Wind Music Awards: ‘besitos’, tanti premi e nuove ‘categorie’

conti-e-incontradaNuova edizione dei “Wind Music Awards”, condotta sempre insieme da Vanessa Incontrada e Carlo Conti; all’insegna della tradizione, nella forma consona. Dai “besitos” della Incontrada ai bacetti sulle labbra scambiatisi a fine puntata dai due presentatori. Se gli ascolti sono stati un po’ in calo, intorno al 18% di share (18,1%) e con una percentuale di spettatori inferiore ai 4 milioni di spettatori (pari circa a 3.752.000 spettatori), non sono diminuiti invece i premi assegnati. Nella prima puntata incetta ha fatto Claudio Baglioni (anche per il suo Sanremo condotto quest’anno) in particolare, con quasi una decina di premi ricevuti; nella seconda gli ha fatto eco in particolare Coez. Poi, nella serata d’esordio, c’è stata Laura Pausini che ha presentato il nuovo singolo. Ma a tutti quanti gli ospiti sono stati assegnati molti più riconoscimenti degli anni passati. Quello che è buono, dall’altro lato, è che sono stati forniti anche per categorie nuove: innanzitutto a veterane come Fiorella Mannoia, ma pure per la sua veste di produttrice, non solo per la sua musica; il premio le è venuto da parte dell’Associazione fonografici: “non solo come artista raffinata e di grande successo, ma anche nella sua veste di produttrice indipendente”. Del resto anche il singolo che ha cantato, “I miei passi”, è un pezzo dal sound insolitamente pseudo-elettronico. Oppure quello ad Enrico Brignano per il suo spettacolo teatrale, ribadendo e sottolineando l’importanza di una tale forma di arte, il teatro appunto, esempio di massima levatura di cultura; il comico ha ricevuto lo speciale premio “Biglietto d’oro” per la stagione teatrale 2017/2018, che ha raccolto addirittura 161.853 spettatori al suo spettacolo “Enricomincio da me”. Inoltre da rilevare l’attenzione ai giovani, come Federica Carta (premiata per il suo album), che si è esibita prima con Shade in “Irraggiungibile” e poi con la band dei La Rua (di “Amici”, composta da: Daniele Incicco, William D’Angelo, Davide Fioravanti, Nacor Fischetti, Alessandro “Charlie” Mariani e Matteo Grandoni) in “Sull’orlo di una crisi d’amore”: la canzone unisce folk e rock e la voce di Federica le si adatta benissimo – ha spiegato Daniele -. Il brano, con l’altro singolo “Molto più di un film”, anticipa il secondo album della cantante romana arrivata terza al talent di Maria de Filippi lo scorso anno (a cui partecipò lo stesso gruppo de La Rua); inoltre c’è stata anche l’uscita di un libro (“Mai così felice”) dal titolo quanto mai indicativo dello stato attuale che sta vivendo e un ruolo come conduttrice del programma di Rai Gulp “Top Music”; oltre all’essere impegnata nella colonna sonora della nuova serie di Disney Channel “Penny On M.A.R.S.” (in onda dallo scorso 7 maggio alle ore 20.10). Tuttavia questa edizione ha regalato anche attenzione ad artisti stranieri, come quello internazionale rumeno: Mihail, con il suo splendido singolo “Who you are”.

Inoltre particolarmente importanti, tra i premi assegnati (come quello Fimi a Baglioni o della Siae), quello per il live a Coez e l’altro – sempre all’artista romano – (oltre ai WMA per “Le Luci della città”, per “Faccio un casino”, per il singolo “La musica non c’è”), ancor più inedito: il premio dei Produttori Musicali Indipendenti italiani (PMI); con la seguente motivazione: “per la ricerca e lo sviluppo delle nuove tendenze musicali italiani”. Il premio per il live, inoltre, va a pochi e a riceverlo è stata una cantante del calibro di Elisa. Due momenti hanno poi colpito. Quando per la premiazione dei TheGiornalisti, per il live, dopo che si sono esibiti in “Completamente” e in “Riccione”, hanno fatto salire Giorgia, una bambina loro fan che ha cantato interamente tutte le loro canzoni. Dopo, sicuramente, la performance di Ermal Meta in “Dall’alba al tramonto” ha molto convinto il pubblico. Da sottolineare il premio del WMA per il singolo “La Cintura”, che ha ottenuto niente di meno che il platino digitale, ad Alvaro Soler. E quello a Fabri Fibra: il premio Earone per il maggior numero dei passaggi in radio. Se la pioggia ha “danneggiato” la prima serata, la seconda è stata “rovinata” dal blackout che ha colpito l’intera Rai.

Il successo di tali artisti e di simili brani ci fa venire in mente che i Wind Music Awards sono sempre più il nuovo “Music Summer Festival”, tanto che potremmo coniare il neo nome di Wind Music Summer Awards e che tra due settimane, ovvero martedì 26 giugno, ci sarà un altro appuntamento chiamato Wind Music Awards-Summer condotto da Federico Russo e Marica Pellegrinelli; i due sono stati ospiti della seconda e ultima puntata dei Wind Music Awards, condotta da Vanessa Incontrada e Carlo Conti. Proprio il presentatore, infatti, sarà impegnato martedì prossimo (19 giugno) con “Con il cuore-nel nome di Francesco”, come ogni anno in diretta direttamente da Assisi. Infine si è trovato spazio anche per fornire uno sguardo sulla musica a tutto tondo, ricordando più volte l’altro importante appuntamento (già preannunciato da un anno a questa parte) con: “Pino è”, omaggio a Pino Daniele; tanto che si è concluso con la canzone (in cui si è esibito Biagio Antonacci) “Napule è”: perché Pino è Napoli e Napoli è colori di emozioni. Infatti, non a caso, molti sono stati gli artisti che gli hanno voluto rendere un tributo tra cui c’era anche Ornella Vanoni, che ha detto che una parola che associa al grande artista scomparso è proprio “emozioni”: quelle che ha sempre regalato al pubblico. Alcuni rapper come J-Ax e Clementino lo hanno voluto ringraziare perché ha regalato loro l’ultima canzone che abbia scritto prima di scomparire. Il primo ha, poi, associato la sua musica alla poesia, non solo per la melodiosità che la contraddistingue, ma perché la musica come la poesia è eterna: “Muore il poeta, ma non la sua poesia perché essa è eterna come la vita”, immortale pertanto. Elisa ha inoltre voluto raccontare un aneddoto: adorava (come lei, nello stesso posto anni dopo) sedersi su una panchina in un giardino che un giardiniere sistemava tutte le mattine e guardare nel vuoto all’orizzonte senza parlare, muto perché amava il valore e l’importanza del silenzio, il suo ‘rumore’, la sua valenza così come il peso delle pause tra una parola e un’altra, pregno di significato e in grado di fornire valore aggiunto, maggiore senso alle cose e alle parole stesse. Altri artisti, più giovani, hanno voluto riportare l’emozione di esibirsi al suo fianco, rimarcando la sua enorme e profonda umanità, in grado di mettere tutti subito a suo agio con una risata e un sorriso di solidarietà; la sua voglia di collaborare con più artisti possibili e contaminare il genere musicale delle sue canzoni e della sua produzione artistica. Tra i nomi che vi hanno preso parte: Claudio Baglioni, Giorgia, Emma, Alessandra Amoroso, Il Volo, oltre ai già citati Biagio Antonacci, Ornella Vanoni, J-Ax e Clementino, per citarne solo alcuni e i principali suoi “amici” più stretti e confidenziali. Non sono mancati, infatti, anche reperti d’epoca, filmati che riproducevano sue antiche esibizioni oppure interviste o curiosità più inedite. Molte curiosità sono state svelate in una piazza gremita dove non tutti i fan, purtroppo, sono riusciti ad entrare.

Premio Amnesty Italia sui diritti umani a “L’Uomo Nero” di Brunori Sas

Dario_Brunori_cantante_della_Brunori_Sas“L’uomo nero” di Brunori Sas è la canzone vincitrice per il 2018 del Premio Amnesty International Italia, indetto nel 2003 da Amnesty International Italia e dall’associazione culturale Voci per la Libertà per premiare il migliore brano sui diritti umani pubblicato nel corso dell’anno precedente. In questo caso un brano sull’intolleranza.

La premiazione avverrà a Rosolina Mare (Rovigo) domenica 22 luglio, nel corso della serata finale della XXI edizione di ‘Voci per la Libertà – Una canzone per Amnesty’, festival che si terrà dal 19 al 22 luglio e ospiterà anche le finali della sezione emergenti del Premio Amnesty, il cui bando rimane aperto fino al 30 aprile sul sito www.vociperlaliberta.it . Sul sito è intanto in corso il voto del pubblico per il Premio Web Social.

Dario Brunori ha dichiarato: “Mai come oggi, ‘L’uomo nero’ assume un significato speciale per me. Nello spettacolo teatrale che sto portando in giro, è il pezzo che più mi emoziona cantare, un’emozione e una tensione che avverto forte anche nelle persone che ho di fronte ogni sera.

Eppure all’epoca ho avuto difficoltà ad affrontarlo perché, visto il tema, era facile cadere nella retorica anacronistica del cantautore militante, in un’invettiva scontata contro il dilagare di nuove forme di intolleranza, contro le piccole e grandi derive xenofobe degli ultimi anni. In realtà non mi interessava tanto parlare del fenomeno in sé, quanto del fenomeno in me, come diceva qualcuno. Il fuoco del pezzo sta tutto nell’ultimo verso: ‘Io che sorseggio l’ennesimo amaro, seduto a un tavolo sui Navigli, pensando in fondo va tutto bene, mi basta solo non fare figli… e invece no’.

Come in altri pezzi dell’ultimo album, traccio la condizione di un uomo che si chiede cosa è giusto fare di fronte a un’apparente involuzione dell’essere umano, al ritorno di fiamma di visioni ideologiche e morali che ci piacerebbe pensare morte e sepolte. C’è una buona dose di amarezza verso il mondo intorno, ma anche la denuncia allo specchio di quell’approccio ignavo che troppo spesso tende a non occuparsi concretamente di ciò che accade fuori dal proprio cortile, a ignorare certi fenomeni, a ridicolizzarli o a non dargli eccessivo peso. Si tratta di un terreno scivoloso, ne sono consapevole, ma spero di essere rimasto in piedi e questo riconoscimento, in qualche modo, me ne dà conferma. Grazie di cuore a Amnesty International Italia e a Voci per la libertà.”

Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, ha affermato: “I diritti umani sono una questione di comportamenti, di regole, ma anche, e forse ancora prima, di clima. Il clima di oggi è pessimo. Di questo clima parla la canzone di Dario Brunori vincitrice dell’edizione 2018 del Premio Amnesty International Italia di Voci per la Libertà. E del veleno che contamina la vita pubblica e la convivenza civile. E di un’idea, l’idea aberrante del ‘noi contro gli altri’: contro gli altri che, essendo diversi da noi, fanno paura, sono una minaccia da tenere a distanza, da cui difendersi, possibilmente da eliminare.

Amnesty International fa davvero tutto quello che può per contrastare il clima di odio che si diffonde nel mondo e che non risparmia neppure il nostro paese, e si sforza di creare antidoti per questo veleno. Ma ha bisogno di alleati e li cerca – e li trova – nel mondo dell’arte e della canzone. ‘L’uomo nero’ parla al cuore e alle emozioni ed è, oltre che una canzone bella, nella nostra prospettiva anche una canzone utile, uno strumento prezioso per chi vuole creare un clima migliore, nel quale vi siano le condizioni per il rispetto pieno dei diritti umani di tutti.”

In lizza per il Premio c’erano anche: “L’uomo che premette” di Caparezza, “Deserto” di Clementino, “Gli anni del silenzio” dei Decibel, “Ora d’aria” di Ghali, “Affermativo” di Jovanotti, “Stelle marine” delle Luci della centrale elettrica, “Socialismo tropicale” dello Stato Sociale, “Vietato morire” di Ermal Meta, “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane.

A scegliere il brano vincitore tra le dieci nomination è stata una giuria di esperti formata da: Claudio Agostoni (Radio Popolare), Giò Alajmo (Spettakolo.It), Giuseppe Antonelli (filologo e linguista), Gabriele Antonucci (Panorama), Eugenio Arcidiacono (Famiglia Cristiana), Eleonora Avolio (Radio Libera Tutti), Roberta Balzotti (Rai), Tiziana Barillà (Il Salto), Valeria Benatti (Rtl), Alessandro Besselva Averame (Rumore), Giulio Brusati (L’Arena), Marta Cagnola (Radio24), Angela Calvini (Avvenire), Marco Cavalieri (Radiorock), Carla “Carlotta” Cellamare (Radio Number One), Francesca Cheyenne (Rtl 102.5), Angiola Codacci Pisanelli (L’Espresso), Emiliano Coraretti (Venerdì di Repubblica), Valerio Corzani (Rai Radio 3), Silvia D’Onghia (Fatto Quotidiano), Enrico de Angelis (Storico della canzone), Enrico Deregibus (Giornalista e operatore culturale), Gianmaurizio Foderaro (Direzione Radio Rai), Fabrizio Galassi (Premio Italiano Videoclip Indipendente), Federico Guglielmi (Audioreview), Ambrosia Jole Silvia Imbornone (Rockerilla), Andrea Laffranchi (Corriere Della Sera), Michele Lionello (Voci Per La Libertà), Carlo Mandelli (Ansa), Antonio Marchesi (Amnesty International), Carlo Massarini (Giornalista), Marco Melegaro (Sky Tg24), Giommaria Monti (Rai3), Riccardo Noury (Amnesty International), Simona Orlando (Messaggero), Elisa Orlandotti (FunnyVegan), Malcom Pagani (Vanity Fair), Federica Palladini (Elle.It), Luciana Parisi (Tg3), Fausto Pellegrini (Rai News 24), Timisoara Pinto (Rai Radio1), Gianluca Polverari (Radio Città Aperta ), Gianni Rufini (Amnesty International), Valeria Rusconi (Repubblica), Giordano Sangiorgi (Meeting Degli Indipendenti), Gianni Sibilla (Rockol), Renzo Stefanel (Scrittore rock), Marcella Sullo (Gr Rai), Monica Triglia (Donna Moderna), Giulia Caterina Trucano (Rolling Stone), John Vignola (Rai Radio 1), Savino Zaba (Rai 1 / Rai Radio 2).

Nelle scorse edizioni il premio è stato assegnato a “Il mio nemico” di Daniele Silvestri, “Pane e coraggio” di Ivano Fossati, “Ebano” dei Modena City Ramblers, “Rwanda” di Paola Turci, “Occhiali rotti” di Samuele Bersani, “Canenero” dei Subsonica, “Lettere di soldati” di Vinicio Capossela, “Mio zio” di Carmen Consoli, “Genova brucia” di Simone Cristicchi, “Non è un film” di Fiorella Mannoia e Frankie HI-NRG, “Gerardo Nuvola ‘e povere” di Enzo Avitabile e Francesco Guccini, “Atto di forza” di Francesco e Max Gazzé e “Scendi giù” di Mannarino, “Pronti a salpare” di Edoardo Bennato, “Ballata triste” di Nada.

Come detto, sono intanto partite le votazioni per il “Premio Web Social”, dedicato a tutti coloro che si sono iscritti al bando di concorso per gli emergenti entro il 10 marzo.

Le canzoni pervenute entro quella data sono inserite alla pagina voci per la libertà, nella quale gli utenti del web possono – entro il 18 aprile – ascoltarle e votarle. Le preferenze raccolte sul sito andranno a sommarsi ai “mi piace” collezionati dalle ‘video-canzoni’ inserite nella pagina facebook del festival.

Il vincitore del Premio Web Social andrà direttamente alle semifinali di Rosolina Mare (RO) e gli sarà inoltre riservato un pacchetto di servizi promozionali offerto dal MEI (Meeting degli Indipendenti).
Ecco l’elenco completo dei 54 partecipanti al Premio Web Social: Alberto Cantone, Alfina Scorza, Andrea Cassetta, Andrea Febo, Andrea Forciniti, Antonio Lapunzina, AreaZero, Bonaveri, Caffè Chimici, Carmine Torchia, Claudio Ferrigato, Comelinchiostro, Dadecortivo, Dartmoor, Davide Buzzi, DogsLoveCompany, Fabian Wolf, Fabio Guglielmino, Forjai, Francesca Marì, Francesco Rainero, Francesco Tirelli, Fuxs, Gerardo Attanasio, Giò Gasdia & Slow eMotion, Giorgio Aquilino, Giosef, Giulia Ventisette, La Malaleche, L’Armata Brancaleone, La Quadrilla, Le stanze di Federico, Libero, Lorenzo Santangelo, Luca Rodilosso “Santorosso”, Luigi Farinaccio, Luigi Mariano, Massino Francescon Band, Matteo Passante e La Malorchestra, Mattia Bonetti, Michelangelo Giordano, Molly’s Chamber, Monica P, Mujeres Creando, Nicole Stella, Non siamo nelle condizioni live band, Nuju, PAKY, Parisi, PyroFenix PFR, Quarto Piano, SANTO, Simone Forte, StorieStorte.

Per concorso, info e aggiornamenti: www.vociperlaliberta.it

Canzoni sui diritti umani. Bando del ‘Premio Amnesty emergenti’

voci per la libertàGli artisti emergenti che abbiano un brano legato al tema dei diritti umani possono iscriversi alla 21a edizione del “Premio Amnesty International Italia”, sezione “Emergenti”, organizzato nell’ambito del festival Voci per la libertà, che quest’anno si svolgerà dal 20 al 22 luglio a Rosolina mare (Rovigo).

Il bando di concorso è on line all’indirizzo www.vociperlaliberta.it/festival/premio-amnesty-emergenti

I brani possono essere in qualsiasi lingua o dialetto e di qualsiasi genere musicale. La scadenza del bando è fissata per il 30 aprile, ma gli artisti che si iscriveranno entro il 10 marzo avranno una ulteriore possibilità. Fra tutti loro infatti il pubblico potrà votare online il brano migliore, conferendo il Premio Web Social e facendo accedere direttamente l’artista vincitore alle semifinali della fase live.

Le canzoni pervenute entro quella data saranno inserite in una pagina web a loro dedicata del sito www.vocipelaliberta.it, nella quale gli utenti del web potranno conoscerle, ascoltarle e votarle tramite apposito form. Oltre a questo, gli artisti avranno visibilità anche all’interno dei canali social di Voci per la Libertà: le preferenze raccolte sul sito andranno a sommarsi alle visualizzazioni e ai “mi piace” collezionati dalle ‘video-canzoni’ inserite nella pagina facebook del festival.

Al vincitore del Premio Web Social sarà inoltre riservato un pacchetto di servizi promozionali offerto dal MEI (Meeting degli Indipendenti).

Fra tutte le iscrizioni arrivate entro il 30 aprile sarà inoltre assegnato il Premio under 35 che consentirà al migliore giovane di accedere alle semifinali del concorso.

L’Associazione Voci per la Libertà sceglierà poi altre sei proposte, che si batteranno assieme al Premio Web Social e al Premio Under 35 nel concorso dal vivo di Voci per la libertà a luglio a Rosolina mare (dove si svolgeranno semifinali e finali). Qui una giuria prestigiosa di addetti ai lavori assegnerà il Premio Amnesty International Italia Emergenti.

Intanto Amnesty International e Voci per la Libertà hanno annunciano le dieci canzoni candidate al Premio Amnesty Italia sezione Big, riservato a brani sul tema dei diritti umani pubblicati da artisti noti nell’anno precedente.

Sono in lizza (qui in ordine alfabetico per artista): “L’uomo nero” di Brunori Sas, “L’uomo che premette” di Caparezza, “Deserto” di Clementino, “Gli anni del silenzio” dei Decibel, “Ora d’aria” di Ghali, “Affermativo” di Jovanotti, “Stelle marine” delle Luci della centrale elettrica, “Vietato morire” di Ermal Meta, “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane, “Socialismo Tropicale” dello Stato Sociale.

Il riconoscimento, nato nel 2003 nell’ambito del festival Voci per la libertà, viene assegnato da una giuria specializzata (composta da giornalisti, conduttori radiofonici e televisivi, referenti di Amnesty e di Voci per la Libertà). Le dieci canzoni finaliste sono state scelte da Amnesty e Voci per la libertà da un’ampia rosa di segnalazioni giunte dal pubblico e dagli addetti ai lavori. Il vincitore del Premio Amnesty International Italia 2018 sarà ospite a luglio a Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty.

1° Maggio, non solo ‘concertone’. Il ricordo di Portella della Ginestra

1 maggio__2017Come di consueto la Rai e il sindacato celebrano la festa dei lavoratori con il ‘concertone’ a piazza San Giovanni, a condurre di nuovo Camila Raznovich, ma quest’anno avrà al fianco Clementino. Il tema del concerto a Roma sarà “Il lavoro, le nostre radici, il nostro futuro”.
L’obiettivo è quello di rivolgersi ai giovani con artisti che con la loro musica ‘narrano’ l’attualità e i temi sociali, non a caso gli artisti che presenzieranno al concerto sono: Planet Funk, Ex-Otago, Rocco Hunt, Le Luci della Centrale Elettrica, Francesco Gabbani, Bombino, Brunori Sas, Samuel, Edoardo Bennato, Ermal Meta, Teresa de Sio, gli Editors, Ara Malikian, Levante, Motta, Fabrizio Moro, Artù, Après la Classe, PSB, Braschi, Lo Stato Sociale, Mimmo Cavallaro, Marina Rei e Bengevù, Il Geometra Mangoni, Maldestro, Sfera Ebbasta e i La Rua.
“È una festa dedicata ai giovani”, ha detto Daria Bignardi, direttore di Rai Tre, durante la conferenza stampa di presentazione del concerto. “Quest’anno è un concerto che porta alle persone, dalle persone”, infatti “Saranno presentate storie di lavoro”, ha detto Bignardi. Anche “grazie a Gad Lerner che racconterà il mondo del lavoro”, ha aggiunto.
“Ci saranno momenti di impegno, ma ci sarà anche musica e divertimento”, ha aggiunto Camila Raznovich. “Per me è una grande opportunità”, ha detto Clementino.
I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno scelto per il prossimo primo maggio Portella della Ginestra dove sfileranno nelle strade della cittadina in ricordo del primo eccidio dell’Italia repubblicana.
Ricorrono infatti quest’anno i 70 anni dalla strage di Portella della Ginestra, piccola località in provincia di Palermo, dove durante una manifestazione di protesta furono uccisi dalla banda del criminale Salvatore Giuliano, undici contadini, tra cui due bambini, e a cui si aggiunsero una trentina di feriti e successive tre morti a causa delle ferite.
“Speriamo che ci sia un ponte tra la piazza del I maggio e la manifestazione a Portella della Ginestra”, ha detto Nino Baseotto, segretario confederale CGIL.
“Vogliamo ricordare che il lavoro e la legalità sono aspetti che vanno di pari passo”, ha aggiunto.
“Portella vuole attualizzare la memoria soprattutto per i giovani e quello che è stato il movimento sindacale e tutto quello che è stato fatto per affermare il diritto alla dignità del lavoro”, ha spiegato Giovanna Ventura, segretario confederale Cisl. “E sono proprio i giovani quelli che in questo momento hanno bisogno di un lavoro e di un lavoro dignitoso”, ha aggiunto.
Pierpaolo Bombardieri, segretario confederale Uil, ha concluso: “Portiamo all’attenzione che in questo momento, non solo nella piazza del concerto del I maggio, il numero dei giovani disoccupati e precari è ancora troppo alto”.

Sanremo, stessa minestra noiosa e mal riscaldata

de filippi contiSerata conclusiva del 67esimo Festival di Sanremo, durante la quale è stata proclamata la canzone vincitrice. In linea generale, la strana coppia Conti-De Filippi si rivela la peggiore di sempre: manca di alchimia, di vivacità, persino di professionalità: Conti si gela di fronte al minimo imprevisto e la De Filippi sembra ci stia facendo un piacere a sostare là, una presenza impalpabile, inespressiva e del tutto superflua. In più non si capisce perché i pezzi grossi della musica italiana, come Giorgia, Carmen Consoli, Zucchero e Tiziano Ferro, siano invitati in qualità di super ospiti invece di sporcarsi le mani partecipando, magari al posto dei vari Bernabei, Atzei, Comello, Elodie. La gara ne avrebbe guadagnato. Sono difatti piuttosto scadenti nel complesso i brani in gara quest’anno, fatte le poche dovute eccezioni – tutte al maschile -, il che contribuisce a rendere quest’edizione del Festival la più brutta e insignificante da diversi anni a questa parte.
La quarta serata sanremese scorre via senza lasciare traccia, noiosa come le tre che l’hanno preceduta. Andiamo dunque ad esaminare i brani dei big ascoltati venerdì:

RON – L’ottava meraviglia
Dispiace dirlo, ma in questo pezzo le cose che non funzionano sono diverse: anzitutto il testo, spoglio e a tratti jovanottiano: “l’ottava meraviglia del mondo siamo io e te” è la frase si cui poggia l’intero pezzo ed è a dir poco stomachevole. Anche le strofe mancano di musicalità. Meglio l’inciso, pur se nel solco della tradizione all’italiana.
VOTO: 4

CHIARA – Nessun posto è casa mia
Niente che non sia già stato detto: da quando Chiara è uscita da X-Factor non è mai riuscita a brillare. Il suo è stato un percorso scialbo, fatto di canzonette, spot pubblicitari e facili rime. Quest’anno prova a guadagnare terreno con una canzone incredibilmente ambiziosa nella sua mediocrità: troppe parole, troppa piattezza. Musicalmente tediosa, malgrado Chiara ci metta la sua impeccabile vocalità, come sempre. Molto meglio il brano con cui si presentò l’anno scorso, “Straordinario”, scritto da Ermal Meta.
VOTO: 4.5

SAMUEL – Vedrai
Una canzone che potrebbe anche essere carina se non fosse che Samuel, con o senza il suo gruppo Subsonica, è da 10 anni che ci propina sempre la stessa minestra riscaldata. Sarebbe interessante se anche gli artisti italiani più blasonati iniziassero a sperimentare un minimo anziché adagiarsi perennemente nella loro comfort zone.
VOTO: 5

AL BANO – Di rose e di spine
Mette un po’ tristezza sentire Al Bano in difficoltà e con la voce castrata, anche perché “Di rose e di spine” è una canzone parecchio datata che avrebbe richiesto un’interpretazione possente. Forse sarebbe stato meglio concedersi un periodo di pausa dopo il doppio infarto che lo ha colpito a dicembre…
VOTO: 4

ERMAL META – Vietato morire
Dopo tanti anni di gavetta durante i quali l’artista di origini albanese ha scritto per una pletora di artisti pop italiani (Annalisa, Sergio Sylvestre, Francesco Renga) pare proprio che il 2017 sia il suo anno. L’incredibile interpretazione fatta di “Amara Terra Mia” vince, a ragione, la serata delle cover. Ma il pezzo con cui si presenta in gara, “Vietato morire”, è una scelta di comodo, con quel ritornello urlato e monocorde e la tematica, delicata e attuale ma anche un po’ ruffiana, della violenza domestica. Può e dovrebbe fare molto meglio di così.
VOTO: 5.5

MICHELE BRAVI – Il diario degli errori
Il giovane e controverso vincitore di X-Factor nel 2013 ritorna su un palco importante, dopo molti anni di consapevole assenza dal mondo televisivo. A dargli manforte tre degli autori più quotati di questi anni: Cheope (pseudonimo di Alfredo Repetti, figlio di Mogol), Federica Abbate e Giuseppe Anastasi. L’emozione è tangibile ma la canzone c’è. Anche la voce, per quanto gentile e discreta, la veste molto bene.
VOTO: 6

FIORELLA MANNOIA – Che sia benedetta
Una canzone di una banalità sconcertante, scritta non a caso per lei da Amara, che avevamo avuto modo di conoscere prima ad Amici di Maria De Filippi, poi come autrice ancora nel grembo di Amici (Loredana Errore, Emma Marrone) e poi proprio a Sanremo, nella categoria “Nuove Proposte” con un brano che potrebbe essere il fratello gemello di quello cantato dalla Mannoia. L’interpretazione potente ed elegante della cantante romana non basta ad elevare una canzone brutta e paracula. Ma proprio per questo rischia di vincere, come fece Vecchioni con l’orribile “Chiamami ancora amore” nel 2011.
VOTO: 4

CLEMENTINO – Ragazzi fuori
Nell’inciso fatica molto a starci con il fiato. Il resto non è male, ma parecchio al di sotto rispetto a quanto fatto in passato.
VOTO: 4

LODOVICA COMELLO – Il cielo non mi basta
Non si sa come sia finita nella sezione “big” del festival, ma più che altro non si capisce come questa canzone abbia potuto ricevere l’ok da parte del direttore artistico. Carlo Conti, potresti illuminarci? In tutta onestà, si fa fatica a credere che non ci fossero pezzi e interpreti migliori. Dal canto suo, la giovane attrice ce la mette tutta per quanto nelle sue possibilità, ma non basta.
VOTO: 3

GIGI D’ALESSIO – La prima stella
Patetica, ridondante, banale (“Ed ho sperato/ mentre guardavo con gli occhi in su/ che la prima stella accesa/ quella fossi tu”). Non basta? Perfetto, allora aggiungiamoci anche che D’Alessio ha spudoratamente stonato sulle note alte.
VOTO: 2

PAOLA TURCI – Fatti bella per te
Poteva mai mancare un po’ di femminismo di bassa lega anche a Sanremo, che notoriamente è lo specchio della tangibile mediocrità italiana? Una Turci irriconoscibile, presenta una canzone facilotta, finto rock, tutta in salita (o meglio, urlata) e infarcita di frasi a là facebook (“non ti trucchi e sei più bella”, “sei più bella sovrappensiero”). Come sempre, incomprensibile l’entusiasmo di tanti “critici” e giornalisti di fronte ad una canzone semplicemente inconsistente.
VOTO: 3

MARCO MASINI – Spostato di un secondo
Bisogna aspettare un bel po’ prima di poter ascoltare un accenno di pianoforte e di violini da parte della povera orchestra. E anche un briciolo di sana malinconia e carica drammatica, dopo il rivoltante buonismo sbraitato da quasi tutti in questo festival. Un artista che ha di volta in volta il coraggio di cambiare e uno dei pochi in grado di affrontare il palco dell’Ariston con un brano che conferisca un minimo di dignità alla lingua italiana grazie a rime leggere ma non banali (“Io che con la nicotina non ho fatto pace/ vorrei tornare lì per non provare nemmeno/ Vedere da grande come diventa una voce/ se non la vizi con trent’anni di veleno”).
L’intensità del pezzo viene rinvigorita, oltre che dal peculiare timbro del cantante, anche dall’intreccio vocale sul finale.
VOTO: 7.5

FRANCESCO GABBANI – Occidentali’s karma
E bisogna aspettare ancora un po’ per ascoltare una canzone che non parli d’amore e che si fregi di un ritmo scanzonato. Gabbani, vincitore nella sezione “Nuove Proposte” lo scorso anno, si conferma con un altro tormentone, in cui fa il verso all’intellettualismo saccente da social network (“intellettuali nei caffè/internettologi/ soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi/ L’intelligenza è démodé/ risposte facili/ dilemmi inutili”). Il titolo rappresenta una provocazione al modo di vivere di noi occidentali, sempre presi da piccole e insensate vanità e da un progresso sterile e solipsistico (“Piovono gocce di Chanel/ su corpi asettici/ mettiti in salvo dall’odore dei tuoi simili” e ancora “La folla grida un mantra/ l’evoluzione inciampa/ la scimmia nuda balla”). Il balletto con la scimmia richiama Battiato, che sembrerebbe proprio essere tra le preferenze artistiche del cantautore toscano.
Voce non indimenticabile ma finalmente si balla e si riflette persino a Sanremo, quindi va bene così.
VOTO: 6.5

MICHELE ZARRILLO – Mani nelle mani
Zarrillo ritorna al Festival dopo anni con un brano costruito male, oltre che stucchevole: è infatti evidente la flagrante sproposizione tra l’esiguità della trama musicale e la sovrabbondanza verbale nelle strofe.
VOTO: 4

BIANCA ATZEI – Ora esisti solo tu
Bianca Atzei non la si vede né sente mai durante l’anno, se non su RTL 102.5, che prova a pomparla inutilmente da anni. Compare solo a Sanremo, con l’immancabile brano scritto da quell’abile paroliere che risponde al nome di Kekkodeimodà.
Sentendo odore di eliminazione, ieri sera la Atzei ci prova anche con la pantomima della commozione. Ma non funziona: che “Ora esisti solo tu” sia una canzone di rara bruttezza e che lei sia un’interprete priva di personalità e consistenza artistica è ormai un dato di fatto.
VOTO: 2

SERGIO SYLVESTRE – Con te
Big Boy incanta con la sua voce soul, ma la canzone è debole e sa di già sentito, nonostante lo zampino di Giorgia.
VOTO: 5

ELODIE – “Tutta colpa mia”
La delfina di Emma Marrone si presenta con un pezzo scritto da Emma Marrone, cantato come Emma Marrone. Insomma, uno strazio annunciato.
VOTO: 3

FABRIZIO MORO – “Portami via”
Un brano che probabilmente si posizionerà in alto, più come riconoscimento alla carriera del suo autore, che ha saputo conquistarsi una certa credibilità come paroliere per altri artisti (Noemi, Fiorella Mannoia, Stadio, Emma Marrone), che per il brano in sé. “Portami via” è infatti una power ballad alla Vasco Rossi, in grado di arrivare dritto al cuore del pubblico sanremese ma che di fatto si poggia su fondamenta barcollanti.
L’esibizione vocale, troppo imprecisa, non ha certo aiutato.
VOTO: 5.5

GIUSY FERRERI – “Fa talmente male”
La canzone che sicuramente sentiremo di più nelle radio, nonostante l’eliminazione. Martellante ed efficace, anche se Giusy Ferreri non azzecca una nota neanche per sbaglio.
VOTO: 4.5

ALESSIO BERNABEI – “Nel mezzo di un applauso”
L’ennesimo pezzo scritto da Dario Faini e Roberto Casalino. Non sarà che c’è un’evidente penuria di buoni autori nel mondo mainstream italiano? Questo è evidentemente un brano inutile e butto, cantato da un ragazzo che sicuramente potrebbe impiegare le sue energie in qualcos’altro.
VOTO: 1

Giulia Quaranta
Quality Time

Festival di Sanremo,
III serata tra cover e la rivoluzione dei rapper

rocco-hunt-clementino1Doveva essere la serata più tranquilla, invece paradossalmente ha avuto più passaggi “delicati” delle precedenti. La terza puntata del Festival di Sanremo, dedicata alle cover, infatti, è iniziata subito con l’”intoppo” tecnologico delle votazioni per la gara dei giovani. Tra le Nuove Proposte, in apertura si sono scontrati Miele, con “Mentre ti parlo” e Francesco Gabbani con “Amen”; sembrava avesse superato il turno la prima, ma durante la trasmissione è stato comunicato che c’era stato un errore nelle votazioni e passava il secondo.

Miele, per cercare di rimediare all’inconveniente, potrà comunque esibirsi stasera. L’altro a contendere il titolo di vincitore delle Nuove Proposte è Mahmood con “Dimentica”, che batte con il 67% voti Michael Leonardi con la sua “Rinascerai”. A parte l’obiettivo di raggiungere (peraltro centrato) quota 50% di share, dopo il precedente 49,91% , la terza serata verteva tutta sulle cover presentate dai big in gara, suddivisi in 5 gruppi da 4. Prima, però, non poteva mancare l’arrivo delle imitazioni di Virginia Raffaele. L’altra costante, comune a tutte le puntate, è stato l’impegno civile ed umano: nella Giornata Internazionale del Malato è stato ricordato quanto sia bello guardare Sanremo in ospedale insieme ai malati e quanto, per questi ultimi, la terapia essenziale sia il sorriso, il divertimento e il gioco (soprattutto per i più piccoli). Anche l’arrivo dell’atleta Nicole Orlando ha ricordato l’importanza di sdrammatizzare: come fatto precedentemente da Ezio Bosso (malato di Sla), Nicole ha sorriso del fatto di avere un cromosoma in più per la sindrome di Down; tuttavia ha citato i suoi numerosi impegni sportivi (ma ha fatto anche un musical) e la prossima partecipazione a “Ballando con le stelle”.

Con un saluto particolare a chi vinse lo scorso anno, cioè a Nek e la sua versione di “Se telefonando” è partita la gara delle cover.
I vincitori delle 5 categorie sono stati: Noemi con “Dedicato” di Loredana Bertè; Valerio Scanu con “Io vivrò (senza te)”; Gli Stadio con il tributo a Lucio Dalla, cantante ricordato tramite la re-interpretazione di “La sera dei miracoli”.
La vera “rivoluzione”, però, è data dal trionfo del rap, forte riscontro per Clementino e Rocco Hunt, che vincono nelle loro categorie nella serata delle cover. Il primo regala un’ottima interpretazione del brano di De André “Don Raffaé”; il secondo movimenta molto la serata, carismatico e adrenalinico, con una valida esecuzione di “Tu vuo’ fa’ l’americano” di Renato Carosone. Persino Patty Pravo ha scelto un rapper per rivisitare il suo brano “Tutt’al più” del 1970.

A vincere, però, sono stati Gli Stadio. Evidentemente ha portato loro fortuna la presenza di un’altra band storica, i Pooh (hanno cantato anche “Uomini soli”): il gruppo che festeggia i 50 anni di carriera e oltre 3mila concerti tenuti in tutto il mondo.
Il brano degli Stadio in gara è poco sanremese e non sembra esserci molto spazio per competere con la dominazione e il monopolio dei rapper e dei giovani usciti dai talent.
Noemi molto grintosa, ha eseguito splendidamente il brano della Bertè. Così come davvero notevole il modo in cui Arisa ha cantato il testo di Rita Pavone “Cuore”, molto sentito. Francesca Michelin è invece la vera rivelazione di Sanremo: si è emozionata interpretando la profonda canzone di Lucio Battisti, “Il mio canto libero”. Valida anche “La donna cannone” di Lorenzo Fragola: il 20enne sceglie il brano di Francesco de Gregori del 1983 per cover. La sua “Infinite volte” sembra ben quotata e potersela ben giocare con “Guardando il cielo” di Arisa.

Viceversa la separazione sembra aver penalizzato Alessio Bernabei e i Dear Jack, forse poiché entrambi hanno perso un po’ di proseliti dividendo i fan e spezzandoli in due gruppi di sostenitori. Il primo sceglie Cocciante e la sua “A mano a mano”, di certo non facile, ma non riesce ad imporsi; forse perché l’ha rivisitata in modo soggettivo, nel suo stile, più che riprendere il timbro e il genere graffiante di Cocciante. Non è abbastanza neppure per i Dear Jack, nonostante si giochino la carta di farsi accompagnare dall’orchestra di Sanremo in “Un bacio a mezzanotte”.
Nulla da fare per gli Zero assoluto (con “Goldrake”); Neffa (con “O’ sarracino”) e i Bluvertigo (con “La lontananza”), nonostante abbiano fatto davvero molto sul palco perché sentivano particolarmente i testi: Morgan ha spiegato che ha scelto quel testo poiché l’ha trovato facendo i compiti con la figlia.

Non impressionano Giovanni Caccamo e Deborah Iurato con “Amore senza fine” di Pino Daniele, nonostante il momento toccante di ricordo del cantante scomparso; Dolcenera con il brano di Nada del 1973 “Amore disperato”; Elio e le storie tese, scatenati in “Quinto ripensamento”; Irene Fornaciari con “Se perdo anche te”; Enrico Ruggeri, che canta in napoletano “A canzuncella” (1977), degli Alunni del Sole. Non va bene nemmeno Annalisa Scarrone, nonostante scelga un’interpretazione un po’ graffiante e provocatoria di “America” di Gianna Nannini, facendo partire un accenno di ola e standing ovation.
Stasera sapremo chi è il vincitore delle Nuove Proposte.

Barbara Conti

Festival di Sanremo format(o) famiglia:
la regina è Nicole Kidman

kidmanSeconda puntata della 66esima edizione del Festival di Sanremo speculare alla prima.
Altri dieci big in gara hanno presentato il loro brano, in più c’è stata la gara dei giovani: nello scontro tra Chiara Dello Iacovo (con “Introverso”) e Cécile (con “N.e.g.r.a.”), vince la prima col 64% delle preferenze contro il 36% per la seconda, ma bella la stretta di mano prima di sapere il risultato tra le due; nell’altro scontro diretto, Ermal Meta (con “Odio le favole”), come prevedibile, si impone su Irama (con “Cosa resterà”): favorito anche per l’esperienza che gli viene dalle collaborazioni con Marco Mengoni, Emma e Patty Pravo. Proprio quest’ultima era una dei big in gara, accolta con una standing ovation per i suoi 50 anni di carriera: la sua “Cieli immensi” è stata una canzone raffinata, che ha eseguito con classe e sobrietà, in gran stile. “Questa è la sua grandezza”, ha commentato Conti.

Continua, poi, lo show di Virginia Raffaele, nei panni dell’étoile Carla Fracci. Per il resto tanti ospiti, su cui domina incontrastata da regina della serata Nicole Kidman. “Quando arriva lei il mondo si ferma”, l’ha accolta così il presentatore toscano. Ed effettivamente ha incollato a sé gli occhi di tutti, anche dello stesso Gabriel Garko, più disinvolto nella presentazione. L’attore si è lanciato persino in un’intervista divertente stile “Le Iene” con Nino Frassica.

L’attrice australiana, oltre a dare prova di un fascino e di una bellezza che si uniscono a un talento straordinario, ha parlato molto di sé. La sua città preferita è Firenze, la canzone “Heroes” di David Bowie.

Quando le è stato chiesto chi siano i veri “eroi”, la sua risposta è stata molto semplice: “Tanti scienziati come mio padre e tutte le persone che spesso lavorano dietro le quinte”.
Attaccata alla terra, ha raccontato del suo impegno a favore delle donne: ha condotto persino una campagna contro la violenza sulle donne.

“Si deve dare voce a chi non ne ha. Affinché – ha spiegato la Kidman – le donne non si sentono mai sole, possano avere accesso all’istruzione e non siano discriminate”. L’attrice ha persino intonato una strofa di “Senza una donna” di Zucchero, in italiano; conquistando definitivamente il pubblico nostrano.
La cosa più importante che ha detto di desiderare è l’amore: “È la cosa più bella che si possa dare e ricevere”. Così la conversazione è scivolata sul suo matrimonio, che dura da 10 anni. Perché la famiglia è in assoluto il bene più prezioso che si possa possedere.
E di famiglia si è parlato anche con l’altro ospite molto atteso: Eros Ramazzotti, che vinse il Festival trent’anni fa. Il noto cantante è stato introdotto da Madalina Ghenea, la modella deve molto a lui, perché era nel video musicale della sua canzone “Il tempo tra di noi”. Ramazzotti ha regalato un medley dei suoi più grandi successi: “Una terra promessa”, “Una storia importante”, “Adesso tu”, “Più bella cosa non c’è”.
“La famiglia è fondamentale”, ha evidenziato il cantante. “Si deve dare – ha proseguito- l’educazione giusta ai figli”. “Bisogna dare – ha replicato Conti – ‘Ali e Radici’, come il tuo disco”. Prima di eseguire il nuovo singolo estratto dall’ultimo album “Perfetto”, ha ricordato il suo tour che partirà a breve da Barcellona e Bilbao.
Un segno del cambiamento dei tempi c’è, innanzitutto la presenza di due rapper come Clementino, per la prima volta all’Ariston con “Quando sono lontano”; e poi di Rocco Hunt, che appare anche ben quotato. E poi il dilagare dei talenti di “Amici”: si sta cercando di lanciare il duo Caccamo- Iurato.

Dopo i Dear Jack della prima serata, arriva da solista Alessio Bernabei, con la sua “Noi siamo infinito”, che fa eco al brano “Infinito” di Raf. Il giovane è risultato, a sorpresa, a rischio eliminazione a fine serata. E ancora Annalisa Scarrone, coautrice del testo del brano che ha portato: “Il diluvio universale”.
Per continuare con Valerio Scanu, con una canzone scritta per lui da Fabrizio Moro “Finalmente piove”. Un’altra giovane proveniente dal mondo dei talent è anche Francesca Michelin, che si distacca per un attimo da Fedez e cerca la sua “identità”. Interessante la sua “Nessun grado di separazione”, che ha eseguito con una voce più modulata, ma ben controllata.
Non convincono Elio e le storie tese, per la terza volta a Sanremo, con “Vincere l’odio”, ma non rischiano comunque l’eliminazione.
Mentre potrebbero uscire dalla gara: Neffa (con “Sogni e nostalgia”, anche lui proveniente dal mondo del rap inizialmente); Zero Assoluto (con “Di me e di te”), dispiace per il loro ritorno non troppo ben accolto; e Dolcenera, che apre la seconda serata con “Ora o mai più (le cose cambiano)”.

A richiamo del tributo di ieri a David Bowie (rinnovato con Nicole Kidman), nella giornata successiva c’è il ricordo in memoria delle vittime delle foibe. Tra i tanti altri ospiti saliti sul palco (anche la cantante Ellie Goulding, che ha venduto più di 20 milioni di dischi con “Love me like you do”, presentando anche il nuovo singolo; e lo chef Antonino Cannavacciuolo, che ha ricordato che occorre “accarezzare il cibo come si fa con Sanremo e con il lavoro”), Conti non ha mancato di rendere onore nuovamente alle forze dell’ordine, con un collegamento straordinario con il capitano dell’esercito Letizia Valentino, in Antartide per una ricerca scientifica sui cambiamenti climatici.

Tuttavia un momento particolarmente emozionante, tanto che un’orchestrante si è persino commossa caldamente, è stato offerto dal Maestro Ezio Bosso: “La musica è magia, non a caso i maestri hanno anche loro la bacchetta”.
“Tutti mi dicono che sono un pazzo, ma io ci rido sopra”, ha continuato.
“Grazie alla musica ho scoperto l’importanza del perdersi e del verbo perdere: i pregiudizi, il dolore, le paure. Il perdersi ci fa ritrovare e conoscere sul serio”, ha concluso, conquistando tutti: standing ovation molto sentita per lui.

Barbara Conti

‘All Night Long’.
Il poliziesco all’italiana
riparte da Napoli

'All Night Long'

Il rapper Clementino tra i protagonisti del film poliziottesco ‘All Night Long’

All Night Long‘. Questo il titolo del film di Gianluigi Sorrentino, al suo esordio cinematografico, in uscita nelle sale il prossimo 3 dicembre. Il regista – fondendo rap italiano e cinema – realizza un action movie ambientato nella periferia napoletana che ha come protagonisti Clementino (al secolo Clemente Maccaro, noto rapper di Avellino, ndr) e Antonio Riccardi (in arte ‘Nto), autentici fenomeni mediatici. Un percorso non lineare attraverso l’hinterland notturno che si rivelerà un contenitore di personaggi dai tratti allucinatori, tra membri di gang, cronisti, sicari, poliziotti il cui obiettivo è comune: sopravvivere.

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