Gerusalemme. Co-mai: rispetto per i luoghi sacri

metaldetector“Siamo profondamente addolorati e preoccupati per la catena di scontri, per i morti e, stando alle fonte mediche locali in contatto diretto con le Co-mai, gli oltre 500 feriti a Gerusalemme e in Cisgiordania”: così Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Fondatore di CRISTIANINMOSCHEA, commenta la situazione drammatica in atto dopo la decisione del Governo Israeliano d’installare i metal detector all’ ingresso del terzo luogo sacro dell’Islam, la Moschea al-Aqsa di Gerusalemme (ad Amman, capitale della Giordania, inoltre, in una sparatoria nell’ ambasciata israeliana, scatenata da un giovane estremista giordano, sono rimasti uccisi due cittadini giordani, e un israeliano gravemente ferito).

Grazie a una telefonata tra il premier israeliano Netanyahu e il re di Giordania Abdallah, sembra ora .vicina un’ intesa che prevede, in parallelo, la rimozione dei metal detector dalla Spianata delle Moschee (ci saranno, però, telecamere di sorveglianza), e il ritorno in Israele dell’ agente di sicurezza coinvolto nell’ incidente di Amman).

I fatti di Gerusalemme han scatenato manifestazioni in tutti i Paesi arabi e nelle capitali europee, da parte di arabi e musulmani, a sostegno della Moschea, per difenderne l’ indipendenza e rivendicarne la dignità (Al-Aqsa rappresenta, infatti, un luogo di culto storico di grande importanza, non solo per i palestinesi, ma per tutto il mondo arabo e musulmano). “Non è con la provocazione e la limitazione dell’ingresso alla Moschea di al-Aqsa – prosegue Aodi – che si supera la guerra tra palestinesi e israeliani; anzi in questo modo si rallenta quel processo di pace tanto auspicato da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, fatta esclusione degli estremisti e dei terroristi. I conflitti potranno allentarsi solo con una soluzione pacifica, che deve essere portata avanti dalla diplomazia internazionale, favorendo la costituzione di due Stati (E’ la formula “Un territorio, due Stati”: da decenni base ufficiale delle trattative israelo-palestinesi, sin dagli accordi di Oslo e di Washington del 1992- ’93, N.d.R.). Auspichiamo quindi che il Governo Israeliano faccia un passo indietro, decidendo d’ eliminare veramente i metal detector per far cessare le manifestazioni in Medio Oriente e in Europa da parte delle comunità palestinesi, arabe e musulmane.

Siamo con Papa Francesco, che condanna qualsiasi atto disumano che minacci la pace nel mondo (“Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”, ha detto il Pontefice a proposito di Gerusalemme, al termine dell’Angelus di domenica 23 luglio, N. d. R.).

“Stiamo correndo un grosso rischio”, conclude Aodi: quello d’ una mobilitazione PalestineseArabaMusulmana nel mondo per la liberazione e l’indipendenza di al-Aqsa, che potrebbe portare a una quarta intifada. Non possiamo rimanere passivi e ci appelliamo ai Governi chiedendo loro di lavorare insieme al mondo arabo per accelerare questa pace. Perché non è solo una pace tra israeliani e palestinesi, è la pace di tutta l’umanità”.

Fabrizio Federici

Immigrazione, serve
una legge europea

Lampedusa-sbarchi-immigrati“Non ci possiamo rassegnare all’idea dell’accoglienza dei migranti in un Paese solo. Dopo di che, che la cosa si potesse superare a Tallinn mi sembrava improbabile”. Così ha commentato il Premier Paolo Gentiloni a margine del G20 di Amburgo, rispondendo alle domande dei cronisti sul ‘no’ degli altri Paesi UE (ribadito appunto all’ ultimo vertice di Tallinn) all’ uso di porti europei per gli sbarchi dei migranti.

“Accogliamo positivamente la retromarcia dell’ Austria sullo schieramento del suo esercito, “antiimmigrazione”, al confine con l’Italia”, commenta Foad Aodi, Fondatore del Movimento Internazionale Uniti per Unire, presidente di AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia, nonché “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU. “Ma, concordando in questo col Premier Gentiloni, vogliamo ricordare che l’Italia, da anni, sul terreno immigrazione sta facendo uno sforzo eccezionale; e sappiamo che questo problema non può essere affrontato efficacemente senza una vera politica sovranazionale della UE. Ci vuole un’apposita legge europea sull’immigrazione: che fissi criteri precisi per passare dal caos attuale a una politica d’immigrazione programmata, e concordata coi Paesi “di partenza” mediante una serie d’accordi bilaterali internazionali ( si tratterebbe, aggiungiamo, anche di riprendere in sostanza, pur in un quadro generale molto mutato da allora, i lati migliori della “Legge Martelli” di fine anni ’80, N.d.R.) . Come proponiamo ormai dal 2000, coi nostri progetti “Buona Immigrazione” e “Buona Sanità”.

Al tempo stesso, diciamo no alle strumentalizzazioni politiche del problema immigrazione, fatte da partiti come da Governi. L’immigrazione, insomma, va affrontata sempre con due marce: quella dell’integrazione e quella della sicurezza collettiva. E tra partenze, arrivi e discussioni sullo “Ius Soli”, noi preferiamo che la diplomazia mondiale possa creare progetti per lo sviluppo, per l’occupazione e per risolvere tutti i conflitti in atto ( è di ieri la notizia che le forze irachene, sostenute dai raid aerei sotto comando americano, hanno finalmente liberato Mosul; mentre nel sudovest della Siria è scattata la tregua concordata, ai margini del G-20 di Amburgo, tra Putin e Trump, N.d.R.): così da impedire fughe di massa e fuga dei cervelli, che sono costretti a lasciare i loro Paesi”, conclude Aodi. Invitando tutti gli intellettuali, professionisti, lavoratori (italiani e d’origine straniera ), comunità, associazioni, sindacati ad impegnarsi di più in politica: “E a rafforzare la voce del nostro movimento internazionale, per il dialogo interculturale e interreligioso, “Uniti per Unire”; anche nell’ambito politico e sociale, ed è ora che noi #SCENDIAMOINCAMPO”.

Proprio nell’ottica di promuovere una buona e concreta cooperazione economica, a favore anche del dialogo interculturale e interreligioso, s’è svolta ultimamente, infatti, presso la sede dell’ Istituto Italiano di Cultura alla nostra Ambasciata di Tunisi, una tavola rotonda sulla crisi del dialogo intermediterraneo, in particolare tra i Paesi della sponda nord e quelli della sponda sud. Il convegno è stato organizzato dall’Associazione OMeGA di Roma nell’ambito del progetto (patrocinato da AMSI, Unione Medica Euromediterranea-UMEM, Comunità del mondo Arabo in italia- Co-mai, movimento Uniti per Unire, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #CRISTIANINMOSCHEA ) “Rotte Mediterranee”: partito da Cagliari il 2 luglio, e vòlto a rivitalizzare le antiche rotte del Mediterraneo (prima fra tutte, la Rotta del Corallo, percorsa da pescatori e mercanti di corallo tra Italia del sud e Tunisia), come direttrici di dialogo e cooperazione. In apertura, il presidente di OMeGA, ammiraglio Enrico La Rosa, ha sottolineato l’importanza di riattivare il dialogo intermediterraneo anche per restituire questo mare ai popoli che lo abitano, limitando l’influenza delle grandi potenze. Qualificati relatori italiani e tunisini- come Germano Dottori (LUISS), storico e analista geopolitico, e Mohammed Fantar (Università di Tunisi), scrittore e incaricato del Governo per il dialogo interculturale e interreligioso- si son soffermati, tra l’altro, sulla necessità d’una politica culturale che punti anzitutto a render di nuovo consapevoli le popolazioni mediterranee della propria storia, fatta (dall’Impero romano alla dominazione musulmana) di grandi momenti d’unità culturale, linguistica, amministrativa.

Fabrizio Federici

Morto Khalil Altoubat
un uomo di pace

khalilLe Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) e il Movimento Internazionale “Uniti per Unire”, esprimono il loro dolore profondo per la scomparsa di Khalil Altoubat, consigliere politico del Presidente palestinese Abu Mazen, consigliere diplomatico di AMSI, Co-mai e Uniti per Unire, Vice Presidente dell’Unione Medica Euro Mediterranea-UMEM, membro del Consiglio per le relazioni con l’islam italiano del Ministero dell’Interno.

“La sua positività, la sua grande generosità e professionalità, che han sempre caratterizzato il suo operato, lasceranno in noi una traccia indelebile. Addio Khalil”, dichiara addolorato Foad Aodi, Presidente di AMSI, Co-mai e Uniti per Unire, dando a tutti comunicazione che sarà possibile salutare Khalil domani, 22 giugno, dalle ore 10.00 alle ore 11.30 alla camera mortuaria dell’Ospedale Gemelli, e dopo le 12.00 alla Grande Moschea di Roma. Successivamente il suo corpo sarà accompagnato in aeroporto per arrivare in Giordania, dove sarà sepolto.

Aodi ringrazia sinceramente, per le loro condoglianze in segno di affetto e di stima verso Khalil: il Ministro dell’Interno Marco Minniti; il capo gabinetto del Ministero dell’Interno, Mario Morconi; il Prefetto di Milano Luciana Lamorgese; il Vice Prefetto del Ministero dell’Interno, Dr. Maurizio Valiante, il Coordinatore del Consiglio per i Rapporti con l’Islam del Ministero dell’Interno, Prof. Paolo Naso, le ambasciate ,le comunità arabe e islamiche in Italia e i membri del Comitato #Cristianinmoschea. Un sincero ringraziamento è rivolto anche all’ambasciatrice di Palestina in Italia, Mai Al Kaila, a tutti i membri dell’Ambasciata e della Comunità palestinese in Italia e tutti gli amici comuni, italiani, arabi e di origine straniera che hanno trasmesso alle Co-mai i loro messaggi toccanti.
Chi scrive aveva conosciuto Khalil a gennaio scorso, durante la visita a Roma di Abu Mazen, esattamente all’inaugurazione, vicino San Pietro, dell’ Ambasciata palestinese preso la . Sede ( per la cui apertura, Altoubat s’era parecchio attivato, incontrando personalmente, in quei giorni, il Pontefice). Rimanendo colpito dalla sua carica di solare dinamismo: mai disgiunta, però, dalla consapevolezza dei gravi problemi che continuano ad attanagliare il Medio Oriente. Ciao, Khalil, ti auguriamo davvero d’ incontrare, di là, Nemer Ammad, Ytzhak Rabin, Hilarion Capucci, Shimon Peres,Yasser Arafat, Bettino Craxi, Giorgio La Pira: tutti gli uomini che hanno sinceramente creduto ( e combattuto) nella sfida per riportare pace e giustizia in Israele e Palestina.

Fabrizio Federici

Siria, ONU e Ue escano
dal loro torpore

Siria, oltre 125 morti, di cui 32 bambini e 12 professionisti della Sanità, 400 i feriti. AMSI e UMEM: “Chiediamo la verità, e un immediato corridoio umanitario per il popolo siriano”

siriaA proposito della grave situazione in Siria, dove nuovi raid hanno colpito le città di Idlib e Khan Shaykhun, Foad Aodi, Presidente dell’Associazione Medici d’Origine Straniera in Italia (AMSI), delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e fondatore della Confederazione Internazionale UMEM- Unione Medica Euro Mediterranea, riporta statistiche specifiche, provenienti da fonti mediche e ospedaliere “in loco”: “Esprimiamo anzitutto la nostra solidarietà al popolo siriano, ai bambini e alle donne,che sono le prime vittime d’ un massacro senza fine. La situazione è aggravata da un’altra guerra, quella dell’informazione e mediatica: le notizie riportate dalla stampa, infatti, non fanno chiarezza sulla tragedia. Stando alle fonti mediche e ospedaliere che si trovano nel Paese”, prosegue Aodi, i morti dopo l’ultimo raid ad Idlib e a Khan Shaykhun sono 125, di cui 32 sono bambini, e 12 professionisti della sanità. Le strade delle città sono cosparse di feriti e cadaveri. I feriti ammontano a 400; la maggior parte di loro riporta difficoltà respiratorie, soffocamento, lacrimazione oculare e battiti cardiaci accelerati. Chiediamo a nome delle Co-mai la verità sull’accaduto, e chiediamo all’ONU e all’Unione Europea d’uscire dal loro torpore, e attivare immediatamente un corridoio umanitario. Serve sostegno alle strutture sanitarie in Siria, attualmente in una condizione di paralisi. Mancano medici, infermieri, ambulanze e medicinali. Manca il sangue e mancano gli strumenti per effettuare interventi chirurgici d’urgenza. Lanciamo quindi il nostro appello Salviamoibambinisiriani. Speriamo che la nostra voce possa arrivare al cuore di tutti i politici che hanno il potere di decidere, e posson contribuire alla risoluzione pacifica del conflitto siriano”.

Fabrizio Federici

“Dialogo e cooperazione. Siamo con Trudeau”

trudeauSe proseguono le polemiche legate al “muslim ban”, il provvedimento – voluto dal nuovo Presidente americano Trump – che ha incontrato l’opposizione dei giudici federali di diversi Stati, primo fra tutti quello di Seattle (Illinois), James Robart, che ne ha bloccato l’applicazione ripristinando oltre 60.000 visti revocati, il Canada continua a tendere la mano a migranti e rifugiati, “proseguendo la sua politica di accoglienza”.

L’ha ribadito a Trump il primo Ministro canadese Justin Trudeau, nel corso della conferenza svoltasi il 14 febbraio alla Casa Bianca: dove ad emergere, oltre alla reciproca volontà di rafforzare la cooperazione economica, è stata la posizione antitetica delle due parti in gioco, proprio nei confronti dell’immigrazione. Nella stessa occasione, infatti, Trump ha difeso la caccia agli immigrati ancora in corso nel Paese ad opera delle forze dell’ordine: che avrebbe portato, secondo la stampa, a oltre 600 arresti.

“Siamo con Trudeau e con tutti i Paesi che difendono la democrazia e la cittadinanza globale”, dichiara Foad Aodi, medico fisiatra, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), del Movimento Internazionale “Uniti per Unire” e dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI). “La risposta ai muri costruiti nei confronti degli immigrati sta nello sviluppo di nuove realtà che dall’Italia diventino portatrici di dialogo interculturale e interreligioso, e di cooperazione socio-sanitaria”.

“Coi nostri movimenti abbiamo istituito la Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (C.I.L.I.), denominata Cristianinmoschea”,  prosegue Aodi : “che unisce uomini e donne e numerose realtà delle varie religioni e laiche, per costruire ponti di dialogo e pace contro il terrorismo e le strumentalizzazioni del mondo arabo e musulmano. Adesso ci prepariamo a rendere operativa anche la Confederazione internazionale dell’Unione Medica Euromediterranea – UMEM, i cui membri provengono già da 50 Paesi Euromediterranei, per favorire l’internazionalizzazione della sanità, la ricerca e lo  scambio socio-sanitario: creando nuovi servizi e portando conoscenza in tutto il Mediterraneo. Questa è la nostra “ricetta”: coi tre  progetti congiunti “buona immigrazione”,  “buona sanità” e “Manifesto Co-mai per il dialogo e la legalità”. Già presentati alle istituzioni italiane a favore dell’integrazione, e per  contrastare certe politiche, prevalentemente di destra, che possono rallentare il processo d’ integrazione  a causa di strumentalizzazioni e dei crescenti pregiudizi”.

Al Presidente Trump, Aodi risponde anche riguardo la questione-Palestina: “Chiediamo due Stati e due popoli e una pace duratura in Medio Oriente”.”Siamo per costruire ponti, e non muri”, aggiunge, da parte sua, Khalil Altoubat, consigliere diplomatico di Co-mai e membro del Consiglio per le relazioni con l’Islam italiano. “Uno di questi é il muro di Berlino, che non è servito a bloccare i tedeschi da est a ovest ed é crollato con la forza dei popoli e del dialogo, guidato da Sua Santità Giovanni Paolo II. Invitiamo il Presidente Trump a riflettere sul fatto, essenziale, che  il 5 per cento degli scienziati americani sono immigrati, e che l’immigrazione è una risorsa per tutti noi”.

“Donald Trump si isola da solo, giorno dopo giorno mette in pericolo i valori americani con disapprovazione dei cittadini”, aggiunge .Kamel Belaitouche, Presidente dell’Associazione nordafricani in Italia e Segretario Generale di Co-mai. “Tuttavia, ha avuto un No dalla UE, che ha deciso di continuare a prendersi cura dei rifugiati. La religione musulmana fa parte del tessuto sociale americano, e non è stata importata dai terroristi. Tutti gli esseri umani nascono uguali nella loro dignità”. E Fabio Massimo Abenavoli, medico, Coordinatore del Dipartimento Cooperazione  del Movimento Uniti per Unire: “Al posto dei muri investiamo nel favorire lo sviluppo socio- economico nei Paesi d’ origine di questi nostri fratelli, costretti a lasciare i loro Paesi per disperazione”.

“Il pregiudizio religioso ed etnico é stato sempre il concime per il terrorismo, che accresce l’odio nato da interesse personale  e politico”, osserva il Dr. Mohammed Khalili, presidente della Comunità Giordana in Italia ed  esponente di Co-mai. “Tutte le religioni ribadiscono il rispetto, l’amore e la pace fra i popoli”. Conclude il Segretario generale di AMSI, Dr. Kamran Paknegad: “Come riportato dalla stampa, in tutto il mondo il popolo protesta contro i decreti legge del Presidente  Trump, definiti anticostituzionali e razzisti.Tali provvedimenti vanno combattuti da tutte le forze democratiche:  noi di AMSI saremo in prima linea. L ‘America é stata costituita da immigrati, questo non va mai dimenticato. L’islamofobia diffusa non può portare a niente di buono, la discriminazione tra i popoli non è accettabile, in un mondo che deve essere unito per combattere il terrorismo cieco”.

Fabrizio Federici

Accordo Italia – Tunisia
contro il terrorismo

mattarella-essebsi“Siamo molto contenti della posizione costruttiva e dialogante assunta dall’Italia nei confronti dei nostri Paesi d’origine: con la Tunisia, in particolare, in occasione della visita a Roma, dell’8-9 febbraio, del presidente Beji Caid Essebsi (la prima ufficiale d’ un Capo di Stato tunisino dalla rivoluzione del 2011), è stata ribadita l’importanza del dialogo, ai fini della conoscenza reciproca, e del comune impegno dei due Paesi nel combattere l’immigrazione irregolare, col suo grave carico di violenze nei confronti di bambini e donne”. E’ il commento del Prof. Foad Aodi, fisiatra, presidente di Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia), AMSI (Associazione Medici d’ origine Straniera in Italia) e movimento internazionale “Uniti per Unire”: realtà ora tutte unite, insieme a numerosi altre, nella CILI-Italia, Confederazione Internazionale Laica Inter religiosa.

Logo Co-mai

Nell’agenda dei colloqui tra il presidente tunisino e il premier Gentiloni, sono stati affrontati temi cruciali come la lotta congiunta all’immigrazione irregolare, la cooperazione culturale e accademica (con un programma di borse di studio e scambi), l’energia da fonti rinnovabili, la cooperazione allo sviluppo; oltre alla firma di sei accordi di cooperazione in vari settori(turismo, sanità, cooperazione allo sviluppo, energia, cultura, ricerca ed istruzione).

“Il nostro appoggio – prosegue Aodi – a quest’intesa italo-tunisina s’era già manifestato sin dall’inizio del nostro impegno a favore dei ponti coi nostri Paesi di origine: e testimoniato dalla nostra partecipazione al congresso in Tunisia (circa due anni fa) coi ministri per l’Immigrazione dei Paesi del Maghreb, organizzato dalla Lega Araba, sezione Tunisia, contro l’ immigrazione irregolare. Nonché l’autunno scorso, per la visita d’una delegazione di medici tunisini al Centro culturale tunisino di Via Cupa a Roma, e alla sede della ASl rm 4 di Civitavecchia; ora è fondamentale che la collaborazione fra Italia e Paesi del Maghreb prosegui, a salvaguardia della sovranità d’ogni Paese, ma anche della lotta a tutti i Muri, quelli già esistenti e quelli preannunciati, in questi giorni, da Donald Trump. Ribadiamo, inoltre, la nostra disponibilità a proseguire la collaborazione col Governo italiano e le altre istituzioni, nelle politiche di integrazione degli immigrati e del dialogo inter religioso, pilastri fondamentali per combattere le strumentalizzazioni sulla pelle degli immigrati e la guerra alle religioni: promuovendo iniziative coraggiose sul piano internazionale, come #Cristianinmoschea, che, organizzata dalle nostre associazioni, in tutta Italia, l’11 e 12 settembre scorso, ha ribadito la maturità, la consapevolezza e la disponibilità al dialogo tra le stesse comunità e associazioni d’origine straniera, le istituzioni italiane, il mondo cattolico e il mondo musulano, il mondo arabo ed quello laico. Contributo, questo, i cui effetti son stati importanti, probabilmente, anche per la firma, pochi giorni fa, del “Patto nazionale per un Islam italiano” tra ministero dell’ Interno e associazioni islamiche in Italia, atteso da anni : patto comprendente vari punti (albo nazionale degli imam, sermone del venerdì da tenersi in italiano, no alle moschee e agli imam “fai da te”) che da tempo eran stati sollevati e presentati, proprio da Co-mai e Uniti per Unire, al Sottosegretario del Ministero degli interni, Domenico Manzione, in un incontro congiunto presso il Viminale. Per tutto questo lavoro, ringraziamo anche Khalil Altoubat, consigliere diplomatico di Co-mai e Uniti per Unire, impegnatosi a presentare le nostre proposte in qualità di membro del Consiglio per le relazioni con l’Islam del Viminale; e ringraziamo tutte le comunità e associazioni di musulmani in questo Paese che stanno attuando una grande svolta a favore dell’unità’ del mondo musulmano in Italia, indipendentemente dai vari Paesi d’origine o ideologie politiche andando oltre le divisioni: insieme anche a convertiti e laici, per l’interesse dell’Italia e l’integrazione degli stessi musulmani qui e in Europa”. “L’unico modo per combattere seriamente l’immigrazione irregolare alla fonte – aggiunge appunto Khalil Altoubat – è concludere accordi coi Paesi del Mediterraneo (Libia, Tunisia, Marocco, ecc…): proprio la linea che sta portando avanti il ministro dell’ Interno, Marco Minniti, con la quale concordiamo pienamente”.

Fabrizio Federici

L’Italia, il Papa e
il dialogo interreligioso

papa moschea“Data la grande importanza della Santa Sede per l’Italia e per tutto il mondo, sul piano sia religioso che politico-internazionale, il pieno riconoscimento diplomatico che il Vaticano ha fatto, il 14 gennaio, dello Stato di Palestina può rappresentare una spinta molto forte perchè anche altri Paesi facciano questa scelta. Del resto, sappiamo bene quanto Papa Francesco è sensibile ai diritti di tutte le confessioni religiose e di tutti i popoli, e all’esigenza, ormai improrogabile, di rilanciare davvero il processo di pace in Medio Oriente”.
Il Dottor Khalil Altoubat, consigliere del ministro dell’Interno per le Relazioni con l’Islam Italiano, consigliere diplomatico della Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, e consigliere in Italia del presidente palestinese Abu Mazen, così commenta l’apertura ufficiale dell’ambasciata palestinese presso la Santa Sede, in Via di Porta Angelica. Cui ha partecipato in prima persona, accanto al presidente Mahmoud Abbas, alias Abu Mazen (affacciatosi, poi, rapidamente al balcone, accanto alla bandiera appena spiegata).

Che valutazione dà, in complesso, di questa visita privata di Abu Mazen a Papa Francesco?
E’ stato un incontro molto cordiale ed emozionante, con un Pontefice che ha avuto modo, inoltre, di conoscere dal vivo la tormentata situazione della Palestina, nella visita di due anni fa: e che sta lavorando in tutti i modi per riportare la pace in questa terra, culla di Cristo. Un incontro, inoltre, a pochi giorni dalla storica Risoluzione ONU del 30 dicembre: spero che anche il Governo italiano prenda atto di tutto questo, e dell’impraticabilità, per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, di altre soluzioni oltre a quella dei “Due popoli, due Stati”. E qui devo dire, anzi, che sia il ministro degli Esteri Alfano, che quello dell’Interno, Minniti, ambedue incontrati dal presidente Abbas il giorno prima, hanno ribadito l’accordo dell’ Italia con la soluzione “Due popoli, due Stati” e hanno promesso d’impegnarsi appunto su questa strada.

Lei è consigliere diplomatico della Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, e membro anche del movimento internazionale “Uniti per unire”. Due organismi che, perseguendo la via del dialogo interreligioso e interculturale, su basi laiche, ultimamente han promosso, insieme ad altri, la nascita della C.I.L.I.- Italia, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa: nata dallo sviluppo del Comitato “Cristiani in moschea” (promotore, dopo l’offensiva terroristica dell’estate scorsa, di tante iniziative per il dialogo fra cristiani e musulmani in Italia).Come dirigente di queste organizzazioni, come valuta appunto questi importanti sviluppi diplomatici?

Nella mia triplice veste, cerco di portare, su vari terreni, sempre un messaggio di pace e di avvicinamento tra i popoli: cercando di far capire che la strada per la libertà e il benessere collettivi passa sempre dal dialogo e dalla pace. La guerra- come tragicamente ci insegnano la storia e le vicende cui stiamo assistendo, in tante parti del mondo – non porta da nessuna parte. Speriamo che anche i partecipanti alla Conferenza internazionale di Parigi sul conflitto israelo-palestinese, apertasi proprio il 15 gennaio, lo comprendano”.
“Quel che è accaduto in questi ultimi tre giorni a Roma- aggiunge Foad Aodi, medico fisiatra, presidente di Co-mai e Uniti per unire – è sicuramente un fatto storico, che aiuta molto il processo della pace in Medio Oriente, nonostante le tante difficoltà che sappiamo. La Co-mai prosegue il suo impegno, con Uniti per Unire e con la C.I.L.I–Italia, a sostegno anzitutto della svolta di Papa Francesco: con la sua apertura totale all’ Islam e alle altre religioni, purchè vissute senza strumentalizzazioni politiche, e per la tutela anche dei giusti diritti di immigrati e rifugiati, nel rispetto della legge e senza scorciatoie demagogiche. Speriamo davvero che il 2017 sia l’anno d’una svolta costruttiva , per il processo di pace tra israeliani e palestinesi e per la lotta al terrorismo cieco e disumano”.
Infine, Aodi ribadisce l’urgenza che palestinesi e israeliani si mettano intorno a un tavolo per riprendere i negoziati diretti, senza interlocutori: come emerso ieri alla conferenza di Parigi, dove i leader mondiali, in rappresentanza di piu’ di 75 delegazioni, han ribadito la loro richiesta di impegnarsi fortemente, in Medio Oriente, a favore della soluzione “Due Paesi, due popoli, due Stati” .

Fabrizio Federici

Gennaio dedicato al dialogo contro il terrorismo

monoteismi-e-dialogoMentre è ancora aperta la caccia all’attentatore di Istanbul (che sembra essere un cittadino uzbeko, di nome Abdulkadir Masharipov), e, in Israele, non convince la tesi di Netanyahu che il colpevole dell’ultima strage di civili sia un militante ISIS (le brigate Qassam, ala militare di Hamas, hanno rivendicato infatti in pieno l’attacco) , in Italia, la Confederazione #Cristianinmoschea, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il movimento internazionale “Uniti per Unire”, rilanciano, per questo mese di gennaio, un appello di speranza e solidarietà nei confronti delle vittime degli attentati terroristici.

Foad Aodi, Presidente delle Co-mai e di Uniti per Unire, fondatore e portavoce di #Cristianinmoschea, invita i fedeli d’ogni credo religioso e i laici a dedicare, questo mese (come già annunciato il 1 gennaio), una preghiera e dei messaggi precisi contro il terrorismo, a favore della pace: il venerdì nelle moschee, il sabato nelle sinagoghe e la domenica nelle chiese e, in estensione, nei luoghi di culto delle altre confessioni.

Già il 31 luglio, più di 23 mila musulmani in Italia hanno risposto al precedente invito #Musulmaninchiesa e si son recati a pregare nelle chiese italiane per i loro “fratelli cristiani” a seguito degli attentati in Francia. L’11 e il 12 settembre, con l’appello #Cristianinmoschea, alla ricorrenza della festività musulmana dell’Eid Al Adha, milioni di cristiani, musulmani, ebrei, fedeli delle altre religioni e laici si sono scambiati un segno di pace, portando così avanti l’obiettivo del dialogo “porta a porta” nelle moschee, nei centri culturali, nei luoghi di culto musulmani e nelle loro case. Tutte queste iniziative godono inoltre del sostegno di oltre 2000 tra federazioni, istituti, sindacati, Università, comunità, associazioni e Ong internazionali, che compongono appunto la Confederazione #Cristianinmoschea. Che ora, più esattamente, si chiamerà C.I.L.I.: Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa.

“Dall’inizio dell’anno nuovo, e per tutto il mese di gennaio, vogliamo intensificare il nostro impegno contrastando chi porta avanti quella che, in realtà, è una guerra alle religioni (anche se mascherata da guerra di religioni): con l’unione, con la forza del dialogo, con un messaggio o una preghiera di pace”, dichiara Aodi. “Per questo motivo – aggiunge – portiamo avanti uniti e con coraggio la nostra missione internazionale, interreligiosa, interculturale e laica. Siamo tutti figli di un unico Dio di amore e di pace. Per questo, il nostro lavoro coinvolge diversi attori della società civile che appartengono a tutte le religioni o sono laici: puntando ad abbattere il muro della paura e del pregiudizio per costruire una piramide di speranza, contro la guerra alla democrazia e alla libertà”.

“Senz’altro aderisco a tale iniziativa di preghiera”; ha scritto, in risposta all’invito a partecipare alla prima di queste giornate di preghiera, domenica scorsa 8 gennaio, Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi.”E ricordo che, da Assisi, a ottobre scorso abbiamo lanciato una giornata di preghiera mensile per la pace, ogni 27 del mese, in ricordo dell’iniziativa tenuta 30 anni fa, con tutti i leader religiosi, da SGiovanni Paolo II. A questa iniziativa hanno aderito anche comunità musulmane. Faccio i migliori auguri di ogni bene”.

La ferma condanna al terrorismo è ribadita anche da vari esponenti della Confederazione #Cristianinmoschea, della Co-mai e di “Uniti per Unire”. Tra loro, Soufi Moustapha, Presidente del Congresso Islamico Europeo degli Imam, predicatore in Italia e Imam della Moschea di Cesena, afferma: “A nome del Congresso Islamico Europeo dell’Imam e come predicatore, condanno tutti gli atti barbarici, tutte le violenze: che sono dannosi sia alla società civile che all’umanità”. Citando un versetto del Corano, ” Oh gente, questa è la nostra ‘umma’ (famiglia): è un’unica umma, io sono il Vostro Signore, adoratemi” (e’ Allah che parla, chiaramente, N.d.R.), l’Imam Salameh Ashour, coordinatore del Dipartimento interreligioso delle Co-mai, commenta: “Da questo significativo versetto si rivela che la nostra umanità è unica; ancor prima di essere musulmani, ebrei, cristiani o atei siamo esseri umani. Questa consapevolezza deve essere alla base della nostra convivenza umana. Il nostro comportamento deve scaturire dai valori che sono impressi nella nostra stessa natura umana: quelli della giustizia, della pace e della fratellanza”.

Umberto Puato, Presidente di CulturAmbiente, dichiara: “Non potremo avere Pace nel Mondo senza Giustizia … e non potremo avere Futuro senza Memoria. Tutte le guerre, non hanno mai risolto alcuna pacifica convivenza, fin dai tempi più remoti, narrati nelle antiche scritture. Questa Pace per realizzarsi ha bisogno anche di concretezza: un lavoro, una famiglia, gli amici, la solidarietà, la nostra realizzazione personale, nel rispetto del Credo di ciascuno di noi e in un clima di serenità e Giustizia sociale. Il terrorismo, di qualunque genere, bellico, economico, psicologico, mina la costruzione del nostro futuro e alla fine ci danneggia tutti, al di là di ogni realtà religiosa, etnica, politica, economica e sociale”. Lucia Frustaci ed Ivon Ramzi, rispettivamente Presidente e Vice Presidente di Rise Onlus, rilasciano una dichiarazione congiunta: “L’inizio del nuovo anno era tanto atteso per cancellare dai nostri occhi il ricordo delle terribili immagini degli attentati terroristici che hanno sconvolto il cuore di tutti noi, nel corso del 2016. L’orribile ondata di sangue ci ha resi definitivamente tutti uguali, senza più distinzioni di religione, cultura o appartenenza etnica. Il dialogo fra culture – proseguono – è, allora, una strategia operativa, un metodo per superare le difficoltà, a volte il conflitto, dovuti ai diversi punti di vista possibili ed alle diverse forme espressive utilizzate. Per questo è di grande importanza il riconoscimento dell’ uguale dignità di tutte le culture (“La convivenza delle culture”, era il titolo d’un celebre saggio su questo tema,. di qualche anno fa, del mostro sacro della sociologia Franco Ferrarotti, N.d.R.): come prerequisito essenziale per la costruzione d’ una pacifica convivenza sociale”.

A questi messaggi s’aggiunge, infine, anche quello di Don. Denis Kibango, parroco presso Villasia (Guidonia) originario del Congo: “Noi che crediamo al Dio di Abramo, nostro Padre nella fede, uniamoci in preghiera per le vittime e imploriamo il Padre celeste di aiutarci a sconfiggere la piaga del terrorismo e di darci la vera pace”.

Fabrizio Federici

A Natale regala
il dialogo interreligioso

dialogo-religiosoIl Comitato di #Cristianinmoschea, istituito a seguito dell’evento internazionale di dialogo interreligioso promosso, l’11-12 settembre scorsi,  dalle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e dal movimento internazionale “Uniti per Unire”, come  annunciato alla stampa nella manifestazione di Roma del 22 dicembre “A Natale regala Dialogo”, è diventato una Confederazione: che conta già  oltre 2000 adesioni da parte di realtà religiose e laiche, come  moschee, centri culturali arabi e musulmani,. ma anche Ong, sindacati, istituti, Università, comunità e associazioni internazionali cristiane ed ebraiche.

La notizia ufficiale è trasmessa da Foad Aodi, Presidente di Co-mai e Uniti per Unire, in chiusura appunto dell’iniziativa #ANataleRegalaDialogo: che ha visto unirsi Imam, rappresentanti della Chiesa, delle  altre comunità religiose e delle associazioni d’ origine straniera, per leggere messaggi di pace a favore delle vittime del terrorismo.
“Lo spirito che muove la nostra missione è  creare un’unione interculturale, interreligiosa,internazionale e laica: per sconfiggere l’ignoranza, i pregiudizi e il terrorismo creando un grande laboratorio per il vero dialogo”, dichiara Aodi. “Ringraziamo le tante realtà che ci sostengono da tutte le Regioni italiane – prosegue – e che potranno fare riferimento ad una Confederazione con un piano di lavoro preciso e degli obiettivi mirati”.
La prima stesura dell’esecutivo del Comitato, prevede come portavoce Foad Aodi; al Segretariato Generale, Nader Akkad (Siria), Imam della Moschea di Trieste; Sami Salem (Roma), Imam della Moschea “Al Fath” di Roma; Sharif Lorenzini (Puglia), portavoce del Consiglio Supremo dell’Islam in Italia (Csi) e Presidente della Comunità Islamica d’Italia (Cidi); Umberto Puato (Roma), Presidente di CulturAmbiente; Jean Claude Calisesi (Francia) Consigliere Consolare per i francesi in Italia, Santa Sede, San Marino e Malta, e Laura Frustaci, dirigente del Viminale, presidente di Rise Onlus. Al Coordinamento organizzativo, Amir Yones (Piemonte), presidente della Comunità egiziana a Torino; Ivo Pulcini, presidente dell’Associazione “Tutti per un cuore… un cuore per tutti Onlus”; Federica Battafarano, portavoce di Uniti per Unire; Fabio Massimo Abenavoli, medico, presidente di ” Emergenza Sorrisi Onlus _ Doctors for Smiling Children” (Onlus distintasi, ultimamente, soprattutto per le molte missioni a soccorso dei feriti in Siria); Saadie Kadhim (Iraq), Presidente Associazione Amicizia Italia – Iraq; Badia Rami (Marocco), Presidente Associazione “Maraa” Mohammed Khalili, medico, presidente della Comunità Giordana in Italia; l’ ammiraglio Enrico La Rosa, presidente dell’Associazione culturale “Omega”, e vari altri-  Fan parte dell’Ufficio di Presidenza di diritto, in qualità di consiglieri, i rappresentanti delle varie realtà aderenti alla Confederazione.

Gli obiettivi sono: rafforzare il ruolo delle Comunità e Associazioni d’ origine straniera, religiose e laiche, per intensificarne la collaborazione con il Governo Italiano; contrastare attraverso l’unione le guerre alle religioni e il terrorismo; organizzare iniziative e eventi congiunti che favoriscano il confronto e lo scambio tra le diverse culture e religioni; portare avanti il messaggio di pace di Papa Francesco, per valorizzare la buona convivenza tra cristiani e musulmani nei vari Paesi di origine dei fondatori del Comitato stesso; aumentare le delegazioni congiunte nei luoghi di culto di tutte le religioni, per promuovere la conoscenza; favorire i gemellaggi tra le Università Euro-mediterranee; stabilire i requisiti per l’istituzione di un albo per gli Imam in Italia, sul modello, in parte, della Francia; consentire la crescita di figure islamiche competenti che possano portare avanti una buona informazione, lavorando insieme ai laici; gettare le basi per un accordo duraturo tra i rappresentanti dell’Islam e il Governo Italiano, col coinvolgimento di tutte le realtà associative, istituzionali, religiose e laiche; collaborare con le Istituzioni italiane, per combattere il radicalismo e le “zone grigie” dove gli estremisti possono trovare terreno fertile.

“Siamo fiduciosi che il nostro messaggio d apertura arrivi a tutti. L’Italia è pronta a dimostrare che la buona convivenza esiste e le nostre iniziative ne sono esempio”, conclude Aodi, recatosi il 26 dicembre in Vaticano a festeggiare con i cristiani . Da parte loro, anche gli esponenti di #Cristianinmoschea proseguono la missione a favore del dialogo: l’Imam Nader Akkad ha partecipato in Vaticano, il 25 dicembre, alla preghiera di Natale con Papa Francesco, mentre l’Imam Sami Salem il 26  ha pranzato con i detenuti nel Carcere di Roma. In programma, una prossima riunione nazionale, che raccoglierà tutti i membri della Confederazione.

Fabrizio Federici

Il dialogo interreligioso contro il terrorismo

religione“Le Comunità del Mondo Arabo in Italia condannano fermamente gli attentati terroristici degli ultimi giorni in Turchia, Egitto, Somalia e Nigeria. Siamo con tutte le vittime di questi atti di terrore, e con i nostri fratelli cristiani e copti che vivono nei Paesi arabi”. Così Foad Aodi, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento internazionale e inter-professionale “Uniti per Unire”, commenta quella che è stata, in Paesi diversi, una stessa domenica di sangue, l’11 dicembre. Una bomba è esplosa, infatti, al Cairo nelle vicinanze della Cattedrale cristiana copta di San Marco, provocando 25 morti e 69 feriti; l’esplosione d’ un camion bomba in Somalia al porto di Mogadiscio, con tecnica “iracheno-libanese”, rivendicata dai militanti islamici di al Shabaab, ha portato a 29 morti; in Nigeria 2 “baby-kamikaze”, bambine di 7-8 anni, incredibilmente si son fatte esplodere in un mercato nel Nord- Est del Paese, ferendo 17 persone. Aggiungiamo, sempre l’11 dicembre, i due attentati accaduti nel centro di Istambul (pista principale: i curdi, il PKK oppure i separatisti del gruppo dissidente Tak), con 38 morti.

logo-co-mai“In risposta a questi attentati, che – sottolinea Aodi – sono “espressione d’ una guerra contro le religioni e non tra le religioni, e che sembrano voler spezzare vite, idee e speranza, i rappresentanti delle comunità e delle associazioni d’ origine straniera, arabe, musulmane, cristiane, religiose o laiche in Italia che hanno aderito all’evento dell’ 11 settembre scorso #Cristianinmoshea, si riuniranno nuovamente il 22 dicembre pomeriggio a Roma, al Teatro “Palco delle Valli” di Via Valsavaranche a Montesacro, attorno a un albero di Natale, per esprimere il loro messaggio d’ auguri e di pace”. I messaggi scritti dai partecipanti all’ iniziativa” #ANataleRegalaDialogo”, targata Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Movimento “Uniti per Unire”, già promotori di #Cristianinmoschea, saranno inseriti all’interno d’ una grande cesta, e letti dagli aderenti nel corso della serata. L’obiettivo è dare seguito al dialogo “porta a porta” contro il terrorismo, come già s’è fatto l’11 settembre con tante riunioni conviviali tra cristiani e mussulmani in tutta Italia, nella forza dell’unione e della buona convivenza tra le culture e le religioni.

logo-uniti-per-unire“Andiamo avanti nella consapevolezza che ciascuno di noi può essere un portatore di pace”, dichiara Aodi (“Beati i costruttori di pace”, dice chiaramente Cristo nello storico Discorso delle beatitudini, N.d.R.) “Abbiamo condiviso a settembre una Festività musulmana con tutte le religioni e adesso – prosegue – vogliamo fare del Natale, festa essenzialmente cristiana, un momento di riflessione, di incontro interreligioso e di amore. Il 22 dicembre diamo spazio alla lettura dei messaggi espressi liberamente dai partecipanti, in un clima d’ armonia e di rispetto reciproco. Questo il nostro invito, e il nostro più grande augurio”.

Tra i membri del Comitato #Cristianinmoschea, Adel Amer, Presidente della comunità egiziana in Italia, commenta: “Ringraziamo le Co-mai, che sono attente alle nostre problematiche e promuovono iniziative come questa. Riguardo a tutto quel che accade in Medio Oriente, confermiamo la nostra condanna del terrorismo cieco ed esprimiamo solidarietà nei confronti di tutte le vittime. Questi atti non ci scoraggiano; saremo sempre vigili e attenti, e combatteremo sempre il terrorismo”.

L’Ing. Giuseppe Rotunno, Segretario nazionale del Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore, l’Onlus che ha promosso il Piano europeo di microimprese per lo sviluppo di Africa e M.O., in occasione della Preghiera per la Pace dello Spirito ad Assisi il 27 ottobre, col coinvolgimento dei rappresentanti delle diverse religioni e delle Co-mai, ribadisce il suo messaggio di pace: “In occasioni come questa possiamo dare un forte segnale: che il bene vince sul male. Ciascuno nel suo piccolo può fare qualcosa per la pace, e l’unione di queste forze è sempre stata vincente su ogni guerra e ogni violenza. Con la nostra organizzazione riprendiamo dall’Europa un piano di lavoro, che favorisca l’occupazione e lo sviluppo economico creato dalle micro-imprese dell’Europa, dell’Africa e del Medio Oriente, per portare la pace nel Mediterraneo: affinché da un mare di morte torni ad essere un mare di civiltà, della civiltà dell’Amore del Padre di tutti”.

Fabrizio Federici