Naspi anche a chi lascia l’Italia. Statali in pensione dopo 9 mesi. Bonus Manovra per i 110 e lode

Inps
NASPI ANCHE A CHI LASCIA L’ITALIA

Una recente novità previdenziale riguarda la nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) che ha preso il posto di Aspi e mini-Aspi dal 1° maggio 2015. L’indennità  di disoccupazione è rivolta a tutti i lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il lavoro, a cui vanno aggiunti gli apprendisti, i soci di cooperative che hanno stipulato un rapporto di lavoro in forma subordinata e il personale artistico inquadrato con rapporto di lavoro subordinato. Sono escluse dalla tutela le risoluzioni consensuali e le dimissioni, fatta eccezione per quelle per giusta causa e quelle rassegnate durante il periodo di tutela della maternità.
Il lavoratore disoccupato viene convocato dal centro per l’impiego, entro 2 mesi dalla data di licenziamento, per effettuare il primo colloquio conoscitivo e viene iscritto all’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro). Contestualmente stipula un patto di servizio che prevede la disponibilità a incontri di orientamento e formazione e l’accettazione di congrue proposte di lavoro.
In seguito al parere espressamente richiesto e fornito dal Ministero del lavoro, l’Inps ha di recente modificato parzialmente il suo orientamento in caso di espatrio del lavoratore: la Naspi infatti, in tale fattispecie, potrà essere percepita per tre mesi anche dai disoccupati che escono dall’Italia per soggiornare all’estero con momentanea sospensione degli obblighi previsti dalla legge.
Restano, invece, invariati i requisiti richiesti per accedere al trattamento economico di disoccupazione e cioè: nei quattro anni precedenti alla disoccupazione involontaria occorre aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione e negli ultimi dodici mesi almeno 30 giornate di lavoro effettivo, con alcune eccezioni.
La durata della Naspi 2018, varia a seconda di quanti contributi si sono stati versati negli ultimi quattro anni prima del licenziamento involontario, ma la durata massima è di 24 mesi. Diverse le polemiche su quest’indennità, soprattutto sulla durata e sulla modalità di calcolo che, secondo i sindacati, penalizzano alcune categorie di lavoratori, tra cui gli stagionali.
Fine dell’Asdi
Tra le altre novità prefigurate per i lavoratori, nel corso di quest’anno, c’è stato l’addio all’Asdi, l’assegno sociale di disoccupazione che aveva preso il via a gennaio 2016 ed era riservato ai soggetti che avevano fruito già della Naspi per la durata massima.
Prorogato per tutto il 2017, dal 1° gennaio 2018 non è più in vigore e le risorse che prima erano destinate a questo assegno sono andate a finanziare il Reddito di inclusione (Rei).
Mentre è rimasta immodificata l’indennità di disoccupazione agricola, che spetta ai lavoratori agricoli, con almeno due anni di contribuzione Naspi versata e che abbiano accreditati sulla loro posizione assicurativa non meno di 102 contributi giornalieri corrisposti nei 24 mesi precedenti la domanda.
Nessuna novità è intervenuta anche per la Dis-coll, la disoccupazione pensata per i collaboratori coordinati e continuativi (con o senza progetto) rimasti senza lavoro. Per essere ammessi a beneficiare di tale prestazione – si ricorda – bisogna essere disoccupati, iscritti in via esclusiva alla Gestione separata Inps, non avere partita Iva e avere corrisposto almeno tre mensilità di contribuzione dal 1 gennaio dell’anno precedente.
L’assegno di ricollocazione
Un ulteriore importante innovazione, introdotta sempre nel 2018 con l’obiettivo di evitare i licenziamenti collettivi, ha interessato sia le aziende strategiche sia quelle allocate nelle aree di crisi complessa. E’ stato difatti reso possibile per il personale in Cigs accedere all’assegno di ricollocazione prima del licenziamento (in precedenza era indispensabile essere disoccupati da almeno 4 mesi) per poi iniziare un percorso finalizzato a un nuovo lavoro entro 12 mesi. L’assegno – si sottolinea – va dai 250 euro (al Sud, sotto i tre mesi di assunzione) ai 5mila euro (per un contratto di almeno un anno) e viene pagato al centro per l’impiego o all’agenzia privata accreditata a ricollocazione effettuata.
Importante, lo strumento della conciliazione protegge l’impresa da possibili contenziosi, mentre l’indennità è defiscalizzata per i primi nove mesi. Il lavoratore, invece, incassa la Cigs e partecipa attivamente alla ricerca del nuovo posto di lavoro. Una volta reperito, oltre al nuovo stipendio, potrà intascare anche il 50% della Cigs residua.

Lavoro
MALATTIA, QUANDO SCATTA IL LICENZIAMENTO

Licenziare un dipendente assente per malattia è possibile, ma solo al trascorrere di un determinato periodo di tempo. Nelle prime settimane di malattia, infatti, il dipendente non può essere licenziato visto che la legge lo tutela preservandolo da eventuali provvedimenti disciplinari da parte del datore di lavoro. Nel contempo il lavoratore percepisce un’indennità di malattia che nei primi tre giorni (periodo di carenza) è corrisposta dal proprio datore di lavoro, mentre per quelli successivi dall’Inps. Da parte sua il dipendente ha l’obbligo di comunicare l’assenza per malattia al datore di lavoro, di richiedere il certificato medico e di rispettare l’obbligo di reperibilità negli orari delle visite mediche.
Ma torniamo a parlare del licenziamento per malattia. Come anticipato questo non è possibile nei primi giorni, tuttavia una volta decorso un determinato arco di tempo – chiamato periodo di comporto – al datore di lavoro viene lasciata la libera facoltà di poter recedere anticipatamente il contratto di lavoro. È l’articolo 2210 del Codice Civile, precisamente nel II comma, a permettere il licenziamento per malattia una volta trascorso il periodo di comporto, il quale è quantificato dal CCNL a cui fa riferimento il lavoratore. Ad esempio, per gli impiegati con meno di 10 anni di servizio il periodo di comporto è di 3 mesi, mentre per quelli con anzianità superiore è di 6 mesi. Per avere la certezza di quanti giorni di assenza non bisogna superare, quindi, bisogna fare riferimento al contratto collettivo di riferimento.
Di solito, comunque, il periodo di comporto è pari a 180 giorni che tra l’altro è anche il limite annuo dei giorni di assenza per malattia che l’Inps retribuisce. Scaduto il 180esimo giorno, quindi, il dipendente non percepisce alcuna indennità sostitutiva. Prima di concludere è bene sottolineare che il periodo di comporto può essere secco, ossia quando fa riferimento a un’unica malattia ininterrotta, o anche per sommatoria, ossia quando nel calcolo si tiene conto di tutti i giorni di assenza per malattia effettuati nel corso dell’anno anche se non consecutivi.

Manovra
STATALI IN PENSIONE DOPO 9 MESI

Per i dipendenti della Pubblica amministrazione che usciranno con quota 100 sarà prevista una norma ad hoc, che conterrà “un preavviso di 9 mesi”. Lo ha detto il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, nel corso dell’Intervista di Maria Latella su SkyTg24, fornendo ulteriori dettagli sulla possibilità per gli statali di lasciare il lavoro usufruendo della nuova misura previdenziale promossa dal governo giallo-verde. “Voglio anche concorsi più veloci e unici, perché ci vuole omogeneità in preparazione”, ha aggiunto il ministro. Quanto al turn over, Bongiorno ha ribadito: “Ho sempre detto che investiremo nella pubblica amministrazione, a differenza dei precedenti governi. Con noi non si taglia. Abbiamo un turn over al 100%, quindi per 100 persone che escono ce ne saranno 100 che entrano. La norma è già finanziata”.

Manovra
BONUS PER I 110 E LODE

Tra gli interventi inseriti in manovra c’è poi il bonus lavoro per le giovani eccellenze italiane che riguarderà i datori di lavoro che assumono laureati da 110 e lode. I datori di lavoro – per un anno ed entro il limite di 8mila euro – potranno evitare di versare i contributi previdenziali (esclusi Inail) se assumeranno con contratto subordinato a tempo indeterminato laureati o dottori di ricerca in possesso dei requisiti. Si tratta di giovani che hanno riportato una votazione pari a 110 e lode che abbiano ottenuto il titolo “dal 1° gennaio 2018 al 30 giugno 2019 e prima del compimento del 30esimo anno di età, in università statali e non statali legalmente riconosciute, italiane o estere se riconosciute equipollenti in base alla legislazione vigente in materia, ad eccezione delle Università telematiche”.
Per i dottori di ricerca, invece, il titolo deve essere ottenuto “prima del compimento del 34esimo anno di età, in università statali e non statali legalmente riconosciute italiane ad eccezione delle Università telematiche”. L’esonero, si legge ancora, “è riconosciuto anche per assunzioni a tempo parziale, purché con contratto subordinato di tipo indeterminato. In tal caso, il limite massimo dell’incentivo è proporzionalmente ridotto”. L’esonero “si applica anche nei casi di trasformazione, avvenuta tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2019, di un contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato fermo restando il possesso dei requisiti previsti alla data della trasformazione”.

Carlo Pareto

Alitalia, il Governo punta al ‘Carrozzone’

Alitalia-referendumL’ex vettore nazionale è in amministrazione controllata dal 2007 e perde – nonostante i vari rilanci che si susseguono dal fallimento del 2008 – mezzo milione al giorno, 100 nell’ultimo semestre. Tuttavia il Governo Giallo-Verde, nonostante i dubbi espressi dal Ministro Tria, punta, su iniziativa di Di Maio, a far tornare la compagnia sotto le ali nazionali e statali.
Ma sono in tanti a chiedersi, come il Professor Andrea Giuricin, docente di Economia dei trasporti all’università Bicocca, in un’intervista a Start Magazine: “Una compagnia che vede un crollo continuo della propria quota di mercato, mentre il mercato aereo italiano va alla grande, merita di essere salvata dallo Stato?”
Nel frattempo si preannunciano due settimane serrate in vista della deadline del 31 ottobre, giorno in cui scade la procedura per la vendita della compagnia, e per uno dei principali attori chiamati in causa, le Fs Spa, entra nel vivo il lavoro in vista di una presentazione di un’offerta entro quella data.
Sul piano strategico l’idea è la seguente: un piano industriale che metta insieme i due business (Fs e Alitalia) permetterebbe di razionalizzare la rete dei grandi trasporti passeggeri: Ferrovie dello Stato (che ha già acquisito Anas) si concentrerebbe sulla tratta Milano-Roma e garantirebbe il raggiungimento dei due hub Fiumicino e Malpensa dalle grandi città, come Firenze o Napoli, mentre Alitalia punterebbe sulle rotte intercontinentali.
Ma il tempo stringe soprattutto per i lavoratori dell’ex compagnia di bandiera in Cassa integrazione. Venerdì prossimo parte la procedura per la proroga della cigs e nello stesso giorno è previsto l’incontro tra azienda e sindacati presso la sede del ministero del Lavoro alle ore 10. La compagnia ha richiesto la prosecuzione della cigs fino al 23 marzo 2019, in continuità con l’attuale regime che scade il 31 ottobre prossimo. La nuova cassa, che scatta dal primo novembre e ‘copre’ la stagione invernale, interessa 1570 unità ‘full time equivalent’, di cui 950 addetti di terra e 620 naviganti. Di questi, 100 comandanti, 100 piloti e 420 assistenti di volo.
Anche le trattative di vendita iniziano a dileguarsi: dopo aver mandato via i francesi ai tempi di Berlusconi con i ‘Capitani coraggiosi’, adesso anche i tedeschi iniziano i ripensarci. Il 4 ottobre scorso, e un portavoce di Lufthansa aveva ribadito che Alitalia, nello stato attuale, non interessa alla compagnia ma di avere, tuttavia, ancora “idee per un’Alitalia strutturata in modo nuovo”. Ma si parla di interessamento da parte di altre grandi compagnie extraeuropee quali Delta e vettori cinesi come China Eastern.
Ora Fs aspetta l’Ok dal Mef che dovrebbe arrivare dopo la riunione in settimana tra il Premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e il ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Crolla la CIG aumentano i disoccupati

Giovani-disoccupatiL’INPS, oggi, ha reso noto i dati aggiornati sulla Cassa Integrazione Guadagni. A luglio 2018 il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 14,5 milioni, in  diminuzione del 57,4%  rispetto allo stesso mese 2017 (34,1 mln).
L’Osservatorio Inps sulla C.I.G. ha specificato nel dettaglio, le ore autorizzate per gli interventi così suddivisi:

Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) sono state 7.559.544, in aumento del 13,1% rispetto a luglio 2017, quando erano state 6.681.420;

Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) sono state 6.924.033, di cui 2.962.742 per solidarietà, con diminuzione del 72,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 24.912.490 di ore autorizzate;

Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD) sono state 43.958, con un decremento del 98,3% se raffrontati con luglio 2017, quando erano state autorizzate 2.541.967 di ore.

Inoltre, nel mese di giugno 2018 sono state presentate 139.390 domande di Naspi  e  2.081 di Discoll. Nello stesso mese sono state inoltrate 714 domande di Aspi, mini Aspi, disoccupazione e mobilità per un totale di 142.185 domande, il 5% in più rispetto al mese di giugno 2017 (134.756 domande).
Dai dati esposti dall’Osservatorio Inps, è evidente che la diminuzione delle ore di C.I.G. non significa che siamo entrati in una fase di sviluppo economico anzi confermano le situazioni di crisi lavorativa. Le riduzioni riguardano essenzialmente la CIGS e la CIGD, mentre la CIG ordinaria è aumentata. Questo significa che, finito il periodo del sostegno ai lavoratori per le aziende in crisi, solo alcuni lavoratori sono rientrati nei luoghi di lavoro, mentre altri hanno trovato accesso alla pensione e molti altri sono rimasti disoccupati come risulta dall’incremento delle domande di disoccupazione.

Salvatore Rondello

Tim, impennata dell’utile a +25% e dipendenti in CIG

timScatta la Cassa integrazione per i dipendenti di Telecom Italia Mobile. Gli esuberi individuati potrebbero essere circa 4.500 che l’azienda intenderebbe comunque gestire, almeno in parte, con “strumenti non traumatici” (per esempio uscite incentivate ed ex art.4 della legge Fornero), mentre il totale registrato è di circa 29mila dei dipendenti Tim coinvolti dalla cigs. Con un confronto iniziato a gennaio scorso il gruppo aveva proposto ai sindacati un piano di uscite volontarie pari 6.500 unità nel triennio 2018-2020. Di pari passo Tim aveva proposto di ricorrere a un programma di solidarietà espansiva, strumento al suo debutto e che avrebbe comportato assunzioni per circa 2.000 unità. Tim aveva accantonato in bilancio circa 700 milioni per incentivare gli esodi. Ma la trattativa non aveva avuto seguito poiché dopo oltre un mese il piano non aveva ricevuto il via libera dei sindacati per i quali il principale scoglio era quello della solidarietà espansiva con cui contribuire al finanziamento delle nuove assunzioni e, a marzo, la concomitanza con il voto alle politiche che avrebbe reso difficile un ruolo di ‘garanzia’ da parte del governo.
La Compagnia spiega in una nota: “Malgrado le numerose occasioni di approfondimento congiunto e le disponibilità manifestate dall’azienda ad un costruttivo e risolutivo confronto, non è stato possibile raggiungere una soluzione condivisa e adeguata alle sfide di trasformazione dell’azienda; sfide imprescindibili per rispondere efficacemente ai cambiamenti tecnologici e produttivi imposti dal mercato La necessità di salvaguardare gli obiettivi industriali, unitamente alle esigenze di sostenibilità economica ed organizzativa dei livelli occupazionali, rendono quindi inevitabile da parte di Tim la presentazione al Ministero del Lavoro e alle rappresentanze Sindacali di un progetto di Cassa Integrazione Straordinaria per Riorganizzazione aziendale. Tale progetto verrà analizzato e discusso con le Organizzazioni Sindacali nell’auspicabile prospettiva di pervenire ad un accordo in tempi rapidi”.
Tuttavia sotto i riflettori in queste ore la notizia dei succosi ricavi per la Compagnia di Telecomunicazioni che ha registrato una crescita il primo trimestre 2018 di 4,7 miliardi di euro, pari a una crescita del 2,7%, Ebitda a 2 miliardi in aumento dell’1,8% e utile a 250 milioni, con un’impennata del 25%. Il segmento mobile domestico ha continuato il trend positivo con una crescita del 4,7% dei ricavi totali a 1,27 miliardi di euro, oltre le attese del consenso (-0,3%/+1%) supportata in particolare dall’aumento della penetrazione BB e UBB (rispettivamente +158mila clienti e +354mila clienti), per una base clienti attiva totale di 27,4 milioni di clienti (+1,4%). In forte incremento anche i ricavi da servizi: +3,7% a 1,12 miliardi (consenso a 1,09 miliardi).

Manovra. Emendamenti dal Bonus bebè alle pensioni

In corso di approvazione della manovra, stanno andando avanti diversi emendamenti.

manovraPagamento pensioni – Dal 2018 il pagamento delle pensioni avverrà il primo giorno del mese o, nel caso sia festivo o non bancabile, il primo giorno successivo. È quanto prevede un emendamento alla manovra approvato dalla Commissione Bilancio della Camera. La norma evita l’entrata in vigore della riforma del 2015, più volte rinviata, che fissava il giorno di pagamento degli assegni il secondo giorno bancabile del mese.

Web tax – Si cambia. La commissione Bilancio della Camera ha approvato nella notte l’emendamento al  ddl bilancio  presentato dal relatore, Francesco Boccia. Le modifiche introdotte dovrebbero consentire di far incassare all’erario un gettito maggiore rispetto alla prima versione (190 milioni di euro), con un’aliquota inferiore (scesa al 3% dal 6%). Il tributo, che scatterà nel 2019, non si applicherà sull’e-commerce  e non sarà possibile recuperare il credito d’imposta, per le imprese che rischiano di subire una doppia imposizione.
Poste – La commissione ha approvato anche  l’emendamento che obbliga Poste Italiane a garantire il servizio universale per i pacchi fino a 5 chili (il tetto attuale è di 2 chili).
Proroga Cigs Ilva – La Commissione Bilancio ha approvato l’emendamento presentato dal Governo in sede di Legge di Bilancio finalizzato allo stanziamento per la proroga dell’integrazione del trattamento di Cigs per i dipendenti Ilva. La viceministro Teresa Bellanova ha così commentato: “Una notizia che accolgo con grande soddisfazione a coronamento del lavoro svolto perché con la  proroga dell’integrazione del trattamento di Cigs per il 2018, pari a una dotazione di 24 milioni di euro, mettiamo ancora una volta in sicurezza il reddito dei lavoratori Ilva. Un buon viatico per la ripresa del tavolo di trattativa”.
Canone Rai – Si va alla conferma anche per il 2018 del canone Rai a 90 euro.
Iper ammortamenti – È stato ampliato l’elenco dei beni strumentali cui si applica l’iper ammortamento, legato al piano Industria 4.0. Con un emendamento alla manovra, approvato dalla  commissione Bilancio della Camera, vengono inclusi anche alcuni sistemi di gestione per l’e-commerce, specifici software e servizi digitali. Potranno beneficiare della maggiorazione  anche: i sistemi di gestione della supply chain finalizzata al  dropshipping nell’e-commerce; software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni 3D, realtà aumentata; software, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio  (comunicazione intra-fabbrica, fabbrica-campo con integrazione  telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field).
Pedagogisti – Introduzione della legge sugli educatori socio-pedagogici e i pedagogisti.
Anas – Arrivano 10 milioni di contributo straordinario all’Anas per il 2019 ed il 2020 da destinare al rapido completamento delle opere del progetto “Viabilità di accesso all’hub portuale di La Spezia – variante alla SS1 Aurelia; le misure per la realizzazione del progetto esecutivo di rafforzamento della Provinciale 103 ‘Antica Cassano’.
Fenomeno della siccità – norme relative al trattamento dei dati personali digitali nonché norme relative all’adozione di un piano nazionale di interventi nel settore idrico sia sugli invasi che sugli acquedotti per contrastare il fenomeno della siccità.
Equo compenso – Salta la trattativa come elemento che di per sé esclude la vessatori età, tenuto conto della disparità di forze contrattuali tra le parti. E’ stato approvato l’emendamento presentato da Nunzia Di Girolamo (Fi) sulla nuova disciplina dell’equo compenso. I correttivi sono in linea con le richieste delle associazioni di categoria.
Laguna veneta – Con emendamenti bipartisan (Pd e Fi) arrivano 25 milioni nel 2018 e 40 milioni l’anno dal 2019 al 2024 per la salvaguardia della laguna di Venezia.
Tracciabilità dei farmaci – anticipo dell’entrata in vigore delle norme europee sulla tracciabilità dei farmaci.
Bonus bebè – È stato approvato l’emendamento di Ap riformulato che limita l’estensione del  bonus bebè  (assegno di natalità) al solo 2018. L’agevolazione verrà corrisposta fino al compimento del primo anno d’età o, nel caso di adozioni, del primo anno d’ingresso nel nucleo familiare.
Figli a carico – È stata approvata in commissione anche la riformulazione dell’emendamento che innalza da 2.840 euro a 4 mila euro la soglia di reddito annuo dei figli sotto alla quale questi restano a carico dei genitori (fino a 24 anni d’età). La misura costerà 92,8 milioni di euro nel 2018 e oltre 132 milioni nel 2019.
Fondo per abbattere gli abusi edilizi e incentivi per lampioni Led  –
Via libera anche all’istituzione di un nuovo fondo per sostenere i Comuni negli interventi per la demolizione degli abusi edilizi, con uno stanziamento di 5 milioni di euro per il 2018 e il 2019;  altri 500mila euro saranno destinati alla creazione di una banca dati. Un altro emendamento varato prevede incentivi ai Comuni per installare lampioni a risparmio energetico con l’obiettivo di ottenere entro il 2023 una riduzione dei consumi elettrici per illuminazione pubblica pari almeno al 50% rispetto ai consumi medi del 2015-2016.
Legittimo impedimento per avvocatesse in maternità-  Con un altro emendamento riformulato dalla Giustizia arrivano più tutele per le avvocatesse: gravidanza e maternità potranno essere considerate come un legittimo impedimento a comparire nei procedimenti. La novità è contenuta in correttivo bipartisan e sostenuto principalmente da (Nunzia Di Girolamo Fi) e (Anna Rossomando, Pd), prevede che il difensore che abbia comunicato prontamente lo stato di gravidanza si ritiene legittimamente impedito a comparire nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi successivi. Quando il difensore documenta il proprio stato di gravidanza, prevede la modifica, il giudice ai fini della fissazione del calendario del processo tiene conto del periodo della gravidanza e della maternità. Le stesse regole valgono anche per le adozioni.
Cotton-fioc in plastica messo al bando – È stato approvato con riformulazione in commissione Bilancio alla Camera l’emendamento alla legge di Bilancio che sancisce dal 2019 lo stop ai cotton-fioc non biodegradabili e introduce dal 2020 il divieto di utilizzare micro plastiche nei cosmetici. In una nota il presidente dem della commissione Ambiente, Ermete Realacci, ha affermato: “l’Italia è il primo Paese al mondo a farlo: una vittoria a tutela di ambiente e cittadini”.
Ecobonus – cambia l’ecobonus per il rinnovo delle caldaie. L’incentivo previsto indistintamente al 50% per tutti i tipi di impianti, verrà corrisposto sempre al 50% per le caldaie a condensazione energetica di classe A e non verrà corrisposta a quelle sotto la prima classe. Allo stesso tempo, se con la caldaia a massima efficienza saranno montati anche i sistemi di termoregolazione evolute (valvole dei termosifoni), il bonus arriverà al 65%.
Tra luci ed ombre, sono soltanto alcuni tra i più significativi emendamenti sulla manovra.
Invece non andrebbe affatto sottovalutato l’emendamento che consente di alienare i beni demaniali a Stati esteri: significherebbe ridurre la sovranità territoriale dell’Italia.

Inps, come funziona la CIGS. Pensioni: Consulta, legittimo bonus sulle perequazioni

Inps
CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI STRAORDINARIA

Il trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) è un ammortizzatore sociale, concesso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed erogato dall’Inps, avente la funzione di sostituire e/o integrare la retribuzione dei lavoratori sospesi o a orario ridotto di aziende in situazione di difficoltà produttiva o per consentire alle stesse di sostenere processi di riorganizzazione o qualora abbiano stipulato contratti di solidarietà.
Sono destinatari della Cigs i lavoratori subordinati, compresi gli apprendisti qualora dipendenti di imprese per le quali trovano applicazione solo le integrazioni salariali straordinarie e limitatamente alla causale di intervento per crisi aziendale, con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio, che siano alle dipendenze di un’azienda destinataria della normativa Cigs e possiedano almeno 90 giorni di anzianità di effettivo lavoro alla data di presentazione della domanda presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento.
L’intervento straordinario di integrazione salariale può essere richiesto quando la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa sia determinata da una delle seguenti causali:
riorganizzazione aziendale;
crisi aziendale, esclusi i casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa (dal 1° gennaio 2016);
contratti di solidarietà.
Nell’ipotesi di riorganizzazione aziendale, per ciascuna unità produttiva la durata massima è pari a 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile.
In caso di crisi aziendale, per ciascuna unità produttiva il trattamento straordinario di integrazione salariale può avere una durata massima di 12 mesi, anche continuativi. Una nuova autorizzazione non può essere concessa prima che sia decorso un periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente autorizzazione.
Nell’ipotesi di stipula di contratti di solidarietà, per ciascuna unità produttiva il trattamento straordinario di integrazione salariale può avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile.
Sussiste comunque un limite massimo complessivo (articolo 4, d.lgs. 14 settembre 2015, n. 148) in base al quale, per ciascuna unità produttiva, la somma dei trattamenti ordinari e straordinari di integrazione salariale autorizzati non può superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile.
Per le imprese del settore edilizia e le imprese che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, la durata massima complessiva della cassa ordinaria e straordinaria è stabilita in 30 mesi per ciascuna unità produttiva.
Inoltre, ai fini del calcolo della suddetta durata massima complessiva, la durata dei trattamenti per la causale di contratto di solidarietà viene computata nella misura della metà per la parte non eccedente i 24 mesi e per intero per la parte eccedente.
Il trattamento di integrazione salariale ammonta all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, comprese fra le ore zero e il limite dell’orario contrattuale.
L’importo del trattamento di cui al comma 1 è soggetto alle disposizioni di cui all’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, e non può superare per l’anno 2016717 gli importi massimi mensili rapportati alle ore di integrazione salariale autorizzate e per un massimo di dodici mensilità, comprensive dei ratei di mensilità aggiuntive. I limiti sono: 971,71 euro (importo lordo), quando la retribuzione mensile di riferimento per il calcolo del trattamento, comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, è pari o inferiore a euro 2.102,24; 1.167,91 euro (importo lordo), quando la retribuzione mensile di riferimento per il calcolo del trattamento, comprensiva dei ratei di mensilità aggiuntive, è superiore a 2.102,24 euro.
Con effetto dal 1° gennaio di ciascun anno, a decorrere dall’anno 2016, gli importi massimi del trattamento salariale, nonché la retribuzione mensile di riferimento sopra indicati sono aumentati nella misura del 100% dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e impiegati.
Gli importi massimi devono essere incrementati, in relazione a quanto disposto dall’articolo 2, comma 17, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, nella misura ulteriore del 20% per i trattamenti di integrazione salariale concessi in favore delle aziende del comparto edile e lapideo per intemperie stagionali.
Il lavoratore che svolga attività di lavoro autonomo o subordinato durante il periodo di integrazione salariale non ha diritto al trattamento per le giornate di lavoro espletate. Il divieto di cumulo (circolare Inps 4 ottobre 2010 n. 130) si riferisce anche alle attività iniziate prima del collocamento del lavoratore in cassa integrazione.
Il lavoratore decade dal diritto all’integrazione salariale qualora non provveda a dare tempestiva comunicazione alla sede territoriale Inps sullo svolgimento dell’attività lavorativa. Ai fini di tale comunicazione valgono le comunicazioni obbligatorie rilasciate direttamente dal datore di lavoro (circolare Inps 6 maggio 2015 n. 57). Tale disciplina semplificatoria viene estesa anche alle comunicazioni a carico delle imprese fornitrici di lavoro temporaneo, valide quindi anch’esse ai fini dell’assolvimento degli obblighi di comunicazione dello svolgimento di altra attività lavorativa durante le integrazioni salariali.
Secondo quanto previsto dall’articolo 7, comma 3, decreto legislativo 148/2015, a pena di decadenza, l’azienda deve conguagliare le integrazioni corrisposte ai lavoratori entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o dalla data del provvedimento di concessione, se successivo. Per i trattamenti conclusi prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo citato, i sei mesi decorrono da tale data. Per “provvedimento di concessione” si intende la delibera dell’Inps territorialmente competente per quanto riguarda le integrazioni salariali ordinarie, e il decreto ministeriale per le integrazioni salariali straordinarie.

Istat
4,2 MILIONI DI IMPRESE ATTIVE NEL 2015

Nel 2015 le imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato sono 4,2 milioni e occupano 15,7 milioni di addetti, di cui 10,9 milioni dipendenti. Il valore aggiunto raggiunge i 716 miliardi di euro. Le imprese organizzate in gruppi sono 214.711, occupano 5,3 milioni di addetti, di cui 5,2 milioni dipendenti, con una dimensione media di 24,8 addetti. Lo rileva l’Istat nel Report sui risultati economici delle imprese. Per il secondo anno consecutivo cresce il valore aggiunto nell’industria e nei servizi di mercato (+4%), in accelerazione rispetto al +1,5% del 2014 grazie alla maggiore crescita del fatturato (+1,2%) rispetto ai costi intermedi (+0,6%).
Anche gli investimenti sono in espansione ma l’incremento è più contenuto (+2,7% dopo il +7,3% nel 2014 sul 2013). Il margine operativo lordo è in decisa crescita (+5,8%), con un contestuale incremento dal 26,8% al 28,3% dell’incidenza dei profitti lordi sul valore aggiunto.
Le imprese organizzate in gruppi generano il 55,3% del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e conseguono risulti economici più elevati della media: rispetto al 2014 l’aumento del valore aggiunto è del 5,1% e quello del margine operativo lordo del 7,6%. Questi risultati sono determinati da una maggiore capacità di espansione delle vendite cui si associa una crescita più sostenuta dei costi intermedi e del lavoro rispetto alle imprese non appartenenti a gruppi, continua l’Istat.
L’importanza del fattore dimensionale e dell’organizzazione in gruppo per la performance di crescita tra il 2015 e il 2014 è confermato anche dai risultati delle grandi imprese che registrano una crescita del valore aggiunto del 6,3% e del margine operativo lordo del 9,1%. L’81,5% delle grandi imprese è infatti organizzato in gruppo, impiega il 90% di addetti e realizza il 95,3% del valore aggiunto delle imprese con 250 e più addetti. Le imprese di medie e grandi dimensioni hanno trainato la performance del sistema produttivo tra il 2014 e il 2015: rappresentano quasi il 50% del valore aggiunto complessivo ma spiegano il 68,3% della sua crescita. Il settore dei servizi, con il 78,2% di imprese e due terzi degli addetti totali, registra una crescita del valore aggiunto lievemente superiore alla media (+4,6%), prosegue l’Istat.
Nell’industria in senso stretto, il valore aggiunto aumenta a un tasso inferiore rispetto alla media nazionale (+3,5%) mentre la crescita è sostenuta per il margine operativo lordo (+6,4%) -prosegue l’Istat-. Gli investimenti crescono del 12% nelle imprese con 20 e più addetti e solo dell’1,2% in quelle con 10-19 addetti; sono invece in marcata flessione nelle imprese con meno di 10 addetti (-18,7%). La produttività nominale del lavoro, in crescita del 3,3%, è pari in media a oltre 45mila euro. Le imprese appartenenti a gruppi risultano più produttive di quelle indipendenti (quasi 75mila euro). Anche nell’ambito dei gruppi si rilevano significative differenze: la produttività media è più alta nei gruppi multinazionali (quasi 88mila euro in quelli con vertice residente all’estero e quasi 87mila euro per quelli con vertice residente in Italia) rispetto ai gruppi domestici (oltre 55mila euro).
La produttività mediana delle grandi imprese è pari a 76mila 400 euro, quasi quattro volte quella della classe di imprese con meno di 10 addetti (19mila 400 euro). L’eterogeneità nei livelli di produttività è più elevata fra le imprese appartenenti a gruppi rispetto alle imprese indipendenti. I differenziali di produttività fra le imprese del Nord e del Centro e quelle del Mezzogiorno sono ancora consistenti in tutti i settori di attività economica. Il divario è massimo nell’industria in senso stretto: il valore aggiunto per addetto si attesta a 72mila 300 euro al Nord-ovest e a 50mila 200 euro nel Mezzogiorno, conclude l’Istat.

Istat
SI ALLUNGA L’ASPETTATIVA DI VITA, IN PENSIONE A 67 ANNI

Si allunga l’aspettativa di vita: all’età di 65 anni, arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, crescendo di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. Lo rileva l’Istat. Quindi sulla base delle regole attuali l’età per la pensione di vecchiaia dovrebbe arrivare a 67 anni nel 2019.
In una nota unitaria, Cgil, Cisl e Uil chiedono ‘il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita previsto per il 2019 e l’avvio del confronto per una modifica dell’attuale meccanismo per superare e differenziare le attuali forme di adeguamento, tenendo conto anche delle diversità nelle speranze di vita e nella gravosità dei lavori’.
Cala la mortalità: nel 2016 sono stati registrati oltre 615 mila decessi tra i cittadini residenti, 32 mila in meno del 2015 (-5%). In rapporto alla popolazione, nel 2016 sono deceduti 10,1 individui ogni mille abitanti, contro i 10,7 del 2015. La riduzione nel numero di morti risulta omogenea sul territorio, anche se risulta più ampia nel Nord-ovest (-5,6%) e nel Sud (-5,7%).
I più longevi in Italia sono gli abitanti del Trentino Alto-Adige, quelli meno longevi invece i campani: è quanto certifica l’Istat nel report sugli indicatori di mortalità della popolazione residente relativi al 2016. Sono 2,7 gli anni che separano le donne residenti in Trentino-Alto Adige, le più longeve nel 2016 con 86,1 anni di vita media, dalle residenti in Campania che con 83,4 anni risultano in fondo alla graduatoria. Tra gli uomini il campo di variazione è più contenuto ed è pari a 2,3 anni, ossia alla differenza che intercorre, come tra le donne, tra la vita media dei residenti in Trentino-Alto Adige (81,2) e i residenti in Campania (78,9).
Lo scatto di età è automatico, ecco la legge  – E’ da quasi un decennio che in Italia l’età pensionabile è in linea di principio collegata, praticamente in automatico, all’aspettativa di vita. La regola è stata stabilita, infatti, per la prima volta in una manovra estiva del 2009, poi rivista negli anni, passando per il ‘Salva-Italia’ di Monti-Fornero. La sostanza però non cambia: l’uscita dal lavoro va di pari passo con l’allungamento dell’aspettativa di vita. Il meccanismo agisce su tutti i lavoratori, sia privati che pubblici. L’aggiornamento è previsto ogni tre anni e dal 2019 ogni due. Si può adeguare solo al rialzo, non vale il contrario: se cala la speranza di vita l’età per la pensione di vecchiaia non scende. In caso quindi l’età resta congelata. L’aggiustamento viene fatto in base ai dati, agli indici demografici, che fornisce l’Istat. Si guarda precisamente alla speranza di vita a 65 anni. Le variazioni, calcolate in mesi, vengono trascinate sul requisito minimo per ritirarsi dal lavoro. Il tutto passa per un decreto ministeriale (Mef e Lavoro), direttoriale, che prende atto dei mesi guadagnati. Provvedimento, di natura amministrativa, che va varato 12 mesi prima dell’aggiornamento dell’asticella. L’età per la pensione di vecchiaia è stata già rivista due volte: nel 2013, aumentata di tre mesi, e nel 2016, salita di quattro arrivando a 66 anni e sette mesi per gli uomini (65 anni e sette mesi per le dipendenti del settore privato). E a bocce forme, se nulla cambia a livello normativo, dal 2019 si alzerà ancora, di cinque mesi, toccando i 67 anni tondi. C’è da dire che la riforma Fornero contiene una ‘clausola di salvaguardia’ per cui l’aumento dell’età a 67 anni scatterebbe comunque, a partire dal 2021.

Pensioni
CONSULTA, LEGITTIMO BONUS SULLE PEREQUAZIONI

Il bonus Poletti sulle perequazioni pensionistiche è legittimo. Lo ha deciso la Corte Costituzionale che ha respinto le censure di incostituzionalità sollevate, ritenendo che la norma “realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”.
La Corte costituzionale – si legge nel comunicato diffuso dalla Corte al termine dalla camera di consiglio, che si è aperta stamani alle 9.30 – ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto-legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso “dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015”. La Corte ha ritenuto che – diversamente dalle disposizioni del “Salva Italia” annullate nel 2015 con tale sentenza – la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto-legge n. 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica.

Inps
-509MILA COLLABORATORI DAL 2012

Ancora in calo i parasubordinati, per effetto del crollo del numero dei collaboratori, a fronte invece di un leggero aumento dei professionisti. I parasubordinati, che versano i contributi alla gestione separata Inps, nel 2016 sono 1 milione 244 mila, contro 1 milione 434 mila del 2015 (-13,3%) e 1 milione e 721 mila del 2012: da allora -477 mila (-27,7%).
Il calo, come si evince dalle tabelle Inps recentemente rese note, è imputabile ai collaboratori, 917 mila nel 2016 contro 1 milione 111 mila del 2015 (-17,5%) e 1 milione 426 mila del 2012: -509 mila (-35,7%), dopo la legge Fornero, il Jobs act e gli sgravi per le assunzioni stabili.

Carlo Pareto

Stop indennità ragazzo ammalato di tumore: la precisazioni dell’Inps

Stop indennità ragazzo ammalato di tumore

L’INPS SPIEGA

L’Inps ha ritenuto necessarie fornire alcune precisazioni sul caso di Steven Babbi, il giovane dipendente della ditta Siropack, da tempo affetto da una grave patologia, al quale è stato sospesa l’erogazione dell’indennità di malattia, di cui si sono occupati nelle ultime settimane numerosi organi di stampa. Lo scrive l’Inps in una nota.

L’Istituto – ha scritto l’Ente previdenziale in una nota – ha garantito tutto quello che le norme prevedono in queste situazioni, ossia la possibilità di indennizzare l’azienda per la parte di retribuzione corrisposta al ragazzo entro il limite massimo annuo, che è pari a 180 giorni. Nel caso di Steven, il limite dei 180 giorni indennizzati nel 2017 è stato raggiunto l’11 settembre scorso.

Da quella data, conseguentemente, le norme di riferimento purtroppo non consentono di riconoscere ulteriori periodi indennizzabili nel corso di questo anno solare.

Non sussiste infatti alcuna potestà discrezionale da parte dell’Istituto di decidere la durata delle prestazioni erogate, che è definita dalla legge. Il riconoscimento del periodo di titolarità dell’indennità economica in questione fino all’11 settembre 2017 è stato quindi un atto del tutto vincolato, viene sottolineato dall’Inps.

L’Istituto in ogni caso – viene espressamente precisato nella nota – manifesta la più sentita vicinanza nei confronti di un ragazzo che combatte con grande dignità una difficile battaglia e si rende totalmente disponibile a ogni forma di supporto consentito dalle leggi vigenti.

Legato a ripresa e alto costo per le imprese

STUDIO UIL SUL CALO RICHIESTE CIGS

Nonostante a settembre prosegua, in generale, il calo delle richieste di cassa integrazione (-42,2%), sono oltre 174.000 i posti di lavoro protetti dagli ammortizzatori sociali, di cui oltre 100.000 dalla cassa straordinaria. Il calo, pari al 46.7 %, in questo caso, è attribuibile sia ai timidi segnali di ripresa sia al forte aumento, per le imprese che lo richiedono, dei costi di accesso a questo ammortizzatore sociale. Ecco perché uno dei provvedimenti che potrebbe essere inserito nella prossima legge di Bilancio dovrebbe riguardare il raddoppio dei costi di licenziamento collettivo per la gestione delle crisi aziendali. Questi proventi servirebbero così ad avviare la sperimentazione dell’assegno di ricollocazione in costanza di cassa integrazione guadagni straordinaria. E’ quanto emerge dallo Studio su ammortizzatori sociali e licenziamenti realizzato dal Servizio Politiche attive e passive della Uil.

Attualmente, il “ticket licenziamento – ha spiegato Guglielmo Loy, segretario confederale Uil – a seguito della riforma Fornero, che ha abolito la mobilità, è pari al 41% del massimale di riferimento della Naspi (489,95 euro annui). Precedentemente (fino al 2016) i costi per i licenziamenti collettivi erano mediamente più alti di circa il 59%, in quanto erano parametrati all’indennità mensile di mobilità. Il ticket licenziamento in vigore, in presenza di accordo sindacale, viene pagato, in un’unica soluzione, fino ad un massimo di 3 anni (da un minimo di 489,95 euro per un anno fino a un massimo di 1.469,85 euro per tre anni ) in funzione dell’anzianità del lavoratore. Senza accordo sindacale i costi sono tre volte più alti: 1.469,85 euro per un anno fino ad un massimo di 4.409,55 euro per tre anni”.

La Uil, già da tempo, ha ingaggiato con l’esecutivo, e in particolare con il Ministero del Lavoro, un confronto serrato sugli effetti di alcune delle modifiche strutturali apportate alla legislazione che regola il mercato del lavoro e in particolare i sistemi di protezione sociale, compresi i costi di licenziamento. E’ opportuno, quindi, che il Governo stesso, attraverso la manovra di bilancio 2018, innalzi il ‘ticket licenziamenti’ con un duplice obiettivo: creare un deterrente al non utilizzo della cassa integrazione, recuperare risorse da destinare all’occupabilità dei lavoratori colpiti da crisi aziendale.

“Anche grazie a queste risorse – ha commentato Guglielmo Loy – si potrebbe costruire un percorso, in forma volontaria per i lavoratori che saranno posti in cigs, i quali potranno anticipare i tempi di attivazione dell’assegno di ricollocazione e di tutte le attività, compresa un’efficace formazione, così da creare le condizioni per accedere a una nuova occupazione. La procedura dovrebbe prevedere per il lavoratore un vantaggio sia di carattere fiscale, quale l’esenzione dall’Irpef delle eventuali somme ricevute per incentivazione all’esodo, sia di carattere economico, derivante dall’erogazione del 50% del residuo di cassa integrazione spettante”.

“Vantaggi che – ha sottolineato – porterebbero nelle tasche dei lavoratori ricollocati benefici medi che vanno da un minimo di 3.585 euro (6 mesi residui di cigs), fino ad un massimo di oltre 14 mila euro (in caso di 24 mesi residui di cigs), passando per gli oltre 7 mila euro (in caso di 12 mesi di cigs residua). Il vantaggio economico sarebbe pari a 5.559 euro in 18 mesi (309 euro mensili) per le aziende che assumono con questa nuova modalità un lavoratore a tempo indeterminato (stipendio medio 24 mila euro), anche grazie al beneficio della decontribuzione del 50%”.

La misura potrebbe essere sostanzialmente finanziata con l’aumento del costo del ticket licenziamento. Un intervento, quest’ultimo, che permetterebbe di riequilibrare i costi di licenziamento in rapporto a quelli previsti prima della piena messa a regime del D.lgs. 148/2015 (Jobs Act). Con tale provvedimento, infatti, si sono innalzati in misura considerevole i costi di gestione di periodi di cassa integrazione, in particolare di quella Straordinaria, e sono invece diminuiti i costi per i licenziamenti con particolare attenzione a quelli collettivi. Tant’è che per il 2017, le aziende verseranno nelle casse dell’Inps (bilancio preventivo), per il ‘ticket licenziamento’ 441 milioni di euro a fronte dei 524 milioni versati lo scorso anno tra ticket e contributo di accesso alla mobilità. “Si tratterebbe, senza dubbio – ha avvertito Loy – di un accoglimento solo parziale delle nostre richieste, ma si confermerebbe la consapevolezza da parte del governo che la riforma del sistema di tutele in costanza di rapporto di lavoro ha bisogno di qualcosa in più di un semplice ritocco”.

Infortuni

OLTRE 470MILA DENUNCE NEI PRIMI 9 MESI DEL 2017

Nei primi nove mesi di quest’anno, le denunce d’infortunio pervenute all’Inail sono state 471.518. L’aumento di 594 casi rispetto allo stesso periodo del 2016 (+0,1%) è la sintesi della diminuzione di quelli avvenuti in occasione di lavoro (-0,5%) e dell’incremento di quelli avvenuti in itinere, nel tragitto casa-lavoro e viceversa (+3,7%). Tra gennaio e agosto si era registrato, invece, un aumento per entrambe le modalità di accadimento (+0,7% e +4,4% rispettivamente) per un incremento complessivo pari all’1,3%.

Sono alcuni dei dati disponibili nella sezione ‘Open data’ del sito Inail: dati analitici delle denunce di infortunio e malattia professionale presentate all’Istituto entro il mese di settembre. Si tratta di dati provvisori, perché per quantificare i casi accertati positivi sarà necessario attendere il consolidamento dei dati del 2017, con la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia.

All’aumento delle denunce presentate all’Inail nei primi nove mesi del 2017 ha contribuito soltanto la gestione industria e servizi con un +0,8% (nel periodo gennaio-agosto l’incremento era del 2%), mentre le gestioni agricoltura e conto Stato hanno fatto segnare un calo pari, rispettivamente, al 5,9% e all’1,3%. In particolare, per la gestione industria e servizi si assiste nel periodo preso in esame a un incremento degli infortuni in occasione di lavoro dello 0,3% (tra gennaio e agosto era dell’1,6%) e del 3,8% per quelli in itinere (nella rilevazione al 31 agosto 2017 la percentuale era del 4,4%).

A livello territoriale, tra gennaio e settembre, le denunce di infortunio sono aumentate al Nord (oltre tremila casi in più), mentre sono diminuite al Sud (-969), al Centro (-781) e nelle Isole (-683). Gli aumenti più sensibili, sempre in valore assoluto, si sono registrati in Lombardia (+1.794 denunce) ed Emilia Romagna (+1.238), mentre le riduzioni maggiori sono quelle rilevate in Sicilia (-903) e Puglia (-836).

Nei primi tre trimestri 2017, l’aumento infortunistico è stato pari allo 0,1% tra i lavoratori (330 casi in più) e allo 0,2% tra le lavoratrici (+264). L’analisi per classi di età evidenzia un sensibile aumento delle denunce per i lavoratori di età compresa tra i 55 e i 59 anni e di quelli tra i 60 e i 69 anni, con circa duemila casi in più per entrambe. Risultano, inoltre, in diminuzione le denunce dei lavoratori italiani (-1.600 casi) e in aumento quelle degli stranieri (+2.200).

Nel solo mese di settembre sono state rilevate 45.504 denunce, 3.767 in meno rispetto a settembre 2016 (-7,6%) e 1.900 in meno rispetto a settembre 2015 (-4,0%). Quest’anno il mese ha avuto un giorno lavorativo in meno (fine settimana e festività escluse) rispetto a settembre 2016 (21 contro i 22). Questo calo incide anche sul numero dei giorni lavorativi dell’intero periodo gennaio-settembre, che nel 2017 sono stati 189 contro i 190 del 2016.

Le denunce di infortuni sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail nei primi nove mesi di quest’anno sono state 769, con un incremento di 16 casi rispetto ai 753 dell’analogo periodo del 2016 (+2,1%) e una diminuzione di 87 rispetto agli 856 decessi denunciati tra gennaio e settembre del 2015 (-10,2%). I dati rilevati al 30 settembre del 2016 e del 2017 evidenziano un aumento di 40 casi (da 608 a 648) nella gestione industria e servizi (+6,6%), una diminuzione di nove casi (da 109 a 100) in agricoltura (-8,3%) e un calo di 15 casi (da 36 a 21) nel conto Stato (-41,7%).

Nei primi tre trimestri del 2017, si sono registrati degli incrementi sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro (+0,4%) sia di quelli occorsi in itinere (+6,9%), inferiori però rispetto a quelli dei primi otto mesi (+3,2% e +9,1% rispettivamente), nei quali era stato rilevato un aumento complessivo delle denunce mortali pari al 4,8%. Dal confronto ‘di mese’ tra il settembre 2016 e il settembre 2017 emerge, viceversa, un calo del 10,6% delle denunce in tutte e tre le gestioni, per un totale di sette decessi in meno (da 66 a 59).

L’analisi territoriale evidenzia un aumento di 33 denunce di infortuni con esito mortale nel Nord-Ovest (Liguria +15, Lombardia +14, Piemonte +4), di 11 casi al Sud (Abruzzo +19, Puglia +2, Campania -7, Basilicata -3) e di sette casi nelle Isole (Sicilia +8, Sardegna -1). Le denunce, invece, sono in diminuzione nel Nord-Est (-26 casi), dove si segnalano in particolare i dati del Veneto (-17) e dell’Emilia Romagna (-9), e al Centro, per il quale si registra un calo di nove decessi, sintesi della riduzione rilevata in Umbria (-8 casi), nelle Marche (-3) e in Toscana (-1) e dell’aumento di tre casi nel Lazio.

L’incremento rilevato nel confronto tra i primi nove mesi del 2016 e del 2017 è legato esclusivamente alla componente maschile, i cui casi mortali sono aumentati di 18 unità, da 678 a 696 (+2,7%), mentre quella femminile ha fatto registrare una diminuzione di due casi, da 75 a 73 decessi (-2,7%).

Aumentano le denunce che riguardano lavoratori italiani (+15 casi) e stranieri dell’Unione europea (+4), mentre diminuiscono quelle relative a infortuni con esito mortale occorsi a lavoratori extracomunitari (-3).

Le denunce di malattia professionale pervenute all’Inail nei primi nove mesi del 2017 e protocollate sono state 43.312, oltre 1.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2016 (-3,4%). Dopo anni di continua crescita, il 2017 sembra dunque contraddistinguersi per il trend in diminuzione, comunque contenuto, delle tecnopatie denunciate, già rilevato anche nei mesi precedenti.

Il calo maggiore si registra in agricoltura (-1.040 casi, da 9.437 a 8.397), seguita dall’industria e servizi (-493 casi, da 34.880 a 34.387) e dal conto Stato (-14 casi, da 542 a 528). In ottica di genere, si rilevano circa mille casi in meno per i lavoratori (da 32.421 a 31.412) e oltre 500 in meno per le lavoratrici (da 12.438 a 11.900). Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, con quelle del sistema nervoso e dell’orecchio, continuano a rappresentare quasi l’80% del totale dei casi denunciati.

Carlo Pareto

In calo Cassa integrazione, ma anche i contratti stabili

cassa-integrazioneL’Inps ha presentato oggi i rapporti elaborati dall’Osservatorio Cassa Integrazione Guadagni e dall’Osservatorio sul precariato.
L’Osservatorio Cassa Integrazione Guadagni ha elaborato i dati fino a settembre 2017. Dal rapporto risulta che il  numero di ore di cassa integrazione ha registrato una diminuzione del 49,8% rispetto alle ore autorizzare a settembre 2016 (40,6 milioni).
Dettagliatamente, le ore autorizzate per gli interventi di Cassa Integrazione Guadagni  Ordinaria (CIGO) sono stati pari a 7,4 milioni, con una diminuzione del 20,8% rispetto a settembre 2016 (9,4 milioni); mentre, per la Cassa Integrazione Guadagni  Straordinaria (CIGS) sono stati pari a 11,9 milioni, in diminuzione del 53,7% rispetto a settembre 2016 (25,8 milioni); e, per la Cassa Integrazione Guadagni in Deroga  (CIGD) sono stati pari soltanto ad un milione, in diminuzione dell’ 81,0% rispetto a settembre 2016 (5,5 milioni).
Le domande per eventi di disoccupazione e mobilità presentate  ad agosto 2017  sono state pari a 103.798, registrando un aumento del 2,1% rispetto ad agosto 2016 (101.674 domande).
Entrando nel dettaglio, sono risultate 103.504 domande di  NASpI; 29 domande di mobilità; 255 domande di disoccupazione; 8 domande di ASpl; 2 domande di mini ASpl.
I dati dell’Osservatorio sul precariato  esaminati fino ad agosto 2017 registrano, nel settore privato, nei primi otto mesi del 2017, un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a +944mila, superiore a quello dei corrispondenti periodi del 2016 (+704mila) e del 2015 (+805mila).
Su base annua, il saldo consente di misurare la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro. Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi 12 mesi) ad agosto 2017, risulta positivo e pari a +565mila, in leggera contrazione rispetto a quello rilevato a luglio (+586.000).
Tale risultato cumula la crescita tendenziale dei  contratti a tempo indeterminato (+17mila), dei contratti di apprendistato (+53mila) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato  (+539mila, inclusi i contratti stagionali). Queste tendenze, in linea con le dinamiche osservate nei mesi precedenti, attestano il proseguimento della fase di ripresa occupazionale.
Complessivamente le assunzioni, riferite ai soli datori di lavoro privati, nei mesi gennaio-agosto 2017 sono risultate 4.598.000, in aumento del 19,2% rispetto a gennaio-agosto 2016. Il maggior contributo è dato dalle assunzioni a tempo determinato (+26,3%) e dall’apprendistato (+25,9%) mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-3,5%, calo rispetto al 2016 interamente imputabile alle assunzioni a part time). Crescono anche le cessazioni (+15,9% rispetto all’anno precedente) ma meno delle assunzioni.
In base alla retribuzione mensile, si registra, per le assunzioni a tempo indeterminato intervenute a gennaio-agosto 2017, una  riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro (55,1% contro 58% di gennaio-agosto 2016).
Nel periodo gennaio-agosto 2017 sono stati incentivati 36.236 rapporti di lavoro nell’ambito del programma “Garanzia Giovani” e 75.957 rapporti di lavoro (60.129 assunzioni e 15.828 trasformazioni) nell’ambito della misura “Occupazione Sud”.
Dunque, l’occupazione cresce in funzione della precarietà dominante.

Alitalia, nessun accordo coi sindacati. Cigs a zero ore

lavoratori-alitaliaCattive notizie per i dipendenti Alitalia, azienda e sindacati non hanno trovato l’intesa sulle modalità applicative della cigs e hanno quindi siglato un verbale di mancato accordo. Nella precedente riunione con i sindacati, Alitalia aveva parlato di cassa integrazione per 1.358 lavoratori di cui 317 a zero ore, Alitalia ha quindi aperto la procedura di mobilità per tutti i suoi oltre 12.000 dipendenti. I sindacati avevano chiesto di evitare la cassa integrazione a zero ore e prevedere, invece, quella a rotazione.  Per quanto riguarda l’applicazione della cassa, l’azienda ha spiegato ai sindacati che ci saranno modalità e tempistiche diverse a seconda delle aree e dalla tipologia di cassa. Il verbale di mancato accordo è operativo da oggi e quindi la Cig potrebbe essere operativa già da lunedì.

Come ha riferito al termine dell’incontro il rappresentante della Filt Cgil Fabrizio Cuscito la cassa integrazione a zero ore colpirà soprattutto il personale amministrativo dell’area dell’information technology e del commerciale.

“Abbiamo siglato il mancato accordo – ha spiegato Cuscito – perché eravamo indisponibili a siglare un’intesa che prevedesse la cassa integrazione a zero ore ed estendere su tutta la platea la cassa integrazione a rotazione. Su questo però l’azienda non ha fatto marcia indietro e non ci ha neanche presentato come avevamo chiesto un programma di riqualificazione del personale che sarà interessato dalla cigs a zero ore”.
Stamattina invece Luigi Gubitosi ha spiegato la posizione dei commissari straordinari che stanno cercando di ridurre tutti i tipi di costi nel tentativo di salvare la compagnia, ma “questo purtroppo non ci permette di non fare la cig”. “Dobbiamo attaccare tutti i costi”, ha precisato il commissario parlando ad Uno Mattina.

Alitalia, ecco le buste. Lufthansa interessata agli aerei

ALITALIAPer Alitalia “sono 32 le manifestazioni di interesse acquisite”. A comunicarlo è il commissario straordinario dell’ex compagnia di bandiera, Stefano Paleari, nel corso della presentazione del rapporto 2016. “Abbiamo iniziato questa mattina ad aprire le buste dal notaio – ha spiegato -. I lavori sono appena iniziati con le 32 manifestazioni che stiamo aprendo, valutando e classificando”. “Abbiamo iniziato questa mattina ad aprire le buste dal notaio. I lavori sono appena iniziati” ha aggiunto Paleari. E’ un “risultato oltre le aspettative” commenta Vito Riggio, presidente Enac. “Magari ci fosse una grande compagnia europea che vuole prendere Alitalia, ma penso che europea o no ci voglia un rilancio forte

Delrio: sono fiducioso
“Sono fiducioso come lo sono sempre stato, Alitalia tutta intera è un asset interessante”. Questo il commento del ministro dei Trasporti Graziano Delrio ricordando che per la compagnia aerea “sono arrivate diverse manifestazioni di interesse”.”Voi sapete – a detto a margine della presentazione della stazione Ferroviaria di Afragola – che ho sempre detto che credo si troverà una soluzione a questa crisi industriale”.

Giovedì la Ue rivede norme su proprietà e controllo
La Commissione europea presenterà giovedì un pacchetto di misure attuative sull’aviazione (‘Open and connected aviation’) che conterrà anche nuove linee guida su proprietà e controllo dei vettori. Secondo quanto si apprende, pur non toccando il tetto del 49% per le compagnie non europee, le linee guida daranno un’interpretazione della regola che potrebbe aprire la strada ad un ammorbidimento di fatto di quella soglia. Del resto, spiegano fonti europee, la riflessione sulla revisione tout court è in atto da tempo, e questa tappa di giovedì potrebbe essere il primo passo.

Il pacchetto conterrà un regolamento sulla salvaguardia della concorrenza nel trasporto aereo, norme sulla continuità del management del traffico, obblighi per i servizi pubblici su come limitare i disagi ai passeggeri e linee guida su proprietà e controllo. Sono queste ultime che indicheranno come calcolare il controllo, basandosi sui legami finanziari e commerciali tra gli investitori non comunitari e la compagnia aerea. Il chiarimento è pensato per facilitare gli investimenti.

Lufthansa, non compriamo ma guardiamo a flotta
“Non abbiamo intenzione di acquistare Alitalia”. Cosi’ l’a.d di Lufhansa, Carsten Spohr, parlando a Cancun, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg. Ma, ha aggiunto, “l’Italia è un mercato molto importante per noi”, quindi “guardiamo con molta attenzione alle opportunità che emergono”. Ecco che la compagnia potrebbe considerare, spiega Spohr, in caso degli asset di Alitalia, come la flotta e gli slot, riporta ancora Bloomberg.

Mercoledì incontro al Ministero Lavoro su Cigs
Intanto il Ministero del Lavoro ha convocato Alitalia e i sindacati della compagnia per un esame congiunto della procedura di Cigs aperta dai commissari straordinari. L’incontro, si legge nella convocazione, è fissato per mercoledì alle 13.00.