Cinema: la mostra di Venezia presenta i grandi classici restaurati

A QUALCUNO PIACE CALDO

La 75esima Mostra del Cinema di Venezia, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta si terrà al Lido dal 29 agosto all’8 settembre prossimi.

I film in concorso li presenteremo in un altro articolo, qui parliamo di “Venezia Classici”, la sezione della Mostra che dal 2012 presenta in anteprima mondiale una selezione dei migliori restauri di film realizzati in tutto il mondo. Curata da Alberto Barbera, con la collaborazione di Stefano Francia di Celle, Venezia Classici è arricchita da una selezione di documentari sul cinema e i suoi autori.

Una giuria composta da 26 studenti – indicati dai docenti – dei corsi di cinema delle università italiane, dei Dams e della veneziana Ca’ Foscari, assegnerà il Premio Venezia Classici al miglior film restaurato e al miglior documentario sul cinema. Presidente è il regista sardo Salvatore Mereu, nato a Dorgali (provincia di Nuoro) nel 1965. Il suo “Ballo a tre passi”, con cui ha esordito nel 2003, è stato premiato come miglior film della Settimana Internazione della Critica alla 60esima edizione della Mostra. Per la stessa pellicola, nel 2004 Mereu ha vinto anche il David di Donatello per il miglior regista esordiente.

Quest’anno Venezia Classici presenta la versione restaurata di diciotto capolavori che hanno dato un contributo importante alla storia del cinema.

Il film di preapertura è considerato il capolavoro del cinema espressionista tedesco e uno degli horror più ben riusciti di tutti i tempi. Si tratta de Il Golem – Come venne al mondo (Der Golem, wie er in die Welt kam, 1920, muto e in bianco e nero) di Carl Boese e Paul Wegener. E’ il terzo film girato da Wegener, che interpreta anche la creatura magica nata dall’argilla. Ed è l’unico a essere arrivato sino ai giorni nostri. Per realizzarlo sono stati usati trucchi ed effetti speciali di cui non si parla molto ma di uno straordinario livello tecnologico per l’epoca e di grande effetto scenico.

Proseguiamo con delle brevi schede su ognuno dei titoli, in un mix tra preferenze personali e ordine causale. Comunque sia, sono opere di alto livello firmate da nomi importanti, tutte meritevoli di un ritorno sul grande schermo.

Il primo posto non poteva che toccare A qualcuno piace caldo (Some like it hot, 1959, in bianco e nero) di Billy Wilder, una delle migliori commedie mai girate, il film perfetto malgrado la battuta finale affermi che “nessuno è perfetto”. Marilyn Monroe, Tony Curtis e Jack Lemmon sono le star di una storia dal ritmo incalzante e dalla fama imperitura. Marilyn, qui in una delle sue ultime interpretazioni, ci ha anche regalato la celeberrima “I Wanna Be Loved by You”.

Un argomento di grande attualità è quello toccato da Nulla sul serio (Nothing Sacred, 1937) di William A. Wellman. Il regista che nel 1927 ha vinto il primo Oscar al miglior film con “Ali”, e che ha firmato opere rimaste nella storia del cinema, usa Carole Lombard e Fredric March per raccontare una storia di fake news, giornalisti, editori e politici tutti insieme appassionatamente alleati per imbrogliare il pubblico in generale e i lettori in particolare.

Tra i classici anche quattro pellicole italiane

Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani, con Dirk Bogarde e Charlotte Rampling. Un’ebrea sopravvissuta al campo di concentramento incontra per caso uno dei suoi aguzzini, che lavora come portiere di notte in un albergo di Vienna. Ne nasce una relazione sadomasochista, con un’atmosfera malata da Sindrome di Stoccolma, tipo che non c’è carnefice senza vittima, e quanto questa vittima vuole essere sacrificata, che tanto ha fatto discutere critica e pubblico. La ragazza potrebbe denunciare il suo aguzzino ma preferisce la relazione amorosa. Il film non dà risposte ma fa nascere tante domande. Personalmente abbiamo ritrovato la stessa atmosfera malata de Il portiere di notte nella domanda “Ma come eri vestita?” che spesso viene rivolta alle donne vittima di una violenza sessuale.

Morte a Venezia di Luchino Visconti (1971), dal romanzo “La morte a Venezia” di Thomas Mann, ha vinto il Premio speciale del venticinquesimo anniversario al 24esimo Festival di Cannes. Con Dirk Bogarde, Romolo Valli, Nora Ricci, Marisa Berenson, Silvana Mangano e Biorn Andrésen nella parte del giovane Tadzio, il film racconta di un anziano e raffinato musicista, in vacanza a Venezia per riprendersi da una crisi cardiaca, che si innamora di un adolescente.

Il Posto (1961, bianco e nero). Scritto e diretto da un giovane Ermanno Olmi alla sua seconda opera. Ritorna a Venezia la pellicola che ha lanciato il regista a livello internazionale e che all’epoca ha vinto il Premio della critica. Cambiano gli scenari e i tempi ma questa storia di ricerca di un posto di lavoro fisso non ha perso smalto, soprattutto quando descrive luoghi e persone.

La notte di San Lorenzo (1982). Il nono film di Paolo e Vittorio Taviani è ispirato alla strage del Duomo di San Miniato, in provincia di Pisa, uno dei tanti drammi della Seconda guerra mondiale. Gran Prix Speciale della Giuria e Premio della giuria ecumenica al 35esimo Festival di Cannes.

Poteva mancare un ruggito in francese? L’anno scorso a Marienbad (L’année dernière à Marienbad, 1961, bianco e nero) di Alain Resnais ha vinto il Leone d’oro a Venezia e due anni dopo, nel 1963, è stato candidato all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Il film è piaciuto alla critica ma non ha avuto grande fortuna al botteghino.

Sempre dalla Francia arriva Desideri nel sole (Adieu Philippine, 1962, in bianco e nero). Jacques Rozier racconta la storia di Robert, un ragazzo conteso tra due donne, e della sua ultima vacanza estiva in Corsica prima di partire per l’Algeria, arruolato nell’esercito francese. Una storia solare con un finale triste.

Noir e thriller come solo gli americani li sapevano fare

La città nuda (The Naked City, 1948 in bianco e nero), Oscar per la miglior fotografia e per il miglior montaggio, è il film che ha lanciato il regista Jules Dassin nel grande giro di Hollywood, prima dell’esilio in Francia a causa della caccia alle streghe del senatore McCarthy. Un film noir girato con tutti i crismi da uno dei padri nobili del genere, che viene ricordato anche per le riprese in esterni realizzate per le strade di New York.

I gangsters (1946, in bianco e nero) e Contratto per uccidere (1964) sono entrambi tratti dal racconto di Ernest Hemingway “The Killers” (Gli uccisori), del 1927. Robert Siodmak è il regista del primo, Don Siegel del secondo.

I gangsters, uno dei maggiori successi di Siodmak al botteghino, è un classico noir degli anni Quaranta con due tra i più grandi divi dell’epoca: Ava Gardner e Burt Lancaster.

Contratto per uccidere, vira più verso il thriller e doveva essere il primo tv movie degli Usa, ma la violenza insita nella storia ha convinto i produttori a dirottarlo nelle sale. Nel cast, Lee Marvin, Ronald Reagan, futuro presidente degli Stati Uniti, al suo ultimo film, John Cassavetes e Angie Dickinson, una delle donne più belle del mondo, le cui gambe vennero assicurate per un milione di dollari dell’epoca e che la leggenda vuole sia la “Angie” che ha ispirato la canzone dei Rolling Stones.

Un bis e una storia d’amore fuori dal comune per l’impero del Sol Levante

Ritorna a Venezia La strada della vergogna (Akasen chitai, 1956), l’ultima opera del giapponese Kenji Mizoguchi, che era stata presentata in concorso alla 21esima edizione della Mostra di Venezia, guadagnandosi una Segnalazione della Giuria. Girato in bianco e nero, il film racconta la storia di cinque prostitute giapponesi che devono fare i conti con legge che ha abolito le case di tolleranza.

La volpe folle (Koy Ya Koy nasuna koy, 1962) è considerato il film più estremo, più allucinato di Tomu Uchida. La trama è un omaggio ai racconti tradizionali giapponesi e racconta le vicissitudini di un vedovo che non riesce a rassegnarsi alla morte della moglie e di una volpe che ne prende le sembianze.

Tra le nevi della Bielorussia

L’ascesa (Voskhozhdeniye) di Larisa Shepitko (1976, bianco e nero). L’ultima opera della regista sovietica, Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1977, racconta una storia di guerra, amicizie e tradimenti ambientata tra le nevi della Bielorussia, durante la Seconda guerra mondiale.

Un grande narratore sudamericano

Il regista messicano Arturo Ripstein è considerato uno dei grandi cantori della solitudine in salsa sudamericana. Ne Il luogo senza limiti (El Lugar Sin Limites, 1977) racconta la storia di un uomo d’affari che vuole acquistare un bordello, così da diventare proprietario di un’intera cittadina, che rivenderà con un buon profitto. Ma il bordello è di proprietà di un uomo e di sua figlia: lui vuol vendere; la figlia gay, che si esibisce nei panni di un ballerino di flamenco, non ne vuole proprio sapere.

Il taxi delle sorprese

Khesht o Ayeneh (Il mattone e lo specchio, 1964, in bianco e nero) di Ebrahim Golestan, fondatore della prima casa di produzione indipendente iraniana. Un taxista trova una neonata abbandonata nella sua auto dall’ultima cliente. Denuncia il fatto alla polizia che, non riuscendo a trovare la madre, gli ordina di custodire lui la bambina e di portarla il giorno dopo all’orfanotrofio. La presenza della neonata mette in crisi il rapporto con la sua fidanzata.

Invasori dallo spazio per un capolavoro dimenticato

Essi vivono (They live, 1988), sceneggiatura e regia di John Carpenter da un racconto di Ray Nelson. Invasori alieni che usano il consumismo e la pubblicità per depredare la Terra delle sue risorse, causando anche il riscaldamento globale. Uno dei capolavori dimenticati della Hollywood Sinistra, secondo il professore e accademico sloveno Slavoj Žižek, dove Carpenter mischia politica, horror e fantascienza.

Arriva Natale. Una miniera d’oro per la zoppicante industria cinematografica

Il periodo delle feste natalizie è una delle miniere d’oro dell’industria cinematografica, anche in tempi di magra. Dai primi di dicembre al 6 gennaio arrivano tanti film nelle sale pronti a conquistarsi il favore di grandi e piccini per segnare un nuovo record di incassi. Opere adatte per lo più alle famiglie con bambini piccoli, che così trascorrono un paio di ore liete senza darsi troppi pensieri, oppure ai giovani. Quindi cartoni animati, grandi saghe epiche, film comici e, perché no?, il cinepanettone, che in Italia vuol dire grasse risate e incassi multimilionari. Quella che segue, in ordine rigorosamente sparso, è una lista delle novità già in sala, o che arriveranno presto, condizionata anche da gusti e passioni personali. Piccole schede con la garanzia di zero spoiler.

STAR WARS THE LAST JEDIE’ quasi obbligatorio iniziare con STAR WARS: EPISODIO VIII – GLI ULTIMI JEDI di Rian Johnson con Mark Hamill, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Andy Serkis e Benicio del Toro. L’ennesimo capitolo della più celebre saga di fantascienza di tutti i tempi ha mantenuto le promesse: un gran bel film, che è piaciuto persino a George Lucas, che ipoteca il titolo di campione di incassi, dato che in pochi giorni ha sfiorato il mezzo miliardo di dollari al box-office mondiale. Segnaliamo l’ultima interpretazione di Carrie Fisher nei panni della principessa Leila, una delle icone di Star Wars. L’attrice, infatti, è morta poco dopo la fine delle riprese, lasciando col cuore infranto milioni di appassionati. Non è un cocktail banale questo ennesimo capitolo dell’eterna lotta tra il Bene e il Male, anche perché Rian Johnson ha recuperato lo spirito della prima Trilogia. La storia ha una trama ben congegnata con idee nuove e citazioni dai vecchi film con un tripudio di battaglie e di effetti speciali stellari. Da non perdere, soprattutto per il finale travolgente. Un cenno alla petizione firmata da tanti scontenti ai quali questo Star Wars non è piaciuto. Ricordiamo solo che i film si rivolgono al pubblico di giovani e dei ragazzi di oggi, che rappresentano il presente e il futuro del mercato. I nostalgici dovrebbero ricordare le parole di George Lucas: “Ho fatto un film per dodicenni”, e rispolverare il bambino che è dentro di loro, oppure lasciar perdere.

dickensDICKENS – L’UOMO CHE INVENTÒ IL NATALE di Bharat Nalluri con Dan Stevens (Charles Dickens), Christopher Plummer (Ebenezer Scrooge) e Cosimo Fusco. Canto di Natale (A Christmas Carol, 1843) è considerata la più famosa storia sullo spirito della Natività ed è stata scritta da un Charles Dickens (Il Circolo Pickwick, Oliver Twist, David Copperfield) in gran spolvero, forse perché in preda all’ossessione di recuperare il successo delle prime opere . Non solo, lo scrittore aveva anche l’urgenza sfamare la sua numerosa prole e di tacitare i creditori che bussavano alla porta, soprattutto per colpa di un padre dalle mani bucate. Dickens credeva in questa storia, gli editori no. Per cui termina il racconto in sei settimane e lo stampa a sue spese. Un azzardo che rischia di portarlo alla rovina che, invece, si dimostra una mossa vincente fruttandogli quattrini e fama imperitura. Il racconto, infatti, è considerato la miglior fiaba natalizia mai scritta. Il titolo sottolinea che con questo racconto Dickens ha scritto anche quelle regole per festeggiare il Natale che sono attuali ancora oggi. La trama, ambientata nell’Inghilterra vittoriana, racconta di Ebenezer Scrooge, un avaro dal cuore di pietra, che la notte di Natale viene visitato da tre spiriti per aiutarlo a pentirsi della sua grettezza nei confronti della festa principale della cristianità. Nel film scopriamo come Charles Dickens sia riuscito nell’impresa impossibile di scrivere un racconto immortale e di far quadrare i conti della sua vita.

ASSASSINIO SULL'ORIENT EXPRESSASSASSINIO SULL’ORIENT EXPRESS diretto e interpretato da Kenneth Branagh, che recita nei panni di Hercule Poirot, con qualche licenza sulla descrizione che ne fa Agatha Christie sin da Styles Court (1920) . Tra i produttori anche Ridley Scott. Altri interpreti: Penelope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Michelle Pfeiffer e Daisy Ridley. L’investigatore più famoso della letteratura del 900 ritorna sul grande schermo con una delle sue storie più intricate, tratta da un romanzo del 1933. Un omicidio ambientato nel treno più famoso della sua epoca che vede all’opera il detective più bravo del mondo. Nel vagone di prima classe non può entrare nessun estraneo, tutti i passeggeri hanno un alibi di ferro e, per giunta, la vittima aveva sulla coscienza un omicidio aberrante. Una intricata caccia all’assassino con un finale dove Agatha Christie ha dato quasi il meglio di sé. Per chi ha voglia di fare confronti ricordiamo che risale al 1974 il film di Sidney Lumet. Albert Finney è Poirot, affiancato dai migliori attori di quel periodo: Sean Connery, Lauren Bacall e Ingrid Bergman su tutti. Tra le altre interpretazioni da ricordare Alfred Molina, nel 2001, e David Sachet, nel 2010. La trama, pur con piccole variazioni, è sempre quella ma la qualità degli attori è talmente alta che riescono a ipnotizzare gli spettatori, anche quelli che sanno già come va a finire. Per chi nel 1974 non c’era, per chi c’era e se ne frega, per chi si vuol godere una bella caccia all’assassino e rivivere l’epoca d’oro di un treno leggendario.

SATURDAY NIGHT FEVERCome non festeggiare il ritorno di Tony Manero sulla pista da ballo più famosa del cinema? LA FEBBRE DEL SABATO SERA (1977) di John Badham con John Travolta. A quarant’anni dalla prima uscita ritorna sul grande schermo uno dei film più cult della storia, per l’occasione restaurato in 4K. Il film che ha lanciato John Travolta nell’olimpo delle grandi star di Hollywood, racconta le vicissitudini dell’italo-americano Tony Manero, che divide la sua vita tra un insoddisfacente lavoro di commesso e le piste da ballo, in primis quella della discoteca “2001 Odissey” di New York . dove si trasforma in un ballerino straordinario. Il tutto condito con una colonna sonora da urlo con “Stayn’ Alive” dei Bee Gees che è ancora scolpita nella memoria degli spettatori. Il film tratta argomenti ancora attuali: sesso, aborto, emigrazione, integrazione, droga, razzismo e bande. Assolutamente da rivedere, magari con un pacchetto di fazzolettini ben nascosto.

BELLE DORMANT – BELLA ADDORMENTATA di Ado (Adolfo) Arrietta. L’eclettico regista spagnolo rilegge a modo suo la celebre fiaba di Charles Perrault, successivamente ripresa da Giambattista Basile e dai fratelli Grimm, ambientandola nel terzo millennio, con Aurora che si chiama Rosemunde e il principe Filippo che è un batterista dal sangue blu di none E’gon. Rosemunde si punge il dito con un arcolaio nel 1900. Assieme a lei si addormenta tutto il regno. Cento anni dopo E’gon la cerca per risvegliarla con il classico bacio. Ma i paragoni con le versioni precedenti finiscono qui. Siamo nel Terzo millennio per cui le storie sono tutta un’altra storia, e Ado Arrietta la racconta, come sempre, in maniera insolita. Per chi non ne può più del cartone di Walt Disney.

COCOCOCO di Lee Unkrich (Adrian Molina co-regista e sceneggiatore) è il cartone animato natalizio targato Disney/Pixar. La festa del Dia de Muertos a Città del Messico l’avevamo già vista in “Spectre”, ventiquattresimo film di James Bond 007, e quarta apparizione di Daniel Craig nelle vesti di dell’agente segreto inglese con licenza di uccidere. Adesso il Dia de Muertos, cioè la festa dei morti, è uno dei temi portanti di Coco. Il protagonista è Miguel Rivera, bambino di dodici anni che sogna di diventare un musicista celebre almeno quanto il suo idolo, il chitarrista Ernesto de la Cruz. Ma la sua famiglia, per oscure vicende legate al trisavolo, non ne vuole proprio sapere. Per realizzare il suo sogno e conoscere la verità sulla sua stirpe il piccolo Miguel deve intraprendere un viaggio negli Inferi, come Virgilio e Dante molto prima di lui. In questo viaggio Miguel incontra, tra gli altri, la bisnonna Coco, che dà il titolo al film. Contrariamente al solito stereotipo sull’inferno, quello di Miguel sarà un gioioso e colorato viaggio di formazione mai triste o pauroso bensì allegro, pieno di musica e di divertimento.

COME UN GATTO IN TANGENZIALE di Riccardo Milani con Paola Cortellesi e Antonio Albanese. Le vite di Giovanni (intellettuale di sinistra) e di Monica (ex cassiera) sono agli antipodi e mai si sarebbero incrociate se non fosse che i rispettivi figli hanno deciso di fidanzarsi. I due genitori decidono che questa storia d’amore deve finire in tempi brevi e iniziano a frequentarsi per mettere in atto le strategie adeguate. Finisce come uno se l’aspetta sin dalle prime battute: i due si innamorano e decidono di mettersi assieme pur sapendo che c’è il rischio che il loro amore possa durare quanto la vita di un gatto in tangenziale.

JUMANJI – BENVENUTI NELLA GIUNGLA di Jake Kasdan con Dwayne Johnson, Jack Black e Karen Gillan. Atteso sequel del quasi omonimo film del 1995, questo secondo episodio racconta le avventure di quattro studenti che, mentre scontano una punizione a scuola, frugando tra le cianfrusaglie del seminterrato trovano un vecchio videogioco: “Jumanji”, appunto. Giusto per combattere la noia, decidono di farsi una partita ma vengono risucchiati dentro la realtà virtuale nei panni degli avatar che ciascuno di loro ha scelto. I quattro amici devono concludere la partita vittoriosamente altrimenti resteranno imprigionati per sempre all’interno del gioco.

LA RUOTA DELLE MERAVIGLIE – WONDER WHEEL regia, soggetto e sceneggiatura di Woody Allen. Produce anche Amazon Studios, fotografia del tre volte premio Oscar Vittorio Storaro. Con Kate Winslet, Justin Timberlake e Jim Belushi. Una storia d’amore ambientata nella New York degli anni Cinquanta per quello che è stato acclamato come il miglior film di Woody Allen degli ultimi anni. La ruota delle meraviglie del titolo è quella del luna park di Coney Island che fa da sfondo alle storie abbastanza complicate dei protagonisti. Sullo schermo scorrono le storie di Ginny, cameriera con aspirazioni di attrice, del marito Humpty, che lavora, appunto, al luna park di Coney Island, e di Michey, giovane bagnino amante di Ginny che cerca di costruirsi un avvenire come scrittore. Nel triangolo irrompe Carolina, la figlia di primo letto di Humpty, e i guai arrivano a frotte. Un film drammatico, con Allen che ripropone, con il suo stile personale, il noir americano degli anni Quaranta, grazie anche alle atmosfere create da Vittorio Storaro.

L’INSULTO di Ziad Doueiri. Con Kamel El Basha, Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla 74 Mostra del cinema di Venezia. Selezionato per rappresentare il Libano ai premi Oscar 2018 come miglior film in lingua straniera. Ambientato a Beirut, racconta come un banale litigio fra un profugo palestinese e un militante della destra cristiana libanese possa crescere e ingigantirsi sino a diventare un caso di portata nazionale che riaccende le divisioni sociali e politiche di un paese con culture e religioni ancora incapaci di una convivenza pacifica.

LOVELESS di Andrey Zvyagintsev. Premio della giuria a Cannes, è stato selezionato per rappresentare la Russia agli Oscar 2018 come miglior film in lingua straniera. Il divorzio tra Zhenya e Boris non è dei più tranquilli e i litigi sono all’ordine del giorno, anche se entrambi hanno già un nuovo partner e puntano a rifarsi una vita altrove. Dopo l’ennesimo litigio, Alyosha, il loro figlio dodicenne mai veramente amato da nessuno dei due genitori, svanisce nel nulla.

SUPER VACANZE DI NATALESUPER VACANZE DI NATALE di Paolo Ruffini, che si è occupato anche del montaggio con Pietro Morana. Con Christian De Sica, Massimo Boldi, Giorgio Panariello, Stefania Sandrelli, Belen Rodriguez, ecc. Un antologico omaggio ai 35 anni dei cine-pattoni prodotti da Filmauro, genere stracult e di grande successo inaugurato nel 1983 da Vacanze di Natale, che ne ripropone le scene e i personaggi più divertenti.

NATALE DA CHEF di Neri Parenti con Massimo Boldi, Paolo Conticini, Rocio Munoz Morales, Milena Vukotic. Cine-panettone per Natale 2017, anche se di un’altra casa di produzione. La trama racconta le disavventure di Gualtiero Saporito (Massimo Boldi) un cuoco che ai fornelli combina solo disastri anche se è convinto di essere un grande chef. Un giorno viene assunto per capitanare la brigata di cucina che dovrà preparare i pasti ai partecipanti del prossimo vertice del G7. Ma non è tutto oro quello che luccica…

THE GREATEST SHOWMAN di Michael Gracey con Hugh Jackman, Zac Efron e Michelle Williams, Rebecca Ferguson e Zendaya. Hugh Jackman ha lasciato i panni di Wolverine e l’universo dei mutanti Marvel per ritornare alle sue origini ed è finito in un musical pieno di freaks, cioè i mutanti dell’800 senza i super poteri. Il film racconta la storia di Phineas Taylor (P.T.) Barnum, l’intelligente , ruffiano e truffatore imprenditore statunitense che nel 1872 creò “Il più grande spettacolo del mondo” un gigantesco circo a tre piste e quattro palcoscenici capace di ospitare ventimila spettatori felici e paganti. Barnum è stato il primo a mettere in mostra i mostri (freaks in americano) trasformando i fenomeni da baraccone in grandi star dello spettacolo, dandogli una nuova e felice vita, almeno finché è durato il bel gioco. Il film è accompagnato dalle canzoni di Justin Paul e Benji Pasek, reduci dall’Oscar per La La Land, e che si candidano a vincere un’altra volta l’ambita statuetta.

WONDER di Stephen Chbosky con Jacob Tremblay, Julia Roberts e Owen Wilson. Altri freaks, altra storia. Quella, cioè, di un bambino di 10 anni che, per colpa di una deformazione facciale e delle tante operazione subite, mette piede a scuola per la prima volta. Alla fine conquisterà tutti, dimostrando che quello che conta non è l’aspetto esteriore ma quello che abbiamo dentro di noi.

VI PRESENTO CHRISTOPHER ROBIN di Simon Curtis. Con Donald Gleeson nella parte di A. A. Milne, Will Tilston e Alex Lawther che interpretano Christopher Robin da bambino e da adolescente. Alan Alexander (A. A.) Milne è lo scrittore inglese che nel 1926 decide di raccogliere in volume sia le storielle che raccontava al figlio Christopher Robin, sia le fantasie che il piccolo viveva giocando con i suoi peluche nel giardino di casa. Nascono così le avventure dell’orsacchiotto Winnie the Pooh e degli altri abitanti del Bosco dei cento acri, storie che hanno tra i protagonisti anche il figlio ancora bambino. Il film racconta il complicato rapporto tra padre e figlio, e la fatica di vivere nella realtà di Christopher Robin Milne, diventato suo malgrado un personaggio letterario.

TUTTI I SOLDI DEL MONDO di Ridley Scott, con Michelle Williams, Christopher Plummer, Mark Wahlberg, Charlie Plummer e Olivia Magnani, nipote di Anna. Dopo lo scandalo delle molestie sessuali, Kevin Spacey è stato sostituito a tamburo battente da Plummer, nella parte di John Paul Getty.

La trama ricostruisce un fatto di cronaca nera, il rapimento di John Paul Getty III, avvenuto a Roma nel luglio 1973 ad opera della ‘ndrangheta. I rapitori puntano al patrimonio del nonno, quel J.P. Ghetty considerato l’uomo più ricco del mondo, e a un riscatto principesco. Ma l’amorevole nonno si dimostra più coriaceo di Zio Paperone e decide di non pagare il riscatto, anche se questo può portare all’uccisione del nipote.

Antonio Salvatore Sassu

Scrive Massimo Sagramola:
Tornatore e la pellicola porno

Chi scrive è stato video assistente nel film La leggenda del pianista sull’Oceano. Quel set non è stato un’esperienza felice per me e da allora non ho mai più lavorato con Peppuccio Tornatore. Il mio nome non appare nemmeno nei titoli di coda nonostante abbia addirittura i contributi Enpals.

Invidie, gelosie, una produzione arrogante ed una sorta di mobbing nei miei confronti sono le cose che più ricordo di quella lavorazione. L’unica persona verso la quale provavo empatia era Tim Roth, il quale appariva anch’egli insofferente e già con la testa proiettata sul suo primo film come regista The War Zone.

Con Tornatore ero stato assistente alla regia in uno spot per le sigarette Parisiennes nel 1995 ed ancora prima nel film Una pura formalità girato nel 1993.

Del film del 1993 ricordo un singolare segreto di lavorazione.

Al montaggio eseguito manualmente alla moivola, tagliando ed incollando i pezzi di pellicola girata, era pieno di pizze e di rocchetti con tutti i tagli. Un vero spettacolo che oggi non esiste più essendo i film girati e montati in digitale. Per non rovinare la pellicola del film, spesso alla fine della sequenza contenuta in un rocchetto, si incollava con lo scotch una coda di un’altro vecchio film (porno) al fine di proteggerla.

Così alla moviola dopo i fotogrammi di Depardieu e Polanski apparivano brevi scene pornografiche.

Ma questi sono i segreti delle maestranze di un cinema analogico che oggi è scomparso.

Massimo Sagramola

‘Dio esiste e vive
a Bruxelles’ al cinema
il film di Van Dormael

Deneuve gorillaUscito in Francia lo scorso 2 settembre, “Dio esiste e vive a Bruxelles”, titolo originale “Le tout nouveau testament”, del belga Jaco Van Dormael (“Toto le héros”,” L’ottavo giorno”, “Mr.Nobody”) ha già avuto un grande successo di pubblico, scalando poi le vette del box office anche negli altri Paesi in cui è già uscito, il Belgio e la Svizzera. Il film è inoltre uno dei 52 film in lizza per gli ‘European Film Award’ e rappresenterà il Belgio alla corsa degli Oscar per il ‘Miglior Film Straniero’. Nelle sale italiane da oggi, 26 novembre, vede la partecipazione dell’attore Benoît Poelvoorde (nel ruolo di Dio), della giovane Pili Groyne (Éa, la figlia di Dio), Yolande Moreau (la moglie di Dio), Catherine Deneuve (Martine) e tra i doppiatori italiani le voci di Frankie Hi-nrg alias Francesco Di Gesù (nel ruolo di JC, Gesù appunto) e Neri Marcorè (François, l’assassino).

Le religioni spesso sono scritte dagli uomini per gli uomini, questa è una storia un po’ surrealista dove anche le donne sono protagoniste. Bruxelles è in questi giorni al centro dell’attenzione internazionale e non solo dell’Europa per il sospetto di essere uno dei centri da cui provengono i terroristi islamici degli attentati di Parigi del 13 novembre e per questo vive uno stato di assedio. Nel film si legge “pour Dieu!” e “pour Allah!” a proposito delle guerre di religione anche se quello che sta succedendo in questi giorni nel mondo ha più a che fare con la follia umana e la stupidità, Van Dormael e l’altro autore Thomas Gunzig raccontano la cattiva abitudine che gli uomini hanno di addossare a Dio le loro responsabilità. I due partono dall’idea che Dio sia un padre di famiglia irascibile che vive a Bruxelles e si diverte a decidere sadicamente delle sorti degli uomini con il suo computer dallo studio di casa, provando piacere ad appiccare incendi, far cadere aerei e provocando terribili torture quotidiane, incitando le persone a uccidersi tra loro in guerre interminabili combattute nel suo nome. Fino a quando la figlia di 11 anni si impossessa del computer del padre, invia a tutti gli uomini le date della loro morte e scappa di casa per andare a scrivere il nuovo Nuovo Testamento insieme al barbone Victor, per fare questo ha bisogno di trovare altri 6 apostoli (che sommati ai 12 del fratello JC le permettono di arrivare a 18, il numero di giocatori delle squadre di baseball che è lo sport preferito della madre).

Ogni apostolo ha una musica interiore che la bambina è in grado di sentire: Schubert, Haendel, Purcell, Rameau (il richiamo degli uccelli), “La mer” di Trenet e la musica da circo, la musica viene utilizzata per far sentire quanto sia grande l’interiorità di questi personaggi, che il regista definisce “6 grandi ustionati dalla vita” o “6 magnifici perdenti”: l’avventuriero che fa un lavoro che odia, l’erotomane, l’assassino, la ragazza menomata e la donna abbandonata dal marito. La colonna sonora originale è stata composta da An Pierlé, compositrice e musicista fiamminga, che crea un contrasto con la musica barocca e i brani d’opera. Questo film fa riflettere sul fatto che al di là della durata della nostra vita è importante chiederci se si sta vivendo davvero, ricordarsi di essere mortali aiuta ad uscire da quella “sala d’attesa” che è la vita. Dal momento in cui gli uomini conoscono la propria data di morte cambiano improvvisamente abitudini e stili di vita, fanno cose che non avevano mai avuto il coraggio di fare prima, sfidano il pericolo e le convenzioni sociali, anche sessuali, come il bambino che vuole diventare una bambina. Ci sono dei riferimenti al cinema di Ferreri (“Ciao maschio”) e Oshima (“Max amore mio”) quando Catherine Deneuve si innamora di un gorilla, ma anche a Fellini e Tarkovsky. Nel finale Dio viene mandato al confine in Uzbekistan e il potere torna nelle mani delle donne (la moglie che prende il controllo del computer e salva l’umanità) e dei bambini, gli unici capaci di sovvertire davvero l’ordine mondiale creato dagli uomini a loro immagine e somiglianza.

Alessandro Sgritta

Festival di Venezia.
La 72° mostra del cinema
all’insegna della musica

Lorenzo Vigas

‘Desde Allá’ di Lorenzo Vigas vincitore del Leone d’Oro

La 72° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che si è chiusa lo scorso 12 settembre con il Leone d’Oro a “Desde Allá” di Lorenzo Vigas è stata sicuramente all’insegna della musica, sia per quanto riguarda i film in concorso che per i documentari e gli eventi speciali. Tra i film in concorso spicca “Heart of a Dog” di Laurie Anderson, straordinaria artista multimediale statunitense (musicista, cantante, scrittrice, regista) al suo secondo lungometraggio dopo “Home of the brave” del 1986, che qui racconta la perdita del suo amato cane Lolabelle, della madre e del compagno di una vita, il rocker Lou Reed (a cui il film è dedicato), presente anche in un cameo nel ruolo di un dottore e alla fine del film sui titoli di coda con il brano “Turning Time Around” (dal disco “Ecstasy” del 2000).

La musica, firmata dalla stessa Anderson, percorre tutto il film con brani per violino, quartetto d’archi, canzoni ed elettronica ambient, tra intense riflessioni sull’amore e sulla morte. In “Sangue del mio sangue” di Marco Bellocchio, con la musica di Carlo Crivelli, si ricorda una particolare versione di “Nothing else matters” dei Metallica cantata dal coro femminile Scala & Kolacny Brothers. In “Per amor vostro” di Giuseppe Gaudino, premiato con la Coppa Volpi a Valeria Golino, da segnalare le musiche degli Epsilon Indi e un piccolo cameo della cantautrice Momo (Simona Cipollone). Incentrato sulla passione per la musica è “Marguerite” di Xavier Giannoli, storia di una cantante lirica stonata con le musiche di Ronan Maillard. “A Bigger Splash” di Luca Guadagnino racconta invece la storia della leggenda del rock Marianne Lane (Tilda Swinton) con le musiche di Antonio Carlos Jobim, Giacinto Scelsi, John Adams e Popul Vuh. In “11 Minut” del polacco Skolimowski la musica di Pawel Mykietyn accompagna la frenetica sceneggiatura fino alla tecno ossessiva del finale travolgente.

Tra i film di fiction fuori concorso merita senz’altro di essere visto “Non essere cattivo” di Claudio Caligari (il regista cult di “Amore tossico”, scomparso a maggio di quest’anno) che si chiude con il brano inedito “A cuor leggero” del cantautore romano Riccardo Sinigallia, che ha ricevuto il Premio Assomusica 2015 “Ho visto una canzone”. Tra i documentari fuori concorso “Janis” di Amy Berg, dedicato alla leggenda del blues e del rock Janis Joplin, con la voce narrante di Chan Marshall (la cantautrice Cat Power), per vederlo in anteprima è sbarcata al Lido anche Gianna Nannini. A proposito di rockstar, nella sezione “Il Cinema nel Giardino” l’evento conclusivo è stato “Il decalogo di Vasco” di Fabio Masi, film-documentario in dieci capitoli dedicato a Vasco Rossi, vera star della 72° Mostra del Cinema, che dopo il bagno di folla sul red carpet ha incontrato i fan con Vincenzo Mollica all’inizio della prima proiezione in Sala Darsena. Sabato 26 settembre sarà trasmesso in prima visione tv alle 22.35 su Rai 3. Per la Settimana Internazionale della Critica il film di chiusura fuori concorso è stato “Bagnoli Jungle” di Antonio Capuano, notevole anche per la selezione musicale, tra hip-hop e musica più tradizionale.

Alessandro Sgritta 

‘Terra di Siena Film Fest’.
Tra tradizione
e innovazione

siena cinema festivalIl cinema italiano, con opere prime in anteprima e numerosi ospiti, sarà il protagonista della 19esima edizione del ‘Terra di Siena International Film Festival‘, in programma nell’omonima città dal 29 settembre al 4 ottobre, sotto la direzione artistica di Antonio Flamini. La giuria della kermesse cinematografica sarà presieduta dai fratelli Avati, Pupi e Antonio, rispettivamente regista e produttore. Tra le novità previste la proiezione, in anteprima, di “Io e lei”, film diretto da Maria Sole Tognazzi, e un omaggio al compositore Manuel De Sica.

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In mostra a Roma
il poeta dell’immagine

TruffautTra i grandi registi della storia del cinema, François Truffaut è stato il solo a trasporre sul grande schermo la sua vita e le passioni che lo hanno animato, prima fra tutte quella per il cinema, raccontata esplicitamente ne “I 400 colpi” e in “Effetto notte”. Il suo stile inconfondibile nasce dal continuo confronto con i classici del passato, reinventati secondo una poetica personale fondata su grandi amori: quella per i libri in “Farheneit 451”, per il teatro in “L’ultimo metro” e non ultima quella per le donne proprio nel film “L’uomo che amava le donne”.

La Casa del Cinema rende omaggio al grande regista francese con la mostra, ideata da Cecilia Di Stefano e curata da Giulio D’Ascenzo e Elisabetta Centore, Francois Truffaut poeta dell’immagine – presentata dall’Associazione & Compagnia Teatroantico – aperta al pubblico dall’8 settembre all’11 ottobre accompagnata da una rassegna cinematografica dei suoi capolavori dall’8 al 27 settembre.

François Truffaut e Françoise Dorleac

François Truffaut e Françoise Dorleac

Figlio di una segretaria e di un architetto, che lo riconosce solo dopo due anni dalla sua nascita, Francois Truffaut è stata una delle voci più imponenti del cinema francese. Egli fu uno dei creatori della Nouvelle Vaugue, primo movimento cinematografico a documentare l’immediatezza dell’avvenire, nel momento stesso in cui essa prende vita.

In mostra foto di scena originali dei suoi film, brochure, manifesti, riviste e fotobuste italiane, francesi, inglesi, americane. Le testimonianze raccolte nella mostra confermano la radice autobiografica da cui nascono le storie del regista francese, a partire da frammenti di esistenza che attinge senza dubbio dalla propria esperienza, da quella degli amici, dai giornali e dai libri.

Truffaut

Truffaut-L‘enfant Sauvage

Al centro della sua ricerca estetica è lo spettatore, che bisogna incuriosire, stupire, avvicinare e commuovere, tenendo sempre presente la lezione dei cineasti del passato, detentori di un segreto perduto la cui nostalgia lo tormentava. Il suo successo consiste nell’aver saputo riprodurre tale segreto nei suoi film, appassionando in tutto il mondo, spettatori di ogni nazionalità, di ogni età e di ogni cultura.

La mostra, inoltre, si avvale della supervisione artistica di uno dei più noti critici cinematografici italiani: Vittorio Giacci che aiuterà il pubblico a comprendere meglio la singolarità del lavori di Truffaut che, con una macchina da presa e poco altro di più, ha trasformato il cinema in un diario intimo e sincero di quella che era la nuova generazione del dopoguerra, confermando la sua abile conoscenza dell’ animo umano.

Gioia Cherubini

Al via il ‘Tuscia Film Fest 2015’. Tante pellicole e iniziative a Viterbo

tuscia film festAl via, dal 10 al 18, al Tuscia Film Fest a Viterbo. Un film a serata, alle ore 21:15, al costo di 4 euro o 9 se si vuole usufruire anche di un aperitivo. Tutto questo a piazza San Lorenzo a Viterbo, o al cinema Genio, in caso di pioggia. Un evento in grande, giunto alla dodicesima edizione, in grado di competere con le più prestigiose manifestazioni cinematografiche italiane e internazionali. Tra le pellicole in programma: “Si accettano miracoli” di Alessandro Siani il 10, “Senza nessuna pietà” per la regia di Michele Alhaique, con Greta Scarano, l’11;  “La Trattativa” di Sabina Guzzanti il 12; “I nostri ragazzi” di Ivano De Matteo il 13; “Youht-La Giovinezza” di Paolo Sorrentino, il 15 mentre “Noi e la Giulia” di Edoardo Leo sarà proiettato il 16. Molti gli attori e registi che parteciperanno e tre i premi consegnati: il “Pipolo Tuscia Cinema” 2015 a Siani; il premio Tuscia Terra di Cinema “Luigi Manganiello” 2015 a Greta Scarano; e il premio Pipolo Tuscia Cinema Speciale 2015 ad Edoardo Leo e Marco Bonini.

Ma il Tuscia Film Fest offre un’altra importante opportunità a tutti gli amanti del cinema, con la possibilità di accedere gratuitamente e liberamente al Pre-Festival, tutti i giorni a partire dalle ore 19:15. Le prime giornate saranno dedicate a Mario Monicelli, con uno speciale chiamato “100 volte Mario”, e altre iniziative. La giornata successiva sarà dedicata a letture di scritti, interviste e dichiarazioni del celebre regista e si chiamerà non a caso: “Le parole di Mario. Viterbo legge Monicelli”. Nel terzo giorno della manifestazione sarà l’autore Roberto Bosio a raccontarci Monicelli attraverso il suo libro, che presenterà qui al Tuscia Film Festival, dal titolo un po’ provocatorio: “Muoiono solo gli stronzi. La straordinaria vita di Mario Monicelli”. E nella quarta serata sarà l’occasione per illustrare al pubblico un altro interessante testo, il manuale di Massimo Onofri “Passaggio in Sardegna”. Ma oltre a rendere protagonisti anche i libri, il Pre-Festival si pone quale occasione per discutere di arte a tutto tondo, col dibattito tenuto da Chiara Polizzi nella serata del 14 luglio, dal titolo esplicito e innovativo di “La direzione del casting”: per parlare dei mestieri del cinema, e introdurre il pubblico a questo universo che desta curiosità, ma che spesso sembra quasi inaccessibile, mentre è fatto di molta umanità. Ma l’interresse e l’attenzione per i cosiddetti “mestieri del cinema”, continuerà anche il 16 con quest’area dedicata e un incontro con Federico Amendola e Stefano Fresi, che tratteranno col pubblico de “La musica sul grande schermo”. La colonna sonora, infatti, in un film è una colonna portante che non può non essere trascurata; ma solo i più grandi esperti sanno indovinare le note giuste per fare da sottofondo alle migliori e più avvincenti immagini.

Spazio anche anche a nuovi giovani talenti emergenti, con la proiezione del cortometraggio, il 15, di Andrea Bosca “A tutto tondo”. Ma anche alle bellezze della realtà locale, che fa da location. Se “La Grande Bellezza” di Sorrentino mirava a diffondere all’estero l’italianità, essa è fatta anche dalle piccole grandi zone sconosciute di posti remoti e meno gettonati, ma che si avvalgono di monumenti storici ed architettonici e di paesaggi straordinari, spesso retroscena di scene di film noti, senza che nessuno sappia dove si trovino. Per questo è giusto dare rilievo anche a loro. Questo un po’ il senso del progetto di ‘MoveGlass’ e Lazio, la grande bellezza, e del nome che si è deciso di dare alla sua presentazione: “La promozione del territorio (anche) attraverso il cinema”. Nulla di più esplicito, soprattutto a livello locale dove si parla molto di frequente di fare rete, promuovere la cultura e le tradizioni del posto.

Ed è anche per questo che il ‘Tuscia Film Fest’ segna l’inizio di un lungo percorso che porterà lontano, sino a Berlino, dal 2 al 4 ottobre prossimi, con l’’Italian Film Festival Berlin 2015′. Quest’ultimo sarà illustrato nella serata di chiusura del TFF, sabato 18 luglio. Così Viterbo incontra Berlino e si unisce alla capitale tedesca per parlare di un cinema diverso, nuovo, originale ed innovativo. L’Italia e la Germania non saranno mai state così vicine e simili, perché il cinema è l’universalità dell’uomo fatta pellicola ed immagine.

Barbara Conti 

Corti, mediometraggi di fiction e documentari a Civitavecchia per l’ITFF

tour-film-festival-2015Corti e mediometraggi di fiction, documentari, animazione e film di promozione turistica. Ma anche eventi, workshop e programmazioni culturali. Questi gli ingredienti della quarta edizione dell’International Tour Film Festival, kermesse concepita per promuovere l’uso dell’arte cinematografica quale fattore di promozione e sviluppo culturale esaltandone il ruolo nel dialogo tra le varie culture, e attribuendo una particolar attenzione alla valorizzazione delle opere dei giovani autori. Quest’anno il Festival dal titolo – ‘Experience New Horizons’ – sarà ospitato a Civitavecchia dal 3 all’11 luglio. Il festival – promosso e organizzato dall’associazione culturale ‘Civita Film Commission’ – vede la direzione artistica di Costanza Saccarelli, affiancata dal direttore tecnico, Andrea Donato. Madrina di questa edizione sarà Veronica Maya, attrice e conduttrice mentre tra gli ospiti italiani è prevista la partecipazione degli attori Carlo delle Piane, Giuliana De Sio e Claudia Gerini.

LE NOVITÀ – La novità dell’edizione dell’ITFF di quest’anno risiede nella sua internazionalità grazie alla partecipazione – in qualità di direttore artistico – di Luc Toutounghi, presidente della Sema-For di Lodz, i più vecchi studi di animazione europei. Altra novità è rappresentata dall’introduzione della prima edizione dello ‘Stootin’ Tour’, un contest per la realizzazione di cortometraggi brevi, inserito nella sezione speciali dedicata alla promozione turistica del territorio.

LA GIURIA – La giuria, composta da operatori di prestigio del settore cinematografico e televisivo, della stampa e dello spettacolo assegnerà diversi premi tra cui quello per il ‘Miglior Film’, ‘Migliore Animazione’, ‘Miglior Documentario’ e ‘Miglior Tourism Promotional Movie’.

Silvia Sequi

‘Contemporary Jukebox’,
Senigallia fa largo
all’avanguardia

5.marzo Debora Petrina - cOver the topIndagare la musica contemporanea partendo da fenomeni della cultura pop, delle arti visive e del cinema passando per le nuove sperimentazioni dell’elettronica. Questo l’obiettivo della seconda edizione di Contemporary Jukebox, kermesse multimediale in programma a Senigallia dal 2 al 7 marzo, nata dall’idea del giovane compositore Paolo Tarsi. Continua a leggere