L’Italia, il Papa e
il dialogo interreligioso

papa moschea“Data la grande importanza della Santa Sede per l’Italia e per tutto il mondo, sul piano sia religioso che politico-internazionale, il pieno riconoscimento diplomatico che il Vaticano ha fatto, il 14 gennaio, dello Stato di Palestina può rappresentare una spinta molto forte perchè anche altri Paesi facciano questa scelta. Del resto, sappiamo bene quanto Papa Francesco è sensibile ai diritti di tutte le confessioni religiose e di tutti i popoli, e all’esigenza, ormai improrogabile, di rilanciare davvero il processo di pace in Medio Oriente”.
Il Dottor Khalil Altoubat, consigliere del ministro dell’Interno per le Relazioni con l’Islam Italiano, consigliere diplomatico della Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, e consigliere in Italia del presidente palestinese Abu Mazen, così commenta l’apertura ufficiale dell’ambasciata palestinese presso la Santa Sede, in Via di Porta Angelica. Cui ha partecipato in prima persona, accanto al presidente Mahmoud Abbas, alias Abu Mazen (affacciatosi, poi, rapidamente al balcone, accanto alla bandiera appena spiegata).

Che valutazione dà, in complesso, di questa visita privata di Abu Mazen a Papa Francesco?
E’ stato un incontro molto cordiale ed emozionante, con un Pontefice che ha avuto modo, inoltre, di conoscere dal vivo la tormentata situazione della Palestina, nella visita di due anni fa: e che sta lavorando in tutti i modi per riportare la pace in questa terra, culla di Cristo. Un incontro, inoltre, a pochi giorni dalla storica Risoluzione ONU del 30 dicembre: spero che anche il Governo italiano prenda atto di tutto questo, e dell’impraticabilità, per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, di altre soluzioni oltre a quella dei “Due popoli, due Stati”. E qui devo dire, anzi, che sia il ministro degli Esteri Alfano, che quello dell’Interno, Minniti, ambedue incontrati dal presidente Abbas il giorno prima, hanno ribadito l’accordo dell’ Italia con la soluzione “Due popoli, due Stati” e hanno promesso d’impegnarsi appunto su questa strada.

Lei è consigliere diplomatico della Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, e membro anche del movimento internazionale “Uniti per unire”. Due organismi che, perseguendo la via del dialogo interreligioso e interculturale, su basi laiche, ultimamente han promosso, insieme ad altri, la nascita della C.I.L.I.- Italia, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa: nata dallo sviluppo del Comitato “Cristiani in moschea” (promotore, dopo l’offensiva terroristica dell’estate scorsa, di tante iniziative per il dialogo fra cristiani e musulmani in Italia).Come dirigente di queste organizzazioni, come valuta appunto questi importanti sviluppi diplomatici?

Nella mia triplice veste, cerco di portare, su vari terreni, sempre un messaggio di pace e di avvicinamento tra i popoli: cercando di far capire che la strada per la libertà e il benessere collettivi passa sempre dal dialogo e dalla pace. La guerra- come tragicamente ci insegnano la storia e le vicende cui stiamo assistendo, in tante parti del mondo – non porta da nessuna parte. Speriamo che anche i partecipanti alla Conferenza internazionale di Parigi sul conflitto israelo-palestinese, apertasi proprio il 15 gennaio, lo comprendano”.
“Quel che è accaduto in questi ultimi tre giorni a Roma- aggiunge Foad Aodi, medico fisiatra, presidente di Co-mai e Uniti per unire – è sicuramente un fatto storico, che aiuta molto il processo della pace in Medio Oriente, nonostante le tante difficoltà che sappiamo. La Co-mai prosegue il suo impegno, con Uniti per Unire e con la C.I.L.I–Italia, a sostegno anzitutto della svolta di Papa Francesco: con la sua apertura totale all’ Islam e alle altre religioni, purchè vissute senza strumentalizzazioni politiche, e per la tutela anche dei giusti diritti di immigrati e rifugiati, nel rispetto della legge e senza scorciatoie demagogiche. Speriamo davvero che il 2017 sia l’anno d’una svolta costruttiva , per il processo di pace tra israeliani e palestinesi e per la lotta al terrorismo cieco e disumano”.
Infine, Aodi ribadisce l’urgenza che palestinesi e israeliani si mettano intorno a un tavolo per riprendere i negoziati diretti, senza interlocutori: come emerso ieri alla conferenza di Parigi, dove i leader mondiali, in rappresentanza di piu’ di 75 delegazioni, han ribadito la loro richiesta di impegnarsi fortemente, in Medio Oriente, a favore della soluzione “Due Paesi, due popoli, due Stati” .

Fabrizio Federici

Gennaio dedicato al dialogo contro il terrorismo

monoteismi-e-dialogoMentre è ancora aperta la caccia all’attentatore di Istanbul (che sembra essere un cittadino uzbeko, di nome Abdulkadir Masharipov), e, in Israele, non convince la tesi di Netanyahu che il colpevole dell’ultima strage di civili sia un militante ISIS (le brigate Qassam, ala militare di Hamas, hanno rivendicato infatti in pieno l’attacco) , in Italia, la Confederazione #Cristianinmoschea, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il movimento internazionale “Uniti per Unire”, rilanciano, per questo mese di gennaio, un appello di speranza e solidarietà nei confronti delle vittime degli attentati terroristici.

Foad Aodi, Presidente delle Co-mai e di Uniti per Unire, fondatore e portavoce di #Cristianinmoschea, invita i fedeli d’ogni credo religioso e i laici a dedicare, questo mese (come già annunciato il 1 gennaio), una preghiera e dei messaggi precisi contro il terrorismo, a favore della pace: il venerdì nelle moschee, il sabato nelle sinagoghe e la domenica nelle chiese e, in estensione, nei luoghi di culto delle altre confessioni.

Già il 31 luglio, più di 23 mila musulmani in Italia hanno risposto al precedente invito #Musulmaninchiesa e si son recati a pregare nelle chiese italiane per i loro “fratelli cristiani” a seguito degli attentati in Francia. L’11 e il 12 settembre, con l’appello #Cristianinmoschea, alla ricorrenza della festività musulmana dell’Eid Al Adha, milioni di cristiani, musulmani, ebrei, fedeli delle altre religioni e laici si sono scambiati un segno di pace, portando così avanti l’obiettivo del dialogo “porta a porta” nelle moschee, nei centri culturali, nei luoghi di culto musulmani e nelle loro case. Tutte queste iniziative godono inoltre del sostegno di oltre 2000 tra federazioni, istituti, sindacati, Università, comunità, associazioni e Ong internazionali, che compongono appunto la Confederazione #Cristianinmoschea. Che ora, più esattamente, si chiamerà C.I.L.I.: Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa.

“Dall’inizio dell’anno nuovo, e per tutto il mese di gennaio, vogliamo intensificare il nostro impegno contrastando chi porta avanti quella che, in realtà, è una guerra alle religioni (anche se mascherata da guerra di religioni): con l’unione, con la forza del dialogo, con un messaggio o una preghiera di pace”, dichiara Aodi. “Per questo motivo – aggiunge – portiamo avanti uniti e con coraggio la nostra missione internazionale, interreligiosa, interculturale e laica. Siamo tutti figli di un unico Dio di amore e di pace. Per questo, il nostro lavoro coinvolge diversi attori della società civile che appartengono a tutte le religioni o sono laici: puntando ad abbattere il muro della paura e del pregiudizio per costruire una piramide di speranza, contro la guerra alla democrazia e alla libertà”.

“Senz’altro aderisco a tale iniziativa di preghiera”; ha scritto, in risposta all’invito a partecipare alla prima di queste giornate di preghiera, domenica scorsa 8 gennaio, Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi.”E ricordo che, da Assisi, a ottobre scorso abbiamo lanciato una giornata di preghiera mensile per la pace, ogni 27 del mese, in ricordo dell’iniziativa tenuta 30 anni fa, con tutti i leader religiosi, da SGiovanni Paolo II. A questa iniziativa hanno aderito anche comunità musulmane. Faccio i migliori auguri di ogni bene”.

La ferma condanna al terrorismo è ribadita anche da vari esponenti della Confederazione #Cristianinmoschea, della Co-mai e di “Uniti per Unire”. Tra loro, Soufi Moustapha, Presidente del Congresso Islamico Europeo degli Imam, predicatore in Italia e Imam della Moschea di Cesena, afferma: “A nome del Congresso Islamico Europeo dell’Imam e come predicatore, condanno tutti gli atti barbarici, tutte le violenze: che sono dannosi sia alla società civile che all’umanità”. Citando un versetto del Corano, ” Oh gente, questa è la nostra ‘umma’ (famiglia): è un’unica umma, io sono il Vostro Signore, adoratemi” (e’ Allah che parla, chiaramente, N.d.R.), l’Imam Salameh Ashour, coordinatore del Dipartimento interreligioso delle Co-mai, commenta: “Da questo significativo versetto si rivela che la nostra umanità è unica; ancor prima di essere musulmani, ebrei, cristiani o atei siamo esseri umani. Questa consapevolezza deve essere alla base della nostra convivenza umana. Il nostro comportamento deve scaturire dai valori che sono impressi nella nostra stessa natura umana: quelli della giustizia, della pace e della fratellanza”.

Umberto Puato, Presidente di CulturAmbiente, dichiara: “Non potremo avere Pace nel Mondo senza Giustizia … e non potremo avere Futuro senza Memoria. Tutte le guerre, non hanno mai risolto alcuna pacifica convivenza, fin dai tempi più remoti, narrati nelle antiche scritture. Questa Pace per realizzarsi ha bisogno anche di concretezza: un lavoro, una famiglia, gli amici, la solidarietà, la nostra realizzazione personale, nel rispetto del Credo di ciascuno di noi e in un clima di serenità e Giustizia sociale. Il terrorismo, di qualunque genere, bellico, economico, psicologico, mina la costruzione del nostro futuro e alla fine ci danneggia tutti, al di là di ogni realtà religiosa, etnica, politica, economica e sociale”. Lucia Frustaci ed Ivon Ramzi, rispettivamente Presidente e Vice Presidente di Rise Onlus, rilasciano una dichiarazione congiunta: “L’inizio del nuovo anno era tanto atteso per cancellare dai nostri occhi il ricordo delle terribili immagini degli attentati terroristici che hanno sconvolto il cuore di tutti noi, nel corso del 2016. L’orribile ondata di sangue ci ha resi definitivamente tutti uguali, senza più distinzioni di religione, cultura o appartenenza etnica. Il dialogo fra culture – proseguono – è, allora, una strategia operativa, un metodo per superare le difficoltà, a volte il conflitto, dovuti ai diversi punti di vista possibili ed alle diverse forme espressive utilizzate. Per questo è di grande importanza il riconoscimento dell’ uguale dignità di tutte le culture (“La convivenza delle culture”, era il titolo d’un celebre saggio su questo tema,. di qualche anno fa, del mostro sacro della sociologia Franco Ferrarotti, N.d.R.): come prerequisito essenziale per la costruzione d’ una pacifica convivenza sociale”.

A questi messaggi s’aggiunge, infine, anche quello di Don. Denis Kibango, parroco presso Villasia (Guidonia) originario del Congo: “Noi che crediamo al Dio di Abramo, nostro Padre nella fede, uniamoci in preghiera per le vittime e imploriamo il Padre celeste di aiutarci a sconfiggere la piaga del terrorismo e di darci la vera pace”.

Fabrizio Federici

A Natale regala
il dialogo interreligioso

dialogo-religiosoIl Comitato di #Cristianinmoschea, istituito a seguito dell’evento internazionale di dialogo interreligioso promosso, l’11-12 settembre scorsi,  dalle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e dal movimento internazionale “Uniti per Unire”, come  annunciato alla stampa nella manifestazione di Roma del 22 dicembre “A Natale regala Dialogo”, è diventato una Confederazione: che conta già  oltre 2000 adesioni da parte di realtà religiose e laiche, come  moschee, centri culturali arabi e musulmani,. ma anche Ong, sindacati, istituti, Università, comunità e associazioni internazionali cristiane ed ebraiche.

La notizia ufficiale è trasmessa da Foad Aodi, Presidente di Co-mai e Uniti per Unire, in chiusura appunto dell’iniziativa #ANataleRegalaDialogo: che ha visto unirsi Imam, rappresentanti della Chiesa, delle  altre comunità religiose e delle associazioni d’ origine straniera, per leggere messaggi di pace a favore delle vittime del terrorismo.
“Lo spirito che muove la nostra missione è  creare un’unione interculturale, interreligiosa,internazionale e laica: per sconfiggere l’ignoranza, i pregiudizi e il terrorismo creando un grande laboratorio per il vero dialogo”, dichiara Aodi. “Ringraziamo le tante realtà che ci sostengono da tutte le Regioni italiane – prosegue – e che potranno fare riferimento ad una Confederazione con un piano di lavoro preciso e degli obiettivi mirati”.
La prima stesura dell’esecutivo del Comitato, prevede come portavoce Foad Aodi; al Segretariato Generale, Nader Akkad (Siria), Imam della Moschea di Trieste; Sami Salem (Roma), Imam della Moschea “Al Fath” di Roma; Sharif Lorenzini (Puglia), portavoce del Consiglio Supremo dell’Islam in Italia (Csi) e Presidente della Comunità Islamica d’Italia (Cidi); Umberto Puato (Roma), Presidente di CulturAmbiente; Jean Claude Calisesi (Francia) Consigliere Consolare per i francesi in Italia, Santa Sede, San Marino e Malta, e Laura Frustaci, dirigente del Viminale, presidente di Rise Onlus. Al Coordinamento organizzativo, Amir Yones (Piemonte), presidente della Comunità egiziana a Torino; Ivo Pulcini, presidente dell’Associazione “Tutti per un cuore… un cuore per tutti Onlus”; Federica Battafarano, portavoce di Uniti per Unire; Fabio Massimo Abenavoli, medico, presidente di ” Emergenza Sorrisi Onlus _ Doctors for Smiling Children” (Onlus distintasi, ultimamente, soprattutto per le molte missioni a soccorso dei feriti in Siria); Saadie Kadhim (Iraq), Presidente Associazione Amicizia Italia – Iraq; Badia Rami (Marocco), Presidente Associazione “Maraa” Mohammed Khalili, medico, presidente della Comunità Giordana in Italia; l’ ammiraglio Enrico La Rosa, presidente dell’Associazione culturale “Omega”, e vari altri-  Fan parte dell’Ufficio di Presidenza di diritto, in qualità di consiglieri, i rappresentanti delle varie realtà aderenti alla Confederazione.

Gli obiettivi sono: rafforzare il ruolo delle Comunità e Associazioni d’ origine straniera, religiose e laiche, per intensificarne la collaborazione con il Governo Italiano; contrastare attraverso l’unione le guerre alle religioni e il terrorismo; organizzare iniziative e eventi congiunti che favoriscano il confronto e lo scambio tra le diverse culture e religioni; portare avanti il messaggio di pace di Papa Francesco, per valorizzare la buona convivenza tra cristiani e musulmani nei vari Paesi di origine dei fondatori del Comitato stesso; aumentare le delegazioni congiunte nei luoghi di culto di tutte le religioni, per promuovere la conoscenza; favorire i gemellaggi tra le Università Euro-mediterranee; stabilire i requisiti per l’istituzione di un albo per gli Imam in Italia, sul modello, in parte, della Francia; consentire la crescita di figure islamiche competenti che possano portare avanti una buona informazione, lavorando insieme ai laici; gettare le basi per un accordo duraturo tra i rappresentanti dell’Islam e il Governo Italiano, col coinvolgimento di tutte le realtà associative, istituzionali, religiose e laiche; collaborare con le Istituzioni italiane, per combattere il radicalismo e le “zone grigie” dove gli estremisti possono trovare terreno fertile.

“Siamo fiduciosi che il nostro messaggio d apertura arrivi a tutti. L’Italia è pronta a dimostrare che la buona convivenza esiste e le nostre iniziative ne sono esempio”, conclude Aodi, recatosi il 26 dicembre in Vaticano a festeggiare con i cristiani . Da parte loro, anche gli esponenti di #Cristianinmoschea proseguono la missione a favore del dialogo: l’Imam Nader Akkad ha partecipato in Vaticano, il 25 dicembre, alla preghiera di Natale con Papa Francesco, mentre l’Imam Sami Salem il 26  ha pranzato con i detenuti nel Carcere di Roma. In programma, una prossima riunione nazionale, che raccoglierà tutti i membri della Confederazione.

Fabrizio Federici

Il dialogo interreligioso contro il terrorismo

religione“Le Comunità del Mondo Arabo in Italia condannano fermamente gli attentati terroristici degli ultimi giorni in Turchia, Egitto, Somalia e Nigeria. Siamo con tutte le vittime di questi atti di terrore, e con i nostri fratelli cristiani e copti che vivono nei Paesi arabi”. Così Foad Aodi, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento internazionale e inter-professionale “Uniti per Unire”, commenta quella che è stata, in Paesi diversi, una stessa domenica di sangue, l’11 dicembre. Una bomba è esplosa, infatti, al Cairo nelle vicinanze della Cattedrale cristiana copta di San Marco, provocando 25 morti e 69 feriti; l’esplosione d’ un camion bomba in Somalia al porto di Mogadiscio, con tecnica “iracheno-libanese”, rivendicata dai militanti islamici di al Shabaab, ha portato a 29 morti; in Nigeria 2 “baby-kamikaze”, bambine di 7-8 anni, incredibilmente si son fatte esplodere in un mercato nel Nord- Est del Paese, ferendo 17 persone. Aggiungiamo, sempre l’11 dicembre, i due attentati accaduti nel centro di Istambul (pista principale: i curdi, il PKK oppure i separatisti del gruppo dissidente Tak), con 38 morti.

logo-co-mai“In risposta a questi attentati, che – sottolinea Aodi – sono “espressione d’ una guerra contro le religioni e non tra le religioni, e che sembrano voler spezzare vite, idee e speranza, i rappresentanti delle comunità e delle associazioni d’ origine straniera, arabe, musulmane, cristiane, religiose o laiche in Italia che hanno aderito all’evento dell’ 11 settembre scorso #Cristianinmoshea, si riuniranno nuovamente il 22 dicembre pomeriggio a Roma, al Teatro “Palco delle Valli” di Via Valsavaranche a Montesacro, attorno a un albero di Natale, per esprimere il loro messaggio d’ auguri e di pace”. I messaggi scritti dai partecipanti all’ iniziativa” #ANataleRegalaDialogo”, targata Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e Movimento “Uniti per Unire”, già promotori di #Cristianinmoschea, saranno inseriti all’interno d’ una grande cesta, e letti dagli aderenti nel corso della serata. L’obiettivo è dare seguito al dialogo “porta a porta” contro il terrorismo, come già s’è fatto l’11 settembre con tante riunioni conviviali tra cristiani e mussulmani in tutta Italia, nella forza dell’unione e della buona convivenza tra le culture e le religioni.

logo-uniti-per-unire“Andiamo avanti nella consapevolezza che ciascuno di noi può essere un portatore di pace”, dichiara Aodi (“Beati i costruttori di pace”, dice chiaramente Cristo nello storico Discorso delle beatitudini, N.d.R.) “Abbiamo condiviso a settembre una Festività musulmana con tutte le religioni e adesso – prosegue – vogliamo fare del Natale, festa essenzialmente cristiana, un momento di riflessione, di incontro interreligioso e di amore. Il 22 dicembre diamo spazio alla lettura dei messaggi espressi liberamente dai partecipanti, in un clima d’ armonia e di rispetto reciproco. Questo il nostro invito, e il nostro più grande augurio”.

Tra i membri del Comitato #Cristianinmoschea, Adel Amer, Presidente della comunità egiziana in Italia, commenta: “Ringraziamo le Co-mai, che sono attente alle nostre problematiche e promuovono iniziative come questa. Riguardo a tutto quel che accade in Medio Oriente, confermiamo la nostra condanna del terrorismo cieco ed esprimiamo solidarietà nei confronti di tutte le vittime. Questi atti non ci scoraggiano; saremo sempre vigili e attenti, e combatteremo sempre il terrorismo”.

L’Ing. Giuseppe Rotunno, Segretario nazionale del Comitato di Collegamento di Cattolici per una Civiltà dell’Amore, l’Onlus che ha promosso il Piano europeo di microimprese per lo sviluppo di Africa e M.O., in occasione della Preghiera per la Pace dello Spirito ad Assisi il 27 ottobre, col coinvolgimento dei rappresentanti delle diverse religioni e delle Co-mai, ribadisce il suo messaggio di pace: “In occasioni come questa possiamo dare un forte segnale: che il bene vince sul male. Ciascuno nel suo piccolo può fare qualcosa per la pace, e l’unione di queste forze è sempre stata vincente su ogni guerra e ogni violenza. Con la nostra organizzazione riprendiamo dall’Europa un piano di lavoro, che favorisca l’occupazione e lo sviluppo economico creato dalle micro-imprese dell’Europa, dell’Africa e del Medio Oriente, per portare la pace nel Mediterraneo: affinché da un mare di morte torni ad essere un mare di civiltà, della civiltà dell’Amore del Padre di tutti”.

Fabrizio Federici

Donald Trump presidente.
I timori della Co-mai

Donald Trump

Donald Trump

“Gli USA hanno un nuovo presidente, che s’ insedierà il 20 gennaio alla fine dell’attuale presidenza. L’elezione di Donald Trump viene accolta dalla Co-mai con il rispetto dovuto all’ opinione pubblica americana, che s’è espressa democraticamente. Come Co-mai, le comunità del mondo arabo in italia, rispettiamo il voto, indicativo della volontà popolare americana, ma non possiamo nascondere la preoccupazione derivante da dichiarazioni rilasciate, e intenti manifestati, dal neo eletto e dai suoi amici in Europa: in tema, soprattutto, di immigrazione, donne, politica estera, islam e mondo arabo” .

Così Foad Aodi, Presidente delle Co-mai e preside della facoltà di Scienze della Riabilitazione e Fisioterapia dell’ Università anglo-cattolica “Unisanpaolo”, ribadisce un deciso no alle politiche di fomentazione dell’odio razziale e religioso in America e in occidente, e sottolinea come “l’ America è da sempre la culla dell’immigrazione; non crediamo che oggi possa istigare allo scontro razziale, o peggio, considerare plausibili le idee di deportazione dei migranti e innalzamento di muri”.
Il voto americano, contro le aspettative, ha premiato il candidato che ha incarnato e alimentato le paure della classe media: “Noi non crediamo nell’odio e nella paura”, prosegue Aodi, “ma nel dialogo e nel confronto. Ci auguriamo che s’arrivi presto alla definizione d’ un’ agenda internazionale che abbia come priorità i conflitti irrisolti nel Medio Oriente, a partire dalla causa palestinese, la questione dell’immigrazione e il dialogo con l’islam ed il mondo arabo. Ma non ci illudiamo che sia un percorso semplice, oggi più che mai”. “Temiamo – conclude il preside – la linea interventista annunciata da Trump; non dimentichiamo che la stessa politica negli ultimi anni ha dato via a guerre e conflitti in Medio Oriente ancora aperti, come in Afghanistan e Iraq; e ha alimentato la sfiducia del mondo arabo ed islamico nei confronti della diplomazia americana, che negli ultimi anni in sostanza ha fatto un gioco di rimessa”.

Come giornalisti commentatori di politica estera, pur condividendo in buona parte l’analisi, e le preoccupazioni, del prof. Aodi (che rappresenta più associazioni e organismi), sentiamo però di poter portare, al dibattito, anche qualche contributo, se non positivo, almeno meno preoccupante. Nelle sue primissime dichiarazioni dopo la vittoria, infatti, Trump ha ribadito (copiando Sandro Pertini? Ammesso che sappia chi era…!) che vorrà essere il presidente “di tutti gli americani”, e che il suo Governo non guarderà nè all’etnia, nè alla fede religiosa dei governati. L’esperienza della politica insegna poi che le “sparate” populiste e xenofobe (alla Bossi o alla Lepen, per intenderci), come, nel caso di Trump, il progetto d’erigere un muro antiimmigrazione al confine col Messico (il quale, tra l’altro, con le sue dissestate finanze, non sarebbe certo disposto a contribuire…), il più delle volte vengon ridimensionate non tanto da un rinsavimento dei loro autori, ma dalla dura realtà della quotidiana direzione d’un Paese. Certo l’elezione di Trump – personaggio a metà, diremmo, tra Berlusconi e Grillo, tra il classico miliardario che si butta in politica e il populista antipolitico, originario spesso dello spettacolo – s’inserisce in un fenomeno, ormai mondiale, di disgusto della gran parte dell’opinione pubblica per i politici di professione, ormai coinvolti sino al collo nel fango del potere: ecco il motivo principale dei successi dei vari Trump, Farage, Le Pen, Zhirinowskij, Fortuym, e Silvio Berlusconi (il fenomeno, non dimentichiamo, è partito dagli anni ’90).

Ma un conto è fare il leader d’un movimento populista pur forte e diffuso, un altro assai diverso è governare quotidianamente un grande Paese. Erano altri tempi, certo: ma, tanto per restare in tema USA, non dimentichiamo che il populista, ultraliberista e guerrafondaio Reagan, alla prova dei fatti si rivelò il presidente che avviò il grande disarmo nucleare insieme a Gorbaciov, limitò al massimo le avventure militari e – come prevedeva nel marzo 1988, su “Panorama”, un economista di stampo kennediano come Kenneth Galbraith – sarebbe stato costretto, negli ultimi anni del suo secondo mandato, a limitare drasticamente i piani di ridimensionamento dell’ intervento pubblico in economia (come in effetti fu: al punto di apparire, in confronto al Bush Jr.d’un decennio piu’ tardi, un pericoloso socialista di stampo europeo…!). Comunque, tornando più stettamente a Trump, è indubbio che oggi, anche in USA, le cose stanno cambiando da piu’ punti di vista, anche se, a volte, in modo apparentemente contrastante. Alla richiesta di liberismo, anzitutto di meno tasse, emergente, da anni, in consistenti settori della “middle class” (cui ha prontamente risposto il “tycoon” repubblicano), s’ affianca oggi, per la prima volta nella storia statunitense, un altrettanto consistente (pur spesso inconsapevole) “richiesta di socialdemocrazia”, quantomeno d’un maggiore Stato sociale: da parte non solo dei lavoratori dipendenti (anche d’orientamento repubblicano), ma anche di nuclei non trascurabili dei ceti medi intellettuali. Questo, grazie anche ai progressi fatti su questa strada, pur fra tante incertezze e difficoltà, dall’amministrazione Obama (vedi anzitutto la riforma sanitaria). Mentre il successo riscosso mesi fa, nelle primarie del Partito democratico, da Bernie Sanders, politico più vicino ai socialdemocratici europei che ai classici “democrat” USA, lo dimostra in pieno.

Fabrizio Federici

“Cristiani in moschea”
contro il terrorismo

moschea-roma“Ha vinto l’Italia, hanno vinto gli italiani di tutte le religioni e di tutte le provenienze, i cristiani, i musulmani e i laici che credono nell’apertura e non nella chiusura. E siamo stati uniti per abbattere il muro del silenzio, dell’indifferenza e della confusione, sviluppando il dialogo interreligioso e interculturale e facendo crollare qualsiasi strumentalizzazione del mondo arabo e islamico” . Così Foad Aodi, medico fisiatra, presidente delle Comunità del Mondo arabo in Italia (Co-Mai) e del movimento internazionale “Uniti per unire”, commenta i risultati dell’iniziativa “Cristiani in moschea”, dell’11-12 settembre: esattamente simmetrica a quella di domenica 31 luglio, che, dopo lo stillicidio di attentati dell’integralismo islamico in Europa, vide circa 23.000 mussulmani entrare nelle chiese italiane, manifestando solidarietà all’Occidente colpito.

In varie regioni d’Italia, molte associazioni islamiche e moschee, appunto quest’ultimo finesettimana e inizio settimana, hanno aperto le porte a visitatori di tutte le fedi, liberi credenti e laici; organizzando anche migliaia di cene di fraternità (2.000 solo a Roma). Per la prima volta nella storia, la festività musulmana dell’ “Eid Al Adha” (12 settembre, celebrante i valori, essenziali per l’Islam, della fede e della piena sottomissione a Dio) in tutta Italia è stata onorata insieme a cristiani, laici, cittadini d’ origine straniera e rappresentanti delle istituzioni: a Torino nel parco di Dora, a Como in Piazza D’Armi, a Mestre al Varco di San Giuliano; a Corciano (Perugia), in moschea coi rappresentanti di Croce Rossa e istituzioni; a Napoli, in Piazza Garibaldi; a Bari presso il padiglione della Fiera del Levante, col patrocinio del Comune; a Catania nel centro sportivo in Via Zurria, e a Milazzo sul lungomare Garibaldi. A Roma, lo scambio degli auguri è avvenuto, oltre che nelle moschee (anzitutto quella di via della Magliana), anche in tre luoghi pubblici: Largo Preneste, Torpignattara (zona dov’ è presente una folta comunità islamica) e Piazza Vittorio, vera e propria “icona” dell’integrazione (con la sua celebre “Orchestra” cinematografica…). A Ladispoli, sulla costa laziale, è intervenuto l’imam Salameh Ashour, presidente della comunità palestinese del Lazio.

Evidenti, i motivi della scelta delle date: l’11 settembre, quindicesimo anniversario di quell’attentato alle torri Gemelle che ha cambiato per sempre la storia del mondo; e lunedì 12, con la ricordata festa dell’ “Eid Al Adha”. “Con quest’iniziativa, ispirata a princìpi e metodi d’un integrazione “porta a porta”, che parte letteralmente dal pianerottolo di casa, per mettere in moto un movimento popolare”, ha precisato Aodi, che è anche “Focal Point” per l’integrazione, in Italia, per l’Alleanza delle civiltà (UNAoC), organismo ONU, “vogliamo dare scacco matto al terrorismo, in nome dei valori essenziali di democrazia, libertà, laicità, reciproco rispetto nei rapporti fra Stato, Islam e altre confessoni religiose; ma anche all’individualismo e alla smania di protagonismo che spesso, purtroppo, hanno rovinato l’Islam italiano. Ben 2.000 comunità, associazioni e federazioni, su base nazionale e internazionale, hanno aderito, e, su 1.400 associazioni e centri musulmani contattati, circa 1.200 hanno risposto.

In pratica, il 93% del mondo arabo in Italia; e il 93% di tutte le comunità straniere (non solo arabe, cioè) esistenti in Italia. Mentre si può stimare in 3 milioni circa, di cui un milione e mezzo di musulmani (in Italia ci sono complessivamente, 2 milioni di credenti islamici, N.d.R.), il numero complessivo dei partecipanti a questa manifestazione dell’11-12 settembre. Appunto per questo – ha aggiunto il “Focal Point” – sono indignato per le dichiarazioni di Abdellah Redouane, Direttore del Centro islamico culturale alla grande Moschea di Roma: che ha rifiutato il nostro invito con la motivazione, ribadita non a noi ma alle agenzie di stampa, che noi organizzatori vivremmo in un mondo puramente virtuale, fuori della realtà”.

foad-11-settembre

Foad Aodi, presidente Co-Mai e Uniti per Unire, e Carmelo Barbagallo, segretario generale UIL

Importante la partecipazione, alla moschea romana “Al Fath” di Via della Magliana, di Carmelo Barbagallo, segretario generale UIL. “Da laico – ha detto Barbagallo – sinceramente non molto credente, penso però che tutti hanno diritto di esercitare pienamente la libertà di coscienza e di culto”. Il segretario UIL ha ricordato la sua esperienza personale, su questi terreni, di tanti anni fa nel sud della Sicilia, a Mazara del Vallo, già allora, negli anni ’80, piena di immigrati extracomunitari. “A Roma, poi, organizzammo, come sindacato, una prima protesta al Foro Italico, a sostegno del diritto degli immigrati ad avere dei luoghi di culto; e l’assessore capitolino competente, socialista, finalmente assegnò loro una moschea provvisoria. Nel maggio 1987, 40mo anniversario della strage di Portella della Ginestra, per la commemorazione (insieme anche a Pizzinato, Carniti, ecc…), organizzammo, per la prima volta, dei pulmann insieme anche agli immigrati. Oggi, questo nostro impegno traspare anzitutto dal fatto che, nello spirito della Costituzione, stipuliamo contratti nazionali di lavoro validi per tutti i lavoratori, non solo italiani. Volevamo organizzare , con CISL, CGIL e i leader delle varie comunità religiose, un Primo maggio multireligioso; non vi siamo riusciti, ma senz’altro entro la fine dell’anno organizzeremo un’iniziativa interreligiosa”. E Gianna Fracassi, della segreteria nazionale CGIL: “Come han giocato un ruolo importante, tanti anni fa, nella sconfitta del terrorismo rosso e nero, così le organizzazioni sindacali devono fare, oggi, contro il terrorismo su base etnico-religiosa, per l’abbattimento dei muri in tutti i sensi”.

Sono intervenuti, poi, Vanessa Frazier, ambasciatrice di Malta in Italia (“Solo promuovendo la conoscenza reciproca si possono abbattere i muri dell’intolleranza e dell’indifferenza, avviando politiche di concreta, e non demagogica, solidarietà”), il rappresentante della Lega Araba, il Presidente onorario di AVIS Roma, il pastore anglicano Mauro Contili, segretario generale dell’ Università Anglicano-cattolica “San Paolo apostolo” ( “Questa di Co-Mai e Uniti per unire è un’iniziativa che, direi, riguarda il futuro di tutta l’umanità. Le differenze tra i popoli devono essere non annullate, ma valorizzate , in un quadro di dialogo e solidarietà reciproca: all’insegna non d’un buonismo ipocrita, ma d’un confronto franco e aperto”) ; e altri presidenti di associazioni, comunità e Ong arabe, straniere e su base internazionale. Stefania Catallo, presidente del Centro contro la violenza sulle donne “Marie Anne Erize” di Torbellamonaca, ha evidenziato l’importanza, oggi, d’una vera “rivoluzione culturale” in tutti i rapporti, tra le nazioni, i popoli e i sessi.

Le Comunità arabe, musulmane e bengalesi aderite all’appello “Cristiani in moschea”, infine, hanno annunciato il prossimo invio d’un comitato nelle zone colpite dal terremoto di fine agosto, per portare ai terremotati cibo e aiuti: proseguendo il sostegno già manifestato dall’Associazione Medici d’origine Straniera in Italia (AMSI, anch’essa tra i promotori di “Cristiani in moschea”) e “Uniti per Unire”.

Fabrizio Federici

Un’alleanza che fa paura:
pazzia e terrorismo

Nizza attentato terrorismo

Molti bambini hanno perso la vita nella strage di Nizza

Le dinamiche dell’ ultimo attentato di  Ansbach in cui il 27nne Mohammed Deel, rifugiato siriano affetto da disturbi mentali, prima di uccidersi ha fatto esplodere una bomba nei pressi d’un concerto (con una stima temporanea di 12 feriti,di cui 3 gravi), e la strage del centro commerciale di Monaco di Baviera, opera del 18nne, tedesco d’origini iraniane, Aly Sonboly (cui va aggiunta l’aggressione su un treno – cinque feriti –  compiuta, giorni fa, dal 17nne afghano Muhammad Rayad, vicino Wurtzburg, ancora in Baviera),  presentano forti analogie, che non possono non far riflettere.
Come anche per la strage di Nizza del 14 luglio, si tratta sempre di individui non solo molto giovani (delle ultimissime generazioni mussulmane: cresciuti – anche quando non immigrati in Occidente – tra precarietà della vita e appelli alla “Jihad”), quindi lontani da un adeguato equlibrio psicosomatico e da una piena maturazione morale e intellettuale. Ma anche psichicamente instabili, se non disturbati (Sonboly, l’attentatore di Monaco, era, a quanto sembra,  ossessionato dal desiderio di ripetere l'”impresa” di Anders Breivik del 2011 ad Oslo; mentre la polizia bavarese ha arrestato un ragazzo di 16 anni, possibile complice di Somboly, in passato ricoverato con lui nel reparto psichiatrico  dell’ospedale di Harlaching).

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Anders Breivik, autore della strage di Utoya

Se aggiungiamo i forti problemi economici dell’attentatore di Nizza (possibile molla d’adesione a un’impresa criminale magari adeguatamente retribuita), il quadro sembra completo. Siamo, insomma, tra Marinus van der Lubbe (il giovane minorato condannato ufficialmente, nel ’33, per l’incendio del Reichstag) e Lee Harvey Oswald: cioè di fronte ad individui in cui giovane età, immaturità intellettuale (con conseguente facile permeabilità ad ideologie tanto criminali quanto seducenti), disturbi psichici e difficoltà pratico-economiche formano un cocktail micidiale. In cui – come la storia insegna – risulta poi difficile capire il “dosaggio” dei singoli ingredienti; e, soprattutto, sino a che punto il killer sia stato strumento d’un preciso complotto o, invece, abbia agito abbastanza autonomamente, salvo poi esser “recuperato” e pienamente “naturalizzato” – per ovvio interesse, anzitutto massmediatico –  dalle centrali del terrore.

Muhammad Riayad, terrorista

Muhammad Riayad, terrorista 17enne afghano che una settimana fa con ascia e coltello ha ferito 5 passeggeri di un treno tedesco prima di essere ucciso dalla polizia

Tra le voci levatesi a condannare l’escalation degli attentati e la conseguente minaccia all’equilibrio psicologico della gente sul piano della stessa vita quotidiana, quella anche di Foad Aodi, medico fisiatra, “Focal Point” per l’Integrazione, in Italia, per l’ Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU per il dialogo interculturale e interreligioso, e Presidente del movimento “Uniti per Unire”, dell’Associazione dei Medici d’ Origine Straniera in Italia (AMSI) e delle Comunità del Mondo  Arabo in Italia (Co-mai). “Dal profilo degli ultimi terroristi”, rileva Aodi, “si evince che si tratta di individui disturbati a livello psicologico, in difficoltà economiche e che, soprattutto, non sono veri musulmani.
Urge un intervento contro i disagi sociali e psicologici degli immigrati. Il Daesh sfrutta i singoli per fare propaganda e accrescere il suo “franchising del terrore”: che si sta moltiplicando anche proprio per i disagi psicologici ,economici e sociali vissuti dai  killer. Queste persone colmano un vuoto con la violenza, e attirano i media e l’attenzione mondiale”. A questo punto, Aodi definisce i punti di quello che è il “Manifesto” propositivo – rivolto fortemente anche alle istituzioni – d’ una vera e propria ” Alleanza Medica – Culturale-Religiosa” tra le organizzazioni che a lui fan capo, contro burattinai e manutengoli del terrore: “Ci proponiamo di sostenere nuove politiche congiunte a favore dei punti seguenti:
1) integrazione , attraverso una vera legge europea per l’immigrazione, col rispetto del principio diritti e doveri;
2) maggior prevenzione e sicurezza, coinvolgendo tutte le comunità e associazioni straniere e religiose;
3) istituzione del dipartimento “Medicina internazionale contro il terrorismo”;
4)  ritorno alla visita medica alla base del servizio militare, sempre a fini di prevenzione;
5) maggior prevenzione nelle scuole, contro i fenomeni di bullismo e le discriminazioni su basi religiose e razziali;
6) archiviare  la cattiva informazione, e le strumentalizzazioni politiche di fatti gravi;
7)promuovere tavoli di lavoro Inter-religiosi e  interculturali, a livello sia religioso  che nazionale;
8) Istituzione di un Albo per gli Imam, che preveda anche l’insegnamento della lingua e cultura italiane ,un’ adeguata formazione civica e la conoscenza dell’ ordinamento italiano ( misure queste, osserviamo, di tipo francese; sembrerebbe muoversi in questo senso, anche il recentissimo progetto del Centro culturale islamico d’Italia, gestore della moschea di Roma, per corsi d’italiano per tutti gli imam, da tenere il sabato, in accordo co Viminale, N.d.R.);
9)intensificare l’istruzione senza confini e la  cooperazione internazionale ed economica coi nostri Paesi d’ origine, mediante i servizi socio-sanitari;
10)promuovere campagne di prevenzione ed aggiornamento professionale in sanità e immigrazione”, per tutti gli operatori sanitari e culturali.

Fabrizio Federici

Hollande: intensificheremo gli attacchi in Siria e Iraq

Il presidente si è rivolto ai francesi dalla tv nella notte per confernare la lotta al terrorismo e annunciare la prosecuzione dello stato di emergenza. L’attentato di Nizza ha sconvolto il mondo civile. Messaggi di cordoglio sono giunti a Parigi da ogni parte del mondo con la condanna per quanto avvenuto. Renzi: ” I terroristi non l’avranno vinta, mai”. Nencini: “Se questa non è una guerra, seppur di tipo nuovo, cos’è”?


François HollandeIl presidente francese François Hollande, ha rivolto alle 4 della notte un messaggio ai francesi. Hollande ha sottolineato la ‘mostruosità’ di quanto avvenuto, la certezza che si fosse davanti a un attacco terroristico e la convinzione che ‘tutta la Francia è sotto la minaccia del terrorismo islamico’. Il presidente francese ha poi annunciato la promulgazione di un nuovo decreto per prolungare di altri tre mesi lo stato di emergenza che era stata deciso dopo gli attentati contemporanei a Parigi del 13 novembre scorso che avevano fatto 130 morti e ricordati da tutto il mondo come l’attacco al Bataclan, la discoteca dove si era avuto il maggior numero di vittime.  Poi, dopo aver annunciato l’intenzione di ricorrere a tutte le forze di polizia disponibili, ha ribadito che la Francia ‘intensificherà le sue azioni militari in Siria e in Iraq: “Niente – ha detto – ci farà desistere dalla nostra volontà di lottare contro il terrorismo e noi intensificheremo ulteriormente le nostre azioni in Siria e in Iraq. Noi continueremo a colpire coloro che ci attaccano sul nostro territorio”.

L’attentato di Nizza ha sconvolto il mondo civile. Messaggi di cordoglio giungono alla Francia da ogni parte con la solidarietà dei leader di tutto il mondo e la condanna per quanto avvenuto.

La Gran Bretagna si schiera “spalla a spalla con la Francia, come tanto spesso abbiamo fatto in passato”, fa sapere Theresa May, preannunciando una conversazione con Francois Hollande. La neo premier britannica riafferma poi l’impegno contro i terroristi: “Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per sconfiggere questi brutali assassini che vogliono distruggere il nostro stile di vita”.

“Non cederemo mai a chi predica e pratica la cultura della morte contro la vita delle persone e la libertà dei popoli”, afferma il presidente Sergio Mattarella. “Insieme con gli altri Paesi dell’intera comunità internazionale, anzitutto dell’Unione Europea, proseguiremo l’impegno contro la violenza e il terrorismo, per affermare i valori di libertà, eguaglianza, fraternità, celebrati in Francia il 14 luglio”, aggiunge il capo dello Stato.

Le immagini di Nizza “continuano a rimbombare nella testa e fanno male. Ma i terroristi non l’avranno vinta, mai”, scrive Matteo Renzi in calce alla sua newsletter Enews. Renzi ha anche ritwittato un tweet del presidente francese Hollande.

“L’attacco alla Francia proprio il 14 luglio – commenta il Segretario del PSI, Riccardo Nencini – è l’attacco ai valori su cui è nata la civiltà occidentale moderna. E non si dica che la causa fondamentale che muove i terroristi va rintracciata nella povertà e nell’emarginazione. La risposta non è il relativismo, non è nella rinuncia alla nostra identità, non è nel buonismo a senso unico che ci espone al dileggio universale. Rinunciare ai nostri valori ci rende semplicemente più deboli. Se questa non è una guerra, seppur di tipo nuovo, cos’è”?

In un messaggio inviato a nome del Papa al vescovo di Nizza, mons. André Marceau, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin scrive: “Mentre la Francia celebrava la sua festa nazionale, la violenza cieca ha colpito ancora il Paese a Nizza, facendo numerose vittime tra cui dei bambini. Condannando ancora una volta tali atti, Sua Santità Papa Francesco esprime la sua profonda tristezza e la sua vicinanza spirituale al popolo francese”.

Tra i messaggi di cordoglio per qaunto avvenuto a Nizza anche quello della comunità islamica in Italia. “Il nostro dolore s’unisce a quello dei francesi. Il mondo arabo piange assieme ai familiari delle vittime di Nizza. Siamo tutti francesi!”, commenta Foad Aodi, “Focal Point” in Italia, per l’integrazione, per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU per il dialogo interculturale e interreligioso, e Presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai). “Tutti gli arabi e i musulmani d’Italia – aggiunge Aodi – condannano  con fermezza questi atti disumani che minacciano la vita di tutti i cittadini del mondo, senza distinzione tra cristiani, musulmani, ebrei o atei. Ci vuole la massima collaborazione da parte dei Governi per spezzare l’azione distruttiva del Daesh e dei suoi “lupi solitari”:i nostri nemici principali, nemici  della libertà e della democrazia. Solo col coinvolgimento delle associazioni e delle Comunità straniere, arabe e musulmane incluse, possiamo ottenere risultati, e intensificare al tempo stesso la prevenzione e la sicurezza internazionali. In circostanze come queste, poi, il pregiudizio verso il mondo mussulmano non fa che aggravare l’azione di chi dissemina il terrore: che –  non mi stanco di ripeterlo – nulla ha a che vedere col vero Islam. Offriamo ai Governi italiano e francese la massima disponibilità per prevenire questo franchising del terrore, consolidatosi nei nostri Paesi d’origine, così come in Europa”.