Il M5S parla, la Commissione europea risponde

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Dopo la presa di posizione della delegazione del M5S al Parlamento europeo, la nomina di Mario Nava a presidente della Consob è tornata d’attualità. In una nota si sostiene: “La Commissione europea conferma i dubbi che il Movimento 5 Stelle ha espresso sulla irregolarità che Mario Nava sia stato nominato Presidente della Consob venendo distaccato dalla Commissione Europea. Nella risposta del Commissario Oettinger all’interrogazione presentata dagli europarlamentari Marco Valli, Fabio Massimo Castaldo e Piernicola Pedicini, emerge che Nava avrebbe potuto essere posto in aspettativa dal suo precedente incarico di alto funzionario europeo, come previsto dalla Statuto Ue e dalla legge italiana”.

Nel mirino dei Parlamentari M5S il fatto che Nava, quando gli venne conferito l’incarico di guidare l’Autorità che vigila sui mercati italiani chiese un comando (distacco) di 3 anni da Bruxelles e non l’aspettativa.

Dal testo della risposta di Oettinger all’interrrogazione dei parlamentari italiani, tuttavia, non sembrano emergere dubbi sulla decisione di porre Nava in distacco, cioè in collocamento fuori ruolo: una fattispecie peraltro prevista dalla legge istitutiva della Consob proprio per i dipendenti della pubblica amministrazione.

Nella sua risposta a nome della Commissione Europea, il commissario Oettinger ha innanzitutto premesso: “Lo statuto prevede disposizioni amministrative che consentono a un funzionario titolare di occupare temporaneamente un impiego fuori della sua istituzione: si tratta del comando nell’interesse del servizio e dell’aspettativa per motivi personali”.

Poi, il Commissario ha spiegato le ragioni che hanno spinto la Commissione ad accettare il distacco di Nava: “In base a tali disposizioni amministrative il funzionario in questione rimane soggetto agli stessi doveri e diritti dei funzionari in attività di servizio presso la Commissione, tra cui l’obbligo di adempiere ai doveri sanciti dal titolo II dello statuto in relazione agli interessi dell’Unione europea. Tenuto conto dell’importanza di potenziare la collaborazione tra la Commissione e gli Stati membri e di rafforzare lo scambio delle migliori pratiche, la Commissione ha deciso di comandare il funzionario in questione presso la CONSOB nell’interesse del servizio”.

Una parte non secondaria in tale decisione, peraltro, è legata anche alle assicurazioni di indipendenza fornite dal precedente Governo italiano a Bruxelles. Oettinger le ha menzionate nella sua risposta: “Nel richiedere il distacco nell’interesse del servizio del funzionario della Commissione in questione, le autorità italiane hanno confermato che tale disposizione amministrativa non avrebbe inciso sulla sua indipendenza in veste di presidente della CONSOB e che si sarebbe mantenuta la conformità al requisito secondo cui il presidente esercita il suo mandato in regime di esclusività e a tempo pieno”.

Anche in questa circostanza, il M5S ha manifestato la scarsa conoscenza delle normative, italiana ed europea, che regolano la pubblica amministrazione.

Salvatore Rondello

Migranti, l’Ue raffredda gli entusiasmi di Salvini

migrantiLa risposta non è stata quella che si aspettava il ministro Salvini. La linea dura contro l’Europa si scontra con la Commissione. Il coordinameto chiesto a gran voce dal governo Conte infatti sarà possibile solo a sbarco avvenuto. Non prima. La Commissione europea, si legge in un comunicato potrà “coordinare gli Stati membri” solo dopo che i migranti “saranno sbarcati”. Lo ha detto una portavoce dell’esecutivo comunitario, Natasha Bertaud, soffermandosi sulla lettera di Jean-Claude Juncker al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “La Commissione – ha spiegato – può agire solo nel quadro delle sue competenze e la Commissione non ha competenza in materia ricerca e soccorso in mare e nella determinazione del punto di sbarco”.

Gli sbarchi “non sono qualcosa che possiamo coordinare e che coordineremo”. Per contro, quello che la Commissione può fare “una volta che le persone siano sbarcate è coordinare tra gli Stati membri per prendere una parte di quelli che sono stati sbarcati”. Insomma la Commissione condivide “il sentimento di urgenza dell’Italia” e lavorerà tutta l’estate “per rafforzare la guardia di frontiera e costiera europea” e concorda “sulla necessità di meccanismi coordinamento” più strutturato. Al tempo, stesso, però, fissa qualche paletto rispetto alle pretese italiane: le soluzioni “ad hoc” come quelle dei 450 migranti di Pozzallo non sono sostenibili e la Ue non ha competenza per determinare il “porto sicuro” degli sbarchi dopo i salvataggi in mare. Jean-Claude Juncker nella lettera inviata al premier italiano Giuseppe Conte  raffredda i facili entusiasmi di Salvini. Il documento, sottoposto anche all’attenzione del presidente dell’Eurogruppo Donald Tusk, risponde alla doppia missiva di Conte per fare pressing su Bruxelles in vista di una soluzione comunitaria per la questione migratoria. La sintesi sembra essere che la Commissione comprende e ascolta le istanze italiane, ma non può forzare le competenze della Ue e ribadisce l’urgenza di una soluzione condivisa. Anche se il mezzo flop del consiglio Ue del 28-29 giugno lascia intendere che la strada di un progetto unitario sia abbastanza accidentata.

Ecofin approva nuove misure. L’Italia si astiene

Valdis-DombrovskisI ministri delle Finanze Europei, dopo l’Eurogruppo di ieri, oggi sono riuniti nell’Ecofin a Bruxelles per discutere questioni di rilievo per il settore bancario. Per l’Italia pesano le incognite sulla formazione del nuovo governo.

In programma ci sono le proposte sulle passività sottoponibili a bail-in (la disciplina nota come Mrel), sul potenziamento dell’Esm come paracadute per le crisi e sulla roadmap della riduzione/condivisione dei rischi bancari in Europa.

Riguardo al Mrel, oltre agli istituti sistemici (che per le norme internazionali Tlac dovranno avere titoli subordinati per il 18% dell’attivo ponderato più buffer), sarà definita una categoria di banche ‘top tier’, cioè oltre i 100 miliardi di attivo, con livello di subordinazione obbligatoria del 13,5% dell’attivo ponderato più buffer (quindi in tutto al 16%-17%). La soglia, che inizialmente era stata fissata a 75 miliardi di attivo e poteva essere abbassata a certe condizioni dal Single resolution board (Srb), sarà invece estesa a banche sotto i 100 miliardi soltanto con una decisione delle autorità nazionali di risoluzione, nel caso ci sia una minaccia di rischio sistemico. Oltre ai requisiti obbligatori, ci sono quelli di secondo pilastro che saranno definiti caso per caso dal Srb. Germania e Paesi del Nord Europa spingono per requisiti alti e ampia flessibilità per il Srb, mentre Italia, Francia e Spagna sono preoccupate per l’effetto sul credito di misure troppo restrittive. Si sta discutendo riguardo alla soglia dell’8% del passivo, che è quella fissata dalla direttiva Brrd per il bail-in: dovrebbe essere considerata un livello di riferimento per il Srb, ma né come massimo né come minimo per gli istituti. Si potrà scendere sotto l’8% se le banche hanno un passivo che non le espone a controversie legali (in Italia saranno più difficili dal 2019 per effetto della depositor preference estesa), mentre il Srb potrà chiedere oltre l’8% per istituti particolarmente rischiosi o con impedimenti nel passivo alla risoluzione.

L’accordo è stato raggiunto dopo una lunga trattativa tra Germania e Francia.

Durante la discussione nella riunione dell’Ecofin, l’Italia ha annunciato la sua astensione sulla proposta di compromesso presentata dalla Bulgaria, presidente di turno dell’Ue. Il pacchetto include modifiche a due regolamenti e due direttive sui requisiti di capitali delle banche e sulla ristrutturazione e la risoluzione degli istituti in crisi. Tra le disposizioni, il pacchetto prevede di rafforzare i requisiti di capitali per le banche che scambiano ampi volumi di titoli e derivati, Inoltre, le banche sistemiche a livello globale (G-SIIs) dovranno avere maggiori capacità di assorbimento di perdite e ricapitalizzazione in caso di risoluzione.

Secondo fonti del MEF, l’Italia si è astenuta dal voto all’Ecofin sul pacchetto bancario perché in questi anni sono state adottate numerose misure per ridurre il rischio mentre non sono stati mossi passi sufficienti per condividerlo. L’Italia, proseguono le fonti, ha sempre spiegato che per far progredire la convergenza tra Stati membri è necessario che le misure di riduzione e condivisione del rischio procedano in parallelo. Ma, rilevano le fonti del Mef, purtroppo il pacchetto bancario in discussione oggi continua sulla strada della riduzione del rischio senza fare progressi sulla condivisione. “L’auspicio è che nel vertice di giugno si possano fare passi avanti per condividere il rischio complessivo”, concludono le fonti.

Valdis Dombrovskis, vice presidente della Commissione Europea, sull’astensione dell’Italia al via libera dell’Ecofin al pacchetto banche ha commentato così: “Si tratta di un pacchetto di misure molto complesso ed è stato difficile raggiungere un approccio comune seppur generale sul tema”.

A margine della riunione, Dombrovskis è tornato a ricordare oggi a Bruxelles l’aspettativa dell’Ue che l’Italia continui, con il nuovo governo, sulla strada delle politiche di bilancio “responsabili”.

Dombrovskis ha detto: “Prima di tutto dobbiamo vedere le proposte concrete del governo italiano, il programma di stabilità che il governo presenterà. Il nostro messaggio è molto chiaro: è importante che l’Italia continui ad attenersi a politiche di bilancio e macroeconomiche responsabili”.

Sugli altri aspetti relativi alle disposizioni sul patto di stabilità, la Commissione, ai sensi dell’articolo 126, paragrafo 3 del TFUE, ha adottato nei confronti di Belgio e Italia una relazione in cui riesamina la conformità di questi paesi al criterio del debito previsto dal trattato. Nel caso dell’Italia, l’analisi ha suggerito che il criterio del debito al momento vada ritenuto soddisfatto, in particolare in conseguenza del fatto che l’Italia è risultata sostanzialmente conforme al braccio preventivo del patto nel 2017. Per il Belgio, poiché non sussistono elementi sufficientemente solidi per concludere che il paese non ha rispettato i requisiti del braccio preventivo, la relazione non ha potuto stabilire se il criterio del debito sia o non sia soddisfatto. La Commissione riesaminerà il prossimo anno i due paesi per quanto riguarda il rispetto del patto di stabilità e crescita sulla base dei dati ex post per il 2018, che saranno comunicati nella primavera del 2019.

Nello scorso mese di aprile, gli Stati membri hanno presentato i programmi nazionali di riforma e un aggiornamento delle loro strategie di bilancio sotto forma di programmi di stabilità (per gli Stati membri della zona euro) o di programmi di convergenza (per gli Stati membri non appartenenti alla zona euro).

Le raccomandazioni odierne si basano su questi dialoghi con gli Stati membri, sui programmi presentati il mese scorso, sui dati forniti da Eurostat e sulle previsioni economiche di primavera 2018 della Commissione, pubblicate di recente.

La Commissione ha anche pubblicato oggi la relazione sulla convergenza 2018 che valuta i progressi compiuti dagli Stati membri in prospettiva dell’adesione alla zona euro e riguarda i sette paesi non appartenenti alla zona euro che si sono giuridicamente impegnati ad adottare l’euro: Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia.

La Commissione ha chiesto al Consiglio di adottare le raccomandazioni specifiche per paese, e chiede agli Stati membri di attuarle appieno e tempestivamente. I ministri dell’UE dovranno discutere le raccomandazioni specifiche per paese prima che i capi di Stato o di governo dell’UE le approvino. Spetterà poi agli Stati membri attuarle tramite misure inserite nelle rispettive politiche economiche e di bilancio nazionali nel periodo 2018-2019.

Compiti che per l’Italia dovranno essere assolti dal nuovo governo.

Salvatore Rondello

Il governo giallo-verde mette in allarme la Ue

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Il governo giallo-verde ancora non c’è ma già mette paura. E questa volta le critiche non arrivano dalle opposizioni italiane, purtroppo molto deboli e ancora intente ad analizzare le motivazione della sconfitta del 4 marzo, bensì dall’Europa. Come riporta anche EuropaToday, gli attacchi al governo che sta per nascere (o almeno così sembra) sono arrivati dalla Commissaria Ue al Commercio, Cecilia Malmstrom, dal vicepresidente dell’esecutivo comunitario, Valdis Dombrovskis e da ministro degli Esteri del Lussemburgo Jean Asselborn: “Spero che Mattarella non permetta al nuovo governo italiano di distruggere tutto il lavoro fatto negli ultimi anni in Europa” alludendo al lavoro di risanamento fatto dai governi di centrosinistra.

Asselborn ha parlato a margine del Consiglio Affari Esteri, riunito a Bruxelles nel formato Commercio: “Abbiamo a che fare con una situazione in Italia che ci può danneggiare, ma che può danneggiare anche gli italiani. Spero che il presidente italiano riesca a svolgere un ruolo per prevenire la perdita di tutti i progressi fatti negli ultimi otto anni”.

L’affermarsi di posizioni populiste in Italia è più pericoloso che in altri stati membri, come è successo per esempio in Francia nelle ultime elezioni presidenziali. Da noi il margini di manovra sui conti dello Stato sono più ridotti. Il nostro debito monstre è per dimensioni il secondo al mondo, di conseguenza le nostre finanze non possono permettersi troppe distrazioni dalla linea del buon governo con l’introduzione di riforme dalle tasche bucate dai costi imprecisati. Come ad esempio la flat tax, l’abolizione della legge Fornero o il reddito di cittadinanza che sono stati i punti centrali della campagna elettorale di Lega e Ms5. Non si tratta di invasione di campo da parte della Commissione, come accusano a gran voce Di Maio e Salvini, ma di legittima preoccupazione. D’altronde non è la prima volta che l’Europa si fa sentire e non solo verso il nostro Paese. Ma un governo, quello nascituro, che ha nel proprio Dna e nel proprio programma l’antieuropeismo e l’esaltazione dei sovranismi, non ha di queste sensibilità.

Mario Muser

Il governo giallo-verde e le preoccupazioni della Ue

Juncker firenzeIn prossimità del varo del nuovo governo giallo-verde, si sollevano le preoccupazioni dall’UE per la propaganda antieuropeista portata avanti dalla Lega e dai penta stellati.

Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, aprendo il suo intervento a ‘The State of Union’ a Firenze, ha detto: “L’Italia è parte integrante dell’Unione europea. Uscire dall’Europa non ha alcun senso e uscire dalla moneta unica, l’euro, sarebbe una scelta anacronistica ed autolesionistica. Non siamo perfetti ma cambiare significa migliorare, andare avanti e non tornare indietro, e la prima cosa da fare è avere un’Europa sempre più politica. La prima riforma da fare è quella della primazia della politica che significa primazia dei cittadini”. Con riferimento alla politica dei dazi di Trump ha aggiunto: “Comprendo che per il presidente degli Stati Uniti è importante ricordare il principio ‘America first’ ma questo non significa ‘America alone’”. Con riferimento alla situazione politica italiana ha sottolineato:  “In Europa tutti guardano con grande attenzione a quello che succede in Italia. L’Italia è un Paese fondamentale in Europa ma che ha i problemi di un altissimo debito pubblico e di un’altissima disoccupazione giovanile. E dopo la Brexit servirà un ruolo più importante per Italia e Spagna. E’ questa sarà la sfida per il nuovo governo”.

La seconda giornata della conferenza europea ‘The State of the Union’, oggi in Palazzo Vecchio a Firenze, è iniziata con i saluti delle istituzioni locali. Protagonisti dell’evento con i loro interventi sono stati, oltre al presidente del Parlamento Europeo  Antonio Tajani, il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker ed il governatore della Bce  Mario Draghi.  Nel pomeriggio è intervenuto l’Alto rappresentante Ue  Federica Mogherini. La chiusura dei lavori è spettata al premier  Paolo Gentiloni.

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, nel suo intervento di saluto ha affermato: “Le città hanno ruolo di accrescere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sono energia per la vita, per il futuro, per l’Europa. Firenze interpreta il proprio ruolo di attore, non di spettatore dell’integrazione europea”.

Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, si è soffermato, con il suo intervento, sulla futura politica di coesione criticandone l’impostazione che “rischia di far prevalere ancora una volta l’idea di un’Europa dell’austerità che poi dà spazio all’Europa dei demagoghi. Abbiamo invece bisogno di un’Europa della crescita e della democrazia”.

Il Presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha detto: “Populisti e nazionalisti hanno avuto materia per alimentare loro sentimenti e aumentare distacco dagli altri a causa della crisi migratoria. Così la solidarietà si sfilaccia e si perde poco a poco, così i Paesi del Nord Europa hanno riscoperto un’espressione che detesto: il club del Mediterraneo, si deve usare solo per il turismo, per indicare il Sud Europa che affronta il flusso profughi. Invece Europa e solidarietà vanno insieme. La solidarietà fa parte del patto fondatore dell’Europa”.

Durante la prima giornata, a Fiesole, il Presidente Sergio Mattarella, nel suo discorso di apertura dell’evento organizzato dall’Istituto Universitario Europeo per fare il punto sulle sfide e prospettive del prossimo futuro dell’UE, ha detto: “Più sicuri che nel dopoguerra, più liberi che nel dopoguerra, più benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000.  Sottraendoci all’egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l’impraticabilità all’Unione.  Nel turbamento del mondo quanto apparirebbe necessario il ruolo di equilibrio svolto da un concerto di 27 Paesi, tanto si mostra ampio il divario tra l’essere e il dover essere di un’ampia comunità che trova la sua dimensione in uno spazio già condiviso. Mai, dunque, come oggi appare urgente unire.

La operosa solidarietà degli esordi, sembra essersi trasformata in una stagnante indifferenza, in una sfiducia diffusasi, pervasivamente, a tutti i livelli, portando opinioni pubbliche, Governi, Istituzioni comuni, a diffidare, in misura crescente, l’uno dell’altro. Non possiamo ignorare questo stato di fatto, né sottacere quanto sia diffusa, fra i cittadini europei, la convinzione che il progetto comune abbia perso la sua capacità di poter realmente venire incontro alle aspettative crescenti di larghi strati della popolazione; e che non riesca più ad assicurare adeguatamente protezione, sicurezza, lavoro, crescita per i singoli e le comunità. Con una contraddizione singolare, che vede gonfiarsi, simultaneamente, le attese dei cittadini e lo scetticismo circa la capacità dell’Europa di corrispondervi”.

Dunque, non sono mancati i richiami ad un maggiore senso di responsabilità per il futuro dell’UE.

Salvatore Rondello

Bruxelles, è già allarme per i conti italiani

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È allarme preventivo da Bruxelles. Il governo ancora non c’è. Non c’è neanche un presidente del consiglio incaricato, ma dalla commissione europea arrivano già le prime preoccupazioni per le conseguenze che potrebbe avere sui conti pubblici un governo 5 Stelle o uno a guida Salvini. La Lega infatti ha costruito il proprio risultato elettorale sull’abolizione della legge Fornero. Un’operazione che costerebbe molto cara alle casse dello stato. Fare un conto preciso non è facile. A occuparsene con dati e cifre precise sono stati di recente sia la Ragioneria dello Stato, sia il Ministero dell’Economia e delle finanze. Nel report precisa che la riforma Fornero realizza “una riduzione della spesa in rapporto al Pil che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012” con un effetto di contenimento che passa da “da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020”, mentre poi “decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045” e che complessivamente “l’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali”. Si può quindi calcolare sia quanto costerebbe cancellare la Fornero nell’arco dei prossimi 42 anni sia quanto costerebbe cancellarla solo in un anno come il 2020, quello con maggiore effetto di contenimento della spesa. Secondo il Fondo monetario internazionale, il Pil italiano nel 2020 ammonterà a 2.160 miliardi di dollari, mentre secondo il nostro Ministero dell’Economia e delle finanze sarà di 1.877 miliardi di euro. Ecco allora che abolire la legge Fornero costerebbe alle casse dello Stato, nel solo 2020, circa 26 miliardi di euro (1,4% del Pil).

Altre spesa non calcolabile è quella del reddito di cittadinanza promesso dai Cinque Stelle. La proposta che ha consentito al Movimento 5 stelle di diventare il primo partito in Italia è una misura mirata, che dovrebbe interessare circa 9 milioni di persone, secondo le stime contenute nel documento con cui illustrano la misura. La selezione è stata fatta, si spiega, includendo ”tutti coloro che non hanno reddito o hanno redditi molto bassi”. Dalle indicazioni fornite si può immaginare, di conseguenza, che la proposta dei grillini si potrebbe collocare a metà tra il ‘salario minimo garantito’ e il ‘reddito minimo garantito’.

Qualcosa di diverso, dal nome con cui è stata battezzata la misura stessa, reddito di cittadinanza, che invece sta ad indicare un’erogazione universale, cioè per tutti i cittadini di un paese, ricchi e poveri, occupati e disoccupati. Il costo dell’intervento proposto dai grillini sarebbe, secondo le loro stime, pari a 16 miliardi di euro, che andrebbero divisi tra una platea di circa 9 milioni di persone. Ma gli ultimi dati disponibili dell’Istat indicano che le persone povere, in Italia, sono più di quelle stimate dal Movimento 5 stelle. Le persone che risultano in povertà assoluta sono 4,7 milioni, a cui vanno sommati altri 8,5 milioni di individui che vivono in povertà relativa, per un totale di 13,2 milioni.

Risultati simili si ottengono dall’indagine di Bankitalia sui bilanci delle famiglie, da cui emerge che il 23% delle famiglie italiane nel 2016 è a rischio povertà. Considerando che i nuclei familiari nello stesso anno sono 25,4 milioni, e in media i componenti sono 2,4 milioni, si può arrivare al totale di 14 milioni di persone. La copertura di 16 miliardi, necessari per i 9 milioni stimati dai grillini, salirebbe così a circa 25 miliardi di euro. Arrivando all’intervento universale, cioè all’intervento che reddito di cittadinanza, invece, dovrebbe andare a tutta la popolazione, quindi circa 60 milioni di persone. Moltiplicando la spesa prevista per la platea individuata dal Movimento 5 stelle a tutti gli italiani la spesa supererebbe i 100 miliardi di euro.

Numeri che spaventano. E la commissione ha cominciato a preoccuparsi e sottolineando comunque che “non vuole entrare nel processo democratico italiano o chiedere riforme che siano impopolari” ha messo in evidenza il male storico del nostro Paese: quello del debito. Ma anche quello della debolezza della produttività. Per questo bisogna condurre “politiche di bilancio responsabili” ha detto il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici. Un invito a una gestione responsabile dopo anni in si è riportato il paese in sicurezza. “L’Italia è la terza economia europea e uno dei Paesi fondatori” dell’Ue, e “deve applicare le regole comunitarie che ha contribuito a forgiare” per “ridurre il suo debito elevato che pesa sulle generazioni future”, ha sottolineato ancora Moscovici. “Restiamo estremamente calmi, prudenti e rispettosi del ritmo democratico italiano”, ha aggiunto il commissario. “Non speculo assolutamente sulle riforme di un futuro governo italiano che non conosciamo nemmeno ancora”, ha detto, rifiutando di “nutrire preoccupazioni polemiche quando siamo ancora allo stadio dell’elezione dei presidenti” di Camera e Senato “e cominciano le discussioni” sulla formazione di una coalizione di governo. Ma l’avvertimento è stato lanciato.

LA RISPOSTA

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Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha partecipato al Consiglio Europeo e alla riunione dei Capi di Stato e di governo della zona Euro svoltosi a Bruxelles dal 22 al 23 marzo 2018.

I temi che interessano particolarmente l’Italia nel Consiglio europeo a Bruxelles sono le relazioni commerciali con gli Stati Uniti, con l’aspettativa che l’Amministrazione Trump conceda una piena esenzione all’Ue dai dazi che saranno imposti alle importazioni di acciaio e alluminio, la questione della protezione dei dati personali, per tenere conto di quello che sta succedendo in questi giorni, con lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica, le nuove proposte (presentate ieri dalla Commissione europea) sulla tassazione delle grandi piattaforme del web, e infine i progressi nel negoziato sulla Brexit, con la situazione molto positiva dopo l’accordo parziale raggiunto sulla tutela, riconosciuta in modo non discrezionale, dei diritti dei cittadini italiani ed europei nel Regno Unito. E’, in sintesi quanto ha detto il premier uscente, Paolo Gentiloni, al suo arrivo al vertice Ue.

Gentiloni ha infine sottolineato l’importanza del suo incontro bilaterale con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, avvenuto immediatamente prima dell’inizio del vertice. In proposito il presidente Gentiloni ha dichiarato: “In una fase così particolare per le cose italiane, in queste settimane di transizione, è molto importante tenere un rapporto e un raccordo con la Commissione europea. E’ il motivo per cui vado ora da Juncker”.

La risposta ai dazi americani sull’acciaio, la nuova proposta di tassazione delle imprese digitali, i rapporti con la Russia e con la Turchia, lo stato dei negoziati per la Brexit e le riforme per il cosiddetto approfondimento dell’Unione economica e monetaria: sono questi i temi al centro del Consiglio europeo di Bruxelles, con i 28 capi di Stato e di governo dell’Ue, e che è proseguito oggi prima con il vertice a 27, senza il Regno Unito, e poi con l’Eurosummit a 19.

Il vertice è iniziato ieri alle 15 con il tradizionale intervento preliminare del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Poi c’è stato un aggiornamento del premier bulgaro Boiko Borissov, il cui governo detiene la presidenza semestrale del Consiglio Ue, sui principali dossier e negoziati in corso fra i ministri dei Ventotto, e in particolare la riforma (bloccata dall’opposizione dei paesi dell’Est) del regolamento di Dublino sul sistema comune d’asilo.

Sul commercio, i Ventotto hanno espresso il loro sostegno alla posizione della Commissione europea che ha preparato le misure di riequilibrio in risposta ai dazi sull’acciaio (al 25%) e sull’alluminio (al 10%) annunciati dal presidente Usa Donald Trump, nel caso in cui dovessero effettivamente essere applicati contro le importazioni dall’Europa. Uno spiraglio pare essersi aperto dopo l’incontro, ieri a Washington, della commissaria Ue al Commercio Cecilia Malmstroem con il segretario di Stato Usa al Commercio Wilbur Ross. I due hanno concordato, secondo una nota congiunta pubblicata ieri pomeriggio, “di iniziare delle discussioni immediate con l’Amministrazione Trump, con l’obiettivo di individuare un risultato accettabile per entrambi il più rapidamente possibile”.

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha accolto la notizia con “cauto ottimismo”, secondo quanto lui stesso ha dichiarato sempre nel pomeriggio di ieri. L’Ue ha continuato a sperare di poter ottenere un’esclusione totale dall’imposizione dei nuovi dazi Usa. L’esenzione dai dazi Usa, come si è appreso in tarda serata, per adesso è stata accettata.

Il Consiglio europeo ha ratificato la nomina dell’ex ministro spagnolo delle Finanze, Luis de Guindos, a vicepresidente della Banca centrale europea, per un mandato di otto anni non rinnovabile. De Guindos sostituirà l’attuale vicepresidente, il portoghese Vítor Constâncio, a partire dal primo giugno 2018. La decisione dei leader è stata presa, su raccomandazione dell’Ecofin del 20 febbraio scorso, dopo il parere consultivo favorevole del Parlamento europeo e del Consiglio direttivo della Bce.

Il presidente della Bce, Mario Draghi, durante il Consiglio europeo, davanti ai capi di Stato e di governo, ha letto la relazione sull’economia europea descrivendo un quadro fortemente positivo: “La spinta della ripresa continua senza modifiche, basata sui consumi, mentre gli investimenti sono superiori del 7% ai livelli pre-crisi e persino quelli nel settore dell’edilizia residenziale stanno finalmente riprendendo; non abbiamo visto questi tassi di crescita e livelli di investimenti da 10-15 anni. Nell’Ue ci sono oggi 7,8 milioni di posti di lavoro in più rispetto alla metà del 2013, nonostante un aumento del 2% nella forza lavoro, con la partecipazione di più donne e anziani. E tutto questo avviene in una situazione in cui i debiti del settore privato stanno calando e i coefficienti di capitale delle banche in salute sono quasi del 50% più elevati che all’inizio della crisi, mentre i crediti deteriorati Npl si sono ridotti di più del 30%. Tuttavia, ci sono quattro rischi di medio termine, in gran parte esterni all’Ue. Il primo è il protezionismo commerciale, l’affidamento minore che si potrà fare sul multilateralismo, che è il rischio oggi più grande, perché ha conseguenze dirette, comporta il rischio di rappresaglie e alla fine una perdita di fiducia sui mercati. Il secondo è la deregolamentazione finanziaria. Non vogliamo vedere di nuovo la combinazione di politica monetaria poco rigorosa e di deregulation che abbiamo osservato prima della crisi. Il terzo è il repricing degli asset, ovvero la caduta di valore degli attivi. La turbolenza sui mercati negli Stati Uniti all’inizio dell’anno ha interessato solo le azioni ed è stata mitigata dall’economia forte, ma il rischio rimane. La nostra esposizione agli Stati Uniti è piuttosto alta: non siamo un’isola. Il quarto rischio è quello delle politiche di bilancio, che sono pro-cicliche negli Usa, ma anche nell’Ue, dove gli Stati membri stanno pianificando un’espansione della spesa”.

Dopo la discussione, aperta dal presidente della Bce, Mario Draghi, sulla situazione dell’economia nell’Ue, è intervenuto il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, con una relazione sullo stato di avanzamento dell’Unione bancaria, dove permane lo stallo fra i due schieramenti, quello nordico-tedesco che continua a chiedere sempre nuove misure di riduzione del rischio e il fronte, di cui fa parte l’Italia, che considera si debba ora passare alla fase finale della condivisione del rischio (come la garanzia comune dei depositi).

Sono seguiti le conferenze stampa della presidenza e dei leader. I lavori del Consiglio sono proseguiti affrontando prima la tassazione delle imprese digitali (la Commissione europea ha presentato le sue proposte) e poi i rapporti con la Turchia e con la Russia, con riferimento alla vicenda dell’ex spia russa e di sua figlia ridotte in fin di vita a Salisbury.

Su quest’ultimo argomento, l’Unione europea ha deciso di richiamare per consultazioni il proprio ambasciatore a Mosca a seguito dall’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal nel Regno Unito. I leader hanno concordato di richiamare l’ambasciatore Ue a Mosca per consultazioni. Ieri i leader europei hanno definito altamente probabile che la Russia sia responsabile dell’attacco. Alcuni Stati membri starebbero anche valutando l’ipotesi di espellere i diplomatici russi o di richiamare i propri ambasciatori imitando l’atteggiamento già assunto dalla Gran Bretagna. In un comunicato Ue si legge: “Dopo aver concordato sulla responsabilità (dell’avvelenamento di Sergei Skripal), i leader hanno continuato a discutere su come andare oltre le semplici parole e fare qualcosa. Alcuni membri stanno considerando la possibilità di espellere diplomatici russi o di richiamare i propri diplomatici”.

Inoltre, si è parlato anche della vicenda dell’uso improprio dei dati personali tratti da Facebook da parte della Cambridge Analytica.

Il presidente Tusk, parlando alla stampa ha detto: “Dobbiamo aumentare la nostra capacità di resistenza alla minacce ibride, come l’erosione della fiducia nella nostra democrazia attraverso le fake news o la manipolazione delle elezioni. Questo sembra particolarmente rilevante, alla luce delle recenti rivelazioni su Cambridge Analytica. In questo contesto, affronteremo la necessità di garantire pratiche trasparenti, come la piena protezione della privacy dei cittadini e dei loro dati personali da parte dei social network e delle piattaforme digitali”.

In tema di digitale, i leader europei hanno chiesto alla Commissione di presentare entro dicembre un rapporto sull’attuazione delle strategie per il mercato unico sull’Unione digitale, l’Unione del mercato dei capitali e l’Unione energetica, un processo che dovrebbe concludersi prima delle prossime elezioni europee. Il dialogo infine sulla proposta di web tax elaborata dalla Commissione UE è stato avviato.

La seconda giornata del vertice, nel formato a 27 senza il Regno Unito, è iniziata con la discussione sui negoziati per la Brexit, in un clima questa volta decisamente positivo dopo il successo, ancorché parziale, registrato questa settimana per l’accordo di divorzio di Londra dall’Ue, pronto ormai all’80%, e l’intesa sul periodo di transizione, che stava a cuore ai britannici.

Nell’accordo di divorzio sembrano ormai risolte le due questioni fondamentali della garanzia dei diritti acquisiti dei cittadini Ue nel Regno Unito e di quelli britannici nell’Ue, e del regolamento delle pendenze finanziarie. Londra ha accettato di continuare a pagare non solo tutte le suo quote previste nel quadro di bilancio pluriennale 2014-2020, ma anche i propri contributi alle pensioni dei dipendenti britannici delle istituzioni europee fino al 2063.

Sono rimasti due nodi da sciogliere: da una parte la “governance” dell’accordo, per la risoluzione delle controversie, con il Regno Unito che vorrebbe limitare il ruolo della Corte europea di Giustizia solo ai diritti dei cittadini e all’accordo finanziario; dall’altra, la questione irlandese. In quest’ultimo caso un passo avanti c’è stato, perché Londra ha accettato formalmente l’approccio europeo che prevede una soluzione di default, nel caso in cui non si riesca a raggiungere un accordo migliore, consistente nell’allineamento delle regole del mercato nordirlandese a quelle del mercato unico Ue, in modo da evitare di reintrodurre una frontiera “dura” fra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord. Questo significa, però, che la frontiera verrebbe spostata nel Mare del Nord, fra l’Ulster e il resto del Regno Unito.

Inoltre, saranno adottate delle linee guida sul quadro degli accordi sulle relazioni future con Londra. In questo contesto, ci sono due grandi temi che saranno affrontati, seppur genericamente, in due allegati delle conclusioni del Vertice: l’aviazione civile e i servizi finanziari.

Per l’aviazione, si pensa a un partenariato con il Regno Unito che permetta ai suoi vettori di operare nell’Ue, anche per il cabotaggio. Per i servizi finanziari, l’idea di base è che i futuri rapporti siano basati sul principio equivalenza: l’Ue prende tutte le misure e le società finanziarie britanniche si impegnano a rispettarle per poter operare nel mercato unico europeo.

Chiuso il vertice a 27, la riunione dei leader è continuata fra i 19 membri dell’Eurozona, che discuteranno delle riforme dell’Unione monetaria. Anche qui, come per l’Unione bancaria, c’è uno stallo dovuto alla divisione fra Germania e paesi nordici, da una parte, che non vogliono sentir parlare di capacità di bilancio dell’Eurozona e di dispositivi europei per aiutare i paesi in crisi (meccanismi di stabilizzazione per gli shock asimmetrici, per esempio sussidi europei di disoccupazione), mentre dall’altra parte Italia, Francia, Spagna e Portogallo premono per questi meccanismi, e perché la loro attivazione sia automatica in caso di necessità.

La speranza di esenzione dei dazi sull’acciaio e sull’alluminio, nel frattempo, è diventata realtà. Il rappresentante del commercio americano, Robert Lighthizer, ha detto: “L’Unione europea, l’Australia, il Canada, il Messico, il Brasile, l’Argentina e la Corea del Sud per ora saranno esclusi dai dazi sull’alluminio e l’acciaio che Donald Trump si sta preparando a imporre”.

Durante la conferenza stampa al summit dell’UE, al presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, gli sono state rivolte diverse domande. Alla domanda rivoltagli in inglese se ha inviato un messaggio augurale a Putin per la rielezione, la risposta lapidaria è stata un secco no. Il primo tema che Tajani ha riportato del suo discorso è stata l’immigrazione: “L’Ue non può perdere ulteriore tempo per affrontare la questione immigrazione. Serve una politica europea che impedisca l’incrementarsi dei flussi nei prossimi anni”. Tajani ha ribadito la posizione dell’Europarlamento sull’asilo (“il Consiglio ora faccia la sua parte per la riforma di Dublino”) e ha dichiarato che “In Italia c’è allarme sociale in relazione alle pressioni migratorie. Occorre un piano Marshall per lo sviluppo sociale ed economico dell’Africa, dalla quale si generano i flussi. È un problema europeo  e l’Unione deve prendere posizioni concrete”.

Il Consiglio dell’UE, si è concluso prendendo posizione su importanti temi in discussione. Il percorso dell’integrazione è lungo e difficile, le intese sono importanti. Non bastano solo i piccoli passi, bisogna pensare anche ai grandi passi per raggiungere l’unità politica.

Superata la questione dei dazi con gli Usa, si è aperta la crisi diplomatica con la Russia.

Salvatore Rondello

Ue: wi-fi gratis in spazi pubblici di tutta Europa

free-wifiWi-fi per tutti. E anche gratis. Oggi la Commissione europea inaugura il portale WiFi4EU. I Comuni di tutta Europa – si legge in una nota di Bruxelles – sono invitati a registrare i loro dati sin da ora, in vista del primo invito a presentare progetti che sarà pubblicato a metà maggio, per avere così la possibilità di beneficiare del finanziamento UE per costituire punti di accesso a Internet senza fili gratuiti in spazi pubblici.Il programma WiFi4EU offre ai Comuni buoni per un valore di 15.000 euro per installare punti di accesso wi-fi in spazi pubblici tra cui biblioteche, musei, parchi pubblici e piazze. Come ha dichiarato il presidente Jean-Claude Juncker, l’iniziativa WiFi4EU contribuisce all’obiettivo di dotare “entro il 2020 ogni paese e città europei di un accesso gratuito a Internet senza fili nei principali punti di aggregazione pubblica sul territorio”. I Comuni possono utilizzare i buoni WiFi4EU per acquistare e installare le apparecchiature wi-fi (punti di accesso senza fili) in centri di aggregazione pubblica a loro scelta, mentre i costi di manutenzione della rete saranno a loro carico.

“Oggi aprendo il portale WiFi4EU compiamo un passo avanti concreto nell’aiutare i Comuni a offrire l’accesso senza fili gratuito a Internet. Si tratta di un notevole progresso ed esorto il Parlamento europeo e il Consiglio a concludere i lavori sulla proposta relativa al codice delle telecomunicazioni per garantire una connettività ad alta velocità sull’intero territorio dell’Ue”, ha detto Andrus Ansip, vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale. “Ciò include – ha aggiunto – il coordinamento dello spettro a livello europeo e una forte incentivazione degli investimenti nelle reti ad alta capacità di cui l’Europa ha bisogno”.Dal canto suo, Mariya Gabriel, commissaria responsabile per l’Economia e la società digitali, ha sottolineato: “L’iniziativa WiFi4EU permetterà a migliaia di cittadini europei di accedere gratuitamente a Internet in spazi pubblici su tutto il territorio dell’Ue. Grazie al programma WiFi4EU, le comunità locali avranno la possibilità di offrire la connettività ai loro cittadini che potranno così trarre pienamente vantaggio dalle infinite opportunità offerte dalla digitalizzazione. Si tratta di un passo concreto verso la realizzazione del mercato unico digitale”.

È messa a disposizione – segnala ancora la nota della Commissione europea – una dotazione di 120 milioni di euro dal bilancio dell’UE fino al 2020 per finanziare le apparecchiature necessarie ai servizi wi-fi gratuiti pubblici in 8.000 Comuni in tutti gli Stati membri e in Norvegia e Islanda.

La Ue sorveglia l’italia sul dopo elezioni

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Dopo i risultati elettorali, l’Unione Europea ha iniziato la sorveglianza sull’Italia. Oggi, il vicepresidente della Commissione Europea, Valdis Dombrovskis, ha risposto, in conferenza stampa a Bruxelles, alle dichiarazioni fatte da Alberto Bagnai economista e consigliere di Matteo Salvini.

Dombrovskis ha indicato i limiti di tollerabilità dell’UE affermando: “E’ importante che l’Italia mantenga la rotta con politiche di bilancio responsabili, dato che ha il secondo  debito in rapporto al Pil  in tutta l’Ue, dopo la Grecia. E la disciplina dettata dai mercati finanziari può avere un ruolo nell’influenzare la direzione della politica economica del governo che verrà. Quindi, è importante non creare aspettative negative, come accadrebbe se si deviasse dal percorso concordato con la Commissione per riportare in linea i conti”.

Ieri, Bagnai ha dichiarato a ‘Milano finanza’ che la priorità è la crescita economica. Per l’economista della Lega: “La via maestra per ridurre il rapporto tra debito e Pil è quella di puntare sul denominatore, lanciando un piano di investimenti pubblici, se necessario superando i tetti previsti per il deficit; se scattasse una procedura d’infrazione, ne avremo sempre una trentina in meno della Germania”.

Dombrovskis ha risposto :  “Nella Commissione europea non commentiamo la politica di partito negli Stati membri e ora c’è un processo di formazione del governo in Italia, che si deve svolgere secondo le regole previste dalla Costituzione italiana. Per quanto riguarda il bilancio, la Commissione è stata molto chiara su quelle che sono le aspettative sugli obiettivi per il deficit di bilancio dell’Italia. C’è l’aspettativa di una correzione dello 0,3% del Pil come sforzo strutturale quest’anno. Questo verrà valutato in maggio nell’ambito del ciclo del semestre europeo. Specialmente per l’Italia, Paese che ha il secondo debito pubblico in rapporto al Pil nell’Ue dopo la Grecia, è importante mantenersi in rotta per quanto riguarda politiche di bilancio responsabili. Ma come farà la Commissione a obbligare l’Italia a rispettare le regole, forse puntando sui mercati come vincolo esterno, come successe nel 2011? Non mi metterei a giudicare in anticipo le supposte misure del nuovo governo italiano, prima ancora che venga formato e prima di sapere quale sarà. C’è ancora tempo, aspetterei i pronunciamenti del nuovo governo italiano una volta che verrà formato per commentarli. Ora ci sono più speculazioni ma in questa situazione di bilancio, con questo rapporto debito/Pil, è importante mantenere la rotta. Naturalmente la disciplina dei mercati può avere un ruolo ma è importante non creare aspettative negative; quindi, segnalare che si sta sulla rotta per quanto riguarda le politiche di bilancio è importante”.

Quindi, il nuovo Governo italiano, a prescindere dalla sua composizione, non potrà entrare in rotta di collisione con gli accordi firmati con l’UE. E’ ovvio che chi ha fatto una propaganda elettorale demagogica, andando al Governo, dovrà fare i conti con l’UE, con il proprio elettorato o con entrambi.

Roma, 08 marzo 2018

Salvatore Rondello

VISIONE DEL FUTURO

Valdis Dombrovskis Pierre Moscovici

La crescita in Italia prosegue. È solida però il ritmo non è quello degli altri paesi Europei. In questa legislatura i governi che si sono susseguiti hanno portato il segno più dopo anni di discesa. Ma l’aumento del prodotto interno lordo e dell’occupazione è stato mediamente più basso. Questo in sintesi il senso delle preoccupazioni provenienti della Commissione Ue. La Commissione Ue ha infatti presentato la valutazione della situazione economica e sociale, delle riforme strutturali e degli squilibri degli Stati membri nell’atteso ‘pacchetto d’inverno del semestre europeo’, illustrato in una conferenza stampa dal vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, e dai commissari Marianne Thyssen e Pierre Moscovici.

In Italia “la crescita – ha detto Dombrovskis – si è rafforzata nel 2017 e resterà solida e stabile anche quest’anno”. E sul nostro Paese ha aggiunto: “anche se cresce l’Italia resta sotto la media europea con un debito pubblico elevato, il secondo in Europa, e una bassa crescita della produttività”. Secondo Dombrovskis, “i problemi nel settore bancario ci sono, anche se sono stati affrontati. Tuttavia restano ancora stock elevati di Npl”. Insomma un quadro a luci ed ombre in cui però si riconosce il lavoro positivo degli ultimi anni.

Dombrovskis specifica successivamente in una intervista all’Ansa, che la valutazione sul “rispetto della regola del debito” è previsto per maggio, per allora “faremo anche la valutazione anche degli sforzi aggiuntivi chiesti all’Italia”. Ma “è presto per saltare a conclusioni sul bilancio”, perché prima bisogna vedere i dati del pil 2017 e il possibile effetto trascinamento sul 2018.

Parole alle quali si aggiungono quelle del commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici che riconosce la necessità dell’Italia ad avere più tempo dopo le elezioni per presentare il Documento di Economia e Finanza e il Programma Nazionale di Riforme.

“Terremo conto del calendario” politico e istituzionale dopo il voto, ha detto il commissario. Con governi a interim “riconosciamo che potrebbero non avere piena autorità di bilancio”, ha aggiunto il vice-presidente della Commissione Valdis Dombrovskis: “in questi casi accettiamo documenti sulla base dello scenario di politiche costanti”, come è accaduto con altri paesi”.

L’Italia dunque, secondo Bruxelles continua a mostrare “squilibri economici eccessivi”. Non siamo da soli però non siamo in buona compagnia. Nella stessa nostra situazione si trovano Croazia e Cipro. Bulgaria, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia mostrano “squilibri economici” (non eccessivi). Bulgaria, Francia e Portogallo hanno migliorato la loro posizione rispetto all’anno scorso (quando i loro squilibri erano ritenuti eccessivi). La Slovenia non mostra più squilibri economici. In Italia secondo la Commissione sono stati fatti progressi limitati nella politica di bilancio e nella ‘governance’ fiscale.

Uno scenario che si intreccia con quello della complicata situazione politica uscita delle urne. Uno stallo non renderebbe di certo più facile il rapporto con la Commissione. I numeri al momento sono lontani dal poter consentire un governo. Le consultazioni devono ancora cominciare, ma quello che al momento è certo è che nessuno ha i numeri per governare.

“Non si possono sostenere governi – è la posizione del segretario del Psi Riccardo Nencini – che sbandierano valori in conflitto con i tuoi. Parlo dei Grillini e della Lega. Più che occuparsi di questo tema, la sinistra riformista dovrebbe rimboccarsi le maniche e ripensare un progetto per l’Italia. Serve una visione del futuro per tornare a vincere, a cominciare dai comuni chiamati al voto tra poche settimane”.

Movimento 5 Stelle, Lega e Forza Italia reclamano per se la guida del governo. Con l’elezione dei presidenti delle Camere si apriranno le danze della nuova legislatura e si faranno le prime valutazioni. “Faremo una riflessione con i gruppi parlamentari quando verranno costituiti. Come abbiamo sempre fatto, siamo pronti al dialogo sulle istituzioni e non sto dicendo che stiamo chiedendo qualcosa. Ascolteremo cosa propongono la prima coalizione e il Movimento 5 stelle” ha affermato il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato. E Fassino ha aggiunto: “Bisogna vedere quali saranno le proposte. Cosa vuole fare il M5S? A questo punto la responsabilità non è del Pd. Sta a chi ha vinto dire come intende muoversi. Ora ci sono le consultazioni. Il presidente della Repubblica deciderà a chi dare l’incarico e di conseguenza vedremo”.

Forte preoccupazione arriva da un esponente storico del Pci, Emanuele Macaluso che avverte: “L’idea che il Pd debba fare da supporto a DI Maio e al suo programma è un segno dei tempi. Sono tempi in cui ideali, valori e programmi non contano più nulla perché conta solo stare o non stare nel governo. Se il Pd non reagisce a questo modo di fare politica, a mio avviso è finito, ha chiuso”. Macaluso ricorda che Grillo ha detto che il Movimento è di destra e di sinistra e quindi per governare possono chiedere i voti a destra o a sinistra ma, conclude Macaluso, “oggi le sirene che vorrebbero attirare pezzi del Pd di fatto tendono a disgregare questo partito”.

Mario Muser