più giovani degli italiani (gli over 64 sono meno del 3% mentre tra i residenti di cittadinanza italiana la stessa percentuale supera il 21%). Gli immigrati – prosegue lo studio della Fondazione Di Vittorio – contribuiscono in misura crescente a produrre ricchezza: nel 2014 il loro apporto è stimato in circa 125 miliardi di euro, pari all’8,6% del pil totale (Rapporto annuale 2015 della Fondazione Leone Moressa). Inoltre a parità di ore lavorate, gli stranieri guadagnano circa un quarto in meno degli italiani e, nel corso dell’ultimo quinquennio, la distanza si è ulteriormente ampliata. Anche i titoli di studio aiutano meno gli immigrati rispetto agli italiani nella ricerca di un lavoro e più spesso le competenze acquisite non sono valorizzate come dovrebbero. In sostanza gli immigrati pur avendo contribuito negli ultimi 15 anni a mitigare le dinamiche demografiche e dell’occupazione e pur contribuendo sempre di più a produrre ricchezza (8,6% del Pil), continuano a pagare di più la crisi italiana. Inoltre nonostante la Corte di giustizia Ue abbia ribadito il 7 giugno 2016 che non si può andare in carcere per il solo fatto di essere un immigrato irregolare, in Italia non è stato ancora abolito questo tipo di reato. Una norma che continua a incidere sulla popolazione carceraria: dal 2002 al 2011, tra le 10 e le 15 mila persone all’anno sono finite in carcere per il solo fatto di essere immigrati irregolari. Il governo Renzi ha provato a calendarizzare l’abrogazione di questo reato, ma nonostante la legge delega all’esecutivo sia stata approvata dal parlamento nell’aprile 2014, finora ci sono stati solo rinvii. Inoltre resta preoccupante l’ammonimento severo dell’Onu per Italia e Grecia proprio sui profughi. Zeid Ra’ad Al Hussein, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha dichiarato a Ginevra che i centri per identificare i migranti in Grecia e in Italia, istituiti nel 2015 nell’ambito delle nuove linee guida dell’Unione europea sull’immigrazione, sono diventati dei centri di detenzione, in particolare dopo (il discutibile) accordo tra Ue e Turchia. I centri avrebbero dovuto favorire i ricollocamenti all’interno dell’Unione, ma non hanno funzionato, infatti sono stati ricollocati solo 1.600 profughi dei 160 mila previsti dalle linee guida europee. Ma già a marzo l’Unhcr si era schierato contro questi centri. “Noi non siamo parte dell’accordo tra Unione europea e Turchia, non parteciperemo a respingimenti o detenzioni. Per questo da lunedì 22 marzo 2016 abbiamo sospeso tutte le attività – rifornimento di cibo e trasporti dai luoghi di sbarco compresi – nei centri chiusi dell’isola di lesbo, i nuovi hotspots creati appositamente dall’accordo in questione”. Era questo il comunicato emesso da Melissa Fleming, portavoce dell’Unhcr, con cui l’Alto commissariato dell’Onu per i profughi prendeva le distanze da un’intesa che solo nel primo giorno di attuazione “sta tenendo rinchiuse 934 persone, tra cui molte famiglie con bambini, nel centro di registrazione e accoglienza temporanea di Moria”.

Carlo Pareto

A maggio aumenta l’inflazione e cala Cassa integrazione

inflazioneMaggio è il mese della ripresa per l’economia italiana, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat che conferma la stima preliminare sull’inflazione. A maggio infatti l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,3% su base mensile, ma nello stesso tempo viene registrata una diminuzione su base annua pari a -0,3% (era -0,5% ad aprile). A pesare in tal caso è l’inversione di tendenza dei prezzi dei tabacchi e degli alimentari non lavorati che registrano rispettivamente un aumento del 2% e dello 0,4% rispetto al -0,3% e – 0,5% del mese precedente.

A causare la persistente deflazione soprattutto i cali dei prezzi dei beni energetici che registrano a maggio 2016, -8,4% rispetto ad un anno fa, al netto dei quali l’inflazione è pari a +0,5% contro +0,4% di aprile.

I prezzi alimentari aumentano sullo scaffale dello 0,2% e spingono il carrello della spesa, come rilevato dall’ISTAT, mentre in controtendenza si muovono i prezzi nelle campagne italiane, crollati del 18% quelli del grano duro e del 24% quelli del latte in stalla fino al -38% per l’olio di oliva.

È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti in occasione dei dati ISTAT sull’inflazione a maggio, sulla base dei dati Ismea dello stesso mese.

Sullo scaffale per i consumatori i prezzi alimentari sono in aumento mentre nelle campagne è deflazione – sottolinea l’associazione dei coltivatori diretti – con la situazione che è precipitata per raccolti e per gli allevamenti con i compensi agli “allevatori che non coprono più neanche i costi dell’alimentazione del bestiame”.

A pesare – conclude la Coldiretti – sono gli effetti dell’embargo russo che ha “azzerato completamente le esportazioni” di ortofrutta, formaggi, carni e salumi Made in Italy, ma ha anche “provocato una devastante turbativa” sui mercati agricoli europei che ha messo in crisi decine di migliaia di aziende agricole.

Ma in queste ore sono stati pubblicati anche i dati dell’Inps sulla Cassa integrazione, le cui ore risultano in calo. Infatti nel mese di maggio il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 62,3 milioni, in diminuzione del 5,7% rispetto ai 66 milioni dello stesso mese del 2015. I dati INPS rilevano inoltre che le ore di cassa integrazione ordinaria (CIGO) autorizzate sono state 18,8 milioni. Un anno prima, nel mese di maggio 2015, erano state 22,6 milioni: di conseguenza, la diminuzione annuale è pari al 16,8%. In particolare, il settore Industria ha registrato una flessione del 13,3%. Più robusta la contrazione nel settore Edilizia: -26,5%. Tuttavia viene registrato un aumento sulla Cassa integrazione straordinaria, il numero di ore autorizzate a maggio è stato pari a 40,1 milioni, registrando un incremento pari al 2,8%.

Diminuiscono quindi le ore di cassa integrazione autorizzate dall’INPS a causa della stretta autorizzativa indotta dal decreto del settembre scorso, il quinto decreto applicativo del Jobs Act, che interviene sulla Cig.

Redazione Avanti!

Al via campagna Inps:
“Al futuro pensiamo noi”

AL VIA LA CAMPAGNA DI EDUCAZIONE PREVIDENZIALE PER I GIOVANI
E’ partita il 14 dicembre scorso da Napoli “Vivi il presente. Al tuo futuro ci pensiamo noi”, la campagna di educazione previdenziale che l’Inps ha ideato per i giovani che hanno i primi contatti con il mondo del lavoro. L’iniziativa è finalizzata alla conoscenza delle regole e degli strumenti del sistema previdenziale, per consentire alle nuove generazioni di proteggere e costruire il presente e pianificare il futuro in modo consapevole. La campagna è nata in sinergia con Italia Lavoro, già impegnata nei progetti FIXO YEI e Garanzia Giovani, per raggiungere il maggior numero di ragazzi in uscita dal circuito scolastico e universitario e illustrare loro le opportunità offerte dal programma.
L’Inps e Italia Lavoro saranno presenti nei luoghi dove i giovani formano il loro futuro professionale. Un bus itinerante adibito a ufficio mobile, con postazioni informatiche e materiale didattico e informativo, visiterà i principali atenei italiani.

Con il supporto di materiale multimediale, l’Inps illustrerà doveri e tutele, sotto il profilo dell’assistenza e della previdenza, che caratterizzano la vita di ciascuno. Sarà possibile così guidare i ragazzi in un percorso virtuale che li porterà dal diploma all’eventuale scelta di continuare gli studi, dal primo lavoretto al primo vero contratto di lavoro, dalla formazione di una famiglia al versamento dei contributi alla pensione. La campagna è, come detto, iniziata il 14 dicembre scorso presso l’Università di Napoli Federico II, al complesso di Monte Sant’Angelo, dove il bus itinerante ha sostato anche nella giornata del 15, per spostarsi poi il giorno successivo all’Università di Salerno. Per saperne di più si suggerisce di connettersi direttamente sul sito Inps e sulla pagina Facebook Inps Giovani, dove è possibile trovare maggiori informazioni sull’iniziativa che andrà avanti fino al 30 giugno 2016. In un’apposita bacheca virtuale saranno inoltre via via pubblicate le date e indicati i luoghi dei nuovi appuntamenti

Al via sistema informativo statistico sul mercato del lavoro e sulla protezione sociale
ISTAT, MINISTERO DEL LAVORO, INPS E INAIL INSIEME
Rispondere alla crescente domanda di informazione statistica sulle dinamiche del mercato del lavoro e sull’attuazione delle politiche del lavoro e di protezione sociale valorizzando il patrimonio informativo disponibile, ricorrendo a metodologie avanzate e diffondendo dati e analisi integrati, coordinati, non ridondanti e di elevata qualità. È questo l’obiettivo dell’accordo recentemente siglato dal Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, dal Presidente dell’Inps, Tito Boeri, e dal Presidente dell’Inail, Massimo De Felice. L’accordo stabilisce che i soggetti coinvolti, tutti appartenenti al Sistema Statistico Nazionale, nell’ambito delle competenze tecniche ed istituzionali di ciascuno, proseguano e sviluppino ulteriormente un rapporto di collaborazione finalizzato al collegamento dei propri sistemi informativi, per lo scambio automatizzato delle informazioni contenute nei rispettivi archivi amministrativi e statistici, ed alla realizzazione di un sistema informativo statistico del lavoro in grado di rispondere alle esigenze di dati e di analisi, di carattere strutturale e congiunturale, ottenuto attraverso l’acquisizione delle fonti amministrative, il loro successivo trattamento statistico e l’integrazione con il complesso dell’informazione statistica già disponibile. Inoltre, saranno messi a disposizione del mondo della ricerca basi di dati micro-economici integrati attraverso modalità di accesso e fruibilità che tutelino la riservatezza. Istat, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Inps e Inail lavoreranno insieme per individuare un percorso di elaborazione, infrastrutturazione, analisi e diffusione di dati statistici che produca un miglioramento dell’informazione statistica sul mercato del lavoro e sulla protezione sociale. Un impegno che porterà alla realizzazione e diffusione di prodotti congiunti per facilitare gli utenti nella lettura integrata delle informazioni su questi temi, anche attraverso l’organizzazione di seminari e workshop dedicati.
La gestione operativa dell’accordo, che ha durata triennale e sarà prorogabile per altri tre anni, verrà affidata a due organismi, entrambi composti da rappresentanti di tutte le Amministrazioni coinvolte: un Comitato di indirizzo inter-istituzionale, che definirà gli obiettivi, le modalità e i tempi di realizzazione delle diverse attività, ed un Gruppo di lavoro tecnico, coordinato dall’Istat, che avrà il compito di progettare il sistema informativo e le comunicazioni di analisi integrata del mercato del lavoro.

Economia
INAIL RILEVA DA INPS 2% QUOTE BANKITALIA
L’Inail ha acquistato 6.000 quote di Bankitalia (il 2%) di proprietà dell’Inps al prezzo di 150.000.000 euro. L’operazione porta l’Inail a detenere complessivamente il 2,7% del capitale sociale della Banca d’Italia, mentre scende al 3% la quota di Inps. Lo si legge in una nota congiunta dei due Istituti. Inps e Inail – si legge in una nota – hanno sottoscritto l’accordo per il trasferimento di 6.000 quote della Banca d’Italia, di proprietà dell’Inps, al prezzo unitario di 25.000 euro per quota, valore a cui recentemente sono state trasferite quote anche fra operatori privati. L’operazione è stata realizzata in base al parere positivo congiunto della Ragioneria generale dello Stato e del Dipartimento del Tesoro, nell’ambito dell’autorizzazione a detenere quote della Banca d’Italia per un numero massimo pari a 9.000. La nuova normativa (ex art. 4, comma 5, del decreto legge 133/2013, convertito con modificazioni dalla legge 5/2014) individua nel 3% del capitale sociale il limite massimo di detenzione di quote della Banca d’Italia e i soci che superano tale limite sono obbligati a procedere alla cessione delle quote eccedenti. ”Avendo l’Inail detenuto solo lo 0,7% del capitale sociale della Banca centrale, pari a 2.000 quote – prosegue la nota – l’Istituto ha potuto provvedere all’acquisto di 6.000 quote eccedenti di proprietà dell’Inps. Nel pieno rispetto dei limiti disposti dalla nuova normativa, l’operazione porta l’Inail a detenere complessivamente 8.000 quote, e l’Inps a detenere 9.000 quote, pari rispettivamente, al 2,7% e al 3% del capitale sociale di via Nazionale”.

Inps
AGGIORNAMENTO OSSERVATORIO STATISTICO CIG
È stato pubblicato, nella sezione Banche Dati Statistiche del portale dell’Inps, l’aggiornamento al mese di novembre 2015 dell’Osservatorio sulle ore autorizzate di Cassa Integrazione Guadagni. Nel corso di tale mese, il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 52,4 milioni, con una diminuzione del 38,5% rispetto agli 85,1 milioni dello stesso mese del 2014. I dati destagionalizzati, calcolati per le sole componenti Ordinaria e Straordinaria, evidenziano – rispetto ad ottobre 2015 – una variazione congiunturale pari a -14,1%. Nel rimandare alle tabelle pubblicate per un’analisi più dettagliata dei dati relativi ai trattamenti di integrazione salariale, si rende noto che la notevole diminuzione delle ore di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) evidenziata da tali tabelle è ascrivibile anche al blocco autorizzativo disposto dall’Istituto e finalizzato all’allineamento delle procedure alle disposizioni normative introdotte dal d. lgs. N. 148/2015. Infatti, nel periodo intercorrente tra il 24/9/2015, data di entrata in vigore del d. lgs. 148/2015 – che ha introdotto importanti novità in merito agli ammortizzatori sociali – ed il 2/12/2015, data di pubblicazione della relativa circolare applicativa redatta sulla base del nulla osta del Ministero del Lavoro fornito in data 2/12/2015, l’Istituto ha bloccato le autorizzazioni delle richieste di CIGO pervenute.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

Inps. Nuove regole
sulle integrazioni
salariali ordinarie

Inps
NUOVA DISCIPLINA DELLE INTEGRAZIONI SALARIALI ORDINARIE

È stata recentemente pubblicata la circolare n.197 che attua le disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, come prefigurato dal decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015. Di seguito si riportano le novità più salienti introdotte dal predetto documento dell’Inps:
• La durata massima complessiva dei trattamenti di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo) non può superare i 24 mesi nel quinquennio mobile considerati anche eventuali periodi di integrazione salariale straordinaria. Nel caso del settore edile la durata massima è di 30 mesi.
• A partire dal 1° gennaio 2016 vengono abolite le commissioni provinciali per l’autorizzazione delle ore di Cigo; l’autorizzazione dei trattamenti ordinari viene disposta direttamente dalla Sede Inps territorialmente competente.
• Nella platea dei beneficiari della Cigo vengono inclusi anche gli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante.
• Per beneficiare della Cigo i lavoratori devono avere un’anzianità presso l’unità produttiva aziendale di almeno 90 giorni di effettivo lavoro. Sono inclusi nei 90 giorni anche i giorni di ferie, festività, infortunio e maternità obbligatoria.
• Il conguaglio, da parte delle Aziende, delle integrazioni anticipate ai lavoratori, viene sottoposto ad un termine di decadenza di 6 mesi e viene rivista la contribuzione a carico delle imprese con la rimodulazione delle aliquote contributive.
• La domanda può essere presentata entro 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Per le richieste riguardanti eventi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa intervenuti dal 24 settembre (giorno di entrata in vigore del decreto attuativo) al 2 dicembre (data di pubblicazione della circolare Inps in materia), il requisito di 15 giorni decorre dalla data di pubblicazione della circolare.
• La nuova disciplina si applica a tutte le istanze di Cigo trasmesse a decorrere dal 24 settembre 2015 anche se hanno ad oggetto eventi di sospensione o riduzione del lavoro antecedenti o iniziati prima dell’entrata in vigore del decreto. In tale ultima ipotesi, tuttavia, non è richiesto il requisito dell’anzianità di effettivo lavoro dei 90 giorni e rimangono immutate le modalità di inoltro della domanda, ai sensi della precedente disciplina. Per ogni eventuale approfondimento e per avere un quadro completo delle novità intercorse si rimanda opportunamente al testo di riferimento contenuto nella citata circolare n.197.

Pensionati esteri
RICHIESTA DETRAZIONI D’IMPOSTA
I pensionati residenti in uno dei paesi membri dell’Unione Europea (UE) o in uno stato aderente all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE), che producono almeno il 75 per cento del reddito complessivo imponibile in Italia, possono continuare a fruire delle detrazioni d’imposta previste dalla legislazione fiscale italiana attestando all’Inps, in qualità di sostituto d’imposta, i requisiti previsti dal decreto del Ministero dell’Economia e Finanze del 21/09/15.
Il percorso di accesso alla nuova procedura di richiesta, disponibile sul sito istituzionale per i pensionati muniti di Pin, è il seguente:
Servizi Online>Accedi ai servizi>Servizi per il cittadino>Fascicolo previdenziale cittadino>Decreto 21/09/2015.

In futuro complessivamente inferiori del 25%
PENSIONI: ALLARME DI BOERI
Chi oggi ha 35 anni prenderà nell’intera vita pensionistica in media un importo complessivo di circa il 25% inferiore a quella della generazione precedente (i nati intorno al 1945) pur lavorando fino a circa 70 anni. La simulazione arriva dall’Inps sulla base di un campione di circa 5.000 lavoratori nati nel 1980. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri. Il dato tiene conto anche degli anni di percezione dell’assegno, quindi considera il fatto che i giovani di oggi avranno la pensione per meno anni rispetto ai genitori. Ci saranno probabilmente problemi di “adeguatezza” dell’importo. Quando si analizzano gli importi di pensione – ha spiegato Boeri nel corso della presentazione del Rapporto Ocse ‘Pensions at a Glance 2015’ – ”bisogna tenere conto anche da quando questi assegni sono stati percepiti”. Se si guarda alla distribuzione per età alla decorrenza dei trattamenti pensionistici diretti del Fondo lavoratori dipendenti tre quarti sono state percepiti prima dei 60 anni. Secondo le proiezioni Inps per i lavoratori classe 1980 solo il 38,67% la prenderà prima dell’età di vecchiaia, che per gli attuali 35enni significa nel 2050 a 70 anni di età. Sarà più basso quindi il trasferimento pensionistico complessivo (perché ricevuto per meno anni), ma anche il tasso di sostituzione medio in confronto alla retribuzione che sarà intorno al 62%. ”Si lavorerà più a lungo – ha affermato Boeri – anche in rapporto alla speranza di vita. Le prestazioni pensionistiche saranno del 25% più basse di quelle di oggi tenendo conto degli anni di percezione” e ci saranno, a fronte di una crescita del pil all’1% e di possibili interruzioni di carriera, ”problemi di adeguatezza” dell’importo. Con il sistema contributivo inoltre, se non si metterà in campo uno strumento di sostegno contro la povertà come il reddito minimo, ci saranno ”problemi per chi perderà il lavoro sotto i 70 anni”.
Previdenza
MENO PENSIONATI, NUOVI PIÙ POVERI
Il popolo dei pensionati si riduce, a causa della stretta imposta dalla riforma Fornero, ma la spesa dedicata continua a salire, più di quattro miliardi in un anno, superando nel 2014 il 17% del Pil. Tutto si spiega con l’aumento dell’importo medio degli assegni, dovuto agli adeguamenti e al maggior peso delle uscite per vecchiaia, anche se c’è ancora una grossa fetta, il 40,3%, pari a 6,5 milioni di persone, che non riceve più di mille euro al mese.
Inoltre le ‘new entry’, ovvero coloro che hanno riscosso per la prima volta nel 2014, risultano in svantaggio rispetto a quanti sono arrivati prima, con una penalizzazione che supera i 3 mila euro. Fa da contraltare la cerchia di 13 mila ‘fortunati’ con assegni sopra i 10 mila euro. A fare di recente il punto su pensioni e pensionati è stato l’Istat, sulla scorta dell’indagine condotta con l’Inps. Un’analisi che conferma le tendenze già osservate, tra cui l’incremento dell’età media dei ritirati per vecchiaia, in rialzo di più di un anno dal 2012 (da 61,6 a 62,8).
Un altro effetto della riforma Fornero è la riduzione dei pensionati, la barriera all’uscita ha determinato un calo di 400 mila unità in tre anni. C’è poi una spinta demografica, tanto che uno su quattro risulta over80. Colpisce soprattutto il rapporto tra pensionati e occupati: ogni 100 persone a lavoro ce ne sono 71 a riposo. E tra le donne è un testa a testa. I divari tra pensionati rimangono quindi aperti, con il ‘gap’ più evidente che si ritrova tra la classe più povera, sotto i 500 euro, che conta 2 milioni di persone, e il gruppo dei 230 mila più ricchi, i cui importi oltrepassano i 5 mila euro mensili, la soglia indicata anche dalla proposta ‘redistributiva’ del presidente dell’Inps, Tito Boeri. Lo scarto suscita le reazioni dei sindacati, con Cgil, Cisl e Uil che chiedono con un intervento a sostegno dei redditi bassi. Non solo i pensionati non sono tutti uguali, ma anche le prestazioni pensionistiche variano: oltre a quelle di vecchiaia, che fanno la parte da leone, ci sono anche quelle ai supersiti, la reversibilità, che spesso rappresentano un doppio trattamento: è così per il 25%, circa 4 milioni di italiani. Il sopraggiungere della reversibilità spiega anche tanto, fanno presente dall’Istat, della distanza tra i nuovi e i vecchi.
Quanto alle divergenze tra Nord e Sud, se è vero che oltre la metà della spesa per pensioni va all’Italia settentrionale non si può trascurare che è proprio lì che si concentra l’occupazione e quindi gli ex lavoratori, mentre nel Mezzogiorno si registrano tassi più elevati di assegni assistenziali, tra pensioni sociali e di invalidità civile.

Carlo Pareto

Inps: a novembre cassa integrazione in calo

Disoccupazione-giovaniScende a novembre la cassa integrazione, con un forte calo dell’ordinaria dovuto all’allineamento alle norme del Jobs Act. Flessione anche per le domande di disoccupazione con un -23,8% tendenziale a ottobre. Secondo i dati forniti dall’Inps a novembre il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 52,4 milioni, con una diminuzione del 38,5% rispetto agli 85,1 milioni dello stesso mese del 2014. I dati destagionalizzati, calcolati per le sole componenti Ordinaria e Straordinaria, evidenziano – rispetto ad ottobre 2015 – una variazione congiunturale pari a -14,1%. Nel dettaglio le ore di cassa integrazione ordinaria sono state 6,9 milioni. Un anno prima, nel mese di novembre 2014, erano state 20,1 milioni: di conseguenza, la diminuzione tendenziale è pari al 65,7%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -71,1% nel settore industria e -45,5% nel settore edilizia. La notevole diminuzione delle ore di Cigo, si legge in una nota, “è ascrivibile anche al blocco autorizzativo sostanzialmente disposto dall’Istituto e finalizzato all’allineamento delle procedure alle disposizioni normative introdotte” dal Jobs Act.

Infatti, nel periodo intercorrente tra il 24 settembre 2015, data di entrata in vigore del decreto legislativo, che ha introdotto importanti novità in merito agli ammortizzatori sociali, ed il 2 dicembre 2015, data di pubblicazione della relativa circolare applicativa redatta sulla base del nulla osta del ministero del Lavoro, l’Inps ha bloccato le autorizzazioni delle richieste di Cigo pervenute. Le variazioni congiunturali calcolate sui dati destagionalizzati registrano nel mese di novembre 2015 rispetto al mese precedente una diminuzione pari al 39,0%.
Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria è stato pari a 37,7 milioni, con un decremento pari al 9,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 41,5 milioni di ore autorizzate. Nel mese di novembre 2015 rispetto al mese precedente si registra una variazione congiunturale, calcolata sui dati destagionalizzati, pari a -5,3%. Gli interventi in deroga sono stati paria 7,8 milioni di ore autorizzate a novembre 2015 registrando un decremento del 67,1%se raffrontati con novembre 2014, mese nel quale erano state autorizzate 23,6 milioni di ore.

Infine le domande di disoccupazione arrivate all’Inps a ottobre sono state 250.356 nel complesso (compresi Aspi, miniAspi, mobilità e Naspi), in calo del 23,8% rispetto allo stesso mese 2014 (quando erano state 328.734). Nel periodo gennaio-ottobre il totale è di 1.709.305, in calo del 13,9% rispetto a 1.984.773 dei primi 10 mesi 2014.

Dati che per il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy sono “difficilmente commentabili”. “Il blocco amministrativo per la cassa ordinaria (in ben 23 provincie non risulta neanche un’ora autorizzata), come correttamente spiegato dalla stessa Inps, e i limiti finanziari e temporali per la cassa in deroga, impediscono un giudizio fondato e credibile sui dati generali relativi al totale delle ore richieste dalle imprese. Di chiaro c’è, però, il permanere alto delle ore di cassa straordinaria autorizzate che colloca novembre al quarto posto nell’anno e ciò indica come i processi di ristrutturazione nelle aziende siano ancora in atto in molte realtà”.

“In questo quadro – ha detto ancora Loy – sui dati rilevati dall’Inps non può non preoccupare come impattano le nuove regole introdotte dal Jobs act sulla cassa integrazione (limite temporale ridotto e alto costo per le aziende). Vi è il serio rischio che molte imprese possano propendere per la soluzione più lacerante e radicale: riduzione del personale e licenziamenti. Forse il governo dovrebbe riflettere e modificare una legge ‘tarata’ su un quadro economico di crescita che tarda a concretizzarsi”.

Edoardo Gianelli

Artigiani e commercianti, l’F24 2015 diventa più caro

ARTIGIANI E COMMERCIANTI: I NUOVI IMPORTI CONTRIBUTIVI 2015

Entro lo scorso 16 maggio i lavoratori autonomi hanno dovuto provvedere al pagamento degli oneri previdenziali da corrispondere per il 2014. A partire da questo mese infatti è partita la kermesse assicurativa dei soggetti contribuenti interessati relativa all’anno in corso che terminerà con l’ultimo versamento da effettuare a saldo nel giugno – luglio del 2016. Al riguardo è appena il caso di precisare che artigiani e commercianti devono di norma corrispondere all’Inps i contributi previdenziali previsti in cifra fissa (si tratta delle quote che coprono il lavoratore autonomo ai fini dell’assicurazione pensionistica per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti) e a percentuale. L’onere di legge dovuto sul “minimale” di reddito, che è uguale per tutti gli iscritti quale che siano i proventi d’impresa conseguiti nel corso del 2014, è stato calcolato con riferimento al nuovo minimale di reddito annuo di 15.548,00 euro, in vigore dal primo gennaio di quest’anno, sul quale sono state applicate le seguenti aliquote percentuali: 22,65 per cento, per i titolari di azienda artigiana e per i collaboratori familiari di età superiore ai ventuno anni e 19,65 per cento, per i medesimi soggetti il cui requisito anagrafico sia inferiore ai ventuno anni.
Aliquote che, per i commercianti, sono state invece elevate, sempre nella stessa suddivisione indicata, al 22,74 per cento e al 19,74 per cento. La quota degli esercenti attività commerciali, leggermente più congrua rispetto al resto dei lavoratori individuali, contiene al suo interno una maggiorazione pari allo 0,09 per cento (dovuta fino al 31 dicembre del 2015), destinata al cosiddetto fondo per la rottamazione negozi (art. 5, dlgs 207/1996) che interviene nei confronti dei soggetti di età non inferiore a 62 anni (57 anni per le donne) che hanno cessato l’attività (e restituito la licenza), riconoscendo loro un indennizzo pari al minimo di pensione Inps (502,38 euro mensili) per la durata massima di tre anni. Gli artigiani, pertanto, dovranno corrispondere un contributo minimo annuo, ripartito in quattro rate di eguale importo, di 3.529,06 euro (+7,44 di maternità, se titolari di impresa e coadiutori maggiori di ventuno anni) o di 3.062,62 (+7,44 di maternità, se collaboratori familiari più giovani).
I commercianti, di 3.543,0596 euro oppure di 3.076,61 (sempre + 7,44 di maternità), secondo i casi determinati dalla scansione riferita. Per l’anno 2015 il massimale di reddito annuo è pari a 76.872,00 valore ricavato dalla prima fascia del cosiddetto “tetto” di retribuzione pensionabile (46.123,00) implementato di due terzi (30.749,00). Sui proventi intermedi  all’intervallo tra le due cifre indicate si applica l’aumento di un punto percentuale dell’aliquota contributiva (legge 438/1992). L’obbligazione previdenziale – si sottolinea – va tassativamente assolta, nei limiti delle scadenze ordinariamente stabilite, mediante l’utilizzo del modello unificato di pagamento F24. Al riguardo, si ricorda che la prima, la seconda e la terza tranche dell’anno corrente, cadranno rispettivamente il 16 maggio, (già passato), il 16 agosto e il 16 novembre p.v. e la quarta e ultima, il 16 febbraio del 2016.

È opportuno precisare, inoltre, che per eventuali periodi inferiori all’anno solare la contribuzione dovuta in cifra fissa va sempre rapportata a mese. Nella fattispecie le somme mensili da versare sono di 294,09 (+0,62 di maternità), per i titolari di aziende artigiane e per i coadiutori oltre i ventuno anni e di 255,22 (+0,62 di maternità), per i collaboratori al di sotto di tale soglia anagrafica. Importi mensili che, per gli esercenti attività commerciali, sono a seconda delle situazioni richiamate, alternativamente di 295,25 euro (+0,62 di maternità) o di 256,38 euro (+0,62 di maternità). Oltre al consueto incremento dovuto alla lievitazione del minimale di reddito imponibile, nel 2015 vi è, dunque, da registrare in aggiunta la conferma della maggiorazione dell’aliquota percentuale assicurativa di uno 0,2 per cento, decisa con la finanziaria 1998 (articolo 59 della legge n. 449/97). I primi concreti effetti del rincaro sono comunque già di fatto arrivati: i conti difatti con le nuove obbligazioni da attendere si sono già fatti sentire – come detto – il 16 maggio scorso. Importante, in sede di versamento delle singole rate, degli acconti e del saldo, tutti gli importi devono essere arrotondati all’unità di euro.

                        CONTRIBUTI LAVORATORI AUTONOMI 2015 

Fasce di reddito                               Artigiani                            Commercianti

fino a 17.788,18 euro                       3.529,06*                               3.543,05*

da 17.788,19 a 46.123,00                   22,65%                                  22,74%

da 46.123,01 a 76.872,00**               23,65%                                  23,74%

La cifra comprende anche la quota del contributo per maternità (0,62 euro mensili). Per effetto dell’art.49, comma 1, della legge n. 488/1999 (la finanziaria 2000), l’onere previdenziale di maternità è fissato nella misura predetta (di 0,62 euro mensili), per ciascun soggetto iscritto alla gestione di appartenenza. Nei moduli di pagamento prelevati dal siti web dell’Inps, la quota per le prestazioni in questione viene aggiunta agli importi da corrispondere per contribuzione Ivs dovuta sul minimale di reddito. ** Il massimale contributivo che si applica agli iscritti dal 1°gennaio 1996, privi di anzianità assicurativa alla data del 31/12/95, è pari a 100.324,00 euro per quest’anno.

INPS GESTIONE DIPENDENTI PUBBLICI

Le pensioni erogate dall’Inps Gestione Dipendenti Pubblici al 1° gennaio 2015 sono 2.818.300, lo 0,16% in più rispetto a quelle vigenti al 1° gennaio 2014. La spesa complessiva ammonta a quasi 65 miliardi di euro, in aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente. Sono alcuni dei dati che si leggono sull’Osservatorio della Gestione Dipendenti Pubblici, pubblicato sul sito istituzionale dell’Inps, www.inps.it. Dall’analisi dei dati relativi alle singole Casse emerge che il maggior numero di pensioni, 1.677.746, è a carico della Cassa Trattamenti Pensionistici dipendenti Statali (Ctps), seguita dalla Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali (Cpdel), con 1.054.013 pensioni erogate, dalla Cassa Pensioni Sanitari (Cps), con 68.540, dalla Cassa Pensioni Insegnanti (Cpi), con 15.095, e dalla Cassa Pensioni Ufficiali Giudiziari (Cpug) con 2.906 trattamenti pensionistici. La spesa per le pensioni erogate dalla Ctps è di 40,8 miliardi, pari a circa il 63% del totale, mentre quella per la Cpdel è di 21,1 miliardi (31%). Il restante 6% della spesa, pari a quasi 4 miliardi, risulta suddivisa fra le altre tre Casse. L’importo medio lordo mensile delle pensioni erogate è di 1.772,9 euro. L’importo medio è più alto per gli uomini, 2.175,1 euro contro i 1.486 euro delle donne. Queste ultime rappresentano il 58,4% del totale dei pensionati ma percepiscono, in media, una pensione di importo pari al 68,3% di quella dei maschi.
Il numero delle nuove pensioni liquidate nell’anno 2014 è stato di 100.806 unità, di cui circa il 60% nella Ctps, il 36% nella Cpdel e il restante 4% nelle altre tre Casse. La ripartizione secondo la tipologia delle pensioni mostra che il 41% del totale sono pensioni di anzianità/anticipate, il 13,4% pensioni di vecchiaia, il 7,3% di inabilità ed il 38,2% ai superstiti. La spesa per le nuove pensioni liquidate è stata di quasi 2,5 miliardi di euro, pari a circa il 4% della spesa totale. L’importo medio mensile delle pensioni liquidate nel 2014 ammonta a 1.872,8 euro, il 6% in più rispetto all’importo medio riferito all’intero complesso delle pensioni vigenti.

FOCUS SUL FONDO TRASPORTI PUBBLICI

Prosegue l’operazione trasparenza “Inps a porte aperte”. In questa sezione raggiungibile dall’home page del sito istituzionale (www.inps.it) vengono pubblicate informazioni che chiariscono le regole previste per la composizione e l’effettivo funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto. E’ stata recentemente resa nota una scheda informativa sul Fondo per la previdenza del personale addetto ai pubblici servizi di trasporto. Il Fondo – si ricorda – è stato soppresso dal 1° gennaio 1996 e gli iscritti e pensionati sono stati trasferiti, con evidenza contabile separata, al fondo pensione lavoratori dipendenti (Fpld). I dipendenti dei pubblici servizi di trasporto assunti dopo la soppressione del Fondo vengono iscritti al Fpld, ma, a differenza di quanto avviene per gli altri fondi soppressi e confluiti nel Fpld (Inpdai, Elettrici e Telefonici), da un punto di vista contabile risultano sempre iscritti al soppresso fondo.
All’atto della soppressione il fondo era già in disavanzo di circa 500 milioni e aveva un debito di circa un miliardo. Negli anni successivi ha accumulato un debito complessivo di quasi 20 miliardi. Dal momento che gli assunti dopo la soppressione vengono contabilmente iscritti al Fondo stesso, nel caso di questo fondo il peggioramento dei conti non può essere addebitato alla mancanza di nuove iscrizioni dal 1.1.1996, data di soppressione del Fondo. Nella scheda, corredata da grafici e tabelle, è possibile acquisire informazioni sulle pensioni effettivamente erogate e ricalcolate con il metodo contributivo. Il 78% dei trattamenti in essere risulta più elevato del 10-40% rispetto a quanto risulterebbe se fosse calcolato con il metodo contributivo. Solo il 4% delle pensioni del Fondo risulterebbe più generosa con il ricalcolo contributivo. La sezione “Inps a porte aperte” è dedicata a migliorare il rapporto informativo tra Ente e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge. L’obiettivo è quello di rendere più chiari i meccanismi di funzionamento delle prestazioni erogate dall’Istituto. L’iniziativa fa parte di quell’operazione trasparenza annunciata dal presidente Inps, Tito Boeri, all’atto del suo insediamento.

CALA AD APRILE LA CASSA INTEGRAZIONE

Nel mese di aprile 2015 sono state autorizzate complessivamente 61 milioni di ore di cassa integrazione guadagni (Cig), con una diminuzione del 36,9% rispetto ad aprile 2014, mese nel quale le ore autorizzate sono state 96,7 milioni. Nel confronto con il mese di marzo 2015 i dati destagionalizzati evidenziano al contrario un aumento, con una variazione congiunturale del +3,6% per il totale degli interventi di cassa integrazione. Dall’analisi nel dettaglio dei dati di aprile 2015 emerge che le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria (Cigo) sono state 19,5 milioni. Nel mese di aprile 2014 erano state 22,5 milioni: si è quindi registrata una diminuzione tendenziale del 13,6%. In particolare, la flessione è stata pari al 9% nel settore Industria e al 23,9% nel settore Edilizia. Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria (Cigs) autorizzate ad aprile 2015 è stato di 37,4 milioni, con una riduzione del 32,8% rispetto ad aprile 2014, nel corso del quale erano state autorizzate 55,6 milioni di ore. Infine, per quanto riguarda gli interventi in deroga (Cigd) – che come noto risentono dei fermi amministrativi per carenza di stanziamenti – le ore autorizzate ad aprile 2015 sono state pari a 4,2 milioni, con un decremento del 77,3%, rispetto ai 18,6 milioni di ore autorizzate nel mese di aprile 2014. Passando all’analisi dei dati relativi alla disoccupazione, si ricorda che dal 1° gennaio 2013 sono in vigore le prestazioni ASpI e mini ASpI. Pertanto, le domande che si riferiscono a licenziamenti avvenuti entro il 31 dicembre 2012 continuano ad essere classificate come disoccupazione ordinaria mentre, per quelli avvenuti dal 1° gennaio 2013, le domande sono classificate come ASpI e mini ASpI. Nel mese di marzo 2015 sono state presentate 86.316 domande di ASpI, 27.846 domande di mini ASpI, 263 domande tra disoccupazione ordinaria e speciale edile e 4.361 domande di mobilità, per un totale di 118.786 domande, il 15,5% in meno rispetto alle 140.571 del mese di marzo 2014.
Alla sintesi dei dati  comunicati dall’Ente assicuratore, è stato opportunamente allegato un file più completo, che fornisce un “focus” sulla diversa tipologia di interventi, un’analisi per ramo di attività economica e un’analisi per regione ed area geografica.

Carlo Pareto