“Religioni e violenza, assolutamente incompatibili”

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Mohammad Ben Abd al Karim al Issa, Segretario generale della Lega Musulmana Mondiale

Il Prof. Mohammad Ben Abd al Karim al Issa, Segretario generale della Lega Musulmana Mondiale, è ancora in visita a Roma, dove ha tenuto una lezione ufficiale sul tema “La tolleranza nell’islam” presso l’hotel “Hilton Cavalieri”. All’incontro c’erano rappresentanti di istituzioni, ambasciate, comunità, associazioni, moschee, centri culturali; e insieme a loro hanno partecipato anche i coordinatori nazionali e regionali delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #Cristianinmoschea. Significativa, inoltre, la presenza del Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Miguel Angel Ayuso, del Rabbino capo di Roma, Prof. Riccardo Di Segni, e dell’ex- Rabbino di Firenze, Joseph Levi; nonchè,del Direttore per l’Italia della Lega Musulmana Mondiale, Abdulaziz Ahmed Sarhan. S.E. al Issa ha incontrato Papa Francesco nella data del 20 settembre, scambiando con lui diversi doni e ribadendo la contrarietà assoluta dell’islam al terrorismo; e – in accordo con Francesco – l’essenzialità dello spirito di tolleranza, anzi di comprensione reciproca, che deve essere alla base di ogni religione.

“Religione e violenza sono incompatibili, e il fondamentalismo rappresenta un pericolo globale, un fenomeno da contrastare con forza, in tutto il mondo. Tuttavia, le religioni hanno risorse morali capaci di contribuire alla fraternità e alla pace”: l’hanno ribadito all’unisono Al-Issa e Mons.Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, nell’incontro del 21 settembre, seguìto a quello col Pontefice. Le due parti hanno concordato anche la creazione, in un prossimo futuro, d’un comitato permanente congiunto.

“Ringrazio vivamente gli organizzatori della manifestazione”, dice il Prof. Foad Aodi, Presidente di Co-mai e fondatore di #Cristianinmoschea; “per aver saputo coinvolgere tutto il mondo islamico e arabo, il corpo diplomatico e le istituzioni, specialmente in questo momento tanto delicato a livello internazionale. In quest’occasione – e ricordiamo che si stanno celebrando, in questi giorni, sia il capodanno ebraico che il capodanno musulmano, e la Giornata Mondiale della Pace (il 21 settembre), voluta da Papa Francesco – ribadiamo l’importanza del perdono e del rispetto interreligioso (concetti chiaramente evidenziati da S.E. Al Issa nel suo intervento), e diciamo nuovamente: #TuttiUniti, #ControchiDivide per sconfiggere il terrorismo. Le nostre parole-chiave devono essere: #Dialogo, #Conoscenza,#Informazione, #Pace. E ringraziamo fortemente – prosegue Aodi, che è anche “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’ Alleanza delle Civiltà-UNAoC, organismo ONU – Papa Francesco, che con grande coraggio e senza alcun timore di critiche e polemiche, sta rafforzando i rapporti con le altre religioni, e soprattutto con la religione islamica: lo fa combattendo le false equazioni islam= terrorismo, o comunque integralismo, e le strumentalizzazioni politiche dell’immigrazione in Italia. Ci auguriamo che la visita a Roma di al-Issa (che aveva in programma, sempre il 21 settembre, anche un incontro con il Ministro dell’Interno Minniti), visita che è stata seguita dalla grande maggioranza delle realtà islamiche italiane, e a cui ho partecipato, il 19 settembre, con una vasta delegazione delle nostre associazioni e dei coordinatori regionali, serva davvero a rafforzare la cooperazione tra istituzioni italiane, Chiesa cattolica, mondo ebraico, mondo arabo e musulmano, e tutte le religioni nel nostro Paese. L’integralismo, il terrorismo e la guerra alle religioni si combattono anzitutto sul piano culturale, con la buona informazione, con la conoscenza e il dialogo reciproci: è quello che da anni stan cercando di fare Co-mai, il Movimento Uniti per Unire e #Cristianinmoschea, non a caso organizzatori, nella prima decade di settembre, di migliaia di cene di solidarietà e di incontri per il dialogo tra musulmani, religiosi di altre fedi e laici, in Italia e in Terra Santa. Ci proponiamo di proseguire nella nostra “Maratona del Dialogo”, valorizzando la buona convivenza e combattendo il mercato degli esseri umani e dei bambini: ricreando così – conclude Aodi – l’atmosfera di serenità e fratellanza che c’era qualche anno fa in Italia, quando sono venuto a studiare qui, come tanti altri stranieri, anche per ammirare la bellezza e la cultura di questo Paese, che fan parte della storia mondiale “.

Fabrizio Federici

Le Feste del Dialogo
per le vittime del terrorismo

FOAD-6-300x200Bilancio positivo, quello delle FestedelDialogo, organizzate dal 1 all’11 settembre, in Italia e in Terra Santa, dalla Co-mai, Comunità del mondo Arabo in Italia, dal movimento internazionale e interprofessionale “Uniti per Unire” e dalla Confederazione Internazionale, Laica e Interreligiosa, Cristianinmoschea. In tutte le Regioni italiane, dal 1 all’11 settembre, si sono organizzati preghiere comuni, incontri, dibattiti pubblici, cene di fratellanza che hanno fortemente contribuito al dialogo tra musulmani, cristiani, ebrei, fedeli di altre religioni e laici, all’abbattimento dei muri dell’odio reciproco, del pregiudizio, e del terrorismo: con l’adesione di più di 2500 tra comunità islamiche, circoli culturali, associazioni, Università, sindacati. “Gran finale” a Roma, Reggio Emilia e Gerusalemme, il 10-11 settembre.

Nell’Urbe, dibattito denso di interrogativi ma anche di concrete proposte: organizzato dal Prof. Foad Aodi, presidente di Co-mai e Uniti per Unire, e fondatore di #Cristianinmoschea, dal Vescovo anglicano Luis Miguel Perea Castrillon, all’Istituto delle Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù in Via del Casaletto. “Teniamo presente- ha sottolineato il prof.Enrico Granara, ministro plenipotenziario del Ministero degli Esteri, coordinatore degli interventi di cooperazione nel Mediterraneo- anzitutto che il contesto istituzionale più adatto all’azione di tutte quelle realtà che vogliono sviluppare il dialogo nel Mediterraneo non può essere che quello dell’ Unione Euromediterranea.

Unico organismo sovranazionale, forte di 41 Paesi, che, con fondi di Bruxelles, si occupa concretamente di tutto il Mediterraneo”. “Con queste nostre iniziative “, ha precisato Foad Aodi, “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’ Alleanza delle civiltà (UnaOc), organismo ONU, “iniziate ufficialmente con #Musulmaninchiesa del 31 luglio 2016, pochi giorni dopo il tragico attentato di Nizza, e proseguite con la nascita della Confederazione #Cristianinmoschea, non vogliamo certo fare miracoli: ma combattere – sempre con le armi del dialogo, della conoscenza reciproca e della buona informazione – contro i fomentatori di odio, e le strumentalizzazioni politiche di problemi complessi, come anzitutto l’ immigrazione irregolare . Vogliamo far vedere le cose a chi non vuol vedere, far sì che l’ottuso cominci a ragionare; e con le #FestedelDialogo .diamo uno strumento per la miglior terapia delle “zone grigie”, anticamera del terrorismo.

Proprio oggi, 11 settembre, abbiamo voluto chiudere le #FestedelDialogo dedicando questa grande partecipazione al ricordo e alla commemorazione di tutte le vittime del terrorismo. Mentre lanciamo un appello per fermare qualsiasi discriminazione e qualsiasi massacro di etnie e religioni”. In stile “I want You”, diremmo, l’intervento del vescovo anglicano Luis Miguel Perea Castrillon, Vicepresidente di #Cristianinmoschea: “Ognuno di noi ha una qualche possibilità di partecipare a cambiare il mondo, ed è nostro dovere non lasciarla cadere. Indegnamente siamo chiamati tutti a trasformare questo pianeta col nostro impegno, partendo dal nostro vissuto quotidiano: e la forza del dialogo deve permeare la cultura, la politica, lo sport, ogni aspetto della realtà”. Sula stessa linea, l’algerino Kamel Belaitouche, segretario generale della Co-mai (“Ogni civiltà nella storia s’è sviluppata grazie al dialogo e all’interscambio con le altre, non con le chiusure nazionalistiche esaperate e ottuse”). Mentre l’ imam Salameh Ashour, responsabile del Dipartimento dialogo interreligioso della Co-mai, ha ricordato il principio fondamentale, comune a tutte e 3 le grandi religioni monoteistiche, dell’uguaglianza di base tra gli uomini.
Abdo Rad, sacerdote cattolico libanese, ha ricordato la radice di base comune a quasi tutte le religioni, cioè la credenza in Dio: e la natura delle varie religioni, di rami, in fondo, d’uno stesso albero. “Anche per questo, il dialogo è di per sè una festa”.

Sono intervenuti, inoltre, Kurosh Danesh, reponsabile CGIL per le Politiche dell’Immigrazione (in rappresentanza del Segretario generale, Susanna Camusso); Andrea Tasciotti, ambasciatore per l’ Italia di varie organizzazioni intergovernative; Suor Swjitha Xavier, delle Oblate del Sacro Cuore di Gesù, con esperienza di lavoro tra i musulmani nel suo Paese, l’ India, e in Guinea Bissau .”E’ importante, poi, investire nelle nuove generazioni , dando loro esempi positivi cui ispirarsi”, ha detto Manuela Trombetta, coordinatrice del Dipartimento Istruzione di Uniti per Unire, e autrice del Progetto “S.C.U.O.L.A.”, promosso da ASI e UNICEF per parlare di valori etici e solidarietà ai ragazzi tra gli 8 e i 13 anni; ” Le #FestedelDialogo sono uno di questi esempi, un momento in cui parlare di fratellanza e testimoniare il valore del rispetto reciproco, dell’amicizia e della conoscenza, prevenendo il germe del pregiudizio”.

Forte, da parte di Co-mai e Uniti per Unire, l’attenzione anche ad altri problemi internazionali: Perea Castrillon, d’origine colombiana, ha sottolineato l’importanza del processo di riconciliazione nazionale iniziato ultimamente in Colombia con la firma – dopo 53 anni di guerriglia – dell’accordo di pace tra il governo e i guerriglieri delle FARC ( accordo elogiato ultimamente da Papa Francesco nel suo viaggio nel Paese sudamericano). Mentre sempre la Co-mai ha partecipato l’11 settembre, insieme a rappresentanti delle comunità musulmane e delle comunità d’ origine straniera in Italia, al sit-in per lo stop al massacro della minoranza musulmana in Birmania organizzato davanti all’ambasciata birmana in Piazza dei Giochi Delfici.

Nelle Marche, infine, Mekri Abdel Kader, responsabile regionale di #Cristianinmoschea, ha organizzato a Fabriano un’altra Festa del Dialogo, cui han partecipato, tra gli altri, anche il sindaco Gabriele Santarelli, il vicesindaco Arcioni e Ahmid Bereksi, ambasciatore algerino in Italia, in Croazia e a Malta, e il Direttore della Caritas di Fabriano (“è stata una bellissima festa, con l’unione di tutto il pubblico su quest’idea del dialogo tra religioni e tra culture come base della vita sociale”). Mentre altri due eventi conclusivi delle #FestedelDialogo sono stati la Festa organizzata, a Reggio Emilia, da Sufi Mustapha, Presidente del Congresso Europeo degli Imam predicatori, e le iniziative varate, in Terra Santa, dalla scrittrice ebrea Shazarahel, Vicepresidente della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa.

“Sono stata accolta con grande calore dalla preside e dalla vicepreside della scuola di Jajulia”, dice Shazarahel; “e abbiamo deciso insieme di dare il via ad incontri in cui bambini musulmani potranno scoprire il mondo ebraico, e bambini ebrei il mondo islamico, mettendo in valore tutto ciò che ci unisce. Questo, ad esempio, invitando un rabbino che parli dell’ebraismo ai giovani studenti musulmani, e facendo loro visitare una sinagoga. Tenteremo anche di fare l’inverso: lo scopo di queste iniziative è seminare nelle giovani generazioni il seme della bellezza che nasce dalla scoperta del mondo altrui, che arricchisce e completa il nostro”. Sempre l’11 settembre, anniversario del terribile attentato “spartiacque” del 2001 alle Torri Gemelle di New York, a Gerusalemme il rabbino Mordechai Chriqui, all’Istitutio “Rahman”, ha parlato su questi temi. Mentre Shazarahel ha annunciato il lancio dell’altra iniziativa di Co- mai e Uniti per Unire #Musulmaninsinagoga: iniziativa dalle straordinatrie potenzialità pacificatrici, in un’area come la Terra Santa, e che sarà presto organizzata, su proposta di Foad Aodi, sia là che in Italia.

Fabrizio Federici

Gerusalemme. Co-mai: rispetto per i luoghi sacri

metaldetector“Siamo profondamente addolorati e preoccupati per la catena di scontri, per i morti e, stando alle fonte mediche locali in contatto diretto con le Co-mai, gli oltre 500 feriti a Gerusalemme e in Cisgiordania”: così Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di CRISTIANINMOSCHEA, commenta la situazione drammatica in atto dopo la decisione del Governo Israeliano d’installare i metal detector all’ ingresso del terzo luogo sacro dell’Islam, la Moschea al-Aqsa di Gerusalemme (ad Amman, capitale della Giordania, inoltre, in una sparatoria nell’ ambasciata israeliana, scatenata da un giovane estremista giordano, sono rimasti uccisi due cittadini giordani, e un israeliano gravemente ferito).

Grazie a una telefonata tra il premier israeliano Netanyahu e il re di Giordania Abdallah, sembra ora .vicina un’ intesa che prevede, in parallelo, la rimozione dei metal detector dalla Spianata delle Moschee (ci saranno, però, telecamere di sorveglianza), e il ritorno in Israele dell’ agente di sicurezza coinvolto nell’ incidente di Amman).

I fatti di Gerusalemme han scatenato manifestazioni in tutti i Paesi arabi e nelle capitali europee, da parte di arabi e musulmani, a sostegno della Moschea, per difenderne l’ indipendenza e rivendicarne la dignità (Al-Aqsa rappresenta, infatti, un luogo di culto storico di grande importanza, non solo per i palestinesi, ma per tutto il mondo arabo e musulmano). “Non è con la provocazione e la limitazione dell’ingresso alla Moschea di al-Aqsa – prosegue Aodi – che si supera la guerra tra palestinesi e israeliani; anzi in questo modo si rallenta quel processo di pace tanto auspicato da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, fatta esclusione degli estremisti e dei terroristi. I conflitti potranno allentarsi solo con una soluzione pacifica, che deve essere portata avanti dalla diplomazia internazionale, favorendo la costituzione di due Stati (E’ la formula “Un territorio, due Stati”: da decenni base ufficiale delle trattative israelo-palestinesi, sin dagli accordi di Oslo e di Washington del 1992- ’93, N.d.R.). Auspichiamo quindi che il Governo Israeliano faccia un passo indietro, decidendo d’ eliminare veramente i metal detector per far cessare le manifestazioni in Medio Oriente e in Europa da parte delle comunità palestinesi, arabe e musulmane.

Siamo con Papa Francesco, che condanna qualsiasi atto disumano che minacci la pace nel mondo (“Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”, ha detto il Pontefice a proposito di Gerusalemme, al termine dell’Angelus di domenica 23 luglio, N. d. R.).

“Stiamo correndo un grosso rischio”, conclude Aodi: quello d’ una mobilitazione PalestineseArabaMusulmana nel mondo per la liberazione e l’indipendenza di al-Aqsa, che potrebbe portare a una quarta intifada. Non possiamo rimanere passivi e ci appelliamo ai Governi chiedendo loro di lavorare insieme al mondo arabo per accelerare questa pace. Perché non è solo una pace tra israeliani e palestinesi, è la pace di tutta l’umanità”.

Fabrizio Federici

Immigrazione, serve
una legge europea

Lampedusa-sbarchi-immigrati“Non ci possiamo rassegnare all’idea dell’accoglienza dei migranti in un Paese solo. Dopo di che, che la cosa si potesse superare a Tallinn mi sembrava improbabile”. Così ha commentato il Premier Paolo Gentiloni a margine del G20 di Amburgo, rispondendo alle domande dei cronisti sul ‘no’ degli altri Paesi UE (ribadito appunto all’ ultimo vertice di Tallinn) all’ uso di porti europei per gli sbarchi dei migranti.

“Accogliamo positivamente la retromarcia dell’ Austria sullo schieramento del suo esercito, “antiimmigrazione”, al confine con l’Italia”, commenta Foad Aodi, Fondatore del Movimento Internazionale Uniti per Unire, presidente di AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia, nonché “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU. “Ma, concordando in questo col Premier Gentiloni, vogliamo ricordare che l’Italia, da anni, sul terreno immigrazione sta facendo uno sforzo eccezionale; e sappiamo che questo problema non può essere affrontato efficacemente senza una vera politica sovranazionale della UE. Ci vuole un’apposita legge europea sull’immigrazione: che fissi criteri precisi per passare dal caos attuale a una politica d’immigrazione programmata, e concordata coi Paesi “di partenza” mediante una serie d’accordi bilaterali internazionali ( si tratterebbe, aggiungiamo, anche di riprendere in sostanza, pur in un quadro generale molto mutato da allora, i lati migliori della “Legge Martelli” di fine anni ’80, N.d.R.) . Come proponiamo ormai dal 2000, coi nostri progetti “Buona Immigrazione” e “Buona Sanità”.

Al tempo stesso, diciamo no alle strumentalizzazioni politiche del problema immigrazione, fatte da partiti come da Governi. L’immigrazione, insomma, va affrontata sempre con due marce: quella dell’integrazione e quella della sicurezza collettiva. E tra partenze, arrivi e discussioni sullo “Ius Soli”, noi preferiamo che la diplomazia mondiale possa creare progetti per lo sviluppo, per l’occupazione e per risolvere tutti i conflitti in atto ( è di ieri la notizia che le forze irachene, sostenute dai raid aerei sotto comando americano, hanno finalmente liberato Mosul; mentre nel sudovest della Siria è scattata la tregua concordata, ai margini del G-20 di Amburgo, tra Putin e Trump, N.d.R.): così da impedire fughe di massa e fuga dei cervelli, che sono costretti a lasciare i loro Paesi”, conclude Aodi. Invitando tutti gli intellettuali, professionisti, lavoratori (italiani e d’origine straniera ), comunità, associazioni, sindacati ad impegnarsi di più in politica: “E a rafforzare la voce del nostro movimento internazionale, per il dialogo interculturale e interreligioso, “Uniti per Unire”; anche nell’ambito politico e sociale, ed è ora che noi #SCENDIAMOINCAMPO”.

Proprio nell’ottica di promuovere una buona e concreta cooperazione economica, a favore anche del dialogo interculturale e interreligioso, s’è svolta ultimamente, infatti, presso la sede dell’ Istituto Italiano di Cultura alla nostra Ambasciata di Tunisi, una tavola rotonda sulla crisi del dialogo intermediterraneo, in particolare tra i Paesi della sponda nord e quelli della sponda sud. Il convegno è stato organizzato dall’Associazione OMeGA di Roma nell’ambito del progetto (patrocinato da AMSI, Unione Medica Euromediterranea-UMEM, Comunità del mondo Arabo in italia- Co-mai, movimento Uniti per Unire, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #CRISTIANINMOSCHEA ) “Rotte Mediterranee”: partito da Cagliari il 2 luglio, e vòlto a rivitalizzare le antiche rotte del Mediterraneo (prima fra tutte, la Rotta del Corallo, percorsa da pescatori e mercanti di corallo tra Italia del sud e Tunisia), come direttrici di dialogo e cooperazione. In apertura, il presidente di OMeGA, ammiraglio Enrico La Rosa, ha sottolineato l’importanza di riattivare il dialogo intermediterraneo anche per restituire questo mare ai popoli che lo abitano, limitando l’influenza delle grandi potenze. Qualificati relatori italiani e tunisini- come Germano Dottori (LUISS), storico e analista geopolitico, e Mohammed Fantar (Università di Tunisi), scrittore e incaricato del Governo per il dialogo interculturale e interreligioso- si son soffermati, tra l’altro, sulla necessità d’una politica culturale che punti anzitutto a render di nuovo consapevoli le popolazioni mediterranee della propria storia, fatta (dall’Impero romano alla dominazione musulmana) di grandi momenti d’unità culturale, linguistica, amministrativa.

Fabrizio Federici

Morto Khalil Altoubat
un uomo di pace

khalilLe Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e il Movimento Internazionale “Uniti per Unire”, esprimono il loro dolore profondo per la scomparsa di Khalil Altoubat, consigliere politico del Presidente palestinese Abu Mazen, consigliere diplomatico di AMSI, Co-mai e Uniti per Unire, Vice Presidente dell’Unione Medica Euro Mediterranea-UMEM, membro del Consiglio per le relazioni con l’islam italiano del Ministero dell’Interno.

“La sua positività, la sua grande generosità e professionalità, che han sempre caratterizzato il suo operato, lasceranno in noi una traccia indelebile. Addio Khalil”, dichiara addolorato Foad Aodi, Presidente di AMSI, Co-mai e Uniti per Unire, dando a tutti comunicazione che sarà possibile salutare Khalil domani, 22 giugno, dalle ore 10.00 alle ore 11.30 alla camera mortuaria dell’Ospedale Gemelli, e dopo le 12.00 alla Grande Moschea di Roma. Successivamente il suo corpo sarà accompagnato in aeroporto per arrivare in Giordania, dove sarà sepolto.

Aodi ringrazia sinceramente, per le loro condoglianze in segno di affetto e di stima verso Khalil: il Ministro dell’Interno Marco Minniti; il capo gabinetto del Ministero dell’Interno, Mario Morconi; il Prefetto di Milano Luciana Lamorgese; il Vice Prefetto del Ministero dell’Interno, Dr. Maurizio Valiante, il Coordinatore del Consiglio per i Rapporti con l’Islam del Ministero dell’Interno, Prof. Paolo Naso, le ambasciate ,le comunità arabe e islamiche in Italia e i membri del Comitato #Cristianinmoschea. Un sincero ringraziamento è rivolto anche all’ambasciatrice di Palestina in Italia, Mai Al Kaila, a tutti i membri dell’Ambasciata e della Comunità palestinese in Italia e tutti gli amici comuni, italiani, arabi e di origine straniera che hanno trasmesso alle Co-mai i loro messaggi toccanti.
Chi scrive aveva conosciuto Khalil a gennaio scorso, durante la visita a Roma di Abu Mazen, esattamente all’inaugurazione, vicino San Pietro, dell’ Ambasciata palestinese preso la . Sede ( per la cui apertura, Altoubat s’era parecchio attivato, incontrando personalmente, in quei giorni, il Pontefice). Rimanendo colpito dalla sua carica di solare dinamismo: mai disgiunta, però, dalla consapevolezza dei gravi problemi che continuano ad attanagliare il Medio Oriente. Ciao, Khalil, ti auguriamo davvero d’ incontrare, di là, Nemer Ammad, Ytzhak Rabin, Hilarion Capucci, Shimon Peres,Yasser Arafat, Bettino Craxi, Giorgio La Pira: tutti gli uomini che hanno sinceramente creduto ( e combattuto) nella sfida per riportare pace e giustizia in Israele e Palestina.

Fabrizio Federici

Siria, ONU e Ue escano
dal loro torpore

Siria, oltre 125 morti, di cui 32 bambini e 12 professionisti della Sanità, 400 i feriti. AMSI e UMEM: “Chiediamo la verità, e un immediato corridoio umanitario per il popolo siriano”

siriaA proposito della grave situazione in Siria, dove nuovi raid hanno colpito le città di Idlib e Khan Shaykhun, Foad Aodi, Presidente dell’Associazione Medici d’Origine Straniera in Italia (AMSI), delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e fondatore della Confederazione Internazionale UMEM- Unione Medica Euro Mediterranea, riporta statistiche specifiche, provenienti da fonti mediche e ospedaliere “in loco”: “Esprimiamo anzitutto la nostra solidarietà al popolo siriano, ai bambini e alle donne,che sono le prime vittime d’ un massacro senza fine. La situazione è aggravata da un’altra guerra, quella dell’informazione e mediatica: le notizie riportate dalla stampa, infatti, non fanno chiarezza sulla tragedia. Stando alle fonti mediche e ospedaliere che si trovano nel Paese”, prosegue Aodi, i morti dopo l’ultimo raid ad Idlib e a Khan Shaykhun sono 125, di cui 32 sono bambini, e 12 professionisti della sanità. Le strade delle città sono cosparse di feriti e cadaveri. I feriti ammontano a 400; la maggior parte di loro riporta difficoltà respiratorie, soffocamento, lacrimazione oculare e battiti cardiaci accelerati. Chiediamo a nome delle Co-mai la verità sull’accaduto, e chiediamo all’ONU e all’Unione Europea d’uscire dal loro torpore, e attivare immediatamente un corridoio umanitario. Serve sostegno alle strutture sanitarie in Siria, attualmente in una condizione di paralisi. Mancano medici, infermieri, ambulanze e medicinali. Manca il sangue e mancano gli strumenti per effettuare interventi chirurgici d’urgenza. Lanciamo quindi il nostro appello Salviamoibambinisiriani. Speriamo che la nostra voce possa arrivare al cuore di tutti i politici che hanno il potere di decidere, e posson contribuire alla risoluzione pacifica del conflitto siriano”.

Fabrizio Federici

“Dialogo e cooperazione. Siamo con Trudeau”

trudeauSe proseguono le polemiche legate al “muslim ban”, il provvedimento – voluto dal nuovo Presidente americano Trump – che ha incontrato l’opposizione dei giudici federali di diversi Stati, primo fra tutti quello di Seattle (Illinois), James Robart, che ne ha bloccato l’applicazione ripristinando oltre 60.000 visti revocati, il Canada continua a tendere la mano a migranti e rifugiati, “proseguendo la sua politica di accoglienza”.

L’ha ribadito a Trump il primo Ministro canadese Justin Trudeau, nel corso della conferenza svoltasi il 14 febbraio alla Casa Bianca: dove ad emergere, oltre alla reciproca volontà di rafforzare la cooperazione economica, è stata la posizione antitetica delle due parti in gioco, proprio nei confronti dell’immigrazione. Nella stessa occasione, infatti, Trump ha difeso la caccia agli immigrati ancora in corso nel Paese ad opera delle forze dell’ordine: che avrebbe portato, secondo la stampa, a oltre 600 arresti.

“Siamo con Trudeau e con tutti i Paesi che difendono la democrazia e la cittadinanza globale”, dichiara Foad Aodi, medico fisiatra, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), del Movimento Internazionale “Uniti per Unire” e dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI). “La risposta ai muri costruiti nei confronti degli immigrati sta nello sviluppo di nuove realtà che dall’Italia diventino portatrici di dialogo interculturale e interreligioso, e di cooperazione socio-sanitaria”.

“Coi nostri movimenti abbiamo istituito la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (C.I.L.I.), denominata Cristianinmoschea”,  prosegue Aodi : “che unisce uomini e donne e numerose realtà delle varie religioni e laiche, per costruire ponti di dialogo e pace contro il terrorismo e le strumentalizzazioni del mondo arabo e musulmano. Adesso ci prepariamo a rendere operativa anche la Confederazione internazionale dell’Unione Medica Euromediterranea – UMEM, i cui membri provengono già da 50 Paesi Euromediterranei, per favorire l’internazionalizzazione della sanità, la ricerca e lo  scambio socio-sanitario: creando nuovi servizi e portando conoscenza in tutto il Mediterraneo. Questa è la nostra “ricetta”: coi tre  progetti congiunti “buona immigrazione”,  “buona sanità” e “Manifesto Co-mai per il dialogo e la legalità”. Già presentati alle istituzioni italiane a favore dell’integrazione, e per  contrastare certe politiche, prevalentemente di destra, che possono rallentare il processo d’ integrazione  a causa di strumentalizzazioni e dei crescenti pregiudizi”.

Al Presidente Trump, Aodi risponde anche riguardo la questione-Palestina: “Chiediamo due Stati e due popoli e una pace duratura in Medio Oriente”.”Siamo per costruire ponti, e non muri”, aggiunge, da parte sua, Khalil Altoubat, consigliere diplomatico di Co-mai e membro del Consiglio per le relazioni con l’Islam italiano. “Uno di questi é il muro di Berlino, che non è servito a bloccare i tedeschi da est a ovest ed é crollato con la forza dei popoli e del dialogo, guidato da Sua Santità Giovanni Paolo II. Invitiamo il Presidente Trump a riflettere sul fatto, essenziale, che  il 5 per cento degli scienziati americani sono immigrati, e che l’immigrazione è una risorsa per tutti noi”.

“Donald Trump si isola da solo, giorno dopo giorno mette in pericolo i valori americani con disapprovazione dei cittadini”, aggiunge .Kamel Belaitouche, Presidente dell’Associazione nordafricani in Italia e Segretario Generale di Co-mai. “Tuttavia, ha avuto un No dalla UE, che ha deciso di continuare a prendersi cura dei rifugiati. La religione musulmana fa parte del tessuto sociale americano, e non è stata importata dai terroristi. Tutti gli esseri umani nascono uguali nella loro dignità”. E Fabio Massimo Abenavoli, medico, Coordinatore del Dipartimento Cooperazione  del Movimento Uniti per Unire: “Al posto dei muri investiamo nel favorire lo sviluppo socio- economico nei Paesi d’ origine di questi nostri fratelli, costretti a lasciare i loro Paesi per disperazione”.

“Il pregiudizio religioso ed etnico é stato sempre il concime per il terrorismo, che accresce l’odio nato da interesse personale  e politico”, osserva il Dr. Mohammed Khalili, presidente della Comunità Giordana in Italia ed  esponente di Co-mai. “Tutte le religioni ribadiscono il rispetto, l’amore e la pace fra i popoli”. Conclude il Segretario generale di AMSI, Dr. Kamran Paknegad: “Come riportato dalla stampa, in tutto il mondo il popolo protesta contro i decreti legge del Presidente  Trump, definiti anticostituzionali e razzisti.Tali provvedimenti vanno combattuti da tutte le forze democratiche:  noi di AMSI saremo in prima linea. L ‘America é stata costituita da immigrati, questo non va mai dimenticato. L’islamofobia diffusa non può portare a niente di buono, la discriminazione tra i popoli non è accettabile, in un mondo che deve essere unito per combattere il terrorismo cieco”.

Fabrizio Federici

Accordo Italia – Tunisia
contro il terrorismo

mattarella-essebsi“Siamo molto contenti della posizione costruttiva e dialogante assunta dall’Italia nei confronti dei nostri Paesi d’origine: con la Tunisia, in particolare, in occasione della visita a Roma, dell’8-9 febbraio, del presidente Beji Caid Essebsi (la prima ufficiale d’ un Capo di Stato tunisino dalla rivoluzione del 2011), è stata ribadita l’importanza del dialogo, ai fini della conoscenza reciproca, e del comune impegno dei due Paesi nel combattere l’immigrazione irregolare, col suo grave carico di violenze nei confronti di bambini e donne”. E’ il commento del Prof. Foad Aodi, fisiatra, presidente di Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AMSI (Associazione Medici d’ origine Straniera in Italia) e movimento internazionale “Uniti per Unire”: realtà ora tutte unite, insieme a numerosi altre, nella CILI-Italia, Confederazione Internazionale Laica Inter religiosa.

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Nell’agenda dei colloqui tra il presidente tunisino e il premier Gentiloni, sono stati affrontati temi cruciali come la lotta congiunta all’immigrazione irregolare, la cooperazione culturale e accademica (con un programma di borse di studio e scambi), l’energia da fonti rinnovabili, la cooperazione allo sviluppo; oltre alla firma di sei accordi di cooperazione in vari settori(turismo, sanità, cooperazione allo sviluppo, energia, cultura, ricerca ed istruzione).

“Il nostro appoggio – prosegue Aodi – a quest’intesa italo-tunisina s’era già manifestato sin dall’inizio del nostro impegno a favore dei ponti coi nostri Paesi di origine: e testimoniato dalla nostra partecipazione al congresso in Tunisia (circa due anni fa) coi ministri per l’Immigrazione dei Paesi del Maghreb, organizzato dalla Lega Araba, sezione Tunisia, contro l’ immigrazione irregolare. Nonché l’autunno scorso, per la visita d’una delegazione di medici tunisini al Centro culturale tunisino di Via Cupa a Roma, e alla sede della ASl rm 4 di Civitavecchia; ora è fondamentale che la collaborazione fra Italia e Paesi del Maghreb prosegui, a salvaguardia della sovranità d’ogni Paese, ma anche della lotta a tutti i Muri, quelli già esistenti e quelli preannunciati, in questi giorni, da Donald Trump. Ribadiamo, inoltre, la nostra disponibilità a proseguire la collaborazione col Governo italiano e le altre istituzioni, nelle politiche di integrazione degli immigrati e del dialogo inter religioso, pilastri fondamentali per combattere le strumentalizzazioni sulla pelle degli immigrati e la guerra alle religioni: promuovendo iniziative coraggiose sul piano internazionale, come #Cristianinmoschea, che, organizzata dalle nostre associazioni, in tutta Italia, l’11 e 12 settembre scorso, ha ribadito la maturità, la consapevolezza e la disponibilità al dialogo tra le stesse comunità e associazioni d’origine straniera, le istituzioni italiane, il mondo cattolico e il mondo musulano, il mondo arabo ed quello laico. Contributo, questo, i cui effetti son stati importanti, probabilmente, anche per la firma, pochi giorni fa, del “Patto nazionale per un Islam italiano” tra ministero dell’ Interno e associazioni islamiche in Italia, atteso da anni : patto comprendente vari punti (albo nazionale degli imam, sermone del venerdì da tenersi in italiano, no alle moschee e agli imam “fai da te”) che da tempo eran stati sollevati e presentati, proprio da Co-mai e Uniti per Unire, al Sottosegretario del Ministero degli interni, Domenico Manzione, in un incontro congiunto presso il Viminale. Per tutto questo lavoro, ringraziamo anche Khalil Altoubat, consigliere diplomatico di Co-mai e Uniti per Unire, impegnatosi a presentare le nostre proposte in qualità di membro del Consiglio per le relazioni con l’Islam del Viminale; e ringraziamo tutte le comunità e associazioni di musulmani in questo Paese che stanno attuando una grande svolta a favore dell’unità’ del mondo musulmano in Italia, indipendentemente dai vari Paesi d’origine o ideologie politiche andando oltre le divisioni: insieme anche a convertiti e laici, per l’interesse dell’Italia e l’integrazione degli stessi musulmani qui e in Europa”. “L’unico modo per combattere seriamente l’immigrazione irregolare alla fonte – aggiunge appunto Khalil Altoubat – è concludere accordi coi Paesi del Mediterraneo (Libia, Tunisia, Marocco, ecc…): proprio la linea che sta portando avanti il ministro dell’ Interno, Marco Minniti, con la quale concordiamo pienamente”.

Fabrizio Federici

L’Italia, il Papa e
il dialogo interreligioso

papa moschea“Data la grande importanza della Santa Sede per l’Italia e per tutto il mondo, sul piano sia religioso che politico-internazionale, il pieno riconoscimento diplomatico che il Vaticano ha fatto, il 14 gennaio, dello Stato di Palestina può rappresentare una spinta molto forte perchè anche altri Paesi facciano questa scelta. Del resto, sappiamo bene quanto Papa Francesco è sensibile ai diritti di tutte le confessioni religiose e di tutti i popoli, e all’esigenza, ormai improrogabile, di rilanciare davvero il processo di pace in Medio Oriente”.
Il Dottor Khalil Altoubat, consigliere del ministro dell’Interno per le Relazioni con l’Islam Italiano, consigliere diplomatico della Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, e consigliere in Italia del presidente palestinese Abu Mazen, così commenta l’apertura ufficiale dell’ambasciata palestinese presso la Santa Sede, in Via di Porta Angelica. Cui ha partecipato in prima persona, accanto al presidente Mahmoud Abbas, alias Abu Mazen (affacciatosi, poi, rapidamente al balcone, accanto alla bandiera appena spiegata).

Che valutazione dà, in complesso, di questa visita privata di Abu Mazen a Papa Francesco?
E’ stato un incontro molto cordiale ed emozionante, con un Pontefice che ha avuto modo, inoltre, di conoscere dal vivo la tormentata situazione della Palestina, nella visita di due anni fa: e che sta lavorando in tutti i modi per riportare la pace in questa terra, culla di Cristo. Un incontro, inoltre, a pochi giorni dalla storica Risoluzione ONU del 30 dicembre: spero che anche il Governo italiano prenda atto di tutto questo, e dell’impraticabilità, per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, di altre soluzioni oltre a quella dei “Due popoli, due Stati”. E qui devo dire, anzi, che sia il ministro degli Esteri Alfano, che quello dell’Interno, Minniti, ambedue incontrati dal presidente Abbas il giorno prima, hanno ribadito l’accordo dell’ Italia con la soluzione “Due popoli, due Stati” e hanno promesso d’impegnarsi appunto su questa strada.

Lei è consigliere diplomatico della Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, e membro anche del movimento internazionale “Uniti per unire”. Due organismi che, perseguendo la via del dialogo interreligioso e interculturale, su basi laiche, ultimamente han promosso, insieme ad altri, la nascita della C.I.L.I.- Italia, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa: nata dallo sviluppo del Comitato “Cristiani in moschea” (promotore, dopo l’offensiva terroristica dell’estate scorsa, di tante iniziative per il dialogo fra cristiani e musulmani in Italia).Come dirigente di queste organizzazioni, come valuta appunto questi importanti sviluppi diplomatici?

Nella mia triplice veste, cerco di portare, su vari terreni, sempre un messaggio di pace e di avvicinamento tra i popoli: cercando di far capire che la strada per la libertà e il benessere collettivi passa sempre dal dialogo e dalla pace. La guerra- come tragicamente ci insegnano la storia e le vicende cui stiamo assistendo, in tante parti del mondo – non porta da nessuna parte. Speriamo che anche i partecipanti alla Conferenza internazionale di Parigi sul conflitto israelo-palestinese, apertasi proprio il 15 gennaio, lo comprendano”.
“Quel che è accaduto in questi ultimi tre giorni a Roma- aggiunge Foad Aodi, medico fisiatra, presidente di Co-mai e Uniti per unire – è sicuramente un fatto storico, che aiuta molto il processo della pace in Medio Oriente, nonostante le tante difficoltà che sappiamo. La Co-mai prosegue il suo impegno, con Uniti per Unire e con la C.I.L.I–Italia, a sostegno anzitutto della svolta di Papa Francesco: con la sua apertura totale all’ Islam e alle altre religioni, purchè vissute senza strumentalizzazioni politiche, e per la tutela anche dei giusti diritti di immigrati e rifugiati, nel rispetto della legge e senza scorciatoie demagogiche. Speriamo davvero che il 2017 sia l’anno d’una svolta costruttiva , per il processo di pace tra israeliani e palestinesi e per la lotta al terrorismo cieco e disumano”.
Infine, Aodi ribadisce l’urgenza che palestinesi e israeliani si mettano intorno a un tavolo per riprendere i negoziati diretti, senza interlocutori: come emerso ieri alla conferenza di Parigi, dove i leader mondiali, in rappresentanza di piu’ di 75 delegazioni, han ribadito la loro richiesta di impegnarsi fortemente, in Medio Oriente, a favore della soluzione “Due Paesi, due popoli, due Stati” .

Fabrizio Federici

Gennaio dedicato al dialogo contro il terrorismo

monoteismi-e-dialogoMentre è ancora aperta la caccia all’attentatore di Istanbul (che sembra essere un cittadino uzbeko, di nome Abdulkadir Masharipov), e, in Israele, non convince la tesi di Netanyahu che il colpevole dell’ultima strage di civili sia un militante ISIS (le brigate Qassam, ala militare di Hamas, hanno rivendicato infatti in pieno l’attacco) , in Italia, la Confederazione #Cristianinmoschea, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il movimento internazionale “Uniti per Unire”, rilanciano, per questo mese di gennaio, un appello di speranza e solidarietà nei confronti delle vittime degli attentati terroristici.

Foad Aodi, Presidente delle Co-mai e di Uniti per Unire, fondatore e portavoce di #Cristianinmoschea, invita i fedeli d’ogni credo religioso e i laici a dedicare, questo mese (come già annunciato il 1 gennaio), una preghiera e dei messaggi precisi contro il terrorismo, a favore della pace: il venerdì nelle moschee, il sabato nelle sinagoghe e la domenica nelle chiese e, in estensione, nei luoghi di culto delle altre confessioni.

Già il 31 luglio, più di 23 mila musulmani in Italia hanno risposto al precedente invito #Musulmaninchiesa e si son recati a pregare nelle chiese italiane per i loro “fratelli cristiani” a seguito degli attentati in Francia. L’11 e il 12 settembre, con l’appello #Cristianinmoschea, alla ricorrenza della festività musulmana dell’Eid Al Adha, milioni di cristiani, musulmani, ebrei, fedeli delle altre religioni e laici si sono scambiati un segno di pace, portando così avanti l’obiettivo del dialogo “porta a porta” nelle moschee, nei centri culturali, nei luoghi di culto musulmani e nelle loro case. Tutte queste iniziative godono inoltre del sostegno di oltre 2000 tra federazioni, istituti, sindacati, Università, comunità, associazioni e Ong internazionali, che compongono appunto la Confederazione #Cristianinmoschea. Che ora, più esattamente, si chiamerà C.I.L.I.: Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa.

“Dall’inizio dell’anno nuovo, e per tutto il mese di gennaio, vogliamo intensificare il nostro impegno contrastando chi porta avanti quella che, in realtà, è una guerra alle religioni (anche se mascherata da guerra di religioni): con l’unione, con la forza del dialogo, con un messaggio o una preghiera di pace”, dichiara Aodi. “Per questo motivo – aggiunge – portiamo avanti uniti e con coraggio la nostra missione internazionale, interreligiosa, interculturale e laica. Siamo tutti figli di un unico Dio di amore e di pace. Per questo, il nostro lavoro coinvolge diversi attori della società civile che appartengono a tutte le religioni o sono laici: puntando ad abbattere il muro della paura e del pregiudizio per costruire una piramide di speranza, contro la guerra alla democrazia e alla libertà”.

“Senz’altro aderisco a tale iniziativa di preghiera”; ha scritto, in risposta all’invito a partecipare alla prima di queste giornate di preghiera, domenica scorsa 8 gennaio, Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi.”E ricordo che, da Assisi, a ottobre scorso abbiamo lanciato una giornata di preghiera mensile per la pace, ogni 27 del mese, in ricordo dell’iniziativa tenuta 30 anni fa, con tutti i leader religiosi, da SGiovanni Paolo II. A questa iniziativa hanno aderito anche comunità musulmane. Faccio i migliori auguri di ogni bene”.

La ferma condanna al terrorismo è ribadita anche da vari esponenti della Confederazione #Cristianinmoschea, della Co-mai e di “Uniti per Unire”. Tra loro, Soufi Moustapha, Presidente del Congresso Islamico Europeo degli Imam, predicatore in Italia e Imam della Moschea di Cesena, afferma: “A nome del Congresso Islamico Europeo dell’Imam e come predicatore, condanno tutti gli atti barbarici, tutte le violenze: che sono dannosi sia alla società civile che all’umanità”. Citando un versetto del Corano, ” Oh gente, questa è la nostra ‘umma’ (famiglia): è un’unica umma, io sono il Vostro Signore, adoratemi” (e’ Allah che parla, chiaramente, N.d.R.), l’Imam Salameh Ashour, coordinatore del Dipartimento interreligioso delle Co-mai, commenta: “Da questo significativo versetto si rivela che la nostra umanità è unica; ancor prima di essere musulmani, ebrei, cristiani o atei siamo esseri umani. Questa consapevolezza deve essere alla base della nostra convivenza umana. Il nostro comportamento deve scaturire dai valori che sono impressi nella nostra stessa natura umana: quelli della giustizia, della pace e della fratellanza”.

Umberto Puato, Presidente di CulturAmbiente, dichiara: “Non potremo avere Pace nel Mondo senza Giustizia … e non potremo avere Futuro senza Memoria. Tutte le guerre, non hanno mai risolto alcuna pacifica convivenza, fin dai tempi più remoti, narrati nelle antiche scritture. Questa Pace per realizzarsi ha bisogno anche di concretezza: un lavoro, una famiglia, gli amici, la solidarietà, la nostra realizzazione personale, nel rispetto del Credo di ciascuno di noi e in un clima di serenità e Giustizia sociale. Il terrorismo, di qualunque genere, bellico, economico, psicologico, mina la costruzione del nostro futuro e alla fine ci danneggia tutti, al di là di ogni realtà religiosa, etnica, politica, economica e sociale”. Lucia Frustaci ed Ivon Ramzi, rispettivamente Presidente e Vice Presidente di Rise Onlus, rilasciano una dichiarazione congiunta: “L’inizio del nuovo anno era tanto atteso per cancellare dai nostri occhi il ricordo delle terribili immagini degli attentati terroristici che hanno sconvolto il cuore di tutti noi, nel corso del 2016. L’orribile ondata di sangue ci ha resi definitivamente tutti uguali, senza più distinzioni di religione, cultura o appartenenza etnica. Il dialogo fra culture – proseguono – è, allora, una strategia operativa, un metodo per superare le difficoltà, a volte il conflitto, dovuti ai diversi punti di vista possibili ed alle diverse forme espressive utilizzate. Per questo è di grande importanza il riconoscimento dell’ uguale dignità di tutte le culture (“La convivenza delle culture”, era il titolo d’un celebre saggio su questo tema,. di qualche anno fa, del mostro sacro della sociologia Franco Ferrarotti, N.d.R.): come prerequisito essenziale per la costruzione d’ una pacifica convivenza sociale”.

A questi messaggi s’aggiunge, infine, anche quello di Don. Denis Kibango, parroco presso Villasia (Guidonia) originario del Congo: “Noi che crediamo al Dio di Abramo, nostro Padre nella fede, uniamoci in preghiera per le vittime e imploriamo il Padre celeste di aiutarci a sconfiggere la piaga del terrorismo e di darci la vera pace”.

Fabrizio Federici