Le scelte del governo preoccupano l’Europa

kurz conte

La lettera del governo italiano alla Commissione Europea scatena le reazioni degli altri stati membri. Non sono piaciute a Bruxelles le rassicurazioni del ministero dell’Economia. Tantomeno gradite sono state la richiesta di flessibilità di 3,6 miliardi per interventi contro il dissesto idrogeologico e la generica rassicurazione in caso di superamento del 2,4% del deficit/Pil. L’Esecutivo tiene la barra dritta e l’Europa storce il naso. Austria e Olanda su tutte rendono pubblica la propria delusione. Anche la Germania, nel pomeriggio, si associa alle critiche.

Il ministro delle Finanza olandese, Wopke Hoekstra, si dice poco sorpreso ma molto deluso dal fatto “che l’Italia non abbia rivisto il suo piano di bilancio. Le finanze pubbliche italiane sono sbilanciate e i piani del governo non porteranno ad una robusta crescita economica. Questo budget è una violazione del patto di stabilità e crescita”. La minaccia di apertura di infrazione non è poi tanto velata: “Sono profondamente preoccupato. Ora sta alla Commissione europea fare i passi successivi”.

Secondo il numero uno dell’economia austriaca Hartwig Loeger i messaggi populisti del governo italiano stanno “tenendo in ostaggio il suo stesso popolo”. L’Austria, che nei mesi scorsi ha sostenuto Salvini nella lotta all’immigrazione, insisterà per il rispetto del patto di stabilità. L’esecutivo guidato dal giovane nazionalista Kurz si dice pronto a sostenere le iniziative sanzionatorie che sarebbero attuate nel caso in cui l’Italia non tornasse indietro sulla manovra. “Contrariamente a quanto sostiene il mio collega non si tratta di un affare interno, ma di un affare europeo”, il commento di Loeger alla lettera di Tria.

Anche dalla Germania stigmatizzano le scelte dell’Italia. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, fa sapere di non condividere “l’idea che i problemi di crescita siano risolti facendo sempre più debito e che l’alto debito non sia problematico”. Il banchiere tedesco sottolinea che “per un’unione monetaria con una comune politica monetaria e 19 politiche fiscali nazionali, è fondamentale che gli Stati membri abbiano bilanci solidi per garantire un’unione di stabilità”.

La replica del vicepremier Salvini non delude le aspettative. “Ci sono dei grafomani a Bruxelles che ci scrivono letterine e noi educatamente rispondiamo, ma non ci muoviamo di un millimetro. Chi è in torto è l’Unione Europea che nei trattati dice che devono essere garantite piena occupazione e diritti sociali, ma se non ci fa spendere come li garantiamo”, le parole del ministro dell’Interno. Lapidario Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo: “E’ una scelta sbagliata che non fa il bene dell’Italia e degli italiani”.

F.G. 

CEFFONE AL POPOLO

balcone di maio governo

“Non era mai capitato a nessuno la bocciatura della manovra economica. Mai! Tutti d’accordo, anche i governi sovranisti alleati di Salvini. E ora? A giorni le agenzie di rating esprimeranno il loro giudizio sulla tenuta del debito italiano. Basta scendere di un livello – scalino ‘spazzatura’ – e l’acquisto dei nostri titoli di stato precipita. Bel casino”. Commenta così Riccardo Nencini, segretario del Psi, la bocciatura da parte della Ue della manovra economica. Nencini prosegue: “Mutui più cari, aumento del debito pro capite, investimenti in calo, fuga dei capitali, spread alle stelle. Meno posti di lavoro. Il governo reagisce attaccando l’Europa. La verità? La manovra non convince nessuno. Il ceffone al popolo lo sta dando il governo” ha concluso Nencini.

Ieri l’Unione europea ha bocciato la manovra del governo e subito dopo si è aperta una crisi istituzionale con la Presidenza della Repubblica. Inoltre sembrerebbe spaccato il centro destra con la Lega e Fratelli d’Italia che attaccano l’Ue e Forza Italia che la difende. Dunque, l’Italia è divisa tra europeisti ed antieuropeisti, ma la posta in palio è molto più alta. Sono in gioco la democrazia, l’Unione europea, le libertà dei popoli ed il loro benessere economico e sociale. L’invito dell’Ue a modificare la finanziaria è stato molto chiaro. Entro tre settimane il governo dovrebbe presentare una nuova proposta, ma già si sa che non ci sarà nessun cambiamento.

La Commissione europea ha scritto: “Le misure incluse nel documento programmatico di bilancio 2019 dell’Italia indicano un chiaro rischio di fare marcia indietro rispetto alle riforme che il Paese aveva adottato. In particolare, la possibilità di pensionamenti anticipati inverte la rotta rispetto a precedenti riforme delle pensioni che sottendono alla sostenibilità a lungo termine del consistente debito pubblico italiano. L’introduzione di un condono fiscale potrebbe scoraggiare il rispetto, già basso, delle norme fiscali, premiando implicitamente i comportamenti che non rispettano le leggi, compensando in gran parte l’effetto positivo del rafforzamento della fatturazione elettronica. Data la dimensione significativa dell’economia italiana nell’area euro, la scelta del governo italiano di aumentare il deficit di bilancio, sebbene debba far fronte alla necessità di affrontare problemi legati alla sostenibilità delle finanze pubbliche, crea rischi di ricadute negative per gli altri Stati membri dell’Eurozona”.

Il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, ha già puntualizzato: “La manovra non cambia. Dopo la bocciatura dell’Ue al provvedimento il governo italiano tira dritto. Da Bruxelles possono anche mandare 12 letterine, ma la manovra non cambia”.

Ma anche il sottosegretario all’Economia M5S, Laura Castelli, ha detto: “Non ci sarà nessuna revisione. Quella manovra è ciò che serve. Abbiamo detto la verità sui numeri e non facciamo come i Governi precedenti che sparavano cifre esilaranti per poi ottenere norme catastrofiche. Avete capito dalle dichiarazioni di Conte e di Tria la posizione”.

Salvini ha anche rincarato la dose: “Se insistono a tirare schiaffoni a caso mi verrebbe voglia di dare più soldi agli italiani. Tutte le manovre passate negli anni scorsi a Bruxelles hanno fatto crescere il debito di 300 miliardi di euro. Noi siamo qua per migliorare la vita degli italiani, mi sembra un attacco pregiudiziale, la contestazione principale è che non bisogna toccare la legge Fornero che è nel programma del 90% dei partiti tranne che del Pd: è un attacco all’ economia italiana perchè qualcuno vuole comprare le nostre aziende sottocosto”.

Poi, Salvini, sulla Rai ha detto: “Di Rai non ne parlo io, c’è un presidente ed un amministratore delegato che stanno cercando professionalità interne accantonate da anni anche per ragioni politiche. La Rai merita tanto e da spettatore, quando vedo che ci sono programmi pregiudizialmente schierati a sinistra cambio canale. Siamo il primo governo che ha l’informazione pubblica tutta contro, non faccio il ‘piangina’, tiro diritto ma spero che la Rai sia equilibrata e dia spazio a tante voci”.

Il premier Giuseppe Conte, riferendosi alla sua visita in Russia ha scritto: “Questa mattina all’Expocentre di Mosca ho incontrato gli imprenditori italiani. Donne e uomini preparati e vincenti che portano in alto il made in Italy in Europa e nel mondo. A loro ho ribadito che l’Italia è un Paese che gode di buona salute, i fondamenti della nostra economia sono solidi. Il Governo farà la sua parte per far crescere le imprese italiane. C’è un grande impegno in tal senso, come dimostrano anche le misure contenute nella manovra”.

Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, ospite a Bologna del congresso della Camera del Lavoro, ha detto: “Se il Governo non apre il confronto, penso che dobbiamo essere molto netti e dare una risposta di mobilitazione e di iniziative. Ma dobbiamo essere altrettanto netti tra di noi e dirci che non è scontato, senza un lavoro preparatorio, che le masse ci seguano”.

Le provocazioni e le cadute di stile si ripetono in continuazione. L’eurodeputato leghista Angelo Ciocca, al termine di una conferenza stampa della Commissione a Strasburgo, ha messo la sua scarpa sopra i fogli che Moscovici aveva usato come traccia per il suo discorso sul documento programmatico di bilancio italiano. Il commissario Europeo agli Affari Economici e Finanziari, Pierre Moscovici, ha commentato: “L’episodio della scarpa made in Italy è grottesco. All’inizio si sorride e si banalizza perché è ridicolo, poi ci si abitua ad una sorda violenza simbolica e un giorno ci si risveglia con il fascismo. Restiamo vigili. La democrazia è un tesoro fragile”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier, Matteo Salvini che ha affermato: “Non voglio uscire dall’Europa, non voglio uscire dall’euro, voglio che i miei figli crescano in Europa. Non voglio sbattere le scarpe sui tavoli, però lasciate che gli italiani lavorino”. A chi gli ha chiesto del gesto dell’europarlamentare Ciocca, che ha simbolicamente ‘calpestato’ la relazione dei commissari sulla manovra italiana, Salvini ha tagliato corto: “L’Europa non la cambi con le provocazioni…”.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non è la prima volta che richiama il Governo ‘all’equilibrio di bilancio’ ma, martedì 23 ottobre, ha voluto declinarlo in una logica che non è quella dell’«astratto rigore» ma a tutela delle famiglie e del risparmio, in una prospettiva di «equità e con uno sguardo lungo sullo sviluppo». Si può dire che i suoi avvisi stanno diventando una goccia, ripetuti in ogni occasione possibile e con una finalità chiara: evitare che l’Italia vada a sbattere.

Non a caso Mattarella ha parlato della necessità di «scongiurare che il disordine della pubblica finanza produca contraccolpi pesanti anzitutto per le fasce più deboli, per le famiglie che risparmiano pensando ai loro figli, per le imprese che creano lavoro». Un rischio che c’è per una somma di ragioni: per le conseguenze di uno strappo con l’Europa; per l’indicatore dello spread che è tornato a sfiorare quota 320 e che comporta un aggravio di spesa pubblica a danno, di misure che potrebbero andare ai più svantaggiati; per il sistema del credito che è sotto pressione; per le previsioni sul Pil che molti istituti indipendenti danno sotto la quota prevista dal Governo. Insomma, è evidente che ci sono elementi di preoccupazione anche se non drammatici, anche se non di allarme.

Tra l’altro al Colle spetta la firma sulla legge di bilancio che nessuno mette in discussione anche se qualche valutazione inizia a essere fatta. Il punto è che lo stesso Governo (nella lettera alla Ue) dichiara apertamente di aver violato regole Ue che hanno piena copertura in Costituzione e dunque non è escluso che Mattarella possa dire qualcosa nel momento del suo via libera. Se quindi per il Governo la strada che si apre da qui a tre settimane è complicata, lo è pure per il capo dello Stato che ha l’obiettivo di portare verso una ricucitura con l’Europa con mediazioni che allenterebbero la tensione anche sui mercati, vero motivo di timore per il sistema.

Allora, quelle parole di ieri danno una mano a chi nell’Esecutivo vuole usare questo tempo per negoziare, davvero, con Bruxelles. È vero che tutti mostravano la faccia più dura, a cominciare da Di Maio e Salvini, ma nel premier così come in Tria e in una parte della Lega (sensibile alle preoccupazioni del Nord produttivo) e pure in alcuni settori dei 5 Stelle (area Fico) si punta a ritrovare un dialogo. Martedì dopo la bocciatura della Ue non era il giorno giusto per far intravedere cambiamenti sulla manovra, sarebbe stato un cedimento repentino verso Bruxelles, ma davanti ci sono tre settimane di trattativa e di “esame” dei mercati.

Ecco quella di Mattarella è la mano tesa a chi non chiude le porte a correzioni di rotta. Una sponda ai “dialoganti” della maggioranza ma collaborativa con tutto il Governo tant’è che in precedenza aveva subito firmato il decreto fiscale. Un richiamo in “pace” fatto per preparare il terreno a chi volesse cominciare un’opera di disarmo in una guerra con l’Ue dagli esiti incerti.

Ma nel governo giallo-verde c’è veramente qualche anima dialogante? E se invece non ci fosse ? Il governo si aspettava la risposta negativa dell’Ue. Dunque, è legittimo pensare che la manovra è stata volutamente congegnata provocatoriamente per finalità poco chiare ma diverse dalle demagogiche dichiarazioni per accattivarsi il consenso popolare.

Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, intervenendo di fronte alle commissioni Esteri congiunte di Camera e Senato, ha sottolineato: “L’Unione Europea ci riserva una bocciatura sulla manovra e chiede un nuovo documento: ora l’Italia ha tre settimane di tempo per rispondere, con il Governo italiano che esclude comunque un nuovo documento. L’ultima parola spetta ai Parlamenti nazionali, la Commissione può comunque aprire una procedura per disavanzo eccessivo: queste sono le dinamiche istituzionali”.

L’esecutivo Lega-Movimento 5 Stelle è dunque convinto di “essere sulla strada giusta” come è stato confermato dal vice premier Di Maio. Non ci resta che attendere le prossime mosse. Lo scontro avverrà in Parlamento dove attualmente non ci sono i numeri per una modifica. Lascio immaginare ai lettori gli sviluppi ulteriori. Il proscenio è brutto assai.

Salvatore Rondello

Manovra. Il no della Commissione affonda le borse

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La bocciatura attesa è arrivata. La Commissione europea ha dato parere negativo sul documento programmatico di bilancio italiano. È la prima volta che la Commissione decide la bocciatura immediata, applicando così il secondo comma dell’articolo 7 del regolamento 473 del 2013, quello che le consente di respingere una manovra nei primi 15 giorni. Immediata la risposta di Piazza Affari, con lo spread che è schizzato oltre 310 punti base. E anche Piazza Affari recepisce lo stop della Ue: il listino principale perde quasi l’1%.

Ma nonostante il no di Bruxelles, il governo italiano imperterrito continua sulla stessa linea senza modificare di un millimetro la propria impostazione nella deliberata ricerca dello scontro con la Commissione europea. Un modo per tenere alta la tensione del proprio elettorato e per tirare la volata fino alle europee del prossimo maggio. Se reggerà il fiato ovviamente. Perché le ripercussioni per il Paese potrebbero essere pesanti. Alcune si sono già viste. Ma ancora non sono entrare con forza nelle tasche degli Italiani. Per Antonio Tajani sulla manovra, presidente del Parlamento europeo, “sarebbe più prudente lavorare per ottenere dei buoni risultati. Credo sia giusto modificare questa manovra per avere più crescita, meno pressione fiscale, più aiuti alle imprese e più aiuti per realizzare infrastrutture, altrimenti la guerra invece che farla a Bruxelles la si farà ai cittadini italiani”.

Ma la linea è quella opposta ossia quella di percorrere la strada sino qua intrapresa. Come conferma il premier Giuseppe Conte per il quale, la sostanza della manovra non cambia, “per me sarebbe difficile, non potrei accettarlo”, ha dichiarato in un’intervista concessa a Bloomberg tv. “Siamo pronti ad operare una nuova spending review se necessario”. L’Italia, ha aggiunto, deve far calare il debito. La Commissione ritiene che con l’aumento del deficit strutturale questo non sia possibile. Il commissario ha quindi ricordato i 30 miliardi di euro di flessibilità già concessi all’Italia negli anni passati.

Sullo stesso tema è poi intervenuto anche il vice premier e numero uno  della Lega, Matteo Salvini . “Non è una lotta dell’Italia con l’Europa. E’ una manovra da 15 miliardi di investimenti che aiuterà i giovani. Quindi non toglieremo nulla”. Il ministro dell’Interno si è detto disponibile ad incontrare “anche domani il presidente della commissione Ue per spiegargli la manovra”. Inoltre, Salvini ha ribadito che “nessuno toglierà un euro dalle tasche degli italiani”

MANOVRA DESTABILIZZANTE

Punto stampa con il Ministro Giovanni Tria e con il Commissario Ue agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici.

Alla dura lettera della Commissione europea consegnata ieri da Moscovici al ministro Tria, il governo giallo-verde sembra sordo ed insensibile, anche all’aumento dello spread che certamente non aiuta lo sviluppo del paese ed impoverisce gli italiani. Sorge il sospetto che la demagogia messa in atto dalla Lega e dai Pentastellati è finalizzata a destabilizzare l’Euro e l’Unione europea.

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, prima del summit Ue-Asia a Bruxelles, ha avvertito: “Come Unione Europea, non siamo disposti ad accettare il rischio di caricarci questo debito per l’Italia. L’Ue è un’economia e una comunità di valori, e funziona perché ci sono regole comuni a cui tutti devono aderire. Se si rompono queste regole, e l’Italia si allontana da Maastricht, allora significa che l’Italia si mette in pericolo, ma ovviamente mette a rischio anche gli altri. L’Ue non vuole assumersi per conto dell’Italia i rischi derivanti da una violazione delle regole comuni sulla finanza pubblica. La Commissione ha risposto alla manovra finanziaria italiana, e ha detto chiaramente che deve essere modificata. Penso che questo sia un punto decisivo, perché l’Ue è una comunità economica e di valori, e funziona perché ci sono regole comuni che devono essere rispettate da tutti. Se qualcuno le infrange, se l’Italia si allontana dalle regole di Maastricht, questo significa che mettere in situazione di pericolo non solo sé stesso ma anche altri paesi. E l’Ue non vuole assumersi questo rischio per conto dell’Italia”.

Con la lettera durissima, anche più delle attese, che ha illustrato nel dettaglio la deviazione senza precedenti nella storia del Patto di stabilità, la Commissione europea ha acceso ufficialmente i riflettori sul ‘caso Italia’, che già preoccupa molti leader in Europa. Finirà anche sul tavolo dei commissari martedì prossimo, che firmeranno la bocciatura formale della manovra, e dell’Eurogruppo il 5 novembre, che darà appoggio politico alla decisione dei tecnici Ue. Due passi scontati, se l’Italia entro lunedì non assicurerà, per iscritto, che cambierà la manovra e farà scendere il deficit invece di aumentare la spesa.

Il premier Giuseppe Conte, a Bruxelles, ha difeso i piani del Governo ed ha ridimensionato le accuse dell’Ue con estrema superficialità. A Bruxelles non ha trovato grandi sponde tra i colleghi all’Eurosummit: dalla Germania all’Austria, dalla Francia all’Olanda, alla Finlandia e al Lussemburgo, è ampio il fronte di chi chiede il rispetto delle regole comuni. Concetto ribadito anche dal presidente della Bce Mario Draghi, che ha messo in guardia dal contestare le regole Ue perché si danneggia la crescita.

Per Bruxelles il bilancio italiano punta a un non rispetto particolarmente serio degli obblighi del Patto, a causa di una espansione vicina all’1% e ad una deviazione dagli obiettivi pari all’1,5%. La Ue ha chiesto al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre, in tempo perché il collegio dei commissari possa discuterne martedì. Ma, ha ricordato, la deviazione è talmente grave, senza precedenti, che l’Italia rischia l’apertura di una procedura per debito eccessivo da un momento all’altro, per deviazioni che peraltro si trascinano da anni. Non basterà quindi soltanto un’illustrazione più dettagliata delle misure. Per convincere i commissari Moscovici e Dombrovskis, firmatari della lettera, il Governo dovrà impegnarsi a cambiare i target. Cosa che il premier Conte ha escluso con la nota frase: “Più passa il tempo e più mi convinco che la manovra è molto bella”.

Moscovici ha osservato: “Forse sarà bella, ma questo è un giudizio estetico. Il problema qui è funzionale, giuridico e politico. E’ una manovra che non rispetta le regole”. Ieri, a Roma, Moscovici ha avuto modo di spiegare direttamente al ministro Tria il senso della lettera e dei timori europei. Il commissario Ue ha chiarito: “La manovra non può restare al 2,4% di deficit e con uno scarto del deficit strutturale di un punto e mezzo. Chiediamo una correzione”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in serata ha incontrato Moscovici ed ha auspicato: “Che ci sia il massimo di collaborazione con l’Italia. Attraverso il dialogo e il confronto si trovi una intesa”. Tria ha assicurato la massima collaborazione nello spiegare misure e riforme, ma questo non sarebbe sufficiente. Il vicepremier Di Maio, invece, stroncando ogni possibilità di dialogo con l’Ue, ha attaccato: “Se la lettera Ue è un ultimatum, è inaccettabile”.

Intanto i leader dell’Eurozona prendono sempre più le distanze da Roma e l’Italia è sempre più isolata. E’ stato molto duro il premier austriaco, presidente di turno dell’Ue: “Non abbiamo nessuna comprensione per le politiche finanziarie dell’Italia, ci aspettiamo che il governo rispetti le regole”. Al tavolo dell’Eurogruppo, il caso Italia è considerato ‘l’elefante nella stanza’, come riferiscono alcune fonti.

L’olandese Mark Rutte, già duro nei giorni scorsi, ha deciso di sollevare la questione davanti ai colleghi. Al termine del vertice ha riferito anche del bilaterale con Conte: “Sono stato molto chiaro sulla manovra, e gli ho detto che non è un bene né per l’Italia, né per l’Europa e l’Eurozona”.

Conte fa sapere che vedrà Juncker nei prossimi giorni, e si dice convinto di poter scongiurare anche un giudizio negativo delle agenzie di rating, ma i tempi sono molto stretti ed il fine settimana molto impegnativo.

L’Italia non è l’unico Paese ad aver ricevuto l’avvertimento di Bruxelles: anche Spagna, Portogallo, Francia e Belgio dovranno rispondere ai rilievi. Ma Roma, spiegano le fonti, è in una situazione peggiore delle altre, e anche per questo la Commissione vuole dare un segnale il prima possibile.

“Una deviazione senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità e Crescita”: è questa la valutazione sul bilancio italiano espressa nella attesa lettera inviata al governo dalla Commissione europea che cerca di proseguire un dialogo costruttivo con l’Italia per arrivare a una valutazione finale e attende risposte e chiarimenti ai rilievi mossi sulla manovra entro le 12 del 22 ottobre prossimo, scadenza fissata da Bruxelles.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dopo l’incontro con Moscovici, ha detto: “Ho ricevuto la lettera della Commissione europea. Oggi si apre un dialogo costruttivo, partendo da valutazioni diverse sulla nostra politica economica. Il nostro obiettivo è la crescita e la riduzione del debito/pil e la manovra va in questa direzione: lo spiegheremo alla commissione. Ascolteremo le osservazioni e andremo avanti in questo dialogo. L’Italia, rimane uno dei paesi fondamentali dell’Europa”.

Quali fossero le intenzioni dell’Unione europea si era intuito in parte dalle parole del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker che, parlando della manovra italiana e della reazione degli altri Paesi all’aumento del deficit contenuto nel Def, aveva detto: “So, e alcuni colleghi l’hanno detto al telefono, che non vogliono che sia aggiunta altra flessibilità a quella già esistente per l’Italia, e non è nostra intenzione procedere in questo senso. So dal passato che la Commissione è sempre stata accusata di essere troppo generosa quando si tratta del bilancio italiano. Io non dico che siamo stati generosi, ma abbiamo introdotto nell’applicazione del Patto di crescita e stabilità alcuni elementi di flessibilità. E l’Italia è l’unico Paese che ha usato tutta la sua flessibilità sin da quando l’abbiamo introdotta, l’Italia è stata in grado di spendere negli ultimi tre anni 30 miliardi di euro in più. Siamo stati molto gentili e positivi quando si è trattato dell’Italia, perché l’Italia è l’Italia. La Commissione europea non ha alcun pregiudizio negativo rispetto alla manovra italiana. Il primo ministro ci ha presentato la situazione italiana con verve e talento. Noi non abbiamo reagito alla sua esposizione, perché esamineremo il progetto di bilancio che ci è stato trasmesso l’altro ieri dalle autorità italiane. Quello che vorrei dire è che non abbiamo alcun pregiudizio negativo sull’Italia, il progetto di bilancio italiano sarà esaminato con lo stesso rigore e con la stessa flessibilità con cui esamineremo gli altri progetti di bilancio che ci sono stati presentati”.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha affermato: “Da parte dell’Italia senz’altro nessun muro contro muro nel confronto con la Commissione europea. La lettera è stata appena consegnata al ministro Giovanni Tria visto che il commissario Pierre Moscovici è a Roma. La lettera non la riceverà solo l’Italia, ma anche altri Paesi. E’ prassi riceverla in situazioni di questo tipo. Posso immaginare che esprimerà preoccupazione. E mi aspetterei un riferimento ad una deviazione significativa rispetto all’obiettivo del rapporto deficit/Pil rispetto alla manovra preventivata dalla Commissione. Approfitto per chiarire che non è una grossa deviazione. Abbiamo deciso di puntare sugli investimenti e sulla crescita. L’Italia deve crescere: i fondamentali dell’economia sono saldissimi. In ogni caso, quella prospettata nella manovra italiana  non è la più grossa deviazione della storia”. Su Facebook, il premier Conte, a Bruxelles per il vertice del Consiglio europeo, aveva scritto: “Sapevamo che questa manovra che abbiamo pensato per soddisfare le esigenze dei cittadini italiani, a lungo inascoltate, non è in linea con le aspettative della Commissione Europa. Ci aspettiamo quindi osservazioni e rilievi che stanno per arrivare e ai quali siamo pronti a replicare. Ma tutto questo non può preoccuparci: ci avrebbe preoccupato se avessimo fatto una manovra temeraria. Ma la nostra manovra è ben pensata, ben costruita, ben realizzata”.

Il vicepremier Di Maio ha detto: “Credo che la Commissione europea si sia un poco allontanata dalla realtà. Per anni l’Italia ha fatto sacrifici per ridurre il debito. Ma il debito si può ridurre se si fanno investimenti. Va bene la lettera, ce l’aspettavamo, dialogheremo con loro ma credo che queste persone si siano allontanate dalla realtà. Aspettiamo anche le lettere agli altri Paesi. Un Paese come l’Italia non può accettare ultimatum. Se dovesse essere un ultimatum come i duelli western allora per noi è inaccettabile”.

Il vicepremier Salvini ha detto: “La prima manovra economica del cambiamento a Bruxelles non piace, le altre, quelle di Monti, Gentiloni e degli altri invece gli piaceva. Li abbiamo tutti contro: Inps, Bankitalia, Istat, perché era più comodo avere i vecchi governi”.

Domani si riunirà il Consiglio dei ministri per rispondere alla Commissione Ue sulla manovra, ma anche per chiarire le divisioni di questi giorni sulla manovra tra Lega e M5S sui condoni.

Dopo il balletto di ieri (“Non sarò a Roma, ho da fare” e l’apertura arrivata in serata “Se serve, ci sarò”), il ministro dell’Interno ha confermato che domani parteciperà al Cdm convocato da Conte alle 13 per rivedere alcuni punti del decreto fiscale.

Matteo Salvini, da Cavalese in provincia di Trento dove ha iniziato gli incontri elettorali in vista del voto per le elezioni provinciali di domenica prossima, ha rassicurato sulla sua presenza a Roma: “Buona giornata Amici. Dopo le nuvole torna sempre il sereno! Chi si arrende ha già perso, mai mollare. Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi. Basta litigi. Non ci sono problemi per questo governo. Sicuramente la Lega non ha alcuna intenzione di far saltare niente, spero che valga per tutti. Probabilmente dedico il sabato per andare al Consiglio dei ministri, per fare sì che smettano di litigare, perché dobbiamo essere uniti in questo momento. L’ho detto agli amici dei Cinque Stelle, non è il caso di litigare in famiglia, perché abbiamo già tanti avversari fuori, che se ci si mette a litigare dentro ‘campa il caval che l’erba la cresc’. Se c’è un problema in una famiglia, in una squadra, in una parrocchia, in una azienda, i problemi si risolvono parlando e guardandosi in faccia, non andando in piazza o in televisione a far casino, perché altrimenti a Bruxelles godono”.

Poi, raggiunto dai microfoni di ‘Stasera Italia’, in onda su Retequattro, Salvini ha risposto così alla possibilità di stralciare le parti del decreto fiscale contestate dal M5S: “Tutto si può fare, basta che quando la gente legge e approva una cosa, sia convinta di quello che legge e approva. Io sono qua per risolvere i problemi, non per crearli. Sono fiducioso per l’incontro con Di Maio”.

Già ieri sera, al termine di una giornata di tensione e dopo aver sostenuto che non avrebbe partecipato al Cdm di domattina, Salvini aveva smorzato ogni polemica ed era apparso possibilista, affermando: “Le polemiche aiutano solo gli avversari del governo, i burocrati europei e gli speculatori. Basta litigi, lavoriamo e risolviamo gli eventuali problemi parlando, non litigando”.

Già in una intervista alla Stampa il leader del Carroccio aveva manifestato il suo ottimismo: “Fino alle Europee? Macché, noi governeremo insieme fino al 2023. Alle Europee, senza dubbio. Una cosa dev’essere chiara: ribaltoni, inciuci e tranelli la Lega non ne fa. Noi manteniamo la parola data. Il decreto è quello scritto. In Consiglio io c’ero, Di Maio pure, Conte ce lo ha letto come è scritto e l’abbiamo approvato. Mi sembra un enorme equivoco. Pericoloso, però: tutti in Europa non vedono l’ora di attaccarci, non è bene dargliene l’occasione. Ma per quel che mi riguarda, il decreto quello è e quello resta. Non sono in lite con nessuno. Conte è un ottimo presidente del Consiglio, corretto, equilibrato. Sa fare il suo mestiere. In realtà con tutti i miei colleghi ministri il rapporto è ottimo. Di Maio dice che così come è il decreto lui non lo vota? Crede che io non abbia mai avuto dubbi su nessuno dei provvedimenti che abbiamo adottato? Ma li ho votati perché siamo tutti sulla stessa barca”.

Luigi Di Maio con i suoi fedelissimi si mostra sereno sulla crisi con la Lega innescata sui temi del condono penale e dello scudo per i capitali all’estero contenuti nel dl fiscale: “Domani si tratta solo di togliere la norma sul condono penale. Sia chiaro: nessun mercimonio su altri tavoli. Il condono tombale nell’accordo non c’era. L’accordo lo troveremo, di certo su questo non cade il governo. Ma Salvini deve smetterla di fare il fenomeno”.

Tanta sicurezza è legata, in parte, anche ai rilievi che sarebbero giunti dal Quirinale circa l’indisponibilità del Colle a far passare nel dl fiscale il condono penale: “E’ stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso e Matteo lo sa perfettamente…”.

Nel faccia a faccia tra i due, che si terrà al più tardi domani, a quanto si apprende, Di Maio intende chiarire anche il ruolo in tutta questa vicenda di Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio considerato il Richelieu del Carroccio.

Stavolta sotto accusa, viene raccontato da autorevoli fonti di governo grilline, per non aver voluto convocare quel preconsiglio dei ministri che avrebbe dovuto definire nel dettaglio i contenuti tecnici dei provvedimento approvati lunedì scorso in Cdm. Dunque manovra e dl fiscale.

Secondo le stesse fonti grilline: “Con la scusa di voler evitare fughe di notizie alla stampa, Giorgetti l’ha tirata talmente per le lunghe che il preconsiglio non si è mai tenuto. Risultato? Al Cdm si è arrivati con un foglietto volante”. Ma c’è di più. Tra i 5 Stelle serpeggia un’accusa pesantissima verso il sottosegretario, dal primo giorno inviso a molti nelle file del Movimento. E che Di Maio intende sottoporre a Salvini nelle prossime ore.

Si tratta del presunto inserimento, ad opera di Giorgetti, di due norme mai concordate con gli altri membri di governo: una su un condono per le società sportive dilettantistiche (il cui ‘stralcio’ avrebbe provocato una sfuriata del leghista, portandolo addirittura ad abbandonare la riunione) l’altra, rimarcano fonti grilline, relativa a Pantelleria e ai bilanci pregressi dell’isola perla del Mediterraneo, peraltro amministrata da un sindaco 5 Stelle dal giugno scorso.

Di concreto c’è che la diffidenza di Di Maio e dei 5 Stelle nei confronti di Giorgetti, considerato pedina irrinunciabile dei leghisti ed interlocutore anche del Quirinale, ha superato i livelli di guardia. C’è chi si chiede, nelle fila grilline, come si possa andare avanti in un clima di tale diffidenza e sospetto. Altra spina nel fianco, la ‘coabitazione’ al Mef di Laura Castelli e Massimo Garavaglia, considerato dai 5 Stelle altro ‘avvelenatore di pozzi’.

Di Maio avrebbe lamentato ad alcuni ministri del M5S quanto segue: “Sono stati lui e Giorgetti ad informare Matteo nelle ultime ore. Ma sono certo che chiarendo verrà ripristinata la verità. E che su condono penale e scudo fiscale la Lega saprà fare un passo indietro. I patti del resto erano chiari…”.

Eppure il braccio di ferro sembra ben lungi dal rientrare. Oggi sul terreno di scontro entra anche la sanatoria per gli abusi edilizi per le case danneggiate o crollate in seguito al terremoto di Ischia, ‘uno scempio’ l’etichetta Salvini annunciando la volontà della Lega di fermarlo con una norma ad hoc.

La risposta dei vertici M5S non si è fatta attendere: “La norma sul condono edilizio è stata chiesta dai sindaci locali, per giunta vicini al centrodestra, ed era stata sottoposta a Salvini oltre che a Di Maio. Vorrà dire che la Lega bloccherà la ricostruzione, problemi loro. Ma è singolare che lo stesso stop non arrivi dai leghisti per le case colpite dal sisma nel Centro Italia”.

Incontro difficilissimo, dunque, quello di domani al Consiglio dei Ministri con una situazione molto ingarbugliata e soprattutto con protagonisti che non sembrano disposti a cedere posizioni.

Intanto, lo spread sale sempre di più. La Borsa di Milano limita le perdite a metà seduta con il differenziale tra Btp e Bund che si restringe e torna sotto i 330 punti, a 329, dopo aver toccato quota 340. Il Ftse Mib è sceso in area 19mila punti, risalendo dai minimi di giornata a 18.977 punti (-0,58%).

Sul tema della volatilità è intervenuto anche il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli che in un comunicato ha lanciato un allarme sulle gravi conseguenze per l’economia italiana e per le famiglie legate allo spread: “L’ulteriore crescita dello spread peggiora le prospettive degli equilibri dei conti pubblici e complica le attività produttive tutte e gli investimenti delle famiglie e delle imprese. Non si può rimanere indifferenti di fronte alla ulteriore crescita dello spread e non ci si deve abituare a ciò che spingerebbe l’Italia indietro rispetto alla ripresa. Pertanto auspichiamo un più costruttivo confronto fra Autorità italiane ed europee per superare questo clima dannoso all’economia”.

Salvatore Rondello

INACCETTABILE

La manovra inviata all’ultimo minuto, non piace alla Commissione dell’Unione Europea. Stanotte il Consiglio dei ministri ha finalmente licenziato la manovra che immediatamente è stata trasmessa a Bruxelles per l’esame della Commissione europea.

Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione Europea, stamattina, a Bruxelles, durante un’intervista, ha detto: “Non abbiamo ancora messo in questione il bilancio dell’Italia. Abbiamo lanciato degli avvertimenti, forse prematuri. Se accettassimo tutto quello che il governo italiano propone, avremmo delle contro reazioni virulente in altri paesi dell’Eurozona”.

La manovra di bilancio prevede il reddito di cittadinanza, la riforma delle pensioni, la flat tax, il rilancio degli investimenti pubblici, il taglio delle pensioni d’oro e l’istituzione di una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Sarebbero questi alcuni dei principali punti contenuti nella prossima  legge di bilancio approvati durante la scorsa notte dal Consiglio dei ministri ed approdata sul tavolo europeo. L’accordo tra i partner di governo è arrivato dopo ore di tensione ed un lungo braccio di ferro sul decreto fiscale collegato alla manovra, a cui è stato aggiunto un secondo decreto legge, ribattezzato ‘salva scartoffie’ o di ‘semplificazione’, contenente, tra le altre cose, misure per il lavoro, norme per la sanità e l’introduzione di una RC auto equa sul territorio.

Per quanto riguarda la pace fiscale, l’accordo raggiunto prevede un’aliquota del 20% che interesserebbe solo chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà inoltre possibile integrare fino a un massimo del 30% in più, rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro. Niente sconti, però per gli evasori, per i quali, ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio ‘ci sarà la galera’ (lo stato anziché recuperare l’evasione fiscale sosterrebbe altre spese carcerarie per gli evasori).

Sul fronte delle pensioni d’oro, la misura dovrebbe interessare gli assegni al di sopra dei 4.500 euro al mese (non è chiaro se l’importo è quello netto o quello lordo). Dalla ‘sforbiciata’ si otterrebbe un miliardo che sarebbe messo a copertura nella legge di bilancio. In proposito, il premier Giuseppe Conte, al termine del Cdm ha detto: “Manteniamo le promesse fatte, mantenendo i conti in ordine sulla base del contratto di governo”.

Verrebbe introdotta una misura universalistica di sostegno al reddito, con la previsione che nessun cittadino abbia un reddito mensile inferiore ai 780 euro, che crescono in base al numero dei componenti della famiglia (non è chiaro se l’importo è netto o lordo e se verrà erogato per nucleo familiare o per singolo individuo lasciando vaghi i requisiti di accesso).

Anche le pensioni minime verrebbero aumentate fino a 780 euro, con una differenziazione tra chi è proprietario di un immobile e chi non lo è (anche in questo caso non è chiaro se l’importo è netto o lordo).

Le soglie minime del regime forfettario verrebbero estese fino a 65 mila euro, prevedendo un’aliquota piatta al 15 per cento.

Verrebbero abrogati i limiti di età per i pensionamenti previsti dalla legge Fornero, introducendo la ‘quota 100’: si potrebbe andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, favorendo così chi ha iniziato a lavorare in età molto giovane e al contempo agevolando il necessario ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione e nel privato. Per le donne si proroga ‘Opzione Donna’, che permetterebbe alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione (non è chiaro se le quote sono la condizione minima per andare in pensione o se è un dato obbligatorio).

Si interverrebbe sulle pensioni d’oro, sopra i 4.500 euro mensili (netti o lordi?), in modo da rimodulare i trattamenti pensionistici più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati.

Si stanzierebbe un fondo da 1,5 miliardi per risarcire tutte le vittime delle crisi bancarie. Il fondo sarebbe così ampliato di 14 volte rispetto a prima (il risarcimento dello Stato si sostituirebbe o integrerebbe quello dovuto dalle banche?).

Verrebbero stanziati 15 miliardi aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell’ambito infrastrutturale, dell’adeguamento antisismico, dell’efficientamento energetico, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Inoltre, si creerebbe una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti d’investimento.

Sarebbero stanziati 500 milioni per un grande piano di assunzioni per poliziotti, magistrati e personale amministrativo, in modo da assicurare ai cittadini maggiore sicurezza, processi civili e penali più rapidi e una Pubblica Amministrazione più efficiente (in tutto circa diecimila persone).

Si creerebbe una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Il gruppo di lavoro dovrebbe analizzare nel dettaglio ogni singola voce di spesa nel bilancio dello Stato per intervenire sugli sprechi e rendere efficiente la spesa, intervenendo, tra l’altro, su auto blu, voli di Stato e scorte (non sono noti i poteri di intervento).

Verrebbe prevista la pace fiscale solo per chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. I contribuenti che sono alle prese con il fisco potrebbero sanare la loro posizione pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni, in caso di vittoria al secondo grado, senza sanzioni e interessi; sarebbe inoltre possibile integrare fino ad un massimo del 30% in più, rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro (un bel condono per gli evasori).

Sarebbe previsto, per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, la possibilità di ridefinire il proprio debito con il fisco (relativo al periodo tra il 2000 e il 2017) a condizioni agevolate, tra cui l’esclusione dal pagamento delle sanzioni e degli interessi di mora, la possibilità di rateizzare il pagamento (massimo 10 rate consecutive di pari importo) in 5 anni pagando un interesse ridotto del 2% l’anno e quella di compensare i debiti con il fisco con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione.

Ci sarebbe la cancellazione automatica di tutti i debiti con il fisco relativi al periodo che va dal 2000 al 2010 di importo residuo fino a 1000 euro (altro condono).

Sarebbero previste varie ipotesi di definizione agevolata delle controversie tra i contribuenti e il fisco. In particolare, ci sarebbe la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea; delle controversie tributarie nei confronti dell’Agenzia delle entrate; degli atti del procedimento di accertamento; degli atti dei procedimenti verbali di contestazione; delle imposte di consumo (altre forme di condono non ben definite).

Verrebbe mantenuta l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, riducendo per i primi sei mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici.

Oltre all’obbligo di fatturazione elettronica, si introdurrebbe l’obbligo generalizzato di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi. Questo consentirebbe di eliminare alcuni adempimenti contabili come l’obbligo di tenuta dei registri e conservazione delle fatture e degli scontrini e un controllo maggiore e meno invasivo dell’Agenzia delle entrate. L’obbligo riguarderebbe chi ha un volume d’affari superiore a 400 mila euro dal primo luglio 2019. Per gli altri dal primo gennaio 2020.

Per realizzare una RC auto equa, con canoni differenziati rispetto al territorio, verrebbero eliminati i vincoli di trasferimento della polizza da un assicuratore a un altro.

Verrebbero prorogati gli ammortizzatori sociali per il 2018 e 2019 per le imprese con più di 100 dipendenti, che abbiano problemi occupazionali. La cassa integrazione potrebbe essere concessa per 12 mesi per la riorganizzazione aziendale e per sei mesi in caso di crisi.

Si introdurrebbero norme a tutela di chi ha debiti nei confronti delle banche ma vanta crediti nei confronti dello Stato (cosiddetta ‘Norma Bramini’).

Oggi, fonti qualificate dell’Ue hanno affermato: “La manovra finanziaria italiana non è nell’agenda dell’eurosummit di giovedí, a Bruxelles, anche perché ci sono delle procedure chiare che affidano alla Commissione la valutazione dei bilanci, ma non è escluso che il tema sia sollevato dai capi di Stato e di governo dell’Eurozona durante la loro riunione o ai suoi margini, e in questo caso sarà fatto secondo il principio del rispetto reciproco. C’è una procedura chiara: non sta ai leader fare le valutazioni dei bilanci. Il Documento programmatico di bilancio italiano è stato inviato oggi, ora la palla è nel campo della Commissione europea. Comunque, in ogni discussione fra i leader c’è un principio di rispetto reciproco. E anche se la questione del bilancio italiano venisse sollevata durante il vertice o ai suoi margini, il principio del rispetto reciproco guiderà tutti i leader nel loro dialogo su questo”.

L’eurosummit (il vertice dei capi di Stato e di governo dell’Eurozona) si svolgerà al termine del Consiglio europeo che si tiene domani e giovedì a Bruxelles. La manovra italiana è un tema scottante, ma l’obiettivo primario dell’eurosummit è discutere come progredire verso la scadenza di dicembre nelle discussioni sull’unione bancaria, sull’Esm e il Fondo salva-Stati. Erano stati gli stessi leader, nel loro vertice di giugno, a stabilire che entro dicembre ci sarebbero stati progressi su questi temi.

Dovrebbe ormai essere chiaro che tutto quello che avviene in un Paese europeo riguarda l’intera Unione europea.

Salvatore Rondello

Timmermans si candita alla presidenza Commissione Ue

Timmermans

Il Partito del Socialismo Europeo (Pse) ha il suo secondo spitzenkandidat: è l’olandese Frans Timmermans, attuale primo vicepresidente dell’esecutivo Ue. Da qualche settimana la candidatura era nell’aria.

Finalmente è arrivata l’ufficializzazione da parte dello stesso Timmermans, il braccio destro di Jean-Claude Juncker, della candidatura per la successione nell’incarico di presidente della Commissione Ue. La candidatura è stata annunciata a Heerlen, in Olanda, al café Pelt.

La Presidente dei socialdemocratici tedeschi, Adrea Nahles, ha annunciato con una lettera che il suo partito appoggia la candidatura, convinta che Timmermans ‘unisce e fortifica il nostro partito europeo, e ci porterà ad un grande risultato nelle elezioni del Parlamento europeo il prossimo anno’. Anche la segreteria del Pd ha espresso il suo appoggio all’olandese. Per essere nominato, ora il candidato deve ricevere l’appoggio del partito d’appartenenza nazionale e quello di altri sette membri del Pse.

La candidatura di Timmermans con i socialisti è circolata da diversi giorni all’interno degli ambienti istituzionali. Secondo alcuni, Timmermans sarebbe un candidato ‘debole’, provenendo da un partito che non è al potere e che ha perso numerosi consensi nelle ultime elezioni nazionali.

Il primo vicepresidente è il secondo a presentare la propria candidatura per il gruppo socialisti. Il mese scorso, il vicepresidente della Commissione Ue, lo slovacco Maroš Šefčovič aveva annunciato la sua candidatura.

I partiti socialisti hanno tempo fino al 18 ottobre per presentare i rispettivi candidati; lo Spitzenkandidat sarà poi ufficialmente nominato al congresso Pse, che si terrà a Lisbona il prossimo dicembre.

Intanto, l’eurodeputato Nicola Danti ha espresso soddisfazione per il sostegno del Partito Democratico alla candidatura dell’olandese Frans Timmermans alla presidenza della Commissione europea. Nicola Danti ha detto: “In questi anni al Parlamento europeo, abbiamo spesso apprezzato le qualità e la competenza di Frans Timmermans. Europeista vero, ottimo candidato per il Gruppo dei Socialisti e Democratici e per il nostro partito contro destre e populisti”.

Invece, secondo Giuseppe Fioroni del Pd: “La scelta di sostenere Frans Timmermans alla presidenza della commissione Ue avrebbe richiesto maggiore coinvolgimento. Da una lettera del coordinatore della segreteria nazionale del Pd indirizzata ai vertici del Pse apprendiamo l’appoggio di Frans Timmermans alla presidenza della Commissione europea. Senza nulla togliere alle qualità e al valore del candidato, una scelta così importante meritava sicuramente un ampio dibattito ed un profondo coinvolgimento. Qual è la coalizione che sostiene questa candidatura? Quale l’alleanza che si contrappone ai populisti ed alla destra italiana ed europea? Sicuramente per favorire la partecipazione, la condivisione e allargare la base del consenso servono delle Primarie di coalizione sul nome del candidato presidente e soprattutto su un nuovo progetto di Europa. Certamente questo percorso sarebbe stato più utile per il Paese e per l’Europa rispetto a delle Primarie fatte per scegliere il Segretario nazionale del Pd fra una moltitudine di candidati”.

Salvatore Rondello

RIMANDATI

commissione europaIl Def alla Commissione Ue proprio non è piaciuto. Due pagine per bocciare il Documento di economia e finanza appena approvato. Eppure solo pochi giorni fa il governo, nella persona di Di Maio, si affacciava festante dalla finestra di Palazzo Chigi per annunciare che i finalmente i problemi dell’Italia erano finiti e la povertà abolita per decreto. Dalla Ue il messaggio al governo è chiaro: i numeri scritti nel Def non vanno inseriti nella manovra, altrimenti l’Europa sarà costretta a respingerla. Così la Commissione europea dopo giorni di schermaglie con un primo atto formale indica a Di Maio e Salvini che finanziare in deficit reddito di cittadinanza e flat tax è contrario alle regole del Patto di stabilità. Lo fa con la lettera di risposta alla missiva con la quale ieri Giovanni Tria aveva illustrato all’esecutivo comunitario i cardini del Def.

“Il Def – scrivono il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e il titolare agli Affari economici Pierre Moscovici – a prima vista sembra costituire una deviazione significativa dal percorso di bilancio indicato dal Consiglio Ue il che è motivo di seria preoccupazione. Chiediamo alle autorità italiane di assicurare che la manovra sia in linea con le regole fiscali comuni”.

Dombrovskis e Moscovici chiedono al governo di assicurare che il progetto di legge di bilancio, che dovrà essere presentato entro il 15 ottobre, sia “in conformità con le regole fiscali comuni”.  Se così non sarà la Commissione boccerà la manovra e aprirà una procedura su debito e deficit. Ai primi di settembre la Ue aveva concesso all’Italia uno sconto sul risanamento, facendo sapere che si sarebbe accontentata di un deficit pari all’1,6% del Pil, comunque 9 miliardi in meno di correzione del deficit strutturale da spendere nella finanziaria. Il governo però si è spinto oltre e ha deciso di portare l’indebitamento al 2,4% nel 2019, andando oltre le regole dei patti europei della zona euro.

Ora la Commissione Ue aspetta la manovra, poi inizierà l’esame concreto. “Non c’è stata alcuna bocciatura da parte dell’Ue – spiega in serata in Governo, che ribadisce la bontà della propria manovra – anche perché non è stata ancora avviata, né poteva esserlo, alcuna interlocuzione formale”. Si conta, invece, su un “dialogo costruttivo”. “Sono ottimista”, assicura il ministro Tria, che si dice convinto che si aprirà un “confronto costruttivo”. Anche perché “i deficit fanno parte degli strumenti di politica economica consentiti dalla prassi”. E Di Maio, che ancora una volta dimostra di non avere capito la lezione, va subito all’attacco e aggiunge: “Nessun piano B” sulla manovra da far scattare in caso di un’emergenza spread a 400, e “deve essere chiaro” anche a Bruxelles, perché sulla manovra “il Governo non arretrerà”.

La manovra d’azzardo. Sul Def Tria scrive all’Europa

Giovanni Tria

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha inviato una lettera alla Commissione europea sui nuovi obiettivi di finanza pubblica, sostenendo che l’economia italiana crescerà dell’1,5% nel 2019 e dell’1,6% nel 2020. L’inusuale comportamento è sorprendente: di solito, dopo aver presentato le note al Bilancio, si attende la lettera valutativa della Commissione europea per rispondere successivamente.

Il Ministro, commentando con soddisfazione il risultato dei lavori di questi giorni, in una nota ha definito la prossima manovra di bilancio ‘coraggiosa e responsabile’, puntando alla crescita e al benessere dei cittadini, assicurando in seguito un profilo di riduzione del deficit, che passerà dal 2.4% del 2019 al 2.1% del 2020 per chiudere all’1.8% del 2021. Il Ministro Tria, nella nota, ha sottolineato anche quanto segue: “L’impatto delle singole misure sull’economia del Paese deve essere valutato nel quadro dell’intera manovra. Maggiori risorse per gli investimenti pubblici e privati, minore pressione fiscale sulle piccole e medie imprese e sui lavoratori autonomi, spinta al ricambio generazionale sul mercato del lavoro e sostegno ai soggetti più vulnerabili: quest’insieme di misure porterà un aumento della crescita all’1.5 per cento nel 2019 per arrivare all’1.6 e l’1.4 negli anni successivi. Il raggiungimento degli obiettivi di crescita verrà ottenuto anche grazie a un attento disegno degli interventi sia sul versante degli investimenti, sia su quello delle misure di sostegno attivo per il lavoro e la coesione sociale che garantiscano la stabilità complessiva del sistema. Ora si apre la fase di confronto con la Commissione Europea, che potrà valutare le fondate ragioni della strategia di crescita del Governo delineata dalla manovra. Come è avvenuto all’interno del Governo, auspico che il dialogo con la Commissione Europea rimanga aperto e costruttivo, tenendo conto delle reali esigenze di cittadini e imprese e del ruolo che svolgono le Istituzioni. In questo dialogo il Governo si presenta compatto e fiducioso”.

Il Ministro Tria, docente di economia, professore di chiara fama, che ha sostenuto fino a pochi giorni fa il limite massimo all’1,9% per il deficit del corrente anno, improvvisamente si è trasformato in un fervente sostenitore della manovra con un deficit al 2,4%. Il professor Tria conosce bene le leggi economiche e sa bene che il coraggio di questa manovra è quella che necessita ad un giocatore d’azzardo. Di certo la manovra assume impegni di spesa senza avere nessuna certezza sullo sviluppo economico che difficilmente potrebbe realizzarsi anche se è auspicabile per il bene degli italiani.

S. R.

IL SORRISO

di maio sorriso

Marcia indietro di Tria con il tentativo di far scendere la tensione con la commissione arrivata alle stelle nella giornata di ieri. Da una parte il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, aveva evocato la fine dell’Euro e lo spettro della Grecia e dall’altra il vicepremier Matteo Salvini aveva replicato accusandolo di essere il responsabile della reazione sfavorevole dei mercati al Def.

Dopo una notte passata a discutere del Def e un lungo e rassicurante intervento di Tria lo spread aveva beneficiato delle indiscrezioni su una possibile apertura del governo, dopo i rilievi della Ue sulla manovra, che dovrebbe portare a una riduzione progressiva del deficit/Pil dal 2,4% (confermato) nel 2019, al 2,2% nel 2020 e al 2% nel 2021 (contro il 2,4% in tutti e tre gli anni inizialmente previsto nella Nota di aggiornamento al Def). Però il differenziale di rendimento che aveva iniziato la giornata a 289 punti base, è tornato sul livello dei 300 punti base segnati martedì in chiusura. Ci ha pensato Di Maio con la strategia del sorriso. Di Maio fino a ieri aveva detto che nulla era modificabile e che il governo sarebbe andato dritto per la sua strada, oggi si era dimostrato più possibilità. “La cifra del 2,4% – ha detto – è confermata nel 2019: per quanto riguarda il 2020 e il 2021 stiamo pensando all’abbassamento del debito e la crescita del Pil con tagli massicci a sprechi”.

Tagli generici contro i quali nessuno potrebbe opporsi che vengono evocati ogni qualvolta non si ha molto da proporre. Un taglio allo spreco non si nega a nessuno. Ma è la strategia dell’alternanza Di Maio. Dire una cosa e smentirla il giorno dopo.

Poi l’uscita finale del vicepremier ha tolto ogni dubbio ai mercati: “Stiamo investendo sul sorriso degli italiani”, ha detto a Montecitorio: “Investiamo sulla felicità dei cittadini, sulla voglia di spendere e sulla voglia di vivere con una qualità della vita migliore”, ha aggiunto, sottolineando che “se torna il sorriso, l’economia si rimette in moto”. Mentre, “se continuiamo invece a chiedere sacrifici, l’economia tornerà a deprimersi”. E lo spread ha subito invertito la rotta tornando ai livelli della chiusura di ieri. “Siamo davvero alle comiche – scrive il segretario Pd, Maurizio Martina, su Twitter – ma di mezzo purtroppo c’è l’Italia”.

L’intervento di Tria insomma ha provato a dare un poco di ottimismo all’Europa sulle prospettive future della situazione italiana. “Il fatto che la traiettoria pluriennale sul deficit sia stata rivista è un buon segnale”, dice il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici. In precedenza aveva parlato di manovra anche Salvini: “Sarà coraggiosa per mantenere gli impegni con gli elettori, negli anni futuri deficit e debito scenderanno”.

Ma lo scenario è più incerto che mai. Le stime di crescita del Centro studi di Confindustria sono al ribasso: il Pil “all’1,1% nel 2018 e allo 0,9% nel 2019” in “ribasso di 0,2% punti” per entrambi gli anni rispetto alle previsioni di giugno. Tra i vari fattori “pesano” anche “l’aumento dello spread” e “l’incertezza sulla capacità del governo di incidere sui nodi dell’economia e sulla sostenibilità del contratto di governo che causa meno fiducia negli operatori”. Per gli economisti di Confindustria “l’aumento del deficit” previsto dal governo “è poca cosa rispetto agli impegni politici assunti: se le coperture non saranno ben definite – avvertono – si rischia ex post un rapporto deficit/Pil più alto”.

Per il CsC “l’aumento del deficit serve per avviare parti del contratto di governo di sostegno al welfare”, come su reddito di cittadinanza o pensioni, poi “molto difficili da cancellare se non in situazioni emergenziali. Ciò potrebbe portare a più tasse in futuro e ad aumentare il tasso di risparmio già oggi”. Il Centro studi di Confindustria sostiene poi che non si debba “smontare le riforme pensionistiche perché ciò renderebbe necessario aumentare il prelievo contributivo sul lavoro. Se il meccanismo di ‘quota 100’, per permettere l’anticipo della pensione, venisse introdotto, andrebbe invece nella direzione opposta”.

 

FUORI DALLE REGOLE

di-maio-salvini

La seduta odierna a Piazza Affari rappresenta plasticamente la situazione di instabilità del Paese. Alti e bassi per tutta la giornata con Milano che prende una boccata d’ossigeno dopo le dichiarazioni di Giuseppe Conte, costretto a rassicurare i mercati dopo il botta e riposta con Bruxelles. Lo spread Btp/Bund ha toccato quota 300. Mai così alto dal 2014.

La manovra del governo gialloverde, dunque, ha sconquassato la finanza europea, che non crede alle misure promesse nella legge di Bilancio. L’Europa si è fatta sentire con Juncker, Dombrovskis e Moscovici. Tutti compatti nell’affermare che le disposizioni contenute nella finanziaria sono in contrasto con le regole comuni. Dall’Ecofin, il consiglio dei ministri europei delle finanze, hanno invitato il ministro dell’Economia Tria ad un ripensamento sul deficit al 2,4 per cento. “Siamo una famiglia chiediamo che l’Italia rispetti le regole” le parole del presidente di turno, l’austriaco Loeger.

Malgrado le avvisaglie, l’Esecutivo pentastellato non arretra. E mette in atto la solita macchina comunicativa: l’individuazione e l’attacco frontale al nemico di turno. L’Europa, come spesso accade, è il bersaglio preferito. “Qualcuno sta sperando che su questa manovra il governo italiano stia tornando indietro – sottintende Di Maio – ma noi sul deficit/Pil al 2,4% fino al 2021 non arretriamo di un millimetro e se ce ne sarà bisogno spiegheremo la manovra sulle piazze”. “Le parole e le minacce di Juncker e di altri burocrati europei continuano a far salire lo spread, con l’obiettivo di attaccare il governo e l’economia italiane? Siamo pronti a chiedere i danni a chi vuole il male dell’Italia” l’affondo di Salvini su Twitter che va oltre: “Io parlo con persone sobrie che non fanno paragoni che non stanno nè in cielo nè in terra”. Ha risposto, intervistato dal programma Tagadà su La7, ad una domanda sulle affermazioni del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che aveva ipotizzato un rischio Grecia per l’Italia.

I danni, intanto, ha rischiato di causarli Claudio Borghi, il presidente leghista della commissione Bilancio che con le sue dichiarazioni antieuro continua a far ballare i mercati. “Sono più che convinto – aveva detto in mattinata a Radio Anch’io – che l’Italia, con una sua moneta, sarebbe in grado di risolvere gran parte dei suoi problemi, ma non tutti”. Apriti cielo. Dichiarazioni incaute che hanno obbligato il premier Conte a gettare acqua sul fuoco: “L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione Europea e dell’Unione Monetaria e ci tengo a ribadirlo: l’euro è la nostra moneta ed è per noi irrinunciabile”.

Questa trafila di dichiarazioni appare solo l’inizio di un duro confronto tra Roma e Bruxelles. L’esito dell’incontro di ieri tra Mattarella e il ministro Tria non è piaciuto alla Commissione Europea, che auspica un intervento del Colle se non dovesse cambiare la situazione. Salvini e Di Maio sembrano decisi ad andare avanti. Per quanto ancora è difficile dirlo. L’impressione, però, è che sia un bluff per far intervenire il presidente della Repubblica così da addossargli tutte le colpe di una manovra bocciata prima di vedere la luce.

Francesco Glorialanza