In arrivo in cdm il ‘decretone’ per Genova

genova ponte

Venerdì prossimo arriverà nel Consiglio dei ministri il ‘decretone’ per Genova. Il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, in audizione alla commissione Ambiente della Camera, ha annunciato che venerdì prossimo arriverà al Consiglio dei Ministri il ‘decretone’ per Genova precisando che si tratta di un decreto ‘molto importante’ che conterrà ‘un aiuto alle famiglie in tema di mutui e un aiuto alle imprese con agevolazioni fiscali’. Un aiuto alle famiglie offerto dalla società Autostrade, pari a mezzo miliardo di euro, è stato rifiutato dal Governo ed il vicepremier Di Maio disse che ‘non si potevano accettare elemosine’ (l’elemosina corrispondeva a circa 800 mila euro pro capite per i genovesi sfrattati).

Il ministro Toninelli ha spiegato: “Nel decreto non ci sarà solo la parte su Genova, ma anche interventi sulla manutenzione e una parte relativa ai sensori.

Nel decreto per Genova, la ricostruzione del Ponte sarà il primo obiettivo. Partendo dalle regole attuali del Codice degli Appalti, sulla base dell’eccezionalità, potremo affidare direttamente a una società pubblica, pensiamo a Fincantieri, l’appalto per la ricostruzione del Ponte. Sulle concessioni autostradali, intendo dare un segnale di svolta ben preciso:  d’ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nell’ammodernamento delle infrastrutture  che hanno ricevuto in concessione, dovranno rispettare in modo più stringente gli obblighi di manutenzione a loro carico e, più in generale, dovranno comprendere che l’infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico che il Paese. Sul Mose oggi si assiste ad una sorta di paralisi da parte del soggetto tecnico operativo incaricato di realizzare l’opera per conto dello Stato (concessionario Consorzio Venezia Nuova). Inadempienza ingiustificata e pericolosa rispetto ad un’opera marittima, che rischia di aggravare le condizioni di manutenzione”.

Il ministo Toninelli ha anche aggiunto: “Siamo al lavoro, abbiamo lavorato anche stanotte al decreto, che ho definito ‘decretone’, molto importante per far ripartire immediatamente Genova  oltre all’attività per la messa in sicurezza delle opere infrastrutturali. I lavori di ricostruzione del ponte non possono essere affidati ed eseguiti da chi giuridicamente aveva la responsabilità a non farlo crollare. Consentire ad Autostrade per l’Italia di ricostruire il ponte  sarebbe una follia  e sarebbe irrispettoso nei confronti dei familiari delle vittime del crollo del Morandi”. Poi il ministro ha evidenziato: “Su questo il governo è compatto. Inoltre, sulla ricostruzione del ponte deve esserci il progetto, il sigillo dello Stato. E la ricostruzione va affidata a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica dotato di adeguate capacità tecniche”. Toninelli ha anche annunciato: “ Nei prossimi giorni convocherò tutti i concessionari delle infrastrutture chiedendo un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a realizzare un programma di riammodernamento delle infrastrutture. E’ indifferibile l’esigenza di intervenire su un sistema malato che non ha giustificazione né corrispondenza negli altri Paesi europei. In un’ottica di revisione degli schemi di convenzione risulta altrettanto necessario ristabilire un rapporto fisiologico tra concedente e concessionario anche attraverso l’adozione di misure punitive nei confronti delle società nel caso di ricorsi manifestamente strumentali”.

In realtà, il giorno precedente, il governatore della Liguria, ospite del forum Ambrosetti a Cernobbio, ha lanciato un messaggio imperativo: “Chiediamo al governo di varare subito il decreto per ricostruire il ponte per consentirci di metterci subito al lavoro non appena arriva il dissequestro della Procura”. Un provvedimento che per il governatore deve limitarsi a prevedere la deroga al Codice degli appalti per consentire immediatamente a Fincantieri e all’architetto Renzo Piano di approntare la fase operativa nella quale, ovviamente, saranno coinvolte altre eccellenze italiane. Ma la strategia del Governo non sembrava che andasse nella stessa direzione. Pur confermando a breve l’iniziativa del governo, il vicepremier e leader del M5S, Luigi Di Maio ha confermato la volontà di escludere Autostrade dalla partita.

Di Maio, parlando con i giornalisti alla Fiera del Levante, ha detto: “Io non faccio ricostruire il ponte a chi lo ha fatto crollare. Autostrade avrà nei prossimi giorni un’altra brutta sorpresa. Per quanto ci riguarda, il ponte Morandi lo deve ricostruire un’azienda di Stato come Fincantieri, perché dobbiamo monitorare cosa si farà”.

La differenza dunque è nel ruolo di Autostrade e nella revoca della concessione che prevede che spetti al concessionario il ripristino dell’opera.

Ma per Toti passare per la revoca della concessione rischia di allungare pericolosamente i tempi per la ricostruzione. Così il governatore della Liguria ha lanciato un messaggio anche a Salvini: “Non è il momento delle parole ma dei fatti. Teniamo separate le responsabilità dalla ricostruzione: Autostrade, come impone la concessione, ci mette i soldi ma non si oppone che la ricostruzione del ponte sia affidata a Fincantieri sul progetto di Piano”.

Con riferimento alla Commissione del Mit e al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli che lo attacca per non aver ancora soddisfatto le richieste delle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni ha replicato: “Duecento famiglie sono già state sistemate in alloggi e il completamento avverrà nei prossimi giorni. Il ministro credo abbia ben altro di cui occuparsi….”. La conclusione brusca di Toti allude  alle dimissioni dell’ingegner Bruno Santoro, annunciate dal ministero delle Infrastrutture, dalla Commissione ispettiva del Mit che opera per individuare le cause del crollo del Ponte Morandi. Santoro, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui fatti del “Morandi”, è stato il terzo componente che lascia la commissione ispettiva aggiungendosi alle dimissioni di fine agosto di altri due indagati: il professore Antonio Brencich e il presidente Roberto Ferrazza, provveditore alle opere pubbliche per il Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, tutte persone nominate dall’attuale governo Conte.

Salvatore Rondello

Dal Cdm via libera al Def. Ora tocca alle Camere

gentiloni padoan

Entro la scadenza, il Consiglio dei ministri ha approvato il Def. Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al termine del Cdm ha detto: “Un Def particolare, come si dice in gergo a politiche invariate, che non contiene la parte programmatica delle riforme che spettano al prossimo governo.

Nel Def c’è la fotografia della situazione tendenziale dell’economia italiana ed emerge un quadro positivo che riflette il buon lavoro fatto in questi 5 anni.  Oggi fotografiamo con questo Def risultati molto rilevanti.

Quello del Def è un quadro che ci dice che l’Italia è uscita finalmente dalla crisi economica più difficile dal dopoguerra, che la crescita è ripresa e si è andata consolidando, che il lavoro dall’inizio della legislatura è cresciuto recuperando circa un milione di posti di lavoro, che il deficit si è ridotto da circa il 3 a attorno al 2 e che anche il debito cresciuto enormemente tra il 2007 e il 2012-2014 si è stabilizzato e comincia a scendere”.

Dopo, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, al termine del Cdm che ha varato il Def, ha affermato: “La crescita nel Def è confermata all’1,5%. Questa cifra riflette un atteggiamento prudenziale di quello che l’economia può produrre. Nel 2018 il debito diminuisce in misura visibile, di un punto percentuale. Si tratta di un dato estremamente importante in un contesto in cui negli anni passati continuava a crescere ed era considerato come uno dei principali fattori di rischio dell’unione monetaria. Ora sta diminuendo grazie a una oculata gestione che mostra che la strategia è quella giusta: non è necessario deviare o pensare a misure eccezionali.

Il rapporto tra deficit e Pil è collocato al 2,3 per il 2017. Questo numero, più alto dell’iniziale previsione dell’1,9 incorpora risorse che il Governo ha messo per aggredire la situazione difficile dal punto di vista bancario.
Le clausole di salvaguardia sugli aumenti Iva nella versione del Def approvata dal governo sono tenute dentro, nell’aspettativa che, come in passato, il prossimo governo presenti misure per rimuoverle.

Nonostante l’impatto degli aiuti alle banche, il Def registra una over-performance della finanza pubblica dovuta ad una accurata gestione, che nulla ha tolto agli stimoli alla crescita”. Padoan, poi, ha anche ricordato la sua visione “Del sentiero stretto, un equilibrio possibile ed efficace tra continuo risanamento della finanza pubblica e sostegno alla crescita, che ha a che fare con l’intonazione ma molto anche con la composizione della politica di bilancio, cioè cosa si è fatto con i soldi pubblici, sia sul fronte del calo delle tasse sia su quello degli investimenti”.

In conclusione, per Padoan: “Il Pil, a legislazione vigente, crescerà all’1,4% nel 2019 e all’1,3% nel 2020”.

Tra i provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri c’è anche il decreto sulla proroga dei tempi di vendita della compagnia aerea. L’annuncio lo ha fatto il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, iniziando la conferenza stampa al termine del Cdm.

Il Consiglio dei ministri uscente, assolvendo il proprio dovere, ha rispettato i tempi tecnici per l’approvazione del Def. Adesso spetterà al Parlamento pronunciarsi in merito.

Salvatore Rondello

Bankitalia. Mattarella firma. Visco confermato

Bankitalia-debito pubblico

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il decreto di nomina di Ignazio Visco a Governatore della Banca d’Italia. Lo rende noto il Quirinale in un comunicato. La nomina è stata fatta “su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, acquisito il parere favorevole del Consiglio Superiore della Banca d’Italia”. Un cosiglio dei ministri che si è svolto a ranghi ridotti per le vistose assenze di Graziano Delrio, Maria Elena Boschi, Luca Lotti e Maurizio Martina. Ossia dei ministri dell’area renziana. Una assenza che non poteva passare inosservata. Solamente due settimane fa infatti, i deputati PD, sostenuti dal segretario Matteo Renzi, avevano approvato una mozione con cui chiedevano al governo di non confermare Visco e di nominare al suo posto “la figura più idonea a garantire nuova fiducia”. I ministri Lotti e Martina erano assenti per impegni pregressi. Mentre Boschi e Del Rio perché malati.

La conferma di Visco aveva suscitato diverse polemiche. L’attuale governatore, nominato nel 2011 dall’ultimo governo Berlusconi, è stato spesso accusato di aver fatto poco per contrastare la crisi del settore bancario e di avere un rapporto troppo stretto con l’establishment bancario. Insomma avrebbe peccato di avere “vigilato” in modo non adeguato. Durante il mandato di Visco sono avvenute tutte le principali crisi bancarie degli ultimi anni: da Monte dei Paschi a Vento Banca e Popolare di Vicenza.

Renzi ha ripetuto anche di essere contrario a una riconferma di Visco, ma il governo aveva fatto capire in diverse occasione che avrebbe mantenuto ferma la sua scelta. La conferma di Ignazio Visco, a detta di Renzi, non ha incrinato il rapporto di Matteo Renzi con Paolo Gentiloni. E poi un augurio di buon lavoro a Visco: “Sulla banca d’Italia – afferma Renzi – ci sono state delle opinioni diverse anche al nostro interno. Io le ho espresse in modo molto sereno e chiaro. Oggi si è fatta una scelta diversa e noi auguriamo buon lavoro al governatore nuovamente nominato. Per noi la discussione è terminata con le modalità previste dalle istituzioni. Buon lavoro al governatore Visco”.

Ma quanto successo pesa e ha lascito il segno anche all’interno del Pd marcando la divisione con chi non si sente perfettamente in linea con la segreteria del partito. Pensati le critiche del dem Franco Monaco: “Essendo Grasso uomo delle istituzioni, lo capisco perfettamente: il PD è irriconoscibile soprattutto per la sua deriva, già vistosa nel referendum costituzionale, verso l’antipolitica: da “partito della Costituzione” (come sta scritto nella sua Carta fondativa) a partito che che destabilizza le istituzioni. Da ultimo con lo strappo delle fiducie sulla legge elettorale e con l’attacco a Visco, con le conseguenti tensioni con Quirinale e Palazzo Chigi. Al punto da prendere lezioni dal partito di Berlusconi sul rispetto per l’autonomia di Bankitalia. Chi lo avrebbe mai immaginato?”.

L’opposizione non è stata a guardare e ha puntato il tiro: “Boschi e Delrio – osservano i deputati M5S – si sono assentati contemporaneamente per motivi di salute. Ma è singolare il ‘virus’ improvviso che sembra aver colpito i ministri renziani doc nel momento in cui il Cdm conferma Ignazio Visco alla poltrona di governatore di Bankitalia”. E da Forza Italia Brunetta aggiunge che “Renzi è un irresponsabile che non ha alcun rispetto per le istituzioni e punta unicamente alla propria immagine e a quella del Partito democratico. Incredibile il fatto che i ministri renziani non abbiamo partecipato al Cdm di oggi. Non sono ministri di Renzi, sono prima di tutto ministri della Repubblica e dopo, semmai, ministri di Gentiloni”.

Al prossimo cdm decreto legge sui vaccini

Vaccini-sanzioni mediciDopo le polemiche sui vaccini, il governo si occuperà dell’obbligatorietà del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. I ministri competenti lavoreranno questa settimana a un testo sui vaccini obbligatori. E’ quanto si apprende da fonti di governo. Le stesse fonti riferiscono che il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, aprendo i lavori del Consiglio dei Ministri, ha riferito che i dicasteri competenti lavoreranno questa settimana a un testo da portare al cdm di venerdì. Sulla obbligatorietà, viene spiegato, tutti i componenti del governo sono d’accordo.
Varare il decreto entro la prossima settimana è l’obiettivo indicato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin al termine della riunione del Cdm di oggi. ”Come annunciato ho presentato all’attenzione del Consiglio dei Ministri il testo base di decreto legge sull’obbligo vaccinale nelle scuole. Durante la seduta ho avuto conferma dal Presidente Gentiloni circa la volontà di avviare subito un approfondimento collegiale, che è già iniziato tra i tecnici della Salute, del Miur e della presidenza del Consiglio”, ha spiegato.

“E’ indispensabile che il decreto sui vaccini proposto dal ministro della Sanità Beatrice Lorenzin venga approvato quanto prima” afferma Fabrizio Cicchitto. “E’ semplicemente surreale che vengano messi in contraddizione il diritto allo studio con l’obbligo della vaccinazione. Infatti chi andrebbe a scuola a cuor leggero se non fosse sicuro che esiste una rigorosa copertura sanitaria? Il ministro della Sanità sta svolgendo questa iniziativa per un suo preciso dovere perché altrimenti verrebbe messa in mora dalle autorità sanitarie internazionali e dalle stesse regioni quindi non c’è protagonismo ma anzi una assunzione di responsabilità” conclude Cicchitto.

Intanto continuano le polemiche sulle parole del deputato M5s Alessandro Di Battista che, intervenendo ieri sera a Piazzapulita su La7, ha dichiarato che se si vuole “ampliare la fascia delle persone che si vaccinano, la gratuità del vaccino è più importante dell’obbligatorietà del vaccino stesso. Quindi vogliamo il vaccino gratuito”. La ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha replicato su Twitter poco dopo: “Volevo informarvi che con il Piano nazionale vaccini in Italia i vaccini sono già gratuiti”.

Rincara la dose Federico Gelli, componente della commissione Affari Sociali della Camera che aggiunge: “Dopo le sciocchezze di Fico, ora anche Di Battista rincara la dose parlando senza alcuna cognizione di causa di vaccini a Piazzapulita. Per l’esponente del M5S è più importante offrire gratuitamente vaccini piuttosto che renderli obbligatori. Evidentemente Di Battista ignora del tutto l’esistenza del nuovo Piano nazionale vaccini.

Terremoto. Il Cdm approva il terzo decreto

Terremoto AmatriceVia libera del Consiglio dei ministri al decreto legge in favore delle popolazioni del centro Italia colpite dai terremoti del 2016 e del 2017. Una proposta di legge per aiutare le popolazioine terremotate è stata presentata anche dal Psi nei giorni scorsi.

Si tratta del terzo provvedimento legislativo in materia varato dal governo, dopo quelli seguiti alle scosse di agosto e novembre dell’anno scorso. “Credo che l’Italia non dimenticherà questo colpo, che è stato inferto ad una parte così rilevante del nostro territorio. L’Italia deve reagire con decisione, con un’obiettivo che è quello di mettere in campo tutte le norme e le iniziative necessarie per accelerare i percorsi di ricostruzione ed emergenza”, ha detto il premier Paolo Gentiloni al termine del Cdm. “C’è bisogno che il Paese intero a partire dal governo, le istituzioni territoriali coinvolte, il Parlamento, l’Unione europea, tutti abbiano la consapevolezza dell’importanza della gravità” della situazione nelle aree colpite dal terremoto e dal maltempo e della necessità “di rispondere in modo adeguato”, ha aggiunto Gentiloni.

“Non abbiamo un conto esatto dell’ammontare dei soldi” stanziati dal decreto sul terremoto. Paolo Gentiloni lo annuncia precisando che “si tratta di risorse consistenti, per diverse centinaia di milioni”. Altri soldi sono in arrivo dunque dopo quelli della legge di bilancio. “Abbiamo già detto a Bruxelles della necessità di altri stanziamenti – continua il premier -, ma non aspetteremo l’ok dall’Ue. Decidiamo e ci prendiamo le nostre responsabilità”. “Dobbiamo accelerare su problemi, difficoltà, rischi di strozzature burocratiche e a questo si rivolge il decreto che abbiamo approvato. Bisogna accelerare di fronte alla situazione difficile, evitare e prevenire il crearsi di strozzature burocratiche”, ha dichiarato il presidente del Consiglio, presentando il dl terremoto approvato da Palazzo Chigi.

“Semplificazione e velocizzazione” – Il dl ha tre capitoli. In primo luogo, ha spiegato, serve per la “semplificazione e velocizzazione” con misure, studiate insieme all’Anac, per avere “procedure le più accelerate possibile”, per tutto ciò che riguarda alloggi temporanei, opere di urbanizzazione primaria, rimozione delle macerie, stalle. Inoltre ci sono “misure di semplificazione per quanto riguarda le modalità per realizzare le nuove scuole. E’ una nostra priorità, è uno dei terreni su cui interviene il decreto, una delle sfide più importanti per governo e il commissario”.

Nel dl terremoto ci sono poi “misure indirizzate direttamente a cittadini e residenti che riguardano in parte la proroga della cassa integrazione, la cosiddetta busta paga pesante, l’introduzione anticipata delle norme a favore della povertà, meccanismi di sospensione del pagamento dei tributi e agevolazioni fiscali”. Il terzo capitolo riguarda “un gruppo di misure di sostegno alle imprese, ai sistemi produttivi”. “Il governo e il presidente del Consiglio – ha assicurato – si assumeranno la responsabilità di contribuire con una presenza costante sui territori e a Palazzo Chigi e con la verifica con i responsabili dell’emergenza e della ricostruzione perchè deve essere chiaro a tutti i nostri concittadini, che questa è davvero la nostra priorità a cui intendiamo rispondere nell’emergenza e con il lavoro dei prossimi mesi con l’obiettivo non solo di conservare un patrimonio straordinario ma anche di rilanciare lo sviluppo e dare fiducia. Non sarà un’impresa facile ma è un’impresa che l’Italia può assolutamente portare avanti e che questi territori e i loro cittadini meritano”.

Intanto in piazza Montecitorio la protesta di chi ancora vive in roulotte i nei camper.

Terremoto, il Governo approva un nuovo decreto

Terremoto AmatriceVenerdì mattina si è svolto un secondo consiglio dei ministri per l’approvazione di un nuovo decreto legge per le misure urgenti per le zone colpite dal sisma tra il 26 e il 30 ottobre. La popolazione vive una situazione di precarietà che rischia di diventare drammatica con l’arrivo delle temperature rigide e dell’inverno. Per questo il Consiglio dei Ministri ha approvato “salvo intese” (il che permette ancora di apportare delle modifiche) un nuovo decreto legge che prevede, come recita la denominazione, “nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni e dei territori interessati dagli eventi sismici del 2016”. L’emergenza principale di cui si occupa il provvedimento è quella di garantire un’adeguata assistenza abitativa alle popolazioni colpite dalle ripetute scosse. Per fronteggiarla, si prevede che il Dipartimento della protezione civile possa, con procedure rapide e trasparenti, acquisire i container e, sulla base delle indicazioni dei Comuni, individuare le aree sulle quali installarli. Nei Comuni colpiti dal terremoto nel Centro Italia, inoltre, potranno essere assunti, a tempo determinato, fino a 350 tecnici e impiegati per far fronte all’attività straordinaria dovuta all’emergenza.

“Non siete soli, condivideremo la vostra ripartenza: insieme ce la faremo”. E’ il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella da Firenze dove si è ricordato l’alluvione di 50 anni fa. “La solidarietà del nostro Paese, delle persone comuni, dei gruppi organizzati, delle istituzioni, nei momenti di difficoltà, rappresenta una straordinaria energia ricostruttiva. Questo il messaggio di incoraggiamento e speranza, da Firenze che ricorda i giorni difficili dell’alluvione,alle popolazioni dell’Italia centrale”.

Queste le misure previste dal decreto

ASSUNZIONI NEI COMUNI: per gestire la gran mole di procedimenti connessi al terremoto, il decreto autorizza le amministrazioni comunali ad assumere a tempo determinato personale di tipo tecnico e amministrativo. Il tetto massimo delle assunzioni è fissato a 350 unità. Previsto anche il rafforzamento della struttura della Protezione civile e di quella del Commissario straordinario alla ricostruzione.

CONTAINER: il Dipartimento della Protezione civile potrà acquisire i container per alloggiare quanti non vogliono lasciare i loro paese. Le procedure saranno rapide e trasparenti e le aree dove posizionare i container saranno individuate in base alle indicazioni dei Comuni

RISTRUTTURAZIONI FAI DA TE: sarà consentito provvedere in proprio alle riparazioni urgenti per rendere abitabili le case che hanno subito solo danni lievi. L’intento è quello di favorire il rientro degli sfollati nelle loro abitazioni. Per effettuare gli “interventi di immediata riparazione”, gli interessati dovranno presentare un progetto specifico, firmato da un professionista abilitato e in cui si attesi il nesso di causalità tra il terremoto e le lesioni dell’immobile e venga stimato il danno.

ECCELLENZE AGROALIMENTARI: il decreto assegna fondi perché possa proseguire la produzione di salumi e formaggi che costituiscono un patrimonio delle zone colpite, dal pecorino di Amatrice ai prosciutti di Norcia. Viene autorizzata la spesa di 10,942 milioni di euro per il sostegno dei settori del latte, della carne bovina dei settori ovicaprino e suinicolo.

SALVATAGGIO BENI CULTURALI: i Comuni potranno eseguire direttamente gli interventi indispensabili per la la messa in sicurezza del patrimonio storico e artistico. Se decideranno di farlo, dovranno comunicarlo al ministero dei Beni culturali.

RIASSETTO VIABILITA’: sarà l’Anas a intervenire con urgenza per mettere in sicurezza le strade e ripristinarne la percorribilità. L’Anas si occuperà non solo della rete stradale di propria competenze ma anche di quelle di competenza provinciale e comunale.

SCUOLA: per rispondere al problema della continuazione dell’anno scolastico dei ragazzi sfollati, il prevede varie misure riguardanti la modalità di composizione delle classi a l’assegnazione del personale docente.

Renzi all’Europa: “Chiudere con l’austerity”

“Rimettendo a posto l’Italia diamo una chiara direzione di marcia all’Ue: oggi non è solo l’inaugurazione di una strada, l’Italia chiude i conti con le cose rimaste a mezzo e può andare in Ue a dire che bisogna investire di più nelle infrastrutture e chiudere con l’austerity che ha tagliato gli investimenti. Accettare quel principio è stata una follia culturale prima che economica”. Lo ha detto il presidente dei consiglio Matteo Renzi inaugurando a Colfiorito il quadrilatero delle statali. L’occasione diventa motivo per tornare a rivendicare la posizione italiana in Europa contro una austerity che da troppi anni strozza la ripresa a allo stesso tempo indica una presa di coscienza in questo senso da parte della commissione.

“Basta ai ritardi sulle infrastrutture e via a una politica che non guardi solo all’austerity perché è una follia” ha aggiunto. “Il messaggio di oggi, al di là dei numeri degli investimenti è che abbiamo smesso con i rinvii. Siamo pieni di aziende, se noi come governo rimuoviamo gli ostacoli burocratici e portiamo infrastrutture mi dite chi è in grado di competere con la qualità italiana? L’opera pubblica è un messaggio al paese: si fanno, si smette di rinviare, si sbloccano opere per sbloccare il paese. Questo è un messaggio per il turismo e per l’economia. Questa strada è il paradigma di un modello diverso di futuro per l’Italia”. “Io – ha puntualizzato – non dico che tutto va bene. Dico che se ciascuno di noi fa la sua parte, le cose possono finalmente andare meglio. E voi, come Arena, siete un simbolo e un segnale a livello mondiale”. “Questo – ha aggiunto – è quello che serve all’Italia: ciascuno fa un pezzettino e ci crede”.

Inoltre, a proposito di opere pubbliche, il Consiglio dei ministri di oggi, dovrebbe dare il via libera al decreto che taglia la burocrazia per le grandi opere. Si tratta di un regolamento, attuativo della riforma Madia, che ha l’obiettivo di velocizzare le pratiche amministrative, con una riduzione fino al 50% dei tempi. Non solo, in caso di stallo c’è la possibilità di ricorrere ai poteri sostitutivi del premier. Sempre in materia infrastrutturale atteso in Cdm anche il riordino delle autorità portuali, le attuali 24 saranno assorbite da 15 autorità di sistema.

Un messaggio, quello del presidente del Consigli, rivolto all’interno e all’esterno forse con un occhio anche a quanto sta succedendo in Spagna e Portogallo verso le quali la Commissione Europea ha chiuso un occhio sull’elevato deficit. La Commissione infatti ha deciso che, anche se non hanno rispettato le norme sul percorso di aggiustamento del deficit pubblico, le sanzioni che dovrebbero essere inflitte per Spagna e Portogallo (fino allo 0,2% del Pil) vanno annullate. Lo ha annunciato il vicepresidente Valdis Dombrovskis, precisando che ora spetta al Consiglio avallare tale decisione.

Anche se Spagna e Portogallo “non hanno raggiunto gli obiettivi di bilancio del 2015”, hanno però “fatto grandi sforzi e approvato riforme strutturali importanti”: questo, ha spiegato il commissario Ue agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici, “non può essere ignorato”. Ecco perché la Commissione ha chiesto che le sanzioni previste dal Patto di stabilità e crescita quando i paesi Euro non rispettano il percorso di riduzione del deficit pubblico siano annullate. “Non riteniamo che un approccio punitivo sia il migliore in questa fase dell’economia europea”, ha commentato Moscovici. Per entrambi i Paesi, la scadenza entro la quale decidere nuove misure efficaci è stata rinviata a metà ottobre.

Redazione Avanti!

Dissesto Idrogeologico. Il nuovo piano del governo

gallettiRisorse per “1,303 miliardi di cui 654 milioni già finanziati per avviare cantieri nelle principali città” contro le alluvioni e il dissesto idrogeologico. E’ quanto ha annunciato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti dopo la frana in Cadore di martedì e il nubifragio che ha colpito Firenze sabato. “Si tratta di un piano vero, con risorse spendibili da domani. Deve seguire impegno delle Regioni”, ha spiegato, precisando che i primi interventi sono già finanziati per 654 milioni di euro. Il resto della somma arriverà “nei prossimi mesi… già dall’inizio dell’anno (2016)”, ha detto il ministro. Ad annunciare il nuovo piano del governo anche il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio.
“Questo piano stralcio fa parte di un piano nazionale che stiamo elaborando sulla base del fabbisogno delle regioni di 7.000 progetti – ha spiegato Mauro Grassi, direttore della struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche – La selezione dei cantieri da avviare subito si è fondata sulla mappa di rischio elaborata da Ispra e da strutture tecniche da cui sono emerse le priorità che si basano su dati oggettivi: rischio oggettivo per la popolazione e tempestività nell’avvio dei lavori”.

dissesto

Dati Ispra Fonte: TGCOM

“Nessuno pensi che questo possa risolvere il problema del dissesto idrogeologico in Italia, lavoro che probabilmente durerà oltre la legislatura in corso”, ha avvertito comunque Galletti, spiegando che gli interventi sono motivati oltre che dalla mancata manutenzione nei decenni passati, anche dai recenti cambiamenti climatici.
Il piano prevede che la scelta dei cantieri finanziati sia fatta seguendo due criteri: il maggior rischio per la popolazione e lo stato di avanzamento dei progetti. Gli interventi che partiranno prima riguarderanno Bologna, Cesenatico, Firenze, Genova, Milano, Olbia, Padova, Pescara, Venezia. È Genova, con 323,5 milioni, la città a cui sono state destinate più risorse dei 1,2 miliardi previsti dal piano. Seguono Milano con 122 milioni e Padova con 93,3 milioni. Dei 1.303 milioni 1.268,7 vengono suddivisi fra venti città mentre i restanti 34,3 milioni sono destinati ad altre città. Sono 654,3 i milioni deliberati dal Cipe per i primi cantieri e comprendono 275 milioni per Genova e 112,5 per Milano.

Redazione Avanti!

Donne, rendere operativo il Piano antiviolenza

Violenza-sulle-donne-LocatelliLa violenza contro le donne è un fenomeno ampio e diffuso: 6.788.000 donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni; il 20,2% ha subito violenza fisica; il 21% violenza sessuale. Numeri che emergono dal rapporto “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia”, presentato oggi da Giovanna Martelli, consigliera del presidente del Consiglio dei ministri in materia di pari opportunità e dall’Istat e che segnano una diminuzione dei casi di violenza. Negli ultimi 5 anni sono diminuite le violenze fisiche o sessuali contro le donne: sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

Tuttavia l’Istat certifica che le violenze sono più gravi; aumentano quelle che hanno causato ferite, dal 26,3% al 40,2%.

Il Rapporto Istat evidenzia come sia in calo sia la violenza fisica sia quella sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%). Il calo è particolarmente accentuato per le studentesse, che passano dal 17,1% all’11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner. In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3% al 26,4%), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.

Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza. Più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.

Rispetto al 2006, le vittime sono più soddisfatte del lavoro delle forze dell’ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne molto soddisfatte passano dal 9,9% al 28,5%. Il Rapporto segnala però anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014). Le violenze sono più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3%
al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.

La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%). Le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%) subiscono più violenze.

“Oggi con questi dati cerchiamo di capire i punti di forza e di debolezza dell’attuale sistema di prevenzione delle violenze – ha detto Giovanna Martelli, consigliera del presidente del Consiglio dei ministri in materia di Pari Opportunità – gli strumenti per combattere i fenomeni non devono essere per forza legislativi. È stato varato il Piano Antiviolenza che prevede interventi una serie di interventi ed è un atto di programmazione sistemico per uscire dall’emergenza. Bisogna proseguire questo percorso”.

“I dati forniti dall’Istat sulla violenza contro le donne – ha commentato Pia Locatelli, presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne e deputata del Psi – indicano che la strada da compiere è ancora molto lunga. Ci preoccupa il numero dei femminicidi e degli stupri, che è ben lontano dal diminuire soprattutto nei confronti delle straniere, il fatto che questi atti siano sempre più spesso compiuti sotto gli occhi dei figli e delle figlie, che sia aumentato il numero delle ragazze al di sotto dei 16 anni che ha subito una forma di violenza.

Ci conforta, invece, il fatto che sia aumentata la consapevolezza femminile, che molte più donne trovino il coraggio di denunciare le violenze subite e gli episodi di stalking, che ci sia più fiducia nelle forze dell’ordine. Un passo avanti dovuto senza dubbio al preziosissimo lavoro compiuto dalle associazioni sul territorio, ma anche a questo Parlamento che si è dimostrato sin dall’inizio della legislatura particolarmente sensibile al tema, approvando la legge Convenzione di Istanbul e subito dopo quella contro il femminicidio. Alla luce di queste nuove statistiche – ha concluso – bisogna rendere subito operativo il Piano antiviolenza, che dovrà essere modificato coinvolgendo le Associazioni, che sono le vere esperte del settore, e affidando la raccolta dati all’Istat per competenza e per continuità, e anche per dare alle statistiche relative alla violenza, che devono avere cadenza biennale, la stessa ufficialità e quindi pari dignità di quelle sul lavoro, sulla povertà e sui dati economici”.

Redazione Avanti!

 

IL DEF DEL MISTERO

DEF-Renzi-Padoan

In attesa dei numeri e di capire un po’ meglio cosa ci sia dentro la scatola, per ora vuota, del Def, il presidente del Consiglio ha incontrato i comuni. Piero Fassino, presidente dell’Anci, dopo le tensioni di ieri sembra accettare le rassicurazioni elargite a piene mani dal governo e ora sembra più tranquillo. Venerdì il documento verrà approvato dal Consiglio dei Ministri e dal 23 aprile sarà all’esame dell’Aula.

Anci e Governo hanno superato “i fraintendimenti e le incomprensioni dei giorni scorsi”, fa sapere Fassino. “I punti oggetto di chiarimento necessitano ora naturalmente di trovare una traduzione operativa. Alcuni richiedono una normativa di legge, altri strumenti di natura amministrativa”. L’incontro, ha aggiunto, è stato “approfondito, franco e molto costruttivo e ha permesso di acquisire elementi di chiarimento. L’Anci ha confermato la volontà di continuare, come è stato in questi mesi, una relazione positiva con il governo per affrontare i temi aperti con l’obiettivo di cercare soluzioni condivise”.

Ma poi Fassino aggiunge che “il Presidente del Consiglio ci ha detto con molta chiarezza che allo stato attuale un testo finale del Def non esiste, esistono bozze di lavoro che non vanno assunte come decisioni adottate”. E ancora: “Il presidente del Consiglio ci ha detto che il Def non prevede nuovi tagli a carico dei Comuni e che in ogni caso il governo intende discutere con l’Anci a partire da settembre quando sulla base del Def bisognerà redigere la legge di stabilità. Abbiamo preso atto di questo chiarimento importante”. In sostanza sembra che per ora si stia parlando solo di buone intenzioni e che si sta ragionando su cose che non esistono se non nella testa di Renzi.

Rimane l’incognita su dove trovare i soldi per coprire i 10 miliardi di euro che ancora mancano all’appello.  Intanto, c’è da notare che l’antica formula politica dell'”incontro franco e costruttivo”, una volta significava botte da orbi. L’incontro è durato circa un’ora e mezza a. Al fianco del presidente del Consiglio Matteo Renzi erano presenti i ministri Graziano Delrio e Maria Elena Boschi e i sottosegretari Gianclaudio Bressa e Pierpaolo Baretta. La delegazione Anci era guidata dal presidente Piero Fassino. Con lui i sindaci Paolo Perrone (Lecce), Enzo Bianco (Catania), Dario Nardella (Firenze), Ignazio Marino (Roma), Luigi De Magistris (Napoli), Matteo Biffoni (Prato), Guido Castelli (Ascoli).

“Il Def – è il commento di Matteo Renzi da Malta – non produce alcuna novità per i Comuni Italiani. Sono rimato molto sorpreso dalle dichiarazioni dei comuni dei giorni scorsi. Oggi mi pare che siano state di tenore diverso”.

Dal fronte sindacale i commenti non sono molto lusinghieri. “Come accade ormai da un po’ di anni a questa parte – afferma il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo – il DEF è l’occasione per fare chiacchiere o propaganda: cosa in esso ci sia scritto realmente non è ancora dato sapere. Ciò che e’ stato detto, comunque, non ci tranquillizza – prosegue Barbagallo -: si continua con i tagli lineari, niente riduzione delle tasse, investimenti neanche a parlarne e l’occupazione – secondo loro – dovrebbe crescere per decreto. Non ci siamo”. Secondo il segretario della Cgil, Susanna Camusso, il Documento di economia e finanza “si limita a proseguire una politica di tagli che non determinerà nessun cambiamento”.

Preoccupazione arriva dall’Upi, l’Unione delle Province Italiane secondo la quale il Governo conferma 5 miliardi di tagli sulle Province per il 2016-17. “Dopo il 2015 – dichiara il presidente Alessandro Pastacci – non c’è più margine. Ad un anno esatto dal varo della riforma, si ferma tutto. Con la Legge di stabilità 2015, 23 Province su 76 si vedranno ridotti i bilanci in una percentuale che va dal 20 al 30% della spesa corrente in meno. La media nazionale è di oltre il 15%, che in valori assoluti significa quasi 9 milioni in meno a Provincia, con picchi che arrivano a quasi meno 35 milioni.  E’ evidente che parlare di margini ulteriori di riduzioni per il prossimo biennio è impossibile. Vuol dire affossare la prima grande riforma istituzionale del Paese ad un anno dal suo varo. Questi tagli arrivano quando l’attuazione della riforma delle Province, approvata esattamente un anno fa, l’8 aprile 2014, non è ancora neanche lontanamente iniziata. Nel frattempo, con la legge finanziaria i nuovi enti sono stati messi nella condizione di non avere neanche le risorse sufficienti a coprire le funzioni fondamentali che la legge ha loro assegnato”.

Per i grillini infine sotto il sorriso di Renzi si nasconde la fregatura, quindi per i comuni non è ancora tempo di far festa. “Vedremo il testo definitivo, ma intanto nel documento in circolazione – sottolineano – il governo ammette che la correzione dei conti a carico degli enti locali sarà pari a 14 miliardi da qui al 2019. Per fare un esempio, la riduzione della spesa corrente in capo alle Province (ma non le avevano abolite?) e alle città metropolitane (capito Fassino e compagnia?) sarà pari, nelle intenzioni di Palazzo Chigi, a 12  miliardi. Sono questi i presupposti – evidenziano i deputati grillini – con i quali il presidente del Consiglio fa finta di discutere e confrontarsi con i suoi ex colleghi?”

Ginevra Matiz